RELAZIONE sugli effetti dei rifiuti marini sulla pesca

3.3.2021 - (2019/2160(INI))

Commissione per la pesca
Relatrice: Catherine Chabaud

Procedura : 2019/2160(INI)
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Ciclo del documento :  
A9-0030/2021
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A9-0030/2021
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PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sugli effetti dei rifiuti marini sulla pesca

(2019/2160(INI))

Il Parlamento europeo,

 vista la comunicazione della Commissione dell'11 dicembre 2019 sul Green Deal europeo (COM(2019)0640),

 vista la comunicazione della Commissione dell'11 marzo 2020 dal titolo "Un nuovo piano d'azione per l'economia circolare – Per un'Europa più pulita e più competitiva" (COM(2020)0098),

 vista la comunicazione della Commissione del 20 maggio 2020 dal titolo "Strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 – Riportare la natura nella nostra vita" (COM(2020)0380),

 vista la comunicazione della Commissione del 20 maggio 2020 dal titolo "Una strategia 'Dal produttore al consumatore' per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell'ambiente" (COM(2020)0381),

 vista la comunicazione della Commissione del 23 marzo 2020 relativa all'attuazione del "partenariato strategico rinnovato e rafforzato con le regioni ultraperiferiche dell'UE" (COM(2020)0104),

 visto l'articolo 191 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

 vista la direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale[1] (direttiva sulla responsabilità europea),

 vista la direttiva 91/271/CEE del Consiglio concernente il trattamento delle acque reflue urbane[2],

 vista la direttiva (UE) 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche[3],

 vista la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque[4],

 vista la direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino[5] (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino),

 Regolamento (UE) n. 1224/2009 del Consiglio del 20 novembre 2009 che istituisce un regime europeo di controllo per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca[6] (regolamento sul controllo della pesca),

 vista la direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici[7],

 visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca[8],

 visto il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi[9],

 vista la direttiva (UE) 2014/89/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo (direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo)[10],

 vista la direttiva (UE) 2015/720 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, che modifica la direttiva 94/62/CE per quanto riguarda la riduzione dell'utilizzo di borse di plastica in materiale leggero[11],

 vista la direttiva (UE) 2018/850 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti[12],

 vista la direttiva (UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti[13],

 vista la direttiva (UE) 2018/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio[14],

 vista la direttiva (UE) 2019/883 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi[15],

 vista la direttiva (UE) 2019/904 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 giugno 2019, sulla riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente[16],

 visti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), e in particolare l'OSS 14; "Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile";

 vista la relazione del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) del 2005 dal titolo "Marine Litter - An analytical overview",

 vista la Convenzione internazionale per la prevenzione dell'inquinamento causato da navi (MARPOL) del 1973, elaborata dall'Organizzazione marittima internazionale (IMO), compreso il suo allegato V che è entrato in vigore il 31 dicembre 1988,

 vista la relazione del 19 ottobre 2020 dell'Agenzia europea dell'ambiente, dal titolo "State of nature in the EU – Results from reporting under the nature directives 2013-2018" (Lo stato della natura nell'Unione europea – Risultati delle relazioni a norma delle direttive sulla natura nel periodo 2013-2018),

 visti i risultati del progetto "Tackling marine litter in the Atlantic Area (CleanAtlantic)" (Lotta ai rifiuti marini nello spazio atlantico), finanziato nell'ambito del programma Interreg "Spazio atlantico" dell'UE,

 viste le linee guida volontarie dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura sulla marcatura degli attrezzi da pesca, adottate dalla commissione per la pesca nel luglio 2018,

 visto il piano d'azione dell'OMI per affrontare il problema dei rifiuti marini di plastica prodotti dalle navi,

 viste le conclusioni del Consiglio del 19 novembre 2019 sugli oceani e i mari, concernenti la formulazione di un accordo internazionale sull'inquinamento da plastica,

 viste la Convenzione sulla protezione dell'ambiente marino e del litorale del Mediterraneo (Convenzione di Barcellona), la convenzione sulla protezione del Mar Nero contro l'inquinamento (convenzione di Bucarest), la convenzione sulla protezione dell'ambiente marino della zona del Mar Baltico (convenzione di Helsinki), e la convenzione per la protezione dell'ambiente marino dell'Atlantico nordorientale (convenzione OSPAR),

 visto il piano regionale per la gestione dei rifiuti marini nel Mediterraneo,

 visti la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il protocollo di Kyoto all'UNFCCC e l'accordo di Parigi,

 vista la convenzione sulla diversità biologica dell'ONU,

 vista la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 16 novembre 1973,

 vista la relazione di valutazione globale sulla biodiversità e i servizi ecosistemici pubblicata dalla piattaforma intergovernativa politica e scientifica per la biodiversità e i servizi ecosistemici (IBPES) il 31 maggio 2019, vista la relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente dal titolo "The European environment – state and outlook 2020:

 vista la dichiarazione ministeriale del 28 settembre 2020 dal titolo "Dichiarazione dei ministri dell'Ambiente, dell'economia marittima, dell'agricoltura e della pesca degli Stati membri del Mar Baltico e del commissario per l'ambiente, gli oceani e la pesca",

 vista la relazione dal titolo "Missione stella marina 2030: far rivivere i nostri mari e le nostre acque" pubblicata il 22 settembre 2020 dal comitato della missione della Commissione per il buono stato degli oceani, dei mari e delle acque costiere e interne,

 viste la relazione speciale del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) dal titolo "Riscaldamento globale di 1,5º C", la sua quinta relazione di valutazione (AR5) e la relazione di sintesi, la sua relazione speciale dell'IPCC in materia di cambiamenti climatici e suolo e la relazione speciale dell'IPCC sull'oceano e la criosfera in un clima che cambia,

 visto il protocollo alla convenzione delle Nazioni Unite del 1972 sulla prevenzione dell'inquinamento dei mari causato dallo scarico di rifiuti,

 vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2017 sull'applicazione della direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale[17],

 vista la sua risoluzione del 13 settembre 2018 su una strategia europea per la plastica nell'economia circolare[18],

 vista la sua risoluzione legislativa del 4 aprile 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio (COM(2018)0390 – C8-0270/2018 – 2018/0210(COD))[19],

 vista la sua risoluzione del 28 novembre 2019 sull'emergenza climatica e ambientale[20],

 vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2020 sul Green Deal europeo[21],

 visto l'articolo 54 del suo regolamento,

 vista la relazione della commissione per la pesca (A9-0030/2021),

A. considerando che i rifiuti marini visibili sulle spiagge, sulle coste, sui litorali e sulla superficie nascondono in realtà un fenomeno di contaminazione molto più ampio sia attraverso la colonna d'acqua che i fondali marini; che tali rifiuti derivano in larga misura da attività a terra (80 %), ma anche da attività in mare dove si è registrato un aumento significativo dei trasporti effettuati da grandi imbarcazioni non da pesca;

B. considerando che i rifiuti marini includono tutti i rifiuti immessi, volontariamente o involontariamente, nell'ambiente marino e identificati in base alle dimensioni (nano, micro a mega rifiuti) e alla natura (container, oggetti ingombranti che giacciono sul fondo dell'oceano, materie plastiche, attrezzi da pesca, relitti di imbarcazioni semi-affondate, rifiuti pericolosi come esplosivi o altri residuati bellici, fibre tessili, microplastiche, ecc.);

C. considerando che il 70 % dei rifiuti marini immessi nel mare finisce sul fondale marino e che la massa cumulativa di rifiuti galleggianti in superficie rappresenta solo il 1 % della plastica nell'oceano; che, secondo le ultime ricerche scientifiche, il livello di inquinamento da materie plastiche nell'oceano è stato ampiamente sottovalutato e vi sono ancora oggi grandi lacune nelle conoscenze oceanografiche; che un'attività di ricerca sulla dispersione dei rifiuti nell'oceano è essenziale per comprendere meglio la portata dell'inquinamento marino;

