PROPOSTA DI RISOLUZIONE sul libro bianco sul futuro della difesa europea
5.3.2025 - (2025/2565(RSP))
a norma dell'articolo 136, paragrafo 2, del regolamento
Yannis Maniatis, Sven Mikser
a nome del gruppo S&D
Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B10-0146/2025
B10‑0150/2025
Risoluzione del Parlamento europeo sul libro bianco sul futuro della difesa europea
Il Parlamento europeo,
– visto l'articolo 136, paragrafo 2, del suo regolamento,
A. considerando che l'UE è attualmente sotto attacco, con incidenti ibridi all'interno dei suoi confini, una guerra su vasta scala nel suo vicinato e un riallineamento delle potenze globali, tutti fattori che pongono rischi reali per la sicurezza dell'UE e dei suoi cittadini e richiedono un'azione immediata, ambiziosa e risoluta;
B. considerando che il 19 marzo 2025 il commissario per la Difesa e lo spazio e l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dovrebbero presentare un Libro bianco sul futuro della difesa europea, che dovrebbe fungere da tabella di marcia per tale azione;
1. esorta l'UE ad agire immediatamente per garantire la sua capacità di proteggere i suoi cittadini, scoraggiare i suoi nemici, sostenere i suoi alleati e diventare un potente difensore dell'ordine internazionale basato su regole e dei principi dell'architettura di sicurezza europea; esorta l'UE e i suoi Stati membri a definire una strategia coerente, globale e attuabile per conseguire tale obiettivo; si attende che la Commissione presenti una proposta relativa a tale strategia nel suo Libro bianco sul futuro della difesa europea;
2. è fermamente convinto che un'UE unita possa superare tutte le sfide che si trova ad affrontare e diventare una potenza globale per la pace, la sicurezza, i diritti umani e lo sviluppo sostenibile, ma che ciò richieda un bilancio forte dell'UE o ulteriori strumenti finanziari europei, una base industriale affidabile e sovrana, un'intera gamma di capacità militari europee, compresi facilitatori strategici, e un comando integrato che consenta a tutte le forze nazionali di agire sotto una struttura unificata al servizio dell'UE, da sola o in complementarità con altre forze alleate;
3. ritiene che la strategia debba includere una nuova valutazione delle minacce, che rispecchi i recenti cambiamenti senza precedenti nel contesto geopolitico dell'UE, un piano per sostenere l'Ucraina contro la guerra di aggressione della Russia, quale azione chiave per difendere i valori dell'UE e proteggere i suoi cittadini e il suo territorio, una tabella di marcia per colmare il divario di capacità, ripristinare la deterrenza e consentire un'azione autonoma dell'UE e un piano per finanziare tali trasformazioni vitali nella capacità di azione dell'UE;
4. sottolinea il suo fermo impegno a proseguire la stretta cooperazione con la NATO per rafforzare la deterrenza, la difesa collettiva e l'interoperabilità; chiede tuttavia lo sviluppo di un pilastro europeo della NATO pienamente capace di agire in modo autonomo ogniqualvolta sia necessario;
Valutare le nostre minacce e le nostre sfide
5. è convinto che l'UE debba definire i suoi obiettivi di politica estera e la sua dottrina di difesa strategica individuando le sfide più urgenti, le minacce sistemiche e gli attori rivali, e stabilire di conseguenza la sua strategia di difesa;
6. è fermamente convinto che l'Europa si trovi oggi ad affrontare la più profonda minaccia militare alla sua integrità territoriale dalla seconda guerra mondiale; ritiene che la Russia e i suoi alleati rappresentino attualmente la minaccia più significativa per la nostra sicurezza e per quella dei paesi candidati e dei partner dell'UE e ribadisce la sua condanna nei termini più fermi della guerra di aggressione non provocata, illegale e ingiustificata della Russia nei confronti dell'Ucraina; osserva, tuttavia, che occorre tenere pienamente conto anche dell'instabilità nel nostro vicinato meridionale, dell'aumento della potenza militare cinese, della crescente aggressività di alcune medie potenze e del comportamento dell'amministrazione Trump, che sembra pronta a mettere a repentaglio la cooperazione transatlantica in materia di sicurezza comune e a concludere un accordo con l'aggressore russo a scapito della sicurezza ucraina ed europea, che sono la stessa cosa;
7. sottolinea che, in base alle valutazioni di diversi servizi di intelligence europei, la Russia sarà pronta ad attaccare il territorio dell'UE entro 3-10 anni, in particolare se vi sarà un cessate il fuoco nella sua aggressione contro l'Ucraina che non porti a una pace giusta e duratura; osserva con profonda preoccupazione che la Russia ha ingrandito le sue forze armate e ha acquisito una preziosa esperienza sul campo di battaglia, a differenza di tutte le forze europee ad eccezione di quelle ucraine, mira a disporre di esercito di 1,5 milioni di soldati entro il 2026 e ha notevolmente incrementato la sua produzione di armamenti, il che la rende una minaccia estremamente preoccupante per la sicurezza dell'UE e per la pace in Europa e nel mondo;
8. condanna fermamente l'escalation delle tattiche di guerra ibrida della Russia all'interno dell'UE e nel suo vicinato, che comprendono azioni sia fisiche che non fisiche, tra cui attacchi alle infrastrutture critiche e la perturbazione delle elezioni; sottolinea che la dottrina strategica della Russia include un significativo conflitto convenzionale nella sua concezione ed esecuzione di una guerra ibrida e ipotizza le guerre ibride come la principale linea di sviluppo militare futuro, piuttosto che un fenomeno temporaneo; invita l'UE a rafforzare immediatamente e in modo significativo la sua capacità di difendersi, attribuire e punire la guerra ibrida condotta nel suo territorio e in quello dei paesi candidati;
