RELAZIONE sulla relazione 2021 della Commissione sulla Turchia

    18.5.2022 - (2021/2250(INI))

    Commissione per gli affari esteri
    Relatore: Nacho Sánchez Amor


    Procedura : 2021/2250(INI)
    Ciclo di vita in Aula
    Ciclo del documento :  
    A9-0149/2022
    Testi presentati :
    A9-0149/2022
    Testi approvati :

    PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

    sulla relazione 2021 della Commissione sulla Turchia

    (2021/2250(INI))

    Il Parlamento europeo,

     viste la comunicazione della Commissione del 19 ottobre 2021 sulla politica di allargamento dell'UE (COM(2021)0644) e la relazione 2021 concernente la Turchia che l'accompagna (SWD(2021)0290),

     visto il regolamento (UE) 2021/1529 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 settembre 2021, che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA III)[1],

     visti il quadro negoziale per la Turchia del 3 ottobre 2005 e il fatto che l'adesione della Turchia all'UE, al pari di tutti i paesi candidati, dipende dal pieno rispetto dei criteri di Copenaghen, nonché la necessità di normalizzare le sue relazioni con tutti gli Stati membri dell'UE, ivi compresa la Repubblica di Cipro,

     vista la dichiarazione rilasciata dalla Comunità europea e dai suoi Stati membri il 21 settembre 2005, a seguito della dichiarazione resa dalla Turchia all'atto della firma del protocollo aggiuntivo all'accordo di Ankara il 29 luglio 2005, che stabilisce, tra l'altro, che il riconoscimento di tutti gli Stati membri è una componente necessaria dei negoziati, e vista la necessità che la Turchia proceda alla normalizzazione delle sue relazioni con tutti gli Stati membri e attui pienamente il protocollo aggiuntivo all'accordo di Ankara nei confronti della totalità degli Stati membri, eliminando tutti gli ostacoli alla libera circolazione delle merci, ivi comprese le restrizioni sui mezzi di trasporto, senza pregiudizi né discriminazioni,

     viste le dichiarazioni UE-Turchia del 18 marzo 2016 e del 29 novembre 2015,

     visto l'accordo di riammissione delle persone in posizione irregolare tra l'Unione europea e la Repubblica di Turchia[2] (accordo di riammissione UE‑Turchia),

     visti le conclusioni del Consiglio del 26 giugno 2018, del 18 giugno 2019 e del 14 dicembre 2021 sull'allargamento e il processo di stabilizzazione e di associazione, le conclusioni del Consiglio del 15 luglio e del 14 ottobre 2019 sulle attività illegali di trivellazione della Turchia nel Mediterraneo orientale, le conclusioni del Consiglio europeo del 12 dicembre 2019, dell'1-2 e del 15-16 ottobre 2020 e del 24 giugno 2021, la dichiarazione dei ministri degli Affari esteri dell'UE del 15 maggio 2020 e i principali risultati della loro videoconferenza del 14 agosto 2020 sulla situazione nel Mediterraneo orientale, l'esito della riunione informale dei ministri degli Affari esteri dell'UE tenutasi a Gymnich il 27-28 agosto 2020, la dichiarazione dei membri del Consiglio europeo del 25 marzo 2021 sul Mediterraneo orientale,

     vista la decisione (PESC) 2019/1894 del Consiglio, dell'11 novembre 2019, concernente misure restrittive in considerazione delle attività di trivellazione non autorizzate della Turchia nel Mediterraneo orientale[3], rinnovata dalla decisione (PESC) 2020/1657 del Consiglio del 6 novembre 2020[4] e dalla decisione (PESC) 2021/1966 del Consiglio dell'11 novembre 2021[5],

     vista l'adesione della Turchia al Consiglio d'Europa e alla NATO,

     vista la comunicazione della Commissione del 26 maggio 2021 sulla quinta relazione annuale sullo strumento per i rifugiati in Turchia (COM(2021)0255),

     viste la lettera della Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa del 25 febbraio 2021 sulla restrizione delle attività delle ONG e della libertà di associazione in nome della lotta al terrorismo e la lettera della Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa del 17 giugno 2021 sui diritti umani delle persone LGBTI,

     viste le pertinenti risoluzioni del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, tra cui le risoluzioni interlocutorie del 2 febbraio 2022 e del 2 dicembre 2021 sull'esecuzione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Kavala contro Turchia, la risoluzione interlocutoria del 2 dicembre 2021 sull'esecuzione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Selahattin Demirtaş contro Turchia (n. 2) e la risoluzione interlocutoria del 16 settembre 2021 sull'esecuzione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Cipro contro Turchia, nonché la risoluzione del 17 ottobre 2007 e la risoluzione interlocutoria del 9 marzo 2009 e le successive nove decisioni sull'esecuzione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Ülke contro Turchia,

     visti l'articolo 46 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, in cui si afferma che le parti contraenti si impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte europea dei diritti dell'uomo sulle controversie nelle quali sono parti, nonché il conseguente obbligo della Turchia di dare esecuzione a tutte le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo,

     viste le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su Cipro, tra cui la risoluzione 186 (1964) del 4 marzo 1964, che riafferma la sovranità della Repubblica di Cipro, la risoluzione 550 (1984) dell'11 maggio 1984 sulle azioni secessioniste a Cipro e la risoluzione 789 (1992) del 25 novembre 1992, che esorta tutte le parti interessate nella questione cipriota a impegnarsi a favore delle misure di rafforzamento della fiducia definite nella risoluzione, la quale considera inammissibili i tentativi di popolare qualsiasi parte di Varosia con persone diverse dai suoi abitanti e chiede il trasferimento di tale zona all'amministrazione delle Nazioni Unite,

     vista la legge n. 7262 del dicembre 2020 sulla prevenzione del finanziamento della proliferazione delle armi di distruzione di massa, che strumentalizza le misure antiterrorismo per attaccare la società civile,

     vista la relazione della commissione per gli affari giuridici e i diritti umani dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa del 6 gennaio 2021 dal titolo "Restrictions on NGO activities in Council of Europe Member States" (Limitazioni alle attività delle ONG negli Stati membri del Consiglio d'Europa),

     vista la dichiarazione dell'UNESCO del 10 luglio 2020 sulla basilica di Santa Sofia, Istanbul,

     visti l'indice 2022 sulla libertà di stampa nel mondo pubblicato da Reporter senza frontiere, che classifica la Turchia al 149º posto su 180 paesi, la relazione 2020/2021 di Amnesty International e la relazione mondiale 2022 di Human Rights Watch,

     viste le sue precedenti risoluzioni, in particolare quelle del 19 maggio 2021 sulle relazioni 2019-2020 della Commissione sulla Turchia[6], dell'8 luglio 2021 sulla repressione dell'opposizione in Turchia, in particolare il Partito democratico dei popoli (HDP)[7], del 21 gennaio 2021 sulla situazione dei diritti umani in Turchia, in particolare il caso di Selahattin Demirtaș e di altri prigionieri di coscienza[8], del 26 novembre 2020 sull'intensificarsi delle tensioni a Varosia in seguito alle azioni illegali della Turchia e la necessità di riprendere con urgenza i colloqui[9], del 15 aprile 2015 sul centenario del genocidio armeno[10], del 7 ottobre 2021 sulla relazione di attuazione sui fondi fiduciari dell'UE e lo strumento per i rifugiati in Turchia[11] e del 24 novembre 2021 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 5/2021 dell'Unione europea per l'esercizio 2021 – Sostegno umanitario a favore dei rifugiati in Turchia[12],

     visto l'articolo 54 del suo regolamento,

     vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A9-0149/2022),

    A. considerando che la Turchia, in quanto paese candidato all'adesione all'UE, è un partner fondamentale in relazione all'economia e un importante vicino e partner strategico per l'UE in settori essenziali di interesse comune quali il commercio, la migrazione, la salute pubblica, il clima, la transizione verde, la sicurezza e la lotta al terrorismo;

    B. considerando che l'integrazione economica della Turchia con l'UE è rimasta considerevole nel 2020 e che il paese è stato il sesto partner commerciale dell'UE, mentre quest'ultima resta di gran lunga il principale partner commerciale del paese nonché la sua principale fonte di investimenti esteri diretti; che la Turchia sta affrontando difficoltà economiche e finanziarie che aggravano le conseguenze economiche della pandemia;

    C. considerando che ultimamente i lavori sulla dimensione della sicurezza dell'UE hanno compiuto progressi, acquisendo struttura e sostanza, e che la Turchia rappresenta un partner estremamente prezioso in quanto alleato della NATO e partner strategico situato in una posizione chiave in Europa e svolge un ruolo geostrategico strumentale nell'architettura di sicurezza del Mar Nero e, in particolare, nella sicurezza dell'Ucraina, che sta affrontando l'aggressione russa;

    D. considerando che la Turchia ospita la più grande popolazione di rifugiati al mondo, con quasi 4 milioni di rifugiati registrati da Siria, Iraq e Afghanistan, e che i finanziamenti dell'UE destinati a tali comunità si sono dimostrati utili nell'aiutare la Turchia a rispondere rapidamente alle esigenze umanitarie e di sviluppo dei rifugiati e delle comunità che li ospitano;

    E. considerando che, a seguito dei passi compiuti verso un allentamento delle tensioni tra l'UE e la Turchia, nonché tra la Turchia e alcuni Stati membri dell'UE nel Mediterraneo orientale, il Consiglio europeo si è offerto di alimentare una dinamica più positiva nelle relazioni UE-Turchia, purché continui ad essere accompagnata da sforzi costruttivi; che, in particolare, il Consiglio europeo ha espresso la disponibilità a dialogare con la Turchia in modo graduale, proporzionato e reversibile in una serie di settori di interesse comune, a condizione che prosegua l'allentamento delle recenti tensioni tra l'UE e la Turchia, in particolare rispetto alla situazione nel Mediterraneo orientale, e che la Turchia si impegni in modo costruttivo e soddisfi le condizioni stabilite nelle precedenti conclusioni del Consiglio europeo, segnatamente per quanto riguarda le relazioni di buon vicinato e il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale;

    F. considerando che il fatto di essere un paese candidato presuppone la volontà di avvicinarsi progressivamente e di allinearsi all'acquis dell'UE sotto tutti gli aspetti, compresi i valori, gli interessi, le norme e le politiche, di rispettare e sostenere i criteri di Copenaghen, di allinearsi alle politiche e agli obiettivi dell'UE e di perseguire e mantenere relazioni di buon vicinato con l'UE e con tutti i suoi Stati membri senza discriminazioni; che un'analisi delle relazioni dell'UE pubblicate negli ultimi anni rivela che la Turchia rimane molto lontana dai valori e dal quadro normativo dell'UE, un divario che sta effettivamente aumentando in settori fondamentali quali il rispetto del diritto internazionale, lo Stato di diritto, i diritti umani, le libertà individuali, i diritti civili e la libertà di espressione, nonché le relazioni di buon vicinato e la cooperazione regionale; che i legami tra la società civile e le forze filodemocratiche turche e l'Unione restano forti, poiché quest'ultima è profondamente impegnata a sostenere le organizzazioni e i cittadini turchi che promuovono le norme e i valori europei;

    G. considerando che nell'ultimo anno le relazioni UE-Turchia sono rimaste in media stabili, giacché la cooperazione e il dialogo rafforzati su una serie di questioni sono coesistiti con contrasti e tensioni regolari; che la presente risoluzione riflette tale situazione accogliendo con favore gli sviluppi positivi e indicando ulteriori potenzialità nelle relazioni, ma segnalando nel contempo i problemi persistenti, in particolare per quanto concerne lo Stato di diritto e i diritti fondamentali in violazione dei criteri di Copenaghen, le violazioni del diritto internazionale o le continue provocazioni nei confronti della Repubblica di Cipro; che, se la presente risoluzione intende valutare adeguatamente i progressi o la mancanza di progressi della Turchia in materia di diritti umani e Stato di diritto, quale fulcro del processo di adesione, è importante descrivere i meccanismi concreti di erosione delle libertà che, considerati nel loro insieme, stanno portando a tale regresso generale rispetto alle norme europee; che un siffatto approccio richiede che si vada oltre la semplice compilazione di un lungo elenco di cittadini e gruppi che subiscono tali decisioni, per identificare realmente gli operatori e gli organismi delle autorità pubbliche responsabili di tale preoccupante situazione nel loro specifico ambito di intervento; che le critiche devono essere mirate piuttosto che generiche;

