Procedura : 2019/0817(NLE)
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Ciclo del documento : A9-0049/2019

Testi presentati :

A9-0049/2019

Discussioni :

PV 16/12/2019 - 16
CRE 16/12/2019 - 16

Votazioni :

PV 17/12/2019 - 4.10
CRE 17/12/2019 - 4.11

Testi approvati :

P9_TA(2019)0093

<Date>{06/12/2019}6.12.2019</Date>
<NoDocSe>A9‑0049/2019</NoDocSe>
PDF 439kWORD 119k

<TitreType>RELAZIONE</TitreType>

<Titre>sulla raccomandazione del Consiglio concernente la nomina di un membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea</Titre>

<DocRef>(C9-0149/2019 – 2019/0817(NLE))</DocRef>


<Commission>{ECON}Commissione per i problemi economici e monetari</Commission>

Relatrice: <Depute>Irene Tinagli</Depute>

PROPOSTA DI DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 ALLEGATO 1: CURRICULUM VITAE DI Fabio Panetta
 ALLEGATO 2: RISPOSTE DI Fabio Panetta AL QUESTIONARIO
 PROCEDURA DELLA COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla raccomandazione del Consiglio concernente la nomina di un membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea

(C9-0149/2019 – 2019/0817(NLE))

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

 vista la raccomandazione del Consiglio in data 10 ottobre 2019 (12451/2019)[1],

 visto l'articolo 283, paragrafo 2, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio europeo (C9-0149/2019),

 vista la sua risoluzione del 14 marzo 2019 sull'equilibrio di genere nelle nomine di candidati a incarichi nel settore degli affari economici e monetari a livello dell'Unione europea[2],

 visto l'articolo 130 del suo regolamento,

 vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A9‑0049/2019),

A. considerando che, con lettera del 16 ottobre 2019, il Consiglio europeo ha consultato il Parlamento europeo sulla nomina di Fabio Panetta alla funzione di membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea con un mandato di otto anni a decorrere dal 1° gennaio 2020;

B. considerando che la commissione per i problemi economici e monetari ha valutato le qualifiche del candidato proposto, segnatamente in relazione alle condizioni di cui all'articolo 283, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e all'imperativo di indipendenza totale della BCE quale risultante dall'articolo 130 del trattato; che, nell'ambito di tale valutazione, la commissione ha ricevuto dal candidato un curriculum vitae nonché le sue risposte al questionario scritto che gli era stato trasmesso;

C. considerando che la commissione per i problemi economici e monetari ha poi proceduto, il 3 dicembre 2019, a un'audizione del candidato, nel corso della quale egli ha rilasciato una dichiarazione preliminare e ha risposto alle domande rivoltegli dai membri della commissione;

D. considerando che il consiglio direttivo della Banca centrale europea è composto dai membri del comitato esecutivo della Banca centrale europea e dai diciannove governatori delle banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l'euro; che, attualmente, questi ultimi sono tutti uomini;

E. considerando che il Parlamento ha espresso più volte la sua insoddisfazione per la procedura di nomina dei membri del comitato esecutivo della Banca centrale europea e chiesto che le procedure al riguardo venissero migliorate; che il Parlamento ha chiesto di ricevere in tempo utile un elenco ristretto equilibrato sotto il profilo di genere e comprendente almeno due nomi;

F. considerando che il 17 settembre 2019 il Parlamento ha espresso parere positivo sulla raccomandazione del Consiglio di nominare per la prima volta, con Christine Lagarde, una donna alla presidenza della Banca centrale europea;

G. considerando che le donne continuano a essere sottorappresentate nel consiglio direttivo della Banca centrale europea; che il Parlamento deplora che gli Stati membri non abbiano preso sul serio la sua richiesta e invita le istituzioni nazionali e dell'Unione ad adoperarsi attivamente per conseguire l'equilibrio di genere nelle prossime nomine;

H. considerando che tutte le istituzioni e gli organi dell'Unione europea così come tutte le istituzioni e gli organi nazionali dovrebbero attuare misure concrete per garantire l'equilibrio di genere;

1. esprime parere positivo sulla raccomandazione del Consiglio di nominare Fabio Panetta membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea;

2. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio europeo, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

 


ALLEGATO 1: CURRICULUM VITAE DI Fabio Panetta

Fabio Panetta

CONTATTO

Banca d'Italia

Via Nazionale 91 — 00184, Roma, Italia

e-mail: fabio.panetta@bancaditalia.it

 

 

 

Nato a Roma il 1° agosto 1959. Coniugato, tre figli.

TITOLI ACCADEMICI

1996

1984

1982

 

Ph.D. in Economics and Finance presso la London Business School.

M.Sc. in Monetary Economics presso la London School of Economics.

Laureato con lode in economia presso l'Università LUISS di Roma.

 

esperienza professionale e principali posizioni ricoperte

Attuale:

 

 

 

 

 

 

 

 

Posizioni precedenti:

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

Direttore generale della Banca d'Italia. Sostituisce il Governatore in caso di assenza o impedimento di quest'ultimo.

Presidente dell'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS). In tale ruolo è membro del consiglio generale del Comitato europeo per il rischio sistemico.

Supplente del Governatore in seno al consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali.

Membro supplente per l'Italia nel Gruppo dei Sette (G7) e nel Gruppo dei Venti (G20).

Membro del gruppo di lavoro n. 3 dell'OCSE.

Membro del consiglio di amministrazione del Centro internazionale di studi monetari e bancari (ICMB) di Ginevra e del consiglio direttivo dell'Istituto Einaudi per l'economia e la finanza (EIEF).

È stato insignito dell'onorificenza di Grande Ufficiale al merito della Repubblica italiana.

 

Dal 2004 al 2017 è stato accompanying person e supplente del Governatore della Banca d'Italia nel consiglio direttivo della Banca centrale europea (Governatori Antonio Fazio, Mario Draghi e Ignazio Visco).

Dal 2014 al luglio 2019 è stato membro del Consiglio di vigilanza del Meccanismo di vigilanza unico presso la Banca centrale europea.

Dal 2012 a maggio 2019 è stato membro del direttorio e Vice Direttore Generale della Banca d'Italia.

Nel 2013 e dal 2015 al 2018 è stato membro del consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali (BIS).

Dal 2003 al giugno 2019 è stato membro del Comitato sul sistema finanziario globale della Banca dei regolamenti internazionali.

Dal 2013 è membro del Consiglio dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS).

 

Entrato a far parte del Servizio studi della Banca d'Italia nel 1985, è successivamente divenuto manager (2000), primo manager e capo della Direzione monetaria e finanziaria (2004), senior manager e capo del Servizio studi di congiuntura e politica monetaria (2007), e Direttore centrale per l'Eurosistema e l'analisi della stabilità finanziaria (2011).

Ha insegnato "Concorrenza e performance del sistema finanziario europeo" nell'ambito del master in economia europea e finanza internazionale all'Università degli studi di Roma "Tor Vergata" (2004-2005).

Ha insegnato "Teoria e pratica dei mercati finanziari" nell'ambito del corso di dottorato della facoltà di economia dell'Università degli studi di Roma "Tor Vergata" (1995-96).

È stato assistente ricercatore in econometria presso l'Università LUISS di Roma (1982-83).

 

altre posizioni

2010-12:

2005-11:

1999-2007:

2010-11:

 

2005-06:

 

2000-01:

 

1999-2002:

1998-2000:

Direttore responsabile del Rapporto sulla Stabilità Finanziaria della Banca d'Italia.

Membro del consiglio di amministrazione dell'International Journal of Central Banking.

Redattore dei capitoli sulla moneta, il credito e la finanza della Relazione annuale e del Bollettino economico della Banca d'Italia.

Presidente del gruppo di lavoro sul rischio sovrano e le condizioni di finanziamento delle banche facente capo al Comitato sul sistema finanziario globale (Banca dei regolamenti internazionali).

Presidente del gruppo di studio sulla volatilità del mercato finanziario facente capo al Comitato sul sistema finanziario globale (Banca dei regolamenti internazionali).

Presidente del gruppo di lavoro su efficienza, concorrenza e flussi di credito nel contesto dello studio promosso dai ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali dei paesi del G10 sul processo di consolidamento del settore bancario e finanziario.

Rappresentante della Banca d'Italia presso il gruppo di esperti monetari di alto livello dell'OCSE (Parigi).

Membro del gruppo di lavoro sui mercati degli strumenti di capitale istituito dai governatori delle banche centrali dei paesi del G10.

Ha tenuto seminari su temi di economia e finanza presso le seguenti istituzioni: American Economic Association, consiglio direttivo del Federal Reserve System, Federal Reserve Bank of Chicago, Banca dei regolamenti internazionali, De Nederlandsche Bank, Federal Deposit Insurance Commission, Borsa di Milano, Associazione Bancaria Italiana, ministero dell'Economia e delle Finanze della Repubblica italiana, Consob, Istituto universitario europeo (Firenze), London Business School, London School of Economics, Università Bocconi, Bank of Canada, Università La Sapienza, Università Tor Vergata, Center for International Studies, Istituto per la Ricerca sociale, Center for Economic Policy Research (CEPR), Monte Titoli S.p.A., Università di Pavia, Bank of England, Associazione per gli Studi di Banca e Borsa, Università LUISS, Università Cattolica di Milano, Università di Ancona, Università di Sassari, Università di Verona, Autorità Garante per la Concorrenza, Associazione Prometeia, Frankfurt Institute for Law and Finance, Banque Centrale du Luxembourg.

È membro della Società italiana degli economisti, dell'American Finance Association e dell'American Economic Association. Ha pubblicato studi sul settore bancario e finanziario in numerose riviste italiane e straniere (cfr. elenco allegato).

È stato referee per riviste italiane e straniere, tra cui le seguenti: American Economic Review, Quarterly Journal of Economics, Journal of Money, Credit and Banking, Review of Economics and Statistics, Journal of Financial Intermediation, Journal of Banking and Finance, Journal of Development Economics, Journal of the European Economic Association (JEEA), Open Economies Review, Journal of Development Economics, International Review of Economic and Finance, Economic Modelling, Economic Notes, Rivista di Politica Economica, Moneta e Credito, e Politica Economica.

premi e borse di studio

2006

 

1985

 

1983

 

Conferimento del "Premio giornalistico internazionale Santa Margherita Ligure per l'economia" quale miglior saggista di economia.

Borsa di studio "Paolo Andreini" della Banca d'Italia per studi di economia all'estero.

Borsa di studio del ministero dell'Istruzione per studi di economia politica all'estero.

principali pubblicazioni

 

principali articoli in riviste internazionali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

libri e monografie

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

altri articoli e discorsi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

documenti di lavoro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Are Mergers Beneficial to Consumers? Evidence from the Market for Bank Deposits", con Focarelli D., The American Economic Review, vol. 93, n. 4, settembre 2003 (pubblicato anche in Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 448, luglio 2002).

"The Interaction between Capital Requirements and Monetary Policy" (2014), con Angelini P. e Neri S., Journal of Money, Credit and Banking, vol. 46, n. 6, settembre 2014.

"Do Mergers Improve Information? Evidence From the Loan Market" con Schivardi F. e Shum M., The Journal of Money, Credit and Banking, vol. 41, n. 4, pagg. 673-709, 2009 (pubblicato anche come Working Paper n. 4961, CEPR, Londra).

"Why do companies go public? An Empirical Analysis", con Pagano M. e Zingales L., Journal of Finance, vol. LIII, n. 1, 1998.

"The Coordination of Micro and Macro-Prudential Policy in Europe" (2015), con Alessandri P., European Economy, 2015.3.

"Consolidation and Efficiency in the Financial Sector: A Review of the International Evidence", con Amel D., Barnes C. e Salleo C., Journal of Banking and Finance, vol. 28, n. 10, 2004 (pubblicato anche come Working Paper 2002-47, Board of Governors, Federal Reserve System).

"The Stability of the Relation between the Stock Market and Macroeconomic Forces", Economic Notes, 2002, n. 3, (pubblicato anche in Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 393, 2003).

"Will A Common European Monetary Policy Have Asymmetric Effects?", con Guiso L., Kashyap A. e Terlizzese D., Economic Perspectives, Federal Reserve Bank of Chicago, n. 56, 2000 (pubblicato anche in Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 325, 2000).

"Why do Banks Merge?", con Focarelli D. e Salleo C., Journal of Money, Credit and Banking, vol. 34, n. 4, novembre 2002 (pubblicato anche in Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 361, 1999).

"The Performance of Italian Equity Funds", con Cesari R., Journal of Banking and Finance, 26, 2002 (pubblicato anche in Banca d'Italia, Temi di Discussione), n. 325, 1998).

"The stock market as a source of capital: some lessons from initial public offerings in Italy", con Pagano M. e Zingales L., European Economic Review, n. 40, 1996.

 "Les interactions négatives entre banques et états", con Angelini P. e Grande G., Revue d'économie financière, n. 111, settembre 2013.

 "Supplementary pension schemes in Italy: Features, development and opportunities for workers", con Cesari R. e Grande G., Giornale degli economisti e annali di economia, vol. 67, n. 1, pagg. 21-40, 2008.

 

 

"The impact of sovereign credit risk on bank funding conditions" (2011), pubblicato in CGFS Papers n. 43, Banca dei regolamenti internazionali, Basilea (relazione del gruppo di lavoro sul rischio sovrano e le condizioni di finanziamento delle banche del Comitato sul sistema finanziario globale).

 

"Financial Sector Pro-cyclicality: Lessons from the Crisis" (2009), coordinatore (con Angelini P.), Banca d'Italia, Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers), n. 44, aprile 2009.

 

Geneva Reports on the World Economy, No. 9: International Financial Stability, (2007), (con Ferguson R., Hartman P. e Portes R.), pubblicato dall'International Center for Monetary and Banking Studies (ICMB) e dal CEPR.

Il sistema finanziario e il Mezzogiorno. Squilibri reali e divari finanziari (2006), Cannari L. e Panetta F. (a cura di), Cacucci Editore, Bari

Il sistema bancario italiano negli anni novanta. Gli effetti di una trasformazione (2004), Il Mulino, Bologna.

La previdenza complementare in Italia: caratteristiche, sviluppo e opportunità per i lavoratori , con Cesari R. e Grande G., Banca d'Italia, Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers) n. 8, maggio 2008.

"The Recent Behaviour of Financial Market Volatility", Banca dei regolamenti internazionali, BIS Economic Papers n. 29, agosto 2006 (relazione del gruppo di studio del Comitato sul sistema finanziario globale).

Le nuove regole sulla liquidità e la politica monetaria (2014), pubblicato in Liquidità e nuove regole sulle banche: calibrazione e impatti, (serie ARIME), Franco Angeli, Milano.

 

 

Central banking in the XXI century: never say never (intervento in occasione della Conferenza sul tema "Central banking and monetary policy: Which will be the new normal?"), Università Cattolica, Milano, aprile 2016.

21st Century cash: Central banking, Technological innovation and digital currencies, pubblicato in Do we need Central Bank Digital Currency? Economics, Technology and Institutions, Larcier, atti della conferenza SUERF, 2018.

Why do banks securitize their assets? Bank-level evidence from over one hundred countries in the pre-crisis period, con Pozzolo A.F., Banca d'Italia, Temi di discussione (Working Papers), n. 1183, 2018.

The Distributional Consequences of Monetary Policy, 18a Annual DNB Research Conference "Distributional implications of the crisis and policy responses", Amsterdam, 20 novembre 2015.

On the special role of macroprudential policy in the euro area, in Putting Macroprudential Policy to Work, DNB Occasional Studies, vol. 12-7 (2014).

Finanza, rischi e crescita economica (intervento in occasione della conferenza all'Università Bocconi sul tema "Benchmarking the UK market: A way to create an efficient and effective capital market in Italy?"), Milano, gennaio 2016.

"Prudential policy at times of stagnation: a view from the trenches", con Alessandri P., Banca d'Italia, Questioni di Economia e Finanza Occasional Papers), n. 300, dicembre 2015.

 "Why banks and supervisors must act now", con Carney M., Financial Times, 11 luglio 2011.

"La transizione verso un sistema finanziario più stabile", Quaderni dell'Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa, n. 287, marzo 2015.

The European Banking and Capital Markets Unions: Challenges and Risks, intervento in occasione della conferenza internazionale di Foundation for European Progressive Studies e Fondazione Italianieuropei, Roma, 6 febbraio 2015.

Crescita economica e finanziamento delle imprese, Rivista AIAF online, 2015, n. 94.

La nuova vigilanza bancaria europea e l'Italia, intervento in occasione della conferenza sul tema "Le Banche Popolari dal XX al XXI Secolo", Roma, 19 giugno 2014.

Imprese: una finanza diversa è possibile, SACE MAG, n. 2, 2014.

"The negative feedback loop between banks and sovereigns", con Angelini P. e Grande G., Banca d'Italia, Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers), n. 213, gennaio 2014.

Un sistema finanziario per la crescita, atti della conferenza sul tema "Il risparmio degli italiani è al sostegno della crescita?", The Adam Smith Society, Milano, 27 gennaio 2014.

Il credito e il finanziamento delle imprese, intervento in occasione della conferenza sul tema "Reload Banking. La banca del domani per un nuovo sviluppo dell'Italia", Federazione delle Banche di Credito Cooperativo Lazio Umbria Sardegna, Roma, 21 giugno 2013.

Macroprudential tools: where do we stand?, intervento in occasione della presentazione della Financial Stability Review 2013, Banque Centrale du Luxembourg, 14 maggio 2013.

Banche, Finanza, Crescita, Quaderni dell'Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa, n. 273, marzo 2013.

Pro-cyclicality of capital regulation: is it a problem? How to fix it?, con Angelini P., Enria A., Neri S. e Quagliariello M., Banca d'Italia, Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers), n. 74, ottobre 2010.

"Domanda e Offerta di Credito in Italia durante la crisi finanziaria", con Signoretti F.M., Banca d'Italia, Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers) n. 63, aprile 2010.

An assessment of financial sector rescue programmes, con Faeh T., Grande G., Ho C., King M., Levy A., Signoretti F.M., Taboga M. e Zaghini A., Banca d'Italia, Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers), n. 47, luglio 2009.

"Evoluzione del sistema bancario e finanziamento dell'economia nel Mezzogiorno", Moneta e Credito, vol. LVI, n. 222, giugno 2003 (pubblicato anche in Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 467, marzo 2003).

"La trasformazione del sistema bancario italiano e i suoi effetti sulle imprese e sui risparmiatori", con Focarelli D., (documento per la conferenza "Quarant'anni di Economia a Verona"), Banche e Banchieri, n. 4, 2002.

"Il sistema bancario italiano nell'area dell'euro", con Gambacorta L. e Gobbi G., Bancaria, vol. 57, n. 3, 2001.

"Determinanti e conseguenze delle acquisizioni e fusioni bancarie", con Focarelli D. e Salleo C., Banca Impresa Società, n. 1, 1999.

"La congiuntura creditizia in Italia" (documento per il Convegno Sadiba 26) Quaderni dell'Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa, n. 198, marzo 2003.

"Le banche e i servizi finanziari alle imprese" (documento per il Convegno Sadiba 25), Quaderni dell'Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa, n. 185, marzo 2002.

"Is There an Equity Premium Puzzle in Italy? A Look at Asset Returns, Consumption and Financial Structure over the Last Century", con Violi R., Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 339, 1999.

"Portafogli gestiti e tassi di rendimento: alcune considerazioni", con Cesari R., Bancaria, n. 1, 1998.

"Innovazioni strutturali nel mercato azionario: gli effetti della contrattazione continua", con Impenna C. e Maggio P., in Rapporto IRS sul mercato azionario, Istituto per la Ricerca Sociale, Milano (pubblicato anche in Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 248, 1995).

"La volatilità dei corsi dei CCT e i coefficienti patrimoniali del Comitato di Basilea", con Drudi F., il Risparmio, n. 3, 1994.

"I tassi d'interesse reali: l'esperienza degli ultimi trent'anni (1960-1992)", con Levy A., in L'alto prezzo del danaro, Ciocca P. e Nardozzi G. (a cura di), Laterza, Bari, 1993 (pubblicato anche in Bancaria, n. 4, 1994).

Privatizzare: come? Spunti da una ricognizione comparata dei casi inglese e francese, con Chiri S., Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 197, 1993.

"Rischio di tasso d'interesse e coefficienti patrimoniali: un'applicazione di modelli multifattoriali", con Drudi F., Finanza, Imprese e Mercati, il Mulino, n. 3, 1992.

"Rischio di tasso d'interesse e coefficienti patrimoniali: un'analisi dei regolamenti SIM", con Drudi F., Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 180, 1992.

"Il mercato finanziario italiano nel processo di integrazione economica europea", Il Risparmio, n. 5, settembre-ottobre 1992.

"Gli effetti della quotazione internazionale: il caso delle azioni italiane a Londra", Finanza, Imprese e Mercati, Il Mulino, n. 3, dicembre 1991 (pubblicato anche in Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 156, 1991).

"La struttura fattoriale del mercato azionario italiano", in Ricerche applicate e modelli per la politica economica, Banca d'Italia, vol. II, 1991.

"Evoluzione e performance dei fondi comuni mobiliari italiani", con Zautzik E., Il rischio azionario e la Borsa, a cura del Centro Baffi dell'Università Bocconi (pubblicato anche in Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 142, 1990).

