Proposta di risoluzione - B7-0280/2013Proposta di risoluzione
B7-0280/2013

PROPOSTA DI RISOLUZIONE sui preparativi per la riunione del Consiglio europeo (27-28 giugno 2013) - Azione europea per combattere la disoccupazione giovanile

10.6.2013 - (2013/2673(RSP))

presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento

Gabriele Zimmer, Inês Cristina Zuber, Paul Murphy, Patrick Le Hyaric, Marie-Christine Vergiat, Marisa Matias, Alda Sousa, Nikolaos Chountis, Willy Meyer, Kyriacos Triantaphyllides, Younous Omarjee, Jacky Hénin a nome del gruppo GUE/NGL

Procedura : 2013/2673(RSP)
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B7-0280/2013
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B7‑0280/2013

Risoluzione del Parlamento europeo sui preparativi per la riunione del Consiglio europeo (27-28 giugno 2013) - Azione europea per combattere la disoccupazione giovanile

(2013/2673(RSP))

Il Parlamento europeo,

–   viste le conclusioni del Consiglio in merito alla promozione dell'occupazione giovanile per conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020, adottate a Lussemburgo il 17 giugno 2011,

–   viste le conclusioni del Consiglio del 28/29 Giugno 2012 riguardo ad un patto per la crescita e l'occupazione, in cui si evidenzia la necessità di combattere la crescente disoccupazione giovanile,

–   viste le conclusioni del Consiglio su un'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile del 7 febbraio 2013,

–   visto l'accordo politico raggiunto al Consiglio, il 28 febbraio 2013, su una raccomandazione del Consiglio relativa all'istituzione di una garanzia per i giovani, vista la comunicazione della Commissione relativa a "Una strategia dell'Unione europea per investire nei giovani e conferire loro maggiori responsabilità,

–   visto il contributo congiunto dei governi di Francia e Germania in preparazione della riunione del Consiglio del 27/28 giugno 2013 dal titolo "Francia e Germania - Insieme per un'Europa più forte della stabilità e della crescita" (30 Maggio 2013),

–   viste la comunicazione della Commissione, del 29 maggio 2013, intitolata "Semestre europeo 2013: raccomandazioni specifiche per paese - far uscire l’Europa dalla crisi (COM(2013)350) e le raccomandazioni proposte,

–   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che la Commissione - come spesso accade in questi ultimi anni - ha dovuto rivedere verso il basso le proprie previsioni economiche per il 2013/2014, inizialmente più ottimistiche: che si prevede che il PIL dell'UE-27 si contrarrà dello 0,1% nel 2013 e che il PIL della zona euro diminuirà dello 0,4% nel 2013, dopo una contrazione dello 0,6% nel 2012; che la maggior parte degli Stati membri dell'UE si trova così confrontata alla recessione o alla stagnazione economica per il prossimo futuro, con gli Stati membri del sud ancora più colpiti da questi sviluppi;

B.  considerando che il tasso di disoccupazione nella zona euro dovrebbe salire ulteriormente al 12,2% nel 2013, dall'11,4% del 2012; che nel febbraio 2013, il 23,5% dei giovani attivi dell'UE erano disoccupati, con una disoccupazione giovanile superiore al 50% e addirittura al 60% in alcuni Stati membri; che in numerosi Stati membri le diverse categorie di giovani, ad esempio lavoratori part-time sottoccupati o persone sanzionate per non aver rispettato regimi di "workfare", non sono inclusi in queste cifre e quindi i dati reali sulla disoccupazione giovanile sono più alti;

C. considerando che nel 2011, 7,5 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni e 6,5 milioni di giovani tra i 25 e i 29 anni erano disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione ; che la perdita economica dovuta a questo numero elevato di giovani che non lavorano e che non seguono un'istruzione o una formazione è stata stimata a 153 miliardi di euro, corrispondenti all'1,2% del PIL dell'UE[1]; che la deregolamentazione dei mercati del lavoro degli ultimi decenni ha lasciato alla maggior parte dei giovani un accesso all'occupazione che avviene soprattutto attraverso contratti a tempo determinato, lavori part-time, programmi di tirocinio non retribuiti e forme di lavoro generalmente precarie, nonostante tutte le precedenti aspettative che l'"invecchiamento demografico" avrebbe reso più facile un loro accesso ad un'occupazione permanente a tempo pieno con retribuzione dignitosa, diritti e protezione sociale;

