Procedura : 2008/2621(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B6-0395/2008

Testi presentati :

B6-0395/2008

Discussioni :

PV 03/09/2008 - 15
CRE 03/09/2008 - 15

Votazioni :

PV 04/09/2008 - 7.5
CRE 04/09/2008 - 7.5

Testi approvati :

P6_TA(2008)0406

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B6-0377/2008
1.9.2008
PE410.797
 
B6‑0395/2008
presentata a seguito di una dichiarazione della Commissione
a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del regolamento
da Pasqualina Napoletano, Alain Hutchinson, Glenys Kinnock, Neena Gill e Anne Van Lancker
a nome del gruppo PSE
sulla mortalità materna in vista dell'evento ad alto livello dell'ONU del 25 settembre concernente la revisione degli Obiettivi di sviluppo del Millennio

Risoluzione del Parlamento europeo sulla mortalità materna in vista dell'evento ad alto livello dell'ONU del 25 settembre concernente la revisione degli Obiettivi di sviluppo del Millennio  
B6‑0395/2008

Il Parlamento europeo,

–  visti gli Obiettivi di sviluppo del Millennio adottati in occasione del Vertice del Millennio delle Nazioni Unite nel settembre 2000,

–  visto il piano d'azione del Consiglio europeo di giugno e le sue pietre miliari per il 2010,

–  vista la relazione della Commissione intitolata "Gli Obiettivi di sviluppo del Millennio 2000-2004" (SEC(2004)1379),

–  viste le conclusioni della presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles del 16 e del 17 dicembre 2004 in cui veniva confermato il pieno impegno dell'Unione europea a favore degli Obiettivi di sviluppo del Millennio e della coerenza di tali Obiettivi,

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio intitolata "La parità tra uomini e donne e l'emancipazione delle donne nella cooperazione allo sviluppo" (SEC(2007)0332),

–  vista la strategia comune Africa/UE,

–  vista la risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2008 sulla parità tra uomini e donne e l'emancipazione delle donne nella cooperazione allo sviluppo (2007/2182(INI)),

–  viste le risoluzioni del 12 aprile 2005 sul ruolo dell'Unione europea nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) e del 20 giugno 2007 sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio – la situazione a metà strada,

–  vista la sua risoluzione del 17 novembre 2005 su una strategia di sviluppo per l'Africa, e quella del 25 ottobre 2007 sulla situazione delle relazioni UE-Africa,

–  viste la Quarta Conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino nel settembre 1995, la dichiarazione e la piattaforma d'azione adottate a Pechino, oltre i successivi documenti adottati alle sessioni speciali dell'ONU Pechino +5 e Pechino +10 e concernenti ulteriori azioni e iniziative per attuare la dichiarazione di Pechino e la piattaforma d'azione adottate rispettivamente il 9 giugno 2000 e l'11 marzo 2005,

–  vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti nell'ambito del Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea: "Il Consenso europeo" (Il Consenso europeo in materia di sviluppo) firmata il 20 dicembre 2005 e il Consenso europeo sugli aiuti umanitari del dicembre 2007,

–  viste le relazioni del 2005 e del 2006 del Fondo sulla popolazione delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale, intitolate rispettivamente "La promessa dell'eguaglianza – parità tra uomini e donne, salute riproduttiva e Obiettivi di sviluppo del Millennio" e "Un viaggio verso la speranza: le donne e le migrazioni internazionali",

–  visto il regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 che istituisce uno strumento finanziario per la cooperazione allo sviluppo ("Strumento per la cooperazione allo sviluppo" (SCS)),

–  visto il Protocollo sui diritti delle donne in Africa, noto anche come "Protocollo di Maputo" che è entrato in vigore il 26 ottobre 2005 e il piano d'azione di Maputo per l'operatività del contesto continentale per la salute e i diritti sessuali e riproduttivi 2007-2010, adottata in occasione della sessione speciale dell'Unione africana del settembre 2006,

–  vista la Conferenza internazionale dell'ONU sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD) tanutasi al Cairo nel settembre 1994, il programma d'azione adottato al Cairo oltre ai successivi documenti adottati in occasione della sessione speciale dell'ONU Cairo+5 concernente ulteriori azioni per attuare il programma d'azione adottato nel 1999,