"Organizzazione ed efficienza del mercato azionario", Economia, società e istituzioni, ottobre 1989.

Evoluzione recente del sistema finanziario italiano: effetti sull'allocazione del risparmio e sulla struttura dell'intermediazione finanziaria, atti del Convegno "I gruppi plurifunzionali nelle strategie di mercato delle banche e delle assicurazioni", Trieste, novembre 1989.

"Recent Changes in the Organization and Regulation of Capital Markets in Italy", con Caranza C. e Pepe R., in Changes in the Organization and Regulation of Capital Markets, Banca dei regolamenti internazionali, aprile 1987.

 

 

"Monetary Policy and Macroprudential Policy", con Angelini P. e Neri S., Banca d'Italia, Temi di Discussione (Working Papers), n. 801, marzo 2011. Pubblicato anche nella serie Working Paper della Banca centrale europea, n. 1448, luglio 2012.

Why Do Banks Securitize their Assets? con Pozzolo A., mimeo, Banca d'Italia.

The Causes and Consequences of Going Public, con Generale A. e Signoretti F., mimeo, Banca d'Italia.

How Interest Sensitive is Investment? Very (when the data are well measured), con Guiso L., Kashyap A. e Terlizzese D., mimeo, Banca d'Italia.


 

ALLEGATO 2: RISPOSTE DI Fabio Panetta AL QUESTIONARIO

Questionario per il candidato alla carica di

membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea

(Fabio Panetta)

 

 

A. Informazioni di carattere personale e professionale

 

1. Potrebbe illustrare i principali aspetti delle Sue competenze professionali in ambito monetario, finanziario e commerciale e i principali aspetti della Sua esperienza a livello europeo e internazionale?

Durante tutta la mia vita professionale ho svolto l'attività di banchiere centrale. Sono entrato in Banca d'Italia nel 1985 e sono diventato membro del direttorio e vice direttore generale nel 2012. Attualmente ricopro la carica di direttore generale. Sono altresì presidente dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) e, nell'ambito di tale ruolo, sono membro del consiglio generale del Comitato europeo per il rischio sistemico.

Assieme agli altri membri del direttorio della Banca d'Italia ho la responsabilità, in qualità di direttore generale, di gestire gli affari di ordinaria amministrazione e di definire l'orientamento strategico dell'Istituzione in relazione a un'ampia gamma di questioni. Le funzioni della Banca d'Italia includono, tra l'altro: concorrere alle decisioni di politica monetaria nell'area dell'euro e alla loro attuazione in Italia; vigilare sugli intermediari bancari (nell'ambito del Meccanismo di vigilanza unico) e non bancari; vigilare sui mercati dei titoli di Stato italiani e sulle infrastrutture di mercato italiane; vigilare e garantire il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti italiano e prestare servizi di pagamento nell'area dell'euro (gestione di TIPS, Target2 e Target2 Securities);[3] adottare politiche macroprudenziali. La Banca d'Italia è altresì competente per la lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo.[4]

Nel corso della mia carriera ho acquisito un'esperienza approfondita riguardo a un'ampia gamma di attività delle banche centrali e ho dimostrato padronanza nell'affrontare nuove questioni. Sono stato assegnato al Servizio Studi della Banca d'Italia nel 1985; nel 2007 sono diventato capo del Servizio congiuntura e politica monetaria. Nel 2011 sono stato nominato direttore centrale con il compito di coordinare le attività connesse con la partecipazione della Banca d'Italia all'Eurosistema e l'analisi della stabilità finanziaria. In seno al direttorio, nel corso degli anni, sono stato responsabile, tra l'altro, delle operazioni di politica monetaria e della vigilanza bancaria.

Dal 2004 ho partecipato alle riunioni del consiglio direttivo della BCE, in un primo momento in qualità di "accompanying person" e successivamente di supplente del governatore. Ho avuto così il privilegio di vivere i primi anni epocali della politica monetaria unica. Ho anche partecipato al processo di elaborazione delle politiche durante il difficile periodo della crisi finanziaria e della crisi del debito sovrano. Ho contribuito attivamente all'istituzione dell'Unione bancaria (UB) in qualità di membro del Consiglio di vigilanza del Meccanismo di vigilanza unico (SSM) dalla sua creazione nel 2014 fino al luglio 2019.

La partecipazione a forum internazionali mi ha permesso di constatare di persona l'importanza della cooperazione internazionale. Inoltre, sono stato membro del Comitato sul sistema finanziario globale della Banca dei regolamenti internazionali (BRI), del Forum macroprudenziale della BCE (in qualità di membro del Consiglio di vigilanza), del Consiglio di amministrazione della BRI (attualmente sono uno dei membri supplenti). Sono il membro supplente dell'Italia nelle riunioni dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del Gruppo dei sette paesi (G7) e del Gruppo dei venti paesi (G20).

Sono membro del Consiglio di amministrazione dell'International Center for Monetary and Banking Studies (ICMB) di Ginevra.

Accanto a una lunga e diversificata esperienza riguardo a questioni politiche, ho maturato un'esperienza professionale in ambiente universitario e ho pubblicato studi su temi monetari e bancari su riviste internazionali.

 

2. Detiene partecipazioni finanziarie in un'impresa o impegni di altra natura suscettibili di confliggere con le Sue future funzioni? Vi sono altri fattori di rilievo, personali o di altra natura, di cui il Parlamento dovrebbe tenere conto in sede di valutazione della Sua nomina?

 

No. In qualità di membro del direttorio della Banca d'Italia, mi attengo a regole rigorose in materia di conflitti di interesse, riservatezza, incarichi esterni, accettazione di doni o altre utilità e investimenti finanziari, ispirate al rispetto dei valori di riferimento della Banca d'Italia: indipendenza, imparzialità, lealtà e discrezione. In qualità di ex membro del Consiglio di vigilanza, ho sottoscritto e mi sono attenuto al codice di condotta, agli obblighi di trasparenza e alle restrizioni in materia di investimenti che si applicano agli organi decisionali della BCE. In qualità di presidente dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), mi attengo al codice di condotta e agli obblighi di trasparenza dell'IVASS.

Non sono affiliato ad organizzazioni private. Non possiedo alcun investimento o partecipazione in società finanziarie o non finanziarie.

 

3. Quali sarebbero gli obiettivi guida che perseguirebbe durante il Suo mandato alla Banca centrale europea?

 

Perseguire con fermezza il mandato di mantenere la stabilità dei prezzi è il maggiore contributo che la BCE può dare alla costruzione di un'Europa più forte, più resiliente, più prospera e più equa. Garantire che la BCE adempia al proprio mandato, in conformità dei trattati dell'UE, è e continuerà ad essere il principio guida fondamentale per tutti i membri del Comitato esecutivo.

Al tempo stesso, la BCE deve essere costantemente attenta alle possibili conseguenze indesiderate delle sue politiche per la stabilità del sistema finanziario, in particolare quando vengono utilizzati nuovi strumenti. In queste circostanze, è necessario un elevato livello di vigilanza per individuare prima possibile eventuali effetti di questo tipo; le condizioni economiche e finanziarie devono essere continuamente analizzate in tutte le direzioni, senza preclusioni o pregiudizi.

Per quanto riguarda il funzionamento interno della BCE, la cultura organizzativa che meglio può garantire il perseguimento di tali obiettivi è quella che incoraggia l'adozione di un approccio pragmatico, basato sui dati e aperto a tutti i livelli in seno all'istituzione. Se sarò nominato membro del Comitato esecutivo, mi impegnerò costantemente per promuovere maggiormente questo tipo di cultura.

Come spiegherò più chiaramente nelle risposte successive, se sarò nominato membro del Comitato esecutivo mi impegnerò anche per sviluppare ulteriormente una più forte cultura dell'empowerment e delle pari opportunità indipendentemente dal genere, dalla nazionalità o da altre distinzioni.

 

B. Politica monetaria della BCE

 

4. Quale politica monetaria dovrebbe portare avanti la BCE nelle attuali condizioni macroeconomiche? Come vede le prestazioni della BCE per quanto riguarda la realizzazione del suo obiettivo primario di mantenere la stabilità dei prezzi?

 

L'azione della BCE deve continuare ad essere guidata dall'obiettivo primario di mantenere la stabilità dei prezzi nell'area dell'euro. A questo proposito, secondo dati recenti le prospettive di inflazione non sembrano essere in linea con l'obiettivo del Consiglio direttivo di mantenere un'inflazione inferiore ma prossima al 2 % e richiedono pertanto una politica monetaria accomodante: le informazioni in entrata (sia i dati concreti che le informazioni soft) indicano che il rallentamento della crescita si sta dimostrando superiore a quanto previsto solo pochi mesi fa, a causa della perdurante debolezza del commercio internazionale in un contesto di persistenti incertezze globali che gravano in particolare sul settore manifatturiero e, più in generale, sulla fiducia delle imprese e sulla loro propensione agli investimenti. Come dimostra costantemente l'esperienza passata, un rallentamento prolungato nel settore manifatturiero tende a ripercuotersi su altri settori chiave dell'economia, come il settore dei servizi.

In un'economia in rallentamento, l'inflazione attuale e prevista rimane contenuta e non in linea con l'obiettivo del Consiglio direttivo della BCE. Ciò comporta soprattutto il rischio di uno spostamento verso il basso delle aspettative di inflazione delle famiglie e delle imprese, che, se non contrastato, potrebbe rendere più difficile il conseguimento della stabilità dei prezzi. Ciò significa che è necessario il sostegno alla politica monetaria per garantire che le condizioni di finanziamento rimangano favorevoli, in modo da rafforzare gli investimenti, la fiducia, l'occupazione e, di conseguenza, la crescita dei salari e dei prezzi.

 

Credo che la BCE sia riuscita in larga misura a raggiungere il suo obiettivo primario. La pressione al rialzo sull'evoluzione dei prezzi è rimasta sempre contenuta. Durante la crisi, l'area dell'euro ha dovuto affrontare un rischio di deflazione senza precedenti e la BCE ha dovuto ampliare il proprio strumentario al di là degli strumenti politici standard. Le sfide poste da tale situazione sono state affrontate dalla politica monetaria della BCE, che ha impedito la concretizzazione dei rischi deflazionistici e ha arrestato il deterioramento al ribasso delle aspettative di inflazione, sostenendo così la crescita economica e l'occupazione. L'analisi economica e l'esperienza passata di altri paesi indicano che la deflazione è una malattia perniciosa difficile da debellare che può far precipitare l'economia in un circolo vizioso di calo della domanda, riduzione dell'attività economica, aumento della disoccupazione e instabilità finanziaria, soprattutto quando l'economia è caratterizzata da elevati livelli di indebitamento.

 

5. Cosa pensa del pacchetto di misure di stimolo del Consiglio direttivo della BCE del 12 settembre e della sua decisione sulle indicazioni prospettiche? Qual è il Suo parere sulle modalità di adozione di questa decisione, in particolare alla luce dell'opposizione espressa pubblicamente da alcuni membri del Consiglio direttivo della BCE in seguito alla decisione? Più in generale, qual è il Suo parere sulle modalità di adozione delle decisioni di politica monetaria in passato? Ritiene che esse vadano cambiate e, in caso affermativo, in che modo?

 

Il pacchetto di misure adottato dal Consiglio direttivo della BCE in settembre è stato una risposta proporzionata e adeguata alla situazione macroeconomica che ho descritto nella mia risposta precedente. In linea con il mandato primario della BCE di mantenere la stabilità dei prezzi, la decisione era intesa a contrastare il rischio che un livello di inflazione costantemente basso, indotto dalla debolezza economica, possa degenerare in una riduzione permanente delle aspettative di inflazione o addirittura in un riemergere della minaccia di deflazione. Il pacchetto di misure adottato dal Consiglio direttivo fornirà il necessario sostegno all'attività economica e all'inflazione.

Constato, anche considerando il dibattito pubblico, che le opinioni del Consiglio direttivo sono state unanimi sull'opportunità di adottare un orientamento accomodante della politica monetaria. Al tempo stesso, vi erano opinioni divergenti sugli specifici strumenti di politica monetaria più idonei a fornire il necessario sostegno alle prospettive di crescita e di inflazione. Ciò non sorprende visto che l'incertezza sugli effetti relativi dei singoli strumenti non usuali è naturalmente elevata e diffusa in questa fase. Considero questo un segnale di un dibattito franco e costruttivo.

In base alla mia esperienza, le decisioni di politica monetaria del Consiglio direttivo sono sempre prese sulla base di un'analisi approfondita delle condizioni economiche e finanziarie nazionali e globali come pure del pro e del contro delle diverse opzioni. Ciò consente a tutti i membri del Consiglio direttivo di esprimere le proprie opinioni e di cercare di raggiungere un consenso ogniqualvolta possibile. Sono disponibili disposizioni adeguate per giungere a una conclusione in caso di disaccordo. In un grande organo decisionale è inevitabile – e, credo, anche sano – avere opinioni diverse. La governance in atto garantisce che un dibattito equo sia sempre possibile, ma anche che il Consiglio direttivo possa sempre giungere a conclusioni operative. Nel complesso, le analisi empiriche indicano che le misure adottate dal Consiglio direttivo della BCE sono state finora efficaci nel sostenere la domanda interna e l'inflazione.

 

6. Come valuta gli effetti dei bassi tassi di interesse?

 

Le prove di cui sono a conoscenza indicano che l'effetto dei tassi di interesse bassi e persino negativi sull'economia nel suo complesso è stato ampio e positivo. La trasmissione dei tassi di interesse bassi o persino negativi della BCE alle condizioni di finanziamento delle imprese e delle famiglie è proseguita in modo positivo ed è stata ulteriormente rafforzata da effetti di segnalazione attraverso le aspettative sui tassi di interesse.

Al tempo stesso, permane il rischio di effetti collaterali di tassi bassi e negativi, se essi vengono mantenuti per un lungo periodo di tempo. Si teme che, al di là di un certo livello, una politica di tassi negativi possa avere effetti negativi sul comportamento delle famiglie per quanto riguarda la propensione al risparmio e al consumo, sulle politiche creditizie delle banche e sulla redditività degli intermediari finanziari. Il sistema di differenziazione dei tassi introdotto in settembre dal Consiglio direttivo mira ad attenuare tali problemi (aiutando le banche a far fronte ai costi diretti del mantenimento di liquidità in eccesso remunerata a un tasso negativo in depositi presso la banca centrale) al fine di sostenere il meccanismo di trasmissione della politica monetaria.

Il contesto di bassi tassi di interesse sostiene l'attività economica anche incoraggiando l'assunzione di rischi economici. Tuttavia, si teme anche che in alcuni segmenti di mercato l'accresciuta assunzione di rischi possa comportare rischi per la stabilità finanziaria. È importante che la BCE continui a monitorare costantemente tali rischi. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, il modo migliore per affrontare tali rischi è quello di ricorrere ad altre leve politiche, in particolare quando essi sono localizzati in paesi o mercati specifici. Le politiche macroprudenziali, che possono essere adattate alle circostanze di singoli paesi o settori (come quello immobiliare), sono le più idonee per affrontare eventuali eccessi nelle dinamiche dei prezzi delle attività.

Nella congiuntura attuale, i benefici delle misure della BCE, compresi i tassi negativi, sono tuttora superiori ai loro potenziali effetti collaterali. Ciononostante, è necessario un monitoraggio continuo per far sì che questa affermazione rimanga valida. In una prospettiva a più lungo termine, il Consiglio direttivo può riesaminare le misure in atto e decidere in merito a ulteriori misure di attenuazione qualora si ritenga che i benefici netti di alcune di esse stiano diminuendo.

 

7. Vent'anni dopo l'introduzione dell'euro, ritiene che sia giunto il momento di procedere a una revisione del quadro di politica monetaria della BCE?

 

Sono al corrente che la Presidente Lagarde ha già indicato, sia nelle sue risposte al Parlamento europeo che in un recente discorso, che nel prossimo futuro sarà avviata una revisione strategica.

Ritengo che il quadro attuale abbia conseguito risultati ampiamente positivi. Tuttavia, una revisione è appropriata e necessaria sotto molti aspetti, considerando che dall'avvio dell'Unione economica e monetaria il contesto macroeconomico è cambiato (non solo nell'area dell'euro, ma anche a livello mondiale) ed è importante giungere a delle conclusioni sugli insegnamenti tratti dalla crisi finanziaria. Altre banche centrali effettuano regolarmente una revisione delle proprie politiche; l'ultima revisione da parte della BCE risale al 2003, per cui è ora giunto il momento di procedere a una nuova revisione.

Una revisione approfondita contribuirà a garantire che il quadro di politica monetaria della BCE continui ad essere conforme al mandato della BCE, come indicato nel trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Se sarò nominato membro del Comitato esecutivo, affronterò queste discussioni con uno spirito aperto, come la Presidente stessa. Proporrò di tener conto delle recenti riflessioni sulla politica monetaria e dell'esperienza maturata in questi anni così importanti, sia in Europa che all'estero. Sono certo che tutti i membri del Consiglio direttivo – con il sostegno del personale – contribuirebbero a tale esercizio in modo costruttivo, con dedizione ed entusiasmo, apportando la loro esperienza, come è sempre avvenuto in passato.

 

8. Come intende assicurare la trasparenza riguardo all'attuazione del programma di acquisto di attività (PAA)? È d'accordo sul fatto che si potrebbe garantire maggiore trasparenza sul programma di acquisto di titoli garantiti da attività (ABSPP) e sul terzo programma di acquisto di obbligazioni garantite (CBPP3)?

La BCE, in quanto istituzione pubblica, ha la responsabilità di essere il più trasparente possibile. La trasparenza, anche riguardo agli aspetti dell'attuazione della politica monetaria, aiuta il pubblico a comprendere la politica monetaria della BCE. Una migliore comprensione da parte del pubblico, a sua volta, rende le decisioni strategiche più credibili ed efficaci e contribuisce alla responsabilità della BCE per il proprio operato. Ciò è particolarmente vero in tempi eccezionali, in cui le misure politiche non convenzionali devono essere spiegate al pubblico con chiarezza e con un riferimento costante al mandato di stabilità dei prezzi.

Per quanto riguarda l'attuazione del programma di acquisto di attività (PAA), ritengo che il grado di trasparenza sia già alquanto elevato. La BCE pubblica sul proprio sito web informazioni dettagliate sugli acquisti mensili, le disponibilità totali e i rimborsi in scadenza in ciascun sottoprogramma del PPA ed è trasparente sui principi che guidano gli acquisti. Per il programma di acquisto di titoli garantiti da attività, ad esempio, la BCE comunica anche quali tranche (senior, mezzanine o equity) di un'emissione possono essere acquistate, la quota massima della consistenza in essere di una tranche che può essere acquistata e quali strumenti possono essere inclusi nell'insieme delle attività sottostanti.

Detto questo, tuttavia, ritengo che la trasparenza delle banche centrali non debba superare determinati limiti, poiché in alcuni casi un'eccessiva trasparenza potrebbe compromettere l'efficacia delle misure di politica monetaria. Ad esempio, vi sono buone ragioni per cui la BCE dovrebbe astenersi dal pubblicare, per alcuni programmi di acquisto, l'esatta disponibilità dei singoli titoli e per cui non dovrebbe consentire alle sue controparti di comunicare l'importo e il tipo di titoli acquistati. Infatti, queste informazioni potrebbero consentire agli operatori di mercato di tentare di orientare la banca centrale, il che potrebbe comportare gravi squilibri dei prezzi di determinati titoli, aumentare i costi per l'Eurosistema e ridurre l'efficacia del programma. Sarebbero bene accette proposte che aumenterebbero la trasparenza senza causare questi effetti collaterali negativi e, se sarò nominato al Comitato esecutivo della BCE, mi impegnerò a valutare attentamente tali proposte.

 

9. Che cosa pensa dei rischi associati al programma di acquisto per il settore societario (CSPP)? Come valuta l'attuale aumento della quota del CSPP sul mercato primario e, allo stesso tempo, l'attuale calo della quota del programma di acquisto del settore pubblico sul mercato secondario?

 

La BCE acquista obbligazioni societarie nell'ambito del CSPP nel mercato primario e secondario, secondo criteri di ammissibilità e limiti predefiniti in termini di quota di emissioni e di emittenti, che tengono conto dei rischi associati a specifici settori. Queste regole sono integrate ex ante da un'attenta due diligence e, dopo l'acquisto, da un costante processo di monitoraggio al fine di limitare i rischi. La cattiva gestione dei rischi potrebbe incidere sulla credibilità e sulla reputazione della banca centrale.

L'Eurosistema adatta gli acquisti effettuati nel quadro del CSPP alle condizioni di mercato, tenendo conto della liquidità dei mercati secondari. Gli acquisti tengono conto anche dei fattori stagionali nelle emissioni e sono soggetti ad alcuni meccanismi di agevolazione. Il parametro di riferimento utilizzato per gli acquisti riflette in maniera proporzionale tutte le emissioni idonee in circolazione. Pertanto, la capitalizzazione di mercato fornisce una ponderazione per ciascuna giurisdizione di emissione nel parametro di riferimento.

