Procedura : 2010/2610(RSP)
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B7-0409/2010

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PV 07/07/2010 - 13
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P7_TA(2010)0281

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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29.6.2010
PE441.999v01-00
 
B7-0409/2010

presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione

a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento


sul processo d'integrazione europea del Kosovo


Ulrike Lunacek a nome della commissione per gli affari esteri

Risoluzione del Parlamento europeo sul processo d'integrazione europea del Kosovo  
B7‑0409/2010

Il Parlamento europeo,

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo tenutosi a Salonicco il 19 e 20 giugno 2003, in occasione del quale a tutti gli Stati dei Balcani occidentali è stata promessa l'adesione all'Unione europea,

 

–   viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 7 dicembre 2009, nelle quali si sottolinea che anche il Kosovo, senza pregiudizio della posizione degli Stati membri sul suo status, dovrebbe beneficiare della prospettiva di una liberalizzazione del regime dei visti quando saranno soddisfatte tutte le condizioni e si invita la Commissione ad avviare un approccio strutturato per avvicinare all'UE la popolazione del Kosovo,

–   vista l'azione comune 2008/124/PESC del Consiglio, del 4 febbraio 2008, relativa alla missione dell'Unione europea sullo stato di diritto in Kosovo (EULEX KOSOVO), modificata dall'azione comune 2009/445/PESC del Consiglio del 9 giugno 2009,

–   viste l'azione comune 2008/123/PESC del Consiglio, del 4 febbraio 2008, relativa alla nomina del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Kosovo, e la decisione 2010/118/PESC del Consiglio, del 25 febbraio 2010, relativa alla proroga del mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Kosovo,

–   visti la comunicazione della Commissione del 14 ottobre 2009 intitolata " Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2009-2010" (COM 2009/0533) e la relazione 2009 di accompagnamento sui progressi compiuti dal Kosovo nonché lo studio intitolato "Realizzare la prospettiva europea del Kosovo(1)" (COM(2009)0534),

–   viste le raccomandazioni della seconda riunione interparlamentare PE-Kosovo del 7 aprile 2009,

–   viste le proprie risoluzioni del 29 marzo 2007 sul futuro del Kosovo e il ruolo dell'Unione europea(2) e del 5 febbraio 2009 sul Kosovo e il ruolo dell'UE(3),

–   vista la risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

–   visto il regolamento (CE) n. 1244/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo, in particolare l'allegato I, nel quale, per motivi di sicurezza e di certezza giuridica, è stato inserito il riferimento a coloro che risiedono in Kosovo (risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite)(4),

–   vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite dell'8 ottobre 2008 (A/RES/63/3) che chiede alla Corte internazionale di giustizia un parere consultivo sulla conformità al diritto internazionale della dichiarazione unilaterale d'indipendenza formulata dalle istituzioni provvisorie di autogoverno del Kosovo,

–   vista la propria risoluzione del 26 novembre 2009 sul documento 2009 di strategia per l'allargamento presentato dalla Commissione concernente i paesi dei Balcani occidentali, l'Islanda e la Turchia(5),

–   viste la relazione finale dell'inviato speciale delle Nazioni Unite sul futuro status del Kosovo e la proposta globale sullo status, del 26 marzo 2007, per la definizione dello status del Kosovo,

–   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del proprio regolamento,

A. considerando che la stabilità regionale nei Balcani occidentali e l'integrazione di questi paesi nell'UE costituiscono delle priorità per l'Unione europea; che tali priorità possono essere mantenute solo se l'adesione all'Unione europea rappresenta una prospettiva tangibile per tutti i paesi della regione,

B.  considerando che la comunità internazionale ha sempre difeso la sostenibilità di Stati multietnici e multireligiosi nei Balcani occidentali, sulla base dei valori della democrazia, della tolleranza e del multiculturalismo,

C. considerando che dal 19 dicembre 2009 i cittadini della Serbia, dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e del Montenegro possono viaggiare nell'Unione europea senza visto e che si prevede che tra breve la stessa cosa sarà possibile per i cittadini dell'Albania e della Bosnia-Erzegovina, che i cittadini del Kosovo non possono essere lasciati indietro e isolati rispetto ai cittadini degli altri paesi della regione, e che pertanto è necessario avviare senza indugio il processo di liberalizzazione dei visti con il Kosovo, a condizione che siano rispettati tutti i criteri necessari,

