Procedura : 2015/2254(INL)
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A8-0283/2016

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RELAZIONE     
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10.10.2016
PE 576.988v03-00 A8-0283/2016

recante raccomandazioni alla Commissione sull'istituzione di un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali

(2015/2254(INL))

Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

Relatore: Sophia in 't Veld

(Iniziativa – articolo 46 del regolamento)

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 ALLEGATO ALLA PROPOSTA DI RISOLUZIONE:Raccomandazioni dettagliate per un progetto di accordo interistituzionale sulle misure concernenti le procedure di monitoraggio e seguito della situazione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali negli Stati membri e in seno alle istituzioni dell'UE
 MOTIVAZIONE
 PARERE DI MINORANZA
 PARERE DI MINORANZA
 PARERE DI MINORANZA
 PARERE della commissione per gli affari costituzionali
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

recante raccomandazioni alla Commissione sull'istituzione di un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali

(2015/2254(INL))

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il preambolo del trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare il secondo, il quarto, il quinto e il settimo capoverso,

–  visti in particolare, l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 1, l'articolo 3, paragrafo 3, secondo comma, e gli articoli 6, 7 e 11 TUE,

–  visti gli articoli del TFUE relativi al rispetto, alla promozione e alla tutela della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali nell'Unione, tra cui gli articoli 70, 258, 259, 260, 263 e 265,

–  visti l'articolo 4, paragrafo 3, e l'articolo 5 TUE, l'articolo 295 TFUE, il protocollo n. 1 sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea e il protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, allegati al TUE e al TFUE,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (in appresso, la Carta),

–  vista la Carta sociale europea del Consiglio d'Europa, in particolare l'articolo E,

–  visti i criteri di Copenaghen e il corpus di norme UE a cui un paese candidato deve ottemperare se intende aderire all'Unione (in appresso, l'acquis) - in particolare i capitoli 23 e 24,

–  viste la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, le convenzioni, raccomandazioni, risoluzioni e relazioni dell'Assemblea parlamentare, del Comitato dei ministri, del Commissario per i diritti umani e della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa,

–  visti la raccomandazione R(2000)21 del Consiglio d'Europa del 25 ottobre 2000 e i principi di base delle Nazioni Unite sul ruolo degli avvocati del 1990, che fanno appello agli Stati affinché garantiscano la libertà e l'indipendenza della professione forense;

–  visto il "memorandum d'intesa tra il Consiglio d'Europa e l'Unione europea" del 23 maggio 2007,

–  vista la convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la tutela delle minoranze nazionali,

–  vista la Carta europea del Consiglio d'Europa per le lingue regionali e minoritarie,

–  vista la lista di controllo per lo Stato di diritto adottata dalla Commissione di Venezia in occasione della sua 106a sessione plenaria, il 18 marzo 2016,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visti i trattati delle Nazioni Unite in materia di tutela dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e la giurisprudenza degli organi convenzionali delle Nazioni Unite,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna,

–  visto l'approccio delle Nazioni Unite all'assistenza per lo Stato di diritto di aprile 2008,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'obiettivo 16,

–  vista la 25a relazione semestrale della COSAC dal titolo "Developments in European Union Procedures and Practices Relevant to Parliamentary Scrutiny" (Sviluppi nelle procedure e nelle pratiche dell'Unione europea relative al controllo parlamentare), del 18 maggio 2016,

–  viste le pubblicazioni dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), tra cui la proposta di sistema di informazione europeo sui diritti fondamentali (EFRIS) contenuta nel documento della FRA del 31 dicembre 2013 dal titolo: "Fundamental rights in the future of the European Union's Justice and Home Affairs" (I diritti fondamentali nel futuro dei settori Giustizia e Affari interni dell'Unione europea)(1),

–  visto il parere della FRA dell'8 aprile 2016 sull'elaborazione di uno strumento integrato di indicatori oggettivi concernenti i diritti fondamentali atti a valutare la conformità ai valori comuni sanciti dall'articolo 2 TUE sulla base delle fonti d'informazione esistenti,

–  vista la lettera dei ministri degli Affari esteri di Germania, Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi al Presidente della Commissione del 6 marzo 2013(2),

–  vista la nota della Presidenza italiana dal titolo "Garantire il rispetto dello stato di diritto" del 15 novembre 2014(3),

–  viste le conclusioni del Consiglio e degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, in data 16 dicembre 2014, sulla necessità di garantire il rispetto dello Stato di diritto,

–  visti il primo e il secondo dialogo sullo Stato di diritto durante le Presidenze del Lussemburgo e dei Paesi Bassi del 17 novembre 2015 e del 24 maggio 2016,

–  visti gli "orientamenti del Consiglio sulle misure metodologiche da adottare per verificare la compatibilità con i diritti fondamentali in seno agli organi preparatori del Consiglio", del 19 dicembre 2014(4),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 19 ottobre 2010, intitolata "Strategia per un'attuazione effettiva della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea",

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 6 maggio 2011, intitolato "Operational Guidance on taking account of Fundamental Rights in Commission Impact Assessments" (Orientamenti operativi per tenere conto dei diritti fondamentali nelle valutazioni d'impatto della Commissione),

–  visti il meccanismo di monitoraggio e gli strumenti di valutazione periodica di cui dispone attualmente la Commissione, compresi il meccanismo di cooperazione e verifica, il quadro di valutazione della giustizia, le relazioni sulla lotta alla corruzione e l'Osservatorio dei media,

–  visto il colloquio annuale della Commissione sui diritti fondamentali,

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 marzo 2014 intitolata "Un nuovo quadro dell'UE per rafforzare lo Stato di diritto",

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016,

–  visto il codice di buone prassi sulla partecipazione civile nei processi decisionali del Consiglio d'Europa del 1° ottobre 2009,

–  visti il Quadro di valutazione UE della giustizia 2016 e la relazione della Commissione del 15 luglio 2016 dal titolo "Controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea - Relazione annuale 2015",

–  vista la valutazione dell'Unità Valore aggiunto europeo del Parlamento dell'aprile 2016 dal titolo "Un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali",

–  visti gli articoli 46 e 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione per gli affari costituzionali (A8-0283/2016),

A.  considerando che l'Unione è fondata sui valori del rispetto della dignità umana, la libertà, la democrazia, l'uguaglianza, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti fondamentali, compresi i diritti delle persone che appartengono a minoranze, valori iscritti tra i suoi principi e obiettivi primari nei primi articoli del TUE e nei criteri di adesione all'Unione;

B.  considerando che le istituzioni e gli organi dell'Unione nonché i suoi Stati membri dovrebbero dare l'esempio assolvendo concretamente ai propri obblighi e adoperarsi per plasmare una cultura condivisa dello Stato di diritto quale valore universale nei 28 Stati membri e nelle istituzioni dell'UE, affinché sia applicata in modo uniforme da tutti i soggetti interessati, mentre il pieno rispetto e la promozione di questi principi rappresentano un presupposto fondamentale per la legittimità del progetto europeo nel suo complesso e la condizione essenziale per consolidare la fiducia dei cittadini nell'Unione;

C.  considerando che, secondo il parere 2/13 della Corte di giustizia europea (in appresso, la Corte di giustizia) del 18 dicembre 2014(5) e la relativa giurisprudenza della Corte di giustizia, i diritti fondamentali riconosciuti dalla Carta si collocano al centro della costruzione giuridica dell'Unione e il rispetto di tali diritti costituisce un presupposto della legittimità degli atti dell'Unione, sicché non possono ammettersi in quest'ultima misure incompatibili con questi medesimi diritti;

D.  considerando che, conformemente all'articolo 2, all'articolo 3, paragrafo 1, e all'articolo 7 TUE, l'Unione si avvale della possibilità di agire per tutelare i suoi "fondamenti costituzionali" e i valori comuni su cui si fonda;

E.  considerando che lo Stato di diritto costituisce la colonna portante della democrazia liberale europea e rappresenta uno dei principi fondanti dell'Unione che derivano dalle tradizioni costituzionali comuni di tutti gli Stati membri;

F.  considerando che tutti gli Stati membri, le istituzioni, gli organi e gli organismi dell'Unione e i paesi candidati sono tenuti a rispettare, proteggere e promuovere tali principi e valori e hanno il dovere della cooperazione leale;

G.  considerando che conformemente, in particolare, al protocollo 24 allegato al TUE e al TFUE, al considerando 10 della decisione 2002/584/GAI e alla giurisprudenza della Corte europea per i diritti dell'uomo ("M.S.S./Belgio e Grecia") e della Corte di giustizia ("N.S. e M.E.", "Aranyosi e Căldăraru"), gli Stati membri, compresi i tribunali nazionali, hanno l'obbligo di astenersi dal dare esecuzione alle normative dell'Unione nei confronti di altri Stati membri nel caso in cui sussista un chiaro rischio di violazione grave o di violazione grave e persistente dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali in tali Stati;

