Procedura : 2017/2055(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A8-0399/2017

Testi presentati :

A8-0399/2017

Discussioni :

PV 15/01/2018 - 17
CRE 15/01/2018 - 17

Votazioni :

PV 16/01/2018 - 5.4
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P8_TA(2018)0004

RELAZIONE     
PDF 597kWORD 113k
18.12.2017
PE 605.942v02-00 A8-0399/2017

sulla governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani nel contesto degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) per il 2030

(2017/2055(INI))

Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare

Relatore: José Inácio Faria

Relatore per parere (*):

Cláudia Monteiro de Aguiar, commissione per i trasporti e il turismo

(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per i trasporti ed il turismo
 PARERE della commissione per la pesca
 INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani nel contesto degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) per il 2030

(2017/2055(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 10 novembre 2016 dal titolo "Governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani" (JOIN(2016)0049),

–  visto il progetto di conclusioni del Consiglio del 24 marzo 2017 dal titolo "Governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani",

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 29 marzo 2017 sulla comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani (JOIN(2016)0049)(1),

–  visti il documento adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015 dal titolo "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo. L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile) e i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) ivi contemplati,

–  visto l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 14 dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile (OSS 14), che incoraggia la conservazione e lo sfruttamento sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine ai fini dello sviluppo sostenibile,

–  visti l'accordo di Parigi del 2015, adottato nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) ed entrato in vigore il 4 novembre 2016, nonché i contributi previsti stabiliti a livello nazionale (INDC) volti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra,

–  visti la Convenzione sulla diversità biologica (CBD), entrata in vigore il 29 dicembre 1993, e gli obiettivi di Aichi del piano strategico per la diversità biologica 2011-2020, adottati nell'ottobre 2010,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), integrata dall'accordo ai fini dell'applicazione delle disposizioni dell'UNCLOS relative alla conservazione e alla gestione degli stock ittici transzonali e degli stock ittici altamente migratori, dal codice di condotta delle Nazioni Unite per una pesca responsabile e dalla politica comune della pesca dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES) del 3 marzo 1973,

–  visto l'articolo 191 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il documento adottato il 9 giugno 2017 a New York, nel quadro della Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani, dal titolo "Our ocean, Our future: Call for Action" (Il nostro oceano, il nostro futuro: richiamo all'azione),

–  vista la direttiva 2013/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi,

  vista la comunicazione della Commissione del 2 dicembre 2015 dal titolo "L'anello mancante – Piano d'azione dell'Unione europea per l'economia circolare" (COM(2015)0614),

–  visto il suo mandato negoziale sul pacchetto "rifiuti" (proposte di modifica della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive(2), della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 1994, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio(3), della direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti(4), della direttiva 2000/53/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 settembre 2000, relativa ai veicoli fuori uso(5), della direttiva 2006/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 settembre 2006, relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e che abroga la direttiva 91/157/CEE(6) e della direttiva 2012/19/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE)(7)),

–  visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca,

–  vista la direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino),

  vista la comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "Governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani" (JOIN(2016)0049),

  viste la politica marittima integrata dell'Unione europea del 2007 (COM(2007)0575) e la relazione del 2012 sui progressi in materia (COM(2012)0491),

–  visto il regolamento (UE) n. 1255/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2011, che istituisce un programma di sostegno per l'ulteriore sviluppo di una politica marittima integrata(8),

–  vista la comunicazione della Commissione del 15 ottobre 2009 dal titolo "Sviluppare la dimensione internazionale della politica marittima integrata dell'Unione europea" (COM(2009)0536),

  visto il regolamento (UE) 2016/1625 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 settembre 2016, che modifica il regolamento (CE) n. 1406/2002 che istituisce un'Agenzia europea per la sicurezza marittima(9),

–  vista la direttiva 2014/89/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo(10),

  visti l'accordo di Parigi del 2015, adottato nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) ed entrato in vigore il 4 novembre 2016, nonché i contributi previsti stabiliti a livello nazionale (INDC) volti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra,

  vista la strategia per la sicurezza marittima dell'Unione europea, adottata dal Consiglio europeo il 24 giugno 2014,

–  visto il regolamento (UE) 2015/757 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, concernente il monitoraggio, la comunicazione e la verifica delle emissioni di anidride carbonica generate dal trasporto marittimo e che modifica la direttiva 2009/16/CE(11),

–  visto il suo mandato negoziale sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/87/CE per sostenere una riduzione delle emissioni più efficace sotto il profilo dei costi e promuovere investimenti a favore di basse emissioni di carbonio(12),

–  vista la sua risoluzione del 16 marzo 2017 su una politica integrata dell'Unione europea per l'Artide(13),

–  viste la direttiva 2012/33/UE, del 21 novembre 2012, che modifica la direttiva 1999/32/CE del Consiglio relativa al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo e la valutazione d'impatto attualmente in corso sull'estensione delle zone di controllo delle emissioni di zolfo nelle acque europee,

–  vista la proposta presentata all'Organizzazione marittima internazionale (OMI) dai paesi del Mar Baltico e del Mare del Nord al fine di introdurre zone designate per il controllo delle emissioni di ossido di azoto (NECA),

–  vista la direttiva 2000/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico,

–  vista la sua risoluzione del 1° dicembre 2016 sulla responsabilità, il risarcimento e le garanzie finanziarie per le operazioni in mare nel settore degli idrocarburi(14),

–  vista la relazione strategica del Consiglio di consulenza scientifica delle Accademie europee, del 28 gennaio 2016, dal titolo "Marine sustainability in an age of changing oceans and seas" (Sostenibilità marina in un'era di trasformazione degli oceani e dei mari),

–  visto lo studio del Parlamento (PE 569.964) del novembre 2015 dal titolo "Emission Reduction Targets for International Aviation and Shipping" (Obiettivi di riduzione delle emissioni per il trasporto aereo e marittimo internazionale),

–  visto il documento dal titolo "Accelerare la transizione verso l'energia pulita negli edifici" allegato alla comunicazione della Commissione "Energia pulita per tutti gli europei" (COM(2016)0860),

–  vista la quarta edizione della conferenza "Il nostro oceano", organizzata dall'Unione europea a Malta il 5 e 6 ottobre 2017,

  vista la sua risoluzione del 21 ottobre 2010 sulla politica marittima integrata (PMI) – Valutazione dei progressi realizzati e nuove sfide(15),

  vista la comunicazione della Commissione del 20 febbraio 2014 dal titolo "Strategia europea per una maggiore crescita e occupazione nel turismo costiero e marittimo" (COM(2014)0086),

  viste le conclusioni del Consiglio sul tema "Priorità per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2020: competitività, decarbonizzazione e digitalizzazione per garantire la connettività globale, un mercato interno efficiente e un cluster marittimo di livello mondiale" (9976/17),

–  vista la relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente (EEA) sulle zone marine protette nei mari europei (EEA 3/2015),

–  visto lo studio della Commissione dal titolo "Study: realising the potential of the outermost regions for sustainable blue growth" (Studio: realizzare il potenziale delle regioni ultraperiferiche per una crescita blu sostenibile),

–  visti la Convenzione di Helsinki del 1992 sulla protezione dell'ambiente marino della zona del Mar Baltico, entrata in vigore il 17 gennaio 2000, il piano d'azione HELCOM per il Mar Baltico, adottato da tutti gli Stati costieri e dall'UE nel 2007, e la strategia dell'UE per la regione del Mar Baltico,

–  vista la risoluzione 69/292 adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel giugno 2015 sullo sviluppo di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante per la conservazione e l'uso sostenibile della diversità biologica marina delle zone non sottoposte a giurisdizione nazionale,

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 settembre 2012 dal titolo "Crescita blu: opportunità per una crescita sostenibile dei settori marino e marittimo" (COM(2012)0494),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 gennaio 2014 dal titolo "Energia blu. Realizzare il potenziale dell'energia oceanica dei mari e degli oceani europei entro il 2020 e oltre",

  vista la sua risoluzione del 2 luglio 2013 sulla crescita blu: miglioramento della crescita sostenibile nel settore marino, dei trasporti marittimi e del turismo dell'Unione(16),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione per la pesca (A8-0399/2017),

A.  considerando che è ampiamente condivisa l'opinione secondo cui la salute ambientale degli oceani è fortemente minacciata e rischia di subire danni irreversibili a meno che la comunità internazionale non intraprenda iniziative mirate e coordinate;

B.  considerando che l'accumulo e la diffusione dei rifiuti marini potrebbero rappresentare uno dei fattori in più rapido aumento che minacciano la salute degli oceani del mondo; che le microplastiche sono motivo di particolare preoccupazione poiché, a causa delle loro ridotte dimensioni, sono accessibili a una vasta gamma di organismi (uccelli marini, pesci, mitili, arenicole e zooplancton); che i 150 milioni di tonnellate di plastica che, secondo le stime, si sono accumulati negli oceani di tutto il mondo causano gravi danni ambientali ed economici, tra l'altro per le comunità costiere, il turismo, il trasporto marittimo e la pesca;

C.  considerando che tra le attuali pressioni cui è soggetto l'ambiente marino figurano i danni agli habitat e agli ecosistemi, l'accumulo di sostanze pericolose nei sedimenti e nei corpi idrici, il degrado delle barriere coralline, la presenza di specie invasive, l'inquinamento e l'eccesso di nutrienti, il traffico marittimo, lo sfruttamento delle materie prime e lo sfruttamento eccessivo delle specie marine, l'acidificazione e il riscaldamento delle acque dovuto al cambiamento climatico;

D.  considerando che, soltanto nel 2010, è stata scaricata in mare una quantità compresa tra 4,8 e 12,7 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, tra cui imballaggi alimentari e bottiglie di plastica(17), il che corrisponde a una quota compresa tra l'1,5 e il 4,5 % della produzione complessiva mondiale di plastica, e che la quantità cumulativa di rifiuti farà decuplicare la quantità totale di plastica gettata in mare entro il 2020;

E.  considerando che per "piccoli rifiuti" si intendono i rifiuti di piccole dimensioni presenti in zone accessibili al pubblico, impropriamente gettati nell'ambiente (sulla terraferma, nelle acque dolci e in mare) in modo doloso o colposo;

F.  considerando che oltre 100 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e microplastiche inquinano i nostri oceani e minacciano la vita al loro interno;

G.  considerando che, se non vi saranno significativi cambiamenti, entro l'anno 2100 oltre la metà delle specie marine del mondo potrebbe trovarsi sull'orlo dell'estinzione;

H.  considerando che l'uso della plastica per i prodotti di consumo diventa sempre più diffuso e che la produzione di plastica è in costante aumento dall'introduzione di questo materiale cinquant'anni fa, con il risultato che nel 2015 sono stati prodotti globalmente 322 milioni di tonnellate di plastica; che la crescente produzione di plastica, insieme all'evoluzione delle sue modalità d'impiego e ai cambiamenti demografici, ha determinato un aumento della quantità di rifiuti plastici gettati negli oceani; che, secondo il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), se tale tendenza proseguirà si accumuleranno quasi 33 miliardi di tonnellate di plastica di qui al 2050;

I.  considerando che l'80 % dei rifiuti marini proviene da terra e che, di conseguenza, il problema dei rifiuti marini non può essere affrontato efficacemente nel tempo senza prima affrontare le questioni legate a una politica e a un'azione efficaci per ridurre e limitare i rifiuti sulla terraferma;

J.  considerando che le forme più comuni di rifiuti sono i filtri di sigaretta, i sacchetti di plastica, le attrezzature di pesca, come le reti, e tutti i tipi di imballaggi; che tra il 60 % e il 90 % dei rifiuti marini è stato prodotto utilizzando uno o più polimeri plastici, quali polietilene (PE), polietilentereftalato (PET), polipropilene (PP) e cloruro di polivinile (PVC), tutti caratterizzati da tempi di decomposizione molto lunghi; che la maggior parte della plastica prodotta oggi impiegherà quindi decenni o addirittura secoli prima di decomporsi;

K.  considerando che i rifiuti plastici sono causa di morte e malattie per gli organismi marini, che vi restano impigliati o sono vittime di soffocamento o intossicazione; che i materiali plastici ridotti in microparticelle di diametro inferiore ai 5 mm dalle onde e dalla luce solare finiscono nello stomaco di organismi marini quali mitili, vermi e zooplancton, mentre le nanoplastiche grandi appena mezzo millimetro penetrano le membrane e i nuclei cellulari dei piccoli animali marini; che i residui plastici invisibili a occhio nudo si inseriscono a monte della catena alimentare;

L.  considerando che, secondo l'UNEP, il costo stimato dei rifiuti plastici marini in termini di capitale naturale è pari a circa 8 miliardi di USD all'anno(18) e che la pesca, il trasporto marittimo, il turismo e il settore del tempo libero sono soltanto alcuni dei numerosi ambiti colpiti dall'inquinamento marino;

M.  considerando che, fino a quando non sarà adottata una definizione internazionale di biodegradabilità (nell'ambiente marino), l'impiego di prodotti plastici etichettati come "biodegradabili" non comporterà una significativa riduzione né della quantità di plastica che giunge negli oceani né del rischio di conseguenze fisiche e chimiche per l'ambiente marino;

N.  considerando che l'inquinamento da nutrienti (eutrofizzazione) causato da varie fonti, tra cui le acque di dilavamento di origine agricola e gli scarichi delle acque reflue, sovraccarica gli ambienti marini con concentrazioni elevate di azoto, fosforo e altri nutrienti, che possono dare luogo a grandi fioriture algali, la cui decomposizione al termine del ciclo di vita sottrae ossigeno creando "zone morte" caratterizzate da ipossia, o carenza di ossigeno, in cui i pesci e altre forme di vita marina non possono prosperare; che, secondo le stime, vi sono attualmente 500 "zone morte" al mondo, e molte altre aree risentono degli effetti avversi di un elevato inquinamento da nutrienti;

O.  considerando che, a causa della loro elevata dipendenza dai suoni subacquei per le funzioni vitali primarie, come la ricerca di cibo e di partner, e in assenza di meccanismi che le proteggano in tal senso, le creature marine sono minacciate dal rumore industriale prodotto dal trasporto marittimo, dalla prospezione sismica e dai sonar navali utilizzati per le esercitazioni di routine, che può provocare danni all'udito, mascherare i loro segnali di comunicazione e di navigazione e causare problemi fisiologici e riproduttivi;

P.  considerando che la perdita di biodiversità marina sta indebolendo l'ecosistema oceanico e la sua capacità di resistere alle perturbazioni, adattarsi ai cambiamenti climatici e svolgere la sua funzione di regolazione ecologica e climatica globale; che i cambiamenti climatici antropogenici incidono direttamente sulle specie marine alterandone l'abbondanza, la diversità e la distribuzione e condizionando la loro alimentazione, il loro sviluppo e la loro riproduzione, nonché i rapporti tra le specie;

Q.  considerando che la natura transnazionale degli oceani implica la necessità che i governi di tutte le regioni marine collaborino nel condurre attività in tale settore e nell'affrontare le pressioni che ne derivano, onde garantire la sostenibilità delle risorse condivise; che la molteplicità e la complessità delle misure di governance degli oceani richiedono pertanto un'ampia gamma di competenze interdisciplinari nonché una cooperazione regionale e internazionale;

R.  considerando che le zone economiche esclusive (ZEE) degli Stati membri dell'Unione europea occupano una superficie di oltre 25,6 milioni di km2, per la quasi totalità situata nelle regioni ultraperiferiche e nei paesi e territori d'oltremare, il che rende l'Unione europea la più grande regione marittima al mondo; che l'UE ha quindi il dovere di svolgere un ruolo guida nell'instaurazione di una governance internazionale degli oceani efficace ed ambiziosa;

S.  considerando che, come dimostrano le ricerche, tra le ripercussioni dirette che gli sversamenti di petrolio possono avere sugli organismi e sui sistemi e processi biologici marini figurano l'alterazione dei comportamenti e la morte delle specie marine, la proliferazione microbica, l'ipossia (diminuzione della concentrazione di ossigeno nell'acqua), gli effetti tossici delle sostanze chimiche utilizzate per disperdere il petrolio e la morte dei coralli marini di profondità;

T.  considerando che il trasporto marittimo ha un'incidenza sul clima globale e sulla qualità dell'aria per effetto delle emissioni di CO2 e delle emissioni diverse dalla CO2, tra cui gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo, il metano, il particolato e il particolato carbonioso;

U.  considerando che la prospezione, la trivellazione e il trasporto delle riserve di petrolio e di gas presenti nel sottosuolo marino in molte parti del mondo possono danneggiare gravemente le zone marine sensibili e perturbare le specie marine; che, in molti casi, la prospezione e la trivellazione di petrolio e gas sono consentite all'interno o in prossimità delle zone marine protette;

V.  considerando che, a norma dell'articolo 191 TFUE, la politica dell'Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, anche mediante l'applicazione del principio di precauzione e del principio "chi inquina paga";

W.  considerando che l'utilizzo di olio combustibile pesante nel trasporto marittimo artico pone molteplici rischi: in caso di sversamenti, tale combustibile molto denso si emulsiona, affonda e può essere trasportato per distanze molto lunghe se intrappolato nel ghiaccio; gli sversamenti di olio combustibile pesante rappresentano un rischio enorme per la sicurezza alimentare delle comunità indigene artiche, la cui sussistenza dipende dalla pesca e dalla caccia; la combustione dell'olio combustibile pesante produce ossidi di zolfo, metalli pesanti e grandi quantità di particolato carbonioso che, una volta depositatisi sul ghiaccio artico, stimolano l'assorbimento del calore nella massa di ghiaccio e, quindi, accelerano il suo scioglimento e gli effetti del cambiamento climatico; che il trasporto e l'utilizzo di olio combustibile pesante sono vietati dall'OMI nelle acque circostanti l'Antartide;

X.  considerando che le emissioni di ossidi di azoto, soprattutto nelle città portuali e nelle zone costiere, sono prodotte in gran parte dal trasporto marittimo e costituiscono un importante motivo di preoccupazione in termini di salute pubblica e protezione ambientale in Europa; che le emissioni totali di ossidi di azoto prodotte dal trasporto marittimo nell'UE continuano a essere per lo più non regolamentate e se non verranno mitigate si stima che supereranno le emissioni di ossidi di azoto prodotte da fonti terrestri già nel 2020(19);

Y.  considerando che le navi, quando sono ormeggiate nei porti, utilizzano in genere i motori ausiliari per generare corrente elettrica per le comunicazioni, l'illuminazione, la ventilazione e l'impiego di altre apparecchiature di bordo; che tale combustione di carburante è associata all'emissione di una serie di inquinanti quali l'anidride solforosa (SO2), gli ossidi di azoto (NOx), il particolato carbonioso e il particolato (PM);

Z.  considerando che l'utilizzo dei sistemi elettrici di terra comporta il collegamento delle navi alla rete elettrica portuale quando sono ormeggiate; che nella maggior parte dei luoghi il mix energetico impiegato per produrre l'elettricità dei sistemi elettrici di terra genera una quantità di emissioni inferiore alla combustione di carburante a bordo delle navi stesse(20); che la legislazione vigente, ad esempio la direttiva (UE) 2016/802 relativa al tenore di zolfo, riconosce chiaramente la possibilità di utilizzare i sistemi elettrici di terra come alternativa al requisito relativo all'impiego di combustibile per uso marittimo a basso tenore di zolfo, mentre la direttiva 2014/94/UE sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi impone agli Stati membri di assicurare che i sistemi elettrici di terra siano installati in via prioritaria nei porti della rete centrale della TEN-T, come pure negli altri porti, entro il 31 dicembre 2025;