D. considerando che è stato chiesto alla Corte internazionale di giustizia un parere consultivo sulla conformità al diritto internazionale della dichiarazione unilaterale d'indipendenza formulata dalle istituzioni provvisorie di autogoverno del Kosovo e che si è in attesa delle conclusioni della Corte,

E.  considerando che la decisione di non includere il Kosovo nella liberalizzazione dei visti evidenzia una contraddizione profonda nella strategia dell'Unione europea per il Kosovo, che risiede nella discrepanza fra l'enorme impegno nel settore degli aiuti in termini di risorse e di personale, da un lato, e dall'altro la decisione di mantenere le frontiere chiuse a tutti coloro il cui lavoro potrebbe contribuire allo sviluppo,

1.  prende atto della dichiarazione d'indipendenza del Kosovo del 17 febbraio 2008, che è stata riconosciuta da 69 paesi; osserva che, nell'Unione europea, ventidue Stati membri hanno riconosciuto il Kosovo come Stato indipendente, mentre cinque non lo hanno fatto; incoraggia gli Stati membri, al fine di rendere più efficaci le politiche dell'UE per tutta la popolazione del Kosovo, a rafforzare il loro approccio comune nei confronti del Kosovo con l'obiettivo della sua adesione all'UE; si compiace dell'atteggiamento costruttivo messo in evidenza dalla Presidenza spagnola nei confronti del Kosovo sebbene essa non abbia riconosciuto il paese; accoglierebbe con soddisfazione il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte di tutti gli Stati membri;

2.  mette in rilievo come i processi d'integrazione nell'UE di tutti i paesi della regione rivestano estrema importanza per la stabilizzazione regionale; sottolinea che la prospettiva del'adesione all'UE rappresenta un potente incentivo per le riforme necessarie in Kosovo e chiede misure concrete che rendano tale prospettiva più tangibile per i cittadini grazie all'applicazione dei diritti umani e al rafforzamento dello stato di diritto; invita a tal fine la Commissione a comunicare alle autorità del Kosovo le misure da adottare prima che essa prepari la tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti, e a definire detta tabella non appena tali misure saranno state adottate;

3.  prende atto del riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte della maggioranza dei paesi limitrofi e delle buone relazioni di vicinato con tali paesi; prende atto che il Kosovo è stato ammesso come membro della Banca mondiale, del Fondo monetario internazionale e di altre organizzazioni internazionali;

4.  è preoccupato per lo stato delle relazioni con la Serbia e sottolinea che relazioni di buon vicinato sono un criterio essenziale per le aspirazioni di adesione all'UE della Serbia nonché del Kosovo e di tutti gli altri paesi della regione; comprende le implicazioni emotive conseguenti alla guerra del 1999 e il fatto che il riconoscimento ufficiale del Kosovo non è al momento un'opzione politica praticabile per la dirigenza di Belgrado, ma invita tuttavia la Serbia ad avere un atteggiamento pragmatico sulla questione dello status; si compiace in tale prospettiva della firma del protocollo di polizia con EULEX e chiede che la cooperazione con la missione sia rafforzata; invita inoltre la Serbia a evitare di bloccare l'ingresso del Kosovo nelle organizzazioni internazionali e, in particolare, la sua recente richiesta di divenire membro dell'Organizzazione mondiale della sanità; sottolinea che il conflitto si ripercuote anche sul commercio regionale e sulla cooperazione nel quadro dell'Accordo centroeuropeo di libero scambio (CEFTA), danneggiando le economie dei paesi della regione; invita tutte le parti a mostrare un approccio pragmatico al fine di consentire l'integrazione regionale del Kosovo; sottolinea al riguardo che l'atteso parere consultivo della Corte internazionale di giustizia sulla legittimità della dichiarazione d'indipendenza del Kosovo non deve impedire a tutte le parti coinvolte di impegnarsi in modo chiaro per un'efficace cooperazione transfrontaliera, regionale e locale, nel miglior interesse dell'intera popolazione del Kosovo e delle zone limitrofe;