Il CSPP è stato efficace nel migliorare le condizioni di finanziamento delle società non finanziarie dell'area dell'euro. Anche se l'acquisto di obbligazioni societarie comporta un livello di rischio leggermente più elevato rispetto ad altre attività tradizionalmente detenute dalle banche centrali, il CSPP si è dimostrato efficiente dal punto di vista del rischio, se si valuta il rischio assunto in relazione al suo contributo al raggiungimento degli obiettivi strategici. Insieme all'acquisto di titoli garantiti da attività e di obbligazioni bancarie garantite, il CSPP può massimizzare l'impatto diretto del PAA sull'economia reale.

Dati i limiti per i titoli sovrani e i conseguenti vincoli di fattibilità per il piano di acquisti di titoli pubblici (PSPP), un contributo relativamente maggiore della componente del settore privato migliora la flessibilità complessiva (e la portata potenziale) del PAA. Esso contribuisce inoltre a contenere l'entità dei possibili scostamenti dei titoli PSPP rispetto allo schema di capitale (che è il termine di riferimento utilizzato per l'allocazione degli acquisti nel quadro del PSPP nei diversi paesi).

In ogni caso, gli acquisti di titoli di Stato sul mercato secondario rimangono la componente principale del PAA.

 

10. A Suo parere, come può la BCE contribuire alla crescita economica, alla transizione ecologica e alla piena occupazione nel rigoroso rispetto del suo obiettivo principale, ossia mantenere la stabilità dei prezzi? A Suo avviso, vi sono altre possibili misure di politica monetaria che permetterebbero di accrescere gli effetti positivi sull'economia reale?

 

Il trattato stabilisce che, fatto salvo l'obiettivo primario di mantenere la stabilità dei prezzi, la BCE sostiene anche le politiche economiche generali dell'Unione europea al fine di conseguirne gli obiettivi. Essi includono una crescita economica equilibrata, la piena occupazione, nonché la tutela e il miglioramento della qualità dell'ambiente.

L'esperienza degli ultimi anni ha confermato che, mantenendo la stabilità dei prezzi, la BCE contribuisce alla prosperità dell'area dell'euro. I rischi per le prospettive di inflazione non sono stati isolati, ma sono andati di pari passo con una crescita debole, bassi livelli occupazionali e stagnazione salariale, crescenti disuguaglianze e minacce alla stabilità finanziaria. Nel quadro di una politica monetaria accomodante, le misure della BCE sostengono la spesa per consumi e gli investimenti delle imprese, sostenendo così la crescita e l'occupazione nell'area dell'euro e migliorando di conseguenza le prospettive di inflazione. Le misure della BCE hanno contribuito al rafforzamento del mercato del lavoro nell'area dell'euro, che ha visto la creazione di circa undici milioni di posti di lavoro dalla metà del 2013 e continua ad essere resiliente.

Una sfida cruciale per l'intero pianeta è rappresentata dalla necessità di capire come affrontare i cambiamenti climatici – che costituiscono una minaccia per la crescita e la prosperità e la stabilità del sistema finanziario – e come contribuire a un uso più sostenibile delle risorse naturali disponibili. Le banche centrali non sono le istituzioni più vicine all'azione di politica ambientale, ma possono e devono fare la loro parte (si veda anche la risposta alla domanda successiva).

Alla Banca d'Italia ci stiamo muovendo in questa direzione. In qualità di presidente del Comitato investimenti, ho indirizzato la politica di investimento del nostro fondo pensione verso l'integrazione di queste preoccupazioni nell'allocazione del nostro patrimonio, escludendo le società che operano in settori che non soddisfano i criteri del Global Compact delle Nazioni Unite e dando la preferenza alle società con i migliori punteggi ambientali, sociali e di governance. Complessivamente, grazie ai nuovi criteri, si prevede un miglioramento dell'impronta ambientale del portafoglio azionario della Banca d'Italia in termini di emissioni totali di gas serra (-23 %, pari a -0,76 milioni di tonnellate), di consumo di energia (-30 %, pari a 7,67 milioni di giga joule) e di consumo di acqua (-17 %, pari a 6,95 milioni di metri cubi). Questi miglioramenti dell'impronta ambientale del portafoglio azionario producono un impatto equivalente a quello che si avrebbe azzerando i consumi annui di energia di circa 140 000 abitazioni e gli usi idrici di oltre 123 000 famiglie. Anche in termini di riduzione delle emissioni di gas serra i risultati raggiunti sono considerevoli: il calo è equivalente all'annullamento delle emissioni annue di 185 000 famiglie. Dal punto di vista finanziario, questo approccio non ha comportato rendimenti peggiori o rischi più elevati.

La Banca d'Italia, come la BCE, partecipa attivamente ai lavori della Rete per l'inverdimento del sistema finanziario – il cui obiettivo è contribuire a sensibilizzare la comunità delle banche centrali sui rischi legati ai cambiamenti climatici – e ai gruppi tecnici nazionali e internazionali sulle questioni climatiche.

Le banche centrali dovrebbero inoltre incoraggiare gli intermediari finanziari a integrare i rischi climatici e sociali nei loro processi decisionali, al fine di migliorare la tariffazione di tali rischi e di orientare l'allocazione delle risorse finanziarie in modo da prestare una maggiore attenzione a tali questioni.

Per quanto riguarda le misure aggiuntive volte a migliorare l'economia reale, le decisioni prese dalla BCE in settembre hanno contribuito e contribuiscono a garantire condizioni finanziarie favorevoli alle imprese e alle famiglie, sostenendo gli investimenti, i consumi, l'occupazione e la crescita dei salari. È importante che la politica monetaria continui a svolgere tale funzione. Queste misure hanno contribuito alla creazione di posti di lavoro nell'area dell'euro (dal 2013 al 2019 sono stati creati oltre 13 milioni di posti di lavoro). Le analisi empiriche della BCE e delle banche centrali nazionali indicano che gli effetti netti di queste politiche hanno ridotto le disuguaglianze nella distribuzione del reddito (poiché la disoccupazione è la principale fonte di disparità).

 

11. Quali sono a Suo avviso le misure necessarie per finanziare il Patto verde per l'Europa? Che cosa pensa delle ripercussioni della politica della BCE sui cambiamenti climatici? Ritiene che la BCE debba allineare i propri acquisti di attività con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e le disposizioni dell'accordo di Parigi sul clima? Ritiene che i programmi di acquisto di attività della BCE debbano essere allineati con il quadro tassonomico dell'UE? Quale ruolo svolgerebbe la BCE nell'ambito della Rete per l'inverdimento del sistema finanziario (NGFS)?

 

Affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici e passare a un sistema a basse emissioni di carbonio è un compito cruciale, che richiede uno sforzo collettivo. A questo proposito, non posso che compiacermi della priorità accordata dalla nuova Commissione europea a una questione così urgente che condizionerà il benessere dei cittadini europei attuali e futuri.

Per raggiungere gli obiettivi concordati nell'accordo di Parigi, dobbiamo valutare correttamente i rischi derivanti dalle attività ad alta intensità di carbonio, al fine di stimolare i necessari cambiamenti nei modelli di produzione e di consumo. A tal fine, la fissazione del prezzo del carbonio è uno strumento politico fondamentale che non solo modificherà i prezzi relativi, ma fornirà anche incentivi per una maggiore efficienza energetica. Questa trasformazione deve essere attuata garantendo un'equa ripartizione degli oneri che essa comporta e tenendo conto delle conseguenze sociali di queste politiche, in un'ottica più ampia di promozione degli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall'ONU e di protezione delle persone più vulnerabili.

Spetta in primo luogo ai governi definire le misure idonee per conseguire questi obiettivi. Considerato che il cambiamento climatico è un'esternalità di carattere globale, il coordinamento internazionale di tali politiche in questo campo deve essere accolto con favore.

La trasformazione energetica necessaria per ridurre le emissioni in linea con l'ambizione degli obiettivi dell'UE richiederà considerevoli investimenti sia in infrastrutture fisiche che in capitale immateriale (compresa la R&S). Il bilancio dell'UE e in particolare la BEI hanno un ruolo cruciale da svolgere, ma è necessario mobilizzare anche le risorse finanziarie private. A tale riguardo, l'UE può intensificare ulteriormente i suoi sforzi e basarsi sulle azioni già avviate con il Piano d'azione per la finanza sostenibile.

La Presidente della BCE ha dichiarato che la riflessione su come la BCE possa contribuire ad affrontare il cambiamento climatico sarà una delle priorità del suo mandato. Il cambiamento climatico può comportare rischi per la crescita economica e per la stabilità del sistema finanziario e può quindi influenzare l'ambiente in cui opera la politica monetaria. È pertanto importante che la BCE, pur rimanendo entro i limiti del proprio mandato, comprenda meglio i canali attraverso i quali i rischi climatici incidono sul sistema economico e finanziario, identifichi i potenziali shock rilevanti per le prospettive di inflazione a breve e medio termine e i possibili effetti sulla trasmissione della politica monetaria e, se necessario, intervenga. 

La creazione della Rete per l'inverdimento del sistema finanziario (NGFS) è stato un importante passo avanti nella definizione e nella promozione delle migliori pratiche delle banche centrali e delle autorità di vigilanza. Le principali banche centrali – tra cui la BCE e la Banca d'Italia – contribuiscono attivamente alla Rete, dando seguito alle raccomandazioni finora formulate nelle sue relazioni. La BCE può contribuire in modo significativo allo studio di possibili modi per integrare i rischi ambientali e climatici nelle attività delle banche centrali, esaminando anche come includere tali rischi nella sua vigilanza micro e macroprudenziale.

A questo proposito, la Banca d'Italia collabora con l'Autorità bancaria europea nello studio dei rischi che i fattori di sostenibilità pongono alla stabilità finanziaria, elaborando metodologie di valutazione di tali rischi e individuando adeguate risposte prudenziali.

Per quanto riguarda il bilancio della BCE, è necessario rendersi conto che l'attuale orientamento accomodante della politica monetaria sta già creando condizioni di finanziamento molto favorevoli per i governi per finanziare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Inoltre, nel quadro del PAA, la BCE ha acquistato notevoli quantità di obbligazioni verdi, contribuendo allo sviluppo del mercato. Con la crescente diffusione di opportunità di investimenti sostenibili e di prodotti finanziari sostenibili, aumenterà anche la quota di attività sostenibili (come le obbligazioni verdi) nel PAA della BCE.

A questo proposito, la tassonomia dell'UE delle attività ecosostenibili e le norme sulle obbligazioni verdi saranno fondamentali per fornire chiarezza e trasparenza agli investitori e stimolare la crescita della finanza sostenibile.

Potrebbe essere utile riflettere se una tassonomia basata sul rischio possa integrare l'approccio attuale e assistere meglio le autorità pubbliche, comprese le banche centrali, nell'individuare le attività più esposte a rischi fisici e di transizione. Infatti, in generale tali rischi non sono attualmente adeguatamente rispecchiati nei prezzi delle attività finanziarie; l'imminente applicazione delle nuove norme dell'UE sull'informativa fornirà maggiori informazioni sui profili di sostenibilità in modo ulteriormente armonizzato, il che può migliorare la valutazione equa da parte dei partecipanti al mercato.

 

12. Secondo Lei, la BCE dovrebbe acquistare un numero più elevato di obbligazioni della BEI per contribuire a finanziare gli investimenti europei, in linea con gli obiettivi primari e secondari della BCE?

 

La BCE ha già acquistato oltre 230 miliardi di obbligazioni emesse dalla BEI e da altre istituzioni sovranazionali nel quadro del suo piano di acquisti di titoli pubblici (PSPP). Poiché la BEI è un ente del settore pubblico, le sue obbligazioni possono essere acquistate solo sul mercato secondario e l'importo totale delle partecipazioni è soggetto a un limite massimo. Nel 2016 il Consiglio direttivo ha aumentato questo limite per le obbligazioni sovranazionali dell'UE dal 33 al 50 % del loro volume, vale a dire al di sopra del corrispondente massimale per i titoli di Stato. Gli acquisti netti di obbligazioni sovranazionali sono ripresi a novembre, nell'ambito del nuovo ciclo di acquisti netti del PSPP.

Una caratteristica importante della BEI è che oltre dieci anni fa ha svolto un ruolo pionieristico nell'emissione di obbligazioni verdi e sta portando avanti il suo forte impegno nel mercato delle obbligazioni verdi. L'Eurosistema ha acquistato obbligazioni verdi della BEI insieme ad altre emissioni verdi nell'area dell'euro, contribuendo così al finanziamento di progetti di azione per il clima.

 

13. Qual è il Suo parere sull'erogazione del sostegno di emergenza alla liquidità (ELA)? Che cosa potrebbe essere migliorato nel processo decisionale relativo alla concessione dell'ELA?

 

Le operazioni di sostegno di emergenza alla liquidità (ELA) sono destinate a sostenere le banche solvibili che si trovino ad affrontare temporanei problemi di liquidità. Conformemente allo statuto del SEBC, l'erogazione dell'ELA è di competenza nazionale. Ne consegue che la decisione di concedere l'ELA è a discrezione delle BCN, che sostengono i costi e i rischi di tali operazioni. I requisiti principali sono la solvibilità della banca o, in caso di violazione dei requisiti di fondi propri del CRR, l'esistenza di un piano di ricapitalizzazione credibile, unitamente alla disponibilità di sufficienti garanzie collaterali che possano essere accettate dalle rispettive BCN.

Negli ultimi anni, l'Eurosistema ha compiuto importanti progressi verso l'armonizzazione dei quadri ELA delle diverse BCN, con l'approvazione di un quadro ELA globale e di un accordo ELA, pubblicato sul sito web della BCE nel maggio del 2017. Al fine di prevenire ogni possibile interferenza con la politica monetaria unica, l'accordo stabilisce la ripartizione delle responsabilità e il processo di condivisione delle informazioni tra le BCN e la BCE. Anche il Consiglio direttivo può essere coinvolto nel processo decisionale, a seconda delle dimensioni e della durata dell'operazione.

 

Negli ultimi anni, ho partecipato personalmente e a più riprese alla prestazione di ELA. In base alla mia esperienza, le procedure attuali si sono generalmente dimostrate efficaci nel salvaguardare la stabilità finanziaria e nel contenere il rischio di contagio. Anche per gli enti creditizi significativi, che sono sotto la diretta supervisione del meccanismo di vigilanza unico, le BCN sono state in grado di valutare accuratamente gli elementi necessari per un'azione regolare, efficace e tempestiva. Di conseguenza, la politica monetaria unica dell'Eurosistema è sempre stata preservata, come richiesto dal trattato.

 

14. Quale ruolo ritiene debba svolgere la BCE in relazione alle valute virtuali? Quali possibilità e quali rischi vede per quanto riguarda i beni virtuali? Quale sarebbe, a Suo avviso, il quadro normativo adeguato per le valute virtuali (e in particolare per le "monete stabili")?

 

L'ultima ondata di innovazione tecnologica sta apportando profondi cambiamenti alla prestazione di servizi finanziari e alla natura degli attori che li forniscono. La tecnologia blockchain (a catena di blocchi) e i beni virtuali fanno parte di questa rivoluzione. Essi hanno tenuto la promessa di offrire un modo più efficace di trasferire denaro, in particolare al di là delle frontiere, ma presentano rischi significativi.

La BCE, come altre banche centrali, presta particolare attenzione a questi sviluppi. Diversi aspetti dei beni virtuali e delle cosiddette "monete stabili" richiedono un'azione coordinata delle autorità pubbliche (ad esempio, autorità antiriciclaggio, autorità fiscali, organismi di normazione, ecc.) al di fuori delle banche centrali. Tuttavia, nella misura in cui i beni virtuali, in particolare le monete stabili, mirano a facilitare la detenzione e il trasferimento di denaro, le loro operazioni rientrano nell'ambito di competenza del quadro di sorveglianza dell'Eurosistema per i sistemi o i regimi di pagamento.

Sebbene non spetti alle banche centrali, ma ai governi e ai parlamenti, decidere se l'emissione e la circolazione di beni virtuali debbano essere consentite, la BCE ha un ruolo da svolgere nella regolamentazione e nella vigilanza su di esse, onde evitare minacce alla stabilità finanziaria e garantire che i sistemi di pagamento dell'area dell'euro rimangano sicuri, efficienti e innovativi, e siano in grado di soddisfare la crescente domanda di immediatezza e di interfacce di facile utilizzo rivolta dai cittadini.

Data la loro intrinseca rischiosità, le monete private stabili non possono rappresentare una soluzione adeguata per fornire servizi di pagamento al dettaglio sicuri, efficienti e innovativi. Infatti, esse comportano un'ampia gamma di sfide difficili da affrontare, che sono state identificate dalla comunità internazionale delle banche centrali. Ad esempio, il rapporto sulle monete stabili globali (GSC), recentemente elaborato dal gruppo di lavoro del Comitato dei supplenti del G7, di cui facevo parte, ha sottolineato che spesso esse mancano di una governance chiara e di un quadro giuridico, il che fa sì che le autorità di regolamentazione non possano identificare chiaramente il soggetto da considerare responsabile della protezione degli utenti e degli investitori. Le monete stabili presentano rischi anche in termini di resilienza operativa, sicurezza informatica, protezione dei dati, riciclaggio e conformità fiscale.

Il principio generale da applicare nella regolamentazione dei beni virtuali e delle monete stabili è quello della neutralità tecnologica e della proporzionalità, in base al criterio "same business, same rules". Le autorità di regolamentazione dovrebbero concentrarsi sui nuovi modelli commerciali e sui rischi derivanti dalle nuove tecnologie, che non erano contemplati al momento dell'introduzione della normativa attuale.

Tuttavia, il compito delle autorità di regolamentazione è reso complesso dalla mancanza di informazioni sui progetti specifici e dal fatto che gli aspetti pertinenti di tali progetti sono spesso preliminari e poco chiari. Questo è uno dei motivi per cui una risposta normativa potrebbe non essere sufficiente a contenere i rischi in questa fase.

Le iniziative di moneta stabile che possono avere un'impronta globale sono suscettibili di creare problemi più ampi, e raggiungere un'"impronta globale" non è un'ipotesi remota quando le monete stabili sono sostenute dai giganti BigTech. Qualsiasi meccanismo di stabilizzazione privato, per quanto ben progettato, presenterà rischi di mercato, di credito o di liquidità suscettibili di compromettere la fiducia e innescare una "corsa alla moneta", in assenza di un prestatore di ultima istanza.

Come risulta dal recente rapporto sulle monete stabili globali (GSC) del gruppo di lavoro del Comitato dei supplenti del G7, di cui sono stato membro, anche i canali di trasmissione della politica monetaria potrebbero essere influenzati, nella misura in cui una moneta stabile ampiamente utilizzata potrebbe rendere i consumi e gli investimenti meno sensibili alle variazioni dei tassi di riferimento. Nei paesi più deboli, la cui moneta non fa parte del paniere valutario, ciò potrebbe addirittura portare a una completa "dollarizzazione" dell'economia.

La comparsa di progetti GSC è un campanello d'allarme per le autorità e le banche centrali, cui non si può rispondere solo con una regolamentazione adeguata, poiché la regolamentazione potrebbe rivelarsi insufficiente per arginare tutti i rischi di un progetto di successo. Non possiamo e non dovremmo impedire alle tecnologie di cambiare il nostro sistema finanziario rendendolo più efficiente e inclusivo, ma dobbiamo essere consapevoli delle conseguenze di vasta portata di queste innovazioni e guidarle, se necessario intervenendo direttamente nei nuovi ecosistemi che esse creano, cosicché la stabilità finanziaria e l'efficacia della politica monetaria non siano messe a rischio.

 

15. In che modo valuta le interazioni tra sistemi di pagamento e politica monetaria? Quale dovrebbe essere il ruolo della BCE, in qualità di banca centrale di emissione, in relazione alle stanze di compensazione funzionanti come controparti centrali (CCP)?

L'Eurosistema ha il compito di promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento e di regolamento, che sono necessari per preservare la stabilità dei mercati finanziari e consentire l'agevole attuazione della politica monetaria. Quando i sistemi di pagamento non funzionano correttamente e i fondi non possono essere trasferiti ordinatamente tra le controparti, il processo di formazione dei prezzi sia sul mercato dei capitali che su quello monetario potrebbe risultare gravemente compromesso e il meccanismo di trasmissione monetaria potrebbe diventare disfunzionale.

La pertinenza del sistema dei pagamenti sotto un profilo di politica monetaria è particolarmente elevata per quanto riguarda le operazioni interbancarie di ammontare elevato. Per questo motivo, l'Eurosistema possiede e gestisce il Sistema di regolamento lordo in tempo reale dell'area dell'euro, TARGET2. Questo sistema, che regola le transazioni da banca a banca e le transazioni commerciali, ed è utilizzato per l'attuazione delle operazioni monetarie, ha sostenuto lo sviluppo di un mercato monetario comune nell'area dell'euro, una condizione necessaria per la trasmissione omogenea degli impulsi monetari in tutti gli Stati membri.