AA.  considerando che, secondo i dati scientifici presentati nella quinta relazione di valutazione (AR5) relativa al 2014 del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, i cambiamenti climatici sono una realtà di fatto e le attività umane sono state la causa predominante del riscaldamento osservato sin dalla metà del XX secolo, i cui effetti diffusi e considerevoli sul clima sono già chiaramente osservabili nei sistemi naturali e umani in tutti i continenti e negli oceani;

AB.  considerando che quasi il 90 % dell'energia eolica globale è racchiuso nella turbolenza al di sopra degli oceani di tutto il mondo, mentre i venti, le onde e le correnti considerati congiuntamente contengono 300 volte più energia di quella attualmente consumata dall'uomo; che, secondo la relazione del 2010 dell'Associazione europea per l'energia degli oceani (EU-OEA), l'energia oceanica installata potrebbe raggiungere i 3,6 GW entro il 2030, fino ad arrivare a quasi 188 GW entro la metà del secolo, mentre nel 2050 un settore europeo dell'energia oceanica leader a livello mondiale potrebbe evitare l'emissione nell'atmosfera di 136,3 milioni di tonnellate di CO2 all'anno e creare 470 000 nuovi posti di lavoro verdi;

AC.  considerando che l'IPCC ha affermato nel 2015 che, per limitare il riscaldamento climatico a 2°C entro la fine del secolo, un terzo delle riserve di petrolio, la metà di quelle di gas e oltre l'80 % di quelle di carbone dovranno rimanere inutilizzate;

AD.  considerando che l'accordo di Parigi mira a "raggiungere il picco mondiale di emissioni di gas a effetto serra il più presto possibile", al fine di limitare l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali e proseguire gli sforzi per contenere tale aumento entro 1,5 °C, sebbene l'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) abbia di recente riferito che nel 2016 il riscaldamento globale è aumentato a un livello considerevole di 1,1 °C rispetto ai livelli preindustriali;

AE.  considerando che il mancato conseguimento dell'obiettivo previsto dall'accordo di Parigi di un aumento della temperatura media ben al di sotto dei 2 °C comporterebbe gravissime ripercussioni sull'ambiente ed enormi costi economici, ivi compreso l'aumento della probabilità di raggiungere punti critici in cui i livelli di temperatura inizierebbero a limitare la capacità della natura di assorbire carbonio negli oceani;

AF.  considerando che l'energia eolica offshore e l'energia oceanica (energia del moto ondoso, delle maree e del gradiente termico dei mari) hanno un importante potenziale in termini di energia pulita, a condizione che sia garantito il rispetto dell'ambiente e degli ecosistemi esistenti; che tale energia pulita offre all'UE la possibilità non solo di produrre crescita economica e creare posti di lavoro qualificati, ma anche di migliorare la sicurezza del suo approvvigionamento di energia e di diventare più competitiva grazie all'innovazione tecnologica;

AG.   considerando che il miglioramento della governance degli oceani contribuirà a creare condizioni di parità a livello mondiale per le imprese, ivi compreso per il settore europeo dell'energia oceanica;

AH.  considerando che l'inquinamento marino – ad esempio lo scarico diretto o indiretto di rifiuti, di sostanze o di energia, compreso l'inquinamento acustico sottomarino causato dall'attività umana – comporta o può comportare effetti nocivi per le risorse viventi e gli ecosistemi marini e, di conseguenza, l'impoverimento della biodiversità, rischi per la salute umana, ostacoli per le attività marittime e alterazione della qualità delle acque;

AI.  considerando che l'Unione dovrebbe svolgere un ruolo guida nell'ambito delle discussioni e dei negoziati nei consessi internazionali onde garantire che tutti gli attori coinvolti assumano le proprie responsabilità quanto alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra o delle sostanze inquinanti e affrontino le sfide crescenti legate alla gestione sostenibile delle risorse;

AJ.  considerando che la valorizzazione delle energie marine rinnovabili può contribuire all'obiettivo dell'autonomia energetica delle piccole isole dell'UE;

AK.  considerando che la trasparenza delle organizzazioni internazionali è essenziale per garantire la responsabilità democratica e l'inclusività;

AL.  considerando che i mari e gli oceani possono diventare fonti importanti di energia pulita; che le energie marine rinnovabili offrono all'UE la possibilità non solo di produrre crescita economica e creare posti di lavoro qualificati, ma anche di migliorare la sicurezza del suo approvvigionamento energetico e di diventare più competitiva grazie all'innovazione tecnologica; che l'uso di questa risorsa locale assume una particolare rilevanza per gli Stati e le regioni insulari, in particolare le regioni ultraperiferiche, dove l'energia oceanica può contribuire all'autosufficienza energetica e sostituire l'energia prodotta a costi elevati mediante centrali diesel;

Migliorare il quadro internazionale di governance degli oceani

1.  ricorda il ruolo essenziale svolto dagli oceani e dai mari nel sostenere la vita sulla terra, lo sviluppo sostenibile, l'occupazione e l'innovazione nonché nell'offrire servizi ricreativi e di svago; condivide le crescenti preoccupazioni in merito alla necessità di una governance e di una protezione degli oceani più efficaci e integrate;

2.  accoglie con favore la comunicazione congiunta sulla governance internazionale degli oceani e le azioni in essa proposte, che mettono in evidenza l'impegno dell'UE a garantire la conservazione e l'uso sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine conformemente all'OSS 14 dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile; riconosce la natura trasversale della questione e la necessità di un approccio coordinato e integrato per garantire una migliore governance degli oceani; chiede all'UE di assumere un ruolo guida a livello mondiale nell'ottica di rafforzare la governance internazionale degli oceani e colmare le lacune esistenti, avvalendosi delle competenze acquisite nella definizione di un approccio sostenibile alla gestione degli oceani;

3.  rammenta il carattere integrato e indivisibile di tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile nonché i collegamenti e le sinergie tra gli stessi, e ribadisce l'importanza fondamentale che tutte le azioni dell'UE siano guidate dall'Agenda 2030, inclusi i principi in essa riaffermati;

4.  invita la Commissione a fissare scadenze chiare, a presentare proposte legislative, se del caso, e a collaborare con gli Stati membri per migliorare la cooperazione su questioni come la ricerca oceanica, la creazione di capacità e il trasferimento di tecnologie, nonché a istituire meccanismi atti a sostenere il coordinamento e un monitoraggio e una valutazione continui a livello dell'UE, al fine di attuare correttamente le azioni elencate nella comunicazione congiunta; pone l'accento sulle disposizioni del trattato relative al principio di precauzione e al principio "chi inquina paga" e sottolinea l'importanza di un approccio ecosistemico in tutte le azioni dell'UE in materia di governance degli oceani;

5.  ribadisce la pronunciata dimensione marittima degli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare dell'obiettivo 14 ("Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine");

6.  accoglie con favore e sostiene appieno il documento dal titolo "Our ocean, our future: Call for Action" (Il nostro oceano, il nostro futuro: richiamo all'azione) adottato nel giugno 2017 dalla Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani per promuovere l'attuazione dell'OSS 14 relativo alla conservazione e all'uso durevole di oceani, mari e risorse marine per uno sviluppo sostenibile; osserva con grande soddisfazione i 1 328 impegni volontari assunti dai governi, dalle organizzazioni intergovernative e della società civile, dal settore privato, dagli istituti accademici e di ricerca e dalla comunità scientifica a favore della conservazione degli oceani e di una maggiore sensibilizzazione in merito alla loro importanza per la sopravvivenza umana;

7.  ricorda che, sebbene l'Unione europea disponga di un corpus completo di strumenti normativi e gestionali incentrati sui singoli elementi della governance degli oceani, i mari regionali dell'UE versano in condizioni critiche a causa dell'eccessivo sfruttamento delle risorse, degli inquinanti organici e inorganici che incidono sulla salute e sulla produttività degli oceani, della perdita di biodiversità, del degrado degli habitat, delle specie invasive, del declino delle comunità costiere e dei conflitti tra i settori marini;

8.  invita la Commissione a dare seguito alla comunicazione congiunta sulla governance degli oceani pubblicando una relazione sullo stato di avanzamento delle misure previste e un calendario preciso per le misure future, stabilendo collegamenti tra tali misure e le iniziative europee e gli strumenti internazionali esistenti;

9.  incoraggia la Commissione a proporre al Consiglio, ove opportuno, iniziative sulla creazione di partenariati relativi agli oceani con i principali partner internazionali, al fine di promuovere l'obiettivo di migliorare la governance globale e la coerenza delle politiche, e a rafforzare gli attuali quadri di cooperazione bilaterali quali i dialoghi ad alto livello nel settore della pesca e degli affari marittimi;

10.  riconosce il ruolo fondamentale della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) nel fornire un quadro giuridico di base mediante il quale coordinare gli sforzi e garantire coerenza nell'affrontare le questioni globali connesse agli oceani; esorta gli Stati membri costieri a rispettare l'obbligo stabilito dall'UNCLOS di proteggere e conservare l'ambiente marino e le sue risorse viventi e l'obbligo di prevenire e controllare l'inquinamento marino; osserva che gli Stati membri sono responsabili dei danni causati dalla violazione dei loro obblighi internazionali di lotta contro tale inquinamento;

11.  invita gli Stati a migliorare i loro sistemi giuridici per la preservazione degli oceani; chiede un riconoscimento internazionale del concetto di danno ecologico in caso di inquinamento marino affinché sia possibile chiedere un risarcimento qualora sia constatata un'infrazione; invita a introdurre il principio della catena di responsabilità, che è inteso a determinare, nell'intera catena di comando, i responsabili dei danni ambientali causati;

12.  sottolinea che l'UE dovrebbe adoperarsi per garantire che le disposizioni in materia di pesca rappresentino una parte importante del futuro strumento giuridicamente vincolante previsto nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) per quanto concerne la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità marina nelle zone situate al di fuori della giurisdizione nazionale;

13.  esorta tutti gli Stati ad aderire ai pertinenti strumenti riguardanti la pesca, tra cui l'accordo di conformità della FAO, l'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici transzonali e gli stock ittici altamente migratori e l'accordo sulle misure di competenza dello Stato di approdo intese a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, nonché ad attuare integralmente le disposizioni di tali strumenti e di altri piani d'azione internazionali della FAO;

14.  accoglie con favore i passi avanti compiuti dall'UE in relazione alla dimensione esterna della PCP; sottolinea che tale dimensione, inclusi gli accordi internazionali e di partenariato, è un importante strumento di promozione delle norme ambientali e sociali dell'UE e delle sue disposizioni volte a contrastare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN) a livello internazionale;

15.  osserva che l'iniziativa per la trasparenza nel settore della pesca (FITI) ha recentemente adottato la sua norma globale; incoraggia gli Stati a presentare domanda per aderire alla FITI; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere tale iniziativa;

16.  ritiene che sia fondamentale garantire condizioni di parità per la flotta peschereccia dell'UE, soprattutto in considerazione delle rigorose norme UE in materia ambientale e di sostenibilità che le navi devono rispettare;

17.  insiste affinché l'UE promuova, nei consessi internazionali e nel quadro di tutte le cooperazioni bilaterali, le stesse norme ambientali per la pesca che devono essere rispettate dai pescherecci dell'UE, in modo che la sua flotta non si trovi in una situazione di svantaggio in termini di sostenibilità ambientale;

18.  ricorda la risoluzione 2749 (XXV) delle Nazioni Unite del 17 dicembre 1970, la quale riconosce che i fondi dei mari e degli oceani e il loro sottosuolo, oltre i limiti della giurisdizione nazionale, così come le loro risorse, sono patrimonio comune dell'umanità, e rammenta l'articolo 136 della convenzione di Montego Bay, secondo cui i fondi dei mari e degli oceani, oltre i limiti della giurisdizione internazionale, così come le loro risorse, sono patrimonio comune dell'umanità;

19.  chiede alla Commissione di incoraggiare gli Stati membri a non sovvenzionare più le licenze di esplorazione e sfruttamento minerario nelle zone situate oltre i limiti della giurisdizione nazionale e a non concedere permessi per lo sfruttamento minerario delle loro piattaforme continentali;

20.  osserva inoltre, relativamente al diritto internazionale sull'inquinamento atmosferico, che a norma dell'UNCLOS gli Stati membri non sono autorizzati a effettuare ispezioni delle navi, neanche in presenza di prove concrete di infrazione; invita pertanto i membri delle Nazioni Unite a potenziare il quadro giuridico dell'UNCLOS, allo scopo di affrontare eventuali lacune di governance e creare solidi meccanismi di esecuzione per il diritto internazionale dell'ambiente;

21.  chiede l'introduzione di un quadro normativo internazionale sulla lotta contro i rifiuti e l'inquinamento nucleari negli oceani e nei fondi marini, al fine di attuare misure concrete per limitarne l'impatto ambientale e sanitario ed eliminare l'inquinamento dei fondi marini;

22.  sottolinea che, per affrontare le carenze esistenti in termini di governance, risulta prioritario garantire la trasparenza, compreso l'accesso del pubblico alle informazioni, il coinvolgimento delle parti interessate, la partecipazione del pubblico al processo decisionale e l'accesso alla giustizia nelle questioni ambientali, come sancito dalla Convenzione di Aarhus, nonché la legittimità delle organizzazioni delle Nazioni Unite, inclusa la responsabilità pubblica dei rappresentanti dei paesi in seno agli organismi internazionali, quali l'Organizzazione marittima internazionale (OMI) e l'Autorità internazionale dei fondi marini (ISA); invita gli Stati membri e la Commissione a cooperare nell'ambito dell'ISA per garantire la trasparenza dei suoi metodi di lavoro e la sua effettiva capacità di valutare gli impatti ambientali nonché per assicurare l'efficace protezione dell'ambiente marino dagli effetti dannosi come pure la sua protezione e conservazione, come disposto dalle parti XI e XII della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare;

23.  invita gli Stati membri ad assumere un ruolo proattivo e progressista in seno agli organi internazionali nell'ottica di proporre riforme sulla trasparenza e rafforzare l'ambizione ambientale complessiva delle azioni intraprese;

24.  sottolinea che, per migliorare il quadro di governance degli oceani, è necessario intensificare gli sforzi regionali e globali promuovendo strumenti multilaterali già concordati nonché strategie e una migliore attuazione delle stesse; incoraggia la Commissione a incentivare una maggiore cooperazione marittima internazionale, in particolare nel settore della scienza e della tecnologia marittime, come suggerito dall'OCSE;

25.  sottolinea la necessità di rafforzare la cooperazione nonché di garantire la coerenza e il coordinamento delle politiche tra tutti i governi e le istituzioni a qualsiasi livello, anche tra organizzazioni internazionali, organizzazioni e istituzioni regionali e subregionali, accordi e programmi; osserva, a tale proposito, l'importante ruolo di partenariati multilaterali efficaci e trasparenti e dei contatti attivi dei governi con gli organismi internazionali, regionali e subregionali, la comunità scientifica, il settore privato, la comunità dei donatori, le ONG, i gruppi a livello locale, le istituzioni accademiche e altri pertinenti attori;

26.  chiede il rafforzamento delle disposizioni regionali per la governance degli ambienti marini, in particolare ai fini del conseguimento dell'OSS 14; invita l'UE e le organizzazioni internazionali a incrementare, soprattutto per mezzo degli aiuti pubblici allo sviluppo, il sostegno a favore delle organizzazioni regionali e del conseguimento dell'OSS 14 da parte dei paesi terzi;

27.  sottolinea l'importanza di includere le autorità costiere locali e le regioni ultraperiferiche nel processo di avvicinamento della governance internazionale degli oceani ai cittadini dell'UE;

28.  pone l'accento sull'esigenza di elaborare strategie complete di sensibilizzazione in merito all'importanza naturale e culturale degli oceani;

29.  sottolinea la necessità di elaborare un piano d'azione specifico e concreto in relazione all'impegno dell'UE nell'Artide, il cui punto di partenza dovrebbe essere l'obiettivo di preservare gli ecosistemi vulnerabili dell'Artide e di rafforzare la loro capacità di resistere agli effetti dei cambiamenti climatici;

30.  ricorda che il Mar glaciale artico centrale non rientra in nessun regime internazionale di conservazione o di gestione; insiste sulla necessità di un approccio coordinato tra l'UE e gli Stati membri per la prevenzione della pesca non regolamentata nel Mar glaciale artico;

31.  ribadisce l'appello formulato nella sua risoluzione del 16 marzo 2017 su una politica integrata dell'Unione europea per l'Artide(21)1 affinché la Commissione e gli Stati membri adottino tutti i provvedimenti necessari per svolgere un ruolo attivo nel promuovere un divieto concordato a livello internazionale circa l'utilizzo a bordo di olio combustibile pesante (HFO) e il suo trasporto in serbatoi sulle imbarcazioni che solcano il Mar Artico, tramite le disposizioni della Convenzione internazionale sulla prevenzione dell'inquinamento causato da navi (convenzione MARPOL) attualmente applicata per regolamentare le acque che circondano l'Antartide; invita la Commissione a includere i rischi ambientali, sociali, sanitari e climatici legati all'uso dell'HFO nella sua posizione sulla governance internazionale degli oceani; invita la Commissione, in assenza di adeguate misure a livello internazionale, a presentare proposte normative per le navi dirette verso le acque dell'Artide che fanno scalo nei porti dell'UE, allo scopo di vietare l'utilizzo e il trasporto di HFO;

32.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi attivamente per una rapida finalizzazione del dilazionato piano d'azione dell'OMI sulla riduzione delle emissioni di particolato carbonioso prodotte dalle navi che navigano nella regione dell'Artide, allo scopo di rallentare il rapido aumento della temperatura e il veloce scioglimento dei ghiacci polari nella regione;

33.  invita la Commissione a promuovere la parità di condizioni nel mercato del lavoro nel settore marittimo e a garantire un trattamento equo, applicando efficacemente le convenzioni internazionali pertinenti, quali la Convenzione sul lavoro nella pesca e la Convenzione sul lavoro marittimo dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e istituendo un quadro sociale armonizzato per le attività marittime nelle acque dell'UE;

34.  chiede l'introduzione di un nuovo accordo internazionale sulle condizioni di lavoro nel settore marittimo; rammenta l'esigenza di porre fine a tutte le forme di schiavitù ancora esistenti a bordo delle navi e sottolinea l'impatto che le condizioni di lavoro non dignitose possono produrre sulle persone, sugli operatori economici e sull'ambiente marino;

35.  invita la Commissione a sviluppare con i principali attori partenariati relativi agli oceani sotto forma di meccanismi di cooperazione multiculturali o di dialoghi bilaterali volti a migliorare il coordinamento e la cooperazione onde conseguire efficacemente i pertinenti OSS concernenti gli oceani, promuovere una crescita blu sostenibile e preservare, conservare e ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità marini, riducendo nel contempo le pressioni su oceani e mari e creando le condizioni per un'economia blu sostenibile;

