Procedura : 2014/2843(RSP)
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Ciclo del documento : B8-0134/2014

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B8-0134/2014

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PV 18/09/2014 - 10.6
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P8_TA(2014)0027

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0109/2014
16.9.2014
PE537.036v01-00
 
B8-0134/2014

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla situazione in Iraq e in Siria e offensiva dell'ISIS inclusa la persecuzione delle minoranze (2014/2843(RSP)).


Javier Nart, Robert Rochefort, Andrus Ansip, Marielle de Sarnez, Juan Carlos Girauta Vidal, Ramon Tremosa i Balcells, Frédérique Ries, Petr Ježek, Gérard Deprez, Petras Auštrevičius, Johannes Cornelis van Baalen, Ivan Jakovčić, Fredrick Federley, Marietje Schaake, Louis Michel a nome del gruppo ALDE

Proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Iraq e in Siria e offensiva dell'ISIS inclusa la persecuzione delle minoranze (2014/2843(RSP)).  
B8‑0134/2014

Il Parlamento europeo,

–       viste le sue precedenti risoluzioni sull'Iraq e sulla Siria, in particolare quella del 6 febbraio 2014(1) sulla situazione in Siria e quella del 17 luglio 2014(2) sulla situazione in Iraq,

–       viste le conclusioni del Consiglio Affari esteri sull'Iraq, in particolare quelle del 15 agosto 2014, e le conclusioni del Consiglio europeo sull'Iraq e sulla Siria, del 30 agosto 2014,

–       visti l'accordo di partenariato e cooperazione (APC) tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra, e la sua risoluzione del 17 gennaio 2013 sull'accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e l'Iraq(3),

–       viste le dichiarazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite sull'Iraq e sulla Siria,

–       vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–       visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966, di cui l'Iraq e la Siria sono parti,

–       visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo, approvati il 24 giugno 2013,

–       viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sull'Iraq e sulla Siria,

–       visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.     considerando che l'Iraq e la Siria continuano ad affrontare gravi sfide politiche, socioeconomiche e di sicurezza e che il loro panorama politico è estremamente frammentato e segnato dalla violenza, a tutto svantaggio delle legittime aspirazioni dei popoli iracheno e siriano alla pace, alla prosperità e a una reale transizione democratica; che il presidente Assad e il suo governo continuano a restare saldamente al potere in Siria;

B.     considerando che il gruppo jihadista scissionista di al-Qaeda "Stato islamico" (IS) –precedentemente "Stato islamico dell'Iraq e del Levante" (ISIL) – ha conquistato parti della Siria orientale, tra cui la principale diga del paese e la base area di importanza strategica di Tabqa, così come ampie regioni dell'Iraq, per poi procedere a esecuzioni sommarie di cittadini, imporre una rigida interpretazione della Sharia e distruggere luoghi di preghiera e di culto sciiti, sufiti, sunniti e cristiani; che negli scorsi mesi l'IS ha attaccato un numero maggiore di città e regioni massacrando, sequestrando e uccidendo civili, soldati, membri delle tribù locali, giornalisti, soccorritori e appartenenti a sette e altre minoranze religiose nell'Est della Siria e nel Nord dell'Iraq, in un flusso incessante di violenza tutt'ora in corso; che le donne e le bambine costituiscono uno dei gruppi più vulnerabili tra i rifugiati e che sono stati denunciati casi di attacchi deliberati nei loro confronti in Iraq, così come rapimenti, stupri e matrimoni forzati da parte di militanti dell'IS e di altri gruppi armati; che si ritiene che quattro milioni di civili vivano nei territori controllati dall'IS in Iraq e in Siria, spesso in condizioni umanitarie estremamente deplorevoli;

C.     considerando che l'implosione dello Stato siriano, la disgregazione del confine iracheno-siriano e le lotte settarie hanno permesso all'IS e ad altri gruppi radicali come il gruppo Jabhat Al-Nusra, legato ad Al-Qaeda, di rafforzare la loro presenza sia in Siria che in Iraq;

