Procedura : 2006/2676(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B6-0029/2007

Testi presentati :

B6-0029/2007

Discussioni :

Votazioni :

PV 18/01/2007 - 9.7
CRE 18/01/2007 - 9.7

Testi approvati :

P6_TA(2007)0007

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 94kWORD 44k
Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B6-0024/2007
16.1.2007
PE 382.976v01-00
 
B6‑0029/2007
presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
da Philip Dimitrov Dimitrov, Geoffrey Van Orden, Luisa Fernanda Rudi Ubeda, Simon Busuttil, Simon Coveney, Konstantin Dimitrov, Martin Dimitrov e Stefan Sofianski
a nome del gruppo PPE-DE
sull'arresto e la condanna di cinque infermiere bulgare e di un medico palestinese per accuse relative al caso di contagio HIV/AIDS all'ospedale pediatrico di Bengasi nel 1999

Risoluzione del Parlamento europeo sull'arresto e la condanna di cinque infermiere bulgare e di un medico palestinese per accuse relative al caso di contagio HIV/AIDS all'ospedale pediatrico di Bengasi nel 1999 
B6‑0029/2007

Il Parlamento europeo,

–  viste le relazioni annuali dell'Unione europea sui diritti umani, in particolare quelle relative agli anni 2005 e 2006,

–  viste le sue risoluzioni sull'adesione della Bulgaria all'Unione europea, in particolare quelle del 30 novembre 2006 (paragrafo 25), del 15 dicembre 2005 (paragrafo 32) e del 13 aprile 2005 (paragrafo 39),

–  viste le pertinenti conclusioni del Consiglio,

–  viste le relazioni della Presidenza del Consiglio dell'Unione europea al Consiglio europeo sull'attuazione dei partenariati strategici dell'Unione europea con i paesi del Mediterraneo, del dicembre 2005 e del dicembre 2006,

–  viste tutte le sue precedenti risoluzioni sull'argomento,

–  visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il 9 febbraio 1999 le autorità libiche hanno arrestato alcuni operatori sanitari bulgari che lavoravano presso l'ospedale "Al-Fatih" di Bengasi e che il 7 febbraio 2000, presso il Tribunale del popolo libico, ha avuto inizio un processo contro sei cittadini bulgari, un cittadino palestinese e nove cittadini libici, accusati di aver volontariamente infettato con il virus HIV 393 bambini, mentre l'accusa di complotto è stata successivamente abbandonata,

B.  considerando che il 6 maggio 2004 il Tribunale ha condannato a morte per fucilazione cinque infermiere bulgare e un medico palestinese; considerando che il 25 dicembre 2005 la Corte suprema libica ha reso nota la sua decisione sull'appello contro la condanna a morte e ha ordinato un nuovo processo; considerando che, a partire dall'11 maggio 2006, si è tenuto un nuovo processo, che ha confermato le condanne a morte il 19 dicembre 2006,

C.  considerando l'esistenza di valide prove dell'uso della tortura nei confronti degli imputati in carcere, al fine di estorcere false confessioni, considerando che sono state commesse anche altre flagranti violazioni dei diritti degli imputati,

D.  considerando che nel 2003, a seguito di una richiesta delle autorità libiche, rinomati esperti internazionali in materia di HIV/AIDS hanno presentato una relazione, in chi hanno concluso in maniera categorica che la diffusione del virus dell'HIV era stata causata da un'infezione ospedaliera precedente all'arrivo degli imputati in Libia; considerando che recenti pubblicazioni forniscono solide prove scientifiche sull'origine e i tempi del contagio all'ospedale di Bengasi; considerando che tutte le prove dell'innocenza degli imputati sono state ignorate e non sono state prese in considerazione,

E.  considerando che nel novembre 2004 l'Unione europea ha varato il "Piano d'azione per la lotta all'HIV a Bengasi", che prevede la prestazione di assistenza tecnica e sanitaria ai bambini infetti e alle famiglie colpite, e il sostegno alle autorità libiche nella lotta contro l'AIDS; considerando che sono stati stanziati 2 milioni di euro a titolo del bilancio comunitario per finanziare tale piano, considerando che l'attuazione del piano è già in una fase avanzata, con il sostegno della Commissione e degli Stati membri dell'Unione europea, considerando che un elevato numero di bambini infetti sono stati curati negli ospedali degli Stati membri,

F.  considerando che nel 2006 è stato istituito il "Fondo internazionale per Bengasi", un organismo non governativo senza scopo di lucro creato per contribuire allo sviluppo delle infrastrutture sanitarie locali a Bengasi, migliorare il trattamento dei pazienti e fornire assistenza alle famiglie colpite,

1.  deplora il verdetto del tribunale penale libico, del 19 dicembre 2006, che ha giudicato colpevoli, a termine di un secondo processo, e condannato a morte cinque infermiere bulgare – Kristiana Vulcheva, Nasya Nenova, Valentina Siropulo, Valya Chervenyashka e Snezhana Dimitrova – e un medico palestinese, Ashraf al-Haiui, i quali hanno già trascorso otto anni in carcere in relazione al caso di contagio HIV/AIDS all'ospedale di Bengasi nel 1999;

2.  constata che l'Unione europea non può accettare il verdetto e auspica che il caso sia ora deferito a un'autorità superiore, al fine di pervenire in tempi brevi a una soluzione giusta ed equa;

3.  ribadisce la sua seria preoccupazione per quanto concerne la base sulla quale gli imputati sono stati processati, il loro trattamento durante il periodo di detenzione e i lunghi ritardi nel processo;

4.  sottolinea che dal gennaio 2007 il processo di Bengasi riguarda direttamente cinque cittadini dell'Unione europea;

5.  invita le autorità libiche interessate ad adottare le misure necessarie per rivedere e annullare la condanna alla pena capitale e ad aprire la strada a una tempestiva soluzione del caso su una base umanitaria, rispettando in tal modo i prerequisiti necessari per il proseguimento della politica comune di impegno nei confronti della Libia;

6.  sottolinea la sua determinazione a seguire attentamente questo caso e la sua intenzione di nominare un relatore speciale a tal fine;

7.  invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a continuare a fornire assistenza per l'attuazione del Piano d'azione per la lotta all'HIV e a sostenere il Fondo internazionale per Bengasi, al fine di alleviare le sofferenze dei bambini infetti e delle loro famiglie e di aiutare le autorità libiche a prevenire e a contrastare la diffusione del contagio da HIV nel paese;

8.  invita il Presidente Gheddafi a esercitare i suoi poteri e ad assicurare urgentemente il rilascio degli operatori sanitari arrestati;

9.  invita la Commissione e il Consiglio a intervenire presso il governo libico, al fine di assicurare la tempestiva liberazione degli operatori sanitari detenuti in carcere;

10.  invita la Commissione e il Consiglio, in caso di ulteriori sviluppi negativi, a prendere in considerazione una revisione della politica comune di impegno nei confronti della Libia in tutti i settori che l'Unione riterrà opportuno;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al governo della Libia, all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

Note legali - Informativa sulla privacy