Proposta di risoluzione - B7-0225/2012Proposta di risoluzione
B7-0225/2012

    PROPOSTA DI RISOLUZIONE su una soluzione politica al problema della pirateria marittima

    2.5.2012 - (2011/2962(RSP))

    presentata a seguito di una dichiarazione della Commissione
    presentata a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento

    Saïd El Khadraoui, Ana Gomes, Maria Eleni Koppa, Ricardo Cortés Lastra, Ulrike Rodust a nome del gruppo S&D

    Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B7-0223/2012

    Procedura : 2011/2962(RSP)
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    B7-0225/2012
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    B7-0225/2012
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    B7‑0225/2012

    Risoluzione del Parlamento europeo su una soluzione politica al problema della pirateria marittima

    (2011/2962(RSP))

    Il Parlamento europeo,

    –   viste le sue precedenti risoluzioni, in particolare quelle del 20 maggio 2008 sulla politica marittima integrata per l'Unione europea, del 23 ottobre 2008 sulla pirateria in mare e del 26 novembre 2009 su una soluzione politica al problema della pirateria al largo della Somalia,

    –   vista la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10 dicembre 1982,

    –   vista la convenzione delle Nazioni Unite del 1988 per la repressione dei reati contro la sicurezza della navigazione marittima,

    –   viste le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la risoluzione 2020 (2011) del 22 novembre 2011 sulla situazione in Somalia,

    –   visti i rapporti del Segretario generale delle Nazioni Unite al Consiglio di Sicurezza, segnatamente quello del 9 dicembre 2011 sulla Somalia,

    –   vista l'azione comune 2008/749/PESC del Consiglio, del 19 settembre 2008, relativa all'azione di coordinamento militare dell'Unione europea a sostegno della risoluzione 1816 (2008) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (EU NAVCO),

    –   viste l'azione comune 2008/851/PESC del Consiglio, del 10 novembre 2008, e la decisione 2010/766/PESC del Consiglio relativa all'operazione militare dell'Unione europea (UE NAVFOR-Atalanta),

    –   viste la decisione 2010/96/PESC del Consiglio, del 15 febbraio 2010, e la decisione 2010/197/PESC del Consiglio, del 31 marzo 2010, sulla missione militare dell'Unione europea volta a contribuire alla formazione delle forze di sicurezza somale (EUTM Somalia),

    –   viste le decisioni del Consiglio del 23 marzo 2012 inerenti al Centro operativo dell'Unione europea a supporto dell'intervento nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) nel Corno d'Africa e intese a prorogare l'operazione antipirateria "Atalanta" dell'Unione europea,

    –   vista la decisione 2011/819/PESC del Consiglio, dell'8 dicembre 2011, che nomina il rappresentante speciale dell'Unione europea per il Corno d'Africa, incaricato di contribuire alla definizione e all'attuazione di una strategia coerente dell'Unione europea contro la pirateria, che abbracci tutti gli elementi dell'azione dell'Unione,

    –   visto il concetto di gestione delle crisi approvato dal Consiglio "Affari esteri" il 16 dicembre 2011 in vista della sua missione per lo sviluppo di capacità marittime regionali, quale missione civile in ambito PSDC dotata di competenze militari in preparazione,

    –   visto il quadro strategico per il Corno d'Africa, adottato dal Consiglio il 14 novembre 2011, quale orientamento per l'impegno dell'Unione europea nella regione,

    –   visto l'accordo di condivisione dei poteri, firmato a Gibuti il 9 giugno 2008, che mira ad avviare un'ampia riconciliazione nazionale e a creare un'alleanza politica solida e inclusiva, in grado di garantire la pace e la riconciliazione nel paese e di ripristinare l'autorità centrale dello Stato,

    –   viste le dichiarazioni dell'alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in particolare quelle rese per conto dell'UE da S.E. Thomas Mayr-Harting, capo della delegazione dell'UE alle Nazioni Unite, in occasione del dibattito pubblico del Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Somalia, tenutosi il 5 marzo 2012,