H.  considerando che il rispetto dello Stato di diritto all'interno dell'Unione è una condizione essenziale per la protezione dei diritti fondamentali e per il rispetto di tutti i diritti e di tutti gli obblighi derivanti dai trattati e dal diritto internazionale ed è una condizione essenziale per il riconoscimento e la fiducia reciproci che sono fattori importanti in settori quali il mercato interno, la crescita e l'occupazione, la lotta alla discriminazione, l'inclusione sociale, la cooperazione giudiziaria e di polizia, lo spazio Schengen e le politiche in materia di asilo e migrazione e che, di conseguenza, l'erosione dello Stato di diritto, della governance democratica e dei diritti fondamentali costituiscono una grave minaccia alla stabilità dell'Unione, dell'unione monetaria e dello spazio comune di sicurezza e giustizia e alla prosperità dell'Unione;

I.  considerando che il modo in cui lo Stato di diritto è attuato negli Stati membri riveste un ruolo essenziale nel garantire la fiducia reciproca tra Stati membri e i rispettivi sistemi giuridici e che è pertanto di vitale importanza istituire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza confini interni;

J.  considerando che l'Unione si basa su una serie comune di valori e i principi fondanti, che la definizione di tali valori e principi, che permettono alla democrazia di prosperare e ai diritti fondamentali di essere tutelati, rappresenta un processo permanente e che, se tali valori e principi possono evolvere nel tempo, essi devono essere protetti e costituire la base delle decisioni politiche, indipendentemente dal mutare delle maggioranze politiche, e resistere alle modifiche provvisorie, ragion per cui una magistratura indipendente e imparziale investita della responsabilità di interpretarli riveste un ruolo cruciale;

K.  considerando che i cittadini e i residenti dell'Unione talvolta non sono sufficientemente consapevoli di tutti i loro diritti in quanto europei; che essi dovrebbero poter essere in grado di plasmare insieme i valori e i principi fondanti dell'Unione e soprattutto di appropriarsene;

L.  considerando che, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, TUE, l'Unione deve rispettare l'uguaglianza degli Stati membri dinanzi ai trattati e che il rispetto della diversità culturale e delle tradizioni nazionali, all'interno degli Stati membri e tra di essi, non dovrebbe impedire un livello elevato e uniforme di tutela della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali in tutta l'Unione; che il principio di uguaglianza e di non discriminazione è un principio universale che rappresenta il filo conduttore di tutte le politiche e attività dell'Unione;

M.  considerando che la salvaguardia dello Stato di diritto e di efficaci sistemi giudiziari indipendenti svolge un ruolo centrale nel creare un ambiente politico positivo, in grado di ripristinare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, e quindi anche un ambiente favorevole agli investimenti e in grado di fornire una maggiore prevedibilità delle norme e favorire la crescita sostenibile;

N.  considerando che il miglioramento dell'efficacia dei sistemi giudiziari negli Stati membri è un aspetto essenziale dello Stato di diritto ed è fondamentale per garantire un trattamento equo, sanzionare gli abusi dello Stato e prevenire gli arbitri, ed è ritenuto dalla Commissione una componente essenziale per le riforme strutturali nell'ambito del semestre europeo, il ciclo annuale per il coordinamento delle politiche economiche a livello dell'Unione; che la professione legale indipendente è uno dei capisaldi di una società libera e democratica;

O.  considerando che la nota orientativa del Segretario generale dell'ONU dal titolo "UN Approach to the Rule of Law Assistance" (Approccio delle Nazioni Unite all'assistenza per lo Stato di diritto) raccomanda che lo Stato di diritto comporti una società pubblica e civile che contribuisca a rafforzare lo Stato di diritto e a garantire la responsabilità dei funzionari pubblici e delle istituzioni pubbliche;

P.  considerando che lo studio del Servizio ricerca del Parlamento europeo sul costo della non Europa nel settore della criminalità organizzata e della corruzione stima che l'integrazione degli attuali meccanismi di controllo dell'Unione, come il meccanismo di cooperazione e di verifica, il quadro di valutazione sulla giustizia e le relazioni anti-corruzione, in un più ampio quadro di controllo dello Stato di diritto permetterebbe economie per 70 miliardi di EUR all'anno;

Q.  considerando che la governance democratica e giuridica dell'Unione non ha una base legislativa solida quanto la governance economica, poiché, per far rispettare i propri valori fondanti, l'Unione non applica l'intransigenza e la fermezza che dimostra invece nel garantire l'adeguata attuazione delle norme economiche e fiscali;

R.  considerando che il mancato rispetto delle norme, dei valori e dei principi democratici applicabili da parte di un paese candidato ha l'effetto di ritardare l'adesione all'Unione, finché non vi è una piena conformità con tali norme, mentre il mancato rispetto delle stesse norme da parte di uno Stato membro o istituzione dell'Unione ha scarse conseguenze pratiche;

S.  considerando che gli obblighi imposti ai paesi candidati dai criteri di Copenaghen si applicano agli Stati membri anche a seguito dell'adesione all'Unione in virtù dell'articolo 2 TUE e del principio di leale cooperazione sancito dall'articolo 4 TUE e che quindi tutti i vecchi Stati membri dovrebbero, pertanto, essere soggetti a valutazione periodica in modo da verificare se le loro legislazioni e prassi sono conformi con i criteri e i valori comuni su cui si fonda l'Unione;

T.  considerando che circa l'8 % dei cittadini dell'UE a 28 appartiene a una minoranza nazionale e circa il 10 % parla una lingua regionale o minoritaria; che non esiste un quadro giuridico dell'Unione per garantire i loro diritti in quanto minoranza; che l'istituzione di un meccanismo efficace per monitorare i loro diritti nell'Unione riveste la massima importanza; che vi è una differenza tra protezione delle minoranze nazionali e politiche anti-discriminazione; che la parità di trattamento è un diritto elementare di tutti i cittadini e non un privilegio;

U.  considerando che la coerenza e la coesione della politica interna ed esterna in materia di democrazia, Stato di diritto e i diritti fondamentali sono essenziali per la credibilità dell'Unione;

V.  considerando che vi sono pochi strumenti per garantire la conformità delle decisioni legislative ed esecutive delle istituzioni dell'Unione con i principi e i valori fondanti dell'Unione;

W.  considerando che la Corte di giustizia ha recentemente pronunciato varie sentenze che annullano taluni atti legislativi dell'Unione, decisioni della Commissione o prassi legislative per violazioni della Carta o perché contrarie ai principi sanciti dal trattato in materia di trasparenza e accesso ai documenti, ma che in molti casi le istituzioni dell'Unione non rispettano integralmente la lettera e lo spirito delle sentenze;

X.  considerando che l'adesione dell'Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali è un obbligo sancito dal trattato a norma dell'articolo 6, paragrafo 2, TUE;

Y.  considerando che la promozione e la protezione della democrazia pluralistica, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, lo Stato di diritto, la cooperazione politica e legale, la coesione sociale e l'interscambio culturale sono al centro della cooperazione tra il Consiglio d'Europa e l'Unione;

Z.  considerando che la necessità di meccanismi più efficaci e vincolanti atti a garantire la piena applicazione dei principi e dei valori del trattato è stata riconosciuta dalla Commissione e dal Consiglio e messa in atto con la creazione, da parte della Commissione, del quadro dell'UE per rafforzare lo Stato di diritto e, da parte del Consiglio, del Dialogo sullo Stato di diritto;

AA.  considerando che l'Unione dispone di molteplici strumenti e procedure per garantire la piena e corretta applicazione dei principi e dei valori del trattato, ma manca una risposta efficace e rapida da parte delle sue istituzioni; che gli strumenti esistenti dovrebbero essere fatti rispettare, valutati e integrati nel quadro di un meccanismo per lo Stato di diritto per essere adeguati ed efficaci e non dovrebbero essere percepiti come un accanimento politico, arbitrario e ingiusto nei confronti di alcuni paesi;

AB.  considerando che il numero delle sentenze della Corte di giustizia che citano la Carta è passato da 43 nel 2011 a 210 nel 2014;

AC.  considerando che la coerenza tra le istituzioni e gli Stati membri nel rispetto della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali offrirà vantaggi innegabili, come una riduzione dei costi delle cause giudiziarie, migliore chiarezza per i cittadini dell'Unione e i loro diritti e una maggiore certezza per gli Stati membri in materia di attuazione;

AD.  considerando che alcuni governi degli Stati membri negano che il rispetto dei principi e dei valori dell'Unione sia un obbligo emanante dal trattato o che l'Unione disponga dell'autorità di garantire tale rispetto;

AE.  considerando che nelle situazioni in cui uno Stato membro non garantisce più il rispetto della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali o in caso di violazione dello Stato di diritto, l'Unione e i suoi Stati membri hanno il dovere di proteggere l'integrità e l'applicazione dei trattati e di proteggere i diritti di tutti coloro che sono soggetti alla sua giurisdizione;

AF.  considerando che la società civile svolge un ruolo importante nel costruire e rafforzare la democrazia, il controllo e la limitazione del potere dello Stato oltre a promuovere il buon governo, la trasparenza, l'efficacia, l'apertura, la reattività e la responsabilità;

