Procedura : 2016/2301(INI)
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A8-0269/2017

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PV 11/09/2017 - 25
CRE 11/09/2017 - 25

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PV 12/09/2017 - 7.15
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RELAZIONE     
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20.7.2017
PE 599.773v03-00 A8-0269/2017

sull'impatto del commercio internazionale e delle politiche commerciali dell'Unione europea sulle catene globali del valore

(2016/2301(INI))

Commissione per il commercio internazionale

Relatore: Maria Arena

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 PARERE della commissione per gli affari esteri
 PARERE della commissione per lo sviluppo
 POSIZIONE SOTTO FORMA DI EMENDAMENTI della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'impatto del commercio internazionale e delle politiche commerciali dell'Unione europea sulle catene globali del valore

(2016/2301(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 5 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Commercio per tutti – Verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015)0497),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 su una nuova strategia innovativa e orientata al futuro sul commercio e gli investimenti(1),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 sull'attuazione delle raccomandazioni 2010 del Parlamento sulle norme sociali e ambientali, i diritti umani e la responsabilità delle imprese(2),

–  vista la sua risoluzione del 16 maggio 2017 sulla valutazione degli aspetti esterni del funzionamento e dell'organizzazione delle dogane come strumento per facilitare gli scambi e combattere il commercio illecito(3),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi commerciali internazionali(4),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi(5),

–  vista la sua risoluzione del 27 aprile 2017 sull'iniziativa faro dell'UE nel settore dell'abbigliamento(6),

–  vista la sua risoluzione del 4 aprile 2017 sull'olio di palma e il disboscamento delle foreste pluviali(7),

–  vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2016 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo alla Commissione sui negoziati relativi all'accordo sugli scambi di servizi (TiSA)(8),

–  vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2015 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo alla Commissione sui negoziati relativi al partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP)(9),

–  vista la risoluzione del 14 giugno 2017 sullo stato di attuazione del Patto di sostenibilità in Bangladesh(10),

–  visto il regolamento (UE) 2017/821 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che stabilisce obblighi in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio, tungsteno, dei loro minerali, e di oro, originari di zone di conflitto o ad alto rischio (regolamento sui minerali provenienti da zone di conflitto)(11),

–  visto il piano d'azione per l'applicazione delle normative, la governance e il commercio nel settore forestale (COM(2003)0251) e gli accordi volontari di partenariato FLEGT,

–  visto il regolamento (UE) n. 995/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati (regolamento sul legname)(12),

–  visto il regolamento (UE) n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate (regolamento SPG)(13),

–  visto il regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (regolamento Bruxelles I)(14),

–  vista la direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante modifica della direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni (direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario)(15),

–  vista la strategia congiunta del 2007 dell'UE e dei suoi Stati membri in materia di aiuto al commercio: rafforzare il sostegno dell'UE alle esigenze in materia commerciale nei paesi in via di sviluppo,

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo "Sustainable garment value chains through EU development action" (Sostenibilità delle catene del valore del settore tessile mediante l'azione dell'UE per lo sviluppo) (SWD(2017)0147),

–  vista la dichiarazione di principi tripartita dell'OIL concernente le imprese multinazionali e la politica sociale,

–  vista la IV relazione della 105a Conferenza dell'OIL per un lavoro dignitoso nelle catene di fornitura a livello mondiale,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per il 2030,

–  viste le convenzioni fondamentali dell'OIL sul lavoro minorile, sul lavoro forzato, sulla discriminazione e sulla libertà di associazione e di contrattazione collettiva,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2016 sull'UE e le catene globali del valore responsabili,

–  vista la comunicazione della Commissione su una strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese (COM(2011)0681),

–  visto il "Modern Slavery Act" (legge sulle moderne forme di schiavitù) del Regno Unito del 2015 e la legge francese sul dovere di diligenza per le società multinazionali,

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani e il Patto globale delle Nazioni Unite,

–  vista la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie,

–  visto il nuovo protocollo dell'OIL sul lavoro forzato,

–  vista la risoluzione n. 26/9 del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (CDU), del 26 giugno 2014, con cui il CDU ha deciso di istituire un gruppo di lavoro intergovernativo aperto, incaricato di elaborare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante per regolamentare le attività delle società transnazionali e di altre imprese in materia di diritti umani,

–  visti gli orientamenti OCSE per le imprese multinazionali e diversi orientamenti OCSE specifici per settore (settore finanziario, agricolo, minerario, dell'abbigliamento e delle calzature),

–  viste le relazioni della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD) del 2013 e del 2016,

–  visto il quadro per la politica d'investimento dell'UNCTAD a favore dello sviluppo sostenibile del 2015,

–  visto l'accordo sugli ostacoli tecnici agli scambi dell'Organizzazione mondiale del commercio (TBT dell'OMC),

–  visto l'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) dell'Organizzazione mondiale del commercio,

–  viste la Convenzione delle Nazione Unite sui diritti del fanciullo e l'iniziativa sui diritti dei minori e i principi delle imprese elaborata dall'UNICEF, dal Patto globale delle Nazioni Unite e dall'organizzazione Save the Children(16),

–  visti i partenariati specifici per paese volontari come il patto di sostenibilità con il Bangladesh e l'iniziativa sui diritti del lavoro in Myanmar,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 giugno 2016 sul lavoro minorile,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per lo sviluppo e la posizione sotto forma di emendamenti della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0269/2017),

A.  considerando che, ai sensi dell'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la politica commerciale comune deve basarsi sui principi e gli obiettivi della politica estera dell'UE; che l'articolo 208 del TFUE stabilisce il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo e pone l'eliminazione della povertà come obiettivo principale; considerando che la comunicazione della Commissione "Commercio per tutti" fonda la politica commerciale dell'Unione su tre principi fondamentali, ossia l'efficacia, la trasparenza e i valori; considerando che tale comunicazione comprende una sezione specifica relativa alla risposta alla crescita delle catene del valore globali e alla gestione responsabile delle catene di approvvigionamento, oltre a ricordare la sua complessità e la necessità di ragionare in prospettiva, di coinvolgere una varietà di soggetti privati, pubblici e della società civile e di avvalersi di una combinazione di strumenti non vincolanti e innovativi e di modifiche legislative;

B.  considerando che di recente il libero scambio è diventato oggetto di una crescente attenzione da parte dell'opinione pubblica e che le preoccupazioni riguardo alla distribuzione iniqua dei benefici e degli oneri del commercio hanno fatto emergere l'opinione ampiamente condivisa secondo cui la politica commerciale debba essere incentrata sui valori sociali e ambientali nonché sulla trasparenza e la responsabilità;

C.  considerando che le catene globali del valore (CGV) sono una realtà complessa, orientata alla tecnologica e in rapido mutamento e che sono diventate un elemento imprescindibile dell'economia globale odierna e che possono aiutare i paesi in via di sviluppo ad integrarsi meglio nell'economica globale, a ridurre la povertà e a creare posti di lavoro, aumentando nel contempo la capacità di produzione; che, da una parte, le CGV offrono nuove prospettive di crescita economica, sviluppo sostenibile, partecipazione della società civile, dei lavoratori e delle associazioni imprenditoriali, nonché di creazione di posti di lavoro per le imprese all'interno della catena di produzione, le quali possono concentrarsi su compiti specifici ed aumentare nel contempo la loro interdipendenza; che, d'altra parte, la loro natura estremamente complessa, la scarsa trasparenza e la dispersione delle responsabilità possono portare ad un livello di rischio più elevato e a violazioni dei diritti umani e del lavoro, all'impunità di fatto per i reati ambientali e all'elusione e alla frode fiscali su vasta scala;

D.  considerando che la politica commerciale deve contribuire ad assicurare un processo produttivo trasparente lungo tutta la catena del valore e garantire il rispetto delle norme ambientali, sociali e di sicurezza fondamentali;

E.  considerando che la politica commerciale e di investimento dell'UE deve mantenere il sistema multilaterale come suo cardine e rafforzare la posizione dell'Europa nelle catene di fornitura eque a livello mondiale, ma deve anche fornire strumenti idonei a stabilire regole e responsabilità chiare per i governi e per le imprese, al fine di garantire la conformità con gli obiettivi internazionali quali gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (OSS); che la sostenibilità e la trasparenza non riguardano solo i valori, ma dovrebbero anche essere considerate i veri fattori dell'incremento del valore aggiunto negli scambi e negli investimenti globali nel quadro delle catene globali del valore;

F.  considerando che le PMI(17) costituiscono un elemento importante delle CGV e svolgono un ruolo importante nella promozione della crescita economica, dello sviluppo sostenibile e dei posti di lavoro di qualità e nel frenare l'esodo delle popolazioni locali dalle loro regioni;

G.  considerando che la partecipazione alle CGV va a vantaggio delle PMI in termini di crescita e di internazionalizzazione; che, secondo l'inchiesta di Eurobarometro del 2015 dal titolo "L'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese", solo il 31 % delle PMI dell'UE ha partecipato ad attività al di fuori del mercato interno negli ultimi tre anni; che molte PMI hanno difficoltà ad avere accesso alle CGV internazionali e dell'UE; che la politica commerciale e gli accordi commerciali possono contribuire a superare gli ostacoli e le sfide che le PMI affrontano nell'accesso alle CGV;

H.  considerando che sistemi volontari in materia di dovere di diligenza e trasparenza delle CGV sono utilizzati e promossi a livello mondiale dalle parti economiche e sociali e dalle ONG, con risultati positivi importanti;

I.  considerando che, nelle conclusioni di maggio 2016, il Consiglio ha sottolineato "la necessità di continuare a sostenere, anche nei paesi che non sono membri dell'OCSE, l'adozione di principi, linee guida e iniziative in materia di responsabilità sociale delle imprese/comportamento responsabile delle imprese concordati a livello internazionale, quali i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, l'iniziativa Global Compact delle Nazioni Unite, la dichiarazione tripartita dell'OIL dei principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale e le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali, contribuendo inoltre alla lotta contro la corruzione mediante la creazione di contesti imprenditoriali più aperti e trasparenti";

J.  considerando che la gestione globale responsabile delle CGV è essenziale per allineare la politica commerciale ai valori europei sanciti dai trattati; che sia la Commissione sia gli Stati membri sono in prima linea in tali dibattiti a livello mondiale;

K.  considerando che varie convenzioni, linee guida e norme internazionali sono volte a prevenire le violazioni dei diritti umani; che i paesi produttori in particolare hanno l'obbligo di applicarle e di creare adeguate condizioni giuridiche ed economiche per il funzionamento delle imprese e per la loro partecipazione alle catene di approvvigionamento globali; che i paesi produttori devono essere anche in grado di applicare standard e norme internazionali, tra cui l'elaborazione, il recepimento e l'attuazione di una legislazione adeguata, soprattutto in termini di creazione di uno Stato di diritto e di lotta alla corruzione;

L.  considerando che l'UE deve rispondere in modo ancora più efficace al dumping sociale e ambientale e alle pratiche commerciali e alla concorrenza sleali e assicurare parità di condizioni;

M.  considerando che l'UE è il più grande esportatore e importatore mondiale di beni e di servizi intesi collettivamente, il più grande investitore diretto estero e la più importante destinazione degli investimenti diretti all'estero (IDE); che l'UE dovrebbe sfruttare questa forza a vantaggio dei cittadini sia dell'UE sia di altre parti del mondo, in particolare nei paesi più poveri del mondo;

N.  considerando che l'UE ha sviluppato norme vincolanti in materia di dovere di diligenza in settori specifici in cui i rischi di abusi dei diritti umani sono elevati, come quello del legname e dei minerali provenienti da zone di conflitto; che anche alcuni Stati membri hanno elaborato normative, come il Modern Slavery Act (legge sulle moderne forme di schiavitù) del Regno Unito, la legge francese sul dovere di diligenza per le società multinazionali che si applica solo alle grandi società francesi con più di 5 000 lavoratori e il progetto di legge olandese sul dovere di diligenza in materia di lavoro minorile; che l'UE ha sviluppato iniziative intese a promuovere il dovere di diligenza e diverse risoluzioni del Parlamento europeo hanno invitato l'UE a sviluppare norme vincolanti sulla questione;

O.  considerando che l'UE ha già compiuto passi importanti verso una gestione più responsabile delle CGV a livello mondiale, sviluppando partenariati specifici, come il patto di sostenibilità con il Bangladesh e l'iniziativa sui diritti del lavoro con il Myanmar, e su questioni specifiche, come l'iniziativa sui minerali provenienti da zone di conflitto, la regolamentazione relativa ai disboscamenti illegali, i criteri di sostenibilità per i biocombustibili, la rendicontazione aziendale sulle problematiche delle catene di fornitura e la trasparenza aziendale sui pagamenti effettuati ai governi dalle industrie estrattive e di disboscamento, come sottolineato nella comunicazione "Commercio per tutti";