D.     considerando che la violenta crisi tuttora in corso in Siria ha causato una catastrofe umanitaria senza precedenti nella storia, nell'ambito della quale si contano oltre 191 000 vittime (per la maggior parte civili), più di 6,4 milioni di sfollati interni e oltre 3 milioni di rifugiati siriani, fuggiti prevalentemente in Libano (1,17 milioni di rifugiati), Turchia (832 000), Giordania (613 000), Iraq (215 000) ed Egitto e Nord Africa (162 000); che le minoranze etniche e religiose, così come le donne e i bambini, si trovano in una situazione di particolare vulnerabilità nel contesto della crisi; che quasi un quinto delle persone sfollate di tutto il mondo è costituito da rifugiati siriani; che 145 000 donne siriane rifugiate e capofamiglia stanno affrontando una lotta disperata per la sopravvivenza; che, secondo l'UNRWA, più della metà dei circa 540 000 rifugiati palestinesi registrati presso l'UNRWA stesso in Siria sono stati sfollati all'interno della Siria o nei paesi limitrofi; che le Nazioni Unite hanno definito la crisi siriana come la peggiore crisi umanitaria nella storia recente;

E.     considerando che l'UNHCR ha dichiarato che quasi il 50 % di tutti i Siriani ha perso la loro casa e che il 40 % dei rifugiati sono costretti a sopportare condizioni di vita precarie; che secondo l'ONU tre Siriani su quattro vivono in povertà e il tasso di disoccupazione è superiore al 50 %; che l'incessante violenza ha avuto un drammatico effetto destabilizzante sui paesi vicini, in particolare a causa degli ingenti flussi di profughi; che tali paesi devono far fronte anche a enormi problematiche nazionali e che il Libano e la Giordania sono particolarmente vulnerabili; che l'UE continua a essere la punta di lancia nella risposta internazionale alla crisi siriana, con un bilancio di circa 2,8 miliardi di EUR destinato all'assistenza umanitaria, allo sviluppo, all'assistenza economica e alla stabilizzazione; che, nonostante tutti questi sforzi, la comunità internazionale non riesce a soddisfare le esigenze dei Siriani e quelle dei paesi di accoglienza dei rifugiati;

E.     considerando che, secondo le stime dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento dell'assistenza umanitaria (OCHA), vi sarebbero 1,2 milioni di sfollati interni nell'Iraq centrale e settentrionale e circa 1,5 milioni di persone bisognose di aiuti umanitari; che l'ascesa dell'IS ha causato una crisi umanitaria e in particolare l'esodo di massa di civili; che la Commissione ha deciso di aumentare l'assistenza umanitaria all'Iraq di 5 milioni di EUR per offrire assistenza di base agli sfollati, portando così i finanziamenti umanitari sinora erogati a favore dell'Iraq nel 2014 a 17 milioni di EUR; che i finanziamenti umanitari forniti dalla Commissione all'Iraq dal 2013 ammontano ora a quasi 59 milioni di EUR, compresi 700 000 EUR stanziati nell'ambito dell'iniziativa dell'UE "Bambini della pace";

G.     considerando che l'UE riconosce l'onere che grava sulla regione del Kurdistan e sul governo regionale del Kurdistan nell'accogliere un elevato numero di sfollati interni;

H.     considerando che molti Iracheni e Siriani sono intrappolati nella zona di conflitto a causa dell'avanzamento delle truppe dell'IS o hanno difficoltà a raggiungere valichi di frontiera aperti; che l'UNHCR teme per la vita dei Siriani bloccati all'interno del remoto campo profughi di Al-Obaidi in Iraq, dopo che le agenzie dell'ONU e altri gruppi sono stati costretti ad abbandonare i loro uffici, mentre altri 3 000 rifugiati siriani risiedono nella vicina città di Al-Qaim; che i rifugiati sono spesso costretti a pagare ingenti somme per poi intraprendere pericolose vie di fuga nel deserto del Giordano;

I.      considerando che la città di Mharedeh (provincia di Hama), a prevalenza cristiana, è ora posta sotto l'assedio del fronte Jabhat Al-Nursra, legato ad Al-Qaeda; che l'11 settembre 2014 il fronte Jabhat Al-Nusra ha rilasciato i 45 membri delle forze di pace dell'ONU, originari delle Isole Figi, che erano stati tenuti in ostaggio per più di due settimane e minacciati di essere processati secondo la Sharia;