–  visto il contesto di Bruxelles relativo ad azioni e raccomandazioni sulla salute per lo sviluppo sostenibile, adottato nell'ottobre 2007 a Bruxelles dai ministri della sanità del gruppo di Stati dell'Africa, dei Carabi e del Pacifico (ACP),

–  vista la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali entrata in vigore il 3 gennaio 1976 e in particolare l'articolo 12,

–  visto il commento generale n. 14 della commissione per i diritti economici, sociali e culturali dell'ONU intitolato "Il diritto al più elevato standard possibile di salute", Doc. ONU E/C 12/2000/4 (2000),

–  vista la Convenzione del 3 settembre 1981 sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne,

–  visto l'articolo 103, paragrafo 2 del suo regolamento,

A.  considerando che quello della mortalità materna è L'OSM che si è più allontanato dal suo obiettivo: l'OSM 5 chiede una riduzione del 75% del tasso di mortalità materna entro il 2015 e che ad esso hanno aderito 186 paesi;

B.  considerando che ogni anno più di mezzo milione di donne muoiono durante la gravidanza o il parto e che il 99% di tali decessi avvengono nei paesi in via di sviluppo; considerando che in 20 anni tale percentuale nell'Africa subsahariana è rimasta praticamente immutata con un tasso di riduzione annua soltanto dello 0,1% e che una donna su sedici corre il rischio di morire durante la gravidanza e il parto; considerando che la mortalità materna è l'indicatore più drammatico delle ineguaglianze sanitarie globali;

C.  considerando che, oltre alla disparità geografica, l'esperienza e le ricerche sulla mortalità materna rivelano disparità significative nei tassi di mortalità materna dovute a situazione economica, razza e origine etnica, ubicazione urbana o rurale, livello d'istruzione e persino divisioni linguistiche o religiose nell'ambito dello stesso paese, anche nei paesi industrializzati, una disparità cioè che è la maggiore tra quelle rilevate da tutte le statistiche sanitarie pubbliche,

D.  considerando che il G8 ha adottato un pacchetto di azioni sulla salute che contribuirà a formare e ad assumere un milione e mezzo di operatori sanitari in Africa e assicurerà che l'80% delle madri siano assistite durante il parto da un operatore sanitario; considerando che ciò comprende l'impegno di aumentare fino a 2,3 per 1000 persone gli operatori sanitari in 36 paesi africani in cui si registra una carenza critica in tale campo; considerando tuttavia che non viene fatto alcun riferimento al reperimento dei 10 miliardi di dollari che secondo gli attivisti della società civile sarebbero necessari per salvare le vite di sei milioni di madri e di bambini ogni anno,

E.  considerando che la mortalità e la morbilità materna è un'emergenza sanitaria globale; ogni anno si calcola che circa 536.000 donne muoiono durante il parto e, inoltre, una su venti subisce gravi complicazioni che vanno dalle infezioni croniche, alle lesioni invalidanti come la fistula ostetrica, all'invalidità per tutta la vita,

F.  considerando che non sono certo segreti i motivi per cui le donne muoiono durante la gravidanza e il parto – le cause della mortalità materna sono chiare e note, così come i mezzi per evitarle,

G.  considerando che la mortalità materna potrebbe essere prevenuta migliorando l'accesso ai metodi di pianificazione familiare, mediante la prestazione di cure materne sicure e di qualità durante la gravidanza, al momento del parto prevedendo la possibilità di fornire cure ostetriche di emergenza e nel periodo post-parto migliorando la salute e l'alimentazione delle donne e la loro posizione nella società,

H.  considerando che questa impostazione preventiva prevede la formazione delle donne e degli operatori sanitari in modo che possano riconoscere le complicazioni della gravidanza e del parto e impartire cure appropriate, richiede una rete di infrastrutture sanitarie ad hoc che possano essere raggiunte entro un periodo ragionevole di tempo con le infrastrutture e i trasporti disponibili e la prestazione di cure adeguate in queste infrastrutture sanitarie vicine da parte di personale adeguato, organizzate in modo efficace e con elettricità, acqua e medicinali disponibili,

I.  considerando che le morti materne evitabili costituiscono violazioni del diritto alla vita delle donne e delle adolescenti, come stabilito in vari documenti internazionali sui diritti dell'uomo come la dichiarazione universale delle Nazioni Unite sui diritti dell'uomo e che le cause della mortalità e della morbilità materna possono anche comportare violazioni di altri diritti dell'uomo come il diritto al migliore standard possibile di sanità fisica e mentale e il diritto alla non discriminazione in materia di accesso alle cure sanitarie di base,