P.  considerando che nella comunicazione "Commercio per tutti" si afferma che la Commissione promuoverà capitoli ambiziosi dedicati al commercio e allo sviluppo sostenibile in tutti gli accordi commerciali e di investimento; che gli accordi commerciali e di investimento conclusi di recente dall'UE contengono capitoli dedicati al commercio e allo sviluppo sostenibile, che chiedono alle parti dell'accordo di assumere impegni in materia di protezione dei diritti umani e delle norme sociali e ambientali e di responsabilità sociale delle imprese; che tali capitoli, negli accordi commerciali dell'UE che si sono susseguiti, hanno presentato livelli variabili di ambizione; che le norme lavorative e ambientali non sono circoscritte ai capitoli sul commercio e sullo sviluppo sostenibile, ma devono valere in tutti gli ambiti degli accordi commerciali; che un approccio incentrato sul dialogo non ha impedito gravi violazioni della libertà di associazione in alcuni accordi di libero scambio;

Q.  considerando che la situazione particolare delle zone di trasformazione per l'esportazione (ZTE) è tale che alcuni paesi sono esenti dal rispetto delle leggi locali sul lavoro e vietano o limitano le attività sindacali e i lavoratori non hanno accesso alla giustizia, il che costituisce una chiara violazione delle norme dell'OIL;

R.  considerando che la mancanza di etica negli affari è anche una delle conseguenze della mancanza di buon governo, dell'indebolimento o dell'assenza di un potere pubblico imparziale al servizio degli interessi generali dei cittadini; che la corruzione, la mancanza di trasparenza delle CGV e le deroghe alle leggi e alle tasse sul lavoro nelle zone di trasformazione per l'esportazione (ZTE) potrebbero avere un impatto negativo sui diritti umani, in particolare indebolendo il lavoro dignitoso e i sindacati;

S.  considerando che, secondo l'OIL, 21 milioni di persone nel mondo sono vittime del lavoro forzato e che molte di esse sono sfruttate nell'ambito delle CGV; che il lavoro forzato nell'economia privata genera 150 miliardi di dollari di profitti illeciti ogni anno;

T.  considerando che, in ragione del suo mandato globale e delle sue competenze ed esperienze, l'OIL, in collaborazione con i suoi membri, si trova nella posizione ideale per guidare l'azione globale per un lavoro dignitoso nelle catene di fornitura globali; che la commissione dell'OIL per un lavoro dignitoso nelle catene di fornitura globali ha chiesto una valutazione delle mancanze che portano alla carenza di posti di lavoro dignitosi nelle catene di fornitura globali e una riflessione sulle iniziative e le norme necessarie a promuovere il lavoro dignitoso e a facilitare la riduzione delle carenze di posti di lavoro dignitosi nelle catene di fornitura globali;

U.  considerando che nell'ambito del commercio globale e in particolare delle CGV è necessario un approccio olistico multilaterale e globale alla responsabilità delle imprese per gli abusi dei diritti umani e la sostenibilità ambientale; e che è pertanto importante che l'UE continui a guidare tali dibattiti a livello mondiale; che l'UE si è imposta come battistrada nella riforma del meccanismo di risoluzione delle controversie tra gli investitori e lo Stato, in particolare attraverso lo sviluppo di un sistema giudiziario multilaterale; che si attendono uguali progressi in altri ambiti critici, come l'applicazione degli obblighi degli investitori in materia di diritti umani;

V.  considerando che nelle CGV la produzione ha luogo in giurisdizioni diverse, con gradi diversi di tutela dei diritti umani e di applicazione delle leggi in materia sociale, del lavoro e dell'ambiente; che le vittime di violazioni dei diritti umani che coinvolgono imprese transnazionali possono incontrare molteplici ostacoli nell'accesso ai mezzi di ricorso giurisdizionale;

W.  considerando che l'articolo 8 del TFUE stabilisce fermamente la parità di genere in tutte le politiche dell'UE; che gli accordi commerciali e di investimento tendono ad avere conseguenze diverse sugli uomini e sulle donne a causa delle disparità strutturali tra i generi; che la prospettiva della parità di genere è spesso trascurata nell'analisi delle CGV; che, secondo l'OIL, nel 2012 le vittime del lavoro forzato a livello globale sono state 21 milioni (di cui il 55 % donne e bambine) e che il 90 % di esse erano sfruttate nell'ambito dell'economia privata, per mano di individui o imprese;

X.  considerando che le donne costituiscono la maggioranza della forza lavoro in determinati segmenti delle catene di fornitura globali nei settori dell'abbigliamento, dell'orticoltura, della telefonia mobile e del turismo, ma rispetto agli uomini tendono a concentrarsi maggiormente in forme di impiego scarsamente retribuite o meno riconosciute, il che dà origine a una segregazione di genere nelle tipologie di occupazioni e attività, a divari di genere a livello di retribuzioni e condizioni di lavoro nonché a vincoli specifici di genere nell'accesso alle risorse produttive, alle infrastrutture e ai servizi;

Y.  considerando che, a norma dell'articolo 3, paragrafo 3, del TUE, l'Unione tutela i diritti del fanciullo; che tutti gli Stati membri hanno ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo;

Z.  considerando che i servizi stanno svolgendo un ruolo più importante nelle CGV, in particolare per la produzione nel comparto manifatturiero; che la maggiore integrazione dei servizi nelle CGV richiederà accordi a sostegno dell'economia digitale, anche per il libero flusso dei dati;

AA.  considerando che lo sviluppo di catene globali del valore contribuisce anche all'integrazione dei servizi nella produzione dei beni; che una parte significativa del valore dei beni importati è stata aggiunta attraverso i servizi dei paesi importatori;

AB  considerando che gli Stati membri dell'UE sono i più grandi esportatori di servizi finanziari e che il settore riveste un'importanza strategica nella politica commerciale dell'UE; che l'inserimento di disposizioni concernenti i servizi finanziari negli accordi esterni dell'UE, inclusi gli accordi di libero scambio, ha sollevato alcune riserve legittime rispetto ai loro eventuali effetti negativi in termini di riciclaggio di denaro e di evasione ed elusione fiscale e sottolinea altresì l'importanza di valutare la possibilità di utilizzare strumenti per affrontarli; che gli accordi commerciali e di investimento offrono una buona opportunità per rafforzare la cooperazione nella lotta contro la corruzione, il riciclaggio di denaro, la frode fiscale e l'evasione ed elusione fiscale;

AC.  considerando che l'etichettatura trasparente e informativa può essere uno strumento utile per consentire ai consumatori dell'UE di operare scelte più informate e adeguate; che, oltre al prezzo e all'origine di un prodotto, anche i criteri sociali e ambientali dovrebbero essere messi a disposizione dei consumatori dell'UE; che detti criteri possono essere sviluppati da un punto di vista tecnico in linea con l'accordo sugli ostacoli tecnici agli scambi (TBT) dell'Organizzazione mondiale del commercio, che stabilisce le condizioni applicabili al processo produttivo per consentire la vendita di un prodotto;

AD.  considerando che la piena osservanza dei diritti umani nella catena produttiva e il pieno rispetto delle norme di sicurezza alimentare dei beni destinati alla libera circolazione nel mercato europeo dovrebbero essere adottati sia dagli Stati sia dalle imprese; che l'onere della responsabilità non dovrebbe ricadere solo sui consumatori, la cui scelta è limitata sia dalle risorse individuali (economia, tempo, conoscenza) sia dagli elementi esterni (informazioni, offerta);

AE.  considerando che le norme in materia di origine sono diventate sempre più importanti nel contesto delle CGV, in cui la produzione tende a coinvolgere vari paesi; che norme in materia di origine poco rigorose possono creare ostacoli aggiuntivi per il consolidamento della piena trasparenza e responsabilità nell'intera catena di fornitura;

AF.  considerando che procedure doganali migliori, armonizzate e più efficienti, in Europa e al suo esterno, aiutano a facilitare gli scambi commerciali nonché a garantire il rispetto dei pertinenti requisiti in materia di agevolazione del commercio, e contribuiscono altresì a evitare che le falsificazioni e i beni illegali, oggetto di dumping e contraffatti siano immessi nel mercato unico compromettendo la crescita economica dell'UE e pregiudicando gravemente i consumatori dell'Unione; che rendere i dati doganali sulle importazioni che entrano nell'UE maggiormente accessibili aumenterebbe la trasparenza e la responsabilità delle CGV;

AG.  considerando che in un mondo di reti di produzione frammentate, la distinzione tra esportazioni e importazioni è poco netta, dal momento che i fattori produttivi importati rappresentano una quota significativa delle esportazioni e che le tariffe si accumulano ogni volta che i prodotti intermedi sono scambiati da una frontiera all'altra; che in tale contesto è particolarmente importante disporre di procedure frontaliere e doganali efficienti;

AH.  considerando che gli incentivi commerciali dell'SPG e dell'SPG+ offrono ai paesi in via di sviluppo un migliore accesso al mercato in cambio del rispetto di norme sociali, ambientali e in materia di lavoro;

AI.  considerando che il sistema SPG+ è uno strumento essenziale per la politica commerciale dell'UE, che fornisce un migliore accesso al mercato ed è accompagnato da un meccanismo di monitoraggio rigoroso per promuovere i diritti umani e del lavoro, la protezione ambientale e il buon governo nei paesi in via di sviluppo vulnerabili;

AJ.  considerando che la tutela e l'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale potrebbe favorire un'ulteriore integrazione efficace nelle CGV;

Posizione dell'UE nell'ambito delle CGV

1.  evidenzia che la politica commerciale e di investimento dovrebbe esercitare un effetto leva, creare condizioni di parità per le imprese europee, promuovere la competitività europea e agevolare una convergenza verso l'alto delle norme; invita la Commissione a garantire la coerenza tra le politiche ambientali, sanitarie, commerciali, di investimento e industriali dell'UE e a promuovere la strategia di reindustrializzazione europea e la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio;

2.  ritiene che l'ulteriore integrazione dell'Unione nelle catene globali di valore passi attraverso la salvaguardia del modello sociale e normativo europeo e la promozione di una crescita sostenibile;

3.  invita la Commissione a sostenere la consapevolezza e l'adozione dei regimi di commercio equo e solidale esistenti, come menzionato nella strategia dell'UE "Commercio per tutti", sia nel quadro del piano dell'UE per la sostenibilità sia nell'ambito del consenso europeo in materia di sviluppo;

4.  ribadisce il suo invito alla Commissione e agli Stati membri affinché adottino strumenti rafforzati di difesa commerciale per contrastare le pratiche commerciali sleali, tenendo conto del dumping sociale e ambientale;

5.  chiede alla Commissione di valutare le conseguenze dell'uso di strumenti di difesa commerciale da parte dell'UE e di paesi terzi sull'effettiva integrazione delle imprese dell'UE nelle CGV;

6.  sottolinea l'esigenza di norme armonizzate e di un rafforzamento del coordinamento e della vigilanza dell'UE in merito all'applicazione dei dazi sulle importazioni da parte degli Stati membri (inclusi i dazi convenzionali, anti-dumping e compensativi) su tutti i tipi di merci e beni, in particolare per quanto riguarda le false dichiarazioni di origine (sia in regimi preferenziali sia non preferenziali) nonché la sottovalutazione e l'errata descrizione delle merci;

CGV e multilateralismo

7.  invita la Commissione a lavorare attivamente in seno all'OMC al fine di aumentare la trasparenza e definire e promuovere norme multilaterali per il commercio, inclusa la gestione sostenibile delle CGV, che dovrebbero comprendere in particolare:

–  l'obbligo di diligenza nella catena di approvvigionamento e requisiti di trasparenza, basandosi sui principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani;

–  norme minime in materia di salute e sicurezza, riconoscendo in particolare il diritto dei lavoratori di istituire comitati per la sicurezza;

–  una base minima di protezione sociale e il rispetto delle norme fondamentali in materia di lavoro dell'OIL;

–  il diritto alla contrattazione collettiva;

8.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di continuare a impegnarsi attivamente in tutti i consessi multilaterali relativi al commercio, alle CGV, ai diritti umani e del lavoro, alla crescita economica e allo sviluppo sostenibile, promuovendo nel contempo i valori europei sanciti dai trattati e tenendo in considerazione l'esigenza fondamentale di tutelare le caratteristiche specifiche delle PMI;

9.  accoglie con favore i negoziati in corso per l'elaborazione di un trattato vincolante delle Nazioni Unite per le società transnazionali e i diritti umani; invita la Commissione e gli Stati membri ad impegnarsi in maniera costruttiva in tali negoziati e a svolgere un ruolo attivo e a contribuire allo sviluppo di proposte concrete, compreso l'accesso ai mezzi di ricorso, investendo tutti i loro sforzi nel raggiungimento di un esito positivo e incoraggiando i partner commerciali ad impegnarsi in egual misura; chiede alla Commissione, in tale contesto, di prendere in considerazione la possibilità di un ampio obbligo di diligenza, anche a livello globale;

