Proposta di risoluzione - B7-0377/2012Proposta di risoluzione
B7-0377/2012

PROPOSTA DI RISOLUZIONE sulla politica dell'UE relativa alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est

27.6.2012 - (2012/2964(RSP))

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza
a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento

José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Ioannis Kasoulides, Elmar Brok, Mario Mauro, Ria Oomen-Ruijten, Mário David, Tokia Saïfi,
Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Michael Gahler, Roberta Angelilli,
Arnaud Danjean, Andrzej Grzyb, Monica Luisa Macovei, Eduard Kukan, Laima Liucija Andrikienė, György Schöpflin, Nadezhda Neynsky, Dominique Vlasto a nome del gruppo PPE

Procedura : 2012/2694(RSP)
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B7-0377/2012
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B7‑0377/2012

Risoluzione del Parlamento europeo sulla politica dell'UE relativa alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est

(2012/2964(RSP))

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul Medio Oriente,

–   viste le conclusioni del Consiglio sul processo di pace in Medio Oriente, del 14 maggio 2012,

–   vista la dichiarazione del Quartetto per il Medio Oriente, dell'11 aprile 2012,

–   vista la dichiarazione congiunta di Israele e dell'Autorità palestinese, del 12 maggio 2012,

–   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che l'UE ha ripetutamente confermato il proprio sostegno alla soluzione di due Stati, lo Stato di Israele, all'interno di confini sicuri e riconosciuti, e uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma, che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza;

B.  considerando che l'UE ha espresso preoccupazione per gli sviluppi nella regione, tra cui i ricorrenti lanci di razzi dalla Striscia di Gaza, il contrabbando di armi dirette a Gaza, la marcata accelerazione della costruzione di insediamenti, le espulsioni e le demolizioni di abitazioni in corso a Gerusalemme Est e il deterioramento delle condizioni di vita della popolazione palestinese nella zona C della Cisgiordania;

C. considerando che l'UE ha chiesto alle parti di perseguire azioni che favoriscano la creazione del clima di fiducia necessario ad assicurare negoziati significativi, di astenersi da azioni che pregiudichino la credibilità del progetto e di contrastare le provocazioni;

D. considerando che, in base agli accordi di Oslo del 1995, la Cisgiordania è stata divisa amministrativamente in tre zone o settori; che la zona C rappresenta la parte territorialmente più vasta della Cisgiordania e che lo sviluppo sociale ed economico di tale zona è fondamentale affinché un futuro Stato palestinese sia capace di esistenza autonoma; considerando che l'UE continuerà a fornire assistenza finanziaria allo sviluppo palestinese nella zona C e si attende che tali investimenti siano protetti in vista di usi futuri;

E.  considerando che l'UE ribadisce che occorre trovare un modo, tramite i negoziati, per risolvere lo status di Gerusalemme Est quale futura capitale di entrambi gli Stati; che nel frattempo l'UE chiede un'equa fornitura di risorse e investimenti alla popolazione della città e la riapertura delle istituzioni palestinesi a Gerusalemme, conformemente alla tabella di marcia;

F.  considerando che il 12 maggio 2012 Israele e l'Autorità palestinese hanno emesso una dichiarazione congiunta in cui affermano di essere impegnati a conseguire la pace ed auspicano che lo scambio di lettere tra il Presidente Abbas e il Primo ministro Netanyahu contribuirà al raggiungimento di tale obiettivo;

1.  valuta positivamente le conclusioni del Consiglio sul processo di pace in Medio Oriente, del 14 maggio 2012, nelle quali figurano le conclusioni sulla Cisgiordania e Gerusalemme Est, e la dichiarazione del Quartetto per il Medio Oriente dell'11 aprile 2012; appoggia la richiesta di cooperazione tra le parti per favorire lo sviluppo sociale ed economico della zona C; sottolinea che occorre trovare un modo, tramite i negoziati, per risolvere lo status di Gerusalemme Est quale futura capitale dei due Stati;

2.  sottolinea che la conclusione del conflitto è un interesse fondamentale dell'UE oltre che delle parti stesse e della regione in generale, e può essere raggiunta attraverso un accordo globale di pace, basato sulle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sui principi di Madrid - compreso il principio "territori in cambio della pace" -, sulla tabella di marcia, sugli accordi precedentemente raggiunti dalle parti e sull'iniziativa di pace araba; osserva che l'Unione europea, che è il maggior donatore dell'Autorità palestinese e uno dei principali partner commerciali di Israele, dispone di strumenti per incoraggiare più attivamente le due parti a ricercare una soluzione; invita entrambe le parti a collaborare con l'UE, che dovrebbe compiere ogni sforzo necessario per la soluzione del conflitto; rammenta l'applicabilità del diritto internazionale umanitario nei territori palestinesi occupati, compresa l'applicabilità della quarta Convenzione di Ginevra relativa alla protezione dei civili;

3.  rinnova il proprio fermo sostegno alla soluzione di due Stati, sulla base dei confini del 1967 con Gerusalemme capitale di entrambi, che prevede lo Stato di Israele, all'interno di confini sicuri e riconosciuti, e uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza; invita l'UE, gli USA e la comunità internazionale a fornire garanzie in materia di sicurezza per la soluzione di due Stati, che dovrebbe essere assicurata anche militarmente;

4.  sottolinea ancora una volta che l'unico modo per conseguire una soluzione sostenibile per il conflitto israelo-palestinese consiste nel ricorso a strumenti pacifici e non violenti;

5.  sottolinea la necessità che riprendano senza indugio i negoziati diretti tra Israele e Palestina finalizzati a raggiungere una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati, nel rispetto del calendario auspicato dal Quartetto, al fine di superare l'inaccettabile status quo; plaude allo scambio di lettere tra le parti iniziato il 17 aprile 2012 e alla dichiarazione congiunta di Israele e dell'Autorità palestinese del 12 maggio 2012; esorta le due parti a sviluppare gli attuali contatti; sottolinea ancora una volta che occorre evitare qualsiasi iniziativa suscettibile di compromettere le prospettive di un accordo negoziato e che non dovrebbero essere accettate modifiche ai confini anteriori al 1967, anche per quanto riguarda Gerusalemme, diverse da quelle concordate tra le parti; insiste sul fatto che qualsiasi soluzione risultante non dovrebbe pregiudicare la dignità di nessuna delle parti; ribadisce che tutti gli insediamenti sono illegali in base al diritto internazionale e invita il governo israeliano a sospendere completamente la loro costruzione ed estensione in Cisgiordania e a Gerusalemme Est; chiede la cessazione dei lanci di razzi contro Israele dalla Striscia di Gaza e ribadisce la necessità di una tregua permanente;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ai governi e ai parlamenti dei membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, all'inviato del Quartetto per il Medio Oriente, alla Knesset e al governo israeliano, al Presidente dell'Autorità palestinese e al Consiglio legislativo palestinese.