Procedura : 2011/2886(RSP)
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Ciclo del documento : B7-0188/2012

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B7-0188/2012

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P7_TA(2012)0114

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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20.3.2012
PE486.730v01-00
 
B7-0188/2012

presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione

a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento


sul processo di integrazione europea della Serbia (2011/2886(RSP))


Jelko Kacin a nome della commissione per gli affari esteri

Risoluzione del Parlamento europeo sul processo di integrazione europea della Serbia (2011/2886(RSP))  
B7‑0188/2012

Il Parlamento europeo,

–   visti l'accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri e la Repubblica di Serbia, cui il Parlamento europeo ha dato la sua approvazione il 19 gennaio 2011 e che si trova nella fase finale della ratifica da parte degli Stati membri, e l'accordo interinale sugli scambi e sulle questioni commerciali tra la Comunità europea e la Repubblica di Serbia, entrato in vigore il 1° febbraio 2010,

–   vista la decisione 2008/213/CE del Consiglio, del 18 febbraio 2008, relativa ai principi, alle priorità e alle condizioni contenuti nel partenariato europeo con la Serbia e che abroga la decisione 2006/56/CE(1),

–   viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 28 febbraio 2012,

–   viste le conclusioni del Consiglio del 25 ottobre 2010 che invitano la Commissione a elaborare il suo parere sulla domanda di adesione della Serbia all'Unione europea, le conclusioni del Consiglio del 5 dicembre 2011 e le conclusioni del Consiglio europeo del 9 dicembre 2011,

–   visti il parere della Commissione del 12 ottobre 2011 sulla domanda di adesione della Serbia all'Unione europea (SEC(2011)1208) e la comunicazione della Commissione del 12 ottobre 2011 dal titolo "Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2011-2012" (COM(2011)666),

–   visti la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 1999, il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 22 luglio 2010 sulla questione della conformità della dichiarazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo al diritto internazionale, e la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 9 settembre 2010 che prende atto del contenuto del parere e plaude alla disponibilità dell'UE a favorire il dialogo tra Belgrado e Pristina(2),

–   vista la dichiarazione congiunta della 5a riunione interparlamentare UE-Serbia del 18 e 19 aprile 2011,

–   visti l'accordo di riammissione UE-Serbia dell'8 novembre 2007(3) e il regolamento (CE) n. 1244/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001, del 15 marzo 2001, che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo(4),

–   vista la decisione 2011/361/PESC del Consiglio, del 20 dicembre 2010, relativa alla firma e alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Serbia che istituisce un quadro per la partecipazione della Repubblica di Serbia alle operazioni dell'Unione europea di gestione delle crisi,

–   vista la relazione del procuratore capo del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY) presentata il 7 dicembre 2011,

–   viste le sue precedenti risoluzioni,

–   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno 2003 prevedevano l'impegno inequivocabile, nei confronti di tutti gli Stati dei Balcani occidentali, ad appoggiare la loro adesione all'Unione europea una volta soddisfatti i criteri prestabiliti e che tale impegno è stato ribadito nel rinnovato consenso sull'allargamento adottato dal Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2006, nelle conclusioni del Consiglio del 25 ottobre 2010 nonché nella riunione ministeriale UE-Balcani occidentali del 2 giugno 2010;

B.  considerando che, nel suo parere del 12 ottobre 2011 sulla domanda di adesione della Serbia, la Commissione ha raccomandato al Consiglio europeo di accordare alla Serbia lo status di candidato all'adesione all'UE;

C. considerando che approcci costruttivi nei confronti della cooperazione regionale e delle relazioni di buon vicinato sono elementi essenziali del processo di stabilizzazione e associazione;

D. considerando che la Serbia è in condizione di diventare un attore importante per la garanzia della sicurezza e della stabilità nella regione;

E.  considerando che le questioni bilaterali non devono rappresentare un ostacolo al processo di adesione né essere strumentalizzate per ostacolarlo, ma vanno invece affrontate in uno spirito costruttivo, quanto prima possibile, tenendo conto degli interessi e dei valori generali dell'UE;

1.  plaude ai progressi compiuti dalla Serbia nel processo di riforma e invita il Consiglio ad accordare alla Serbia lo status di paese candidato in occasione della sua riunione di marzo, presumendo che le autorità serbe abbiano soddisfatto le condizioni delineate nel vertice del dicembre 2011; si compiace al riguardo dell'accordo tra Belgrado e Pristina, concluso il 24 febbraio, sulla cooperazione regionale inclusiva; sottolinea che è estremamente importante che gli accordi raggiunti siano attuati in buona fede;

2.  ritiene necessario, purché la priorità fondamentale delineata dalla Commissione nel suo parere sia adeguatamente soddisfatta e il processo di riforma continui, avviare quanto prima negoziati di adesione con la Serbia, dimostrando così l'impegno dell'UE rispetto alla prospettiva di adesione del paese all'Unione europea; si compiace dei notevoli progressi compiuti dalla Serbia nel rispetto dei criteri politici di Copenaghen, come ha riconosciuto il Consiglio europeo, e ricorda che l'ulteriore avanzamento del processo di integrazione europea dipende dai costanti progressi compiuti in questo ambito e, in particolare, nel garantire la democrazia e il buon funzionamento delle istituzioni democratiche, la difesa dello Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani, la protezione delle minoranze, il mantenimento di relazioni di buon vicinato e la cooperazione regionale, inclusa la risoluzione pacifica delle questioni bilaterali nonché un migliore funzionamento dell'economia di mercato;

3.  plaude ai progressi compiuti nella ratifica dell'accordo di stabilizzazione e di associazione e invita gli Stati membri dell'UE che non l'hanno ancora fatto a portare a termine senza indugio le procedure di ratifica;