AG.  considerando che il principio di sussidiarietà non può essere invocato per respingere l'azione dell'Unione volta a garantire il rispetto dei principi e dei valori del trattato da parte degli Stati membri;

AH. considerando che l'azione dell'Unione tesa a garantire il rispetto da parte degli Stati membri e delle istituzioni dei valori su cui è fondata e da cui derivano i diritti degli europei è una condizione essenziale per far parte del progetto europeo;

AI.  considerando che il processo di integrazione europea in corso e i recenti sviluppi in alcuni Stati membri hanno dimostrato come il mancato rispetto dello Stato di diritto e dei valori fondamentali non sia adeguatamente affrontato e che è necessario rivedere e integrare gli attuali meccanismi e sviluppare un meccanismo efficace per colmare le restanti lacune e garantire che i principi e i valori del trattato siano osservati, protetti e promossi in tutta l'Unione;

AJ.  considerando che il nuovo meccanismo dovrebbe basarsi su riscontri oggettivi; essere oggettivo e non soggetto a influenze esterne, soprattutto da parte del potere politico, non discriminatorio e valutare in condizioni di parità; rispettare i principi di sussidiarietà, necessità e proporzionalità applicarsi sia agli Stati membri che alle istituzioni dell'Unione; basarsi su un approccio graduale che comporti una parte preventiva e una parte correttiva;

AK.  considerando che il nuovo meccanismo dovrebbe puntare a offrire un quadro unico, coerente, basato sull'integrazione degli strumenti e dei meccanismi esistenti e in grado di colmare le restanti lacune;

AL.  considerando che l'introduzione di un Patto dell'Unione sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali lascia impregiudicata la diretta applicazione dell'articolo 7, paragrafi 1 e 2, TUE;

1.  raccomanda, fino all'eventuale revisione del trattato, la creazione di un meccanismo globale dell'Unione per la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali che comprenda tutti i soggetti interessati e chiede, pertanto, alla Commissione di presentare, entro settembre 2017, sulla base dell'articolo 295 TFUE, una proposta per la conclusione di un Patto dell'Unione sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali (in appresso, "Patto DSD") sotto forma di un accordo interistituzionale che stabilisca le modalità atte a facilitare la cooperazione delle istituzioni dell'Unione e degli Stati membri nell'ambito dell'articolo 7 TUE e a integrare, allineare e completare i meccanismi esistenti secondo le raccomandazioni dettagliate figuranti nell'allegato e compresa la possibilità di aderire al Patto DSD per tutte le istituzioni e gli organismi dell'Unione che lo desiderano;

2.  invita la Commissione a impegnarsi in un dialogo significativo con la società civile, garantendo che il suo contributo e il suo ruolo siano tenuti presenti nella proposta di accordo interistituzionale;

3.  raccomanda, in particolare, che il Patto dell'Unione sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali comprenda elementi preventivi e correttivi e si applichi a tutti gli Stati membri nonché alle tre principali istituzioni dell'Unione, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, necessità e proporzionalità;

4.  ritiene che, se il Patto dell'Unione sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali ha come scopo principale di prevenire e correggere le violazioni dei valori dell'Unione, esso dovrebbe altresì prevedere possibili sanzioni che possano fungere da deterrente efficace;

5.  è del parere che le conclusioni e i pareri espressi dalla FRA nonché la giurisprudenza della Corte di giustizia costituiscono una buona base per interpretare l'articolo 2 TUE e il campo d'applicazione dei diritti sanciti dalla Carta;

6.  ricorda alla Commissione che, in quanto custode dei trattati, ha il dovere di controllare e valutare la corretta attuazione delle normative dell'Unione e il rispetto dei principi e degli obiettivi enunciati nel trattato da parte degli Stati membri e di tutte le istituzioni e gli organi dell'Unione; raccomanda quindi di prendere in considerazione questa funzione della Commissione nel valutare la sua conformità con i principi della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali nell'ambito del ciclo programmatico DSD;

7.  chiede alla Commissione di riunire, a partire dal 2018, le sue relazioni tematiche annuali in materia e l'esito dei meccanismi di monitoraggio esistenti nonché gli strumenti di valutazione periodica, in modo da presentarli tutti nella stessa giornata e integrarli nel ciclo programmatico DSD;

8.   ritiene importante promuovere un dialogo continuo e adoperarsi per raggiungere un consenso più solido tra l'Unione e i suoi Stati membri, con l'obiettivo di promuovere e proteggere la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, al fine di tutelare i valori comuni sanciti nei trattati e nella Carta in modo pienamente trasparente e obiettivo; è fermamente convinto che i diritti fondamentali e i valori sanciti nella Carta e nei trattati non possano essere oggetto di compromesso;

9.   sottolinea il ruolo fondamentale che il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali dovrebbero svolgere nella valutazione dei progressi e nel monitoraggio della conformità nell'ambito dei valori comuni dell'Unione sanciti all'articolo 2 TUE; osserva il ruolo fondamentale svolto dal Parlamento europeo nel mantenere il necessario dialogo continuo nel quadro del consenso comune in seno all'Unione sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, tenendo conto dei cambiamenti nella nostra società; ritiene che l'attuazione di questi valori e principi debba altresì poggiare su un controllo effettivo del rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Carta;

10.  raccomanda che ogni dibattito interparlamentare sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali includa la società civile e ritiene che la partecipazione civica e la forza della società civile debbano essere prese in considerazione come indicatore di democrazia;

11.  invita la Commissione a presentare, entro giugno 2017, un nuovo progetto di accordo relativo all'adesione dell'Unione alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, al fine di ottemperare agli obblighi sanciti nell'articolo 6 TUE, affrontando i rilievi formulati nel parere 2/13; chiede, inoltre, al Consiglio d'Europa di aprire la Carta sociale europea alla firma di terzi, affinché la Commissione possa avviare negoziati per l'adesione dell'Unione;

12.  invita il Mediatore europeo, tenendo conto delle opinioni della società, a evidenziare e consolidare all'interno di uno specifico capitolo nell'ambito della sua relazione annuale i casi, le raccomandazioni e le decisioni connessi ai diritti fondamentali dei cittadini nonché ai principi della democrazia e dello Stato di diritto; invita la Commissione ad analizzare tali raccomandazioni specifiche;

13.  invita la Commissione ad adottare misure volte ad assicurare, in linea con l’articolo 47 della Carta, un accesso generalizzato dei cittadini all’assistenza legale per le persone e le organizzazioni che agiscono in giudizio nelle cause relative a violazioni della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali da parte di governi nazionali o delle istituzioni dell’Unione, integrando, se del caso, i regimi nazionali e la direttiva sull'ammissione al patrocinio a spese dello Stato per indagati e imputati nell'ambito di procedimenti penali e per le persone ricercate nell'ambito di procedimenti di esecuzione del mandato d'arresto europeo;

14.  accoglie con favore la riforma della Corte di giustizia che prevede un graduale aumento del numero di giudici presso la Corte per gestire il carico di lavoro e ridurre la durata dei procedimenti;

15.  raccomanda che il gruppo di esperti su democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali, (in appresso "gruppo di esperti DSD"), previsto dall'accordo interistituzionale, effettui anche una valutazione sull'accesso alla giustizia a livello europeo, compresi aspetti quali l'indipendenza e l'imparzialità dei giudici e dei tribunali, una professione legale indipendente, norme giuridiche certe, la durata e il costo dei contenziosi, l'adeguatezza e l'efficacia del sistema di assistenza legale come pure l'esistenza dei fondi necessari per tale sistema, l'attuazione delle sentenze, la portata del controllo giurisdizionale e dei ricorsi disponibili per i cittadini e le opzioni per i ricorsi collettivi transfrontalieri; ritiene in questo contesto che si debba prestare attenzione alle disposizioni dell'articolo 298 TFUE in merito al diritto dei cittadini dell'Unione di godere di un'amministrazione europea aperta, efficace ed indipendente;

16.  invita la Commissione a collaborare con la società civile per sviluppare e attuare una campagna di sensibilizzazione che consenta ai cittadini e ai residenti dell'Unione di appropriarsi pienamente dei propri diritti derivanti dal trattato e dalla Carta (ad esempio, libertà di espressione, libertà di assemblea, diritto di voto) e che informi in particolare i cittadini dei loro diritti in materia di ricorso in sede giudiziaria e azione legale nei casi relativi alle violazioni della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali da parte da parte di governi nazionali o delle istituzioni dell'Unione;

17.  chiede che sia istituita una sovvenzione per organizzare l'erogazione di fondi a supporto degli attori locali che promuovono la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali all'interno dell'Unione;

18.   ricorda che, se l'Unione stabilisce requisiti sul rispetto della protezione e la promozione dei diritti umani nei suoi accordi internazionali, deve allo stesso modo garantire che le istituzioni e tutti gli Stati membri rispettino lo Stato di diritto e i diritti fondamentali;

19.  raccomanda inoltre che il Patto dell'Unione sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali preveda un monitoraggio periodico sulla compatibilità degli accordi internazionali ratificati dagli Stati membri e dall'Unione recanti disposizioni di diritto primario e di diritto derivato;