D. considerando che l'oceano è uno, globale e continuo il cui buono stato ecologico è essenziale per garantire la sua resilienza e il mantenimento dei suoi servizi ecosistemici, come l'assorbimento di CO2 e la produzione di ossigeno, e che l'alterazione degli ecosistemi marini e costieri potrebbe indebolire la sua funzione di regolazione climatica; che i rifiuti marini rappresentano una minaccia per il futuro del settore della pesca in generale, in quanto solo un ambiente costiero e marino pulito, sano, produttivo e biologicamente ricco può soddisfare le esigenze a lungo termine della collettività e, in particolare, dei pescatori, dei molluschicoltori e delle comunità di pescatori;

E. considerando che i rifiuti marini rappresentano una sfida globale in quanto non conoscono frontiere e sono trasportati da correnti e vento su lunghe distanze in tutto il mondo, interessando aree e settori che sono lontani dal loro punto di origine e che non sono responsabili della loro produzione; che nel mondo molti rifiuti vengono ancora scaricati direttamente in mare; che occorre promuovere un approccio sistemico all'inquinamento marino sostenendo azioni a tutti i livelli, da quello locale a quello internazionale;

F. considerando che l'inquinamento dell'oceano e dei mari da rifiuti plastici, in particolare le microplastiche, è accentuato da fenomeni meteorologici che permettono alle microplastiche di propagarsi nell'aria, nella pioggia e nella neve e favoriscono l'inquinamento di ambienti un tempo considerati incontaminati come le alte vette o l'Antartide, e perfino oltre il circolo polare;

G. considerando che 730 tonnellate di rifiuti vengono scaricate ogni giorno nel Mar Mediterraneo; che, secondo una relazione del WWF del giugno 2019, ogni anno 11 200 tonnellate di plastica scaricate in natura finiscono nel Mar Mediterraneo; che ogni anno una quantità di plastica equivalente a 66 000 veicoli per la raccolta rifiuti viene scaricata nel Mediterraneo; che nel Mediterraneo le microplastiche raggiungono livelli di concentrazione record con 1,25 milioni di frammenti per km2; che le particelle di piccole dimensioni rappresentano circa il 90 % della plastica che galleggia nel Mediterraneo, vale a dire circa 280 miliardi di microplastiche galleggianti; che un consumatore medio di molluschi del Mediterraneo ingerisce in media 11 000 pezzi di plastica all'anno; che, di conseguenza, il Mar Mediterraneo è uno dei mari più inquinati del mondo;

H. considerando che il modo migliore per ridurre la quantità di rifiuti plastici in mare consiste nel diminuire ed evitare la loro produzione e nella transizione verso il riciclaggio e il riutilizzo di materiali e prodotti;

I. considerando che i rifiuti marini forniscono una superficie alla quale numerosi organismi e batteri possono attaccarsi, facilitando così l'introduzione di specie invasive che possono alterare l'equilibrio degli ecosistemi marini, e che, inoltre, i batteri presenti nei rifiuti marini possono essere ingeriti dalla fauna marina quando i rifiuti vengono scambiati per cibo;

J. considerando gli effetti negativi dei rifiuti marini da un punto di vista morfologico con particolare riferimento alle isole;

K. considerando che i rifiuti marini si accumulano in particolare intorno alle piccole isole remote e nelle zone costiere; che le regioni ultraperiferiche e i paesi e territori d'oltremare ospitano l'80 % della biodiversità marina europea; che le loro economie si basano in larga misura sulla pesca e sul turismo;

L. considerando che la diffusione dei rifiuti marini in tutto il mondo colpisce i paesi terzi in via di sviluppo, in particolare le comunità costiere che vivono di pesca e che non hanno necessariamente le capacità o i mezzi per proteggersi efficacemente da tale fenomeno;

M. considerando che il problema dei rifiuti in mare è in gran parte legato alla cattiva gestione dei rifiuti a terra, come nei corsi d'acqua e nei fiumi, alla cattiva gestione delle acque reflue, alle discariche a cielo aperto illegali e situate in prossimità di corsi d'acqua, alla dispersione dei rifiuti e ai fenomeni di deflusso naturale come tempeste e piogge, e allo scarico direttamente in mare della neve raccolta nelle strade e sui marciapiedi;

N. considerando che forme di inquinamento diffuse, come le acque reflue, trattate o meno, e che possono contenere sostanze chimiche o farmaceutiche, e le acque di dilavamento o lisciviazione da zone urbane o agricole, come lo scarico di azoto e fosforo, minacciano l'ambiente marino con il fenomeno dell'eutrofizzazione dovuto alla concentrazione elevata di nutrienti, che a lungo termine può causare l'ipossia dei fondali marini con il moltiplicarsi delle "zone morte" che si sono decuplicate dal 1950, determinare un'impennata della presenza di cianobatteri, contribuire al fenomeno delle alghe verdi e rosse, e contaminare più ampiamente la fauna e la flora acquatiche;

O. considerando che una cattiva gestione delle reti di depurazione dell'acqua rappresenta un rischio per gli acquacoltori e gli allevatori di ostriche, che vedono la qualità dei loro prodotti minacciata dalla presenza di virus e batteri come i norovirus, e può comportare divieti temporanei di vendita e distribuzione perché i prodotti non sono adatti al consumo;

P. considerando che la crisi della COVID-19 ha dimostrato come la cattiva gestione dei rifiuti a terra possa creare rapidamente nuove ondate di inquinamento marino, dovute in particolare all'impiego di prodotti monouso come maschere chirurgiche e guanti usa e getta;

Q. considerando che buona parte delle plastiche e microplastiche presenti in mare proviene da fonti terrestri;

R. considerando che la mole di plastica presente in mare ha anche un forte impatto sulla pesca, che diventa maggiore ed economicamente oneroso nel caso di pesca artigianale;

S. considerando che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), i rifiuti di tabacco sono, in termini numerici, il tipo di rifiuti più diffuso al mondo; che, secondo la ONG statunitense Ocean Conservancy, i mozziconi di sigaretta sono in cima alla classifica dei dieci oggetti più raccolti nelle operazioni internazionali di pulizia delle spiagge; che un singolo mozzicone di sigaretta impiega 12 anni per degradarsi e contiene quasi 4 000 sostanze chimiche; che ogni mozzicone di sigaretta che finisce negli oceani e nei fiumi causa l'inquinamento di 500 litri d'acqua;

T. considerando che la presenza di rifiuti marini compromette gravemente la resilienza e la produttività degli ecosistemi marini, in particolare quelli più fragili, che sono già soggetti a numerose pressioni cumulative, come il cambiamento climatico, l'inquinamento e la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), la pesca eccessiva e sempre maggiori attività, come il trasporto marittimo e il turismo;

U. considerando che tali crescenti pressioni sugli ecosistemi marini portano al declino della biodiversità e al soffocamento bentonico e rischiano di aumentare la diffusione della malattia a causa della presenza di agenti patogeni causati dall'accumulo di rifiuti marini sui fondali marini;

V. considerando che, sebbene l'UE si sia sempre più concentrata sulla lotta al problema degli attrezzi da pesca persi o abbandonati in mare, alcuni attrezzi da pesca abbandonati, persi o altrimenti dismessi (ALDFG) restano attivi per mesi o addirittura anni, come dimostrato dal fenomeno delle reti fantasma, e incidono indiscriminatamente su tutte le specie selvatiche marine, compresi gli stock ittici; considerando che la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata è riconosciuta come una delle fonti principali di attrezzatura fantasma;

W. considerando che i rifiuti marini costituiscono una grave minaccia per molte specie di fauna marina, rappresentando un rischio di strangolamento, soffocamento, ingestione, lesione e contaminazione, ma anche per altre specie animali, tra cui gli uccelli marini, alcune delle quali sono già minacciate o persino a rischio grave di estinzione;