    –   viste le conclusioni della conferenza di Londra sulla Somalia del 23 febbraio 2012,

    –   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento,

    A. considerando che il trasporto marittimo è stato, durante l'intera storia europea, uno dei cardini della crescita economica e della prosperità del continente e che oltre l'80% del commercio mondiale avviene via mare; considerando che la pirateria costituisce una minaccia alla sicurezza internazionale e alla stabilità regionale e che pertanto la lotta alla pirateria e alle cause profonde di tale fenomeno rappresenta una priorità dell'azione dell'Unione;

    B.  considerando che la pirateria d'alto mare permane non soltanto un problema ma sta addirittura diffondendosi rapidamente nell'Oceano indiano occidentale, in particolare al largo delle coste della Somalia e del Corno d'Africa, ma anche in altre zone, tra cui il sud-est asiatico e l'Africa occidentale, e che sta pertanto diventando un pericolo sempre maggiore per la vita umana e la sicurezza della gente di mare e di altre persone, nonché una minaccia per lo sviluppo e la stabilità regionali, l'ambiente marino, il commercio mondiale e ogni forma di trasporto marittimo e di navigazione, tra cui pescherecci, come pure per l'erogazione di aiuti umanitari;

    C. considerando che la pirateria marittima è il sintomo di un problema ben più vasto in Somalia e nel Corno d'Africa, che trae le proprie origini dal fallimento statuale, dal sottosviluppo e dalla povertà;

    D. considerando il moltiplicarsi dei tentati assalti alle navi: nel 2011 sono stati segnalati il dirottamento di 28 imbarcazioni e il sequestro di 470 marinai, di cui 15 assassinati, mentre sono state catturate almeno sette navi con richiesta di riscatto e circa 191 marinari sono tenuti in ostaggio in Somalia, a volte in condizioni degradanti e disumane per periodi sempre più lunghi;

    E.  considerando che i pirati migliorano costantemente le loro tattiche e metodologie e che hanno ampliato il loro raggio d'azione utilizzando come "navi madre" le imbarcazioni di maggiori dimensioni da essi stessi dirottate;

    F.  considerando la decisione del Consiglio di prorogare l'operazione antipirateria "Atalanta" dell'Unione europea di due ulteriori anni, cioè fino al dicembre 2014, onde contribuire alla dissuasione, alla prevenzione e alla repressione degli atti di pirateria e rapina a mano armata al largo delle coste somale, alla protezione delle navi del Programma alimentare mondiale (PAM) che trasportano gli aiuti alimentari destinati agli sfollati in Somalia, alla tutela dei trasporti marittimi della missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM) e di navi vulnerabili al largo delle coste; considerando, inoltre, che l'operazione UE NAVFOR-Atalanta contribuisce altresì alla sorveglianza delle attività di pesca al largo delle coste somale;

    G. considerando che il Consiglio ha attivato il Centro operativo dell'UE a sostegno delle missioni nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) nel Corno d'Africa; che il Centro operativo coordinerà e rafforzerà le sinergie tra i tre interventi in ambito PSDC nel Corno d'Africa, vale a dire le operazioni UE NAVFOR-Atalanta, EUTM Somalia e la missione per lo sviluppo di capacità marittime regionali, la pianificazione operativa per una missione civile destinata a rafforzare le capacità marittime nella regione;

    H. considerando che l'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) dispone di strumenti e dati che possono aiutare l'operazione UE NAVFOR-Atalanta a rafforzare la sicurezza delle navi e della gente di mare nella regione;

    I.   considerando che le attività europee di pesca nella regione sono disciplinate da diversi accordi bilaterali e multilaterali di pesca con i paesi limitrofi;