4.  si compiace della consegna alle autorità giudiziarie di Ratko Mladić e Goran Hadžić, gli ultimi due latitanti ricercati dal Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, che ha richiesto una cooperazione pienamente soddisfacente con l'ICTY; sottolinea che la loro cattura non soltanto era un requisito essenziale per un ulteriore ravvicinamento della Serbia all'Unione europea, ma soprattutto dà modo di rendere giustizia alle vittime dei conflitti avvenuti negli anni Novanta nella ex Jugoslavia e di facilitare la riconciliazione nella regione; invita a portare avanti una cooperazione costante, piena e approfondita con il Tribunale nonché un'indagine accurata e un'azione penale nei confronti delle persone coinvolte nelle reti di sostegno che hanno permesso ai latitanti di nascondersi per un periodo così lungo, in particolare all'interno dei servizi di sicurezza militari e civili;

5.  esprime seria preoccupazione per gli sviluppi registrati nel Kosovo settentrionale nella seconda parte del 2011 e, in particolare, per la violenza provocata dagli incidenti di luglio e dai successivi attacchi contro le forze internazionali della KFOR; condanna tali azioni, ricorda al governo serbo il suo obbligo di fare tutto quanto in suo potere per prevenirle, ribadisce che soltanto sforzi politici costanti e in buona fede e soluzioni negoziate pragmatiche e sostenibili nel quadro del dialogo tra Belgrado e Pristina, con la mediazione dell'UE, possono eliminare in modo permanente le tensioni nella regione, e ricorda l'importanza fondamentale di una relazione stabile tra la maggioranza e la minoranza, basata sul rispetto reciproco; valuta positivamente, a tale riguardo, gli accordi raggiunti sulla libertà di circolazione e sulla partecipazione del Kosovo nelle organizzazioni regionali e invita il governo serbo a procedere senza indugio alla loro piena attuazione; si compiace del regolare flusso di merci reso possibile dall'accettazione dei timbri doganali, del protocollo tecnico sull'attuazione dell'accordo relativo alla gestione integrata delle frontiere, del rilascio a EULEX dei primi registri anagrafici sottratti al Kosovo dalle autorità serbe e dell'avvio dell'attuazione dell'accordo sulla libertà di circolazione (26 dicembre 2011) quali primi passi positivi verso l'esecuzione degli accordi; accoglie con favore le dichiarazioni del presidente Tadić in merito alla necessità di smantellare le barricate e in seguito di rimuoverle parzialmente; invita i leader politici ad adottare un dialogo costruttivo al fine di non pregiudicare l'attuazione degli accordi raggiunti e i negoziati in corso tra Serbia e Kosovo; ricorda che la libera circolazione di persone, merci, idee, servizi e capitali è un valore fondamentale dell'UE e invita le autorità serbe a incoraggiare la rimozione definitiva delle barriere ancora esistenti, consentendo il libero accesso e il passaggio nei punti di attraversamento frontalieri e facilitando la cooperazione di EULEX con i serbi del Kosovo per consentire a EULEX e KFOR di espletare pienamente i rispettivi mandati; si compiace al riguardo dell'eliminazione dei due blocchi stradali ancora esistenti sul lato serbo della frontiera nonché delle indagini penali in corso sui responsabili degli incidenti del luglio 2011;

6.  accoglie con favore la conferma della necessità di un dialogo costante tra Belgrado e Pristina al fine di migliorare le condizioni di vita della popolazione sia della Serbia che del Kosovo e sottolinea l'importanza di tale processo per una più ampia cooperazione regionale, una maggiore stabilità e un processo di adesione più dinamico; chiede un'adeguata indagine sui casi di violenza, specialmente quelli in cui sono coinvolte le forze internazionali della KFOR; ricorda tuttavia che l'abolizione delle strutture parallele in Kosovo dovrebbe essere il punto focale di qualsiasi cooperazione;

7.  si compiace del fatto che dal dicembre 2009 i cittadini serbi abbiano l'opportunità di viaggiare nell'area Schengen senza visto, come fortemente auspicato dal Parlamento europeo; sostiene pienamente tale estensione del regime di esenzione dal visto, ma esprime tuttavia preoccupazione dinanzi al crescente numero di richiedenti asilo in alcuni Stati membri dell'UE; invita le autorità a intensificare gli sforzi finalizzati a spiegare ai cittadini l'inammissibilità di tali domande nonché a identificare e perseguire penalmente gli organizzatori del "turismo di asilo"; sottolinea tuttavia che qualsiasi misura finalizzata a evitare l'abuso del regime di esenzione dal visto deve basarsi sullo Stato di diritto e non deve violare indebitamente i diritti fondamentali, ad esempio negando arbitrariamente alle persone il diritto di lasciare il proprio paese; invita gli Stati membri dell'UE a sostenere la Serbia nella sua lotta contro la criminalità organizzata in relazione alla tratta di falsi richiedenti asilo; osserva inoltre che la Serbia è sempre più spesso un paese di destinazione dei richiedenti asilo e che necessita quindi di un sistema più efficiente per la gestione delle domande di asilo;

8.  sottolinea che numerosi richiedenti asilo serbi nell'Unione europea appartengono a minoranze etniche; invita le autorità serbe ad affrontare attivamente i loro problemi, aggravati dalla situazione economica attuale e dall'elevato tasso di disoccupazione, favorendo la loro integrazione nella società e migliorando le loro condizioni di vita; ritiene che tali misure permetteranno di ridurre e infine eliminare le cause che sono all'origine dell'elevato numero delle domande di asilo; invita inoltre gli Stati membri a intensificare gli sforzi per combattere i gruppi della criminalità organizzata che praticano la tratta degli esseri umani, in cooperazione con la Commissione e le autorità di contrasto dell'UE;