X. considerando che i pescatori, compresi quelli artigianali, e gli acquacoltori sono i primi a subire gli effetti dei rifiuti marini, che minacciano gravemente le loro attività poiché tali rifiuti costituiscono un ostacolo, si impigliano negli attrezzi da pesca, li danneggiano e ne determinano la perdita, causano il blocco dei motori delle imbarcazioni o dei sistemi di raffreddamento, rappresentano un pericolo per la sicurezza dei marittimi a bordo, li costringono ad un lavoro supplementare per pulire gli attrezzi e generano quindi una perdita economica significativa;

Y. considerando che l'impatto dei rifiuti marini sul settore della pesca colpisce in maniera più significativa il segmento della piccola pesca artigianale rispetto a quello della pesca industriale dal momento che le piccole imbarcazioni sono maggiormente esposte ai danni provocati dai rifiuti sulle loro eliche, sui loro motori o sugli attrezzi da pesca e la concentrazione di rifiuti marini è maggiore nelle aree marine poco profonde, dove opera in gran parte l'attività della flotta artigianale; considerando che i rifiuti marini incidono anche sulla qualità delle catture, che possono essere contaminate da tali rifiuti e rese incommercializzabili, causando ulteriori perdite finanziarie per le imprese del settore della pesca e dell'acquacoltura;

Z. considerando che il settore ittico agisce già da tempo in prima linea nel contrasto all'inquinamento da rifiuti marini nonostante esso sia solo un contributore minore al problema su scala globale e che i pescatori e gli acquacoltori hanno già da tempo assunto un ruolo attivo e proattivo nel contribuire alla pulizia dei mari;

AA. considerando che l'impatto economico dei rifiuti marini sulle attività di pesca è stato stimato ad un importo pari al 1-5% dei profitti del settore[22];

AB. considerando che solo il 1,5 %[23]degli attrezzi da pesca viene riciclato e che vi è urgente necessità di fornire un adeguato sostegno economico per la raccolta, il riciclaggio e la riparazione di tutti gli attrezzi da pesca; che il settore potrebbe beneficiare di nuove opportunità economiche impegnandosi in un'economia circolare basata sulla progettazione intelligente, sulla ricerca e sull'innovazione;

AC. considerando che i pescatori che riportano a terra i rifiuti accidentalmente pescati durante le attività di pesca e le campagne di raccolta dei rifiuti marini contribuiscono a ridurre il problema dei rifiuti in mare e recano beneficio alla comunità intera;

AD. considerando che molto spesso i costi diretti per lo smaltimento dei rifiuti marini sono coperti, mentre il costo del lavoro, i costi derivanti dalla mancanza di spazio sulle imbarcazioni e i costi relativi ai danni agli attrezzi da pesca e ai motori non lo sono;

AE. considerando che non ci si può aspettare che i pescatori e gli acquacoltori raccolgano i rifiuti marini senza un meccanismo d'indennizzo adeguato per i loro sforzi; che, secondo alcune stime, fino all'80 % dei pescatori sarebbe disposto a partecipare a programmi di raccolta dei rifiuti marini qualora siano istituiti meccanismi volti a facilitare tali attività[24];

AF. considerando che esistono già azioni di raccolta effettuate da pescatori e associazioni, e soluzioni per la valorizzazione dei rifiuti marini, in particolare quelli derivanti dalla pesca;

AG. considerando che l'economia blu, che secondo le previsioni raddoppierà entro il 2030, rappresenta una reale opportunità per lo sviluppo sostenibile delle attività marittime e costiere, in particolare grazie allo sviluppo di infrastrutture a impatto positivo, come le scogliere artificiali e altre innovazioni che favoriscono l'effetto barriera e l'effetto riserva, permettendo di contribuire al ripristino degli ecosistemi;

AH. considerando che l'UE sta cercando di promuovere un approccio integrato alle attività marine e che i rifiuti marini devono essere affrontati tenendo maggiormente conto della dimensione spaziale delle attività marittime e costiere e coinvolgendo le comunità costiere e i pescatori, dal momento che l'attività di pesca si svolge prevalentemente nelle zone costiere, nella lotta contro i rifiuti marini in modo da riflettere le caratteristiche specifiche delle comunità locali;

AI. considerando che il degrado degli ecosistemi marini e costieri, anche a causa dei rifiuti marini, rappresenta un rischio per tutti gli attori economici che operano nelle zone costiere e minaccia quindi la sopravvivenza, la sostenibilità e l'attrattiva delle comunità costiere;

Migliorare e rendere più efficaci il quadro legislativo e la governance in materia di rifiuti marini

1. sottolinea che il buono stato degli ecosistemi marini e la lotta contro i rifiuti marini sono oggetto di numerose legislazioni vigenti e che soltanto un approccio integrato e coerente agli obiettivi europei consentirebbe di migliorare il quadro legislativo esistente e di comprendere meglio l'entità dell'insieme delle pressioni esercitate; sottolinea la necessità di rivedere la politica marittima integrata al fine di creare un quadro più strategico, anche in materia di rifiuti marini, che comprenda tutti i rifiuti e le diverse normative relative all'ambiente marino;

2. sottolinea la necessità di rafforzare la comunicazione e il coordinamento tra Stati membri e tra bacini marittimi al fine di garantire un approccio integrato che consenta ai pescherecci di sbarcare rifiuti marini in qualsiasi porto dell'Unione; esorta gli Stati membri, a tale riguardo, ad attuare, immediatamente e senza ritardi, la direttiva (UE) 2019/833 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi[25], invita la Commissione a presentare atti di esecuzione che stabiliscano criteri per l'ammissibilità per una tariffa ridotta per "navi verdi" e a elaborare incentivi adeguati per il conferimento dei rifiuti raccolti a terra, compreso un meccanismo di compensazione adattato agli sforzi dei pescatori e criteri metodologici per il calcolo del volume e della quantità dei rifiuti pescati passivamente, in modo che gli obiettivi di riduzione dei rifiuti marini, come stabiliti nella direttiva, possano essere attuati rapidamente;

3. sottolinea la necessità di migliorare il quadro legislativo europeo per ridurre gli oneri finanziari per i pescatori che pescano accidentalmente rifiuti marini durante l'attività di pesca per evitare di creare nei loro confronti un eccessivo carico burocratico; sottolinea inoltre la necessità che la legislazione in tema di rifiuti marini presti maggiore attenzione alla dimensione sociale del problema;

4. ricorda l'urgente necessità di rafforzare la visione marittima nelle nuove strategie dell'UE, in particolare il Green Deal europeo, la strategia per la biodiversità e la strategia "Dal produttore al consumatore";

5. raccomanda di rafforzare le disposizioni della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino (MSFD) attraverso l'armonizzazione degli indicatori di buono stato ambientale, in particolare quelli relativi al descrittore 10 "rifiuti marini";

6. invita la Commissione ad estendere la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino alle regioni ultraperiferiche;

7. chiede che il quadro istituito dalla direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo sia rafforzato al fine di tener conto della dimensione spaziale della lotta contro i rifiuti marini;

8. rammenta che la questione dei rifiuti marini non può essere affrontata efficacemente solo a livello nazionale, ma richiede una cooperazione a tutti i livelli, compresi quello mondiale, europeo e regionale; invita la Commissione a difendere un modello ambizioso di governance in seni ai negoziati internazionali delle Nazioni Unite sulla biodiversità marina al di là delle giurisdizioni nazionali e a riconoscere tutti i mari e l'oceano come bene comune globale, al fine di adottare una nuova visione che ponga le responsabilità individuali e collettive al di sopra dei principi di libertà o di diritti sovrani sanciti dal diritto del mare, e garantire così la sua preservazione, anche dagli impatti nocivi dei rifiuti marini;

9. invita l'UE a rafforzare le iniziative internazionali come il partenariato globale sui rifiuti marini, varato dall'UNEP, al fine di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare l'OSS n. 14 "conservazione e uso sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine" e l'OSS n. 12 "consumo e produzione responsabili";

