PROPOSTA DI RISOLUZIONE
4.9.2006
a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
da Francis Wurtz
a nome del gruppo GUE/NGL
sul Medio Oriente
B6‑0000/2006
Risoluzione del Parlamento europeo sul Medio Oriente
Il Parlamento europeo,
– viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU sul Libano, nonché le dichiarazioni del Segretario generale dell'ONU Kofi Annan,
– viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU sul conflitto in Medio Oriente,
– viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Medio Oriente,
– vista la risoluzione del Consiglio dei diritti dell'uomo dell'ONU sulla "grave situazione dei diritti dell'uomo in Libano causata dalle operazioni militari israeliane" (S-2/1),
– visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,
A. considerando la nuova guerra scatenata da Israele contro il Libano, tradottasi in 34 giorni di bombardamenti incessanti e causa della morte di 1.084 civili in Libano e di 41 in Israele, di migliaia di feriti, della fuga di ¼ della popolazione libanese, della distruzione di infrastrutture vitali, come aeroporti, porti, centrali elettriche, nonché di una gigantesca "marea nera",
B. considerando che, stando al PNUD, i bombardamenti hanno distrutto 15.000 alloggi e 78 ponti, danneggiato 630 chilometri di strade e causato danni pari ad almeno 15 miliardi di dollari per il Libano,
C. considerando che Israele ha utilizzato granate che possono contenere fino a 644 ordigni esplosivi ciascuna e che durante il conflitto 100.000 di esse non sono esplose e continuano ad uccidere persone innocenti tutti i giorni,
D. considerando che, stando ad Amnesty International, l'esercito israeliano ha fatto ricorso ad un uso sproporzionato della forza, con attacchi indiscriminati contro la popolazione civile e una politica di distruzione deliberata delle infrastrutture civili in Libano, tutte azioni che equivalgono a crimini di guerra,
E. considerando in particolare, a tale riguardo, la tragedia di Cana e il bombardamento "deliberato", stando alle parole del Segretario generale dell'ONU, di osservatori e di membri della forza internazionale per il mantenimento della pace,
F. considerando che la cattura di due soldati israeliani da parte di Hezbollah, un atto chiaramente inaccettabile, ha fornito ai dirigenti israeliani solo un pretesto per lanciare un'offensiva programmata da lunga data, stando alla stampa e alle fonti militari israeliane stesse,
G. considerando che la decisione di Hezbollah di rispondere ai bombardamenti israeliani su città libanesi lanciando missili su città israeliane è anch'essa una grave violazione del diritto umanitario internazionale, paragonabile a un crimine di guerra,
H. considerando che la guerra israeliana condotta al contempo contro la popolazione palestinese di Gaza e cominciata in giugno, ha finora causato la morte di oltre 200 persone; che le forze israeliane continuano ad effettuare arresti, a distruggere infrastrutture e a colpire aree residenziali con bombardamenti aerei; che quaranta ministri palestinesi democraticamente eletti, fra i quali Aziz Dweik, presidente del Consiglio palestinese, sono stati rapiti e imprigionati; che la costruzione del muro di separazione procede; che Israele ha posto un blocco totale sulla striscia di Gaza e continua a negare il trasferimento ai palestinesi dei proventi di dazi e imposte raccolti a nome dell'Autorità nazionale palestinese; considerando che l'occupazione ha creato una situazione catastrofica sul piano umanitario e quanto mai pericolosa su quello politico,
I. considerando che dal punto di vista politico e diplomatico il processo di pace in Medio Oriente si trova in gravi difficoltà, nonostante l'estrema necessità di una soluzione equa e duratura al problema palestinese per risolvere i conflitti e riportare la pace e la sicurezza in tutta la regione,
J. considerando di conseguenza che per la comunità internazionale in generale, e per l'Unione europea in particolare, è quanto mai importante esigere con fermezza che Israele rispetti le frontiere del 1967 e riprendano i negoziati sulla base delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU,
K. considerando l'ampio sostegno dei dirigenti statunitensi alla strategia di Israele, in nome della "guerra contro il terrorismo", che consente loro di esonerarsi dagli obblighi del diritto internazionale e conduce al caos, come dimostra la drammatica situazione irachena, senza via d'uscita,
