Procedura : 2020/2011(INI)
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Ciclo del documento : A9-0147/2020

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A9-0147/2020

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P9_TA(2020)0229

<Date>{04/09/2020}4.9.2020</Date>
<NoDocSe>A9-0147/2020</NoDocSe>
PDF 344kWORD 119k

<TitreType>RELAZIONE</TitreType>

<Titre>sull'attuazione delle strategie nazionali d'integrazione dei rom: combattere gli atteggiamenti negativi nei confronti delle persone di origine romanì in Europa</Titre>

<DocRef>(2020/2011(INI))</DocRef>


<Commission>{LIBE}Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni</Commission>

Relatore: <Depute>Romeo Franz</Depute>

Relatore per parere (*):

Tomáš Zdechovský, commissione per l'occupazione e gli affari sociali

(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 57 del regolamento

MOTIVAZIONE – SINTESI DEI FATTI E DELLE CONSTATAZIONI
 PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 PARERE DELLA COMMISSIONE PER L'OCCUPAZIONE E GLI AFFARI SOCIALI
 PARERE DELLA COMMISSIONE PER LA CULTURA E L'ISTRUZIONE
 PARERE DELLA COMMISSIONE PER I DIRITTI DELLE DONNE E L'UGUAGLIANZA DI GENERE
 INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

MOTIVAZIONE – SINTESI DEI FATTI E DELLE CONSTATAZIONI

Procedimento

Nel novembre 2019 il relatore ha ricevuto l'incarico di elaborare una relazione sull'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei rom: combattere gli atteggiamenti negativi nei confronti delle persone di origine romanì in Europa.

Dalla sua nomina, il relatore ha raccolto informazioni basandosi, in particolare, sulle seguenti fonti:

– una valutazione d'impatto del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom, effettuata dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo;

– relazioni e studi realizzati dalla Commissione, dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, da altre istituzioni competenti e da organizzazioni della società civile;

– uno scambio di informazioni con le parti interessate istituzionali e con la società civile.

Sintesi dei fatti e delle constatazioni

I rom sono la minoranza etnica più grande d'Europa, su un totale stimato di 10-12 milioni di persone in Europa, circa 6 milioni vivono nell'UE e la maggior parte di loro possiede la cittadinanza di uno Stato membro dell'Unione[1]. Una parte significativa dei rom presenti in Europa vive in condizioni di emarginazione, sia nelle aree rurali che in quelle urbane, e in pessime condizioni socioeconomiche. La discriminazione, l'esclusione sociale e la segregazione subite dai rom si rafforzano reciprocamente. Confrontandosi con un accesso limitato a un'istruzione di qualità e con difficoltà di integrazione nel mercato del lavoro, i rom sono maggiormente esposti alla disoccupazione e alla precarietà del lavoro, il che limita le opportunità di riduzione della povertà e di inclusione sociale attraverso il mercato del lavoro e corrisponde a bassi livelli di reddito, a un limitato accesso a un'assistenza sanitaria di qualità e a condizioni di vita e di salute precarie. Queste circostanze si traducono a loro volta in tassi di mortalità più elevati e in una minore aspettativa di vita rispetto al resto della popolazione, oltre che in maggiori rischi di decessi prematuri causati da malattie croniche e non trasmissibili, tra cui il cancro[2].

La seconda indagine su minoranze e discriminazioni nell'Unione europea, pubblicata nel 2016 dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, ha evidenziato che circa l'80 % dei rom presenti nei nove Stati membri dell'UE con la maggior presenza di popolazione rom, vive al di sotto della soglia di povertà del paese di residenza; un rom su tre vive in alloggi privi di acqua corrente; un bambino o adolescente rom su tre appartiene a una famiglia in cui un membro si è coricato affamato almeno una volta nel corso del mese precedente; e il 50 % dei rom fra i 6 e i 24 anni non è scolarizzato. Questa tendenza è confermata dall'Indagine su rom e nomadi 2019 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, che evidenzia le percentuali straordinariamente elevate di adulti e minori che si sono coricati affamati almeno una volta nel corso del mese precedente e prende atto che quasi la metà dei rom e dei nomadi (45 %) in sei Stati membri dell'UE si è sentita discriminata in almeno uno degli ambiti della propria vita oggetto di indagine, nel corso dei 12 mesi precedenti[3].

Alla luce di ciò si può soltanto concludere che i rom sono vittime di discriminazione e di una disparità di accesso ai servizi pubblici[4].

Nel 2011 la Commissione europea ha chiesto di adottare strategie nazionali di integrazione dei rom. Per garantire l'attuazione di politiche efficaci negli Stati membri, la Commissione ha proposto che fossero formulate strategie nazionali di integrazione dei rom oppure, laddove già esistenti, che tali strategie fossero adeguate in modo da conseguire gli obiettivi dell'Unione in materia di integrazione dei rom, con interventi mirati e finanziamenti (nazionali, europei e altro) sufficienti a realizzarli. Ha proposto soluzioni per far fronte agli ostacoli esistenti riguardo a un uso più efficace dei fondi dell'UE e ha gettato le basi di un meccanismo di monitoraggio.

Il quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom ha incoraggiato gli Stati membri (e i paesi dell'allargamento) ad adottare un approccio globale all'integrazione dei rom, a inserire il tema dell'inclusione dei rom utilizzando strumenti politici, giuridici e di finanziamento, ad adottare strategie nazionali di integrazione dei rom e a istituire meccanismi di coordinamento, consultazione e monitoraggio. L'obiettivo generale dell'attuale quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom, che terminerà nel 2020, è di promuovere la parità di trattamento dei rom e la loro integrazione sociale ed economica nelle società europee. Il quadro ha inoltre stabilito obiettivi specifici in materia di integrazione dei rom riguardanti il loro accesso all'istruzione, all'occupazione, all'assistenza sanitaria e agli alloggi, che gli Stati membri sono stati invitati a sostenere. Più specificamente, gli Stati membri sono stati invitati a:

– fare in modo che tutti i bambini rom completino la scuola primaria;

– colmare il divario in termini di occupazione tra i rom e il resto della popolazione:

– colmare il divario tra i rom e il resto della popolazione dal punto di vista dello stato di salute;

– colmare il divario tra i rom e il resto della popolazione con riferimento agli alloggi e ai servizi pubblici (acqua, energia elettrica).

A livello dell'Unione, la Commissione ha istituito strutture e meccanismi di coordinamento e di consultazione, ha mobilitato finanziamenti e ha intrapreso attività per monitorare l'attuazione degli obiettivi del quadro dell'UE. La Commissione ha intensificato il dialogo con gli Stati membri sull'integrazione dei rom, in particolare istituendo nell'ottobre del 2012 la rete dei punti di contatto nazionali per l'integrazione dei rom, al fine di discutere sulle possibili soluzioni ai problemi rilevati.

Nel 2013 il quadro dell'UE per i rom è stato rafforzato da una raccomandazione del Consiglio su misure efficaci per l'integrazione dei rom[5]. Questa raccomandazione ha riservato una maggiore attenzione a due aree orizzontali, vale a dire la lotta alla discriminazione e la riduzione della povertà. Ha inoltre introdotto, a partire dal 2016, un obbligo di rendicontazione annuale per gli Stati membri, contribuendo allo sviluppo di un sistema europeo di monitoraggio. Le conclusioni del Consiglio del dicembre 2016 dal titolo "Accelerare il processo di integrazione dei rom" hanno confermato l'impegno degli Stati membri.

Risultati della valutazione dell'attuale quadro dell'UE per i rom e via da seguire per l'adozione di una direttiva dell'UE per il periodo successivo al 2020 sull'uguaglianza e l'inclusione delle persone di origine romanì.

L'attuale quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020 è un quadro in evoluzione. La sua istituzione è già considerata di per sé un successo e ha rappresentato un punto di svolta per le comunità rom in Europa. Il quadro ha posto l'integrazione sociale delle persone di origine romanì in cima all'agenda politica europea e ha esercitato pressioni sugli Stati membri per l'elaborazione di strategie nazionali.

Tuttavia, in quanto strumento politico non vincolante, il quadro offre un abbozzo per il coordinamento politico, la consultazione e il monitoraggio e raccomandazioni politiche mirate per le strategie nazionali di integrazione dei rom. È a discrezione dei governi nazionali, regionali e locali decidere se e come tradurre le raccomandazioni in capacità amministrative e azioni politiche concrete.

Conseguentemente, dalla relazione della Commissione sulla valutazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020 emerge che "l'efficacia dei progressi in funzione degli obiettivi di integrazione dei Rom è ritenuta complessivamente limitata, con differenze significative tra settori e paesi. Secondo l'analisi, l'istruzione è il settore in cui si è registrata la maggior parte dei progressi (miglioramenti nel contrasto dell'abbandono scolastico, istruzione della prima infanzia e obbligo scolastico, ma peggioramento della segregazione). La percezione del proprio stato di salute da parte dei Rom è migliorata, ma la copertura sanitaria continua a essere limitata. Non è stato osservato alcun miglioramento nell'accesso all'occupazione e la percentuale di giovani Rom che non hanno un lavoro né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET) è addirittura aumentata. La situazione abitativa continua a essere difficile. Sono stati osservati alcuni progressi per quanto riguarda l'obiettivo generale della lotta alla povertà. L'antiziganismo e i reati generati dall'odio sono ancora motivo di grande preoccupazione, nonostante alcuni segnali di riduzione delle esperienze di discriminazione vissute dai Rom nell'accedere ai servizi in determinati settori."[6]

La percentuale di studenti rom che ha abbandonato gli studi tra il 2011 e il 2016 a livello di scuola secondaria è scesa in media dall'87 % nel 2011 al 68 % nel 2016. Il tasso di dispersione scolastica dei rom, rispetto a quello del resto della popolazione di tutti i paesi oggetto di indagine, rimane molto alto[7].

Nel 2019 il tasso di abbandono scolastico dei rom ha continuato ad attestarsi al 68 %. Inoltre, soltanto il 18 % dei bambini rom passa ai livelli superiori di istruzione, mentre i tassi di assenteismo e di abbandono scolastico dei rom sono significativamente più elevati di quelli di altre categorie di alunni[8].

Per quanto riguarda l'occupazione, il divario tra i rom e il resto della popolazione è notevole, compreso il divario che interessa i giovani che non hanno un lavoro né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET). I tassi di occupazione dei rom sono all'incirca del 40 % nella maggior parte degli Stati membri, mentre tra il 2011 e il 2016 la percentuale di giovani rom inoccupati e al di fuori di qualsiasi ciclo di istruzione o formazione è passata in media dal 56 % al 63 %[9].

Continuano a persistere notevoli disparità abitative, visto che circa il 30 % dei rom vive ancora senza acqua corrente all'interno della propria abitazione e il 36 % è privo di servizi igienici, doccia o bagno[10].

Tra il 2011 e il 2016 si sono registrati scarsi progressi riguardo alla percentuale/numero di rom coperti da assicurazione sanitaria. La percentuale di rom coperti dall'assicurazione sanitaria nazionale è del 76 %, ossia notevolmente inferiore a quella del resto della popolazione. La percentuale di rom che giudica "buono" o "ottimo" il proprio stato di salute è del 68 %. Più di un quarto dei rom ritiene di subire limitazioni nelle proprie attività per motivi di salute e il 22 % è affetto da malattie o problemi di salute di lunga durata. Il quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fa presente che nell'Unione europea l'aspettativa di vita alla nascita è di 76 anni per gli uomini e 82 per le donne. Per i rom si stima che sia di 10 anni inferiore. Inoltre, mentre il tasso di mortalità infantile nell'UE è di 4,3 per 1 000 nati vivi, è dimostrato che nelle comunità rom questo tasso è molto più elevato.

Si ritiene, dunque, che il principale punto debole dell'attuale quadro risieda nella sua natura non vincolante. Si tratta di una strategia discrezionale, che per l'attuazione delle strategie nazionali fa essenzialmente affidamento sulla volontà politica di tutti i livelli di governo degli Stati membri, ivi comprese la capacità amministrativa e le risorse di bilancio. Purtroppo, la maggior parte degli Stati membri ha messo a punto le strategie nazionali senza destinare alla loro attuazione una dotazione finanziaria adeguata[11].

Per porre rimedio a questa situazione, si propone di adottare una direttiva dell'UE per il periodo successivo al 2020 sull'uguaglianza e l'inclusione delle persone di origine romanì, ossia un atto legislativo di natura vincolante per gli Stati membri in termini di conseguimento degli obiettivi in materia di inclusione dei romanì. Il sostegno politico, nel momento in cui si registra un vertiginoso aumento del razzismo contro diversi gruppi minoritari, è un punto fondamentale per l'inclusione dei romanì. Occorre che i principali attori procedano a una grande mobilitazione, valutando le opportunità che potrebbero riservare le prossime presidenze dell'UE, per garantire l'impegno politico a favore di un'eventuale direttiva per il periodo successivo al 2020. Seguendo tale approccio, sarà possibile stanziare finanziamenti adeguati, favorendo una più efficace attuazione delle strategie o dei piani d'azione nazionali, soprattutto a livello regionale e locale. L'Unione europea deve collegare le proprie priorità politiche e finanziarie alla direttiva. In fase di elaborazione dei bilanci a livello locale e nazionale, l'inclusione delle persone di origine romanì figurerà tra le priorità. Occorrerà inoltre predisporre meccanismi di controllo e vigilanza più efficaci e rafforzati e la Commissione e, in caso di adozione della direttiva, gli Stati membri provvederanno affinché i fondi stanziati vengano spesi correttamente e non vengano utilizzati in modo improprio.

Altro punto critico è l'uso della denominazione comune "rom". Se è vero che il quadro segnala l'eterogeneità di quanto indicato con l'ampio termine generale "rom"[12], è altrettanto vero però che non riesce a riconoscere la diversità insita nella popolazione composta dalle persone di origine romanì Il termine rom o il binomio "sinti e rom", utilizzati nelle politiche e nelle discussioni dell'UE, non riflettono l'eterogeneità della minoranza, per cui persone di origine romanì, come kalè, manouches, lovara, rissende, boyash, domare, caldaras, romanichal e sinti, si sentono escluse o non considerate. I rom sono uno dei gruppi di popolazione di origine romanì in Europa. Il fatto di utilizzare nelle politiche e nelle discussioni dell'UE il nome di un gruppo per descrivere gli altri gruppi è spesso oggetto di critiche da parte dei membri della comunità.

Per tale motivo, la politica in materia di uguaglianza e inclusione delle persone di origine romanì nel periodo successivo al 2020 dovrebbe tenere conto dell'eterogeneità interna della comunità nei settori prioritari, garantendo che nessuno sia lasciato indietro, compresi quelli che non hanno un retroterra etnico, come ashkali, egiziani o travellers, ma che sono stigmatizzati come zingari. È pertanto opportuno che riferendosi a tutti i gruppi, si usi l'espressione "persone di origine romanì".

Il quadro attuale manca di coerenza all'interno delle priorità. Nella strategia dopo il 2020 sarebbe opportuno menzionare esplicitamente settori tematici di attività, quali la partecipazione politica, le arti e la cultura romanì, la lingua e la storia romanì, in aggiunta ai quattro principali settori prioritari di istruzione, occupazione, alloggi e assistenza sanitaria[13].

Per conseguire efficacemente tale obiettivo, la Commissione e gli Stati membri devono sostituire l'approccio paternalistico (dall'alto verso il basso), che è quello prevalentemente utilizzato per l'elaborazione del quadro attuale, con quello non paternalistico. Un approccio dal basso verso l'alto consentirebbe alle persone di origine romanì di partecipare maggiormente alla definizione delle politiche a tutti i livelli. Occorre inoltre che nella fase successiva al 2020 anche gli attori locali e regionali (ONG, attivisti, esperti, membri delle comunità ecc.) partecipino attivamente all'elaborazione, attuazione e monitoraggio delle politiche pubbliche che interessano le persone di origine romanì. Alla luce dell'approccio non paternalistico, la direttiva dell'UE per il periodo successivo al 2020 sull'uguaglianza e l'inclusione delle persone di origine romanì sarà elaborata sulla base di dati quantitativi e qualitativi più affidabili: le strategie future saranno basate sulle più recenti informazioni disponibili, visto che, rispetto al 2011, si disporrà di un accesso più ampio a un maggior numero di comunità e a importanti fonti di soluzione per il miglioramento della situazione dei romanì. Tali dati devono costituire il fondamento di piani d'azione dettagliati e realistici, con una dotazione finanziaria predefinita, realistica e adeguata, inclusa nei bilanci nazionali, regionali e locali, a seconda dell'entità delle esigenze di inclusione sociale delle persone di origine romanì.

Un esempio di buona pratica in tal senso è l'accordo firmato tra il Land del Baden-Württemberg e l'Associazione regionale tedesca di sinti e rom. Nel 2014 è stato istituito un Consiglio congiunto, composto di rappresentanti dei sinti e dei rom tedeschi del Baden-Württemberg, ma anche di rappresentanti del governo, del Parlamento e delle associazioni comunali del Land. Il fulcro delle loro attività sarà essenzialmente quello di promuovere l'istruzione e la cultura di sinti e rom[14].

Per quanto concerne gli obiettivi della direttiva dell'UE e delle strategie nazionali di integrazione dei rom nel periodo successivo al 2020, è opportuno non concentrare in prevalenza l'attenzione sull'emarginazione, bensì aumentare gli investimenti a favore di giovani, donne e bambini romanì (con particolare riferimento agli alunni della scuola primaria che hanno difficoltà ad andare a scuola a causa della precaria situazione finanziaria e sociale delle loro famiglie) e di attribuire loro maggiori responsabilità, nonché di prestare maggiore attenzione alla mobilità intra-UE delle persone romanì.

L'iniziale assenza di una risposta all'antiziganismo nell'attuale quadro si è tradotta in riluttanza a includere nelle strategie nazionali misure esplicite contro la discriminazione e, in particolare, contro l'antiziganismo.

Nella sua indagine del 2019 su rom e nomadi, l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali ha rilevato che quasi la metà dei rom e dei nomadi intervistati (44 %) ha subito violenze motivate dall'odio nei 12 mesi precedenti l'indagine[15]. A titolo di esempio, il gruppo di ricerca dell'Università di Lipsia è giunto alla conclusione che l'antiziganismo di massa è spesso nascosto e invisibile: il 60 % dei cittadini tedeschi è d'accordo con l'affermazione che i sinti e i rom hanno tendenze criminali e il 49,2 % vuole allontanarli dai centri urbani[16].Come se non bastasse, in tempi di coronavirus, i rom sono divenuti il capro espiatorio per la diffusione del virus. Purtroppo, questo è quanto è accaduto nei paesi dell'Europa orientale[17]. Pertanto, la lotta all'antiziganismo, ossia quella specifica forma di razzismo nei confronti delle persone di origine romanì, deve essere trattata in tutti i principali ambiti della prossima strategia dell'Unione per il periodo successivo al 2020. È inoltre opportuno mettere a punto misure di prevenzione e di reazione da integrare nelle politiche sui romanì dopo il 2020. Gli Stati membri devono riconoscere ufficialmente l'antiziganismo quale forma specifica di razzismo nei confronti delle persone di origine romanì e devono attuare misure specifiche per contrastarlo a qualsiasi livello si manifesti.



PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'attuazione delle strategie nazionali d'integrazione dei rom: combattere gli atteggiamenti negativi nei confronti delle persone di origine romanì in Europa

(2020/2011(INI))

Il Parlamento europeo,

 visti il trattato sull'Unione europea (TUE), il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

 viste la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la Carta sociale europea, la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali nonché le relazioni e raccomandazioni del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, della commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI) e di altri meccanismi del Consiglio d'Europa;  visti la Dichiarazione universale dei diritti umani e i trattati delle Nazioni Unite sui diritti umani, tra cui il Patto internazionale sui diritti civili e politici, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne e la Convenzione sui diritti del fanciullo,

 vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica[18],

 vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro[19],

 vista la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale[20],

 visto il regolamento (CE) n. 1367/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 settembre 2006, sull'applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari delle disposizioni della convenzione di Aarhus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale[21],

 viste la comunicazione della Commissione del 5 aprile 2011 dal titolo "Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020" (COM(2011)0173) e le successive relazioni di attuazione e di valutazione,

 viste la raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 su misure efficaci per l'integrazione dei rom negli Stati membri[22] e le conclusioni del Consiglio dell'8 dicembre 2016 dal titolo "Accelerare il processo di integrazione dei Rom" e del 13 ottobre 2016 sulla relazione speciale n. 14/2016 della Corte dei conti europea,

 viste le relazioni del Parlamento europeo sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei rom del 2010 e la relazione sugli aspetti di genere del quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei rom del 2013,

 vista la sua risoluzione del 15 aprile 2015, in occasione della Giornata internazionale dei rom – antiziganismo in Europa e riconoscimento, da parte dell'UE, della giornata commemorativa del genocidio dei rom durante la Seconda guerra mondiale[23],

 vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2017 sugli aspetti relativi ai diritti fondamentali nell'integrazione dei rom nell'Unione europea: lotta all'antiziganismo[24],

 vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2019 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea nel 2017[25],

 vista la sua risoluzione del 12 febbraio 2019 sulla necessità di rafforzare il quadro strategico dell'UE per il periodo successivo al 2020 per le strategie nazionali di integrazione dei rom e intensificare la lotta contro l'antiziganismo[26],

 vista la sua risoluzione del 7 febbraio 2018 sulla protezione e la non discriminazione delle minoranze negli Stati membri dell'UE[27],

 vista la sua risoluzione del 13 marzo 2018 sulle regioni in ritardo di sviluppo nell'Unione europea[28],

 vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2018 sull'aumento della violenza neofascista in Europa[29],

 vista la sua risoluzione del 13 novembre 2018 su norme minime per le minoranze nell'UE[30],

 vista la comunicazione della Commissione, del 5 settembre 2019, dal titolo "Relazione sull'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei Rom" (COM(2019)0406)[31],

 vista la comunicazione della Commissione, del 4 dicembre 2018, dal titolo "Relazione sulla valutazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020" (COM(2018)0785)[32],

 viste le procedure di infrazione dal titolo "Non-conformity with Directive 2000/43/EC on Racial Equality - Discrimination of Roma children in education" (Non conformità alla direttiva 2000/43/CE sull'uguaglianza razziale - Discriminazione dei minori rom nell'istruzione), numeri di infrazione 20142174, 20152025 e 20152206,

 visto il pilastro europeo dei diritti sociali,

 visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dal titolo "La situazione delle donne Rom" (SOC/585-EESC-2018),

 vista la dichiarazione di Poznan dei partner dei Balcani occidentali sull'integrazione dei rom nel processo di allargamento dell'UE,

 vista la seconda indagine su minoranze e discriminazioni nell'Unione europea (EU-MIDIS II), dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA),

 vista la raccomandazione di politica generale n. 13 della commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI),

 vista l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile,

 vista la mappa della povertà della Banca mondiale del 2016 che identifica chiaramente le regioni più arretrate d'Europa,

 viste le pertinenti relazioni e raccomandazioni degli istituti di ricerca e delle organizzazioni della società civile romanì e pro-romanì, comprese le ONG romanì di base;

 viste le iniziative dei cittadini europei "Minority SafePack" e "Politica di coesione per l'uguaglianza delle regioni e la sostenibilità delle culture regionali",

 visti l'articolo 54 del suo regolamento, nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione ad elaborare relazioni di iniziativa,

 visti i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere;

 vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A9-0147/2020),

A. considerando che il popolo romanì rappresenta la minoranza etnica più grande d'Europa;

B. considerando che il quadro attuale ha messo in evidenza la diversità esistente sotto l'ampia designazione "rom"; che detto quadro non ha saputo riconoscere l'eterogeneità all'interno della popolazione romanì; che il termine rom o il binomio sinti e rom è stato utilizzato in un'epoca in cui i responsabili politici decidevano le politiche sui rom senza un reale coinvolgimento delle comunità romanì, le quali di conseguenza si sentono alienate da esso, e che questa definizione utilizzata nelle politiche e nelle discussioni dell'UE non riflette l'eterogeneità della comunità romanì ed è quindi spesso criticata da queste ultime;

C. considerando che la proposta legislativa per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione delle persone di origine romanì relativa al periodo successivo al 2020 dovrà riflettere molto meglio l'eterogeneità del popolo romanì; che il termine "popolo romaní" comprende persone di origine rom, kalè, manouches, lovara, rissende, boyash, domare, caldaras, romanichal e sinti; che la nuova definizione, "popolo romaní", include meglio anche coloro che sono stati stigmatizzati come zingari senza avere un'origine etnica corrispondente, come gli egiziani, gli ashkali o i viaggianti;

D. considerando che una parte significativa dei romanì in Europa vive in condizioni estremamente precarie sia nelle aree rurali che in quelle urbane e in circostanze socioeconomiche molto povere[33]; che la maggior parte delle persone romanì sono private dei loro diritti umani fondamentali in tutti i settori della vita;

E. considerando che, secondo l'indagine EU-MIDIS II, il 61 % dei cittadini dell'UE ritiene che la discriminazione nei confronti dei romanì sia diffusa nel proprio paese; che l'antiziganismo radicato, persistente e strutturale e spesso istituzionale e di governo continua a esistere a tutti i livelli della società europea manifestandosi quotidianamente ed è riconosciuto come il principale ostacolo al raggiungimento del pieno potenziale delle persone romanì in quanto cittadini dell'UE che godono pienamente dei diritti fondamentali, dell'inclusione sociale e dell'uguaglianza, in tutti gli ambiti della vita, compresi l'alloggio, l'istruzione, l'assistenza sanitaria e l'occupazione;

F. considerando che i romanì continuano a essere vittime di livelli crescenti di incitamento all'odio, in particolare in pubblico, nei media sociali e da parte di personalità pubbliche, politici e funzionari; che essi subiscono anche violenze da parte della polizia, tra cui punizioni collettive, profilazione razziale e segregazione residenziale e scolastica; che sono necessarie misure specifiche per combattere tale fenomeno; che le lacune nello Stato di diritto, nel campo della giustizia penale, portano a un livello insufficiente di protezione e di accesso alla giustizia per le vittime di atti di violenza commessi dalla polizia e che le vittime sono spesso oggetto di persecuzione da parte delle autorità statali;

G. considerando che la normativa antidiscriminazione vigente non è sufficiente per combattere l'antiziganismo; che gli Stati membri dell'UE dovrebbero mostrare determinazione a rompere il circolo vizioso dell'antizinganismo, in particolare nei rapporti dei romanì con le autorità amministrative locali, regionali e nazionali, per salvaguardare l'uguaglianza e la non discriminazione dei loro cittadini romanì e per garantire il pieno godimento dei loro diritti umani fondamentali;

H. considerando che il razzismo contro il popolo romanì ha portato a violenza e uccisioni; che le molestie e i crimini motivati dall'odio rimangono significativamente elevati contro i romanì e che la maggior parte degli incidenti motivati dall'odio non vengono segnalati;

I. considerando che, secondo l'indagine EU-MIDIS II del 2016, circa l'80 % delle persone romanì nei nove Stati membri dell'UE con la maggior presenza di popolazione romanì vive al di sotto della soglia di povertà del paese di residenza; che la povertà è sia conseguenza sia causa di esclusione per quanto riguarda l'istruzione, l'occupazione, la sanità e l'alloggio; che uno degli obiettivi prioritari della strategia UE 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva era quello di sottrarre 20 milioni di persone al rischio di povertà, comprese le persone romanì; che, malgrado il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale è diminuito di 3,1 milioni tra il 2008 e il 2017, l'UE rimane lontana dall'obiettivo di Europa 2020 di ridurre questo numero di 20 milioni entro il 2020;

J. considerando che una persona su tre di origini romanì vive in alloggi senza acqua corrente e una su 10 in alloggi senza elettricità; che poco più della metà ha servizi igienici con acqua corrente o una doccia nell'abitazione e che il 78 % dei romanì vive in alloggi sovraffollati; che numerose persone romanì vivono ancora in insediamenti informali, non igienici e irregolari in condizioni di vita miserevoli; che molti non possiedono documenti di identificazione e non hanno assistenza sanitaria[34];

K. considerando che il 43 % delle persone romanì subisce discriminazioni quando cercano di acquistare o affittare un alloggio e non sono sufficientemente consapevoli dei propri diritti in termini di parità; che andrebbe rafforzata la regolarizzazione dei diritti di proprietà, ove possibile, in particolare in contesti informali; che l'abolizione degli alloggi informali (sgomberi) dovrebbe essere accompagnata da adeguate misure di accompagnamento, compresa l'offerta di un alloggio alternativo; che non sono state intraprese misure legali o politiche contro gli Stati membri affinché pongano fine alla segregazione residenziale e agli sgomberi forzati e garantiscano l'accesso ad alloggi di qualità; che la scarsità di accesso ad alloggi e ai servizi di pubblica utilità, quali l'acqua potabile e i servizi igienico-sanitari, ha un impatto negativo sui risultati nell'ambito dell'istruzione, dell'occupazione e della salute e incide negativamente sull'inclusione sociale in generale;

L. considerando che l'aspettativa di vita e lo stato di salute dei romanì rimangono notevolmente inferiori a quelli del resto della popolazione in tutti i paesi europei; che l'aspettativa di vita alla nascita nell'UE è di 76 anni per gli uomini e 82 per le donne mentre per i romanì si stima sia di 10 anni inferiore; che il tasso di mortalità infantile nell'UE è di 4,3 per 1 000 nati vivi, mentre è dimostrato che nelle comunità rom questo tasso è molto più elevato;

M. considerando che tra i romanì si registrano tassi estremamente elevati di analfabetismo e di abbandono scolastico precoce; che solo un bambino romanì su due frequenta la scuola materna o l'asilo e solo una piccolissima parte continua la scuola dopo la scuola dell'obbligo; che il 50% delle persone romanì di età compresa tra i 6 e i 24 anni non frequenta la scuola; che solo il 21 % delle donne romanì e il 25 % degli uomini romanì di età compresa tra i 16 e i 24 anni hanno completato l'istruzione secondaria (ISCED3) o superiore; che nel 2019 il 68 % dei bambini romanì ha abbandonato prematuramente l'istruzione nonostante l'obiettivo del 10 % del precedente quadro per i rom e della strategia UE 2020; che soltanto il 18 % dei bambini romanì è passato ai livelli superiori di istruzione, mentre i tassi di assenteismo e di abbandono scolastico dei romanì erano significativamente più elevati di quelli di altre categorie di alunni; che la pratica discriminatoria che consiste nel diagnosticare erroneamente molti bambini romanì come aventi esigenze educative speciali conduce un numero sproporzionato di bambini romanì a frequentare scuole per bambini disabili, il che li separa dal sistema scolastico tradizionale e spesso offre loro un'istruzione di qualità inferiore; che la segregazione diretta e indiretta dei bambini romanì è un fenomeno ancora praticato dagli Stati membri;

N. considerando che i romanì sono vittime di discriminazioni nell'accesso a iniziative in materia di occupazione, come la Garanzia per i giovani, mentre i servizi pubblici per l'impiego spesso sono incapaci di rivolgersi a loro o attuano pratiche di discriminazione indiretta; che nel 2015 il tasso di occupazione retribuita delle persone romanì di età compresa tra 20 e 64 anni, pari al 43 %, era ben al di sotto della media dell'UE del 70 %, e che la situazione dei giovani è notevolmente peggiore, laddove il 63 % dei romanì di età compresa tra 16 e 24 anni non lavora né partecipa ad alcun ciclo di istruzione o formazione, rispetto alla media dell'UE del 12 %, e che i risultati mostrano un notevole divario di genere, con una quota di giovani donne di origine romanì che non lavorano né partecipano ad alcun ciclo di istruzione o formazione pari al 72 %, rispetto al 55 % degli uomini romanì; che il 43 % degli uomini romanì e il 22 % delle donne romanì sono occupati in qualche forma di lavoro retribuito; che l'adozione del pilastro europeo dei diritti sociali ha evidenziato il diritto fondamentale di tutti a impegnarsi nel lavoro e il rafforzamento dei diritti sociali, con un impatto positivo sulla vita delle persone appartenenti a gruppi emarginati, come le persone romanì; che l'80 % delle persone romanì che vive ai limiti dell'indigenza è costretto da questa situazione ad accettare lavori la cui retribuzione è ben al di sotto del salario minimo, mentre altri sono costretti a sopravvivere grazie ad attività informali, come la raccolta di rottami metallici o bottiglie di plastica, aumentando fortemente le probabilità di essere vittime di sfruttamento;

O. considerando che relazioni di esperti e la relazione della Commissione europea del 2019 sull'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei rom riconoscono che tra i fattori di successo vi sono approcci intersezionali, intersettoriali e integrati per affrontare la discriminazione e l'esclusione pluridimensionale e che le donne romanì, le persone LGBT romanì e le persone romanì disabili subiscono discriminazioni intersettoriali; che tali relazioni citano tra le priorità anche la necessità di sostenere l'accesso dei romanì alla giustizia, con particolare attenzione alle vittime di discriminazioni intersettoriali, e il rafforzamento della capacità degli organismi per la parità di affrontare la discriminazione nei confronti dei romanì;

P. considerando che le donne romanì sono particolarmente colpite per quanto riguarda i diritti delle donne e subiscono spesso forme estreme di molestie verbali, fisiche, psicologiche e razziali e di segregazione etnica nelle strutture di assistenza sanitaria alla maternità; che le donne romanì sono collocate in camere separate con servizi igienici e punti di ristoro separati; che in alcuni Stati membri le donne romanì sono state sottoposte a pratiche sistematiche di sterilizzazione forzata e coercitiva e non sono state in grado di ottenere adeguati risarcimenti, compreso l'indennizzo, per le risultanti violazioni dei loro diritti umani;

Q. considerando che le ingiustizie ambientali sono normalmente correlate ai rischi per la salute e alle conseguenze negative per le persone romanì e che queste sono colpite in modo sproporzionato dai problemi legati all'ambiente, hanno meno accesso alle risorse e ai servizi ambientali e sono oggetto di discriminazione per quanto riguarda il loro diritto all'informazione, la partecipazione ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale;

R. considerando che la creazione del primo quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei rom è stata una conquista immensa, in quanto ha fatto sì che la necessità di migliorare la situazione dei romanì fosse inclusa nell'agenda politica europea, ha creato strutture e reti istituzionali fondamentali e ha esercitato pressioni sugli Stati membri affinché sviluppassero strategie nazionali per affrontare le proprie lacune in materia; che, pur basandosi sui risultati della valutazione dell'attuale quadro dell'UE, è essenziale che le strategie nazionali di inclusione dei romanì, guidate da una proposta per il periodo successivo al 2020, vengano portate avanti e migliorate, chiedendo una maggiore ottemperanza da parte degli Stati membri, promuovendo l'uso di obiettivi più vincolanti per aumentare l'impegno e la responsabilità; che una migliore attuazione delle strategie nazionali richiede che queste ultime siano integrate nelle politiche settoriali nazionali, regionali e locali e che si faccia un uso più efficace dei finanziamenti dell'UE, specialmente per progetti di integrazione a lungo termine;

S. considerando che è necessaria una proposta legislativa in materia di uguaglianza, inclusione, partecipazione del popolo romanì e lotta all'antiziganismo, che dovrebbe essere sviluppata sulla base di dati disaggregati quantitativi e qualitativi più realistici, raccolti con il sostegno delle organizzazioni della società civile romanì, comprese quelle a livello locale;

T. che la cultura romanì fa parte della cultura e dei valori europei e che i romanì hanno contribuito alla ricchezza culturale, alla diversità, all'economia e alla storia comune dell'UE; che la protezione e il rafforzamento del patrimonio culturale legato alle minoranze nazionali negli Stati membri svolgono un ruolo cruciale nella coesione sociale;

U. considerando che gli Stati membri sono responsabili dello sviluppo e dell'effettiva attuazione delle strategie nazionali di inclusione dei romanì in conformità con il principio di sussidiarietà; che dovrebbero essere stanziati fondi adeguati per l'attuazione delle strategie nazionali di inclusione post-2020 per le persone di origine romanì attingendo ai bilanci locali, regionali e nazionali degli Stati membri e integrando tali fondi con finanziamenti dell'UE; che occorre sviluppare meccanismi sanzionatori e di vigilanza efficaci e rafforzati; che l'UE e gli Stati membri devono garantire che i fondi stanziati per gli obiettivi e i progetti con massimo impatto potenziale a lungo termine sulla condizione dei romanì vengano spesi correttamente e non utilizzati in modo improprio;

V. considerando che circa la metà delle persone romanì in Europa vive al di fuori dell'Unione europea; che la loro situazione rimane particolarmente problematica nella maggior parte dei paesi candidati, potenziali candidati e vicini; che l'Unione europea può avere un forte impatto sulle loro condizioni tramite i negoziati di adesione e attraverso la fornitura di assistenza finanziaria;

W. considerando che andrebbero maggiormente garantite l'equa partecipazione e l'emancipazione dei romanì nel processo decisionale, a tutti i livelli; che i portatori di interessi locali, regionali, nazionali ed europei (ONG, attivisti, esperti, membri della comunità, ecc.) dovrebbero essere coinvolti in modo significativo nello sviluppo, nell'attuazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche nei confronti delle persone di origine romanì nel contesto post-2020;

X. considerando che la maggior parte delle comunità svantaggiate romanì viene spesso lasciata indietro ed esclusa dai benefici dei programmi nazionali di integrazione a causa dei limiti delle metodologie di mappatura utilizzate per identificare le comunità più bisognose; che, in fase di progettazione degli interventi dei programmi, le analisi dovrebbero concentrarsi sull'esatta area geografica e sul numero di famiglie e persone che sono oggetto di esclusione socioeconomica;

Y. considerando che gli obiettivi di inclusione dei romanì dovrebbero essere allineati con gli obiettivi orizzontali dell'Unione europea, e in particolare con il piano per la ripresa, il nuovo quadro finanziario pluriennale per il 2021-2027, il Green Deal europeo, il pilastro europeo dei diritti sociali, il semestre europeo, gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per il 2030, la nuova politica agricola comune, il Fondo per una transizione giusta, la nuova agenda per le competenze per l'Europa, la strategia digitale europea e la strategia per le PMI per un'Europa sostenibile e digitale; che il sostegno politico, è un punto chiave per l'inclusione dei romanì; che è necessaria una grande mobilitazione dei principali portatori di interessi a tutti i livelli, anche in seno al Consiglio, per garantire l'impegno politico e la responsabilità degli Stati membri,

Z. considerando che l'antiziganismo esiste nelle nostre società da secoli e ha assunto la sua forma più crudele durante l'Olocausto, in cui si stima che siano stati sterminati circa 500 000 romanì; che in Romania per i romanì l'antiziganismo ha assunto la forma di una schiavitù durata quasi 500 anni; che a causa di secoli di discriminazione ed esclusione sociale, i romanì non hanno potuto beneficiare in modo efficace e significativo del costante sviluppo socioeconomico delle nostre società, sono stati lasciati indietro e di conseguenza sono aumentate le disparità tra i romanì e il resto della popolazione;

AA. considerando che la crisi COVID-19 ha visto peggiorare la situazione delle comunità romanì emarginate in quartieri e insediamenti sovraffollati, che il razzismo, le discriminazioni, l'esclusione, la violenza della polizia contro i romanì e gli atteggiamenti antizigani che colpiscono i romanì, accusati di diffondere il virus, sono stati esacerbati e che, avendo un accesso limitato a un'adeguata assistenza sanitaria, all'acqua potabile, a servizi igienici e cibo, i romanì sono più a rischio di contrarre la COVID-19; mentre la situazione di crisi data dalla pandemia di COVID-19 ha quindi evidenziato, più che chiaramente, l'urgente necessità che l'UE e i suoi Stati membri affrontino la questione dell'inclusione dei romanì; che gli Stati membri dovrebbero fornire sostegno di emergenza e assistenza medica per limitare la diffusione del virus, mentre le conseguenze economiche e sociali della crisi COVID-19 minacciano di colpire più duramente la popolazione romanì e di approfondire le disuguaglianze esistenti in tutti i settori prioritari dell'inclusione dei romanì;