10. invita la Commissione e gli Stati membri a guidare gli sforzi verso il raggiungimento di un accordo ambizioso e giuridicamente vincolante sull'inquinamento da plastica in seno all'Assemblea delle Nazioni Unite per l'ambiente, che riguardi l'intero ciclo di vita delle materie plastiche e contempli obiettivi di riduzione dell'inquinamento marino da plastica condivisi a livello globale e una visione per una transizione verso un'economia circolare e sicura per la plastica, nonché una governance efficace globale in materia di attrezzi da pesca perduti, o "attrezzatura fantasma", che rappresentano una minaccia per tutte le attività marine e gli ecosistemi in tutto il mondo;

11. sottolinea la necessità che la Commissione e gli Stati membri intensifichino la lotta alla pesca INN, che è intrinsecamente inquinante e contribuisce alla produzione di rifiuti marini e al degrado dell'ambiente marino, in particolare a causa dei rigetti illeciti di attrezzi da pesca;

12. sottolinea che la risoluzione 2/11 dell'Assemblea delle Nazioni Unite per l'ambiente dell'UNEP, del 26 maggio 2016, ha riconosciuto che la presenza di rifiuti di plastica e microplastica nell'ambiente marino costituisce un problema di natura globale la cui gravità è in rapido aumento e per la cui risoluzione è necessaria una risposta globale urgente, che tenga conto di un approccio basato sul ciclo di vita dei prodotti;

13. invita la Commissione e gli Stati membri a coordinare con lo stesso calendario normative diverse quali la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino, la direttiva sulla riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente, la direttiva sugli impianti portuali di raccolta o la direttiva per la pianificazione dello spazio marittimo, al fine di migliorare la coerenza legislativa;

14. invita la Commissione a incrementare la raccolta dei dati relativi alla quantità e ai tipi di rifiuti presenti nelle acque europee e la loro incidenza sulle attività di pesca, nonché a incrementare la raccolta e l'armonizzazione di dati relativi alla quantità e alla qualità di rifiuti sbarcati, smaltiti e inseriti all'interno della catena del riciclo, in particolare attraverso il programma "Fishing for Litter" (FFL), che includa volume, materiali, tipo di oggetti pescati; chiede che i dati raccolti dagli Stati membri sulla perdita, l'immissione sul mercato e la raccolta degli attrezzi da pesca e dei rifiuti marini siano archiviati all'interno di una banca dati nazionale o di bacino e armonizzati in un'unica relazione annuale a livello europeo al fine di facilitare l'identificazione e il controllo dei rifiuti marini e garantire un miglior monitoraggio e una migliore valutazione;

15. sottolinea la necessità di una mappatura annuale dei rifiuti marini raccolti attraverso il programma FFL in relazione ai vari bacini idrografici in modo da avere informazioni sull'origine dei rifiuti marini catturati e rafforzare le campagne di raccolta; sottolinea come ciò dovrebbe essere collegato agli sforzi di mappatura esistenti; esorta la Commissione a produrre una relazione annuale sulla quantità di rifiuti marini sbarcati nei porti attraverso il programma FFL che includa volume, materiali e tipo di oggetti pescati;

16. incoraggia la creazione di reti di collaborazione tra i governi degli Stati membri, le associazioni di pescatori, le organizzazioni dei lavoratori, gli enti di trattamento delle acque, i soggetti interessati delle zone costiere, i porti, le ONG e le convenzioni regionali al fine di rafforzare l'approccio dal basso verso l'alto basato sul dialogo e l'inclusione e di promuovere soluzioni pragmatiche per i lavoratori del settore ittico, in modo da garantire un'attuazione più efficace delle norme e da fornire risorse adeguate in settori quali la raccolta, lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti marini;

17. pone l'accento sulla necessità di condividere le migliori pratiche tra tutte le parti interessate, compresi i cittadini colpiti dal problema dei rifiuti marini, in modo da incoraggiare il settore della pesca a proteggere l'ambiente marino, controllare i rifiuti marini e garantire così l'uso sostenibile delle sue risorse; accoglie con favore l'avvio di iniziative quali "Plan Marlimpo" (progetto mare pulito), promosso dalla Consellería do Mar de la Xunta de Galicia (Spagna), che mira a ridurre la quantità di rifiuti presenti nelle zone costiere;

18. sottolinea che, al fine di migliorare e rendere più efficaci il quadro legislativo e la governance relativi alla raccolta, allo smaltimento e al riciclo dei rifiuti marini, è necessario promuovere un più forte coinvolgimento di tutti gli operatori del settore ittico e ampliare progetti di sensibilizzazione, prevenzione e formazione in modo da garantire uno scambio di informazioni continuo a supporto della preparazione e all'aggiornamento della normativa rilevante;

19. invita tutti gli altri pertinenti soggetti interessati, segnatamente i consigli consultivi della pesca, a contribuire alla riduzione dei rifiuti marini tramite misure efficaci ed efficienti; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare le linee guida volontarie dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura sulla marcatura degli attrezzi da pesca, onde promuovere una gestione responsabile degli attrezzi da pesca, nonché a intensificare gli sforzi tesi a identificare gli attrezzi perduti e a favorire la sostenibilità della pesca tramite la riduzione degli attrezzi da pesca abbandonati, persi o altrimenti dismessi, anche in coerenza con le disposizioni del regolamento sul controllo della pesca; invita la Commissione a sostenere gli sforzi volti a rendere operativa la marcatura e la segnalazione degli attrezzi da pesca perduti nelle acque europee e a stimolare, attraverso interventi a livello dell'Organizzazione marittima internazionale, la cooperazione internazionale per affrontare la fonte di inquinamento dell'ambiente marino dovuto alla plastica;

20. ricorda che le aree marine protette possono essere eccellenti laboratori nei quali attuare soluzioni per lottare contro i rifiuti marini, poiché consentono di tener conto delle interazioni tra le attività a terra e quelle in mare e sostengono la collaborazione tra le diverse parti interessate a terra e in mare di fronte alle sfide degli ecosistemi marini e costieri;

21. sottolinea la scarsa efficienza della direttiva sulla responsabilità ambientale nel caso dei rifiuti marini, anche per quanto riguarda il suo ambito di applicazione limitato e le difficoltà nell'individuare il responsabile dell'inquinamento e l'attribuzione delle responsabilità; rammenta che il Parlamento europeo ha chiesto una revisione della direttiva sulla responsabilità ambientale che tenga conto dei limiti della sua efficacia;

22. invita la Commissione e gli Stati membri migliorare l'attuazione del principio "chi inquina paga";

Migliorare la ricerca e le conoscenze sui rifiuti in mare

23. esorta la Commissione a svolgere un ruolo importante nel decennio delle Nazioni Unite per le scienze oceaniche e a incoraggiare la digitalizzazione e l'uso dell'intelligenza artificiale per comprendere meglio i mari e gli oceani e l'impatto dei rifiuti marini su di essi;

24. sottolinea come a causa dei pochi dati e studi ancora a disposizione sia difficile quantificare in maniera precisa l'entità dei danni causati dai rifiuti marini al settore ittico e le conseguenze economiche negative per i pescatori; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a intensificare il finanziamento della ricerca e la raccolta di dati sulla quantità e i vari tipi di rifiuti nelle acque europee e il loro impatto sulla pesca, sull'acquacoltura e sugli ecosistemi, nonché a proporre misure solide volte a fronteggiare e prevenire l'impatto delle nanoplastiche e delle microplastiche sulle risorse alieutiche e sulla salute umana;

25. osserva che la direttiva sulla plastica monouso riguarda i rifiuti comunemente rinvenuti sulle spiagge; esorta la Commissione a rafforzare le misure esistenti in materia di plastica monouso, basandosi in particolare sui lavori previsti in materia di rifiuti presenti nella colonna d'acqua e sui fondali marini nell'ambito della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino, e a valutare la possibilità di eliminare gradualmente i contenitori e gli imballaggi in polistirene dei prodotti della pesca, in linea con l'ambizione di sostituire la plastica monouso con alternative sostenibili per l'ambiente e i pescatori;

