Procedura : 2016/2053(INI)
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A8-0263/2016

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PV 04/10/2016 - 7.9
CRE 04/10/2016 - 7.9
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P8_TA(2016)0371

RELAZIONE     
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12.9.2016
PE 582.322v02-00 A8-0263/2016

sul futuro delle relazioni ACP-UE dopo il 2020

(2016/2053(INI))

Commissione per lo sviluppo

Relatore: Norbert Neuser

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 PARERE della commissione per gli affari esteri
 PARERE della commissione per il commercio internazionale
 PARERE della commissione per i bilanci
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sul futuro delle relazioni ACP-UE dopo il 2020

(2016/2053(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 ("accordo di Cotonou"), e le sue revisioni del 2005 e del 2010(1),

–  visti l'accordo di Georgetown del 1975 che istituisce il gruppo ACP, e la sua revisione del 1992(2),

–  vista la comunicazione della Commissione, dell'8 ottobre 2003, dal titolo "Verso la piena integrazione della cooperazione con i paesi ACP nel bilancio dell'UE" (COM(2003)0590)(3),

–  visto il documento di consultazione congiunto della Commissione europea e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 6 ottobre 2015, dal titolo "Verso un nuovo partenariato tra l'Unione europea e i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico dopo il 2020" (JOIN(2015)0033)(4),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulle relazioni ACP-UE, in particolare quella dell'11 febbraio 2015 sui lavori dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE(5), quella del 13 giugno 2013 sulla seconda modifica dell'accordo di Cotonou del 23 giugno 2000(6), quella del 5 febbraio 2009 sull'impatto degli accordi di partenariato economico (APE) sullo sviluppo(7) nonché quella del 1° aprile 2004 sull'iscrizione in bilancio del Fondo europeo di sviluppo (FES)(8),

–  viste le precedenti risoluzioni dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, in particolare quella del 9 dicembre 2015 su quarant'anni di partenariato: valutazione dell'impatto su commercio e sviluppo nei paesi ACP e prospettive di relazioni durevoli tra i paesi ACP e l'Unione europea(9),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS),

–  vista la dichiarazione congiunta resa il 9 dicembre 2015 dai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE sul futuro delle relazioni ACP-UE(10),

–  vista la strategia globale dell'Unione in materia di politica estera e di sicurezza, che verrà presentata al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2016,

–  vista la comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 21 marzo 2012 dal titolo "Verso un partenariato rinnovato per lo sviluppo UE-Pacifico",

–  vista la comunicazione congiunta "Strategia comune relativa al partenariato Caraibi-UE" del 26 giugno 2012 (JOIN(2012)0018),

–  vista la strategia comune Africa-UE, adottata dai capi di Stato e di governo europei e africani in occasione del vertice di Lisbona del 9 dicembre 2007(11),

–  vista la sua risoluzione del 6 ottobre 2015 sul ruolo delle autorità locali dei paesi in via di sviluppo nella cooperazione allo sviluppo(12),

–  vista la dichiarazione congiunta ACP-UE del 12 giugno 2014 sull'agenda post 2015(13),

–  vista la dichiarazione di Sipopo, approvata in occasione del 7° vertice dei capi di Stato e di governo dei paesi ACP del 13 e 14 dicembre 2012, e intitolata "The Future of the ACP Group in a Changing World: Challenges and Opportunities" (Il futuro del gruppo ACP in un mondo che cambia: sfide e opportunità)(14),

–  visti la terza Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo, tenutasi dal 13 al 16 luglio 2015, e il Programma di azione di Addis Abeba, approvato il 27 luglio 2015 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite(15),

–  visti il vertice delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile e il documento conclusivo adottato dall'Assemblea generale dell'ONU il 25 settembre 2015, dal titolo "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo: agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile)(16),

–  vista la 41a sessione del Consiglio congiunto ACP-UE, tenutasi il 28 e 29 aprile 2016 a Dakar (Senegal),

–  visto l'ottavo vertice dei capi di Stato e di governo ACP tenutosi a Port Moresby, Papua Nuova Guinea, il 31 maggio e il 1°giugno 2016, durante il quale è stata adottata la comunicazione di Waigani sulle prospettive future del gruppo di Stati ACP e la dichiarazione di Port Moresby, ed è stata approvata la relazione finale del gruppo di personalità eminenti inerente al futuro del gruppo ACP,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo e i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per il commercio internazionale e della commissione per i bilanci (A8-0263/2016),

A.  considerando che la forza e l'acquis dell'accordo di Cotonou si fondano su una serie di caratteristiche uniche: si tratta di un documento giuridicamente vincolante, il numero di paesi che vi aderiscono è senza precedenti (79+28 paesi membri), è completo grazie ai suoi tre pilastri concernenti la cooperazione allo sviluppo, la cooperazione politica e la cooperazione economica e commerciale e dispone di un quadro istituzionale comune nonché di un bilancio sostanzioso che prende la forma del Fondo europeo di sviluppo (FES);

B.  considerando che il fine principale dell'accordo di Cotonou, "la riduzione e infine l'eliminazione della povertà, in linea con gli obiettivi di uno sviluppo durevole e della progressiva integrazione dei paesi ACP nell'economia mondiale", è saldamente ancorato nel suo articolo 1; che il partenariato è basato su un insieme di valori e principi che includono il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, una democrazia basata sullo Stato di diritto e una governance trasparente e responsabile;

C.  considerando che oltre l'80 % dei paesi meno sviluppati al mondo si trova in regioni ACP, il che conferisce un'importanza particolare al partenariato ACP-UE;

D.  considerando i cambiamenti intervenuti nello scenario politico ed economico del gruppo ACP e in seno all'Unione europea a seguito della firma dell'accordo di Cotonou;

E.  considerando che il futuro delle relazioni ACP-UE dovrebbe fondarsi su una nuova riflessione sul potenziale e sugli ostacoli derivanti dalla cooperazione ACP-UE;

F.  considerando che la consistenza numerica dei paesi ACP e degli Stati membri dell'UE non ha ancora prodotto un'azione congiunta adeguata in sede di consessi mondiali;

G.  considerando l'importante ruolo svolto dal partenariato ACP-UE nel progredire verso il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio;

H.  considerando che, d'altra parte, i risultati relativi agli obiettivi di eliminazione della povertà e integrazione dei paesi ACP nell'economia mondiale sono stati ad oggi insufficienti, visto che la metà dei paesi ACP figura ancora tra i paesi meno sviluppati e che complessivamente i paesi ACP rappresentano meno del 5 % del commercio mondiale e circa il 2 % del PIL globale;

I.  considerando che le relazioni commerciali sono il secondo pilastro dell'accordo di Cotonou e che gli accordi di partenariato economico (APE) ne sono gli strumenti;

J.  considerando che gli accordi di partenariato economico (APE) sono definiti all'articolo 36 dell'accordo di Cotonou quali strumenti di sviluppo che "mirano a favorire l'integrazione graduale e armoniosa degli Stati ACP nell'economia mondiale, specialmente utilizzando in pieno le potenzialità dell'integrazione regionale e del commercio sud-sud"; che la loro inclusione nell'accordo di Cotonou promuove la coerenza delle politiche per lo sviluppo;

K.  considerando che l'accordo di Cotonou tiene conto della crescente importanza dell'integrazione regionale nei paesi ACP e nella cooperazione ACP-UE, così come del suo ruolo per favorire la pace e la sicurezza, promuovere la crescita e affrontare le sfide transfrontaliere;