9. condanna tutti i paesi che forniscono attrezzature militari, sostegno finanziario o qualsiasi altra forma di assistenza alla Russia, rendendo in tal modo possibile la sua aggressione in corso e intensificandola; mette in guardia contro i rischi molto gravi che derivano da un'espansione della guerra di aggressione russa contro l'Ucraina; esprime profonda preoccupazione per il fatto che il coinvolgimento dell'Iran e della Corea del Nord fornirà loro importanti insegnamenti per modernizzare le loro capacità militari e potrebbe accelerare il loro percorso verso la nuclearizzazione;
10. ribadisce la sua profonda preoccupazione per l'aumento degli investimenti e delle capacità militari della Cina; esprime profonda preoccupazione per il rinnovato impegno cinese e russo a rafforzare ulteriormente i loro legami militari e condanna la fornitura cinese di componenti e attrezzature all'industria militare di Mosca;
11. prende atto con preoccupazione dell'aumento dei conflitti sia interni che tra Stati nel grande vicinato dell'UE, dovuto in parte alle ambizioni egemoniche di diverse potenze intermedie, alla presenza di attori non statali aggressivi e alla fragilità di diversi Stati; osserva inoltre che ciò comporta chiare minacce per la sicurezza dell'UE, in particolare promuovendo il terrorismo e aumentando la destabilizzazione delle popolazioni, spesso costringendole a spostarsi;
12. esprime profonda preoccupazione per le recenti azioni dell'amministrazione Trump, che la allontanano dai valori che sono stati al centro delle relazioni degli Stati Uniti con l'UE, vale a dire la democrazia, lo Stato di diritto, la libertà di parola e il sostegno all'ordine internazionale basato su regole; deplora, a tale proposito, i voti del governo statunitense, allineati con quelli espressi dal governo russo, in seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle risoluzioni relative al terzo anniversario della guerra di aggressione della Russia, nonché la decisione unilaterale di porre fine all'isolamento internazionale della Russia e di proporre una normalizzazione delle loro relazioni; condanna fermamente qualsiasi tentativo di imputare all'Ucraina, che è la vittima, le azioni dell'aggressore, la Russia; esorta il governo degli Stati Uniti a mantenere la massima pressione sulla Russia fino a quando quest'ultima non accetterà una pace giusta e duratura per l'Ucraina; respinge qualsiasi tentativo da parte del governo statunitense di imporre una nuova architettura di sicurezza all'UE e ai suoi Stati membri e ribadisce che qualsiasi negoziato su tale architettura di sicurezza deve svolgersi con la partecipazione dell'UE; esprime profonda preoccupazione per le azioni del governo statunitense nei confronti della NATO e per i dubbi sollevati in merito all'impegno degli Stati Uniti a favore della sicurezza del continente europeo; sostiene il processo di pace per l'Ucraina avviato dai leader europei, insieme all'Ucraina, il 2 marzo 2025 a Londra, che mira a una pace giusta e duratura per l'Ucraina e deve basarsi sul pieno rispetto dell'indipendenza, della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina, sui principi del diritto internazionale, sulla responsabilità per i crimini di guerra e per il crimine di aggressione, sul pagamento di indennizzi da parte della Russia per gli ingenti danni causati in Ucraina e su garanzie di sicurezza credibili per l'Ucraina;
13. concorda con la valutazione della bussola strategica secondo cui l'UE è circondata da instabilità e conflitti, ma osserva che nel frattempo la situazione è cambiata drasticamente; ritiene che, nel complesso, tali sviluppi determinino un accerchiamento dell'Europa che riduce la sua possibilità di perseguire interessi e valori democraticamente definiti e autonomi e che ciò imponga una risposta immediata; riconosce la natura evolutiva delle minacce alla sicurezza globale e invita pertanto l'UE a effettuare valutazioni delle minacce più frequenti, in quanto costituiscono il presupposto per una pianificazione realistica ed efficace delle capacità e delle operazioni;
Sostenere l'Ucraina
14. sollecita l'UE e i suoi Stati membri, insieme ai partner internazionali e agli alleati della NATO, ad aumentare immediatamente il loro sostegno militare all'Ucraina per assisterla nell'esercizio del suo legittimo diritto all'autodifesa contro la guerra di aggressione della Russia, conformemente all'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite; chiede, a tale proposito, la rapida adozione del prossimo pacchetto di aiuti militari, che dovrebbe essere il più grande di sempre e rispecchiare il livello di ambizione che questo momento richiede; invita gli Stati membri, i partner internazionali e gli alleati della NATO a revocare tutte le restrizioni all'uso dei sistemi d'arma occidentali forniti all'Ucraina contro obiettivi militari nel territorio russo; chiede un aumento significativo del finanziamento del sostegno militare all'Ucraina; invita gli Stati membri, insieme ai loro partner del G7, a confiscare immediatamente tutti i beni russi congelati al fine di mantenere e intensificare la risposta dell'UE alle necessità militari dell'Ucraina;
15. esorta gli Stati membri a impegnarsi immediatamente nell'acquisizione congiunta di capacità supplementari, in particolare munizioni per la difesa aerea e l'artiglieria, nonché di qualsiasi capacità in cui l'assistenza degli Stati Uniti abbia finora svolto un ruolo chiave; li esorta inoltre a pianificare in anticipo l'eventuale interruzione improvvisa dell'assistenza militare statunitense;