10.  invita gli Stati membri ad accelerare l'applicazione e aumentare l'efficacia dei piani d'azione nazionali che attuano i principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani; sottolinea che 8 dei 13 piani d'azione nazionali che sono già stati approvati provengono dagli Stati membri dell'UE e accoglie con favore il fatto che altri 11 piani d'azione nazionali dell'UE siano in fase di elaborazione; chiede alla Commissione di appoggiare e promuovere l'attuazione di tali principi guida delle Nazioni Unite;

11.  accoglie con favore la convergenza delle norme internazionali su imprese e diritti umani, in particolare tra i principi guida delle Nazioni Unite e gli orientamenti dell'OCSE per le imprese multinazionali;

12.  accoglie con favore l'inclusione integrale del lavoro dignitoso e dei quattro pilastri dell'agenda dell'OIL per un lavoro dignitoso negli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite; chiede alla Commissione e agli Stati membri di applicare tali norme in modo efficace e di lavorare nell'ambito dell'OIL ai fini dell'adozione di nuove norme internazionali sul lavoro dignitoso nell'ambito delle CGV, richiedendo in particolare a tutte le imprese di avviare una gestione del rischio in corso, legato all'impatto delle loro attività sui diritti umani dei lavoratori e delle comunità, e di adottare misure idonee a prevenire e mitigare tali attività e fornire rimedi a coloro che ne sono colpiti;

13.  sostiene tutte le iniziative mondiali di lotta contro la corruzione, tra cui l'iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive (EITI), il processo di Kimberley, la conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi (ICGLR), i principi enunciati nell'iniziativa "Global compact" delle Nazioni Unite per le imprese, le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e la guida dell'OCSE sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile dei minerali provenienti dalle zone di conflitto e ad alto rischio; ricorda in particolare l'obbligo per i paesi produttori di attuare e applicare una legislazione adeguata, anche in termini di creazione di uno Stato di diritto e di lotta alla corruzione;

14.  evidenzia che in questo ambito, oltre all'importazione e all'esportazione di minerali e metalli, la trasparenza dei diritti di sfruttamento e dei diritti doganali ottenuti è importante per lo sviluppo delle zone di conflitto o ad alto rischio; sottolinea pertanto la necessità di elaborare una sintesi delle azioni già esistenti adottate da imprese europee in materia di responsabilità sociale delle imprese, e di migliorare il coordinamento e lo scambio di informazioni e migliori prassi al fine di poter identificare al meglio le buone pratiche e contribuire alla creazione di un quadro d'azione comune a livello europeo; invita la Commissione a rafforzare le iniziative in materia di responsabilità sociale delle imprese e di dovuta diligenza in tutta la catena di approvvigionamento;

15.  ricorda che un accesso affidabile alle materie prime è importante per la competitività mondiale;

16.  sottolinea l'importanza di attuare, applicare e recepire la legislazione esistente in materia di catene globali del valore a livello regionale, nazionale e internazionale;

Responsabilità delle imprese

17.  sottolinea che il commercio e i diritti umani si rafforzano reciprocamente e che la comunità imprenditoriale svolge un ruolo importante nell'offrire incentivi positivi in termini di promozione dei diritti umani, della democrazia e della responsabilità sociale;

18.  accoglie con favore le tante iniziative promettenti intraprese dal settore privato, quali i codici di condotta, l'etichettatura, l'autovalutazione e gli audit sociali, che hanno contribuito in modo significativo al recente miglioramento degli standard delle catene globali di approvvigionamento in termini di rispetto dei diritti umani e dei lavoratori;

19.  esprime profonda preoccupazione per i casi di violazioni dei diritti umani e di minacce alla sostenibilità ambientale verificatisi a seguito di talune decisioni gestionali delle imprese;

20.  riconosce l'importanza dell'esistenza di norme internazionali chiare sulla responsabilità sociale delle imprese, le CGV e il dovere di diligenza; plaude alla combinazione intelligente tra iniziative normative e volontarie, che ha prodotto alcuni risultati positivi nel corso degli ultimi anni ed ha consentito alle imprese di definire proprie misure dinamiche e innovative; sottolinea che il coordinamento, la condivisione di informazioni e lo scambio delle buone pratiche possono contribuire ad aumentare l'efficienza delle iniziative, pubbliche e private, legate alla catena del valore, oltre a conseguire risultati positivi; ricorda tuttavia che la responsabilità sociale volontaria delle imprese crea una competizione sleale per i fornitori che hanno scelto di rispettare le norme internazionali in materia di lavoro e di ambiente e si è dimostrata insufficiente a garantire il pieno rispetto delle norme e degli obblighi internazionali; sottolinea, a tale riguardo, la necessità di realizzare un'indagine delle azioni già esistenti adottate da imprese europee in materia di responsabilità sociale delle imprese, al fine di poter identificare al meglio le buone pratiche e contribuire alla creazione di un quadro d'azione comune a livello europeo; è fermamente convinto che l'UE dovrebbe rapidamente cercare modi per sviluppare strategie e norme in materia di trasparenza per le CGV, compresa l'eventuale presa in considerazione di un'azione immediata per lo sviluppo di norme vincolanti e applicabili, mezzi di ricorso e meccanismi di monitoraggio indipendenti correlati con la partecipazione delle istituzioni dell'UE, degli Stati membri e della società civile; sottolinea che tali obblighi dovrebbero seguire le tappe previste dai principi guida delle Nazioni Unite e le linee guida dell'OCSE riguardanti l'individuazione proattiva dei rischi per i diritti umani, l'elaborazione di piani d'azione rigorosi e verificabili volti a prevenire o a mitigare tali rischi, la risposta adeguata alle violazioni note e la trasparenza;

21.  invita la Commissione a dare maggiore risalto a dette disposizioni e a promuovere l'adozione delle linee guida settoriali dell'OCSE e dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani; sottolinea l'esigenza di coinvolgere la società civile in modo formale nel processo di attuazione, mediante le strutture create nel quadro dei capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile; invita la Commissione a sostenere il lavoro degli organismi internazionali di standardizzazione come l'Organizzazione internazionale per la standardizzazione (ISO 2600 incluso) e la Global Reporting Initiative, per incoraggiare le imprese a riferire in merito alla sostenibilità e alla creazione di valore nell'intera catena di fornitura;

22.  invita la Commissione a garantire il rispetto, da parte delle imprese europee e internazionali, delle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e delle linee guida dell'OCSE specifiche per settore, come la guida sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile di minerali provenienti da zone di conflitto; raccomanda di rafforzare il ruolo dei punti di contatto nazionali dell'OCSE e la loro cooperazione con le istituzioni nazionali e regionali indipendenti per i diritti umani al fine di migliorare la governance delle CGV;

23.  invita la Commissione ad aggiornare la sua strategia in materia di responsabilità sociale delle imprese, al fine di rafforzare le norme sociali e ambientali e con il particolare obiettivo di sottolineare l'integrazione della responsabilità sociale delle imprese negli accordi in materia di commercio e investimenti negoziati dall'Unione;

24.  sottolinea che il coordinamento e lo scambio di informazioni e di buone pratiche possono contribuire ad aumentare l'efficienza delle iniziative private e pubbliche relative alle catene globali del valore;

25.  ricorda che nel 2010 il Parlamento ha richiesto che le società pubblicassero i propri bilanci di responsabilità sociale, l'introduzione di requisiti in materia di dovere di diligenza per tutte le imprese e il consolidamento del concetto di responsabilità sociale delle imprese, sulla base di una definizione armonizzata tra le società capogruppo al fine di stabilire la responsabilità giuridica di ciascuna; nota pertanto con soddisfazione che la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità sarà prescritta alle grandi imprese a partire dal 2017, in virtù della direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario; osserva tuttavia che la divulgazione di informazioni di carattere non finanziario da parte delle grandi imprese non è ancora stata estesa a tutti gli attori nell'ambito delle CGV;

26.  prende nota dell'iniziativa del "cartellino verde" inaugurata da alcuni parlamenti nazionali a seguito dell'adozione del progetto di legge francese sul dovere di diligenza per le società multinazionali; chiede alla Commissione di valutare proposte sul dovere di diligenza per le imprese operanti sia all'interno sia all'esterno dell'UE, tenendo conto della sentenza della Corte costituzionale francese sul diritto francese, in particolare sulla proporzionalità delle sanzioni;

27.  ricorda che le politiche in materia di responsabilità sociale delle imprese devono tenere conto delle caratteristiche specifiche delle PMI ed essere sufficientemente flessibili, onde da garantire che non siano soggette a oneri sproporzionati; invita pertanto la Commissione a istituire un apposito helpdesk per le PMI, prestando particolare attenzione alle piccole imprese e alle microimprese, e ad assisterle con programmi mirati per lo sviluppo delle capacità;

28.  sottolinea che le CGV non finiscono quando il prodotto raggiunge il consumatore, ma includono anche i rifiuti e le loro modalità di smaltimento; esorta a tenere in considerazione l'intero ciclo di vita dei prodotti e ad ampliare la prospettiva relativa alle CGV, includendo disposizioni sullo smaltimento dei rifiuti senza arrecare danni alle persone o all'ambiente; invita l'UE a promuovere la cooperazione internazionale e la coerenza legislativa riguardo ai prodotti e ai materiali al termine del ciclo di vita e ad aiutare i paesi partner a sviluppare regolamentazioni e capacità di applicazione a livello nazionale più solide; invita l'UE a garantire che la tracciabilità si applichi a tale aspetto della durata di vita del prodotto;

29.  esorta la Commissione ad agire rapidamente, dando seguito alle dettagliate proposte contenute nella risoluzione del Parlamento del 25 ottobre 2016 sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi;

Creazione di un ruolo di maggiore rilievo per le iniziative del settore privato

30.  sottolinea i risultati della partecipazione del settore privato; osserva che le imprese del settore privato devono adottare strategie di sostenibilità, non solo per evitare danni alla reputazione, ma anche perché ciò offre loro nuove opportunità e ne riduce la dipendenza da risorse scarse;

31.  sottolinea il ruolo essenziale dei consumatori (e gli effetti della cattiva pubblicità); ricorda che nessun consumatore vuole continuare ad acquistare prodotti realizzati da bambini o da uomini e donne sfruttati né prodotti che provocano gravi danni ambientali;

32.  invita la Commissione a trovare nuovi modi per sostenere gli sforzi del settore privato finalizzati a rendere le catene globali del valore più sostenibili e per sviluppare modelli aziendali inclusivi e i relativi partenariati multilaterali nel settore privato;

33.  sottolinea che occorre una combinazione intelligente tra finanziamenti privati e pubblici per promuovere catene globali del valore sostenibili; ritiene che ciò dovrebbe basarsi sulle strutture e i programmi esistenti che hanno avuto successo nel promuovere un comportamento responsabile da parte delle imprese;

34.  accoglie con favore le tante iniziative promettenti intraprese dal settore privato, quali i codici di condotta, l'etichettatura, l'autovalutazione e gli audit sociali, e riconosce che il "Global compact" delle Nazioni Unite, la norma ISO 26000 sulla responsabilità sociale, la dichiarazione tripartita di principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale dell'OIL e le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali sono strumenti in grado di indurre le imprese a gestire le proprie attività in modo più responsabile; invita le imprese, europee e non europee, a esercitare la dovuta diligenza in materia di diritti umani e a integrare i loro risultati nelle politiche e procedure interne, attribuendo di conseguenza risorse e competenze e assicurandone la debita attuazione; sottolinea che ciò richiede uno stanziamento sufficiente di risorse; sottolinea che la trasparenza e la comunicazione circa le misure adottate per evitare le violazioni dei diritti umani nei paesi terzi sono fondamentali per permettere un adeguato controllo democratico e consentire ai consumatori di effettuare scelte basate sui fatti;