5.  ricorda che qualsiasi paese che intenda aderire all'UE deve rispettare i criteri di adesione e che nel caso dei Balcani occidentali il processo di stabilizzazione e di associazione rappresenta il quadro per i negoziati UE; sottolinea che uno dei tre importanti obiettivi del processo di stabilizzazione e di associazione è la cooperazione regionale;

6.  sottolinea che l'integrazione e la cooperazione regionali sono fondamentali per la sicurezza e la stabilità in Europa e anche per la creazione di un contesto favorevole alla normalizzazione delle relazioni fra la Serbia e il Kosovo; è del parere che sarebbe auspicabile un accordo globale concernente la sicurezza e la cooperazione nei Balcani occidentali;

7.  chiede il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera tra la Serbia e il Kosovo, in particolare a livello locale, sulle questioni che sono importanti per i cittadini, come l'ambiente, le infrastrutture e il commercio;

8.  osserva che alcuni Stati membri applicano unilateralmente misure di agevolazione per i visti, mentre otto Stati membri continuano a esigere il pagamento integrale dei diritti per il rilascio del visto; invita gli Stati membri dell'UE e la Commissione a compiere ogni sforzo per una rapida adozione di procedure provvisorie semplificate uniformi per agevolare gli spostamenti dei cittadini kosovari, specialmente alla luce delle possibilità offerte dal nuovo codice dei visti;

9.  si compiace delle elezioni locali svoltesi il 15 novembre 2009 in quanto prime elezioni organizzate sotto la responsabilità politica del governo del Kosovo; prende atto con soddisfazione che in generale esse si sono svolte con tranquillità e in un clima positivo; sottolinea, tuttavia, che sono state riferite una serie di irregolarità; invita le autorità ad applicare rapidamente le raccomandazioni della comunità internazionale, comprese le necessarie modifiche della legge elettorale, allo scopo di chiarire quali livelli di giurisdizione siano incaricati del trattamento delle denunce, di ripartire chiaramente le competenze tra la commissione elettorale centrale e la commissione per le denunce e i ricorsi, di aggiornare le liste elettorali e di garantire una coerente educazione degli elettori; sottolinea che in vista delle prossime elezioni generali è fondamentale la volontà politica di portare avanti tali riforme e di far sì che i responsabili delle frodi elettorali rispondano del proprio operato;

10. si rammarica che Belgrado stia ancora sostenendo strutture parallele nelle enclave serbe, che mettono in discussione e indeboliscono i poteri dei comuni di recente istituzione; invita la Serbia ad adottare un atteggiamento più costruttivo e a smantellare tali strutture;

11. ribadisce l'importanza di un'efficace attuazione del processo di decentramento e si compiace vivamente dell'elevata partecipazione dei serbi del Kosovo della zona a sud del fiume Ibar alle ultime elezioni – un passo avanti verso la costruzione di un loro futuro sostenibile nel paese; esorta il governo a sostenere pienamente gli amministratori recentemente eletti di tali comuni con un'adeguata assistenza finanziaria e politica, in modo che possano istituire in breve tempo le strutture necessarie per cominciare a fornire servizi importanti, con l'assistenza della Commissione; ritiene che strutture comunali ben funzionanti siano fondamentali per la partecipazione dei serbi del Kosovo ai processi politici e alle strutture amministrative del paese; incoraggia la comunità internazionale a sostenere i progetti di sviluppo e infrastrutturali elaborati dai comuni recentemente istituiti; incoraggia il governo, al fine di evitare conflitti con le strutture parallele, in particolare nel settore dell'istruzione e della sanità, a elaborare - con l'aiuto del rappresentante speciale dell'UE/rappresentante civile internazionale - una strategia su come relazionarsi con tali strutture;