16. apprezza il costante sostegno alle forze armate ucraine attraverso la missione di assistenza militare dell'UE a sostegno dell'Ucraina, che ha già formato più di 60 000 soldati ucraini, e invita la missione a continuare a formare il maggior numero possibile di effettivi; sottolinea l'importanza di moduli di addestramento specifici volti a sviluppare le capacità degli ufficiali attuali e futuri delle forze armate ucraine a tutti i livelli e in base alle loro esigenze; sottolinea che la missione dovrebbe fungere inoltre da piattaforma per uno scambio di migliori pratiche che garantirebbe anche alle forze europee di trarre vantaggio dagli insegnamenti appresi sul campo di battaglia dalle forze armate ucraine; invita gli Stati membri ad ampliare ulteriormente le operazioni di addestramento per le forze armate ucraine, comprese le operazioni di addestramento nel territorio ucraino;
17. insiste sull'importanza fondamentale della cooperazione con l'industria della difesa ucraina e dell'integrazione di quest'ultima nella base industriale e tecnologica di difesa dell'UE (EDTIB), che offre chiari vantaggi per entrambe le parti, e chiede un'integrazione più rapida dell'industria della difesa ucraina; ricorda l'importanza a tal fine del programma per l'industria europea della difesa (EDIP) e sottolinea l'urgenza di finanziare adeguatamente lo strumento di sostegno all'Ucraina dell'EDIP, che attualmente non è iscritto in bilancio; invita la Commissione a includere l'Ucraina e la sua industria della difesa in tutti i suoi programmi industriali nel settore della difesa;
18. elogia il "modello danese" per il sostegno all'Ucraina, che consiste nell'acquisizione di capacità di difesa prodotte direttamente in Ucraina; esorta l'UE e i suoi Stati membri a sostenere fermamente tale modello e a sfruttarne appieno le potenzialità, dal momento che vi è un sottoutilizzo della capacità industriale di difesa dell'Ucraina, stimata a circa il 50 %, e che comporta molti vantaggi per entrambe le parti, quali attrezzature più economiche, una logistica più rapida e più sicura nonché una maggiore facilità di formazione e manutenzione;
19. invita l'UE e i suoi Stati membri ad adoperarsi attivamente per mantenere e conseguire il più ampio sostegno internazionale possibile all'Ucraina e per individuare una soluzione pacifica alla guerra, che deve basarsi sul pieno rispetto dell'indipendenza, della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina, sui principi del diritto internazionale, sulla responsabilità per i crimini di guerra e per il crimine di aggressione e sul pagamento di indennizzi da parte della Russia per gli ingenti danni causati in Ucraina; esorta l'UE e i suoi Stati membri a partecipare all'istituzione di solide garanzie di sicurezza future per l'Ucraina;
Colmare il divario di capacità e ripristinare la deterrenza
20. è fermamente convinto che il rafforzamento della sicurezza e della difesa dell'Europa richieda non solo un semplice aumento dell'ambizione e delle azioni, ma anche una revisione completa del modo in cui agiamo e investiamo nella nostra sicurezza e difesa, per fare in modo che d'ora in poi pianifichiamo, innoviamo, sviluppiamo, acquistiamo, manteniamo e dispieghiamo le capacità insieme, in modo coordinato e integrato, sfruttando appieno nel contempo le competenze complementari di tutti gli attori in Europa, compresa la NATO;
21. invita la Commissione a presentare un programma completo per la difesa, anche contro gli attacchi ibridi, garantendo che la pianificazione, la ricerca, lo sviluppo, l'acquisizione e la gestione delle capacità avvengano in una prospettiva europea e che tutti i fondi dell'UE siano utilizzati come stimolo per un'azione comune dell'UE, anziché perpetuare l'attuale stato di frammentazione del mercato, capacità divergenti e incompatibili e investimenti superflui e inutili; ritiene che l'EDIP rappresenti un buon passo avanti e, in quanto tale, ne chiede la rapida adozione;
22. riconosce che il punto di partenza deve essere una valutazione realistica delle attuali capacità e del divario di capacità; invita la Commissione, con il sostegno dell'Agenzia europea per la difesa e in cooperazione con la NATO, a individuare lacune e carenze critiche in termini di capacità di difesa nell'UE, in particolare per quanto riguarda i facilitatori strategici, in cui gli Stati membri sono rimasti indietro e dipendono da alleati non europei; invita inoltre la Commissione a trasformare le lacune di capacità in chiari obiettivi industriali che possano essere oggetto di pianificazione e programmazione e beneficiare di una politica industriale;
23. dichiara che la base industriale e tecnologica di difesa europea (EDTIB) è una risorsa strategica dell'UE e, in quanto tale, ritiene che la Commissione dovrebbe essere incaricata della sua mappatura e del suo monitoraggio, in modo da salvaguardare i punti di forza dell'UE, ridurre le sue vulnerabilità, evitare crisi e dotarla di una politica industriale efficace ed efficiente; invita la Commissione ad avvalersi dell'esperienza del comitato militare dell'UE (EUMC) nel definire le priorità delle industrie della difesa e nel formulare iniziative in materia di difesa, al fine di garantire l'allineamento tra le capacità di industriali e le necessità militari; ricorda l'importanza di garantire che l'EDTIB sia presente in tutti gli Stati membri, distribuendo equamente gli oneri e i vantaggi e prevenendone l'interruzione a causa di un attacco mirato in una determinata zona;
24. è fermamente convinto che il sostegno dell'UE alla produzione e all'approvvigionamento di prodotti per la difesa dovrebbe concentrarsi sulla promozione dell'EDTIB, sull'aumento dei volumi di produzione e sulla garanzia dello sviluppo di proprie soluzioni europee per le capacità chiave, in particolare per i settori d'azione in cui finora ci siamo basati sul sostegno degli alleati e, pertanto, dovrebbe essere rivolto alle imprese con sede nell'UE; respinge uno scenario in cui i fondi dell'UE contribuiscano a perpetuare o ad aggravare la dipendenza da attori non europei, sia per la produzione di capacità che per la loro diffusione; osserva con preoccupazione che la stragrande maggioranza degli investimenti dell'UE nel settore della difesa è dirottata verso attori dell'industria della difesa al di fuori dell'UE; sottolinea che i nostri investimenti dovrebbero anche contribuire a ravvicinare i nostri alleati europei, in primo luogo l'Ucraina, ma anche la Norvegia e il Regno Unito, trovando sinergie tra i punti di forza industriali complementari e rafforzando l'interoperabilità delle nostre forze di combattimento; afferma, tuttavia, che l'adesione a progetti comuni nel settore della difesa e della sicurezza richiede un impegno risoluto nei confronti dei valori e delle norme dell'UE e impone che qualsiasi partenariato industriale con alleati di paesi terzi includa solide garanzie in materia di trasferimento di tecnologia e autorità di progettazione, garantendo che non ci troveremo di fronte a restrizioni nell'uso delle capacità acquisite; sottolinea che i fondi dell'UE offriranno opportunità all'industria della difesa, ma richiederanno anche un impegno a dare priorità agli ordini miranti a garantire la sicurezza e la difesa europee, in particolare in tempi di crisi;
25. esorta gli Stati membri a modificare radicalmente le modalità di acquisto dei prodotti per la difesa, scegliendo automaticamente appalti comuni, e a valutare la possibilità di incaricare la Commissione di effettuare appalti congiunti per loro conto; ritiene che tutti i prodotti acquisiti nell'UE, in particolare quelli sostenuti da fondi dell'UE, debbano rispettare solide garanzie in materia di trasferimento di tecnologia e autorità di progettazione;
26. apprezza tutte le misure che consentono un aumento più rapido ed efficace della produzione di prodotti per la difesa in Europa, in particolare quelli maggiormente necessari per una guerra terrestre; chiede un cambiamento di paradigma da un approccio di "flusso" a un approccio di "stock", in cui le scorte di materiale siano pronte per un aumento duraturo della domanda; prende atto, a tale proposito, dei vantaggi offerti da meccanismi quali gli accordi preliminari di acquisto, la creazione di strutture sempre disponibili e la creazione di pool di prontezza alla difesa; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nello sviluppo di piani di emergenza per la cooperazione economica in tempo di guerra con partner stretti per prepararsi al sostegno reciproco in caso di crisi di sicurezza su vasta scala che li coinvolgono direttamente e ad approfondire dialoghi economici in tempo di guerra con partner europei e globali;
27. sottolinea che l'EDTIB non può prosperare senza un vero mercato unico della difesa; sottolinea, a tale proposito, la necessità di un quadro normativo efficace volto a incoraggiare l'innovazione e la cooperazione transfrontaliera nella produzione, negli appalti e negli investimenti; insiste sulla necessità di eliminare gli ostacoli all'ingresso sul mercato dei prodotti per la difesa in tutta l'UE e invita la Commissione ad agire sulla base dei risultati delle revisioni delle direttive sul trasferimento di prodotti per la difesa[1] e sugli appalti nel settore della difesa[2], tenendo conto degli ostacoli e dei costi imposti dall'attuale quadro frammentato per la certificazione dei prodotti per la difesa; invita la Commissione a proporre un regolamento per norme comuni sulla certificazione dei prodotti per la difesa e la creazione di un'autorità europea di certificazione della difesa; sottolinea nel contempo l'importanza di mantenere una concorrenza proficua tra le diverse imprese nel mercato unico della difesa; invita la Commissione a proporre un regolamento sulla standardizzazione dei prodotti della difesa con norme industriali vincolanti, sfruttando gli insegnamenti tratti dall'attuazione delle norme di difesa della NATO;
28. pone l'accento sulla necessità di una maggiore trasparenza e convergenza a livello nazionale ed europeo in materia di esportazioni di armi; considera necessario che gli Stati membri rispettino la posizione comune dell'UE sulle esportazioni di armi, pur riconoscendo le loro competenze per quanto riguarda le politiche in materia di acquisizioni per la difesa;
29. sottolinea l'importanza della cooperazione strutturata permanente (PESCO) per migliorare e armonizzare le capacità di difesa dell'UE; ribadisce il proprio rammarico per il fatto che gli Stati membri continuino a non sfruttare appieno il quadro della PESCO; invita nuovamente la vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e gli Stati membri a valutare periodicamente e in modo esaustivo, con il coinvolgimento della Commissione, i progetti e il loro potenziale al fine di razionalizzare l'attuale insieme di progetti a favore di una piccola serie di progetti prioritari; ritiene che i progetti prioritari debbano concentrarsi sulla riduzione delle nostre dipendenze in materia di facilitatori strategici, quali i sistemi di comando e controllo (C2) sul campo di battaglia, l'intelligence aerea e satellitare, la sorveglianza e la ricognizione, la comunicazione satellitare, la difesa aerea e la neutralizzazione della difesa aerea nemica, la mobilità militare, il trasporto aereo strategico e tattico e il rifornimento in volo, le capacità missilistiche e di attacco in profondità, le tecnologie dei droni e i sistemi anti-droni, l'ingegneria da combattimento, l'attraversamento di corsi d'acqua e gli attacchi elettronici dall'aria; ritiene che potrebbero essere progetti europei di interesse comune nel settore della difesa (EDPCI); deplora che il Parlamento non possa controllare adeguatamente i progetti PESCO e chiede un cambiamento di paradigma per la governance degli EDPCI affinché il Parlamento sia adeguatamente coinvolto; ribadisce agli Stati membri l'invito a presentare al Parlamento una relazione sull'attuazione dei progetti PESCO almeno due volte l'anno;
30. invita la Commissione a proporre un pacchetto dell'UE sui droni, incentrato su sistemi di droni e sistemi anti-droni, e sulle relative capacità ausiliarie, che preveda piani e fondi per favorire la ricerca e lo sviluppo mettendo a frutto l'esperienza ucraina e favorendo la partecipazione delle imprese ucraine altamente innovative, così come un programma industriale dedicato allo sviluppo, alla produzione e all'acquisizione congiunti di droni e di sistemi anti-droni, insieme a un regolamento sull'uso dei droni in contesti civili e militari;
31. invita la Commissione a rendere il Fondo europeo per la difesa più ambizioso, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, e ad allineare meglio il suo programma di lavoro agli esercizi di pianificazione delle capacità; ricorda che gli investimenti dell'UE in ricerca e innovazione nel settore della difesa sono di gran lunga inferiori a quelli dei suoi concorrenti industriali; ritiene che una parte degli investimenti a titolo del Fondo europeo per la difesa (FED) dovrebbe essere concepita per incentivare partenariati tra il mondo accademico, i ministeri della difesa e l'industria della difesa, e per creare centri di ricerca nel campo della difesa; sottolinea l'importanza di promuovere la partecipazione al FED delle imprese ad alta tecnologia più innovative del settore civile;
32. ricorda che attualmente l'EDTIB deve far fronte a una carenza di manodopera qualificata e invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare una strategia per la formazione, il miglioramento delle competenze e la riqualificazione dei lavoratori; ritiene che i finanziamenti provenienti dai programmi di difesa debbano essere accompagnati da requisiti in materia di benefici per i lavoratori e per le comunità in cui tali investimenti vengono realizzati, affinché l'industria europea della difesa generi posti di lavoro di alta qualità e l'EDTIB goda di un ampio sostegno da parte della popolazione;
33. invita l'UE e i suoi Stati membri a migliorare rapidamente lo stato della mobilità e della logistica militari eliminando tutti gli inutili ostacoli che rallentano la velocità con cui l'UE può reagire alle minacce e schierare le proprie forze;
34. invita l'UE a sviluppare un insieme completo di strumenti per individuare, prevenire e reagire agli attacchi e alle minacce ibridi, e per proteggere i cittadini e i beni dell'Unione, comprese le infrastrutture critiche, ma anche le istituzioni e i processi democratici; chiede nuovamente agli Stati membri, al Servizio europeo per l'azione esterna e alla Commissione di prendere in considerazione la creazione di una struttura indipendente e dotata di risorse adeguate che sia incaricata di individuare, analizzare e documentare le minacce di manipolazione delle informazioni e ingerenze da parte di attori stranieri nei confronti dell'UE nel suo complesso, al fine di accrescere la conoscenza situazionale e la condivisione dell'intelligence sulle minacce e sviluppare capacità di attribuzione e contromisure in relazione alla manipolazione delle informazioni e alle ingerenze straniere;
35. sottolinea l'importanza di rafforzare la condivisione dell'intelligence e lo scambio di informazioni tra gli Stati membri e le istituzioni dell'UE, compreso il Parlamento, al fine di migliorare la conoscenza situazionale, essere in grado di prevedere e contrastare meglio le minacce alla sicurezza collettiva e definire linee d'azione comuni nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), in particolare nel settore della gestione delle crisi; invita gli Stati membri a utilizzare il centro di intelligence e situazione dell'UE (INTCEN) come organismo efficace per la condivisione sicura dell'intelligence, per creare una cultura strategica comune e per fornire informazioni strategiche che permettano di prevedere meglio le crisi all'interno e all'esterno dell'UE e di reagire in maniera più adeguata; ribadisce la richiesta di dispiegare capacità per la raccolta di intelligence in tutte le missioni e operazioni PSDC, in modo da fornire informazioni all'INTCEN, allo Stato maggiore dell'UE, alla capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC) e alla capacità civile di pianificazione e condotta (CPCC);