J.      considerando che l'UNHCR ha sottolineato che continua a essere molto difficile operare all'interno della regione per fornire ai civili e ai rifugiati gli aiuti di cui hanno bisogno; che è importante dare riparo alle centinaia di migliaia di rifugiati Siriani e Iracheni prima che giunga l'inverno;

K.     considerando che numerosi combattenti di origine straniera o dell'UE con un programma di matrice islamica radicale hanno combattuto o stanno combattendo nella zona del conflitto; che, secondo le stime del Centro Internazionale per lo Studio della radicalizzazione, con sede a Londra, il numero complessivo dei combattenti stranieri presenti attualmente in Siria è compreso tra 11 000 e 12 000, tra cui figurano circa 3 000 occidentali; che occorre adottare provvedimenti per impedire a tali combattenti di recarsi nella regione; che i cittadini dell'UE in questione sono considerati dai governi degli Stati membri un rischio per la sicurezza;

L.     considerando che è stata ventilata la possibilità di compiere attacchi aerei nella Siria orientale senza l'accordo preliminare del presidente Assad; che al vertice NATO del 5 settembre 2014 è stata creata una coalizione anti-IS; che il SEAE sta attualmente lavorando a una strategia regionale globale per affrontare la minaccia posta dall'IS; che il 10 settembre 2014 il presidente degli Stati Uniti Obama ha reso nota la sua strategia di lotta all'IS la quale, tra le varie azioni, prevede una campagna sistematica di attacchi aerei contro gli obiettivi dell'IS "ovunque si trovino", inclusa la Siria, un rafforzamento del sostegno alle truppe di terra alleate impegnate nella lotta contro l'IS e un'intensificazione degli sforzi antiterrorismo volti a privare il gruppo dei suoi finanziamenti; che la Lega Araba si è impegnata a rafforzare la cooperazione per sconfiggere l'IS in Siria e Iraq;

M.    considerando che l'IS si è assicurato fonti di reddito significative saccheggiando banche e imprese nei territori che controlla, occupando fino a sei giacimenti petroliferi in Siria, tra cui il più grande impianto petrolifero del paese, il giacimento di al-Omar vicino al confine con l'Iraq, e sta ricevendo fondi da donatori abbienti, in particolare in Arabia Saudita, Qatar, Kuwait ed Emirati arabi uniti;

1.      esprime profonda preoccupazione per l'aggravamento della situazione umanitaria e della sicurezza in Iraq e in Siria a causa dell'occupazione di parti dei loro territori per mano dell'IS; condanna con fermezza le uccisioni indiscriminate e le violazioni dei diritti umani perpetrate dall'organizzazione terroristica in parola e da altre organizzazioni terroristiche, in particolare contro la minoranza cristiana e altre minoranze religiose ed etniche quali gli yazidi, che dovrebbero far parte di un Iraq e di una Siria nuovi e democratici, e contro i gruppi più vulnerabili;

2.      condanna con forza gli attacchi rivolti a obiettivi civili, tra cui ospedali, scuole e luoghi di culto, e il ricorso alle esecuzioni e alle violenze sessuali nel conflitto; sottolinea che non dovrebbe esserci alcuna impunità per gli autori di tali atti; esprime profonda preoccupazione per la crisi umanitaria e per l'esodo di massa di civili;

3.      esprime preoccupazione per l'intensificarsi di tutte le forme di violenza contro la popolazione civile; invita la Commissione ad approntare misure volte a prevenire la violenza contro le donne e i bambini, in particolare i matrimoni forzati cui sono sottoposte le bambine;

4.      accoglie favorevolmente l'annuncio della formazione di un nuovo governo inclusivo in Iraq e si congratula con Haider al-Abadi per la sua conferma nel ruolo di Primo ministro del paese; esprime il suo sostegno costante a favore del processo costituzionale, sottolineando l'importanza di trovare una soluzione politica all'attuale crisi e l'urgente rilevanza della formazione di un governo inclusivo; invita tutte le parti interessate presenti nella regione a contribuire agli sforzi volti a promuovere la sicurezza e la stabilità in Iraq e, in particolare, a incoraggiare il governo iracheno ad avviare un dialogo con la minoranza sunnita e a riorganizzare l'esercito in modo inclusivo, non settario e imparziale;

