Proposta di risoluzione - B7-0190/2009Proposta di risoluzione
B7-0190/2009

PROPOSTA DI RISOLUZIONE sulla violenza nella Repubblica democratica del Congo

9.12.2009

presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento

Filip Kaczmarek, Gay Mitchell a nome del gruppo PPE

Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B7-0187/2009

Procedura : 2009/2792(RSP)
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B7-0190/2009
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B7-0190/2009
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B7‑0190/2009

Risoluzione del Parlamento europeo sulla violenza nella Repubblica democratica del Congo

Il Parlamento europeo,

    viste le conclusioni del Consiglio sulla PESD del 17 novembre 2009,

 

    viste la relazione intermedia e la relazione finale (S/2009/253 e S/2009/603) del gruppo di esperti sulla Repubblica democratica del Congo ("il gruppo di esperti") istituito ai sensi della risoluzione 1771 (2007) del Consiglio di sicurezza e prorogato conformemente alle risoluzioni 1807 (2008) e 1857 (2008) e alle relative raccomandazioni,

 

–    vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2008 sulla Repubblica democratica del Congo: scontri al confine orientale della RDC[1],

 

–    vista la sua risoluzione del 21 febbraio 2008 sul Nord Kivu[2],

 

–    viste la sua risoluzione del 17 gennaio 2008 sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo e sullo stupro come crimine di guerra[3] e le sue precedenti risoluzioni sulle violazioni dei diritti umani nella RDC,

 

–    vista la sua risoluzione del 15 novembre 2007 sulla risposta della UE a situazioni di fragilità nei paesi in via di sviluppo[4],

 

–    viste le conclusioni del vertice della Comunità di sviluppo dell'Africa australe, che si è detta pronta a inviare "se necessario" truppe di mantenimento della pace nel Nord Kivu,

 

–    vista la dichiarazione del Consiglio del 10 ottobre 2008 sulla situazione nella regione orientale della RDC,

 

–    visto il resoconto della missione effettuata nel 2008 dalla commissione per lo sviluppo nel Nord Kivu,

 

–    visto l'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento,

 

A.  considerando che il Congo orientale è da anni teatro di tensioni etniche, interessi commerciali opposti, dispute territoriali e politiche regionali condizionate dalla minaccia degli scontri armati,

 

B.   considerando che dall'inizio delle violenze milioni di persone sono state uccise o probabilmente sono morte a seguito delle ferite provocate da armi da fuoco, o sono state sfollate, e che centinaia di migliaia di persone sono state mutilate, picchiate o derubate da gruppi armati,

 

C.  considerando che lo stupro, che è un crimine, è diventato un'arma di guerra comunemente utilizzata dai ribelli, dai membri dell'esercito regolare congolese e dai civili,

 

D.  considerando che le truppe congolesi e i combattenti delle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (FDLR) sembrano essere entrambi coinvolti in reti criminali per lo sfruttamento e la commercializzazione di oro e minerali in cambio di armi da fuoco nella regione orientale della RDC,

 

E.   considerando che i gruppi ribelli guidati dalle FDLR hanno un'ampia e articolata rete di sostenitori politici e finanziari all'interno della regione e nel mondo,

 

F.   considerando che, dall'intensificarsi del conflitto, nella regione orientale della RDC è notevolmente aumentato il reclutamento di bambini soldato,

 

G.  considerando che le Nazioni Unite svolgono nella RDC la più grande missione di pace al mondo (MONUC), con un totale di 20.000 soldati presenti principalmente nel Nord e nel Sud Kivu e con un costo di circa 1,4 miliardi di dollari USA ogni anno,

 

H.  considerando che, benché il suo mandato in virtù del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite sia proteggere in via prioritaria i civili, la MONUC ha fallito la sua missione,

 

I.    considerando che le Nazioni Unite hanno recentemente sospeso l'assistenza logistica e il sostegno operativo a determinate unità dell'esercito congolese, le cui truppe sono accusate di aver ucciso, tra maggio e settembre 2009, decine di civili, tra cui donne e bambini, nel distretto del Nord Kivu,

 

J.    considerando che le recenti operazioni militari non sono riuscite a neutralizzare le FDLR e hanno aggravato la crisi umanitaria in atto, causando estesi massacri e abusi dei diritti umani,

 

K.  considerando che la situazione in loco è attualmente catastrofica,

 