    J.   considerando che il problema della pirateria si ripercuote negativamente anche sull'intera regione, dal momento che le attività di pesca sono diventate un'attività rischiosa non solo per i pescherecci dell'Unione europea che operano, ad esempio, nelle acque delle Seychelles in virtù dell'accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'UE e la Repubblica delle Seychelles, ma anche per i pescatori locali ai quali l'Unione fornisce sostegno settoriale, assumendosi pertanto una responsabilità sociale; tenendo presente che i pescatori locali non dispongono di mezzi e capacità finanziarie o umane per proteggersi dalla pirateria, paragonabili a quelli dei pescherecci dell'Unione europea;

    K. considerando che l'Unione europea ha firmato un memorandum d'intesa con le Seychelles e Maurizio sul trasferimento dei pirati arrestati dall'operazione UE NAVFOR e sta negoziando accordi analoghi con altri paesi della regione; considerando l'istituzione nelle Seychelles del Centro di coordinamento regionale dei Servizi informazioni per i processi antipirateria;

    L.  considerando che il Segretario generale delle Nazioni Unite ha individuato sette opzioni che dovrà esaminare il Consiglio di Sicurezza per promuovere l'obiettivo di processare e imprigionare chi ha commesso atti di pirateria e rapina a mano armata in mare al largo delle coste somale;

    M. considerando che l'Unione europea si compiace dei progressi che rappresentano i "principi di Garowe" ai fini dell'attuazione dell'accordo di Kampala e della tabella di marcia per completare la transizione; che il mancato rispetto di numerose scadenze previste per il completamento dei compiti contemplati nella tabella di marcia potrebbe ritardare ulteriormente la piena attuazione della tabella di marcia stessa;

    N. considerando l'interesse strategico che riveste per l'Unione europea il contributo alla stabilizzazione e alla governance nel Corno d'Africa, in particolare in Somalia;

    O. considerando che l'Unione europea è il principale fornitore mondiale di aiuti allo sviluppo alla Somalia, avendo stanziato finora 215,4 milioni di euro tramite il Fondo europeo di sviluppo (FES) per il periodo 2008-2013; che la priorità centrale di tale finanziamento consiste nel riscattare la popolazione dalla povertà, garantendole una crescita economica autosufficiente, e nell'individuare una soluzione duratura a garanzia della stabilità del paese, affrontando le cause profonde della pirateria tramite il finanziamento di progetti nei settori della governance, dell'istruzione e della crescita economica e sostenendo gli ambiti non prioritari (sanità, ambiente, acqua e igiene); che niente di tutto ciò può essere realizzato in assenza di istituzioni di governance;

    P.  considerando che numerosi cittadini somali si danno alla pirateria marittima per mancanza di valide alternative economiche, ad esempio nel settore della pesca; che la pirateria marittima rappresenta un'attività economica effettiva per molti di coloro che la esercitano e che numerosi cittadini somali la considerano a tutt'oggi una fonte di reddito proficua e praticabile; che un approccio efficace alla lotta alla pirateria marittima deve integrare una più ampia strategia generale volta a porre fine alla povertà e al fallimento statuale in Somalia e nell'intera regione del Corno d'Africa; che, sebbene dalle stime delle Nazioni Unite risulti che il 40% dei proventi della pirateria in Somalia nel 2010 sia stato utilizzato per finanziare l'occupazione locale e abbia contribuito a una migliore ridistribuzione e agli investimenti nelle infrastrutture, la situazione degli indigenti non è migliorata in termini assoluti;

    Q. considerando che diversi Stati membri stanno elaborando norme proprie riguardo all'impiego di guardie armate a bordo di mercantili;

    R.  considerando che, sebbene abbiano garantito la protezione di tutti i trasporti marittimi del PAM, gli sforzi intrapresi dell'Unione europea per contrastare la pirateria rischiano di essere compromessi in futuro dalla mancanza di forze navali e da problemi legali irrisolti;