9.  sottolinea l'importanza primaria che la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata riveste per lo Stato di diritto nel paese; plaude alla recente adozione di diverse leggi in materia di lotta alla corruzione e incoraggia le autorità serbe a concentrarsi sulla loro efficace attuazione; esprime tuttavia preoccupazione per la mancata attuazione e per la crescente influenza dell'esecutivo sulle attività delle istituzioni indipendenti e dei mezzi d'informazione; sottolinea, a tale riguardo, che la posizione della Serbia nell'indice di percezione della corruzione non registra miglioramenti da tre anni; sottolinea che, oltre alle dichiarazioni, è necessaria una reale volontà politica per combattere la corruzione; incoraggia il governo a esercitare una leadership forte nelle azioni di lotta alla corruzione; accoglie inoltre con favore la sentenza della Corte costituzionale in merito all'incostituzionalità del cumulo di funzioni pubbliche, che rappresenta un passo avanti verso una maggiore trasparenza nel settore pubblico e consente di ridurre il rischio di conflitto di interessi; sottolinea tuttavia che gli interessi interconnessi di partiti politici e del settore privato favoriscono la corruzione sistemica, un problema comune nella regione che resta largamente diffuso, e chiede risultati credibili nel perseguire i casi di corruzione ad alto livello nonché l'attuazione di un sistema di protezione adeguato per le persone che li segnalano; sottolinea similmente che la corruzione nel settore sanitario desta particolare preoccupazione; invita il governo a dare seguito alle constatazioni di corruzione sistemica e di alto livello formulate dal Consiglio anticorruzione e dall'Agenzia anticorruzione, a garantire che tali servizi dispongano di risorse finanziarie e amministrative adeguate per effettuare il loro lavoro e a sostenere maggiormente e ad alto livello la strategia anticorruzione;

10. è preoccupato per il progetto di legge per la modifica della legge sugli appalti pubblici, che non è in linea con la strategia del governo serbo per lo sviluppo degli appalti pubblici; invita il governo serbo ad autorizzare un'opportuna consultazione pubblica sul progetto di legge e ad allineare quest'ultimo alla strategia ufficiale del governo in materia di appalti pubblici e alle norme internazionali; sottolinea che le modifiche alla legge non dovrebbero indebolire l'organismo che controlla le procedure di aggiudicazione degli appalti, dal momento che questo ambito è stato identificato come una delle principali fonti di corruzione sistemica nel paese;

11. richiama l'attenzione sull'elevato numero di irregolarità segnalate, in particolare nelle privatizzazioni e negli appalti pubblici, e chiede un impegno più attivo da parte delle autorità preposte all'applicazione della legge per garantire inchieste esaustive e assicurare che gli autori dei reati siano consegnati alla giustizia; richiama l'attenzione, a tale riguardo, sull'importanza fondamentale di tenere un registro dettagliato e completo delle proprietà pubbliche al fine di garantire la sicurezza e la prevedibilità dell'ambiente economico, assicurare la continuità della restituzione dei beni privati senza alcuna forma di discriminazione, specialmente basata sull'appartenenza etnica, ed evitare l'acquisizione illecita del patrimonio pubblico da parte di interessi privati; si compiace che l'adozione della legge sulle riabilitazioni risolva le controverse questioni legate alla colpa collettiva e che in questa legge prevalga la responsabilità individuale; invita inoltre il governo a garantire che il processo di attuazione della legge sulle restituzioni e della legge sulle riabilitazioni si svolga in maniera efficiente e non discriminatoria;

12. plaude all'adozione della legge relativa al finanziamento delle attività politiche, quale fondamentale passo avanti verso la trasparenza del sistema politico, e invita alla sua corretta attuazione, in particolare per l'istituzione di un valido sistema di controllo delle transazioni e di sanzioni efficaci;

13. ricorda l'importanza del lavoro svolto dal parlamento serbo, accoglie con favore le misure adottate per rafforzare il suo ruolo legislativo e la sua funzione di controllo delle azioni del governo e invita a intraprendere nuove iniziative per consolidare ulteriormente le capacità necessarie alla corretta esecuzione dei suoi compiti, in particolare per quanto concerne i servizi di sicurezza; plaude, in tale ottica, alla decisione di riorganizzare i servizi del parlamento allo scopo di ottimizzare e rendere più efficiente il loro lavoro;

14. prende atto della riforma della magistratura e della procura nonché della riorganizzazione del sistema volta a migliorarne l'efficienza e a eliminare gli arretrati giudiziari, in linea con le raccomandazioni della commissione di Venezia; invita tuttavia il governo serbo a intensificare gli sforzi per garantire l'indipendenza e la professionalità di questi due settori, che dovrebbero essere oggetto di riforme ampie e approfondite; sottolinea che lo sviluppo di una magistratura non soggetta a interferenze politiche e la separazione dei poteri sono elementi essenziali nella riforma del potere giudiziario;

15. deplora la mancanza di trasparenza e una serie di carenze e debolezze nella procedura di ricorso giurisdizionale e nella procedura d'appello per i giudici e i pubblici ministeri non riconfermati, incluse violazioni di procedure e norme, e l'impatto che queste carenze potrebbero avere sull'indipendenza della magistratura, la separazione dei poteri e lo Stato di diritto, nonché il diritto di trattamento imparziale per tutti i membri della magistratura, compresi quelli rimossi dalle loro funzioni; invita le autorità a garantire che il Consiglio superiore della magistratura agisca in maniera trasparente, indipendente e nel pieno esercizio dei suoi poteri, applicando criteri coerenti e rigorosi chiaramente stabiliti dalla legge e senza pressioni esterne; sottolinea la necessità di un sistema periodico di valutazione dell'operato dei giudici, al fine di assicurare la costante qualità della magistratura al termine del processo;

16. esprime forte preoccupazione per le ripetute presunte violazioni dell'articolo 359 del codice penale in materia di abuso d'ufficio, nonché per il presunto congelamento ingiustificato dei beni di imprese e privati; sottolinea che queste accuse hanno compromesso la fiducia nello Stato di diritto nel paese; invita le autorità a procedere rapidamente alla revisione del codice penale al fine di garantirne la conformità alle norme europee e a mettere immediatamente fine alla formulazione di accuse per abuso d'ufficio nei confronti di imprese private e a maggioranza privata, e a interrompere i processi penali in corso; sottolinea che, nei casi in cui le persone siano state perseguite ai sensi dell'articolo 359 e vi sia il sospetto che il periodo per il quale sono state detenute o i loro beni sono stati congelati sia sproporzionato rispetto al reato che avrebbero commesso, queste dovrebbero beneficiare dell'immediato riesame dei procedimenti a loro carico e avere il diritto di rivendicare i loro beni e ottenere un risarcimento equo;