1.   esprime la sua più profonda preoccupazione per il perdurare delle violenze nella Repubblica democratica del Congo da parte di gruppi armati e dell'esercito congolese, come riferisce il relatore speciale delle Nazioni Unite per le esecuzioni extragiudiziarie; è inoltre seriamente preoccupato per le due relazioni dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sulle gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale;

 

2.   invita tutte le parti interessate a cessare le ostilità e chiede maggiori sforzi alla comunità internazionale per ripristinare la pace nella regione;

 

3.   ribadisce la sua profonda preoccupazione per la presenza di gruppi armati e milizie nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo, in particolare nelle province del Nord e del Sud Kivu, dell'Ituri e nella provincia orientale, in quanto perpetuano un clima di insicurezza in tutta la regione;

 

4.   invita tutti i gruppi armati, in particolare le FDLR e l'Esercito di resistenza del Signore ugandese (LRA), a deporre immediatamente le armi e a porre fine agli attacchi contro la popolazione civile ed esorta tutte le parti che hanno sottoscritto l'accordo del 23 marzo 2009 a rispettare il cessate il fuoco e a concretizzare i loro impegni in modo efficace e in buona fede;

 

5.   sottolinea l'importanza dei compiti fondamentali della missione "EUSEC RD Congo", ossia fornire consulenza e assistenza per la riforma della difesa allo scopo di attuare il piano di riforma riveduto per le Forze armate congolesi (FARDC) e di tradurlo in azioni concrete;

 

6.   chiede un maggior impegno politico da parte delle autorità congolesi a portare avanti il processo di riforma e incoraggia l'introduzione di un meccanismo di coordinamento per la riforma della difesa con titolarità congolese, opportunamente sostenuto dall'EUSEC;

 

7.   condanna gli atti di violenza, le violazioni dei diritti umani e gli abusi commessi nel Kivu, in particolare la violenza sessuale e il reclutamento di bambini soldato da parte delle milizie, e sottolinea l'importanza di assicurare alla giustizia i loro autori;

 

8.   invita il Consiglio a sostenere ulteriormente l'azione dell'UE nella RDC per contribuire alla prevenzione e alla lotta contro le violazioni dei diritti umani; invita l'EUSEC RD Congo a impegnarsi maggiormente nel sostenere gli sforzi volti a combattere l'impunità dei reati, in particolare la violenza sessuale e la violenza basata sul genere, commessi dalle forze di sicurezza, nonché l'uso di bambini soldato;

 

9.   raccomanda al governo della Repubblica democratica del Congo di promuovere la sicurezza degli arsenali, la responsabilità e la gestione di armi e munizioni come priorità urgenti e di attuare un programma nazionale per il contrassegno delle armi conformemente alle norme stabilite dal Protocollo di Nairobi e dal Centro regionale per le armi di piccolo calibro;

 

10. chiede ai governi della Repubblica democratica del Congo e di tutti gli Stati, in particolare quelli della regione, alla missione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo (MONUC) e al gruppo di esperti di intensificare la cooperazione, anche scambiandosi informazioni per quanto riguarda le spedizioni di armi, le rotte commerciali e i depositi strategici noti per essere controllati o utilizzati dai gruppi armati, i voli dalla regione dei Grandi Laghi alla Repubblica democratica del Congo e viceversa, nonché lo sfruttamento illegale e il traffico di risorse naturali;

 

11. ribadisce la necessità di un intervento immediato per evitare una catastrofe umanitaria nella provincia congolese orientale del Kivu, con centinaia di nuovi rifugiati e un crescente numero di morti a causa della guerra e della diffusione di malattie;

 

12. esprime viva preoccupazione per le condizioni in cui vivono i civili al centro di un conflitto e sollecita tutte le parti a consentire un passaggio sicuro agli operatori umanitari e ai rifornimenti;

 

13. osserva che un gran numero di abitanti della regione è stato sfollato nel proprio paese a causa dei combattimenti e invita i paesi interessati a cooperare con le organizzazioni umanitarie per ridurre la sofferenza della popolazione;

 

14. chiede la ripresa del dialogo che ha portato all'istituzione del programma Amani per la sicurezza, la pacificazione, la stabilizzazione e la ricostruzione del Kivu;

 

15. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alle istituzioni dell'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Sottosegretario per gli affari umanitari e Coordinatore dell'aiuto d'urgenza delle Nazioni Unite, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nonché ai governi e ai parlamenti della regione dei Grandi Laghi.