D. considerando che le "riforme" dei sistemi didattici, ad esempio attraverso il processo di Bologna, e le politiche di austerità imposte in diversi Stati membri, hanno vanificato molti dei passi effettuati verso un sistema di istruzione più accessibile; che quindi la necessità di un sistema educativo di proprietà pubblica, gestito democraticamente, accessibile a tutti e gratuito al punto di utilizzo è diventata più urgente per fornire ai giovani - e in particolare ai più vulnerabili - un'istruzione accessibile di buona qualità;

E.  considerando che la disoccupazione giovanile è un importante fattore che contribuisce al forte aumento dell'emigrazione dei giovani da un determinato numero di Stati membri, principalmente dai cosiddetti paesi "PIIGS ', verso Stati membri più ricchi; che questa massiccia emigrazione - spesso di giovani con qualifiche superiori - priva questi paesi di un'importante fascia, la più dinamica, di cittadini ed ha un effetto devastante sulle comunità locali e le loro prospettive future di sviluppo economico e sociale sostenibile;

F.  considerando che l'austerità, il rigore fiscale e le "riforme strutturali" neoliberali che la Commissione e il Consiglio propugnano dal 2010 nel quadro del semestre europeo e che sono stati adottati dalla maggior parte degli Stati membri - in particolare quelli sotto la tutela della troika CE/BCE/FMI nei cosiddetti "paesi del programma" - hanno aumentato le pressioni deflazionistiche su una fragile e stagnante economia globale dell'UE, depresso i salari, la domanda interna e il gettito fiscale, smantellato gli "stabilizzatori automatici", come i sistemi di protezione sociale e investimento pubblico, e hanno quindi spinto la maggior parte dell'economia dell'UE in una doppia recessione, vanificando inoltre tutte le precedenti affermazioni secondo le quali non solo gli attuali deficit di bilancio ma in particolare il rapporto debito pubblico/PIL avrebbero potuto essere sostanzialmente ridotti e si sarebbe potuto raggiungere un risanamento di bilancio grazie a questo approccio;

G. considerando che tali politiche neoliberiste hanno notevolmente contribuito alla crescita della disoccupazione in generale e della disoccupazione giovanile in particolare, generando maggiori esclusione sociale e povertà, determinando, in tal modo, una grave regressione sociale, un ulteriore indebolimento dell'economia e la destabilizzazione dell'integrazione e della democrazia europee;

H. considerando che il Consiglio di giugno 2012 ha annunciato un patto per la crescita e l'occupazione, promettendo che una capacità di prestito aggiuntiva della BEI per 60 miliardi di euro, la mobilitazione di 55 miliardi di euro a titolo dei Fondi strutturali presumibilmente "non assegnati" e 4,5 miliardi di euro destinati a obbligazioni per il finanziamento di progetti, avrebbe ro costituito i 120 miliardi di euro (1% dell'RNL dell'UE) destinati a finanziare "misure di crescita ad azione rapida" a favore delle PMI, contribuendo anche a ridurre la disoccupazione giovanile;

I.   considerando che la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha ricevuto, alla fine del 2012, un aumento del suo capitale di 10 miliardi di euro, come promesso dal Consiglio; che, tuttavia, gli effettivi nuovi prestiti sottoscritti dalla BEI sono passati da EUR 72 miliardi nel 2010 a EUR 61 miliardi nel 2011, fino a EUR 52 miliardi nel 2012, contribuendo così in misura minore alle "'misure a sostegno della crescita" rispetto agli ultimi due anni e questo in un contesto in cui i paesi del sud dell'UE continuano a soffrire in una situazione di recessione e stagnazione economica che si allarga ad altri Stati membri;