17. invita le autorità serbe a riesaminare immediatamente la privatizzazione e la vendita controverse di 24 società, dato che la Commissione ha espresso seri dubbi circa la loro legalità, e segnatamente "Sartid", "Jugoremedija", "Mobtel" e "C market" e "ATP Vojvodina", nonché a declassificare immediatamente i documenti classificati segreto di Stato relativi alla privatizzazione e alla vendita di tali società, dal momento che ciò è contrario alle norme europee; richiama l'attenzione, a tale riguardo, sull'importanza fondamentale di tenere un registro dettagliato e completo delle proprietà pubbliche al fine di garantire la sicurezza e la prevedibilità dell'ambiente economico, assicurare la restituzione dei beni privati ed evitare l'acquisizione illecita del patrimonio pubblico da parte di interessi privati;

18. richiama l'attenzione sulle gravi carenze che inficiano il funzionamento del programma di protezione dei testimoni nei casi di crimini di guerra e che hanno portato diversi testimoni a scegliere di ritirarsi dal programma dopo aver ricevuto intimidazioni sistematiche; invita il ministero dell'Interno e i pubblici ministeri incaricati dei crimini di guerra a impegnarsi attivamente per garantire la sicurezza e il benessere di tutti i testimoni partecipanti al programma di protezione; sottolinea che il buon funzionamento del programma di protezione dei testimoni riveste un'importanza primaria per lo Stato di diritto nel paese nonché per dimostrare la volontà politica di trattare efficacemente i casi di crimini di guerra che il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia ha lasciato alle magistrature nazionali;

19. esorta le autorità serbe ad avviare e garantire la riabilitazione legale e l'indennizzo finanziario delle persone che in passato sono state perseguitate per motivi politici, etnici o religiosi, comprese quelle che hanno subito le conseguenze dell'applicazione della colpa collettiva;

20. invita le autorità a proseguire gli sforzi volti a smantellare il retaggio degli ex servizi segreti comunisti, quale passo verso la democratizzazione della Serbia; ricorda l'importanza di un'ulteriore riforma del settore della sicurezza, intesa ad aumentare la vigilanza e il controllo parlamentare sui servizi di sicurezza nonché ad aprire al pubblico gli archivi nazionali ed in particolare i documenti dell'ex servizio segreto, l'UDBA; incoraggia le autorità a facilitare l'accesso agli archivi relativi all'ex Repubblica iugoslava e a restituirli ai rispettivi governi, se questi lo richiedono;

21. plaude ai progressi compiuti nella riforma della pubblica amministrazione, ma sottolinea che è necessario un ulteriore impegno per garantire la completa professionalità e l'indipendenza di quest'ultima nei confronti delle forze politiche, grazie alla piena applicazione di un sistema meritocratico di nomine e promozioni; invita a un maggiore coordinamento nell'attuazione della strategia per la riforma della pubblica amministrazione e per l'inclusione dell'amministrazione locale nel quadro legislativo; richiama l'attenzione sulla sottorappresentazione delle minoranze nazionali nella pubblica amministrazione e nei tribunali, così come nelle aziende statali;

22. accoglie con favore gli emendamenti alle leggi relative alle elezioni, incluse le elezioni locali, e in particolare l'abolizione delle pratiche antidemocratiche per la nomina di parlamentari da parte dei partiti politici indipendentemente dall'ordine sulle liste di voto e l'abolizione delle "dimissioni in bianco", che mettono il loro operato sotto il controllo politico; invita all'adozione della legge relativa alla commissione elettorale nazionale subito dopo le elezioni, al fine di istituire un organo indipendente per il controllo del processo elettorale;

23. si compiace del ruolo degli organismi di regolamentazione indipendenti per migliorare l'efficienza e la trasparenza delle istituzioni del paese; elogia, in particolare, il lavoro svolto dal difensore civico e dal commissario responsabile per le informazioni di importanza pubblica e la protezione dei dati personali; esorta le autorità a garantire all'istituto statale per la revisione dei conti, alla commissione per la protezione della concorrenza, all'ufficio per gli appalti pubblici e alla commissione per la tutela dei diritti degli offerenti adeguate risorse finanziarie, amministrative e operative finalizzate allo svolgimento delle loro funzioni; ribadisce che gli organismi di regolamentazione indipendenti sono essenziali per combattere la corruzione sistemica e per controllare efficacemente il governo;

24. ricorda che in un sistema democratico è indispensabile disporre di mezzi di informazione e di accesso a Internet forti, professionali e indipendenti; plaude, a tal fine, all'adozione della Strategia relativa allo sviluppo del sistema informativo pubblico e al suo piano d'azione, nonché alla prevista cessione di ogni partecipazione statale nei mezzi di informazione; si compiace del fatto che la strategia rispetti i diritti costituzionali dei mezzi d'informazione nelle lingue minoritarie; esprime preoccupazione, tuttavia, dinanzi ai tentativi di esercitare un controllo e di interferire nel settore dei media, e invita le autorità a garantire la loro indipendenza da pressioni politiche e altre ingerenze; invita il governo serbo a garantire la libertà e l'indipendenza dei media in linea con le norme dell'UE; è preoccupato per l'introduzione di una legge penale che proibisce di commentare pubblicamente i procedimenti giudiziari e le sentenze nei mezzi d'informazione; è altresì preoccupato per le minacce ai danni di giornalisti serbi e chiede che esse siano oggetto di indagini approfondite affinché i giornalisti possano svolgere efficacemente il proprio lavoro in sicurezza, senza dover ricorrere all'autocensura; sottolinea la necessità di prendere misure contro la concentrazione della proprietà dei media e la loro mancanza di trasparenza, nonché di assicurare parità di accesso al mercato pubblicitario, compreso l'impiego dei fondi pubblici per pubblicità e promozioni; invita i giornalisti a rispettare il codice etico; osserva che il livello di accesso a Internet è tuttora modesto, riconosce l'importanza di Internet per la libertà dei media e sollecita le autorità a ottimizzare i loro sforzi in questo ambito;

