Procedura : 2012/2659(RSP)
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Ciclo del documento : B7-0281/2012

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B7-0281/2012

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PV 13/06/2012 - 9.4

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P7_TA(2012)0248

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B7-0281/2012
6.6.2012
PE489.310v01-00
 
B7-0281/2012

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento


sulla situazione in Sudan e nel Sud Sudan (2012/2659(RSP))


Véronique De Keyser, Ana Gomes, Ricardo Cortés Lastra, Pino Arlacchi, Patrice Tirolien, Liisa Jaakonsaari a nome del gruppo S&D

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Sudan e nel Sud Sudan (2012/2659(RSP))  
B7‑0281/2012

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul Sudan,

–   vista la risoluzione 2046 (2012) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 2 maggio 2012, sul Sudan e il Sud Sudan,

–   vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Catherine Ashton, in cui plaude alla risoluzione 2046 (2012) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 2 maggio 2012,

–   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che l'escalation delle tensioni tra Sudan e Sud Sudan ha recentemente portato i due paesi sull'orlo della guerra;

B.  considerando che ripetuti incidenti di violenza transfrontaliera tra il Sudan e il Sud Sudan, tra i quali movimenti di truppe, la presa e occupazione della città di Heglig, il sostegno alle forze sussidiarie e ai ribelli di un paese contro l'altro, i combattimenti tra le Forze armate sudanesi (SAF) e l'esercito popolare di liberazione del Sudan (SPLA) hanno trasformato le tensioni in veri e propri scontri;

C. considerando che i combattimenti tra Sudan e Sud Sudan e i continui scontri negli Stati del Kordofan meridionale e del Nilo Azzurro hanno portato a una grave situazione umanitaria;

D. considerando che la mancanza di un accordo in merito alle disposizioni economiche transitorie, compreso l'uso del petrolio, tra i due paesi ha portato alla confisca da parte di Khartoum del petrolio sud-sudanese e alla decisione del Sud Sudan di bloccare la produzione petrolifera, contribuendo in maniera significativa alla crisi attuale;

E.  considerando che il 29 giugno 2011 i governi del Sudan e del Sud Sudan hanno concluso un accordo sulla sicurezza dei confini e un meccanismo congiunto politico e di sicurezza, impegnandosi tra l'altro a creare una zona di frontiera smilitarizzata sicura e che il 30 luglio 2011 hanno concluso un accordo sulla missione di sostegno alla sorveglianza delle frontiere;

F.  considerando che, a seguito dell'accordo del 20 giugno 2011, il Sud Sudan ha annunciato l'immediato ritiro dalla regione di Abyei;

G. considerando che decenni di sfiducia reciproca fanno sì che nessuna delle due parti sia disposta a prendere iniziative suscettibili di allentare la tensione o ad avviare negoziati seri;

1.  esorta il Sudan e il Sud Sudan a cessare le ostilità e dimostrare la volontà politica di risolvere i loro problemi post-secessione sulla base della tabella di marcia approvata nella risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2046 (2012) del 2 maggio 2012;

2.  accoglie positivamente il fatto che il Sudan e il Sud Sudan abbiano accettato la tabella di marcia e confermato il loro impegno a cessare immediatamente le ostilità, e vede in ciò un importante primo passo nella direzione giusta; plaude alla ripresa dei negoziati diretti ad Addis Abeba e al ruolo svolto in questo processo dall'Unione africana e dalla mediazione di Thabo Mbeki;

3.  esorta il Sudan e il Sud Sudan a dimostrare la loro volontà politica e pratica di avanzare sul cammino della pace affrontando i problemi di sicurezza delle due parti in negoziati plausibili, nel quadro del meccanismo congiunto politico e di sicurezza, cominciando con il ritiro incondizionato di tutte le forze armate dal rispettivo lato di confine, come previsto dagli accordi già adottati, tra i quali l'accordo sulla missione di sostegno alla sorveglianza delle frontiere del 30 luglio 2011;

4.  chiede che il meccanismo congiunto di controllo e sorveglianza delle frontiere (JBVMM) sia attivato immediatamente, schierando osservatori internazionali e altro personale sul campo per sorvegliare e contribuire ad assicurare il rispetto delle regole;

5.  esorta il Sudan e il Sud Sudan ad attuare gli elementi in sospeso dell'accordo del 20 giugno 2011 relativo a disposizioni transitorie in materia amministrativa e di sicurezza per la regione di Abyei, in particolare lo sgombero di tutte le forze armate del Sudan e del Sud Sudan da tale regione; accoglie favorevolmente l'annuncio del Sud Sudan dell'immediato ritiro delle sue forze dalla regione di Abyei ed esorta il governo del Sudan a fare altrettanto;