J.   considerando le affermazioni della Commissione europea secondo le quali le sue attività di "riprogrammazione" dei Fondi strutturali 2012 rispetto ad 8 Stati membri con tassi molto elevati di disoccupazione giovanile hanno mobilitato 16 miliardi di euro per le PMI e le "misure a sostegno della crescita", beneficiando potenzialmente 780 000 giovani; che, tuttavia, secondo la Commissione, i dati su queste riassegnazioni sono "incerti, diverse decisioni delle autorità nazionali sono ancora in sospeso e le stime dell'impatto delle varie misure possono essere modificate nel corso del tempo"; che non sembrano esistere informazione attendibili sulla percentuale dei 55 miliardi di euro a titolo dei Fondi strutturali presumibilmente "non assegnati" che sono stati mobilitati nel 2012 o che sono effettivamente programmati dagli Stati membri per il 2013;

K. considerando che un recente documento di lavoro della commissione per i bilanci[2] del Parlamento ha sottolineato che si può prevedere un riporto dei pagamenti ("fatture non pagate" da parte degli Stati membri) pari a circa 19 miliardi di euro nel 2013 solo per i programmi operativi 2007-2013 principalmente nell'ambito della politica di coesione (di cui la maggior parte nell'ambito della rubrica 1b Coesione per la crescita e l'occupazione del bilancio UE), visto che il lento avvio dei programmi 2007-2013 in condizioni di crisi economica e di obbligo di austerità ha determinato un livello straordinariamente basso di pagamenti nel corso della prima metà del periodo di programmazione e che questi pagamenti posticipati dovranno quindi essere effettuati nell'ultimo anno del periodo in corso (2013) e molto probabilmente anche per il prossimo QFP (2014 -2020);

 

L.  considerando che questa analisi indica con chiarezza che il bilancio 2013 dell'UE e probabilmente anche i prossimi - parlando chiaramente - si stanno dirigendo verso il deficit, invece di fornire enormi risorse relative a "Fondi strutturali non assegnati" come affermato in precedenza dalla Commissione (circa 82 miliardi di euro nel gennaio 2012) o nel patto del Consiglio per la crescita e l'occupazione (55 miliardi di euro);

 

M. considerando che la posizione del Consiglio sul QFP 2014-2020, adottata nel febbraio 2013, per la prima volta nella storia della Comunità europea/Unione europea prevede riduzioni dei finanziamenti destinati alla politica di coesione e una riduzione dei bilanci annuali dell'UE nel periodo verso il 2020; che la maggior parte dei tagli previsti riguardano la coesione per la crescita e l'occupazione; che i 6 miliardi di euro per l'iniziativa sull'occupazione giovanile previsti dal Consiglio per tale periodo possono richiedere la riduzione degli importi per altre spese a titolo del FSE o della politica di coesione; che anche destinando una quota minima del 25% della spesa per la politica di coesione per il FSE, come sostenuto dalla Commissione e dal Parlamento, molti Stati membri subiranno quasi sicuramente gravi tagli rispetto ai livelli di finanziamento 2007- 2013 in materia di FSE e FESR;

1.  concorda con le opinioni espresse da economisti critici secondo le quali uno stimolo dell'1% del RNL dell'UE in 5 anni come previsto dal patto per la crescita e l'occupazione è troppo esiguo per avere un effetto tangibile sulla riduzione della disoccupazione in generale e della disoccupazione giovanile, in particolare, nell'UE; sottolinea che gli effetti moltiplicatori negativi del protrarsi delle politiche di austerità come riconosciuto dagli esperti del FMI mantengono in particolare le economie degli Stati membri ancora in recessione e/o in stagnazione economica in un tale stato di depressione che un'assegnazione così piccola di misure a sostegno della crescita non può compensare le perdite di PIL innescate da tali politiche neoliberiste;