25. deplora il fatto che, in relazione agli incidenti verificatisi nel luglio 2011 nel Kosovo settentrionale, le autorità statali abbiano di fatto oscurato i media e mistificato il ruolo della KFOR negli eventi; sottolinea l'importanza di media liberi e indipendenti per un'opinione pubblica democratica e ben informata;

26. si compiace del funzionamento dei consigli nazionali delle minoranze democraticamente eletti, che rappresentano le minoranze nazionali nel settore dell'istruzione, della cultura, dei media e dell'uso ufficiale della lingua; rileva tuttavia l'importanza di una piena attuazione delle competenze di tali organi di governo autonomo delle minoranze e la necessità che la legge sui consigli nazionali delle minoranze garantisca finanziamenti di bilancio adeguati; prende atto delle proteste per le irregolarità nel processo di preparazione e dei requisiti legali per l'istituzione dei consigli, nonché delle proteste per la violazione delle competenze garantite ai consigli nazionali da parte di taluni ministeri e amministrazioni comunali locali, e invita le autorità a fornire una risposta al riguardo; si compiace delle decisioni del tribunale amministrativo serbo che ha sostenuto i processi promossi dal consiglio nazionale della minoranza nazionale ungherese in seguito alla violazione delle competenze del consiglio nazionale da parte delle autorità locali;

27. esprime soddisfazione dinanzi alla situazione interetnica globalmente buona e al fatto che nel paese il numero e l'intensità degli incidenti a sfondo etnico sono diminuiti, ma incoraggia ulteriori sforzi da parte della Serbia nel campo della protezione delle minoranze, attraverso un'attuazione coerente della legislazione adottata; esprime preoccupazione per le proteste delle persone di etnia albanese contro le discriminazioni e per le tensioni registrate nel Sandžak, e invita il governo a conferire una maggiore priorità politica al miglioramento del rispetto dei diritti fondamentali di tutte le minoranze, inclusi l'accesso all'istruzione nella loro lingua, la parità di accesso al mercato del lavoro e la loro equa rappresentanza in seno alle istituzioni; invita altresì il governo ad affrontare il problema delle disparità regionali fornendo un sostegno allo sviluppo sociale ed economico del Sandžak e della regione sudorientale, inclusa la valle di Preševo, ed a sviluppare strategie intese a ridurre il tasso di disoccupazione in tali aree; si compiace dell'accordo raggiunto a ottobre nel comune di Bujanovac, che prevede iniziative volte a integrare le persone di etnia serba nella pubblica amministrazione, e chiede che esso sia rapidamente posto in atto;

28. osserva che, due anni dopo l'elezione dei consigli delle minoranze, a causa di presunte carenze procedurali a livello del processo elettorale, il Consiglio nazionale bosniaco non è stato ancora istituito e invita a costituirlo rapidamente nel rispetto delle regole; chiede ai leader politici e religiosi di astenersi da dichiarazioni incendiarie; invita il governo serbo a rimanere neutrale dinanzi alle tensioni connesse alla comunità religiosa nel Sandžak e a prendere misure atte a garantire buone relazioni con tale comunità garantendone il diritto alla libertà di religione;

29. sottolinea l'importanza che riveste il censimento demografico al fine di raccogliere informazioni statistiche rilevanti per lo sviluppo della Serbia, in particolare delle regioni meno sviluppate; plaude al fatto che le operazioni di censimento, svoltesi in Serbia nell'ottobre 2011, abbiano avuto in gran parte un esito positivo; deplora vivamente l'invito a boicottare il censimento proveniente da esponenti politici di etnia albanese, che è stato accolto da membri delle commissioni locali di censimento e da un considerevole numero di cittadini di Preševo e Bujanovac; rileva che le autorità non hanno ancora presentato informazioni statistiche riguardanti l'etnicità;

30. invita a intraprendere ulteriori azioni per garantire la piena attuazione del quadro legislativo su misure contro la discriminazione; esprime profonda preoccupazione per la mancanza di volontà politica nel promuovere attivamente una strategia a favore della tolleranza e del rispetto dei diritti umani fondamentali, come anche nel garantire la sicurezza dei partecipanti alla "Pride Parade" in programma per il 2 ottobre 2011, una mancanza di volontà che è stata evidente nel corso dei preparativi della manifestazione e che ha condotto al suo divieto; condanna fermamente le dichiarazioni incendiarie e discriminatorie rese a tal riguardo da alcuni politici e membri del clero ortodosso; rammenta al governo che la libertà di espressione e di associazione costituisce un diritto umano fondamentale e un valore essenziale dell'UE, cui deve attenersi ogni paese che aspiri a diventare membro dell'Unione; accoglie con favore la sentenza della Corte costituzionale del 22 dicembre 2011 su tale questione; plaude alle azioni positive intraprese dal difensore civico e dal commissario per le pari opportunità per promuovere tali valori nella società serba;

31. invita ad aprire un'indagine sulle minacce lanciate da gruppi estremisti, che sarebbero state all'origine dell'interdizione della "Pride Parade"; sottolinea l'importanza delle condanne, senza precedenti, per discriminazione nei confronti di omosessuali in Serbia, nonché della sentenza pronunciata dall'Alta Corte di Belgrado nei confronti di un leader dell'estrema destra condannato a due anni di detenzione per incitamento alla violenza durante la "Pride Parade" del 2010, ma nota la lentezza generale delle indagini relative alle violenze commesse in occasione della "Pride Parade" del 2010 e l'esiguo numero di lievi condanne finora pronunciate a tal riguardo; si compiace, tuttavia, per le azioni intraprese dall'autorità giudiziaria dirette a interdire le attività delle organizzazioni estremiste; invita le autorità statali e cittadine a partecipare con diligenza alla creazione di un clima di tolleranza, anche mediante campagne contro l'omofobia, in linea con gli standard europei;