20.  ritiene, inoltre, che, qualora sarà presa in considerazione in futuro una revisione del trattato, si potrebbero prevedere le seguenti modifiche:

–  rendere l'articolo 2 del TUE e la Carta dei diritti fondamentali una base giuridica per le misure legislative da adottare secondo la procedura legislativa ordinaria;

–  consentire ai giudici nazionali, ai sensi dell'articolo 2 TUE e della Carta, di sottoporre alla Corte di giustizia controversie sulla legittimità delle azioni degli Stati membri;

–  rivedere l'articolo 7 allo scopo di rendere pertinenti e applicabili le sanzioni contro gli Stati membri indicando chiaramente i diritti (oltre al diritto di voto in Consiglio) che possono essere sospesi per gli Stati membri inadempienti, ad esempio sanzioni pecuniarie o la sospensione dei finanziamenti dell'Unione;

–  consentire a un terzo dei deputati al Parlamento di impugnare un atto legislativo dinanzi alla Corte di giustizia dopo la sua adozione definitiva e prima della sua attuazione;

–  consentire alle persone fisiche e a quelle giuridiche direttamente e individualmente interessate da un'azione di promuovere ricorsi dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea per presunte violazioni della Carta dei diritti fondamentali da parte delle istituzioni dell'UE o di uno Stato membro, modificando gli articoli 258 e 259 TFUE;

–  sopprimere l’articolo 51 della Carta dei diritti fondamentali e trasformare la Carta in una Carta dei diritti dell’Unione;

–  rivedere il requisito dell'unanimità nei settori relativi al rispetto, alla tutela e alla promozione dei diritti fondamentali, come l'uguaglianza e la non discriminazione;

21.  conferma che tali raccomandazioni rispettano i diritti fondamentali e il principio di sussidiarietà;

22.  ritiene che le incidenze finanziarie delle proposte richieste per il bilancio dell'Unione dovrebbero essere coperte mediante gli attuali stanziamenti di bilancio; sottolinea che per l'Unione e i suoi Stati membri, come pure per i cittadini, l'adozione e l'attuazione di tali proposte potrebbero portare a notevoli risparmi in termini di costi e di tempi, potrebbero favorire la fiducia e il riconoscimento reciproco delle decisioni e delle azioni degli Stati membri e dell'Unione e potrebbero pertanto essere vantaggiose sotto il profilo economico e sociale;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e le raccomandazioni particolareggiate figuranti in allegato alla Commissione e al Consiglio, nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri e al Comitato delle regioni affinché le trasmettano ai parlamenti e agli enti sub-nazionali.

(1)

  http://fra.europa.eu/sites/default/files/fra_submission_on_the_future_of_eu_justice.pdf

(2)

http://www.rijksoverheid.nl/bestanden/documenten-en-publicaties/brieven/2013/03/13/brief-aan-europese-commissie-over-opzetten-rechtsstatelijkheidsmechanisme/brief-aan-europese-commissie-over-opzetten-rechtsstatelijkheidsmechanisme.pdf

(3)

http://register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=IT&f=ST%2015206%202014%20INIT

(4)

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-5377-2015-INIT/en/pdf

(5)

  ECLI:EU:C:2014:2454.


ALLEGATO ALLA PROPOSTA DI RISOLUZIONE:Raccomandazioni dettagliate per un progetto di accordo interistituzionale sulle misure concernenti le procedure di monitoraggio e seguito della situazione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali negli Stati membri e in seno alle istituzioni dell'UE

PROGETTO DI ACCORDO INTERISTITUZIONALE

PATTO DELL'UNIONE EUROPEA SULLA DEMOCRAZIA, LO STATO DI DIRITTO E I DIRITTI FONDAMENTALI

Il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea:

visto il preambolo del trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare il secondo, il quarto, il quinto e il settimo capoverso,

visti in particolare, l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 1, l'articolo 3, paragrafo 3, secondo comma, e gli articoli 6,7 e 11 TUE,

visti gli articoli del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) relativi al rispetto, alla promozione e alla tutela della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali nell'Unione, tra cui gli articoli 70, 258, 259, 260, 263 e 265,

visti l'articolo 4, paragrafo 3, e l'articolo 5 TUE, l'articolo 295 TFUE, il protocollo n. 1 sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea e il protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, allegati al TUE e al TFUE,

vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (la Carta),

vista la Carta sociale europea del Consiglio d'Europa, in particolare l'articolo E sulla non discriminazione,

visti i criteri di Copenaghen e il corpus di norme UE a cui un paese candidato deve ottemperare se intende aderire all'Unione (l'acquis), in particolare i capitoli 23 e 24,

viste la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, le convenzioni, raccomandazioni, risoluzioni e relazioni dell'Assemblea parlamentare, del Comitato dei ministri, del Commissario per i diritti umani e della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa,

vista la lista di controllo per lo Stato di diritto adottata dalla Commissione di Venezia in occasione della sua 106a sessione plenaria, il 18 marzo 2016,

visto il "Memorandum d'intesa tra il Consiglio d'Europa e l'Unione europea" del 23 maggio 2007,

vista la convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la tutela delle minoranze nazionali,

vista la Carta europea del Consiglio d'Europa per le lingue regionali e minoritarie,

vista la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

visti i trattati delle Nazioni Unite in materia di tutela dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e la giurisprudenza degli organi previsti dai trattati delle Nazioni Unite,

viste le pubblicazioni dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), tra cui la proposta di sistema di informazione europeo sui diritti fondamentali (EFRIS) contenuta nel documento della FRA del 31 dicembre 2013 dal titolo: "Fundamental rights in the future of the European Union's Justice and Home Affairs" (I diritti fondamentali nel futuro dei settori Giustizia e Affari interni dell'Unione europea) ,

visto l'approccio delle Nazioni Unite all'assistenza per lo Stato di diritto dell'aprile 2008,

visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'obiettivo 16,

vista la 25a relazione semestrale della COSAC: Developments in European Union Procedures and Practices Relevant to Parliamentary Scrutiny (Sviluppi nelle procedure e nelle pratiche dell'Unione europea relative al controllo parlamentare) del 18 maggio 2016,

vista la lettera dei ministri degli Affari esteri di Germania, Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi al Presidente della Commissione del 6 marzo 2013,

visto il parere della FRA dell'8 aprile 2016 sull'elaborazione di uno strumento integrato di indicatori oggettivi concernenti i diritti fondamentali atti a valutare la conformità ai valori comuni sanciti dall'articolo 2 TUE sulla base delle fonti di informazione esistenti,

vista la nota della Presidenza italiana dal titolo "Garantire il rispetto dello stato di diritto nell'Unione europea" del 15 novembre 2014,

viste le conclusioni del Consiglio e degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, in data 16 dicembre 2014, sulla necessità di garantire il rispetto dello Stato di diritto,

visti gli orientamenti del Consiglio sulle misure metodologiche da adottare per verificare la compatibilità con i diritti fondamentali in seno agli organi preparatori del Consiglio, del 19 dicembre 2014,

visti il primo e il secondo dialogo del Consiglio sullo Stato di diritto durante le Presidenze del Lussemburgo e dei Paesi Bassi, del 17 novembre 2015 e del 24 maggio 2016,

visti il meccanismo di monitoraggio e gli strumenti di valutazione periodica di cui dispone attualmente la Commissione, ivi compresi il meccanismo di cooperazione e verifica, il quadro di valutazione della giustizia, le relazioni sulla lotta alla corruzione e l'Osservatorio dei media,

vista la comunicazione della Commissione, del 19 ottobre 2010, intitolata "Strategia per un'attuazione effettiva della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea",

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 6 maggio 2011, intitolato "Operational Guidance on taking account of Fundamental Rights in Commission Impact Assessments" (Orientamenti operativi per tenere conto dei diritti fondamentali nelle valutazioni d'impatto della Commissione),

vista la comunicazione della Commissione del 19 marzo 2014 intitolata "Un nuovo quadro dell'UE per rafforzare lo Stato di diritto",

visto il convegno annuale sui diritti fondamentali della Commissione,

visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016,

vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2012),

vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2013-2014),

vista la sua risoluzione del 10 giugno 2015 sulla situazione in Ungheria (2015/2700(RSP)), in particolare il paragrafo 12,

(1)  considerando che vi è la necessità di un meccanismo per la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali che sia obiettivo, si basi sui dati, sia applicato in modo giusto ed equo a tutti gli Stati membri nonché alle istituzioni dell'Unione e comprenda sia la dimensione preventiva sia quella correttiva;

(2)  considerando che lo scopo primario di tale meccanismo dovrebbe essere evitare le violazioni e il mancato rispetto della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali e, al contempo, fornire gli strumenti necessari affinché il braccio preventivo e il braccio correttivo di cui all'articolo 7 TUE, nonché gli altri strumenti previsti dai trattati, siano resi operativi nella pratica;

(3)  considerando che si dovrebbe evitare l'inutile creazione di nuove strutture o la duplicazione ed è preferibile, invece, integrare e incorporare gli strumenti esistenti;