 

 

Proposta legislativa dell'UE per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione dei romanì e la lotta contro l'antiziganismo; proposta strategica dell'Unione per il periodo successivo al 2020, priorità e finanziamenti adeguati

1. rileva che i romanì sono soggetti a un persistente antiziganismo, una forma specifica di razzismo, che porta ai più alti tassi di povertà ed esclusione sociale; osserva con rammarico che, nonostante il continuo sviluppo socioeconomico nell'UE e gli sforzi per garantire l'inclusione dei romanì a livello sia europeo che nazionale, la situazione generale del popolo romanì nell'UE non è migliorata, spesso a causa del persistente antiziganismo e della mancanza di volontà politica; invita pertanto la Commissione a dare l'esempio e a introdurre una "politica di integrazione dei romanì" per integrare la prospettiva del popolo romanì in tutte le fasi e a tutti i livelli delle politiche, dei programmi e dei progetti generali, ma senza escludere l'approccio mirato, e a prevenire la discriminazione nella politica dell'UE in generale e facilitare azioni positive e il coinvolgimento attivo dei romanì; invita anche gli Stati membri a seguire questa strada e a elaborare politiche che favoriscano l'inclusione attiva dei romanì nelle nostre società;

2. invita la Commissione a presentare una proposta legislativa per l'uguaglianza, l'inclusione, la partecipazione dei romanì e la lotta contro l'antiziganismo, sulla base di una valutazione d'impatto approfondita e di consultazioni sistematiche con la popolazione romanì ed esperti e ONG (pro-)romanì a livello nazionale, regionale e soprattutto a livello di base, nonché con altre parti interessate come il Consiglio d'Europa e la FRA; ritiene che questa proposta potrebbe essere basata sull'articolo 19, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea in quanto azione appropriata per combattere la discriminazione basata sull'origine etnica del popolo romanì; invita la Commissione a tener conto dell'eterogeneità interna della comunità nei settori prioritari della proposta per il periodo successivo al 2020, garantendo che nessuno venga lasciato indietro, e incoraggia vivamente a utilizzare la denominazione di "popolo romanì" quando si fa riferimento ai gruppi romanì nelle politiche e nelle discussioni dell'UE post-2020; osserva che la partecipazione paritaria in tutti gli ambiti della vita pubblica, la partecipazione politica, la lingua, l'arte, la cultura e la storia del popolo romanì dovrebbero essere esplicitamente menzionate nella proposta dell'UE post-2020 per il popolo romanì, come misure aggiuntive ai quattro principali settori prioritari dell'istruzione, occupazione, alloggio e sanità;

3. ritiene che la proposta debba dare priorità al raggiungimento di un impatto positivo significativo; ritiene inoltre che la proposta dovrebbe combinare gli aspetti socio-economici con un approccio basato sui diritti, compreso un piano per eliminare le disuguaglianze in materia di alloggi, salute, occupazione e istruzione; dovrebbe includere obiettivi specifici, comparabili, realizzabili, vincolanti e con scadenze precise per proteggere e migliorare l'inclusione delle persone romanì, comprese quelle appartenenti a gruppi che subiscono discriminazioni multiple, come i giovani, le donne e le ragazze, le persone LGBTI e le persone con disabilità, per promuovere l'istruzione inclusiva, lo sviluppo della prima infanzia e per combattere la discriminazione e la segregazione; dovrebbe dare priorità a un approccio di giustizia, data la natura collettiva e strutturale della discriminazione nei confronti del popolo romanì; sottolinea che la proposta della Commissione europea per il periodo successivo al 2020 dovrebbe concentrarsi sulla lotta contro la povertà e l'antiziganismo, sul miglioramento delle condizioni di vita e di salute e sulla combinazione di un approccio mirato con un approccio generale;

4. rileva che per la riuscita e la credibilità del futuro processo dell'UE di inclusione dei romanì, è necessario un cambiamento fondamentale di impostazione, abbandonando l'approccio paternalistico che caratterizza attualmente l'elaborazione delle politiche relative al popolo romanì; sottolinea che gli sforzi nazionali per l'integrazione dei romanì dovrebbero essere accelerati in tutti gli Stati membri dell'UE; sottolinea tuttavia che si dovrebbe porre l'accento sui paesi che hanno un'ampia popolazione romanì, in cui un processo di integrazione dei romanì inefficace pone sfide macroeconomiche, inasprisce le disparità regionali e ostacola pertanto la coesione sociale dell'UE; sottolinea che il sostegno dell'UE a tali paesi dovrebbe essere commisurato alle sfide e che si dovrebbe dedicare una maggiore attenzione all'efficacia delle politiche e delle misure ivi adottate; ritiene che la proposta per il periodo successivo al 2020 dovrebbe includere anche una componente esterna riguardante i paesi candidati all'adesione e i potenziali paesi candidati nonché i paesi vicini, attraverso la quale l'UE potrebbe sostenere tali paesi nello sviluppo di strategie globali a lungo termine per l'inclusione dei romanì e offrire sostegno finanziario in settori quali l'istruzione, la salute, l'alloggio e l'occupazione;

5. invita la Commissione a rafforzare il legame tra gli strumenti finanziari e politici principali dell'UE e gli obiettivi relativi allo sviluppo socio-economico e all'inclusione dei romanì delineati nella proposta giuridicamente vincolante della Commissione; invita la Commissione a mobilitare finanziamenti per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione dei romanì nell'ambito del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e del piano per la ripresa dell'UE; ribadisce, a tale riguardo, che le entità che mettono in atto pratiche discriminatorie nei confronti dei romanì o adottano decisioni o attuano misure in tal senso dovrebbero essere escluse dai finanziamenti a carico del bilancio dell'Unione; invita la Commissione, gli Stati membri e i paesi dell'allargamento ad adeguare i meccanismi finanziari tradizionali esistenti e a renderli flessibili ai fini di un impiego combinato dei fondi nelle comunità romanì, consentendo l'accesso alle informazioni, azioni di sensibilizzazione, lo sviluppo di capacità e la fornitura di assistenza tecnica e garanzie durante la procedura di candidatura ai finanziamenti; ritiene che i fondi siano spesso spesi nel modo più efficace a livello locale dalle autorità e ONG locali e pertanto invita la Commissione ad aumentare i fondi destinati direttamente a questi enti e a coinvolgere i rappresentanti romanì locali nell'attuazione; ritiene che per sostenere i romanì e le organizzazioni della società civile pro-romanì si dovrebbe tener conto di requisiti di cofinanziamento più flessibili, in quanto molte ONG, soprattutto a livello locale, non possono permettersi contributi finanziari propri, il che costituisce un ostacolo all'accesso ai fondi UE per le ONG di base; invita la Commissione a rispondere efficacemente riguardo alla preoccupazione circa la crescente riduzione dello spazio per la società civile indipendente in alcuni Stati membri; è preoccupato che la pandemia di COVID-19 possa portare a tagli in relazione ai programmi Diritti e valori per il QFP 2021-2027, influenzando negativamente le organizzazioni della società civile che sostengono le comunità romanì e quindi influendo sul coinvolgimento delle comunità romanì; invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare efficacemente questo rischio;

6. invita gli Stati membri a integrare il sostegno finanziario dell'UE per migliorare la situazione del popolo romanì; invita gli Stati membri a indicare l'entità dei finanziamenti necessari per attuare le misure proposte per l'inclusione dei romanì e a dichiarare l'ammontare dei fondi disponibili per tali misure dai bilanci nazionali e dell'UE;

7. invita gli Stati membri a integrare nelle loro strutture di sviluppo regionale e locale metodologie di mappatura migliori per le comunità romanì emarginate e meccanismi di finanziamento rafforzati che consentano investimenti più mirati nelle comunità romanì emarginate e una migliore inclusione di dette comunità nell'attuazione dei fondi per garantire che i finanziamenti raggiungano la popolazione romanì e siano spesi correttamente e non utilizzati in modo improprio;

Raccolta di dati disaggregati

8. evidenzia la necessità di una raccolta sistematica di dati attendibili disaggregati per genere ed etnia su cui basare l'analisi delle esigenze e del contesto e con cui contribuire a stabilire obiettivi e indicatori di impatto allo scopo di garantire i migliori risultati nel conciliare le esigenze con la pianificazione e l'elaborazione del bilancio, a livello nazionale e di UE; sottolinea l'importanza dei metodi di valutazione d'impatto controfattuale al fine di ridurre il divario tra i quadri politici e l'attuazione sul campo; ricorda che una limitazione fondamentale per alcuni interventi è il divario tra l'ambizione e la capacità della struttura predisposta di ottenere risultati, a causa della mancanza di una pianificazione basata sui dati, di un bilancio insufficiente e dell'emergere di nuovi bisogni imprevisti;

9. ricorda che nel 2016 la Corte dei conti europea è giunta alla conclusione che il monitoraggio e la valutazione dei progressi compiuti nell'ambito delle strategie nazionali di integrazione dei rom rappresentavano una sfida importante per tutti gli Stati membri visitati; invita la Commissione a prevedere approcci innovativi, orientati all'impatto e basati sui dati quale contributo diretto alla prossima generazione di programmi;

10.  invita la Commissione a lavorare di concerto con gli Stati membri a una metodologia comune per la raccolta e la pubblicazione di dati sull'uguaglianza disaggregati per origine etnica, secondo quanto definito nella direttiva dell'UE sull'uguaglianza razziale, che sia volontaria, anonima e garantisca la protezione dei dati personali, l'autoidentificazione e la consultazione delle comunità interessate, al fine di ottenere dati affidabili e comparabili conformemente ai pertinenti quadri giuridici nazionali e alla legislazione dell'UE in materia di protezione dei dati, sostenere politiche basate su fatti concreti, migliorare l'efficacia delle strategie e delle misure adottate nonché individuare i problemi strutturali;

11. invita gli Stati membri ad avvalersi di tutti i dati disponibili per stabilire parametri di riferimento e orientare la messa a punto di programmi strategici; sottolinea che è essenziale elaborare un profilo più accurato della popolazione romanì e dei relativi bisogni, anche nei paesi candidati; evidenzia che gli orientamenti dell'Agenzia per i diritti fondamentali sarebbero fondamentali a tale riguardo;

Equa partecipazione delle persone romanì ai processi decisionali, strategie nazionali di inclusione

12. chiede alla Commissione di istituire un meccanismo inclusivo atto a garantire l'equa partecipazione delle organizzazioni della società civile romanì e pro-romanì, degli esperti e dei membri delle comunità a tutti i livelli, compresi quelli attivi a livello locale e regionale, passando da un approccio paternalistico a uno non paternalistico e tenendo conto di una prospettiva di genere nel dibattito politico e nel processo decisionale; invita gli Stati membri a promuovere l'educazione e la partecipazione elettorali dei romanì;

13. invita la Commissione a istituire una task force sui romanì a livello dell'UE per agevolare l'inclusione di tali popolazioni nei vari settori politici e conferire loro maggiori responsabilità contribuendo al rafforzamento delle capacità di tutti gli attori coinvolti nella gestione e nell'attuazione delle politiche sui romanì a livello nazionale e dell'UE, in maniera sostanziale, dignitosa, imparziale, inclusiva e trasparente; invita gli Stati membri a fare altrettanto in sede di elaborazione delle proprie strategie nazionali di inclusione delle persone romanì per il periodo successivo al 2020; sottolinea che le parti interessate a livello locale e regionale, in particolare ONG, attivisti, esperti locali e regionali, membri della comunità e le persone vittime dell'antiziganismo, devono essere coinvolte in modo significativo nello sviluppo, nell'attuazione e nel monitoraggio delle strategie nazionali di inclusione e di altre politiche pubbliche rivolte alle persone romanì, rendendo la partecipazione di tali persone uno standard di qualità comune e vincolante per il quadro futuro e le prossime strategie nazionali di inclusione;

14. esorta gli Stati membri, per il periodo successivo al 2020, a elaborare strategie nazionali di inclusione delle persone romanì che siano accompagnate da un quadro globale di valutazione comune, dispongano di un'adeguata dotazione di bilancio predefinita, integrata nei bilanci nazionali, regionali e locali, soggetta a revisione e valutazione periodiche e capace di riflettere l'entità delle esigenze di inclusione sociale delle persone romanì; sottolinea che, in fase di elaborazione dei bilanci a livello locale, regionale e nazionale, l'inclusione delle persone romanì deve figurare tra le priorità; invita gli Stati membri a inserire la lotta contro l'antiziganismo in un approccio orizzontale nell'ambito delle loro strategie nazionali di inclusione, in tutti gli ambiti della vita pubblica; invita la Commissione a includere nelle raccomandazioni specifiche per paese una valutazione dei progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi delle strategie nazionali di inclusione;

Antiziganismo e discriminazione intersezionale

15. ribadisce la propria posizione e le raccomandazioni formulate nella sua risoluzione del 25 ottobre 2017 sugli aspetti relativi ai diritti fondamentali nell'integrazione dei rom nell'Unione europea: lotta all'antiziganismo; invita la Commissione, in considerazione delle limitate azioni finora intraprese, a integrare dette raccomandazioni nella proposta in materia di uguaglianza, inclusione e partecipazione dei romanì e di lotta all'antiziganismo per il periodo successivo al 2020, in particolare le raccomandazioni relative all'antiziganismo, alla verità e alla riconciliazione, in quanto si tratta di elementi centrali per costruire un società forte e inclusiva; respinge fermamente il discorso politico e il populismo volti a costruire una politica di governo basata sull'incitamento all'antiziganismo, sull'individuazione di un capro espiatorio nei romanì e sulla promozione, diretta e indiretta, della discriminazione o segregazione; è del parere che tali azioni politiche siano contrarie non solo alle costituzioni nazionali, ma anche ai diritti e valori fondamentali sanciti nei trattati dell'UE invita pertanto la Commissione ad agire immediatamente avviando procedure di infrazione qualora sussista un rischio di violazione del diritto dell'UE;

16. invita gli Stati membri a riconoscere ufficialmente l'antiziganismo quale forma specifica di razzismo nei confronti dei romanì;

17. invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare il tema dell'antiziganismo nei settori chiave della proposta relativa alla popolazione romanì per il periodo successivo al 2020 e chiede misure legislative e politiche efficaci a livello europeo e nazionale per affrontare tale fenomeno sia negli Stati membri che nei paesi candidati; ritiene che la lotta all'antiziganismo sia una questione orizzontale da prendere in considerazione in tutti i settori della politica dell'Unione, comprese le nuove tecnologie; invita gli Stati membri a garantire che le nuove tecnologie progettate e utilizzate dalle autorità di contrasto non comportino rischi di discriminazione per le minoranze razziali ed etniche; invita la Commissione a integrare ulteriormente il lavoro svolto dagli organismi nazionali per la parità nello sviluppo e nell'attuazione del futuro quadro politico; chiede inoltre alla Commissione di stabilire sinergie più forti tra gli organismi nazionali per la parità e i punti di contatto nazionali per i romanì, al fine di combattere l'antiziganismo; invita gli Stati membri a garantire l'effettiva indipendenza e il mandato degli organismi per la parità, nonché le risorse necessarie per consentire loro di svolgere i propri compiti di promozione e protezione dei diritti fondamentali, anche delle persone romanì; è del parere che gli organismi per la parità siano le istituzioni adatte a raccogliere dati e individuare tendenze sull'antiziganismo e incanalarli a livello europeo;

18. invita gli Stati membri a garantire la parità di accesso alla giustizia e l'uguaglianza dinanzi alla legge per i romanì; invita gli Stati membri a proteggere i romanì dalle minacce dei gruppi di estrema destra, a indagare sugli episodi di abuso da parte della polizia e a garantire la partecipazione dei romanì alle forze dell'ordine e alle forze di sicurezza;

19. incoraggia gli Stati membri ad adottare orientamenti e mettere a punto corsi di formazione per le forze di polizia contro la sproporzionata criminalizzazione dei romanì, la profilazione etnica, le procedure eccessive di fermo e perquisizione, le incursioni immotivate negli insediamenti romanì, i sequestri arbitrari e la distruzione di proprietà, l'uso eccessivo della forza durante gli arresti, le aggressioni, le minacce, i trattamenti umilianti, gli abusi fisici e la negazione dei diritti durante gli interrogatori e la custodia da parte della polizia così come e nella scarsa attenzione da parte della polizia in caso di crimini commessi contro i romanì, con scarsità o assenza di assistenza, protezione (come nel caso della tratta di esseri umani o delle vittime di violenza domestica) o indagini nei casi di reati segnalati dai romanì (in particolare i reati generati dall'odio); invita gli Stati membri a garantire lo svolgimento di indagini complete su tali casi da parte delle autorità competenti; invita gli Stati membri a prevedere adeguate misure correttive;

20. accoglie con favore le dichiarazioni del Consiglio d'Europa, secondo cui l'incitamento all'odio nell'ambiente online richiede una riflessione e un'azione ulteriori sulla regolamentazione e sui nuovi modi di contrastare questi discorsi, per esempio tecnologie alternative per la verifica dei fatti e della narrativa;

21. invita gli Stati membri a garantire l'effettiva attuazione pratica e l'applicazione della direttiva sull'uguaglianza razziale nonché l'effettiva applicazione della decisione quadro sul razzismo e la xenofobia per combattere il persistente antiziganismo; rinnova il suo invito al Consiglio affinché sblocchi i negoziati sulla direttiva orizzontale contro la discriminazione poiché è condizione imprescindibile per il raggiungimento dell'uguaglianza nell'UE;

22. invita inoltre gli Stati membri a intensificare gli sforzi per combattere la discriminazione, l'incitamento all'odio e i reati generati dall'odio nell'ambito della normativa nazionale e dell'UE contro le discriminazioni, con particolare riferimento al monitoraggio della situazione delle vittime romanì colpite e alla fornitura di assistenza giudiziaria;

23. ricorda l'obbligo degli Stati membri, ai sensi della direttiva sull'uguaglianza razziale, di designare un organo specializzato responsabile di promuovere la parità di trattamento di tutti gli individui, senza discriminazioni fondate sulla razza e l'origine etnica;

24. ritiene che l'UE e gli Stati membri dovrebbero adottare provvedimenti riguardo alla situazione e ai diritti delle persone che sono oggetto di discriminazione per più motivi nell'UE, in particolare donne, persone LBGTI e persone con disabilità;

25. ricorda il ruolo cruciale dei media nel ridurre gli atteggiamenti antiziganisti attraverso una copertura mediatica non discriminatoria delle minoranze;

Salute

26. invita gli Stati membri a elaborare misure per migliorare l'accesso un'assistenza sanitaria preventiva e terapeutica di buona qualità e a costi accessibili per i romanì, compresa l'assistenza per la salute sessuale e riproduttiva, in particolare per donne, bambini, anziani e persone con disabilità; ribadisce che un elemento chiave a tale proposito è il miglioramento dell'accesso ai servizi sanitari, per quanto riguarda sia l'accesso fisico sia l'eliminazione delle barriere immateriali del pregiudizio e del razzismo;

27. invita gli Stati membri a stanziare fondi sufficienti per migliorare le condizioni di salute generali delle comunità romanì attraverso l'educazione sanitaria e sessuale, attività di screening sanitario mobile in aree segregate, campagne di educazione sanitaria sulla prevenzione e attraverso la formazione degli operatori sanitari e sociali sulla diversità, contribuendo così ad adeguare i sistemi sanitari dell'UE alla diversità;

28. condanna fermamente la segregazione etnica delle donne romanì nelle strutture di assistenza sanitaria materna; invita gli Stati membri a proibire immediatamente tutte le forme di segregazione etnica nelle strutture sanitarie, anche nel contesto delle cure sanitarie dedicate alle madri;

29. chiede agli Stati membri di garantire mezzi di ricorso efficaci e tempestivi per tutti i sopravvissuti a sterilizzazioni forzate, anche mediante l'istituzione di efficaci sistemi di indennizzo;

Accesso equo e paritario all'istruzione, alle arti, alla lingua e alla cultura romanì