2.  ritiene, quindi, che lo slogan ufficiale dell'UE di "perseguire un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita" non sia altro che politichese orwelliano di fronte ai fatti e ai reali sviluppi nella maggior parte degli Stati membri; ricorda che la BEI ha sostenuto di avere le proprie difficoltà nell'individuare progetti sani e sostenibili per il finanziamento, in particolare in quegli Stati membri più colpiti dalla crisi, a causa della mancanza di capacità di investimento pubblica e privata; ritiene che, nel contesto di una diminuzione dei prestiti della BEI nel 2012, l'atteso riporto dei pagamenti per la politica di coesione 2013/2014 e il QFP di austerità dell'UE per il 2014-2020, lo stimolo dei 120 miliardi di euro del patto per la crescita e l'occupazione sia dovuto alla "contabilità creativa" piuttosto che al fatto di aver provveduto finora ad una sostanziale spesa reale;

3.  prende atto del contributo della Francia e della Germania (Insieme per un'Europa più forte della stabilità e della crescita) ai preparativi per il Consiglio di giugno del 2013; osserva che, per quanto riguarda la lotta contro la disoccupazione giovanile, il contributo franco-tedesco fa essenzialmente riferimento all'estensione del programma "Erasmus per tutti", tramite l'utilizzo del FSE e l'anticipazione del finanziamento di 6 miliardi di EUR all'iniziativa per l'occupazione giovanile; ritiene tuttavia che gli importi che possono essere mobilitati tramite tali programmi e la BEI sono di gran lunga troppo bassi per avere un impatto considerevole sulla riduzione della disoccupazione giovanile e sulle sue cause profonde; sottolinea che la precedente iniziativa "Opportunità per i giovani" della Commissione, lanciata nel dicembre 2011, non ha avuto conseguenze tangibili sull'aumento sempre più rapido dei tassi di disoccupazione giovanile nei paesi beneficiari;

4.  ricorda che il numero dei giovani disoccupati e dei sottoccupati supera di gran lunga quello dei posti di lavoro disponibili e pertanto denuncia apertamente ogni tentativo di attribuire la responsabilità della crisi dell'occupazione ai giovani disoccupati e ogni interpretazione unilaterale secondo la quale la crisi è dovuta allo "squilibrio tra domanda e offerta di competenze";

5.  sottolinea che la crisi e le infelici scelte politiche dell'UE, che hanno affiancato l'austerità a riforme strutturali neoliberali, hanno condotto a un livello storicamente basso di investimenti del settore privato nell'economia visto che il potere di acquisto delle masse è stato ridotto, la domanda interna è diminuita e le disuguaglianze salariali e la povertà sono aumentate; sottolinea che l'UE e gli Stati membri devono perseguire un cambiamento radicale delle politiche macroeconomiche incentrandosi su un'occupazione di elevata qualità, sulla garanzia dei diritti dei lavoratori e su una protezione sociale dignitosa per dare inizio alla ripresa economica; chiede che si abbandonino le politiche di austerità, in particolare nei paesi sotto il controllo della Troika;

6.  sottolinea che il rafforzamento dell'UEM provocherebbe un irrigidimento delle attuali politiche che sono all'origine dell'elevatissima disoccupazione registrata negli Stati membri appartenenti alla zona euro, in particolare in quelli che hanno sottoscritto un cosiddetto "memorandum d'intesa";

7.  invita gli Stati membri ad aumentare le imposte sui redditi da capitale (dividendi, tassi d'interesse), sulle plusvalenze, sulle liquidità delle grandi imprese e sui grandi patrimoni ed eredità, utilizzando i relativi introiti per aumentare gli investimenti del settore pubblico a favore dello sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, tenendo anche conto della partecipazione pubblica democratica nell'economia; fa presente che gli Stati membri dovrebbero prevedere tagli alla spesa militare e alle sovvenzioni dannose per l'ambiente al fine di promuovere un nuovo sviluppo sostenibile dell'economia e creare in tal modo posti di lavoro interessanti e di qualità e contribuire all'eliminazione della disoccupazione giovanile;