Accordi di libero scambio (ALS) dell'UE e CGV

35.  accoglie con favore la nuova strategia commerciale e di investimento dell'Unione europea "Commercio per tutti"; chiede alla Commissione di affrontare, nella sua politica commerciale e di investimento e negli accordi di libero scambio, i problemi inerenti all'aumento delle CGV prendendo in considerazione le seguenti misure:

a)  rafforzamento delle valutazioni di impatto sulla sostenibilità commerciale (TSIA) ex ante, con l'aggiunta di requisiti di valutazione sui diritti umani e sul genere, nonché rendendo le TSIA ex post realizzate con l'apporto della società civile obbligatorie e mettendole a disposizione del pubblico;

b)  completa attuazione delle raccomandazioni del Parlamento del 2010 e del 2016 in relazione ai capitoli dedicati al commercio e allo sviluppo sostenibile contenuti negli accordi di libero scambio, che dovrebbero includere capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile esaustivi, attuabili ed ambiziosi, tenendo in considerazione i seguenti aspetti:

i) un impegno di ciascuna delle parti a ratificare ed attuare le otto convenzioni principali e le quattro convenzioni prioritarie dell'OIL nonché gli accordi multilaterali internazionali in materia di ambiente;

ii) la copertura delle clausole sui diritti umani e dei capitoli sugli scambi e lo sviluppo sostenibile da parte dei meccanismi di risoluzione delle controversie, su un piano di parità con le altre parti dell'accordo;

iii) la possibilità di andare in appello e presentare ricorso per mezzo di una procedura di denuncia per le parti sociali e la società civile;

iv) misure dissuasive efficaci: anche sotto forma di misure correttive pecuniarie, in caso di violazioni gravi e accertate delle disposizioni in materia di commercio e sviluppo sostenibile;

c)  inclusione di disposizioni applicabili contro la corruzione e in materia di protezione degli informatori, nell'ambito di competenza dell'UE in tutti gli accordi di libero scambio e di investimento futuri; sottolinea, a tale riguardo, che le parti firmatarie degli accordi commerciali e di investimento dovrebbero adottare misure intese a promuovere la partecipazione attiva del settore privato, delle organizzazioni della società civile e dei gruppi consultivi nazionali nell'attuazione di programmi e clausole anticorruzione negli accordi internazionali in materia di commercio e di investimenti;

d)  inclusione di clausole di standstill che stabiliscano un livello minimo di standard sociali, ambientali e di sicurezza, anche in materia di salute e benessere degli animali, in tutti gli accordi di libero scambio dell'UE, al fine di evitare che le parti abbassino le proprie norme sociali, ambientali e di sicurezza per promuovere le esportazioni e attrarre gli investimenti;

e)  inclusione di disposizioni sulla trasparenza fiscale (inclusi gli standard principali di trasparenza dell'OCSE) e disposizioni intese a rafforzare la cooperazione nella lotta contro il riciclaggio di denaro, la frode fiscale e l'evasione e l'elusione fiscali negli accordi di libero scambio, che si riflettano adeguatamente nei requisiti di apertura del mercato dei servizi finanziari;

f)  integrazione di tutte le disposizioni di cui sopra con misure di sostegno per i paesi in via di sviluppo e monitoraggio rigoroso della loro attuazione, anche attraverso l'apporto dei parlamenti nazionali e dei soggetti interessati, inclusa la società civile;

g)  rafforzamento del legame tra le priorità concordate a livello bilaterale per l'attuazione dei capitoli sugli scambi e lo sviluppo sostenibile, presenti negli accordi di libero scambio, e il sostegno finanziario da parte dei programmi di cooperazione allo sviluppo dell'UE;

36.  ricorda, da un lato, il ruolo fondamentale che le PMI possono svolgere nelle CGV e, dall'altro, i vantaggi di una maggiore integrazione delle PMI nelle CGV; invita la Commissione a includere capitoli sulle PMI in tutti gli accordi commerciali futuri; invita altresì la Commissione, in tale contesto, a valutare le strutture di sostegno esistenti a disposizione delle PMI che desiderano accedere alle CGV, per rivedere e, all'occorrenza, aggiornare la strategia "Piccole imprese, grande mondo" del 2011, allo scopo di facilitare ulteriormente la partecipazione delle PMI alle CGV;

37.  sottolinea che spesso le CGV includono la produzione e i servizi in zone di trasformazione per l'esportazione (ZTE), dove le norme in materia di lavoro e ambientali sono diverse rispetto al resto del paese interessato e spesso limitate; invita la Commissione a garantire che le norme sociali e ambientali sottoscritte negli accordi di libero scambio si applichino nell'intero territorio dei partner commerciali, ZTE incluse;

Etichettatura, tracciabilità e dati doganali

38.  chiede all'UE di lavorare verso soluzioni adeguate ed efficienti ai fini dell'introduzione di un sistema obbligatorio trasparente e funzionante di etichettatura per la "tracciabilità sociale e ambientale" lungo tutta la catena di produzione, in conformità dell'accordo TBT dell'OMC, promuovendo nel contempo un'azione simile a livello internazionale;

39.  invita la Commissione a valutare l'introduzione di una normativa in materia di etichettatura dell'origine dei prodotti che entrano nel mercato dell'UE oppure a proporre norme che garantiscano l'effettiva tracciabilità;

40.  invita la Commissione e incoraggia gli Stati membri a cercare modi per consentire alle parti aventi un interesse pubblico di accedere, previa adeguata giustificazione e sulla base di una domanda presentata per motivi di interesse pubblico, ai dati doganali raccolti dalle parti che commerciano beni o prodotti importati nell'UE;

Giurisdizione e vie di ricorso

41.  ribadisce l'urgente necessità di affrontare in modo efficace gli abusi dei diritti umani da parte delle società transnazionali nel momento in cui emergono e di rispondere ai problemi giuridici derivanti dalla dimensione extraterritoriale delle imprese, in particolare attraverso la definizione di responsabilità giuridiche solidali lungo l'intera catena del valore; invita gli Stati membri ad adottare misure idonee per trovare una soluzione agli ostacoli finanziari e procedurali che le vittime affrontano durante le cause civili;

42.  ribadisce il suo appello alla Commissione a riflettere sull'estensione delle norme sulla competenza giurisdizionale a norma del regolamento Bruxelles I ai convenuti di paesi terzi, coinvolti in cause nei confronti di società che hanno un chiaro legame con uno Stato membro o di società per le quali l'UE rappresenta un mercato di sbocco essenziale, e chiede alla Commissione di presentare senza indugio, se del caso, una proposta al Parlamento e al Consiglio;

43.  ricorda che le imprese commerciali dovrebbero istituire meccanismi di reclamo a livello operativo per i lavoratori su cui si ripercuotono le loro attività, incluse le ZTE; rinnova il suo invito all'UE e agli Stati membri ad adottare misure adeguate per contrastare gli ostacoli giuridici, procedurali e istituzionali all'accesso a mezzi di ricorso efficaci;

Parità di genere e diritti dei minori

44.  ricorda che la parità di genere è saldamente sancita da tutte le politiche dell'UE, come previsto all'articolo 8 TFUE; deplora che il genere non sia menzionato nella strategia "Commercio per tutti" e invita la Commissione a tenere conto del genere e dell'emancipazione delle donne nel corso della revisione intermedia della strategia; chiede alla Commissione di garantire che la prospettiva di genere sia inclusa e integrata nella politica commerciale e di investimento, nella strategia di aiuti al commercio, e in tutte le valutazioni di impatto e gli accordi di libero scambio futuri; invita la Commissione a continuare a discutere e negoziare nell'ambito dell'OMC affinché si tenga conto del genere nella politica commerciale e di investimento dell'OMC; chiede alla Commissione di raccogliere dati disaggregati per genere per le CGV, in particolare nel settore agricolo, tenendo conto dell'emancipazione delle donne, al di là delle questioni concernenti l'accesso al salario, dei fattori che portano alla violenza contro le donne e di fattori sociali come i congedi parentali e la salute, al fine di elaborare forme giuridiche in grado di superare gli effetti collaterali negativi delle CGV; accoglie con favore il fatto che la questione della parità tra donne e uomini sia parte integrante dei negoziati per la modernizzazione dell'accordo UE-Cile e faccia parte del futuro accordo rivisto;

45.  invita a eseguire un'analisi esaustiva delle differenze e delle diseguaglianze nel quadro delle CGV, in merito a quanto segue: i) differenze di genere nell'impiego del tempo, derivanti soprattutto dalla responsabilità primaria delle donne in ambito riproduttivo; ii) differenze di genere nell'accesso ai fattori di produzione e alle risorse, in particolare la terra, il credito, la formazione e le reti; e iii) differenze di genere derivanti da carenze e discriminazioni a livello del mercato e delle istituzioni;

46.  mette in guardia dalle ripercussioni negative dell'espansione e della liberalizzazione degli scambi sulla qualità del lavoro, nonché dal rischio di un aumento della tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della manodopera; sottolinea che tendenzialmente le più colpite sono le donne e che molto spesso, nel loro caso, la tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della manodopera va di pari passo con la tratta a fini sessuali e il femminicidio;

47.  propone che, a livello di commercio internazionale e politiche commerciali dell'UE in materia di catene globali del valore, venga sviluppata una strategia specifica per tutelare ufficialmente gli individui che denunciano pratiche quali femminicidio, tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della manodopera e tratta a fini sessuali nonché per difendere le vittime di tali casi; sottolinea che gli autori delle denunce dovrebbero essere riconosciuti e tutelati come si richiede avvenga nel caso di chi segnala irregolarità, nell'ambito del commercio internazionale e dell'UE;

48.  ricorda che le donne partecipano in misura crescente all'attività lavorativa, ma sono tuttora sovrarappresentate in lavori poco qualificati e scarsamente retribuiti, non hanno accesso alle misure di protezione sociale, tra cui la tutela della maternità, e sono troppo spesso vittime di discriminazione e di molestie sessuali;

49.  invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali e locali a promuovere appalti pubblici sostenibili, applicando requisiti specifici in materia di rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, in particolare per quanto riguarda la promozione dell'uguaglianza di genere e le norme europee in materia di concorrenza, e di trasparenza per i fornitori e le rispettive catene di approvvigionamento internazionali;

50.  sottolinea l'importanza della ratifica delle convenzioni dell'OIL n. 182 sulle forme peggiori di lavoro minorile e n. 138 sull'età minima di ammissione al lavoro da parte dei paesi che non l'abbiano ancora fatto; ricorda che l'UE si è assunta l'impegno di eliminare le forme peggiori di lavoro minorile a livello mondiale, in linea con i suoi valori, che includono il divieto del lavoro minorile nella sua azione esterna, come sancito all'articolo 21 del TUE; ribadisce l'invito ad armonizzare e rafforzare i controlli delle importazioni e della catena di approvvigionamento al fine di garantire l'ingresso nel mercato dell'UE ai soli prodotti non derivanti da lavoro forzato e da lavoro minorile o da altre forme di schiavitù moderna; sottolinea il suo appoggio a iniziative intese a sostenere le PMI e le organizzazioni dei piccoli agricoltori, al fine di consentire loro di acquisire una quota maggiore di valore nelle CGV, come avviene nel commercio equo e solidale; sottolinea l'importanza di includere la lotta contro il lavoro forzato e il lavoro minorile in tutti gli accordi di libero scambio dell'UE, attraverso capitoli sullo sviluppo sostenibile, in modo che tale obiettivo sia condiviso dai partner commerciali; invita la Commissione e gli Stati membri a difendere con vigore tale proposta in tutte le sedi internazionali inclusi OIL, OCSE, ONU e OMC, al fine di progredire nella lotta contro il lavoro forzato e il lavoro minorile; sottolinea in tale contesto che l'obiettivo di prodotti non derivanti da lavoro minorile può essere raggiunto solo se procede di pari passo con la definizione di salari minimi per i famigliari dei minori;

Paesi in via di sviluppo

51.  sottolinea che le CGV rappresentano un'opportunità importante per le aziende dei paesi in via di sviluppo, in particolare per le PMI, onde creare un legame con l'economia globale; sottolinea che le politiche specifiche e le misure di accompagnamento sono fondamentali per la realizzazione di questo obiettivo e per estendere i possibili vantaggi a tutti i lavoratori, in particolare le politiche volte a rendere le procedure amministrative più efficienti, o ad aiutare le imprese interessate ad accrescere il valore aggiunto e ad ampliare la loro partecipazione alle catene globali del valore, migliorando nel contempo le loro norme sociali e ambientali; sottolinea che la revisione dell'SPG e dell'SPG+ dovrebbe includere norme vincolanti in materia di diritti umani e del lavoro e di protezione ambientale; osserva che molti paesi in via di sviluppo dispongono di capacità e risorse limitate per realizzare efficacemente la conformità alle norme e alle regolamentazioni sociali e ambientali; invita l'UE a rafforzare lo sviluppo delle capacità e a fornire assistenza tecnica ai governi dei paesi partner in via di sviluppo, ove possibile e necessario;

52.  ricorda l'Agenda 2030 degli obiettivi di sviluppo sostenibile e la relativa strategia in materia di produzione sostenibile, consumo sostenibile e lavoro dignitoso e invita la Commissione a comunicare in maniera trasparente il riferimento a ciascun obiettivo di sviluppo sostenibile interessato da tale rendicontazione; rinnova alla Commissione e agli Stati membri l'invito a ricorrere al commercio per promuovere lo sviluppo sostenibile e la buona governance, secondo i principi della coerenza delle politiche per lo sviluppo; sottolinea che gli accordi commerciali e di investimento conclusi con i paesi in via di sviluppo dovrebbero essere coerenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile; ribadisce il diritto dei paesi in via di sviluppo di regolamentare gli investimenti in modo da garantire obblighi e doveri per tutti gli investitori, compresi quelli stranieri, con l'obiettivo di proteggere i diritti umani e le norme in materia di lavoro e di ambiente;

53.  accoglie con favore l'entrata in vigore dell'accordo sulla facilitazione degli scambi che, se correttamente attuato, semplificherà e modernizzerà le procedure doganali, agevolando per i paesi in via di sviluppo, che di norma hanno barriere commerciali più vaste, l'integrazione nel sistema di scambi globale;

54.  invita la Commissione a sostenere l'effettiva partecipazione delle PMI alle CGV, mediante il sostegno all'incontro e a partenariati tra le PMI e i gruppi di piccoli agricoltori nei paesi in via di sviluppo, finalizzati a garantire una quota maggiore di valore ai produttori, assicurando nel contempo un livello elevato di tutela dei diritti sociali, ambientali e umani, come avviene nel caso del commercio equo e solidale;