12. si compiace della creazione della Casa dell'Unione europea nel Kosovo settentrionale, ma esprime preoccupazione per la situazione nel nord del Kosovo, che continua a risentire di gravi carenze in relazione allo stato di diritto, di crescenti pressioni e intimidazioni nei confronti della società civile da parte dei gruppi radicali e del problema della criminalità organizzata; sottolinea pertanto la necessità che il Consiglio renda operativa in tutto il territorio del Kosovo la missione sullo stato di diritto, e chiede alla Commissione di conferire maggiore visibilità alla sua azione a favore della comunità serba nel nord, facendo notare al tempo stesso a tutte le parti interessate in loco che la cooperazione locale, regionale e transfrontaliera è preziosa per l'intera popolazione; valuta positivamente in tale prospettiva la registrazione dei prodotti commerciali presso i Gate 1 e 31, che ha contribuito a ridurre le attività di contrabbando nella regione, e chiede ulteriori misure volte a ripristinare la riscossione dei dazi doganali; esprime preoccupazione per i problemi dell'attuale funzionamento del sistema giudiziario nella regione di Mitrovica, e invita la Serbia e il Kosovo a definire l'accordo per dotare il tribunale di Mitrovica Nord di giudici serbo-kosovari e di un pubblico ministero; prende atto del piano per reintegrare il nord nelle strutture politiche e amministrative del Kosovo e chiede che esso sia realizzato con la debita attenzione alle sensibilità della minoranza serba, allo scopo di migliorare e incrementare i servizi dell'amministrazione pubblica nella regione e di migliorare le condizioni di vita della cittadinanza locale con modalità che consentano un ampio autogoverno; invita EULEX ad adoperarsi per intensificare le proprie attività nel nord, in particolare allo scopo di promuovere buone relazioni interetniche, svolgendo al contempo un'opera sul campo d'informazione della popolazione in merito alle azioni dell'UE e alla missione in corso sullo stato di diritto;

13. sottolinea l'importanza che riveste il successo della missione dell'UE sullo stato di diritto (EULEX) sia ai fini di uno sviluppo sostenibile, del consolidamento delle istituzioni e della stabilità del Kosovo, sia per le ambizioni dell'Unione come attore globale nella costruzione della pace; pone l'accento sulla responsabilità di EULEX sia in relazione ai suoi poteri esecutivi che ai suoi compiti di monitoraggio, tutoraggio e consulenza; incoraggia al riguardo la missione EULEX ad adottare provvedimenti concreti per compiere progressi riguardo ai casi di corruzione ad alti livelli; riconosce i validi progressi realizzati in taluni settori, quali la polizia e le dogane, ma sottolinea che occorrerebbe accelerare il ritmo di lavoro affinché la missione cominci finalmente a dare risultati tangibili in altri settori, in particolare i casi di corruzione ad alti livelli, la criminalità organizzata e i crimini di guerra; plaude pertanto al recente approccio della missione EULEX teso ad affrontare gli eventuali casi di corruzione anche al massimo livello del governo e dell'amministrazione e sottolinea la necessità di continuare su questa strada per garantire credibilità e visibilità alle azioni di EULEX; sottolinea che al riguardo è della massima importanza una particolare attenzione nei confronti del settore degli appalti pubblici e che in materia di criminalità organizzata l'EULEX deve continuare a ottenere risultati concreti sul campo; nutre preoccupazione, a tale proposito, per il forte arretrato di cause generato dal numero inaspettatamente alto di procedimenti trasferiti a EULEX dalla missione di amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Kosovo; sottolinea che è stato messo a disposizione di EULEX un numero insufficiente di giudici e procuratori e invita gli Stati membri a distaccare il numero di esperti richiesto o a provvedere alla loro assunzione; sottolinea l'importanza di snellire la burocrazia all'interno di EULEX; sottolinea al riguardo la necessità che la gestione interna, il coordinamento e la cooperazione siano assicurate con competenza per consentire alla missione di operare in modo efficace; sottolinea l'esigenza di trasparenza e responsabilità nell'attività di EULEX, come pure la necessità di dimostrare sensibilità per il contesto politico nel quale tale attività si sviluppa, onde rafforzare la sua legittimità agli occhi dei cittadini; sottolinea inoltre l'importanza di mantenere una stretta comunicazione con il governo, i cittadini e i media del Kosovo; incoraggia EULEX a informare i cittadini del Kosovo dei risultati conseguiti dalla missione e, inoltre, ad adoperarsi per aumentare la fiducia nella missione e per prestare attenzione alle aspettative dei cittadini; si compiace della recente istituzione della commissione di riesame dei diritti umani, che avrà l'incarico di esaminare le denunce di coloro che si dichiarano vittime di violazioni dei diritti umani da parte di EULEX nello svolgimento del suo mandato esecutivo;