8.  suggerisce di indirizzare gli investimenti del settore pubblico verso lo sviluppo sostenibile, ad esempio verso il risparmio energetico e le energie rinnovabili, la produzione pulita e la prevenzione dei rifiuti, uno sviluppo urbano e un'edilizia abitativa sostenibili, l'agricoltura biologica, la pesca sostenibile e la conservazione degli ecosistemi, il miglioramento dell'efficienza idrica e delle risorse, la riconversione dell'industria degli armamenti, l'espansione e il miglioramento dei servizi pubblici, l'istruzione, l'assistenza sanitaria, l'assistenza a lungo termine, i servizi sociali e l'economia sociale, il sostegno all'edilizia abitativa pubblica, i settori dell'assistenza e della scolarizzazione e la lotta contro la povertà e l'esclusione sociale, con l'obiettivo di promuovere la creazione di posti di lavoro sostenibili dichiarati "verdi" e "bianchi";

9.  sottolinea inoltre la necessità di concentrarsi in particolare sui settori industriali più colpiti dalla crisi: la riconversione dell'industria automobilistica verso servizi di trasporto sostenibile, l'estensione delle reti ferroviarie e l'offerta di servizi ferroviari regionali inclusivi e completi quanto a copertura del territorio (programma Rail Europe 2025), la promozione di una cantieristica navale "verde" e la stabilizzazione dell'industria dell'acciaio in tale contesto; sostiene che l’UE e gli Stati membri devono accompagnare tali azioni di riconversione con misure di mantenimento dei posti di lavoro, formazione, riconversione professionale e sviluppo delle competenze, e con misure volte a garantire una transizione occupazionale e sicura ai lavoratori delle industrie interessate;

10. invita l'UE e gli Stati membri a promuovere riduzioni generalizzate dell'orario di lavoro senza tagli alla retribuzione dei lavoratori e la creazione di nuovi posti di lavoro al fine di evitare aumenti del carico di lavoro; osserva che tale misura potrebbe eventualmente essere affiancata da aiuti decrescenti alle imprese per un periodo transitorio durante la stagnazione economica;

11. sottolinea che la disoccupazione giovanile può essere eliminata soltanto tramite l'attuazione di politiche macroeconomiche, occupazionali e sociali che affrontino i problemi della disoccupazione generale, della povertà e dell'esclusione sociale; ribadisce che, sebbene un adeguato sviluppo delle capacità e delle competenze sia indubbiamente importante, l'attuale approccio delle politiche dell'UE e degli Stati membri in materia di disoccupazione giovanile che si concentra sulle misure relative all'offerta (istruzione, formazione, formazione professionale, miglioramento dell'"occupabilità", "attivazione", ecc.) trascura l'aspetto altrettanto importante della creazione di posti di lavoro per i giovani principalmente a livello locale o regionale, discostandosi da tali misure;

12. critica aspramente l'approccio generale adottato dalla Commissione nella comunicazione sulle raccomandazioni per paese del 2013 relative alla lotta alla disoccupazione che prevede, tra l'altro, un ulteriore aumento della flessibilità dei mercati del lavoro e una riduzione dei costi del lavoro ritenuti relativamente alti; sottolinea che tali "riforme strutturali" neoliberali dei mercati di lavoro perseguite dagli Stati membri sono state, e sono tuttora, responsabili del drastico aumento delle forme precarie di occupazione, dei livelli ridotti di protezione sociale e dell'espansione dei settori a bassa retribuzione, sviluppi che la Commissione ha particolarmente deplorato nelle relazioni sull'occupazione e che incidono in modo molto negativo sui giovani e sulle loro prospettive occupazionali;

13. sottolinea che alcuni Stati membri, di loro iniziativa o in seguito a raccomandazioni per paese del Consiglio sulle "riforme strutturali" nelle politiche relative al mercato del lavoro, applicano le strategie di "lavorare conviene" e "attivare il mercato del lavoro" in virtù delle quali i giovani disoccupati, in particolare, si vedono costretti ad accettare qualsiasi retribuzione per quanto bassa e qualsiasi lavoro scadente per non incorrere in tagli delle prestazioni sociali o nella loro totale perdita; sottolinea in particolare che i giovani disoccupati di lungo termine o altre categorie di giovani vulnerabili si ritrovano spesso in condizione di disoccupazione anche dopo i rapidi interventi delle agenzie interinali poiché queste non forniscono alcuna soluzione a lungo termine per l'inserimento sostenibile nel mondo del lavoro;