55.  invita la Commissione a garantire che le condizioni in materia di diritti umani collegate alle preferenze commerciali unilaterali concesse nel quadro del sistema di preferenze generalizzate (SPG) siano applicate e monitorate in modo efficace e che le procedure previste per i casi di eventuale non conformità con tali condizioni siano attuate, nel pieno rispetto del regolamento sul sistema di preferenze generalizzate;

56.  si attende che la revisione intermedia dell'SPG chiarisca le definizioni e offra una valutazione approfondita del sistema attuale; ritiene che la politica commerciale debba essere un modo per incoraggiare i partner commerciali dell'UE ad adottare norme sociali, del lavoro e ambientali più rigorose, obiettivo che potrebbe essere conseguito mediante incentivi quali ulteriori preferenze tariffarie per i prodotti ottenuti in modo sostenibile; ritiene che tale obiettivo richieda una revisione del regolamento SPG, e suggerisce a tale proposito l'inserimento nel suo campo di applicazione di condizioni in materia di responsabilità sociale delle imprese, così da garantire il rispetto, da parte delle società transnazionali, degli obblighi giuridici nazionali e internazionali nei settori dei diritti umani e delle norme sul lavoro e ambientali; chiede di prestare un'attenzione particolare alla situazione dei diritti del lavoro e dei diritti sindacali nelle ZTE e invita la Commissione ad affrontare tale questione, in stretta cooperazione con l'OIL, nel quadro della revisione dell'SPG;

57.  invita la Commissione a garantire che i progetti di sviluppo finanziati dall'UE, compresi i progetti di fusione, non siano solo pienamente in linea con i principi di efficacia dello sviluppo concordati a livello internazionale, ma rispettino anche appieno il principio del consenso libero, preventivo e informato stabilito dalla convenzione n. 169 dell'OIL;

Norme in materia di origine

58.  osserva che norme semplificate, efficaci e preferenziali in materia di origine sono fondamentali nell'ambito delle CGV; riconosce che la mancanza di flessibilità e la complessità delle norme di origine possono ostacolare l'efficienza dei modelli commerciali;

59.  invita la Commissione ad avvalersi, nella massima misura possibile, delle norme di origine multilaterali come norme di origine preferenziali negli accordi di libero scambio; invita la Commissione, all'atto della definizione di norme di origine preferenziali specifiche negli accordi di libero scambio, a ridurre i requisiti del valore aggiunto e a consentire la modifica della sottovoce tariffaria e la "trasformazione singola" quale norma di origine;

60.  chiede alla Commissione, in particolare nel caso dei negoziati sugli accordi di libero scambio con paesi che attualmente beneficiano di preferenze SPG ed EBA, di garantire che la definizione delle norme di origine non provochi una deviazione dei processi economici;

61.  ritiene che l'aumento del cumulo negli accordi di libero scambio non dovrebbe essere considerato uno strumento di liberalizzazione dissimulata, quanto un mezzo per consentire­­­ ai paesi di specializzarsi in determinate attività economiche, secondo la logica del vantaggio comparativo;

Diritti di proprietà intellettuale e flussi di dati

62.  accoglie con favore l'impegno della Commissione a favore della tutela dell'intero spettro dei diritti di proprietà intellettuale, compresi i brevetti, i marchi, il diritto d'autore, i disegni, le indicazioni geografiche, le indicazioni di origine e i prodotti farmaceutici, garantendo allo stesso tempo l'accesso a medicinali a prezzi abbordabili, sia a livello di OMC sia mediante gli accordi di libero scambio; invita la Commissione ad adottare ulteriori misure in merito alla possibile estensione della tutela dell'indicazione geografica ai prodotti non agricoli, come già avviene in vari paesi terzi attraverso diversi sistemi giuridici; chiede un processo aperto e inclusivo per il miglioramento della cooperazione con i partner terzi al fine di combattere le frodi e i prodotti contraffatti che approfittano della fiducia di cui godono i marchi e le denominazioni;

63.  riconosce che l'innovazione digitale e i flussi di dati sono fattori di stimolo fondamentali per l'economia dei servizi e costituiscono un elemento essenziale della CGV delle imprese di produzione tradizionali; chiede pertanto che i requisiti relativi alla localizzazione forzata siano limitati nella massima misura possibile all'interno e all'esterno dell'Europa, stabilendo nel contempo le esenzioni necessarie sulla base di finalità pubbliche legittime come la tutela dei consumatori e la protezione dei diritti fondamentali; ricorda che la protezione dei flussi di dati e il diritto alla vita privata non sono ostacoli agli scambi, ma diritti fondamentali sanciti dall'articolo 39 TUE e dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nonché dall'articolo 12 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;

o

o    o

64.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, all'Organizzazione mondiale del commercio nonché all'UNCTAD.

(1)

Testi approvati P8_TA(2016)0299.

(2)

Testi approvati P8_TA(2016)0298.

(3)

Testi approvati P8_TA(2017)0208.

(4)

GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 101.

(5)

Testi approvati P8_TA(2016)0405.

(6)

Testi approvati, P8_TA(2017)0196.

(7)

Testi approvati P8_TA(2017)0098.

(8)

Testi approvati P8_TA(2016)0041.

(9)

Testi approvati P8_TA(2015)0252.

(10)

Testi approvati, P8_TA(2017)0265.

(11)

GU L 130 del 19.5.2017, pag. 1.

(12)

GU L 295 del 12.11.2010, pag. 23.

(13)

GU L 303 del 31.10.2012, pag. 1.

(14)

GU L 351 del 20.12.2012, pag. 1.

(15)

GU L 330 del 15.11.2014, pag. 1.

(16)

http://childrenandbusiness.org

(17)

cfr. la definizione di PMI: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=CELEX:32003H0361&from=EN


PARERE della commissione per gli affari esteri (20.6.2017)

destinato alla commissione per il commercio internazionale

sull'impatto del commercio internazionale e delle politiche commerciali dell'Unione europea sulle catene globali del valore

(2016/2301(INI))

Relatore per parere: Pier Antonio Panzeri

SUGGERIMENTI

La commissione per gli affari esteri invita la commissione per il commercio internazionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che la quota delle catene globali del valore (CGV) nei modelli manifatturieri e commerciali a livello mondiale continua ad aumentare, offrendo sia opportunità che sfide; che la globalizzazione dovrebbe costituire una leva per lo sviluppo economico e l'integrazione dei paesi in via di sviluppo nell'economia mondiale, al fine di aumentare la prosperità e rafforzare i diritti umani per tutti, in linea con i principi e gli obiettivi dichiarati dell'UE che guidano le sue politiche esterne e la coerenza delle politiche per lo sviluppo dell'UE; che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo più attivo nell'ottenere una gestione adeguata, equa, trasparente e sostenibile delle catene globali del valore e ridurre gli effetti negativi sui diritti umani, inclusa l'erosione dei diritti del lavoro;

B.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri, che rappresentano collettivamente il più grande mercato al mondo e il principale fornitore di aiuti al commercio, possono e dovrebbero sfruttare tale posizione per rendere le CGV più sostenibili e inclusive e per promuovere valori quali lo sviluppo sostenibile, i diritti umani e il commercio equo ed etico, in particolare per le popolazioni più povere; che gli accordi commerciali dovrebbero riconoscere il diritto di regolamentare nel pubblico interesse;

C.  considerando che varie convenzioni, linee guida e norme internazionali sono volte a prevenire le violazioni dei diritti umani; che i paesi hanno l'obbligo di applicarle e di creare adeguate condizioni giuridiche ed economiche per il funzionamento delle imprese e per la loro partecipazione alle catene di approvvigionamento globali;

D.  considerando che gli incentivi commerciali dell'SPG e dell'SPG+ offrono ai paesi in via di sviluppo un migliore accesso al mercato in cambio del rispetto di norme sociali, ambientali e in materia di lavoro;

E.  considerando che la mancanza di etica negli affari è anche una conseguenza della mancanza di buon governo e dell'indebolimento o dell'assenza di un potere pubblico imparziale al servizio degli interessi generali dei cittadini; che la corruzione, la mancanza di trasparenza delle CGV e le deroghe alle leggi e alle tasse sul lavoro nelle zone di trasformazione per l'esportazione (ZTE) potrebbero avere un impatto negativo sui diritti umani, in particolare indebolendo il lavoro dignitoso e i sindacati;

1.  sottolinea che il commercio e i diritti umani si rafforzano reciprocamente e che la comunità imprenditoriale svolge un ruolo importante nell'offrire incentivi positivi in termini di promozione dei diritti umani, della democrazia e della responsabilità sociale; accoglie con favore il fatto che le donne sono riconosciute come una parte essenziale e uno dei principali beneficiari delle CGV determinando società più inclusive;

2.  sottolinea che le CGV rappresentano un'occasione unica per un progresso sostenibile, in particolare nei paesi in via di sviluppo;

3.  ribadisce che, in un mondo sempre più interconnesso, un'UE forte e una politica commerciale ambiziosa sono essenziali per poter dare forma alla globalizzazione e rafforzare il sistema globale basato sulle regole; sottolinea che i cambiamenti nell'economia globale rendono ancora più fondamentale per le imprese europee poter accedere ai mercati dei paesi terzi a condizioni giuste ed eque;

4.  sottolinea che la globalizzazione delle catene globali del valore può contribuire a integrare i paesi in via di sviluppo nell'economia globale, a ridurre la povertà e a creare posti di lavoro; rileva con preoccupazione che la mancanza di regolamentazione, l'utilizzo di forme di occupazione atipiche, di lavoro informale e di forme di lavoro esternalizzato irregolari all'interno delle catene di approvvigionamento globali hanno indebolito la contrattazione e gli accordi collettivi; condanna la presenza di lavoro minorile e di lavoro coatto in alcune catene di approvvigionamento globali;

5.  ricorda che le donne partecipano in misura crescente all'attività lavorativa ma sono tuttora sovrarappresentate in lavori poco qualificati e scarsamente retribuiti, che non hanno accesso alle misure di protezione sociale, tra cui la tutela della maternità, e che sono troppo spesso vittime di discriminazione e di molestie sessuali;

6.  osserva che la crescente globalizzazione e la complessità delle catene del valore rafforzano l'importanza del ruolo svolto dalle grandi imprese nel godimento e nel rispetto dei diritti umani, compresi i diritti dei minori, e nella sostenibilità ambientale; osserva inoltre che il comportamento delle imprese può incidere fortemente sullo sviluppo e sul benessere umano, in modo positivo o negativo; osserva con preoccupazione, tuttavia, che le norme, i principi e i meccanismi di ricorso esistenti in materia di imprese e diritti umani sono ancora frammentati nel diritto internazionale e che si sono compiuti scarsi progressi nell'attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, che sono stati approvati all'unanimità in seno alle Nazioni Unite con il pieno sostegno degli Stati membri dell'UE, e nella definizione di norme vincolanti sulla responsabilità sociale;

7.  rileva che un accesso affidabile alle materie prime è importante per la competitività globale e sottolinea allo stesso tempo che una delle principali sfide per i paesi in via di sviluppo è quella di risalire lungo le CGV tramite la diversificazione economica, il che necessita di norme commerciali globali eque e favorevoli allo sviluppo;

8.  esprime profonda preoccupazione per i casi di violazioni dei diritti umani e di minacce alla sostenibilità ambientale verificatisi a seguito di talune decisioni gestionali delle imprese;

9.  invita la Commissione a promuovere ulteriormente la ratifica e l'effettiva attuazione di varie linee guida, convenzioni e norme internazionali in materia di imprese e diritti umani, come le convenzioni fondamentali dell'OIL, i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, il Global Compact delle Nazioni Unite per le imprese, l'iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive e il processo di Kimberley, con un'attenzione particolare all'eliminazione del lavoro minorile, del lavoro forzato, della tratta di esseri umani, della corruzione e delle condizioni di lavoro contrarie all'etica, nonché alla promozione dell'uguaglianza di genere, della non discriminazione e della libertà di associazione;

10.  invita la Commissione a garantire il rispetto, da parte delle imprese europee e internazionali, delle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e delle linee guida dell'OCSE specifiche per settore, come la guida sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile di minerali provenienti da zone di conflitto; raccomanda di rafforzare il ruolo dei punti di contatto nazionali dell'OCSE e la loro cooperazione con le istituzioni nazionali e regionali indipendenti per i diritti umani al fine di migliorare la governance delle CGV;

11.  esorta la Commissione a mettere a punto un sistema obbligatorio di dovere di diligenza a livello dell'UE e un quadro normativo obbligatorio e applicabile, basato sui principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, sul modo in cui le imprese devono rispettare i diritti umani e i loro obblighi in relazione alle norme sociali e ambientali, e invita gli Stati membri dell'UE ad attuare una legislazione adeguata per includere misure volte a rafforzare il dovere di diligenza nelle catene di approvvigionamento globali nell'ambito dei loro piani d'azione nazionali e regionali su imprese e diritti umani;