L'importanza del regolare funzionamento del sistema di pagamento per l'attuazione della politica monetaria spiega anche l'interesse della BCE per la solidità finanziaria e operativa delle controparti centrali (CCP). Le CCP si interpongono tra intermediari che negoziano sia sul mercato a pronti che sul mercato pronti contro termine e detta attività comporta ingenti flussi di liquidità infragiornaliera. Ciò implica che, in condizioni di stress del mercato, la liquidità o la carenza di titoli da parte degli intermediari può essere convogliata da o attraverso le CCP, con effetti potenzialmente perturbatori. In una siffatta situazione, la BCE può essere chiamata a fornire alle CCP o alle banche che partecipano alle CCP un sostegno di emergenza alla liquidità, il che rappresenta un motivo in più per monitorare attentamente i possibili rischi derivanti da queste infrastrutture di mercato.

Tali questioni sono diventate più pertinenti all'indomani della crisi finanziaria, in quanto la crescita della compensazione centrale ha amplificato l'importanza sistemica delle CCP nelle principali giurisdizioni. In questo contesto, l'imminente attuazione del quadro normativo rivisto (EMIR 2) rappresenta uno sviluppo positivo, in quanto rafforza la vigilanza UE sulle CCP sistemiche di paesi terzi che compensano grandi volumi di strumenti denominati in euro e garantisce il coinvolgimento delle banche centrali di emissione in tale sorveglianza.

 

16. Quale ruolo prevede in futuro per le operazioni in contanti rispetto alle transazioni elettroniche?

Il contante rimane lo strumento preferito per i pagamenti al dettaglio in diversi paesi dell'UE. Si tratta di un bene sicuro, direttamente a disposizione dei cittadini e con caratteristiche uniche, in quanto garantisce l'anonimato e può essere utilizzato nelle transazioni off-line. Per questi motivi, ritengo che il contante svolgerà un ruolo importante anche nel prossimo futuro. Le banche centrali devono pertanto continuare a garantire elevati livelli di efficienza nella produzione e nella circolazione di tale strumento.

L'area dell'euro, come altre giurisdizioni, sta tuttavia affrontando cambiamenti radicali sia nella domanda che nell'offerta di servizi di pagamento, favoriti dalle innovazioni dell'ecosistema digitale. In questo nuovo contesto, le transazioni elettroniche stanno diventando sempre più popolari e potrebbero alla fine diventare più importanti del contante. L'adozione di nuove tecnologie nella fornitura di servizi di pagamento deve essere incoraggiata nella misura in cui servizi meno costosi, più rapidi e più sicuri aumentano la concorrenza e l'inclusione finanziaria, migliorando il benessere dei cittadini.

17. Qual è la Sua opinione sulle banconote di grosso taglio in euro?

L'Eurosistema deve garantire a basso costo la disponibilità di banconote in euro di alta qualità per i cittadini dell'area dell'euro. Esso deve assicurare un'offerta equilibrata di banconote di taglio diverso, tenendo conto del fatto che le banconote di piccolo taglio sono ampiamente utilizzate nelle operazioni al dettaglio di modesta entità.

Le banconote di grosso taglio sono utilizzate principalmente per motivi del tutto legittimi come l'acquisto di beni o servizi costosi o come riserva di valore. Il motivo della riserva di valore è una caratteristica di valute come l'euro e il dollaro che rappresentano un'attività di riserva. La BCE stima che una parte significativa (circa un terzo) dello stock di banconote in euro in circolazione sia di proprietà di agenti non appartenenti all'area dell'euro; la motivazione della riserva di valore di tale componente dello stock di euro è probabilmente pertinente, sebbene difficile da stimare con precisione.

Allo stesso tempo, la preoccupazione che la domanda di banconote di grosso taglio possa essere trainata anche da attività illegali ha indotto l'Eurosistema a interrompere la produzione di banconote da 500€ (nel maggio 2016) e poi a sospenderne l'emissione (nel gennaio 2019; nel caso della Germania e dell'Austria l'emissione è stata interrotta nell'aprile 2019). Di conseguenza, il volume delle banconote da 500€ in circolazione diminuirà nel tempo; tutte le banconote da 500€ attualmente in circolazione manterranno il loro valore, potranno essere ricircolate e continueranno ad avere corso legale.

18. Qual è il Suo punto di vista sull'eterogeneità delle condizioni monetarie e dell'accesso al credito nell'area dell'euro, e sul relativo impatto sull'uniformità della politica monetaria della BCE?

 

Le misure monetarie adottate dalla BCE nell'ultimo decennio hanno fornito un contributo fondamentale alla riduzione dell'eterogeneità delle condizioni monetarie e della disponibilità di credito nei paesi dell'area dell'euro. Durante la crisi finanziaria e del debito sovrano, le notevoli divergenze nel costo del credito e nell'accesso ad esso hanno minacciato l'unicità della politica monetaria della BCE e il funzionamento del meccanismo di trasmissione. La risposta coraggiosa e senza precedenti della BCE e la sua volontà di agire con determinazione, nell'ambito del suo mandato, per preservare l'euro sono state fondamentali per dissipare i timori di una disgregazione dell'area dell'euro, ripristinare il buon funzionamento dei mercati finanziari e migliorare la trasmissione degli impulsi monetari in tutti i paesi di detta area.

Da allora la BCE ha continuato ad adempiere al proprio mandato e a rispondere al deterioramento delle prospettive macroeconomiche con misure di allentamento sostanziali, fra cui mirate operazioni di rifinanziamento a più lungo termine. Tali decisioni sono riuscite a ridurre i tassi sui prestiti alle imprese e alle famiglie nonché a ridurre ulteriormente la frammentazione dei mercati monetari e creditizi nell'area dell'euro. Queste condizioni monetarie, più accomodanti e più omogenee, sono state fondamentali per la ripresa dei prestiti bancari negli ultimi anni come anche per sostenere gli investimenti e i consumi privati.

 

19. Vari Stati membri dell'UE si stanno preparando a entrare nell'area dell'euro. In che modo ritiene che si possano evitare ulteriori divergenze tra gli Stati membri dell'area dell'euro nel prossimo decennio, alla luce delle condizioni economiche degli Stati candidati? Qual è lo scenario economico preferito per l'allargamento dell'area dell'euro?

 

Tutti gli Stati membri dell'UE – ad eccezione della Danimarca e del Regno Unito, per i quali vale una clausola di non partecipazione – hanno l'obbligo di aderire all'Unione economica e monetaria, ossia di adottare l'euro. Non esiste tuttavia un calendario specifico per tale adozione e la disponibilità e la volontà di ciascuno Stato membro determinerà il momento dell'adozione della moneta unica. Le politiche economiche, finanziarie e istituzionali di ciascuno Stato membro determineranno la sua disponibilità ad aderire all'area dell'euro.

I progressi compiuti verso i criteri di Maastricht e la sostenibilità della convergenza di ciascun paese non appartenente all'area dell'euro sono regolarmente valutati dalla BCE e dalla Commissione nelle rispettive relazioni sulla convergenza.

Il 4 novembre 2014 è diventato operativo il meccanismo di vigilanza unico (SSM) per la vigilanza di tutte le banche dell'area dell'euro. Pertanto, l'adozione dell'euro comporta ora anche la partecipazione all'SSM. Non si tratta di un compito facile e, di conseguenza, gli Stati membri che sono prossimi all'adozione dell'euro dovrebbero avviare una stretta cooperazione con la vigilanza bancaria della BCE. Ciò potrebbe richiedere specifici impegni di riforma.

La natura specifica per paese di tali obblighi sembra la più appropriata per garantire una partecipazione regolare al meccanismo di cambio e, in ultima analisi, alla moneta unica.

 

20. Quali sono i principali rischi e le principali opportunità per l'euro?

 

L'euro ha recentemente celebrato il suo ventesimo anniversario ed è attualmente sostenuto da una percentuale record del 76 % dei cittadini dell'area dell'euro. Per i membri di un'intera generazione, l'euro è l'unica valuta che abbiano conosciuto. Per gli europei in senso ampio, l'euro è il simbolo più tangibile dell'unità europea. Per tutta la durata della crisi, il sostegno alla moneta unica è rimasto elevato, a supporto dell'impegno politico a favore dell'integrità dell'area dell'euro.

L'euro ha portato importanti vantaggi a tutti i cittadini, in primo luogo salvaguardando il loro potere d'acquisto. Dall'introduzione dell'euro l'inflazione media annua è stata dell'1,7 %, un livello nettamente inferiore alla media precedente l'euro, anche negli Stati membri che hanno conseguito risultati notevoli nel mantenimento della stabilità dei prezzi. L'euro consente di trarre pienamente vantaggio dal mercato unico. Eliminando i rischi di cambio e la possibilità di svalutazioni competitive tra le sue giurisdizioni, l'euro ha ridotto in misura sostanziale i costi di transazione e ha facilitato l'integrazione commerciale, a vantaggio dei clienti grazie a prezzi più bassi e delle imprese – comprese le PMI – attraverso catene del valore più strette. L'euro è ampiamente accettato nelle transazioni finanziarie in tutto il mondo, il che facilita il commercio internazionale delle imprese dell'area dell'euro. Inoltre, tutti insieme, i paesi dell'area dell'euro hanno più voce in capitolo nella sfera economica e finanziaria internazionale, su temi quali la regolamentazione dei mercati finanziari internazionali. Alcuni dei vantaggi dell'euro sono stati condivisi anche da paesi non appartenenti all'area dell'euro il cui tasso di cambio è strettamente legato al valore della moneta comune.

Questi progressi possono essere mantenuti e rafforzati da un'Unione economica e monetaria più forte e completa, che comprenda sia i mercati dei capitali e l'unione bancaria che politiche economiche sane. La convergenza economica tra gli Stati membri e al loro interno è necessaria per garantire che i benefici dell'euro siano condivisi in tutta l'area dell'euro e in tutte le componenti della società.

L'euro sta certamente affrontando anche nuove e importanti sfide, come la digitalizzazione e i criptoasset, la sicurezza informatica e il riciclaggio. La BCE, nell'ambito delle sue competenze, contribuisce ad affrontare tali sfide e ad accogliere il cambiamento e l'innovazione. Ad esempio, essa svolge un ruolo attivo e di catalizzatore nella costruzione di un sistema di pagamento più sicuro, innovativo e integrato nell'area dell'euro.

 

21. Quali sono a Suo avviso i rischi e le sfide più importanti per la BCE?

 

Guardando al futuro, le banche centrali dovranno scegliere un quadro monetario adeguato per poter affrontare lo scenario macroeconomico globale caratterizzato da nuove sfide – fra cui il protezionismo, i rischi geopolitici, l'invecchiamento delle società nelle economie avanzate – che possono comportare una crescita persistentemente bassa, un'inflazione bassa e bassi tassi di interesse. Anche l'incertezza economica è destinata ad aumentare in futuro.

È importante ricordare che le misure non convenzionali adottate da diverse banche centrali nell'ultimo decennio costituiscono la risposta allo scenario attuale, piuttosto che la sua causa, e che numerosi studi dimostrano che senza di esse la situazione sarebbe molto peggiore, segnatamente in termini di economia reale. Il mancato riconoscimento delle sfide e l'incapacità di agire in modo tempestivo, proporzionato e, se del caso, innovativo per farvi fronte possono, in ultima analisi, rendere necessaria una risposta ancora più forte in un momento successivo.

Allo stesso tempo, come ho sostenuto in una risposta precedente, sarà fondamentale monitorare costantemente gli effetti collaterali e i benefici netti delle misure non convenzionali: ad esempio, al di là di un certo livello, i tassi negativi possono avere effetti negativi sul comportamento creditizio delle banche e sulla redditività degli intermediari finanziari (una minore redditività potrebbe influire sulle politiche di prestito delle banche e quindi sulla trasmissione della politica monetaria).

In alcuni segmenti di mercato, l'eccessiva assunzione di rischi da parte degli investitori e degli intermediari finanziari può comportare rischi per la stabilità finanziaria che, se necessario, dovranno essere affrontati prontamente con un uso più attivo degli strumenti macroprudenziali.

Data la crescente complessità del panorama finanziario e l'evoluzione delle sue misure politiche, la BCE potrebbe aver bisogno di adeguare la propria comunicazione al fine di spiegare chiaramente le proprie politiche al grande pubblico. Solo se comprendono il ruolo, gli obiettivi e le politiche della loro banca centrale, i cittadini – lavoratori, risparmiatori, investitori, pensionati – possono elaborare aspettative realistiche rispetto ad essi e pianificare il proprio futuro. Ciò contribuirà a definire l'auspicabile e più ampio mix di politiche economiche e il futuro corso economico dell'area dell'euro.

Ho già detto che la BCE dovrà anche impegnarsi in un dibattito più ampio sul modo migliore per contribuire ad affrontare le sfide del cambiamento climatico.

Un'altra sfida è rappresentata dall'impatto sul sistema economico e finanziario della trasformazione digitale in corso. L'integrazione delle nuove tecnologie nella fornitura di servizi finanziari (Fintech) deve essere incoraggiata nella misura in cui servizi meno costosi, più rapidi e più sicuri aumentano la concorrenza, migliorando il benessere dei cittadini, e l'inclusione finanziaria a favore dei più svantaggiati. Tuttavia, un accesso più facile a servizi meno regolamentati pone anche nuove sfide. Mentre alcune di queste – come la tutela dei consumatori – esulano dal mandato della BCE, le banche centrali sono senza dubbio fondamentali per facilitare una transizione graduale verso il panorama dei pagamenti del futuro.

Le stesse banche centrali stanno adottando le nuove tecnologie. La Banca d'Italia ha iniziato a sfruttare l'apprendimento automatico e le tecnologie dei Big Data già anni fa. Queste tecnologie sono ora utilizzate, tra l'altro, per migliorare le previsioni macroeconomiche, identificare le operazioni anomale a fini di lotta al riciclaggio e calcolare in tempo reale gli indicatori di rischio finanziario.

L'ingresso di grandi operatori nel settore finanziario e la possibile adozione di valute digitali globali comportano delle sfide che interessano: le banche, l'adempimento degli obblighi fiscali, la tutela dei consumatori e della privacy, la lotta al riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, il rischio informatico. Possono emergere sfide per la politica monetaria e la stabilità finanziaria.

Questi processi devono essere governati mediante una maggiore cooperazione tra le autorità pubbliche a livello globale. Le banche centrali impiegano ingenti risorse per monitorare i rischi e garantire la stabilità dei prezzi e finanziaria. Il rapporto sulle monete stabili globali del gruppo di lavoro del Comitato dei supplenti del G7 (di cui sono stato membro) fornisce analisi approfondite e orientamenti per un'azione futura.

 

22. Quali sono, per la stabilità finanziaria, i rischi connessi alla Brexit? Qual è a Suo avviso il ruolo della BCE nell'affrontare tali rischi?

 

La proroga del termine di recesso al 31 gennaio 2020 che è stata concessa dal Consiglio europeo al Regno Unito ha solo spostato ulteriormente nel tempo, ma non ridotto, il rischio di una Brexit senza accordo. L'incertezza politica è tuttora presente e questo rischio potrebbe concretizzarsi nuovamente al termine della proroga. Uno scenario di "no deal" potrebbe rivelarsi molto costoso e portare a significativi periodi di volatilità sui mercati finanziari.

La BCE e le autorità nazionali sono ben attrezzate a tal fine. La BCE e la Banca d'Inghilterra hanno concluso un accordo di swap in valuta che consentirà a ciascuna banca centrale di offrire liquidità al settore bancario nella valuta dell'altra. Ciò dovrebbe sostenere l'ordinato funzionamento dei mercati e prevenire le ripercussioni sulle famiglie e sulle imprese. La BCE mantiene inoltre condizioni di liquidità favorevoli e un elevato grado di accomodamento monetario. Essa potrebbe adottare misure appropriate per salvaguardare la stabilità finanziaria qualora nell'area dell'euro le condizioni di finanziamento e di liquidità dovessero deteriorarsi.

Sia le autorità pubbliche che il settore privato si sono preparati per una Brexit senza accordo. A livello dell'UE e nazionale sono state adottate misure per affrontare, se necessario, eventuali perturbazioni, in particolare nel settore dei servizi finanziari transfrontalieri (ad esempio, compensazione centrale, ammissibilità degli strumenti MREL, continuità dei contratti e delle licenze bancarie e finanziarie).

Come la BCE e le autorità nazionali hanno ripetutamente sottolineato, è essenziale che gli operatori del mercato proseguano i loro preparativi e prendano tutte le misure necessarie per affrontare i rischi legati alla Brexit. In particolare, le banche dovrebbero completare l'attuazione dei piani di emergenza e le conseguenze della Brexit dovrebbero essere pienamente prese en considerazione nei piani di risanamento e negli approcci di risoluzione delle crisi.

I rischi di "precipizio" potrebbero sorgere anche in caso di ratifica dell'accordo di recesso. Dopo la ratifica, il periodo transitorio durerà fino al 31 dicembre 2020, con un'eventuale proroga di uno o due anni. Durante la transizione, il diritto dell'UE continuerà ad applicarsi nel Regno Unito, mentre l'UE e il Regno Unito negoziano un accordo sulle relazioni future. Al termine della transizione, se non sarà stato firmato alcun accordo, le relazioni bilaterali torneranno alle condizioni standard stabilite dal diritto internazionale, ad esempio il GATT (Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio) per gli scambi di merci e il GATS (Accordo generale sugli scambi di servizi) per gli scambi di servizi. Per i servizi finanziari, l'accesso al mercato sarà basato sul quadro di equivalenza dell'UE, che ha un campo di applicazione molto più ristretto rispetto al passaporto unico.

 

23. A Suo avviso, l'attuale quadro di governance economica incoraggia le politiche di bilancio procicliche? Prevede i giusti incentivi per gli investimenti pubblici? Quali riforme ritiene necessario apportare al quadro in questione? Qual è la Sua opinione sull'ulteriore armonizzazione europea nel settore delle imposte sulle società?

La politica di bilancio è uno strumento fondamentale di stabilizzazione per qualsiasi paese, tanto più per i paesi che condividono una moneta, poiché la politica monetaria è orientata alle condizioni economiche dell'intera area monetaria e non può far fronte a shock asimmetrici. Al fine di preservare un adeguato margine di bilancio, ogni paese deve perseguire obiettivi di bilancio di medio termine che tengano conto del potenziale di crescita e del livello di indebitamento.

L'attuale Patto di stabilità e crescita (PSC) ha ottenuto risultati contrastanti al riguardo. Nel 2018 i disavanzi aggregati dell'UE e dell'area dell'euro sono scesi al livello più basso dal 2000 e i corrispondenti rapporti aggregati tra debito pubblico e PIL sono in calo. Tuttavia, un certo numero di paesi ha compiuto scarsi progressi nella riduzione del livello del debito e del disavanzo pubblico, con la conseguenza che il margine di bilancio è distribuito in modo disomogeneo tra gli Stati membri, e in alcuni casi è quasi del tutto assente.

La prudenza di bilancio è in primo luogo responsabilità degli Stati membri, ma forse le regole di bilancio non hanno creato a tale riguardo incentivi sufficienti per tutti i paesi. Il Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche e altri hanno sottolineato che le regole sono troppo complesse e si basano in misura eccessiva su variabili non osservabili, come i margini di potenziale produttivo. Le preoccupazioni riguardano anche il fatto che il PSC manca di regole o strumenti per orientare la politica di bilancio dell'area dell'euro nel suo complesso e che sono stati compiuti scarsi progressi per migliorare la qualità delle finanze pubbliche, indipendentemente dall'orientamento di bilancio.

In considerazione di queste preoccupazioni, e del fatto che le regole non hanno garantito il raggiungimento di posizioni di bilancio solide su vasta scala in periodi di congiuntura favorevole, si è verificata una mancanza di margine di bilancio, in particolare al momento della recessione 2012-2013, che ha comportato una stretta di bilancio prociclica e un mix delle politiche macroeconomiche dell'area dell'euro sfavorevole. Anche gli investimenti pubblici in percentuale del PIL sono diminuiti significativamente dopo il 2009 nell'UE e nell'area dell'euro, di oltre il 20 % nell'aggregato, anche se non in tutti i paesi.

Queste debolezze suggeriscono che potrebbe essere necessaria una revisione del quadro europeo per la governance di bilancio. Un'opzione proposta a tale riguardo è l'adozione di un obiettivo di debito a lungo termine abbinato a uno strumento operativo, come ad esempio una regola di spesa. La semplificazione è necessaria, ma è importante evitare che una distanza eccessiva tra l'obiettivo di lungo termine e lo strumento operativo impedisca di fornire ai paesi i giusti incentivi alla prudenza di bilancio. Oltre a tenere sotto controllo la crescita della spesa pubblica, i governi dovrebbero anche migliorare la qualità della loro spesa aumentando la quota degli investimenti a favore della produttività nei loro stanziamenti di spesa.

È importante notare che una revisione delle regole può essere solo una parte della risposta al problema. La crisi ha messo in evidenza che politiche fiscali nazionali sane possono non essere sempre sufficienti, in quanto profondi e prolungati shock economici possono sopraffare lo spazio politico nazionale creando una spirale negativa indesiderata di restrizioni pubbliche e private. Ciò sottolinea la necessità di una capacità di bilancio dell'area dell'euro compatibile con gli incentivi e di dimensioni adeguate a garantire la stabilizzazione macroeconomica.