14. invita i suoi organi competenti, in particolare la sottocommissione per la sicurezza e la difesa, a intensificare il controllo e la supervisione di EULEX, eventualmente in cooperazione con la società civile del Kosovo; invita a tal fine il Consiglio a trasmettere al Parlamento tutte le valutazioni ordinarie e straordinarie e le relazioni di riesame su EULEX;

15. prende atto degli sforzi di Serbia e Kosovo per individuare i dispersi del conflitto 1998-1999 tramite il gruppo di lavoro sulle persone disperse in relazione agli eventi del Kosovo; sottolinea l'importanza di risolvere tale questione per superare il conflitto 1998-1999; prende atto, inoltre, dei circa 1862 casi di persone ancora irreperibili e invita sia la Serbia che il Kosovo ad ampliare tutte le possibili forme di cooperazione fra loro e con il Comitato internazionale della Croce rossa, l'EULEX e gli altri organismi per la ricerca di tali persone;

16. pone in rilievo l'importanza cruciale dell'anno 2010, sia per il governo del Kosovo che per tutti i livelli dell'amministrazione, per realizzare progressi nelle riforme chiave, quali la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, la decentralizzazione e la riforma della pubblica amministrazione; sottolinea che il processo di riforma, per avere successo, deve basarsi su un approfondito dibattito sulla legislazione in progetto e in consultazione con tutti i soggetti interessati, comprese tutte le parti della società civile; rammenta inoltre al governo che va accordata un'attenzione particolare alla rapida ed efficiente applicazione delle leggi, senza la quale l'adozione della legislazione non avrà alcun impatto reale sulla situazione del Kosovo;

17. nutre profonda preoccupazione per la corruzione diffusa, che rimane uno dei maggiori problemi in Kosovo unitamente alla criminalità organizzata, e chiede misure tempestive per combatterla tramite il miglioramento del quadro giuridico inteso a combattere la corruzione, l'adozione di una strategia e un piano d'azione anticorruzione nonché il rafforzamento della cooperazione con le autorità giudiziarie e di polizia di tutti i paesi della regione; è estremamente preoccupato per il recente spargimento di sangue causato da un episodio di violenza nei pressi della frontiera del Kosovo e chiede che si adottino misure immediate per evitare il ripetersi di tali episodi in futuro e porre fine al traffico di armi, che contribuisce alla destabilizzazione della regione dei Balcani occidentali; si compiace dell'istituzione di uno speciale reparto anticorruzione all'interno dell'ufficio del procuratore speciale del Kosovo, sottolineando però che è necessario l'impegno di tutti i ministeri competenti affinché tale reparto sia efficiente e che l'organico dovrà essere in ogni caso composto da persone irreprensibili; chiede la rapida adozione di una legge concernente il finanziamento dei partiti politici, che regolamenti in modo efficace e trasparente le finanze dei partiti, garantendo che le loro relazioni finanziarie siano rese integralmente pubbliche;

18. sottolinea l'estrema importanza della riforma della magistratura e della pubblica accusa, che è ancora in fase iniziale, per garantire l'indipendenza e la professionalità di giudici e procuratori e restituire ai cittadini la fiducia nello stato di diritto; valuta positivamente, a tal fine, la nomina del Difensore civico, dei giudici della Corte suprema e dei procuratori che compongono l'ufficio della Procura dello Stato e l'ufficio del procuratore speciale del Kosovo; è preoccupato per il fatto che le carenze riguardo alla protezione dei testimoni continuano a ostacolare la giustizia per i reati più gravi; chiede l'adozione e la rapida applicazione della legge sui tribunali nonché l'istituzione di un sistema di protezione efficace per testimoni e giudici; esorta in tal senso i rappresentanti della missione EULEX a continuare a riferire pubblicamente in merito alle problematiche che ancora persistono in relazione allo stato di diritto in Kosovo;

19. chiede che sia profuso un maggiore impegno per accelerare la riforma della pubblica amministrazione, al fine di creare un'amministrazione pubblica professionale e indipendente, che rispetti l'equilibrio tra i sessi e rifletta pienamente la variegata composizione etnica della popolazione kosovara; sottolinea la necessità di adottare e applicare un quadro normativo allo scopo, nonché di dedicare l'attenzione necessaria e devolvere sufficienti fondi allo sviluppo delle risorse umane; nutre preoccupazione per le interferenze politiche nella nomina delle figure chiave nell'ambito dell'amministrazione pubblica e chiede di porre fine a tale pratica, che compromette seriamente il funzionamento dell'amministrazione;