30. chiede alla Commissione di progettare nuovi strumenti e sottoprogrammi di finanziamento, che dovrebbero essere complementari alle misure degli Stati membri per un sostegno mirato e su misura a un'istruzione di qualità per gli alunni romanì a partire dai tre anni di età che si trovano in condizioni di estrema povertà e che non hanno accesso alle iniziative di finanziamento dell'UE, esistenti e future, nel settore dell'istruzione e dell'inclusione sociale, quali ad esempio Erasmus Plus, la garanzia per l'infanzia o il Fondo sociale europeo Plus;

31. osserva che in alcuni Stati membri negli anni precedenti si sono conseguiti solo progressi limitati nell'istruzione dei bambini romanì socialmente svantaggiati a causa, in particolare, della mancanza di volontà politica e di un sentimento antirom, ragion per cui il divario in termini di risultati scolastici tra alunni e studenti romanì e non romanì rimane elevato; ricorda che il fatto di offrire ai bambini romanì eque basi di partenza nella vita è essenziale per spezzare la spirale della trasmissione intergenerazionale della povertà; esorta gli Stati membri ad adottare un approccio olistico in tutti i settori d'intervento e ad accordare priorità all'istruzione dei bambini romanì nei programmi governativi;

32. raccomanda che l'istruzione degli alunni romanì vulnerabili abbia inizio il prima possibile, tenendo conto delle condizioni specifiche di ciascuno Stato membro, includendoli in servizi per la prima infanzia e di assistenza e custodia dei bambini che siano paritari, poco costosi, accessibili e inclusivi; esorta gli Stati membri a mettere a punto e attuare strategie e programmi intesi ad agevolare l'accesso dei romanì alle strutture di assistenza all'infanzia, alle scuole e alle università, il che è una condizione necessaria per lo sviluppo personale e professionale, e ricorda che le attività extrascolastiche, come lo sport o le attività artistiche, sono ottimi strumenti di inclusione;

33. invita la Commissione e gli Stati membri a garantire finanziamenti adeguati alle ONG che forniscono tali attività, poiché sono fondamentali per creare un ambiente e delle condizioni in cui i bambini di ogni provenienza abbiano pari opportunità; ritiene che lo scambio di buone pratiche tra Stati membri sia anch'esso cruciale in questo settore;

34. esprime particolare preoccupazione per l'alto tasso di segregazione dei bambini romanì nelle scuole e per la pratica discriminatoria di assegnare i bambini romanì alle scuole per bambini con disabilità mentali, che continua a esistere in alcuni Stati membri; esorta gli Stati membri interessati a porre fine a tali pratiche conformemente alla normativa antidiscriminazione applicabile; invita gli Stati membri dell'UE a dare priorità alle misure intese a eliminare qualsiasi forma di segregazione scolastica o di classe degli alunni romanì in linea con la raccomandazione del Consiglio del 2013, attuando una vasta gamma di misure che coinvolgono attivamente le parti interessate locali, in particolare i genitori e bambini romanì e le organizzazioni delle comunità, nonché mettendo a punto azioni di sensibilizzazione;

35. invita gli Stati membri a garantire che tutte le scuole e gli ispettorati adempiano effettivamente al loro obbligo legale di eliminare la segregazione nelle scuole nonché a impegnarsi a raccogliere e pubblicare annualmente informazioni sulla situazione relativa alla segregazione scolastica a tutti i livelli, anche sanzionando chi non rispetta detto obbligo; invita gli Stati membri a procedere a uno scambio di prassi di eccellenza, come ad esempio la prassi di istituire e abilitare una commissione ministeriale per la desegregazione e dotarla di risorse al fine di sostenere le scuole che desiderano eliminare la segregazione e sanzionare quelle inadempienti; rammenta che la Commissione ha avviato tre procedure di infrazione per la segregazione di bambini romanì; è del parere che negli ultimi anni non vi siano stati miglioramenti, nonostante gli sforzi della Commissione; invita pertanto la Commissione ad adottare ulteriori misure e, se necessario, a deferire i casi in questione alla Corte di giustizia dell'Unione europea;

36.  ricorda l'urgente necessità di coinvolgere i genitori romanì in ogni fase della scolarizzazione dei loro figli; esorta gli Stati membri a mettere a punto programmi intesi all'inclusione dei genitori romanì nel processo di scolarizzazione e di sviluppo educativo e personale dei loro figli; sottolinea che la capacità degli Stati membri di garantire il coinvolgimento dei genitori romanì dipende fortemente da molteplici fattori, sia sociali che economici, e chiede di destinare un sostegno specifico, in termini di integrità della salute, fornitura alimentare presso le scuole e di abbigliamento, alle famiglie romanì che si trovano in difficoltà economiche, sociali, mediche o abitative; ritiene che dovrebbero essere offerte nuove opportunità per i bambini che hanno abbandonato la scuola e/o sono analfabeti e non hanno competenze di base, affinché possano proseguire nella loro istruzione; invita, a tale riguardo, gli Stati membri a sfruttare appieno il Fondo di aiuti europei agli indigenti;

37. invita gli Stati membri dell'UE a garantire ai bambini romanì l'accesso paritario a un'istruzione di alta qualità, anche attraverso servizi di apprendimento comunitari e opportunità di apprendimento permanente; invita gli Stati membri ad affrontare a livello strutturale il rispetto della diversità, la comprensione interculturale e i diritti umani nei programmi scolastici ordinari e nei media, a includere la formazione sui diritti umani, la leadership e la cittadinanza democratica come pure la storia dei romanì nei loro programmi scolastici, nonché a diffondere e ampliare i programmi universitari romanì a livello europeo;

38. invita gli Stati membri a elaborare leggi e provvedimenti politici volti a garantire misure correttive per tutti i bambini romanì oggetto di diagnosi errate e assegnati a scuole speciali o classi e scuole per soli romanì sulla base della loro origine etnica e a cui sono stati conseguentemente negati diritti e opportunità fondamentali in relazione a un'istruzione di qualità e a una buona occupazione;

39. è del parere che la COVID-19 abbia reso necessario l'uso attivo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) e dei metodi correlati; evidenzia che la pandemia ha rivelato un'insufficiente preparazione alla trasformazione digitale, poiché molte famiglie di origine romanì e le relative scuole non sono dotate di strumenti e competenze TIC adeguati e, spesso, non possono permettersi l'energia elettrica e la connessione digitale; ritiene che il possesso di un dispositivo TIC costituisca la chiave di accesso all'educazione digitale; esorta pertanto la Commissione a creare un insieme di strumenti TIC e a distribuirli alle famiglie e ai bambini più vulnerabili in modo da mettere a loro disposizione gli strumenti di base per l'apprendimento a distanza e prepararli all'era digitale; ritiene che l'accesso a Internet e le competenze in materia di TIC rappresentino per ogni cittadino il fondamento della prossima era digitale e che siano pertanto essenziali anche per emancipare i romanì; invita pertanto la Commissione a introdurre le disposizioni relative all'accesso a Internet nella proposta per il periodo successivo al 2020; invita gli Stati membri a inserire le competenze in materia di TIC nei loro programmi di studio fin dalla più tenera età e a investire in programmi di alfabetizzazione digitale in grado di dare sostegno ai bambini romanì;

40.  invita gli Stati membri a promuovere la lingua, la cultura e la storia dei romanì nei programmi scolastici, nei musei e in altre forme di espressione culturale e storica e a riconoscere il contributo della cultura romanì come parte del patrimonio europeo; invita gli Stati membri a prevedere misure coerenti, con adeguate dotazioni di bilancio per stimolare, sostenere e promuovere l'arte e la cultura romanì, per fare ricerca e conservare il patrimonio materiale e immateriale della cultura tradizionale romanì e rilanciare e promuovere l'artigianato tradizionale romanì;

Alloggi di qualità e a prezzi accessibili, giustizia ambientale

41. sottolinea che gli alloggi non sono una merce bensì una necessità, senza cui le persone non possono partecipare pienamente alla società e avere accesso ai diritti fondamentali; invita la Commissione e gli Stati membri a integrare nelle rispettive politiche le raccomandazioni contenute nella relazione del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa dal titolo "ECSR – The Right to affordable housing, Europe's neglected duty"(ECSR – Il diritto a un'abitazione a prezzi accessibili: un dovere trascurato in Europa"), con particolare riferimento alla raccomandazione di garantire che tutti gli Stati membri accettino prontamente di essere vincolati all'articolo 31 della Carta sociale europea riveduta, relativo al diritto all'abitazione, e intensifichino gli investimenti negli alloggi sociali ed economicamente accessibili per eliminare l'eccessiva onerosità dei costi abitativi, in particolare tra i gruppi emarginati;

42. incoraggia vivamente gli Stati membri a garantire che i romanì siano debitamente registrati con documenti di identità e certificati di nascita e che i loro beni (terreni e case) siano ugualmente registrati, nonché ad assicurare procedure giuridiche e amministrative più flessibili per il futuro;

43. invita gli Stati membri a ridurre al minimo gli effetti della pandemia di COVID-19 negli alloggi sovraffollati in cui i romanì vivono in condizioni disumane, legalizzandone gli insediamenti informali e investendo nel miglioramento delle infrastrutture e delle abitazioni negli insediamenti informali legalizzati di recente;

44. invita gli Stati membri ad adottare un meccanismo globale atto a prevenire e sanzionare le discriminazioni e gli abusi nei confronti dei romanì nel settore dell'edilizia abitativa, ad affrontare la questione della mancanza di fissa dimora e a fornire aree di sosta sufficienti ed adeguate per le popolazioni romanì nomadi; invita gli Stati membri a evitare ulteriori sgomberi forzati dei romanì provvedendo a che tali pratiche si svolgano sempre nel pieno rispetto del diritto internazionale, europeo e nazionale; invita gli Stati membri a garantire che le persone interessate ricevano un preavviso ragionevole e informazioni adeguate e sottolinea che non si dovrebbero effettuare sgomberi senza prima aver fornito un alloggio sostitutivo standard, economicamente accessibile e di qualità in una zona desegregata, che abbia accesso ai servizi pubblici; mette in evidenza l'urgente necessità di investimenti pubblici al fine di superare la segregazione; invita gli Stati membri a promuovere la desegregazione spaziale; sottolinea che l'isolamento geografico e la segregazione abitativa impediscono ai membri delle minoranze etniche di accedere a posti di lavoro dignitosi, indipendentemente dal loro livello di qualifiche; osserva che trovare soluzioni agli sgomberi coinvolgendo le diverse istituzioni è fondamentale, mentre le azioni che riguardano l'alloggio dei romanì dovrebbero essere integrate in attività e iniziative legislative nazionali più ampie incentrate sull'edilizia popolare o sui programmi di assistenza;

45.  ricorda che gli effetti della pandemia di COVID-19 sono avvertiti soprattutto dalle persone più indigenti, comprese le comunità romanì, in tutta l'UE e deplora il fatto che le comunità romanì siano ulteriormente discriminate ed emarginate a causa della pandemia di coronavirus; invita gli Stati membri ad adottare, nel contesto della crisi della COVID-19, misure urgenti volte ad affrontare il problema della mancanza d'acqua, di servizi igienico-sanitari adeguati, di elettricità e di infrastrutture necessarie nelle comunità romanì indigenti; invita gli Stati membri a includere pienamente gli insediamenti romanì nel quadro delle misure di disinfezione, a vietare la cancellazione dei servizi di pubblica utilità di base durante la pandemia, a valutare la possibilità di sovvenzionare i costi dei consumi per i più vulnerabili e per coloro che hanno perso la propria fonte di reddito, oppure di congelare i pagamenti fino alla fine del periodo del piano per la ripresa, nonché a fornire sostegno finanziario ai genitori soli/alle madri sole per l'assistenza all'infanzia, il pagamento dell'affitto e altre spese domestiche al fine di attenuare le difficoltà finanziarie, soprattutto alla luce delle perdite occupazionali;

46. chiede l'attuazione a livello dell'UE della convenzione di Aarhus che collega i diritti ambientali e i diritti umani; raccomanda di integrare le ingiustizie in materia ambientale nella proposta per il periodo successivo al 2020 e invita la Commissione ad affrontare le diverse forme di discriminazione ambientale;

Donne e ragazze romanì

47. sottolinea la necessità di privilegiare una prospettiva di genere e politiche sensibili alle questioni di genere nonché di lottare contro la violenza (compresa la tratta di esseri umani); esorta tutti gli Stati membri che ancora non lo hanno fatto, a ratificare urgentemente la convenzione di Istanbul; osserva che le politiche future dovranno riconoscere queste differenze e affrontarle, offrendo alle donne romanì interventi specifici e forme particolari di sostegno; sottolinea che occorre prevedere misure specifiche per l'emancipazione delle donne e ragazze romanì, poiché queste ultime sono spesso soggette a discriminazioni multiple;

48. invita i governi degli Stati membri, le autorità locali e, se del caso, le istituzioni dell'UE a coinvolgere le donne romanì, attraverso le organizzazioni femminili e le parti interessate pertinenti, nella preparazione, nell'attuazione, nella valutazione e nel monitoraggio delle SNIR e a creare legami tra gli organismi per la parità di genere, le organizzazioni per i diritti delle donne e le strategie di inclusione sociale, in modo da creare fiducia nelle comunità e garantire la sensibilità ai contesti locali;

49. invita gli Stati membri a garantire l'inserimento, nelle loro strategie nazionali di inclusione, di uno specifico capitolo sui diritti delle donne e l'uguaglianza di genere e a provvedere affinché le misure di integrazione della dimensione di genere intese a promuovere i diritti delle donne e la prospettiva dell'uguaglianza di genere siano applicate in ogni sezione di tali strategie, segnatamente la distribuzione dei fondi, in linea con le conclusioni del Consiglio su un quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom che sottolineano la necessità di applicare una prospettiva di genere in tutte le politiche e le azioni per far progredire l'inclusione dei romanì; invita la Commissione e gli Stati membri a valutare se le politiche stiano ottenendo i miglioramenti desiderati per le donne e le ragazze romanì e ad adottare provvedimenti ove tali progressi non si stiano verificando;

50. invita gli Stati membri ad elaborare misure a sostegno delle donne romanì affinché realizzino appieno il loro potenziale e le possibilità di agire come cittadine attive indipendenti, sicure di sé ed emancipate; invita gli Stati membri a estendere i sistemi di mediazione sanitaria e scolastica dei romanì, obbligatoriamente, a tutte le comunità romanì, a garantire un mediatore ogni 500 persone e a fornire una dotazione finanziaria e sostegno adeguati a tali sistemi, conferendo ai mediatori un ruolo più centrale nel processo di inclusione;

51. invita la Commissione e gli Stati membri a includere più esplicitamente le ragazze e le donne romanì nelle politiche attive del mercato del lavoro, compresa la garanzia per i giovani;

52. invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i diritti fondamentali delle donne e dei bambini romanì siano rispettati e a provvedere – anche attraverso campagne di sensibilizzazione – affinché le donne e le giovani romanì siano consapevoli dei loro diritti previsti dalla vigente normativa nazionale in materia di uguaglianza di genere e discriminazioni, nonché a combattere ulteriormente le tradizioni patriarcali e sessiste;

Servizi per l'impiego di qualità

53. invita gli Stati membri a garantire servizi per l'impiego di qualità per i giovani romanì, compresi quelli che non lavorano, non frequentano corsi di istruzione e formazione e si trovano in condizioni di estrema povertà;

54. invita la Commissione a presentare una comunicazione su orientamenti e norme per politiche di assunzione non discriminatorie destinati a Stati membri e datori di lavoro, che comprenda raccomandazioni per l'adozione di piani per la parità a livello di imprese e contratti collettivi di categoria e l'organizzazione sui luoghi di lavoro di task force sulla diversità incaricate di contrastare stereotipi, pregiudizi e atteggiamenti negativi e di impedire discriminazioni nell'ambito di assunzioni, promozioni, retribuzioni e accesso alla formazione; sottolinea che tali piani d'azione per la parità dovrebbero inoltre essere impiegati per promuovere la diversità etnica e culturale sul luogo di lavoro, per elaborare regolamenti interni contro razzismo, relative discriminazioni e molestie sul luogo di lavoro, per monitorare e rivedere le assunzioni, l'avanzamento professionale e il mantenimento della forza lavoro sotto l'aspetto della parità, al fine di individuare pratiche discriminatorie dirette o indirette e di adottare misure correttive volte a ridurre le disuguaglianze in ciascuno di tali settori e, a tale scopo, raccogliere dati sulla parità relativi alla privacy e alle norme sui diritti fondamentali;

55. sottolinea che i punti più critici da affrontare nel settore dell'occupazione dei romanì riguardano l'efficace transizione dall'istruzione al mercato del lavoro aperto; pone l'accento sull'importanza di contrastare le diverse forme di lavoro sommerso e di discriminazione da parte dei datori di lavoro e di garantire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro;

56. invita la Commissione a mantenere il proprio impegno riguardo all'adozione di un piano d'azione volto ad attuare il pilastro europeo dei diritti sociali e a integrare l'inclusione dei romanì tra gli indicatori del quadro di valutazione della situazione sociale; esorta la Commissione e gli Stati membri a garantire l'accesso a posti di lavoro dignitosi, retribuzioni e condizioni di lavoro eque per le persone romanì, nonché a provvedere affinché i sistemi di previdenza sociale e i servizi sociali siano adeguati, accessibili e utilizzati da tutti i potenziali beneficiari e includano una copertura sanitaria universale senza discriminazioni, regimi di reddito minimo e diritti alla pensione;

°

° °

57. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, ai parlamenti e agli enti sub-nazionali degli Stati membri e dei paesi candidati, all'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, al Comitato europeo delle regioni, al Consiglio d'Europa e alle Nazioni Unite.


