Procedura : 2018/2008(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A8-0267/2018

Testi presentati :

A8-0267/2018

Discussioni :

PV 13/09/2018 - 5
CRE 13/09/2018 - 5

Votazioni :

PV 13/09/2018 - 10.15
CRE 13/09/2018 - 10.15
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P8_TA(2018)0357

RELAZIONE     
PDF 517kWORD 92k
19.7.2018
PE 618.324v02-00 A8-0267/2018

sui prodotti di qualità differenziata nel mercato unico

(2018/2008(INI))

Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori

Relatore per parere: Olga Sehnalová

Relatore per parere (*):

Biljana Borzan, commissione per l'ambiente la sanità pubblica e la sicurezza alimentare

(*)  Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare
 PARERE della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale
 ALLEGATO: ELENCO DELLE ENTITÀ O DELLE PERSONEDA CUI IL RELATORE HA RICEVUTO CONTRIBUTI
 INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sui prodotti di qualità differenziata nel mercato unico

(2018/2008(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio(1),

–  visto il regolamento (UE) 2017/2394 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa che tutela i consumatori e che abroga il regolamento (CE) n. 2006/2004(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, che modifica i regolamenti (CE) n. 1924/2006 e (CE) n. 1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio e abroga la direttiva 87/250/CEE della Commissione, la direttiva 90/496/CEE del Consiglio, la direttiva 1999/10/CE della Commissione, la direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive 2002/67/CE e 2008/5/CE della Commissione e il regolamento (CE) n. 608/2004 della Commissione(3),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 settembre 2017, dal titolo "Applicazione delle norme in materia di tutela degli alimenti e dei consumatori alle questioni di differenze di qualità dei prodotti – Il caso specifico degli alimenti",

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 25 maggio 2016, dal titolo "Orientamenti per l'attuazione/applicazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali" (SWD(2016)0163),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 maggio 2016, dal titolo"Un approccio globale per stimolare il commercio elettronico transfrontaliero per i cittadini e le imprese in Europa" (COM(2016)0320),

–  vista la comunicazione della Commissione del 24 ottobre 2017, dal titolo "Programma di lavoro della Commissione per il 2018 – Un programma per un'Unione più unita, più forte e più democratica" (COM(2017)0650),

–  visto il discorso sullo stato dell'Unione del presidente Jean-Claude Juncker, del 13 settembre 2017,

–  viste le conclusioni del presidente del Consiglio europeo del 9 marzo 2017, in particolare il paragrafo 3,

–  visto l'esito della 3 524a riunione del Consiglio "Agricoltura e pesca" del 6 marzo 2017,

–  visto il processo verbale della 2 203a riunione della Commissione dell'8 marzo 2017,

–  visto il documento informativo sulle pratiche di confezionamento ingannevoli elaborato nel gennaio 2012 dal dipartimento tematico A,

–  vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2013 su una nuova agenda per la politica europea dei consumatori(4),

–  vista la sua risoluzione del 22 maggio 2012 su una strategia per rafforzare i diritti dei consumatori vulnerabili(5), in particolare il paragrafo 6,

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2014 sull'applicazione della direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali(6),

–  vista la sua risoluzione del 7 giugno 2016 sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare(7),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'Unione europea(8), in particolare il paragrafo 14,

–  vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2017 sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'Unione europea(9), in particolare il paragrafo 178,

–  vista la sua interpellanza principale del 15 marzo 2017 sulle differenze nelle dichiarazioni, nella composizione e nel sapore dei prodotti nei mercati centrale/orientale e occidentale dell'UE(10),

–  visto il briefing del Servizio Ricerca del Parlamento europeo del giugno 2017, dal titolo "Dual quality of branded food products: Addressing a possible east-west divide" (Differenze di qualità nei prodotti alimentari di marca: far fronte a un possibile divario tra Est e Ovest),

–  vista l'indagine sui prodotti alimentari e i consumatori cechi realizzata nel febbraio 2016 dall'ispettorato ceco dell'agricoltura e dei prodotti alimentari,

–  visto lo studio specifico, realizzato nel 2017 dalla facoltà di giurisprudenza dell'Università Palacký di Olomouc, sulla questione delle differenze di qualità e della composizione dei prodotti commercializzati nel mercato unico dell'Unione europea nell'ottica del diritto in materia di tutela dei consumatori (con particolare riferimento alle pratiche commerciali sleali), della legislazione sulla concorrenza (con particolare riferimento alla concorrenza sleale) e dei diritti di proprietà industriale,

–  visti i diversi studi, indagini e prove realizzati negli ultimi anni dagli ispettorati dei prodotti alimentari in molti Stati membri dell'Europa centrale e orientale,

–  vista la relazione Nielsen del novembre 2014 sullo stato dei marchi privati a livello mondiale,

–  vista la comunicazione della Commissione dell'11 aprile 2018, dal titolo "Un 'New Deal' per i consumatori" (COM(2018)0183),

–  vista la proposta della Commissione di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 aprile 2018, per una migliore applicazione e una modernizzazione delle norme dell'UE relative alla protezione dei consumatori (COM(2018)0185),

–  visto il regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare(11),

–  visto l'articolo 17, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, riguardante la protezione della proprietà intellettuale,

–  vista la lettera congiunta della Repubblica di Croazia, della Repubblica ceca, dell'Ungheria, della Lituania, della Repubblica di Polonia e della Repubblica slovacca alla Commissione, in data 23 marzo 2018, in merito alla questione dei prodotti di qualità differenziata nel contesto del "New Deal" per i consumatori,

–  visti i risultati degli studi comparativi condotti da autorità e organizzazioni preposte alla tutela dei diritti dei consumatori in diversi Stati membri dell'UE,

–  vista la proposta della Commissione di aggiornare la direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali al fine di esplicitare che le autorità nazionali possono valutare e affrontare le pratiche commerciali sleali che comportano la commercializzazione di prodotti presentati come identici in diversi paesi dell'UE nel caso in cui la loro composizione o le loro caratteristiche siano significativamente diverse,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0267/2018),

A.  considerando che, nelle fasi di promozione, vendita o fornitura dei prodotti, le aziende dovrebbero offrire informazioni corrette e facilmente comprensibili ai consumatori sulla composizione esatta dei prodotti, anche per quanto concerne i prodotti e le ricette locali, in modo da consentire loro di prendere una decisione di acquisto informata;

B.  considerando che un principio fondamentale per i marchi dovrebbe essere che i consumatori nutrano fiducia nella composizione, nel valore e nella qualità di un prodotto; che spetta dunque ai fabbricanti garantire il rispetto di tali aspettative;

C.  considerando che i consumatori non sono consapevoli che i prodotti dello stesso marchio e con lo stesso imballaggio sono adattati alle preferenze e ai gusti locali e che la disomogeneità della qualità dei prodotti suscita preoccupazioni in quanto alla disparità di trattamento di alcuni Stati membri rispetto ad altri; che l'Unione europea ha già sviluppato etichette allo scopo di soddisfare le aspettative specifiche dei consumatori e di tenere conto delle peculiarità della produzione riconosciute mediante l'utilizzo di indicazioni di qualità;

D.  considerando che la direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali (direttiva PCS) è il principale strumento legislativo dell'Unione per garantire che i consumatori non siano esposti a pubblicità ingannevole e ad altre pratiche sleali nelle transazioni tra imprese e consumatori, compresa la commercializzazione di prodotti della stessa marca in un modo che potrebbe indurre in inganno il consumatore;

E.  considerando che nella direttiva PCS le pratiche sleali possono essere formulate in modo tale da essere vietate in tutte o solo in determinate circostanze; che, secondo le conclusioni della Commissione, includere una pratica nell'elenco di cui all'allegato I della direttiva PCS contribuisce, ove opportuno, a una maggiore certezza del diritto e, di conseguenza, a una concorrenza di mercato più leale tra i produttori;

F.  considerando che i consumatori associano un marchio e un prodotto a un determinato livello di qualità e si aspettano dunque che i prodotti di uno stesso marchio e/o che appaiono identici, siano essi venduti nel loro paese o in un altro Stato membro, presentino un livello di qualità altrettanto identico;

G.  considerando che i consumatori associano altresì un marchio e l'etichettatura/l'imballaggio di un prodotto agricolo o alimentare a un determinato livello di qualità e si aspettano dunque che i prodotti di uno stesso marchio commercializzati con la stessa etichetta o che appaiono identici, siano essi venduti nel loro paese o in un altro Stato membro, presentino un livello di qualità e una composizione altrettanto identici; che tutti gli agricoltori dell'Unione europea offrono prodotti che rispondono alle stesse norme rigorose e i consumatori si attendono che tale qualità uniforme si estenda agli altri prodotti della filiera alimentare, indipendentemente dalla giurisdizione sotto cui ricadono;

H.  considerando che tutti i cittadini dell'UE meritano parità di trattamento per quanto concerne i prodotti alimentari e non alimentari venduti nel mercato unico;

I.  considerando che le pratiche sleali in tal senso devono essere eliminate onde evitare di fuorviare i consumatori, e che solo una forte sinergia a livello dell'UE può risolvere tale questione transfrontaliera;

J.  considerando che per stabilire se una pratica commerciale è sleale a norma della direttiva PCS, gli Stati membri devono effettuare una valutazione caso per caso, fatta eccezione per le pratiche che figurano nell'elenco di cui all'allegato I;

K.  considerando che, nel discorso sullo stato dell'Unione del 2017, il presidente Juncker ha sottolineato che è inaccettabile che in alcune parti d'Europa si vendano prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto ad altri paesi nonostante l'imballaggio e il marchio siano identici;

L.  considerando che sono emerse sostanziali differenze nell'attuazione della direttiva PCS tra uno Stato membro e l'altro e che gli approcci metodologici nonché l'efficacia delle soluzioni e dell'attuazione della direttiva variano in modo significativo tra gli Stati membri;

M.  considerando che spesso il marchio riveste il ruolo più importante nelle decisioni relative al valore di un prodotto;

N.  considerando che un quadro di cooperazione rafforzato e più efficiente in materia di applicazione promuoverebbe la fiducia dei consumatori e ridurrebbe i danni subiti da questi ultimi;

O.  considerando che tutti i consumatori dell'Unione europea hanno gli stessi diritti e che sono stati effettuati studi che dimostrano che alcuni fabbricanti hanno venduto prodotti di qualità differente con lo stesso marchio e con un aspetto ingannevolmente identico e che taluni prodotti venduti in determinati paesi contengono un quantitativo inferiore dell'ingrediente principale oppure ingredienti di qualità inferiore in sostituzione di quelli di qualità superiore; che tale problema è più diffuso negli Stati membri che hanno aderito all'UE a partire dal 2004; che le analisi hanno rilevato casi di prodotti analoghi o di prodotti dall'aspetto ingannevolmente identico, ma di qualità inferiore, o con gusto, consistenza e altre caratteristiche organolettiche differenti venduti a prezzi che variano notevolmente da un paese all'altro; che, pur non violando i principi dell'economia di libero mercato né le norme vigenti in materia di etichettatura o altre normative alimentari, tale pratica costituisce ad ogni modo un abuso dell'identità di marca e pertanto si contrappone al principio della parità di trattamento di tutti i consumatori;