20. esorta il governo a garantire il pluralismo dell'informazione e l'indipendenza finanziaria ed editoriale dei media, che devono essere scevri da pressioni politiche, nonché la trasparenza in merito alla proprietà e ai finanziamenti; chiede il rispetto dei diritti lavorativi dei giornalisti e procedure efficaci per proteggere i giornalisti investigativi dalle minacce; sottolinea l'importanza del servizio radiotelevisivo pubblico per fornire informazione indipendente e di qualità elevata a tutta la popolazione e ritiene preoccupante la mancanza di un sistema finanziario sostenibile che possa garantire tale servizio; si compiace degli investimenti da parte del governo per offrire l'accesso a Internet; esorta il governo a favorire una diffusione ancora più ampia dell'accesso a Internet fra i cittadini; sottolinea l'importante ruolo di un accesso a Internet non soggetto a censura per gli affari e la politica, in special modo allo scopo di aumentare la partecipazione dei giovani nei periodi elettorali; deplora l'improvvisa riduzione da parte del governo dell'accesso alla comunicazione mobile nel nord;

21. chiede sostegno per rafforzare l'Assemblea del Kosovo, affinché possa adempiere efficacemente alle sue funzioni legislative ed esercitare il controllo democratico delle attività politiche e di bilancio svolte dal governo; chiede, a tale proposito, l'istituzione di un programma di gemellaggio ad hoc al fine di fornire al personale amministrativo dell'Assemblea kosovara l'opportunità di usufruire di periodi di tirocinio presso il Parlamento europeo; invita inoltre i parlamenti degli Stati membri a istituire programmi di gemellaggio intesi a fornire ai deputati e al personale amministrativo dell'Assemblea kosovara opportunità di scambio e di sviluppo di capacità nell'ambito delle procedure legislative e di controllo parlamentari, specialmente per le minoranze parlamentari e i gruppi di opposizione;

22. elogia il governo per i progressi realizzati nell'adozione della legislazione a tutela dei diritti umani e lo incoraggia a procedere rapidamente all'adozione delle leggi rimanenti; rileva però che l'applicazione del quadro normativo rimane insoddisfacente e che i progressi risultano complessivamente lenti; chiede politiche più attive per combattere tutti i tipi di discriminazione (fondata sull'origine etnica, sulla religione, sull'orientamento sessuale, sulla disabilità e quant'altro) e per garantire l'equilibrio fra i sessi e la partecipazione attiva delle minoranze alla vita politica e alle strutture amministrative, a livello sia nazionale sia locale; pone in rilievo l'importanza dell'istruzione in tale processo; invita il governo ad assicurare l'istruzione scolastica alle minoranze nella rispettiva madrelingua, compresi i programmi e i libri di testo, consentendo loro di preservare la rispettiva cultura e identità, come pure a fornire loro assistenza nello sviluppo delle risorse umane;

23. nutre preoccupazione per gli elevati livelli di violenza domestica, la discriminazione contro le donne e il fenomeno della tratta di esseri umani, in particolare di donne e ragazze a fini di sfruttamento sessuale; chiede l'adozione di misure attive per garantire l'uguaglianza di genere e tutelare efficacemente i diritti delle donne e dei bambini;

24. pone in rilievo l'eredità molto difficile lasciata dal conflitto armato, che ha eroso nell'opinione pubblica la fiducia nella possibilità di una risoluzione pacifica dei conflitti, sia tra gruppi sociali sia nella vita privata;

25. sottolinea che la fragile situazione politica, il verificarsi di incidenti interetnici in alcune zone e le cattive condizioni economiche hanno ostacolato il rientro sostenibile dei profughi e chiede di intensificare gli sforzi per migliorare la loro situazione;