26. invita la Commissione a seguire le raccomandazioni formulate dalla missione Starfish 2030 sulla lotta contro i rifiuti marini e a valutare in particolare la proposta sulla marcatura degli attrezzi da pesca utilizzando le nuove tecnologie di geolocalizzazione al fine di localizzare e raccogliere gli attrezzi perduti, ove opportuno e possibile; sottolinea, a tale proposito, che la Commissione dovrebbe migliorare la marcatura degli attrezzi da pesca seguendo le linee guida volontarie dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura sulla marcatura degli attrezzi da pesca e facendo in modo che i pescatori e gli acquacoltori siano accompagnati nella transizione da programmi di finanziamento adeguati;

27. invoca una migliore comunicazione sulla perdita di attrezzi da pesca in mare e sottolinea la necessità di includere una maggiore quantità di informazioni, quali il nome della nave, il tipo di attrezzo utilizzato, l'ora e la posizione al momento della perdita e le misure di recupero utilizzate, al fine di consentire un uso più efficace dei dati raccolti nella lotta all'inquinamento marino mediante una condivisione dei dati trasparente e rafforzata nonché lo scambio delle migliori pratiche tra gli Stati membri e le agenzie dell'UE; pone l'accento sulla necessità di sviluppare nuovi strumenti atti a identificare e tracciare gli attrezzi da pesca perduti in mare e a registrare i dati sui rifiuti marini, come le applicazioni elettroniche volte ad assistere i pescatori nella registrazione dei dati e i sistemi per registrare e segnalare gli sbarchi di rifiuti marini, ad esempio utilizzando le ricevute di conferimento dei rifiuti come previsto dalla direttiva (UE) 2019/883, che obbliga gli operatori portuali a rilasciare tali ricevute ai comandanti delle navi;

28. accoglie con favore il varo di progetti europei quali "CleanAtlantic", finanziato nell'ambito del programma Interreg "Spazio atlantico" dell'UE e finalizzato a migliorare le conoscenze e la capacità di monitorare, prevenire e ridurre i rifiuti marini, così come a stimolare una maggiore consapevolezza riguardo al loro impatto; esorta i 19 partner coinvolti, provenienti da Irlanda, Francia, Spagna e Portogallo, e in particolare il Centro Tecnolóxico do Mar (Cetmar), organismo coordinatore, a proseguire il lavoro e a divulgare i risultati del progetto;

29. pone l'accento sulla necessità di predisporre un'adeguata gestione della logistica della raccolta dei rifiuti e degli attrezzi a fine vita onde assistere i pescatori nei loro sforzi, in gran parte compiuti su base volontaria; osserva che occorre includere la raccolta unificata degli attrezzi a bordo delle navi in sacchi o contenitori e l'allestimento di strutture adeguate nei porti;

Accelerare lo sviluppo dell'economia circolare nel settore della pesca e dell'acquacoltura

30. sottolinea che per ridurre l'impatto dei rifiuti marini è necessario rafforzare l'economia circolare a terra, ad esempio eliminando gradualmente plastiche e imballaggi non necessari e trasformando i rifiuti in risorse, ma anche nei settori della pesca e dell'acquacoltura attraverso un approccio basato sul ciclo di vita; sottolinea altresì che lo sviluppo dell'economia circolare nel settore della pesca non può prescindere da un maggiore sostegno alla ricerca di soluzioni, alla progettazione intelligente degli attrezzi da pesca e all'innovazione delle tecniche di pesca e di acquacoltura che consentano di limitare i rifiuti, di aumentare l'attrattiva delle operazioni di raccolta e di creare circuiti di riciclaggio efficienti;

31. chiede che sia promossa la progettazione ecocompatibile degli attrezzi da pesca, garantendone l'utilità, la sicurezza e l'efficienza in termini di costi per il settore, con una rapida adozione di orientamenti sull'elaborazione di norme armonizzate relative all'economia circolare degli attrezzi da pesca; incoraggia la marcatura del materiale utilizzato negli attrezzi da pesca attraverso passaporti dei prodotti; sostiene la promozione della ricerca e dell'innovazione per trovare materiali alternativi ed ecologici da utilizzare negli attrezzi da pesca, in particolare i polimeri; osserva a tale proposito che, per favorire la transizione, potrebbero essere istituiti progetti pilota volti a esplorare la riduzione dei materiali e la maggiore facilità e rapidità dello smontaggio degli attrezzi e della verifica della loro funzionalità;

32. insiste sull'importanza, in un'ottica di economia circolare degli attrezzi da pesca, di coinvolgere pienamente i pescatori, la pesca e il settore dell'acquacoltura nel suo complesso, le start-up, le iniziative private e le imprese, tra cui fabbricanti di cordame e reti dei paesi terzi, nell'identificazione di nuovi materiali, nella progettazione ecocompatibile, nella progettazione di nuovi attrezzi da pesca e nel riciclaggio degli stessi; sottolinea inoltre la necessità di rafforzare un modello sinergico tra il comparto della pesca e quello della ricerca; esorta, a tal fine, la Commissione a mettere a sistema i futuri progetti legati all'economia circolare degli attrezzi da pesca con i programmi di finanziamento UE già esistenti dediti alla ricerca e innovazione;

33. sottolinea, al fine di accelerare lo sviluppo dell'economia circolare nel settore della pesca e dell'acquacoltura, la necessità di mettere a sistema le future soluzioni legislative al problema della raccolta e smaltimento dei rifiuti marini con il Green Deal europeo; esorta gli Stati membri, a tale proposito, a dare rapidamente seguito alla definizione di tassi minimi nazionali di raccolta di attrezzi da pesca contenenti plastica, come concordato nella direttiva sulla plastica monouso; invita la Commissione a verificare se tali piani nazionali comportino un aumento della raccolta e del riciclaggio degli attrezzi da pesca rispetto ai livelli attuali e, a tale proposito, a elaborare un piano adeguato e ambizioso per sostenere lo sviluppo di un'economia circolare nel settore della pesca; sottolinea che esiste un mercato degli attrezzi da pesca riciclati che potrebbe consentire di rendere l'uso di materiale riciclato un obbligo giuridico, insieme alle disposizioni del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (FEAMPA) sulla programmazione della gestione condivisa, che costituirebbe un importante incentivo per i pescatori e un riconoscimento del valore del loro contributo al riciclaggio;

34. chiede l'utilizzo del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) per sostenere il settore della pesca e dell'acquacoltura nella transizione verso l'uso di materiali più sostenibili, incluso l'acquisto di nuove navi tecnicamente più efficienti e meno inquinanti per le piccole flotte artigianali, in particolare nelle regioni ultraperiferiche;

35. esorta la Commissione ad incentivare l'economia circolare lungo l'intera filiera di produzione di attrezzature per la pesca e l'acquacoltura, promuovendo la ricerca e sostenendo quelle imprese che riciclano e riutilizzano gli attrezzi; invita pertanto la Commissione a costituire un fondo specifico che sostenga gli Stati membri che creano filiere di produzione di attrezzature riciclate e sostenibili attingendo a risorse quali quelle previste nel quadro del Next Generation EU e quelle derivanti dalle sanzioni fiscali imposte a seguito delle procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri;

36. sottolinea che al momento, nonostante i significativi passi compiuti con l'entrata in vigore della direttiva (UE) 2019/883, sussistono ancora numerosi problemi e differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda le strutture portuali di raccolta; evidenzia che in numerosi porti dell'Unione l'individuazione da parte dei pescatori di tali strutture, quando tali luoghi esistono, rimane ancora molto difficile così come difficile risulta ancora la loro accessibilità; sottolinea che tutto ciò costituisce un impedimento e un disincentivo per gli operatori del settore ittico a contribuire alla pulizia dei mari;