Il mero coordinamento delle politiche nazionali non può svolgere questa funzione. Il margine di bilancio e le condizioni macroeconomiche differiscono da un paese all'altro, e il primo non è necessariamente disponibile laddove sarebbe più necessario. Le politiche nazionali reagiscono in primo luogo alle condizioni interne piuttosto che agli sviluppi nell'area dell'euro. Anche supponendo che le politiche nazionali internalizzino le necessità dell'area dell'euro, le ricadute tra i paesi rimarrebbero piuttosto limitate. Per questo motivo è necessaria una notevole capacità di bilancio comune, in combinazione con norme di bilancio efficaci.

Un'ulteriore armonizzazione delle basi imponibili per l'imposta sulle società potrebbe contribuire utilmente al funzionamento del mercato unico, dell'unione bancaria e dell'unione dei mercati dei capitali. Pratiche fiscali aggressive possono ostacolare la concorrenza, comprimere il gettito fiscale ed essere considerate sleali dai cittadini. Esse possono minare la coesione tra gli Stati membri, che è fondamentale per migliorare la costruzione europea.

 

24. Ritiene che nell'area dell'euro sia necessaria un'attività sicura europea al fine di contribuire non solo a stabilizzare i mercati finanziari e a consentire alle banche di ridurre la propria esposizione al debito pubblico, ma anche ad agevolare la corretta trasmissione della politica monetaria? In caso affermativo, in che modo?

Le attività sicure rappresentano un elemento chiave di qualsiasi sistema finanziario e il punto di riferimento per la determinazione efficiente del prezzo delle attività rischiose. Per questi motivi, esse sono essenziali per l'intermediazione bancaria.

Le attività sicure sono considerate scarse nel contesto attuale e si ritiene che questa loro scarsità abbia avuto un impatto sui mercati finanziari e sul settore bancario, nonché sull'attuazione della politica monetaria e sulla crescita economica. La crisi finanziaria ha rafforzato la preferenza degli investitori per la sicurezza, riducendo di fatto la disponibilità di attività sicure. Nel contempo, una serie di fattori (ad esempio nuove iniziative normative, sviluppi demografici nelle economie avanzate) ha aumentato la domanda di attività sicure. L'area dell'euro è un esempio unico di unione monetaria senza un'attività sicura comune.

L'introduzione di un'attività sicura europea segnerà probabilmente un progresso decisivo nel completamento delle unioni bancarie e dei mercati dei capitali. Anche la conduzione delle politiche monetarie non convenzionali sarebbe più facile e meno controversa se potesse contare su un'attività sicura comune dell'area dell'euro. La riduzione del rischio di frammentazione del mercato renderebbe la trasmissione della politica monetaria della BCE più omogenea a livello degli Stati membri. Infine, un'attività sicura non interessata dal rischio sovrano dei singoli Stati membri faciliterebbe l'integrazione finanziaria transfrontaliera, oltre a contribuire ad attenuare il circolo vizioso tra banche e Stati, e i comportamenti di "fuga" verso la sicurezza che si sono osservati durante la crisi.

Le attività sicure possono assumere varie forme. Alcune soluzioni possono avere implicazioni al di fuori del settore finanziario, ad esempio se possono servire come strumento operativo per costruire una capacità di bilancio comune. Gli SBBS e gli e-bond sono proposte attualmente in discussione, ma sono necessari ulteriori lavori su come progettare una potenziale attività sicura dell'area dell'euro.

Lo sviluppo di un'attività sicura è una questione fondamentale per l'area dell'euro, che però non rientra nell'ambito di competenza della BCE.

 

25. Qual è il Suo parere circa il dibattito in corso sul persistere di elevati livelli di debito pubblico e privato nell'area dell'euro? Che cosa pensa della possibilità ventilata dalla Commissione europea di istituire un Tesoro dell'area dell'euro che accederebbe ai mercati finanziari a nome dei suoi membri per finanziare parte delle loro periodiche esigenze di rifinanziamento?

I problemi di sovraindebitamento sono, in primo luogo, responsabilità delle autorità nazionali. Su questo fronte è necessaria un'azione politica decisiva, dal momento che la crisi ha dimostrato che livelli elevati di debito pubblico e privato possono costituire una delle principali cause di vulnerabilità durante le virate del ciclo. Durante la crisi, essi hanno amplificato le tensioni finanziarie e contribuito ad approfondire la crisi economica, rendendo più difficile condurre la politica monetaria.

Guardando all'area dell'euro, il rapporto debito privato/PIL è diminuito, negli ultimi cinque anni, di circa 10 punti percentuali del PIL, raggiungendo l'attuale 137 % circa. Il rapporto debito pubblico/PIL dell'area dell'euro nel suo complesso è sceso all'87 % circa del PIL nel 2018, contro quasi il 95 % nel 2014. Nell'insieme, i livelli del debito sono comparabili in modo relativamente favorevole rispetto a quelli di altre grandi regioni economiche.

Questo quadro generale, tuttavia, nasconde significative eterogeneità a livello dei singoli Stati membri, come hanno accertato il Semestre europeo e la procedura per gli squilibri macroeconomici. In alcuni paesi il debito privato continua ad essere elevato. I livelli del debito pubblico sono ancora elevati e non conformi ai requisiti del quadro di bilancio europeo in diversi Stati membri.

L'attuale contesto di bassi tassi di interesse costituisce un'opportunità per accelerare la riduzione del rapporto debito pubblico/PIL con sane politiche di bilancio e una composizione delle finanze pubbliche più favorevole alla crescita, trasferendo le risorse verso gli investimenti pubblici. Un abbassamento del debito pubblico ridurrebbe inoltre le distorsioni dovute all'elevata pressione fiscale e al rilancio degli investimenti in capitale fisico e umano. Inoltre, l'attuazione di riforme volte a modernizzare le economie dell'area dell'euro può essere estremamente utile per rafforzare il potenziale di crescita economica e creare anche un maggiore margine di bilancio per il futuro.

Per quanto riguarda il settore privato, le politiche macroprudenziali dovrebbero incoraggiare il graduale riequilibrio delle posizioni debitorie. Allo stesso tempo, trattandosi di un settore in cui il processo di definizione delle politiche è relativamente nuovo, più che in altri, dobbiamo tenere presente che nessuna soluzione è palesemente corretta o sbagliata. Occorre pertanto esaminare anche altre misure che possano aiutare i soggetti privati a ridurre l'indebitamento. Ad esempio, sarebbe importante consentire ai privati di compiere progressi nella cessione delle attività deteriorate o di migliorare l'efficienza dei tribunali nel trattare i ritardi riguardanti i prestiti in sofferenza.

Il livello europeo può essere d'aiuto su entrambi i fronti. A breve termine, norme economiche e di bilancio efficaci a livello europeo possono sostenere e incentivare una solida politica interna. Inoltre, il rafforzamento del mercato unico, anche attraverso un approfondimento delle unioni bancarie e dei mercati di capitali, rimane uno degli strumenti più potenti per stimolare la crescita e la convergenza. Al di là del breve termine, la creazione di un ufficio del Tesoro per l'area dell'euro può contribuire ulteriormente ad assolvere alcune delle funzioni di cui sopra. Gli organi eletti europei dovranno decidere se, come e quando procedere con tale integrazione, ma tale passo è necessario per lo sviluppo e la prosperità dell'area dell'euro.

La creazione di un ufficio del Tesoro sosterrebbe la definizione e l'attuazione di una stabilizzazione macroeconomica dell'area dell'euro. Una funzione di stabilizzazione macroeconomica dell'area dell'euro contribuirebbe ad attenuare i gravi shock specifici per paese, rendendo così l'UEM più resiliente. La creazione di un tale strumento faciliterebbe inoltre l'introduzione di un bene sicuro per l'area dell'euro. Il vantaggio di farlo attraverso uno strumento di bilancio dell'area dell'euro consiste nel fatto che non si confonderebbero l'emissione di debito a livello nazionale e a livello europeo.

 

26. Qual è la Sua opinione sulle critiche mosse al quadro della BCE relativo alle garanzie, secondo cui esso non sarebbe abbastanza graduale e si baserebbe troppo su agenzie esterne di rating del credito?

Il quadro di valutazione creditizia dell'Eurosistema per l'idoneità delle garanzie consente alle banche di mobilitare un'ampia gamma di attività in un quadro unificato di gestione dei rischi. Tale quadro mira a proteggere il bilancio della BCE, garantendo al contempo una disponibilità ampia e diversificata di attività ammissibili per le banche dell'area dell'euro.

Gli scarti di garanzia sono calibrati in modo da garantire la parità di trattamento delle attività nei diversi segmenti di mercato e nelle diverse categorie di rischio di credito, consentendo in tal modo una valutazione granulare delle attività. Le banche fanno un ampio uso della garanzia presso la BCE; l'importo totale attualmente assegnato ammonta a circa 1,5 miliardi di EUR, ossia più del doppio del totale del credito concesso dall'Eurosistema. Ciò dimostra la prudenza e l'efficacia del quadro e l'elevata disponibilità di garanzie, entrambi favorevoli a una corretta attuazione della politica monetaria.

Oltre ai rating esterni, le altre fonti valide sulla qualità del credito sono i sistemi interni di valutazione del credito offerti dalle banche centrali nazionali e i sistemi basati sui rating interni delle controparti. Ad esempio, la Banca d'Italia ha istituito il suo sistema interno di valutazione del credito per valutare il rischio di credito dei prestiti utilizzati come garanzie nelle operazioni di politica monetaria dell'Eurosistema. Esso mira a limitare il rischio finanziario per l'Eurosistema, consentendo nel contempo alle controparti che non hanno accesso a sistemi di valutazione alternativi di utilizzare una maggiore quantità di garanzie reali.

Per garantire la coerenza con gli elevati requisiti di qualità creditizia dell'Eurosistema e la comparabilità tra le diverse fonti di valutazione del credito, ogni sistema di valutazione del merito di credito, sia esterno che interno all'Eurosistema, è soggetto a un processo annuale di monitoraggio della performance.

Il ruolo dei sistemi di valutazione del credito alternativi alle agenzie di rating del credito può essere pienamente apprezzato se si considera che essi sono particolarmente rilevanti per l'impegno di crediti che, a condizione di essere adeguatamente calibrati, rappresentano circa un quarto del valore delle garanzie attivate.

Tale approccio è in linea con le raccomandazioni dell'FSB riguardo alla riduzione del meccanico affidamento alle agenzie di rating del credito. In effetti, il fatto di basarsi su molteplici fonti consente di determinare in modo flessibile e indipendente se uno strumento finanziario debba essere ammissibile in operazioni di rifinanziamento. Tuttavia, l'Eurosistema si riserva il diritto di applicare misure di controllo del rischio, quali coefficienti di scarto supplementari a favore di singoli strumenti finanziari o restrizioni specifiche a qualsiasi sistema di valutazione del merito creditizio. Inoltre, al fine di garantire l'affidabilità delle informazioni utilizzate, l'Eurosistema sottopone le proprie fonti di credito accettate a un riesame periodico.

Col tempo, questo processo ha ulteriormente migliorato la solidità e la trasparenza di tutte le fonti di credito valide, per consentire alla BCE di condurre la politica monetaria in modo armonioso e di garantire la protezione del suo bilancio.

 

27. Come valuta il recente andamento del tasso di cambio USD/EUR? In che misura le considerazioni commerciali dovrebbero svolgere un ruolo nella conduzione della politica monetaria?

 

I movimenti dei tassi di cambio incidono sui prezzi dei beni e dei servizi importati e della domanda aggregata e possono pertanto incidere sull'attività interna e sull'inflazione. Per questo motivo, la BCE dovrebbe monitorare attentamente l'andamento dei tassi di cambio. Tuttavia, in linea con il consenso internazionale, la BCE non dovrebbe intervenire sul tasso di cambio, e non lo fa. Al fine di garantire una concorrenza leale e di promuovere il commercio internazionale, il valore esterno dell'euro dovrebbe essere determinato dai mercati sulla base dei fondamentali economici. Qualsiasi tentativo di interferire con tale meccanismo rischierebbe di creare costose guerre valutarie e, in ultima analisi, sarebbe destinato a fallire.

 

28. Come valuta i risultati del G20? Qual è il Suo parere sull'attuale livello di coordinamento tra le principali banche centrali?

Il G20 ha svolto un ruolo chiave nel promuovere una risposta di politica economica comune alla crisi finanziaria mondiale nel 2008 e 2009. Esso ha inoltre posto le basi per l'ambizioso programma di riforme del sistema finanziario internazionale, nell'ambito del quale il Consiglio per la stabilità finanziaria controlla i progressi e formula raccomandazioni in collaborazione con altri organismi di normazione.

Man mano che l'urgenza della crisi è svanita, la volontà politica di collaborare in stretto coordinamento su problemi comuni sembra essersi indebolita. Alcuni paesi hanno mostrato un crescente scetticismo nei confronti del multilateralismo e di un sistema fondato su regole, mentre alcune iniziative e istituzioni multilaterali hanno subito gravi colpi. Permettetemi di esemplificare in questa sede con due esempi degni di nota: il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi sul clima e la probabile paralisi dell'organo d'appello dell'OMC a decorrere dall'11 dicembre.

Non sorprende quindi che i principali rischi di un andamento verso il basso delle prospettive economiche mondiali e dell'area dell'euro siano oggi dovuti a fattori esterni come il commercio e le tensioni geopolitiche, che incidono negativamente sulla crescita e sugli investimenti, riducono direttamente la domanda e, nel contempo, minano indirettamente la fiducia e aumentano l'incertezza.

Di conseguenza, oggi più che mai, le istituzioni e i forum multilaterali sono essenziali per mantenere un dialogo aperto e contribuire a preservare la stabilità economica e finanziaria a livello mondiale. È necessaria una stretta cooperazione internazionale per affrontare le fragilità, sviluppare reti di sicurezza globali, ridurre le incertezze geopolitiche e preparare le nostre economie alle sfide e ai cambiamenti strutturali derivanti dalla transizione demografica, dalla digitalizzazione e dall'intelligenza artificiale. In questo contesto, il G20 è oggi altrettanto rilevante che in passato. Insieme ad altri consessi come il G7 e ad istituzioni quali il Fondo monetario internazionale e la Banca dei regolamenti internazionali, il G20 favorisce inoltre le interazioni tra autorità monetarie e finanziarie, consentendo loro di condividere apertamente le opinioni su come affrontare le sfide comuni cui sono confrontati.

 

29. Dovrebbe la BCE intraprendere azioni concrete per dare impulso all'euro come valuta internazionale? In caso affermativo, quali misure intende adottare?

 

L'euro è già ampiamente utilizzato sui mercati internazionali. Oltre alle dimensioni dell'economia dell'area dell'euro, ciò riflette presumibilmente la percezione che i partecipanti al mercato hanno del fatto che l'euro è sostenuto da un quadro strategico solido e credibile e da mercati finanziari ben funzionanti. La BCE contribuisce già in tal senso, con la sua politica monetaria orientata alla stabilità e contribuendo allo sviluppo di mercati finanziari dell'area dell'euro stabili, profondi ed efficienti. Tali politiche fanno parte del mandato della BCE, ma hanno il vantaggio supplementare di sostenere il ruolo internazionale dell'euro. La BCE controlla regolarmente il ruolo internazionale dell'euro, pubblicando una relazione annuale in proposito.

Recenti ricerche della BCE fanno ritenere che l'economia dell'area dell'euro potrebbe trarre vantaggio, nell'insieme, da un ruolo internazionale più importante della sua valuta. Un ruolo più importante dell'euro a livello internazionale, ad esempio, faciliterebbe la conduzione della politica monetaria, riducendo l'impatto del tasso di cambio sull'inflazione e rafforzando la trasmissione degli impulsi di politica monetaria. Potrebbe anche contribuire a ridurre i costi del finanziamento sovrano. Inoltre, l'area dell'euro e l'economia globale in generale trarrebbero beneficio da un sistema monetario internazionale più equilibrato, che conseguirebbe da un più spiccato ruolo internazionale dell'euro.

In ogni caso, un'estensione del ruolo internazionale può essere solo una conseguenza degli sviluppi del mercato, alimentati dalla domanda degli investitori. Le politiche possono contribuire a creare condizioni favorevoli al riguardo. Un'Unione economica e monetaria più completa, che preveda mercati dei capitali profondi e diversificati e un'unione bancaria completa, sostenuta da sane politiche economiche negli Stati membri dell'area dell'euro, rafforzerebbe la resilienza dell'economia dell'area dell'euro e renderebbe l'euro più attraente per gli investitori internazionali.

 

30. Quali sono secondo Lei le principali sfide e opportunità per la comunicazione della banca centrale nel prossimo futuro?

 

L'adozione di una strategia di comunicazione trasparente è un elemento chiave per una moderna banca centrale. Innanzi tutto, in quanto necessario contrappeso alla loro indipendenza, nelle società democratiche le banche centrali devono essere tenute a rendere pienamente conto agli organi elettivi - nel contesto dell'area dell'euro, si tratta del Parlamento europeo. Una comunicazione chiara e trasparente contribuisce inoltre a migliorare l'efficacia delle azioni politiche stesse, in quanto aiuta a orientare le aspettative e il comportamento dei mercati e dei cittadini.

Ciò si applica a maggior ragione in un periodo eccezionale, quando si fa ricorso a misure complesse e senza precedenti: occorre spiegare attentamente le motivazioni per l'adozione di tali strumenti, i loro possibili effetti indesiderati e i loro vantaggi per l'economia reale e la stabilità dei prezzi. Inoltre, quando il tasso di interesse è pari o vicino al limite effettivo inferiore e la posizione monetaria deriva dall'attuazione combinata di vari strumenti - come si verifica attualmente - l'importanza di tali orientamenti è amplificata. In tali circostanze, la comunicazione diviene uno strumento di politica monetaria di per sé.

Sin dalla sua creazione, la BCE ha sempre rivestito un ruolo di avanguardia nell'adozione di un quadro di comunicazione trasparente; nel corso degli anni, tale quadro è stato costantemente perfezionato, per adeguarsi a un contesto in costante evoluzione.

Come ho già indicato in risposte precedenti, la BCE interagisce con il Parlamento europeo in vari modi, tra cui le audizioni trimestrali del presidente della BCE presso la commissione ECON.

Per quanto riguarda la comunicazione con il più ampio pubblico degli operatori del mercato e del pubblico in generale, le decisioni di politica monetaria sono presentate e discusse (i) dal presidente e dal vicepresidente della BCE nel corso di conferenze stampa tenute a regolari scadenze ogni sei settimane; (ii) nelle pubblicazioni della BCE (ad esempio il bollettino economico); (iii) nei discorsi dei membri del Comitato esecutivo. Inoltre, alcuni anni, fa la BCE ha iniziato a pubblicare resoconti dettagliati delle sue riunioni in materia di politica monetaria, che forniscono informazioni complete sulle discussioni svolte in seno al Consiglio direttivo e sull'analisi alla base delle sue decisioni. Negli ultimi anni le banche centrali, comprese la BCE e le banche centrali nazionali dell'area dell'euro, hanno inoltre intensificato i loro sforzi per raggiungere un pubblico sempre più ampio, cercando di spiegare le loro azioni in modi più semplici, utilizzando nuovi canali di comunicazione e un linguaggio più accessibile, con l'obiettivo ultimo di mostrare in che modo l'azione di politica monetaria contribuisce a fare la differenza nella vita quotidiana dei cittadini.

La Banca d'Italia ha partecipato a questo sforzo. Dall'inizio della crisi, abbiamo rafforzato l'interazione con il Parlamento e la responsabilità nei suoi confronti; dal 2014, il direttorio ha partecipato a 38 audizioni. Inoltre, al fine di migliorare la nostra comunicazione con il pubblico, abbiamo avviato un programma di ampia portata per raggiungere tutti i settori della società. Ho partecipato personalmente a riunioni con i cittadini in diverse città italiane, per illustrare le nostre politiche e quelle dell'Eurosistema. Ciò ha contribuito a migliorare la comprensione e la fiducia dei cittadini in tali politiche.

Ho inoltre partecipato a programmi televisivi italiani per illustrare al pubblico, in un linguaggio semplice, le caratteristiche e soprattutto i rischi impliciti nelle cripto-attività, in particolare i bitcoin.

 

31. In quale misura ritiene che le ricadute della politica monetaria, in particolare quella statunitense, incidano sulla conduzione della politica monetaria nell'area dell'euro?

 

A seguito della crescente integrazione economica e finanziaria dell'economia mondiale, occorre tener conto, nel definire e mettere in atto le politiche interne, delle ricadute delle altre principali regioni economiche. Ciò vale in particolare per le decisioni di politica monetaria degli Stati Uniti, che influenzano i mercati finanziari e valutari statunitensi e mondiali.

Nelle sue analisi, la BCE tiene regolarmente conto di tali ricadute. Gli sviluppi in altre economie sono monitorati e, nella formulazione della politica monetaria dell'area dell'euro, si analizza l'impatto interno delle misure politiche e si tiene conto delle implicazioni per le prospettive di stabilità dei prezzi nell'area dell'euro. Tutte le riunioni del Consiglio direttivo in cui si tratti di politica monetaria comprendono una presentazione esaustiva e una discussione di tali analisi.

Tuttavia, come indicato nella risposta alla domanda n. 27, ciò non implica che la BCE debba in qualche modo occuparsi del tasso di cambio. La politica monetaria della BCE deve continuare a essere indirizzata esclusivamente a livello interno.