36.  esorta la Commissione a rafforzare la cooperazione e lo sviluppo delle capacità nel settore marittimo nel contesto della sua politica esterna in ambiti quali la cooperazione allo sviluppo e gli accordi commerciali, in particolare gli accordi di partenariato sostenibili nel settore della pesca, in modo da rafforzare le capacità di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e il problema dei rifiuti marini e promuovere una migliore governance degli oceani e una crescita blu sostenibile;

37.  invita l'UE a perseguire il principio secondo cui le risorse alieutiche devono essere distribuite tenendo conto dell'impatto ambientale e sociale sulle esigenze in materia di sicurezza alimentare dei paesi in via di sviluppo come pure delle aspirazioni di tali paesi a sviluppare il loro settore della pesca, garantendo nel contempo un livello di pesca sostenibile che non conduca a un eccesso della capacità di pesca, conformemente all'OSS 14;

38.  invita l'UE, in conformità con la PCP, a ridurre al minimo l'impatto dell'acquacoltura sull'ambiente assicurando un approvvigionamento sostenibile dei mangimi e promuovendo la ricerca incentrata sulla riduzione delle pressioni sugli stock ittici selvatici impiegati per la produzione dei mangimi stessi;

39.  osserva che l'UE è il principale importatore mondiale di prodotti ittici e che parte del pesce viene importato da zone in cui la pesca è molto meno sostenibile rispetto a quella praticata nelle acque dell'UE; incoraggia l'UE a usare la sua posizione a tale riguardo al fine di promuovere una maggiore sostenibilità in tutti i bacini marittimi;

40.  esorta la Commissione a invitare gli Stati membri a non concedere più licenze di esplorazione e sfruttamento minerari in alto mare nelle zone situate oltre i limiti della giurisdizione nazionale e a non concedere permessi per l'estrazione mineraria in alto mare sulla piattaforma continentale degli Stati membri;

41.  invita la Commissione a sostenere il rafforzamento delle iniziative internazionali volte a lottare contro la tratta degli esseri umani via mare;

42.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di sostenere una moratoria internazionale sulle licenze per lo sfruttamento commerciale dell'estrazione mineraria in alto mare finché gli effetti di tali attività sull'ambiente marino, sulla biodiversità e sulle attività umane in mare non saranno stati oggetto di sufficienti studi e ricerche e tutti i possibili rischi non saranno stati compresi;

43.  sottolinea l'importanza della strategia per la sicurezza marittima dell'Unione europea (EUMSS) e chiede alla Commissione di includere la sicurezza marittima nella politica esterna, tenendo presente che gran parte del commercio si svolge per via marittima, che più del 70 % delle frontiere esterne è costituito da frontiere marittime e che è necessario garantire la sicurezza dei passeggeri che transitano nei porti dell'Unione;

44.  evidenzia l'importanza di continuare a favorire la cooperazione fra l'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA), Frontex e l'Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA), nei limiti dei rispettivi mandati, per sostenere le autorità nazionali degli Stati membri che svolgono funzioni di guardia costiera, nonché di promuovere la sicurezza e la protezione nel settore marittimo, combattere la criminalità transfrontaliera e proteggere l'ambiente, prevenendo e riducendo l'inquinamento generato dalle installazioni offshore per l'estrazione di gas e petrolio; ritiene che tali agenzie dovrebbero ricevere finanziamenti più consistenti dall'UE, se del caso, per poter svolgere questi nuovi compiti; sottolinea l'importanza di sviluppare ulteriormente le soluzioni digitali – facilitando ad esempio l'industria marittima mediante procedure semplificate per le formalità di dichiarazione e investendo maggiormente in un'infrastruttura comune per la condivisione dei dati a livello europeo a beneficio di tutte le autorità degli Stati membri che svolgono funzioni di guardia costiera – e le tecnologie marittime avanzate, quali i servizi marittimi integrati dell'EMSA, per migliorare i sistemi di sorveglianza e controllo delle attività marittime e altri programmi come l'ambiente comune per la condivisione delle informazioni (CISE) per la sorveglianza del settore marittimo;

45.  sottolinea che per creare un'economia marittima sostenibile e ridurre le pressioni sull'ambiente marino sono necessari interventi in relazione ai cambiamenti climatici, l'inquinamento dei mari e degli oceani proveniente dalla terraferma, l'inquinamento marino, l'eutrofizzazione, la tutela, la conservazione e il ripristino degli ecosistemi marini e della biodiversità e l'uso sostenibile delle risorse marine;

46.  esprime preoccupazione per quanto evidenziato da un recente studio del Parlamento europeo, secondo il quale, sebbene l'economia blu possa avere un impatto socioeconomico positivo (in termini di occupazione, entrate, valore aggiunto lordo), le sue conseguenze ambientali sono generalmente negative in termini di alterazione delle dinamiche costiere, inquinamento marino, eutrofizzazione, morfologia dei fondali e alterazione di habitat/ecosistemi/biodiversità; rileva il timore che l'effetto cumulativo delle conseguenze ambientali possa risultare pregiudizievole per la pesca;

47.  chiede che l'economia blu sia indirizzata a ristabilire la resilienza delle comunità costiere allo scopo di ripristinare il potenziale produttivo della pesca, sostenendo in tal modo la sicurezza alimentare, la riduzione della povertà e la gestione sostenibile delle risorse acquatiche vive; ricorda che prima dell'attuazione di qualsiasi attività nell'ambito dei settori dell'economia blu occorre realizzare una valutazione d'impatto e garantire la piena informazione e partecipazione di tutti i soggetti interessati; ribadisce che l'economia blu deve contribuire al raggiungimento dell'OSS 14 sulla conservazione e l'uso sostenibile degli oceani e delle risorse marine;

48.  ritiene che gli investimenti nell'economia blu non debbano essere fondati esclusivamente su risorse limitate ma incentrarsi sull'ecoinnovazione, entro i limiti dei tassi di rigenerazione naturali, sulla conservazione della natura, sulla mitigazione dei cambiamenti climatici e sulle relative misure di adattamento;

49.  esorta gli Stati membri ad adoperarsi maggiormente per garantire la tempestiva attuazione della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino onde conseguire un buono stato ecologico delle acque marine entro il 2020, impegnandosi in particolare a evitare danni all'ambiente costiero e marino derivanti da tutte le forme d'inquinamento marino, inclusi l'inquinamento da sostanze eutrofizzanti e i rifiuti marini, nonché a eliminare le sovvenzioni dannose che incoraggiano la pesca non sostenibile e a rafforzare la lotta globale contro la plastica e i rifiuti marini;

50.  ritiene che la prevenzione della dispersione dei rifiuti plastici in mare nonché il loro recupero e riciclaggio rappresentino una grande sfida a livello internazionale e invita la Commissione a mettere in atto misure volte ad esempio a rafforzare il sostegno a favore della ricerca e a includere tale questione nell'ambito dell'economia blu sostenibile, così da rendere l'UE un promotore di soluzioni innovative, nonché ad assumere un ruolo guida a livello mondiale a tale riguardo;

51.  invita gli Stati membri ad attuare quanto prima la direttiva quadro che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo e ad applicare la gestione integrata delle zone costiere per consentire il pieno e armonioso sviluppo delle diverse attività marittime;

52.  invita la Commissione a integrare rigorosamente le questioni relative alla governance degli oceani nelle sue politiche in materia di aiuti e sviluppo;

53.  ricorda che il settore della pesca riveste una notevole importanza, in quanto rappresenta una delle principali attività condotte tradizionalmente dall'uomo nell'ambiente marino e costituisce quindi un elemento determinante della politica marittima integrata; evidenzia che la pesca è il settore che maggiormente risente dei numerosi altri utilizzi e attività che hanno luogo in mare, quali ad esempio i trasporti marittimi e il turismo, lo sviluppo urbano e costiero, lo sfruttamento delle materie prime e delle fonti di energia e l'estrazione mineraria dal fondo marino, nonché di fenomeni ambientali quali l'inquinamento marino (residui di plastica, reti da pesca dismesse, sversamenti di petrolio, inquinamento acustico, scarico delle acque di zavorra, estrazione e esplorazione incontrollate di petrolio e gas, ecc.) e il cambiamento climatico (innalzamento del livello del mare, aumento della temperatura della superficie del mare, inondazioni costiere, acidificazione degli oceani, ecc.);

54.  sottolinea l'importanza delle donne nell'industria dei prodotti ittici, le quali secondo la FAO rappresentano la metà della popolazione attiva totale del settore; invita l'UE a promuovere e tutelare le donne nel contesto delle attività di pesca e dei settori ad essa collegati, incoraggiando un prezzo equo per i prodotti ittici e facendo in modo che le donne che operano nel settore della pesca abbiano un migliore accesso al sostegno pubblico e alle risorse finanziarie, tra l'altro nel quadro dei negoziati condotti con i paesi terzi per l'uso del sostegno concesso nell'ambito degli accordi di partenariato per una pesca sostenibile, nel processo di sviluppo degli strumenti di aiuto e nei vari consessi internazionali;

55.  attende la futura strategia della Commissione sulla plastica nonché eventuali altri provvedimenti, incluso il piano d'azione annunciato di recente, volti a contrastare i rifiuti marini; chiede un elevato livello di ambizione in relazione alla strategia sulla plastica nel quadro dell'economia circolare nell'ottica di affrontare adeguatamente il problema dei rifiuti marini alla fonte, ed esorta la Commissione a presentare azioni legislative concrete e misure vincolanti in tale ambito, soprattutto per quanto concerne la progettazione ecologica per la plastica e le microplastiche e le azioni intese a ridurre la quantità di prodotti usati che vengono gettati sulla terraferma, soprattutto in prossimità di fiumi, di altri corsi d'acqua e delle coste; esprime profonda preoccupazione per l'entità del problema; invita la Commissione e gli Stati membri ad aderire e a fornire sostegno alla coalizione internazionale per la riduzione dell'inquinamento causato dai sacchetti di plastica, istituita in occasione della COP 22 svoltasi a Marrakech nel novembre 2016;

56.  ribadisce la necessità di una politica dei prodotti oculata che aumenti la durata di vita prevista, la durabilità e le possibilità di riutilizzo e di riciclaggio dei prodotti, come richiesto nella sua risoluzione del 9 luglio 2015 sull'efficienza delle risorse: transizione verso un'economia circolare(22); sottolinea altresì che ciò deve essere urgentemente applicato ai prodotti e agli imballaggi in plastica monouso nella futura strategia sulla plastica, alla luce dei danni ambientali causati da questi oggetti che diventano rifiuti marini;

57.  esorta la Commissione a fornire assistenza nell'elaborazione di soluzioni a livello regionale e a promuovere le azioni nazionali volte ad affrontare la questione dei rifiuti marini con l'obiettivo di eliminarli; invita altresì la Commissione a contribuire a elaborare progetti pilota per la raccolta dei rifiuti marini mediante campagne di pulizia delle spiagge e recupero dei rifiuti in mare, nonché a fornire sostegno finanziario ai pescatori europei per la raccolta dei rifiuti marini;

58.  chiede alla Commissione di proporre una nuova legislazione per affrontare tutte le forme di inquinamento da microplastiche, vietando nello specifico l'uso di queste ultime negli ingredienti di tutti i prodotti per l'igiene personale e garantendo che tutte le imprese che utilizzano microsfere di plastica nella loro produzione applichino protocolli adeguati per contenerne al minimo la dispersione;

59.  ritiene che l'inquinamento provocato dalle bottiglie di plastica monouso sia una delle principali cause dell'inquinamento marino ed esorta la Commissione a considerare la possibilità di introdurre in tutta Europa un sistema di deposito cauzionale per gli imballaggi monouso delle bevande, sul modello del sistema tedesco;

60.  invita l'UE e gli Stati membri ad aderire e a fornire sostegno alla coalizione internazionale per la riduzione dell'inquinamento causato dai sacchetti di plastica;

61.  accoglie con favore l'intenzione della Commissione di promuovere un piano concordato a livello internazionale per affrontare le conseguenze del riscaldamento degli oceani, l'innalzamento del livello del mare e l'acidificazione;

62.  invita gli Stati membri a promuovere l'efficienza delle risorse, il riciclaggio e la consapevolezza sul problema dei rifiuti marini mediante campagne di sensibilizzazione nazionali, programmi di educazione e collaborazioni tra scuole e università su tali questioni;

63.  ribadisce la propria posizione a favore di un ambizioso pacchetto sull'economia circolare con obiettivi di riduzione dei rifiuti marini dell'UE del 30 % e del 50 % rispettivamente nel 2025 e 2030 e di aumento del riciclaggio degli imballaggi di plastica;

64.  invita gli Stati membri a mantenere lo stesso livello di ambizione dell'UE per quanto riguarda la riduzione dei rifiuti marini;

65.  esorta la Commissione a intensificare gli sforzi intesi a combattere i rifiuti marini in Europa e a livello mondiale, agendo sulle fonti terrestri e marittime, affrontando il problema dello scarico illegale di rifiuti quali attrezzature da pesca e sostenendo finanziariamente la raccolta dei rifiuti marini; sollecita altresì la Commissione a ridurre i rifiuti marini provenienti dalle navi, promuovendo in particolare un sistema armonizzato di recupero dei costi per i rifiuti in tutti i porti europei nell'ambito della revisione della direttiva 2000/59/CE relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico; chiede che siano stanziati maggiori fondi per la ricerca nel campo della distribuzione e dell'impatto dei rifiuti marini nonché dell'efficacia delle strategie internazionali, regionali e subregionali intese a contrastare i rifiuti marini e altri inquinanti;

66.  chiede la regolamentazione a livello internazionale delle attività di prospezione ed estrazione di petrolio e gas in alto mare e qualsiasi altra forma di sfruttamento degli oceani, dei fondi marini, dei suoli e sottosuoli nelle acque territoriali, nelle ZEE e nelle estensioni delle piattaforme continentali;

67.  sottolinea che il principio di precauzione dell'Unione deve essere applicato a tutte le possibili esplorazioni minerarie future in alto mare; esprime preoccupazione per l'insistenza della Commissione a voler includere l'estrazione mineraria in alto mare tra i settori prioritari dell'Unione per la crescita blu, alla luce delle prove scientifiche che ne evidenziano i rischi ambientali significativi e irreversibili; teme che l'ulteriore promozione dell'estrazione mineraria in alto mare possa compromettere le azioni necessarie per conseguire l'SDG 12 relativo alla transizione verso un consumo e una produzione sostenibili;

68.  sottolinea che il principio di precauzione deve essere applicato al settore emergente dell'estrazione mineraria in alto mare e che, considerati i moniti della scienza sui possibili danni ambientali significativi e potenzialmente irreversibili di tali attività, l'UE non dovrebbe sostenere lo sviluppo di tale settore, ma investire nelle alternative sostenibili, vale a dire nella transizione verso un consumo e una produzione sostenibili, come richiesto dall'SDG 12 nell'ambito dell'agenda 2030;

69.  evidenzia che all'interno o in prossimità delle zone marine protette o delle zone vulnerabili ad elevato valore di conservazione non dovrebbero essere consentite esplorazioni o perforazioni per l'estrazione di petrolio o gas;

70.  accoglie con favore il piano d'azione dell'UE per l'economia circolare e invita la Commissione a proporre solide misure per impedire la dispersione di micro e macroparticelle nell'ambiente marino, inclusa la riduzione delle fuoriuscite di rifiuti del 50 % entro il 2020, nonché misure legislative per l'industria quali il divieto di utilizzare plastiche monouso (se sono disponibili alternative naturali) e possibilmente uno strumento giuridico a livello internazionale;

71.  invita gli Stati membri e le autorità locali e regionali a sostenere iniziative innovative, di natura tecnologica e finanziaria, per affrontare l'inquinamento degli oceani e dei mari, al fine di promuovere sistemi di recupero efficaci per i rifiuti causati dai trasporti marittimi, in particolare i rifiuti di plastica, nelle città portuali e nei porti, onde sensibilizzare il settore dei trasporti marittimi in merito alle conseguenze dello smaltimento dei rifiuti di plastica nel mare e superare i principali ostacoli all'attuazione della Convenzione internazionale sulla prevenzione dell'inquinamento causato da navi (MARPOL);

72.  sottolinea che l'UE dovrebbe porsi a capo di un'iniziativa globale per il monitoraggio e la significativa riduzione dei rifiuti marini negli oceani; osserva che gli Stati membri si sono impegnati a raggiungere gli obiettivi della direttiva 2008/56/CE (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino), la quale sancisce che le proprietà e le quantità di rifiuti marini non devono provocare danni all'ambiente costiero e marino (descrittore 10);

73.  incoraggia gli sforzi tesi a combattere contro tutte le fonti di inquinamento degli oceani e dei fondi marini, compreso l'inquinamento acustico, e l'attuazione di azioni concrete a livello internazionale per il disinquinamento degli oceani e dei fondi marini;

74.  accoglie con favore l'impegno della Commissione a intraprendere azioni a livello internazionale per monitorare gli effetti del riscaldamento degli oceani, dell'innalzamento del livello dei mari e dell'acidificazione delle acque; invita a intensificare ed elaborare programmi scientifici a livello internazionale per il monitoraggio delle temperature, della salinità e dell'assorbimento termico degli oceani, nonché a istituire una rete mondiale di osservazione oceanica per migliorare il monitoraggio dei cambiamenti globali degli oceani e consentire una migliore previsione degli effetti dei cambiamenti climatici sul funzionamento degli oceani, sull'assorbimento del carbonio e sulla gestione delle risorse marine viventi;

75.  sottolinea l'importanza di un approccio basato sul ciclo di vita per i prodotti in plastica, tenendo in considerazione il degrado dei diversi polimeri e il relativo tasso di frammentazione (nell'ambiente marino), internalizzando i costi ambientali e sociali dei prodotti (internalizzazione dei costi), migliorando il ciclo continuo nello sviluppo e produzione di prodotti e processi, nonché nelle catene del ciclo di vita dei prodotti plastici, migliorando la durata di vita dei prodotti, promuovendo gli appalti pubblici e privati verdi, incoraggiando, tra gli altri, principi e quadri d'ingegneria ecologica, la progettazione ecocompatibile e i marchi di qualità ecologica, e rafforzando la capacità degli attori privati, comprese le piccole e medie imprese, di passare a processi produttivi più ecologici;

76.  accoglie con favore l'impegno della Commissione a combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN) nel suo programma d'azione sulla governance degli oceani; incoraggia la Commissione a continuare tale lotta in seno a tutte le organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP) e in altre sedi pertinenti; ritiene che i pescherecci battenti bandiera UE che praticano la pesca INN debbano essere inseriti in un elenco pubblico, secondo quanto disposto dal regolamento sulla pesca INN; invita l'UE a esercitare pressione sui paesi terzi affinché adottino provvedimenti per impedire l'ingresso nei loro mercati del pesce pescato mediante pesca INN;

77.  chiede una maggiore cooperazione tra le ORGP e invita le parti contraenti a garantire che siano dotate di risorse sufficienti e che siano rafforzate;

78.  invita le ORGP a:

(a)  continuare a effettuare analisi periodiche indipendenti delle prestazioni e attuare appieno le raccomandazioni che derivano da tali analisi;