L.  considerando che l'accordo di Cotonou affronta nuove sfide globali legate al cambiamento climatico, alla migrazione, alla pace e alla sicurezza (quali la lotta contro il terrorismo, l'estremismo e la criminalità internazionale), ma ha prodotto pochi risultati concreti in tali settori;

M.  considerando che le riunioni delle istituzioni congiunte ACP-UE, e in particolare il Consiglio congiunto dei ministri, hanno prodotto pochi risultati concreti e sperimentato una partecipazione minima e di scarso livello;

N.  considerando che l'UE finanzia circa il 50 % dei costi legati al segretariato ACP; che un certo numero di Stati membri dell'ACP non versa integralmente i contributi di associazione;

O.  considerando che il dialogo politico sugli elementi essenziali di cui agli articoli 8 e 96 dell'accordo di Cotonou costituisce uno strumento giuridico concreto per difendere i valori comuni del partenariato ACP-UE e promuovere la democrazia e i diritti umani, aspetti fondamentali per uno sviluppo sostenibile;

P.  considerando la netta esigenza di garantire che nel nuovo accordo si mantenga la condizionalità relativa al rispetto dei diritti umani e si rafforzi il dialogo politico;

Q.  considerando che il coinvolgimento dei parlamenti nazionali, delle autorità locali, della società civile e del settore privato nel dialogo politico è stato piuttosto limitato, nonostante si sia preso atto della loro importanza; che il ruolo del gruppo ACP in quanto tale è stato limitato ai casi in cui si invoca l'articolo 96; che si è fatto ricorso al dialogo politico, e in particolare all'articolo 96, soprattutto in una fase avanzata delle crisi politiche e non in via preventiva;

R.  considerando che, nonostante il chiaro riconoscimento del ruolo dei parlamenti nazionali, delle autorità locali, della società civile e del settore privato nell'accordo di Cotonou a seguito della sua revisione del 2010, la loro partecipazione alle delibere legate alle politiche e alle attività ACP-UE è stata limitata;

S.  considerando che le organizzazioni della società civile devono far fronte a una legislazione sempre più restrittiva e ad altri ostacoli che ne limitano spazi e attività;

T.  considerando la presenza nelle regioni ACP dei paesi e dei territori d'oltremare (PTOM) associati all'Unione europea, le cui relazioni speciali con l'UE invitano ad allontanarsi dall'approccio tradizionale degli aiuti allo sviluppo per tenere meglio conto della loro appartenenza alla famiglia europea; considerando che i PTOM, benché dispongano di uno status speciale, continuano a beneficiare dell'11° Fondo europeo di sviluppo (FES), proprio come i paesi ACP;

U.  considerando che il FES è finanziato attraverso i contributi diretti dagli Stati membri dell'UE e non è soggetto alle consuete norme di bilancio dell'UE; che il Parlamento non ha alcun potere sul bilancio del FES se non garantire il discarico per gli esborsi già effettuati, né ha alcun diritto formale di controllo sulla programmazione del FES;

V.  considerando che nel quadro dell'undicesimo FES sono stanziati circa 900 milioni di EUR per il Fondo per la pace in Africa e circa 1,4 miliardi di EUR della riserva del FES saranno usati per il Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa;

W.  considerando che la mobilitazione delle risorse nazionali nei paesi ACP e i fondi della diaspora possono essere una fonte essenziale per finanziare lo sviluppo;

X.  considerando che l'iscrizione in bilancio del FES permetterebbe un controllo democratico, rafforzerebbe la visibilità e aumenterebbe la trasparenza nell'uso dei fondi di sviluppo dell'UE; che, d'altra parte, la natura pluriennale della programmazione del FES consente la prevedibilità delle risorse e l'iscrizione in bilancio potrebbe portare ad una diminuzione dei fondi di sviluppo destinati ai paesi ACP in favore di priorità politiche esterne, e potrebbe essere percepito come un indebolimento del partenariato privilegiato ACP-UE; che l'iscrizione in bilancio del FES potrebbe altresì compromettere il finanziamento del Fondo per la pace in Africa, al pari di altre importanti iniziative quali il Fondo fiduciario per l'Africa, a meno che non sia creato uno strumento dedicato per il finanziamento delle spese di sicurezza collegato alla cooperazione allo sviluppo;

1.  afferma che la cooperazione ACP-UE rappresenta un risultato prezioso e unico che, nel corso degli ultimi 40 anni, ha rafforzato i legami tra i popoli e i paesi ACP e UE e tra i rispettivi parlamenti; sottolinea – alla luce della dimostrazione dell'impegno da parte dei paesi ACP a intraprendere azioni comuni in quanto gruppo – che, per migliorare l'efficacia della cooperazione e adattarla alle nuove sfide, occorre creare una nuova struttura che conservi le parti dell'acquis ACP-UE con un carattere universale, quali l'impegno a favore dei diritti umani e dell'uguaglianza di genere, dello sviluppo umano, della buona governance e della democrazia, l'obiettivo dello Stato di diritto e lo scambio di prassi di eccellenza in un quadro comune, mentre le principali attività devono essere svolte conformemente al principio di sussidiarietà, ossia devono avere come cornice accordi regionali adattati alle specifiche esigenze regionali e agli interessi reciproci esistenti tra l'Unione e la rispettiva regione;

2.  sottolinea che sia il quadro comune sia gli accordi regionali dovrebbe essere giuridicamente vincolanti; evidenzia che, al fine di rafforzare l'efficacia, ridurre i doppioni ed evitare la sovrapposizione di quadri politici, gli accordi regionali con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico dovrebbero essere concepiti in modo da tenere conto delle organizzazioni regionali e subregionali esistenti, come ad esempio l'Unione africana e le Comunità economiche regionali, e delle strategie o accordi regionali quali gli accordi di partenariato economico (APE), e dovrebbero consentire l'inclusione di ulteriori paesi, quali i paesi del Nord Africa, o la creazione di gruppi in funzione degli interessi o dei bisogni specifici (ad esempio lo stato di sviluppo, come nel caso dei paesi meno sviluppati, o le particolarità geografiche, come nel caso dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo);

Obiettivi, principi e modalità di cooperazione

3.  chiede che l'Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) diventino il fulcro di un nuovo accordo e invita a porre in essere solidi meccanismi di monitoraggio per garantire che l'attuazione dell'accordo contribuisca al conseguimento degli OSS e alla loro promozione;

4.  chiede un meccanismo ACP-UE di monitoraggio, affidabilità e revisione tra pari che controlli periodicamente l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nei paesi membri, con la partecipazione di rappresentanti dei paesi ACP e dell'UE provenienti non soltanto da istituzioni governative centrali, bensì anche dai parlamenti, dalle autorità regionali e locali, dalla società civile e dalla comunità scientifica, ed elabori conclusioni e raccomandazioni annuali per i processi di revisione nazionali, regionali e globali e il follow-up;

5.  sottolinea inoltre che le politiche fondate sulla conoscenza (knowledge-based policies) dovrebbero essere pienamente prese in considerazione nella programmazione, nell'adozione e nell'attuazione delle politiche pubbliche settoriali previste nel quadro del futuro accordo;

6.  chiede che la lotta contro la povertà e, in prospettiva, la sua eliminazione, e contro le disparità e la promozione dello sviluppo sostenibile restino un obiettivo globale della cooperazione ACP-UE; insiste tuttavia sul fatto che un nuovo accordo debba essere principalmente un progetto politico, basato sul principio di titolarità, e lasciarsi del tutto alle spalle la mentalità "donatore-beneficiario"; reputa che la cooperazione dovrebbe riguardare i settori di interesse comune, laddove è possibile prevedere benefici comuni, non solo in termini economici ma anche per quanto riguarda la pace e la sicurezza, i diritti umani e lo Stato di diritto, la buona governance e la democrazia, le migrazioni, l'ambiente, i cambiamenti climatici e altri ambiti connessi alla prosperità delle popolazioni dei paesi ACP e dell'UE;