    1.  ribadisce la propria profonda preoccupazione per la crescente minaccia rappresentata dalla pirateria e dalle rapine a mano armata in mare ai danni delle navi internazionali che trasportano gli aiuti diretti alla Somalia e di pescherecci, mercantili e navi passeggeri dell'Unione europea nell'Oceano Indiano in prossimità delle coste africane, in particolare nelle acque al largo della Somalia e del Corno d'Africa;

    2.  invita l'alto rappresentante e gli Stati membri a valutare con urgenza soluzioni per la liberazione delle centinaia di marinai attualmente tenuti in ostaggio, consentendone il ritorno casa e, contestualmente, mettendo un termine al sequestro delle sette navi dirottate;

    3.  si compiace del contributo dato dall'operazione UE NAVFOR-Atalanta alla sicurezza marittima al largo delle coste somale, scortando le navi noleggiate dal PAM che trasportano gli aiuti diretti alla Somalia e altre navi vulnerabili, nonché del suo contributo all'efficacia della risposta UE alla pirateria marittima, che ha ripercussioni nefaste sugli aiuti umanitari, sul trasporto marittimo e sulle attività dei pescherecci dell'Unione come pure sulla pesca locale nella regione interessata;

    4.  accoglie con estrema soddisfazione la decisione del Consiglio di ampliare la portata dell'operazione Atalanta alla fascia costiera della Somalia come pure alle sue acque territoriali e a quelle internazionali, in modo che l'operazione in parola possa interagire direttamente con il Governo federale transitorio e con altri organismi somali, aiutandoli a contrastare la pirateria a partire dalla costa;

    5.  invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante (VP/AP) a dotare il rappresentante speciale dell'Unione europea nel Corno d'Africa degli strumenti necessari per esercitare il suo mandato, il che implica la partecipazione agli sforzi intesi a stabilizzare la regione;

    6.  deplora che sia diminuito all'inizio del 2012 il numero dei mezzi navali forniti dagli Stati membri all'operazione UE NAVFOR-Atalanta ed esorta pertanto gli Stati membri a mettere a disposizione un maggior numero di navi per garantire la riuscita dell'operazione Atalanta;

    7.  plaude ai risultati della conferenza di Londra sulla Somalia del 23 febbraio 2012, da cui si evince la determinazione della comunità internazionale di debellare la pirateria;

    8.  chiede misure immediate ed efficaci per processare e punire le persone sospettate di aver commesso atti di pirateria ed esorta i paesi terzi e gli Stati membri dell'Unione europea che non l'abbiano ancora fatto a recepire nell'ordinamento nazionale tutte le disposizioni previste dalla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e dalla convenzione delle Nazioni Unite per la repressione dei reati diretti contro la sicurezza della navigazione marittima, al fine di combattere l'impunità dei pirati; invita infine il Consiglio e la Commissione a esaminare la possibilità di istituire un apposito tribunale per la lotta alla pirateria;

    9.  è favorevole alle raccomandazioni formulate dal Segretario generale delle Nazioni Unite al Consiglio di Sicurezza, volte ad agevolare l'arresto e il perseguimento a termini di legge delle persone sospettate di pirateria, ad esempio l'istituzione di camere speciali a livello nazionale, eventualmente con partecipazione internazionale, di un tribunale regionale o internazionale e l'introduzione delle relative disposizioni in materia di reclusione, tenendo conto dei lavori svolti dal Gruppo di contatto sulla pirateria al largo delle coste somale, delle consuetudini nell'istituzione di tribunali internazionali e misti, come pure del tempo e delle risorse necessarie per conseguire sostanziali risultati, garantendone la durata;

    10. sottolinea contestualmente la necessità di garantire processi equi ed efficienti presso i tribunali locali, nonché condizioni detentive umane e sicure nei centri regionali;

