PROPOSTA DI RISOLUZIONE sulla situazione in Nigeria (2012/2550(RSP))
7.3.2012
a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento
Marietje Schaake, Kristiina Ojuland, Alexander Graf Lambsdorff, Johannes Cornelis van Baalen, Graham Watson, Marielle de Sarnez a nome del gruppo ALDE
Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B7-0131/2012
B7‑0137/2012
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Nigeria (2012/2550(RSP))
Il Parlamento europeo,
– viste le sue precedenti risoluzioni sulla Nigeria,
– visto il patto internazionale sui diritti civili e politici, del 1966, ratificato dalla Nigeria il 29 ottobre 1993,
– vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981, ratificata dalla Nigeria il 22 giugno 1983,
– vista la risoluzione della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo E/CN.4/RES/2005/69 <http://ap.ohchr.org/documents/E/CHR/resolutions/E-CN_4-RES-2005-69.doc> che chiede al Segretario generale di nominare un rappresentante speciale sulla questione dei diritti umani e le imprese multinazionali e altre imprese,
– vista la risoluzione sul programma delle Nazioni Unite in materia di ambiente dell'agosto 2011 relativa alla valutazione ambientale nell'Ogoniland,
– visti i resoconti di Human Rights Watch, di International Crisis Groupe e di Christian Solidarity Worldwide relativi alla situazione in Nigeria,
– visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,
A. considerando che la stabilità sul piano politico ed etnico in Nigeria ha ripercussioni al di là dei suoi confini, visto il ruolo guida che svolge il paese nella regione e nell'Africa sub-sahariana in generale;
B. considerando che le violenze tra le comunità e di stampo settario e politico sono costate la vita a oltre 16 000 vittime dalla fine del regime militare nel 1999; che le forze di sicurezza governative sarebbero state spesso coinvolte in violazioni dei diritti umani, compresi estorsioni, arresti arbitrari, torture ed esecuzioni extragiudiziali;
C. considerando che, solo l'anno scorso, i violenti episodi verificatisi nel Plateau State hanno causato la morte di 350 persone in oltre 45 episodi distinti; che i soldati e gli agenti di polizia asseritamente coinvolti nei violenti attacchi verificatisi nel Plateau State che sono costati la vita a 130 persone devono ancora essere oggetto di azioni penali;
D. considerando che oltre 1 000 persone sono morte a seguito delle violenze scoppiate dopo l'annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali dell'anno scorso, un evento che è tra i più sanguinosi di sempre; che secondo l'International Crisis Group, le elezioni sono state caratterizzate da brogli, carenze organizzative e incongruenze procedurali;
E. considerando che le forze di polizia a livello locale e statale che discriminano i "non indigeni", cittadini che non possono dimostrare di essere i discendenti di quelli che sono considerati gli abitanti originari del paese, aggravano le tensioni tra le comunità e accrescono le divisioni su base etnica;
F. considerando che l'estrema povertà, la radicata corruzione, il malgoverno e i diffusi abusi da parte della polizia hanno creato un clima che favorisce i gruppi militanti i quali fanno facilmente proseliti tra i giovani disoccupati nigeriani;
G. considerando che Boko Haram, il gruppo islamico militante, fondato nel 2002 a Maiduguri, uno degli Stati più poveri del nord-est del paese, ha rivendicato le bombe e gli attentati che hanno causato 935 vittime;
H. considerando che la campagna di violenza di Boko Haram si è intensificata nel 2009 dopo la morte in carcere del suo leader, Mohammed Yusuf, e di altri dodici militanti; che, per vendicare la morte del suo leader, il gruppo ha principalmente preso di mira le forze di sicurezza, ma anche chiese, moschee e gli imam che dissentono dal Boko Haram, politici, leader tradizionali e membri dei vari gruppi etnici;
I. considerando che nel 2011 il gruppo ha iniziato a utilizzare attentatori suicidi e ha compiuto un attentato contro l'edificio delle Nazioni Unite uccidendo 25 persone e ferendone altre 100; che in un attacco coordinato, Boko Haram ha assaltato stazioni di polizia, banche e chiese a Borno e Yobe causando 100 morti; che l'attentato del gennaio 2012 a Kano ha fatto il più alto numero di vittime in un solo giorno ed è costato la vita a oltre 185 tra agenti di polizia e residenti; che in febbraio Boko Haram avrebbe attaccato una moschea a Kano uccidendo cinque persone;
J. considerando che la questione è complicata dal fatto che, apparentemente, Boko Haram si è scisso in tre fazioni: una che si prefigge di rinunciare alla violenza; un'altra che pare puntare alla conclusione di un accordo di pace analogo a quello offerto ai militanti del Delta del Niger; che la fazione più estremista respinge i negoziati e vuole introdurre la Sharia in tutta la Nigeria;