 

 

PARERE DELLA COMMISSIONE PER L'OCCUPAZIONE E GLI AFFARI SOCIALI (29.6.2020)

<CommissionInt>destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni</CommissionInt>


<Titre>sull'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei rom: combattere gli atteggiamenti negativi nei confronti delle persone di origine rom in Europa</Titre>

<DocRef>(2020/2011(INI))</DocRef>

Relatore per parere: (*) <Depute>Tomáš Zdechovský

 

(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 57 del regolamento</Depute>

 

 

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A. considerando che a norma dell'articolo 9 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione tiene conto delle esigenze connesse con la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale, la lotta contro l'esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana;

B. considerando che l'adozione del pilastro europeo dei diritti sociali è fondamentale per rafforzare i diritti sociali delle persone appartenenti a gruppi emarginati, quali le persone di origine rom;

C. considerando che l'impegno della Commissione a sviluppare un quadro strategico europeo post-2020 rafforzato per l'uguaglianza dei rom, la giustizia sociale ed economica e la lotta all'antiziganismo è valutato molto positivamente;

D. considerando che i rom sono la più grande minoranza etnica in Europa, di cui circa sei milioni vivono nell'UE, in un contesto di forte diversità non solo etnica ma anche socioeconomica, e sono soggetti a molteplici discriminazioni; che circa l'80 % dei rom vive al di sotto della soglia di rischio di povertà del paese di residenza; che il 43 % dei rom (di cui il 56 % uomini e il 29 % donne) svolge una qualche forma di lavoro retribuito, rispetto alla media UE del 70 % registrata nel 2015[35]; che il 50 % dei giovani rom di età compresa tra 6 e 24 anni non frequenta la scuola e che il 63 % dei giovani rom (di età compresa tra i 16 e i 24 anni) non ha un lavoro né segue un percorso scolastico o formativo (NEET), a fronte di una media UE del 12 %[36]; che l'aumento del numero di rom appartenenti alla categoria NEET si inserisce nel quadro di una situazione che ha registrato un peggioramento nel 2016 rispetto al 2011[37];

E. considerando che la parità di genere e la situazione dei bambini e dei giovani rom rappresentano due settori fondamentali ai fini dell'integrazione e dell'inclusione dei rom, ambiti che non sono sufficientemente presi in considerazione a livello dell'UE e degli Stati membri[38]; che una percentuale significativa di donne rom vive in una situazione precaria e si trova ad affrontare una situazione specifica di vulnerabilità dovuta alla discriminazione intersettoriale; che la parità tra uomini e donne deve essere assicurata e promossa in tutti i settori, tra cui la partecipazione al mercato del lavoro, le condizioni di lavoro e di occupazione, le retribuzioni, la formazione destinata a conferire qualifiche, il cambiamento, le prospettive e l'avanzamento di carriera;

F. considerando che le condizioni di vita, il livello di scolarizzazione e lo stato di salute dei rom ne determinano lo status socioeconomico e la posizione occupata sul mercato del lavoro; che i rom si trovano spesso in un circolo vizioso di povertà, di esclusione e di basso livello di istruzione e qualifiche, il che impedisce loro di trovare un'occupazione stabile, dal momento che non soddisfano i requisiti professionali; che le persistenti disuguaglianze socioeconomiche e sanitarie e le diverse forme di discriminazione, comprese le discriminazioni fondate sull'età e l'antiziganismo, pongono i rom, in particolare gli anziani, in una posizione vulnerabile;

G. considerando che la lotta alla discriminazione strutturale dei rom, compresi gli ambiti prioritari di istruzione, occupazione, accesso all'assistenza sanitaria e alloggi, e i miglioramenti significativi del loro status socioeconomico dipendono dall'incremento del capitale sociale e culturale negli ambienti in cui vivono le comunità rom e da un approccio di lungo termine che coinvolga molteplici portatori di interessi all'integrazione dei rom e preveda la partecipazione attiva dei rom stessi in tutte le fasi;

H. considerando che la raccolta di dati sulla parità di trattamento si riferisce a tutti i tipi di dati disaggregati impiegati per valutare la situazione comparativa di gruppi specifici a rischio di discriminazione, per definire politiche pubbliche tese a contribuire alla promozione dell'uguaglianza e per valutarne l'attuazione, e viene svolta in base a dati concreti e non a mere ipotesi; che la raccolta di tali dati (ossia dati che rivelano l'origine etnica o la religione) richiede il consenso esclusivo degli interessati e può spesso risultare controversa; che è chiaramente vietata la profilazione razziale o etnica, in cui le persone sono identificate, senza il loro consenso, sulla base delle percezioni di terzi o di generalizzazioni fondate su razza, etnia, religione o origine nazionale;

I. considerando che le persone appartenenti a minoranze continuano a essere discriminate quando si candidano a un posto di lavoro e persino dopo essere state assunte continuano a subire un trattamento iniquo; che retribuzioni più basse, la mancanza di prospettive professionali, condizioni di lavoro precarie e difficili, i fenomeni del "soffitto di cristallo" e del "pavimento appiccicoso", molestie e licenziamenti ingiustificati sono solo alcuni esempi in tal senso; che le minoranze etniche rischiano maggiormente di avere un accesso più limitato ai diritti e alla tutela occupazionali; che l'origine etnica sembra avere un peso anche per quanto riguarda le molestie sul posto di lavoro e pare essere uno dei principali ostacoli all'avanzamento di carriera;

J. considerando che la maggior parte delle comunità rom, in particolare quelle dell'Europa centrale e orientale, vive in insediamenti segregati, spesso in zone ad alto impatto ambientale, è esclusa dalla società ed è soggetta a segregazione spaziale, condizioni inadeguate e povertà generazionale; che, stando alla relazione della Commissione, del 5 settembre 2019, sull'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei Rom – 2019 (COM(2019)0406), nel 2016 un terzo delle famiglie rom non aveva accesso all'acqua corrente, solo poco più della metà disponeva di servizi igienici con acqua corrente o di una doccia nell'abitazione e il 78 % dei rom viveva in alloggi sovraffollati; che uno su dieci vive in alloggi senza elettricità; che i dati disponibili e gli indicatori di risultato delle indagini rappresentative in nove Stati membri suggeriscono che la situazione relativa agli alloggi è rimasta per lo più invariata tra il 2011 e il 2016, con alcuni miglioramenti soltanto nell'accesso all'acqua e a servizi abitativi di base in alcuni Stati membri;

K. considerando che la segregazione spaziale rimane una delle sfide fondamentali riguardo all'alloggio; che il 43 % dei rom subisce discriminazioni quando cerca di acquistare o affittare un alloggio e non è sufficientemente consapevole dei propri diritti in termini di parità[39]; che la mancanza di documenti di proprietà e personali, come i certificati di nascita e la carta d'identità, costituisce un ostacolo all'accesso all'alloggio, ai servizi pubblici o ai servizi essenziali forniti dallo Stato;

L. considerando che le difficoltà per i rom sono aumentate a seguito della crisi della COVID-19, in quanto le conseguenze economiche e sociali di detta crisi si sono ripercosse sulla popolazione rom, in particolare le donne, aggravando le disuguaglianze esistenti in tutti i settori prioritari dell'inclusione dei rom; che i rom corrono un rischio elevatissimo di soffrire delle conseguenze negative della crisi della COVID-19 e avranno un accesso limitato ad assistenza sanitaria, istruzione, prestazioni sociali, compresa l'indennità di disoccupazione, o qualsiasi altra misura volta ad attenuare l'impatto del coronavirus;

M. considerando che infrastrutture dei trasporti inadeguate e la carenza di organismi e servizi amministrativi pubblici, in particolare istituti di istruzione e assistenza sanitaria di alta qualità, aggravano le disparità regionali e la ghettizzazione;

1. sottolinea che i rom sono uno dei gruppi minoritari in Europa maggiormente colpiti da povertà, discriminazione strutturale ed esclusione sociale, e che i loro diritti fondamentali, segnatamente quelli economici e sociali, non vengono rispettati; osserva con rammarico che, malgrado la prosperità economica dell'Unione europea e nonostante il quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom (SNIR), il Fondo di coesione e le misure introdotte nell'ultimo decennio in materia di inclusione sociale dei rom, la situazione generale di questi ultimi nell'UE è rimasta immutata e i progressi nei settori degli alloggi, dell'occupazione, dell'istruzione e della sanità sono stati limitati; invita le autorità e i governi locali ad attuare in modo efficace le SNIR; invita la Commissione a dare l'esempio e a introdurre una politica di integrazione dei rom a tutti i livelli delle sue strategie, dei suoi programmi e dei suoi progetti, al fine di prevenire discriminazioni e contribuire a provvedere all'inclusione dei rom nelle nostre società; invita la Commissione a mantenere un approccio intersettoriale e multilaterale per le SNIR e per promuovere la partecipazione attiva dei rom, a partire dalla sua preparazione fino all'attuazione;

2. invita la Commissione a stabilire obiettivi, misure e traguardi vincolanti per gli Stati membri, un calendario preciso e requisiti chiari e vincolanti in materia di avanzamento, nonché indicatori di risultato e finanziamenti adeguati per l'attuazione del prossimo quadro dell'UE per le SNIR; invita le autorità locali e i governi ad accordare priorità all'attuazione delle SNIR;

3. rammenta la sua risoluzione del 12 febbraio 2019 sulla necessità di rafforzare il quadro strategico dell'UE per il periodo successivo al 2020 per le strategie nazionali di integrazione dei Rom e intensificare la lotta contro l'antiziganismo[40]; esorta la Commissione e gli Stati membri a presentare una proposta e a impegnarsi per un quadro strategico dell'UE ambizioso, globale e vincolante per l'uguaglianza, la giustizia sociale ed economica dei rom e la lotta all'antiziganismo per il periodo successivo al 2020, con obiettivi comuni concreti a livello di UE e norme minime che gli Stati membri possano tradurre in traguardi nazionali, nell'ambito del quale le specificità nazionali abbiano pertinenza nella misura in cui mirano a conseguire maggiori risultati rispetto alle norme minime, nonché ad assicurare che la discriminazione multipla e intersettoriale, l'integrazione della dimensione di genere e un approccio sensibile ai minori siano trattati in modo adeguato;

4. sottolinea la necessità di spezzare il circolo vizioso della povertà delle persone rom interessate tramite l'adozione di azioni mirate efficaci fin dalla più tenera età, dato che le misure mirate a tutti i livelli di istruzione possono essere strumenti efficaci di lotta alla povertà; mette in risalto l'esigenza di promuovere la transizione verso livelli più alti di istruzione e di sostenere tali provvedimenti tramite il ricorso a investimenti sociali;

5. invita a prestare maggiore attenzione agli Stati membri con un'ampia popolazione rom e che in passato hanno adottato misure piuttosto inefficaci; evidenzia che la Commissione dovrebbe controllare e sostenere meglio tali Stati membri, le loro politiche e le loro misure;

6. invita la Commissione e gli Stati membri a tutelare un'uguaglianza inclusiva per la popolazione rom – con particolare attenzione alle donne e alle ragazze e alle persone con disabilità, che sono vittime di discriminazione intersezionale – in tutti gli ambiti della vita;

7. invita gli Stati membri ad adottare la direttiva del Consiglio, del 2 luglio 2008, recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM/2008/0426 final);

8. esorta la Commissione e gli Stati membri a includere la povertà, segnatamente la povertà minorile, l'esclusione sociale, l'antiziganismo e la non discriminazione quali dimensioni intersezionali nei quattro settori chiave della strategia dell'UE per i rom e delle SNIR, garantendo così che uguaglianza, opportunità di occupazione sostenibile, istruzione inclusiva, alloggi di qualità e un'assistenza sanitaria adeguata contribuiscano al miglioramento generale del benessere dei rom e che le discriminazioni molteplici e intersezionali, l'integrazione del genere e un approccio sensibile ai minori siano affrontati adeguatamente sia nell'ambito del quadro strategico dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom che delle SNIR stesse; invita le autorità locali e regionali e i governi a dare priorità all'adozione, alla revisione e all'attuazione delle SNIR in linea con il quadro strategico dell'UE post-2020, garantendo un forte legame tra tali strategie e le politiche generali;

9. chiede alla Commissione di garantire l'equa partecipazione delle organizzazioni della società civile, degli esperti e dei membri delle comunità rom, compresi quelli attivi nel dibattito politico e nel processo decisionale a livello locale e regionale;

10. riconosce che, al fine di garantire i diritti sociali ed economici della popolazione rom, occorre prendere in esame un approccio più globale, atto a rafforzare il riconoscimento istituzionale della minoranza rom quale attore sociale e la partecipazione effettiva e organizzata delle organizzazioni rappresentative della società civile rom, consentendo in tal modo una loro partecipazione significativa all'attuazione, al monitoraggio e alla valutazione delle politiche economiche e sociali; invita la Commissione a considerare la partecipazione dei rom come uno standard qualitativo comune vincolante per il futuro quadro strategico dell'UE e per le strategie nazionali e a provvedere affinché i meccanismi finanziari e strutturali assicurino una partecipazione equa e di qualità;

11. sottolinea che l'occupazione apre la strada all'inclusione sociale e che le minoranze etniche devono pertanto avere la possibilità di partecipare pienamente al mercato del lavoro; pone in evidenza il fatto che il principio della parità di status e retribuzione per uno stesso lavoro deve applicarsi a tutti i lavoratori;

12. invita la Commissione a presentare una comunicazione su orientamenti e norme per politiche di assunzione non discriminatorie destinati a Stati membri e datori di lavoro, che comprenda raccomandazioni per l'adozione di piani per la parità a livello di imprese e contratti collettivi di categoria e l'organizzazione sui luoghi di lavoro di task force sulla diversità incaricate di contrastare stereotipi, pregiudizi e atteggiamenti negativi e di impedire discriminazioni nell'ambito di assunzioni, promozioni, retribuzioni e accesso alla formazione; sottolinea che tali piani d'azione per la parità dovrebbero inoltre essere impiegati per promuovere la diversità etnica e culturale sul luogo di lavoro, per elaborare regolamenti interni contro razzismo, relative discriminazioni e molestie sul luogo di lavoro, per monitorare e rivedere le assunzioni, l'avanzamento professionale e il mantenimento della forza lavoro sotto l'aspetto della parità, al fine di individuare pratiche discriminatorie dirette o indirette e di adottare misure correttive volte a ridurre le disuguaglianze in ciascuno di tali settori e, a tale scopo, raccogliere dati sulla parità di trattamento relativi alla privacy e alle norme sui diritti fondamentali;

13. invita la Commissione ad adottare un quadro comune dell'UE per la raccolta e l'analisi di dati disaggregati attendibili e comparabili sulla parità di trattamento allo scopo di combattere le discriminazioni, anche nell'ambito occupazionale; aggiunge che tale iniziativa dovrebbe comprendere indicatori del mercato del lavoro al fine di misurare la parità di trattamento, inclusa la posizione occupazionale dei migranti e dei gruppi minoritari, nel pieno rispetto della privacy e delle norme sui diritti fondamentali;

14. evidenzia che i punti più critici da affrontare per quanto riguarda l'occupazione dei rom sono l'efficace transizione dall'istruzione al mercato del lavoro aperto, in considerazione dell'elevato tasso di assenteismo e abbandono scolastico tra i bambini e i giovani rom; sottolinea l'importanza di contrastare gli stereotipi negativi, che sono spesso i maggiori ostacoli all'ottenimento di un posto di lavoro; pone l'accento sull'importanza di contrastare le diverse forme di lavoro sommerso e di discriminazione da parte dei datori di lavoro, di garantire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e di affrontare il crescente tasso di giovani rom che non partecipano ad alcun ciclo di istruzione;

15. invita la Commissione a mantenere il proprio impegno riguardo all'adozione di un piano d'azione volto ad attuare il pilastro europeo dei diritti sociali e a integrare l'inclusione dei rom tra gli indicatori del quadro di valutazione della situazione sociale; esorta la Commissione e gli Stati membri ad accordare un'attenzione particolare alla popolazione rom in modo da riflettere la loro situazione specifica e garantire loro un'occupazione di qualità, l'accesso a posti di lavoro dignitosi, retribuzioni e condizioni di lavoro eque, nonché assicurare che i sistemi di previdenza sociale e i servizi sociali siano adeguati, accessibili e utilizzati da tutti i potenziali beneficiari e includano una copertura sanitaria universale senza discriminazioni, regimi di reddito minimo e diritti alla pensione;

16. rammenta che gli Stati membri hanno adottato numerose misure volte ad accrescere la frequenza scolastica dei bambini rom, quali fornire pasti e libri di testo gratuiti nelle scuole ed estendere l'obbligo di frequenza nelle scuole dell'infanzia/negli istituti di istruzione prescolare a tutti i bambini sin da una tenera età; evidenzia che tali buone pratiche dovrebbero essere portate avanti;

17. invita gli Stati membri a provvedere a che i cittadini di origine rom, laddove esercitino i loro diritti di mobilità, possano accedere a tutte le cure sanitarie necessarie nello Stato membro di residenza; sottolinea che né la povertà né lo status di residenza di una persona dovrebbero costituire un ostacolo all'accesso ai servizi sanitari e sociali;

18. invita gli Stati membri a investire in meccanismi di monitoraggio del lavoro e di denuncia, sostenuti da risorse, accessibili ed efficaci per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità e dallo status di residenza, al fine di proteggere i lavoratori da rappresaglie dei datori di lavoro e da conseguenze negative così come di sostenere le organizzazioni della società civile nella divulgazione di informazioni ai lavoratori sui loro diritti e sulle modalità per esercitarli;

19. invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che il piano per la ripresa e il nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 siano strettamente legati al quadro dell'UE per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione dei rom, ai suoi obiettivi vincolanti e alla loro esecuzione tramite le strategie nazionali di integrazione dei rom; evidenzia, a tal fine, la necessità di una raccolta sistematica di dati attendibili disaggregati per genere ed età su cui basare l'analisi delle esigenze e del contesto, nonché l'importanza di elaborare orientamenti per stabilire obiettivi e indicatori di impatto, allo scopo di garantire i migliori risultati possibili nel conciliare le esigenze con la pianificazione e l'elaborazione del bilancio, a livello nazionale e di UE;

20. esorta la Commissione e il Consiglio ad affrontare la situazione di disparità cui sono confrontati i rom in tutta l'UE per quanto riguarda il Fondo sociale europeo Plus (FSE+); ricorda la sua risoluzione del 4 aprile 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo Plus (FSE+)[41], che all'articolo 4, paragrafo 1, punto viii bis) include l'obiettivo specifico di "combattere le discriminazioni nei confronti delle comunità emarginate, come i rom";

21. invita la Commissione a valutare attentamente gli indicatori di impatto dell'integrazione dei rom per il periodo 2014-2020 e a individuare le migliori pratiche e le lacune; rammenta che il monitoraggio dell'integrazione dei rom doveva essere migliorato sulla base della priorità d'investimento n. 9, punto ii), del FSE, degli obiettivi specifici pertinenti programmi operativi del FSE e del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e utilizzando l'indicatore comune di output del FSE per i partecipanti, nonché indicatori e obiettivi specifici per programma;

22. raccomanda alla Commissione di agevolare lo scambio delle migliori pratiche tra Stati membri e di monitorare la situazione allo scopo di fornire valutazioni periodiche;

23. invita la Commissione e gli Stati membri a includere i rappresentanti delle comunità rom, compresi i giovani, nelle consultazioni e nei processi decisionali sia a livello unionale che nazionale;

24. rammenta che il ruolo dei governi locali e nazionali, i solidi partenariati e l'impegno dei portatori di interessi locali, quali i comuni e gli ispettorati scolastici, sono essenziali per assicurare l'integrazione sostenibile dei rom;

25. pone l'accento sulla necessità di un impegno urgente e approfondito da parte delle autorità statali competenti a favore della desegregazione degli alunni di etnia rom nelle scuole, aumentando la loro partecipazione all'intero ciclo di istruzione e garantendo lo stesso apprendimento ordinario, inclusivo e di qualità per tutti; osserva con rammarico che la diagnosi errata secondo cui i bambini rom avrebbero bisogni educativi speciali rappresenta tuttora una pratica discriminatoria comune, che fa sì che un numero sproporzionato di bambini rom frequenti scuole "speciali", rimanendo pertanto separato dal sistema scolastico ordinario e ricevendo spesso un'istruzione di qualità inferiore; ricorda le decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo e le procedure di infrazione relative alla discriminazione nelle scuole rom nei confronti di tre Stati membri: Cechia (2014), Slovacchia (2015) e Ungheria (2016); ritiene che negli ultimi anni i miglioramenti siano stati ridotti o persino inesistenti nonostante gli sforzi della Commissione; invita la Commissione a valutare le rispettive misure correttive e il loro impatto sui bambini rom e, laddove vengano ritenute insufficienti e non adeguatamente efficaci, a deferire i casi alla Corte di giustizia dell'Unione europea;

26. ricorda l'importanza del ruolo degli educatori rom e della loro presenza negli istituti di istruzione al fine di favorire il processo di desegregazione e incoraggiare i rom a frequentare i programmi di apprendimento permanente e di istruzione per adulti; raccomanda di continuare la pratica di formazione e occupazione dei rom quali tutor e mediatori didattici per i giovani al fine di sostenere le fasi di passaggio nell'ambito dell'istruzione e verso il mercato del lavoro; sottolinea che è necessario orientare più esplicitamente le politiche attive del mercato del lavoro, compresa la garanzia per i giovani, ai rom e monitorare sistematicamente e combattere le discriminazioni nell'accesso al mercato del lavoro e sul luogo di lavoro; chiede di organizzare formazioni per i servizi pubblici per l'impiego affinché sappiano come raggiungere e trattare i gruppi emarginati;

27. chiede una ridefinizione della politica agricola comune (PAC) che renda possibili e promuova forme innovative di lavoro agricolo, comprese cooperative sociali per le comunità rom, e che possa inoltre svolgere un ruolo importante nella creazione di un sistema alimentare giusto, sano ed ecologico; sottolinea che tale azione contribuirebbe alla realizzazione degli obiettivi del Green Deal europeo; chiede la promozione e lo scambio delle migliori pratiche tra gli Stati membri in tale ambito;

28. invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare approcci coordinati verso l'integrazione dei bambini rom nella società; chiede, pertanto, l'adozione urgente della garanzia europea per l'infanzia nell'ambito del FSE+, con risorse dedicate al fine di aiutare una generazione a uscire dalla povertà;