(b)  recepire integralmente le raccomandazioni della seconda conferenza di revisione dell'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici transzonali e gli stock ittici altamente migratori;

(c)  armonizzare le misure, in particolare le misure di monitoraggio, controllo, vigilanza e attuazione, anche concordando pene e sanzioni dissuasive;

79.  invita gli Stati membri ad adottare il significativo pacchetto di proposte avanzate dal Parlamento e dalla Commissione nel quadro della revisione della direttiva 2008/98/CE in materia di rifiuti, che complessivamente rappresentano una nuova politica dell'UE coerente per la condivisione delle responsabilità tra tutti i soggetti interessati in materia di rifiuti e di prevenzione degli stessi, sia sulla terraferma che nell'ambiente marino;

80.  esorta la Commissione ad attuare una vera e propria politica di adattamento ai cambiamenti climatici nelle zone costiere e marittime, in particolare mediante l'adozione di misure concrete di salvaguardia degli ecosistemi costieri e marini;

81.  ricorda che da gennaio 2016, al fine di migliorare l'identificazione dei pescherecci quale strumento nella lotta contro la pesca INN, sono stati imposti numeri di identificazione dell'Organizzazione marittima internazionale (OMI) ai pescherecci aventi una lunghezza fuori tutto superiore a 24 metri o una stazza lorda pari o superiore a 100 tonnellate, che svolgono attività di pesca nelle acque dell'UE, e a tutti i pescherecci dell'UE aventi una lunghezza fuori tutto superiore a 15 metri, che svolgono attività di pesca al di fuori delle acque europee; invita l'Unione a introdurre per i pescherecci non UE un obbligo del numero analogo a quello vigente per i pescherecci UE (aventi una lunghezza fuori tutto superiore ai 15 metri), numero che deve essere riportato sul certificato di cattura per l'importazione, onde garantire parità di condizioni e assistere gli Stati membri nei controlli sulle importazioni;

82.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere attività e strumenti economicamente vantaggiosi, nonché la cooperazione a tutti i livelli per quanto concerne attività basate sul rischio ed ecologiche per la bonifica dai rifiuti marini dei fiumi e delle zone costiere e marine, a seconda delle circostanze nazionali; esorta la Commissione e gli Stati membri, a tale proposito, a facilitare i finanziamenti, i partenariati pubblico-privato e la creazione di capacità, e a elaborare e utilizzare criteri internazionali per azioni collettive di risanamento, bonifica e ripristino, tenendo in considerazione le quantità, la popolazione, la sensibilità dell'ecosistema e la fattibilità;

83.  sottolinea la necessità di integrare le considerazioni relative ai lavoratori in mare e ai diritti umani nel quadro della governance globale degli oceani; invita la Commissione a compiere sforzi mirati per promuovere condizioni lavorative dignitose nel settore della pesca a livello globale, riconoscendo il nesso tra violazioni dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani, da un lato, e pratiche di pesca non sostenibili e distruttive, in particolare la pesca INN, dall'altro; esorta la Commissione ad adottare misure per impedire che i prodotti della pesca catturati utilizzando lavoratori vittime di tratta o di altre violazioni dei diritti dei lavoratori o dei diritti umani raggiungano i mercati dell'UE e a collaborare con gli operatori del settore per promuovere l'uso di meccanismi di dovuta diligenza al fine di individuare tali prodotti nelle loro catene di approvvigionamento; invita gli Stati membri a garantire il recepimento e l'attuazione nei loro ordinamenti nazionali della convenzione C188 dell'OIL sul lavoro nel settore della pesca;

84.  sottolinea che la principale soluzione al problema dei rifiuti marini consiste nel migliorare la gestione e il riciclaggio dei rifiuti solidi a terra, poiché è qui che viene generata la maggior parte dei rifiuti marini; ritiene inoltre che l'UE dovrebbe promuovere un approccio coerente alla gestione dei rifiuti in ogni possibile sede, accordo e istituzione internazionali; invita pertanto gli Stati membri a ultimare al più presto i lavori sul pacchetto relativo all'economia circolare e a definire senza indugio obiettivi di riciclaggio ambiziosi e conseguire gli obiettivi di riduzione dei rifiuti marini a livello dell'UE;

85.  invita la Commissione a operare nelle sedi internazionali per istituire un quadro chiaro in materia di sostenibilità per la plastica biodegradabile in tutti gli ambienti naturali, che includa definizioni e norme;

86.  ritiene che gli Stati membri e la Commissione debbano adottare misure più ambiziose per far fronte alle esportazioni illegali e allo scarico abusivo di rifiuti di plastica, anche attraverso una più rigida applicazione dei regolamenti dell'Unione in materia di spedizioni, nonché sistemi di monitoraggio e ispezione più rigorosi nei porti e in tutte le strutture per il trattamento dei rifiuti, concentrandosi sulle presunte spedizioni illegali e sulla lotta contro le esportazioni di rifiuti a scopo di riutilizzo (in particolare per quanto riguarda i veicoli fuori uso e i RAEE), e per garantire che le esportazioni giungano soltanto nelle strutture che rispettano i requisiti di una gestione ecologicamente corretta di cui all'articolo 49 del regolamento sulle spedizioni di rifiuti;

87.  invita gli Stati membri a rafforzare le misure di educazione e sensibilizzazione sui rifiuti marini, sull'uso della plastica e sull'incidenza del comportamento del singolo consumatore sull'ambiente, introducendo elementi nei curricula scolastici a tutti i livelli, fornendo materiale educativo e divulgativo mirato a specifici gruppi d'interesse e fasce d'età al fine di promuovere un cambiamento comportamentale, nonché a organizzare campagne d'informazione su vasta scala rivolte ai cittadini;

88.  sottolinea la necessità di ridurre le fuoriuscite di azoto e fosforo negli oceani, limitando così l'eutrofizzazione antropogenica mediante l'introduzione di cambiamenti fondamentali nel modello agricolo europeo, tra cui la limitazione dell'uso di fertilizzanti, l'ottimizzazione dell'uso dei nutrienti in base al fabbisogno delle colture, l'accorta pianificazione dell'impiego dei fertilizzanti e l'introduzione di modalità agricole più sostenibili, nonché mediante la riduzione delle fonti atmosferiche di azoto, la migliore depurazione delle acque reflue e un controllo più efficace delle fonti di nutrienti urbane diffuse, quali i ruscellamenti dalle strade e dai canali di raccolta delle acque piovane, e la necessità di gestire la pressione esercitata sugli ecosistemi marini nel quadro della revisione intermedia della politica agricola comune;

89.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie per agevolare l'adozione di norme internazionali volte a limitare il rumore prodotto dalle attività industriali, quali la navigazione e i rilievi sismici, soprattutto negli habitat biologicamente sensibili, per esempio proponendo l'adozione di un allegato alla convenzione MARPOL sull'inquinamento acustico analogo a quello sull'inquinamento atmosferico aggiunto di recente;

90.  osserva che gli obblighi assunti nel quadro dell'accordo di Parigi rendono insensato e controproducente lo sfruttamento di nuove fonti di combustibili fossili, soprattutto se situate in zone ecologicamente vulnerabili;

91.  evidenzia che tutte le acque sono vulnerabili alla perforazione in mare aperto per l'estrazione di combustibili fossili; sottolinea che l'utilizzo di combustibili fossili contribuirà ulteriormente ai cambiamenti climatici che minacciano il nostro pianeta, accelerandoli; è del parere che l'UE debba cooperare con i partner internazionali per operare una giusta transizione, abbandonando la perforazione in mare aperto e contribuendo così all'obiettivo di un'economia a basse emissioni di carbonio;

92.  sottolinea che le nuove licenze per l'esplorazione di petrolio o gas dovrebbero seguire norme di precauzione rigorose in materia di protezione e sicurezza ambientali per l'esplorazione, la prospezione e la produzione di petrolio o gas, e dovrebbero includere impegni vincolanti per quanto concerne la disattivazione delle strutture di esplorazione, che in generale hanno una durata di vita limitata;

93.  sottolinea il grande potenziale offerto dall'energia prodotta dalle onde e dalle maree o dai gradienti di energia termica o gradienti di salinità degli oceani e dei mari; osserva che, a lungo termine, l'energia degli oceani può diventare una delle forme di generazione di energia più competitive ed economiche;

94.  si compiace dei progressi realizzati negli Stati membri in materia di pianificazione dello spazio marittimo (PSM); ribadisce la necessità di ulteriori sforzi per un'attuazione coerente della direttiva 2014/89/UE, al fine di dare un esempio per l'introduzione della PSM a livello mondiale; chiede quindi agli Stati membri di definire, al più tardi entro il 31 marzo 2021, i loro piani relativi allo spazio marittimo; sottolinea la dimensione transnazionale e internazionale e invita la Commissione ad avviare i lavori volti a elaborare proposte di orientamenti internazionali, tenendo conto dell'importanza delle sinergie terra-mare e dei processi ad esse collegati, quali la gestione integrata delle zone costiere, e ad organizzare un forum internazionale in materia di PSM cui partecipino i portatori d'interessi e i paesi terzi coinvolti, a promuovere il PSM a livello globale e a divulgare migliori pratiche, al fine di rafforzare la cooperazione internazionale, migliorare la gestione, la conservazione e lo sfruttamento degli oceani, incrementare la trasparenza e migliorare l'istruzione e la formazione;

95.  osserva che l'intensificarsi delle attività nelle acque costiere e marine rende sempre più necessario attuare una pianificazione dello spazio marittimo; invita la Commissione ad adoperarsi per mettere a punto orientamenti internazionali in materia di pianificazione dello spazio marittimo e per contribuire a espandere le zone marine protette in tutto il mondo mediante finanziamenti a titolo dei programmi Orizzonte 2020 e LIFE;

96.  esorta la Commissione a sostenere gli sforzi internazionali volti a preservare la biodiversità marina, in particolare nell'ambito degli attuali negoziati per un nuovo strumento giuridicamente vincolante per la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità marina nelle zone situate al di fuori della giurisdizione nazionale; invita la Commissione a proporre una legislazione più rigorosa per garantire la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità marina nelle zone situate all'interno della giurisdizione degli Stati membri;

97.  accoglie con favore l'impegno della Commissione a sostenere le convenzioni CBD e CITES e sottolinea la necessità di un approccio coordinato nell'attuazione delle decisioni adottate nel quadro di dette convenzioni per la protezione delle specie marine e della biodiversità, come pure di una maggiore coerenza tra le azioni internazionali e quelle europee; insiste sull'importanza di tutelare maggiormente le specie marine nel quadro della CITES e, per quanto riguarda le specie marine già tutelate, sulla necessità di rispettare rigorosamente la convenzione;

98.  osserva l'importanza della biodiversità quale fondamento degli oceani, nei quali essa svolge un ruolo essenziale nel mantenere la produttività e funzionalità degli ecosistemi marini;

99.  osserva che la politica comune della pesca dovrebbe garantire che i tassi di mortalità alieutica siano fissati a livelli tali da permettere la ricostituzione degli stock ittici e il loro mantenimento oltre soglie tali da produrre il rendimento massimo sostenibile; sottolinea la necessità di pratiche di gestione della pesca sostenibili tramite l'attuazione di misure di gestione, monitoraggio, controllo ed esecuzione basate sui migliori pareri scientifici disponibili; ritiene che misure supplementari potrebbero riguardare il consumo di pesce proveniente da attività di pesca gestite in modo sostenibile e attraverso approcci precauzionali ed ecosistemici; accoglie con favore l'innovazione sostenibile in atto nel settore della pesca nonché gli investimenti, lo sviluppo e l'introduzione di tecniche di pesca selettive;

100.  rammenta che per lottare efficacemente contro la pesca INN è essenziale garantire che nessun tipo di prodotto ittico proveniente da tali attività arrivi sui mercati; invita l'UE a promuovere, attraverso i suoi partenariati e in tutti i consessi internazionali, il divieto di commercializzare prodotti della pesca INN nel numero più elevato possibile di mercati, rendendo così meno redditizie queste attività di pesca;

101.  sottolinea che per rendere efficace la lotta contro la pesca INN e lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche è importante portare avanti e ampliare i partenariati bilaterali, altrimenti le azioni dell'UE potrebbero incidere solo marginalmente sulla situazione attuale;

102.  propone che gli Stati membri e i paesi terzi siano più coerenti ed efficaci nei controlli sulla documentazione delle catture (certificati di cattura) e sulle partite, al fine di garantire che le risorse ittiche siano catturate legalmente; invita gli Stati ad adottare misure per garantire un miglior coordinamento tra lotta contro la pesca INN e politica commerciale e di mercato; sottolinea che l'UE dovrebbe promuovere, sostenere e attuare, in tutti gli ambiti internazionali, le azioni necessarie a eradicare la pesca INN;

103.  plaude alla leadership internazionale dell'UE nel realizzare progressi concreti per quanto concerne la lotta contro la pesca INN e al suo forte impegno nell'attuare misure efficaci per contrastare tale fenomeno; ricorda gli sforzi compiuti dall'UE per rafforzare le azioni internazionali contro la pesca INN a livello bilaterale, regionale e multilaterale, anche proseguendo il dialogo bilaterale con i partner dei paesi terzi, utilizzando strumenti per la localizzazione delle navi e garantendo un rafforzamento del ruolo svolto da importanti agenzie internazionali come Interpol; invita le autorità degli Stati membri a sostenere attivamente il lavoro svolto dalla Commissione per la creazione di uno strumento elettronico di gestione dei certificati di cattura;

104.  prende atto dei progressi compiuti dal regolamento dell'UE che istituisce un regime per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (regolamento INN), ma sottolinea la necessità di migliorarne l'attuazione in tutti gli Stati membri e di rafforzare il coordinamento con i paesi terzi, al fine di impedire l'ingresso illegale nel mercato dell'UE di risorse ittiche; invita l'UE a esercitare pressione sui paesi terzi affinché adottino provvedimenti per impedire l'ingresso nei loro mercati del pesce pescato mediante pesca INN;

105.  sottolinea l'importanza di agire rapidamente per contrastare le specie invasive, considerando l'impatto e il rischio crescenti che esse comportano per la pesca, la produttività degli oceani e la biodiversità, e il loro contributo allo sconvolgimento degli ecosistemi naturali; invita gli Stati membri a rafforzare la cooperazione reciproca e con i paesi terzi, anche mediante azioni sincronizzate e di cooperazione e lo scambio di informazioni, dati e migliori prassi;

106.  sostiene che lo scambio di acque di zavorra rappresenta un possibile metodo per evitare l'introduzione di specie alloctone invasive; sottolinea che, pur essendo prevista l'imminente entrata in vigore della convenzione OMI sulle acque di zavorra, volta a controllare e gestire questo problema, la sua piena applicazione dipenderà da una più diffusa ratifica;

107.  incoraggia la Commissione a fungere da guida e promuovere una pianificazione dello spazio marino incentrata sugli ecosistemi a livello globale al fine di ridurre la pressione sull'ambiente marino e facilitare lo sviluppo di economie blu sostenibili;

108.  esorta la Commissione ad accelerare i lavori e a rafforzare la cooperazione e il coordinamento sull'elaborazione di sistemi interoperabili di documentazione delle catture e di tracciabilità dei prodotti ittici;

109.  invita la Commissione e gli Stati membri ad agire risolutamente per vietare talune forme di sovvenzioni alla pesca che contribuiscono a determinarne la sovraccapacità e lo sfruttamento eccessivo, eliminare le sovvenzioni che contribuiscono alla pesca INN, e astenersi dall'introdurre nuove sovvenzioni, anche accelerando i lavori per ultimare i negoziati in seno all'Organizzazione mondiale del commercio su tale questione, riconoscendo che un trattamento efficace appropriato, speciale e differenziato per i paesi in via di sviluppo e meno sviluppati dovrebbe essere parte integrante di detti negoziati;

110.  accoglie con favore l'impegno della Commissione a offrire opportunità di finanziamento per la creazione di zone marine protette e lo scambio di migliori prassi quale contributo al conseguimento dell'obiettivo globale di denominare il 10 % delle zone marine e costiere come zone marine protette entro il 2020, come enunciato nell'SDG 14.5; osserva che le zone marine protette offrono vantaggi ecologici e socioeconomici e rappresentano uno strumento importante per la gestione delle attività di pesca e per garantire la protezione delle zone di riproduzione; ricorda, in particolare, l'importanza delle zone marine significative dal punto di vista ecologico e biologico (EBSA), quali definite nella convenzione sulla biodiversità, e la necessità di preservare tali zone per contribuire al sano funzionamento degli oceani e ai numerosi servizi che forniscono; plaude all'intenzione della Commissione di promuovere e rafforzare le misure di gestione delle zone marine protette, in particolare mediante la creazione di reti coerenti e connesse di zone di questo tipo;

111.  invita l'UE e gli Stati membri a impegnarsi a investire in capitale sociale per garantire una migliore gestione delle risorse oceaniche e costiere; incoraggia fortemente la partecipazione delle donne e dei giovani ai programmi di educazione in materia di oceani e alle consultazioni dei soggetti interessati su tali questioni;

112.  sottolinea la necessità che la Commissione proponga misure volte a rafforzare ulteriormente le attività di ricerca e innovazione in ambito marino e marittimo nel quadro di Orizzonte 2020 e del programma che gli succederà;

113.  invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi volti ad attuare un approccio olistico per garantire la coerenza ecologica nonché la connettività e l'efficace progettazione, gestione e valutazione delle reti di zone marine protette nell'ambito di un opportuno processo di pianificazione spaziale, al fine di esprimere appieno il loro potenziale in termini di protezione della biodiversità marina e costiera; deplora che attualmente meno del 3 % degli oceani di tutto il mondo sia designato integralmente come zona marina protetta; invita gli Stati membri ad aumentare il numero di zone marine protette designate conformemente all'SDG 14, al fine di preservare almeno il 10 % delle zone marine e costiere; incoraggia gli Stati membri a creare reti coerenti e connesse di zone marine protette; invita la Commissione e il Consiglio a utilizzare i risultati dei lavori scientifici sulla biodiversità, in relazione ai criteri per la designazione di zone marine protette, nei negoziati sulla conservazione e sull'uso sostenibile della biodiversità nelle zone situate al di fuori della giurisdizione nazionale; incoraggia infine gli Stati membri a garantire la complementarietà degli strumenti e a provvedere alla pianificazione dello spazio marittimo per integrare al meglio le aree marine protette e le altre efficaci misure di conservazione;

114.  evidenzia l'importanza di preservare la biodiversità garantendo una rete efficacemente gestita ed ecologicamente coerente di zone marine protette, di zone di conservazione e di siti marini Natura 2000, che copra almeno il 10 % di tutti i mari e le zone marine d'Europa entro il 2020, in linea con l'obiettivo di sviluppo sostenibile 14.5; incoraggia a compiere progressi, ove possibile, per conseguire l'obiettivo di massima indicato dall'IUCN e dal World Parks Congress di creare il 30 % di zone marine protette entro il 2030;

115.  chiede che siano compiuti sforzi maggiori per creare una rete Natura 2000 in ambito marino, mediante l'individuazione e la gestione dei siti pertinenti, soprattutto in alto mare; rinnova l'invito a porre in essere, nelle regioni ultraperiferiche francesi, un meccanismo specifico e duraturo che fornisca una tutela equivalente della biodiversità;