37. sostiene lo sviluppo e la creazione di circuiti di riciclaggio efficienti, rafforzando le strutture portuali di raccolta di tutti i porti europei al fine di migliorare la cernita selettiva dei rifiuti; insiste quindi sulla necessità di uno sforzo maggiore da parte degli Stati membri per rafforzare le strutture logistiche nei porti attraverso un'adeguata gestione della logistica per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti e gli attrezzi a fine vita, la raccolta unificata degli attrezzi a bordo delle navi in sacchi o contenitori e l'allestimento di strutture adeguate nei porti onde garantire strutture di ricezione e stoccaggio adeguate per gli attrezzi da pesca persi e i rifiuti marini raccolti, spazio sufficiente allo stoccaggio separato dei vari tipi di rifiuti marini, la presenza di sufficiente personale sufficiente per trattare correttamente e in sicurezza i rifiuti sbarcati e la fornitura a tutte le imbarcazioni di contenitori per la raccolta dei rifiuti marini; chiede di rendere più attraenti le operazioni di raccolta attraverso misure che prevedano sistemi di ricompensa e incentivi, anche economici, volti a sostenere i pescatori e gli acquacoltori nell'attività di raccolta, smaltimento e riciclo dei rifiuti pescati in mare e di consegna dei loro attrezzi da pesca o acquacoltura nei porti alla fine del loro ciclo di vita;

Programmi per la gestione e la raccolta dei rifiuti marini

38. invita la Commissione a elaborare un piano d'azione a livello di UE per combattere i rifiuti dispersi nell'idrosfera dell'Unione europea, riducendo i rifiuti alla fonte e l'uso e il consumo di plastica, e per contrastare l'inquinamento da rifiuti dei fiumi, dei corsi d'acqua e delle coste, che può essere drasticamente ridotto in modo coordinato; chiede di ridurre al minimo lo scarico direttamente nell'oceano della neve raccolta nelle strade e sui marciapiedi, in particolare sostenendo metodi di raccolta alternativi in caso di nevicate eccezionalmente abbondanti;

39. sottolinea che il potenziamento degli impianti di trattamento e delle reti fognarie è indispensabile per ridurre gli impatti sull'acquacoltura e sull'ambiente marino e costiero in generale, e in particolare i rischi di contaminazione dei prodotti dell'acquacoltura;

40. sottolinea che è essenziale affrontare la questione della scarsa gestione dei rifiuti sulla terraferma, principalmente lo smaltimento improprio dei rifiuti nelle città costiere, nelle città costruite lungo i fiumi e nelle città insulari;

41. invita la Commissione a sensibilizzare maggiormente gli operatori del mare in tutte le loro interazioni con l'ambiente marino, in particolare in caso di vendita o noleggio di imbarcazioni;

42. esorta gli Stati membri e le regioni a effettuare attività di raccolta dati e monitoraggio e ad affrontare la questione della scarsa gestione dei rifiuti sulla terraferma, a eliminare le aree critiche di accumulo di rifiuti marini nei fiumi e negli estuari e a introdurre misure intese a evitare a priori la dispersione dei rifiuti marini nell'ambiente; sollecita l'assegnazione di finanziamenti sufficienti per l'eliminazione di tutti i tipi di inquinanti derivanti dalla plastica;

43. ricorda che i programmi di raccolta dei rifiuti marini possono riguardare diverse operazioni, come la raccolta di rifiuti marini nei fiumi, negli estuari, nelle baie o nei porti, le operazioni di ricerca e l'identificazione dei punti critici in mare, e possono essere realizzati da pescatori, dalla società civile e da autorità locali; sottolinea che i programmi di raccolta dovrebbero essere sostenibili, utilizzare attrezzature adeguate per la raccolta dei rifiuti, evitare per quanto possibile di generare ulteriori emissioni, essere pronti a collaborare con soggetti che hanno una conoscenza degli ecosistemi marini e richiedere un'identificazione strategica dei rifiuti prima di agire; evidenzia che tali programmi di raccolta possono essere realizzati non solo nell'ambito dei programmi di finanziamento dell'UE, ma anche a livello locale, regionale e nazionale negli Stati membri;

44. sottolinea che solo sette Stati membri hanno utilizzato risorse nell'ambito dell'attuale FEAMP per finanziare programmi di raccolta di rifiuti marini come il programma FFL, e che la maggior parte delle azioni che consentono di identificare, raccogliere e riciclare i rifiuti marini consiste in iniziative e programmi volontari gestiti da pescatori, società civile e autorità locali;

45. sottolinea che, al fine di ridurre i rifiuti prodotti dai pescherecci, i pescatori devono essere incentivati a conferire i rifiuti presso gli impianti di riciclaggio, anche attraverso incentivi finanziari e meccanismi premiali volti a promuovere comportamenti virtuosi; osserva pertanto che i pescatori dovrebbero essere compensati per la raccolta di attrezzi da pesca perduti e di altri rifiuti marini o almeno avere accesso allo smaltimento gratuito dei rifiuti presso gli impianti portuali;

46. evidenzia che, al fine di ridurre al minimo i rischi per la salute e la sicurezza, i pescatori dovrebbero ricevere un'adeguata formazione su come trattare correttamente i rifiuti marini nelle fasi di raccolta, sbarco, smaltimento e inserimento all'interno della catena del riciclo;

47. sottolinea che un rafforzamento ed espansione delle buone pratiche già esistenti passa anche da una semplificazione e snellimento dei processi amministrativi per tutte le imbarcazioni impegnate in campagne di FFL, indipendentemente dal porto di origine o dalle loro dimensioni; sottolinea, a tal proposito, la necessità di un'armonizzazione e di un approccio più complementare alle norme relative allo sbarco di rifiuti marini raccolti tramite azioni di FFL nei porti degli Stati membri;

48. invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a sostenere la raccolta di attrezzi da pesca perduti e di altri rifiuti marini, segnatamente la plastica, da parte dei pescatori, promuovendo le migliori pratiche, incentivando la partecipazione volontaria alle iniziative di raccolta dei rifiuti marini e sostenendo l'adozione di programmi FFL; esorta gli Stati membri, a tale proposito, a istituire un "fondo speciale per la pulizia dei mari", gestito tramite il nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (FEAMPA) o altre linee di finanziamento pertinenti, al fine di finanziare le seguenti azioni: 1) la raccolta dei rifiuti marini da parte dei pescherecci, 2) la fornitura di adeguate strutture di stoccaggio dei rifiuti a bordo e il monitoraggio dei rifiuti pescati passivamente, 3) il rafforzamento della formazione destinata agli operatori, 4) il finanziamento dei costi del trattamento dei rifiuti e del personale necessario al funzionamento di tali programmi per evitare l'aumento dei costi per i pescatori che partecipano volontariamente e 5) investimenti intesi a predisporre nei porti strutture adeguate adibite al deposito e allo stoccaggio degli attrezzi e dei rifiuti raccolti;

49. invita la Commissione ad effettuare una valutazione del contributo sociale ed economico apportato dai pescatori attraverso progetti di FFL al fine di quantificare con maggiore precisione il contributo del settore ittico all'azione di pulizia dei mari;

50. esorta la Commissione a superare gli obiettivi della direttiva (UE) 2019/883, studiando e quantificando in termini economici i danni ambientali che i rifiuti antropici marini producono, e istituendo un "Fondo rifiuti marini" per contrastare lo scarico dei rifiuti in mare e mitigare i danni per la pesca, e per la tutela del mare e degli oceani;

51. invita la Commissione a esortare gli Stati membri affinché garantiscano la corretta gestione e l'adeguato smaltimento dei rifiuti accidentalmente pescati o rinvenuti durante campagne volontarie di raccolta affinché la responsabilità e i costi del conferimento, della gestione e dello smaltimento di tali rifiuti non ricadano sui pescatori e affinché non vengano arrecati ulteriori danni all'ambiente; sottolinea a tal fine la necessità di dare vita a sistemi efficaci di raccolta e smaltimento dei rifiuti garantendo inoltre la presenza di adeguate strutture portuali di raccolta dei rifiuti;