P.  considerando che in alcuni casi sono state evidenziate differenze sostanziali in prodotti quali gli alimenti per neonati, il che mette in dubbio i principi e le affermazioni dei fabbricanti secondo cui ciò sarebbe dovuto a un adeguamento dei prodotti alle preferenze locali; che alcuni risultati delle analisi condotte in laboratorio confermano che i prodotti di qualità inferiore possono contenere combinazioni di ingredienti meno sane, ostruendo quindi il principio di parità di trattamento dei consumatori; che alcuni rappresentanti di produttori e fabbricanti hanno accettato di modificare le ricette dei propri prodotti in alcuni paesi affinché siano offerti prodotti identici in tutto il mercato unico;

Q.  considerando che queste pratiche inaccettabili riguardano note multinazionali del settore agroalimentare che cercano di massimizzare i propri profitti sfruttando la differenza di potere d'acquisto esistente fra gli Stati membri;

R.  considerando che, nell'ambito della comunicazione intitolata "Un 'New Deal' per i consumatori", che propone una revisione mirata delle direttive unionali relative alla protezione dei consumatori sulla base del controllo dell'adeguatezza del diritto dell'UE in materia di consumatori e commercializzazione, la Commissione ha proposto di aggiornare la direttiva PCS al fine di stabilire esplicitamente che le autorità nazionali possono valutare e adottare misure volte a contrastare le pratiche commerciali ingannevoli consistenti nel commercializzare come identici in diversi Stati membri prodotti la cui composizione o le cui caratteristiche sono in realtà significativamente diverse;

S.  considerando che, se da un lato i consumatori non dovrebbero essere fuorviati, dall'altro la differenziazione dei prodotti e l'innovazione non dovrebbero essere di per sé limitati;

T.  considerando che il mercato unico ha apportato considerevoli vantaggi per gli operatori della filiera alimentare e che il commercio di generi alimentari acquisisce una dimensione transfrontaliera sempre più significativa e riveste una particolare importanza per il funzionamento del mercato unico;

U.  considerando che, al fine di cogliere appieno i benefici del mercato interno, è fondamentale migliorare l'applicazione della normativa dell'UE in materia di prodotti alimentari e consumatori, in modo da individuare e affrontare la questione degli standard differenziati ingiustificati e tutelare di conseguenza i consumatori da informazioni e pratiche commerciali ingannevoli;

V.  considerando che esiste una necessità costante di rafforzare il ruolo delle associazioni di consumatori al riguardo; che tali associazioni svolgono un ruolo unico nel garantire la fiducia dei consumatori e dovrebbero ricevere un maggiore sostegno mediante ulteriori misure giuridiche ed economiche e un potenziamento delle loro capacità;

W.  considerando che le differenze comprovate nella composizione di prodotti comparabili potrebbero a lungo termine rappresentare un rischio per la salute dei consumatori, in particolare nel caso di consumatori vulnerabili, quali bambini o persone con problemi alimentari e/o di salute, contribuendo pertanto al deterioramento del benessere dei cittadini; che ciò si verifica, ad esempio, se il livello di grassi e/o zuccheri è superiore a quanto previsto, se i grassi di origine animale sono sostituiti da grassi di origine vegetale o viceversa, se gli zuccheri sono sostituiti da dolcificanti artificiali o se il contenuto di sale è aumentato; che un'etichettatura che non indica in modo preciso gli additivi utilizzati o il numero di sostituti degli ingredienti di base utilizzati induce in errore il consumatore e può metterne in pericolo la salute;

X.  considerando che, in assenza di norme in materia di qualità differenziata a livello dell'UE, è impossibile confrontare la qualità o determinare i casi di qualità differenziata e non esistono strumenti in grado di rimediare a tale situazione; che i servizi di audit e analisi in materia di salute e prodotti alimentari della Commissione segnalano regolarmente carenze nell'attuazione e nell'applicazione dei requisiti della legislazione alimentare dell'UE applicabili, ad esempio nell'etichettatura della carne separata meccanicamente(12) o nell'uso di additivi alimentari(13);

Y.  considerando che è possibile individuare differenze nella composizione suscettibili di incidere sulla salute dei consumatori non solo nei prodotti alimentari, ma anche nei cosmetici, nei prodotti per l'igiene e nei prodotti per la pulizia;

Z.  considerando che in molti paesi dell'Europa centrale, orientale e sudorientale si registrano ritardi nelle attività di riformulazione volte a ridurre il contenuto di grassi, zuccheri e sale negli alimenti;

1.  sottolinea che i risultati di numerose prove e indagini condotte in diversi Stati membri, prevalentemente nell'Europa centrale e orientale, con metodologie differenti per le prove di laboratorio, hanno dimostrato che esistono differenze di varia entità, riguardanti tra l'altro la composizione e gli ingredienti utilizzati, tra i prodotti pubblicizzati e distribuiti nel mercato unico con lo stesso marchio e con imballaggio apparentemente identico, creando un danno per i consumatori; osserva che, secondo un'indagine realizzata per conto di un'autorità nazionale competente, tali differenze preoccupano la grande maggioranza dei consumatori; conclude, pertanto, sulla base dei risultati delle suddette prove e indagini, che i consumatori sono preoccupati per le discriminazioni esistenti tra i diversi mercati degli Stati membri; sottolinea che qualsivoglia discriminazione di questo tipo è inaccettabile e che tutti i consumatori dell'UE dovrebbero avere accesso allo stesso livello di qualità dei prodotti;

2.  evidenzia che i casi in cui si registrano tali differenze significative non riguardano soltanto i prodotti alimentari, ma spesso anche quelli non alimentari, tra cui detergenti, cosmetici, prodotti per l'igiene e prodotti per neonati;

3.  ricorda che, nel 2013, aveva invitato la Commissione a condurre un'indagine approfondita onde stabilire se fosse necessario adeguare la legislazione dell'Unione in vigore e a comunicare al Parlamento e ai consumatori i risultati di tale indagine;

4.  si compiace delle recenti iniziative annunciate dalla Commissione per far fronte al problema, in particolare il suo impegno a definire una metodologia comune di prova, a stanziare risorse destinate alla sua elaborazione e applicazione, nonché alla raccolta di ulteriori prove affidabili e comparabili, ad aggiornare la direttiva PCS e a istituire il centro di conoscenze per la frode e la qualità alimentari;

5.  prende atto del mandato conferito dal Consiglio europeo al Forum di alto livello per un migliore funzionamento della filiera alimentare al fine di affrontare la questione della qualità differenziata; incoraggia gli Stati membri e le rispettive autorità competenti a partecipare attivamente alle iniziative in corso, fra cui l'elaborazione e l'integrazione nelle loro prassi operative di una metodologia comune di prova e la raccolta di ulteriori prove; sottolinea la necessità di un coinvolgimento attivo delle parti che rappresentano gli interessi dei consumatori e che sia consentito loro di formulare pareri a nome dei consumatori, ivi compresi i rappresentanti delle organizzazioni dei consumatori, dei fabbricanti e delle organizzazioni di ricerca che hanno realizzato le prove sui prodotti negli Stati membri; ritiene che il Parlamento dovrebbe essere coinvolto in tutte le iniziative in corso suscettibili di incidere sui tentativi di risolvere il problema della qualità differenziata;

6.  raccomanda agli Stati membri interessati di sviluppare una propria valutazione della metodologia e dell'efficacia dell'applicazione della direttiva PCS e di altre normative esistenti in materia di qualità differenziata nei prodotti alimentari e in altri prodotti e di trasmetterla alla Commissione ai fini di una valutazione obiettiva della gravità del problema;

7.  accoglie con favore l'adozione da parte del Parlamento di un progetto pilota per il 2018 che prevede una serie di indagini di mercato su diverse categorie di prodotti di consumo allo scopo di valutare i diversi aspetti della qualità differenziata; si aspetta che il progetto sia realizzato e pubblicato entro i tempi inizialmente previsti; ritiene che il progetto dovrebbe altresì essere esteso al 2019 al fine di assicurare una più ampia raccolta di informazioni e includere il settore non alimentare; chiede una maggiore partecipazione dei deputati al Parlamento europeo alla supervisione del progetto; incoraggia il Parlamento, la Commissione e gli Stati membri a utilizzare tutti gli strumenti disponibili, compresi i progetti pilota e nazionali, al fine di valutare in maniera approfondita i diversi aspetti dei prodotti di qualità differenziata;

8.  sottolinea che, ai fini di un'effettiva applicazione della direttiva PCS, è fondamentale disporre di informazioni esaustive riguardo all'autorità pubblica responsabile di adottare misure e ai pertinenti procedimenti amministrativi o giudiziari, compresa la possibilità per i cittadini di presentare denunce online; deplora pertanto la mancanza di informazioni negli Stati membri interessati, i quali, pur avendo espresso preoccupazione in merito alla necessità di affrontare il problema dei prodotti di qualità differenziata, non rendono tali informazioni disponibili sui siti web delle autorità responsabili;

9.  evidenzia che la Commissione ha già ricevuto notifica di nuove misure nazionali in materia di etichettatura intese ad avvertire i consumatori delle differenze nella composizione dei prodotti alimentari;

10.  si compiace del fatto che, al fine di migliorare ulteriormente la protezione dei consumatori nell'UE e fornire sostegno alle imprese, la Commissione abbia avviato un programma di formazione online per aiutare le aziende a comprendere e applicare meglio i diritti dei consumatori nell'UE;

Comunicazione della Commissione sull'applicazione delle norme dell'UE in materia di tutela dei consumatori alle questioni di differenze di qualità dei prodotti

11.  prende atto della comunicazione della Commissione sull'applicazione delle norme in materia di tutela degli alimenti e dei consumatori alle questioni di differenze di qualità dei prodotti; sottolinea che tale comunicazione è intesa ad aiutare le autorità nazionali a determinare se un'azienda, vendendo prodotti di qualità differenziata in diversi paesi, commette una violazione delle norme dell'UE in materia di tutela degli alimenti e dei consumatori, e a fornire loro consigli su come cooperare tra loro; esprime preoccupazione per il fatto che l'approccio graduale proposto nella comunicazione per l'individuazione da parte delle autorità nazionali dei produttori che violano il diritto dell'UE non è attualmente applicato nella pratica dalle suddette autorità, il che potrebbe comportare una violazione dei diritti dei consumatori;

12.  concorda con la Commissione sul fatto che nel mercato unico i consumatori, avendo una conoscenza generale dei principi della libera circolazione delle merci e della parità di accesso alle stesse, non si aspettano a priori che i prodotti di marca venduti in paesi diversi possano avere caratteristiche differenti; rammenta che, secondo la Commissione, da studi effettuati sulla fedeltà alla marca è emerso che nella mente dei consumatori i marchi fungono da certificato di qualità controllata e costante; concorda inoltre con la Commissione sul fatto che questo aspetto spiega il motivo per cui alcuni consumatori potrebbero aspettarsi che i prodotti di marca siano di qualità equivalente, se non esattamente identica, ovunque e in qualsiasi momento siano acquistati e che i proprietari del marchio li informino qualora decidano di modificare la composizione dei loro prodotti;

13.  ritiene pertanto che l'inserimento di qualsiasi informazione supplementare, anche se indicata nel campo visivo principale di una confezione, sia insufficiente a meno che il consumatore non comprenda chiaramente che il prodotto in questione differisce dai prodotti dello stesso marchio apparentemente identici venduti in un altro Stato membro;