7.  ribadisce che la coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS) è un elemento fondamentale per conseguire la nuova agenda per lo sviluppo sostenibile; ritiene che il carattere globale dell'accordo di Cotonou promuova la CPS e debba quindi essere mantenuto nell'ambito di un nuovo accordo; sottolinea l'esigenza di mantenere specifiche disposizioni sulla CPS e di rafforzare il dialogo sulle questioni collegate nel quadro del nuovo accordo; ricorda la sua proposta di istituire dei corelatori permanenti per la CPS nel quadro delle attività dell'Assemblea parlamentare paritetica;

8.  ritiene che il rispetto dei principi per l'efficacia degli aiuti concordati a livello internazionale sia di cruciale importanza per conseguire l'Agenda 2030, e ritiene che un futuro accordo dovrebbe farvi riferimento;

9.  chiede che gli elementi essenziali dell'accordo di Cotonou concernenti i diritti umani, i principi democratici e lo Stato di diritto continuino a costituire la base di valori di un nuovo accordo; chiede che la buona governance sia aggiunta quale elemento essenziale e che sia altresì in linea con il nuovo obiettivo di sviluppo sostenibile n. 16 sulla pace, la giustizia e le istituzioni efficaci; ribadisce l'importanza della piena attuazione dell'articolo 9 dell'accordo di Cotonou;

10.  sottolinea che il dialogo politico è parte fondamentale dell'accordo di Cotonou e che gli articoli 8 e 96 sono strumenti concreti e giuridici per difendere gli elementi essenziali delle relazioni ACP-UE, sebbene non siano sempre stati usati in modo efficace in passato; chiede che il dialogo politico resti un pilastro centrale e giuridico nel quadro complessivo ed a livello regionale del nuovo accordo; chiede che il dialogo politico sia utilizzato in modo più efficace e sistematico nonché in maniera proattiva al fine di prevenire le crisi politiche;

11.  ricorda che l'accordo di Cotonou, all'articolo 97, prevede una procedura di consultazione e l'adozione di misure adeguate in caso di situazioni gravi di corruzione; si rammarica che finora si sia ricorso a questo articolo solamente in un'occasione; chiede di rafforzare tale procedura nel futuro accordo di partenariato tra l'UE e i paesi ACP in modo da renderla veramente operativa;

12.  sottolinea a tale riguardo che il dialogo politico rappresenta una base preziosa per migliorare la situazione delle popolazioni dei paesi partner; si rammarica per l'utilizzo insufficiente e per la sua scarsa efficacia fino ad ora; auspica pertanto un migliore monitoraggio della situazione dei diritti umani e di altri elementi essenziali e fondamentali dell'accordo; insiste affinché tale monitoraggio sia inclusivo e partecipativo e chiede una valutazione regolare biennale o pluriennale e relazioni congiunte sul rispetto di tali elementi da parte di tutti gli Stati membri ACP-UE ai fini della pubblicazione dei nominativi ("naming, shaming and praising"); chiede che i risultati di tali relazioni siano presentati in occasione delle riunioni generali ACP-UE ed utilizzati come base per il dialogo politico e che siano consultati nelle valutazioni nazionali, regionali e mondiali a seguito dell'attuazione delle misure connesse agli obiettivi di sviluppo sostenibile;

13.  auspica una maggiore partecipazione dei parlamenti nazionali e delle autorità regionali e locali, sia nei paesi ACP sia nell'UE, in tutte le fasi delle politiche e delle attività ACP-UE, dalla pianificazione e programmazione all'attuazione, valutazione e monitoraggio, in particolare dal punto di vista del principio di sussidiarietà;

14.  esorta tutte le parti del nuovo accordo a impegnarsi per rafforzare l'autonomia e le capacità delle autorità locali e regionali affinché esse possano svolgere bene ed efficacemente le loro funzioni e svolgere un ruolo significativo per lo sviluppo dei paesi ACP;

15.  chiede un maggiore coinvolgimento nel dialogo politico, nella pianificazione e nell'attuazione e sostegno per la creazione di capacità da parte della società civile, in particolare per i gruppi locali che sono direttamente interessati dalle politiche; sottolinea a tale riguardo il pericolo di ridurre lo spazio a disposizione della società civile in alcuni paesi e la necessità di includere anche i gruppi quali le minoranze, i giovani e le donne, che non sono in grado di organizzare i propri interessi o che, malgrado un interesse democratico legittimo, non sono riconosciuti dai rispettivi governi;

16.  ritiene che il settore privato possa svolgere un ruolo chiave nel processo di sviluppo e possa contribuire a finanziare lo sviluppo, a condizione che gli investimenti siano attuati nel rispetto delle persone e della proprietà o dell'utilizzo tradizionali e dell'ambiente, in linea con i principi guida dell'ONU relativi a imprese e diritti umani; chiede pertanto che gli investimenti privati siano sostenuti sotto gli auspici della Banca europea per gli investimenti (BEI) a condizione che siano in linea con il diritto in materia di diritti umani internazionali e con le norme di protezione sociale e ambientale; sottolinea che nell'ambito del nuovo partenariato si dovrebbe attribuire priorità ai produttori e agricoltori locali su piccola scala, oltre che creare un ambiente favorevole per le micro, le piccole e le medie imprese (MPMI); auspica pertanto che i settori privati locali e nazionali siano ascoltati durante il processo di elaborazione delle politiche, in fase di programmazione e di attuazione;

Future istituzioni ACP-UE

17.  chiede che le riunioni del Consiglio congiunto ACP-UE includano dibattiti politici urgenti e di attualità, anche su questioni sensibili, al fine di adottare conclusioni congiunte in materia; invita i ministeri interessati dei paesi ACP e degli Stati membri dell'UE a migliorare la loro partecipazione a livello di ministri, al fine di conferire alle riunioni la necessaria legittimità politica e dare la visibilità necessaria al principio di partenariato;

18.  chiede che il nuovo accordo di cooperazione includa una forte dimensione parlamentare, attraverso un'Assemblea parlamentare paritetica (APP), onde conseguire un dialogo parlamentare aperto, democratico e globale, anche su tematiche difficili e sensibili, portare avanti progetti politici comuni (regionali) fornendo una base democratica per questi ultimi, attraverso la partecipazione multilaterale delle parti interessate, controllare il lavoro dell'esecutivo nonché la cooperazione allo sviluppo, promuovere la democrazia e i diritti umani e quindi fornire un importante contributo ad nuovo un partenariato di cooperazione su basi paritarie; sottolinea l'importanza di un rapido coinvolgimento dell'APP in tutte le discussioni rilevanti concernenti il partenariato ACP-UE post-2020;

19.  è fermamente convinto che l'APP debba assicurare una rappresentanza ed una partecipazione adeguata democratica e proporzionale di tutte le forze politiche in seno ai suoi dibattiti; chiede pertanto che le delegazioni nazionali presso l'APP includano rappresentanti parlamentari del loro spettro politico nazionale e garantiscano la presenza delle opposizioni;

20.  chiede che l'APP sia allineata alla nuova struttura regionale, incentrando pertanto la propria attività nei forum regionali su questioni di importanza regionale, coinvolgendo fortemente i parlamenti nazionali e regionali e mantenendo nel contempo regolari, ma meno frequenti, riunioni congiunte ACP-UE; chiede di includere incontri tematici con la società civile, le autorità locali e il settore privato nelle sedute dell'APP, al fine di consentire ulteriori sviluppi e allargare il dibattito sulle questioni collegate all'agenda dell'APP;