    Valutazione generale e ultimi sviluppi

    1. ribadisce la propria preoccupazione per il persistente divario tra la Turchia e l'UE in termini di valori e norme e per la continua mancanza di volontà politica di attuare le riforme necessarie per affrontare, in particolare, le gravi preoccupazioni circa lo Stato di diritto e i diritti fondamentali che continuano a compromettere il processo di adesione, nonostante le ripetute dichiarazioni della Turchia sull'obiettivo dell'adesione all'UE; sottolinea che negli ultimi due anni si è registrato un costante regresso per quanto riguarda gli impegni assunti dalla Turchia in relazione al processo di adesione; ritiene che, in assenza di progressi chiari e significativi in tale ambito, il Parlamento non possa prevedere alcuna ripresa dei negoziati di adesione con la Turchia, che si trovano di fatto in una fase di stallo dal 2018; ricorda che il processo di adesione è un processo fondato sul merito, e tale rimarrà, e dipende totalmente dai progressi oggettivi realizzati da ciascun paese;

    2. osserva che, malgrado un lieve miglioramento delle relazioni complessive tra l'UE e la Turchia nell'ultimo anno e in particolare negli ultimi mesi, con l'adozione da parte del governo turco di un atteggiamento più cooperativo, la cooperazione e il dialogo rafforzati su una serie di questioni coesistono con contrasti regolari e le relazioni con i vicini Stati membri dell'UE, in particolare la Grecia e la Repubblica di Cipro, sono rimaste difficili; auspica che le attuali difficoltà possano essere superate e sostituite da una dinamica più positiva, durevole e autentica; accoglie con favore il dialogo di alto livello tra l'UE e la Turchia sui cambiamenti climatici del 16 settembre 2021, nonché il fatto che la Turchia abbia formulato il proprio Green Deal, messo in atto politiche interne ambiziose in materia di clima e ratificato l'accordo di Parigi il 6 ottobre 2021; accoglie con favore il dialogo di alto livello sulla migrazione e la sicurezza del 12 ottobre 2021, incentrato sul rafforzamento della cooperazione sulla gestione delle migrazioni, la lotta contro la tratta di esseri umani e la criminalità organizzata e la prevenzione degli attacchi terroristici; accoglie con favore il dialogo di alto livello sulla salute pubblica del 1° dicembre 2021, nell'ambito del quale le discussioni si sono incentrate sulla cooperazione rafforzata in materia di minacce per la salute a carattere transfrontaliero, anche a breve termine nella lotta contro la pandemia di COVID-19; plaude in tal senso al riconoscimento reciproco dei certificati COVID-19 ad agosto 2021;

    3. rileva che, sebbene i negoziati di adesione rimangano in una fase di stallo, la Turchia ha aggiornato il proprio piano d'azione nazionale per l'adesione all'UE per il periodo 2021-2023; rileva inoltre i progressi compiuti dalla Turchia nell'allinearsi più strettamente all'acquis dell'UE in settori quali la legislazione in materia di concorrenza, il suo sistema nazionale di qualifiche e lo Spazio europeo della ricerca, nonché, di conseguenza, il miglioramento dei risultati ottenuti dalla Turchia nell'ambito di Orizzonte 2020;

    4. ribadisce la sua ferma convinzione che la Turchia sia un paese di rilevanza strategica in termini politici, economici e di politica estera, un partner fondamentale per la stabilità della regione in generale, e un alleato cruciale, anche nel quadro della NATO, con cui l'UE intende ripristinare relazioni basate sul dialogo, il rispetto e la fiducia reciproca; accoglie con favore, a tale proposito, le recenti dichiarazioni espresse al più alto livello dalle autorità turche in merito al rinnovato impegno del governo turco nel percorso di avvicinamento all'UE, ma esorta le autorità turche a passare dalle parole ai fatti e a dimostrare tale impegno tramite azioni e decisioni specifiche; ritiene che, se le condizioni lo consentiranno, il dialogo con le autorità e le controparti turche a tutti i livelli dovrebbe essere ulteriormente rafforzato quale mezzo per contribuire a ripristinare la fiducia e ridurre la possibilità di scontri futuri, in linea con la posizione del Consiglio europeo, che si è detto disponibile a dialogare con la Turchia in modo graduale, proporzionato e reversibile; invita il Consiglio, a tale proposito, a ripristinare il dialogo politico ad alto livello e i dialoghi settoriali ad alto livello sull'economia, l'energia e i trasporti, nonché il consiglio di associazione UE-Turchia, attualmente sospesi, legati al miglioramento della situazione delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto;

    5. esprime profonda preoccupazione per l'attuale situazione economica in Turchia, che, per via della svalutazione della moneta, dell'impennata dell'inflazione e del continuo aumento del costo della vita, sta riducendo un numero sempre maggiore di persone in condizioni di privazione e povertà; osserva che, benché la situazione attuale sia in evoluzione da alcuni anni, nel dicembre 2021 si è trasformata in una crisi valutaria, esacerbando le attuali conseguenze economiche della pandemia; esprime preoccupazione per gli interventi del presidente e per la conseguente mancanza di fiducia in organismi presumibilmente indipendenti, quali la Banca centrale e l'Istituto turco di statistica (TÜIK); osserva in tal senso che l'indipendenza operativa di entrambe le istituzioni è un criterio essenziale per l'adesione all'UE; sottolinea inoltre che gli scarsi risultati della Turchia sul fronte del rispetto dello Stato di diritto hanno anche un grave impatto sulla reputazione del paese e che la mancanza di certezza del diritto potrebbe compromettere seriamente la sua capacità di attrarre investimenti esteri; ritiene che relazioni più solide e strette con l'UE contribuirebbero ad alleviare alcune delle difficoltà e a migliorare il tenore di vita della popolazione turca;

    6. osserva che a ottobre 2021 il gruppo di azione finanziaria internazionale ha aggiunto la Turchia all'elenco delle giurisdizioni ritenute incapaci di contrastare il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo e il finanziamento della proliferazione; auspica che la Turchia possa rapidamente dare prova dei progressi necessari per migliorare l'attuazione delle pertinenti misure in materia di antiriciclaggio e contrasto del finanziamento del terrorismo (AML/CFT);

    7. esprime la volontà di rafforzare e approfondire la conoscenza e la comprensione reciproche tra la società turca e le società degli Stati membri dell'UE, promuovendo la crescita culturale, gli scambi socioculturali e contrastando tutte le manifestazioni dei pregiudizi sociali, religiosi, etnici o culturali; ribadisce il proprio pieno impegno a continuare a sostenere la società civile indipendente turca in qualunque circostanza e quadro di relazioni che il futuro potrà riservare;

    Stato di diritto e diritti fondamentali

    8. deplora il continuo deteriorarsi della situazione dei diritti umani in Turchia, anche per quanto riguarda il regresso sul fronte delle libertà fondamentali, della democrazia e dello Stato di diritto; ritiene che l'attuale forma repressiva di governo, i cui pilastri principali sono l'abuso del quadro giuridico – in particolare attraverso le accuse di terrorismo e la limitazione della libertà di espressione – e la mancanza di indipendenza della magistratura, costituisca una politica governativa deliberata, implacabile e sistematica, concepita per reprimere qualsiasi attività critica direttamente o mediante un effetto dissuasivo; esprime sgomento per il fatto che, al fine di perseguire tale politica, le autorità statali turche sono pronte a ignorare in modo palese e persistente i loro obblighi giuridici a livello internazionale e nazionale, come quelli derivanti dall'appartenenza della Turchia al Consiglio d'Europa;

    9. insiste sul fatto che il settore cruciale dei diritti e delle libertà fondamentali, che è al centro del processo di adesione, non può essere avulso e isolato dalle relazioni generali con l'UE e sottolinea che per il Parlamento esso rimane un grave ostacolo a ulteriori progressi in merito a qualsiasi programma positivo che possa essere offerto alla Turchia, che dovrebbe altresì essere subordinato al pieno rispetto del diritto internazionale e al principio fondamentale delle relazioni di buon vicinato e della cooperazione regionale;

    10. invita la Turchia ad attuare pienamente tutte le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, in linea con l'articolo 46 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, un obbligo incondizionato che deriva dall'adesione della Turchia al Consiglio d'Europa ed è sancito dalla sua Costituzione; condanna con la massima fermezza la recente sentenza della 13a sezione del Tribunale penale di Istanbul, che ha inflitto a Osman Kavala un ergastolo aggravato dopo oltre quattro anni e mezzo di detenzione ingiusta, illegale e illegittima; ritiene che Osman Kavala sia stato condannato sulla base di accuse ingiustificate, con lo scopo mettere a tacere e scoraggiare le voci critiche in Turchia; ribadisce il suo invito alle autorità turche ad agire in conformità dei loro obblighi internazionali e a rispettare la sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa in questione nonché a rilasciare immediatamente Osman Kavala; condanna e deplora gli sforzi e i tentativi continui volti a prolungare la detenzione di Osman Kavala attraverso una serie di complesse tattiche giudiziarie evasive, tra cui l'accorpamento e la dissociazione dei fascicoli e le costanti irregolarità; esprime sgomento per il fatto che l'ergastolo aggravato inflitto dal tribunale si basi sull'articolo 312 del codice penale turco (tentativo di rovesciare il governo con la forza e la violenza), nonostante la Corte europea dei diritti dell'uomo abbia respinto in modo specifico tale accusa nelle sue sentenze; prende atto delle ricorrenti decisioni del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa che sollecitano il rilascio di Osman Kavala, culminate nello storico avvio della procedura di infrazione contro la Turchia attraverso le risoluzioni interlocutorie del dicembre 2021 e del febbraio 2022 in merito al rifiuto del paese di ottemperare alla sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell'uomo; osserva che le procedure di infrazione mettono in evidenza la gravità delle violazioni da parte della Turchia dei suoi obblighi in quanto membro del Consiglio d'Europa e paese candidato all'adesione all'UE;

    11. ribadisce la sua ferma condanna e il suo rammarico per il ritiro della Turchia, mediante decreto presidenziale, dalla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), decisione che risulta particolarmente allarmante visto il numero sempre elevato di femminicidi nel paese e che rappresenta una grave battuta d'arresto degli sforzi volti a promuovere i diritti delle donne nel paese; riafferma il suo invito al governo turco a revocare tale decisione incomprensibile, che costituisce una flagrante violazione dei valori europei fondamentali e farà parte della valutazione del processo di adesione della Turchia; invita le autorità turche, a tale riguardo, a perseguire una politica di tolleranza zero e a prevenire e combattere la violenza nei confronti di tutte le donne e le ragazze, a sostenere le sopravvissute e a chiamare gli autori di abusi a rispondere delle loro azioni, attuando pienamente, nel contempo, la legge turca n. 6284 sulla protezione della famiglia e la prevenzione della violenza contro le donne e tutte le misure individuate nella pertinente giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo; è profondamente preoccupato per l'imputazione presentata dall'ufficio dei crimini intellettuali e industriali dell'Ufficio del procuratore generale di Istanbul, che chiede la chiusura della We Will Stop Femicides Platform (KCDP), uno dei più grandi e importanti gruppi di difesa dei diritti delle donne in Turchia che si batte contro la violenza di genere, accusando tale piattaforma di violare la moralità pubblica;

