PROPOSTA DI RISOLUZIONE sulla situazione in Egitto
2.7.2013 - (2013/2697 (RSP))
a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento
Véronique De Keyser, Libor Rouček, Pino Arlacchi, Emine Bozkurt, Saïd El Khadraoui, Ana Gomes, Richard Howitt, María Muñiz De Urquiza, Raimon Obiols, Pier Antonio Panzeri, Boris Zala, Joanna Senyszyn a nome del gruppo S&D
Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B7-0362/2013
B7‑0364/2013
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Egitto
(2013/2697 (RSP))
Il Parlamento europeo,
– viste le sue precedenti risoluzioni sull'Egitto, in particolare quella del 14 marzo 2013 sulla situazione in Egitto[1],
– vista la dichiarazione sulla condanna di 43 operatori di organizzazioni non governative (ONG) rilasciata dal Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz il 6 giugno 2013 e la dichiarazione comune rilasciata il 5 giugno 2013 dall'Alto rappresentante Catherine Ashton e dal Commissario Štefan Füle sui verdetti emessi in Egitto nel quadro del processo a carico di ONG,
– vista la dichiarazione rilasciata il 2 giugno 2013 dal portavoce dell'Alto rappresentante Catherine Ashton sulla nuova legge egiziana relativa alle ONG,
– visto l’accordo euromediterraneo del 2001, entrato in vigore nel 2004, che istituisce un’associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica araba d’Egitto, dall’altra,
– vista la relazione speciale della Corte dei conti del 18 giugno 2013 sulla cooperazione dell'UE con l'Egitto in materia di governance,
– vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,
– visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966, di cui l'Egitto è firmatario,
– visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,
A. considerando che l'Egitto si trova nel periodo critico della transizione verso la democrazia; che il paese è alle prese con sfide capitali in materia di legalità, di rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e di giustizia sociale; che le crescenti tensioni politiche stanno aggravando la spaccatura nella società egiziana, con conseguenti manifestazioni di protesta e violenti scontri; considerando i casi, rimasti spesso impuniti, di uso eccessivo della forza e della violenza contro pacifici manifestanti da parte delle forze di sicurezza e di gruppi non identificati;
B. considerando che milioni di cittadini hanno marciato per le vie del Cairo e in tutto l'Egitto per protestare contro le politiche del Presidente Morsi e dell'attuale governo; che, secondo il ministro della sanità egiziano, 16 persone sono rimaste uccise e 781 ferite nei violenti scontri degli ultimi giorni; che con la dichiarazione in data 1° luglio 2013 le forze armate egiziane hanno dato alle forze politiche egiziane 48 ore di tempo per soddisfare le richieste della popolazione, dopo di che i militari interverranno direttamente e presenteranno una roadmap politica per il paese;
C. considerando che un processo politico inclusivo basato sul consenso, sulla titolarità condivisa, e su un autentico dialogo nazionale con la significativa partecipazione di tutte le forze politiche democratiche, e tendente a instaurare in Egitto un processo democratico profondo e sostenibile, rappresenta l'unico modo per superare le attuali divisioni e tensioni politiche e sociali; che l'Egitto non deve ripetere gli errori del passato ripiombando in una situazione che veda i militari alla guida della politica e dello Stato;
D. considerando che la giustizia sociale e un più elevato tenore di vita per i cittadini costituiscono aspetti cruciali della transizione verso una società egiziana aperta, stabile, democratica, libera e prospera; che l'Egitto deve fronteggiare gravi difficoltà economiche; che la prosperità economica del paese richiede stabilità politica, sane politiche economiche, volontà e mezzi per combattere la corruzione, e sostegno internazionale;
E. considerando che, sebbene la società civile abbia un ruolo cruciale da svolgere nella transizione alla democrazia, le ONG nazionali e internazionali subiscono in Egitto crescenti pressioni, ostilità, vessazioni e intimidazioni; considerando che il 4 giugno 2013 un tribunale penale del Cairo ha condannato 43 operatori egiziani e stranieri di cinque ONG internazionali da lungo tempo presenti in Egitto (Fondazione Konrad Adenauer, Istituto democratico nazionale, Istituto repubblicano internazionale, Freedom House, Centro internazionale per i giornalisti) a pene fino a cinque anni di reclusione per le attività condotte nella società civile ordinando la chiusura e la confisca dei beni delle loro filiali locali; che tali sentenze rientrano in una campagna di intimidazione condotta dalle autorità di governo nei confronti delle ONG egiziane;