 

C. Stabilità e vigilanza nel settore finanziario

 

32. Qual è il Suo punto di vista sulla necessità di garantire una rigorosa separazione tra politica monetaria e vigilanza bancaria e quali sono, a Suo avviso, le riforme in grado di rafforzare e favorire tale separazione?

Ritengo che vi fossero buone ragioni per attribuire alla BCE la responsabilità della vigilanza bancaria, quali le sinergie tra il ruolo delle banche centrali nella vigilanza macroprudenziale (che mira a preservare la stabilità del sistema finanziario nel suo complesso) e la vigilanza microprudenziale delle singole banche. Altre ragioni sono di natura più istituzionale, come la necessità di istituire un sistema di vigilanza europeo nell'ambito dei trattati in vigore. Tale configurazione ha consentito al meccanismo di vigilanza unico (SSM) di diventare immediatamente operativo utilizzando le infrastrutture (ad esempio la tecnologia e l'organizzazione amministrativa) che erano state create nel corso del tempo dalla BCE e dalle banche centrali nazionali.

Vi sono tuttavia anche rischi: rischi per la reputazione qualora problemi di vigilanza compromettano la reputazione della banca centrale e, quindi, la credibilità della politica monetaria, o potenziali conflitti di interesse tra politica monetaria e decisioni in materia di vigilanza.

Sulla base dell'esperienza che ho acquisito partecipando alle riunioni del Consiglio di vigilanza dell'SSM e del Consiglio direttivo della BCE, ritengo che l'attuale architettura del meccanismo di vigilanza unico, in particolare il "principio di separazione", offra un giusto equilibrio e garanzie adeguate per ridurre al minimo tali rischi. Mi riferisco, ad esempio, alle norme procedurali e a garanzie quali la separazione funzionale del personale, il quadro di riferimento basato sulla "necessità di sapere" per la condivisione delle informazioni e i processi decisionali differenziati, che si svolgono in momenti diversi e devono essere rigorosamente motivati. Anche il quadro della "non-obiezione" è fondamentale.

Il Parlamento europeo monitora il funzionamento del meccanismo di vigilanza unico e la Commissione riesamina il funzionamento sull'SSM, compresa l'applicazione del principio di separazione, ogni tre anni. Io manterrei una posizione aperta nel valutare se è necessario cambiare le disposizioni in vigore. Sino ad ora, il principio della separazione sembra aver funzionato bene, ma con l'evolvere del settore finanziario e lo sviluppo della costruzione europea, una configurazione diversa potrebbe trattare meglio gli obiettivi, distinti ma correlati, della stabilità dei prezzi, la stabilità finanziaria e la sicurezza e solidità del sistema bancario.

 

33. Cosa ne pensa dell'attuale assetto istituzionale del CERS nel quadro della BCE per quanto riguarda i risultati concreti conseguiti nella vigilanza macroprudenziale?

Il CERS è stato un elemento importante della reazione europea alla grave crisi finanziaria. Negli ultimi anni, l'istituzione ha dimostrato la propria utilità nel monitoraggio d'insieme dei rischi per la stabilità finanziaria nell'UE. Le segnalazioni e le raccomandazioni del CERS hanno stimolato l'elaborazione e l'attuazione di quadri politici macroprudenziali nell'UE. Ad esempio, la sua tempestiva individuazione dei rischi immobiliari emergenti ha costituito la base per misure mirate da parte delle autorità nazionali di vigilanza macroprudenziale.

Il successo del CERS si basa sulla sua capacità di analizzare tempestivamente informazioni estremamente granulari sullo stato dell'economia e del settore finanziario in Europa. La BCE fornisce un contributo essenziale in quanto istituzione di supporto, consentendo al CERS di sfruttare le sue competenze, le sue infrastrutture tecnologiche e amministrative e il suo personale altamente qualificato. Nella misura in cui il settore finanziario evolve rapidamente da un ecosistema incentrato sulle banche a un ecosistema più diversificato, la missione trasversale del CERS acquisirà maggiore importanza. In un mondo come questo, sarà necessaria una base di competenze più ampia nell'ambito del Sistema europeo di vigilanza finanziaria.

Dal punto di vista istituzionale, i legislatori dell'UE hanno fornito una chiara struttura di governance, che consente al CERS di profittare delle competenze della BCE, assicurando nel contempo una separazione e un'indipendenza adeguate delle procedure e degli organi decisionali del CERS (il presidente della BCE presiede il Consiglio generale nell'interesse dell'istituzione, il rappresentante della BCE ne è il vicepresidente).

 

34. Come possiamo far fronte agli elevati livelli di stock di crediti deteriorati nonché ai rischi nel flusso di tali crediti? Come valuta il problema dei crediti deteriorati nei bilanci degli istituti di credito di piccole e medie dimensioni? Qual è a Suo avviso il ruolo della BCE e dell'SSM nell'affrontare tali rischi?

La BCE ha assunto il proprio ruolo di vigilanza bancaria in una fase critica. La crisi del debito sovrano si era conclusa ma, come di consueto, i suoi effetti si sono concretizzati con un certo ritardo. Il livello dei crediti deteriorati ha raggiunto, nel 2015, quasi 1 miliardo di EUR per gli enti significativi, in termini di valore contabile lordo. Da allora, questo importo si è sostanzialmente dimezzato (560 miliardi di EUR). Nello stesso periodo, il rapporto lordo dei crediti deteriorati è passato dall'8 % a meno del 4 %, al di sotto della soglia del 5 % definita dall'ABE.

L'attività della BCE, che sin dall'inizio ha dato la priorità alla questione dei crediti deteriorati, è stata fondamentale per conseguire questo miglioramento. Sono state stabilite chiare aspettative qualitative e quantitative sulle modalità di gestione dei crediti deteriorati da parte delle banche. Inoltre, il Parlamento ha recentemente approvato un regolamento sugli "accantonamenti calendarizzati" (il cosiddetto meccanismo di sostegno al pilastro 1 nel quadro del CRR rivisto, volto a garantire livelli di accantonamento adeguati per i nuovi crediti deteriorati) che è probabilmente il più rigoroso al mondo. Queste politiche sono state seguite dalle banche: i crediti deteriorati sono stati venduti, unità di rinegoziazione sono state create o migliorate, i tassi di recupero sono in aumento. Le statistiche che ho citato sono un buon indicatore sintetico dei progressi compiuti.

Il coefficiente dei crediti deteriorati è ancora al di sopra dei livelli pre-crisi e permangono sacche di vulnerabilità in alcuni paesi. È quindi importante proseguire gli sforzi volti a ridurre ulteriormente il livello dei crediti deteriorati. Tuttavia, come ho menzionato in passato, ritengo che i crediti deteriorati debbano essere ridotti "il più rapidamente possibile, ma non più rapidamente". Superare il limite di velocità potrebbe comportare rischi per le banche, che sarebbero costrette a vendere i crediti deteriorati sui mercati secondari per strumenti che in alcuni paesi sono ancora illiquidi, opachi e oligopolistici.

La riduzione dei crediti deteriorati deve rientrare in un più ampio sforzo da parte delle autorità di vigilanza volto a ridurre tutti i rischi bancari, compresi quelli connessi al riciclaggio di denaro, ai rischi operativi, ai rischi di mercato e ai rischi informatici; questi rischi sono esaminati nell'esercizio annuale di valutazione del rischio svolto dalle banche soggette a vigilanza da parte del meccanismo di vigilanza unico (il cosiddetto SREP).

Tuttavia, a mio avviso, la principale debolezza del settore bancario europeo è la sua bassa redditività, che non può essere sanata solo con politiche di riduzione dei rischi.

Per quanto riguarda il flusso dei crediti deteriorati, l'ABE ha recentemente pubblicato orientamenti in materia di credito che dovrebbero contribuire a migliorare la qualità dei nuovi prestiti, riducendo così in futuro l'afflusso di nuovi crediti deteriorati. Di conseguenza, la mia risposta alla prima questione è che abbiamo in effetti già affrontato, in gran parte, i problemi relativi ai crediti deteriorati.

Ritengo che lo stesso valga per gli enti meno significativi. Sebbene tali banche non siano soggette alla supervisione diretta della BCE, esse sono soggette agli orientamenti dell'ABE sui crediti deteriorati (che sono stati elaborati sulla base degli orientamenti della BCE sui crediti deteriorati per gli enti significativi, e li rispecchiano da vicino) e al meccanismo degli "accantonamenti calendarizzati". Come ho già detto, per tutte le banche, compresi gli enti meno significativi, abbiamo adottato politiche in materia di crediti deteriorati. I frutti del lavoro svolto sono chiaramente visibili e dovremmo proseguire in questa direzione fino a quando il problema non sarà risolto.

In conclusione, vorrei osservare che la necessità di rafforzare il sistema bancario e di ridurre i crediti deteriorati è stata particolarmente pronunciata in Italia, dopo la crisi finanziaria e la doppia recessione che ha colpito l'economia italiana. La Banca d'Italia ha svolto un ruolo chiave, nell'ambito del meccanismo di vigilanza unico, nello spingere le banche a ridurre i crediti deteriorati a una velocità elevata ma sostenibile e a rafforzare la loro posizione patrimoniale. L'Italia è il paese nel quale il miglioramento dei bilanci delle banche è stato tra i più notevoli: nonostante la ripresa economica moderata registrata negli ultimi anni, il flusso annuo di nuovi crediti deteriorati è ora inferiore a quello registrato prima della crisi finanziaria (circa l'1 %). Anche lo stock di crediti deteriorati netti (ossia al netto di accantonamenti) è diminuito considerevolmente; esso è ora pari al 4,0 % del totale dei prestiti, ben al di sotto della metà del picco del 2015.

 

35. Come valuta l'elevata quantità di attività di livello 2 e 3 nei bilanci di molte banche? L'attuale quadro di vigilanza tiene debitamente conto di queste attività?

Nel gergo contabile, gli strumenti di livello 3 rappresentano una categoria sia di attività che di passività finanziarie difficili da valutare, a causa della mancanza di informazioni osservabili sui parametri necessari per la determinazione dei loro prezzi. Le attività e le passività di livello 2 sono relativamente più semplici per quanto riguarda la determinazione del prezzo, ma anch'esse non dispongono di prezzi quotati.

Nel secondo trimestre del 2019, il valore contabile delle attività di livello 3 delle banche dell'SSM ha raggiunto i 194 miliardi di EUR, mentre il valore delle attività di livello 2 ammontava a 3,174 miliardi di EUR. Questi valori rappresentano rispettivamente lo 0,86 % e il 14,01 % delle attività bancarie totali. Anche le banche dell'SSM detengono valori comparabili di passività di livello 3 e 2. È importante sottolineare questo aspetto, in quanto i rischi generati da questi strumenti (attività e passività) non sono necessariamente compensate (e in genere non lo sono).

La classificazione degli strumenti al livello 2 o livello 3 fornisce un'indicazione di complessità, ma non implica che essi siano tossici o deteriorati. Inoltre, le attività e le passività di livello 2 e di livello 3 sono strumenti utili per i clienti delle banche, che li utilizzano per coprire i rischi che altrimenti inciderebbero sulle loro attività e, quindi, sull'economia reale.

 

Tuttavia, tali strumenti possono presentare rischi di valutazione. Ciò può essere dovuto a informazioni insufficienti (contabilità, dati prudenziali e di mercato), a carenze dei modelli utilizzati per determinarne il prezzo, alla discrezionalità di cui le banche dispongono nel classificare questi strumenti secondo le regolamentazioni in materia contabile e prudenziale (le banche hanno chiaramente interesse a utilizzare tale discrezionalità a loro vantaggio). Nel complesso, questi fatti rendono difficile ottenere una valutazione completa e affidabile dei rischi insiti in questi complessi prodotti su misura. Per questi motivi, il meccanismo di vigilanza unico monitora attentamente le esposizioni delle banche rispetto agli strumenti di livello 2 e di livello 3 e ha rafforzato il controllo di vigilanza su di esse. A tale proposito, considero positivamente il fatto che il rischio di negoziazione e la valutazione degli attivi continuano a essere una priorità di vigilanza per il meccanismo di vigilanza unico nel 2020, anche attraverso missioni su misura in loco.

 

36. Qual è il Suo parere in merito alla regolamentazione degli enti del sistema bancario ombra? Ravvisa lacune normative e di vigilanza che i legislatori dovrebbero affrontare a breve termine?

 

La diversificazione delle fonti di finanziamento delle imprese distanzia queste ultime dagli shock provenienti dal settore bancario. Una quota maggiore di finanziamenti basati sul mercato può, di per sé, aiutare anche l'economia reale. D'altro canto, le PMI e le famiglie, che rappresentano una quota elevata di mutuatari, costituiscono la clientela naturale delle banche. Occorre pertanto garantire che sia le banche che gli operatori non bancari evolvano in un contesto in cui la stabilità finanziaria e i singoli clienti siano entrambi adeguatamente protetti.

Occorre inoltre tenere presente che, nell'area dell'euro, gran parte dei fondi di investimento è detenuta da banche e compagnie di assicurazione. La vigilanza dovrebbe impedire che le turbolenze nel settore dei fondi di investimento possano avere ricadute sulle società madri. Nel contempo, le autorità preposte alla protezione dei consumatori e alla vigilanza dovrebbero garantire che le società madri non interferiscano con l'assegnazione dei risparmi ottenuti dai fondi di investimento che controllano. 

È quindi importante continuare a monitorare attentamente i possibili rischi derivanti da questa transizione verso operatori non bancari. In particolare, è importante monitorare attentamente i livelli e le dinamiche di leva finanziaria e di liquidità nel settore finanziario non bancario e valutare costantemente la prociclicità e l'interconnessione del sistema finanziario in generale. A mio parere, dovremmo riflettere attentamente sulla disponibilità di informazioni sufficienti per gli operatori non bancari e sull'eventuale esistenza di lacune nel quadro normativo per affrontare i rischi a livello sia micro, che macroprudenziale. Si potrebbe considerare la necessità di definire principi di buona governance, per garantire che i partecipanti al mercato non siano incentivati a correre rischi eccessivi.

 

37. Qual è il Suo parere sulle misure da adottare per il completamento dell'Unione bancaria con l'istituzione di un sistema europeo di garanzia dei depositi e un sostegno di bilancio, inclusa la necessaria attuazione della vigente legislazione sull'Unione bancaria?

Ritengo che sia necessario un sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS) per integrare gli altri due pilastri esistenti dell'unione bancaria e rafforzare l'architettura finanziaria europea. Le discussioni sull'EDIS sono state infruttuose per molti anni e sono molto soddisfatto di assistere a al nuovo slancio che sembra essere emerso per approntare una tabella di marcia concreta e istituire un sistema realmente europeo di garanzia dei depositi. Tale tabella di marcia dovrebbe comprendere anche, come obiettivo a più lungo termine, la creazione di un meccanismo di sostegno pubblico per l'EDIS (così come lo si sta istituendo attualmente per il Fondo di risoluzione unico).

I progressi in questo campo dovrebbero essere realizzati, a un ritmo ambizioso ma realista, in parallelo all'attuazione delle misure di riduzione del rischio previste dalla normativa sull'Unione bancaria per le attività preesistenti (quali le esposizioni deteriorate) e le riserve di passività facilmente assoggettabili a bail-in (MREL). Un tale approccio riconosce che la riduzione del rischio e la condivisione del rischio sono obiettivi che si rafforzano a vicenda e dovrebbero pertanto andare di pari passo: la messa in comune dei rischi aumenta la sostenibilità per tutti. Dovremmo inoltre sfruttare questa opportunità per affrontare problematiche che finora non sono state sufficientemente affrontate.

A mio avviso, una delle priorità fondamentali è una revisione del quadro di gestione delle crisi, per consentire alle banche di tutte le dimensioni di uscire dal mercato senza ricorrere al denaro dei contribuenti, ma anche senza destabilizzare il sistema finanziario degli Stati membri. Sulla base dell'attuale quadro giuridico dell'UE, per gestire una crisi bancaria attraverso il regime di risoluzione la banca deve superare il "test di interesse pubblico" elaborato dal Comitato di risoluzione unico. Ciò significa che, nell'area dell'euro, la risoluzione è possibile solo per meno di 100 banche, su un totale di circa 3 000. La crisi delle rimanenti 2 900 banche deve essere gestita nell'ambito di procedure di insolvenza nazionali, analoghe a quelle utilizzate per imprese non finanziarie. Come ho già accennato in passato, ritengo che il modello della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) statunitense rappresenti per l'UE un valido parametro di riferimento.

 

Dovremmo inoltre prendere in considerazione le modalità per stimolare l'integrazione transfrontaliera dei gruppi di mercati bancari al dettaglio. Ciò potrebbe richiedere un miglioramento della cooperazione e della fiducia tra le autorità e l'eliminazione degli ostacoli alle fusioni transfrontaliere.

 

 

38. Quali sono, secondo Lei, i rischi connessi ai prestiti con leva finanziaria per la stabilità finanziaria e come dovrebbero essere affrontati?

I prestiti con leva finanziaria presentano un rischio di credito elevato perché sono estesi a mutuatari altamente indebitati. I prestiti con leva finanziaria sono aumentati negli ultimi anni, in particolare negli Stati Uniti, a causa dei bassi tassi di interesse e della ricerca di rendimenti da parte degli investitori. Le 18 banche più attive sul mercato, che sono soggette alla vigilanza della BCE, avevano esposizioni per oltre 300 miliardi di EUR alla fine del 2018. Si tratta di una quota relativamente bassa del loro portafoglio crediti, anche se alta in termini assoluti.

Il meccanismo di vigilanza unico ha pubblicato orientamenti sui prestiti con leva finanziaria già nel 2017, onde garantire che le banche prestino la dovuta attenzione a tali esposizioni a rischio e adottino disposizioni adeguate al riguardo. I prestiti con leva finanziaria saranno affrontati dall'SSM nel quadro delle priorità di vigilanza per il 2020, che includono ispezioni dedicate in loco.

Oltre ai rischi a livello di banche, i prestiti con leva finanziaria potrebbero generare potenziali rischi sistemici a causa dell'alto livello di interconnessione tra gli investitori su tale mercato (dovuto, per esempio, alle esposizioni indirette attraverso vari canali). Pertanto, sostengo appieno le iniziative in corso dell'FSB volte a monitorare i rischi per la stabilità finanziaria derivanti dai prestiti con leva finanziaria. Sarei a favore di uno sforzo internazionale volto a mitigare tali rischi, almeno mediante la pubblicazione di principi guida comuni.

 

39. Quali sono secondo Lei le sfide a cui la BCE si troverebbe dinanzi se il meccanismo europeo di stabilità (MES) venisse trasformato in un Fondo monetario europeo (FME)? Quale ruolo attribuisce alla disciplina dei mercati finanziari nella determinazione del prezzo del debito sovrano?

Politiche fiscali prudenti e sane sono necessarie per garantire che i governi nazionali dispongano di uno spazio fiscale adeguato per reagire alla recessione economica. I mercati finanziari svolgono un ruolo importante in relazione alla determinazione dei prezzi dei rischi, ma i loro segnali potrebbero essere troppo lenti e deboli o troppo improvvisi e con effetti negativi. Pertanto, la stabilità dell'area dell'euro necessita di un quadro di governance di bilancio concepito per impedire che si creino squilibri fiscali nonché di un quadro di gestione efficace delle crisi.

Il meccanismo europeo di stabilità (MES) ha avuto un ruolo chiave nella risposta dell'area dell'euro alla crisi del debito sovrano. Gli strumenti, le procedure e i programmi del MES sono già simili a quelli dell'FMI. Tuttavia, il MES non svolge una "funzione monetaria" e si dovrebbe evitare di definirlo "Fondo monetario europeo", definizione che sarebbe fuorviante e non rifletterebbe in modo appropriato il ruolo e la funzione del MES.

Mentre il MES è stato in grado di svolgere il suo mandato, la riforma attualmente in corso di discussione ne rivede il ruolo e gli strumenti, per esempio in relazione alla possibilità di fornire linee di credito precauzionale (che finora non sono mai state utilizzate). Inoltre, la riforma del MES prevede un meccanismo di sostegno al Fondo di risoluzione unico, contribuendo così ad avanzare verso il completamento dell'unione bancaria. Una decisione positiva sulla riforma del MES nel dicembre 2019 rappresenterebbe un apprezzabile passo in avanti.

Il nuovo trattato MES prevede che, nell'adempiere al suo ruolo, il MES rispetti i poteri attribuiti dal diritto UE alle istituzioni e agli organi dell'Unione, inclusa la BCE. In linea con tale obiettivo, riterrei opportuno, quale prossima mossa, integrare il MES nel quadro giuridico dell'UE e fare sì che esso risponda del proprio operato dinanzi al Parlamento europeo.

40. In che modo valuta il coinvolgimento della BCE nel quadro dei programmi di assistenza finanziaria? Quale futura evoluzione prevede per il potenziale coinvolgimento della BCE nei programmi di assistenza finanziaria e nella sorveglianza post-programma?

Quando alla BCE è stato chiesto dagli Stati membri – e successivamente dai legislatori – di fornire le sue competenze ai programmi di assistenza finanziaria, l'area dell'euro si trovava in una situazione eccezionale, poiché stava costruendo le istituzioni necessarie nel processo e, nel contempo, stava affrontando una grave crisi. In una situazione così critica si è deciso di unire le forze e integrare le competenze della Commissione.