    12. rileva l'importanza di difendere la libertà di riunione e di manifestazione in Turchia, che è sancita dalla sua costituzione e costituisce un obbligo positivo derivante dal suo status di parte della Convenzione europea dei diritti dell'uomo; deplora il grave regresso della libertà di riunione e di manifestazione, che è sempre più sotto pressione alla luce dell'uso sistematico e dell'estensione dei divieti di proteste e manifestazioni emessi dai governatori provinciali, dell'uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici e giornalisti in un contesto di generale impunità dei funzionari delle autorità di contrasto, nonché delle sanzioni amministrative e delle azioni penali inflitte ai manifestanti con l'accusa di attività legate al terrorismo; è particolarmente preoccupato per il divieto imposto dal governatore della provincia di Van, in vigore da oltre cinque anni a Van; deplora gli attacchi contro i giornalisti in occasione di proteste pubbliche da parte delle forze di polizia turche, anche sulla base della direttiva dell'aprile 2021 del capo della direzione generale della sicurezza turca, che ha incaricato le forze di polizia turche di impedire alla stampa la registrazione di proteste e manifestazioni, successivamente sospesa dal Consiglio di Stato; ribadisce il suo invito alle autorità a far cadere le accuse nei confronti degli studenti dell'Università di Boğaziçi, nei confronti dei quali è stata avviata un'azione penale per aver esercitato il loro diritto di riunione pacifica, e sottolinea l'importanza di garantire la libertà accademica e l'autonomia delle università; si dice preoccupato, in tal senso, dalla recente decisione di rimuovere tre decani eletti dall'Università di Boğaziçi, il cui attuale rettore è stato designato mediante decreto presidenziale ad agosto 2021; accoglie con favore la dichiarazione del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) del 4 febbraio 2021, che ha ricordato che la pandemia di COVID-19 non può essere utilizzata come mezzo per mettere a tacere le voci di dissenso e ha condannato i discorsi d'odio dei funzionari di alto livello contro gli studenti LGBTI;

    13. riafferma la sua profonda preoccupazione per le misure sproporzionate e arbitrarie che limitano la libertà di espressione; rende atto dell'ulteriore diminuzione del numero di giornalisti in carcere in Turchia e dell'aumento del numero di assoluzioni nei casi contro giornalisti recentemente osservato; chiede il rilascio e l'assoluzione di tutti i giornalisti, scrittori, operatori dei media e utenti dei social media che rimangono detenuti illegalmente per aver semplicemente esercitato la loro professione e i loro diritti civili; accoglie con favore i recenti pronunciamenti del Consiglio di Stato che hanno sospeso l'esecuzione di alcuni articoli della normativa che disciplina le tessere stampa e della circolare della polizia che aveva vietato le registrazioni audiovisive delle manifestazioni pubbliche; esprime profonda preoccupazione, nel contempo, per i continui arresti arbitrari di giornalisti, operatori dei media e utenti dei social media, per il ricorso sistematico a vaghe accuse di terrorismo allo scopo di metterli a tacere, per le crescenti restrizioni e censure imposte alle piattaforme dei social media e per la pratica di indagare e perseguire le persone sulla base di accuse quali la presunta violazione dei valori islamici; è particolarmente costernato per il grave abuso dell'articolo 299 del codice penale turco sull'insulto al presidente, che può portare a una pena detentiva da uno a quattro anni; ritiene assolutamente sproporzionato che dal 2014, primo anno di mandato del presidente Erdoğan, siano state avviate oltre 160 000 indagini, siano state presentate oltre 35 500 cause e siano state pronunciate oltre 12 800 condanne per insulto al presidente; invita le autorità turche a modificare la legge sull'insulto al presidente in linea con le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e a seguire le raccomandazioni della commissione di Venezia al fine di allineare la legge turca in materia alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo; esprime particolare sgomento per il caso della giornalista Sedef Kabaş, recentemente condannata a due anni e quattro mesi di reclusione dalla 36a sezione del Tribunale penale di primo grado di Istanbul per aver presumibilmente "insultato il presidente" durante una trasmissione in diretta su TELE1 TV il 14 gennaio 2022; deplora il trattamento che la giornalista ha ricevuto da quando è stata arrestata a mezzanotte il 22 gennaio 2022 dopo essere stata pubblicamente presa di mira da alti funzionari del governo e aver trascorso 49 giorni in custodia cautelare, e denuncia il fatto che l'atto di accusa preparato dall'Ufficio del procuratore generale di Istanbul abbia chiesto fino a 12 anni e 10 mesi di carcere per reati differenti; ritiene che il caso sia un chiaro esempio di abuso dell'articolo 299 finalizzato a ottenere un effetto dissuasivo su qualunque giornalista o cittadino che possa esprimersi in modo critico nei confronti del presidente o del governo; esprime preoccupazione per la circolare presidenziale sulle attività di stampa e di trasmissione pubblicata il 28 gennaio 2022, in quanto potrebbe comportare restrizioni illecite ai diritti e alle libertà fondamentali; si dichiara preoccupato per il fatto che, tra tutti i membri del Consiglio d'Europa, la Turchia ha ricevuto il maggior numero di sentenze relative alle violazioni della libertà di espressione dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo nel 2021 e si rammarica del fatto che la Turchia figuri ancora tra i paesi in cui la libertà di stampa è maggiormente sotto attacco;

    14. sostiene che le azioni penali, la censura e le vessazioni persistenti nei confronti di giornalisti e media indipendenti continuano a destare preoccupazione in Turchia, e che la questione deve essere affrontata senza indugio in quanto erode la fibra democratica della società turca; esprime inoltre preoccupazione per gli attacchi contro giornalisti e oppositori nell'Unione europea; invita il presidente del Consiglio superiore turco della radio e della televisione (RTÜK) a desistere dall'imposizione eccessiva di ammende e divieti di trasmissione che limitano la legittima libertà di espressione dei giornalisti e delle emittenti turchi; è preoccupato per la minaccia dell'RTÜK di bloccare le emittenti internazionali Deutsche Welle, Euronews e Voice of America se non richiederanno licenze di trasmissione che consentano all'organo di controllo di monitorare i loro contenuti; chiede all'RTÜK di cessare le misure punitive discriminatorie nei confronti delle emittenti indipendenti; deplora che vi sia una crescente influenza economica da parte del governo, compresa una mancanza di trasparenza nella distribuzione dei fondi pubblici (pubblicità, appalti pubblici), che consente allo stesso di esercitare un controllo quasi completo dei mezzi di comunicazione di massa; è preoccupato per la diffusione della propaganda di Stato da parte dei mezzi di informazione statali e filogovernativi; invita il presidente dell'Agenzia della pubblicità a mezzo stampa (BİK) a garantire che i divieti di pubblicità pubblica non servano a reprimere i media indipendenti, come avvenuto con il quotidiano Evrensel, in uno dei capitoli più bui nella storia della stampa turca; invita il direttore delle comunicazioni della presidenza turca a garantire che le richieste di tessera stampa siano trattate rapidamente e a porre fine all'uso di denunce penali e di una retorica belligerante nei confronti dei giornalisti; invita la Grande assemblea nazionale turca a dare seguito alla sentenza della Corte costituzionale turca del gennaio 2022, in cui si chiede di riformulare l'articolo 9 della legge su Internet per proteggere le libertà di espressione e di stampa; è particolarmente allarmato per il caso del giornalista turco-cipriota Ali Kişmir, al quale è stato recentemente vietato l'ingresso in Turchia e che è stato accusato di aver espresso critiche nei confronti di Ankara;

    15. prende atto dell'adozione da parte della Turchia, nel 2021, del quarto e del quinto pacchetto giudiziario che, nonostante i passi nella giusta direzione, risultano modesti e non rispondono alle principali preoccupazioni; afferma tuttavia che i problemi attuali non derivano unicamente da una legislazione problematica, ma sono spesso ascrivibili al fallimento e alla mancanza di volontà politica per attuare le disposizioni adeguate esistenti; rimane preoccupato per la continua erosione dello Stato di diritto e dell'indipendenza e imparzialità della magistratura in Turchia, unitamente all'effetto dissuasivo dei licenziamenti di massa effettuati dal governo negli ultimi anni nonché alle dichiarazioni pubbliche dei dirigenti sui procedimenti giudiziari in corso, che compromettono l'indipendenza, l'imparzialità e la capacità generale della magistratura di fornire un ricorso effettivo alle violazioni dei diritti umani; osserva con rammarico che, in tale contesto, le riforme della magistratura non pongono rimedio a tali criticità fondamentali; sottolinea che tale aspetto desta la massima preoccupazione, in quanto rappresenta la pietra angolare di un sistema democratico funzionante al servizio e a beneficio della popolazione; prende atto della nomina alla Corte costituzionale turca, nel gennaio 2021, di un giudice che aveva ricoperto la carica di giudice della Corte di cassazione per soli 20 giorni e in precedenza aveva svolto la funzione di procuratore capo di Istanbul, dove era stato coinvolto nelle cause controverse intentate nei confronti, tra gli altri, di Osman Kavala, dei manifestanti di Gezi Park e dei giornalisti Can Dündar e Erdem Gül; sottolinea che il Consiglio dei giudici e dei pubblici ministeri (HSK) costituisce il principale elemento di preoccupazione per quanto riguarda la mancanza di indipendenza della magistratura; ribadisce il suo invito a far fronte alle carenze nella struttura e nel processo di selezione dei membri di tale consiglio al fine di garantirne l'indipendenza e porre fine alle sue decisioni arbitrarie; condanna con forza i licenziamenti e le destituzioni forzate di un gran numero di giudici e pubblici ministeri turchi; ricorda che qualunque licenziamento e nomina all'interno della magistratura dovrebbe essere soggetto a un controllo particolarmente rigoroso, che al ramo esecutivo dovrebbe essere proibito di interferire con la magistratura o di esercitare influenza sulla stessa e che la nomina dei giudici deve rispettare i principi di indipendenza e imparzialità; esprime sgomento per le segnalazioni relative a un modello di persecuzione degli avvocati che rappresentano persone accusate di terrorismo, in base al quale gli avvocati sono stati perseguiti per lo stesso reato ascritto al loro cliente, o per un reato connesso, in un contesto in cui ciò ha costituito un chiaro ostacolo all'esercizio del diritto a un processo equo e all'accesso alla giustizia; sollecita il governo turco a garantire l'operato indipendente degli avvocati e a rilasciare tutte le persone detenute illegalmente semplicemente per aver ottemperato ai loro obblighi di legge; osserva con profonda preoccupazione che, nonostante la revoca formale dello stato di emergenza nel mese di luglio 2018, il suo impatto sulla democrazia e sui diritti fondamentali continua a essere fortemente sentito e incide tuttora su molti individui, tra gli oltre 152 000 funzionari pubblici, tra cui insegnanti, medici, docenti universitari (di pace), avvocati, giudici e pubblici ministeri, che sono stati licenziati in modo arbitrario e ai quali è stato vietato in modo permanente di lavorare nel settore pubblico o di svolgere persino la loro professione nel complesso; sottolinea che molti di tali licenziamenti continuano ad avere effetti devastanti sugli interessati e sulle loro famiglie, compresa una stigmatizzazione sociale e professionale duratura; nutre forti dubbi sul funzionamento della commissione d'inchiesta sullo stato delle misure di emergenza quale meccanismo di rimedio interno a causa della sua mancanza di indipendenza e imparzialità; osserva che le cancellazioni arbitrarie dei passaporti, nonostante alcuni miglioramenti incrementali, continuano a rappresentare una grave violazione della libertà di circolazione;

