Procedura : 2007/2633(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B6-0369/2007

Testi presentati :

B6-0369/2007

Discussioni :

PV 26/09/2007 - 12
CRE 26/09/2007 - 12

Votazioni :

PV 27/09/2007 - 9.5
CRE 27/09/2007 - 9.5

Testi approvati :

P6_TA(2007)0420

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 88kWORD 41k
25.9.2007
PE395.997v01-00
 
B6‑0369/2007
presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
da Jules Maaten, Marco Cappato, Marco Pannella e Annemie Neyts-Uyttebroeck
a nome del gruppo ALDE
sulla Birmania (Myanmar)

Risoluzione del Parlamento europeo sulla Birmania (Myanmar) 
B6‑0369/2007

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Birmania (Myanmar), e più specificamente quella del 7 settembre 2007,

–  visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che decine e decine di persone, compresi dei monaci, vengono arrestate perché manifestano ed esprimono pacificamente la loro insoddisfazione di fronte al malgoverno della giunta militare,

B.  considerando che i monaci hanno iniziato la loro protesta una settimana fa, dopo che il governo non si era scusato per il pestaggio di cui erano stati vittime alcuni monaci durante una dimostrazione tenutasi tre settimane fa nella città centrale di Pakkoku, e in seguito alla sua decisione, il mese scorso, di raddoppiare il prezzo del carburante,

C.  considerando che le dimostrazioni si sono ampliate, malgrado le voci secondo cui le forze governative sarebbero sul punto di dare inizio a una violenta repressione di massa, come quella condotta dalle forze militari nel 1988, in cui erano morte migliaia di cittadini birmani,

D.  considerando che le forze militari hanno diffuso attraverso i media una nuova minaccia, secondo la quale verranno prese misure nei confronti di quanti violino l'ordine di cessare le proteste contro il governo,

E.  ritenendo che la questione della situazione attuale in Birmania debba essere affrontata senza ulteriori indugi in seno al Consiglio di sicurezza dell'ONU,

1.  invita la Presidenza dell'UE, il Segretario generale dell'ASEAN, la comunità internazionale e il Consiglio di sicurezza dell'ONU ad agire immediatamente per evitare altre vittime in Birmania;

2.  invita pertanto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad affrontare con urgenza la situazione in Birmania e a incaricare il Segretario generale dell'ONU di condurre una mediazione in Birmania nella prospettiva di una riconciliazione nazionale e di una transizione democratica; invita il Consiglio di sicurezza dell'ONU a prendere le misure necessarie per imporre nuove sanzioni economiche nei confronti della Birmania nell'intento di imporre il cambiamento;

3.  condanna il Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo (SPDC) per la spietata repressione esercitata sulla popolazione birmana da 40 anni a questa parte e per la totale assenza di progressi significativi verso la democrazia;

4.  condanna lo sprezzo totale mostrato dalla dittatura militare per il benessere della popolazione birmana;

5.  sollecita la fine all'attuale processo costituzionale illegittimo e la sua sostituzione con una Convenzione nazionale pienamente rappresentativa che comprenda la Lega nazionale per la democrazia (NLD) e altri partiti e gruppi politici, tenendo conto delle raccomandazioni formulate dal Segretario generale dell'ONU di trasformarlo in un processo costituente democratico e partecipativo;

6.  esige l'immediato rilascio senza condizioni di Daw Aung San Suu Kyi e degli altri prigionieri politici;

7.  chiede alla Commissione europea di mettere a disposizione i mezzi opportuni nel quadro dello Strumento per la democrazia e i diritti dell'uomo, al fine di sostenere attivamente il movimento a favore della democrazia e le ONG che si adoperano per il rafforzamento del buon governo in Birmania;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, ai governi dei paesi ASEAN, alla Lega nazionale per la democrazia, al Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

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