116.  invita a compiere maggiori sforzi per migliorare la conoscenza degli oceani in Europa mediante una cooperazione e uno scambio più intensi tra ricercatori, soggetti interessati, decisori e opinione pubblica, ponendo un forte accento, nei programmi di istruzione, sull'importanza degli oceani e dei mari e fornendo informazioni sugli sbocchi professionali nell'economia blu;

117.  invita gli Stati membri a rafforzare la protezione e la resilienza degli ecosistemi marini e costieri, in particolare le barriere coralline e le mangrovie e, in tale contesto, a impegnarsi nell'Iniziativa internazionale sulla barriera corallina;

118.  invita gli Stati membri ad aiutare i paesi meno sviluppati, in particolare gli Stati insulari in via di sviluppo, ad applicare meglio la convenzione MARPOL, salvaguardando così l'ambiente e le fonti di sussistenza degli abitanti delle zone portuali;

119.  invita la Commissione e gli Stati membri a effettuare, mediante i diversi fondi dell'UE, gli investimenti necessari per creare un ambiente consono allo sviluppo delle energie marine rinnovabili, al fine di sfruttare appieno il potenziale dei mari europei;

120.  chiede alla Commissione di intensificare gli sforzi a livello internazionale volti a istituire un quadro normativo coerente in materia di esplorazione e sfruttamento dei minerali in alto mare, basato sul principio di precauzione;

121.  invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare le misure prioritarie in materia di biodiversità marina e costiera adottate dalla conferenza delle parti contraenti della convenzione sulla diversità biologica;

122.  ritiene opportuno avviare il pacchetto "Erika IV" sulla sicurezza marittima, in modo da prevenire ulteriori catastrofi marittime, nonché tenere conto, nell'ambito di detto pacchetto, del danno ecologico causato alle acque marine dalla legislazione esistente dell'UE;

123.  invita la Commissione a far sì che nel diritto dell'Unione sia riconosciuta l'esistenza di danni ecologici diversi da quelli economici, materiali e morali, e la invita a contribuire a tale riconoscimento a livello internazionale;

124.  chiede alla Commissione di garantire una maggiore coerenza tra le sue politiche interne ed esterne in materia di gestione e di protezione delle risorse, della biodiversità e degli oceani;

125.  sottolinea che lo sviluppo delle energie marine rinnovabili nei territori insulari rappresenta una reale opportunità per lo sviluppo sostenibile di questi territori, ma anche un potenziale significativo per l'Unione e il resto del mondo; invita la Commissione a farsi promotrice di una strategia mondiale per i territori insulari, che punti a un nuovo modello economico adattato alle loro specificità e basato sull'indipendenza energetica e sullo sviluppo delle energie marine rinnovabili;

126.  invita gli Stati membri e la Commissione, attraverso i vari fondi dell'UE, a favorire gli investimenti necessari nelle regioni insulari e ultraperiferiche per consentire lo sviluppo delle energie marine rinnovabili e contribuire così all'indipendenza energetica di tali territori;

127.  invita la Commissione a sostenere la formazione e lo sviluppo di competenze nei nuovi impieghi connessi all'economia blu sostenibile e a promuoverli soprattutto nelle regioni con un potenziale elevato, come le regioni marittime, insulari e ultraperiferiche;

128.  invita a mettere in atto una grande politica europea integrata in materia di oceani, che benefici di una componente interna e di una componente esterna, che contempli tutte le politiche connesse agli oceani (ricerca, ambiente, energia, trasporti, pesca, politica di coesione e di vicinato, commercio internazionale ecc.) e si basi sugli obiettivi fondamentali della tutela dell'ambiente marino e della garanzia dello sviluppo sostenibile;

Affrontare il problema dell'aumento delle emissioni derivanti dal trasporto marittimo

129.  osserva che persino il terzo studio sui gas a effetto serra condotto nel 2014 dall'OMI afferma che, a seconda degli sviluppi futuri nel settore economico ed energetico, si prevede un aumento delle emissioni marittime di CO2 pari a un valore compreso tra il 50 % e il 250 % nel periodo fino al 2050, mentre dallo studio del Parlamento del 2015 dal titolo "Emission Reduction Targets for International Aviation and Shipping" (Obiettivi di riduzione delle emissioni per il trasporto aereo e marittimo internazionale) emerge che l'ulteriore rinvio di un piano d'azione dell'OMI per la lotta ai cambiamenti climatici potrebbe comportare un notevole aumento della quota delle emissioni marittime di CO2 nell'ambito delle emissioni globali di gas a effetto serra pari al 17 % per il trasporto marittimo entro il 2050; sottolinea pertanto che la navigazione, da sola, consumerebbe molte delle restanti quote di emissioni di gas a effetto serra finalizzate a limitare l'aumento della temperatura ben al di sotto di 2°C;

130.  sottolinea che è necessaria un'urgente azione globale per mitigare gli effetti negativi sugli ecosistemi e sulla salute degli oceani derivanti dall'aumento dei livelli di carbonio nell'atmosfera, soprattutto nel quadro dell'accordo di Parigi adottato nell'ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici; osserva che tra questi effetti negativi figurano l'aumento delle temperature degli oceani, l'acidificazione delle coste e degli oceani, l'innalzamento del livello dei mari, i cambiamenti nella circolazione oceanica, l'erosione costiera e i fenomeni meteorologici estremi, lo scioglimento dei ghiacci polari, le variazioni di salinità, la disponibilità dei nutrienti, la deossigenazione, i quali possono produrre anche effetti cumulativi; sottolinea l'importanza di ecosistemi ben funzionanti per aumentare la resilienza degli oceani; ribadisce l'urgenza di affrontare tali effetti che impediscono agli oceani di svolgere la loro funzione di regolatori climatici, pozzi di assorbimento del carbonio, fonti di biodiversità e importanti fonti di nutrimento, sussistenza, energia e servizi ecosistemici;

131.  ribadisce che, in conformità dell'accordo di Parigi, tutti i settori dell'economia sono tenuti a contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2; sollecita l'approvazione da parte dell'OMI di un chiaro obiettivo in termini di emissioni e di misure di riduzione immediata a breve termine entro il 2018 per ridurre le emissioni marittime internazionali di CO2 a livello mondiale, conformemente agli obiettivi stabiliti dall'accordo di Parigi; rileva, inoltre, che in assenza di un sistema comparabile nell'ambito dell'OMI, le emissioni di CO2 prodotte nei porti di scalo dell'Unione e durante la navigazione da e verso tali porti devono essere contabilizzate mediante il sistema ETS dell'UE o un solido meccanismo analogo di determinazione dei prezzi, che dovrà essere operativo quanto prima e non oltre il 2023;

132.  ribadisce che è necessario promuovere il biometano liquefatto (bio-GNL) per decarbonizzare il settore della navigazione e che l'uso del biogas nei trasporti dovrebbe essere principalmente riservato al settore della navigazione, dove il bio-GNL rappresenta un carburante rinnovabile avanzato; ritiene che gli sviluppi infrastrutturali previsti dalla direttiva 2014/94/UE dovrebbero consentire l'utilizzo di bio-GNL nel settore marittimo, dove esistono attualmente poche altre alternative rinnovabili;

133.  sottolinea il ruolo che il gas naturale, in particolare il gas naturale liquefatto (GNL), potrebbe svolgere nella transizione verso la decarbonizzazione del settore dei trasporti, in particolare per quanto riguarda il trasporto marittimo, contribuendo a ridurre le emissioni di CO2 e gli inquinanti atmosferici;

134.  invita la Commissione e gli Stati membri a valutare e promuovere l'applicazione di restrizioni alla velocità delle navi a livello OMI per ridurre le emissioni, tenendo conto dell'indice di efficienza energetica in materia di progettazione (EEDI), del piano di gestione per l'efficienza energetica delle navi (SEEMP) e del fatto che i limiti di velocità nei settori stradale e ferroviario sono normali; sottolinea che il vantaggio economico interno ed esterno legato a una riduzione della velocità per le navi prevale sui costi; rileva che il rallentamento della velocità di servizio delle navi è relativamente più facile da controllare e da applicare, con un onere amministrativo di minore entità per i portatori d'interessi;

135.  sottolinea che l'elettricità erogata da reti elettriche terrestri è determinante per rendere più ecologica la navigazione poiché consente alle navi di spegnere i motori e allacciarsi alla rete elettrica per svolgere operazioni di stazionamento, carico e scarico nei porti e all'ormeggio; invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per promuovere e sostenere l'uso dell'elettricità erogata da reti elettriche terrestri da parte di tutte le navi che approdano nei porti europei, eliminando così le emissioni derivanti dai motori delle navi nelle acque portuali, riducendo gli inquinanti e le emissioni di gas serra nonché il rumore, le vibrazioni e l'usura dei motori;

136.  chiede la creazione di un meccanismo globale basato sul mercato, come un meccanismo di tariffazione delle emissioni nell'ambito dell'OMI, che si occupi delle emissioni marittime internazionali e tenga conto soprattutto delle regioni totalmente dipendenti dal trasporto marittimo, in particolare le regioni e gli stati ultraperiferici e insulari;

137.  chiede che, alla luce della rapida evoluzione delle conoscenze scientifiche in merito all'incidenza delle emissioni di CO2 e diverse dalla CO2 derivanti dal trasporto marittimo sul clima globale, l'IPCC, insieme all'OMI, effettui una valutazione degli effetti del trasporto marittimo analoga a quella presente nella relazione speciale dell'IPCC sull'aviazione e sull'atmosfera globale per il settore del trasporto aereo;

138.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi attivamente per ultimare in tempi rapidi il piano di lavoro dell'OMI sulla riduzione delle emissioni di particolato carbonioso derivanti dalla navigazione nell'Artide - piano protrattosi a lungo - al fine di rallentare i rapidi aumenti di temperatura nelle regioni polari;

139.  invita la Commissione a presentare, al più tardi entro il 2020, una proposta sull'uso e sull'installazione di elettricità erogata da reti elettriche terrestri da parte delle navi ormeggiate nei porti dell'UE, al fine di ridurre le emissioni nelle zone portuali;

140.  sottolinea l'importanza di rivedere la direttiva sugli impianti portuali di raccolta, e invita gli Stati membri e la Commissione ad adottare una strategia in partenariato con l'OMI, i paesi terzi e l'industria per la decarbonizzazione del settore marittimo, improntata agli obiettivi dell'accordo di Parigi e alla necessità di stabilire un sistema internazionale in materia di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni di gas a effetto serra;

141.  invita la Commissione a promuovere le necessarie condizioni fiscali per incentivare l'uso dell'elettricità generata da reti elettriche terrestri sulle navi ormeggiate nei porti dell'UE e l'adozione di tecnologie rinnovabili, in particolare vele, batterie e celle a combustibile nel settore marittimo, soprattutto nel cabotaggio;

142.  invita gli organismi competenti a garantire condizioni di parità a livello di UE per quanto concerne le emissioni di zolfo e azoto, adeguando i rispettivi valori limite ai livelli più bassi esistenti;

143.  invita la Commissione a esaminare e proporre misure per ridurre notevolmente le emissioni di ossido di azoto derivanti dalla flotta esistente, inclusa una valutazione d'impatto della possibile introduzione di una tassa sull'ossido di azoto e di un sistema di finanziamento per ottenere notevoli riduzioni in modo rapido ed efficace;

144.  invita gli Stati membri e la Commissione a proporre misure giuridiche e tecniche per ridurre ulteriormente le emissioni di particolato e particolato di carbonio;

145.  ribadisce l'importanza delle regioni ultraperiferiche nel contesto marittimo, in particolare in virtù della loro ubicazione negli oceani Atlantico e Indiano, in quanto laboratori che consentono di studiare e combattere gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità e gli ecosistemi marini, con un grande potenziale per lo sviluppo di energie rinnovabili e biotecnologie blu; sottolinea la necessità di elaborare programmi innovativi e fornire un finanziamento appropriato per la realizzazione di centri di ricerca e sviluppo nelle regioni ultraperiferiche; chiede al tal fine la creazione di un polo marittimo delle regioni ultraperiferiche;

Rafforzare la ricerca e i dati sugli oceani a livello internazionale

146.  sottolinea l'importanza di sviluppare servizi innovativi per i soggetti pubblici e privati, come i poli e le reti di conoscenze, al fine di ottenere una buona conoscenza dello stato ecologico delle acque marine e migliorare la condivisione di dati scientifici, migliori prassi e know-how, nonché attuare pienamente le azioni della tabella di marcia Conoscenze oceanografiche 2020 (SWD(2014)0149); accoglie con favore, in questo contesto, la piena operatività del servizio Copernicus di monitoraggio dell'ambiente marino e del gruppo intergovernativo sull'osservazione della terra (GEO, Group on Earth Observations); esorta la Commissione a creare capacità nell'ambito del programma Copernicus per monitorare le emissioni di gas a effetto serra, compresa la CO2, poiché ciò apporterebbe un grande valore aggiunto alla lotta contro i cambiamenti climatici;

147.  attende le proposte della Commissione per coordinare le attività di ricerca e osservazione dell'UE con i partner internazionali e per prendere in esame modalità atte a migliorare la qualità della ricerca, tra l'altro mediante l'ampliamento degli attuali strumenti e attività di ricerca e osservazione dell'UE, tra cui EMODnet, al fine di creare una banca dati condivisa, il programma europeo di osservazione della terra (Copernicus), il sistema globale di osservazione degli oceani (EuroGOOS) e l'iniziativa di programmazione congiunta "Mari e oceani sani e produttivi" (IPC Oceani), il tutto allo scopo di creare una rete internazionale di dati marini e marittimi;

148.  chiede la piena autorizzazione legale e l'integrazione a livello europeo delle tecniche di pesca selettiva, innovative e comprovate, da monitorare in stretta collaborazione con gli istituti scientifici e in assenza di protezionismo nazionale;

149.  esorta a investire maggiormente nella ricerca scientifica allo scopo di migliorare la comprensione dei nostri oceani; osserva che il 95 % degli oceani rimane a tutt'oggi inesplorato;

150.  sottolinea l'importanza di condividere le ricerche e i dati ottenuti tramite la scienza e la tecnologia marine con le comunità scientifiche di paesi terzi; sottolinea che sia la promozione di maggiori investimenti nella scienza marina nei paesi terzi che l'istituzione di reti internazionali per la condivisione dei risultati e delle informazioni sono estremamente importanti per realizzare una pesca più sostenibile, migliorare la gestione marina e affrontare i problemi comuni che interessano gli oceani;

151.  osserva con preoccupazione che le isole di piccole dimensioni sono molto vulnerabili all'erosione costiera poiché i loro ambienti costieri possono risentire fortemente dell'innalzamento del livello del mare e delle tendenze in atto per quanto riguarda il ciclo dell'acqua e l'ecosistema marino dovute ai cambiamenti climatici; evidenzia che i grandi centri di raccolta dei dati esistenti in Europa non contengono dati sul bilancio della massa sedimentale necessari per comprendere i cambiamenti costieri e l'erosione che interessano le piccole isole; sottolinea, pertanto, l'urgente necessità di elaborare e utilizzare tecnologie innovative e avanzate per raccogliere, valutare e monitorare l'erosione costiera, le condizioni dell'ambiente costiero e marino e i parametri ambientali relativi alle piccole isole dell'UE; chiede alla Commissione e agli Stati membri di sostenere tali progetti;

152.  insiste sull'importanza di promuovere la conoscenza dei fondali, delle specie e degli habitat marini, e di raccogliere dati geologici, batimetrici, sismici, vulcanici, chimici, idrologici, atmosferici e metereologici sugli oceani, soprattutto per lo sviluppo delle energie marine rinnovabili e per la creazione di zone marine protette; incoraggia pertanto l'osservazione e l'esplorazione a fini scientifici degli oceani nel rispetto dell'ambiente e degli ecosistemi marini e in un'ottica di sviluppo sostenibile;

153.  sottolinea che è fondamentale garantire dati precisi nel settore della pesca, poiché ciò rappresenta un presupposto indispensabile per il conseguimento di una buona governance degli oceani; pone l'accento sulla necessità di assicurare risorse finanziarie adeguate e realistiche per garantire tale obiettivo; reputa necessario migliorare la cooperazione e il coordinamento con i partner internazionali sulla base dell'esempio della rete europea di osservazione e di dati dell'ambiente marino (EMODnet) e in linea con il comunicato del G7 di Tsukuba;

154.  invita a destinare maggiori risorse al miglioramento delle conoscenze marine e alla comprensione degli oceani, con particolare riferimento alla ricerca scientifica marina, alla raccolta di nuovi dati e alle piattaforme di condivisione delle conoscenze e dei dati, nonché a promuovere l'elaborazione di politiche e l'adozione di decisioni sulla base delle migliori prove scientifiche disponibili; ribadisce l'importanza dell'approccio precauzionale laddove non siano disponibili prove scientifiche;

155.  invita gli Stati membri e la Commissione a promuovere le conoscenze scientifiche, lo scambio di dati e il trasferimento delle tecnologie, al fine di contribuire alla protezione e all'uso sostenibile degli oceani; invita a portare avanti e rafforzare, a livello mondiale, le iniziative, la cooperazione e gli investimenti a favore della ricerca e dell'innovazione in ambito marino;

156.  sottolinea che la governance degli oceani dovrebbe basarsi sulle migliori conoscenze disponibili e chiede pertanto di intensificare la ricerca e l'innovazione per gestire gli oceani e le loro risorse in modo tale da garantire la conservazione e il ripristino degli ecosistemi marini, incluso lo sfruttamento sostenibile delle loro risorse;

157.  sottolinea la necessità di continuare a condurre ricerche sulla minaccia rappresentata dai catastrofici sversamenti di petrolio e dagli effetti cumulativi della maggiore frequenza di tali incidenti sugli ambienti oceanici, al fine di garantire che la decisione di intraprendere attività di esplorazione e sfruttamento in mare aperto siano basate su conoscenze scientifiche accurate e aggiornate;

158.  invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare la ricerca e a promuovere approcci multidisciplinari e partenariati tra attori economici e pubblici, al fine di accrescere le conoscenze scientifiche sugli oceani;

159.  sottolinea la necessità di dedicare maggiori risorse alla ricerca scientifica marina, quali la ricerca interdisciplinare e una costante osservazione degli oceani e delle coste, nonché alla raccolta e condivisione di dati e conoscenze, anche tradizionali, per approfondire la conoscenza degli oceani e comprendere meglio il rapporto tra il clima e la salute e produttività degli oceani, rafforzare la creazione di sistemi coordinati di allerta precoce sui fenomeni metereologici estremi e promuovere un processo decisionale basato sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili, incoraggiare l'innovazione scientifica e tecnologica e migliorare il contributo della biodiversità marina alla crescita dei paesi in via di sviluppo, tra cui in particolare i piccoli Stati insulari e i paesi meno sviluppati;

160.  invita la Commissione europea a realizzare a livello europeo, e a promuovere a livello internazionale, la ricerca, l'osservazione, la raccolta e lo scambio di dati sull'attività delle isole vulcaniche e dei vulcani oceanici e sui loro legami con gli oceani; sottolinea il ruolo preminente che le regioni ultraperiferiche possono svolgere in tale ambito;