52. ricorda che la questione dei rifiuti marini ha carattere transfrontaliero e che, ai fini di una maggiore efficienza, la lotta contro i rifiuti marini deve essere coordinata con i paesi terzi europei; esorta la Commissione e gli Stati membri a varare un piano di disinquinamento del Mediterraneo insieme a tutti gli Stati costieri; invita la Commissione a porre fine quanto prima all'esportazione di rifiuti verso paesi terzi;

53. invita la Commissione a creare un meccanismo di sostegno della raccolta di rifiuti marini nelle regioni ultraperiferiche, data la naturale vulnerabilità di tale regioni, mettendo quindi a loro disposizione le infrastrutture necessarie per la valorizzazione dei rifiuti raccolti;

54. invita la Commissione, nell'ambito dei negoziati di adesione all'UE, a chiedere la piena attuazione della legislazione in materia di gestione dei rifiuti marini nei paesi candidati, anche attraverso la realizzazione di infrastrutture di gestione integrata dei rifiuti;

Comprendere meglio e limitare l'inquinamento da nanoplastiche e microplastiche

55. sottolinea che è necessario aumentare la conoscenza e la consapevolezza pubblica in merito all'inquinamento da nanoplastiche e microplastiche e dei suoi effetti sull'ambiente, sulla base della catena alimentare marina e, in ultima analisi, sulla salute umana, e che è necessario condurre ulteriori ricerche per conoscere meglio questo tipo d'inquinamento; rileva che la necessità di una maggiore conoscenza e la mancanza di consapevolezza pubblica può minare la fiducia dei consumatori nella qualità dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura;

56. invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere campagne di sensibilizzazione sul problema dell'inquinamento marino da plastiche e microplastiche, sottolineando il fatto che spesso i pescatori sono anche vittime di tale fenomeno, soprattutto nel caso delle microplastiche;

57. accoglie con favore il lavoro preparatorio svolto dall'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) sulla limitazione dell'aggiunta intenzionale di microplastiche nei prodotti; invita la Commissione ad essere ambiziosa nel dare seguito a tale proposta con misure concrete e, se del caso, giuridiche, anche affrontando il problema delle microplastiche e delle nanoplastiche disseminate nel ciclo dell'acqua, in particolare quelle scaricate non intenzionalmente nell'ambiente e a proporre misure per la loro graduale eliminazione;

58. invita la Commissione ad affrontare il problema della perdita e della dispersione di microplastiche come i granuli di plastica nell'ambiente lungo tutta la catena di approvvigionamento, in particolare durante il trasporto, via terra e via mare, e i relativi rischi di fuoriuscita;

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59. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

 



MOTIVAZIONE

La problematica dei rifiuti marini è una delle sfide principali per ripristinare un buono stato degli ecosistemi marini e costieri, che svolgono un ruolo fondamentale sia per l'equilibrio climatico che per garantire lo sviluppo delle attività marine e costiere, comprese la pesca e l'acquacoltura. La questione è al centro di numerose sfide sociali, economiche e ambientali, che formano la complessa equazione del fenomeno dell'inquinamento marino. Ma di quali sprechi stiamo parlando, di quali impatti? Le soluzioni, come le cause, sono da ricercare in parte in mare, ma in gran parte sulla terraferma, e richiedono un approccio sistematico alla questione.

 

I/ Comprendere meglio il fenomeno dei "rifiuti marini"

 

Di quali rifiuti parliamo?

 

I rifiuti marini, ben visibili sulle spiagge, lungo le coste e i litorali, nascondono in realtà un fenomeno di contaminazione molto più ampio. I rifiuti "visibili" rappresentano solo la punta dell'iceberg. In superficie, la massa complessiva di rifiuti galleggianti costituisce solo l'1 % della plastica gettata nell'oceano[26]. La diffusione dei rifiuti marini e la loro dispersione geografica sono al centro di numerosi studi e ricerche scientifiche. I rifiuti si accumulano infatti in superficie, ma anche nella colonna d'acqua e nelle grandi fossi oceaniche come la fossa delle Marianne, dove sono stati rinvenuti rifiuti a più di 10 000 metri di profondità[27]. Le correnti marine possono trasportare tali rifiuti sia in superficie, nelle zone di accumulo, sia in profondità, nei punti critici del fondale marino e sui pendii sottomarini, dove sono presenti fino a 1,9 milioni di microplastiche per metro quadrato[28].

 

I rifiuti marini sono trasportati dalle correnti oceaniche in tutto il mondo, mettendo a repentaglio le piccole isole periferiche e le zone costiere, che raccolgono un grande volume di rifiuti ma non sono in grado di proteggersi adeguatamente. Il fenomeno della condensazione sull'oceano consente la contaminazione di aree un tempo considerate vergini. Questo spiega in parte come i ricercatori siano riusciti a trovare tracce di microplastiche nella neve delle Alpi e nell'Artico[29].

 

L'inquinamento marino da rifiuti proviene da più fonti, come l'inquinamento dei corsi d'acqua e dei fiumi, una cattiva gestione della raccolta dei rifiuti, fenomeni naturali quali inondazioni o piogge che spazzano i rifiuti dalle aree urbane al mare, lo scarico incontrollato e persino gli incidenti. Pur subendone gli effetti, anche il settore della pesca e dell'acquacoltura contribuisce all'inquinamento marino. Secondo il Centro comune di ricerca, i rifiuti legati alla pesca e all'acquacoltura rappresentano il 27 % dei rifiuti marini. Tali rifiuti possono consistere in casse per il trasporto, boe, gabbie, ma anche attrezzi da pesca abbandonati agganciati al fondo marino o strappati sott'acqua e persi a causa di condizioni metereologiche avverse, riparazioni all'ormeggio o a bordo delle navi, e, più raramente, gettati intenzionalmente.

 

Quali sono gli effetti?

 

L'impatto dei rifiuti marini sulle attività di pesca rappresenta tra l'1 e il 5 % del reddito totale delle attività di pesca[30]. I pescatori sono esposti al rischio di incidenti o di impigliamento e devono pulire regolarmente i loro attrezzi da pesca per separare i rifiuti marini dal pescato e, se del caso, riparare gli attrezzi da pesca danneggiati o rotti. Si tratta di tempo prezioso a bordo. I rifiuti marini possono anche ripercuotersi sul peschereccio stesso, deteriorando i sistemi di elica o la sua struttura, ma anche intasando i sistemi di raffreddamento. Infine, i rifiuti marini possono avere un impatto sulla qualità delle catture trasportate a bordo del peschereccio con cui sono entrati in contatto.

 

I rifiuti marini si ripercuotono anche sugli ecosistemi e sulla fauna marina, come le reti fantasma, che continuano a spostarsi e catturano, feriscono e uccidono indiscriminatamente numerose specie, alcune delle quali sono già minacciate o a rischio critico di estinzione. I rifiuti rappresentano una minaccia soprattutto per gli ecosistemi fragili e ricchi di biodiversità, come le barriere coralline o le spugne, che forniscono ambienti vivaistici essenziali per il corretto rinnovamento degli stock ittici e quindi per la sostenibilità della pesca europea. Uno studio mostra che 11,1 miliardi di prodotti di plastica sono impigliati nei coralli in Asia e nel Pacifico, una cifra che dovrebbe aumentare del 40 % nei prossimi sette anni[31]. L'accumulo di tali rifiuti comporta anche il rischio di soffocamento bentonico dei fondali marini, contribuisce al degrado generale dell'ecosistema, aumenta il rischio di malattie dovute alla maggiore presenza di agenti patogeni o all'introduzione di alcune specie invasive in un nuovo ecosistema. Tali effetti minacciano la resilienza degli ecosistemi marini e comportano un rischio certo per la sostenibilità delle attività di pesca.