32. accoglie con favore i progressi compiuti nel miglioramento della protezione dell'infanzia e nella definizione di una solida base giuridica e di strategie volte ad accrescere il rispetto dei diritti dei bambini e a riformare il sistema di assistenza all'infanzia; è tuttavia preoccupato in relazione alla lentezza con cui la legislazione adottata viene posta in atto, segnatamente per quanto concerne i bambini con disabilità, molti dei quali rimangono di fatto esclusi dalla società, e lo sviluppo di servizi di protezione dell'infanzia a livello locale; trova particolarmente preoccupante l'aumento della violenza giovanile; invita a tale riguardo le autorità ad agire con fermezza con lo scopo di attuare misure preventive e a prendere tutti i provvedimenti necessari per eliminare la violenza nelle scuole;

33. si compiace che le modifiche alla legge elettorale abbiano consentito di incrementare la percentuale di donne nella legislatura; invita le autorità ad attuare rapidamente politiche intese a lottare contro le discriminazioni, incluse le discriminazioni indirette, che le donne devono ancora affrontare sul mercato del lavoro e in altri settori della società, e ad incoraggiare una loro maggiore partecipazione nella vita politica del paese, anche in posti governativi; è preoccupato per il fatto che, sebbene esistano organi sia legislativi sia di esecuzione per quanto riguarda misure atte a lottare contro la discriminazione ed a promuovere l'uguaglianza di genere, la messa in atto effettiva della legislazione esistente e un ulteriore rafforzamento della capacità amministrativa continuino a rappresentare importanti sfide; sollecita le autorità ad intensificare i propri sforzi a tal fine; invita a intensificare l'impegno volto a prevenire e denunciare le violenze in ambito domestico, nonché a fornire assistenza alle vittime di tali violenze; si compiace, a questo proposito, dell'apertura della prima casa protetta nella Serbia meridionale;

34. sottolinea la difficile situazione in cui versa la comunità rom, che continua a subire discriminazioni sul mercato del lavoro ed ha difficoltà ad accedere a un alloggio adeguato, all'istruzione e all'assistenza sanitaria; si compiace della serie di iniziative prese dalle autorità per affrontare, in particolare, le questioni inerenti alle condizioni sanitarie, all'accesso all'istruzione e all'identificazione dei rom; invita i rappresentanti della comunità rom a partecipare attivamente a tale processo; invita il governo serbo ad attuare pienamente la strategia nazionale per migliorare la condizione delle popolazioni rom ed il relativo piano d'azione inteso a migliorare la situazione sociale ed economica dei rom in linea con il quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom; esprime preoccupazione per i bassi tassi di scolarizzazione dei bambini rom, segnatamente delle bambine; invita il governo serbo a garantire che tutti i rom dispongano di documenti d'identità, la mancanza dei quali rappresenta un ostacolo al godimento dei diritti civili di base; sottolinea la situazione particolarmente difficile dei membri della comunità rom in Serbia che sono fuggiti dal Kosovo a seguito della guerra; condanna gli sfratti forzati dei rom, inclusi bambini e anziani, senza informazioni e un preavviso adeguati né un alloggio alternativo; invita le autorità a porre immediatamente fine a tale pratica;

35. chiede alle autorità serbe di sviluppare un quadro istituzionale e giuridico per le organizzazioni dei servizi sociali e per coordinare meglio l'offerta di servizi e prestazioni, adeguandola alle esigenze locali e coinvolgendo i beneficiari attuali e potenziali nella progettazione, nel controllo e nella valutazione dei sistemi, in stretta cooperazione con le autorità locali; sottolinea l'importanza di rafforzare le capacità dei comuni a tal fine;

36. sottolinea l'importanza delle organizzazioni della società civile nel migliorare le relazioni interetniche, nel promuovere la tolleranza e nel vigilare sull'operato delle autorità; invita il governo e il parlamento a sviluppare e a coordinare la messa in atto di un quadro coerente che consenta una consultazione adeguata di tali organizzazioni ai fini della messa a punto delle politiche sociali; sollecita il governo a condurre un'indagine approfondita in relazione a tutti gli incidenti che abbiano come vittime le minoranze etniche; esprime preoccupazione dinanzi alle minacce indirizzate agli attivisti, ai difensori dei diritti umani, ai giornalisti e alle organizzazioni di mezzi di comunicazione, in particolare nei confronti di coloro che operano in rapporto ai crimini di guerra, alla criminalità organizzata, alla corruzione, ai diritti delle persone LGBT e alle relazioni con il Kosovo, e invita le autorità ad assicurare che tali minacce siano oggetto di inchieste e che i loro autori siano consegnati alla giustizia, mettendo così fine all'elevato livello di impunità esistente;

37. esprime il proprio appoggio all'iniziativa RECOM (commissione regionale per l'accertamento e la divulgazione della verità sui crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani nell'ex Jugoslavia) al fine di avanzare ulteriormente nel processo di riconciliazione in tutti i Balcani occidentali;

38. sottolinea che la Serbia ha ratificato le principali convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sui diritti del lavoro, come anche la Carta sociale europea riveduta; richiama l'attenzione sul fatto che i diritti dei lavoratori e i diritti sindacali sono tuttora limitati nonostante le garanzie costituzionali, e invita la Serbia a rafforzarli ulteriormente; è preoccupato per la persistente debolezza del dialogo sociale e per il carattere irregolare della consultazione delle parti sociali; chiede l'adozione di ulteriori misure volte a rafforzare il Consiglio economico e sociale al fine di garantire a quest'ultimo la possibilità di partecipare attivamente al potenziamento del dialogo sociale e svolgere un ruolo consultivo più attivo nell'ambito del processo di legiferazione;

39. invita la Serbia e la Commissione a garantire che le riforme strutturali e le liberalizzazioni attuate nel quadro del cammino verso l'adesione all'UE non portino a un peggioramento delle condizioni di lavoro, dei diritti dei lavoratori e dei diritti sindacali;