Il trattato MES e il regolamento "two-pack" chiedevano alla BCE di contribuire in qualità di consulente ai compiti della Commissione, in particolare: i) valutando la sostenibilità del debito pubblico; ii) negoziando un memorandum d'intesa; e iii) monitorando il rispetto della condizionalità associata al pacchetto di assistenza finanziaria.

Nel contempo, la BCE non era formalmente coinvolta nel processo decisionale concernente le azioni e decisioni nel contesto del programma e non ha sottoscritto i memorandum d'intesa.

Nel corso del tempo, il contributo della BCE si è concentrato sempre di più su questioni macro-critiche e su fascicoli del settore finanziario. Ciò ha consentito alla BCE di sfruttare al meglio le proprie competenze e di concentrarsi su questioni del settore finanziario in paesi beneficiari del programma, facilitando in tal modo la condotta della politica monetaria.

Partecipando alla sorveglianza post-programma – prevista altresì dalla legislazione dell'UE – la BCE può valutare in modo adeguato le implicazioni per i suoi compiti e offrire le sue competenze a beneficio di tutti i soggetti coinvolti.

 

41. Come valuta l'attuazione del meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie nell'UE? Qual è il Suo parere sugli istituti "troppo grandi o interconnessi per fallire", sulle casse di risparmio e le banche cooperative e sulla questione generale della redditività del settore bancario nell'UE, e quale pensa dovrebbe essere la via da seguire per la sua architettura al fine di rispondere alle esigenze dell'economia reale e di finanziamento a lungo termine?

Proteggere i contribuenti dal costo delle crisi bancarie, preservando nel contempo la stabilità finanziaria, era un obiettivo cruciale della creazione del quadro europeo di risoluzione e non dovrebbe essere messo in discussione adesso.

Nonostante sia diventato operativo nel 2016, il quadro non è stato ancora testato nella sua totalità. Per esempio, non si è ancora verificato un caso complesso di risoluzione bancaria, né siamo stati in grado di giudicare l'efficacia della protezione fornita dal requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili per garantire la stabilità di una banca sistemica. Analogamente, l'utilizzo del Fondo di risoluzione unico non è ancora stato testato.

In base alla mia esperienza passata, credo che dobbiamo riflettere molto attentamente su come potremmo delineare un sistema che consenta alle banche di tutte le dimensioni di uscire dal mercato anche in situazioni difficili (per esempio quando non sia disponibile un acquirente per la banca soggetta a risoluzione/liquidazione) senza utilizzare il denaro dei contribuenti ma anche senza mettere in pericolo la stabilità finanziaria. Come accennato nella mia risposta alla domanda n. 37, la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) statunitense potrebbe rappresentare un valido modello in materia.

Sulla questione degli istituti troppo grandi per fallire, sostengo il lavoro dell'FSB al fine di contenere la probabilità e le conseguenze dell'inadempienza degli istituti finanziari sistemici. Credo che l'accumulo di ulteriori riserve di capitale così come una maggiore capacità di assorbimento di perdite per le banche di importanza sistemica contribuisca in modo utile ad affrontare il problema.

Nel contempo, credo che si dovrebbe fare di più per preservare la diversificazione del sistema bancario, trovando modi, nella misura del possibile, per ridurre il rischio di scomparsa delle banche di piccole e medie dimensioni, che svolgono un ruolo importante nell'area dell'euro, dove le PMI rappresentano una componente importante dell'economia reale e dell'occupazione.

Ritengo che la bassa redditività delle banche sia attualmente il problema principale per il settore bancario europeo da un punto di vista sia di vigilanza sia di stabilità finanziaria. Purtroppo, non esiste una soluzione miracolosa a tale problema. La soluzione richiederà adeguamenti su diversi fronti.

La capacità in eccesso dovrà essere assorbita. Le operazioni di fusione e acquisizione sono uno strumento importante a tal fine; sfortunatamente tali operazioni sono ostacolate da diversi fattori, incluso il mancato completamento dell'unione bancaria. Pertanto, l'adozione di un approccio ambizioso per completare l'unione bancaria e compiere reali progressi sull'unione dei mercati dei capitali invierebbe un segnale importante al pubblico e ai mercati, ossia che l'Europa può conseguire un quadro più resiliente, più integrato e nel complesso migliore per il finanziamento dell'economia reale.

Le banche devono altresì espandere i loro investimenti nella digitalizzazione, al fine di offrire una gamma più ampia di prodotti, generare redditi sostenibili e contenere il proprio rapporto costi/ricavi a medio termine.

La qualità della gestione e della governance è un altro fattore chiave. Il lavoro dell'SSM indica che le banche con una buona gestione e una governance sana raggiungono in media una redditività più elevata. Indica inoltre che le banche redditizie possono trovarsi in tutte le classi di modelli di business e nella maggior parte dei paesi.

 

42. In che modo riciclaggio di denaro, evasione fiscale e finanziamento del terrorismo possono essere affrontati in modo più efficace nell'Unione bancaria? In che modo la BCE dovrebbe tenere in considerazione i rischi di riciclaggio di denaro, quando valuta la stabilità finanziaria delle banche? È necessario centralizzare la vigilanza antiriciclaggio in un'unica agenzia o meccanismo dell'UE?

 

Episodi recenti dimostrano che il coinvolgimento in casi di riciclaggio di denaro o finanziamento del terrorismo può comportare rischi significativi per le banche e persino minacciare la loro sostenibilità. Per questo motivo, sono state adottate e sono in corso numerose iniziative a livello europeo per garantire un quadro normativo più forte, un controllo antiriciclaggio più efficace, un migliore coordinamento tra le autorità di antiriciclaggio e le autorità di vigilanza prudenziale. Il Consiglio, la Commissione, i Parlamento, l'ABE e l'SSM – così come le autorità nazionali – sono tutti impegnati a conseguire tali obiettivi importanti.

In qualità di autorità di vigilanza bancaria, è essenziale che la BCE continui a migliorare la sua capacità di valutare le implicazioni prudenziali per gli istituti in termini di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo. In effetti, gli illeciti in materia di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo sono uno dei principali fattori di rischio che sono stati identificati nelle priorità di vigilanza dell'SSM per il 2020. Sono in corso attività in diversi settori per consentire alla BCE di capire meglio e identificare tale rischio nell'adempimento delle sue attività di vigilanza, inclusa l'autorizzazione di istituti o la valutazione di proposte di acquisizione di partecipazioni qualificate nonché la vigilanza in corso, compreso il processo SREP. È infatti alquanto opportuno esaminare più da vicino il legame tra rischio di riciclaggio di denaro/finanziamento del terrorismo e governance e controlli interni agli istituti, modelli di business e sostenibilità, liquidità e rischio operativo.

Un altro settore importante è la condivisione di informazioni e la cooperazione con le autorità responsabili in materia di antiriciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo (AML/CFT); dato che il controllo in materia di antiriciclaggio esula dalle competenze della BCE, è essenziale che la BCE (e le autorità nazionali competenti) ricevano e forniscano tutte le informazioni pertinenti sui rischi in materia di riciclaggio di denaro/finanziamento del terrorismo e mancanza di conformità normativa che le autorità nazionali potrebbero aver rilevato. Per facilitare e promuovere lo scambio di informazioni, sono stati firmati di recente accordi di cooperazione tra la BCE e le autorità nazionali responsabili in materia di antiriciclaggio. Apprezzo fortemente tale risultato.

Guardando al futuro, credo che sia necessario un approccio europeo più centralizzato ed omogeneo in materia di antiriciclaggio. In primo luogo, perché il riciclaggio di denaro è spesso un fenomeno transfrontaliero, e pertanto l'efficacia di tale approccio è direttamente proporzionale alla sua componente più debole. In secondo luogo, perché un approccio europeo semplificherebbe il processo e lo renderebbe maggiormente efficiente. 

Un primo passo è stato compiuto nel recente pacchetto sul riesame delle AEV, dove il ruolo dell'ABE in materia di antiriciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo è stato rafforzato. A partire da gennaio del 2020, all'ABE saranno conferiti nuovi compiti importanti, tra cui: monitorare la qualità della vigilanza delle autorità di nazionali in materia di antiriciclaggio; dare impulso alla loro azione di vigilanza, laddove vi siano indizi di violazioni gravi delle norme in materia di antiriciclaggio; raccogliere e archiviare a livello centrale informazioni su carenze significative che potrebbero essere rilevanti a fini di antiriciclaggio per le autorità prudenziali e di antiriciclaggio; facilitare la cooperazione con le autorità di vigilanza dei paesi non UE su casi transfrontalieri in materia di antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo. 

Proposte su come sviluppare ulteriormente il quadro in materia di antiriciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo nell'UE sono attualmente in discussione. Le sostengo con forza. I miglioramenti necessari includono: i) un livello più elevato di armonizzazione del regolamento antiriciclaggio: trasformare parte della V direttiva antiriciclaggio in un regolamento direttamente applicabile e uniforme sarebbe uno sviluppo auspicabile; ii) la convergenza delle prassi di vigilanza in materia di antiriciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo verso norme di qualità elevata; e iii) l'istituzione di una nuova autorità europea responsabile della vigilanza in materia di antiriciclaggio a livello dell'UE.

Nel complesso, il rafforzamento della lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo è cruciale per salvaguardare l'integrità del mercato bancario e finanziario europeo. Il riciclaggio di denaro/finanziamento del terrorismo può avere un impatto significativo e negativo sulla sicurezza e la solidità di un istituto, come dimostrato dai casi recenti. I progressi in tale campo dovrebbero essere realizzati il più rapidamente possibile.

 

43. Ritiene che gli Stati membri non appartenenti all'area dell'euro, prima di aderire a quest'ultima e di conseguenza all'Unione bancaria, dovrebbero soddisfare condizioni supplementari, come controllare in modo efficace i rischi di riciclaggio di denaro, dare prova di mercati immobiliari relativamente stabili e controllare efficacemente la corruzione?

 

I progressi compiuti da ciascun paese non appartenente all'area dell'euro verso i criteri di Maastricht, insieme alla sostenibilità della convergenza, sono regolarmente valutati dalla BCE e dalla Commissione nelle rispettive relazioni sulla convergenza. Nel quadro dei criteri di convergenza di Maastricht, riciclaggio di denaro e corruzione e andamento dei prezzi delle abitazioni fanno già parte del requisito aggiuntivo dell'integrazione del mercato. Ciò è dovuto al fatto che attività criminali quali riciclaggio di denaro e corruzione possono compromettere la parità di condizioni e di conseguenza gravare sulla crescita potenziale, mentre bolle dei prezzi delle abitazioni potrebbero portare a squilibri socioeconomici e minacciare la stabilità finanziaria.

Nel novembre del 2014 l'SSM è diventato responsabile della vigilanza bancaria nell'area dell'euro. Pertanto, l'adozione dell'euro comporta ora anche la partecipazione all'SSM. Non si tratta di un compito facile e, di conseguenza, gli Stati membri che sono prossimi all'adozione dell'euro aderiscono anche all'unione bancaria, attraverso la cosiddetta stretta cooperazione tra la BCE e l'autorità nazionale competente. Ciò potrebbe richiedere specifici impegni di riforma.

L'adesione all'unione bancaria necessita di una valutazione della compatibilità del quadro giuridico nazionale per garantire che la BCE possa svolgere i propri compiti di vigilanza nonché una valutazione approfondita delle banche soggette alla vigilanza della BCE.

Inoltre, un dialogo aperto tra tutti i soggetti interessati potrebbe contribuire, ad esempio, a rimuovere altri ostacoli potenziali ad una vigilanza efficace e ad affrontare altre potenziali lacune del quadro nazionale che potrebbero essere connesse con la vigilanza prudenziale, per esempio potenziali lacune in materia di antiriciclaggio.

 

44. Una maggiore integrazione finanziaria è sempre coerente con l'obiettivo della stabilità finanziaria? Ritiene che eventuali fusioni bancarie transfrontaliere potrebbero aggravare il problema degli istituti troppo grandi per fallire? Quali dovrebbero essere gli obiettivi dell'unione dei mercati dei capitali (CMU)?

Conseguire un livello più elevato di integrazione finanziaria e un finanziamento più efficiente del sistema finanziario europeo è altamente rilevante per i compiti della BCE. In primo luogo, l'integrazione finanziaria è un presupposto fondamentale per una regolare trasmissione della politica monetaria della BCE in tutta l'area dell'euro. Inoltre, settori bancari maggiormente integrati con una maggiore presenza di istituti non nazionali ridurrebbero i rischi connessi al legame banca-emittente sovrano. In secondo luogo, una maggiore integrazione contribuisce all'obiettivo dell'Eurosistema di un sistema di pagamenti ordinato nell'area dell'euro. In terzo luogo, l'integrazione finanziaria e una distribuzione più efficiente delle risorse promuovono la crescita potenziale dell'economia dell'area dell'euro. Infine, la diversificazione dei rischi stimola la resilienza e la stabilità del sistema finanziario.

Nel contempo, durante la crisi abbiamo visto che, in un mercato fortemente integrato a livello finanziario, il rischio si propaga molto rapidamente e trasmette fragilità finanziarie. Ciò determina, a sua volta, un aumento delle probabilità di una crisi sistemica.

Dalla crisi abbiamo imparato che è necessario gestire tale contropartita disegnando un quadro appropriato per una regolamentazione finanziaria e una vigilanza efficace.

A tale proposito, l'unione dei mercati dei capitali è un'iniziativa centrale che catalizza l'integrazione finanziaria e lo sviluppo in Europa. Quando sarà attuata in modo efficace, l'unione dei mercati dei capitali rafforzerà in modo significativo l'integrazione finanziaria e potenzierà l'Unione economia e monetaria. Ciò sosterrà, a sua volta, i compiti della BCE consentendo una trasmissione della politica monetaria più regolare e omogenea. Un'unione dei mercati dei capitali migliorerebbe altresì la resilienza del sistema finanziario diversificandolo, limitando il ruolo delle banche e incoraggiando l'emergere di fonti di finanziamento alternative. Infine, il completamento dell'unione dei mercati dei capitali è una condizione necessaria per migliorare la ripartizione dei rischi sul mercato privato e la resilienza dell'economia dell'area dell'euro agli shock avversi reali e finanziari.

Per conseguire tali obiettivi, è importante definire un'agenda ambiziosa per l'unione dei mercati dei capitali. Abbiamo già fatto alcuni progressi, ma occorre farne di più. Ciò include l'integrazione di un codice unico per i mercati dei capitali nell'UE con una convergenza rafforzata in materia di vigilanza, nonché un miglioramento della legislazione fiscale e in materia di insolvenza affrontando le carenze e riducendo l'eterogeneità tra i paesi.

L'unione bancaria rappresenta un altro strumento europeo per conseguire maggiore integrazione e stabilità finanziaria. Assegnare la supervisione e la risoluzione bancaria a livello europeo apre la strada ad una reale integrazione nel mercato bancario europeo, ma facilita nel contempo la gestione di potenziali crisi bancarie transfrontaliere. Inoltre, l'unione bancaria ridurrà le preoccupazioni relative alle banche troppo grandi per fallire e il peso relativo dei "campioni nazionali". In seguito, la sfida consisterà nel promuovere l'efficienza rafforzando le fusioni transfrontaliere.

45. Diversi titoli di rilievo del settore pubblico e privato in Europa sono caratterizzati da rendimenti negativi. Ritiene che tale situazione abbia ripercussioni sulla stabilità finanziaria e, in tal caso, come andrebbe affrontata?

Le prove disponibili suggeriscono che finora i bassi tassi di interesse hanno avuto effetti espansivi significativi e che l'impatto sui profitti medi delle banche dell'area dell'euro è stato, semmai, leggermente positivo. Benché la riduzione del margine d'interesse medio abbia certamente eroso alcuni rendimenti, i miglioramenti registrati nell'attività economica hanno portato a un rafforzamento dei prestiti, a valutazioni più elevate delle attività e ad accantonamenti per perdite su crediti inferiori.

L'impatto su imprese di assicurazione e fondi pensione può essere stato più pronunciato, poiché in alcuni paesi tali enti spesso vendevano prodotti di assicurazione sulla vita e regimi a prestazione definita con garanzie generose in passato. Pertanto, in un contesto caratterizzato da tassi di interesse bassi o negativi, essi possono avere difficoltà nel generare rendimenti sufficientemente elevati, tali da consentire loro di adempiere ai loro obblighi. Inoltre, quando si riducono i tassi di interesse del mercato, aumenta il valore attuale netto delle attività e passività. Tuttavia nella maggior parte dei casi l'effetto netto (calo delle attività meno calo delle passività) è negativo, poiché le passività tendono ad avere una scadenza più lunga rispetto alle attività (si tratta del cosiddetto "duration gap negativo").

Per gli intermediari e gli investitori, una strategia per affrontare i bassi tassi di interesse consiste nel cercare il rendimento nelle attività a rischio più elevato e non liquide. In certa misura, si tratta di un esito positivo e voluto di una politica monetaria accomodante, in quanto aiuta a facilitare le condizioni di finanziamento, in particolare per le società non finanziarie. Tuttavia tale tendenza contribuisce anche a creare rischi e vulnerabilità per la stabilità finanziaria, che possono essere affrontate al meglio mediante l'applicazione mirata, ove necessario, di strumenti macroprudenziali, specie quando gli squilibri sono a livello nazionale o settoriale. In futuro, quindi, la BCE dovrà continuare a monitorare l'impatto di tali sviluppi, dato che gli effetti di una riduzione dei tassi ufficiali a valori negativi – strumento realmente "non convenzionale" tra quelli introdotti finora dal consiglio direttivo – sono circondati dall'incertezza.

 

46. Come valuta le attuali politiche della BCE per quanto riguarda la prevenzione dei conflitti al proprio interno? Sono necessari eventuali cambiamenti?

Nel corso degli anni la BCE ha periodicamente riveduto e rafforzato i propri standard e norme etiche a tutti i livelli, ossia quelli concernenti i propri organi decisionali (consiglio direttivo e comitato esecutivo) e il personale della BCE. Il consiglio direttivo ha altresì definito norme comuni per un quadro etico dell'Eurosistema e dell'SSM. In tale spirito, la BCE ha di recente adottato un codice di condotta unico che stabilisce lo stesso livello di norme etiche per i membri del consiglio direttivo, del comitato esecutivo e del consiglio di vigilanza.

Quando ero membro del consiglio di vigilanza della BCE e membro supplente del consiglio direttivo ho sottoscritto tale codice di condotta. Di conseguenza, il mio calendario mensile è stato pubblicato sul sito web della Banca d'Italia, con l'elenco delle riunioni specificamente correlate al mio ruolo negli organi di alto livello della BCE. I calendari includono informazioni sulla data, nomi dei partecipanti/organizzatori, tema e sede della riunione/evento. Inoltre, come indicato nella mia risposta n. 2, sono anche soggetto al codice di condotta della Banca d'Italia (nonché al codice di condotta dell'IVASS, Istituto italiano per la vigilanza sulle assicurazioni) in materia di conflitti di interesse, riservatezza, incarichi esterni, accettazione di doni o altre utilità e investimenti finanziari, in linea con i valori di riferimento della Banca d'Italia: indipendenza, imparzialità, lealtà e discrezione. Ho sempre ritenuto che tali codici di condotta fossero estremamente importanti; rappresentano un segnale chiaro e visibile dell'integrità e dell'imparzialità che hanno guidato la mia attività e il funzionamento dell'Istituzione per la quale lavoravo.

Il quadro istituito dalla BCE mira a garantire che la BCE, l'Eurosistema e l'SSM rispettino i più elevati standard di integrità. A tal fine, i contributi ricevuti dal Parlamento europeo, dal Mediatore europeo e da altri soggetti competenti quali Transparency International sono sempre stati adeguatamente valutati e presi in considerazione.

Il quadro etico della BCE è soggetto ad un riesame costante al fine di rispecchiare gli ultimi sviluppi e le migliori prassi. Per quanto riguarda nello specifico la prevenzione dei conflitti di interesse, ritengo che le norme attuali siano adeguate.

 

D. Funzionamento della BCE, responsabilità democratica e trasparenza

 

47. Quale sarà il Suo approccio personale al dialogo sociale nella BCE?

In base alla mia esperienza, un dialogo aperto e costruttivo tra il personale e il comitato esecutivo è essenziale per il funzionamento efficiente di qualsiasi istituzione. Un personale soddisfatto contribuisce alla produttività sul luogo di lavoro e alla presa di decisioni di alta qualità nonché alla loro esecuzione. Presso la Banca d'Italia vi è un dialogo costante con i sindacati su tutte le questioni correlate al benessere dei dipendenti.

Per esempio, la gestione dell'orario di lavoro alla Banca d'Italia cerca di trovare il giusto equilibrio tra una maggiore soddisfazione dei dipendenti e un livello più elevato di efficienza organizzativa. I dipendenti possono ripartire le loro ore in modo flessibile nel corso della settimana in diversi modi (inizio dell'orario e ora di pranzo flessibili) nella misura in cui ciò sia compatibile con i loro impegni lavorativi.