5.      ricorda che l'instabilità venutasi a creare in Siria a causa della guerra brutale ingaggiata dal regime di Assad contro il suo stesso popolo ha consentito all'IS di prosperare; esprime preoccupazione per il crescente coinvolgimento di gruppi estremisti islamici e di combattenti stranieri nel conflitto siriano, per l'intensificarsi delle violenze a sfondo religioso ed etnico nel paese nonché per la continua frammentazione e le divisioni all'interno dell'opposizione; ritiene che una soluzione duratura richieda urgentemente una transizione politica mediante un processo politico inclusivo guidato dalla Siria con il sostegno della comunità internazionale e continua a incoraggiare la coalizione nazionale siriana delle forze rivoluzionarie e dell'opposizione a creare un fronte di opposizione più compatto, inclusivo e organizzato, sia internamente che esternamente;

6.      sottolinea l'importanza di tutti gli attori che forniscono protezione militare ai gruppi particolarmente vulnerabili della società irachena e di quella siriana, come le minoranze etniche e religiose tra cui i cristiani, gli yazidi e i turkmeni, nell'ambito della crisi attuale, nonché della loro partecipazione alla definizione di soluzioni future durevoli, allo scopo di preservare la loro vita e mantenere vive le tradizioni di coesistenza interculturale, interetnica e interreligiosa nel paese, per un nuovo Iraq futuro e una nuova Siria futura;

7.      respinge senza riserve e considera illegittimo l'annuncio della leadership dell'IS, che dichiara di aver stabilito un califfato nelle zone attualmente sotto il suo controllo, e rifiuta l'idea di eventuali modifiche, unilaterali e imposte con la forza, di confini riconosciuti a livello internazionale, rispettando al contempo anche i diritti e le libertà fondamentali di coloro che vivono nei territori controllati dall'IS;

8.      ribadisce la sua posizione secondo la quale la soluzione politica dovrebbe salvaguardare l'unità, l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza dell'Iraq e della Siria;

9.      ritiene che il dialogo e la cooperazione a livello regionale siano necessari per affrontare i problemi che affliggono la regione e per fermare l'IS e altri gruppi radicali; sottolinea che l'UE dovrebbe sviluppare un approccio strategico globale per la regione e osserva, in particolare, che l'Iran, l'Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo, alla luce del loro ruolo fondamentale, dovrebbero partecipare agli sforzi di allentamento delle tensioni in Siria e in Iraq; invita la comunità internazionale, in particolare l'UE, ad agevolare un dialogo di questo tipo e ad associarvi tutti gli attori più rilevanti;

10.    plaude agli sforzi messi in atto dal governo dell'Iraq, di concerto con le autorità locali e regionali e in cooperazione con le Nazioni Unite, per affrontare le necessità umanitarie urgenti delle persone sfollate a causa dell'attuale conflitto e per contrastare la minaccia terroristica che incombe su tutti gli iracheni; chiede altresì che tali sforzi siano intensificati;

11.    sottolinea che, alla luce della portata senza precedenti della crisi, è necessario che l'Unione europea e la comunità internazionale nel suo insieme provvedano in via prioritaria ad alleviare le sofferenze di milioni di siriani e di iracheni che necessitano di beni e servizi di base; esorta nuovamente l'UE e gli Stati membri ad adempiere alle loro responsabilità in ambito umanitario e ad aumentare l'assistenza ai profughi siriani e iracheni, nonché a coordinare in modo più efficace i loro sforzi in questo settore; condanna il fatto che i tentativi di fornire aiuti umanitari siano stati regolarmente vanificati e chiede a tutte le parti in causa del conflitto, in particolare al regime di Assad e all'IS, di rispettare i diritti umani universali, agevolare la fornitura di assistenza e aiuti umanitari attraverso tutti i canali possibili, anche attraverso i confini e le linee di conflitto, e garantire la sicurezza di tutto il personale medico e di tutti gli operatori umanitari; invita l'UE a esercitare pressioni su tutti i donatori affinché mantengano le loro promesse e rispettino gli impegni assunti in modo rapido; accoglie con favore gli impegni assunti dagli Stati membri dell'UE, essendo l'Unione il donatore principale in termini di aiuti finanziari e di impegni futuri;