J.  considerando che è responsabilità dei governi fornire, direttamente o tramite terzi, servizi sanitari come un diritto e considerando che anche per i governi con risorse limitate vi sono misure immediate che possono essere adottate e che hanno un impatto sulla salute materna,

K.  considerando che, in ultima analisi, non è molto probabile che i motivi alla base della mortalità materna e delle lesioni dovute al parto siano di ordine pratico o strutturale ma che invece dipendano dal basso valore e dal basso status accordato alla vita delle donne che sono generalmente svantaggiate nella società e riconoscendo che, nei paesi con livelli analoghi di sviluppo economico, tanto più alto è lo status delle donne quanto più basso il tasso di mortalità materna;

L.  considerando che le donne sono particolarmente vulnerabili durante la gravidanza e il parto a causa di varie forme di discriminazione come la disparità tra uomini e donne nella famiglia, alcune pratiche tradizionali che sono dannose per le donne, le violenze contro le donne, la mancanza di potere in merito ai loro diritti riproduttivi, la non accettazione delle bambine neonate e gli stereotipi sulle donne in quanto essenziaaaalmente madri e badanti; considerando che la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) è stata ratificata da tutti gli Stati membri dell'UE;

M.  considerando che l'Assemblea generale dell'ONU ha incluso "l'accesso universale alla salute riproduttiva entro il 2015" come sotto-obiettivo nell'elenco degli OSM previsti all'OSM5 - Mortalità materna,

N.  considerando che la comunità internazionale alla Conferenza internazionale per la popolazione e lo sviluppo ha promesso nuove risorse identificando la "salute riproduttiva" (compresa la pianificazione familiare e i servizi di salute materna) quale priorità centrale per gli sforzi internazionali in materia di sviluppo,

O.  considerando che, invece di aumentare il sostegno, il sostegno totale concesso dai donatori alla pianificazione familiare è adesso molto più basso di quanto fosse nel 1994 in quanto è diminuito da 723 milioni di dollari del 1995 a 442 milioni di dollari del 2004, espresso in dollari costanti,

P.  considerando che l'UE ha assunto l'impegno in modo regolare e coerente di raggiungere l'obiettivo dell'OSM5, l'ultima volta nel piano d'azione del giugno 2008,

Q.  considerando che nonostante la gravità del problema e la violazione dei diritti umani, i servizi per la salute materna sono rimasti agli ultimi posti dell'Agenda internazionale, relegati in secondo piano dagli interventi su malattie specifiche, e ciò ha portato all'emarginazione della mortalità materna, mentre gli alti tassi di HIV hanno contribuito alla stagnazione o al deterioramento dei progressi compiuti verso la riduzione della mortalità e della morbilità materna,

1.  esprime viva preoccupazione che la mortalità materna (OSM5) è l'unico OSM su cui non sono stati compiuti progressi dal 2000, in particolare nell'Africa subsahariana e nell'Asia meridionale, perché 20 anni fa i dati erano uguali a quelli attuali;

2.  osserva che oltre all'istruzione, anche l'emancipazione delle donne contribuisce significativamente al miglioramento dell'OSM5 sulla salute materna;

3.  invita il Consiglio e la Commissione, in vista della riunione del gruppo ad alto livello sugli OSM, a dare la priorità alle misure volte a rispettare gli impegni assunti nell'ambito dell'OSM5 sul miglioramento della salute materna;

4.  invita il Consiglio e la Commissione a ridurre la disparità fra i tassi di mortalità materna nei paesi industrializzati e nei paesi in via di sviluppo mediante maggiori investimenti e adottando misure per migliorare le risorse umane destinate alla salute prevedendo maggiori risorse e maggiori impegni per rafforzare i sistemi sanitari e le infrastrutture sanitarie di base concedendo fondi per il monitoraggio, il controllo, le funzioni basilari della salute pubblica, le azioni comunitarie e altre funzioni di sostegno necessarie;