14.  conviene inoltre con la Commissione sul fatto che, in tale contesto, i produttori non devono necessariamente offrire prodotti identici in aree geografiche diverse e che la libera circolazione dei beni non significa che ogni prodotto deve essere identico in qualsiasi luogo all'interno del mercato unico; pone in evidenza che gli operatori commerciali sono autorizzati a commercializzare e vendere merci con composizione e caratteristiche diverse sulla base di fattori legittimi, a condizione che rispettino appieno la normativa dell'UE; sottolinea tuttavia che la qualità di tali prodotti non dovrebbe differire quando vengono proposti ai consumatori in mercati diversi;

15.  reputa fondamentale fornire informazioni accurate e facilmente comprensibili ai consumatori per far fronte alla questione dei prodotti di qualità differenziata; è convinto che, nel caso in cui un'azienda intenda immettere sul mercato di diversi Stati membri un prodotto differente per determinate caratteristiche, tale prodotto non possa essere etichettato e commercializzato in modo apparentemente identico;

16.  osserva che la composizione di un prodotto di uno stesso marchio potrebbe presentare differenze accettabili e che i prodotti potrebbero differire in funzione delle preferenze regionali dei consumatori, dell'approvvigionamento di ingredienti locali, dei requisiti previsti dalla legislazione nazionale o degli obiettivi di riformulazione; sottolinea che l'obiettivo non è definire o armonizzare i requisiti di qualità dei prodotti alimentari e che non è auspicabile imporre ai fabbricanti la composizione esatta dei diversi prodotti; ritiene tuttavia che le preferenze dei consumatori non dovrebbero essere utilizzate come scusa per abbassare il livello di qualità od offrire diversi livelli di qualità in mercati diversi; evidenzia che i consumatori devono essere chiaramente informati e consapevoli di tale adeguamento per ciascun prodotto e non essere informati solo in termini generali dell'esistenza di questa pratica consolidata;

17.  ritiene che la comunicazione sia percepita come rivolta prevalentemente ai prodotti alimentari; è del parere che le disposizioni sull'applicazione delle norme in materia di protezione dei consumatori dovrebbero applicarsi a tutti i prodotti alimentari e non alimentari disponibili sul mercato unico in generale e che le etichette dei prodotti debbano essere leggibili per i consumatori e debbano riportare informazioni esaustive;

18.  richiama l'attenzione sugli orientamenti della Commissione del 2016 sull'applicazione della direttiva PCS, dove si afferma che i "prodotti con lo stesso marchio e con confezioni identiche o simili possono presentare differenze in termini di composizione, a seconda del luogo di fabbricazione e del mercato di destinazione, cioè possono variare da uno Stato membro a un altro" e che ,"ai sensi della direttiva, le pratiche commerciali che promuovono prodotti con una composizione diversa non sono sleali di per sé"; sottolinea l'importanza dei documenti di orientamento della Commissione nel facilitare un'applicazione corretta e coerente della direttiva PCS; invita pertanto la Commissione a chiarire la relazione tra la comunicazione, gli orientamenti e il documento elaborato dal sottogruppo Mercato interno del Forum di alto livello per un migliore funzionamento della filiera alimentare;

19.  prende atto che i metodi di controllo delle autorità nazionali competenti possono contemplare requisiti diversi; sottolinea che sono già state realizzate diverse analisi che potrebbero fungere da base per definire e attuare la metodologia comune di prova, anche se le loro metodologie differiscono e i risultati non sono stati valutati nello stesso modo; ritiene che sia opportuno indicare con chiarezza l'obiettivo del lavoro finalizzato all'elaborazione di una metodologia a guida del Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione, in modo da garantire un'interpretazione uniforme della metodologia che ne risulterà, ivi compresa una definizione di "differenza significativa", e da consentire alle autorità competenti di utilizzarla; segnala che individuare quale dei vari prodotti sia il prodotto più standard e, dunque, il "prodotto di riferimento" potrebbe in realtà ostacolare la valutazione complessiva in quanto vi è la possibilità che ciò sia troppo difficile da determinare;

20.  si compiace degli sforzi profusi dalla Commissione per aiutare le autorità nazionali di contrasto a individuare le pratiche commerciali sleali nella commercializzazione dei prodotti; invita la Commissione a coordinare le autorità nazionali competenti a tale riguardo; sottolinea che il fine di tale metodologia è garantire che gli Stati membri raccolgano prove affidabili e comparabili su una base comune nonché contribuire a una valutazione complessiva della gravità e della diffusione del problema della qualità differenziata nel mercato unico; ricorda che il carattere fattuale delle pratiche sleali continuerà probabilmente a essere giudicato su base caso per caso, dal momento che l'atto consistente nel fuorviare il consumatore è sempre una questione la cui portata è subordinata al giudizio soggettivo dell'autorità o del tribunale competente;

21.  accoglie con favore la decisione della Commissione di invitare le autorità competenti a incrementare negli Stati membri le prove di mercato che prevedono confronti tra i prodotti di diversi paesi e regioni; sottolinea tuttavia che, secondo la Commissione, tali prove dovrebbero essere effettuate impiegando un approccio comune, la cui elaborazione non è ancora stata ultimata; evidenzia la necessità di attenersi alla tabella di marcia affinché i risultati delle prove realizzate nel quadro dell'approccio comune di prova siano completi, vengano pubblicati in tutte le lingue ufficiali dell'UE in una banca dati pubblica e siano analizzati quanto prima e comunque entro la fine del 2018; pone inoltre l'accento sulla necessità di pubblicare rapidamente i risultati in parola informandone i consumatori e i produttori, al fine di creare maggiore consapevolezza al riguardo e di contribuire in tal modo a ridurre i casi di prodotti di qualità differenziata;

Altri aspetti della qualità differenziata

22.  sottolinea che i marchi privati sono ormai una presenza fondamentale nel paniere della spesa dei consumatori e nell'ultimo decennio la loro quota di mercato è aumentata nella maggior parte delle categorie merceologiche in gran parte degli Stati membri; ritiene che i marchi privati, per non generare confusione fra i consumatori, non debbano dare l'impressione di essere un prodotto di marca; ribadisce che la questione dei marchi privati richiede un'attenzione particolare da parte della Commissione al fine di eliminare la confusione tra tali marchi e i prodotti di marca; osserva che il mercato unico è accessibile ai produttori e ai fabbricanti, ma è al contempo molto competitivo, con la presenza di alcuni marchi noti o percepiti in modo positivo ovunque nell'Unione;

23.  rammenta che il Parlamento ha ripetutamente invitato la Commissione a stabilire se la qualità differenziata abbia ripercussioni negative sulla produzione locale e regionale, in particolare sulle PMI; si rammarica che finora non siano stati presentati dati al riguardo dalla Commissione;

24.  sottolinea che la contraffazione di prodotti di marca espone i consumatori a rischi per la salute e la sicurezza, mina la fiducia dei consumatori nei marchi e determina perdite in termini di entrate per i produttori; osserva che la gamma di prodotti contraffatti recuperati nell'UE continua a essere vasta e comprende quasi tutti i tipi di merci;

25.  esprime preoccupazione per le restrizioni che sono imposte agli operatori commerciali relativamente all'acquisto di beni e che sono suscettibili di avere un impatto negativo sulla scelta del consumatore; esorta la Commissione a individuare i fattori che contribuiscono alla frammentazione del mercato unico delle merci e che limitano in maniera illegale la capacità dei consumatori di trarre pienamente beneficio dal mercato unico, con particolare riferimento alle restrizioni territoriali dell'offerta e alle loro implicazioni; invita la Commissione ad avvalersi della legislazione in materia di concorrenza, ove opportuno, al fine di contrastare tali pratiche;

26.  sottolinea che le autorità nazionali competenti possono selezionare campioni ed effettuare prove solo sul territorio del loro Stato membro; evidenzia la necessità di rendere la cooperazione e la condivisione dei dati migliori, efficaci, trasparenti e rapide a livello transfrontaliero, in particolare lo scambio di informazioni sui prodotti potenzialmente non conformi e sulle eventuali pratiche sleali, tra le autorità nazionali responsabili della tutela dei consumatori e dei prodotti alimentari, le associazioni dei consumatori e la Commissione, allo scopo di affrontare il problema della qualità differenziata nonché di migliorare e armonizzare l'applicazione della legislazione; invita la Commissione e gli Stati membri a partecipare con maggiore impegno a tale cooperazione; accoglie con favore, a tale riguardo, l'adozione del regolamento rivisto sulla cooperazione per la tutela dei consumatori, che rafforza i poteri di indagine e di esecuzione, migliora lo scambio di informazioni e di dati nonché l'accesso a qualsiasi informazione pertinente e prevede norme armonizzate che stabiliscono le procedure per il coordinamento delle misure di indagine e di esecuzione;

27.  riconosce l'utilità delle indagini a tappeto, che costituiscono un'importante forma di coordinamento dell'applicazione della legislazione nel quadro del regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori, e invita la Commissione e gli Stati membri a potenziarle ulteriormente e ad ampliare la loro portata;

Raccomandazioni e ulteriori iniziative

28.  pone in evidenza il valore di un dibattito pubblico ampio e tempestivo ai fini di una maggiore sensibilizzazione dei consumatori riguardo ai prodotti e alle loro caratteristiche; prende atto che alcuni fabbricanti e proprietari di marchi privati hanno già annunciato modifiche alle ricette o l'utilizzo di un unico standard di produzione a livello dell'UE; sottolinea che l'industria svolge un ruolo importante nell'offrire maggiore trasparenza e chiarezza con riguardo alla composizione e alla qualità dei prodotti e alle eventuali modifiche ivi apportate; accoglie positivamente l'iniziativa della Commissione di elaborare un codice di condotta a tale riguardo; chiede un maggiore coinvolgimento dei produttori e dei venditori al dettaglio, per il bene dei loro interessi, al fine di contribuire a trovare quanto prima una soluzione efficace alla situazione attuale, senza ricorrere a procedure esecutive, e di consentire ai consumatori europei di avere accesso a prodotti di pari qualità su tutto il mercato unico; invita i fabbricanti a vagliare la possibilità di inserire sull'imballaggio un logo che indichi che il contenuto e la qualità del prodotto commercializzato con lo stesso marchio sono uguali in tutti gli Stati membri;

29.  invita le organizzazioni di consumatori, le organizzazioni della società civile e le autorità nazionali notificate, responsabili dell'attuazione della direttiva PCS e di altre normative pertinenti, a svolgere un ruolo più attivo nel dibattito pubblico e in termini di informazione ai consumatori; è convinto che le organizzazioni di consumatori potrebbero fornire un contributo significativo nel contrastare il problema della qualità differenziata; invita la Commissione e gli Stati membri a mantenere il loro sostegno alle organizzazioni nazionali di consumatori, attraverso meccanismi finanziari e giuridici, affinché queste ultime possano rafforzare le loro capacità, sviluppare attività di prova, realizzare test comparativi e, di concerto con le autorità competenti, contribuire a individuare e svelare i casi di differenziazione sleale dei prodotti; reputa inoltre opportuno promuovere uno scambio di informazioni transfrontaliero potenziato tra le associazioni di consumatori;