(4)  considerando che l'elaborazione di definizioni, norme e parametri relativi alla democrazia, allo Stato di diritto e ai diritti fondamentali non è una decisione una tantum, ma un processo permanente e interattivo che si basa sulla consultazione e il dibattito pubblico di ampia portata, il riesame periodico e la condivisione delle migliori prassi;

(5)  considerando che un meccanismo può essere efficace soltanto se dispone di un ampio sostegno da parte dei cittadini dell'Unione e li rende responsabili del processo;

(6)  considerando che spetta principalmente agli Stati membri garantire il rispetto delle norme comuni, ma che, qualora essi manchino di farlo, l'Unione è tenuta a intervenire per proteggere i suoi fondamenti costituzionali e far sì che i valori sanciti dall'articolo 2 TUE e dalla Carta siano garantiti a tutti i cittadini e i residenti dell'Unione, su tutto il territorio dell'Unione;

(7)  considerando che è importante che tutti i livelli di governo collaborino strettamente sulla base delle loro competenze e responsabilità al fine di individuare precocemente eventuali minacce sistemiche allo Stato di diritto e di migliorare la salvaguardia dello Stato di diritto;

(8)  considerando che esistono diversi strumenti per affrontare il rischio di una grave violazione dei valori dell'Unione, ma che è necessario elaborare parametri di riferimento obiettivi e chiari affinché tali strumenti siano sufficientemente rigorosi e dissuasivi per impedire violazioni dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali; che l'Unione non dispone di meccanismi giuridicamente vincolanti per monitorare regolarmente il rispetto dei valori e dei diritti fondamentali dell'UE da parte degli Stati membri e delle istituzioni dell'Unione;

(9)  considerando che, conformemente all'articolo 295 TFUE, il presente accordo interistituzionale stabilisce disposizioni volte unicamente a facilitare la cooperazione tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione e che, conformemente all'articolo 13, paragrafo 2, TUE, tali istituzioni agiscono nei limiti delle attribuzioni loro conferite dai trattati, secondo le procedure, condizioni e finalità da essi previste; che il presente accordo interistituzionale lascia impregiudicate le prerogative della Corte di giustizia per quanto concerne l'interpretazione autentica del diritto dell'Unione;

HANNO CONVENUTO QUANTO SEGUE:

Articolo 1

I valori essenziali e i principi fondanti dell'Unione, ossia la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, sono sostenuti in tutta l'Unione mediante un Patto dell'Unione sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, che include la definizione, l'elaborazione, il monitoraggio e l'attuazione di tali valori e principi ed è rivolto sia agli Stati membri sia alle istituzioni dell'Unione.

Articolo 2

Il patto dell'UE sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali (DSD) consiste in quanto segue:

–  una relazione annuale sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali (relazione europea DSD) con raccomandazioni specifiche per paese che comprendono le relazioni della FRA, del Consiglio d'Europa e di altre autorità competenti in materia;

–  una discussione interparlamentare annuale sulla base della relazione europea sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali;

–  misure per rimediare a eventuali rischi e violazioni, come previsto dai trattati, ivi inclusa l'attivazione del braccio preventivo o del braccio correttivo di cui all'articolo 7 TUE;

–  un ciclo programmatico per la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali (ciclo programmatico DSD) in seno alle istituzioni dell'Unione.

Articolo 3

Il patto dell'UE sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali è ampliato onde integrare il quadro per lo Stato di diritto della Commissione e il dialogo sullo Stato di diritto del Consiglio in un singolo strumento a livello dell'Unione.

Articolo 4

La relazione europea DSD sulla situazione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali negli Stati membri è elaborata dalla Commissione, in consultazione con il gruppo di esperti indipendenti (gruppo di esperti DSD) di cui all'articolo 8. La Commissione trasmette la relazione al Parlamento europeo, al Consiglio e ai parlamenti nazionali. La relazione è resa pubblica.

La relazione europea sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali comprende una parte generale e le raccomandazioni specifiche per paese.

Qualora la Commissione non adotti a tempo debito la relazione europea DSD, incluse le raccomandazioni specifiche per paese, la commissione competente del Parlamento europeo può chiedere formalmente alla Commissione di fornire spiegazioni per il ritardo e di procedere tempestivamente all'adozione, al fine di non ritardare ulteriormente lo svolgimento del processo.

Articolo 5

La relazione europea sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali incorpora e integra gli strumenti vigenti, tra cui il quadro di valutazione della giustizia, l'Osservatorio del pluralismo dei media, la relazione sulla lotta alla corruzione e le procedure di valutazione tra pari sulla base dell'articolo 70 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e sostituisce il meccanismo di cooperazione e verifica per la Bulgaria e la Romania.

Articolo 6

L'elaborazione della relazione europea sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali si avvale di diverse fonti e degli strumenti vigenti per la valutazione, la segnalazione e il monitoraggio delle attività degli Stati membri, tra cui i seguenti:

–  i contributi delle autorità competenti degli Stati membri in materia di rispetto della democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali;

–  l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), in particolare il sistema di informazione europeo sui diritti fondamentali (EFRIS);

–  altre agenzie specializzate dell'Unione, in particolare il Garante europeo della protezione dei dati (GEPD), l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound) ed Eurostat;

–  esperti, rappresentanti del mondo accademico, organizzazioni della società civile, associazioni professionali e di categoria, ad esempio di giudici, avvocati e giornalisti;

–  gli attuali indici e parametri di riferimento elaborati da organizzazioni internazionali e ONG;

–  il Consiglio d'Europa, in particolare la Commissione di Venezia, il gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) e il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa, e la Commissione europea per l'efficienza della giustizia (CEPEJ);

–  organizzazioni internazionali quali le Nazioni Unite, l'OSCE e l'OCSE;

–  la giurisprudenza della Corte di giustizia, della Corte europea dei diritti dell'uomo e di altre corti, tribunali e organi previsti dai trattati a livello internazionale;

–  tutte le risoluzioni o gli altri contributi pertinenti del Parlamento europeo, ivi compresa la sua relazione annuale sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione;

–  i contributi delle istituzioni dell'Unione.

Tutti i contributi delle fonti di cui al presente articolo, come pure il progetto di relazione europea sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali elaborato dal gruppo di esperti, ivi incluse le raccomandazioni per paese, sono resi pubblici sul sito web della Commissione.

Articolo 7

La relazione europea sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali è presentata in un formato armonizzato, è accompagnata da raccomandazioni specifiche per paese ed è elaborata prestando particolare attenzione ai seguenti aspetti:

–  separazione dei poteri;

–  natura imparziale dello Stato;

–  reversibilità delle decisioni politiche dopo le elezioni;

–  esistenza di controlli ed equilibri istituzionali atti a garantire che l'imparzialità dello Stato non venga messa in discussione;

–  continuità dello Stato e delle istituzioni, basata sull'immutabilità della Costituzione;

–  libertà e pluralismo dei media;

–  libertà di espressione e libertà di riunione;

–  promozione dello spazio civico e meccanismi efficaci per il dialogo civile;

–  diritto alla partecipazione democratica attiva e passiva nell'ambito delle elezioni e democrazia partecipativa;

–  integrità e assenza di corruzione;

–  trasparenza e responsabilità;

–  legalità;

–  certezza giuridica;

–  prevenzione dell'abuso o dello sviamento di potere;

–  uguaglianza dinanzi alla legge e non discriminazione;

–  accesso alla giustizia: indipendenza e imparzialità, giusto processo, giustizia costituzionale (ove applicabile), una professione legale indipendente;

–  aspetti particolarmente problematici legati allo Stato di diritto: corruzione, conflitto di interessi, raccolta di dati personali e sorveglianza;

–  titoli da I a VI della Carta;

–  convenzione europea dei diritti dell'uomo e relativi protocolli.

Articolo 8

La valutazione della situazione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali negli Stati membri è realizzata da un gruppo rappresentativo di esperti indipendenti (gruppo di esperti DSD), che si occupa anche di elaborare i progetti di raccomandazioni specifiche per paese, sulla base di un'analisi quantitativa e qualitativa dei dati e delle informazioni disponibili.

8.1. Il gruppo di esperti DSD è composto dai seguenti membri:

–  un esperto indipendente designato dal parlamento di ogni Stato membro; i membri del gruppo di esperti sono giudici qualificati delle corti costituzionali o supreme, attualmente non in servizio;

–  altri dieci esperti designati dal Parlamento europeo a maggioranza di due terzi, a partire da un elenco di esperti nominati dai seguenti organismi:

i)  la federazione All European Academies (ALLEA);

ii)  la Rete europea delle istituzioni nazionali per i diritti umani (ENNHRI);

iii)  il Consiglio d'Europa (compresi la Commissione di Venezia, il GRECO e il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa);

iv)  la CEPEJ e il Consiglio degli ordini forensi europei (CCBE);

v)  le Nazioni Unite, l'OSCE e l'OCSE.