161.  osserva che l'energia rinnovabile proveniente dai mari e dagli oceani offre un notevole potenziale per raggiungere gli obiettivi in materia di clima ed energia e diversificare le fonti energetiche; sottolinea la necessità di approfondire le ricerche sulle onde, le correnti e la salinità e di elaborare adeguati criteri di sostenibilità ambientale;

162.  ricorda che uno degli obiettivi della strategia "crescita blu" è il miglioramento delle conoscenze oceanografiche; invita la Commissione e gli Stati membri a proporre partenariati con attori internazionali in materia di ricerca e scienze marine e a rafforzare quelli già esistenti, come ad esempio BlueMed;

163.  accoglie con favore il sostegno fornito dall'UE mediante i programmi per la ricerca marina e marittima e l'innovazione, finanziati nell'ambito del programma quadro; chiede alla Commissione di mantenere tale sostegno;

164.  chiede finanziamenti sufficienti a sostegno delle attività di ricerca e innovazione nel settore marino e marittimo, in particolare quelle transettoriali nell'ambito di una missione dedicata alla ricerca e innovazione in materia di oceani;

165.  sostiene il mantenimento delle disposizioni di cui alla dichiarazione di Galway del 2013 ed esorta a instaurare simili forme di cooperazione con i paesi terzi;

166.  sottolinea che promuovere maggiori investimenti nella scienza marina in collaborazione con i paesi terzi, come nell'ambito della dichiarazione di Galway del 2013, nonché investimenti in progetti di ricerca comuni nei paesi in via di sviluppo, e istituire reti internazionali per la condivisione di risultati e informazioni è estremamente importante per ottenere una gestione più efficiente e sostenibile della pesca e dell'ecosistema marino e per affrontare i problemi comuni che interessano gli oceani;

167.  ribadisce l'importanza di collaborare con i partner internazionali per rafforzare la cartografia, le osservazioni e la ricerca nel Mar Mediterraneo, nel Mar Nero e nell'Atlantico, in linea con l'iniziativa BlueMed, con le dichiarazioni di Belém e Galway e con alleanze globali o regionali come il Belmont Forum;

168.  accoglie con favore l'impegno della Commissione di proporre un allineamento di EMODnet con altre iniziative internazionali di raccolta di dati marini entro il 2018; ricorda l'importanza dell'impegno assunto dall'Unione nei confronti degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e in particolare gli obiettivi 14.A e 14.A.1, e del comunicato di Tsukuba dei ministri delle scienze e delle tecnologie del G7 su tale questione; esorta la Commissione e gli Stati membri a ricordare ai partner internazionali i loro impegni a favore della promozione di una scienza accessibile, interoperabile e aperta; invita la Commissione a riferire periodicamente al Parlamento sui progressi compiuti verso la realizzazione di piattaforme di osservazione degli oceani realmente globali;

169.  chiede, in linea con l'appello ad agire "Our Ocean, Our Future" (Il nostro oceano, il nostro futuro) delle Nazioni Unite, di condurre un'accurata valutazione dello stato degli oceani, basata sia sulla scienza che sui sistemi di conoscenza tradizionali;

170.  sottolinea la necessità di passare ad appositi sistemi di osservazione degli oceani, accesso ai dati marini e gestione di grandi quantità di dati (compreso il blue cloud), in linea con il comunicato di Tsukuba;

171.  invita a destinare maggiori risorse al miglioramento delle conoscenze marine e alla comprensione degli oceani, con particolare riferimento alla ricerca scientifica marina, alla raccolta di nuovi dati e alle piattaforme di condivisione delle conoscenze e dei dati, nonché a promuovere l'elaborazione di politiche e l'adozione di decisioni sulla base delle migliori prove scientifiche disponibili; ribadisce l'importanza dell'approccio precauzionale laddove non siano disponibili prove scientifiche;

172.  chiede agli Stati membri, alle autorità regionali e locali e agli organismi privati di concentrarsi in primo luogo su progetti d'innovazione, sulle tecnologie blu e sull'utilizzo di energia pulita per promuovere e adattare infrastrutture e trasporti marittimi più ecologici e proteggere l'ecosistema e la biodiversità degli oceani attraverso il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), il programma Orizzonte 2020 e il Meccanismo per collegare l'Europa (MCE); chiede inoltre agli Stati membri di concentrarsi sui combustibili alternativi e non convenzionali per le imbarcazioni, come il GNL, e sul progetto "corridoi blu di GNL" che collegano le isole, onde promuovere e adattare infrastrutture – quali i terminali GNL – come tecnologie ponte, utilizzando i finanziamenti esistenti summenzionati; invita la Commissione a stabilire partenariati in materia di oceani con i principali attori del settore, come mezzo per rafforzare la cooperazione, la coerenza strategica e il coordinamento sulle questioni d'interesse comune in settori importanti della governance degli oceani, come la crescita blu e lo scambio delle migliori pratiche;

173.  osserva che l'automazione e la digitalizzazione del settore marittimo implicano un miglioramento delle competenze e delle qualifiche digitali e sottolinea che ciò rappresenta un'opportunità per attirare i giovani; invita la Commissione a proporre iniziative in questo ambito, mettendo a punto iniziative comuni per il riconoscimento delle qualifiche e promuovendo positivamente le diverse attività marine e marittime;

174.  deplora la mancanza di riferimenti, nella comunicazione congiunta sulla governance internazionale degli oceani, al turismo costiero e marittimo, visto il suo impatto sulle regioni costiere, insulari e ultraperiferiche, e sul settore del turismo locale che coinvolge soprattutto le PMI; sollecita l'attuazione di una strategia europea del turismo nel quadro del Forum internazionale per gli oceani, coinvolgendo le regioni e includendo le autorità costiere locali nel dialogo paneuropeo, per la condivisione delle migliori pratiche in materia di governance intelligente del turismo costiero e marittimo; insiste sul fatto che la strategia della Commissione sulle materie plastiche e altri rifiuti marini non dovrebbe perdere di vista le zone costiere, dato che gli squilibri nell'ambiente marino hanno un impatto estremamente negativo sull'attrattività turistica e conseguenze economiche e climatiche inevitabili su tutte le attività delle regioni ultraperiferiche;

175.  chiede che siano intensificati gli sforzi volti a migliorare la ricerca e l'innovazione per consentire una migliore governance degli oceani, in modo da garantire la conservazione e il ripristino degli ecosistemi marini, compresa la sostenibilità di tali risorse, nonché l'alfabetizzazione oceanica in Europa e nel mondo, attraverso una più stretta cooperazione e scambi tra ricercatori, portatori di interessi, decisori e pubblico, al fine di migliorare l'istruzione sugli oceani e le carriere nell'economia blu; chiede un'accurata valutazione dello stato degli oceani, basata sulla scienza e sui sistemi di conoscenza tradizionali, in linea con il documento delle Nazioni Unite "Our Ocean, Our Future: Call for Action" (Il nostro oceano, il nostro futuro: richiamo all'azione);

176.  sottolinea l'importanza di includere le autorità locali delle regioni costiere e ultraperiferiche nel processo volto ad avvicinare maggiormente la governance internazionale degli oceani ai cittadini UE;

°

°  °

177.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

REX/482 EESC-2016.

(2)

GU L 312 del 22.11.2008, pag. 3.

(3)

GU L 365 del 31.12.1994, pag. 10.

(4)

GU L 182 del 16.7.1999, pag. 1.

(5)

GU L 269 del 21.10.2000, pag. 34.

(6)

GU L 266 del 26.9.2006, pag. 1.

(7)

GU L 197 del 24.7.2012, pag. 38.

(8)

GU L 321 del 5.12.2011, pag. 1.

(9)

GU L 251 del 16.9.2016, pag. 77.

(10)

GU L 257 del 28.8.2014, pag. 135.

(11)

GU L 123 del 19.5.2015, pag. 55.

(12)

Testi approvati, P8_TA(2017)0035.

(13)

Testi approvati, P8_TA(2017)0093.

(14)

Testi approvati, P8_TA(2016)0478.

(15)

GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 70.

(16)

GU C 75 del 26.2.2016, pag. 24.

(17)

"Plastic waste inputs from land into the ocean", Jenna R. Jambeck, Roland Geyer, Chris Wilcox, Theodore R. Siegler, Miriam Perryman, Anthony Andrady, Ramani Narayan, Kara Lavender Law, Science, vol. 347, numero 6223, 13 febbraio 2015, pagg. 768-771.

(18)

"Marine Plastic Debris and Microplastics", UNEP: https://wedocs.unep.org/rest/bitstreams/11700/retrieve

(19)

Agenzia europea dell'ambiente, "The impact of international shipping on European air quality and climate forcing", 2013.

(20)

Winkel R., Weddige U., Johnson D., Hoen V. e Papaefthimiou S. (2015), "Shore Side Electricity in Europe: Potential and environmental benefits", in Energy Policy, DOI: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0301421515300240

(21)

1 Testi approvati, P8_TA(2017)0093.

(22)

Testi approvati, P8_TA(2015)0266.


MOTIVAZIONE

Il 70 % della superficie del pianeta è costituito da mari e oceani e le acque marine rappresentano il 97 % delle sue risorse idriche. I mari ci offrono cibo, energia, mobilità, medicine e svago, ma regolano anche il nostro clima, ci forniscono metà del nostro ossigeno e assorbono una notevole porzione dell'anidride carbonica che emettiamo. Gli oceani sono infatti i nostri più grandi alleati contro il cambiamento climatico e sono stati inseriti nell'accordo di Parigi, con una relazione speciale dell'IPCC dedicata agli oceani.

Gli oceani, insieme alle risorse costiere e marine, rivestono un ruolo essenziale nel benessere umano e nello sviluppo sociale ed economico a livello mondiale e sono particolarmente importanti per gli abitanti delle comunità costiere, oltre ad offrire mezzi di sussistenza, benefici per il turismo, sostentamento e reddito. Le risorse costiere e marine apportano di fatto circa 28 000 miliardi di USD l'anno all'economia globale attraverso i servizi ecosistemici. Tuttavia, dette risorse sono estremamente vulnerabili al degrado ambientale, alla pesca eccessiva, ai cambiamenti climatici e all'inquinamento.

L'agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile identifica nella conservazione e nell'uso sostenibile degli oceani uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS 14); tale decisione dimostra che nei consessi internazionali il ruolo cruciale dell'uso sostenibile e della tutela degli ecosistemi marini e costieri e della loro diversità biologica è stato riconosciuto come essenziale per il conseguimento dell'agenda 2030 per un nuovo quadro di sviluppo globale.

Gli OSS sono fortemente interconnessi e gli oceani presentano potenzialità per l'economia, ma anche per la risoluzione della questione sempre più urgente della sicurezza alimentare. Alla luce della previsione di crescita della popolazione mondiale fino a 9 miliardi entro il 2050, la domanda di alimenti potrebbe aumentare del 60 %. Gli oceani manterranno il proprio potenziale socioeconomico solo se gli ecosistemi marini saranno preservati in termini di protezione degli habitat e riduzione degli effetti dei cambiamenti climatici, segnatamente in termini di acidificazione e riscaldamento delle acque.

Per quanto concerne l'acidificazione delle acque il pH delle acque superficiali è stato relativamente stabile per milioni di anni. Il rapido aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera a causa delle emissioni prodotte dalle attività umane minaccia ora questa stabilità, in quanto la CO2 è di conseguenza assorbita in parte dall'oceano. L'assorbimento di CO2 nei mari causa l'acidificazione degli oceani, poiché il pH delle acque marine diminuisce, anche se le acque superficiali degli oceani rimarranno alcaline. L'acidificazione degli oceani riduce la disponibilità di carbonato essenziale per gli organismi marini calcificanti quali i coralli che costituiscono le barriere coralline, mitili e plancton e compromette le molecole e i processi biologici danneggiando gli ecosistemi marini nel loro complesso.

Il riscaldamento degli oceani a livello mondiale rappresenta circa il 93 % del riscaldamento terrestre negli ultimi 60 anni e tutte le previsioni disponibili sulla temperatura delle acque degli oceani suggeriscono che tale riscaldamento degli oceani continuerà. Gli oceani assorbono il 25 % delle emissioni di carbonio che produciamo e ridistribuiscono il calore in tutto il mondo.

Le emissioni prodotte dalle navi costituiscono un altro problema che richiede una soluzione globale al fine di far fronte al forte aumento previsto di emissioni derivanti dai trasporti marittimi. Per garantire un'azione efficace in tal senso, è necessaria una migliore conoscenza degli effetti del trasporto marittimo sui cambiamenti climatici.

I rifiuti marini rappresentano un'altra importante minaccia per gli oceani e sono, pertanto, una preoccupazione globale che interessa tutti gli oceani del mondo. Ogni anno, milioni e milioni di tonnellate di rifiuti sono riversati negli oceani in tutto il mondo, generando problemi ambientali, economici, estetici e di salute. I rifiuti marini possono provocare gravi danni economici quali perdite per le comunità costiere, il turismo, il trasporto marittimo e la pesca. Il costo potenziale in tutta l'UE della pulizia delle coste e delle spiagge è stato stimato a circa 630 milioni di EUR l'anno, mentre il costo per l'industria della pesca potrebbe raggiungere quasi 60 milioni di EUR, il che rappresenterebbe circa l'1 % delle entrate totali della flotta peschereccia dell'UE (nel 2010).

Tenendo conto del loro accumulo e della loro diffusione, i rifiuti marini possono essere una delle minacce per la salute degli oceani del mondo che registra la crescita più rapida. A tale riguardo, è necessario un ambizioso pacchetto sull'economia circolare con obiettivi di riduzione dei rifiuti marini dell'UE del 30 % e del 50 % nel 2025 e 2030 e di aumento del riciclaggio degli imballaggi di plastica.

Per affrontare tutte queste questioni occorre una migliore governance internazionale al fine di rafforzare gli sforzi regionali e globali. I partenariati con i principali soggetti nell’ambito degli oceani quale mezzo per conseguire una migliore governance internazionale degli oceani dovrebbero essere intensificati nell'ambito di una visione internazionale.

Il relatore incoraggia la Commissione a sviluppare partenariati con i principali soggetti nell’ambito degli oceani, quale mezzo per conseguire una migliore governance internazionale degli oceani. La condivisione dei dati e l'azione coordinata sono possibili se si istituisce un chiaro quadro di governance degli oceani. In tale ottica, l'UNCLOS riveste un ruolo fondamentale e lo sviluppo di uno strumento giuridicamente vincolante nel quadro dell'UNCLOS per la conservazione e l'uso sostenibile della diversità biologica marina nelle zone situate al di fuori della giurisdizione nazionale merita pieno sostegno.


PARERE della commissione per i trasporti ed il turismo (26.9.2017)

destinato alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare

sulla governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani nel contesto degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) per il 2030

(2017/2055(INI))

Relatore per parere (*): Cláudia Monteiro de Aguiar

(*) Procedura con le commissioni associate – Articolo 54 del regolamento

SUGGERIMENTI

La commissione per i trasporti e il turismo invita la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

  visto l'articolo 191 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

  vista la comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni dal titolo "Governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani" [JOIN(2016)0049],

  viste la politica marittima integrata dell'Unione europea del 2007 (COM(2007)0575) e la relazione del 2012 sui progressi in materia (COM(2012)0491),

  visto il regolamento (UE) n. 1255/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2011, che istituisce un programma di sostegno per l'ulteriore sviluppo di una politica marittima integrata(1),

  vista la comunicazione della Commissione, del 15 ottobre 2009, dal titolo "Sviluppare la dimensione internazionale della politica marittima integrata dell'Unione europea" (COM(2009)0536),

  vista la sua risoluzione del 21 ottobre 2010 sulla politica marittima integrata (PMI) - Valutazione dei progressi realizzati e nuove sfide(2),

  visto il regolamento (UE) 2016/1625 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 settembre 2016 che modifica il regolamento (CE) n. 1406/2002 che istituisce un'Agenzia europea per la sicurezza marittima(3),

  vista la direttiva 2014/89/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014 che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo(4),

  viste la direttiva 2012/33/UE del 21 novembre 2012 che modifica la direttiva 1999/32/CE del Consiglio relativa al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo e la valutazione dell'impatto attualmente in corso sull'estensione delle zone di controllo delle emissioni di zolfo nelle acque europee,

  vista la direttiva 2000/59/CE relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico,

  visti l'accordo di Parigi del 2015, adottato nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), ed entrato in vigore il 4 novembre 2016, nonché i contributi all'accordo stabiliti a livello nazionale (INDC) da esso previsti allo scopo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra,

  vista la comunicazione della Commissione, del 20 febbraio 2014, dal titolo "Strategia europea per una maggiore crescita e occupazione nel turismo costiero e marittimo" (COM(2014)0086),

  vista la sua risoluzione del 29 ottobre 2015 su nuove sfide e strategie per promuovere il turismo in Europa(5),

  vista la sua risoluzione del 2 luglio 2013 sulla crescita blu: miglioramento della crescita sostenibile nel settore marino, dei trasporti marittimi e del turismo dell'Unione(6),

  vista la strategia per la sicurezza marittima dell'UE, adottata dal Consiglio europeo il 24 giugno 2014,

  viste le conclusioni del Consiglio sul tema "Priorità per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2020: competitività, decarbonizzazione e digitalizzazione per garantire la connettività globale, un mercato interno efficiente e un cluster marittimo di livello mondiale" (9976/17),

  vista la comunicazione della Commissione, del 2 dicembre 2015, dal titolo "Sviluppare la dimensione internazionale della politica marittima integrata dell'Unione europea" (COM(2015)0614),

  vista la posizione negoziale del Parlamento europeo per il pacchetto sui rifiuti approvata il 14 marzo 2017,

  vista la proposta dei paesi del Mar Baltico e del Mare del Nord all'OMI di introdurre zone designate per il controllo delle emissioni di ossidi di azoto (NECA),

  vista la conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani tenutasi il 5-9 giugno 2017 a New York,

  visto l'appello delle Nazioni Unite ad agire in materia di oceani del 5 giugno 2017,

  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo "Governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani",

1.  plaude alla comunicazione congiunta "Governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani" e alle azioni in essa definite; ribadisce l'importanza della governance internazionale degli oceani e delle sue componenti economiche, ambientali e sociali, che dovrebbero basarsi su un approccio intersettoriale, ponendo un particolare accento sulla politica marittima integrata e sulle politiche trasversali che include, in particolare la crescita blu e la migliore conoscenza e i migliori dati sull'ambiente marino attualmente disponibili ed emergenti, la pianificazione dello spazio marittimo, la sorveglianza marittima integrata e le strategie per i bacini marittimi; sottolinea la necessità della coerenza della politica e di una cooperazione e un coordinamento rafforzati fra tutti i soggetti interessati, come i governi, le organizzazioni e istituzioni regionali e internazionali, la comunità scientifica, il settore privato e la società civile;

2.  appoggia pienamente il piano d'azione della Commissione stabilito nella comunicazione congiunta sulla governance internazionale degli oceani del 2016; evidenzia l'urgente necessità che la Commissione e gli Stati membri effettuino rapidamente queste azioni e trasformino l'impegno UE a favore di uno sviluppo sostenibile per gli oceani in politiche concrete a livello UE e internazionale;