14. sottolinea che molti Stati membri applicano regimi di prestazioni di assistenza sociale dipendenti dal lavoro ("workfare") a causa dei quali in particolare i giovani disoccupati si vedono costretti a partecipare a sistemi di tirocinio o di esperienza professionale non retribuiti nel settore privato o a beneficio della collettività all'unico scopo di conservare le proprie prestazioni sociali; sottolinea che tali regimi spesso arrivano a sostituirsi all'occupazione retribuita nei rispettivi settori ai quali sono applicati;

15. mette in evidenza che la maggior parte dei regimi di "attivazione del mercato del lavoro" e di "workfare" in generale non sono conformi alla convenzione prioritaria dell'OIL n. 122, che è stata ratificata da tutti gli Stati membri ad eccezione di due e che chiede agli Stati ratificanti di "definire e perseguire una politica attiva volta a promuovere un'occupazione piena, produttiva e liberalmente scelta"; sottolinea che tali regimi non devono essere considerati conformi ai requisiti della garanzia per i giovani quale prevista dalla raccomandazione del Consiglio del 2013 (offerta di qualità di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio) e non devono essere ammissibili ai finanziamenti a titolo dell'iniziativa per l'occupazione giovanile; invita gli Stati membri ad abbandonare tali regimi;

16. pone l'accento sul fatto che tutte le azioni volte a lottare contro la disoccupazione giovanile non devono essere basate sull'approccio insoddisfacente della flessicurezza, ma prendere invece avvio dall'idea di "lavoro giusto" quale riferimento centrale e concentrarsi sulla promozione della qualità del lavoro, una migliore sicurezza sociale e inclusione sociale, il potenziamento dei diritti attuali dei lavoratori e l'introduzione di nuovi diritti, la promozione della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, una migliore gestione del rischio sociale e la riconciliazione tra vita professionale e vita extralavorativa; insiste sulla necessità che gli Stati membri adottino misure efficaci per eliminare gradualmente le forme precarie e atipiche di occupazione e promuovere contratti di lavoro a tempo indeterminato;

17. sottolinea che la garanzia per i giovani dovrebbe essere introdotta già per i giovani ben al di sotto dei 30 anni d'età non appena entrino in un periodo di disoccupazione; sottolinea che i finanziamenti stanziati a favore dell'iniziativa per l'occupazione giovanile non sono assolutamente sufficienti per produrre un reale impatto sulla disoccupazione giovanile; in tale contesto fa riferimento allo studio dell'OIL dal titolo "Crisi del lavoro nella zona euro: tendenze e risposte strategiche" secondo il quale sarebbe necessaria un'iniezione di 21 miliardi di euro per influire sul livello di disoccupazione giovanile;

18. invita gli Stati membri a garantire quadri di alta qualità per i tirocini e ad assicurare che questi rispondano alle esigenze dei giovani e prevedano una retribuzione dignitosa, diritti sindacali e del lavoro e condizioni lavorative che non danneggino il lavoro, la retribuzione e le condizioni della forza lavoro già impiegata nonché un sostegno finanziario e un monitoraggio obbligatorio, così come standard qualitativi comuni per i tirocini;

19. insiste sulla necessità di stabilire minimi salariali effettivi al livello più basso dei mercati del lavoro (salario minimo, cui si aggiunge il concetto di salario di sussistenza) ed anche massimali ai livelli più alti (tetto massimo delle retribuzioni, ad esempio pari a 20 volte lo stipendio medio), di attuare il principio della parità di trattamento e di retribuzione a parità di lavoro o per lavori di pari valore nello stesso luogo di lavoro, e di consentire aumenti salariali per compensare l’inflazione o tener conto degli aumenti di produttività, con una forte componente di redistribuzione; sottolinea l'importanza di tali politiche, in particolare per quanto concerne l'occupazione giovanile;

20. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali.