Proposta di risoluzione - B7-0125/2013/REV1Proposta di risoluzione
B7-0125/2013/REV1

    PROPOSTA DI RISOLUZIONE sul potenziamento della lotta al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo, all'antiziganismo, all'omofobia, alla transfobia e a tutte le altre forme di reati di odio e di incitazione all'odio

    6.3.2013 - (2013/2543(RSP))

    presentata a seguito di una dichiarazione del Consiglio e della Commissione
    a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento

    Ulrike Lunacek, Nikos Chrysogelos, Carl Schlyter, Catherine Grèze, Jan Philipp Albrecht, Elisabeth Schroedter, Barbara Lochbihler, Franziska Keller, Raül Romeva i Rueda, Sandrine Bélier, Jean Lambert, Jean-Jacob Bicep, Nicole Kiil-Nielsen a nome del gruppo Verts/ALE

    Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B7-0121/2013

    Procedura : 2013/2543(RSP)
    Ciclo di vita in Aula
    Ciclo del documento :  
    B7-0125/2013
    Testi presentati :
    B7-0125/2013
    Testi approvati :

    B7‑0125/2013/rev.

    Risoluzione del Parlamento europeo sul potenziamento della lotta al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo, all'antiziganismo, all'omofobia, alla transfobia e a tutte le altre forme di reati di odio e di incitazione all'odio

    (2013/2543(RSP))

    Il Parlamento europeo,

    –   visti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani che vietano la discriminazione, in particolare la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (UNCERD),

    –   visti la convenzione europea dei diritti dell'uomo, in particolare l'articolo 14, il quale vieta la discriminazione in tutte le sue forme, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l'origine nazionale o sociale, l'appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione, il protocollo n. 12 della stessa sul divieto generalizzato della discriminazione e la giurisprudenza in materia della Corte europea per i diritti dell'uomo,

    –   visto l'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che vieta "qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale" o per motivi legati alla nazionalità,

    –   visto l'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE), il quale afferma che l'UE "si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini",

    –   visto l'articolo 10 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il quale stabilisce che "Nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale",

    –   visto l'articolo 19 del TFUE, il quale attribuisce all'Unione europea un mandato politico per "prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale",

    –   visto l'articolo 67 del TFUE, secondo cui l'Unione "si adopera per garantire un livello elevato di sicurezza attraverso misure di prevenzione e di lotta contro [...] il razzismo e la xenofobia",

    –   visto l'articolo 83, paragrafo 2, del TFUE, che prevede per l'UE la possibilità, "Allorché il ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri in materia penale si rivela indispensabile per garantire l'attuazione efficace di una politica dell'Unione in un settore che è stato oggetto di misure di armonizzazione", di adottare direttive per stabilire "norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni nel settore in questione",

    –   viste le sue precedenti risoluzioni sul razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo, l'islamofobia, l'antiziganismo, l'omofobia, la transfobia, la discriminazione, la violenza basata su pregiudizi, l'estremismo e l'approccio dell'UE in materia di diritto penale,

    –   vista l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) e il suo lavoro nell'ambito della lotta contro la discriminazione, il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo, l'omofobia e le intolleranze e violenze basate su pregiudizi che ne derivano,

    –   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento

    A. considerando che il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo, l'omofobia, la transfobia, l'antiziganismo e le forme di intolleranza che ne derivano implicano convincimenti, preconcetti e atteggiamenti che legittimano la discriminazione, la violenza basata da determinate ragioni;

    B.  considerando che, nonostante tutti gli Stati membri abbiano introdotto il divieto di discriminazione nei rispettivi ordinamenti al fine di promuovere condizioni paritarie per tutti, la discriminazione e i reati di odio – ovvero le violenze e i reati motivati da razzismo, xenofobia, antiziganismo, intolleranza religiosa, antisemitismo, omofobia, transfobia o appartenenza a una minoranza, sulla base di motivazioni di cui citate all'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali – continuano a verificarsi nell'UE;

    C. considerando che i discorsi, le campagne, le pubblicazioni e i programmi che incitano all'odio e all'intolleranza sono sostenuti da responsabili di partiti estremisti e populisti che hanno ottenuto una rappresentanza parlamentare e perfino governativa in diversi Stati membri;

    D. considerando che in Austria il partito populista di destra Freiheitliche Partei Österreichs (FPÖ) consente e addirittura incoraggia un livello crescente di reati di odio e incitazione all'odio; che il dirigente populista della FPÖ Heinz-Christian Strache ha pubblicato vignette antisemite nella sua pagina Facebook; che il numero degli episodi di antisemitismo in Austria è raddoppiato da 71 a 135 tra il 2011 e il 2012; che l'organizzazione antirazzista austriaca ZARA riferisce di 706 episodi di razzismo nel 2011 (tra cui omicidi, arresti per motivi legati al razzismo, discriminazioni e incitazione all'odio), specialmente a danno di persone di origini africane o con nomi musulmani; che infine recenti aggressioni contro giovani omosessuali hanno evidenziato che la comunità LGBT in Austria è esposta a reati di odio e incitazione all'odio;

    E.  considerando che il partito populista neonazista Alba Dorata in Grecia sta fomentando un livello crescente di reati e incitazioni all'odio, mentre la polizia greca tollera l'impunità per detti reati; che secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati tra gennaio e settembre 2012 in Grecia sono stati registrati 87 reati a sfondo razzista, tra cui 15 imputabili a violenza e brutalità razzista indotta dalla polizia; che secondo le organizzazioni sindacali dei migranti in Grecia nel 2011 e 2012 sono stati registrati oltre 600 casi di reati di tipo razzista, specialmente contro persone di origini pachistane o afgane oppure con nomi musulmani; che le unità specializzate in reati di tipo razzista recentemente istituite all'interno della polizia greca operano in modo inadeguato, per cui taluni reati di odio non sono registrati in quanto tali, tra essi il più eclatante è l'uccisione di un migrante pachistano (pugnalato a morte da due neonazisti mentre era in bicicletta); che la comunità LGBT in Grecia denuncia un aumento allarmante del livello di reati omofobici e transfobici e di incitazione all'odio; che la polizia greca, per sua ammissione, non classifica i reati di tipo omofobico e transfobico come rientranti nella sfera di competenza delle neocostituite unità d'indagine e rifiuta di ricevere denunce di vittime di detti reati o di migranti irregolari vittime di reati di odio;

    F.  considerando che Zsolt Bayer, un commentatore di primo piano e uno dei fondatori del partito Fidesz in Ungheria, ha suscitato scalpore in Ungheria e all'estero paragonando i Rom ad animali e affermando che "non dovrebbe essere loro consentito di esistere e una quota notevole dei Rom sono inidonei alla coesistenza. Non sono in grado di vivere tra la gente. I Rom sono bestie e si comportano come bestie. Quando incontrano resistenza passano all'omicidio. Sono incapaci di comunicazione umana. Suoni disarticolati escono dai loro musi animaleschi [...]"; che inoltre Márton Gyöngyösi, commentatore di politica estera del partito di estrema destra Jobbik in Ungheria, ha auspicato una "lista degli ebrei" sostenendo che gli ebrei sono un pericolo per la sicurezza;

    G. considerando che in Svezia le statistiche dei reati di odio legati a motivazione antireligiose registrano un calo dei reati motivati dall'islamofobia e un contestuale aumento di quelli legati all'antisemitismo; che tuttavia la categoria più numerosa era quella dei reati xenofobi, e razzisti; che in Svezia la polizia risolve solo il 7% dei reati di odio rispetto al 17% dei reati in generale; che sono stati registrati molti episodi di violenza antisemita a Malmö, rilevati tra gli altri dall'ONU e dal Presidente degli USA; che nel settembre 2012 è esplosa un bomba all'esterno del tempio dei mosaici a Malmö e che due giovani sono stati arresti con l'accusa di aver commesso tale reato;

    H. considerando che da una ricerca realizzata dell'Osservatorio dei diritti umani sulla situazione in Germania, pubblicata il 9 dicembre 2011, si evince che le vittime dei crimini di odio sovente si scontrano con un trattamento inadeguato da parte degli organi di esecuzione della legge, tra cui l'inazione della polizia nei confronti dell'aggressore, il rifiuto di cercare testimoni o di registrare la testimonianza e in alcuni casi la vera vittima è ritenuta un aggressore;

    I.   considerando che la Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI), nella sua relazione 2011 sulla Spagna, ha espresso preoccupazioni sulla decisione con cui la Corte costituzionale nel 2007 ha dichiarato incostituzionale la penalizzazione della negazione dell'Olocausto; che la sentenza stabilisce che non ha rilevanza penale la semplice e neutrale negazione di alcuni fatti senza l'intenzione di giustificare o incitare alla violenza, all'odio o alla discriminazione; che 4 dei 12 giudici hanno votato contro tale sentenza; che all'ECRI sono pervenute segnalazioni secondo cui il dirigente locale del Partito popolare ha pronunciato discorsi di incitazione all'odio a Badalona, una città nei pressi di Barcellona in Catalogna, accusando per diversi anni gli immigrati rumeni e Rom di essere all'origine dei reati commessi nella città; che organizzazioni della società civile hanno espresso preoccupazioni sull'invisibilità del razzismo e della discriminazione razziale in Spagna, nonché in merito alla passività e alla mancanza di volontà di riconoscere e affrontare il problema ai livelli amministrativi inferiori; che la mancanza di dati disponibili sul razzismo o la discriminazione razziale concorre alla sensazione che il razzismo non esista; che a Barcellona il servizio specializzato in indagini su reati di odio e discriminazione è stato istituito nell'ottobre 2009 dopo due processi di grande risonanza di proprietari di librerie di Barcellona che avevano messo in vendita pubblicazioni volte a giustificare e promuovere il genocidio; che secondo le autorità non esistono programmi per istituire servizi analoghi in altre città spagnole ed è ancora troppo presto per valutarne l'efficacia;

    J.   considerando che nel Regno Unito è avvenuto un notevole aumento del numero di reati di odio contro persone con disabilità;

    K. considerando l'importanza di un intervento dell'UE e dei suoi Stati membri a favore della lotta ai citati comportamenti, a livello sia pubblico che privato, attraverso una prevenzione che preveda l'educazione a una cultura del rispetto, dell'accettazione e della tolleranza nonché la garanzia che i casi in questione siano denunciati dalle vittime nonché oggetto di indagini da parte degli organismi di polizia e di sanzioni giudiziarie;

    L.  considerando che l'UE ha adottato una serie di strumenti per combattere gli atti e le discriminazioni in questione, ovvero: la direttiva 2000/43/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (direttiva sull'uguaglianza razziale)[1], la direttiva 2000/78/CE del Consiglio che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (direttiva per la parità di trattamento in materia di occupazione)[2], la quale vieta discriminazioni nell'assunzione per motivi di religione o convincimento, disabilità, età o orientamento sessuale, la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale (decisione quadro sul razzismo e la xenofobia)[3], nonché le strategie quadro dell'UE in materia di integrazione dei rom;

    M. considerando che la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato[4] impone agli Stati membri di proteggere e sostenere le vittime di violenze basate su pregiudizi senza discriminazione, anche per quanto riguarda il loro status giuridico, riconosce altresì che le vittime di reati motivati da pregiudizio o discriminazione che potrebbero essere correlati, in particolare, alle loro caratteristiche personali, potrebbero necessitare di una protezione specifica in ragione della particolare natura del reato;

    N. considerando che la proposta della Commissione del 2008 relativa alla tutela del principio di parità di trattamento al di fuori dell'ambito lavorativo indipendentemente dalla religione o dalle convinzioni personali, dalla disabilità, dall'età o dall'orientamento sessuale (direttiva sulla parità di trattamento) non è stata ancora adottata dal Consiglio dopo ben cinque anni di discussioni a causa della strenua opposizione di un ristretto gruppo di Stati membri;

    O. considerando che l'Agenzia per i diritti fondamentali (FRA) segnala che per frequenza i dati registrati riguardano reati razzisti/xenofobi (25 Stati membri), seguiti da reati antisemiti (12), reati legati all'orientamento sessuale individuale (8), reati estremisti (7), reati dettati da motivi religiosi (6) e reati islamofobici (6); che quattro Stati membri registrano dati sui reati legati all'orientamento di genere della persona, dall'appartenenza alla minoranza Rom o alla disabilità;

    P.  considerando che, secondo la FRA, tra le persone appartenenti a minoranze una su quattro sarebbe stata vittima di reati di odio, che gli episodi non denunciati alla polizia potrebbero arrivare al 90% e che solo quattro Stati membri raccolgono o pubblicano dati sui reati contro i Rom e solo otto registrano i reati motivati dall'orientamento sessuale (percepito) della vittima;

    Q. considerando che secondo la FRA tra le persone appartenenti a minoranze una su quattro sarebbe stata coinvolta in reati a sfondo razziale e che le aggressioni o le minacce subite da immigrati o membri di minoranze etniche non denunciate alla polizia potrebbero arrivare al 90%;

    R.  considerando che il Parlamento ha ripetutamente invitato la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a intensificare la lotta alla violenza e alla discriminazione basate su pregiudizi come ad esempio il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo, l'islamofobia, l'omofobia, la transfobia e l'antiziganismo;

    S.  considerando che, in particolare, ha auspicato:

    a)  la piena attuazione delle direttive antidiscriminazione già adottate nonché della decisione quadro sul razzismo e la xenofobia;

    b)  l'adozione, senza ulteriori indugi, della direttiva sulla parità di trattamento;

    c)  la revisione della decisione quadro sul razzismo e la xenofobia in vista di un ampliamento del relativo ambito di applicazione nonché di un rafforzamento delle disposizioni e dell'efficacia della decisione stessa;

    d)  il riconoscimento nel diritto sia nazionale che europeo della fattispecie di "reato di odio", delle motivazioni basate su pregiudizi alla base dello stesso e dei relativi effetti sulle vittime, nonché la raccolta di dati in materia;

    e)  il lancio di una tabella di marcia per la parità in termini di orientamento sessuale e identità di genere;

    f)   le iniziative volte a intensificare la lotta all'antiziganismo e a tutelare i diritti fondamentali dei rom rispetto a persecuzioni, discriminazioni ed espulsioni;

    g)  l'astensione, da parte di esponenti pubblici, dal rilascio di dichiarazioni pubbliche che sostengano o incitino l'odio o la stigmatizzazione di gruppi di persone sulla base della loro razza, origine etnica, fede religiosa, disabilità, orientamento sessuale o nazionalità

    T.  considerando che la Presidenza irlandese ha avviato un dibattito durante il Consiglio informale "Giustizia e affari interni" del 17 e 18 gennaio 2013 sulle azioni dell'UE per contrastare i reati di odio, il razzismo, l'antisemitismo, la xenofobia e l'omofobia, sottolineando altresì la necessità di una protezione e di una raccolta di dati migliorate nonché di un impegno più forte da parte dei leader a sostenere attivamente i valori europei e a favorire un clima di reciproco rispetto e l'inclusione delle persone di diversa appartenenza religiosa o etnica o di diverso orientamento sessuale;

    U. considerando che Cecilia Malmström, Commissario degli affari interni, ha recentemente evidenziato il rischio di discorsi politici di estrema destra che diffondono l'odio nell'UE, cosicché stanno diventando luoghi comuni i giudizi spregiativi diretti a gruppi minoritari come i Rom, i musulmani, gli ebrei e gli immigrati; che i discorsi politici intrisi di razzismo, estremismo e populismo, con l'espandersi della minaccia dell'estremismo violento, possono anche ispirare "lupi solitari" a effettuare omicidi indiscriminati;

    V. considerando necessario raccogliere dati disaggregati collettivi, comparabili e affidabili che consentano di provare le discriminazioni nei procedimenti giudiziari, quantificare le disparità e la diversità, nonché valutare l'efficacia della legislazione antidiscriminazione e delineare politiche pubbliche efficaci;

    W. considerando che, secondo le attese, la prossima relazione della FRA relativa al suo studio sulla discriminazione delle persone LGBT e la relativa vittimizzazione evidenzierà la diffusione dei reati di odio di matrice omofobica e transfobica nonché dell'incitazione all'odio nell'UE;

    X. considerando che tutti i paesi partecipanti all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), ivi inclusi tutti gli Stati membri, hanno riconosciuto che i reati di odio, per definizione commessi in virtù di pregiudizi, devono essere contrastati mediante norme penali e politiche specifiche e mirate;

    1.  invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a rafforzare la lotta contro la violenza e la discriminazione basate su pregiudizi attraverso le seguenti azioni negli Stati membri:

    a)   la proposta di una revisione ambiziosa della decisione quadro 2008/913/GAI nel senso indicato dal Parlamento, includendo esplicitamente alcune forme ed espressioni di antisemitismo, islamofobia, omofobia, transfobia e antiziganismo;

    b)   la garanzia che tutti i pertinenti strumenti di diritto penale dell'UE, tra cui la decisione quadro, siano pienamente in linea con gli standard in materia di diritti umani, anche per quanto concerne la libertà di espressione, delimitino comportamenti circoscritti e definiti con chiarezza che non possono essere corretti efficacemente mediante misure di minor severità e prevedano un ampio spettro di sanzioni progressive di natura amministrativa o penale che comprendano, se del caso, pene alternative come l'obbligo di svolgere servizi socialmente utili;

    c)  il varo di una strategia globale volta a contrastare i reati di odio, la violenza basata su pregiudizi e la discriminazione;

    d)  l'approvazione senza ulteriori indugi della direttiva sulla parità di trattamento, che costituisce uno dei principali strumenti dell'UE per promuovere e garantire un'autentica parità nell'UE e per contrastare la violenza basata su pregiudizi e la discriminazione;

    e)  la garanzia della piena attuazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom e il relativo rafforzamento, in particolare riconoscendo e sostenendo a lungo termine la lotta contro l'antiziganismo, anche per consentire alle autorità locali e regionali di sviluppare e attuare politiche, programmi e interventi efficaci e rispettosi dei diritti umani finalizzati all'inclusione dei rom mediante l'utilizzo dei fondi disponibili, ivi inclusi quelli dell'UE; il rigoroso controllo del rispetto dei diritti fondamentali e dell'attuazione della direttiva sulla libera circolazione;

    f)   la sistematica valutazione dell'esperienza specifica maturata mediante i vari programmi dell'UE pertinenti (Daphne, Diritti fondamentali e Cittadinanza 2007-2013, Diritti, Cittadinanza 2014-2020 e Giustizia 2014-2020), anche per quanto concerne la partecipazione delle organizzazioni della società civile interessate;

    g)  la garanzia di una più ampia raccolta di dati attendibili sui reati di odio, ad esempio la registrazione, almeno, del numero di episodi segnalati dal pubblico e registrati dalle autorità, il numero di condanne, i motivi in base ai quali tali reati sono stati considerati discriminatori e sono state irrogate le pene, nonché il censimento presso le vittime di detti reati in merito alla natura e l'entità dei reati non denunciati, le esperienze delle vittime di reato con le forze dell'ordine, i motivi che inducono le vittime a non denunciare i reati in questione e la consapevolezza dei propri diritti tra le vittime dei reati di odio;

    h)  l'introduzione di meccanismi che rendano visibili nell'Unione europea i reati di odio mediante la dimostrazione della serietà con cui le autorità trattano i reati in questione, l'incitamento delle vittime e dei testimoni a denunciare gli episodi e la possibilità di ottenere un risarcimento dai responsabili;

    i)   l'introduzione della tabella di marcia per la parità in termini di orientamento sessuale e identità di genere ripetutamente richiesta dal Parlamento;

    j)   la firma della Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (UNCERD) da parte dell'UE, dato che tutti gli Stati membri l'hanno già ratificata;

    k)  il rispetto dei pertinenti impegni assunti degli Stati membri in seno ad altri consessi internazionali, tra cui la decisione 9/09 del Consiglio ministeriale dell'OSCE sulla lotta contro i reati generati dall'odio e la raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulle misure per combattere la discriminazione in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere;

    l)   il sostegno e l'integrazione delle politiche e dei programmi nazionali con l'obiettivo specifico di eliminare la violenza contro le persone disabili in fase di attuazione della strategia europea in materia di disabilità 2010-2020;

    m) l'integrazione delle questioni connesse a tutte le forme di violenza basata sui pregiudizi nel programma di lavoro delle agenzie dell'UE (ad esempio l'Agenzia per i diritti fondamentali, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, l'Accademia europea di polizia, Eurojust, FRONTEX e l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo);

    2.  invita gli Stati membri che sollevano obiezioni e bloccano l'iter della direttiva sulla parità di trattamento a rendere pubbliche le loro motivazioni in modo da consentire un dibattito pubblico e trasparente in materia;

    3.  invita gli Stati membri ad assicurarsi che i responsabili politici e le autorità a tutti i livelli e in tutti i campi (governo, Stati, amministrazione regionale e locale, forze dell'ordine, organi giudiziari, partiti, dirigenti politici e religiosi, ecc.) nonché le loro azioni e dichiarazioni non incitino alla discriminazione, alla violenza e all'odio ovvero li giustifichino;

    4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.