3.  ribadisce la spiccata dimensione marittima degli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare, ma non solo, l'obiettivo 14: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine;

4.  sottolinea che migliorare la trasparenza, l'accessibilità del pubblico alle informazioni, il coinvolgimento dei portatori d'interessi e la legittimità delle organizzazioni delle Nazioni Unite, in particolare la responsabilità pubblica dei rappresentanti dei paesi presso gli organismi internazionali, quali l'OMI e l'Autorità internazionale per i fondali marini (ISA), rappresenta una priorità per affrontare le attuali lacune nel quadro della governance;

5.  rileva inoltre che, per quanto riguarda il diritto internazionale in materia d'inquinamento atmosferico, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), gli Stati membri non sono autorizzati a salire a bordo di navi o ispezionarle in alto mare o durante passaggi inoffensivi, anche in presenza di seri indizi di violazione; invita, pertanto, le parti nell'ambito delle Nazioni Unite a potenziare il quadro giuridico della convenzione UNCLOS, allo scopo di affrontare eventuali lacune di governance e creare meccanismi solidi di esecuzione per il diritto internazionale dell'ambiente;

6.  ribadisce l'importanza delle regioni ultraperiferiche nel contesto marittimo, in particolare in virtù della loro ubicazione negli oceani Atlantico e Indiano, in quanto laboratori che consentono di studiare e combattere gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità e gli ecosistemi marini, con un grande potenziale per lo sviluppo di energie rinnovabili e biotecnologie blu; sottolinea la necessità di elaborare programmi innovativi e un finanziamento appropriato, per la realizzazione di centri di ricerca e sviluppo nelle regioni ultraperiferiche; chiede al tal fine la creazione di un polo marittimo delle regioni ultraperiferiche;

7.  si compiace dei progressi realizzati negli Stati membri in materia di pianificazione dello spazio marittimo (PSM); ribadisce la necessità di ulteriori sforzi per un'attuazione coerente della direttiva 2014/89/UE, al fine di dare un esempio per l'introduzione della PSM a livello mondiale; chiede quindi agli Stati membri di definire, entro il 31 marzo 2021, i loro piani relativi allo spazio marittimo; sottolinea la dimensione transnazionale e internazionale e invita la Commissione a iniziare i lavori per l'elaborazione di proposte di orientamenti internazionali, tenendo conto dell'importanza delle sinergie terra-mare e dei processi ad esse collegati, quali la gestione integrata delle zone costiere, e ad organizzare un forum internazionale in materia di PSM cui partecipino i rilevanti portatori d'interessi e paesi terzi, a promuoverlo a livello globale e a conseguire le migliori pratiche, al fine di rafforzare la cooperazione internazionale, migliorare la gestione, la conservazione e lo sfruttamento degli oceani, incrementare la trasparenza e migliorare l'istruzione e la formazione;

8.  sottolinea l'importanza della strategia per la sicurezza marittima dell'Unione (EUMSS) e chiede alla Commissione di includere la sicurezza marittima nella politica esterna, tenendo presente che gran parte del commercio si svolge per via marittima, che più del 70% delle frontiere esterne è costituito da frontiere marittime e che è necessario garantire la sicurezza dei passeggeri che transitano nei porti dell'Unione;

9.  evidenzia l'importanza di continuare a favorire la cooperazione fra l'agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA), Frontex e l'Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA), ciascuna nei limiti del proprio mandato, di sostenere le autorità nazionali degli Stati membri che svolgono funzioni di guardia costiera, e di promuovere la sicurezza e la protezione marittime, combattere la criminalità transfrontaliera e proteggere l'ambiente, prevenendo e riducendo l'inquinamento proveniente dalle installazioni off-shore per lo sfruttamento di gas e petrolio; ritiene che tali agenzie dovrebbero, se del caso, ricevere finanziamenti più consistenti dall'UE, per poter svolgere questi nuovi compiti; sottolinea l'importanza di sviluppare ulteriormente soluzioni digitali – facilitando ad esempio l'industria marittima mediante procedure semplificate per le formalità di dichiarazione e investendo maggiormente in un'infrastruttura comune per la condivisione dei dati a livello europeo a beneficio di tutte le autorità degli Stati membri che svolgono funzioni di guardia costiera – e tecnologia marittima avanzata, come i servizi marittimi integrati dell'EMSA, per migliorare i sistemi di sorveglianza e controllo delle attività marittime e di altri programmi come l'ambiente comune per la condivisione delle informazioni (CISE) a fini di sorveglianza marittima;

10.  chiede agli Stati membri, alle autorità regionali e locali e agli organismi privati di concentrarsi in primo luogo su progetti d'innovazione, sulle tecnologie blu e sull'utilizzo di energia pulita per promuovere e adattare infrastrutture e trasporti marittimi più ecologici e proteggere l'ecosistema e la biodiversità degli oceani, attraverso il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), il programma Orizzonte 2020 e il Meccanismo per collegare l'Europa (MCE); chiede inoltre agli Stati membri di concentrarsi sui combustibili alternativi e non convenzionali per le imbarcazioni – come il gas naturale liquefatto (GNL) – e sul progetto corridoi blu LNG che collegano le isole, onde promuovere e adattare infrastrutture – come i terminali GNL – come tecnologie ponte, utilizzando i finanziamenti esistenti soprammenzionati; invita la Commissione a stabilire partenariati in materia di oceani con i principali attori del settore, come mezzo per rafforzare la cooperazione, la coerenza strategica e il coordinamento sule questioni d'interesse comune in settori importanti della governance degli oceani, come la crescita blu e lo scambio delle migliori pratiche;

11.  sottolinea l'importanza di rivedere la direttiva sugli impianti portuali di raccolta, e invita gli Stati membri e la Commissione ad adottare una strategia in partenariato con l'OMI, i paesi terzi e l'industria per la decarbonizzazione del settore marittimo, improntata agli obiettivi dell'accordo di Parigi e alla necessità di stabilire un sistema internazionale in materia di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni di gas a effetto serra;

12.  sottolinea che il trasporto marittimo ha un impatto sul clima globale e sulla qualità dell'aria, a causa delle emissioni sia di CO2 che di altre sostanze, come le emissioni di ossido di zolfo – contemplati dalla direttiva (UE) n. 2016/82 – , e di ossido di azoto, le ultime delle quali esercitano un particolare impatto sulle città portuali e le zone costiere; osserva che, per le emissioni marittime di CO2, è previsto un aumento del 50-250% entro il 2050 e che la loro quota sulle emissioni globali di gas ad effetto serra potrebbe passare, con un cospicuo aumento, al 17 %; ribadisce che l'economia nel suo insieme deve far la sua parte per contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2, in conformità dell'accordo di Parigi;

13.  chiede la creazione di un meccanismo globale basato sul mercato, come un meccanismo di tariffazione delle emissioni nell'ambito dell'OMI che si occupi delle emissioni marittime internazionali, tenendo in particolare considerazione le regioni totalmente dipendenti dal trasporto marittimo, in particolare le regioni e gli stati ultraperiferici e insulari;

14.  sollecita la Commissione a rafforzare la cooperazione marittima e il potenziamento delle capacità nel quadro della cooperazione e dello sviluppo internazionali, ad affrontare gli effetti di ogni tipo di rifiuto e dell'inquinamento marini, quali le particelle di plastica e micro-plastica nei moti oceanici e lo scarico di rifiuti e acque reflue provenienti da navi al di fuori delle acque territoriali, a fini di protezione, conservazione e uso sostenibile delle risorse marine; invita la Commissione a intensificare i suoi sforzi per combattere i rifiuti marini a livello mondiale, agendo sulle fonti terrestri, ai fini di una drastica riduzione della quantità di rifiuti prodotta e di un aumento del livello di riciclabilità, nonché affrontando le fonti marine, e sollecita nel contempo gli Stati membri ad applicare la normativa UE vigente in materia di trasporti marittimi, quale la direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi;

15.  invita gli Stati membri, le autorità locali e regionali a sostenere iniziative innovative, di natura tecnologica e finanziaria, per affrontare l'inquinamento degli oceani e dei mari, al fine di promuovere sistemi di recupero efficaci per i rifiuti causati dai trasporti marittimi, in particolare i rifiuti di plastica, nelle città portuali e nei porti, onde sensibilizzare il settore dei trasporti marittimi in merito alle conseguenze dello smaltimento dei rifiuti di plastica nel mare e superare i principali ostacoli all'attuazione della Convenzione internazionale sulla prevenzione dell'inquinamento causato da navi (MARPOL);

16.  sostiene che lo scambio di acque di zavorra rappresenta un possibile metodo per evitare l'introduzione di specie alloctone invasive; sottolinea che, pur essendo prevista l'imminente entrata in vigore della convenzione OMI sulle acque di zavorra, volta a controllare e gestire questo problema, la sua piena applicazione dipenderà da una più diffusa ratifica;

17.  invita la Commissione a elaborare, al più tardi entro il 2020, una proposta che tratti dell'utilizzo e dell'installazione di energia elettrica generata a terra sulle navi ormeggiate nei porti UE, al fine di ridurre le emissioni nelle aree portuali, prendendo in considerazione inquinanti quali l'anidride solforosa (SO2), gli ossidi di azoto (NOx), il particolato (PM) e il particolato carbonioso, emessi dalle navi che utilizzano i motori ausiliari al fine di generare energia elettrica per le comunicazioni, l'illuminazione, la ventilazione e altre apparecchiature a bordo quando sono ancorate nei porti;

18.  invita la Commissione e gli Stati membri a valutare e promuovere l'applicazione di restrizioni alla velocità delle navi a livello OMI per ridurre le emissioni, tenendo conto dell'indice di efficienza energetica in materia di progettazione (EEDI), del piano di gestione per l'efficienza energetica delle navi (SEEMP) e del fatto che i limiti di velocità dei settori stradale e ferroviario sono una cosa normale; sottolinea che il vantaggio economico interno ed esterno legato a una riduzione della velocità per le navi prevale sui costi; rileva che il rallentamento della velocità di servizio delle navi è relativamente più facile da controllare e da applicare, con un onere amministrativo di minore entità per i portatori d'interessi;

19.  ribadisce la sua risoluzione del 16 marzo 2017 su una politica integrata dell'Unione europea per l'Artide(7), che invita la Commissione e agli Stati membri ad adottare tutti i provvedimenti necessari per facilitare attivamente l'applicazione del divieto di utilizzare l'olio combustibile pesante e di trasportarlo come combustibile navale sulle imbarcazioni che solcano il Mar Artico tramite la convenzione MARPOL come disciplinato nelle acque che circondano l'Antartide; invita la Commissione a includere i rischi ambientali, sanitari e climatici legati all'utilizzo di olio combustibile pesante, in virtù della sua posizione in materia di governance internazionale degli oceani; invita la Commissione, in assenza di misure internazionali adeguate, ad avanzare proposte su norme per le navi che fanno scalo nei porti UE prima di navigare nelle acque artiche, al fine di vietare l'uso e il trasporto, nei serbatoi di carburante, di olio combustibile pesante;

20.  invita la Commissione e gli Stati membri UE a lavorare attivamente verso una rapida finalizzazione del dilazionato piano d'azione IMO/OMI sulla riduzione delle emissioni di particolato carbonioso da parte delle navi che navigano nell'Artico, allo scopo di rallentare il rapido aumento della temperatura e il veloce scioglimento dei ghiacci polari nella regione;

21.  osserva che l'automazione e la digitalizzazione del settore marittimo implicano un miglioramento delle competenze e delle qualifiche digitali e sottolinea che ciò rappresenta un'opportunità per attirare i giovani; invita la Commissione a proporre iniziative in questo ambito, mettendo a punto iniziative comuni per il riconoscimento delle qualifiche e promuovendo positivamente le diverse attività marine e marittime;

22.  deplora la mancanza di riferimenti, nella comunicazione congiunta sulla governance internazionale degli oceani, al turismo costiero e marittimo, visto il suo impatto sulle regioni costiere, insulari e ultraperiferiche, e sul settore del turismo locale che coinvolge soprattutto le PMI; sollecita l'attuazione di una strategia europea del turismo nel quadro del Forum internazionale per gli oceani, coinvolgendo le regioni e includendo le autorità costiere locali nel dialogo paneuropeo, per la condivisione delle migliori pratiche in materia di governance intelligente del turismo costiero e marittimo; insiste sul fatto che la strategia della Commissione riguardante le materie plastiche e altri rifiuti marini non dovrebbe perdere di vista le zone costiere, dato che lo squilibrio dell'ambiente marino esercita un impatto estremamente negativo sull'attrattività turistica e genera conseguenze economiche e un impatto climatico inevitabili nelle regioni ultraperiferiche;

23.  chiede che siano intensificati gli sforzi volti a migliorare la ricerca e l'innovazione per consentire una migliore governance degli oceani in modo da garantire la conservazione e il ripristino degli ecosistemi marini, compresa la sostenibilità di tali risorse, nonché l'alfabetizzazione oceanica in Europa e nel mondo attraverso una più stretta cooperazione e scambi tra ricercatori, portatori di interessi, decisori e pubblico, al fine di migliorare l'istruzione sugli oceani e le carriere nell'economia blu; chiede un'accurata valutazione sullo stato degli oceani, basata sulla scienza e sui sistemi di conoscenza tradizionali, conformemente al documento dell'ONU "I nostri oceani, il nostro futuro - appello all'azione";

24.  sottolinea l'importanza di includere le autorità locali delle regioni costiere e ultraperiferiche nel processo volto ad avvicinare maggiormente la governance internazionale degli oceani ai cittadini UE.

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

25.9.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

31

0

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Marie-Christine Arnautu, Georges Bach, Deirdre Clune, Michael Cramer, Andor Deli, Isabella De Monte, Ismail Ertug, Jacqueline Foster, Bruno Gollnisch, Dieter-Lebrecht Koch, Gesine Meissner, Cláudia Monteiro de Aguiar, Jens Nilsson, Markus Pieper, Salvatore Domenico Pogliese, Gabriele Preuß, Christine Revault d'Allonnes Bonnefoy, Dominique Riquet, Massimiliano Salini, Claudia Schmidt, Keith Taylor, Pavel Telička, Wim van de Camp

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Nicola Caputo, Jakop Dalunde, Mark Demesmaeker, Werner Kuhn, Ulrike Rodust, Olga Sehnalová, Matthijs van Miltenburg

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Clara Eugenia Aguilera García, Barbara Kudrycka, Claudiu Ciprian Tănăsescu

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

31

+

ALDE

Gesine Meissner, Dominique Riquet, Pavel Telička, Matthijs van Miltenburg

ECR

Jacqueline Foster, Mark Demesmaeker

PPE

Georges Bach, Deirdre Clune, Andor Deli, Dieter-Lebrecht Koch, Barbara Kudrycka, Werner Kuhn, Cláudia Monteiro de Aguiar, Markus Pieper, Salvatore Domenico Pogliese, Massimiliano Salini, Claudia Schmidt, Wim van de Camp

S&D

Clara Eugenia Aguilera García, Nicola Caputo, Isabella De Monte, Ismail Ertug, Jens Nilsson, Gabriele Preuß, Christine Revault d'Allonnes Bonnefoy, Ulrike Rodust, Olga Sehnalová, Claudiu Ciprian Tănăsescu

Verts/ALE

Michael Cramer, Jakop Dalunde, Keith Taylor

0

-

-

-

2

0

ENF

Marie-Christine Arnautu

NI

Bruno Gollnisch

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

GU L 321, del 5.12.2011, pag. 1.

(2)

GU C 70E, dell'8.3.2012, pag. 70.

(3)

GU L 251, del 16.9.2016, pag. 77.

(4)

GU L 257, del 28.8.2014, pag. 135.

(5)

Testi approvati, P8_TA(2015)0391.

(6)

GU C 75, del 26.2.2016, pag. 24.

(7)

Testi approvati, P8_TA(2017)0093.


PARERE della commissione per la pesca (8.6.2017)

destinato alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare

sulla governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani nel contesto degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) per il 2030

(2017/2055(INI))

Relatore per parere: Jarosław Wałęsa

SUGGERIMENTI

La commissione per la pesca invita la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  riconosce l'importanza della comunicazione congiunta dal titolo "Governance internazionale degli oceani: un'agenda per il futuro dei nostri oceani" (SWD (2016) 0352), secondo cui l'attuale quadro di governance degli oceani non è sufficientemente efficace, e invita, nel contempo, a intraprendere azioni più concrete, al fine di conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS); invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare ulteriormente le azioni concrete necessarie a conseguire gli obiettivi prefissati a livello internazionale;

2.  invita a indirizzare l'economia blu verso una rinnovata resilienza delle comunità costiere allo scopo di ripristinare il potenziale produttivo della pesca, sostenendo in tal modo la sicurezza alimentare, la riduzione della povertà e la gestione sostenibile delle risorse acquatiche vive; ricorda che prima dell'attuazione di qualsiasi attività nell'ambito dei settori dell'economia blu occorre garantire una valutazione d'impatto e la piena informazione e partecipazione di tutti i soggetti interessati; ribadisce che l'economia blu deve contribuire al raggiungimento dell'OSS n. 14 sulla conservazione e l'uso sostenibile degli oceani e delle risorse marine;

3.  ricorda che il settore della pesca riveste una notevole importanza, essendo una delle principali attività umane tradizionali realizzate nell'ambiente marino e quindi un elemento determinante della politica marittima integrata; evidenzia che la pesca è il settore che maggiormente risente dei numerosi altri utilizzi e attività che hanno luogo in mare, quali ad esempio i trasporti marittimi e il turismo, lo sviluppo urbano e costiero, lo sfruttamento delle materie prime e delle fonti di energia e l'estrazione mineraria dal fondo marino nonché dei problemi ambientali quali l'inquinamento marino (residui di plastica, reti da pesca dismesse, sversamenti di petrolio, inquinamento acustico, scarico delle acque di zavorra, estrazione e esplorazione incontrollate di petrolio e gas, ecc.) e il cambiamento climatico (innalzamento del livello del mare, aumento della temperatura della superficie del mare, inondazioni costiere e acidificazione degli oceani ecc.);

4.  sottolinea l'importanza di preservare almeno il 10 % delle zone costiere e marine, in conformità con l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 14.5 e la Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite; osserva che le zone marine protette offrono vantaggi ecologici e socioeconomici e rappresentano uno strumento importante per la gestione delle attività di pesca; ricorda, in particolare, l'importanza delle zone marine significative dal punto di vista ecologico e biologico (EBSA) e la necessità di preservare tali zone per contribuire al sano funzionamento degli oceani e ai numerosi servizi che forniscono;

5.  esprime preoccupazione per quanto evidenziato dal recente studio del Parlamento europeo, secondo il quale, sebbene l'economia blu possa avere un impatto socioeconomico positivo (in termini di occupazione, entrate, valore aggiunto lordo), le sue conseguenze ambientali sono generalmente negative in termini di alterazione delle dinamiche costiere, inquinamento marino, eutrofizzazione, morfologia dei fondali e alterazione di habitat/ecosistemi/biodiversità; manifesta il timore che l'effetto cumulativo delle conseguenze ambientali possa risultare pregiudizievole per la pesca;