    11. constata il consenso raggiunto nel corso della nona sessione plenaria del contatto sulla pirateria al largo delle coste somale, tenutasi il 14 luglio 2011, sull'istituzione di un quinto gruppo di lavoro formale dedicato ai flussi finanziari illeciti connessi a questo tipo di pirateria; esorta in tal senso gli Stati membri, in collaborazione con Europol e Interpol, a indagare e rintracciare i flussi finanziari, nonché a confiscare il denaro versato come riscatto ai pirati, giacché vi sarebbero indicazioni secondo cui i fondi in questione potrebbero essere depositati su conti bancari di tutto il mondo, tra cui su quelli di banche europee, nonché a individuare e smantellare le reti della criminalità organizzata che traggono profitto da tali azioni;

     

    12. incoraggia l'operazione UE NAVFOR, la NATO e le forze marittime della coalizione ad affrontare efficacemente l'accresciuto impiego dei mercantili sequestrati come "navi madre", uno sviluppo che accresce sensibilmente le capacità operative dei pirati e che consente loro di sferrare attacchi con maggiore forza, determinazione e flessibilità nell'intera regione dell'Oceano indiano nord-occidentale;

    13. sottolinea contestualmente la necessità di rafforzare il coordinamento strategico tra le missioni UE NAVFOR-Atalanta, EUTM Somalia e altri interventi in ambito PSDC, in particolare la missione per lo sviluppo di capacità marittime regionali non appena sarà avviata, nella regione del Corno d'Africa; plaude, a tale proposito, alla decisione adottata dal Consiglio il 23 marzo 2012 di attivare il Centro operativo dell'UE a sostegno delle missioni in ambito PSDC nel Corno d'Africa; chiede al riguardo che il comando delle missioni NAVFOR-Atalanta e EUTM Somalia sia unificato nell'ambito del Centro operativo dell'UE;

    14. esorta vivamente il VP/AR a sollecitare un maggiore coordinamento e una più stretta cooperazione tra tutti i soggetti internazionali attivi in Somalia e in generale nel Corno d'Africa, vale a dire l'Unione europea, la NATO, gli Stati Uniti, le Nazioni Unite e altri paesi interessati, allo scopo di conseguire una strategia generale concreta e mirata di lotta alla pirateria e, cosa più importante, alle cause profonde di tale fenomeno, nonché alle sue conseguenze a più livelli; si compiace, in tale contesto, della conferenza di Londra sulla Somalia tenutasi il 23 febbraio 2012;

    15. rileva l'opportunità che l'EMSA continui a collaborare con l'operazione UE NAVFOR-Atalanta, fornendo eventualmente a quest'ultima, previa approvazione dello Stato di bandiera, i dati dettagliati d'identificazione e rintracciamento a lunga distanza (LRIT) e le immagini satellitari delle navi battenti bandiera dell'Unione europea che transitano nella zona; ritiene che, a tal fine, gli Stati membri debbano essere tenuti ad autorizzare l'EMSA a fornire tali dati e informazioni all'operazione UE NAVFOR;

    16. incoraggia le compagnie marittime ad osservare e ad applicare pienamente le Best Management Practices for protection against Somalia Based Piracy (BMP-4, ossia le prassi eccellenti di protezione dalla pirateria basata in Somalia), che forniscono sufficienti informazioni a tutti i soggetti interessati sulle modalità per aiutare le navi a evitare, scoraggiare o ritardare gli assalti dei pirati al largo delle coste somale; ribadisce il proprio invito a tutte le navi che operano nella zona a registrarsi presso gli organi competenti di coordinamento della sicurezza marittima e ad attenersi alle raccomandazioni dell'operazione UE NAVFOR-Atalanta; chiede agli Stati membri di garantire la registrazione di tutte le loro navi;

    17. plaude alla decisione del Consiglio "Affari esteri" del 12 dicembre 2011 relativa ai preparativi per la missione di formazione regionale allo sviluppo delle capacità marittime regionali, finalizzata al rafforzamento della capacità marittime, all'addestramento delle guardie costiere e alla formazione di giudici competenti in materia in otto paesi del Corno d'Africa e dell'Oceano indiano occidentale; invita pertanto il Consiglio e il SEAE a provvedere affinché la missione sullo sviluppo delle capacità marittime regionali possa essere avviata nella regione nel corso della prossima estate;