12.  invita la Commissione a presentare proposte per estendere l'attuale regolamento sul legname e il nuovo regolamento sui minerali dei conflitti ad altri settori, in particolare ai settori in cui si verificano violazioni dei diritti umani;

13.  sottolinea l'importanza dello scambio di informazioni e di migliori prassi in materia di dovere di diligenza e di trasparenza tra gli Stati membri che contribuiscono a CGV più eque e sostenibili; invita le società e le imprese a integrare e applicare i principi del dovere di diligenza in materia di diritti umani nelle loro attività;

14.  esorta la Commissione a mettere a punto un sistema obbligatorio di dovere di diligenza a livello dell'UE e invita gli Stati membri a includere misure volte a rafforzare il dovere di diligenza nelle catene di approvvigionamento globali nell'ambito dei loro piani d'azione nazionali su imprese e diritti umani; ribadisce i suoi inviti all'UE e agli Stati membri, contenuti nella risoluzione del 25 ottobre 2016 sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi(1), che è stata approvata a larga maggioranza, a garantire che le grandi imprese e i loro subappaltatori che operano nella loro catena di approvvigionamento nella giurisdizione degli Stati membri, nonché in paesi terzi, individuino, impediscano, attenuino e diano conto dei loro impatti negativi in materia di diritti umani e ambiente in tutte le loro attività e catene di valore, ovunque si verifichino, anche mediante la definizione di norme vincolanti e la rimozione degli ostacoli alla giustizia esistenti nei casi presentati dinanzi ai tribunali degli Stati membri per presunte violazioni dei diritti umani commesse da imprese che abbiano legami con l'UE; deplora che nei mesi successivi non sia stata adottata quasi nessuna azione da parte della Commissione e che non sia stato dato seguito alla risoluzione del Parlamento; incoraggia le imprese dell'OIL e altre parti interessate a operare per conseguire gli stessi obiettivi;

15.  invita l'UE e gli Stati membri a intensificare il loro dialogo con i paesi terzi sull'attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, anche incoraggiando un maggior numero di Stati ad adottare piani d'azione nazionali;

16.  rinnova l'invito a tutti gli Stati, inclusi l'UE e i suoi Stati membri, a partecipare in modo costruttivo alla terza sessione del gruppo di lavoro intergovernativo su un trattato delle Nazioni Unite vincolante in materia di imprese e diritti umani nell'ottobre 2017 e a contribuire in modo proattivo alle discussioni su elementi chiave nell'elaborazione del trattato, compreso il rapporto fra il trattato delle Nazioni Unite e gli accordi commerciali, il dovere di diligenza in materia di diritti umani, l'attuazione, l'accesso ai mezzi di ricorso e il ruolo delle imprese nel processo di negoziazione del trattato;

17.  invita gli Stati membri a tutelare le persone dalle violazioni del diritto internazionale da parte delle società, a migliorare il quadro normativo, a creare meccanismi di monitoraggio e ad incentivare il miglioramento della regolamentazione in materia di diritti umani a livello nazionale, garantendo al contempo la coerenza delle politiche;

18.  invita la Commissione a garantire che le condizioni dei diritti umani legate alle preferenze commerciali unilaterali, come i sistemi SPG o SPG+, siano efficacemente attuate e monitorate; invita la Commissione, a tal fine, a prendere maggiormente in considerazione, nelle sue attività di monitoraggio e valutazione, le relazioni dell'OIL e le conclusioni dei suoi organi di vigilanza nonché le relazioni dei pertinenti meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani;

19.  osserva che la politica commerciale dell'UE può rappresentare uno strumento utile per contrastare gli effetti negativi del comportamento dello Stato e delle imprese, come pure la corruzione, l'elusione fiscale, il dumping sociale e il lavoro minorile; ricorda che l'UE ha preso l'iniziativa di includere il commercio e lo sviluppo sostenibile negli accordi commerciali e dispone di diversi strumenti di incentivazione, come il sistema di preferenze generalizzate, al fine di collegare commercio e sviluppo, crescita sostenibile e valori;

20.  invita la Commissione a includere sistematicamente in tutti gli accordi commerciali e di investimento dell'UE clausole forti sui diritti umani al fine di garantire il rispetto di principi e orientamenti riconosciuti a livello internazionale, come indicato al punto 25, lettera d), del piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia; osserva che la volontà politica di ricorrere effettivamente a tali clausole è fondamentale; insiste sull'uso sistematico di esaustive "valutazioni d'impatto sulla sostenibilità commerciale" ex ante ed ex post, anche sui diritti umani;

21.  chiede alla Commissione di sostenere e potenziare l'attuazione, l'esecuzione e il monitoraggio efficaci degli impegni assunti dai beneficiari dell'SPG +, segnatamente mediante progetti multilaterali e la partecipazione della società civile; insiste affinché le schede di valutazione siano rese pubbliche e i dialoghi nell'ambito dell'SPG + siano trasparenti e prevedano il coinvolgimento e la partecipazione delle organizzazioni della società civile; chiede l'istituzione di un meccanismo che possa essere utilizzato da singoli individui o gruppi che abbiano risentito negativamente dell'attuazione dei sistemi SPG, SPG + ed EBA;

22.  invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali e locali a promuovere appalti pubblici sostenibili applicando requisiti specifici in materia di rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, in particolare per quanto riguarda la promozione dell'uguaglianza di genere e le norme europee in materia di concorrenza, e di trasparenza ai fornitori e alle rispettive catene di approvvigionamento internazionali;

23.  invita la Commissione ad avviare un'iniziativa intesa a migliorare la legislazione con l'obiettivo di istituire misure esaustive in materia di etichettatura, al fine di garantire un'informazione più ampia e accessibile dei consumatori sul contenuto, l'origine e i metodi di produzione dei prodotti commercializzati sul mercato dell'UE; sottolinea l'importanza di campagne di sensibilizzazione del pubblico al fine di prevenire e combattere le violazioni dei diritti umani lungo le intere CGV, accrescere la consapevolezza del pubblico e far sì che i consumatori passino ad un comportamento di acquisto "libero da abusi";

24.  sottolinea la necessità di accordi contrattuali vincolanti, attuati per via giudiziaria, sui diritti umani e sulle misure di protezione ambientale tra le imprese e i loro fornitori lungo l'intera catena del valore; evidenzia l'importanza di un'attuazione efficace per via giudiziaria, compreso l'accesso a vie di ricorso adeguate e appropriate per le vittime. invita la Commissione europea a effettuare un esame approfondito, in consultazione con la società civile, degli ostacoli giuridici esistenti nei casi presentati dinanzi ai tribunali degli Stati membri per presunte violazioni dei diritti umani commesse da imprese stabilite nell'UE o all'interno delle loro catene di approvvigionamento nei paesi terzi;

25.  ribadisce l'urgente necessità di agire in modo continuativo, efficace e coerente a livello nazionale, regionale, europeo e globale, per affrontare efficacemente i problemi giuridici derivanti dalle dimensioni extraterritoriali delle imprese e dal loro comportamento, come pure la relativa incertezza riguardo all'attribuzione delle responsabilità per le violazioni dei diritti umani;

26.  rileva con preoccupazione che alcune ZTE, in quanto parte delle CGV, sono caratterizzate da deroghe alle leggi e alle tasse sul lavoro e da gravi problemi in relazione al lavoro dignitoso e alle restrizioni sindacali; ricorda che le imprese commerciali dovrebbero istituire meccanismi di reclamo a livello operativo per i lavoratori su cui si ripercuotono le loro attività, anche nelle ZTE; rinnova il suo invito all'UE e agli Stati membri ad adottare misure adeguate per contrastare gli ostacoli giuridici, procedurali e istituzionali all'accesso a mezzi di ricorso efficaci.

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

20.6.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

25

11

14

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Lars Adaktusson, Michèle Alliot-Marie, Nikos Androulakis, Francisco Assis, Petras Auštrevičius, Bas Belder, Victor Boştinaru, Elmar Brok, James Carver, Lorenzo Cesa, Arnaud Danjean, Georgios Epitideios, Anna Elżbieta Fotyga, Eugen Freund, Sandra Kalniete, Tunne Kelam, Janusz Korwin-Mikke, Andrey Kovatchev, Ilhan Kyuchyuk, Ryszard Antoni Legutko, Barbara Lochbihler, Sabine Lösing, Andrejs Mamikins, Ramona Nicole Mănescu, Alex Mayer, Tamás Meszerics, Francisco José Millán Mon, Clare Moody, Ioan Mircea Paşcu, Tonino Picula, Kati Piri, Julia Pitera, Jozo Radoš, Sofia Sakorafa, Jordi Solé, Jaromír Štětina, Dubravka Šuica, Charles Tannock, Miguel Urbán Crespo, Ivo Vajgl, Elena Valenciano, Geoffrey Van Orden, Anders Primdahl Vistisen

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Reinhard Bütikofer, Luis de Grandes Pascual, Neena Gill, María Teresa Giménez Barbat, Ana Gomes, Andrzej Grzyb, Marek Jurek, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Igor Šoltes, Marie-Christine Vergiat

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

28

+

ALDE

Ilhan Kyuchyuk, Ivo Vajgl, Jozo Radoš, María Teresa Giménez Barbat, Petras Auštrevičius

GUE/NGL

Marie-Christine Vergiat, Miguel Urbán Crespo, Sabine Lösing, Sofia Sakorafa

PPE

José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra

S&D

Alex Mayer, Ana Gomes, Andrejs Mamikins, Clare Moody, Elena Valenciano, Eugen Freund, Francisco Assis, Ioan Mircea Paşcu, Kati Piri, Neena Gill, Nikos Androulakis, Tonino Picula, Victor Boştinaru

VERTS/ALE

Barbara Lochbihler, Igor Šoltes, Jordi Solé, Reinhard Bütikofer, Tamás Meszerics

11

ECR

Anna Elżbieta Fotyga, Anders Primdahl Vistisen, Bas Belder, Charles Tannock, Geoffrey Van Orden, Marek Jurek, Ryszard Antoni Legutko

EFDD

James Carver

NI

Georgios Epitideios, Janusz Korwin-Mikke

PPE

Cristian Dan Preda

14

0

PPE

Andrey Kovatchev, Andrzej Grzyb, Dubravka Šuica, Elmar Brok, Francisco José Millán Mon, Jaromír Štětina, Julia Pitera, Lars Adaktusson, Lorenzo Cesa, Luis de Grandes Pascual, Michèle Alliot-Marie, Ramona Nicole Mănescu, Sandra Kalniete, Tunne Kelam

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

Testi approvati, P8_TA(2016)0405.


PARERE della commissione per lo sviluppo (31.5.2017)

destinato alla commissione per il commercio internazionale

sull'impatto del commercio internazionale e delle politiche commerciali dell'Unione europea sulle catene globali del valore

(2016/2301(INI))

Relatore per parere: Ignazio Corrao

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo invita la commissione per il commercio internazionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che l'Unione europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani; che la sua azione sulla scena internazionale, ivi compresa la politica commerciale, "si fonda su [tali] principi”(1), è in linea con gli obiettivi della politica di sviluppo e il suo intento di eliminare la povertà, conformemente al principio di coerenza delle politiche per lo sviluppo, è volto al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) ed è trasparente;

B.  considerando che le catene globali del valore (CGV) sono diventate un importante elemento dei modelli globali di produzione; che la mancanza di regolamentazioni CGV è stata uno degli elementi che hanno pregiudicato i diritti dei lavoratori e che la complessità delle CGV conferma la necessità di un impegno rafforzato e proattivo all'interno e all'esterno dell'UE al fine di garantire la loro adeguata gestione per una crescita inclusiva e sostenibile;

C.  considerando che varie convenzioni, linee guida e disposizioni internazionali sono volte a prevenire le violazioni dei diritti umani e che i paesi hanno l'obbligo di applicarle e di creare adeguate condizioni giuridiche ed economiche per il funzionamento delle imprese e per la loro partecipazione alle catene di approvvigionamento globali;

D.  considerando che la mancanza di etica negli affari è altresì una delle conseguenze dell'indebolimento o dell'assenza di un potere pubblico imparziale al servizio degli interessi generali dei cittadini; che, segnatamente, le zone di trasformazione per l'esportazione (ZTE), in quanto parte delle catene globali del valore, sono spesso caratterizzate da deroghe alle leggi e alle tasse sul lavoro e contribuiscono a generare gravi problemi in relazione al lavoro dignitoso e alle restrizioni sindacali;

E.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri, che rappresentano collettivamente il più grande mercato al mondo e il principale fornitore di aiuti al commercio, possono e dovrebbero sfruttare tale posizione per rendere le CGV più sostenibili e inclusive e per promuovere valori quali lo sviluppo sostenibile, i diritti umani, il commercio equo ed etico, in particolare per le popolazioni più povere; che gli accordi commerciali dovrebbero riconoscere il diritto dei paesi in via di sviluppo di regolamentare nel pubblico interesse;