K. considerando che i militanti del Delta del Niger vedono la recente intensificazione della violenza come un tentativo da parte dei militanti del Nord di compromettere e destituire l'attuale Presidenza, che essi sostengono in quanto il Presidente Goodluck Jonathan è originario di tale regione;
L. considerando che, secondo i resoconti dei sopravvissuti agli attentati di Boko Haram, alcuni dei militanti provengono dai vicini Stati del Ciad, Camerun e Niger;
M. considerando che in risposta alla recrudescenza delle violenze, il 31 dicembre 2011 il Presidente Goodluck Jonathan ha dichiarato lo stato di emergenza in diversi Stati e ha temporaneamente chiuso i confini con il Ciad, il Camerun e il Niger; che il Presidente ha ammesso che Boko Haram si è infiltrato nelle istituzioni dello Stato e nelle forze di sicurezza mentre funzionari corrotti avrebbero fornito armi a Boko Haram;
N. considerando che il governo nigeriano spende circa 8 miliardi di dollari all'anno in sovvenzioni per i carburanti; che nei paesi ricchi di risorse e con un enorme divario tra ricchi e poveri quali la Nigeria, le sovvenzioni per i carburanti sono uno dei pochi vantaggi che vengono estesi alla popolazione da un governo vergognosamente corrotto che ha gestito malamente i proventi dal petrolio;
O. considerando che all'inizio di quest'anno, le violenti proteste pubbliche e uno sciopero durato una settimana hanno costretto il Presidente Goodluck Jonathan a reintrodurre parzialmente le sovvenzioni per i carburanti; che le istituzioni finanziarie internazionali, quali il Fondo monetario internazionale, sostengono che le sovvenzioni distorcono il mercato e che tali fondi potrebbero trovare una destinazione migliore per finanziarie l'istruzione, l'assistenza sanitaria e altri servizi;
P. considerando che la cattiva gestione e l'uso sconsiderato delle vaste risorse naturali del paese, in particolare il petrolio, da parte dell'elite al potere rimane in gran parte invariata; che, inoltre, le ripetute fuoriuscite di petrolio provocate dalle imprese multinazionali, i sabotaggi ai danni degli oleodotti, il furto di greggio e l'incendio del gas durante l'estrazione hanno causato il grave inquinamento del Delta del Niger; che, secondo una relazione delle Nazioni Unite, il risanamento ambientale della regione petrolifera nigeriana dell'Ogoniland potrebbe costituire il più esteso e lungo esercizio di disinquinamento da petrolio del mondo, se si vogliono ripristinare le acque potabili, i terreni, i corsi d'acqua e gli altri ecosistemi contaminati;
Q. considerando che l'amnistia del 2009, nella quale diverse migliaia di persone, tra cui militanti di primissimo piano, hanno consegnato le armi in cambio di denaro, ha contribuito in forte misura a ridurre gli attentati ai danni degli impianti petroliferi, ma che tuttavia i rapimenti continuano nella Nigeria sud-orientale e nel Delta del Niger;
R. considerando che il ministro per la Donna e lo sviluppo sociale, Hajia Zainab Maina, ha condannato l'elevata incidenza degli stupri e delle violenze sessuali contro le donne nel paese e ha affermato che per contrastare questo sviluppo preoccupante è indispensabile che il progetto di legge sulla violenza contro le persone sia convertito in legge;
S. considerando che, secondo il codice penale federale nigeriano, l'omosessualità è passibile di pene detentive fino a 14 anni; che in taluni Stati ove è applicata la Sharia i rapporti omosessuali maschili consensuali sono punibili con la pena capitale mentre, nel caso delle donne, con la fustigazione e pene detentive di 6 mesi; che è stata inoltre recentemente approvata una legge federale che rende reato il matrimonio fra persone dello stesso sesso; che l'Assemblea nazionale ha tentato in due occasioni di introdurre tale legge, ma che l'iter è stato bloccato grazie all'intervento di attivisti internazionali e nigeriani per i diritti umani;
T. considerando che in maggio il governo nigeriano ha introdotto la legge sulla libertà dell'informazione che garantisce il diritto del pubblico ad accedere i registri pubblici;
U. considerando che la società civile e i giornalisti indipendenti criticano apertamente il governo creando un clima di intenso dibattito politico; che tuttavia i giornalisti sono ancora oggetto di maltrattamenti e arresto se riferiscono dei casi in cui sono coinvolte le elite del paese a livello economico e politico;