26. sottolinea la difficile situazione in cui versano le minoranze e la discriminazione cui sono sottoposte, in particolare quella dei rom, per quanto riguarda l'accesso all'istruzione, agli alloggi, ai servizi sociali e all'occupazione; plaude all'iniziativa della Commissione di chiudere i campi contaminati da piombo nella parte settentrionale di Mitrovica e di trasferire le famiglie che vi risiedono, e chiede la sua rapida attuazione; condivide la preoccupazione espressa dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa quanto al fatto che il Kosovo non sia ancora in grado di assicurare le condizioni adeguate per il reintegro dei rom rimpatriati forzosamente ed esorta gli Stati membri a cessare questa pratica; prende atto, a tale riguardo, dell'accordo raggiunto tra le autorità tedesche e kosovare sul rimpatrio graduale di 14.000 profughi in Kosovo, 10.000 dei quali rom, ed esorta la Commissione a intensificare i programmi di assistenza ad hoc; invita i paesi che partecipano al Decennio di integrazione dei rom a facilitare la partecipazione del Kosovo a tali programmi;

27. sottolinea l'importanza decisiva dell'istruzione, sia per fornire ai giovani le necessarie competenze per il mercato del lavoro, sia per contribuire alla riconciliazione tra gruppi etnici; incoraggia, a tal fine, l'introduzione graduale di classi comuni per l'insegnamento delle lingue di minoranza, in particolare il serbo, agli allievi di etnia albanese nonché dell'albanese a tutte le minoranze; plaude alla recente istituzione dell'International Business College a Mitrovica, che, oltre a essere un investimento internazionale significativo nell'economia locale, attira studenti appartenenti a tutte le comunità, mira a offrire una prospettiva ai giovani promuovendo l'imprenditorialità e li introduce agli standard professionali europei in materia di gestione aziendale, ambientale e pubblica;

28. sottolinea che il rispetto della diversità culturale è sempre al centro del progetto europeo e che il patrimonio religioso e culturale è una condizione necessaria per la pace e la sicurezza della regione; sottolinea che un'adeguata tutela del patrimonio culturale è fondamentale per tutte le comunità del Kosovo; invita il governo a procedere con la prevista riforma istituzionale in materia di patrimonio culturale; sottolinea che l'adozione dell'elenco dei siti che fanno parte del patrimonio culturale è un presupposto indispensabile per l'attuazione della legislazione in materia; si compiace delle attività del promotore per la protezione del patrimonio religioso e culturale della Chiesa ortodossa serba ed esorta tutte le parti interessate a cooperare attivamente con lui;

29. sottolinea che gli scambi accademici devono essere sostenuti e promossi attraverso programmi come Erasmus Mundus, onde consentire ai cittadini del Kosovo di ottenere qualifiche ed esperienze all'interno dell'UE e rafforzare la loro interazione con i cittadini dell'Unione europea;

30. invita le autorità a sostenere attivamente la società civile e la sua partecipazione all'elaborazione delle politiche sociali ed economiche, con pieno appoggio alla libertà di espressione e di associazione; sottolinea il ruolo importante svolto dalla società civile e dalle ONG internazionali nella riconciliazione tra gruppi etnici e invita la Commissione a intensificare il sostegno finanziario alla loro attività; sottolinea al riguardo l'esigenza di un'efficace definizione di tali questioni all'interno dei programmi annuali per il Kosovo nell'ambito dello strumento di assistenza preadesione; osserva che esiste una buona cooperazione interpersonale e soprattutto imprenditoriale fra membri di comunità etniche differenti e sottolinea la necessità che le autorità del Kosovo, la società civile e la comunità internazionale intensifichino gli sforzi per sostenere i progetti locali che promuovono questo genere di cooperazione;

31. è seriamente preoccupato per il fatto che il Kosovo continua a essere uno dei paesi più poveri d'Europa, con un tasso di disoccupazione che supera il 40%; sottolinea che tale situazione è insostenibile e che le difficili condizioni di vita hanno creato un crescente scontento nella società; chiede azioni urgenti volte a migliorare l'efficienza dei sistemi sociali nel fornire una rete di sicurezza per le fasce sociali vulnerabili e nel perseguire attive politiche del lavoro intese a ridurre la disoccupazione; invita, a tale proposito, la Commissione ad avvalersi pienamente dello strumento di assistenza preadesione al fine di incentivare lo sviluppo socioeconomico del Kosovo, con particolare riferimento ai giovani; rivolge un appello all'Unione europea e agli Stati membri affinché accettino come lavoratori stagionali e come addetti ai settori che registrano una carenza di manodopera il maggior numero possibile di cittadini kosovari;