12.    ricorda la dichiarazione resa dal coordinatore speciale delle Nazioni Unite-Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, secondo cui il 96% delle armi chimiche siriane sono state distrutte; chiede che le armi rimanenti siano disattivate, in conformità del quadro per l'eliminazione delle armi chimiche siriane;

13.    ricorda che il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni costituisce una delle più gravi minacce alla pace e alla sicurezza internazionali e che tutti gli atti di terrorismo, indipendentemente da quando siano stati perpetrati e da chi, sono atti criminali e ingiustificabili, a prescindere dalla loro motivazione; ribadisce che il terrorismo non deve, né dovrebbe, essere associato ad alcuna religione, nazionalità o civiltà;

14.    esprime preoccupazione per il crescente coinvolgimento di combattenti stranieri nel conflitto e ricorda la comunicazione della Commissione del 15 gennaio 2014 dal titolo "Prevenire la radicalizzazione che porta al terrorismo e all'estremismo violento: rafforzare la risposta dell'UE"(4), nella quale la Commissione invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per impedire ai potenziali combattenti di recarsi in Siria ed entrare in relazione con i combattenti stranieri al loro ritorno; sottolinea l'importanza della prevenzione, della sensibilizzazione, della riabilitazione e della reintegrazione; invita gli Stati membri ad accrescere la cooperazione e lo scambio di informazioni, sia reciprocamente che con la Turchia;

15.    accoglie con favore la decisione presa dalla Lega araba il 7 settembre 2014 di adottare le misure necessarie per affrontare l'IS e collaborare nel contesto di tutti gli sforzi internazionali, regionali e nazionali nell'ottica di combattere i militanti in Siria e in Iraq, nonché di approvare la risoluzione n. 2170 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; esorta la Lega araba a esaminare la possibilità di modificare la convenzione araba per la repressione del terrorismo del 1998 in modo che diventi uno strumento atto a contrastare il terrorismo globale con tutti i mezzi, militari, politici, intellettuali ed economici;

16.    plaude all'organizzazione, su iniziativa della Francia, della Conferenza per la pace e la sicurezza in Iraq e invita gli Stati che ne sono parte a elaborare una strategia internazionale per contrastare gli atti terroristici dell'IS nella regione, in particolare congelando i fondi a esso destinati e limitando il flusso di reclutamenti che ingrossa le file dei jihadisti;

17.    plaude agli sforzi profusi dagli Stati Uniti e dai loro partner per fermare l'offensiva dell'IS e agevolare l'accesso agli aiuti umanitari; prende atto delle conclusioni del Consiglio europeo del 30 agosto in cui si sostiene la decisione di singoli Stati membri di fornire materiale militare all'Iraq e anche alle autorità regionali curde;

18.    è preoccupato per il fatto che l'IS produce reddito grazie alla vendita di petrolio; prende atto dell'intenzione dell'UE di inasprire le sanzioni onde impedire all'IS di vendere petrolio; invita pertanto l'UE a imporre sanzioni a tutti i soggetti (governi e imprese pubbliche o private) coinvolti nel trasporto, nella trasformazione, nella raffinazione e nella commercializzazione del petrolio estratto in zone controllate dall'IS, effettuando nel contempo rigorosi controlli dei flussi finanziari, in modo da impedire l'attività economica e lo sfruttamento di paradisi fiscali da parte dell'IS;

19.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al Consiglio dei Rappresentanti iracheno, al governo regionale del Kurdistan, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

 

(1)

Testi approvati, P7_TA(2014)0099.

(2)

Testi approvati, P8_TA(2014)0011.

(3)

Testi approvati, P7_TA(2013)0022.

(4)

COM(2013)0941.

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