    16. esprime preoccupazione per il numero sempre maggiore di ricorsi presentati alla Corte costituzionale in merito a violazioni dei diritti costituzionali e per la mancata attuazione di modifiche qualora tali violazioni vengano individuate; prende atto delle recenti dichiarazioni del presidente della Corte costituzionale, che ha riconosciuto che più del 73 % delle oltre 66 000 denunce ricevute nel 2021 riguardava il diritto a un processo equo e ha descritto tale situazione come "disastrosa"; mette in discussione la legittimità delle modifiche apportate alle norme procedurali del tribunale che consentono di rinviare di un anno le decisioni;

    17. prende atto dell'adozione di un nuovo piano d'azione sui diritti umani da parte delle autorità turche a marzo 2021, che accoglie con favore in linea di principio; osserva, tuttavia, che esso lascia irrisolte diverse questioni di fondo e che l'impegno del governo sarà misurato sulla base della sua attuazione e delle riforme che saranno intraprese per garantirne l'applicazione a tutti i cittadini senza discriminazioni; esorta le autorità turche a intensificare gli sforzi per affrontare efficacemente la drammatica situazione dei curdi, degli armeni e, in particolare, degli alloggi e dell'istruzione della comunità rom, che continuano a dover far fronte a livelli relativamente più elevati di povertà, disoccupazione, discriminazione ed esclusione;

    18. chiede la piena attuazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e delle risoluzioni provvisorie del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sull'obiezione di coscienza; prende atto, in tal senso, del piano d'azione presentato dalle autorità turche al Comitato dei ministri e le incoraggia a mettere a punto ulteriori misure per garantire, attraverso la necessaria legislazione, un esercizio equo e accessibile del diritto all'obiezione di coscienza al servizio militare; esprime preoccupazione per il crescente numero di denunce presentate dinanzi alla Corte costituzionale riguardanti l'obiezione di coscienza sin dalla presentazione della prima denuncia nel 2017, che sono rimaste pendenti senza alcuna comunicazione essenziale con i ricorrenti; esorta ad apportare le necessarie modifiche giuridiche per porre fine al ciclo dei procedimenti giudiziari e delle pene, nonché a tutte le restrizioni che colpiscono gli obiettori di coscienza;

    19. invita le autorità turche a promuovere riforme positive ed efficaci in materia di libertà di pensiero, coscienza e religione, consentendo alle comunità religiose di ottenere personalità giuridica e diritti all'istruzione e applicando le raccomandazioni della commissione di Venezia sullo status delle comunità religiose e tutte le pertinenti sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e le risoluzioni del Consiglio d'Europa, anche sulla popolazione greco-ortodossa delle isole di Gökçeada (Imbros) e Bozcaada (Tenedos); invita il governo turco a intensificare gli sforzi attuali concernenti, tra l'altro, il riconoscimento pubblico dell'identità alevita, lo status giuridico dei cemevi e il loro finanziamento, in conformità delle pertinenti sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo sull'insegnamento obbligatorio della religione e dell'etica e sui luoghi di culto aleviti; invita le autorità turche a rispettare appieno il carattere storico e culturale dei monumenti e dei simboli culturali e religiosi, in particolare quelli che sono classificati come patrimonio mondiale dell'UNESCO; prende atto con preoccupazione dei recenti sviluppi relativi allo storico monastero di Panagia Sumela, che figura nell'elenco dei siti candidati a far parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO; sottolinea la necessità di eliminare le restrizioni alla formazione, alla nomina e alla successione dei membri del clero, di consentire la riapertura del seminario di Halki, chiuso dal 1971, e di rimuovere tutti gli ostacoli per consentirne il corretto funzionamento; ribadisce il suo invito alla Turchia a rispettare il ruolo del Patriarcato ecumenico per i cristiani ortodossi in tutto il mondo, a riconoscere la sua personalità giuridica e l'uso pubblico del titolo ecclesiastico di Patriarca ecumenico; si rammarica del fatto che, a seguito dell'annullamento nel 2013, non sia stato ancora pubblicato un nuovo regolamento elettorale per le fondazioni non musulmane, il che ha creato gravi problemi per la corretta amministrazione di tali fondazioni, in quanto non possono aver luogo elezioni; rileva con preoccupazione che continuano a essere segnalati discorsi d'odio e reati generati dall'odio contro le minoranze religiose, principalmente gli aleviti, i cristiani e gli ebrei, e che le indagini sono rimaste infruttuose; esorta le autorità turche a perseguire efficacemente i responsabili e a proteggere adeguatamente tutte le minoranze religiose;

    20. deplora la continua pressione legale e amministrativa esercitata dal governo turco sulla società civile, i difensori dei diritti umani, gli avvocati, gli accademici, i sindacalisti, i giornalisti, le minoranze etniche e religiose e numerosi cittadini turchi, nonché la progressiva riduzione dello spazio per operare liberamente in Turchia; denuncia la chiusura arbitraria delle organizzazioni della società civile, tra cui importanti ONG per i diritti umani e organi di informazione; invita la Turchia a considerare le voci critiche o dissenzienti, compresi i difensori dei diritti umani, gli avvocati, gli accademici e i giornalisti, come contributo prezioso al dialogo sociale, piuttosto che come forze destabilizzanti, per consentire loro di operare conformemente ai loro doveri e nell'ambito delle loro competenze, nonché di esercitare liberamente la loro professione, in quanto ciò garantisce una democrazia e una società più sane in generale; ribadisce il suo invito al governo turco a rivedere la legge sulla prevenzione del finanziamento della proliferazione delle armi di distruzione di massa del dicembre 2020, che conferisce al ministro degli Interni e al presidente turco ampi poteri per limitare le attività delle ONG, dei partenariati commerciali, dei gruppi indipendenti e delle associazioni e sembra essere finalizzata a limitare, restringere e controllare ulteriormente la società civile; esprime preoccupazione per le osservazioni formulate dal commissario per i diritti umani e dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, secondo cui le organizzazioni per i diritti umani sono state le prime a essere sottoposte controlli a norma di tale legge; invita l'UE e i suoi Stati membri ad esercitare maggiore pressione sul governo turco e a intensificare il loro sostegno ai difensori dei diritti umani e alla società civile indipendente in Turchia, anche attraverso i pertinenti strumenti finanziari; invita la Commissione a fornire, attraverso lo strumento di assistenza preadesione (IPA III) e i pertinenti programmi dello strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale-Europa globale, finanziamenti sufficienti per la società civile, gli attori non statali e i contatti interpersonali, al fine di dare priorità agli sforzi a favore della democrazia che potrebbero contribuire a generare la volontà politica necessaria per rafforzare le relazioni UE-Turchia; invita la Commissione a valutare il finanziamento dei governi locali per quanto riguarda i progetti di interesse reciproco; sottolinea che l'assistenza finanziaria a titolo dell'IPA III si basa sulla condizionalità legata all'approccio "priorità alle questioni fondamentali" e ribadisce, in tale contesto, la sua richiesta che i finanziamenti IPA per le riforme in Turchia siano erogati in piena trasparenza e gestiti direttamente dall'UE o da un'istituzione internazionale riconosciuta;

    21. esprime profonda preoccupazione per il deterioramento, sponsorizzato dallo Stato, della situazione dei diritti umani delle persone LGBTI, in particolare per quanto riguarda gli attacchi fisici (specialmente nei confronti delle persone transgender), i divieti prolungati di marce del Pride in tutto il paese, le restrizioni alle libertà di riunione, associazione ed espressione e la censura nei media e online ed esorta il governo turco a tutelare i loro diritti legali e in termini di parità; ribadisce la necessità di adottare misure volte a garantire che tutti i cittadini possano godere di queste libertà in modo sicuro; pone in rilievo la posizione sempre più omofoba del governo turco e il ricorso all'incitamento all'odio nei confronti delle persone LGBTI da parte di funzionari di alto livello, che mira a stigmatizzare e criminalizzare la comunità LGBTI e può fungere da terreno fertile per i reati generati dall'odio e da potente facilitatore di maggiori molestie, discriminazioni e potenziali violenze; ricorda che gli obblighi della Turchia stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo prevedono la responsabilità di combattere le discriminazioni e la violenza contro le persone LGBTI ed esorta le autorità a tenere fede ai propri impegni; chiede di aggiungere l'orientamento sessuale, l'identità di genere e le caratteristiche sessuali tra i motivi tutelati nella disposizione antidiscriminazione del diritto del lavoro; sottolinea il ricorso ai procedimenti giudiziari come strumento per mettere a tacere i difensori dei diritti umani, le ONG e gli avvocati e per limitare l'attivismo, in particolare dei difensori dei diritti LGBTI; esprime preoccupazione per le indagini penali nei confronti degli ordini degli avvocati di Istanbul, Ankara e Diyarbakır e per il caso che ha coinvolto i partecipanti alla marcia del Pride del 2019 presso il politecnico del Medio Oriente di Ankara; accoglie con favore il proscioglimento di questi ultimi; segue con particolare apprensione il processo in corso contro il comitato esecutivo e il presidente dell'ordine degli avvocati di Ankara, nel quale l'Ufficio del procuratore generale di Ankara chiede fino a due anni di reclusione con l'accusa di avere "insultato un funzionario pubblico" per aver criticato il capo della direzione per gli affari religiosi (Diyanet) per le sue affermazioni dichiaratamente omofobe rilasciate il 14 aprile 2020, secondo cui "l'Islam maledice l'omosessualità [...] in quanto genera malattie e fa marcire le generazioni"; esorta le autorità turche a porre in essere tutte le misure giuridiche necessarie per porre fine a qualsiasi discriminazione basata sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, in linea con l'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; invita le autorità ad allineare la legislazione penale relativa ai reati generati dall'odio di matrice omofobica e transfobica alla raccomandazione di politica generale n. 7 della Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza; esorta la Turchia a ritirare tutte le accuse contro i partecipanti pacifici agli eventi LGBTI nonché ad annullare i divieti prolungati di marce del Pride; 

    22. è profondamente preoccupato per i continui attacchi contro i partiti di opposizione, segnatamente l'HDP e altri, tra cui il Partito popolare repubblicano (CHP), come ad esempio le pressioni su di essi esercitate, la loro chiusura forzata e l'incarcerazione dei loro membri, tutti episodi che compromettono il corretto funzionamento del sistema democratico; sottolinea che la democrazia presuppone un contesto in cui i partiti politici, la società civile e i mezzi di comunicazione possano funzionare senza essere sottoposti a minacce o restrizioni arbitrarie;

    23. rileva con grande apprensione che l'HDP, i suoi sindaci eletti e le sue organizzazioni di partito, comprese quelle giovanili, vengono presi specificamente e costantemente di mira oltre che criminalizzati dalle autorità turche, il che ha portato a una situazione in cui oltre 4 000 membri dell'HDP sono attualmente in carcere; continua a condannare con forza il protrarsi, dal novembre 2016, della detenzione di Selahattin Demirtaș e Figen Yüksekdağ, ex copresidenti dell'HDP, e ne chiede il rilascio immediato; è costernato dalla continua inosservanza e dalla mancata applicazione da parte delle autorità turche delle decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo che obbligano la Turchia a rilasciare immediatamente Selahattin Demirtaș; condanna risolutamente la richiesta di imputazione finalizzata alla chiusura del partito HDP e all'esclusione dalla vita politica di 471 persone, compresi molti degli attuali leader del partito, che è stata avanzata dal procuratore generale della Corte di cassazione turca e accettata all'unanimità dalla Corte costituzionale nel giugno 2021 e vieta loro di svolgere qualsiasi tipo di attività politica nei prossimi cinque anni; ricorda che in passato la Corte costituzionale ha messo al bando sei partiti politici filo-curdi; osserva con profonda preoccupazione che il tentativo di dissoluzione dell'HDP è il culmine di una stretta sul partito che va avanti da diversi anni, e ribadisce che bandire il partito sarebbe un grave errore politico, poiché sferrerebbe un colpo irreversibile al pluralismo e ai principi democratici; sottolinea inoltre il ruolo della 22a sezione del Tribunale di Ankara competente per i reati più gravi nella cosiddetta causa Kobane nei confronti di 108 persone, tra cui numerosi esponenti dell'HDP; mette in evidenza il ruolo speciale del pubblico ministero e chiede chiarezza, in particolare, sulle presunte interferenze politiche documentate nel fascicolo; si interroga inoltre sul modo in cui il tribunale abbia potuto esaminare e accettare un documento di 3 530 pagine in una sola settimana, senza ascoltare gli imputati;