30.  ritiene, sulla base delle esperienze pregresse, che le autorità competenti non siano state in grado di affrontare in maniera efficace alcun caso specifico di qualità differenziata a livello nazionale, né di garantire l'applicazione della legislazione vigente, o che abbiano tentato di farlo solo in misura minima, in parte a causa della mancanza di disposizioni giuridiche esplicite a livello UE; rammenta che gli Stati membri, essendo responsabili dell'applicazione della direttiva PCS, dovrebbero assolvere tale compito in modo da garantire che i consumatori non siano fuorviati da pratiche commerciali sleali; ribadisce che, al fine di garantire un'applicazione efficace della legislazione, gli Stati membri dovrebbero assicurare capacità tecniche, finanziarie e umane adeguate alle autorità nazionali competenti; invita gli Stati membri a mettere a disposizione dei consumatori uno spazio per la presentazione di denunce e la conduzione di indagini, nonché a fornire loro quante più informazioni possibile sui loro diritti e le loro opzioni nel quadro dell'applicazione della legislazione esistente e sugli obblighi dei venditori di informarli sulla composizione e, ove opportuno, l'origine dei prodotti;

31.  richiama l'attenzione sul fatto che la questione dei prodotti di qualità differenziata è direttamente correlata all'essenza del funzionamento del mercato unico e alla fiducia dei consumatori – aspetti che sono entrambi in gioco – e richiede pertanto, tra le altre cose, una soluzione a livello dell'Unione attraverso misure direttamente applicabili; è convinto che, data la possibilità di intervento a livello nazionale, un'azione a livello dell'Unione salvaguarderebbe l'integrità del mercato unico; invita la Commissione a creare una mappa delle norme nazionali esistenti per i prodotti alimentari e non alimentari nell'UE e a valutare la loro pertinenza in relazione ai casi di qualità differenziata sul mercato unico;

32.  chiede che siano sviluppati con urgenza a livello dell'UE capacità e meccanismi per un'unità di monitoraggio e vigilanza in seno a un organo esistente dell'UE (JRC, Autorità europea per la sicurezza alimentare, o altri), mantenendo al minimo la burocrazia, al fine di controllare la corrispondenza della composizione degli ingredienti e il dosaggio proporzionale degli stessi nei prodotti alimentari con marchio e imballaggio identici e di esaminare le analisi comparative condotte in laboratorio per identificare le pratiche commerciali sleali nella commercializzazione dei prodotti alimentari;

33.  accoglie con favore la proposta della Commissione relativa a "Un 'New Deal' per i consumatori", che mira a contrastare il problema dei prodotti di qualità differenziata emendando l'articolo 6 della direttiva PCS, in modo da includere tra le pratiche commerciali sleali la commercializzazione di un prodotto come prodotto identico allo stesso prodotto commercializzato in diversi altri Stati membri se tali prodotti hanno un composizione o caratteristiche differenti; osserva tuttavia che la proposta contiene altresì alcune disposizioni di dubbia comprensione che è necessario chiarire al fine di garantire un'interpretazione e un'applicazione corrette;

34.  sottolinea che il processo legislativo dovrebbe portare a una chiara definizione di ciò che può essere considerato qualità differenziata e delle modalità con cui ogni caso dovrebbe essere valutato e affrontato dalle autorità competenti; evidenzia, a tale riguardo, che l'elenco aperto dei cosiddetti "fattori legittimi" potrebbe minare la capacità delle autorità competenti di effettuare valutazioni e applicare la legislazione; esprime preoccupazione per il fatto che l'utilizzo del concetto di "preferenze definite dei consumatori" nel valutare se la differenziazione nella composizione di un prodotto possa essere giustificata o meno potrebbe portare a interpretazioni contrastanti tra le autorità competenti;

35.  invita la Commissione ad ampliare il mandato conferito al JRC, affinché lavori a una metodologia armonizzata a livello europeo per confrontare le caratteristiche dei prodotti non alimentari nonché a orientamenti volti a migliorare la trasparenza dei prodotti entro il termine di un anno, e la invita a valutare i risultati dei test; insiste sul fatto che, nell'ottica di avviare uno scambio di migliori pratiche nel settore, il JRC dovrebbe altresì adoperarsi per cooperare con le autorità degli Stati membri che, pur avendo già effettuato prove dei prodotti, non ne hanno comunicato i risultati alle autorità nazionali degli altri Stati membri;

36.  sottolinea che la sicurezza e la qualità dei prodotti alimentari, così come la tutela dei consumatori da pratiche ingannevoli, sono questioni di massima priorità; rammenta alla Commissione il suo impegno a monitorare meglio e a potenziare la corretta applicazione della legislazione dell'UE; ritiene che le autorità nazionali competenti dovrebbero controllare in maniera efficace il rispetto della normativa vigente in materia;

37.  incoraggia la creazione, da parte della Commissione, di una direzione specializzata sotto la guida dell'agenzia competente dell'UE, con professionisti del settore, finalizzata a effettuare controlli presso gli stabilimenti dei fabbricanti e a controllare il flusso di produzione, al fine di verificare che la composizione del prodotto corrisponda a quanto indicato dal fabbricante, laddove vi sia un sospetto di qualità differenziata;

38.  accoglie con favore la proposta della Commissione di migliorare la trasparenza degli studi scientifici nel settore della sicurezza alimentare a seguito delle preoccupazioni manifestate dai cittadini, allo scopo di migliorare l'accesso alle informazioni necessarie per prendere decisioni di acquisto basate su una valutazione dei rischi affidabile e fondata su elementi scientifici;

39.  invita le autorità nazionali in materia alimentare a stabilire, caso per caso, se le pratiche sospettate di essere discriminatorie sono effettivamente illegali, sulla base delle disposizioni della direttiva PCS e della loro interazione con gli obblighi in materia di pratiche leali d'informazione di cui al regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori;

40.  osserva che le pratiche della qualità differenziata riguardano tutti i cittadini dell'UE, anche quando questi si spostano da uno Stato membro all'altro;

41.  sottolinea, tuttavia, che le differenze sostanziali nei prodotti per bambini, come gli alimenti per lattanti e bambini nella prima infanzia, non possono essere giustificate solo in base alle preferenze di gusto regionali;

42.  respinge con fermezza le affermazioni di alcuni produttori secondo cui le modifiche della composizione e/o della qualità dei prodotti hanno lo scopo di adeguare i prezzi alle attese dei consumatori; evidenzia che diversi studi hanno dimostrato che i prodotti di qualità inferiore sono spesso più costosi rispetto alle loro controparti di qualità superiore in altre parti dell'UE;

43.  incoraggia fortemente l'uso del principio dell'economia circolare nell'imballaggio dei prodotti e sottolinea che, nel caso in cui l'imballaggio di un prodotto in uno Stato membro segua questo principio, il produttore dovrebbe compiere sforzi concertati per garantire che ciò si applichi a tutti i prodotti commercializzati con lo stesso marchio nello stesso tipo di imballaggio in tutta l'UE e non solo;

44.  sottolinea che alcuni casi di prodotti di qualità differenziata sono dovuti alla mancata applicazione della legislazione dell'UE; invita le autorità degli Stati membri ad applicare con urgenza le norme dell'UE esistenti in materia di etichettatura degli alimenti, anche per quanto concerne, ad esempio, la carne separata meccanicamente;

º

º  º

45.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

GU L 149 dell'11.6.2005, pag. 22.

(2)

GU L 345 del 27.12.2017, pag. 1.

(3)

GU L 304 del 22.11.2011, pag. 18.

(4)

GU C 65 del 19.2.2016, pag. 2.

(5)

GU C 264E del 13.9.2013, pag. 11.

(6)

GU C 93 del 24.3.2017, pag. 27.

(7)

GU C 86 del 6.3.2018, pag. 40.

(8)

GU C 11 del 12.1.2018, pag. 2.

(9)

Testi approvati, P8_TA(2017)0027.

(10)

O-000019/2017.

(11)

GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1.

(12)

http://ec.europa.eu/food/audits-analysis/overview_reports/details.cfm?rep_id=76

(13)

http://ec.europa.eu/food/audits-analysis/overview_reports/details.cfm?rep_id=115


MOTIVAZIONE

Numerose ricerche condotte in diversi Stati membri hanno evidenziato che nel mercato unico dell'UE esistono prodotti che a prima vista sembrano uguali, se si considera la denominazione commerciale, il modello di confezionamento e la pubblicità, ma che hanno composizioni nettamente diverse sotto il profilo della ricetta, della materia prima di base utilizzata o della sua percentuale nel prodotto, a seconda del paese in cui tali prodotti sono acquistati. Inoltre, non si può escludere che tali risultati riguardanti la qualità differenziata dei prodotti non siano limitati a cibi e bevande, ma possano anche interessare beni di consumo, come detergenti o prodotti per l'igiene.

Secondo uno studio giuridico condotto dagli esperti della facoltà di giurisprudenza dell'Università Palacký di Olomouc, il problema dei prodotti di qualità differenziata nei diversi Stati membri o nell'ambito dei diversi mercati regionali e locali è ravvisabile nelle seguenti azioni:

•  il fabbricante immette sul mercato prodotti che hanno sapore e composizione diversi (in cui, ad esempio, l'ingrediente principale è diverso), ma che hanno identico o simile aspetto in termini di confezionamento (indistinguibile per il consumatore);

•  il fabbricante immette sul mercato prodotti di qualità diversa, ma con aspetto identico o simile in termini di confezionamento (indistinguibile per il consumatore);

•  il fabbricante commercializza prodotti di peso diverso, ma con aspetto identico o simile in termini di confezionamento (indistinguibile per il consumatore);

•  nella fase di immissione di un nuovo prodotto su un determinato mercato, il fabbricante utilizza un prodotto con una composizione di qualità superiore (ad esempio, una maggiore quantità di carne o una migliore qualità degli ingredienti nel prodotto) per attirare l'attenzione dei consumatori e "insegnare" loro ad acquistare/adottare il prodotto; dopo un certo periodo, tuttavia, la ricetta viene modificata, senza che avvenga alcun cambiamento evidente nel confezionamento del prodotto (fatta eccezione per la composizione del prodotto, scritta in piccolo sul retro dell'etichetta).

Il fabbricante compie tutte queste azioni senza richiamare l'attenzione del consumatore in modo chiaro, esplicito, trasparente e inequivocabile sul fatto che il prodotto in questione è un prodotto diverso, in cui differiscono composizione, peso, qualità o altre caratteristiche correlate.

Ne consegue che quando un consumatore di un determinato paese risiede nel territorio di un altro Stato membro non può essere certo che un prodotto che conosce e che ha determinate caratteristiche nel proprio paese di origine corrisponda al prodotto che sta acquistando nello Stato in cui al momento risiede.

Posizione del relatore

Il relatore ha cominciato a seguire da vicino la questione dei prodotti di qualità differenziata nel 2011, quando uno studio condotto dall'Associazione dei consumatori slovacca ha dimostrato che la composizione di sei prodotti alimentari di marca e i loro prezzi variavano notevolmente nell'ambito di sette paesi dell'Unione. Facendo seguito a tale studio, il relatore si è rivolto per la prima volta alla Commissione presentando un'interrogazione, in cui ha chiesto se, a giudizio della Commissione, queste differenze di qualità costituissero un problema legato al funzionamento del mercato unico e alla protezione dei consumatori.