F.  considerando che gli incentivi commerciali dell'SPG e dell'SPG+ offrono ai paesi in via di sviluppo un migliore accesso al mercato in cambio del rispetto di norme sociali, ambientali e in materia di lavoro;

1.  osserva che la crescente globalizzazione e la complessità delle catene del valore rafforza l'importanza del ruolo svolto dalle grandi imprese nel godimento e nel rispetto dei diritti umani, compresi i diritti dei minori, e nella sostenibilità ambientale; osserva inoltre che il comportamento delle imprese può incidere fortemente sullo sviluppo e sul benessere umano, in modo positivo o negativo; osserva, tuttavia, con preoccupazione che le norme, i principi e i meccanismi di ricorso esistenti in materia di imprese e diritti umani sono ancora frammentati nel diritto internazionale e che si sono compiuti scarsi progressi nell'attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, che sono stati approvati all'unanimità in seno alle Nazioni Unite con il pieno sostegno degli Stati membri dell'UE e sulla strada verso norme vincolanti sulla responsabilità sociale;

2.  sottolinea che la globalizzazione delle catene globali del valore può contribuire a integrare i paesi in via di sviluppo nell'economia globale, a ridurre la povertà e a creare posti di lavoro, favorendo nel contempo le capacità di produzione, tra cui la diffusione di tecnologie e competenze; rileva, tuttavia, con preoccupazione, che l'utilizzo nella catena di approvvigionamento globale di forme non standard di occupazione, di lavoro informale e di talune forme di lavoro esternalizzato, ha indebolito gli accordi collettivi; condanna la presenza di lavoro minorile e di lavoro coatto in alcune catene di approvvigionamento globali, presenza che è elevata nei segmenti inferiori della catena, in particolare nelle sezioni delle catene di approvvigionamento connesse all'economia informale; ricorda altresì che le donne sempre più spesso lavorano ma sono ancora sovrarappresentate in lavori poco qualificati e scarsamente retribuiti, che non hanno accesso alle misure di protezione sociale, tra cui la tutela della maternità, e che sono troppo spesso vittime di discriminazione e di molestie sessuali;

3.  rileva che un accesso affidabile alle materie prime è importante per la competitività globale e sottolinea allo stesso tempo che una delle principali sfide dei paesi in via di sviluppo è quella di risalire lungo le catene globali del valore tramite la diversificazione economica, il che necessita dell'adozione di norme commerciali globali eque e favorevoli allo sviluppo;

4.  esprime preoccupazione per il fatto che alcune imprese transnazionali traggono vantaggio dal sistema commerciale internazionale e dalle lacune giuridiche esistenti per sfuggire all'assunzione di responsabilità per i reati ambientali e le violazioni dei diritti umani causate dalle loro attività; chiede che la politica commerciale dell'UE eviti di promuovere privilegi speciali per gli investitori senza alcun obbligo; sottolinea l'importanza di attuare, applicare o recepire la legislazione esistente a livello regionale, nazionale e internazionale;

5.  osserva che la politica commerciale dell'UE può rappresentare uno strumento utile per contrastare gli effetti negativi del comportamento dello Stato e delle imprese, della corruzione, dell'elusione fiscale, del dumping sociale e del lavoro minorile; invita la Commissione a garantire che i progetti di sviluppo finanziati dall'UE, compresi i progetti di fusione, non siano solo pienamente in linea con i principi di efficacia dello sviluppo concordati a livello internazionale, ma rispettino anche appieno il principio del consenso libero, preventivo e informato stabilito dalla convenzione n. 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL);

6.  sottolinea che le imprese, nelle loro attività internazionali, dovrebbero prendere in considerazione la necessità di rispettare i valori e le norme fondamentali, in particolare i diritti umani, ed evidenzia la necessità di un impegno del settore privato e della gestione responsabile delle CGV per realizzare una crescita economica inclusiva e sostenibile;

7.  ribadisce l'urgente necessità di agire in modo continuativo, efficace e coerente a livello nazionale, regionale, europeo e globale, per affrontare efficacemente i problemi giuridici derivanti dalle dimensioni extraterritoriali delle imprese e del loro comportamento, come pure la relativa incertezza riguardo all'attribuzione delle responsabilità per le violazioni dei diritti umani;

8.  riconosce, a tale proposito, i progressi compiuti dopo il raggiungimento del patto di sostenibilità con il Bangladesh e chiede alla Commissione di espandere tali quadri ad altri settori e di accrescere la responsabilità sociale delle imprese e le iniziative obbligatorie in materia di dovere di diligenza che estendono il regolamento UE sul legname in vigore e il nuovo regolamento UE sui minerali dei conflitti ad altri settori, come quello dell'abbigliamento.

9.  ribadisce i suoi inviti all'UE e agli Stati membri, contenuti nella risoluzione del 25 ottobre 2016 sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi(2), approvata con una maggioranza schiacciante, a garantire che le grandi imprese e i loro subappaltatori che operano nella loro catena di approvvigionamento nella giurisdizione degli Stati membri, nonché in paesi terzi, individuino, impediscano, attenuino e diano conto dei loro impatti negativi in materia di diritti umani e ambiente in tutte le loro attività e catene di valore, ovunque si verifichino, e che siano adottate misure mediante la definizione di norme vincolanti e la rimozione degli ostacoli alla giustizia esistenti nei casi presentati dinanzi ai tribunali degli Stati membri per presunte violazioni dei diritti umani commesse da imprese che abbiano legami con l'UE; deplora il fatto che quasi nessuna azione sia stata adottata dalla Commissione negli ultimi mesi e che non sia stato dato seguito alla risoluzione del Parlamento; incoraggia le imprese dell'OIL e altre parti interessate a operare verso gli stessi obiettivi;

10.  sostiene tutte le iniziative mondiali di lotta contro la corruzione, tra cui l'iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive (EITI), il processo di Kimberley, la conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi (ICGLR), i principi enunciati nell'iniziativa "Global compact" delle Nazioni Unite per le imprese, le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali, la guida dell'OCSE sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile dei minerali provenienti dalle zone di conflitto e ad alto rischio; ricorda in particolare l'obbligo per i paesi produttori di attuare e applicare una legislazione adeguata, anche in termini di creazione di uno Stato di diritto e di lotta alla corruzione;

11.  ricorda l'Agenda 2030 degli obiettivi di sviluppo sostenibile e la sua strategia in materia di produzione sostenibile, consumo sostenibile e lavoro dignitoso e invita la Commissione a comunicare in maniera trasparente il riferimento a ciascun obiettivo di sviluppo sostenibile interessato nella rendicontazione; rinnova alla Commissione e agli Stati membri l'invito a ricorrere al commercio per promuovere lo sviluppo sostenibile e la buona governance, secondo i principi della coerenza delle politiche per lo sviluppo; sottolinea che gli accordi commerciali e di investimento dell'UE conclusi con i paesi in via di sviluppo dovrebbero essere coerenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile; ribadisce il diritto dei paesi in via di sviluppo di regolamentare gli investimenti in modo da garantire obblighi e doveri per tutti gli investitori, compresi quelli stranieri, con l'obiettivo di proteggere i diritti umani e le norme in materia di lavoro e di ambiente;

12.  invita la Commissione a continuare a includere la ratifica delle norme fondamentali dell'OIL, le norme di ispezione sanitaria e di sicurezza e la libertà di riunione e di associazione nelle discussioni sulla prosecuzione del regime commerciale preferenziale con i paesi legati alle catene di approvvigionamento globali, anche nel settore dell'abbigliamento, nonché a rafforzare le convenzioni in materia di diritti umani, lavoro e ambiente nel quadro del sistema di preferenze generalizzate (SPG) e a garantire che le condizioni dei diritti umani connesse alle preferenze commerciali unilaterali, quali l'SPG o l'SPG+, siano efficacemente attuate e monitorate;

13.  invita la Commissione, a tal fine, a prendere maggiormente in considerazione le conclusioni delle relazioni dell'OIL e quelle dei suoi organi di vigilanza nelle attività di monitoraggio e valutazione e a dialogare al meglio con le agenzie locali dell'OIL e delle Nazioni Unite nel paese beneficiario, tenendo pienamente conto delle loro opinioni ed esperienze; invita la Commissione a introdurre, nella prossima riforma delle norme SPG/SPG+, preferenze tariffarie per i prodotti dalla comprovata sostenibilità; ribadisce il proprio invito a creare un'etichetta "abuse-free";

14.  esorta la Commissione e gli Stati membri a inserire misure vincolanti negli accordi di libero scambio con i paesi in via di sviluppo al fine di sostenerne le norme sociali e ambientali come pure i diritti umani e dei lavoratori, compresa l'agenda per il lavoro dignitoso dell'OIL; sottolinea la necessità di migliorare l'efficacia della condizionalità sociale e ambientale negli accordi bilaterali e regionali mediante un maggiore coinvolgimento e una maggiore consultazione delle parti sociali e della società civile nei negoziati e nell'attuazione delle disposizioni in materia di lavoro e un uso sistematico di esaustive "valutazioni d'impatto sulla sostenibilità commerciale" ex ante ed ex post, anche sui diritti umani;

15.  accoglie con favore la prassi di inserire la responsabilità per il rispetto dei diritti umani negli obblighi contrattuali vincolanti tra le imprese e i loro clienti e fornitori; osserva che, nella maggior parte dei casi, tali requisiti possono essere attuati per via giudiziaria;

16.  accoglie con favore le tante iniziative promettenti intraprese dal settore privato, quali i codici di condotta, l'etichettatura, l'autovalutazione e gli audit sociali, e riconosce che il "Global compact" delle Nazioni Unite, la norma ISO 26000 sulla responsabilità sociale, la dichiarazione tripartita di principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale dell'OIL e le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali sono strumenti in grado di indurre le imprese a gestire le proprie attività in modo più responsabile; invita le imprese, europee e non europee, a esercitare la dovuta diligenza in materia di diritti umani e a integrare i loro risultati nelle politiche e procedure interne, attribuendo di conseguenza risorse e competenze e assicurandone la debita attuazione; sottolinea che ciò richiede uno stanziamento sufficiente di risorse; sottolinea che la trasparenza e la comunicazione circa le misure adottate per evitare le violazioni dei diritti umani nei paesi terzi sono fondamentali per permettere un adeguato controllo democratico e consentire ai consumatori di effettuare scelte basate sui fatti;

17.  esprime profonda preoccupazione per i casi di violazioni dei diritti umani e di minacce alla sostenibilità ambientale, verificatisi a seguito delle decisioni gestionali di talune imprese, nonché per quelle imprese che traggono beneficio da violazioni dei diritti umani, come l'accaparramento dei terreni o gli sfollamenti, anch’esse compiute da terzi;

18.  ricorda che le imprese commerciali dovrebbero istituire meccanismi di reclamo a livello operativo per i lavoratori su cui si ripercuotono le loro attività, anche nelle ZTE, e ribadisce l'invito a rimuovere gli ostacoli incontrati dalle vittime delle violazioni dei diritti umani nell'adire le vie legali; reitera, a tale proposito, la propria richiesta all'UE e agli Stati membri di adottare misure adeguate per contrastare gli ostacoli giuridici, procedurali e istituzionali all'accesso a mezzi di ricorso efficaci da parte di tali vittime;

19.  accoglie con grande favore l'elaborazione di un trattato vincolante delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani, al fine di definire chiaramente un quadro normativo obbligatorio e applicabile sul modo in cui i governi e le imprese debbano tutelare e rispettare i diritti umani e i loro obblighi in relazione alle norme sociali e ambientali in ogni fase della catena di approvvigionamento, indipendentemente dal paese in cui avviene la produzione e dalla nazionalità della società;

20.  ribadisce l'invito rivolto agli Stati membri e alla stessa UE a promuovere tale processo e a parteciparvi attivamente; invita la Commissione a elaborare una proposta legislativa sugli obblighi vincolanti in materia di dovere di diligenza per le catene di approvvigionamento, che sia conforme alle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e alle varie linee guida dell'OCSE specifiche per settore, nonché a introdurre misure globali di etichettatura al fine di garantire una maggiore informazione del consumatore sul contenuto e la provenienza dei prodotti finiti venduti sul mercato dell'UE, lungo l'intera catena di approvvigionamento;

21.  invita gli Stati membri e la Commissione a obbligare le imprese che utilizzano materie prime o prodotti suscettibili di provenire da zone colpite da conflitti a rendere noti la provenienza e l'utilizzo di tali materiali, nonché a garantire la loro tracciabilità in maniera trasparente; accoglie, a tal proposito, con favore il nuovo regolamento sui minerali dei conflitti recentemente adottato ed esorta la Commissione a presentare proposte legislative al fine di estendere tale pratica in materia di dovere di diligenza vincolante in altri settori, come quello dell'abbigliamento;

22.  evidenzia che in questo ambito, oltre all'importazione e all'esportazione di minerali e metalli, la trasparenza dei diritti di sfruttamento e dei diritti doganali ottenuti è importante per lo sviluppo delle zone di conflitto o ad alto rischio; sottolinea pertanto la necessità di elaborare una sintesi delle azioni già esistenti adottate da imprese europee in materia di responsabilità sociale delle imprese, e di migliorare il coordinamento e lo scambio di informazioni e migliori prassi al fine di poter identificare al meglio le buone pratiche e contribuire alla creazione di un quadro d'azione comune a livello europeo; invita la Commissione a rafforzare le iniziative in materia di responsabilità sociale delle imprese e di dovuta diligenza in tutta la catena di approvvigionamento;

23.  esorta la Commissione ad agire rapidamente, dando seguito alle dettagliate proposte contenute nella risoluzione del Parlamento sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi, approvata il 25 ottobre 2016(3).

INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

30.5.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

23

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Beatriz Becerra Basterrechea, Ignazio Corrao, Doru-Claudian Frunzulică, Enrique Guerrero Salom, Maria Heubuch, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Stelios Kouloglou, Arne Lietz, Linda McAvan, Vincent Peillon, Lola Sánchez Caldentey, Elly Schlein, Eleni Theocharous, Paavo Väyrynen, Bogdan Brunon Wenta, Anna Záborská, Željana Zovko

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Frank Engel, Ádám Kósa, Cécile Kashetu Kyenge, Paul Rübig, Judith Sargentini

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

23

+

ALDE

Beatriz Becerra Basterrechea, Paavo Väyrynen

ECR

Eleni Theocharous

EFDD

Ignazio Corrao

GUE/NGL

Stelios Kouloglou, Lola Sánchez Caldentey

PPE

Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Frank Engel, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Ádám Kósa, Paul Rübig, Bogdan Brunon Wenta, Anna Záborská, Željana Zovko,

S&D

Doru-Claudian Frunzulică, Enrique Guerrero Salom, Cécile Kashetu Kyenge, Arne Lietz, Linda McAvan, Vincent Peillon, Elly Schlein

Verts/ALE

Maria Heubuch, Judith Sargentini

0

-

 

 

0

0

 

 

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

Trattato sull'Unione europea.

(2)

P8_TA(2016)0405

(3)

Testi approvati, P8_TA(2016)0405.


POSIZIONE SOTTO FORMA DI EMENDAMENTI della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (31.5.2017)

destinata alla commissione per il commercio internazionale

sull'impatto del commercio internazionale e delle politiche commerciali dell'Unione europea sulle catene globali del valore

(2016/2301(INI))

Relatore: Malin Björk

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per il commercio internazionale, competente per il merito, a prendere in considerazione i seguenti emendamenti::

Emendamento    1

Progetto di relazione

Considerando B

Progetto di relazione

Emendamento

B.  considerando che le catene globali del valore (CGV) sono diventate un elemento imprescindibile dell'economia globale odierna e che, d'altro canto, le CGV offrono nuove prospettive di crescita, sviluppo e posti di lavoro, ma al tempo stesso la loro natura complessa, la scarsa trasparenza e la dispersione delle responsabilità hanno comportato un livello di rischio più elevato con riguardo alle violazioni dei diritti umani;

B.  considerando che le catene globali del valore (CGV) sono diventate un elemento imprescindibile dell'economia globale odierna e che, d'altro canto, le CGV offrono nuove prospettive di crescita, sviluppo e posti di lavoro, ma al tempo stesso la loro natura complessa, la scarsa trasparenza e la dispersione delle responsabilità hanno comportato un livello di rischio più elevato con riguardo alle violazioni dei diritti umani; che la frammentazione della produzione strutturata intorno alle CGV può rafforzare il ruolo delle donne nell'economia grazie alla vasta gamma di opportunità che ne risulta;

Emendamento    2

Progetto di relazione

Considerando I

Progetto di relazione

Emendamento

I.  considerando che l'articolo 8 del TFUE stabilisce fermamente la parità di genere in tutte le politiche dell'UE; che gli accordi commerciali e di investimento hanno conseguenze diverse sugli uomini e sulle donne a causa delle disparità strutturali tra i generi;

I.  considerando che l'articolo 8 del TFUE stabilisce fermamente la parità di genere in tutte le politiche dell'UE; che gli accordi commerciali e di investimento hanno conseguenze diverse sugli uomini e sulle donne a causa delle disparità strutturali tra i generi; che la prospettiva della parità di genere è spesso trascurata nell'analisi delle CGV; che secondo l'OIL le vittime del lavoro forzato a livello globale erano 20,9 milioni nel 2012 (di cui il 55 % donne e bambine), nel 90 % dei casi sfruttate nell'ambito dell'economia privata, per mano di individui o imprese;

Emendamento    3

Considerando I bis (nuovo)

Progetto di relazione

Emendamento

 

I bis.  considerando che le donne costituiscono la maggioranza della forza lavoro in determinati segmenti delle CGV nei settori dell'abbigliamento, dell'orticoltura, della telefonia mobile e del turismo, ma rispetto agli uomini tendono a concentrarsi maggiormente in forme di impiego scarsamente retribuite o meno riconosciute, il che dà origine a una segregazione di genere nelle tipologie di occupazioni e attività, a divari di genere a livello di retribuzioni e condizioni di lavoro nonché a vincoli specifici di genere nell'accesso alle risorse produttive, alle infrastrutture e ai servizi;

Emendamento    4

Progetto di relazione

Considerando L

Progetto di relazione

Emendamento

L.  considerando che rendere i dati doganali sulle importazioni che entrano nell'UE pubblicamente disponibili aumenterebbe la trasparenza e la responsabilità delle CGV;

L.  considerando che rendere i dati doganali sulle importazioni che entrano nell'UE pubblicamente disponibili aumenterebbe la trasparenza e la responsabilità delle CGV; che la carenza di statistiche, dovuta al carattere complesso delle CGV, non consente di tracciare un quadro chiaro del ruolo svolto dalle donne; che la trasparenza è un fattore chiave per ridurre la discriminazione, lo sfruttamento e gli abusi;

Emendamento    5

Progetto di relazione

Paragrafo 14 bis (nuovo)

Progetto di relazione

Emendamento

 

14 bis.  invita a effettuare un'analisi esaustiva delle differenze e delle diseguaglianze nel quadro delle CGV, in particolare in merito a quanto segue: i) differenze di genere nell'impiego del tempo, derivanti soprattutto dal ruolo fondamentale svolto dalle donne in ambito riproduttivo; ii) differenze di genere nell'accesso ai fattori di produzione e alle risorse, in particolare la terra, il credito, la formazione e le reti; e iii) differenze di genere derivanti dalle carenze del mercato e delle istituzioni, nonché dalla discriminazione;

Emendamento    6

Progetto di relazione

Paragrafo 14 ter (nuovo)

Progetto di relazione

Emendamento

 

14 ter.  riconosce che la politica commerciale dell'UE dovrebbe costituire uno strumento per promuovere la parità di genere e affrontare le sfide associate; osserva che l'UE e gli Stati membri dovrebbero integrare una prospettiva di genere nel commercio internazionale e nelle politiche commerciali dell'UE in materia di CGV, in modo da comprendere meglio e affrontare le implicazioni del commercio correlate al genere;

Emendamento    7

Progetto di relazione

Paragrafo 14 quater (nuovo)

Progetto di relazione

Emendamento

 

14 quater.  invita l’UE e gli Stati membri a elaborare e includere una valutazione dell'impatto di genere nonché una valutazione del rischio di genere in tutti gli accordi commerciali dell'UE o in qualsiasi analisi delle catene globali del valore; sottolinea che tali valutazioni esamineranno i potenziali effetti positivi e negativi sulla parità di genere al fine di adottare misure di prevenzione; sottolinea che, per la realizzazione di tali analisi, le autorità commerciali dell'UE dovrebbero consultare esperti in materia di uguaglianza di genere;

Emendamento    8

Progetto di relazione

Paragrafo 14 quinquies (nuovo)

Progetto di relazione

Emendamento

 

14 quinquies.  chiede che negli accordi commerciali preferenziali dell'Unione trovino applicazione vincolante le norme fondamentali sul lavoro dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e la sua agenda per il lavoro dignitoso – vista la particolare rilevanza delle norme OIL ai fini del miglioramento della parità di genere, dati i principi di non discriminazione in base al sesso e di parità di retribuzione tra uomini e donne contenuti in tali norme –, così come gli impegni internazionali per la protezione dell'ambiente;

Emendamento    9

Progetto di relazione

Paragrafo 14 sexies (nuovo)

Progetto di relazione

Emendamento

 

14 sexies.  invita a garantire, nel quadro strategico in materia di CGV, una partecipazione ampia, effettiva e trasparente delle donne, delle organizzazioni per i diritti delle donne e dei sindacati;

Emendamento    10

Progetto di relazione

Paragrafo 14 septies (nuovo)

Progetto di relazione

Emendamento

 

14 septies.  sottolinea che, nell'ambito della negoziazione degli accordi commerciali, l'UE e gli Stati membri dovrebbero preoccuparsi non solo di migliorare le norme globali in materia sociale e ambientale e perseguire un modello di commercio globale più giusto ed equo, ma anche di promuovere la parità di genere nelle CGV, garantendo alle donne condizioni di lavoro e diritti adeguati lungo tutta la loro catena di fornitura, come pure di evitare l'acquisto di materie prime da zone di conflitto dove è diffusa la violenza di genere;

Emendamento    11

Progetto di relazione

Paragrafo 14 octies (nuovo)

Progetto di relazione

Emendamento

 

14 octies.  appoggia l'introduzione del bilancio di genere nella politica dell'UE in materia di scambi commerciali internazionali, da allineare ai principi fondamentali della politica commerciale dell'UE costituiti dall'efficacia, dalla trasparenza e dai valori; sottolinea che il bilancio di genere è una strategia importante per affrontare e promuovere la parità di genere; osserva che esso richiede maggiori competenze in materia di genere;

Emendamento    12

Progetto di relazione

Paragrafo 14 nonies (nuovo)

Progetto di relazione

Emendamento

 

14 nonies.  mette in guardia dalle possibili ripercussioni negative dell'espansione e della liberalizzazione degli scambi sulla qualità del lavoro, nonché dal rischio di un aumento della tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della manodopera; sottolinea che tendenzialmente le più colpite sono le donne e che molto spesso, nel loro caso, la tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della manodopera va di pari passo con la tratta a fini sessuali e il femminicidio;

Emendamento    13

Progetto di relazione

Paragrafo 14 decies (nuovo)

Progetto di relazione

Emendamento

 

14 decies.  propone lo sviluppo di una strategia specifica, da integrare nelle politiche commerciali internazionali e dell'UE in materia di CGV, per tutelare ufficialmente le persone che denunciano casi di femminicidio, tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della manodopera e tratta a fini sessuali e per difendere le vittime; sottolinea che gli autori delle denunce dovrebbero essere riconosciuti e tutelati come si richiede avvenga nel caso di chi segnala irregolarità, nell'ambito del commercio internazionale e dell'UE;

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

30.5.2017

 

 

 


INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

11.7.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

29

5

5

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

William (The Earl of) Dartmouth, Maria Arena, Tiziana Beghin, David Campbell Bannerman, Daniel Caspary, Salvatore Cicu, Santiago Fisas Ayxelà, Eleonora Forenza, Karoline Graswander-Hainz, Heidi Hautala, Yannick Jadot, Jude Kirton-Darling, Bernd Lange, David Martin, Emma McClarkin, Anne-Marie Mineur, Sorin Moisă, Franz Obermayr, Artis Pabriks, Franck Proust, Godelieve Quisthoudt-Rowohl, Tokia Saïfi, Marietje Schaake, Helmut Scholz, Joachim Schuster, Joachim Starbatty, Adam Szejnfeld, Hannu Takkula, Iuliu Winkler

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Dita Charanzová, Edouard Ferrand, Agnes Jongerius, Sajjad Karim, Gabriel Mato, Georg Mayer, Fernando Ruas, Jarosław Wałęsa

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Ignazio Corrao, Constanze Krehl


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

29

+

EFDD

William (The Earl of) Dartmouth, Tiziana Beghin, Ignazio Corrao

GUE/NGL

Eleonora Forenza, Anne-Marie Mineur, Helmut Scholz

PPE

Daniel Caspary, Salvatore Cicu, Santiago Fisas Ayxelà, Gabriel Mato, Artis Pabriks, Franck Proust, Godelieve Quisthoudt-Rowohl, Fernando Ruas, Tokia Saïfi, Adam Szejnfeld, Jarosław Wałęsa, Iuliu Winkler

S&D

Maria Arena, Karoline Graswander-Hainz, Agnes Jongerius, Jude Kirton-Darling, Constanze Krehl, Bernd Lange, David Martin, Sorin Moisă, Joachim Schuster

Verts/ALE

Heidi Hautala, Yannick Jadot

5

-

ECR

David Campbell Bannerman, Sajjad Karim, Emma McClarkin, Joachim Starbatty

ENF

Edouard Ferrand

5

0

ALDE

Dita Charanzová, Marietje Schaake, Hannu Takkula

ENF

Georg Mayer, Franz Obermayr

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

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