 

II/Un approccio sistemico al fenomeno

 

Per contrastare i rifiuti marini e mitigarne l'impatto sulla pesca, sono necessarie misure trasversali che tengano conto del ciclo di vita dei rifiuti e dei loro legami con il ciclo delle acque, sia naturali che reflue (inquinamento diffuso). Ciò richiede: una migliore conoscenza del fenomeno, un quadro legislativo più efficace, una visione olistica e globale del ciclo di vita dei rifiuti, un piano d'azione sul territorio – in particolare contro gli scarichi incontrollati nei corsi d'acqua dei bacini idrografici e, più specificamente, sulle micro e nano-plastiche –, lo sviluppo di una vera e propria economia circolare nei settori della pesca e dell'acquacoltura e l'avvio di una raccolta coordinata dei rifiuti nei fiumi, negli estuari e in mare.

 

Migliorare la ricerca e le conoscenze oceanografiche

 

Per poter definire obiettivi quantificati e politiche pubbliche ambiziose, sono necessari dati precisi. Nonostante un quadro politico che promuove la ricerca scientifica da decenni, la ricerca e le conoscenze oceanografiche sono ancora ampiamente sottosviluppate, il che ostacola lo sviluppo di nuove politiche. Ad oggi sappiamo poco dell'impatto dei rifiuti marini sulla pesca e mancano dati precisi sulle conseguenze dell'inquinamento marino sia sul settore della pesca che sulla resilienza degli ecosistemi, elementi che lavorano in sinergia per garantire la sostenibilità del settore.

 

Migliorare e rendere più efficace il quadro legislativo

 

L'Unione europea dispone di un solido quadro legislativo per limitare l'inquinamento da rifiuti marini, sia sulla terraferma che in mare. La direttiva quadro sugli impianti portuali di raccolta mira ad accelerare l'introduzione di un circuito di riciclaggio degli attrezzi da pesca, mentre la direttiva sulla riduzione dell'impatto ambientale di alcuni prodotti in plastica introduce un regime di responsabilità estesa per i produttori di attrezzi da pesca contenenti plastica, al fine di coprire i costi delle loro attività di raccolta, trasporto e trattamento e di sostenere le azioni di sensibilizzazione. Va inoltre osservato che altri testi, come il regolamento sul regime di controllo, la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino (DCSMM) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, operano in sinergia con tali obiettivi.

 

È necessario ottimizzare, rispettare e rafforzare tale acquis in modo coordinato per non diluire e riciclare gli obiettivi di un buono stato ecologico degli ecosistemi marini e costieri nel corso dei cicli politici. L'attuazione del Green Deal, della strategia sulla biodiversità e del programma "dal produttore al consumatore", nonché del piano d'azione per l'economia circolare, invita a ripensare il quadro giuridico esistente, a evidenziarne i punti deboli e a formulare raccomandazioni per il nuovo ciclo politico annunciato.

 

Sostenere lo sviluppo di una vera e propria economia circolare nei settori della pesca e dell'acquacoltura

 

Numerose sono le sfide logistiche che si oppongono allo sviluppo di un'economia circolare nel settore della pesca. Le opzioni per individuare, ma anche raccogliere, rifiuti marini una volta in mare sono limitate e vi sono pochi incentivi a ricondurre tali rifiuti in porto, passivamente o attivamente. Le fasi di scarico e smistamento presso gli impianti portuali, il trasporto verso i centri di trattamento, così come le operazioni di riciclaggio meccanico o chimico e il riutilizzo del materiale riciclato, pongono sfide strutturali significative.

 

Se da un lato è opportuno sostenere gli sforzi volti a riciclare gli attrezzi da pesca, dall'altro è necessario corredarli di ricerche sulla progettazione e sulla riduzione dell'impronta ambientale degli stessi. Si tratta di attrezzi composti da polimeri intrinsecamente resistenti e non biodegradabili, che spesso vengono combinati o mescolati con altri materiali, come il piombo nel caso delle reti da imbrocco, il che complica le operazioni di smontaggio e riciclaggio. Molti componenti degli attrezzi da pesca sono importati anche al di fuori dell'Unione europea prima dell'assemblaggio, rendendo difficile tenere traccia della catena di approvvigionamento e condividere informazioni sulla natura dei componenti. Per concludere, anche la mancanza di criteri e norme a livello europeo per la circolarità degli attrezzi da pesca rappresenta una grande sfida per il settore.

 

Comprendere meglio e limitare l'inquinamento da microplastiche

 

Contaminazione invisibile ma onnipresente dell'ambiente marino, le nano e micro-plastiche rappresentano una nuova sfida nella lotta all'inquinamento marino. Hanno dimensioni inferiori a 5 mm e possono essere primarie, cioè aggiunte intenzionalmente a un prodotto, o secondarie, risultanti da un processo di degradazione progressiva di alcuni rifiuti per effetto del vento, delle onde, della salinità o dei raggi ultravioletti. Le microplastiche hanno una serie di caratteristiche specifiche che rendono complesso e ancora poco conosciuto il loro impatto sull'ambiente e sulla salute umana. Possono contenere una miscela chimica suscettibile di essere rilasciata una volta a contatto con l'ambiente acquatico e hanno la particolarità di essere "spugne inquinanti", attirando sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche. Possono inoltre offrire sostegno a determinati organismi, come virus o agenti patogeni in grado di interagire con le specie acquatiche e con l'equilibrio microbico degli ambienti marini. Alcuni degli effetti sul patrimonio genetico e sul passaggio delle nano-plastiche nell'organismo cellulare richiedono una ricerca a livello europeo. La questione delle micro e meso-plastiche può anche suscitare la preoccupazione dell'opinione pubblica in merito alla qualità dei prodotti ittici e tradursi in rischi economici reali per l'industria.

 

Promuovere una raccolta efficace dei rifiuti marini

 

Stanno emergendo iniziative private per la raccolta dei rifiuti marini. È urgente sostenere tali azioni in modo coordinato, sviluppare una vera forza di raccolta dei rifiuti marini nei corsi d'acqua e negli estuari e sostenere i programmi di identificazione dei rifiuti. Lo stato deplorevole dell'ambiente marino richiede una responsabilità individuale e collettiva di tutti, ma anche un'azione europea volta a proteggere il nostro bene comune e a impedire un accumulo illimitato di rifiuti nei nostri mari.


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

22.2.2021

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

25

0

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Clara Aguilera, Pietro Bartolo, François-Xavier Bellamy, Izaskun Bilbao Barandica, Isabel Carvalhais, Rosanna Conte, Rosa D'Amato, Giuseppe Ferrandino, João Ferreira, Søren Gade, Francisco Guerreiro, Anja Hazekamp, Niclas Herbst, France Jamet, Pierre Karleskind, Predrag Fred Matić, Francisco José Millán Mon, Cláudia Monteiro de Aguiar, Grace O'Sullivan, Manuel Pizarro, Caroline Roose, Bert-Jan Ruissen, Annie Schreijer-Pierik, Ruža Tomašić, Peter van Dalen, Theodoros Zagorakis

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Carmen Avram, Catherine Chabaud, Nicolás González Casares, Valentino Grant, Ivo Hristov, Ska Keller, Colm Markey, Gabriel Mato, Simone Schmiedtbauer, Raffaele Stancanelli, Stéphanie Yon-Courtin

 


 

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

25

+

ECR

Raffaele Stancanelli, Ruža Tomašić

PPE

François-Xavier Bellamy, Peter Van Dalen, Niclas Herbst, Francisco José Millán Mon, Cláudia Monteiro de Aguiar, Annie Schreijer-Pierik, Theodoros Zagorakis

RENEW

Izaskun Bilbao Barandica, Catherine Chabaud, Søren Gade, Pierre Karleskind

S&D

Clara Aguilera, Pietro Bartolo, Isabel Carvalhais, Giuseppe Ferrandino, Predrag Fred Matić, Manuel Pizarro

The Left

João Ferreira, Anja Hazekamp

Verts/ALE

Francisco Guerreiro, Rosa D'Amato, Grace O'Sullivan, Caroline Roose

 

3

0

ID

Rosanna Conte, Valentino Grant, France Jamet

 

Significato dei simboli utilizzati:

+ : favorevoli

- : contrari

0 : astenuti

 

Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2021
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