V. considerando che gli attivisti nigeriani sindacali e per i diritti umani Osmond Ugwu e Raphael Elobuike sono in carcere nel penitenziario federale di Enugu nel sud-est della Nigeria accusati del tentato omicidio di un agente di polizia a seguito del loro arresto nel corso di una manifestazione di operai il 24 ottobre 2011; che, secondo Amnesty International e Human Rights Watch, l'impianto accusatorio ai loro danni è privo di alcuna prova;
1. condanna la perdita di un numero così elevato di vite umane a seguito delle violenze tra le comunità e di stampo settario e politico ed esprime le sue condoglianze alle famiglie delle vittime;
2. chiede al governo nigeriano di prendere misure immediate ed efficaci per proteggere i suoi cittadini, porre fine alle violenze, alla diffusa corruzione e all'impunità per i responsabili delle violazioni dei diritti umani e promuovere attivamente il rispetto dei diritti umani;
3. evidenzia la necessità di un'analisi generale delle cause profonde dell'instabilità e delle tensioni in Nigeria e sottolinea la necessità di evitare spiegazioni semplicistiche basate unicamente sulla religione che, in quanto inutili, non offrono gli elementi per una soluzione duratura ai problemi della regione;
4. chiede al governo federale nigeriano di prendere misure concrete per sostenere il dialogo interetnico e interreligioso e di svolgere un'indagine sulle cause degli ultimi episodi di violenza e far sì che gli autori di tali atti siano consegnati alla giustizia in modo equo e trasparente; esorta tutte le parti a dar prova di moderazione e a cercare soluzioni pacifiche per superare le divergenze tra i gruppi religiosi ed etnici in Nigeria;
5. esorta vivamente il governo federale nigeriano ad affrontare la questione della permeabilità delle frontiere assieme ai governi dei paesi vicini, quali Camerun, Niger e Ciad, poiché militanti provenienti da tali paesi sono stati coinvolti in violenti attentati;
6. sottolinea l'urgenza di divulgare i risultati dell'indagine sulle violenze verificatesi dopo le elezioni, comprese l'identità dei responsabili e le relative cause, e di lavorare assieme ai governi degli Stati, i consigli locali, i leader tradizionali e religiosi, gli attori non statali interessati e le figure locali di primo piano per evitare il ripetersi delle violenze alle elezioni generali del 2015; chiede con insistenza alle autorità di fare in modo che i responsabili dei brogli elettorali o delle violenze post-elettorali siano perseguiti a prescindere dal loro status sociale;
7. rivolge un appello alle autorità affinché tengano conto delle legittime rimostranze dei cittadini che vivono nelle zone settentrionali del paese che sono molto più povere di alcuni degli Stati meridionali e diano priorità al miglioramento delle loro difficili condizioni di vita, pur senza trascurare gli Stati meridionali con problemi analoghi;
8. chiede alle autorità nigeriane e alle imprese straniere operanti nel settore petrolifero in Nigeria di contribuire al rafforzamento della governance migliorando la trasparenza e la responsabilità nel settore estrattivo e chiede alle imprese di rispettare l'iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive e pubblicare gli importi che versano al governo nigeriano;
9. sottolinea che le autorità nigeriane e le multinazionali petrolifere devono adoperarsi al massimo per mettere fine all'inquinamento in corso e affrontare i conseguenti danni ambientali;
10. incoraggia vivamente le autorità nigeriane a provvedere affinché sia convertito in legge il progetto di legge sulla violenza contro le persone e auspica che esso contribuirà a ridurre l'alto tasso di violenze sessuali e di altri atti di violenza contro le donne;
11. plaude al tentativo di migliorare la trasparenza del governo attraverso l'introduzione della legge sulla libertà d'informazione;
12. chiede al governo di rilasciare il leader sindacale Osmond Ogwu e il sindacalista Raphael Elobuike vista l'insufficienza delle prove nell'impianto accusatorio contro di loro;
13. chiede la soppressione dell'attuale legislazione che criminalizza l'omosessualità e la rende punibile, in alcuni casi, con la lapidazione; invita il parlamento nigeriano a sospendere l'esame della legge che vieta i matrimoni fra persone dello stesso sesso, la quale, se approvata, comporterebbe per le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender – sia nigeriane che straniere – il grave rischio di subire violenze e di essere arrestate; ricorda la propria opposizione categorica alla pena di morte in qualsiasi circostanza e chiede al governo nigeriano di abolirla;
14. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione dell'UE, all'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Governo federale della Nigeria, alle istituzioni dell'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al Parlamento panafricano (PAP).