Nel 2015 il relatore ha preso parte all'organizzazione di uno studio condotto dall'Università di chimica e tecnologia di Praga che ha confrontato le caratteristiche qualitative di 24 prodotti provenienti dai mercati al dettaglio della Repubblica ceca e della Germania, al fine di valutare se tali prodotti fossero o meno conformi fra loro. In un terzo dei campioni sono state riscontrate differenze sostanziali (ad esempio, l'ingrediente principale di un prodotto venduto nella Repubblica ceca era carne di pollame separata meccanicamente, mentre sul mercato tedesco era presente carne di maiale). Lo studio ha anche contestato la pertinenza delle motivazioni spesso addotte secondo le quali esistono preferenze di gusto e di prezzo che variano da un paese all'altro, visto che i prezzi dei prodotti in esame erano pressoché identici e che, a giudizio di un gruppo di assaggiatori certificati, le preferenze di gusto non corrispondevano al mercato a cui i prodotti si erano presumibilmente adeguati.

L'intenzione del relatore non è in alcun modo quella di uniformare i prodotti nel mercato unico, di imporre ai fabbricanti di modificarne la composizione o di stabilire l'esatta composizione di ogni singolo prodotto, essendo egli, peraltro, consapevole del fatto che possono esistere fattori oggettivi che incidono sulla risultante composizione dei prodotti.

Il relatore è tuttavia convinto che il principio della parità di accesso a beni di alta qualità in modo non discriminatorio nel mercato unico dovrebbe essere un diritto reale di tutti i cittadini europei. In caso contrario, l'essenza del funzionamento del mercato unico e la fiducia dei consumatori nel mercato unico potrebbero risultare gravemente compromessi.

Il relatore si compiace delle recenti iniziative annunciate dalla Commissione per risolvere questo problema, in particolare del suo impegno a fornire una metodologia comune di prova a livello europeo. Visto che le differenze di qualità dei prodotti sono collegate al funzionamento del mercato unico, è evidente che sono necessari dati europei e un approccio comune. Per questo motivo, nel 2013 il relatore aveva già suggerito, tramite la risoluzione del Parlamento europeo su una nuova agenda per la politica europea dei consumatori, di invitare la Commissione a condurre un'approfondita indagine sul problema delle differenze di qualità, che consentisse di stabilire se vi fosse la necessità di adeguare la vigente legislazione dell'Unione.

Il relatore sottolinea che, per evitare di indurre in errore il consumatore e la sua impressione generale sul prodotto acquistato, è opportuno informarlo con precisione e trasparenza del fatto che il prodotto che ha acquistato o conosce in un altro Stato membro è diverso. È inoltre importante sensibilizzare il consumatore sui prodotti, le loro caratteristiche e la relativa composizione.

A giudizio del relatore, la vendita di prodotti che il consumatore può facilmente percepire come identici e che hanno invece una composizione volutamente diversa a seconda del paese di vendita dell'UE è una pratica sleale e in quanto tale inaccettabile. È pertanto del parere che la proposta di aggiungere un altro tipo di pratica commerciale sleale all'allegato I della direttiva relativa alle pratiche commerciali sleali rappresenti il modo più efficace per far fronte a eventuali casi specifici evidenti di prodotti di qualità differenziata in tutta l'Unione europea.


PARERE della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (22.6.2018)

destinato alla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori

sui prodotti di qualità differenziata nel mercato interno

(2018/2008(INI))

Relatore per parere (*): Biljana Borzan

(*)  Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

SUGGERIMENTI

La commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare invita la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

–  visto il regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori(2),

–  vista la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno(3),

–  visto l'articolo 17, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, sulla protezione della proprietà intellettuale,

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 settembre 2017 sull'applicazione delle norme in materia di tutela degli alimenti e dei consumatori alle questioni di differenze di qualità dei prodotti – Il caso specifico degli alimenti (C(2017) 6532),

–  vista la lettera congiunta della Repubblica di Croazia, della Repubblica ceca, dell'Ungheria, della Lituania, della Repubblica di Polonia e della Repubblica slovacca alla Commissione, in data 23 marzo 2018, in merito alla questione dei prodotti di qualità differenziata nel contesto del "new deal" per i consumatori,

–  visto il discorso sullo stato dell'Unione del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker del 13 settembre 2017, in cui questi ha sottolineato che è inaccettabile che in alcune parti d'Europa vengano venduti alla popolazione prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto a quelli di altri paesi, nonostante la confezione e il marchio siano identici,

–  viste le conclusioni della riunione del Consiglio "Agricoltura e pesca" del 6 marzo 2017,

–  vista la comunicazione della Commissione, dell'11 aprile 2018, relativa a un "new deal" per i consumatori (COM(2018)0183),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio per una migliore applicazione e una modernizzazione delle norme dell'UE relative alla protezione dei consumatori (COM(2018)185/0185),

–  visti i risultati degli studi comparativi condotti da autorità e associazioni preposte alla tutela dei diritti dei consumatori in diversi Stati membri dell'UE,

–  vista la proposta della Commissione di aggiornare la direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali al fine di esplicitare che le autorità nazionali possono valutare e affrontare le pratiche commerciali sleali che comportano la commercializzazione di prodotti presentati come identici in diversi paesi dell'UE nel caso in cui la loro composizione o le loro caratteristiche siano significativamente diverse,

–  vista la sua interpellanza principale, del 15 marzo 2017, sulle differenze nelle dichiarazioni, nella composizione e nel sapore dei prodotti nei mercati centrale/orientale e occidentale dell'UE (O-000019/2017),

–  vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2013 su una nuova agenda per la politica europea dei consumatori(4),

A.  considerando che i risultati delle analisi condotte in diversi Stati membri hanno dimostrato che vi sono differenze significative nella composizione e nella qualità di taluni prodotti commercializzati con lo stesso marchio e lo stesso imballaggio e pubblicizzati in modo analogo in tutta l'UE; che tali differenze sono spesso dovute all'utilizzo di ingredienti più economici e di qualità inferiore, che spesso presentano anche un valore nutrizionale inferiore;

B.  considerando che da dette analisi si evince inoltre che alcuni prodotti contengono un quantitativo inferiore dell'ingrediente principale, ingredienti che sono considerati meno salutari o di qualità inferiore e ingredienti che hanno un sapore, una consistenza e altre caratteristiche sensoriali differenti;

C.  considerando che, nel quadro della riunione del succitato Consiglio "Agricoltura e pesca", diversi Stati membri hanno presentato i risultati di studi dai quali emerge che nell'UE vengono venduti prodotti con lo stesso nome e imballaggio ma con un diverso livello di qualità, diverse caratteristiche sensoriali e/o una composizione diversa, richiamando l'attenzione sul fatto che questa pratica può indurre il consumatore in errore nonché generare concorrenza sleale;

D.  considerando che i prodotti dello stesso marchio possono presentare caratteristiche diverse, derivanti da fattori legittimi, come le preferenze dei consumatori nelle regioni di destinazione, l'ubicazione geografica del luogo di produzione, requisiti locali specifici e differenze nell'approvvigionamento delle materie prime dovute alla loro disponibilità geografica o stagionale;

E.  considerando che la sicurezza e la qualità degli alimenti, nonché la protezione dei consumatori dalle frodi hanno la massima priorità;

F.  considerando che differenze comprovate negli ingredienti in prodotti comparabili potrebbero a lungo termine rappresentare un rischio per la salute dei consumatori, in particolare nel caso dei consumatori vulnerabili, quali bambini e persone con problemi alimentari e/o di salute, contribuendo pertanto al deterioramento del benessere dei cittadini; che ciò si verifica, ad esempio, nel caso in cui il livello di grassi e/o zuccheri sia superiore a quanto previsto, i grassi di origine animale siano sostituiti da grassi di origine vegetale o viceversa, gli zuccheri siano sostituiti da dolcificanti artificiali o il contenuto di sale sia maggiore; che l'etichettatura che non indica in modo preciso gli additivi utilizzati o il numero di sostituti degli ingredienti di base utilizzati induce in errore il consumatore e può inoltre metterne in pericolo la salute;

G.  considerando che non esistono norme in materia di qualità differenziata a livello dell'UE, il che rende impossibile confrontare la qualità o determinare i casi di qualità differenziata e significa che non vi sono strumenti che potrebbero essere utilizzati per rimediare alla situazione; che sono state regolarmente segnalate dai servizi di audit e analisi in materia di salute e prodotti alimentari della Commissione europea carenze nell'attuazione e nell'applicazione dei requisiti della legislazione alimentare dell'UE applicabile, ad esempio nell'etichettatura della carne separata meccanicamente(5) o nell'uso di additivi alimentari(6); che in linea generale i produttori di generi alimentari e di altri beni di consumo possono approfittare delle diverse interpretazioni della legislazione dell'UE e/o della sua carente attuazione e applicazione da parte delle autorità nazionali competenti per adattare i loro prodotti a scapito dei consumatori; che la variabilità del contenuto di prodotti commercializzati con lo stesso marchio e lo stesso imballaggio diminuisce la fiducia dei consumatori e compromette la reputazione del quadro normativo dell'UE;

H.  considerando che la presenza di prodotti nel mercato dell'UE che sono commercializzati come identici in diversi Stati membri, la cui composizione o le cui caratteristiche sono tuttavia significativamente diverse mina i principi di base su cui si basa il mercato unico dell'UE; che i consumatori nel mercato interno dovrebbero beneficiare dello stesso livello di protezione in tutti gli Stati membri;

I.  considerando che differenze nella composizione che potrebbero incidere sulla salute dei consumatori possono essere individuate non solo nei prodotti alimentari, ma anche nei cosmetici, nei prodotti per l'igiene e nei prodotti per la pulizia;

J.  considerando che le attività di riformulazione per ridurre il contenuto di grassi, zuccheri e sale negli alimenti sono in ritardo in molti paesi dell'Europa centrale, orientale e sudorientale;

K.  considerando che i marchi hanno un impatto significativo sulla percezione dei prodotti da parte del consumatore, sul loro valore e sulla loro qualità; che i consumatori non si aspettano a priori che i prodotti di marca venduti in paesi diversi del mercato unico possano avere caratteristiche differenti;

L.  considerando che i consumatori nei diversi Stati membri e/o le persone che viaggiano tra Stati membri non sono in grado di valutare da sé le potenziali differenze nella composizione e nel sapore di taluni prodotti se tali differenze non sono indicate sull'etichetta dei prodotti e non sono pertanto in grado di prendere decisioni d'acquisto in maniera informata a causa della mancanza di informazioni pertinenti, il che potrebbe distorcere il loro comportamento economico;

M.  considerando che numerosi sondaggi d'opinione hanno dimostrato che i consumatori sono turbati da tali differenze di qualità, che li fanno sentire cittadini UE di serie B;

1.  si compiace dello stanziamento di 2 milioni di EUR a favore dell'elaborazione di una metodologia comune di prova e dell'inclusione nel bilancio dell'UE per il 2018 di un progetto pilota finalizzato a valutare i diversi aspetti della qualità differenziata per numerose categorie di prodotti; esorta gli Stati membri e le autorità nazionali a partecipare attivamente alle iniziative in corso al fine di facilitare il processo e a integrare tale metodologia nelle loro prassi operative; sottolinea l'importanza di analisi approfondite e tempestive dei prodotto alimentari, ma anche di quelli non alimentari, ed esorta la Commissione a continuare a stanziare risorse finanziarie in vista della realizzazione di prove comparative durante un periodo di sorveglianza del mercato di almeno 2 anni, al fine di scoraggiare i produttori che hanno utilizzato questa pratica ingannevole;