29. sottolinea che gli ostacoli nell'accesso ai servizi sanitari e la mancanza di una consapevolezza sanitaria di base vanno ad aggiungersi alla diffusa segregazione scolastica degli studenti rom; evidenzia che, oltre al diffuso antiziganismo delle società in cui vivono i rom, gli svantaggi strutturali a cui sono soggetti nell'iscrizione all'istruzione prescolare e in termini di esclusione sociale costituiscono le cause profonde della segregazione scolastica e della discriminazione contro i bambini rom, aspetti che provocano un circolo vizioso di disoccupazione e povertà; sottolinea che è di fondamentale importanza affrontare tali cause profonde e svolgere al contempo attività di sensibilizzazione;

30. si compiace degli sforzi di alcuni Stati membri che hanno adottato strumenti legislativi nell'ottica di garantire una conformità tra la qualità e la parità nell'istruzione, introducendo al contempo un'istruzione inclusiva; osserva che l'obiettivo di tali misure è di integrare il più possibile i bambini rom e tutti gli altri gruppi svantaggiati nel sistema di istruzione, dall'istruzione prescolare all'istruzione secondaria superiore, il che è un presupposto per lo sviluppo personale e la carriera;

31. rammenta che il parere generale sui mediatori rom e sui programmi di sostegno alla salute è positivo, ad esempio in termini di agevolazione dell'accesso ai servizi sanitari da parte della comunità rom, di miglioramento del relativo accesso alle strutture igienico-sanitarie o di risposta alle esigenze sanitarie specifiche delle donne rom; sottolinea che i programmi relativi ai mediatori sanitari rom in Bulgaria, Romania e Slovacchia sono stati potenziati dai rispettivi governi e la loro valutazione evidenzia cambiamenti positivi (cioè comportamenti meno discriminatori da parte dei prestatori di assistenza sanitaria e meno ostacoli all'accesso alla sanità, oltre ad attività didattiche destinate alle comunità); mette in risalto tuttavia che la valutazione di tali programmi evidenzia la necessità di adottare approcci nuovi e più efficaci, passando da mediatori rom a riforme istituzionali che affrontino la discriminazione istituzionale nell'ambito di un sistema[42];

32. sottolinea l'importanza di supportare la partecipazione dei genitori alle attività scolastiche e didattiche e di sensibilizzarli riguardo al valore dell'istruzione prescolare, dell'iscrizione dei bambini a scuola e della frequenza scolastica; osserva con rammarico che in alcuni Stati membri i bambini rom continuano ad avere un accesso limitato all'istruzione prescolare e all'assistenza; rileva con rammarico che l'UE e gli Stati membri sono ben lungi dal conseguire gli obiettivi fissati nel quadro dell'UE per l'inclusione dei rom;

33. invita gli Stati membri a garantire che le autorità regionali e locali competenti, di concerto con la società civile e i soggetti economici, attuino politiche occupazionali e sociali incentrate sui rom e ne controllino i risultati, senza escludere altri gruppi sociali in situazioni analoghe; invita inoltre gli Stati membri ad adottare misure volte a superare gli stereotipi e l'antiziganismo nel mercato del lavoro, a far sì che l'emancipazione delle persone di etnia rom in cerca di lavoro costituisca una priorità per i servizi pubblici per l'impiego e i datori di lavoro, così come a mettere a disposizione servizi paralleli di sostegno al collocamento tramite l'apprendimento professionale o tirocini in cui sia fornita una formazione informatica e linguistica, nonché la promozione di competenze imprenditoriali; sottolinea il ruolo fondamentale dei servizi pubblici per l'impiego nel promuovere l'occupazione dei rom nella funzione pubblica e nel coinvolgere i disoccupati svantaggiati di etnia rom;

34. sottolinea l'importanza di promuovere l'accesso dei rom all'istruzione, all'insegnamento superiore, all'apprendistato e all'istruzione e alla formazione professionale (IFP) al fine di promuovere la loro integrazione economica e inclusione sociale; ritiene che l'IFP non sia ancora sufficientemente riconosciuta come una priorità e una soluzione capace di offrire i mezzi per mobilitare e dare opportunità ai giovani rom; incoraggia gli Stati membri a provvedere a che i programmi di formazione professionale rivolti ai rom riflettano la loro situazione specifica, nonché le crescenti domande del mercato del lavoro; rammenta che, in un'Europa che invecchia, è necessario fare i conti con la carenza di forza lavoro qualificata e, pertanto, i giovani rom non dovrebbero essere considerati un fardello, quanto piuttosto un'opportunità e una potenziale forza lavoro futura; invita gli Stati membri a incoraggiare una maggiore partecipazione delle imprese, segnatamente a livello locale, e a prendere in esame la possibilità di sostenere lo sviluppo di imprese sociali al fine di creare ambienti di lavoro sostenibili per i rom, ponendo l'accento sulle donne rom;

35. sottolinea che i rom si trovano spesso in condizioni di impiego precarie o in situazioni di lavoro atipico; ritiene fermamente che il nuovo strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione nello stato di emergenza (SURE) dovrebbe essere destinato alle persone più vulnerabili negli Stati membri;

36. invita la Commissione ad allineare il diritto dell'UE al quadro giuridico delle Nazioni Unite relativo al diritto umano all'acqua e ad ampliare l'applicabilità delle direttive sulle risorse idriche affinché includano i problemi di accessibilità, anche in termini economici, dell'approvvigionamento dell'acqua e dei servizi idrici; invita la Commissione a sviluppare indicatori e meccanismi di monitoraggio dell'equità sociale nell'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari negli Stati membri, a incaricare l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali della raccolta annuale di dati, e a stanziare fondi per risolvere il problema dell'accesso limitato ad acqua e servizi igienico-sanitari da parte dei gruppi socialmente esclusi e discriminati per ragioni etniche;

37. invita gli Stati membri a compiere uno sforzo concertato per sensibilizzare e informare l'opinione pubblica in merito all'inclusione dei rom;

38. invita gli Stati membri a ridurre al minimo gli effetti della pandemia di COVID-19 negli alloggi sovraffollati in cui i rom vivono in condizioni disumane, legalizzandone gli insediamenti informali, investendo nel miglioramento delle infrastrutture e delle abitazioni negli insediamenti informali legalizzati di recente e mettendo a disposizione aree di sosta sufficienti ed adeguate per i rom nomadi; invita gli Stati membri a fornire, in alternativa, alloggi permanenti, dignitosi, desegregati, rispettosi dell'ambiente e a prezzi accessibili per i rom che attualmente vivono in insediamenti informali;

39. invita gli Stati membri ad adottare, nel contesto della crisi della COVID-19, misure urgenti volte ad affrontare il problema della mancanza d'acqua, di servizi igienico-sanitari adeguati, di elettricità e di infrastrutture nelle comunità rom indigenti; invita gli Stati membri a includere pienamente gli insediamenti rom nel quadro delle misure di disinfezione, a vietare la cancellazione dei servizi di pubblica utilità di base durante la pandemia, a valutare la possibilità di sovvenzionare i costi dei consumi per i più vulnerabili e per coloro che hanno perso la propria fonte di reddito, oppure di congelare i pagamenti fino alla fine del periodo del piano per la ripresa, nonché a fornire sostegno finanziario ai genitori soli/alle madri sole per l'assistenza sanitaria, il pagamento dell'affitto e altre spese domestiche al fine di attenuare le difficoltà finanziarie, soprattutto alla luce delle perdite di posti di lavoro;

40. invita gli Stati membri a garantire che nessuna persona rom sia lasciata indietro a causa della crisi della COVID-19, sostenendo i lavoratori rom vulnerabili, segnatamente le donne e i genitori soli, e includendo disposizioni e indicatori specifici relativi ai rom nell'attuazione degli strumenti europei di sostegno temporaneo (ad esempio il programma SURE e il Fondo di aiuti europei agli indigenti – FEAD);

41. ricorda che la direttiva sull'uguaglianza razziale[43] fornisce protezione e garantisce un pari trattamento nell'accesso a beni e servizi e alla loro fornitura, incluso l'alloggio, aspetto che è principalmente di competenza dei governi nazionali e regionali; sottolinea che violando i diritti all'alloggio dei rom e concedendo loro un limitato accesso ad alloggi e servizi di pubblica utilità si producono effetti negativi sui risultati nell'ambito dell'istruzione, dell'occupazione e della salute, oltre a incidere negativamente sull'inclusione sociale in generale; sottolinea la necessità di garantire un recepimento adeguato ed efficace e un'attuazione corretta di tale direttiva;

42. sottolinea che nell'ambito degli interventi mirati per gli alloggi è importante prevedere un processo partecipativo che coinvolga i rom sin dall'inizio; suggerisce che le politiche di edilizia abitativa si basino sul concetto della condivisione dei costi e dei contributi dei beneficiari per gli alloggi e i servizi, in base a cui i beneficiari rom potrebbero organizzarsi per avviare iniziative proprie e partecipare alla pianificazione dei loro insediamenti[44];

43. invita gli Stati membri a promuovere la desegregazione spaziale e a coinvolgere i beneficiari di etnia rom nella progettazione e attuazione di progetti abitativi, onde ridurre e impedire gli sgomberi forzati, affrontare la questione della mancanza di fissa dimora e fornire aree di sosta sufficienti ed adeguate per i rom nomadi; sottolinea che l'isolamento geografico e la segregazione abitativa impediscono ai membri delle minoranze etniche di accedere a posti di lavoro dignitosi, indipendentemente dalle loro qualifiche; osserva che trovare soluzioni agli sgomberi coinvolgendo le diverse istituzioni è fondamentale, mentre le azioni che riguardano l'alloggio dei rom dovrebbero essere integrate in attività e iniziative legislative nazionali più ampie incentrate sull'edilizia popolare o sui programmi di assistenza; sottolinea che non si dovrebbero effettuare sgomberi senza prima aver fornito un alloggio standard, economicamente accessibile e di qualità in una zona desegregata, che abbia accesso ai servizi pubblici; mette in evidenza l'urgente necessità di investimenti pubblici al fine di superare la segregazione;

44. invita gli Stati membri a fare riferimento alle disuguaglianze geografiche, alla segregazione residenziale e alle caratteristiche globali e molteplici degli svantaggi nella pianificazione, nella destinazione, nell'attuazione e nel monitoraggio delle misure di inclusione per i rom, dato che l'approccio territoriale può essere pertinente nella pianificazione e nell'attuazione di provvedimenti di inclusione sociale; raccomanda agli Stati membri di intensificare i loro sforzi per quanto riguarda l'accesso all'acqua potabile sicura, ai servizi igienico-sanitari e ai sistemi fognari, nonché l'attuazione del diritto a un tenore di vita adeguato e del diritto a un ambiente sano e sicuro; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire l'integrazione delle politiche volte a combattere l'antiziganismo in tutte le sue forme e a riconoscere la discriminazione ambientale quale nozione specifica dell'antiziganismo; raccomanda di integrare l'ambiente nel quadro post-2020 e invita la Commissione ad affrontare le diverse forme di discriminazione ambientale;

45. invita l'Unione europea e gli Stati membri a impegnarsi ulteriormente per allineare il semestre europeo, il FSE+ e tutti i fondi dell'UE per il periodo 2021-2027 alle strategie nazionali di integrazione dei rom e al pilastro europeo dei diritti sociali, ed esorta gli Stati membri a dichiarare pubblicamente la quota di bilancio nazionale destinato a tal fine nonché a pubblicare un elenco dei progetti finanziati;

46. condanna qualsiasi forma di discriminazione che può emergere quando si prende in locazione una casa o si cerca un'occupazione; ricorda pertanto l'obbligo degli Stati membri, ai sensi della direttiva sull'uguaglianza razziale, di designare un organo specializzato per la promozione di tutte le persone, senza discriminazioni fondate sulla razza e l'origine etnica; invita gli Stati membri a rafforzare l'indipendenza, le risorse, il mandato e i poteri dei loro organismi nazionali per le pari opportunità al fine di intensificare la lotta alle discriminazioni contro i rom, comprese le discriminazioni istituzionali, tramite l'attuazione della raccomandazione della Commissione relative alle norme riguardanti gli organismi per le pari opportunità[45];

47. invita gli Stati membri ad affrontare le questioni degli alloggi e della mancanza di fissa dimora attraverso misure quali lo sviluppo del patrimonio di edilizia popolare, la promozione dell'accesso non discriminatorio agli alloggi sociali o il sostegno a progetti di successo come il microcredito per le famiglie rom; pone l'accento sul promettente approccio delle iniziative "Housing first" (La casa innanzitutto) per prevenire e combattere il fenomeno dei senzatetto; raccomanda agli Stati membri di prendere in considerazione la possibilità di passare da un modello di prestazione di servizi o a gradini ("staircase model") a servizi basati sull'alloggio, che integrino la messa a disposizione di alloggi con misure di sostegno che riuniscono elementi dell'occupazione, dell'istruzione, della sanità e dello sviluppo della comunità; invita gli Stati membri a perseguire politiche a favore delle persone che versano in condizioni di povertà, compresi i rom, affinché possano accedere a normali e dignitosi posti di lavoro; invita gli Stati membri a rivolgersi in particolare ai giovani, affinché completino il ciclo di istruzione secondaria;

48. constata che nel regolamento recante disposizioni comuni[46] è stata introdotta una priorità di finanziamento specifica per i rom e che le raccomandazioni specifiche per paese riguardanti l'inclusione dei rom sono divenute un requisito per la concessione dei fondi per la sua promozione; invita gli Stati membri e la Commissione a garantire che tali cambiamenti si traducano in progetti specifici a favore dei rom in loco[47], indipendentemente dalla categoria della regione; invita la Commissione a monitorare l'attuazione delle strategie tramite incontri periodici con gli Stati membri e a pubblicare relazioni sulla distribuzione dei fondi in tale direzione; invita la Commissione a esaminare le cause dei bassi tassi di assorbimento in alcuni Stati membri, in linea con le raccomandazioni contenute nella relazione speciale[48] della Corte dei conti europea e rivolte agli Stati membri e alla Commissione;

49. constata con rammarico il debole legame tra gli strumenti di finanziamento disponibili e i piani e gli obiettivi strategici relativi allo sviluppo socioeconomico e all'inclusione dei rom; invita gli Stati membri a mettere a punto meccanismi di monitoraggio e vigilanza efficienti per garantire che i programmi generali, compresi quelli coperti dai Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE), siano sfruttati correttamente e non vengano utilizzati in modo improprio; sottolinea che il monitoraggio è particolarmente importante al fine di prevedere e mitigare qualsiasi potenziale rischio per l'attuazione efficace degli interventi e sosterrebbe ulteriormente le iniziative strategiche basate su dati concreti e una fissazione di obiettivi e uno stanziamento di risorse più efficaci; rammenta che nel 2016 la Corte dei conti ha concluso che i fondi SIE erano ripartiti tra gli Stati membri in base a indicatori che non riguardavano specificamente la popolazione rom, ritenendo che tali indicatori non fossero il modo più appropriato per stabilire a quanto dovrebbero ammontare i finanziamenti UE a favore dell'integrazione dei rom da assegnare a ciascuno Stato membro; sottolinea l'importanza dei metodi di valutazione d'impatto controfattuale al fine di ridurre il divario tra i quadri strategici e l'attuazione sul campo;

50. ritiene che l'integrazione sia tuttora pertinente, dal momento che le misure mirate, da sole, non saranno sufficientemente efficaci; sottolinea pertanto la necessità di rafforzare l'ulteriore integrazione degli aspetti dell'integrazione dei rom nelle misure strategiche a livello nazionale e dell'UE;

51. riconosce che il trasferimento degli interventi da un paese a un altro non costituisce un processo meccanico; osserva che se da un lato gli obiettivi, i metodi e gli strumenti di lavoro possono essere trasferibili, dall'altro lato le strategie e i processi devono essere adattati ai contesti locali e tali condizioni potrebbero riguardare la capacità istituzionale, il sostegno ai diversi attori o il contesto locale; invita pertanto gli Stati membri e la Commissione a utilizzare adeguatamente i metodi di valutazione d'impatto controfattuale e a confrontare e spiegare i diversi risultati degli Stati membri;

52. invita l'Unione europea e gli Stati membri a rafforzare i dati e la ricerca al fine di individuare e comprendere meglio la discriminazione intersezionale; incoraggia la Commissione a monitorare i molteplici aspetti della povertà e dell'esclusione sociale all'interno delle comunità rom tramite l'utilizzo dell'indicatore combinato AROPE (persone a rischio di povertà o di esclusione sociale) di Eurostat;

53. incoraggia la Commissione a sviluppare approcci innovativi, orientati all'impatto e basati sui dati, così da avvalersene come contributo diretto per la prossima generazione di programmi (programma InvestEU e programmazione del FSE+ per il periodo 2021-27) e strategie (segnatamente la strategia dell'UE per l'uguaglianza e l'inclusione dei rom post-2020);

54. sottolinea che i più indigenti, comprese le comunità rom in tutta Europa, risentono maggiormente delle conseguenze della pandemia di COVID-19; sottolinea che l'UE deve concentrarsi sulle necessità immediate dei suoi cittadini, fornendo risposte rapide e adeguate ai problemi che emergono onde rafforzare la coesione, accrescere la fiducia nelle istituzioni dell'UE e mettere in pratica i valori europei, in particolare la solidarietà; invita la Commissione e gli Stati membri a valutare le conseguenze della pandemia di COVID-19 sulla situazione delle comunità rom e a prendere in esame misure efficaci; accoglie con favore la proposta di rafforzare il Fondo di aiuti europei agli indigenti per sostenere le persone più bisognose; osserva con rammarico che la pandemia di COVID-19 potrebbe comportare tagli nel prossimo QFP 2021-2027, circostanza che avrà un impatto negativo sulle organizzazioni della società civile che difendono le comunità rom e inciderà di conseguenza sulle loro attività di sensibilizzazione.