6.  accoglie favorevolmente il ritiro dell'esercito del Sud Sudan dalla città di Heglig e chiede che siano immediatamente cessati i bombardamenti aerei da parte delle forze armate del Sudan nei confronti del Sud Sudan;

7.  esorta il Sudan e il Sud Sudan a cessare di ospitare e di sostenere gruppi di ribelli contro l'altro Stato;

8.  esprime il proprio impegno a vedere il Sudan e il Sud Sudan divenire due Stati economicamente prosperi, che vivono pacificamente affiancati in un contesto di sicurezza e stabilità e sottolinea l'importanza di instaurare un atteggiamento di fiducia reciproca e ottimismo e un ambiente che possa portare alla stabilità e allo sviluppo economico a lungo termine;

9.  condanna fermamente tutti gli atti di violenza commessi contro la popolazione civile in violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani;

10. esorta tutte le parti a promuovere e proteggere i diritti umani, compresi quelli delle donne e delle persone appartenenti a gruppi vulnerabili, a soddisfare gli obblighi previsti dal diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e dei diritti umani; chiede che i responsabili di violazioni gravi di tale diritto, compresa la violenza sessuale, siano chiamati a rispondere dei propri atti;

11. esorta vigorosamente il Sudan e il Sud Sudan a consentire l'accesso delle organizzazioni umanitarie alla popolazione colpita nelle regioni oggetto del conflitto assicurando, in conformità con il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario, l'accesso sicuro, senza ostacoli e immediato delle Nazioni Unite e di altro personale umanitario, nonché la fornitura di derrate e attrezzature, per consentire a tale personale di svolgere in modo efficiente il proprio compito di assistenza alla popolazione civile vittima del conflitto;

12. esorta le due parti a porre fine alla retorica infiammatoria e alla propaganda ostile, che portano a una demonizzazione reciproca, alla xenofobia e al rischio di violenze; invita ambedue i governi ad assumere piena responsabilità per la protezione dei cittadini dell'altro Stato, coerentemente con i principi internazionali e con l'accordo quadro sulla situazione dei cittadini dell'altro Stato e questioni connesse, siglato nel marzo 2012;

13. chiede che si compia uno sforzo di accertamento volto a valutare le perdite e i danni subiti sul piano economico e umanitario, anche per quanto riguarda gli impianti petroliferi e altre infrastrutture essenziali, a Heglig e dintorni;

14. sottolinea che la soluzione al conflitto negli Stati del Kordofan meridionale e del Nilo Azzurro non può essere militare e rimarca l'urgente necessità di trovare una soluzione politica e negoziata, fondata sul rispetto per la diversità nell'unità;

15. incita il Sudan e il Sud Sudan a raggiungere un accordo in merito alle disposizioni economiche transitorie ancora irrisolte tra i due paesi, compreso l'uso del petrolio;

16. esprime la convinzione che la stabilità a lungo termine della regione richieda una nuova strategia internazionale unitaria e di vasto respiro nella quale l'Unione europea svolga un ruolo a fianco degli altri soggetti globali e regionali e incentrata non solo sulle problematiche Nord-Sud e sulla situazione negli Stati del Kordofan meridionale e del Nilo Azzurro, ma anche sull'attuazione di un processo di riforma da tempo necessario nel Sudan, e sull'approfondimento delle riforme democratiche nel Sud Sudan; esorta l'AR/VP e la Commissione a essere pronti ad offrire l'assistenza necessaria qualora il Partito del Congresso Nazionale del Sudan (NCP) accetti di svolgere un dialogo libero e senza ostacoli volto a mettere in atto dispositivi costituzionali inclusivi accettati da tutti e prenda misure realmente efficaci per porre fine all'impunità nel Darfur, nel Kordofan meridionale e nel Nilo Azzurro;

17. invita l'AR/VP, il Consiglio e la Commissione a rafforzare la visibilità e l'efficienza del ruolo dell'Unione europea nella soluzione del conflitto, ottimizzando le sinergie tra i diplomatici nazionali, il Servizio europeo per l'azione esterna, il personale della Commissione e l'attuale squadra del rappresentante speciale dell'Unione europea;

18. esorta l'AR/VP, il Consiglio e la Commissione a sostenere iniziative volte a migliorare la trasparenza e la responsabilità, implicando le imprese petrolifere che operano nel Sudan e nel Sud Sudan (tra le quali società cinesi, malesi e indiane) e i principali consumatori di petrolio del Sudan e Sud Sudan (ad esempio il Giappone);

19. incarica il suo Presidente a trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, ai Capi di Stato e di governo e ai parlamenti degli Stati membri dell'Unione europea, ai governi e parlamenti del Sudan e del Sud Sudan, al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai Capi di Stato e di governo della Lega araba e alle istituzioni dell'Unione africana.

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