2.  incoraggia la creazione, da parte della Commissione, di una direzione specializzata sotto la guida dell'agenzia competente dell'UE, con professionisti del settore, finalizzata a effettuare controlli presso gli stabilimenti dei produttori e a controllare il flusso di produzione, al fine di verificare che la composizione del prodotto corrisponda a quanto indicato dal produttore, laddove vi sia un sospetto di qualità differenziata; chiede che la nuova direzione istituisca una piattaforma online sotto forma di un registro pubblico europeo, che sarebbe suddiviso in una sezione contenente le informazioni su tutti i prodotti individuati dall'autorità competente come prodotti di qualità differenziata e un'altra sezione contenente le informazioni fornite su basa volontaria dai fabbricanti di prodotti commercializzati nell'UE; sottolinea che le informazioni dovrebbero essere facilmente accessibili e raffrontabili, al fine di consentire ai consumatori di adottare decisioni informate prima di procedere a un acquisto;

3.  prende atto della pubblicazione da parte della Commissione di una metodologia armonizzata dell'UE per la selezione, il campionamento e l'analisi dei prodotti alimentari al fine di valutare le loro caratteristiche qualitative; sottolinea l'impegno a rendere disponibili entro la fine di quest'anno i risultati delle prove a livello UE; chiede che i deputati al Parlamento europeo siano maggiormente coinvolti nel processo; sottolinea che è necessario sviluppare, oltre a una metodologia uniforme per testare la qualità differenziata dei prodotti alimentari e delle bevande, anche una metodologia uniforme per valutare i risultati delle prove e interpretarne le conclusioni;

4.  accoglie con favore il dibattito sulle differenze di qualità in seno al Forum di alto livello per un migliore funzionamento della filiera alimentare; sottolinea la necessità di coinvolgere il maggior numero possibile di soggetti interessati;

5.  accoglie con favore la proposta della Commissione di migliorare la trasparenza degli studi scientifici nel settore della sicurezza alimentare a seguito delle manifestazioni di preoccupazione da parte dei cittadini, al fine di migliorare l'accesso alle informazioni necessarie per prendere decisioni di acquisto basate su una valutazione dei rischi affidabile e fondata su elementi scientifici;

6.  si rammarica del fatto che la comunicazione della Commissione sull'applicazione delle norme in materia di tutela degli alimenti e dei consumatori alle questioni di differenze di qualità dei prodotti alimentari manchi di ambizione, dato che la legislazione in materia di protezione dei consumatori dovrebbe essere applicata a tutti i prodotti in generale, e proponga misure insufficienti a contrastare il problema della qualità differenziata dei prodotti nel mercato unico; sottolinea che è importante elaborare orientamenti e misure di sostegno chiari ed efficaci per le autorità per la tutela dei consumatori e che tale azione correttiva è urgentemente necessaria per contrastare le pratiche discriminatorie nei confronti dei consumatori; segnala che i consumatori non devono essere fuorviati e invita le autorità nazionali in materia alimentare a stabilire, caso per caso, se tali pratiche sono illegali, sulla base delle disposizioni della direttiva sulle pratiche commerciali sleali, e a determinare l'interazione di tali disposizioni con gli obblighi in materia di pratiche leali d'informazione di cui al regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori;

7.  manifesta preoccupazione per i vincoli territoriali incontrati dagli operatori commerciali al momento dell'acquisto di merci; invita la Commissione ad avviare con urgenza un'inchiesta sulle pratiche business-to-business (B2B) sleali, ad esempio nel caso in cui i fornitori costringano i supermercati ad acquistare i prodotti da una particolare fabbrica, il che potrebbe impedire ai consumatori di acquistare prodotti di qualità potenzialmente superiore da un altro Stato membro e distorcere il mercato unico;

8.  osserva che i produttori locali hanno difficoltà ad accedere al mercato unico; invita la Commissione a stabilire se la qualità differenziata abbia ripercussioni negative sulla produzione locale e regionale;

9.  sottolinea l'importanza di sensibilizzare i consumatori e di migliorare l'accesso alle informazioni; ritiene che fornire queste informazioni dovrebbe essere un'azione obbligatoria, piuttosto che semplicemente volontaria; invita la Commissione e gli organi nazionali pertinenti a organizzare campagne di comunicazione in tutta l'UE, con particolare attenzione agli Stati membri occidentali dove la consapevolezza può essere inferiore; osserva che le pratiche della qualità differenziata riguardano tutti i cittadini dell'UE, anche quando questi si spostano da uno Stato membro all'altro; accoglie con favore il fatto che alcuni produttori abbiano affermato che modificheranno le loro ricette; chiede garanzie sul fatto che tali modifiche non comporteranno un abbassamento della qualità dei prodotti in nessuno Stato membro; sottolinea il ruolo dell'industria nel fornire informazioni chiare e corrette ai consumatori sugli imballaggi, nel porre fine alle pratiche discriminatorie e nel ripristinare la fiducia dei consumatori; si compiace dell'iniziativa della Commissione di incoraggiare l'elaborazione di un codice di condotta da parte dei produttori e delle associazioni di marchi;

10.  sottolinea che non è opportuno uniformare il sapore e le ricette dei prodotti alimentari in tutta l'UE, poiché le ricette sono anche espressione della varietà dei gusti nelle regioni dell'UE; sottolinea, tuttavia, che le differenze sostanziali nei prodotti per bambini, come gli alimenti per lattanti e bambini nella prima infanzia, non possono essere giustificate solamente in base alla varietà dei gusti nelle regioni; riconosce la tesi secondo cui altri prodotti potrebbero in alcuni casi differire per motivi legittimi; sottolinea, tuttavia, che i consumatori dovrebbero essere informati in modo chiaro e tempestivo in merito a tali differenze; ritiene che i prodotti alimentari della stessa marca potrebbero occasionalmente differire in termini di sapore e ricette in virtù di determinate condizioni generali dei mercati locali all'interno dell'UE e che possono verificarsi differenze determinate dall'utilizzo di materie prime locali, nonché dal rispetto della legislazione o degli obiettivi di riformulazione a livello nazionale;

11.  sottolinea l'importanza della società civile nell'analizzare, stimolare e sensibilizzare in merito alle pratiche di qualità differenziata; chiede un maggiore sostegno a favore delle organizzazioni nazionali di consumatori, in particolare nei paesi in cui queste sono ancora relativamente deboli, in modo che possano costruire capacità, sviluppare le loro attività di prova e contribuire, insieme alle autorità competenti, al monitoraggio e alla denuncia delle situazioni di differenziazione sleale dei prodotti; chiede una migliore protezione per gli informatori istituzionali e singoli nel settore della sicurezza alimentare e dei diritti dei consumatori;

12.  sottolinea che le argomentazioni che citano le preferenze dei consumatori e la riformulazione alimentare, se non accompagnate da informazioni sufficienti e adeguate, ad esempio in materia di conformità con le norme nazionali, non possono in alcun modo giustificare l'immissione di prodotti di qualità differenziata sul mercato, dato che tali prodotti non riflettono l'interesse generale dei consumatori e che le preferenze dei consumatori non sono determinate in modo trasparente;

13.  respinge con fermezza le affermazioni di alcuni produttori secondo cui le modifiche della composizione e/o della qualità dei prodotti hanno lo scopo di adeguare i prezzi alle attese dei consumatori; sottolinea che diversi studi hanno dimostrato che i prodotti di qualità inferiore sono spesso più costosi rispetto alle loro controparti di qualità superiore in altre parti dell'UE;

14.  ritiene che, all'interno del mercato unico, non vi dovrebbe essere, in linea di principio, alcuna differenza in termini di qualità o di valore nutrizionale tra i prodotti commercializzati in un tipo specifico e identico di imballaggio; osserva che i prodotti dello stesso marchio possono, tuttavia, presentare caratteristiche diverse, derivanti da fattori legittimi, come l'ubicazione geografica della produzione, requisiti locali specifici o differenze nell'approvvigionamento delle materie prime dovute alla loro disponibilità geografica o stagionale, ma che i consumatori dovrebbero essere debitamente informati, in modo chiaro e visibile sull'imballaggio del prodotto, di qualsiasi variazione nella composizione e nelle caratteristiche rispetto alla ricetta originale; invita la Commissione a proporre, a tal fine, la modifica della legislazione in materia di etichettatura dei prodotti;

15.  incoraggia fortemente l'uso del principio dell'economia circolare nell'imballaggio dei prodotti e sottolinea che, nel caso in cui l'imballaggio di un prodotto in uno Stato membro segua questo principio, il produttore dovrebbe compiere sforzi concertati per garantire che ciò si applichi a tutti i prodotti commercializzati con lo stesso marchio nello stesso tipo di imballaggio in tutta l'UE e in tutto il mondo;

16.  ribadisce l'importanza del concetto di "prodotto di riferimento", rispetto al quale misurare le aspettative dei consumatori; sottolinea che i consumatori devono essere adeguatamente informati in merito alla composizione dei prodotti che acquistano, in modo che essi non acquistino un prodotto la cui composizione differisce da quella che hanno in mente;

17.  sottolinea che alcuni casi di prodotti a qualità differenziata sono dovuti alla mancata applicazione della legislazione dell'UE; invita le autorità degli Stati membri ad applicare con urgenza le norme dell'UE esistenti in materia di etichettatura degli alimenti, anche in relazione, ad esempio, alla carne separata meccanicamente;

18.  accoglie con favore le recenti iniziative della Commissione volte ad affrontare la questione della qualità differenziata, in particolare l'aggiornamento della direttiva sulle pratiche commerciali sleali nell'ambito della proposta sulla protezione dei consumatori, denominata "new deal" per i consumatori; si rammarica, tuttavia, che la modifica proposta all'articolo 6 della direttiva sulle pratiche commerciali sleali potrebbe non aumentare di molto la certezza del diritto; ritiene che la modifica dell'allegato I della direttiva sulle pratiche commerciali sleali, che introduce la pratica della qualità differenziata nella "lista nera", sia il modo più efficace per far fronte ai casi di qualità differenziata sul mercato; invita la Commissione a garantire un quadro giuridico che consenta ai consumatori di ottenere un risarcimento da parte dei produttori in caso di violazione dei loro diritti;

19.  osserva che la qualità differenziata dei prodotti riguarda non solo i prodotti alimentari ma si estende anche a molti settori diversi come quello dei cosmetici; invita ad adoperarsi maggiormente al fine di definire pratiche non discriminatorie tra gli Stati membri e regole per tutti i prodotti sul mercato interno;

20.  sottolinea che è necessario disporre di una legislazione efficace ed esaustiva con istruzioni chiare su come affrontare la questione dei prodotti di qualità differenziata.