F. considerando che la legge egiziana 84/2002 che disciplina il funzionamento e le attività delle ONG, emanata dal regime del Presidente Mubarak, continua ad essere utilizzata contro le organizzazioni della società civile egiziane; che i blitz negli uffici delle ONG e le sentenze a carico dei loro operatori sono chiare indicazioni della necessità di emanare nuove disposizioni legislative e regolamentari che tutelino e promuovano nel paese le attività della società civile; che il 29 maggio 2013 il Presidente Morsi ha trasmesso al Consiglio della Shura un nuovo disegno di legge per le ONG, che è stato ampiamente criticato; che tale legge, se varata nella forma attuale, rafforzerebbe ulteriormente e istituzionalizzerebbe il controllo dello stato sulla società civile attribuendo poteri eccessivi al governo; che ogni nuova legge sulle ONG deve essere approntata con la piena cooperazione degli attori della società civile egiziana, aderire pienamente agli impegni e obblighi internazionali contratti dal paese ed essere conforme agli standard internazionali;
G. considerando che, in questo periodo critico di transizione politica, economica e sociale che l'Egitto attraversa, i sindacati indipendenti hanno un ruolo essenziale da svolgere nel campo delle relazioni industriali; che il funzionamento e le attività dei sindacati nel paese sono tuttora disciplinati dalla Legge 35/1976; che l'articolo 53 della nuova costituzione ammette un solo sindacato per settore professionale; che il codice penale e altre disposizioni di legge impongono ulteriori restrizioni ai diritti dei lavoratori; che l'assenza di una precisa base giuridica per l'istituzione in Egitto di sindacati indipendenti - e pertanto la mancanza di qualunque tutela legale per gli stessi - fa sì che i loro leader e membri siano sovente oggetto di licenziamenti in tronco, vessazioni o intimidazioni da parte dei datori di lavoro; che tale situazione è uno dei principali fattori responsabili dell'attuale crisi delle relazioni industriali nel paese, crisi che non avvantaggia nessuna delle parti sociali;
H. considerando che in Egitto le donne si trovano in una situazione di particolare vulnerabilità nell'attuale periodo di transizione; che, secondo le segnalazioni delle organizzazioni per i diritti umani egiziane e internazionali, le donne che partecipano a manifestazioni di protesta sono oggetto di violenze, aggressioni sessuali, prove di verginità e altre forme di trattamento degradante da parte delle forze di sicurezza, mentre gli attivisti per i diritti delle donne sono regolarmente vittime di minacce e vessazioni;
1. esprime la sua solidarietà al popolo egiziano in questo periodo critico di transizione verso la democrazia e invia le sue sincere condoglianze alle famiglie delle vittime dei violenti scontri in atto; sollecita il Presidente e il governo egiziano ad assolvere la loro responsabilità di garantire la sicurezza di tutti i cittadini prescindendo dalla loro posizione e affiliazione politica; sollecita tutti gli attori politici a dar prova di moderazione allo scopo di evitare ulteriori violenze, nel migliore interesse del paese;
2. rammenta al Presidente e al governo egiziano il loro dovere di rappresentare tutte le componenti della società, e li invita a riesaminare le loro politiche ascoltando i milioni di cittadini che marciano per le vie del Cairo e in tutto il paese, al fine di ripristinare una sostanziale fiducia nel governo e nell'unità del popolo egiziano; sottolinea che l'Egitto non deve ripiombare in una situazione che veda i militari alla guida della politica e dello Stato; sottolinea l'importanza cruciale di ripristinare la stabilità politica in Egitto, anche in un quadro di crescenti difficoltà economiche, e invita tutti gli attori interessati a lavorare al completamento della transizione politica e costituzionale per consolidare le istituzioni democratiche e la legalità;
3. reitera il suo appello al governo e alle autorità egiziane perché garantisca il pieno rispetto della libertà di associazione e di assemblea pacifica, della libertà di espressione e di parola, della libertà dei mezzi d'informazione, della libertà di religione, di coscienza e di pensiero e dei diritti delle donne, ed assicuri la tutela delle minoranze e il ripudio della discriminazione fondata sull'orientamento sessuale, tutti elementi essenziali a un processo democratico profondo e sostenibile; chiede anche che siano condotte indagini serie, imparziali e trasparenti su tutti i casi di decesso, tortura, trattamento degradante e vessazione ai danni di pacifici dimostranti e che i responsabili siano assicurati alla giustizia;
4. chiede che si ponga immediatamente fine a tutti gli atti di violenza e aggressione sessuale, ai test di verginità e ad altre forme di trattamento degradante nei confronti delle donne che partecipano a manifestazioni di protesta e degli attivisti per i diritti delle donne, che si proceda a indagini serie e imparziali su tutti questi casi e che i responsabili siano assicurati alla giustizia;