Mi risulta che, negli ultimi anni, la BCE ha adottato importanti misure per migliorare l'equilibrio tra lavoro e vita privata del suo personale. Vorrei che alla BCE si lavorasse principalmente in funzione degli obiettivi, lasciando al personale la flessibilità su come conseguirli.

Basandomi sulla mia esperienza precedente, vorrei anche contribuire a costruire una più forte cultura dell'empowerment e delle pari opportunità indipendentemente dal genere, dalla nazionalità o da altre distinzioni. Dobbiamo agire sulla base di sondaggi regolari presso il personale, che ci consentano di raccogliere le opinioni del personale su come migliorare l'ambiente di lavoro.

 

48. Il Parlamento europeo svolge un ruolo importante in relazione alla responsabilità della BCE. Quali conclusioni trae dal confronto con altri giurisdizioni (per es. Congresso degli Stati Uniti/Fed – Parlamento europeo/BCE – Parlamento britannico/Banca d'Inghilterra)? Quali misure e riforme future rafforzerebbero, a Suo avviso, la responsabilità democratica della BCE nei confronti del Parlamento europeo?

La responsabilità è una pietra angolare per una moderna banca centrale. Una banca centrale deve essere indipendente al fine di svolgere in modo efficace il suo mandato di stabilità dei prezzi. Da tale indipendenza deriva tuttavia l'obbligo di spiegare e giustificare le sue decisioni politiche ai cittadini e ai loro rappresentanti eletti. In quanto tale, la responsabilità costituisce un fondamento essenziale della legittimità e dell'efficacia di banche centrali indipendenti nel perseguimento del loro mandato.

È molto difficile confrontare la responsabilità delle banche centrali tra le diverse giurisdizioni, a causa dei diversi quadri istituzionali, mandati delle banche centrali, caratteristiche della governance e basi giuridiche. Dall'analisi della responsabilità de jure delle banche centrali non emergono grandi differenze nel grado di responsabilità della BCE, della Banca d'Inghilterra e della Fed per quanto riguarda gli scambi parlamentari. Tuttavia, le prassi in materia di responsabilità de facto e la loro evoluzione nel tempo sono un'altra questione.

Come la Fed e la Banca d'Inghilterra, la BCE riferisce al Parlamento europeo mediante audizioni pubbliche trimestrali regolari dinanzi alla commissione competente. Inoltre, a differenza della Fed e della Banca d'Inghilterra, che non prevedono tale audizione, il Presidente della BCE compare dinanzi alla plenaria per la discussione sulla relazione annuale della BCE. In diverse occasioni la commissione ECON ha invitato i membri del comitato esecutivo ad esprimersi su tematiche specifiche; il Vicepresidente presenta la relazione annuale della BCE alla commissione ECON.

L'interazione tra il Parlamento europeo e la dirigenza della BCE probabilmente si intensificherà nel tempo, in linea con la maggiore complessità del sistema finanziario europeo e globale e l'emergere di sfide per la stabilità monetaria e finanziaria. Se sarò nominato al comitato esecutivo della BCE, sarò molto lieto di impegnarmi in un dialogo aperto e costruttivo con il Parlamento europeo.

In risposta alla necessità di un controllo più approfondito, la BCE e il Parlamento europeo hanno sviluppato nuovi canali di responsabilità. La BCE pubblica le sue risposte alle interrogazioni orali dei deputati al Parlamento europeo e la sua risposta alla risoluzione del Parlamento europeo sulla relazione annuale della BCE.

La BCE dispone inoltre di meccanismi di responsabilità in qualità di autorità di vigilanza bancaria. Per esempio, il presidente del consiglio direttivo compare regolarmente dinanzi al Parlamento europeo e i verbali delle riunioni del consiglio di vigilanza sono regolarmente trasmessi alla commissione ECON.

Una tendenza simile è emersa negli anni recenti in Italia. Dall'inizio della crisi, la Banca d'Italia ha rafforzato la sua interazione con il Parlamento e la responsabilità nei suoi confronti; dal 2014 fino a metà del 2019 i membri del consiglio sono comparsi in 38 audizioni. Ulteriori scambi si sono svolti a livello tecnico tra il personale delle due istituzioni, al fine di garantire, per esempio, che i dati e le analisi pertinenti siano disponibili.

Al fine di migliorare la nostra comunicazione con il pubblico, abbiamo avviato un programma di ampia portata per raggiungere tutti i settori della società. Ho partecipato personalmente a riunioni con i cittadini in diverse città italiane, per illustrare le nostre politiche e quelle dell'Eurosistema. Ciò ha contribuito a migliorare la comprensione e la fiducia dei cittadini in tali politiche.

 

49. Cosa farà concretamente la BCE per disporre di elenchi ristretti di candidati equilibrati in termini di genere per le posizioni di vertice della BCE in futuro e per rafforzare in generale la diversità di genere al suo interno, dato che attualmente solo due dei 25 membri del consiglio direttivo della BCE sono donne? Quale contributo personale intende apportare al miglioramento dell'equilibrio di genere in seno alla BCE? Quando prevede di ottenere i primi risultati delle Sue azioni a tale riguardo?

L'equilibrio di genere dovrebbe essere un obiettivo per la comunità delle banche centrali in senso ampio e per tutta la categoria professionale degli economisti. Nel corso degli ultimi mesi due donne sono state proposte come presidente e come membro del comitato esecutivo e auspico che ciò incoraggi le banche centrali nazionali a dar prova di più coraggio nella nomina degli alti funzionari.

Date le condizioni di partenza, una composizione equilibrata in termini di genere della dirigenza della BCE richiede iniziative concrete e ambiziose. A tale proposito, accolgo con favore la recente iniziativa della BCE di istituire una borsa di studio per le donne nel settore dell'economia, in quanto contribuisce a creare una riserva di talenti, condizione necessaria per conseguire un migliore equilibrio di genere.

Dovremmo essere consapevoli del fatto che affrontare la sfida della parità di genere è un progetto a medio termine e che non ci sono scorciatoie. Al fine di migliorare l'equilibrio di genere dobbiamo sostenere lo sviluppo professionale delle donne nelle banche centrali e in senso più ampio nel settore dell'economia, fin dall'inizio. A tal fine occorre utilizzare un'ampia gamma di strumenti, quali: la definizione di obiettivi; misure per rendere l'ambiente delle banche centrali più favorevole alle donne; un migliore equilibrio tra vita familiare e vita professionale; proporre modelli di riferimento positivi.

La Banca d'Italia ha iniziato ad affrontare le questioni di genere già anni fa. L'attuale consiglio ha dato slancio a tale processo, adottando un piano strategico pluriennale, stabilendo obiettivi e creando un Diversity Manager responsabile per la promozione di politiche di inclusione e il sostegno alla crescita professionale delle donne. Le nostre politiche interne mirano sempre di più a garantire la parità a tutti i livelli. L'introduzione di possibilità di lavoro intelligenti e la disponibilità di strutture di custodia dei bambini hanno contribuito a garantire l'equilibrio tra vita familiare e vita professionale specialmente, ma non solo, per le donne; l'introduzione di programmi di tutoraggio, una composizione equilibrata in termini di genere dei comitati di promozione, l'introduzione di obiettivi per i ruoli manageriali hanno contribuito a ridurre le discriminazioni implicite. 

I risultati di tali politiche sono tangibili: il 30 per cento dei manager sono attualmente donne, il doppio rispetto a solo alcuni anni fa; siamo oltre il nostro obiettivo che è di conseguire il 35 per cento entro il 2022 e continueremo a migliorare dopo (presso l'Istituto italiano per la vigilanza sulle assicurazioni, di cui sono presidente, la quota di donne in posizioni manageriali è del 50 per cento).

 

Abbiamo eseguito analisi approfondite delle questioni di genere. Nel 2012 abbiamo avviato – e successivamente pubblicato – un ampio progetto di ricerca, che misura il divario di genere nell'economia italiana; esplora i benefici della diversità, sia al microlivello (per esempio per la governance delle società, per alcuni aspetti della prestazione delle banche) sia al macrolivello (per esempio l'impatto sul PIL di una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro); identifica gli ostacoli alla parità di genere nell'economia italiana (per esempio problemi relativi all'equilibrio tra vita professionale e vita privata, discriminazione implicita, fattori culturali). La ricerca ha contribuito in modo significativo al dibattito italiano sulle risposte politiche.

Mi risulta che la BCE abbia lavorato su questioni di genere nel corso degli ultimi anni e vorrei sostenere appieno ulteriori sviluppi, dal miglioramento della riserva interna ed esterna, all'offerta alle donne di maggiori opportunità in relazione ai numerosi compiti delicati e molto complessi propri di una banca centrale: la BCE dovrebbe considerare come una priorità strategica il fatto di attrarre e sviluppare talenti femminili a tutti i livelli.

Infine, la BCE dovrebbe anche promuovere più in generale la diversità di pensiero. In un mondo vario e profondamente interconnesso, la ricerca mostra che équipe diversificate e un comportamento inclusivo consentono alle organizzazioni di conseguire migliori risultati. Èquipe diversificate sono più resilienti nell'evitare la "mentalità di gruppo" e si sono dimostrate più efficaci in processi decisionali solidi.

 

50. Ritiene sia possibile migliorare la responsabilità della BCE nei confronti della Corte dei conti europea in termini di efficienza operativa? Dove termina, a Suo avviso, il mandato della Corte dei conti europea?

La Corte dei conti europea svolge un ruolo molto importante per la BCE, come previsto dai trattati UE e in particolare all'articolo 27.2 dello statuto del SEBC e della BCE. La valutazione indipendente dell'efficienza operativa della gestione della BCE contribuisce in larga misura all'esecuzione del mandato della BCE. La BCE dovrebbe pertanto continuare a sostenere il lavoro della Corte dei conti europea, in particolare fornendo accesso completo a tutti i documenti richiesti per lo svolgimento dei suoi compiti.

Nel contempo, la Corte dei conti europea dovrebbe essere consapevole dei limiti del suo ruolo e rispettare le prerogative della BCE nel prendere decisioni indipendenti sui propri compiti.

 

51. Ritiene che la BCE dovrebbe applicare le disposizioni della nuova direttiva riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione a livello internazionale? Quando prevede che la BCE stabilirà procedure specifiche per la protezione degli informatori?

Disposizioni efficaci riguardo agli informatori, vale a dire canali di segnalazione adeguati e protezione degli informatori, contribuiscono a sostenere l'integrità di un'istituzione e la fiducia in quest'ultima. Pertanto la BCE, in qualità di pubblica istituzione, dovrebbe attribuire grande importanza all'adeguatezza delle disposizioni in tale settore. Inoltre le disposizioni riguardo agli informatori sono vitali sia da un punto di vista della gestione dei rischi sia della cultura lavorativa. Attraverso i suoi orientamenti sul quadro etico, la BCE ha inoltre richiesto alle BCN dell'Eurosistema e alle ANC dell'SSM di adottare norme e procedure sugli informatori in linea con le leggi e regolamentazioni applicabili.

Presso la Banca d'Italia, abbiamo istituito una pagina web dove dipendenti e consulenti di intermediari soggetti alla supervisione della Banca d'Italia o altri individui possono riferire violazioni normative o condotta illecita da parte della dirigenza seguendo alcune semplici regole. La Banca d'Italia garantisce la riservatezza dei dati personali degli informatori, anche per proteggerli da eventuali possibili rappresaglie. Una simile procedura, basata su diversi canali, consente ai dipendenti e ai consulenti della Banca d'Italia di segnalare irregolarità e condotte illecite commesse dai colleghi o dai superiori.

La nuova direttiva sugli informatori rappresenta, insieme alle migliori prassi, alle politiche e alle procedure delle altre istituzioni un parametro di riferimento per la BCE per il rafforzamento del suo quadro per gli informatori. Si tratta di una priorità del comitato esecutivo della BCE che io sostengo appieno.

52. Cosa pensa del fatto che in passato il Consiglio già una volta ha ignorato il parere del Parlamento europeo in merito alla nomina di un membro del Comitato esecutivo della BCE? Accetterà la Sua nomina a Presidente della BCE in caso di voto contrario del Parlamento europeo?

 

Il controllo del Parlamento europeo fornisce una base di responsabilità e la responsabilità – insieme all'indipendenza – è essenziale per l'efficacia e la legittimità della BCE. Per tali ragioni, attendo con interesse la cooperazione che avrò con i deputati al Parlamento europeo in seno alla commissione ECON. Attribuisco grande valore al parere del Parlamento europeo nel quadro della procedura di nomina e spero che ciò ponga le fondamenta per un rapporto sincero e di fiducia nel corso degli anni futuri.

Non è tuttavia mio compito discutere i rispettivi ruoli e competenze del Consiglio e del Parlamento nel diritto dell'UE per quanto riguarda il quadro di nomina. Sono fiducioso che le due istituzioni potranno accordarsi sulla migliore via da seguire nell'interesse dell'Unione europea. 

53. Ritiene che sarebbe opportuno che Lei o altri dirigenti della BCE partecipino al "Gruppo dei Trenta" di esponenti delle banche centrali e leader dell'industria finanziaria o a gruppi e associazioni simili?

Come indicato nella mia risposta n. 46, tutti i membri del comitato esecutivo e il personale aderiscono alle norme rigorose in materia di trasparenza, etica e governance definite dalla BCE. Nel contempo, è importante che abbiano interazioni regolari e aperte con un'ampia gamma di soggetti interessati del settore pubblico e privato. Ciò consentirebbe loro di acquisire informazioni rilevanti sui principali sviluppi economici e finanziari.

Non dispongo di informazioni private sul "Gruppo dei Trenta". Secondo il suo sito web, tra i suoi membri figurano banchieri centrali e accademici autorevoli, ma attualmente nessun membro della BCE. La questione era stata sollevata in passato in questo Parlamento. Dovrei vedere in futuro qual è la vostra posizione su tale importante questione di governance.

Il codice di condotta unico approvato dalla BCE nel 2019 ha introdotto norme specifiche sulle relazioni con i gruppi di interesse al fine di evitare potenziali conflitti di interesse e la possibilità di malintesi. I membri del comitato esecutivo, in particolare nelle loro interazioni con i gruppi di interesse, devono essere consapevoli della propria indipendenza e dei propri obblighi di riservatezza professionale. Inoltre, i principi chiave per le comunicazioni esterne definite dalla BCE prevedono norme specifiche su come interagire con i rappresentanti del settore privato, del settore accademico, i gruppi di interesse, le associazioni e la società civile.

Credo che tale quadro svolga bene il suo ruolo per la BCE e fornisca un buon equilibrio tra i valori e i doveri dell'istituzione e la necessità di istituire contatti con le controparti del settore privato. Sarei lieto di accogliere i vostri suggerimenti se pensate che tale equilibrio debba essere adeguato.

 

54. In passato, la BCE ha lanciato iniziative quali AnaCredit e European Distribution of Debt Initiative (EDDI), che sono state al centro del mandato della BCE. Come vede il ruolo della BCE in tali iniziative e dove segnerebbe il confine per quanto riguarda le prerogative del legislatore?

Il trattato e lo statuto del SEBC assegnano un chiaro mandato per quanto riguarda le infrastrutture dei mercati finanziari alla BCE e all'Eurosistema. Inoltre, la BCE ha grande interesse nell'ottenere tutti i dati necessari per sostenere e quindi svolgere al meglio i suoi compiti, come indicato nel trattato. A tale riguardo, l'articolo 5 dello statuto del SEBC e della BCE prevede che la BCE – in cooperazione con le banche centrali nazionali – raccolga i dati statistici necessari per svolgere in modo adeguato i suoi compiti. Pertanto, sia il mandato giuridico della BCE sia disposizioni statutarie specifiche prevedono la possibilità che la BCE possa intraprendere iniziative normative in aree specifiche, come le statistiche sul credito e i sistemi di pagamento.

Al fine di svolgere i loro compiti, le banche centrali dell'Eurosistema devono avere accesso a dati di alta qualità sull'economia dell'area dell'euro e i mercati finanziari. Tuttavia, i dati aggregati non sempre forniscono una descrizione accurata degli sviluppi sottostanti, in quanto possono accorpare tendenze eterogenee, anche se potenzialmente informative, specifiche per paese, per settore e/o impresa. Per tale motivo, il quadro aggregato può talvolta essere fuorviante e fornire informazioni non corrette al processo decisionale. Tale aspetto è diventato ancora più evidente dall'inizio della crisi globale, la quale ha dimostrato che il fatto di tenere conto della granularità nelle analisi economiche e monetarie dell'Eurosistema può essere estremamente utile a fini di politica monetaria e di vigilanza.

L'iniziativa AnaCredit prevede il trattamento di dati altamente granulari sul credito, che forniscono informazioni utili sulla complessità e l'interconnessione delle economie dell'area dell'euro e i mercati finanziari e potrebbero quindi portare a decisioni politiche maggiormente informate ed efficaci.

Tali iniziative statistiche devono tenere pienamente conto della legislazione dell'UE e dell'onere sui soggetti che forniscono le informazioni. Per quanto riguarda il primo aspetto, è necessaria una cooperazione stretta e continua tra la BCE ed Eurostat. Tale cooperazione ha finora favorito una divisione efficiente del lavoro tra le due istituzioni, evitando sovrapposizioni inefficienti o carenze di dati. Per quanto riguarda il secondo aspetto, ritengo che la BCE debba proseguire la sua proficua prassi di tenere consultazioni pubbliche sui suoi regolamenti concernenti le statistiche europee, che forniscono ai cittadini, ai partecipanti al mercato e ad altri soggetti interessati la possibilità di esprimere la loro opinione.

Infine, come menzionato nelle risposte precedenti, la BCE e l'Eurosistema hanno anche un chiaro mandato nel trattato relativo ai sistemi di pagamento. Esso prevede la possibilità di intraprendere iniziative in materia di regolamentazione nel settore dei sistemi di pagamento nonché di agire in qualità di promotore del cambiamento. Un obiettivo è di sviluppare ulteriormente standard, norme e procedure armonizzati. Per tale motivo, la BCE sta attualmente valutando – attraverso il progetto sulla distribuzione di strumenti di debito europei (EDDI) – la possibilità di sostenere un'emissione e una distribuzione armonizzate degli strumenti di debito in euro nell'UE. Il 22 maggio 2019 la BCE ha lanciato una consultazione di mercato, invitando intermediari e altri soggetti interessati a fornire il loro contributo al progetto, in particolare sul ruolo che l'Eurosistema potrebbe svolgere in relazione ad esso. Nel determinare le sue azioni di follow-up è naturalmente importante che la BCE – in linea con il suo mandato – tenga nel debito conto l'esito della consultazione di mercato, al fine di valutare se, e in quale misura, il progetto risponderebbe agli interessi del settore privato.

 


PROCEDURA DELLA COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Titolo

Nomina di un membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea

Riferimenti

12451/2019 – C9-0149/2019 – 2019/0817(NLE)

Consultazione / Richiesta di approvazione

17.10.2019

 

 

 

Commissione competente per il merito

 Annuncio in Aula

ECON

24.10.2019

 

 

 

Relatori

 Nomina

Irene Tinagli

16.10.2019

 

 

 

Esame in commissione

3.12.2019

 

 

 

Approvazione

3.12.2019

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

51

5

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Gunnar Beck, Marek Belka, Stefan Berger, Gilles Boyer, Cristian-Silviu Buşoi, Derk Jan Eppink, Engin Eroglu, Markus Ferber, Jonás Fernández, Raffaele Fitto, Frances Fitzgerald, Luis Garicano, Valentino Grant, José Gusmão, Danuta Maria Hübner, Stasys Jakeliūnas, Othmar Karas, Billy Kelleher, Ondřej Kovařík, Philippe Lamberts, Aušra Maldeikienė, Jörg Meuthen, Csaba Molnár, Luděk Niedermayer, Dimitrios Papadimoulis, Piernicola Pedicini, Lídia Pereira, Jake Pugh, Evelyn Regner, Antonio Maria Rinaldi, Robert Rowland, Martin Schirdewan, Pedro Silva Pereira, Paul Tang, Irene Tinagli, Inese Vaidere, Johan Van Overtveldt, Stéphanie Yon-Courtin, Marco Zanni

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Carmen Avram, Gabriele Bischoff, Damien Carême, Fabio Massimo Castaldo, Richard Corbett, Eugen Jurzyca, Pedro Marques, Fulvio Martusciello, Ville Niinistö, Stéphane Séjourné, Monica Semedo, Antonio Tajani, Julie Ward

Supplenti (art. 209, par. 7) presenti al momento della votazione finale

Rosa D’Amato, Anna Deparnay-Grunenberg, Agnès Evren, Dino Giarrusso, Enikő Győri

Deposito

9.12.2019

 

 

[1] GU C ... / Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.

[2] Testi approvati, P8_TA(2019)0211.

[3]  Il servizio TIPS (Target Instant Payment Settlement, servizio di regolamento dei pagamenti istantanei in TARGET) consente ai prestatori di servizi di pagamento di offrire trasferimenti di fondi ai propri clienti in tempo reale e 24 ore su 24 nell'area dell'euro. I sistemi Target 2 e Target 2 Securities sono gestiti dalla Banca d'Italia congiuntamente alla Deutsche Bundesbank, alla Banque de France e al Banco de España.

[4]  L'Unità di informazione finanziaria italiana fa parte della Banca d'Italia.

Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2019Avvertenza legale - Informativa sulla privacy