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

20.6.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

51

9

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Marco Affronte, Margrete Auken, Pilar Ayuso, Zoltán Balczó, Simona Bonafè, Biljana Borzan, Paul Brannen, Soledad Cabezón Ruiz, Nessa Childers, Birgit Collin-Langen, Miriam Dalli, Mark Demesmaeker, Stefan Eck, Bas Eickhout, José Inácio Faria, Francesc Gambús, Elisabetta Gardini, Gerben-Jan Gerbrandy, Arne Gericke, Jens Gieseke, Julie Girling, Sylvie Goddyn, Françoise Grossetête, Andrzej Grzyb, Jytte Guteland, György Hölvényi, Anneli Jäätteenmäki, Jean-François Jalkh, Benedek Jávor, Karin Kadenbach, Kateřina Konečná, Urszula Krupa, Giovanni La Via, Jo Leinen, Peter Liese, Lukas Mandl, Valentinas Mazuronis, Joëlle Mélin, Susanne Melior, Miroslav Mikolášik, Massimo Paolucci, Bolesław G. Piecha, Pavel Poc, John Procter, Frédérique Ries, Annie Schreijer-Pierik, Renate Sommer, Claudiu Ciprian Tănăsescu, Ivica Tolić, Estefanía Torres Martínez, Adina-Ioana Vălean, Jadwiga Wiśniewska, Damiano Zoffoli

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Herbert Dorfmann, Eleonora Evi, Eleonora Forenza, Peter Jahr, Norbert Lins, Christel Schaldemose, Bart Staes, Dubravka Šuica

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Clare Moody, Thomas Waitz

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

51

+

ALDE:

Gerben-Jan Gerbrandy, Anneli Jäätteenmäki, Valentinas Mazuronis, Frédérique Ries

ECR:

Mark Demesmaeker, Arne Gericke, Urszula Krupa, Bolesław G. Piecha, John Procter, Jadwiga Wiśniewska

EFDD:

Eleonora Evi

GUE/NGL:

Stefan Eck, Eleonora Forenza, Kateřina Konečná, Estefanía Torres Martínez

NI :

Zoltán Balczó

PPE:

Pilar Ayuso, Birgit Collin-Langen, José Inácio Faria, Françoise Grossetête, Andrzej Grzyb, György Hölvényi, Peter Jahr, Giovanni La Via, Peter Liese, Norbert Lins, Miroslav Mikolášik, Annie Schreijer-Pierik, Dubravka Šuica, Ivica Tolić, Adina-Ioana Vălean

S&D:

Biljana Borzan, Paul Brannen, Soledad Cabezón Ruiz, Nessa Childers, Miriam Dalli, Jytte Guteland, Karin Kadenbach, Jo Leinen, Susanne Melior, Clare Moody, Massimo Paolucci, Pavel Poc, Christel Schaldemose, Claudiu Ciprian Tănăsescu

VERTS/ALE:

Marco Affronte, Margrete Auken, Bas Eickhout, Benedek Jávor, Bart Staes, Thomas Waitz

9

-

ENF

Sylvie Goddyn, Jean-François Jalkh, Joëlle Mélin

EPP

Herbert Dorfmann, Elisabetta Gardini, Jens Gieseke, Julie Girling, Lukas Mandl, Renate Sommer

3

0

EPP

Francesc Gambús

S&D:

Simona Bonafè, Damiano Zoffoli

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1.

(2)

GU L 304 del 22.11.2011, pag. 18.

(3)

GU L 149 dell'11.6.2005, pag. 22.

(4)

GU C 65 del 19.2.2016, pag. 2.

(5)

http://ec.europa.eu/food/audits-analysis/overview_reports/details.cfm?rep_id=76

(6)

http://ec.europa.eu/food/audits-analysis/overview_reports/details.cfm?rep_id=115


PARERE della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (17.5.2018)

destinato alla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori

sui prodotti di qualità differenziata nel mercato interno

(2018/2008(INI))

Relatore per parere: Momchil Nekov

SUGGERIMENTI

La commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale invita la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che i consumatori associano un marchio, l'etichettatura e l'imballaggio di un prodotto agricolo o alimentare a un determinato livello di qualità e si aspettano che i prodotti di uno stesso marchio commercializzati con la stessa etichetta, o dallo stesso aspetto, nel territorio del loro paese presentino lo stesso livello di qualità e la stessa composizione a prescindere dal fatto che essi siano venduti nel paese di produzione o in un altro Stato membro; che tutti gli agricoltori dell'Unione europea producono prodotti che rispondono alle stesse norme rigorose e i consumatori si attendono che tale qualità uniforme si estenda agli altri prodotti della filiera alimentare, indipendentemente dalla giurisdizione sotto cui ricadono;

B.  considerando che tali pratiche sleali devono essere eliminate onde evitare di fuorviare i consumatori, e che solo una forte sinergia a livello dell'UE può risolvere tale questione transfrontaliera;

C.  considerando che alcuni laboratori autorizzati di diversi paesi dell'Unione, tra cui Bulgaria, Croazia, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria hanno recentemente condotto prove organolettiche comparative e analisi del contenuto e dell'etichettatura di una serie di prodotti, eseguendo un paragone con gli stessi prodotti provenienti da altri paesi; che nel mercato unico nessun consumatore europeo dovrebbe essere trattato come un consumatore di serie B, che ha accesso a un'offerta di prodotti venduti con lo stesso marchio ma di qualità inferiore rispetto ad altri Stati membri;

D.  considerando che gli Stati membri non sono in grado di svolgere, da soli, un esercizio di confronto di tutti i prodotti alimentari con quelli disponibili in altri Stati membri; che è necessaria una solida metodologia europea accettata da tutti gli attori della filiera alimentare e che un organo comune dell'UE o un sistema comune di notifica o condivisione dei dati può garantire un accesso immediato alle informazioni riguardanti la composizione e gli ingredienti dei prodotti; che le discussioni attualmente in corso a livello di Commissione e il coinvolgimento completo di tutte le parti interessate, quali organizzazioni dei consumatori, produttori e autorità nazionali nell'ambito della rete di cooperazione per la tutela dei consumatori, sono due elementi fondamentali per elaborare una metodologia comune per le prove comparative sui prodotti alimentari in Stati membri diversi, al fine di fare maggiore chiarezza sull'entità del problema;

E.  considerando che tutti i consumatori dell'Unione europea hanno gli stessi diritti e che da alcune analisi si evince che alcuni produttori hanno venduto prodotti di qualità differente con lo stesso marchio e con un aspetto ingannevolmente identico e che taluni prodotti venduti in determinati paesi contengono un quantitativo inferiore dell'ingrediente principale oppure ingredienti di qualità inferiore in sostituzione di quelli di qualità superiore; che tale problema è più diffuso negli Stati membri che hanno aderito all'UE a partire dal 2004; che le analisi hanno rilevato casi di prodotti analoghi o di prodotti dall'aspetto ingannevolmente identico, ma di qualità inferiore, o con gusto, consistenza e altre caratteristiche organolettiche differenti venduti a prezzi che variano notevolmente da un paese all'altro; che, nonostante tale pratica non violi i principi dell'economia di libero mercato o infranga le norme vigenti in materia di etichettatura o la legislazione alimentare, costituisce un abuso dell'identità di "marca" e pertanto si contrappone al principio della parità di trattamento di tutti i consumatori;

F.  considerando che in alcuni casi sono state evidenziate differenze sostanziali nei prodotti, ad esempio negli alimenti per neonati, il che mette in dubbio i principi e le affermazioni dei produttori secondo cui ciò sarebbe dovuto a un adeguamento dei prodotti alle preferenze locali; che alcuni risultati delle analisi condotte in laboratorio confermano che i prodotti di qualità inferiore possono contenere combinazioni di ingredienti meno sane, ostruendo quindi il principio di parità di trattamento dei consumatori; che alcuni produttori e alcuni dei loro rappresentanti hanno accettato di modificare le ricette dei propri prodotti in alcuni paesi affinché siano offerti prodotti identici in tutto il mercato unico;

G.  considerando che queste pratiche inaccettabili riguardano note multinazionali del settore agroalimentare, che in tal modo cercano di massimizzare i loro profitti in funzione della differenza di potere d'acquisto esistente fra gli Stati membri;

H.  considerando che i consumatori non sono consapevoli che i prodotti dello stesso marchio e con lo stesso imballaggio sono adattati alle preferenze e ai gusti locali e che la disomogeneità della qualità dei prodotti suscita preoccupazioni in quanto alla disparità di trattamento di alcuni Stati membri rispetto ad altri; che l'Unione europea ha già sviluppato etichette allo scopo di soddisfare le aspettative specifiche dei consumatori e di tenere conto delle peculiarità della produzione riconosciute mediante le indicazioni facoltative di qualità;

1.  si compiace del fatto che siano stati stanziati 2 milioni di EUR a favore del Centro comune di ricerca (JRC) allo scopo di sviluppare una più solida metodologia unionale accettata dai diversi attori per stabilire orientamenti relativi un approccio armonizzato alle verifiche e di utilizzare detta metodologia per svolgere analisi comparative dei prodotti alimentari nei diversi Stati membri; osserva che sono già state effettuate analisi di alto livello, che dovrebbero essere tenute in considerazione in fase di elaborazione e attuazione della suddetta metodologia; si attende che tali verifiche vengano completate al più presto possibile, preferibilmente nel 2018; invita le autorità competenti degli Stati membri a prendere parte attivamente alla verifica e a integrare la metodologia nelle loro prassi operative;

2.  ricorda che la legislazione attualmente in vigore permette la vendita di merci con diverse composizioni o caratteristiche, a condizione che rispettino appieno le normative dell'UE e non siano commercializzate in modo potenzialmente fuorviante per i consumatori; sottolinea che i consumatori hanno una certa percezione delle caratteristiche principali dei prodotti con un determinato marchio e che è necessario mettere in evidenza le differenze nelle legittime aspettative specifiche relative a un prodotto, in particolare quando quest'ultimo diverge significativamente da esse; sottolinea che è opportuno adottare al più presto possibile misure specifiche al fine di vietare pratiche che non sono pienamente giustificate dalla necessità di reperire ingredienti locali, dall'adattamento ai gusti o alle preferenze locali o dai tentativi di migliorare la salute pubblica attraverso una riformulazione dei nutrienti, e che tali differenze devono essere illustrate in modo chiaro ai consumatori;

3.  esorta la Commissione, alla luce dello stanziamento dei fondi europei per lo svolgimento delle analisi, a rendere obbligatoria la pubblicazione dei loro risultati in tutte le lingue ufficiali dell'UE per fornire ai consumatori una corretta informazione sulla qualità dei prodotti consumati e consentire loro di scegliere con cognizione di causa i prodotti che consumano;

4.  si compiace dell'interesse pubblico per l'argomento nei paesi in cui sono state effettuate le analisi, e osserva che è in gioco la fiducia dei cittadini nel funzionamento del mercato unico, il che potrebbe avere conseguenze negative sia per l'Unione sia per le varie parti interessate, compresi i produttori e i fabbricanti;

5.  osserva che il mercato unico è accessibile ai produttori e ai fabbricanti, ma è al contempo molto competitivo, con la presenza di alcuni marchi noti o percepiti in modo positivo ovunque nell'Unione;

6.  osserva che i produttori e i fabbricanti locali hanno difficoltà a prendere parte al mercato unico, a causa, tra l'altro, della mancanza di risorse sufficienti o di accesso al mercato e della forte concorrenza;

7.  ritiene che l'UE debba migliorare il quadro legislativo in vigore, che definisce le disposizioni per garantire che i consumatori siano informati circa i prodotti alimentari e non siano indotti in errore da pratiche sleali tra imprese e consumatori nell'operare una decisione di acquisto, nonché per rispondere ai timori dei cittadini europei e del settore relativi alla vendita di prodotti dall'aspetto ingannevolmente identico, ma diversi in termini di qualità e/o ingredienti e venduti con lo stesso marchio in diversi Stati membri, alla luce degli effetti negativi che tale pratica comporta sul funzionamento del mercato unico;