40. prende atto con soddisfazione che lo strumento di assistenza preadesione (IPA) funziona bene in Serbia; incoraggia sia il governo che l'UE a semplificare le procedure amministrative per i finanziamenti IPA, con l'obiettivo di renderli più accessibili ai beneficiari minori e non centralizzati; sottolinea la necessità di mantenere un adeguato livello di sostegno di preadesione nella prossima revisione del quadro finanziario dell'UE;

41. plaude all'operato del difensore civico e invita le autorità a dare pieno appoggio politico alle sue raccomandazioni, a garantire il follow-up di queste ultime e a dotare il suo ufficio di adeguate risorse finanziarie, amministrative e operative finalizzate allo svolgimento della sua funzione;

42. si compiace dell'iniziativa delle autorità cittadine di Belgrado di lanciare la campagna "Belgrado capitale europea della cultura 2020" e incoraggia a sviluppare progetti affini per avvicinare culturalmente la città di Belgrado e la Serbia all'UE, segnatamente per quanto attiene alla coesistenza interetnica, alla comprensione multiculturale e al dialogo interreligioso; invita gli Stati membri e la Commissione a sostenere la candidatura di Belgrado; invita, a tale proposito, il parlamento serbo ad approvare e a porre in atto la legislazione speciale necessaria per disciplinare l'attività culturale e ad adottare una strategia di sviluppo culturale per applicare meglio la Legge sulla cultura;

43. ribadisce l'importanza di una cooperazione regionale inclusiva nei Balcani occidentali e accoglie con favore la partecipazione attiva della Serbia alle iniziative regionali e alle riunioni bilaterali che promuovono relazioni di buon vicinato, come pure il suo ruolo sempre più attivo nel promuovere la riconciliazione nella regione; si compiace della visita ufficiale del Presidente Tadić in Bosnia-Erzegovina e del suo sostegno all'integrità territoriale e alla sovranità del paese; invita il governo serbo a garantire che le sue relazioni dirette con le autorità della Repubblica Srpska siano in linea con il sostegno dichiarato e non compromettano l'integrità, la sovranità, le competenze e l'efficace funzionamento delle istituzioni dello Stato di Bosnia-Erzegovina; esorta altresì le autorità serbe a sostenere le riforme intraprese in Bosnia-Erzegovina per rafforzare e rendere più efficienti le istituzioni del paese nell'ottica delle riforme connesse all'UE; invita entrambi i governi a tenere uno speciale incontro congiunto per migliorare il coordinamento delle riforme connesse all'UE; plaude alle iniziative lanciate e attuate dai presidenti Josipović e Tadić per migliorare le relazioni politiche tra la Croazia e la Serbia e ai risultati raggiunti a tale riguardo; ribadisce che queste relazioni bilaterali positive costituiscono una buona base per risolvere le questioni ancora in sospeso inerenti alle frontiere e sottolinea che i processi per genocidio intentati da ciascun paese contro l'altro non devono impedire che si compiano ulteriori progressi in questo ambito; incoraggia le autorità serbe a lavorare strettamente con i paesi dell'ex Iugoslavia e altri paesi limitrofi alla risoluzione di tutti i problemi in sospeso di successione legale; incoraggia la cooperazione transfrontaliera con gli Stati membri dell'UE vicini, ossia la Bulgaria, l'Ungheria e la Romania, anche nel quadro della strategia dell'UE per la regione del Danubio;

44. accoglie con favore la partecipazione attiva della Serbia all'avanzamento del processo di Sarajevo e si compiace che tale paese abbia firmato, il 7 novembre, insieme a Bosnia-Erzegovina, Croazia e Montenegro, una dichiarazione ministeriale sulla fine delle migrazioni e sul perseguimento di soluzioni durevoli per i rifugiati e gli sfollati; attende con impazienza la conferenza regionale dei donatori prevista per il 24 aprile a Sarajevo, in occasione della quale sarà presentato il programma di alloggi regionale comune riguardante le rimanenti esigenze, e auspica che sia garantita un'assistenza sostanziale ai rifugiati e agli sfollati in tutti i paesi, assicurando la proporzionalità alla Serbia che ospita una delle più grandi popolazioni di sfollati in Europa;

45. plaude ai progressi delle relazioni tra il Montenegro e la Serbia; chiede un miglior coordinamento delle riforme connesse all'UE tra i rispettivi governi e, in particolare, maggiori sforzi intesi ad affrontare le minacce comuni allo Stato di diritto, con particolare attenzione alle misure volte a contrastare la criminalità organizzata; incoraggia entrambi i governi ad intensificare gli sforzi per trovare una soluzione alle questioni ancora in sospeso inerenti alle frontiere;

46. accoglie con favore l'accordo raggiunto tra la Serbia e la Macedonia sulla libera circolazione dei cittadini in aggiunta agli accordi già firmati dalla Serbia con il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina, e auspica che tali accordi, che migliorano le relazioni bilaterali e aumentano le opportunità per le persone interessate, possano essere estesi a tutti i paesi nella regione;

47. sottolinea l'importanza delle attività del comitato di riconciliazione storica e ribadisce che un dialogo continuo potrebbe dare adito a un miglioramento delle relazioni; si rammarica, tuttavia, che la maggior parte degli archivi storici, in particolare quelli dell'ex polizia segreta, l'UDBA, restino chiusi; esorta inoltre a procedere a un'inchiesta completa e approfondita sui massacri del 1944-1945;

48. invita le autorità a promuovere l'esempio della Vojvodina, provincia relativamente agiata, presso le regioni meno sviluppate della Serbia; chiede alle autorità, due anni dopo l'entrata in vigore dello statuto della Vojvodina, di procedere rapidamente con l'adozione della legge sul finanziamento della provincia;

49. raccomanda che i fondi europei siano resi direttamente accessibili ai consigli nazionali delle minoranze e alle organizzazioni della società civile serbe, nell'ambito del sostegno dell'UE al processo di riforma del paese;