    24. esprime il proprio timore circa la causa in corso nei confronti della vicepresidente del CHP Gökçe Gökçen, nel quadro di un'indagine contro l'intero consiglio di amministrazione del partito, motivata dalla pubblicazione e distribuzione di un opuscolo; è costernato dal fatto che, delle tre denunce presentate contro di lei, l'Ufficio del procuratore generale di Ankara abbia accusato Gökçe Gökçen di avere aggredito fisicamente il presidente, un reato che prevede una pena di almeno cinque anni di reclusione, in relazione alla pubblicazione del suddetto opuscolo; osserva che, mentre questo procedimento è stato respinto dalla 18a Alta Corte penale del tribunale di Ankara, gli altri due procedimenti per calunnia, incitamento all'odio e diffamazione contro il presidente sono ancora in corso; resta seriamente in apprensione per i continui attacchi politici e giudiziari a Canan Kaftancıoğlu, presidente provinciale del CHP di Istanbul, che si esprimono con un crescente numero di processi intentati nei suoi confronti; esprime preoccupazione per l'arbitrarietà del protrarsi del processo di registrazione del partito ambientalista turco, il quale ha richiesto al ministero dell'Interno turco un'attestazione di costituzione in partito il giorno della sua costituzione, nel settembre 2020, senza mai riceverla;

    25. condanna il frequente ricorso alla revoca del mandato parlamentare dei deputati dell'opposizione, che danneggia gravemente l'immagine del parlamento turco come istituzione democratica; ricorda a questo proposito il recente giudizio espresso dalla Corte europea dei diritti dell'uomo il 1° febbraio 2022, che ha stabilito che la revoca nel 2016 dell'immunità di 40 membri del parlamento appartenenti all'HDP ha violato il diritto alla libertà di espressione e la libertà di associazione; segue con preoccupazione il caso della deputata dell'HDP Diyarbakır Semra Güzel, accusata di presunta "appartenenza a un'organizzazione terroristica" in relazione a immagini scattate cinque anni fa e la cui immunità legislativa è stata revocata il 1º marzo 2022;

    26. ribadisce la sua condanna della decisione adottata dalle autorità turche di revocare l'incarico a 150 sindaci democraticamente eletti sulla base di prove opinabili e della loro sostituzione arbitraria con commissari non eletti nominati dal governo centrale; condanna il fatto che, solo dopo le ultime elezioni locali del 31 marzo 2019, 32 dei 65 sindaci dell'HDP democraticamente eletti nella Turchia mediorientale sono stati rimossi dal governo, venendo in molti casi sostituiti da commissari; è fermamente convinto che queste decisioni illegali compromettano la democrazia a livello locale e costituiscano un attacco diretto ai più elementari principi della democrazia, privando milioni di elettori dei loro rappresentati democraticamente eletti; chiede alla Turchia di reintegrare nella propria funzione i sindaci destituiti; critica fermamente le misure politiche, legislative e amministrative adottate dal governo turco per paralizzare i comuni gestiti dai sindaci dei partiti di opposizione a Istanbul, Ankara e Smirne;

    27. prende atto delle recenti riforme elettorali adottate senza un consenso trasversale dei partiti e dell'abbassamento della soglia elettorale dal 10 % al 7 %, che è ancora troppo elevata; prende atto con preoccupazione delle modifiche apportate alla procedura di selezione delle commissioni elettorali provinciali responsabili dello spoglio dei voti e delle procedure di ricorso, che finora erano composte dai giudici di più alto grado ma che saranno ora selezionate mediante estrazione a sorte; ribadisce il suo invito alla Turchia a migliorare a tutti i livelli il contesto più ampio per le elezioni nel paese, garantendo condizioni libere ed eque per tutti i candidati e i partiti e allineandosi alle raccomandazioni della commissione di Venezia e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa;

    28. riconosce che la Turchia manifesta legittime preoccupazioni in materia di sicurezza e ha il diritto di combattere il terrorismo; sottolinea tuttavia che ciò deve avvenire nel pieno rispetto dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali; ribadisce la sua ferma e inequivocabile condanna degli attacchi terroristici violenti da parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che dal 2002 figura nell'elenco dell'UE delle organizzazioni terroristiche; ricorda l'importanza per la Turchia, l'UE e i suoi Stati membri di cooperare strettamente nella lotta al terrorismo, compreso il Daesh; esorta le autorità turche a continuare ad adoperarsi per sviluppare una stretta cooperazione con l'UE nella lotta al terrorismo, al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo e per allineare la propria legislazione in materia di terrorismo e le relative pratiche alle norme europee; prende atto dei negoziati in corso in merito a un accordo internazionale sullo scambio di dati personali tra Europol e le autorità turche competenti nella lotta alla criminalità e al terrorismo; esprime l'auspicio che tali negoziati rispettino le norme europee in materia di protezione dei dati e diritti fondamentali; ribadisce il proprio invito alla Turchia ad allineare la sua normativa sulla protezione dei dati alle norme dell'UE al fine di consentire la cooperazione con Europol e rafforzare il corpus regolamentare in materia di lotta al riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo e criminalità informatica;

    29. sottolinea che le disposizioni antiterrorismo in Turchia sono ancora troppo ampie e utilizzate in modo arbitrario per la repressione dei diritti umani e delle voci critiche nel paese, sia da parte di giornalisti che di oppositori politici, e sottolinea che abusando della normativa antiterrorismo, le autorità riducono la gravità di questa costante minaccia; osserva che in tale contesto si verificano ancora casi di sparizioni forzate; esprime la propria profonda apprensione per la decisione del ministro dell'Interno di avviare un'indagine speciale nel comune metropolitano di Istanbul per presunti legami con il terrorismo nei confronti di oltre 550 dei suoi dipendenti e per i continui attacchi giudiziari ai danni di Öztürk Türkdoğan, insigne avvocato per i diritti umani e copresidente dell'associazione per i diritti umani (İHD), processato dalla 19a sezione penale del tribunale di Ankara competente per i reati più gravi con l'accusa di "appartenenza a organizzazione armata illegale" a seguito della richiesta di imputazione avanzata dall'Ufficio del procuratore generale di Ankara, da cui comunque è stato infine prosciolto;

    30. resta profondamente preoccupato per la situazione della popolazione curda nel paese e per la situazione nel Sud-est della Turchia per quanto riguarda la protezione dei diritti umani, la libertà di espressione e la partecipazione politica; è particolarmente preoccupato per le numerose denunce di ricorso a torture e maltrattamenti ai danni dei detenuti da parte delle forze dell'ordine nel rispondere a minacce per la sicurezza percepite e presunte nel Sud-est della Turchia; condanna le misure di fermo adottate dalla polizia nei confronti di figure di spicco della società civile e oppositori politici nel sud-est della Turchia e invita la Turchia a garantire la protezione e la sicurezza dei difensori dei diritti umani e ad avviare prontamente indagini indipendenti su tali casi; condanna l'oppressione delle minoranze etniche e religiose, tra cui il divieto, nella costituzione turca, di utilizzare le lingue di gruppi quali la comunità curda come lingue madri nell'istruzione e in tutti gli ambiti della vita pubblica; ribadisce che tale divieto rappresenta una violazione del diritto internazionale che protegge i diritti delle persone di affermare la loro appartenenza a una minoranza etnica o religiosa e di esprimersi nella lingua tradizionale della loro minoranza; sottolinea l'urgenza di riprendere un processo politico credibile che coinvolga tutte le parti e le forze democratiche pertinenti e che conduca a una soluzione pacifica della questione curda;

    31. condanna risolutamente le estradizioni forzate, i rapimenti e i sequestri di cittadini turchi che risiedono al di fuori della Turchia in violazione del principio dello Stato di diritto e dei diritti umani fondamentali; esorta l'UE ad affrontare questa preoccupante pratica nei suoi Stati membri, nonché nei paesi candidati e associati; è preoccupato per i tentativi del governo turco di influenzare i membri della diaspora turca nell'UE, ad esempio attraverso la presidenza dello YTB (Turks Abroad and Related Communities) e l'Unione turco-islamica per gli affari religiosi (DITIB), il che potrebbe interferire con i processi democratici in alcuni Stati membri; resta preoccupato per il fatto che il movimento razzista di estrema destra Ülkücü, noto anche come "Lupi grigi", strettamente legato al Partito del movimento nazionalista (MHP) della coalizione al governo, si stia diffondendo non solo in Turchia, ma anche negli Stati membri dell'UE; chiede all'UE e ai suoi Stati membri di valutare la possibilità di vietarne le associazioni nei paesi dell'UE; invita gli Stati membri a monitorare attentamente le attività razziste di tale organizzazione e a prendere misure per limitarne l'influenza; invita le divisioni per le comunicazioni strategiche del SEAE a documentare i casi sospetti di disinformazione turca, in particolare in Africa, nei Balcani occidentali e nella regione del Medio Oriente e del Nordafrica, e a riferire le sue conclusioni al Parlamento europeo; esprime preoccupazione per il fatto che gli uiguri che vivono in Turchia continuano a essere a rischio di detenzione ed espulsione in paesi terzi, con il rischio di essere potenzialmente consegnati alla Cina, dove potrebbero subire gravi persecuzioni; invita le autorità turche a sospendere la ratifica del trattato di estradizione firmato con la Cina;

    32. ribadisce le sue preoccupazioni in merito al rifiuto della Turchia di attuare le raccomandazioni del Comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti; invita la Turchia a rispettare una politica di tolleranza zero nei confronti della tortura e a indagare debitamente sulle denunce costanti e credibili di torture, maltrattamenti e trattamenti disumani o degradanti durante la custodia cautelare, gli interrogatori o la detenzione, allo scopo di porre fine all'impunità e chiamare i responsabili a rispondere delle loro azioni; accoglie con favore la recente modifica della legislazione penitenziaria che sostituisce il termine "perquisizione fisica" con il termine "perquisizione dettagliata" e invita il direttore della direzione generale per le carceri e gli istituti penitenziari a garantire la completa applicazione dello stesso "nel rispetto della dignità e dell'onore umani", come si legge nella normativa modificata, dal momento che sussistono accuse credibili che indicano il protrarsi di tale pratica, anche sui minori che visitano le carceri; manifesta profonda preoccupazione per la situazione nelle carceri sovraffollate della Turchia, che aggrava il pericolo mortale della pandemia di COVID-19 per i detenuti; esprime inoltre profonda preoccupazione per le restrizioni arbitrarie del diritto dei detenuti di ricevere cure mediche e del diritto di visita; sottolinea che, secondo i dati dell'associazione turca per i diritti umani (IHD), i detenuti malati sono attualmente 1 605, 604 dei quali in condizioni gravi; deplora il perdurare della detenzione dell'ex membro del parlamento Aysel Tuğluk, nonostante le sue precarie condizioni di salute, confermate da certificati medici respinti dal Consiglio statale di medicina forense (ATK); chiede il rilascio immediato di Aysel Tuğluk; è sconcertato per la pratica denunciata di arrestare donne incinte e puerpere ed esorta la Turchia a rilasciare tutte le donne interessate e a porre fine alla pratica di arrestare donne incinte poco prima o subito dopo il parto; esprime preoccupazione per le persecuzioni ai danni del membro dell'HDP Ömer Faruk Gergerlioğlu, sottoposto di recente a divieto di espatrio e attualmente indagato dall'Ufficio del procuratore generale di Kandıra con l'accusa, recentemente archiviata, di "vilipendio dello Stato e dei suoi organi", di "aver influenzato un esperto" e di "apologia di reato" per aver chiesto il rilascio di Aysel Tuğluk;