5. esprime la sua solidarietà e il suo pieno sostegno alle ONG nazionali e internazionali che contribuiscono all'instaurazione in Egitto di una democrazia autentica e sostenibile; è profondamente preoccupato delle recenti sentenze del Cairo che hanno condannato 43 operatori egiziani e stranieri di cinque ONG internazionali da lungo tempo presenti in Egitto a pene fino a cinque anni di reclusione per le attività condotte nella società civile, ordinando la chiusura e la confisca dei beni delle loro filiali locali; invita il governo e le autorità egiziane a porre immediatamente fine a tutte le forme di restrizione, vessazione e intimidazione nei confronti delle ONG nazionali e internazionali del paese, in particolare ritirando tutte le accuse penali a carico dei loro operatori ed evitando di criminalizzare le attività delle ONG usando l'apparato giudiziario come strumento politico nei loro confronti;
6. esprime profonda preoccupazione per il nuovo disegno di legge sulle ONG trasmesso dal Presidente Morsi al Consiglio della Shura il 29 maggio 2013, giacché l'emanazione di questa legge nella sua forma attuale si tradurrebbe in un'accentuata attività statale di controllo e repressione delle ONG nazionali e internazionali in Egitto; sollecita il governo egiziano a sostenere l'emergere nel paese di una società civile indipendente, libera e vitale, essenziale a un processo democratico profondo e sostenibile, e a proporre un nuovo disegno di legge sulle ONG - da approntare con la piena cooperazione degli attori della società civile egiziane - che rispetti pienamente gli impegni e gli obblighi internazionali del paese e aderisca agli standard internazionali; ritiene che questa nuova legge debba essere adottata dal nuovo parlamento, che dovrà essere eletto democraticamente con elezioni libere ed eque;
7. invita il governo egiziano a far cessare immediatamente ogni forma di repressione, discriminazione e vessazione nei confronti dei sindacati indipendenti del paese; chiede che sia abolita la limitazione, stabilita dall'articolo 53 della nuova costituzione, a un solo sindacato per categoria professionale e che sia garantita la piena conformità della legislazione egiziana in materia di diritto del lavoro e di diritto sindacale con le convenzioni dell'OIL in materia; chiede inoltre il varo in Egitto di una nuova legge sui sindacati, con l'effettiva partecipazione degli interessati, la quale garantisca che gli stessi possano funzionare e operare senza interferenze da parte del governo;
8. sollecita il Vicepresidente/Alto rappresentante, il Servizio europeo di azione esterna e la Commissione a sviluppare, nelle relazioni dell'UE con l'Egitto, il principio del more for more ed eventualmente del less for less - mettendo un accento particolare sulla società civile e sui diritti delle donne e delle minoranze - secondo modalità più coerenti e concrete che prevedano chiari parametri e condizioni, senza peraltro che le condizioni di vita della popolazione egiziana abbiano a risentirne; chiede anche che la situazione della società civile e dei sindacati in Egitto sia affrontata a tutti i livelli del dialogo UE- Egitto; rammenta che l'assenza di progressi significativi in aree quali la governance democratica, la legalità, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali potrebbe portare alla sospensione dell'aiuto finanziario del bilancio UE allo Stato egiziano;
9. esorta l'UE e gli Stati membri a continuare a fornire pieno sostegno finanziario e assistenza tecnica alle ONG egiziane e a collaborare con esse per rafforzare la consapevolezza della società civile, la cultura dell'azione civile e delle attività della società civile nel paese, dato che si tratta di elementi fondamentali di una democrazia profondamente radicata e sostenibile;
10. prende atto delle conclusioni presentate nella relazione speciale della Corte dei conti europea sulla "cooperazione dell'UE con l'Egitto in materia di governance" del 18 giugno 2013 e chiede alla sua commissione per il controllo dei bilanci di darvi il necessario follow-up in parlamento; chiede interventi finalizzati a una maggiore trasparenza e responsabilità circa le modalità di spesa dei finanziamento dell'Unione in Egitto, con particolare riferimento ai progetti per la promozione della società civile e per la tutela dei diritti delle minoranze e delle donne;
11. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per la politica estera e di sicurezza nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri e al parlamento e al governo egiziano.
- [1] Testi approvati, P7_TA(2013)0095.