8.  è ugualmente dell'avviso che le autorità competenti degli Stati membri e le organizzazioni per la tutela dei consumatori debbano servirsi appieno delle azioni legali illustrate dalla comunicazione della Commissione del 26 settembre 2017 sull'applicazione delle norme in materia di tutela degli alimenti e dei consumatori alle questioni di differenze di qualità dei prodotti (2017/C 327/01(1)), al fine di evitare perturbazioni del mercato unico;

9.  ritiene sia necessario porre fine alla pratica dello "stesso marchio, stesso prodotto con diverso contenuto e diverso dosaggio degli ingredienti" mediante una modifica all'articolo 6 e all'elenco delle pratiche di cui all'allegato I della direttiva 2005/29/CE(2) dell'11.5.2005 relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori; sostiene fermamente che tali modifiche legislative debbano essere introdotte onde garantire ai consumatori che i prodotti dello stesso marchio ma di qualità o ingredienti diversi siano commercializzati con etichette diverse e che agli operatori economici che continuano ad adottare dette pratiche sleali siano imposte sanzioni severe e sia loro vietato di operare in determinati mercati;

10.  invita gli Stati membri, le rispettive autorità e i rispettivi laboratori a effettuare analisi di confronto degli alimenti, in particolare i prodotti a marchio internazionale e a marchio privato, e a interpretarle conformemente a norme comuni come quelle elaborate dal Centro di ricerca comune dell'UE nel quadro delineato al paragrafo precedente, allo scopo di dare ai produttori la possibilità di formulare osservazioni riguardo alle risultanze prima della loro pubblicazione, e li invita altresì a comunicare i risultati in maniera oggettiva e trasparente, rendendo accessibili al pubblico le relazioni complete;

11.  è del parere che i produttori non debbano attendere che sia posto in essere il nuovo quadro legislativo ma debbano adottare proattivamente opportune misure che garantiscano trasparenza a riguardo della composizione dei prodotti e assicurino il pieno rispetto dei consumatori; sostiene il coinvolgimento attivo dei cittadini nell'individuare e contrastare i prodotti "a qualità differenziata" avvalendosi di un sistema di segnalazione a livello europeo; ritiene che, fino a quando tale pratica non sarà modificata, sia opportuno introdurre un sistema che indichi che è stata utilizzata una ricetta locale per la preparazione dello specifico prodotto, nel rispetto del diritto dei consumatori a una scelta consapevole e al fine di dare maggiore visibilità alle iniziative dei produttori relative all'uso di pratiche locali; sollecita la Commissione a sviluppare ulteriormente il concetto di "prodotto di riferimento" che funga da parametro per il paragone con le ricette adattate a livello locale o regionale, a rendere esplicite le differenze ai consumatori, nonché a sviluppare una banca dati per informare i consumatori circa gli specifici criteri utilizzati dai fabbricanti e dai produttori per i prodotti realizzati con ricette diverse in un determinato Stato membro, accompagnati dalle motivazioni alla base dell'impiego di tali strategie; elogia, in questo contesto, l'iniziativa dei produttori e dei fabbricanti che hanno annunciato che avrebbero modificato le proprie ricette;

12.  sostiene le iniziative dei produttori e dei fabbricanti relative all'etichettatura specifica dei prodotti e ricorda che il diritto europeo consente già l'introduzione di indicazioni facoltative di qualità, come "denominazione d'origine protetta" (DOP) e "indicazione geografica protetta" (IGP) per i prodotti che hanno un legame specifico con una determinata regione, nonché "specialità tradizionale garantita" (STG) per i prodotti caratterizzati da un processo produttivo tradizionale o i prodotti montani oppure i prodotti provenienti dalle regioni ultraperiferiche dell'UE; sottolinea che tali sistemi rispettano sia il diritto dei consumatori a una scelta consapevole sia il corretto funzionamento del mercato unico; è convinto che uno dei mezzi per combattere gli abusi legati ai marchi sia la promozione di filiere corte nell'industria alimentare e la creazione di marchi locali di qualità; riconosce che il mettere in discussione i prodotti agricoli alimentari e la loro qualità ha ripercussioni negative sugli agricoltori e sul sistema di trasformazione alimentare; invita gli Stati membri, in particolare le autorità nazionali competenti per la tutela dei consumatori e i generi alimentari, a garantire conformità con l'acquis dell'UE relativo ai consumatori e a far rispettare a livello nazionale il diritto europeo in materia di sicurezza ed etichettatura dei prodotti alimentari;

13.  invita i produttori a vagliare la possibilità di inserire sull'imballaggio un logo che indichi che il contenuto e la qualità del prodotto commercializzato con lo stesso marchio e lo stesso imballaggio sono uguali in tutti gli Stati membri;

14.  chiede che siano sviluppati con urgenza a livello di UE capacità e meccanismi per un'unità di monitoraggio e vigilanza in seno a un organo esistente dell'UE (JRC, Autorità europea per la sicurezza alimentare, o altri), mantenendo al minimo la burocrazia, al fine di controllare la corrispondenza della composizione degli ingredienti e il dosaggio proporzionale degli stessi nei prodotti alimentari con marchio e imballaggio identici e di esaminare le analisi comparative condotte in laboratorio per identificare le pratiche commerciali sleali nella vendita dei prodotti alimentari;

15.  chiede una migliore cooperazione delle autorità nazionali nel quadro delle disposizioni giuridiche vigenti, come la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori, se necessario con il sostegno delle istituzioni europee esistenti, in particolare l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), l'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare (CHAFEA) e il Centro comune di ricerca (JRC);

16.  sottolinea l'importante ruolo della società civile nel sensibilizzare l'opinione pubblica alle pratiche sleali dei produttori e dei fabbricanti e chiede maggiore sostegno per l'attività civica, gli informatori istituzionali e individuali nel settore della sicurezza alimentare e i diritti dei consumatori;

17.  è preoccupato che l'inazione o la lentezza di reazione dell'UE allontanino i cittadini dall'Unione, vista la mancanza di misure concrete sul breve termine per affrontare la questione.

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

16.5.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

41

1

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

John Stuart Agnew, Clara Eugenia Aguilera García, Eric Andrieu, José Bové, Daniel Buda, Nicola Caputo, Matt Carthy, Jacques Colombier, Michel Dantin, Paolo De Castro, Albert Deß, Herbert Dorfmann, Norbert Erdős, Luke Ming Flanagan, Beata Gosiewska, Anja Hazekamp, Esther Herranz García, Jan Huitema, Peter Jahr, Ivan Jakovčić, Jarosław Kalinowski, Zbigniew Kuźmiuk, Philippe Loiseau, Mairead McGuinness, Ulrike Müller, James Nicholson, Maria Noichl, Laurenţiu Rebega, Bronis Ropė, Maria Lidia Senra Rodríguez, Ricardo Serrão Santos, Czesław Adam Siekierski, Maria Gabriela Zoană, Marco Zullo

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Paul Brannen, Elsi Katainen, Gabriel Mato, Susanne Melior, Momchil Nekov, Annie Schreijer-Pierik, Ramón Luis Valcárcel Siso, Thomas Waitz

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Birgit Collin-Langen

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

41

+

ALDE

Jan Huitema, Ivan Jakovčić, Elsi Katainen, Ulrike Müller

ECR

Beata Gosiewska, Zbigniew Kuźmiuk, James Nicholson, Laurenţiu Rebega

EFDD

Marco Zullo

ENF

Jacques Colombier, Philippe Loiseau

GUE/NGL

Matt Carthy, Luke Ming Flanagan, Anja Hazekamp, Maria Lidia Senra Rodríguez

PPE

Daniel Buda, Birgit Collin-Langen, Michel Dantin, Albert Deß, Herbert Dorfmann, Norbert Erdős, Esther Herranz García, Peter Jahr, Jarosław Kalinowski, Gabriel Mato, Mairead McGuinness, Annie Schreijer-Pierik, Czesław Adam Siekierski, Ramón Luis Valcárcel Siso

S&D

Clara Eugenia Aguilera García, Eric Andrieu, Paul Brannen, Nicola Caputo, Susanne Melior, Momchil Nekov, Maria Noichl, Ricardo Serrão Santos, Maria Gabriela Zoană

Verts/ALE

José Bové, Bronis Ropė, Thomas Waitz

1

-

EFDD

John Stuart Agnew

1

0

S&D

Paolo De Castro

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

GU C 327 del 29.9.2017, pag. 1.

(2)

GU L 149 dell'11.6.2005, pag. 22.


ALLEGATO: ELENCO DELLE ENTITÀ O DELLE PERSONEDA CUI IL RELATORE HA RICEVUTO CONTRIBUTI

L'elenco in appresso è compilato su base puramente volontaria, sotto l'esclusiva responsabilità del relatore. Nel corso dell'elaborazione della relazione e fino alla sua approvazione in commissione, il relatore ha ricevuto contributi dalle seguenti entità o persone:

Entità e/o persona

ANEC

BEUC

Confederazione ceca del commercio e del turismo

dTest

EuroCommerce

Rete europea di cardiologia

FoodDrinkEurope

Henkel

Independent Retail Europe

Associazione internazionale dei saponi, detergenti e prodotti di manutenzione

Nestlé

Potravinářská komora České republiky

Associazione sindacale dell'industria alimentare della Repubblica ceca

Università di chimica e tecnologia di Praga

Verbraucherzentrale


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

12.7.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

33

3

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

John Stuart Agnew, Dita Charanzová, Carlos Coelho, Sergio Gaetano Cofferati, Anna Maria Corazza Bildt, Daniel Dalton, Nicola Danti, Dennis de Jong, Pascal Durand, Maria Grapini, Liisa Jaakonsaari, Eva Maydell, Marlene Mizzi, Nosheena Mobarik, Jiří Pospíšil, Christel Schaldemose, Andreas Schwab, Olga Sehnalová, Jasenko Selimovic, Ivan Štefanec, Catherine Stihler, Richard Sulík, Róża Gräfin von Thun und Hohenstein, Mylène Troszczynski, Mihai Ţurcanu, Anneleen Van Bossuyt, Marco Zullo

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Biljana Borzan, Birgit Collin-Langen, Julia Reda, Marc Tarabella, Matthijs van Miltenburg, Sabine Verheyen

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Asim Ademov, Isabella De Monte, Sylvie Goddyn, Kateřina Konečná


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

33

+

ALDE

Dita Charanzová, Matthijs van Miltenburg, Jasenko Selimovic

ECR

Daniel Dalton, Nosheena Mobarik, Richard Sulík, Anneleen Van Bossuyt

EFDD

Marco Zullo

GUE/NGL

Kateřina Konečná

PPE

Asim Ademov, Carlos Coelho, Birgit Collin-Langen, Anna Maria Corazza Bildt, Eva Maydell, Jiří Pospíšil, Andreas Schwab, Ivan Štefanec, Róża Gräfin von Thun und Hohenstein, Mihai Ţurcanu, Sabine Verheyen

S&D

Biljana Borzan, Sergio Gaetano Cofferati, Nicola Danti, Isabella De Monte, Maria Grapini, Liisa Jaakonsaari, Marlene Mizzi, Christel Schaldemose, Olga Sehnalová, Catherine Stihler, Marc Tarabella

VERTS/ALE

Pascal Durand, Julia Reda

3

-

EFDD

John Stuart Agnew

ENF

Sylvie Goddyn, Mylène Troszczynski

1

0

GUE/NGL

Dennis de Jong

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2018Note legali - Informativa sulla privacy