    33. è costernato dall'assordante silenzio del difensore civico turco alla luce della grave situazione in cui versano i diritti fondamentali nel paese, come descritto sopra; invita il difensore civico capo della Turchia a garantire che la sua istituzione diventi uno strumento utile per i cittadini turchi e svolga un ruolo attivo nel rafforzare la cultura della ricerca di mezzi di ricorso, uno degli obiettivi dell'istituzione; si rammarica del fatto che né il difensore civico né l'istituzione turca per i diritti umani e l'uguaglianza, le due principali istituzioni a difesa dei diritti umani, siano indipendenti dal punto di vista operativo, strutturale o finanziario; esorta le autorità turche ad adottare le necessarie misure affinché queste istituzioni osservino, laddove opportuno, i principi di Parigi e la raccomandazione della Commissione sulle norme riguardanti gli organismi per la parità[13]; deplora che alcuni membri dell'istituzione turca per i diritti umani e l'uguaglianza abbiano dimostrato un atteggiamento negativo verso i diritti umani fondamentali, tra cui l'uguaglianza di genere, i diritti delle donne e i diritti LGBTIQ, e abbiano espresso il loro sostegno al ritiro della Turchia dalla convenzione di Istanbul; invita la commissione d'inchiesta sui diritti umani della Grande assemblea nazionale della Turchia a esercitare tutti i propri poteri per indagare e individuare le responsabilità relative alle violazioni dei diritti umani nel paese e a proporre modifiche legislative per garantire l'allineamento della legislazione nazionale alle convenzioni internazionali sui diritti umani di cui la Turchia è parte;

    34. ricorda che la libertà sindacale e il dialogo sociale sono fondamentali per lo sviluppo e la prosperità di una società pluralistica; si rammarica, in tale contesto, delle continue carenze legislative in materia di diritto del lavoro e diritti sindacali e sottolinea che il diritto di organizzazione, il diritto di contrattazione collettiva e il diritto di sciopero sono diritti fondamentali dei lavoratori; manifesta ulteriore preoccupazione per il persistere di forti discriminazioni antisindacali da parte dei datori di lavoro e per i licenziamenti, le molestie e la detenzione cui i dirigenti e i membri di alcuni sindacati continuano a essere soggetti; esprime altresì preoccupazione per i licenziamenti sistematici dei lavoratori che tentano di organizzarsi; invita le autorità turche ad allinearsi alle norme fondamentali dell'Organizzazione internazionale del lavoro che il paese si è impegnato ad applicare, a rimuovere gli ostacoli che limitano l'esercizio dei diritti sindacali e a utilizzare efficacemente il dialogo sociale, anche per le misure di ripresa socioeconomica connesse alla COVID-19;

    Relazioni più ampie UE-Turchia e politica estera turca

    35. esprime il suo sincero apprezzamento per il chiaro supporto delle autorità turche all'indipendenza, alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina e per la loro condanna dell'ingiustificata invasione e aggressione militare dell'Ucraina da parte della Russia; sottolinea l'importanza vitale di una forte collaborazione UE-Turchia in materia di politica estera e di sicurezza nel complesso contesto attuale e, in tale ottica, accoglie con favore il deciso allineamento della Turchia alla NATO e all'UE; sottolinea che la Turchia è un alleato della NATO e un partner strategico al quale ci legano importanti interessi; elogia la decisione della Turchia di invocare la Convenzione di Montreux del 1936 imponendo a tutte le nazioni che si affaccino o meno sul Mar Nero di interrompere il passaggio attraverso i propri stretti; accoglie inoltre con favore l'attuale assistenza finanziaria e umanitaria della Turchia all'Ucraina, nonché la disponibilità aperta del governo turco a fungere da mediatore tra le parti coinvolte nel conflitto; invita la Turchia a riconsiderare, alla luce della gravità della situazione, la sua posizione di principio in merito alla mancata applicazione di sanzioni nei confronti delle autorità russe responsabili di questa grave violazione del diritto internazionale nonché di oligarchi e funzionari ad esse vicini; sottolinea, a tale proposito, il suo auspicio che la Turchia, coerentemente con la sua posizione sull'aggressione russa contro l'Ucraina, eviti di diventare un rifugio sicuro per i capitali e gli investimenti russi, eludendo così in modo palese le sanzioni dell'UE; incoraggia la Turchia a chiudere il proprio spazio aereo ai velivoli aerei russi;

    36. plaude agli sforzi compiuti dalla Turchia per continuare a ospitare il maggior numero di rifugiati al mondo; accoglie con favore, a tale proposito, la costante erogazione di finanziamenti dell'UE destinati ai rifugiati e alle comunità di accoglienza in Turchia ed esprime il proprio impegno a mantenere tale sostegno in futuro; invita la Commissione ad adottare la massima trasparenza e precisione nell'assegnazione dei fondi nell'ambito del successore dello strumento per i rifugiati in Turchia, e chiede di assicurare che tali fondi siano assegnati per la maggior parte direttamente ai rifugiati e alle comunità ospitanti e che siano gestiti da organizzazioni che garantiscano la responsabilità e la trasparenza; sostiene una valutazione obiettiva della cooperazione tra l'UE e la Turchia in materia di rifugiati e migrazione e sottolinea l'importanza che entrambe le parti rispettino i rispettivi impegni assunti nel quadro della dichiarazione congiunta UE-Turchia del 2016 e dell'accordo di riammissione UE-Turchia nei confronti di tutti gli Stati membri, compresa la ripresa della riammissione dei migranti rimpatriati dalle isole greche, interrotta nel marzo 2020, o l'attivazione del programma volontario di ammissione umanitaria; ribadisce che il rispetto delle libertà fondamentali deve essere al centro del processo di attuazione della dichiarazione UE-Turchia; elogia vivamente il contributo essenziale della società civile e delle autorità locali in Turchia per l'integrazione dei rifugiati; sostiene un migliore e più ampio accesso ai servizi di protezione per gruppi vulnerabili specifici; invita il governo turco a migliorare l'accesso al mercato del lavoro per i rifugiati siriani e a mettere in atto misure per evitare il rischio di apolidia per un'intera generazione di bambini siriani nati in Turchia; riconosce la pressione migratoria che la Turchia sta affrontando, ma si oppone fermamente a qualsiasi strumentalizzazione dei migranti da parte del governo turco; esprime preoccupazione per le continue segnalazioni di respingimenti sommari di afghani e altri migranti che tentano di varcare il confine, nonché per le deportazioni arbitrarie in Siria; deplora il traffico di esseri umani e le violazioni dei diritti umani cui sono stati sottoposti i rifugiati in Turchia; ribadisce che i rimpatri dei rifugiati dovrebbero avvenire solo su base volontaria e in condizioni di sicurezza ed esorta la Turchia a permettere alle organizzazioni internazionali e nazionali un migliore accesso ai centri di espulsione, al fine di monitorare e fornire assistenza alle persone che attendono il rimpatrio; prende atto con preoccupazione dei segnali di un aumento degli attacchi razzisti e xenofobi contro gli stranieri, nonché del ricorso a una narrativa contro i rifugiati e di un crescente sentimento anti-immigrazione nella politica e nella società turche; osserva che nel 2021 a Cipro si è stato registrato un costante aumento delle domande di asilo e ricorda l'obbligo della Turchia di adottare tutte le misure necessarie per impedire la creazione di nuove rotte marittime o terrestri per la migrazione illegale dalla Turchia verso l'UE;

    37. ribadisce il proprio sostegno all'attuale unione doganale e invita la Turchia a tener fede ai propri obblighi, compresa l'eliminazione degli ostacoli non tariffari alla libera circolazione; ritiene che il rafforzamento delle relazioni commerciali possa portare benefici concreti ai cittadini della Turchia e dell'UE, e sostiene pertanto la proposta della Commissione di avviare negoziati per una modernizzazione reciprocamente vantaggiosa dell'unione doganale, accompagnata da un meccanismo di risoluzione delle controversie efficace ed efficiente; mette in guardia, tuttavia, che tale modernizzazione dell'unione doganale dovrebbe basarsi su una forte condizionalità relativa ai diritti umani e alle libertà fondamentali, al rispetto del diritto internazionale e a relazioni di buon vicinato, e che potrà realizzarsi solo quando la Turchia avrà dato piena attuazione al protocollo aggiuntivo per estendere l'accordo di Ankara a tutti gli Stati membri senza riserve e in modo non discriminatorio; sottolinea che entrambe le parti devono essere pienamente consapevoli di tale condizionalità democratica fin dall'avvio delle negoziazioni, poiché il Parlamento non presterà il proprio consenso all'accordo in assenza di risultati al riguardo;

    38. osserva che la liberalizzazione dei visti costituirebbe un passo importante per favorire i contatti interpersonali e che è di grande importanza per i cittadini turchi, in particolare per studenti, accademici, rappresentanti di imprese e persone con legami familiari negli Stati membri dell'UE; conferma il proprio supporto al processo di liberalizzazione dei visti una volta soddisfatte tutte le condizioni stabilite e incoraggia il governo turco ad adoperarsi per armonizzare la propria politica dei visti con quella dell'UE e a rispettare pienamente i 72 criteri individuati nella tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti in modo non discriminatorio verso tutti gli Stati membri; sottolinea che il progresso reale compiuto rispetto ai sei parametri di riferimento ancora in sospeso per la Turchia resta piuttosto scarso; constata che il nuovo piano d'azione sui diritti umani prevede un'accelerazione del soddisfacimento dei parametri di riferimento in sospeso; sottolinea che la revisione della legislazione turca antiterrorismo e della legge sulla protezione dei dati è una condizione indispensabile per garantire i diritti e le libertà fondamentali;

    39. deplora la recente riorganizzazione della direzione generale della Politica di vicinato e dei negoziati di allargamento (DG NEAR) della Commissione ad opera del commissario Varhélyi, a seguito della quale l'unità responsabile per la Turchia è stata incorporata alle unità responsabili per il "vicinato meridionale"; ritiene che tale riorganizzazione, apparentemente effettuata ai fini dell'efficienza e della razionalizzazione dell'organizzazione interna, sia un grave errore politico, che è stato pesantemente criticato non soltanto dal governo turco ma anche da attori turchi filoeuropei;

    40. accoglie con favore la decisione del governo turco di ratificare l'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, il suo impegno a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2053 e l'annuncio che si conformerà al Green Deal europeo; ritiene che l'applicazione del Green Deal europeo costituisca un'opportunità importante per l'UE e la Turchia di allineare le loro politiche commerciali e climatiche, e invita l'UE a coordinare strettamente e a sostenere la Turchia nell'adozione di misure ambiziose di protezione del clima; prende atto del ruolo di facilitazione che le agenzie europee e le alleanze industriali dell'UE possono svolgere nella cooperazione tra l'UE e la Turchia sulla trasformazione verde; invita la Turchia a continuare a progredire nell'allineamento alle direttive e all'acquis dell'UE in materia di ambiente e di azione per il clima; invita il governo turco a dare seguito al suo annuncio e a sviluppare una strategia e un piano d'azione nazionali per ridurre in modo significativo le emissioni di CO2; elogia il lavoro dei difensori dei diritti ambientali e mette in guardia contro il disastroso impatto ambientale dei grandi progetti di infrastrutture pubbliche; prende atto dell'avvio della costruzione del canale di Istanbul nel 2021 e sottolinea gli avvertimenti lanciati dagli ambientalisti e dall'associazione degli ingegneri ambientali secondo i quali il canale metterà a repentaglio le delicate forniture di acqua di Istanbul e devasterà l'ecosistema circostante, compreso l'equilibrio naturale tra il Mar Nero e il Mar di Marmara; invita le autorità turche ad agire immediatamente per proteggere il Mar di Marmara e a vietare tutti i progetti infrastrutturali che contribuirebbero ulteriormente all'inquinamento delle acque; accoglie, a tale proposito, la decisione del governo turco di assegnare al Mar di Marmara uno statuto speciale di protezione ambientale; ribadisce il suo invito al governo turco a sospendere i piani relativi alla centrale nucleare di Akkuyu e a consultare i governi dei paesi limitrofi in relazione a eventuali nuovi sviluppi del progetto in questione, che, essendo ubicato in una regione altamente sismica, rappresenta una seria minaccia non soltanto per la Turchia, ma anche per la regione del Mediterraneo in generale;