8.2. Il gruppo di esperti DSD elegge un presidente tra i suoi membri.

8.3. Allo scopo di agevolare lo sviluppo del progetto di relazione europea DSD e dei progetti di raccomandazioni per paese, la Commissione provvede a che il gruppo di esperti disponga di una segreteria, che ne consente l'efficiente funzionamento, in particolare mediante la raccolta di fonti di informazioni e dati che devono essere oggetto di esame e valutazione, nonché fornendo un sostegno amministrativo durante il processo di elaborazione.

Articolo 9

Il gruppo di esperti DSD valuta ciascuno Stato membro per quanto attiene agli aspetti di cui all'articolo 7 e individua gli eventuali rischi, infrazioni o violazioni. Ciascun membro del gruppo di esperti effettua l'analisi in modo anonimo e indipendente, onde salvaguardare l'indipendenza del gruppo di esperti e l'obiettività della relazione europea DSD. I membri del gruppo di esperti possono, tuttavia, consultarsi a vicenda per discutere dei metodi e delle norme concordati.

  I metodi di valutazione sono sottoposti a un riesame su base annuale da parte del gruppo di esperti e, ove necessario, sono oggetto di ulteriore elaborazione, definizione, integrazione e modifica di comune accordo tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione, previa consultazione con i parlamenti nazionali, gli esperti e la società civile.

Articolo 10

L'adozione della relazione europea sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali da parte della Commissione avvia la discussione interparlamentare e la discussione in seno al Consiglio, destinate a tenere conto dei risultati della relazione europea DSD e delle raccomandazioni specifiche per paese, attraverso le seguenti fasi:

–  il Parlamento europeo organizza una discussione interparlamentare sulla base della relazione europea DSD e approva una risoluzione; tale discussione deve essere organizzata in modo da assicurare la definizione dei parametri e degli obiettivi da raggiungere nonché fornire gli strumenti per valutare i cambiamenti da un anno all'altro nell'ambito del consenso esistente in seno all'Unione sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali; occorre accelerare le procedure necessarie per creare tali strumenti, che non solo consentiranno di monitorare in modo immediato ed efficace i cambiamenti annuali, bensì assicureranno anche la conformità con gli impegni assunti da tutte le parti interessate;

–  la discussione interparlamentare annuale rientra in un dialogo pluriennale strutturato tra il Parlamento europeo, i parlamenti nazionali, la Commissione e il Consiglio e coinvolge altresì la società civile, l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali e il Consiglio d'Europa;

–  il Consiglio tiene una discussione annuale, prendendo le mosse dal suo dialogo sullo Stato di diritto, sulla base della relazione europea DSD, e adotta conclusioni che invitano i parlamenti nazionali a fornire una risposta alla relazione europea, alle proposte o alle riforme in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali;

–  sulla base della relazione europea DSD, la Commissione può decidere di avviare una procedura di "infrazione sistemica" a norma dell'articolo 2 TUE e dell'articolo 258 TFUE, raggruppando diversi casi di infrazione;

–  sulla base della relazione europea DSD, in consultazione con il Parlamento europeo e il Consiglio, la Commissione può decidere di presentare una proposta di valutazione dell'attuazione, da parte degli Stati membri, delle politiche dell'Unione in materia di libertà, sicurezza e giustizia a norma dell'articolo 70 TFUE.

10.1  Sulla base della relazione europea DSD, se uno Stato membro ottempera a tutti gli aspetti di cui all'articolo 7 non sono necessarie ulteriori azioni.

10.2  Sulla base della relazione europea DSD, se uno Stato membro non adempie a uno o più aspetti tra quelli elencati all'articolo 7, la Commissione procede senza indugio ad avviare un dialogo con lo Stato membro in questione, tenendo conto delle raccomandazioni specifiche per paese.

10.2.1Se la raccomandazione specifica per paese su uno Stato membro include una valutazione del gruppo di esperti in base alla quale esiste un evidente rischio di violazione grave dei valori di cui all'articolo 2 TUE e vi sono motivi sufficienti per invocare l'articolo 7, paragrafo 1, TUE, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione, senza indugio, svolgono ciascuno una discussione sulla questione e adottano una decisione motivata, che è resa pubblica.

10.3. Sulla base della relazione europea DSD, se le raccomandazioni specifiche per paese su uno Stato membro includono una valutazione del gruppo di esperti in base alla quale esiste una violazione grave e persistente – ossia che aumenta o rimane invariata nell'arco di almeno due anni – dei valori di cui all'articolo 2 TUE e vi sono motivi sufficienti per invocare l'articolo 7, paragrafo 2, TUE, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione, senza indugio, svolgono ciascuno una discussione sulla questione e adottano una decisione motivata, che è resa pubblica.

Articolo 11

I diritti fondamentali sono inseriti nella valutazione d'impatto per tutte le proposte legislative della Commissione, conformemente al punto 25 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio".

  Il gruppo di esperti DSD, istituito conformemente all'articolo 8, valuta il rispetto della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali da parte del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.

Articolo 12

Si istituisce un gruppo di lavoro interistituzionale sulla valutazione d'impatto (gruppo di lavoro) allo scopo di migliorare la cooperazione interistituzionale sulle valutazioni d'impatto e creare una cultura di rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto. Il gruppo consulta gli esperti nazionali già nella fase iniziale in modo da prevedere meglio i problemi relativi all'attuazione negli Stati membri e contribuire a superare le differenze di interpretazione e comprensione tra le diverse istituzioni dell'Unione per quanto riguarda l'impatto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto sugli atti legislativi dell'Unione. Il gruppo di lavoro si basa sugli orientamenti del Consiglio sulle misure metodologiche da adottare per verificare la compatibilità con i diritti fondamentali in seno agli organi preparatori del Consiglio, sulla strategia della Commissione per un'attuazione effettiva della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, sugli orientamenti operativi della Commissione per tenere conto dei diritti fondamentali nelle valutazioni d'impatto della Commissione, sullo strumento n. 24 dello strumentario (toolbox) per legiferare meglio, nonché sull'articolo 38 del regolamento del Parlamento europeo, al fine di assicurare il rispetto e la promozione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali.

Articolo 13

Le relazioni annuali del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione relative all'applicazione e al rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali da parte delle istituzioni dell'Unione sono presentate insieme al ciclo programmatico annuale della relazione europea sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali:

  - relazione annuale sull'applicazione della Carta;

  - relazione annuale sull'applicazione del diritto dell'Unione;

  - relazione annuale sull'applicazione del regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio(1).

Articolo 14

Il presente regolamento entra in vigore il ….

Fatto a ...

Per il Parlamento europeo

Il suo Presidente

Per il Consiglio dell'Unione europea

Il suo Presidente

Per la Commissione europea

Il suo Presidente

(1)

  Regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43).


MOTIVAZIONE

L'Europa vanta una lunga tradizione nel campo della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti dei cittadini, a partire dalla democrazia ateniese e dal diritto romano, passando per la Magna Carta del 1215 e la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, fino ad arrivare alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e alla Carta dei diritti fondamentali.

L'Unione europea, inoltre, ha inserito la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali (DSD) tra i suoi principi e obiettivi primari nei primi articoli dei trattati, nonché tra i criteri per l'adesione all'UE. I tentativi di includere nei trattati un riferimento alle radici giudaico‑cristiane dell'Europa non hanno avuto successo, ma confermano il fatto che l'Unione europea è percepita come una comunità di valori. Nelle sue politiche esterne l'UE pone l'accento sui diritti umani e la governance democratica, e agli immigrati in Europa si chiede di rispettare e adottare i nostri valori comuni.

L'Unione europea dispone di un'ampia gamma di strumenti per l'attuazione delle proprie leggi e dei trattati quando si tratta di questioni essenziali. La Commissione europea può imporre agli Stati membri di adeguare i loro bilanci, i sistemi sanitari pubblici o le norme fiscali in modo da garantirne la conformità alla normativa dell'UE. Quando ciò accade, gli Stati membri non contestano il fatto di essere obbligati a conformarsi al diritto dell'UE in virtù dei trattati dell'Unione. Lo stesso non avviene quando si tratta di attuare gli obblighi dei trattati in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali. I tentativi della Commissione europea, quale custode dei trattati, di ricordare agli Stati membri i loro impegni si scontrano con una certa reticenza o addirittura con il rifiuto di riconoscere le norme stabilite di comune accordo e l'autorità dell'UE di esigere il rispetto di tali norme. Ad oggi, gli interventi da parte della Commissione sono stati timidi e arbitrari. Inoltre, le stesse istituzioni europee talvolta non sono riuscite a conformarsi ai principi chiave in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali.

Se è vero che l'UE dispone di diversi strumenti per garantire che i principi della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali siano rispettati, sussistono ancora lacune sostanziali e nella pratica tali strumenti sono spesso inadeguati, inefficaci e limitati in termini di ambito di applicazione, oppure difficilmente impiegati. In alcuni casi, la loro applicazione eterogenea è percepita da molti come un accanimento politico, arbitrario e ingiusto nei confronti di alcuni paesi. Non esiste alcun meccanismo per il monitoraggio sistematico, imparziale e completo di tutti gli Stati membri dell'UE e delle sue istituzioni.