L. considerando, in tale contesto, l'estremismo a cui conduce tale strategia, illustrato dalla dichiarazione del Segretario di Stato Rice, la quale paragona le sofferenze del popolo libanese ai "dolori che precedono la nascita del Nuovo Medio Oriente",
M. considerando le prese di posizione, degne e coraggiose, del Segretario generale dell'ONU nel corso di tutto questo periodo,
N. considerando, d'altronde e con estrema severità, l'incapacità del Consiglio europeo di esigere un cessate il fuoco e il ritorno alla legalità internazionale, nonostante gli appelli in tal senso della Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo e della Presidenza in carica dell'Unione,
O. considerando, per quanto riguarda la situazione attuale e futura in Libano, le precisazioni apportate dal Segretario Kofi Annan relativamente alla missione del FINUL, ovvero, che il disarmo di Hezbollah non rientra nel mandato di tale forza, ma dipende da un processo politico condotto dai libanesi stessi e, d'altronde, che questa stessa forza può essere spiegata lungo la frontiera siriana solo su richiesta del governo libanese, il che non è il caso,
P. considerando pertanto che il FINUL ha innanzitutto il compito di prevenire qualsiasi violazione della fine delle ostilità, il che è ancora più importante, dal momento che l'esercito israeliano ha già commesso una grave violazione a Baalbek e minacciato di procedere ad una "seconda fase della guerra",
1. condanna la guerra di Israele in Libano, gli attacchi aerei indiscriminati e massicci contro la popolazione civile, come quello al villaggio di Cana, e contro le forze delle Nazioni Unite preposte al mantenimento della pace nel punto di osservazione ONU nel Libano meridionale, che costituisce una violazione estremamente grave dei principi della Carta delle Nazioni Unite, del diritto umanitario internazionale e dei diritti dell'uomo;
2. condanna il lancio di migliaia di razzi, ad opera di Hezbollah, sulle aree settentrionali di Israele, nonché qualsiasi altra violazione dell'integrità territoriale di tale paese;
3. chiede che sia effettuata un'indagine approfondita, imparziale e indipendente sulle violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti dell'uomo; si compiace, a tal riguardo, dell'iniziativa del Consiglio dei diritti dell'uomo; insiste affinché le persone colpevoli dei crimini ai sensi del diritto internazionale siano giudicate e chiede che le vittime siano pienamente indennizzate;
4. sottolinea la responsabilità di Israele per i danni causati alle infrastrutture civili e insiste affinché i costi della ricostruzione siano attribuiti a Israele;
5. ricorda che non esiste una soluzione militare al conflitto in Medio Oriente e che la soluzione passa attraverso la fine dell'occupazione israeliana e la ripresa dei negoziati, in base alle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU;
6. è a tal riguardo dell'opinione che siano necessari un dialogo costruttivo e negoziati fra tutte le parti e gli attori interessati della regione, senza condizioni, né esclusioni;
7. sottolinea l'obbligo, ai sensi del diritto umanitario internazionale, di assicurare l'accesso e il transito agli sfollati, ai lavoratori umanitari e agli aiuti umanitari e chiede che sia immediatamente tolto il blocco aereo e marittimo imposto da Israele al Libano;
8. chiede che si proceda a uno scambio di prigionieri tra il Libano e Israele, nel quadro delle convenzioni di Ginevra, come richiesto dal governo libanese; reputa che la questione dei prigionieri debba essere trattata includendo il caso dei prigionieri palestinesi; rammenta a tal riguardo che oltre ai parlamentari e ai ministri rapiti in estate, Israele detiene 8.000 prigionieri palestinesi, fra i quali Marwan Barghouti, che devono essere liberati;
9. è convinto che le varie crisi nella regione debbano essere affrontate non isolatamente o bilateralmente, bensì con uno sforzo globale per riportare la pace e la stabilità in tutta la regione; invita ad organizzare una conferenza di pace internazionale sul Medio Oriente e negoziati per giungere a un trattato di pace regionale, basato sulle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU; esorta il Consiglio e gli Stati membri a prendere d'urgenza l'iniziativa a tal fine;