50. incoraggia le autorità a intraprendere nuove iniziative e ad aprire le regioni di confine ai paesi vicini in modo da facilitare il commercio e i legami economici; sottolinea l'importanza di aprire un terminal per gli autocarri commerciali e le merci al valico di frontiera presso Ribarci-Oltomantsi in modo da migliorare lo sviluppo economico locale;

51. sottolinea l'importanza fondamentale di un'istruzione di alta qualità per l'ulteriore sviluppo sociale ed economico della Serbia e per ridurre l'elevato tasso di disoccupazione nel paese, in particolare tra i giovani; invita le autorità a impegnarsi attivamente per promuovere il valore dell'istruzione tra i giovani e a investire di più nell'istruzione superiore; sottolinea la necessità di effettuare investimenti pubblici per assumere i laureati, con l'obiettivo di aumentare l'efficienza del settore pubblico e impedire l'ulteriore fuga di cervelli che ostacolerebbe gravemente lo sviluppo a lungo termine del paese;

52. chiede un maggiore impegno per garantire un insegnamento senza vincoli e di qualità nelle lingue minoritarie a livello nazionale e provinciale, necessario al fine di preservare l'identità etnica e culturale, diritto già garantito mediante la Costituzione e la Legge federale del 2002 sulla protezione dei diritti e delle libertà delle minoranze nazionali, conformemente agli orientamenti di cui nella Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, e in particolare per fornire tutti i necessari libri di testo e gli altri materiali didattici; plaude, a tal fine, all'apertura della facoltà universitaria bilingue di Bujanovac, che accoglie studenti di etnia albanese e di etnia serba; incoraggia la Serbia a riprodurre tale modello nella politica relativa ad altre minoranze, ove del caso; incoraggia le minoranze e la comunità serba di maggioranza a imparare le rispettive lingue ai fini di una migliore comprensione; sottolinea la necessità di rispettare la diversità culturale delle minoranze etniche consentendo la libera proliferazione di centri culturali, di mezzi di comunicazione elettronici e di organi di stampa, nonché di biblioteche che soddisfino adeguatamente le esigenze culturali di tali comunità;

53. invita il governo serbo a risolvere la questione dell'accreditamento dell'Università internazionale di Novi Pazar in Sandžak e sottolinea l'importanza di garantire l'indipendenza e l'imparzialità della commissione di accreditamento e di certificazione della qualità;

54. plaude alle importanti iniziative volte a instaurare un'economia di mercato funzionante e all'azione del governo che ha dato luogo a un miglioramento della situazione finanziaria e macroeconomica della Serbia; prende atto della decisione di congelare l'accordo stand-by con il Fondo monetario internazionale fino all'elezione del nuovo governo; sottolinea che la Serbia deve portare avanti le riforme strutturali al fine di potenziare la capacità produttiva dell'economia e che il paese deve ridurre il proprio deficit di bilancio; ricorda che la crisi finanziaria ed economica globale ha avuto ripercussioni negative sulla società, in particolare sui ceti più vulnerabili; invita le autorità a compiere ogni sforzo per limitare gli effetti negativi su tali categorie (povertà, disoccupazione, esclusione sociale) e ad affrontare le cause all'origine elaborando le politiche sociali ed economiche necessarie;

55. sottolinea che il paese necessita di un autentico Stato di diritto per attrarre gli investimenti esteri, migliorare le condizioni intese ad accelerare il passaggio della sua economia al libero mercato e creare un migliore ambiente imprenditoriale; ricorda, a tal fine, che l'esistenza di monopoli ostacola gravemente tale transizione e invita il governo a continuare ad adottare misure per rimuoverli; sottolinea l'importanza di eliminare le lungaggini burocratiche, potenziare la concorrenza e il ruolo del settore privato;

56. loda gli sforzi del governo atti a sviluppare un settore prospero delle PMI mediante l'adozione e l'attuazione della legislazione pertinente e l'istituzione di organismi amministrativi a sostegno delle piccole e medie imprese; invita, allo stesso tempo, a compiere maggiori sforzi per facilitare il moltiplicarsi delle PMI riducendo gli oneri amministrativi e le rigidità del mercato del lavoro e aumentando l'accesso ai finanziamenti; esorta il governo a utilizzare una definizione di PMI che sia pienamente conforme alle raccomandazioni dell'UE;

57. invita il governo serbo a porre in essere le misure necessarie per incrementare la cooperazione con il tessuto delle piccole e medie imprese delle regioni limitrofe; sottolinea che tale aspetto è imprescindibile per un più proficuo inserimento dell'economia serba nel sistema commerciale comunitario;

58. si compiace dei buoni progressi compiuti dalla Serbia riguardo all'allineamento all'acquis nel settore dell'ambiente; invita a compiere ulteriori, decisi sforzi in questo ambito, incentrando l'attenzione sull'applicazione della normativa; esorta le autorità a intensificare i loro sforzi, in particolare per quanto concerne la qualità delle acque e lo smaltimento dei rifiuti; incoraggia la Serbia ad adottare obiettivi in materia di cambiamento climatico conformi a quelli dell'Unione europea;

59. plaude alla conclusione dell'accordo UE-Serbia volto a istituire un quadro per la partecipazione della Serbia alle operazioni dell'UE di gestione delle crisi e loda il paese per la sua disponibilità a partecipare alle due operazioni PSDC dell'UE, ossia l'EUTM e l'EU NAVFOR Somalia;

60. chiede che si prendano nuove iniziative per sviluppare una rete sostenibile di trasporti pubblici in Serbia, e in particolare per migliorare il sistema ferroviario, il trasporto fluviale (Corridoio VII) e le infrastrutture stradali, incluso il rapido completamento del Corridoio X; sottolinea l'importanza di migliorare le connessioni con i paesi vicini per agevolare la mobilità dei cittadini;

61. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo e al parlamento della Serbia.

 

 

(1)

GU L 80 del 19.3.2008, pag. 46.

(2)

A/RES/64/298.

(3)

GU L 334 del 19.12.2007, pag. 46.

(4)

GU L 336 del 18.12.2009, pag.1.

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