Pertanto, è assolutamente necessario adottare un quadro che consenta all'Unione di affrontare non soltanto le violazioni di talune sue normative specifiche, bensì anche (il rischio di) gravi minacce alla democrazia, allo Stato di diritto e ai diritti fondamentali. Ai valori europei è già accordata la massima importanza nei trattati, ora è il momento che sia loro riconosciuta la massima importanza anche nella pratica.

Il fallimento dell'UE nel difendere le proprie norme e la percezione che non esistano valori europei comuni stanno minando la fiducia reciproca e l'esistenza di un quadro giuridico stabile e affidabile, fondamentale per un adeguato funzionamento dell'UE in tutti gli ambiti politici. Per quanto concerne il trattato, e in particolare l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 1, e l'articolo 7 del TUE, l'Unione ha il dovere di proteggere le proprie basi costituzionali e i propri valori fondamentali, condivisi da tutti i suoi Stati membri.

Sulla base dei documenti di lavoro presentati e discussi in seno alla commissione, e prendendo in considerazione i diversi contributi delle parti interessate esterne, nonché i due studi commissionati dalla Direzione generale dei Servizi di ricerca parlamentare, il relatore raccomanda l'adozione di un patto dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali (DSD) sotto forma di un accordo interistituzionale.

L'accordo interistituzionale proposto intende stabilire le modalità per facilitare la cooperazione tra le istituzioni dell'UE e i suoi Stati membri nel quadro dell'articolo 7 del TUE, integrando, armonizzando e completando i meccanismi esistenti. Esso prevedrà inoltre un meccanismo di revisione integrato rivolto a tutti gli Stati membri nonché alle tre istituzioni principali dell'UE. Il grafico che figura al termine della motivazione illustra nel dettaglio le procedure e le responsabilità relative all'applicazione del patto dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali, sulla base dei tre elementi seguenti: una relazione europea in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali, una discussione in materia di DSD e un ciclo programmatico DSD nell'ambito delle istituzioni dell'UE.

Anziché creare nuove procedure, il relatore raccomanda che l'accordo interistituzionale proposto integri e si basi principalmente sugli strumenti esistenti, in particolare il quadro per lo Stato di diritto della Commissione europea e il dialogo sullo Stato di diritto del Consiglio, espandendolo con un meccanismo di segnalazione (relazione europea DSD), notifica e sanzione (procedure di infrazione o, in ultima analisi, attivazione dell'articolo 7). Il nuovo quadro unico che sarà attuato dovrà essere oggettivo, basato su elementi concreti, rivolto a tutti gli Stati membri in modo giusto ed equo e dovrà includere sia la dimensione preventiva sia quella correttiva.

Oltre all'accordo interistituzionale proposto, il relatore raccomanda altresì l'adozione di una serie di misure non legislative supplementari al fine di garantire un approccio globale orientato al rispetto dei valori sui quali è fondata l'UE, in particolare per quanto riguarda l'accesso alla giustizia a livello europeo.

PATTO DELL'UNIONE EUROPEA SULLA DEMOCRAZIA, LO STATO DI DIRITTO E I DIRITTI FONDAMENTALI

 

 

 

 


PARERE DI MINORANZA

3.10.2016

presentato a norma dell'articolo 56, paragrafo 3, del regolamento

Kazimierz M. Ujazdowski e Marek Jurek

Ci siamo opposti alla presente relazione in quanto nei trattati vigenti non esiste alcuna solida base giuridica per un meccanismo relativo alla democrazia, allo Stato di diritto e ai diritti fondamentali. L'articolo 7 TUE è sufficiente in tal senso, in quanto conferisce al Consiglio dell'UE la facoltà di valutare i rischi in materia. Il meccanismo proposto eccede il mandato previsto dai trattati e costituisce un abuso dell'istituto degli accordi interistituzionali. Tali accordi sono istituiti per promuovere la cooperazione tra le istituzioni dell'UE nell'ambito delle attuali competenze, e non per creare nuovi poteri (articolo 295 TFUE). In futuro, tuttavia, un dialogo volontario tra i paesi e le istituzioni dell'UE potrebbe produrre risultati positivi.


PARERE DI MINORANZA

10.10.2016

a norma dell'articolo 56, paragrafo 3, del regolamento

Beatrice von Storch

La presente relazione si prefigge lo scopo di spezzare la resistenza di taluni Stati membri nei confronti di valori e norme imposti tramite l'UE. In tal modo essa rappresenta un'altra forma di dominio politico dell'UE sugli Stati membri. In futuro sarà possibile metterli alla berlina con "esperti indipendenti" quando tentano di tutelare da decisioni delle istituzioni dell'UE la loro popolazione con consultazioni popolari o con modifiche costituzionali in determinati settori sensibili. In materia l'UE deve rispettare la loro identità nazionale "insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale, compreso il sistema delle autonomie locali e regionali"(articolo 4, paragrafo 2, del trattato UE). In Aula Frans Timmermans e Věra Jourová hanno più volte dichiarato di non aver potuto riscontrare alcuna violazione dei diritti fondamentali neppure nei casi dell'Ungheria e della Polonia, oggetto di intensa manipolazione politica e di bombardamento mediatico. L'UE stessa commette costantemente violazioni delle norme giuridiche e non si può lamentare: regole di stabilità e bilancio, "salvataggio dell'euro", "crisi migratoria" - le sanzioni previste dai trattati non vengono mai comminate. Però su diritti fondamentali di impronta politica dovrebbero ora decidere "esperti indipendenti", oppure giudici provenienti da Turchia, Azerbaigian o Marocco, qualora l'UE aderisse alla convenzione sui diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa. Respingo assolutamente la relazione. Essa serva unicamente alla manipolazione dei governi nazionali da parte di eurocrati di professione.


PARERE DI MINORANZA

10.10.2016

presentato a norma dell'articolo 56, paragrafo 3, del regolamento

Kristina Winberg

1. La proposta accorda a un nuovo gruppo indipendente di esperti a livello dell'UE la facoltà di svolgere indagini sugli Stati membri dell'UE; il gruppo comprenderà organizzazioni internazionali che dispongono già del mandato di monitorare la situazione attuale dei diritti umani e della democrazia e pertanto, di fatto, genera una duplicazione, che costituisce un inaccettabile spreco di risorse. Inoltre, si tratterà di uno strumento di dominio politico dell'UE nei confronti degli Stati membri, e per questo devo respingere la presente relazione.

2. L'UE non fa parte dei trattati internazionali, in quanto ciò violerebbe il diritto sovrano degli Stati membri.

3. La creazione di un nuovo fondo dell'Unione per l'assistenza giuridica in seno all'UE, che deve attingere risorse dal gettito fiscale negli Stati membri dell'UE, è inaccettabile.


PARERE della commissione per gli affari costituzionali (16.6.2016)

destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

sull'istituzione di un meccanismo UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali

(2015/2254(INL))

Relatore per parere: György Schöpflin

(Iniziativa – articolo 46 del regolamento)

SUGGERIMENTI

La commissione per gli affari costituzionali invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito:

–  a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea i valori comuni sanciti dall'articolo 2 TUE sui quali si fonda l'Unione europea;

2.   sottolinea che l'Unione si fonda su principi comuni e sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze; è del parere che le istituzioni e gli organi dell'Unione nonché i suoi Stati membri debbano dare l'esempio tenendo fede in modo concreto ai propri obblighi e procedere verso un consenso e una definizione condivisa del concetto di Stato di diritto quale valore universale nei 28 Stati membri e nelle istituzioni dell'UE, affinché sia applicato in modo uniforme da tutti i soggetti interessati;

3.   ritiene che il rispetto dello Stato di diritto sia un presupposto per la tutela dei diritti fondamentali e abbia particolare rilevanza all'interno dell'Unione in quanto costituisce anche il presupposto per la difesa di tutti i diritti e gli obblighi che derivano dai trattati e dal diritto internazionale;

4.   è del parere che le conclusioni e i pareri espressi dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, nonché la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, costituiscano una buona base per interpretare l'articolo 2 TUE e il campo d'applicazione dei diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali;

5.   ricorda che l'articolo 6, paragrafo 2, TUE impegna l'Unione europea ad aderire alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e sollecita pertanto tale processo;

6.   ricorda che recenti avvenimenti in alcuni Stati membri hanno dimostrato come la violazione dello Stato di diritto e dei valori fondamentali non sia adeguatamente affrontata, visti i problemi politici tra gli Stati membri da essa derivanti e l'assenza di una risposta efficace e rapida da parte delle istituzioni dell'Unione;

7.   ritiene che la procedura prevista dall'articolo 7 TUE rimanga uno strumento da utilizzare in ultima istanza e che sarà difficilmente sfruttata al massimo del suo potenziale in ragione della difficoltà a pervenire a una decisione a causa del requisito dell'unanimità previsto nel Consiglio europeo; osserva che l'Unione non dispone di meccanismi giuridicamente vincolanti per monitorare regolarmente il rispetto dei valori e dei diritti fondamentali dell'UE da parte degli Stati membri e delle istituzioni dell'Unione;

8.   sottolinea l'importanza del quadro per lo Stato di diritto stabilito dalla Commissione nel 2014(1) e del dialogo annuale sullo Stato di diritto istituito nel quadro del consiglio Affari generali a dicembre 2014; auspica la creazione di un terreno comune tra questi diversi meccanismi nell'ambito dello Stato di diritto, per essere certi della loro efficacia nel garantire il rispetto dei diritti fondamentali e dei valori democratici in tutta l'Unione; chiede alla Commissione e al Consiglio di aggiornare regolarmente il Parlamento su tali questioni; esorta tuttavia tutte le istituzioni dell'UE a lavorare per istituire un meccanismo ampio e integrato in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali che si applichi a tutti gli Stati membri e alle istituzione dell'UE; raccomanda pertanto di adottare un patto in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali, tra i cittadini, i governi e le istituzioni dell'UE, garantendo a tutti la titolarità;

9.   ritiene importante promuovere un dialogo continuo e adoperarsi al fine di pervenire a un consenso più solido tra l'Unione e i suoi Stati membri, con l'obiettivo di promuovere e proteggere la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali per tutelare i valori comuni sanciti nei trattati e nella Carta in modo pienamente trasparente e obiettivo; è fermamente convinto che i diritti fondamentali e i valori sanciti nei trattati e nella Carta dei diritti fondamentali non possano essere oggetto di compromesso;

10.   sottolinea il ruolo fondamentale che il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali dovrebbero svolgere nella misurazione dei progressi e nel monitoraggio della conformità nell'ambito dei valori comuni dell'Unione sanciti all'articolo 2 TUE; osserva il ruolo fondamentale svolto dal Parlamento europeo nel mantenere il necessario dialogo continuo nel quadro del consenso comune in seno all'Unione sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, tenendo conto dei cambiamenti registrati nella nostra società; ritiene che l'attuazione di questi valori e principi debba altresì poggiare su un controllo effettivo del rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Carta;

11.   riconosce il ruolo centrale svolto dalle organizzazioni della società civile nel promuovere i valori democratici, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali;

–  a includere nell'allegato alla proposta di risoluzione le seguenti raccomandazioni:

12.   raccomanda la creazione di un meccanismo dell'UE globale in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali che includa tutte le parti interessate pertinenti; ritiene che ciò potrebbe comportare una modifica del trattato con una procedura lunga ma necessaria nell'ottica degli sforzi comuni volti a difendere i principi democratici dell'UE, ma che fino a tale momento potrebbe essere istituito un meccanismo entro i termini specificati dai trattati vigenti, ad esempio tramite un accordo interistituzionale, purché tale meccanismo non comprometta o concorra con la procedura prevista dall'articolo 7 TUE, bensì si integri e apra la strada a detta procedura; chiede che tutti gli Stati membri siano trattati allo stesso modo e non si adottino decisioni per motivi puramente politici;

13.   ricorda che, se l'Unione stabilisce i requisiti sul rispetto della protezione e la promozione dei diritti umani nei suoi accordi internazionali, deve allo stesso modo garantire che le istituzioni e tutti gli Stati membri rispettino lo Stato di diritto e i diritti fondamentali;

14.   sollecita il coordinamento delle iniziative delle diverse istituzioni dell'UE e ritiene che debbano essere organizzati regolarmente triloghi informali al fine di garantire un approccio dell'UE coerente e di stabilire una definizione operativa pienamente consensuale delle nozioni di diritti umani, Stato di diritto e democrazia;

15.   raccomanda di concludere un patto al fine di istituire "un ciclo politico sui diritti fondamentali" nel quadro di un dialogo pluriennale strutturato tra tutte le parti interessate; suggerisce, in tale contesto, che il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali organizzino una discussione annuale sul rispetto della democrazia, lo Stato di diritto e la situazione dei diritti fondamentali all'interno dell'Unione europea; ritiene che tale discussione debba essere organizzata in modo da assicurare la definizione dei parametri e degli obiettivi da raggiungere nonché fornire gli strumenti per valutare i cambiamenti da un anno all'altro nell'ambito del consenso esistente in seno all'Unione sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali;

16.   raccomanda l'organizzazione di un dibattito parlamentare annuale a livello di tutta l'UE in merito alla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, nel quadro di un dialogo pluriennale strutturato tra il Parlamento europeo, i parlamenti nazionali, la Commissione e il Consiglio, coinvolgendo anche la società civile, l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali e il Consiglio d'Europa;

17.   raccomanda di organizzare il dibattito parlamentare paneuropeo in modo da assicurare la definizione degli obiettivi da raggiungere e fornire gli strumenti per la misurazione dei cambiamenti da un anno all'altro, prevedendo la possibilità di riferire in merito all'attuazione degli obiettivi o delle raccomandazioni; raccomanda inoltre di accelerare le procedure necessarie per creare tali strumenti, che non consentiranno solo di monitorare in modo immediato ed efficace i cambiamenti annuali, bensì assicureranno anche la conformità con gli impegni assunti da tutte le parti interessate;

18.   ritiene che sia di vitale importanza dare seguito a tale dibattito parlamentare con la possibilità di presentare una risoluzione annuale in plenaria;

19.   invita la Commissione e il Consiglio ad affrontare quanto prima i problemi sollevati dalla Corte di giustizia nel suo parere 2/13, al fine di ottemperare agli obblighi sanciti nell'articolo 6 TUE per aderire alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

15.6.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

13

3

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Mercedes Bresso, Pascal Durand, Danuta Maria Hübner, Ramón Jáuregui Atondo, Morten Messerschmidt, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, György Schöpflin, Barbara Spinelli, Claudia Țapardel, Josep-Maria Terricabras, Kazimierz Michał Ujazdowski, Rainer Wieland

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Gerolf Annemans, Enrique Guerrero Salom, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Jérôme Lavrilleux, Cristian Dan Preda, Daciana Octavia Sârbu

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Pilar Ayuso

(1)

Comunicazione della Commissione dell'11 marzo 2014 intitolata "Un nuovo quadro dell'UE per rafforzare lo Stato di diritto" (COM(2014)0158),


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

3.10.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

41

11

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Martina Anderson, Michał Boni, Caterina Chinnici, Frank Engel, Cornelia Ernst, Tanja Fajon, Laura Ferrara, Kinga Gál, Nathalie Griesbeck, Jussi Halla-aho, Filiz Hyusmenova, Sophia in ‘t Veld, Eva Joly, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Barbara Kudrycka, Cécile Kashetu Kyenge, Marju Lauristin, Juan Fernando López Aguilar, Monica Macovei, Claude Moraes, Alessandra Mussolini, Péter Niedermüller, Judith Sargentini, Birgit Sippel, Branislav Škripek, Csaba Sógor, Helga Stevens, Traian Ungureanu, Bodil Valero, Marie-Christine Vergiat, Beatrix von Storch, Josef Weidenholzer, Cecilia Wikström, Kristina Winberg, Tomáš Zdechovský

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Hugues Bayet, Anna Maria Corazza Bildt, Marek Jurek, Jean Lambert, Jeroen Lenaers, Andrejs Mamikins, Angelika Mlinar, Christine Revault D’Allonnes Bonnefoy, Barbara Spinelli, Kazimierz Michał Ujazdowski, Axel Voss

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Georges Bach, Norbert Lins, Georg Mayer, Georgi Pirinski, Viviane Reding, Mylène Troszczynski, Harald Vilimsky


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

41

+

ALDE

Nathalie Griesbeck, Filiz Hyusmenova, Sophia in 't Veld, Angelika Mlinar, Cecilia Wikström,

ECR

Monica Macovei

EFDD

Laura Ferrara

GUE/NGL

Martina Anderson, Cornelia Ernst, Barbara Spinelli, Marie-Christine Vergiat

PPE

Georges Bach, Michał Boni, Anna Maria Corazza Bildt, Frank Engel, Barbara Kudrycka, Jeroen Lenaers, Norbert Lins, Alessandra Mussolini, Viviane Reding, Csaba Sógor, Traian Ungureanu, Axel Voss, Tomáš Zdechovský

S&D

Hugues Bayet, Caterina Chinnici, Tanja Fajon, Cécile Kashetu Kyenge, Marju Lauristin, Arne Lietz, Juan Fernando López Aguilar, Andrejs Mamikins, Claude Moraes, Georgi Pirinski, Christine Revault D'Allonnes Bonnefoy, Birgit Sippel, Josef Weidenholzer

Verts/ALE

Eva Joly, Jean Lambert, Judith Sargentini, Bodil Valero

11

-

ECR

Jussi Halla-aho, Marek Jurek, Branislav Škripek, Helga Stevens, Kazimierz Michał Ujazdowski

EFDD

Beatrix von Storch, Kristina Winberg

ENF

Georg Mayer, Mylène Troszczynski, Harald Vilimsky

PPE

Kinga Gál

2

0

S&D

Sylvia-Yvonne Kaufmann, Péter Niedermüller

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

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