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONE
IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

23.6.2020

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

46

5

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Atidzhe Alieva-Veli, Marc Angel, Gabriele Bischoff, Vilija Blinkevičiūtė, Andrea Bocskor, Milan Brglez, Sylvie Brunet, David Casa, Leila Chaibi, Margarita de la Pisa Carrión, Klára Dobrev, Jarosław Duda, Estrella Durá Ferrandis, Lucia Ďuriš Nicholsonová, Rosa Estaràs Ferragut, Nicolaus Fest, Loucas Fourlas, Cindy Franssen, Heléne Fritzon, Helmut Geuking, Alicia Homs Ginel, France Jamet, Agnes Jongerius, Radan Kanev, Ádám Kósa, Stelios Kympouropoulos, Katrin Langensiepen, Miriam Lexmann, Elena Lizzi, Radka Maxová, Sandra Pereira, Dragoș Pîslaru, Manuel Pizarro, Dennis Radtke, Elżbieta Rafalska, Guido Reil, Daniela Rondinelli, Mounir Satouri, Monica Semedo, Beata Szydło, Eugen Tomac, Romana Tomc, Yana Toom, Marie-Pierre Vedrenne, Nikolaj Villumsen, Marianne Vind, Maria Walsh, Stefania Zambelli, Tatjana Ždanoka, Tomáš Zdechovský

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Anna Júlia Donáth, José Gusmão, Pierfrancesco Majorino, Kim Van Sparrentak

 


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE
IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

46

+

PPE

David Casa, Jarosław Duda, Rosa Estaràs Ferragut, Loucas Fourlas, Cindy Franssen, Radan Kanev, Stelios Kympouropoulos, Miriam Lexmann, Dennis Radtke, Eugen Tomac, Romana Tomc, Maria Walsh, Tomáš Zdechovský

S&D

Marc Angel, Gabriele Bischoff, Vilija Blinkevičiūtė, Milan Brglez, Klára Dobrev, Estrella Durá Ferrandis, Heléne Fritzon, Alicia Homs Ginel, Agnes Jongerius, Pierfrancesco Majorino, Manuel Pizarro, Marianne Vind

RENEW

Atidzhe Alieva-Veli, Sylvie Brunet, Anna Júlia Donáth, Dragoș Pîslaru, Monica Semedo, Yana Toom, Marie-Pierre Vedrenne

VERTS/ALE

Katrin Langensiepen, Mounir Satouri, Kim Van Sparrentak, Tatjana Ždanoka

ECR

Helmut Geuking, Elżbieta Rafalska, Beata Szydło, Margarita de la Pisa Carrión, Lucia Ďuriš Nicholsonová

GUE/NGL

Leila Chaibi, José Gusmão, Sandra Pereira, Nikolaj Villumsen

NI

Daniela Rondinelli

 

5

-

ID

Nicolaus Fest, France Jamet, Elena Lizzi, Guido Reil, Stefania Zambelli

 

3

0

PPE

Andrea Bocskor, Ádám Kósa

RENEW

Radka Maxová

 

Significato dei simboli utilizzati:

+ : favorevoli

- : contrari

0 : astenuti


 

PARERE DELLA COMMISSIONE PER LA CULTURA E L'ISTRUZIONE (23.6.2020)

<CommissionInt>destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni</CommissionInt>


<Titre>sulla relazione sull'attuazione delle strategie nazionali d'integrazione dei Rom: contrastare gli atteggiamenti negativi nei confronti delle persone di origine Rom in Europa</Titre>

<DocRef>(2020/2011(INI))</DocRef>

Relatore per parere: <Depute>Peter Pollák</Depute>

 


 

SUGGERIMENTI

La commissione per la cultura e l'istruzione invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1. osserva che in alcuni Stati membri negli anni precedenti si sono conseguiti solo progressi limitati nell'istruzione dei bambini Rom socialmente svantaggiati a causa, in particolare, della mancanza di volontà politica e di un sentimento antirom, di conseguenza il divario in termini di risultati scolastici tra alunni e studenti Rom e non Rom rimane elevato; ricorda che il fatto di offrire ai bambini Rom eque basi di partenza nella vita è essenziale per spezzare la spirale della trasmissione intergenerazionale della povertà; esorta gli Stati membri ad adottare un approccio olistico in tutti i settori d'intervento e ad accordare priorità all'istruzione dei bambini Rom in tutti i programmi governativi, al fine di lottare efficacemente contro la povertà, l'esclusione sociale e il sentimento antirom cui sono esposti;

2. ricorda che gli alunni Rom sono cittadini dell'Unione e che, in quanto tali, hanno gli stessi diritti e gli stessi obblighi, dovrebbero beneficiare di pari opportunità e dovrebbero essere istruiti nel quadro di un sistema scolastico generale di elevata qualità e inclusivo a tutti i livelli; fa presente che, nonostante la legislazione e le politiche antidiscriminazione in vigore, in taluni Stati membri è ancora diffusa la pratica di segregare gli alunni Rom in scuole o classi specifiche, anche nell'ambito del sistema di istruzione tradizionale; ribadisce che dovrebbero essere messe in atto strategie efficaci di desegregazione, sulla base di parametri in materia di desegregazione e dello scambio delle migliori prassi nel campo dell'istruzione inclusiva e interculturale, soprattutto negli Stati membri dell'Unione in cui vive una popolazione Rom considerevole; ricorda che gli educatori Rom svolgono un ruolo fondamentale nella desegregazione dell'istruzione e sottolinea la necessità di impartire al personale docente corsi di formazione in materia di sensibilizzazione e lotta alla discriminazione al fine di eliminare con efficacia l'antiziganismo nel settore dell'istruzione;

3. raccomanda, data l'importanza di un'educazione della prima infanzia di elevata qualità che, com'è noto, è legata a migliori risultati scolastici e getta le basi di una successiva inclusione sociale, che l'istruzione degli alunni Rom vulnerabili abbia inizio prima possibile, preferibilmente all'età di tre anni, tenendo conto delle condizioni specifiche in ciascuno Stato membro, includendoli in servizi per la prima infanzia e di assistenza e custodia dei bambini poco costosi, accessibili e inclusivi; esorta gli Stati membri a mettere a punto e attuare strategie e programmi intesi ad agevolare l'accesso dei Rom alle strutture di assistenza all'infanzia, alle scuole e alle università, il che è una condizione necessaria per lo sviluppo personale e professionale, e ricorda che le attività extrascolastiche, come lo sport o le attività artistiche, sono ottimi strumenti di inclusione;

4. ribadisce che i bambini Rom dovrebbero proseguire gli studi almeno fino al completamento del ciclo di istruzione secondaria superiore; esorta gli Stati membri, a tal fine, ad assicurare fondi sufficienti affinché le politiche generali in materia di istruzione rafforzino la capacità delle scuole e degli insegnanti di rispondere adeguatamente alle esigenze di apprendimento degli alunni Rom; invita la Commissione a rafforzare la propria strategia per cercare di ridurre ulteriormente il numero di bambini Rom che abbandonano la scuola e per evitare la ripetenza, in particolare analizzando le misure che hanno il più elevato tasso di efficacia, agevolando lo scambio delle migliori prassi tra gli Stati membri e promuovendo le storie di successo dei Rom nell'ambito del programma Erasmus+; sottolinea la necessità di fornire sostegno alle famiglie e idonei interventi di formazione degli insegnanti come pure un sostegno precoce, regolare e tempestivo agli alunni e studenti Rom, comprese le attività di apprendimento doposcuola;

5. esorta gli Stati membri ad agevolare la transizione tra i vari percorsi educativi, anche fino all'istruzione terziaria, fornendo un orientamento scolastico e professionale e programmi di sostegno adeguati e offrendo corsi di responsabilizzazione per il passaggio dalla scuola alla vita lavorativa, nonché assistenza finanziaria come borse di studio, sovvenzioni e prestiti, al fine di consentire ai giovani Rom di ottenere le qualifiche, comprese le competenze digitali e imprenditoriali, di cui hanno bisogno per un'efficace integrazione sociale e lavorativa;

6. ricorda l'urgente necessità di coinvolgere i genitori Rom in ogni fase della scolarizzazione dei loro figli; esorta gli Stati membri a mettere a punto programmi intesi all'inclusione dei genitori Rom nel processo di scolarizzazione e di sviluppo educativo e personale dei loro figli; sottolinea che la capacità degli Stati membri di garantire il coinvolgimento dei genitori Rom dipende fortemente da molteplici fattori, sia sociali che economici, e chiede di destinare un sostegno specifico, in termini di integrità della salute, fornitura alimentare presso le scuole e di abbigliamento, alle famiglie Rom che si trovano in difficoltà economiche, sociali, mediche o abitative;

7. sottolinea che le misure adottate nel contesto dell'attuale pandemia di Covid-19 incidono in modo sproporzionato sugli alunni Rom, dal momento che la stragrande maggioranza di loro vive in zone povere ed emarginate e non dispone di alcun mezzo per accedere all'apprendimento a distanza o all'istruzione domiciliare; esorta gli Stati membri a evitare una situazione di totale interruzione del percorso formativo per questi bambini Rom e ad assicurare che godano della stessa istruzione di qualità degli altri bambini;

8. esorta gli Stati membri a promuovere l'inserimento della lingua, della cultura e della storia Rom nei programmi didattici quale strategia per combattere la discriminazione, ridurre gli atteggiamenti negativi nei confronti delle persone di etnia Rom e accrescere la loro inclusione socioculturale.


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONE
IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

22.6.2020

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

25

3

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Asim Ademov, Isabella Adinolfi, Christine Anderson, Andrea Bocskor, Vlad-Marius Botoş, Ilana Cicurel, Gilbert Collard, Gianantonio Da Re, Laurence Farreng, Tomasz Frankowski, Romeo Franz, Irena Joveva, Petra Kammerevert, Niyazi Kizilyürek, Predrag Fred Matić, Dace Melbārde, Victor Negrescu, Niklas Nienaß, Peter Pollák, Marcos Ros Sempere, Domènec Ruiz Devesa, Andrey Slabakov, Massimiliano Smeriglio, Michaela Šojdrová, Sabine Verheyen, Salima Yenbou, Milan Zver

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Pernando Barrena Arza, Loucas Fourlas, Ibán García Del Blanco

 


 

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE
IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

25

+

PPE

Asim Ademov, Andrea Bocskor, Loucas Fourlas, Tomasz Frankowski, Peter Pollák, Michaela Šojdrová, Sabine Verheyen, Milan Zver

S&D

Ibán García del Blanco, Petra Kammerevert, Predrag Fred Matić, Victor Negrescu, Marcos Ros Sempere, Domènec Ruiz Devesa, Massimiliano Smeriglio

Renew

Vlad-Marius Botoş, Ilana Cicurel, Laurence Farreng, Irena Joveva

Verts/ALE

Romeo Franz, Niklas Nienaß, Salima Yenbou

GUE/NGL

Pernando Barrena Arza, Niyazi Kizilyürek

NI

Isabella Adinolfi

 

3

-

ID

Christine Anderson, Gilbert Collard, Gianantonio Da Re

 

2

0

ECR

Dace Melbārde, Andrey Slabakov

 

Significato dei simboli utilizzati:

+ : favorevoli

- : contrari

0 : astenuti

 


 

PARERE DELLA COMMISSIONE PER I DIRITTI DELLE DONNE E L'UGUAGLIANZA DI GENERE (9.7.2020)

<CommissionInt>destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni</CommissionInt>


<Titre>sulla relazione sull'attuazione delle strategie nazionali d'integrazione dei rom: contrastare gli atteggiamenti negativi nei confronti delle persone di origine rom in Europa</Titre>

<DocRef>(2020/2011(INI))</DocRef>

Relatrice per parere: <Depute>Lívia Járóka</Depute>

 

 

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A considerando che i Rom sono la più grande minoranza etnica d'Europa, con circa 6 milioni di persone di origine rom che vivono nell'UE, e che la maggioranza di esse è in possesso della cittadinanza di uno Stato membro; che termine "rom" comprende diversi gruppi, tra cui rom, zingari, travellers, manouches, ashkali, sinti e boyash; che ogni persona nell'UE ha lo stesso diritto e lo stesso dovere di diventare un membro pieno, attivo e integrato della società, mentre le statistiche mostrano che i rom sono ancora privati dei loro diritti umani in Europa e che circa l'80 % delle persone di origine rom vive al di sotto della soglia di rischio di povertà del paese di residenza; che i rom fanno parte della cultura e dei valori dell'Europa e che hanno contribuito alla ricchezza culturale, alla diversità, all'economia e alla storia comune dell'UE; che la protezione e il rafforzamento del patrimonio culturale legato alle minoranze nazionali negli Stati membri svolgono un ruolo cruciale nella coesione sociale; che le persone di origine rom devono poter partecipare pienamente alla pianificazione, all'attuazione, alla valutazione e al monitoraggio delle misure volte a migliorare la loro situazione e avere voce in capitolo al riguardo;

B. considerando che le donne e le ragazze di origine rom sono spesso soggette a discriminazione intersettoriale relativa all'antiziganismo e al sessismo e a gravi stereotipi, sia da parte della società in generale che delle rispettive comunità; che esse costituiscono uno dei gruppi più svantaggiati presenti negli Stati membri, vivono in insediamenti inadeguati con disparità di accesso e specifici ostacoli all'istruzione, al lavoro, ai servizi sanitari, all'acqua corrente e ai servizi igienico-sanitari, e sono tra i gruppi più duramente colpiti dalla pandemia di Covid 19;

C. considerando che la comunità rom è una minoranza a rischio di esclusione sociale a causa delle disparità nell'accesso all'istruzione o dei bassi livelli di istruzione, il che si traduce in una mancanza delle qualifiche richieste nel mercato del lavoro e, di conseguenza, in peggiori condizioni di vita e di salute; che la percentuale di assenteismo, di abbandono scolastico precoce e la proporzione di giovani che non lavorano e non partecipano ad alcun ciclo di istruzione o formazione (NEET) tra i Rom è molto più elevata della media, con il 68 % dei rom che abbandona prematuramente l'istruzione a fronte dell'obiettivo di abbandono scolastico del 10 % previsto da Europa 2020; che solo il 18 % dei bambini di origine di origine rom giunge ad un'istruzione superiore; che è necessario migliorare il sostegno educativo, la pianificazione professionale e modificare l'atteggiamento degli operatori nel campo dell'istruzione nei confronti degli studenti rom, al fine di sostenere le loro competenze professionali e il loro accesso al lavoro;

D. considerando che il 72 % delle donne di origine rom di età compresa tra i 16 e i 24 anni non lavora né partecipa ad alcun ciclo di istruzione o formazione, rispetto al 55 % dei giovani uomini di origine rom: che il 28 % di tutte le donne di origine rom intervistate nell'indagine UE-MIDIS II indica come attività principale il "lavoro domestico" rispetto al 6 % di tutti gli uomini; che tale rapporto è elevato per le donne di origine rom rispetto alle donne della popolazione generale[49]; che gli stereotipi di genere, le tradizioni e le strutture patriarcali danneggiano le donne e gli uomini, ostacolano i diritti delle donne e il conseguimento della parità di genere e non possono mai essere utilizzati come pretesto per violenza o oppressione: che gli strumenti educativi per un'istruzione sensibile alla questione di genere al fine di contrastare gli stereotipi sono fondamentali fin dalla più tenera età;

E. considerando che gran parte della popolazione Rom diventa indipendente e fonda una famiglia in tenera età; che le giovani rom con famiglia e che vivono in insediamenti inadeguati sono ad elevato rischio di esclusione e marginalizzazione; che questo fenomeno deve essere compreso e affrontato attraverso misure che tengano conto della dimensione di genere insieme ai rom; che vi è la necessità di investimenti mirati e sensibili alla dimensione di genere, in particolare per quanto riguarda donne e uomini giovani di origine rom che si sposano, abbandonano la scuola e lavorano in età precoce, il che li porta a trovare posti di lavoro poco qualificati con scarse opportunità di sviluppo personale; che la consulenza, il ruolo della famiglia e la conoscenza circa i diritti sessuali e riproduttivi nel sostegno alle giovani famiglie di origine rom sono pertanto fondamentali e richiedono un lavoro di sensibilità culturale basato sulla conoscenza elementare delle differenze e delle tradizioni culturali tra la cultura rom e la cultura tradizionale;

F. considerando che le donne di origine rom sono particolarmente a rischio di povertà, esclusione sociale e grave deprivazione; che non hanno accesso agli alloggi e all'istruzione, registrano un tasso di occupazione notevolmente inferiore sia rispetto agli uomini rom che alla popolazione generale e continuano a veder violati i propri diritti in materia di salute; che le esigenze specifiche delle persone rom LGBTI +, delle donne rom con disabilità e degli anziani rom continuano a essere gravemente trascurate;

G. considerando che le donne di origine rom registrano tassi di occupazione molto più bassi (16 %) rispetto agli uomini di origine rom (34 %); che, a titolo di confronto, il divario di genere nella popolazione generale è ancora considerevole, ma non è così ampio come tra le persone di origine rom - il 71 % degli uomini sono occupati contro il 57 % delle donne[50];

H. considerando che l'accesso ai servizi sanitari è particolarmente importante per le donne, in particolare per quanto riguarda un accesso sicuro, tempestivo e completo alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, in quanto si tratta di una base per conseguire la parità di genere;

I. considerando che nei Balcani occidentali risiede un numero significativo di persone di origine rom che registrano una situazione peggiore in materia di aspettativa di vita, salute, istruzione, occupazione rispetto alle persone che vivono nell'Unione europea;

J. considerando che le donne di origine rom affrontano una continua esclusione da una partecipazione significativa alla società e alla democrazia e non sono rappresentate nel Parlamento europeo e nei parlamenti nazionali e a livello regionale e locale; che è essenziale sostenere la promozione della parità di genere e dell'uguaglianza per le minoranze nella popolazione rom; che il principio dell'integrazione della dimensione di genere deve essere applicato nella pianificazione, nell'attuazione, nella valutazione e nel monitoraggio del miglioramento della situazione dei rom;

K. considerando che il principio di non discriminazione e l'uguaglianza sono valori fondamentali sanciti nel trattato sull'Unione europea e nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; che le persone di origine rom incontrano difficoltà particolari nell'accesso ai servizi pubblici nei settori dell'occupazione, degli alloggi e dell'istruzione, fin dalla prima infanzia; che tale discriminazione ha un impatto ancora maggiore sulle donne, in quanto esse devono spesso assumere una parte importante delle mansioni domestiche; che le esigenze specifiche delle vittime di discriminazioni dovute all'orientamento sessuale continuano a essere gravemente trascurate;

L. considerando che la comunità rom è stata gravemente colpita dalle conseguenze economiche e sociali della crisi del Covid 19; che molti hanno perso le loro fonti di reddito giornaliero e registrano un accesso ridotto alle prestazioni sociali, rese più difficili dalle misure di quarantena; che il numero di reati generati dall'odio e di casi di discriminazione nei confronti dei cittadini rom è aumentato in alcune zone durante la pandemia e rappresenta un rischio sproporzionato per le donne e le ragazze;

1. osserva con rammarico la grave mancanza di progressi per quanto riguarda l'emancipazione e l'inclusione delle donne rom dall'adozione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom (SNIR) fino al 2020;

2. esorta la Commissione a garantire che le donne e le ragazze di origine rom siano incluse nell'attuazione della strategia per la parità di genere e in tutte le fasi della definizione delle politiche in tutti gli ambiti politici dell'UE, compresi il piano di ripresa dell'UE e il quadro finanziario pluriennale (QFP) rafforzato per il 2021-2027, in linea con il principio trasversale della strategia in materia di intersezionalità; invita la Commissione a garantire la prospettiva di genere in un ambizioso quadro dell'UE per le SNIR per il periodo successivo al 2020; invita la Commissione e gli Stati membri a includere e ad integrare un approccio orientato al genere e all'infanzia basato su un'analisi delle esigenze delle donne e dei minori di origine rom e interventi mirati incentrati sui diritti delle donne di origine rom, nonché sull'emancipazione e sull'integrazione della dimensione di genere nelle prossime SNIR;

3. esorta gli Stati membri a conseguire risultati efficaci nell'attuazione di misure locali a sostegno delle SNIR in quattro settori chiave: accesso all'istruzione, occupazione, assistenza sanitaria e politica abitativa; invita, pertanto, i governi degli Stati membri, le autorità locali e, se del caso, le istituzioni dell'UE a coinvolgere le donne rom, attraverso le organizzazioni femminili, le ONG rom e le parti interessate pertinenti, nella preparazione, nell'attuazione, nella valutazione e nel monitoraggio delle SNIR e a creare legami tra gli organismi per la parità di genere, le organizzazioni per i diritti delle donne e le strategie di inclusione sociale, in modo da creare fiducia nelle comunità e garantire la sensibilità ai contesti locali; invita inoltre la Commissione ad affrontare il tema della parità di genere in modo coerente nell'attuazione della strategia Europa 2020 e dei programmi nazionali di riforma; invita la Commissione e gli Stati membri a contrastare l'antiziganismo come forma di razzismo che può portare a discriminazioni strutturali;

4. invita la Commissione a fornire una "rappresentazione grafica" del processo europeo di integrazione dei rom che evidenzi i risultati ottenuti, gli obiettivi e le misure specifiche utilizzate per conseguirli, la situazione per quanto riguarda le misure attuative e i passi successivi;

5. sottolinea la necessità di rispettare la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti delle donne e delle ragazze di origine rom, che comprende l'azione intesa a migliorare il loro accesso a un'educazione sessuale completa, a controlli medici, all'assistenza prenatale e postnatale e alla pianificazione familiare, compreso l'aborto in condizioni di sicurezza e legalità; condanna fermamente la segregazione etnica delle donne di origine rom nei centri di assistenza sanitaria per le madri; invita gli Stati membri a proibire immediatamente tutte le forme di segregazione etnica nelle strutture sanitarie, anche nel contesto delle cure sanitarie dedicate alle madri; chiede agli Stati membri di garantire mezzi di ricorso efficaci e tempestivi per tutti i sopravvissuti a sterilizzazioni forzate, anche mediante l'istituzione di efficaci sistemi di indennizzo;