36. accoglie con favore la relazione Niinistö e le relative raccomandazioni per rafforzare la preparazione e la resilienza civili e militari dell'Europa; sostiene l'adozione di un approccio alla resilienza che coinvolga l'intera società con l'impegno attivo delle istituzioni dell'UE, degli Stati membri, della società civile e dei singoli cittadini nel rafforzamento del quadro di sicurezza dell'Unione; esorta l'UE ad accrescere la coerenza tra gli strumenti e le politiche dell'UE esistenti, e tra le politiche dell'UE e quelle nazionali, promuovendo un approccio alla sicurezza e alla difesa basato sulla "preparazione in tutte le politiche" e garantendo che esse non generino obblighi contraddittori né compromettano gli obiettivi generali di difesa, in particolare durante le crisi di sicurezza; si attende che la futura strategia dell'UE in materia di preparazione includa dettagli relativi all'attuazione della relazione Niinistö;
Favorire un'azione autonoma dell'UE
37. ricorda che la bussola strategica fornisce all'UE e ai suoi Stati membri un quadro per rafforzare la sicurezza e la difesa dell'Unione e per progredire verso una cultura strategica comune lungimirante; ribadisce che è possibile conseguire gli obiettivi e i traguardi ambiziosi della bussola strategica solo con un'adeguata volontà politica, con contributi finanziari appropriati e un'apertura alla cooperazione, ove necessario; invita gli Stati membri ad adottare tutte le misure e le decisioni necessarie e ad attuare pienamente la bussola strategica; ribadisce l'invito a rafforzare l'MPCC dell'UE per renderla la struttura di comando e controllo d'elezione per le operazioni militari dell'UE, dotandola di locali e personale adeguati, di un comando e controllo potenziati e di sistemi di comunicazione e informazione efficaci per tutte le missioni e le operazioni della PSDC, comprese quelle della capacità di dispiegamento rapido; insiste sul fatto che la capacità di dispiegamento rapido debba raggiungere la piena capacità operativa al più tardi nel primo semestre del 2025, con almeno 5 000 truppe; invita gli Stati membri a perseguire con urgenza ritmi e livelli più ambiziosi in materia di comando integrato e capacità operativa congiunta per fare in modo che l'UE possa condurre operazioni su larga scala in modo indipendente, senza dover dipendere da paesi terzi per nessun tipo di capacità, compresi i facilitatori strategici; sottolinea che l'UE e i suoi Stati membri non possono elaborare politiche estere e di difesa coerenti senza un forte sostegno a strutture e processi decisionali democratici e agili; sottolinea che dovrebbe essere valutata la possibilità di continuare le discussioni istituzionali sull'abolizione del requisito dell'unanimità per rafforzare la cooperazione;
38. sottolinea che, nell'attuale contesto geopolitico, è fondamentale continuare a rendere operativo l'articolo 42, paragrafo 7, del trattato sull'Unione europea (TUE) sull'assistenza reciproca, garantendo la solidarietà tra gli Stati membri, in particolare quelli direttamente esposti a minacce e sfide imminenti in ragione della loro posizione geografica, indipendentemente dal fatto che siano o meno membri della NATO; invita la vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a presentare misure concrete per lo sviluppo di un'autentica politica di solidarietà dell'UE e a chiarire le disposizioni pratiche da seguire nel caso in cui uno Stato membro attivi l'articolo 42, paragrafo 7, TUE;
39. osserva che i paesi candidati all'adesione all'UE sono spesso oggetto di campagne di destabilizzazione e invita pertanto l'UE a garantire loro un maggiore sostegno al fine di preservare la stabilità e la sicurezza e aumentare la cooperazione in materia di difesa, in particolare nella lotta alla disinformazione e alla guerra ibrida; teme che, in caso contrario, la Russia sia invogliata a invadere i paesi candidati prima che entrino a far parte dell'UE;
40. ribadisce l'importanza della cooperazione tra l'UE e la NATO, dal momento che quest'ultima rimane un pilastro importante della difesa collettiva dei suoi membri, e che per questo la cooperazione UE-NATO deve proseguire, in particolare in settori quali lo scambio di informazioni, la pianificazione, la mobilità militare e la condivisione delle migliori pratiche; sottolinea che ogni forma di cooperazione tra l'UE e la NATO deve essere reciprocamente vantaggiosa e inclusiva, nel rispetto della capacità dell'UE di agire in modo autonomo; continua a temere, a tale riguardo, che la Turchia, membro della NATO e paese candidato all'adesione all'UE, possa escludere Cipro dalla cooperazione con la NATO, ostacolando così il rafforzamento delle relazioni tra l'UE e la NATO;
41. sottolinea la necessità di un solido pilastro della difesa dell'UE in seno alla NATO, che sia complementare a quest'ultima e capace di agire in autonomia, per trasformare l'alleanza transatlantica in un partenariato più equo e accordare le necessarie garanzie di sicurezza all'UE, ai suoi Stati membri e a tutti coloro a cui essi ritengano necessario estenderle;
42. reputa essenziale formalizzare un partenariato in materia di sicurezza e difesa con il Regno Unito come strumento per rafforzare la sicurezza europea e il pilastro europeo della NATO, in particolare nel contesto della guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina; sottolinea, a tale riguardo, l'importanza di una più stretta cooperazione in materia di condivisione di informazioni e intelligence, mobilità militare, iniziative di sicurezza e difesa, gestione delle crisi, ciberdifesa, minacce ibride, manipolazione delle informazioni e ingerenze straniere nonché di gestione congiunta delle minacce condivise;
43. invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che tutti gli strumenti dell'azione esterna, compresi gli aiuti allo sviluppo e la cooperazione, siano coerenti con gli obiettivi di sicurezza dell'UE, per incentivare la costruzione di società resilienti promuovendo una crescita economica inclusiva, buona governance e diritti umani; sottolinea il ruolo cruciale della diplomazia e della cooperazione allo sviluppo, insieme agli sforzi militari, nel garantire la sicurezza internazionale a lungo termine; evidenzia che una pace sostenibile non può essere raggiunta unicamente attraverso misure militari, ma richiede strategie globali che affrontino le cause profonde dell'instabilità, come la povertà, le disuguaglianze, i fallimenti della governance e i cambiamenti climatici;
Finanziare la nostra sicurezza e difesa
44. ritiene che, per poter proteggere i propri cittadini, dissuadere i nemici, sostenere gli alleati e diventare un potente difensore dell'ordine internazionale basato sulle regole, l'UE necessiti di investimenti immediati, consistenti e continuati in sicurezza e difesa, in particolare a livello dell'UE, mediante una combinazione di fondi pubblici e privati, spendendo meglio e incentivando un'azione collettiva migliore; invita l'UE e gli Stati membri a concordare urgentemente soluzioni finanziarie concrete per gli investimenti nel settore della sicurezza e della difesa; accoglie con favore l'iniziativa ReArmEU della Commissione quale primo passo importante verso un'azione rapida;
45. ricorda che la Commissione ha stimato i finanziamenti necessari a 500 miliardi di EUR nei prossimi 10 anni (2025-2034), di cui 400 miliardi di EUR per rafforzare le capacità di difesa degli Stati membri e 100 miliardi di EUR per sostenere l'Ucraina; constata l'esistenza di stime più elevate, come quelle contenute nello studio del gruppo Bruegel, secondo cui sarebbero necessari 250 miliardi di EUR l'anno qualora gli Stati Uniti dovessero ritirare la loro presenza militare dall'Europa; sottolinea che il costo di un'azione isolata è molto più elevato del costo di un'azione congiunta e che l'UE e i suoi Stati membri possono anche aumentare la loro preparazione accrescendo l'efficienza e il coordinamento degli investimenti attuali; sottolinea che il costo della mancata preparazione e della conseguente perdita di autonomia, insieme alla potenziale sconfitta militare, è molto più elevato del costo di un'azione decisa in questo frangente;
46. è pienamente favorevole a un aumento degli investimenti in sicurezza e difesa per garantire che l'UE e i suoi Stati membri possano far fronte a tutti i tipi di minacce, da quelle ibride a quelle convenzionali, e creare un forte deterrente, riducendo nel contempo le dipendenze; osserva che l'insicurezza, l'esclusione sociale e la povertà sono costantemente strumentalizzate dai nostri nemici, in quanto rendono ampi gruppi di persone più vulnerabili alla propaganda ostile e alle narrazioni antidemocratiche; chiede pertanto che l'aumento di investimenti in sicurezza e difesa accompagni gli importanti investimenti nella coesione sociale e nel benessere, e non li sostituisca; chiede invece una strategia globale dell'UE in materia di investimenti, basata su una capacità di bilancio permanente che risponda sia alle vulnerabilità della capacità militare che a quelle del tessuto sociale, consentendoci di combattere tutte le minacce ai nostri valori, al nostro modello sociale, alla nostra sicurezza e alla nostra difesa; sottolinea che questi investimenti urgenti richiedono un aumento rapido e sostanziale delle risorse finanziarie pubbliche e che tale aumento dovrebbe essere basato sul principio della solidarietà sociale e su un'equa ridistribuzione della ricchezza all'interno delle nostre società europee; invita pertanto la Commissione a proporre nuove risorse proprie e imposte alle parti interessate che traggono vantaggio dall'attuale situazione economica e di sicurezza, in particolare attraverso imposte sui proventi straordinari, al fine di garantire un contributo equo e sostenibile alla resilienza collettiva; ricorda che investire in sicurezza e difesa comporta numerosi benefici aggiuntivi alla società europea, oltre a un aumento della sicurezza e dell'autonomia, e contribuisce a rendere l'economia dell'UE più competitiva;
47. avverte che il semplice aumento della spesa nazionale per la difesa senza affrontare i problemi di coordinamento, la duplicazione degli sforzi e le discrepanze tra le strategie potrebbe risultare controproducente, in quanto rischia di aggravare le difficoltà di integrazione delle forze e di aumentare i costi di approvvigionamento per tutti gli Stati membri accrescendo la concorrenza tra loro; esprime pertanto preoccupazione per la proposta avanzata dalla Commissione in ReArmEU sull'attivazione della clausola di salvaguardia del patto di stabilità e crescita per gli investimenti nel settore della difesa, il che modificherebbe le norme di bilancio senza creare un maggiore margine di bilancio, in assenza di proposte per aumentare la spesa coordinata o congiunta; ricorda che qualsiasi esenzione dovrebbe tenere conto della necessità di evitare il rischio morale e di non premiare i paesi la cui spesa per la sicurezza e la difesa è da tempo inadeguata; chiede che la Commissione e gli Stati membri concepiscano eventuali esenzioni all'aumento della spesa per la difesa in modo tale da incoraggiare una spesa coordinata e garantire che la definizione degli investimenti tenga conto di tutte le minacce, comprese quelle ibride, e della necessità di migliorare la mobilità militare, la resilienza e la sicurezza delle comunicazioni e la disponibilità di manodopera qualificata;