10. sottolinea la necessità di riportare il processo di pace nel Medio Oriente fra le priorità dell'agenda politica internazionale; invita il Quartetto ad imprimere nuovo slancio all'applicazione del tracciato di pace; condivide l'opinione del Segretario generale dell'ONU Kofi Annan, stando al quale la chiave della soluzione del conflitto nel Medio Oriente è la creazione di uno Stato palestinese; insiste affinché si tratti di uno Stato effettivo, nel rispetto delle frontiere del 1967, e con Gerusalemme Est come capitale;
11. invita a porre immediatamente fine alla guerra contro il popolo palestinese e all'occupazione; chiede l'invio di una missione internazionale di osservazione e di protezione sulla "linea verde", sotto l'egida delle Nazioni Unite, come un primo passo verso una diminuzione delle violenze;
12. ribadisce il diritto di tutti i popoli della regione a vivere in sicurezza e in pace; ricorda il piano proposto dalla Lega araba nel 2002, che prevede la normalizzazione delle relazioni di tutti gli Stati della regione con Israele, in cambio del rispetto, da parte di quest'ultimo, delle frontiere del 1967 e dell'accettazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza;
13. chiede che sia posta fine alla costruzione del muro di separazione fra Israele e la Palestina e che il tratto già costruito sia smantellato; stando alle dichiarazioni pubbliche del Primo ministro israeliano, il muro segna unilateralmente i nuovi confini del paese; invita il Consiglio europeo a ribadire che l'UE non riconoscerà nessuna modifica delle frontiere anteriori al1967 che non sia il risultato di un accordo fra le parti;
14. chiede con urgenza
- •la fine immediata delle operazioni militari israeliane nei territori palestinesi occupati;• il rilascio immediato dei ministri e dei parlamentari palestinesi eletti;• l'avvio di un dialogo, come proposto da Mahmoud Abbas, nella prospettiva di liberare i "prigionieri di guerra" detenuti da Israele e il soldato israeliano catturato dai palestinesi, ma anche di porre fine al lancio di missili da Gaza verso Israele;• la fine immediata del blocco di Gaza, in particolare la riapertura della frontiera con l'Egitto e la garanzia della libera circolazione di persone e di merci;• la restituzione, da parte di Israele, dei proventi di tasse e dazi ai palestinesi;
15. critica fortemente il fatto che nel corso del conflitto il Consiglio europeo si sia a lungo astenuto dall'esprimere una posizione comune, invitando a cessare immediatamente il fuoco e a far ritorno alla legalità internazionale; deplora il fatto che sinora il Consiglio non abbia mai condannato la guerra contro il popolo libanese e quello palestinese;
16. deplora il fatto che l'Unione europea non si assuma la responsabilità di una soluzione dei conflitti nel Medio Oriente, deludendo in tal modo le aspettative dei popoli di questa regione e dell'Europa; invita il Consiglio a porre rimedio a tale situazione, a concordare e a presentare al Parlamento europeo una strategia politica sul Medio Oriente che promuova un processo di pace duratura;
17. si compiace delle decisioni adottate dalla Commissione di stanziare aiuti di emergenza a sostegno delle vittime della crisi, nonché dei risultati della Conferenza internazionale dei donatori, del 31 agosto 2006; si compiace altresì dei contributi dell'Unione europea e degli Stati membri; invita l'Unione europea a riprendere la cooperazione finanziaria con l'Autorità nazionale palestinese;
18. invita la Commissione a contribuire con programmi specifici alla soluzione del problema posto dalle mine terrestri e dalle munizioni non esplose, nonché a porre rimedio alle conseguenze ambientali dell'escalation militare, in particolare nel Mar Mediterraneo;
19. invita il Primo ministro libanese Fouad Siniora a tenere un discorso al Parlamento europeo;
20. decide di inviare una delegazione del Parlamento europeo in Libano e in Israele, per monitorare la situazione;
21. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti e ai governi di Israele, del Libano, della Siria e dell'Iran, all'Autorità nazionale palestinese, ai governi della Russia e degli Stati Uniti, nonché al Segretario generale dell'ONU.