6. invita gli Stati membri ad integrare l'accesso a programmi educativi desegregati, in particolare l'insegnamento per la prima infanzia, per gli adulti e lungo tutto l'arco della vita, nei loro programmi di integrazione SNIR e azioni mirate per affrontare l'assenteismo e l'abbandono scolastico precoce in modo tale da includere le donne rom nell'istruzione e di conseguenza nel mercato del lavoro; invita gli Stati membri a includere l'emancipazione delle donne e delle ragazze rom come obiettivo orizzontale in tutti i settori prioritari delle SNIR e a incoraggiare attivamente la loro partecipazione alla società e alla vita pubblica; esorta gli Stati membri ad affrontare la violenza di genere contro le donne e le ragazze di origine rom, compresi i matrimoni precoci e forzati, la mancanza di accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, la sterilizzazione forzata, la brutalità della polizia o varie altre forme di sfruttamento;

7. invita, pertanto, gli Stati membri che ancora non lo hanno fatto, a ratificare urgentemente la convenzione di Istanbul;

8. invita la Commissione e gli Stati membri a includere più esplicitamente le ragazze e le donne di origine rom nelle politiche del mercato del lavoro, compresa la garanzia per i giovani;

9. sottolinea la necessità di garantire i posti di lavoro e la vita delle persone di origine rom al fine di evitare che, dopo tale periodo, ricadano in una povertà e vulnerabilità anche maggiori; chiede, pertanto, l'attuazione delle convenzioni 190 e 189 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, al fine di rafforzare i diritti dei lavoratori, in particolare delle donne, per porre fine all'economia informale;

10. invita gli Stati membri ad attuare le disposizioni contenute nella raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013[51], che promuovono le opportunità di lavoro nella funzione pubblica per le persone di origine etnica minoritaria, come le persone di origine Rom e in particolare le donne;

11. sottolinea che il divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro tra le persone di origine rom potrebbe essere spiegato dal maggiore impegno delle donne nel lavoro domestico come attività principale; invita gli Stati membri a combattere gli stereotipi etnici e di genere che colpiscono le donne di origine rom;

12. invita gli Stati membri a incoraggiare una maggiore partecipazione delle imprese, segnatamente a livello locale, e a prendere in esame il sostegno allo sviluppo di imprese sociali al fine di creare posti di lavoro sostenibili per le persone di origine rom, con particolare attenzione alle donne;

13. chiede alla Commissione e agli Stati membri un vero e proprio piano di finanziamento per liberare le donne, in particolare quelle più vulnerabili, dalla violenza machista e sessuale, nonché per consentire loro di avere accesso ad un'assistenza materiale e morale d'emergenza, ad alloggi, ad un monitoraggio psicologico e finanziario e ad un sostegno in vista dell'indipendenza finanziaria;

14. sottolinea la necessità di un'assistenza speciale per le donne più vulnerabili, vittime di tratta e prostituzione, per consentire loro di ottenere le cure e la sicurezza necessarie per uscire dallo sfruttamento sessuale;

15. attende con impazienza la futura strategia dell'UE sull'eliminazione della tratta di esseri umani, in quanto le donne e le ragazze di origine rom sono particolarmente vulnerabili; sottolinea la necessità di una chiara prospettiva di genere e di una prospettiva incentrata sui diritti delle vittime, comprese misure e strategie volte a ridurre la domanda; invita ancora il Consiglio a sbloccare i negoziati sulla direttiva orizzontale antidiscriminazione, dato che rappresenta un prerequisito per il conseguimento dell'uguaglianza nell'UE;

16. invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare politiche pubbliche volte a creare un ambiente in cui le persone di origine rom possano denunciare con fiducia i casi di trattamento discriminatorio, compresa la profilazione etnica discriminatoria, e sapere che le loro denunce saranno prese sul serio e trattate dalle autorità competenti;

17. invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere l'accesso dei rom alla giustizia, con particolare attenzione alle vittime di discriminazioni multiple, come donne, persone LGBTI+ e rom senza cittadinanza e a rafforzare la capacità degli organismi per la parità di affrontare la discriminazione nei confronti delle persone di origine rom;

18. invita gli Stati membri a combattere la segregazione spaziale, le espulsioni forzate e la mancanza di fissa dimora cui sono confrontati gli uomini e le donne di origine rom; osserva con preoccupazione che, secondo la relazione di attuazione del 2019 della Commissione[52], quella abitativa è la politica con il minor numero di approcci promettenti comuni a diversi paesi; invita, pertanto, gli Stati membri ad adottare misure per migliorare radicalmente le condizioni abitative con politiche trasparenti e a procedere verso la desegregazione quale priorità a lungo termine invece di migliorare la qualità in contesti segregati; sottolinea la necessità di coinvolgere i beneficiari di origine rom nella progettazione e nell'attuazione delle opzioni abitative comunitarie e individuali;

19. invita gli Stati membri a garantire che le misure di austerità non influiscano in modo sproporzionato sulle donne rom e nomadi e che le decisioni di bilancio si ispirino ai principi dei diritti umani; incoraggia gli Stati membri a istituire programmi mirati e personalizzati per fornire sostegno alle donne di origine rom che aumenteranno la loro partecipazione attraverso l'istruzione (anche culturale, storica e civica), l'attività professionale, la protezione della salute e alloggi migliori, e affronteranno eventuali settori di potenziale discriminazione; invita la Commissione a prendere in considerazione un nuovo strumento o sottoprogramma di finanziamento che sia collegato ad un esistente programma di finanziamento sociale ed educativo dell'UE e sia destinato a sostenere in modo mirato e personalizzato l'offerta di un'istruzione di qualità agli studenti di origine rom e alle ragazze in particolare;

20. sottolinea l'importanza di incoraggiare i giovani di origine rom a completare l'istruzione superiore al fine di migliorare le loro prospettive occupazionali e la loro partecipazione alla società;

21. invita gli Stati membri a porre un maggiore accento sugli aspetti territoriali dell'inclusione sociale nelle loro SNIR e a rivolgersi alle microregioni maggiormente sfavorite tramite programmi di sviluppo complessi e integrati;

22. invita la Commissione e gli Stati membri a realizzare valutazioni d'impatto sulla questione di genere all'atto dell'elaborazione di misure specifiche nelle rispettive SNIR;

23. invita gli Stati membri a garantire accesso paritario ad un'assistenza all'infanzia accessibile e all'istruzione per la prima infanzia, a servizi di sviluppo per l'infanzia e a un'istruzione fondata sul partenariato per i bambini di origine rom, a reintrodurre gli obiettivi di Barcellona per l'assistenza all'infanzia e a sviluppare servizi di assistenza accessibili, economicamente sostenibili e di alta qualità per l'intero ciclo della vita;

24. invita gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire il licenziamento delle lavoratrici durante la gravidanza o la maternità, e a considerare il riconoscimento dell'allevamento dei figli come periodo da conteggiare ai fini pensionistici;

25. invita gli Stati membri a promuovere reti di studenti di origine rom, al fine di incoraggiare la solidarietà tra loro, in modo tale da aumentare la visibilità dei casi di riuscita e superare l'isolamento degli studenti di origine rom;

26. invita gli Stati membri a incoraggiare la partecipazione delle famiglie di origine rom nelle scuole, a valutare le scuole in cui studiano i bambini e i giovani di origine rom e ad apportare tutte le modifiche necessarie per garantire l'integrazione e il successo di tutti in termini educativi; sottolinea che le misure specifiche dovrebbero essere rivolte alle ragazze di origine rom, sulla base di casi di riuscita convalidati dalla comunità accademica;

27. sottolinea che le migliori prassi degli Stati membri dovrebbero essere scambiate e promosse in tutta Europa, compresa la regione dei Balcani, per quanto riguarda, tra l'altro, la struttura del sostegno abitativo e alla mobilità, l'accesso ai servizi sanitari, compresa la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti e la copertura assicurativa sanitaria, le politiche fiscali e la promozione delle strutture per la prima infanzia; osserva che le politiche fiscali dovrebbero essere ottimizzate per rafforzare gli incentivi per la partecipazione al mercato del lavoro tra le donne di origine rom;

28. invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che siano rispettati i diritti fondamentali delle donne e dei bambini di origine rom, utilizzando vari strumenti di sensibilizzazione, come campagne di sensibilizzazione, al fine di garantire che le donne e le ragazze di origine rom siano consapevoli dei loro diritti ai sensi della legislazione nazionale vigente in materia di uguaglianza di genere e discriminazione e di combattere ulteriormente le tradizioni patriarcali e sessiste;

29. invita gli Stati membri a dare attuazione alle attuali e future raccomandazioni specifiche per paese nell'ambito del semestre europeo, comprese le misure per le donne di origine rom negli accordi di partenariato; sottolinea di nuovo la necessità di una raccolta sistematica di solidi dati disaggregati e indicatori di impatto, al fine di chiarire gli sviluppi strategici e garantire che i progressi siano misurati e monitorati; ricorda l'importanza dello sviluppo delle capacità in entrambi i casi;

30. sottolinea che le SNIR devono porre l'accento sull'emancipazione delle donne di origine rom affinché assumano il controllo della propria vita diventando agenti visibili di cambiamento all'interno delle loro comunità e utilizzando le loro voci per influenzare le politiche e i programmi che le riguardano; sottolinea che le SNIR devono rafforzare la resilienza socioeconomica delle donne di origine rom (vale a dire la loro capacità di adattarsi al contesto economico in rapida evoluzione), risparmiando e evitando il deterioramento dei beni.


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONE
IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

3.7.2020

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

27

7

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Christine Anderson, Simona Baldassarre, Robert Biedroń, Vilija Blinkevičiūtė, Annika Bruna, Margarita de la Pisa Carrión, Rosa Estaràs Ferragut, Frances Fitzgerald, Cindy Franssen, Heléne Fritzon, Lina Gálvez Muñoz, Lívia Járóka, Arba Kokalari, Alice Kuhnke, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska, Andżelika Anna Możdżanowska, Maria Noichl, Pina Picierno, Sirpa Pietikäinen, Samira Rafaela, Evelyn Regner, Diana Riba i Giner, Eugenia Rodríguez Palop, María Soraya Rodríguez Ramos, Christine Schneider, Isabella Tovaglieri, Ernest Urtasun, Hilde Vautmans, Elissavet Vozemberg-Vrionidi, Chrysoula Zacharopoulou

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Abir Al-Sahlani, Elena Kountoura, Terry Reintke, Jadwiga Wiśniewska


 

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE
IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

27

+

GUE/NGL

Elena Kountoura, Eugenia Rodríguez Palop

PPE

Rosa Estaràs Ferragut, Frances Fitzgerald, Cindy Franssen, Lívia Járóka, Arba Kokalari, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska, Sirpa Pietikäinen, Christine Schneider, Elissavet Vozemberg-Vrionidi

Renew

Abir Al-Sahlani, Samira Rafaela, María Soraya Rodríguez Ramos, Hilde Vautmans, Chrysoula Zacharopoulou

S&D

Robert Biedroń, Vilija Blinkevičiūtė, Heléne Fritzon, Lina Gálvez Muñoz, Maria Noichl, Pina Picierno, Evelyn Regner

Verts/ALE

Alice Kuhnke, Terry Reintke, Diana Riba i Giner, Ernest Urtasun

 

7

-

ECR

Margarita de la Pisa Carrión, Andżelika Anna Możdżanowska, Jadwiga Wiśniewska

ID

Christine Anderson, Simona Baldassarre, Annika Bruna, Isabella Tovaglieri

 

0

0

 

 

 

Significato dei simboli utilizzati:

+ : favorevoli

- : contrari

0 : astenuti

 

 


 

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

3.9.2020

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

52

9

5

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Magdalena Adamowicz, Malik Azmani, Katarina Barley, Pernando Barrena Arza, Pietro Bartolo, Nicolas Bay, Vladimír Bilčík, Vasile Blaga, Ioan-Rareş Bogdan, Patrick Breyer, Saskia Bricmont, Joachim Stanisław Brudziński, Jorge Buxadé Villalba, Damien Carême, Caterina Chinnici, Clare Daly, Anna Júlia Donáth, Lena Düpont, Cornelia Ernst, Laura Ferrara, Nicolaus Fest, Jean-Paul Garraud, Sylvie Guillaume, Andrzej Halicki, Balázs Hidvéghi, Evin Incir, Sophia in ‘t Veld, Patryk Jaki, Lívia Járóka, Marina Kaljurand, Assita Kanko, Fabienne Keller, Peter Kofod, Moritz Körner, Alice Kuhnke, Juan Fernando López Aguilar, Lukas Mandl, Nuno Melo, Roberta Metsola, Nadine Morano, Javier Moreno Sánchez, Maite Pagazaurtundúa, Nicola Procaccini, Paulo Rangel, Terry Reintke, Diana Riba i Giner, Ralf Seekatz, Birgit Sippel, Sylwia Spurek, Tineke Strik, Ramona Strugariu, Annalisa Tardino, Tomas Tobé, Dragoş Tudorache, Milan Uhrík, Tom Vandendriessche, Bettina Vollath, Jadwiga Wiśniewska, Elena Yoncheva, Javier Zarzalejos

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Malin Björk, Klára Dobrev, Nathalie Loiseau, Kostas Papadakis, Domènec Ruiz Devesa, Loránt Vincze

 


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

52

+

PPE

Magdalena ADAMOWICZ, Vladimír BILČÍK, Vasile BLAGA, Ioan-Rareş BOGDAN, Lena DÜPONT, Andrzej HALICKI, Balázs HIDVÉGHI, Lívia JÁRÓKA, Lukas MANDL, Nuno MELO, Roberta METSOLA, Nadine MORANO, Paulo RANGEL, Ralf SEEKATZ, Tomas TOBÉ, Loránt VINCZE, Javier ZARZALEJOS

S&D

Katarina BARLEY, Pietro BARTOLO, Caterina CHINNICI, Klára DOBREV, Sylvie GUILLAUME, Evin INCIR, Marina KALJURAND, Juan Fernando LÓPEZ AGUILAR, Javier MORENO SÁNCHEZ, Domènec RUIZ DEVESA, Birgit SIPPEL, Sylwia SPUREK, Bettina VOLLATH, Elena YONCHEVA

RENEW

Malik AZMANI, Anna Júlia DONÁTH, Sophia in 't VELD, Fabienne KELLER, Moritz KÖRNER, Nathalie LOISEAU, Maite PAGAZAURTUNDÚA, Ramona STRUGARIU, Dragoş TUDORACHE

Verts/ALE

Patrick BREYER, Saskia BRICMONT, Damien CARÊME, Alice KUHNKE, Terry REINTKE, Diana RIBA I GINER, Tineke STRIK

GUE/NGL

Pernando BARRENA ARZA, Malin BJÖRK, Clare DALY, Cornelia ERNST

NI

Laura FERRARA

 

9

-

ID

Nicolas BAY, Nicolaus FEST, Jean-Paul GARRAUD, Peter KOFOD, Annalisa TARDINO, Tom VANDENDRIESSCHE

ECR

Jorge BUXADÉ VILLALBA, Nicola PROCACCINI

NI

Milan UHRÍK

 

5

0

ECR

Joachim Stanisław BRUDZIŃSKI, Patryk JAKI, Assita KANKO, Jadwiga WIŚNIEWSKA

NI

Kostas PAPADAKIS

 

Significato dei simboli utilizzati:

+ : favorevoli

- : contrari

0 : astenuti

 

 

[2] "Roma Education in Europe, Practices, policies and politics" (L'istruzione dei rom in Europa - Pratiche, strategie e politiche), Maja Miskovic (a cura di), 2013.

[3] Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, Indagine su rom e nomadi 2019, selezione dei principali risultati di sei Stati membri dell'UE, tra cui il Regno Unito (bozza, pubblicazione prevista per luglio 2020).

[7] A persisting concern: anti-Gypsyism as a barrier to Roma inclusion (Una preoccupazione costante: l'antiziganismo, un ostacolo all'inclusione dei rom), pag. 28, Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, 2018.

[9] Report on National Roma Integration Strategies: Key Conclusions, (Relazione sulle strategie nazionali di integrazione dei rom: principali conclusioni), pag. 3, Commissione europea, 2019.

[10] Mid-term evaluation of the EU Framework for National Roma Integration Strategies up to 2020, final report, (Valutazione intermedia del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020, relazione finale), pag.41, Commissione europea, 2018.

[12] Il termine rom comprende diversi gruppi, tra cui rom, zingari, travellers, manouches, ashkali, sinti e boyash. Rom è il termine comunemente usato nei documenti politici e nelle discussioni dell'UE.

[13] Revisiting the EU Roma Framework: Assessing the European Dimension for the Post-2020 Future (Revisione del quadro dell'UE per i rom: valutare la dimensione europea per il futuro dopo il 2020), Open Society Institute, Anna Mirga-Kruszelnicka, marzo 2017, pag. 5.

[15] Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, indagine su rom e nomadi 2019, selezione dei principali risultati di sei Stati membri dell'UE, tra cui il Regno Unito (bozza, pubblicazione prevista per luglio 2020).

[18] GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.

[19] GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.

[20] GU L 328 del 6.12.2008, pag. 55.

[21] GU L 264 del 25.9.2006, pag. 13.

[22] GU C 378 del 24.12.2013, pag. 1.

[23] GU C 328 del 6.9.2016, pag. 4.

[24] GU C 346 del 27.9.2018, pag. 171.

[25] Testi approvati, P8_TA(2019)0032.

[26] Testi approvati, P8_TA(2019)0075.

[27] Testi approvati, P8_TA(2018)0032.

[28] Testi approvati, P8_TA(2018)0067.

[29] Testi approvati, P8_TA(2018)0428.

[30] Testi approvati, P8_TA(2018)0447.

[34] FRA, Seconda indagine su minoranze e discriminazioni nell'Unione europea, Rom: una selezione di risultati, 2016.

[35] Relazione della Commissione, del 5 settembre 2019, sull'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei Rom – 2019 (COM(2019)0406), pag. 3.

[37] Roma inclusion measures reported under the EU framework for NRIS (Misure di inclusione dei rom nell'ambito del Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom) (SWD(2019) 320 final, parte 1/2, pag. 18).

[38] Relazioni degli esperti basate sugli aspetti lungimiranti della valutazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom, Considering the Diversity of the Roma population in a post-2020 EU-initiative for Roma equality and inclusion (Analisi della diversità della popolazione rom nell'ambito di un'iniziativa UE post-2020 per l'uguaglianza e l'inclusione dei rom), gennaio 2020, pag. 16.

[40] Testi approvati, P8_TA(2019)0075.

[41] Testi approvati, P8_TA(2019)0350.

[42] Fresno JM, Lajčáková J, Szira J, Mačáková S, Karoly M, Rossi M, "A meta-evaluation of interventions for Roma inclusion" (Una metavalutazione degli interventi di inclusione a favore dei rom), Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea, Lussemburgo, 2019.

[43] Articolo 3, paragrafo 1, lettera h), della direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22).

[44] A Meta-Evalution of Interventions for Roma Inclusion (Una metavalutazione degli interventi di inclusione a favore dei rom), Centro comune di ricerca, 2019, Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea.

[45] GU L 167 del 4.7.2018, pag. 28.

[46] Allegato XI sulle condizionalità ex ante, parte I: Condizionalità tematiche ex ante, priorità d'investimento 9.2 del regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320).

[47] Mirga-Kruszelnicka, Anna, Revisiting the EU Roma Framework: Assessing the European Dimension for the Post-2020 Future (Rivedere il quadro dell'UE per i rom: valutazione della dimensione europea per il periodo successivo al 2020), Open Society Institute, giugno 2017, pag.17.

[48] Corte dei conti europea, relazione speciale n. 14/2016 dal titolo "Iniziative politiche dell’UE e sostegno finanziario a favore dell'integrazione dei Rom: nonostante i progressi significativi conseguiti negli ultimi dieci anni, occorre compiere ulteriori sforzi sul campo", 2016.

[49] Seconda indagine sulle minoranze e la discriminazione nell'Unione europea, FRA (2016).

[50] Seconda indagine sulle minoranze e la discriminazione nell'Unione europea, FRA (2016).

[51] GU C 378 del 24.12.2013, pag. 1.

[52] SWD(2019)0320 final

Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2020Avvertenza legale - Informativa sulla privacy