32. considera lo sviluppo economico la chiave per risolvere i grandi problemi del paese, anche perché esso contribuisce in modo decisivo a migliorare la situazione delle donne e delle minoranze e ad agevolare le relazioni interetniche; sottolinea l'importanza del settore agricolo a tal fine; si compiace delle numerose leggi in preparazione in questo settore e chiede la loro rapida adozione; rileva tuttavia che un'efficiente applicazione del quadro giuridico già adottato è un prerequisito per il miglioramento delle condizioni in loco;

33. sottolinea la necessità che il Kosovo scelga adeguate politiche economiche atte a garantire una crescita economica sostenibile, la protezione ambientale, la creazione di posti di lavoro e la riduzione dell'esclusione sociale; invita le autorità del Kosovo a migliorare il clima economico per gli investimenti esteri e la trasparenza nelle relazioni commerciali;

34. chiede la realizzazione di passi concreti nel settore dell'energia al fine di garantire la sicurezza energetica necessaria per lo sviluppo del Kosovo; sottolinea che l'enorme fabbisogno di infrastrutture in quest'ambito costituisce un'opportunità per diversificare l'approvvigionamento di energia includendo fonti energetiche più ecologiche, per modernizzare e aumentare l'efficienza energetica della rete elettrica e per applicare le migliori tecnologie a disposizione, anche nelle previste centrali elettriche alimentate a carbone; chiede di chiudere senza indugio la centrale Kosovo A e quanto prima la centrale Kosovo B, senza che ciò comprometta il fabbisogno energetico del paese;

35. invita le autorità del Kosovo a continuare a investire nelle fonti energetiche rinnovabili e a ricercare la cooperazione regionale in tale settore;

36. sottolinea che la politica dei trasporti del Kosovo si è sinora concentrata sulla costruzione di strade; si rammarica delle cattive condizioni dei trasporti pubblici, con particolare riferimento ai trasporti ferroviari; invita il governo del Kosovo ad avvalersi pienamente dei fondi IPA allo scopo di sviluppare, potenziare e modernizzare la rete ferroviaria e migliorare le interconnessioni con i paesi confinanti sia per il trasporto passeggeri che per il trasporto merci, nell'intento di raggiungere una mobilità sostenibile;

37. esprime preoccupazione per i problemi ambientali diffusi che interessano il terreno, l'aria e l'acqua e invita il governo a modificare e applicare il quadro legislativo al fine di adeguarlo alle norme dell'Unione europea e a far sì che l'educazione ambientale diventi un elemento chiave dell'istruzione;

38. sottolinea l'esigenza di ottimizzare la presenza dell'UE in Kosovo, coerentemente con lo sviluppo del Servizio europeo per l'azione esterna e la creazione di delegazioni UE nel mondo, e di trasformare l'Ufficio di collegamento della Commissione in una delegazione dell'UE, in modo da migliorare l'efficacia e il coordinamento dell'azione UE in Kosovo; prende atto dell'apertura del nuovo Ufficio dell'UE a Belgrado nel quadro del mandato del rappresentante speciale dell'UE in Kosovo, che opera in modo separato rispetto all'attuale delegazione UE in Serbia;

39. deplora la mancanza di trasparenza riguardo alla recente proroga del mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Kosovo, comprensiva di un consistente aumento degli stanziamenti; ricorda che l'adozione del nuovo accordo interistituzionale sulle questioni di bilancio dovrà tenere in debita considerazione gli obblighi di informazione nei confronti del Parlamento europeo, tenendo conto del trattato di Lisbona;

40. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione all'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'Unione europea/rappresentante civile internazionale per il Kosovo, al governo e all'Assemblea del Kosovo, al governo della Serbia, ai membri del Gruppo di pilotaggio internazionale per il Kosovo e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

 

(1)

Ai sensi della risoluzione 1244/1999 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

(2)

GU C 27 E del 31.01.2008, pag. 207.

(3)

GU C 67 E del 18.03.2010, pag. 126.

(4)

GU L 336 del 18.12.2009, pag. 1.

(5)

P7_TA(2009)0097.

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