5.  invita la Commissione e il Consiglio a intensificare i loro sforzi per eliminare le mortalità e la morbilità materna prevenibili sviluppando, attuando e valutando regolarmente "road maps" e piani d'azione per la ridurre l'incidenza globale della mortalità e della morbilità materna, adottando un'impostazione equa, sistematica e sostenuta incentrata sui diritti umani, adeguatamente assecondata e agevolata da forti meccanismi istituzionali e da finanziamenti;

6.  invita la Commissione e il Consiglio a dar seguito ai progetti di successo per la lotta contro la mortalità materna in luoghi come Metani nello Stato di Chattisgarh in India e ad espandere i servizi di salute materna nel contesto delle cure sanitarie primarie, basate sui concetti di scelta informata, educazione in materia di maternità sicura, cure prenatali mirate ed effettive, programmi di alimentazione materna, adeguata assistenza nei parti per evitare il ricorso eccessivo al parto cesareo e prestare servizi ostetrici di emergenza; servizi medici per la gravidanza, il parto e le complicazioni dell'aborto; cure post natali e pianificazione familiare;

7.  invita la Commissione e il Consiglio a promuovere l'accesso di tutte le donne a informazioni esaurienti e ai servizi sulla salute sessuale e riproduttiva;

8.  invita la Commissione e il Consiglio ad adottare e sviluppare gli indicatori e i parametri già confermati per ridurre la mortalità materna (comprese le indennità ODA) e a stabilire meccanismi di controllo e di responsabilità che possano portare ad un miglioramento costante delle politiche e dei programmi esistenti;

9.  invita la Commissione e il Consiglio a garantire che i servizi sanitari riproduttivi siano disponibili, accessibili e di buona qualità e a dedicare il massimo delle risorse disponibili alle politiche e ai programmi sulla mortalità materna;

10.  invita la Commissione e il Consiglio ad assicurare la raccolta di dati disponibili e tempestivi per orientare l'esecuzione delle misure in materia di mortalità e morbilità materna;

11.  invita la Commissione e il Consiglio a prevedere la formazione, la capacità e le infrastrutture per un adeguato numero di ostetriche espertee e ad assicurare l'accesso a tali ostetriche a tutte le donne e le ragazze incinte (e ad assicurare che le "road maps" e piani d'azione nazionali riflettano questo obiettivo/esito/fine);

12.  invita l'UE a continuare ad essere all'avanguardia degli sforzi per sostener i diritti sanitari sessuali e riproduttivi mantenendo i livelli di finanziamento per l'applicazione del Programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo e deplora che sebbene l'Africa subsahariana abbia i più elevati livelli di mortalità materna essa ha anche il tasso più basso del mondo dell'uso di contraccettivi (19%) mentre il 30% delle morti da parto sul continente sono provocate da aborti eseguiti in modo non sicuro;

13.  allo scopo di raggiungere gli Obiettivi degli OSM sull'accesso universale alla salute riproduttiva entro il 2015, occorre aumentare il livello di finanziamento dell'UE altrimenti le donne che cessano di vivere a causa della gravidanza e delle cause connesse, continueranno a morire;

14.  invita la Commissione e il Consiglio a sviluppare programmi e politiche per affrontare gli aspetti sanitari che sono essenziali per prevenire la mortalità materna, come la partecipazione ai processi decisionali su questioni relative alla salute, le informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva, l'alfabetizzazione, l'alimentazione, la non discriminazione e le norme sociali alla base della parità di genere;

15.  in seguito ai progressi compiuti per quanto riguarda la riduzione della mortalità materna, invita la Commissione e il Consiglio ad aderire alle iniziative globali, come il "Conto alla rovescia per il 2015", a condividere le migliori pratiche sui programmi e le politiche in questo campo e a incoraggiare in modo continuo gli sforzi di miglioramento;

16.  invita gli Stati membri dell'UE ad astenersi dal fare marcia indietro per quanto riguarda gli impegni di finanziamento per l'attuazione degli OSM e in particolare dell'OSM5, e invita la presidenza del Consiglio ad assumere la guida e a dare il buon esempio assicurando che siano disponibili finanziamenti adeguati e che gli sforzi siano incentivati in modo da salvare vite umane;

17.  invita la Commissione ad assicurare che i contratti OSM siano prevalentemente concentrati sui settori della salute e dell'istruzione;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale dell'ONU, all'Unione interparlamentare e al Comitato per l'assistenza allo sviluppo dell'OCSE.

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