48. chiede pertanto che la maggior parte degli sforzi sia al servizio di un'azione a livello dell'UE; deplora che l'iniziativa ReArmEU della Commissione si basi principalmente sulla spesa nazionale; invita inoltre l'UE e i suoi Stati membri a conferire alla Commissione e all'Agenzia europea per la difesa ruoli di primo piano nell'ambito del coordinamento dei nuovi strumenti di finanziamento, che dovrebbero essere accompagnati da un programma completo per la difesa, anche contro gli attacchi ibridi, inteso a garantire che i compiti di pianificazione, sviluppo, acquisizione e gestione delle capacità siano effettuati congiuntamente da gruppi composti da un numero significativo di Stati membri, spesso in collaborazione con la Commissione e l'Agenzia europea per la difesa che agiscono per loro conto;
49. riconosce che l'attuale quadro finanziario pluriennale (QFP) non è in grado di fornire risorse sufficienti per la sicurezza e la difesa, e respinge qualsiasi aumento della spesa per la sicurezza e la difesa nel QFP attuale e futuro che vada a scapito dei fondi della politica di coesione, come proposto invece dalla Commissione nell'iniziativa ReArmEU; invita la Commissione e gli Stati membri ad adeguare i fondi della politica di coesione a una nuova realtà geopolitica, passando da un'attitudine di reattività e risposta alle crisi a una politica più intraprendente e incentrata sulla resilienza; evidenzia che il bilancio dell'UE da solo non può colmare il divario di spesa per la difesa, ma può svolgere un ruolo importante; chiede ulteriori soluzioni a livello europeo e dell'intera UE per colmare tale divario fino al prossimo QFP; sottolinea che i QFP futuri saranno importanti per far sì che gli attuali aumenti immediati della spesa per la sicurezza e la difesa diventino sforzi strutturali e sostenibili a livello dell'UE per garantire sicurezza e difesa;
50. prende atto della proposta di finanziare la sicurezza e la difesa mediante fonti di capitale prontamente disponibili, ovvero i fondi inutilizzati di NextGenerationEU ed eventuali linee di finanziamento del meccanismo europeo di stabilità, come nel caso del programma elaborato in risposta alla pandemia di COVID-19; ritiene che tali opzioni possano essere valutate, ma che non sarebbero sufficienti a soddisfare le esigenze stimate dalla Commissione;
51. invita pertanto la Commissione ad aumentare il debito comune affinché l'Unione disponga della capacità di bilancio necessaria per contrarre prestiti in situazioni eccezionali e di crisi, presenti e future, tenendo conto dell'esperienza e degli insegnamenti tratti da NextGenerationEU, vista l'urgente necessità di rafforzare la sicurezza e la difesa per proteggere i cittadini dell'UE, ripristinare la deterrenza e sostenere i nostri alleati, in primo luogo l'Ucraina; prende atto di ulteriori idee quali la creazione di una banca del riarmo o di una società veicolo con garanzie nazionali congiunte per garantire agli Stati membri un più facile accesso ai mercati; sottolinea che il coinvolgimento significativo del Parlamento, in qualità di ramo dell'autorità di bilancio, nella governance della futura spesa dell'UE per la difesa è imprescindibile; ribadisce che qualsiasi strumento che verrà utilizzato dovrà essere gestito in modo tale da creare un programma europeo di difesa che utilizzi i fondi per risolvere problemi di coordinamento in materia di pianificazione, sviluppo, approvvigionamento, mantenimento e impiego delle capacità, che riduca le dipendenze dai paesi non europei, che sostenga l'EDTIB e che, in ultima analisi, consenta all'UE e ai suoi stretti alleati di agire in modo autonomo e coordinato;
52. riconosce l'importanza di mobilitare capitali privati per la sicurezza e la difesa; ricorda tuttavia che, poiché i governi rimangono i soli responsabili della fornitura di capacità militari, il capitale privato non sostituirà il capitale pubblico nel settore della sicurezza e della difesa; invita la Commissione e la Banca europea per gli investimenti (BEI) a prendere in considerazione un programma di garanzia degli investimenti, simile a InvestEU, per contribuire a tale sforzo; invita la BEI a rivedere l'elenco di attività escluse, ad adeguare la sua politica in materia di prestiti per aumentare il volume dei finanziamenti disponibili nei settori della sicurezza e della difesa, e a valutare la possibilità di emettere debito a destinazione vincolata per finanziare progetti di sicurezza e difesa; chiede un sostegno più significativo per le imprese mediante la riduzione degli oneri amministrativi superflui e la semplificazione delle procedure e, in particolare, attraverso una maggiore condivisione delle informazioni tra le autorità pubbliche, applicando il principio "una tantum" e utilizzando appieno le tecnologie digitali; invita l'UE a iniziare a elaborare procedure di emergenza per i progetti creati in risposta a gravi crisi o guerre;
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53. incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla presidente della Commissione e ai commissari competenti, alle agenzie dell'UE per la sicurezza e la difesa nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.
- [1] Direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno della Comunità di prodotti per la difesa (GU L 146 del 10.6.2009, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2009/43/oj.
- [2] Direttiva 2009/81/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativa al coordinamento delle procedure per l'aggiudicazione di taluni appalti di lavori, di forniture e di servizi nei settori della difesa e della sicurezza da parte delle amministrazioni aggiudicatrici/degli enti aggiudicatori, e recante modifica delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE (GU L 216 del 20.8.2009, pag. 76, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2009/81/oj.