    41. riconosce che la Turchia può perseguire la propria politica estera in linea con i suoi interessi e obiettivi, ma auspica che tale politica venga difesa mediante la diplomazia e il dialogo sulla base del diritto internazionale e che, trattandosi di un paese candidato, sia sempre più allineata a quella dell'UE; è del parere che la cooperazione UE-Turchia nell'ambito della politica estera e di sicurezza sia di importanza fondamentale e che, per essere efficaci, le future strutture di sicurezza dell'UE, soprattutto nel vicinato, richiedono una collaborazione strategica e un migliore comunicazione con la Turchia; ritiene che sia possibile conseguire una maggiore cooperazione UE-Turchia in diversi ambiti della politica estera, ad esempio in relazione all'Ucraina e all'Afghanistan; ricorda altresì che l'UE e la NATO rimangono i partner di lunga data più affidabili della Turchia nella cooperazione internazionale in materia di sicurezza e invita la Turchia a mantenere la coerenza politica in materia di politica estera e di sicurezza in considerazione del suo ruolo di membro della NATO e del suo status di paese candidato all'adesione all'UE; si rammarica, in tale contesto, che la Turchia, tra tutti i paesi candidati, sia il meno allineato (14 %) alla politica estera e di sicurezza comune (PESC) e alla politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), e ribadisce il suo invito alla Turchia a invertire tale tendenza in via prioritaria, dato il grande potenziale che un'azione congiunta avrebbe in relazione alle diverse sfide che interessano la regione e il resto del mondo; osserva con preoccupazione, a tale proposito, che negli ultimi anni la politica estera della Turchia si è scontrata con le priorità dell'UE nell'ambito della PESC, anche per quanto riguarda il Caucaso, la Siria, la Libia e l'Iraq;

    42. plaude al recente riavvicinamento tra la Turchia e l'Armenia con riferimento alla decisione di avviare contatti bilaterali, alla nomina di rappresentanti speciali e alla ripresa dei voli tra i due paesi; ritiene che tale tentativo costituisca un'evoluzione estremamente favorevole, che ha un impatto positivo sulla prosperità e la sicurezza nella regione; incoraggia entrambe le parti a proseguire tali sforzi al fine di normalizzare pienamente le loro relazioni e invita l'UE a sostenere attivamente tale processo; incoraggia la Turchia a spianare la strada a un'autentica riconciliazione tra i popoli turco e armeno, compresa la risoluzione della controversia sul genocidio armeno, e a rispettare appieno gli obblighi che ha assunto in materia di salvaguardia del patrimonio culturale armeno e di altra origine; auspica che ciò possa portare a una dinamica di normalizzazione delle relazioni nel Caucaso meridionale; accoglie inoltre con favore gli sforzi diplomatici della Turchia volti a normalizzare le relazioni con diversi paesi del Medio Oriente, soprattutto con Israele; incoraggia nuovamente la Turchia a riconoscere il genocidio armeno;

    43. prende atto di un lieve allentamento delle tensioni nel Mediterraneo negli ultimi tempi, ma resta pienamente consapevole del fatto che tali dinamiche positive potrebbero essere invertite in qualsiasi momento, mentre le questioni sottostanti rimangono irrisolte; deplora, a questo proposito, le recenti dichiarazioni delle autorità turche che mettono in dubbio la sovranità della Grecia su alcune delle sue isole, dal momento che sono controproducenti e compromettono gli sforzi di allentamento delle tensioni; esorta nuovamente la Turchia e tutte le parti interessate a impegnarsi in buona fede nella risoluzione pacifica delle controversie e ad astenersi da qualsiasi azione o minaccia unilaterale; ribadisce, in particolare, il proprio invito a tutte le parti a dar prova di un impegno collettivo nel negoziare, in buona fede, la delimitazione delle zone economiche esclusive (ZEE) e della piattaforma continentale, in linea con le norme e i principi internazionali; condanna, a tale proposito, i comportamenti violenti delle navi da guerra turche ai danni delle navi da ricerca che effettuano indagini nella ZEE delimitata dalla Repubblica di Cipro; condanna inoltre le violazioni turche dello spazio aereo nazionale della Grecia, anche con sorvoli di zone abitate e territori, poiché tali azioni violano la sovranità e i diritti sovrani degli Stati membri dell'UE e non rispettano il diritto internazionale; esprime piena solidarietà alla Grecia e alla Repubblica di Cipro; ribadisce il diritto della Repubblica di Cipro di stipulare accordi bilaterali concernenti la propria ZEE e di esplorare e sfruttare le proprie risorse naturali nel pieno rispetto del diritto internazionale; osserva con rammarico che il casus belli dichiarato dalla Grande assemblea nazionale turca contro la Grecia nel 1995 non sia ancora stato ritirato; accoglie con favore la prosecuzione dei colloqui esplorativi tra la Grecia e la Turchia, che mirano ad affrontare la delimitazione della piattaforma continentale e della ZEE in linea con il diritto internazionale; esorta nuovamente il governo turco a firmare e ratificare la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che fa parte dell'acquis dell'UE; sostiene l'invito rivolto dal governo della Repubblica di Cipro alla Turchia a negoziare in buona fede la delimitazione marittima delle rispettive coste o di ricorrere alla Corte internazionale di giustizia, e invita la Turchia ad accettare l'invito di Cipro; accoglie con favore il contributo della Turchia alla sicurezza delle forniture di gas attraverso il collegamento del gasdotto transanatolico (TANAP) con il completato gasdotto transadriatico (TAP); ribadisce il proprio sostegno alla proposta del Consiglio europeo di organizzare una conferenza multilaterale sul Mediterraneo orientale e sottolinea che il Green Deal e la transizione energetica potrebbero offrire importanti opportunità per trovare soluzioni energetiche collaborative, sostenibili e inclusive nel Mediterraneo orientale; chiede di trasformare il Mediterraneo orientale in un autentico catalizzatore nell'ambito della dimensione esterna del Green Deal;

    44. si rammarica del fatto che il problema di Cipro rimanga irrisolto e sottolinea che una soluzione in linea con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e nel quadro concordato avrà un impatto positivo sulle relazioni della Turchia con l'UE; ribadisce fermamente che l'unica soluzione sostenibile al problema di Cipro è una risoluzione equa, globale e praticabile, anche nei suoi aspetti esterni, sulla base di una federazione composta da due comunità e due zone con un'unica personalità giuridica internazionale, un'unica sovranità, un'unica cittadinanza e uguaglianza politica, come stabilito nelle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e conformemente al diritto internazionale e nel rispetto dei principi su cui si fonda l'Unione; deplora che il governo turco abbia abbandonato la base concordata della soluzione e il quadro delle Nazioni Unite per difendere da solo una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati a Cipro; invita la Turchia ad abbandonare tale inaccettabile proposta di soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati; invita inoltre la Turchia ad astenersi da qualsiasi azione unilaterale che rafforzi la divisione permanente dell'isola e dall'intraprendere azioni che possano alterare l'equilibrio demografico; condanna il fatto che la Turchia continui a violare le risoluzioni 550 (1984) e 789 (1992) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che invitano la Turchia a trasferire la zona di Varosha ai suoi legittimi abitanti nell'ambito dell'amministrazione temporanea delle Nazioni Unite, sostenendo l'apertura della città al pubblico; ritiene che tale iniziativa comprometta la fiducia reciproca e, di conseguenza, la prospettiva di una ripresa di colloqui diretti su una soluzione globale al problema di Cipro; invita il governo turco a riprendere il dialogo sulla base del formato delle Nazioni Unite, che rappresenta l'unica via percorribile verso la riconciliazione; esorta a rilanciare i negoziati sulla riunificazione di Cipro quanto prima, sotto l'egida del Segretario generale delle Nazioni Unite, da dove si erano interrotti a Crans Montana nel 2017; ribadisce il suo appello alla Turchia affinché adempia l'obbligo di attuare integralmente e in modo non discriminatorio il protocollo aggiuntivo dell'accordo di Ankara nei confronti di tutti gli Stati membri, compresa la Repubblica di Cipro; deplora che la Turchia non abbia ancora compiuto progressi verso la normalizzazione delle sue relazioni con la Repubblica di Cipro; sottolinea che la cooperazione con tutti gli Stati membri dell'UE, compresa la Repubblica di Cipro, rimane essenziale in settori quali la giustizia e gli affari interni, nonché il diritto in materia di aviazione e le comunicazioni del traffico aereo;

    45. invita la Turchia a fornire alla comunità turco-cipriota lo spazio necessario per agire in conformità del proprio ruolo di comunità legittima dell'isola, un diritto garantito dalla costituzione della Repubblica di Cipro; invita la Commissione a profondere l'impegno necessario per collaborare con la comunità turco-cipriota, ribadendo che il suo posto è nell'Unione europea; invita tutte le parti coinvolte a dar prova di un approccio più coraggioso per avvicinare le comunità; sottolinea la necessità che l'acquis dell'UE sia applicato in tutta l'isola a seguito alla soluzione globale del problema di Cipro, e sottolinea nel contempo che la Repubblica di Cipro ha la responsabilità di intensificare gli sforzi per facilitare l'impegno dei turco-ciprioti con l'UE; plaude al fondamentale operato del comitato bicomunitario sulle persone scomparse (CMP) e ribadisce il proprio apprezzamento per il fatto che, dopo la fase peggiore della pandemia, la Turchia ha gradualmente ripreso a fornire al CMP l'accesso ai siti pertinenti, comprese le zone militari; invita la Turchia a intensificare gli sforzi per fornire informazioni fondamentali dai suoi archivi militari e permettere l'accesso a testimoni in zone chiuse; invita la Turchia a cooperare con le pertinenti organizzazioni internazionali, in modo particolare con il Consiglio d'Europa, per prevenire e combattere il traffico illecito e la distruzione deliberata del patrimonio culturale;

    46. ribadisce la sua condanna degli interventi militari turchi in Siria, che violano il diritto internazionale e compromettono la stabilità e la sicurezza dell'intera regione; invita la Turchia a porre fine all'occupazione illegale del nord della Siria e di Afrin e ribadisce che le preoccupazioni legate alla sicurezza non possono giustificare un'azione militare unilaterale in un paese straniero; denuncia il fatto che la Turchia e le fazioni siriane locali abusano dei diritti dei civili e limitano le loro libertà impunemente nei territori occupati dai turchi; condanna il trasferimento illegittimo di alcuni rifugiati siriani verso il nord della Siria allo scopo di modificare il carattere demografico dell'area prevalentemente curda in Siria; denuncia il fatto che la Turchia continua a trasferire illegalmente cittadini siriani in Turchia per sottoporli a procedimenti per terrorismo che potrebbero concludersi con la pena dell'ergastolo; condanna i continui attacchi turchi e la costante presenza militare sul territorio iracheno, in particolare gli attacchi nella regione di Sinjar, a maggioranza yezida, che impediscono il ritorno degli yezidi e dei cristiani che sono fuggiti dal Daesh nel 2014;