    18. sostiene fermamente il processo di Kampala per la pace e la riconciliazione; chiede una strategia globale per la situazione in Somalia, che stabilisca un nesso tra sicurezza, da un lato, e sviluppo, stato di diritto e rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, dall'altro;

    19. plaude alla decisione della Commissione di stanziare un importo supplementare di 50 milioni di euro di aiuti finanziari dell'UE per la missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM) e invita gli Stati membri e la comunità internazionale a contribuire alla promozione della pace, dello sviluppo economico e sociale e all'istituzione di un regime democratico stabile in Somalia, in grado di agevolare la sicurezza e la lotta alla pirateria a lungo termine; si compiace della designazione di un rappresentante speciale dell'Unione europea per il Corno d'Africa;

    20. resta preoccupato per il deterioramento della situazione umanitaria nel Corno d'Africa e invita la comunità internazionale, e in particolare l'Unione europea, a rafforzare l'assistenza umanitaria alle popolazioni bisognose allo scopo di far fronte al crescente fabbisogno di aiuti umanitari ed evitare l'ulteriore aggravamento della situazione;

    21. ribadisce che il fenomeno della pirateria al largo delle coste della Somalia è riconducibile all'assenza di ordine pubblico in tale paese, ragion per cui la comunità internazionale dovrebbe garantire al Governo federale transitorio l'assistenza tecnico-finanziaria necessaria a sviluppare la capacità di esercitare il controllo sulle proprie acque territoriali e sulla propria zona economica esclusiva;

    22. ribadisce che qualsiasi strategia contro la pirateria deve tener conto del fatto che una parte consistente della popolazione somala trae beneficio da tale pratica e che qualsiasi intervento efficace di disincentivazione della pirateria deve puntare sull'occupazione dei giovani;

    23. si compiace del progetto MARSIC dell'Unione europea nell'ambito del programma sulle rotte marittime a rischio dello strumento di stabilità, che persegue l'obiettivo del rafforzamento della sicurezza marittima nell'Oceano indiano occidentale e nel Golfo di Aden grazie alla condivisione di informazioni e alla creazione di capacità, evidenziando la cooperazione regionale tra i paesi della regione, e si attende che sia prorogato oltre il 2013;

    24. incoraggia le iniziative antipirateria dei paesi dell'Africa orientale e australe e della regione dell'Oceano indiano, quali ad esempio il progetto MASE (programma di sicurezza marittima), il quale ha beneficiato di una sovvenzione di avvio di 2 milioni di euro da parte dell'Unione;

    25. è favorevole a un coordinamento più formale della strategia generale contro la pirateria tra i diversi soggetti interessati nell'Unione europea; incoraggia la creazione di una task force formale, eventualmente sotto l'egida del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), con tutte le autorità interessate; propone di promuovere in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l'idea di una task force dell'Unione europea, in vista dell'istituzione di una task force globale incaricata di lavorare in stretta collaborazione con l'Organizzazione marittima internazionale (IMO);

    26. sottolinea che il ricorso ad agenti armati privati a bordo è una misura che non può sostituirsi alla necessaria soluzione generale dello sfaccettato problema della pirateria; è consapevole che alcuni Stati membri hanno introdotto una legislazione in materia; invita a tale proposito gli Stati membri a svolgere, ove possibile, le necessarie operazioni di sicurezza a bordo e chiede alla Commissione e al Consiglio di impegnarsi alla definizione di una strategia dell'Unione riguardo al ricorso a personale armato autorizzato a bordo delle navi al fine di garantire una corretta attuazione delle iniziative dell'IMO in proposito;

    27. incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri, ai Segretari generali dell'Unione africana, delle Nazioni Unite e dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD), al presidente del Governo federale transitorio della Somalia e al Parlamento panafricano.