6.  invita gli Stati a migliorare i loro sistemi giuridici per la preservazione degli oceani; chiede un riconoscimento internazionale del concetto di danni ambientali in caso di inquinamento marino per consentire l'indennizzo qualora sia constatata un'infrazione; invita a introdurre il principio della catena di responsabilità volto a determinare, nell'intera catena di comando, i responsabili dei danni ambientali causati;

7.  osserva che l'intensificarsi delle attività nelle acque costiere e marine rende sempre più necessario attuare una pianificazione dello spazio marittimo; invita la Commissione ad adoperarsi per l'elaborazione di orientamenti internazionali in materia di pianificazione dello spazio marittimo e per l'espansione delle zone marine protette in tutto il mondo mediante finanziamenti a titolo dei programmi Orizzonte 2020 e LIFE;

8.  sottolinea la necessità di adottare un approccio multisettoriale per garantire la sostenibilità delle risorse e la pulizia dei mari e degli oceani in conformità con l'OSS n. 14; ricorda che il settore della pesca non è l'unico a incidere sul futuro degli oceani;

9.  sottolinea che l'UE dovrebbe adoperarsi per garantire che le disposizioni in materia di pesca rappresentino una parte importante del futuro strumento giuridicamente vincolante, nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), per quanto concerne la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità marina nelle zone situate al di fuori della giurisdizione nazionale;

10.  sottolinea la necessità di avanzare verso un approccio ecosistemico che tenga conto del principio di precauzione e di tutti i fattori che influiscono sullo stato di salute degli stock ittici;

11.  ricorda che la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino, che ha per obiettivo il raggiungimento del buono stato ecologico, osserva in particolare che le proprietà e le quantità di rifiuti marini non devono provocare danni all'ambiente costiero e marino (descrittore 10); ricorda altresì che la plastica e le microplastiche, che costituiscono circa l'80 % dei rifiuti marini, sono dannose per la pesca e che nel 2017 l'UE varerà una strategia sulla plastica, in linea con l'Agenda 2030 e l'economia circolare; invita la Commissione, gli Stati membri e i paesi terzi a rafforzare il quadro internazionale, per esempio mediante l'attuazione del piano d'azione del G7 contro i rifiuti marini;

12.  sottolinea l'importanza di agire rapidamente per contrastare le specie invasive, considerando l'impatto e il rischio crescenti che comportano per la pesca, la produttività degli oceani e la biodiversità, e il loro contributo allo sconvolgimento degli ecosistemi naturali; invita gli Stati membri a rafforzare la cooperazione reciproca e con i paesi terzi, anche mediante azioni sincronizzate e di cooperazione e lo scambio di informazioni, dati e migliori prassi;

13.  prende atto che, al fine di proteggere le risorse marine ed evitare lo sfruttamento eccessivo, la politica comune della pesca (PCP) dovrebbe garantire che i tassi di mortalità alieutica siano fissati a livelli tali da permettere la ricostituzione degli stock ittici al di sopra dei livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile (MSY);

14.  sottolinea l'importanza di aumentare e ottimizzare la percentuale di zone marine protette alla luce dei pareri scientifici e degli obiettivi di conservazione, al fine di preservare almeno il 10 % di zone costiere e marine, conformemente all'OSS n. 14.5;

15.  osserva che l'UE è il principale importatore mondiale di prodotti ittici e che parte del pesce viene importato da zone in cui la pesca è molto meno sostenibile rispetto a quanto avviene nelle acque dell'UE; incoraggia l'UE a usare la sua posizione a tal proposito al fine di promuovere una maggiore sostenibilità in tutti i bacini marittimi;

16.  invita l'UE a promuovere e tutelare le donne nell'ambito delle attività di pesca e dei settori ad essa collegati, anche sostenendo le industrie di trasformazione locali, incoraggiando un prezzo equo per i prodotti ittici trasformati e garantendo alle donne che operano nel settore della pesca un migliore accesso al sostegno pubblico e alle risorse finanziarie – nell'ambito dei negoziati dell'UE con i paesi terzi per l'uso del sostegno concesso nell'ambito degli accordi di partenariato per una pesca sostenibile (APP), della sua programmazione per la creazione di strumenti di aiuto e nei diversi consessi internazionali;

17.  invita l'UE, in conformità con la PCP, a ridurre l'impatto dell'acquacoltura sull'ambiente assicurando un approvvigionamento sostenibile dei mangimi e promuovendo la ricerca sulla riduzione della pressione sugli stock di pesci selvatici impiegati per la produzione dei mangimi stessi;

18.  prende atto dei progressi compiuti dal regolamento dell'Unione che istituisce un regime per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN), ma sottolinea la necessità di migliorarne l'attuazione in tutti gli Stati membri e di rafforzare il coordinamento con i paesi terzi, al fine di impedire l'immissione sul mercato dell'UE di risorse pescate illegalmente; invita l'UE a proseguire i suoi sforzi internazionali al fine di persuadere altri Stati di commercializzazione ad adottare misure analoghe di chiusura dei mercati ai prodotti ittici provenienti dalla pesca INN;

19.  esorta tutti gli Stati a sottoscrivere i pertinenti strumenti riguardanti la pesca, tra cui, in particolare, l'accordo di conformità della FAO, l'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici transzonali e gli stock ittici altamente migratori, e l'accordo sulle misure di competenza dello Stato di approdo intese a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca INN, nonché ad attuare integralmente le disposizioni di tali strumenti e di altri piani d'azione internazionali della FAO;

20.  chiede l'elaborazione di un nuovo accordo internazionale sulle condizioni di lavoro nel settore marittimo; rammenta l'esigenza di porre fine a tutte le forme di schiavitù ancora esistenti a bordo delle navi e sottolinea l'impatto che le condizioni di lavoro non dignitose possono produrre sulle persone, sugli operatori economici e sull'ambiente marino;

21.  rammenta che per lottare efficacemente contro la pesca INN è essenziale garantire che nessun tipo di prodotto ittico proveniente da tali attività arrivi sui mercati; invita l'UE a promuovere, attraverso i suoi partenariati e in tutti i consessi internazionali, il divieto di commercializzare prodotti della pesca INN nel numero più elevato possibile di mercati, rendendo così meno redditizie queste attività di pesca;

22.  sottolinea che per rendere efficace la lotta contro la pesca INN e lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche è importante portare avanti e ampliare i partenariati bilaterali, altrimenti le azioni dell'UE potrebbero incidere solo marginalmente sulla situazione attuale;

23.  insiste sulla necessità di un maggior coordinamento e di una collaborazione più stretta fra i diversi organismi pertinenti al fine di garantire una buona governance degli oceani;

24.  suggerisce che gli Stati membri e i paesi terzi siano più coerenti ed efficaci nei controlli sulla documentazione delle catture (certificati di cattura) e sulle partite, al fine di garantire che le risorse ittiche siano state catturate legalmente; invita gli Stati ad adottare misure per garantire un miglior coordinamento tra la lotta contro la pesca INN e la politica commerciale e di mercato; sottolinea che l'UE dovrebbe promuovere, sostenere e implementare, in tutti gli ambiti internazionali, le azioni necessarie a eradicare la pesca INN;

25.  plaude alla leadership internazionale dell'UE nel realizzare progressi concreti per quanto concerne la lotta contro la pesca INN e al suo forte impegno nell'attuare misure efficaci per contrastarla; ricorda gli sforzi compiuti dall'UE per rafforzare le azioni internazionali contro la pesca INN a livello bilaterale, regionale e multilaterale, anche mediante il proseguimento del dialogo bilaterale con i partner di paesi terzi, l'utilizzo di strumenti per la localizzazione delle navi e la garanzia di un rafforzamento del ruolo svolto da importanti agenzie internazionali come Interpol; invita le autorità degli Stati membri a sostenere attivamente il lavoro svolto dalla Commissione per la creazione di uno strumento elettronico di gestione dei certificati di cattura;

26.  accoglie con favore i passi avanti compiuti dall'UE in relazione alla dimensione esterna della PCP; sottolinea che tale dimensione, inclusi gli accordi internazionali e di partenariato, è un importante strumento di promozione delle norme ambientali e sociali dell'UE e delle sue disposizioni per contrastare la pesca INN a livello internazionale;

27.  osserva che l'iniziativa per la trasparenza della pesca (FITI) ha adottato recentemente il suo standard globale; incoraggia gli Stati a presentare domanda di candidatura per aderire alla FITI; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere tale iniziativa;

28.  sottolinea che nell'ambito della governance internazionale degli oceani si dovrebbero applicare, tra gli altri, i seguenti principi:

a)  necessità di adottare un approccio decentrato e regionalizzato, come nei piani di gestione della pesca;

b)  necessità di un approccio inclusivo, volto a garantire un adeguato coinvolgimento e sostegno da parte dei soggetti interessati transettoriali, ivi compresi i rappresentanti del settore della pesca artigianale e su piccola scala, e delle parti sociali in tutte le fasi che interessano il settore della pesca, dalla concezione all'attuazione delle misure, mediante i consigli consultivi;

c)  necessità di assicurare che i pareri dei consigli consultivi siano integrati nelle decisioni finali e negli interventi;

d)  necessità di effettuare valutazioni d'impatto ambientale e strategico, basate su dati quanto più possibile precisi e sui migliori pareri scientifici, assicurando nel contempo la sostenibilità socio-economica e ambientale nonché la conservazione e il ripristino degli stock ittici;

e)  necessità di mappare i fondali marini per elaborare un sistema di gestione e tutela degli ecosistemi vulnerabili;

f)  necessità di prendere l'iniziativa per rafforzare le organizzazioni regionali di gestione della pesca, al fine di migliorare le loro prestazioni, anche attraverso organismi indipendenti, onde garantire la piena attuazione delle loro raccomandazioni e la sostenibilità;

29.  ricorda che il Mar glaciale artico centrale non rientra in nessun regime internazionale di conservazione o di gestione; insiste sulla necessità di un approccio coordinato tra l'Unione europea e gli Stati membri in materia di prevenzione della pesca non regolamentata nel Mar glaciale artico;

30.  chiede una maggiore cooperazione tra le organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP) e invita le parti contraenti a garantire che siano dotate di risorse sufficienti e che siano rafforzate;

31.  invita le ORGP a:

a)  continuare a effettuare analisi periodiche indipendenti delle prestazioni e attuare appieno le raccomandazioni che derivano da tali analisi;

b)  recepire integralmente le raccomandazioni della seconda conferenza di revisione dell'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici transzonali e gli stock ittici altamente migratori;

c)  armonizzare le misure, in particolare le misure di monitoraggio, controllo, vigilanza e attuazione, anche concordando pene e sanzioni dissuasive;

32.  invita l'UE a perseguire il principio che le risorse alieutiche debbano essere distribuite tenendo conto dell'impatto ambientale e sociale, delle esigenze in materia di sicurezza alimentare dei paesi in via di sviluppo e della loro ambizione di sviluppare il loro settore della pesca, garantendo nel contempo un livello di pesca sostenibile che non conduca allo sfruttamento eccessivo della capacità di pesca, conformemente all'OSS n. 14;

33.  sottolinea che è della massima importanza garantire dati precisi nel settore della pesca, poiché ciò rappresenta un presupposto indispensabile per il conseguimento di una buona governance degli oceani; pone l'accento sulla necessità di assicurare risorse finanziarie adeguate e realistiche per garantire tale obiettivo; reputa necessario migliorare la cooperazione e il coordinamento con i partner internazionali sulla base dell'esempio della rete europea di osservazione e di dati dell'ambiente marino (EMODnet) e in linea con il comunicato del G7 di Tsukuba;

34.  attende le proposte della Commissione sul coordinamento delle attività di ricerca e osservazione dell'UE con i partner internazionali e sulla ricerca di modalità per migliorare la qualità della ricerca, tra l'altro mediante l'ampliamento degli attuali strumenti e attività di ricerca e osservazione dell'UE, tra cui EMODnet, al fine di creare una banca dati condivisa, il programma europeo di osservazione della terra (Copernicus), il sistema globale di osservazione degli oceani (EuroGOOS) e l'iniziativa di programmazione congiunta "Mari e oceani sani e produttivi" (IPC Oceani), il tutto allo scopo di creare una rete internazionale di dati marini e marittimi;

35.  ricorda che uno degli obiettivi della strategia "crescita blu" è il miglioramento delle conoscenze oceanografiche; invita la Commissione e gli Stati Membri a proporre partenariati in materia di ricerca e scienze marine con gli altri attori internazionali e a rafforzare quelli già esistenti, come ad esempio BLUMED;

36.  chiede la totale ammissione e integrazione nella legislazione dell'UE delle tecniche di pesca selettiva innovative e comprovate, da monitorare in stretta collaborazione con gli istituti scientifici e in assenza di protezionismo nazionale;

37.  esorta a investire maggiormente nella ricerca scientifica allo scopo di migliorare la comprensione dei nostri oceani; osserva che il 95 % degli oceani rimane a tutt'oggi inesplorato;

38.  chiede di vietare, nel quadro della cosiddetta economia blu, attività che comportino un danno economico, sociale e ambientale per la pesca artigianale e su piccola scala, settori chiave per le comunità costiere e per garantire la sovranità alimentare delle popolazioni;

39.  sostiene il prosieguo della dichiarazione di Galway del 2013 ed esorta a instaurare questo tipo di cooperazione con altri paesi;

40.  sottolinea l'importanza di condividere le ricerche e i dati prodotti dalla scienza e dalla tecnologia marine con le comunità scientifiche di altri paesi; sottolinea che la promozione di maggiori investimenti nella scienza marina in altri paesi terzi e l'istituzione di reti internazionali per la condivisione dei risultati e delle informazioni sono estremamente importanti per realizzare una pesca più sostenibile, migliorare la gestione marina e affrontare i problemi comuni che interessano gli oceani;

41.  esorta il Consiglio e la Commissione a preparare un solido quadro finanziario pluriennale per il periodo successivo al 2020, in linea con gli obiettivi da adottare;

42.  è del parere che la garanzia di pari condizioni per la flotta peschereccia dell'UE rivesta la massima importanza, soprattutto in considerazione delle rigorose norme ambientali e regolamentazioni in materia di sostenibilità dell'UE che le navi devono rispettare;

43.  insiste sul fatto che l'UE, nell'ambito dei consessi internazionali e di tutte le cooperazioni bilaterali, dovrebbe promuovere le stesse norme ambientali per la pesca che devono essere rispettate dai pescherecci devono rispettare, affinché la sua flotta non si trovi in una situazione di svantaggio dal punto di vista della sostenibilità economica;

44.  osserva l'importanza della biodiversità quale fondamento dei nostri oceani, nei quali svolge un ruolo essenziale nel mantenere la produttività e funzionalità degli ecosistemi marini.

INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

30.5.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

23

1

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Marco Affronte, Clara Eugenia Aguilera García, Renata Briano, Alain Cadec, Richard Corbett, Linnéa Engström, Ian Hudghton, Carlos Iturgaiz, António Marinho e Pinto, Gabriel Mato, Norica Nicolai, Ulrike Rodust, Annie Schreijer-Pierik, Remo Sernagiotto, Ricardo Serrão Santos, Isabelle Thomas, Ruža Tomašić, Peter van Dalen, Jarosław Wałęsa

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Ole Christensen, Rosa D’Amato, Norbert Erdős, Jens Gieseke, Verónica Lope Fontagné, Francisco José Millán Mon, Nils Torvalds

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

John Stuart Agnew, Paloma López Bermejo

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

23

+

ALDE

António Marinho e Pinto, Norica Nicolai

ECR

Remo Sernagiotto, Ruža Tomašić, Peter van Dalen

EFDD

Rosa D’Amato

ENF

Gilles Lebreton

PPE

Alain Cadec, Norbert Erdős, Jens Gieseke, Carlos Iturgaiz, Verónica Lope Fontagné, Gabriel Mato, Annie Schreijer-Pierik, Jarosław Wałęsa

S&D

Clara Eugenia Aguilera García, Renata Briano, Ole Christensen, Ricardo Serrão Santos, Isabelle Thomas

Verts/ALE

Marco Affronte, Linnéa Engström, Ian Hudgthon

1

-

EFDD

John Stuart Agnew

1

0

GUE/NGL

Paloma López Bermejo

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti


INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

28.11.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

56

1

5

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Margrete Auken, Pilar Ayuso, Catherine Bearder, Ivo Belet, Simona Bonafè, Biljana Borzan, Paul Brannen, Soledad Cabezón Ruiz, Nessa Childers, Birgit Collin-Langen, Miriam Dalli, Seb Dance, Angélique Delahaye, Mark Demesmaeker, Stefan Eck, Bas Eickhout, Karl-Heinz Florenz, Francesc Gambús, Elisabetta Gardini, Arne Gericke, Jens Gieseke, Julie Girling, Sylvie Goddyn, Françoise Grossetête, Andrzej Grzyb, Karin Kadenbach, Kateřina Konečná, Giovanni La Via, Jo Leinen, Peter Liese, Norbert Lins, Susanne Melior, Rory Palmer, Gilles Pargneaux, Bolesław G. Piecha, Pavel Poc, John Procter, Julia Reid, Frédérique Ries, Daciana Octavia Sârbu, Renate Sommer, Claudiu Ciprian Tănăsescu, Ivica Tolić, Adina-Ioana Vălean

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Nicola Caputo, Herbert Dorfmann, Christofer Fjellner, Eleonora Forenza, Martin Häusling, Jan Huitema, Peter Jahr, Gesine Meissner, Ulrike Müller, Younous Omarjee, Christel Schaldemose, Bart Staes, Keith Taylor, Tiemo Wölken

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Richard Ashworth, Pál Csáky, Marco Valli, Tomáš Zdechovský


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

56

+

ALDE

Catherine Bearder, Jan Huitema, Gesine Meissner, Ulrike Müller, Frédérique Ries

ECR

Mark Demesmaeker, Arne Gericke

EFDD

Marco Valli

ENF

Sylvie Goddyn

GUE/NGL

Stefan Eck, Eleonora Forenza, Kateřina Konečná, Younous Omarjee

PPE

Pilar Ayuso, Ivo Belet, Birgit Collin-Langen, Pál Csáky, Angélique Delahaye, Herbert Dorfmann, Christofer Fjellner, Karl-Heinz Florenz, Francesc Gambús, Elisabetta Gardini, Jens Gieseke, Françoise Grossetête, Peter Jahr, Giovanni La Via, Peter Liese, Norbert Lins, Renate Sommer, Ivica Tolić, Adina-Ioana Vălean, Tomáš Zdechovský

S&D

Simona Bonafè, Biljana Borzan, Paul Brannen, Soledad Cabezón Ruiz, Nicola Caputo, Nessa Childers, Miriam Dalli, Seb Dance, Karin Kadenbach, Jo Leinen, Susanne Melior, Rory Palmer, Gilles Pargneaux, Pavel Poc, Christel Schaldemose, Daciana Octavia Sârbu, Claudiu Ciprian Tănăsescu, Tiemo Wölken

Verts/ALE

Margrete Auken, Bas Eickhout, Martin Häusling, Bart Staes, Keith Taylor

1

-

EFDD

Julia Reid

5

0

ECR

Richard Ashworth, Julie Girling, Bolesław G. Piecha, John Procter

PPE

Andrzej Grzyb

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Note legali - Informativa sulla privacy