    47. invita la Turchia a impegnarsi pienamente a favore della risoluzione pacifica del conflitto in Libia sotto l'egida delle Nazioni Unite; constata che la persistente interferenza straniera in Libia continua a mettere seriamente alla prova l'applicazione del processo di Berlino, guidato dalle Nazioni Unite; invita la Turchia ad aderire pienamente all'embargo sulle armi imposto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a cooperare pienamente con l'operazione della forza navale dell'UE nel Mediterraneo (EUNAVFOR MED) IRINI e a permettere una cooperazione efficace tra quest'ultima e l'operazione Sea Guardian della NATO; ribadisce la sua condanna della firma dei due memorandum d'intesa tra la Turchia e la Libia su una cooperazione militare e di sicurezza globale e sulla delimitazione delle zone marittime, che sono interconnessi e violano chiaramente sia il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che i diritti sovrani degli Stati membri dell'UE; invita la Turchia ad adottare un approccio più costruttivo per la stabilizzazione della Somalia e a rafforzare il proprio coordinamento politico e operativo con l'UE in materia;

    Prospettive future per le relazioni UE-Turchia

    48. insiste sul fatto che la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali dovrebbero rimanere al centro delle relazioni UE-Turchia nell'ambito di qualsiasi quadro, che dovrebbe essere saldamente basato sui principi del diritto internazionale, del multilateralismo e delle relazioni di buon vicinato; riafferma che processo di adesione e il suo approccio basato sui valori costituiscono il quadro principale per le relazioni tra l'UE e la Turchia, lo strumento più potente per esercitare pressioni normative e il quadro migliore per sostenere le aspirazioni democratiche e filoeuropee della società turca e promuovere la convergenza con l'UE; rileva che, allo stato attuale, non vi sono argomentazioni che possano alterare la sua posizione condizionale rispetto alla sospensione formale dei negoziati di adesione con la Turchia; osserva che, decidendo di sfidare apertamente le sentenze vincolanti della Corte europea dei diritti dell'uomo in relazione al caso di Osman Kavala e altri, l'attuale governo turco ha deliberatamente vanificato ogni aspirazione di riapertura del processo di adesione della Turchia all'UE nelle circostanze attuali; incoraggia entrambe le parti a rivedere lo stato attuale delle loro relazioni nel quadro di un dialogo globale ad alto livello e a esplorare modalità complementari parallelamente al processo di adesione, ad esempio attraverso un accordo di associazione aggiornato, al fine di riavviare un partenariato rinnovato, equilibrato e reciproco, che sia fortemente subordinato alla democrazia, allo Stato di diritto e ai diritti e alle libertà fondamentali;

    49. osserva che l'attuale stato delle relazioni UE-Turchia è suscettibile di produrre risultati insoddisfacenti; chiede un riequilibrio delle relazioni partendo dalle solide basi di una cooperazione orientata agli interessi reciproci, nonché creando un clima di fiducia attualmente assente, astenendosi nel contempo da azioni unilaterali o affermazioni provocatorie;

    50. ritiene che l'UE dovrebbe continuare a perseguire tutte le possibilità di dialogo, di comune comprensione e convergenza di posizioni con la Turchia; invita la Turchia a impegnarsi in un dialogo costruttivo e in buona fede, anche su questioni di politica estera nelle quali la Turchia e l'UE hanno posizioni opposte, con l'intento di ritrovare un terreno e una comprensione comuni, riavviando il dialogo e la cooperazione sulle relazioni di buon vicinato e rilanciando il processo di riforma in Turchia; rileva che le diverse priorità delle istituzioni dell'UE definite nell'ambito dei quadri esistenti che disciplinano le relazioni UE-Turchia rendono molto difficile trovare un modo efficace per progredire; deplora la mancanza di una strategia a lungo termine, di una politica coerente e di una leadership lineare nei confronti della Turchia all'interno dell'UE; invita i presidenti della Commissione e del Consiglio europeo e il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a dar prova di una leadership più forte, strategica e basata sui valori, assumendosi le giuste responsabilità nei confronti del Parlamento; esorta le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a formulare un approccio coerente e razionalizzato a tale questione, in quanto riguarda uno dei nostri maggiori vicini e partner più importanti, compresa una stretta cooperazione tra tutte le istituzioni dell'UE; invita il SEAE a intensificare il dialogo transatlantico e la cooperazione con l'amministrazione Biden per quanto riguarda le relazioni con la Turchia;

    51. ritiene che, quale passo necessario per migliorare lo stato generale delle relazioni, entrambe le parti debbano attenersi a un linguaggio rispettoso, profondere sforzi nella lotta contro i pregiudizi e le idee errate esistenti e permettere una considerazione più oggettiva e completa dell'immagine dell'altra parte presso la rispettiva opinione pubblica, invertendo il deterioramento delle percezioni reciproche; invita quindi la Commissione ad adottare una politica di comunicazione nei confronti della società turca volta a sensibilizzare in merito all'UE; sottolinea che una retorica belligerante, revisionista e aggressiva rafforza solo le posizioni estreme di entrambe le parti e che un approccio puramente provocatorio favorisce coloro che mirano a separare la Turchia dall'UE;

    52. chiede una maggiore integrazione della Turchia in quanto paese vicino nelle lungimiranti agende politiche a lungo termine dell'UE sulle fondamentali transizioni ecologica e digitale e in ambito sanitario, e invita la Commissione a mantenersi aperta su altri settori che potrebbero essere considerati di interesse per entrambe le parti, come il modo in cui la Turchia potrebbe essere ulteriormente integrata nelle catene del valore dell'UE; è incoraggiato dalla partecipazione costante e attiva della società turca ai programmi dell'UE, in particolare nel campo dell'istruzione, dell'innovazione, dei giovani e dello sport, in quanto forgiano partenariati umani più stretti e contribuiscono alla sincronizzazione delle transizioni ecologica e digitale tra l'UE e la Turchia; accoglie con favore, a tale riguardo, gli accordi che stabiliscono la partecipazione della Turchia a Orizzonte Europa, a Erasmus+ e al corpo europeo di solidarietà per il periodo 2021-2027; prende atto della creazione, da parte della Commissione, di una piattaforma per gli investimenti in Turchia; chiede che tale piattaforma sia pienamente allineata alle priorità politiche e alla condizionalità dell'UE nell'ambito del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile Plus (EFSD+) di recente istituzione, al fine di identificare e coordinare, tra le istituzioni finanziarie europee e internazionali, adeguate opportunità di investimento a livello nazionale e locale in vista delle transizioni verde e digitale; sottolinea che il coinvolgimento del Parlamento nel consiglio strategico del l'EFSD+, che è responsabile di indirizzare gli investimenti e di approvare la costituzione delle finestre d'investimento EFSD+, è di fondamentale importanza per garantire una supervisione democratica del processo;

    53. accoglie con favore il fatto che la Grande assemblea nazionale turca abbia finalmente accettato di tenere un incontro con la commissione parlamentare mista UE-Turchia, che ha avuto luogo nel marzo 2022, il primo incontro di questo tipo dal dicembre 2018; è del parere che il dialogo parlamentare rimanga una parte essenziale delle relazioni UE-Turchia ed esprime l'auspicio che la commissione parlamentare mista UE-Turchia continui a funzionare correttamente;

    °

    ° °

    54. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al presidente del Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione nonché al presidente, al governo e al parlamento della Repubblica di Turchia, e chiede che la relazione della Commissione sulla Turchia 2021 e la presente risoluzione siano tradotte in turco e debitamente inviate al Parlamento.

    INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

    Approvazione

    12.5.2022

     

     

     

    Esito della votazione finale

    +:

    –:

    0:

    54

    7

    13

    Membri titolari presenti al momento della votazione finale

    Alviina Alametsä, Alexander Alexandrov Yordanov, Maria Arena, Petras Auštrevičius, Traian Băsescu, Malin Björk, Anna Bonfrisco, Fabio Massimo Castaldo, Susanna Ceccardi, Włodzimierz Cimoszewicz, Katalin Cseh, Tanja Fajon, Anna Fotyga, Michael Gahler, Giorgos Georgiou, Sunčana Glavak, Raphaël Glucksmann, Klemen Grošelj, Bernard Guetta, Márton Gyöngyösi, Sandra Kalniete, Peter Kofod, Dietmar Köster, Andrius Kubilius, Ilhan Kyuchyuk, Jean-Lin Lacapelle, David Lega, Miriam Lexmann, Nathalie Loiseau, Leopoldo López Gil, Antonio López-Istúriz White, Claudiu Manda, Thierry Mariani, Pedro Marques, David McAllister, Vangelis Meimarakis, Sven Mikser, Francisco José Millán Mon, Javier Nart, Gheorghe-Vlad Nistor, Urmas Paet, Demetris Papadakis, Kostas Papadakis, Tonino Picula, Manu Pineda, Giuliano Pisapia, Thijs Reuten, Nacho Sánchez Amor, Isabel Santos, Jacek Saryusz-Wolski, Mounir Satouri, Andreas Schieder, Radosław Sikorski, Jordi Solé, Sergei Stanishev, Tineke Strik, Dominik Tarczyński, Hermann Tertsch, Dragoş Tudorache, Hilde Vautmans, Harald Vilimsky, Idoia Villanueva Ruiz, Viola Von Cramon-Taubadel, Thomas Waitz, Witold Jan Waszczykowski, Charlie Weimers, Bernhard Zimniok, Željana Zovko

    Supplenti presenti al momento della votazione finale

    Vladimír Bilčík, Marc Botenga, Erik Marquardt, Gabriel Mato, Paulo Rangel, Ramona Strugariu

     


    VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

    54

    +

    NI

    Fabio Massimo Castaldo, Márton Gyöngyösi

    PPE

    Alexander Alexandrov Yordanov, Traian Băsescu, Vladimír Bilčík, Michael Gahler, Sunčana Glavak, Sandra Kalniete, Andrius Kubilius, David Lega, Miriam Lexmann, Leopoldo López Gil, Antonio López-Istúriz White, David McAllister, Gabriel Mato, Vangelis Meimarakis, Francisco José Millán Mon, Gheorghe-Vlad Nistor, Paulo Rangel, Radosław Sikorski, Željana Zovko

    Renew

    Petras Auštrevičius, Katalin Cseh, Klemen Grošelj, Bernard Guetta, Ilhan Kyuchyuk, Nathalie Loiseau, Javier Nart, Urmas Paet, Ramona Strugariu, Dragoş Tudorache, Hilde Vautmans

    S&D

    Maria Arena, Włodzimierz Cimoszewicz, Tanja Fajon, Raphaël Glucksmann, Dietmar Köster, Claudiu Manda, Pedro Marques, Sven Mikser, Tonino Picula, Giuliano Pisapia, Thijs Reuten, Nacho Sánchez Amor, Isabel Santos, Andreas Schieder, Sergei Stanishev

    Verst/ALE

    Alviina Alametsä, Erik Marquardt, Mounir Satouri, Jordi Solé, Tineke Strik, Viola Von Cramon-Taubadel, Thomas Waitz

     

    7

    -

    ECR

    Charlie Weimers

    ID

    Peter Kofod, Jean-Lin Lacapelle, Thierry Mariani, Harald Vilimsky, Bernhard Zimniok

    The Left

    Malin Björk

     

    13

    0

    ECR

    Anna Fotyga, Jacek Saryusz-Wolski, Dominik Tarczyński, Hermann Tertsch, Witold Jan Waszczykowski

    ID

    Anna Bonfrisco, Susanna Ceccardi

    NI

    Kostas Papadakis

    S&D

    Demetris Papadaki

    The Left

    Marc Botenga, Giorgos Georgiou, Manu Pineda, Idoia Villanueva Ruiz

     

    Significato dei simboli utilizzati:

    + : favorevoli

    - : contrari

    0 : astenuti

     

     

     

    Ultimo aggiornamento: 3 giugno 2022
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