21.  esorta l'Ufficio di presidenza dell'APP a elaborare un orientamento più strategico del programma di lavoro dell'assemblea; auspica che, in futuro, le relazioni della commissione APP esplicitino chiaramente la connessione ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, in modo da consentire il continuo monitoraggio di ciascuno di tali obiettivi; chiede un allineamento delle risoluzioni comuni nel forum generale ACP-UE su questioni internazionali urgenti, sui ritardi concernenti tematiche relative agli obiettivi di sviluppo sostenibile e violazioni dei diritti umani, nonché un allineamento delle risoluzioni nelle riunioni regionali o altre riunioni pertinenti sulle tematiche e questioni attuali urgenti di particolare interesse per una regione o un gruppo specifico; richiama l'attenzione del VP/AR, in tale contesto, sull'importanza politica della presenza del Consiglio a livello ministeriale nelle sessioni dell'APP; auspica che i copresidenti dell'APP ACP-UE siano invitati alle sessioni del Consiglio congiunto, allo scopo di garantire un flusso di informazioni bidirezionale ed efficace e rafforzare la cooperazione istituzionale;

22.  chiede che siano profusi ulteriori sforzi per migliorare il controllo da parte dell'APP della programmazione dello sviluppo tenendo conto dei principi sull'efficacia dello sviluppo ed il seguito dato a tale controllo; invita la Commissione e i governi a promuovere la partecipazione dei parlamenti nazionali, delle autorità locali e regionali, dei soggetti della società civile, del settore privato e delle comunità della diaspora in tutte le diverse fasi di controllo della programmazione dello sviluppo ed a fornire tutte le informazioni disponibili in modo tempestivo e trasparente ai parlamenti nazionali al fine di assisterli nel loro esercizio di controllo democratico;

23.  ritiene che il partenariato ACP-UE dovrebbe cercare di impegnarsi maggiormente con altri partner a livello globale (quali l'Unione africana o le Nazioni Unite) e altre autorità internazionali, ogni volta che ciò sia possibile, e lavorare sulla base di un coordinamento e di una cooperazione rafforzati, senza duplicazione del lavoro o delle missioni, allo scopo di affrontare le sfide delle guerre, dei conflitti interni, dell'insicurezza, della fragilità e della transizione;

Finanziamenti futuri

24.  è convinto che la scadenza simultanea dell'accordo di Cotonou e del quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'Unione rappresenti un'occasione per decidere definitivamente di iscrivere in bilancio il Fondo europeo di sviluppo al fine di rafforzare l'efficienza e l'efficacia, la trasparenza, il controllo democratico, la responsabilità, la visibilità e la coerenza del finanziamento allo sviluppo dell'UE; sottolinea tuttavia che tale iscrizione in bilancio dovrebbe essere subordinata a i) un accantonamento garantito dei fondi per lo sviluppo al fine di mantenere il livello di finanziamento a favore dei paesi in via di sviluppo e ii) una soluzione permanente e separata per il finanziamento UE delle spese di sicurezza collegate e coerenti con la cooperazione allo sviluppo; sottolinea che, anche se iscritto in bilancio, il FES dovrebbe includere parametri di riferimento allineati con la cooperazione allo sviluppo dell'UE; esorta le due parti a modernizzare gli strumenti di finanziamento ed a promuovere un sostegno generale e settoriale al bilancio laddove possibile;

25.  sottolinea che il bilancio dell'Unione prevede già strumenti destinati a partner specifici e che l'iscrizione in bilancio del FES può essere concepita in modo tale da riflettere e promuovere la relazione privilegiata ACP-UE allo scopo di promuovere lo sviluppo sostenibile; invita la Commissione a elaborare una tabella di marcia nella quale siano affrontate le questioni summenzionate prima di presentare le proposte necessarie per il prossimo QFP;

26.  rammenta che le future relazioni ACP-UE dovrebbero essere di natura politica, per esempio lavorando su progetti politici comuni in diversi forum internazionali, e non principalmente di tipo donatore-beneficiario; sottolinea pertanto che i principi dell'aiuto allo sviluppo dell'UE devono applicarsi in uguale misura a tutti i paesi in via di sviluppo e che i paesi ACP avanzati devono pertanto essere gradualmente esclusi dall'aiuto allo sviluppo dell'UE alle stesse condizioni dei paesi non ACP; ritiene che un grado più elevato di auto-finanziamento da parte dei paesi ACP sarebbe in linea con le ambizioni dell'ACP di svolgere un ruolo autonomo e sottolinea in tale contesto l'importanza di includere nel nuovo accordo strumenti migliorati per rafforzare la capacità dei paesi ACP di finanziare settori economici vitali; chiede alle parti di raddoppiare gli sforzi per rafforzare la capacità dei paesi ACP di mobilitare e utilizzare le risorse interne tramite, in particolare, il rafforzamento dei sistemi fiscali, la buona gestione delle risorse naturali, l'industrializzazione e la trasformazione delle materie prime destinate ai mercati locali, regionali e internazionali;

27.  sottolinea che l'undicesimo Fondo europeo di sviluppo (FES) è la principale fonte di finanziamento del Fondo per la pace in Africa, nonostante il fatto che tale soluzione fosse stata concepita come provvisoria al momento dell'istituzione del Fondo per la pace in Africa nel 2003; chiede l'istituzione di uno strumento dedicato per il finanziamento delle spese di sicurezza collegate alla cooperazione allo sviluppo;

28.  prende atto della comunicazione della Commissione del 7 giugno 2016 sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell'ambito dell'agenda europea sulla migrazione; rileva che il bilancio dell'UE e il contributo del FES al pacchetto di 8 miliardi di EUR sono composti esclusivamente da aiuti già pianificati; invita a non compromettere l'assistenza allo sviluppo a favore dei beneficiari e a finanziare iniziative legate alla migrazione con nuovi stanziamenti;

29.  auspica la creazione di uno strumento dedicato a tutti i PTOM che risponda al loro status specifico e alla loro appartenenza alla famiglia europea; invita ad attuare una cooperazione rafforzata tra i paesi ACP e i PTOM per concorrere allo sviluppo inclusivo e sostenibile della loro rispettiva regione, consentendo di integrare meglio i PTOM nel loro contesto regionale;

Dimensione commerciale: accordi di partenariato economico (APE)

30.  ribadisce che gli APE costituiscono una base per la cooperazione regionale e che devono contribuire allo sviluppo e all'integrazione regionale; sottolinea pertanto la pertinenza di includere disposizioni giuridiche vincolanti in materia di sostenibilità (relative ai diritti umani, alle norme sociali e ambientali) in tutti gli APE ed evidenzia l'importanza di creare meccanismi di monitoraggio efficaci che includano vasta parte della società civile al fine di individuare e prevenire qualsiasi potenziale effetto negativo dovuto alla liberalizzazione degli scambi;

31.  chiede un accordo post-Cotonou che funga da accordo politico quadro in base al quale siano fissati requisiti minimi vincolanti per gli APE, al fine di garantire la continuità dei vincoli APE nell'attuale accordo di Cotonou relativi alle disposizioni in materia di buona governance, rispetto dei diritti umani, anche tra le persone più vulnerabili, e rispetto delle norme sociali e ambientali, nonché al fine di fornire un quadro adeguato per uno sviluppo sostenibile e la coerenza delle politiche; auspica un controllo parlamentare congiunto e un processo di monitoraggio sull'impatto dell'APE nonché meccanismi strutturati di monitoraggio della società civile;

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32.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio dell'UE e alla Commissione, al Consiglio ACP, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e all'Ufficio di presidenza dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1)

http://www.europarl.europa.eu/intcoop/acp/03_01/pdf/mn3012634_en.pdf

(2)

http://www.epg.acp.int/fileadmin/user_upload/Georgetown_1992.pdf

(3)

https://ec.europa.eu/europeaid/sites/devco/files/communication-co-operation-acp-countries-in-the-eu-budget-com2003590_en.pdf

(4)

http://ec.europa.eu/europeaid/sites/devco/files/joint-consultation-paper-post-cotonou_en_0.pdf

(5)

GU C 310 del 25.8.2016, pag. 19.

(6)

GU C 65 del 19.2.2016, pag. 257.

(7)

GU C 67E del 18.3.2010, pag. 120.

(8)

GU C 103E del 29.4.2004, pag. 833.

(9)

http://www.europarl.europa.eu/intcoop/acp/2015_acp2/pdf/101905en.pdf

(10)

http://www.europarl.europa.eu/intcoop/acp/2015_acp2/pdf/1081264en.pdf

(11)

http://www.africa-eu-partnership.org/sites/default/files/documents/eas2007_joint_strategy_en.pdf

(12)

Testi approvati, P8_TA(2015)0336.

(13)

http://www.acp.int/content/acp-eu-stand-together-post-2015-development-agenda

(14)

http://www.epg.acp.int/fileadmin/user_upload/Sipopo_Declaration.pdf

(15)

Risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/RES/69/313.

(16)

Risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/RES/70/1.


PARERE della commissione per gli affari esteri (31.8.2016)

destinato alla commissione per lo sviluppo

sul futuro delle relazioni ACP-UE dopo il 2020

(2016/2053(INI))

Relatore per parere: Javier Couso Permuy

SUGGERIMENTI

La commissione per gli affari esteri invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea l'importanza di ricostruire il rapporto tra l'ACP e l'UE su basi nuove, creando un partenariato che promuova gli interessi strategici e i valori condivisi dei diversi partner e che contribuisca a rafforzare la governance globale e un ordine multilaterale basato su regole; evidenzia che tale partenariato deve perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, soddisfare le esigenze di base e garantire il rispetto dei diritti umani, promuovendo sia la prevedibilità sia la titolarità delle strategie nella cooperazione allo sviluppo;

2.  è convinto che la revisione del partenariato ACP-UE dovrebbe tenere conto della crescente importanza della regionalizzazione al fine di evitare la semplice imposizione di un quadro politico dell'Unione; sottolinea che è fondamentale che i paesi del gruppo ACP partecipino appieno, come gruppo e come regioni, al processo di revisione; pone in evidenza, al riguardo, il ruolo delle organizzazioni regionali quali l'Unione africana o le comunità economiche regionali africane; chiede una regionalizzazione più forte e un'istituzionalizzazione differenziata del partenariato ACP-UE, in considerazione della diversità delle tre regioni partner (Africa, Caraibi e Pacifico);

3.  sottolinea l'importanza delle relazioni con l'ACP, in particolare rispetto al vicino continente africano e alle esistenti relazioni speciali con l'Unione africana, che potrebbero essere ulteriormente approfondite; propone di considerare la possibilità di individuare le strutture e i meccanismi più efficienti della cooperazione futura, anche ricorrendo alla fusione tra le strutture e le politiche esistenti dell'accordo di Cotonou e quelle della strategia comune Africa-UE (JAES), nonché di istituire un quadro adeguato per i rapporti con i paesi dei Caraibi e del Pacifico; ritiene che, prima di adottare qualsiasi decisione in merito al futuro dell'assetto istituzionale delle relazioni ACP-UE, sarebbe opportuno effettuare un'analisi approfondita dei risultati ottenuti in passato e dei fallimenti del quadro esistente;

4.  è del parere che, se da un lato alleanze politiche forti basate su interessi comuni e valori condivisi devono continuare a essere la base del partenariato ACP, dall'altro sarebbe opportuno intensificare la cooperazione sulle questioni globali e creare i meccanismi adeguati al fine di affrontare in maniera più efficace le odierne sfide globali quali il cambiamento climatico e la sicurezza idrica, energetica e alimentare, i flussi migratori, il terrorismo, l'estremismo, la criminalità internazionale, la biodiversità, la salute e le problematiche finanziarie;

5.  richiama l'attenzione sull'importanza fondamentale della coerenza tra le politiche esterne dell'Unione e quella tra gli obiettivi delle sue politiche interne ed esterne, segnatamente nei settori del commercio, dell'agricoltura, dell'ambiente, dell'energia, della sicurezza e della migrazione; aggiunge che la sfida della piena titolarità del partenariato ACP-UE da parte dei paesi del gruppo ACP rimane importante e che la revisione di questo partenariato deve imprimere un nuovo slancio politico al di là degli adeguamenti tecnici o istituzionali;

6.  sottolinea che è necessario intensificare la cooperazione ACP-UE nei settori di interesse comune quali la sicurezza, la prevenzione dei conflitti, anche in relazione alla riduzione della fame e degli effetti del cambiamento climatico, i diritti umani, lo Stato di diritto e la democrazia; nota in proposito che le possibilità di dialogo politico nel quadro degli articoli 8 e 96 dell'accordo di Cotonou non sono state sfruttate appieno né dall'UE né dal gruppo ACP; sottolinea il ruolo importante svolto in tale contesto dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE;

7.  ricorda che il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto, la buona governance e altri elementi essenziali che figurano all'articolo 9 dell'accordo di Cotonou costituiscono il fondamento del partenariato ACP-UE; sottolinea la necessità di rispettare i diritti umani e l'importanza della parte 2 dell'articolo 9 dell'attuale accordo di Cotonou e della clausola democratica in esso contenuta e ulteriormente sviluppata all'articolo 96; ricorda l'importanza di attuare appieno tali disposizioni, ove necessario;

8.  sottolinea che sarebbe opportuno potenziare ulteriormente i diversi meccanismi dell'accordo di Cotonou, quali il dialogo politico, il sostegno finanziario, le misure adeguate e la sospensione della cooperazione allo sviluppo, al fine di contribuire efficacemente al miglioramento del rispetto dei diritti umani, della democrazia, dello Stato di diritto e della buona governance, in particolare la lotta alla corruzione;

9.  insiste sull'importanza che questo nuovo partenariato post-Cotonou sia vantaggioso per tutti e si basi sui principi della crescita e dello sviluppo reciproci tra l'UE e l'Africa; ritiene che tale partenariato debba agevolare l'industrializzazione del continente africano e lo sviluppo dell'agricoltura, nonché incoraggiare gli investimenti nelle politiche in materia di innovazione e nello sviluppo sostenibile;

10.  sottolinea che l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS), quale definito negli OSS delle Nazioni Unite e nel "programma d'azione di Addis Abeba" sul finanziamento dello sviluppo, rimane fondamentale per i paesi ACP, in particolare per i paesi meno sviluppati (PMS); insiste affinché tale questione sia pienamente integrata nelle future relazioni ACP-UE post 2020; prende nota dell'impegno dell'Unione europea di fornire assistenza allo sviluppo ai paesi ACP; deplora che molti Stati membri dell'Unione non abbiano raggiunto l'obiettivo di destinare nel 2015 lo 0,7 % del loro reddito nazionale lordo (RNL) all'APS; chiede alla totalità dei partner di rispettare appieno i loro impegni;

11.  invita a includere l'agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile nella revisione del quadro di cooperazione ACP-UE quale insieme unico e universale di obiettivi di sviluppo applicabile a tutti; ritiene che il Consiglio congiunto ACP-UE debba formulare raccomandazioni concrete sull'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nel quadro della cooperazione ACP-UE;

12.  sottolinea l'importanza dell'articolo 12 dell'Accordo di Cotonou in vigore per i paesi ACP, che permette a questi ultimi di avviare un dialogo sulle politiche dell'UE che potrebbero influenzare il loro sviluppo;

13.  pone l'accento sull'importanza degli accordi di partenariato per i governi dei paesi ACP, al fine di migliorare le prestazioni complessive delle loro economie; ritiene che il nuovo partenariato dovrà basarsi sullo sviluppo delle capacità produttive dei paesi, in una chiara logica di sviluppo sostenibile e senza lo sfruttamento illegale delle risorse naturali da parte delle aziende pubbliche straniere, sulla realizzazione dei processi di integrazione regionale più vantaggiosi sfruttando nel contempo le strutture di sostegno esistenti quali l'Unione africana, sull'integrazione dell'agricoltura tradizionale con metodi efficienti di sfruttamento, distribuzione e commercializzazione agricoli a vantaggio della popolazione, nonché sulla lotta contro l'accaparramento dei terreni da parte delle forze straniere e nazionali; raccomanda di prendere in considerazione la privatizzazione delle risorse naturali nazionali e dei servizi pubblici; invita in tale contesto l'UE a promuovere il consolidamento dei diritti di proprietà fondiaria, compresa un'adeguata attribuzione dei diritti di proprietà fondiaria e di registrazione dei terreni, nei paesi partner interessati, al fine di impedire lo sfruttamento economico dei gruppi più vulnerabili;

14.  sottolinea il ruolo e il valore aggiunto delle relazioni economiche, in particolare di quelle che prevedono il coinvolgimento delle piccole e medie imprese e delle aziende familiari di entrambe le parti; chiede misure specifiche per rafforzare gli scambi;

15.  appoggia la decisione delle Nazioni Unite di istituire uno strumento giuridico globale che induca le imprese a rispettare i diritti umani, in modo da porre fine allo sfruttamento dei lavoratori, alla schiavitù moderna, al flusso illecito di capitali e al finanziamento del terrorismo e dei conflitti armati; invita l'UE e i partner ACP a intensificare la cooperazione in materia di lotta al riciclaggio di denaro e all'evasione fiscale;

16.  sottolinea in particolare la necessità, nei futuri accordi di cooperazione, di strategie di sviluppo sostenibile per contrastare il cambiamento climatico, tra cui una gestione responsabile delle risorse idriche e pratiche agricole sostenibili, al fine di incrementare la sicurezza alimentare e idrica per garantire una vita sana e porre fine alla fame e alla povertà; ritiene che vi siano enormi opportunità di nuova cooperazione in materia di politica climatica ed energetica e di conservazione della biodiversità marina, comprese misure innovative per combattere i rifiuti di plastica negli oceani, nonché sui soccorsi comuni in caso di calamità, attraverso la definizione di "punti di emergenza" efficienti;

17.  sottolinea che è necessario trovare insieme soluzioni volte ad affrontare le cause profonde della migrazione in alcuni dei paesi ACP; ritiene che l'impegno a favore di un quadro multilaterale efficace per la gestione dei flussi migratori globali debba diventare una priorità strategica per un futuro partenariato ACP-UE;

18.  mette in evidenza che il futuro quadro di partenariato dovrebbe consentire un approccio globale alla pace e alla sicurezza e che, a questo proposito, sarebbe opportuno instaurare una pianificazione e un coordinamento sufficienti al fine di evitare le esistenti e potenziali duplicazioni tra il sostegno regionale e quello nazionale da parte degli Stati membri dell'UE e dei paesi ACP;

19.  ritiene che le disposizioni in materia di pace e sicurezza dovrebbero essere ulteriormente rafforzate e che il futuro partenariato dovrebbe prevedere una più efficace azione congiunta in materia di prevenzione dei conflitti, compresi l'allarme preventivo e la mediazione, la costruzione della pace e la gestione delle sfide alla sicurezza transnazionale, al fine di far fronte alle attuali minacce alla sicurezza transregionale connesse al terrorismo e agli estremismi violenti, a tutte le forme di tratta, tra cui la tratta di esseri umani e il traffico di armi e droga, nonché alla pirateria, che interessano i paesi dell'UE e ACP;

20.  sottolinea che un ambiente di sicurezza stabile è una condizione essenziale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile; sostiene, a tal fine, la creazione di uno strumento finanziario dedicato alla sicurezza e alla pace nel quadro del futuro partenariato ACP-UE;

21.  invita a rafforzare la dimensione politica del partenariato ACP-UE, segnatamente per consentire azioni comuni ed esercitare una maggiore influenza nei consessi internazionali; ritiene che il partenariato ACP-UE dovrebbe cercare di impegnarsi ulteriormente, ove possibile, con altri partner a livello mondiale (quali l'UA o l'ONU) e con altre potenze internazionali e lavorare sul rafforzamento del coordinamento e della cooperazione, senza duplicare i lavori o le missioni, al fine di far fronte alle sfide rappresentate dalle guerre, dai conflitti interni, dall'insicurezza, dalla fragilità e dalla transizione;

22.  incoraggia i partner ad ampliare il quadro degli Stati e delle istituzioni ammissibili al di là del gruppo ACP, purché soddisfino i requisiti stabiliti; mette in evidenza la necessità di rivedere e rinvigorire le strutture del dialogo ACP-UE in modo da garantire una pluralità di partner nei dialoghi istituzionali a livello parlamentare e ad alto livello politico; invita i paesi ACP a esaminare le prospettive di un rapporto più strutturato con gli Stati dell'Asia, dell'America Latina, del Medio Oriente e dell'America del Nord, affinché vi sia uno scambio di esperienze;

23.   sottolinea l'importanza dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE nel promuovere il dialogo politico e sviluppare un partenariato equo tra i paesi ACP e UE.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

12.7.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

53

10

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Lars Adaktusson, Michèle Alliot-Marie, Nikos Androulakis, Francisco Assis, Petras Auštrevičius, Amjad Bashir, Mario Borghezio, Elmar Brok, Klaus Buchner, James Carver, Fabio Massimo Castaldo, Lorenzo Cesa, Javier Couso Permuy, Andi Cristea, Mark Demesmaeker, Georgios Epitideios, Knut Fleckenstein, Anna Elżbieta Fotyga, Eugen Freund, Michael Gahler, Sandra Kalniete, Manolis Kefalogiannis, Afzal Khan, Janusz Korwin-Mikke, Andrey Kovatchev, Eduard Kukan, Ilhan Kyuchyuk, Arne Lietz, Barbara Lochbihler, Sabine Lösing, Andrejs Mamikins, David McAllister, Tamás Meszerics, Francisco José Millán Mon, Javier Nart, Pier Antonio Panzeri, Demetris Papadakis, Ioan Mircea Paşcu, Vincent Peillon, Alojz Peterle, Tonino Picula, Cristian Dan Preda, Jozo Radoš, Sofia Sakorafa, Jacek Saryusz-Wolski, Jaromír Štětina, Charles Tannock, Ivo Vajgl, Geoffrey Van Orden, Hilde Vautmans, Boris Zala

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Laima Liucija Andrikienė, Andrzej Grzyb, Marek Jurek, Soraya Post, Igor Šoltes, Eleni Theocharous, Traian Ungureanu, Bodil Valero, Marie-Christine Vergiat

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Therese Comodini Cachia, Edouard Ferrand, Liliana Rodrigues, Janusz Zemke


PARERE della commissione per il commercio internazionale (19.7.2016)

destinato alla commissione per lo sviluppo

sul futuro delle relazioni ACP-UE dopo il 2020

(2016/2053(INI))

Relatore per parere: Pedro Silva Pereira

SUGGERIMENTI

La commissione per il commercio internazionale invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea che l'attuale cooperazione ACP-UE non ha portato a risultati ottimali per le parti dell'accordo ed evidenzia, pertanto, che il futuro impiego degli stessi strumenti nelle relazioni con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) può avere solo effetti limitati sul loro sviluppo;

2.  chiede un quadro post-Cotonou efficace, adattato alle sfide globali nuove ed emergenti, basato sulla titolarità e responsabilità dei paesi ACP, e sottolinea il ruolo fondamentale degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) e dei diritti umani; sottolinea che il quadro post-Cotonou deve essere definito in stretta cooperazione con i paesi ACP, compresa la società civile, in coordinamento con le organizzazioni regionali competenti, e che deve altresì essere formulato sulla base dell'analisi e degli insegnamenti appresi dall'accordo di partenariato di Cotonou, evitando al contempo la duplicazione di sforzi e strutture; chiede che il nuovo quadro post-Cotonou ponga al centro dei suoi obiettivi la crescita e lo sviluppo; sottolinea che l'accordo quadro generale rivisto, con un valore giuridicamente vincolante, come anche gli accordi regionali di partenariato economico (APE) e gli altri strumenti commerciali, segnatamente l'iniziativa "Tutto tranne le armi" e il sistema delle preferenze generalizzate (SPG/SPG+), devono sostenere il commercio equo e sostenibile, l'integrazione regionale e, in ultima analisi, la creazione di ricchezza, lo sviluppo sostenibile e la riduzione delle disuguaglianze e della povertà e prevedere un meccanismo applicabile che consenta di garantire il rispetto dei diritti umani;

3.  rammenta che gli APE sono un importante strumento di sviluppo per aiutare ad alleviare la povertà a lungo termine; sottolinea, tuttavia, che la liberalizzazione del commercio deve essere accompagnata da efficaci misure e dal sostegno allo sviluppo in termini di creazione di capacità, produzione, capacità di infrastruttura e di esportazione e sviluppo del settore privato nazionale, in particolare per quanto riguarda i paesi meno sviluppati, al fine di aiutarli a sfruttare le opportunità offerte dal commercio;

4.  sostiene la creazione di una zona continentale di libero scambio (CFTA) volta a garantire un'integrazione economica approfondita dei 54 Stati del continente africano; chiede una ridefinizione del partenariato ACP-UE affinché sia compatibile con la realizzazione di questa zona continentale di libero scambio;

5.  osserva che il commercio è uno dei tre pilastri dell'accordo di Cotonou e sottolinea che il processo post-Cotonou dovrebbe fornire un quadro per la discussione delle questioni commerciali di interesse comune con tutti i paesi ACP e le parti interessate; chiede un accordo post-Cotonou che funga da accordo politico quadro in base al quale siano fissati requisiti minimi vincolanti per gli APE, tra cui un controllo parlamentare congiunto e meccanismi strutturati di monitoraggio della società civile; invita la Commissione a garantire un monitoraggio regolare dell'attuazione degli APE nell'ottica di un loro possibile miglioramento; chiede un rafforzamento della cooperazione commerciale, che deve essere giusta ed equilibrata, incoraggiando le riforme economiche sistemiche e tenendo conto delle specificità e priorità dei vari paesi e delle varie regioni ACP; è favorevole a queste relazioni commerciali purché siano improntate a un approccio basato sui valori e a una maggiore coerenza delle politiche per lo sviluppo, come proposto nella comunicazione dal titolo "Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile"; chiede un quadro post-Cotonou che tenga conto della dimensione di genere del commercio; ritiene che la crescita inclusiva, la creazione di occupazione dignitosa, la governance economica, l'integrazione regionale, la promozione della cooperazione in materia di investimenti, lo sviluppo del settore privato (segnatamente delle microimprese e delle piccole imprese), la diversificazione economica, la promozione delle industrie nascenti e lo sviluppo agricolo sostenibile nonché la gestione sostenibile delle risorse naturali, dovrebbero costituire le componenti centrali di un futuro partenariato economico;

6.  sottolinea che non soltanto gli accordi commerciali, compresi gli APE, ma anche gli investimenti rivestono una grande importanza per lo sviluppo delle economie dei paesi ACP, per la riduzione della disoccupazione e per l'inclusione sociale; a tal fine, è d'avviso che i futuri accordi post-2020 dovrebbero prevedere disposizioni atte a sostenere i processi di investimento;

7.  sottolinea che il quadro post-Cotonou deve promuovere lo sviluppo sostenibile, i diritti umani, le norme fondamentali del lavoro e la buona governance, anche contrastando la corruzione e i flussi finanziari illeciti, sulla base delle norme internazionali; sollecita disposizioni rigorose ed esecutive per lo sviluppo sostenibile e un quadro adeguato in materia di responsabilità sociale delle imprese; chiede, in particolare, che la clausola sugli "elementi essenziali" in materia di diritti umani sia mantenuta nel futuro accordo, in linea con i principi guida delle Nazioni Unite concernenti le imprese e i diritti umani, in modo che le clausole di correlazione degli APE – segnatamente le clausole di non esecuzione – continuino a valere dopo il 2020;

8.  ritiene che sia molto importante che il quadro post-Cotonou introduca misure di facilitazione commerciale finalizzate a estendere gli scambi intra-africani di prodotti industriali e agricoli;

9.  rileva l'importanza di una Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE rinnovata, nonché del suo coinvolgimento in tutte le fasi delle discussioni concernenti il quadro post-Cotonou, ed è favorevole a un rigoroso controllo parlamentare del futuro quadro; chiede un monitoraggio della cooperazione ACP-UE orientato ai risultati e periodico, soprattutto per quanto riguarda i diritti umani, gli scambi, lo sviluppo sostenibile e il commercio equo e solidale;

10.  sottolinea che il coinvolgimento della società civile e dei soggetti interessati, quali i sindacati, le imprese – comprese le PMI – e le autorità locali, è imprescindibile in tutte le fasi di attuazione degli APE e del processo post-Cotonou; invita la Commissione a promuovere la partecipazione della società civile nelle relazioni formali ACP-UE;

11.  ricorda gli impegni assunti in materia di finanziamento allo sviluppo dal programma d'azione di Addis Abeba e la loro importanza ai fini della realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS); sottolinea la necessità di elaborare norme fiscali chiare e trasparenti per incrementare le entrate nazionali; rileva l'importanza del potenziamento delle capacità commerciali dato che l'industrializzazione e la diversificazione delle economie ACP rimangono limitate e invita a effettuare un'analisi approfondita delle necessità dei paesi ACP in termini di sviluppo del commercio e degli investimenti; invita l'UE a garantire finanziamenti congrui ed efficaci per gli aiuti al commercio al fine di promuovere i trasferimenti di tecnologia e sostenere gli sforzi dei paesi ACP per integrarsi progressivamente nell'economia mondiale e progredire nelle catene del valore globali e regionali; osserva che l'assistenza finanziaria deve essere interconnessa con progetti cooperativi concreti volti a migliorare i sistemi di infrastrutture, educativi e sociali dei paesi ACP;

12.  invita inoltre l'UE a potenziare il sostegno volto ad aiutare i paesi ricchi di risorse nell'attuazione dei principi di maggiore trasparenza e responsabilità nei settori petrolifero, minerario e del gas sanciti dall'Iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

14.7.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

30

0

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

William (The Earl of) Dartmouth, Laima Liucija Andrikienė, Maria Arena, Karoline Graswander-Hainz, Yannick Jadot, Ska Keller, Jude Kirton-Darling, Alexander Graf Lambsdorff, Bernd Lange, Emmanuel Maurel, Anne-Marie Mineur, Sorin Moisă, Godelieve Quisthoudt-Rowohl, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Marietje Schaake, Helmut Scholz, Joachim Schuster, Joachim Starbatty, Iuliu Winkler, Jan Zahradil

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Reimer Böge, Victor Boştinaru, Klaus Buchner, Seán Kelly, Gabriel Mato, Bolesław G. Piecha, Pedro Silva Pereira, Ramon Tremosa i Balcells, Wim van de Camp, Jarosław Wałęsa, Pablo Zalba Bidegain

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Mara Bizzotto, Bernd Kölmel, Jozo Radoš, Dariusz Rosati, Paul Rübig, Mylène Troszczynski


PARERE della commissione per i bilanci (14.7.2016)

destinato alla commissione per lo sviluppo

sul futuro delle relazioni ACP-UE dopo il 2020

(2016/2053(INI))

Relatore per parere: Eider Gardiazabal Rubial

SUGGERIMENTI

La commissione per i bilanci invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  è convinto che la scadenza simultanea dell'accordo di Cotonou e del quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'Unione rappresenti un'occasione per decidere definitivamente di iscrivere in bilancio il più ampio strumento geografico nel settore strategico della cooperazione allo sviluppo, il Fondo europeo di sviluppo (FES), a condizione che siano fornite chiare garanzie di delimitazione dei fondi per la cooperazione ACP-UE e di mantenimento del livello di finanziamento; ritiene che la struttura attuale del FES sia anomala e sia all'origine di diverse lacune; evidenzia che l'iscrizione in bilancio accrescerà la legittimità, l'efficacia e la prevedibilità degli aiuti allo sviluppo, garantendo allo stesso tempo una maggiore coerenza e visibilità delle politiche, a condizione che tali finanziamenti del FES siano supplementari all'attuale bilancio dell'UE; ribadisce che l'iscrizione in bilancio del FES permetterà una semplificazione e un'armonizzazione del quadro degli aiuti allo sviluppo; rammenta che, anche se iscritto in bilancio, il FES dovrebbe includere parametri che siano allineati nel quadro della cooperazione dell'UE, come quelli attualmente dedicati allo sviluppo umano e al cambiamento climatico;

2.  sottolinea che il bilancio dell'Unione prevede già strumenti destinati a partner specifici e che l'iscrizione in bilancio del FES può essere concepita in modo tale da riflettere e promuovere la relazione privilegiata ACP-UE allo scopo di promuovere lo sviluppo sostenibile; invita la Commissione a elaborare una tabella di marcia nella quale siano affrontate le questioni summenzionate prima di presentare le proposte necessarie per il prossimo QFP;

3.  ricorda che la lotta alla povertà è l'obiettivo principe della cooperazione allo sviluppo dell'Unione, nonché uno degli strumenti principali per affrontare le cause profonde della migrazione e dei trasferimenti forzati; mette in guardia, nel contesto del Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa, dal dirottare stanziamenti dagli scopi a essi destinati e dal non rispettare gli obiettivi delle basi giuridiche; raccomanda di adottare provvedimenti volti a continuare l'attuazione delle misure previste per aumentare il grado di autonomia e l'emancipazione delle comunità, consentendo loro in tal modo di rappresentare al meglio i propri interessi in modo responsabile e sostenibile; ricorda inoltre il ruolo positivo del Fondo per la pace in Africa quale strumento chiave di stabilizzazione e auspica che nel quadro dell'iscrizione al bilancio del FES si trovi una soluzione che garantisca il mantenimento di tale fondo nel pieno rispetto del trattato;

4.  prende atto della comunicazione della Commissione del 7 giugno 2016 sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell'ambito dell'agenda europea sulla migrazione; rileva che il bilancio dell'UE e il contributo del FES al pacchetto di 8 miliardi di EUR sono composti esclusivamente da aiuti già pianificati; invita a non compromettere l'assistenza allo sviluppo a favore dei beneficiari e a finanziare iniziative legate alla migrazione con nuovi stanziamenti;

5.  sostiene la combinazione di sovvenzioni e strumenti finanziari, la razionalizzazione dei fondi e la garanzia della sostenibilità dei progetti al fine di massimizzare l'impatto dell'aiuto allo sviluppo e di colmare le lacune dei mercati e le carenze di investimenti; sottolinea che i finanziamenti innovativi non devono sostituire le sovvenzioni, né la responsabilità dei paesi sviluppati per quanto riguarda l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) o la responsabilità dei paesi in via di sviluppo di fornire servizi pubblici essenziali; prende atto dell'intenzione di lanciare un piano di investimenti esterno in Africa e nel Mediterraneo sull'esempio del Fondo europeo per gli investimenti strategici; chiede che sia garantita una trasparente addizionalità nei confronti degli strumenti finanziari esistenti e delle piattaforme combinate, anche mediante nuovi stanziamenti, nonché il pieno coinvolgimento del Parlamento nella realizzazione del piano.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

12.7.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

25

3

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jean Arthuis, Reimer Böge, Lefteris Christoforou, Jean-Paul Denanot, Gérard Deprez, José Manuel Fernandes, Eider Gardiazabal Rubial, Jens Geier, Esteban González Pons, Ingeborg Gräßle, Iris Hoffmann, Bernd Kölmel, Zbigniew Kuźmiuk, Vladimír Maňka, Ernest Maragall, Siegfried Mureşan, Victor Negrescu, Liadh Ní Riada, Paul Rübig, Petri Sarvamaa, Patricija Šulin, Eleftherios Synadinos, Paul Tang, Indrek Tarand, Isabelle Thomas, Marco Zanni

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Marco Valli, Derek Vaughan


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

31.8.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

20

5

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Louis Aliot, Beatriz Becerra Basterrechea, Ignazio Corrao, Manuel dos Santos, Doru-Claudian Frunzulică, Nathan Gill, Charles Goerens, Enrique Guerrero Salom, Heidi Hautala, Maria Heubuch, György Hölvényi, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Stelios Kouloglou, Arne Lietz, Linda McAvan, Norbert Neuser, Maurice Ponga, Cristian Dan Preda, Lola Sánchez Caldentey, Eleni Theocharous, Paavo Väyrynen, Bogdan Brunon Wenta, Rainer Wieland, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Brian Hayes, Joachim Zeller

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Liliana Rodrigues


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

20

+

ALDE

Beatriz Becerra Basterrechea, Charles Goerens, Paavo Väyrynen

ECR

Eleni Theocharous

EFDD

Ignazio Corrao

PPE

Brian Hayes, György Hölvényi, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Cristian Dan Preda, Bogdan Brunon Wenta, Rainer Wieland, Joachim Zeller, Anna Záborská

S&D

Doru-Claudian Frunzulică, Enrique Guerrero Salom, Arne Lietz, Linda McAvan, Norbert Neuser, Liliana Rodrigues, Manuel dos Santos

5

-

EFDD

Nathan Gill

GUE/NGL

Stelios Kouloglou, Lola Sánchez Caldentey

VERTS/ALE

Heidi Hautala, Maria Heubuch

1

0

ENF

Louis Aliot

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

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