Procedura : 2015/2572(RSP)
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B8-0229/2015

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PV 12/03/2015 - 8.9
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PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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4.3.2015
PE552.204v01-00
 
B8-0229/2015

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulle priorità 2015 dell'UE nell'ambito del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (2015/2572(RSP))


Marie-Christine Vergiat, Dimitrios Papadimoulis, Kostas Chrysogonos, Javier Couso Permuy, Marina Albiol Guzmán, Paloma López Bermejo, Ángela Vallina, Sofia Sakorafa a nome del gruppo GUE/NGL

Risoluzione del Parlamento europeo sulle priorità 2015 dell'UE nell'ambito del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (2015/2572(RSP))  
B8‑0229/2015

Il Parlamento europeo,

–       viste la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo del 1953,

–       viste la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite dell'8 settembre 2000 (A/Res/55/2) e le risoluzioni della sua Assemblea generale,

–       viste le sue precedenti risoluzioni sul Consiglio per i diritti umani (CDU) delle Nazioni Unite,

–       viste le sue risoluzioni d'urgenza sui diritti umani e la democrazia,

–       visto che la 28a sessione del CDU si svolgerà dal 2 febbraio al 27 marzo 2015 presso l'Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra,

–       visti la risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza sulle donne, la pace e la sicurezza, la convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), il programma d'azione della conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (Rio + 20) e la piattaforma di azione di Pechino,

–       visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che sessant'anni dopo la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo la lotta contro le discriminazioni e per il pieno esercizio di tutti i diritti dell'uomo – sociali, economici, culturali, civili e politici – permane un'impresa quotidiana;

B. considerando che i diritti economici, sociali e culturali fanno parte integrante dei diritti dell'uomo e che il loro rispetto implica come minimo l'attuazione piena degli otto obiettivi della dichiarazione del Millennio dell'anno 2000 per lo sviluppo, e cioè: eliminazione della povertà estrema e della fame, accesso universale all'istruzione primaria, promozione della parità di genere e dell'emancipazione femminile, riduzione della mortalità infantile, miglioramento dell'accesso alle cure materne, lotta contro l'HIV, le infezioni sessualmente trasmissibili, la malaria e le altre malattie, impegno a favore dello sviluppo sostenibile e avvio di una cooperazione globale per lo sviluppo; che è stato messo a punto un calendario ambizioso per realizzare questi obiettivi entro il 2015, ma che a tutt'oggi tali obiettivi sono lungi dall'essere raggiunti;

C. considerando che, a causa della crisi finanziaria nei paesi dell'OCSE, il mondo rischia di affrontare il più grave rallentamento dell'attività economica dagli anni Trenta; che l'OMS ritiene che, a causa degli aumenti verificatisi nel costo dei generi alimentari e dell'energia, più di 100 milioni di persone sono ricadute nella povertà; che quella che viene normalmente denominata "la crisi finanziaria ed economica" è in realtà una crisi sistemica globale, che colpisce tutti i settori della società e ha conseguenze in tutti gli ambiti: politico, sociale, ambientale, alimentare, energetico, ecc.:

D. considerando che l'Unione europea e i suoi Stati membri dovrebbero garantire il rispetto dei diritti umani in tutte le loro politiche sia interne sia esterne e assicurarne la coerenza onde rafforzare e rendere credibile la posizione dell'Unione europea e dei suoi Stati membri in seno al CDU;

E. considerando che una delegazione della sottocommissione per i diritti umani del Parlamento europeo si recherà a Ginevra in occasione della 28a sessione ordinaria del CDU, come avvenuto negli anni precedenti per le precedenti sessioni del CDU e, anteriormente, per la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite;

F. considerando che otto membri hanno attualmente il seggio nel CDU, precisamente la Germania (fino al 2015), l'Estonia (fino al 2015), la Francia (fino al 2016), l'Irlanda (fino al 2015), la Lettonia (fino al 2017), i Paesi Bassi (fino al 2017), il Portogallo (fino al 2017) e il Regno Unito (fino al 2017); che inoltre nella sua sessione organizzativa l'8 dicembre 2014 il CDU ha eletto i membri dell'ufficio di presidenza per il nono ciclo, che si svolgerà dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015, e in particolare il presidente Joachim Rücker (Germania);

G. considerando che il lavoro dell'Unione e dei suoi Stati membri con il CDU e in seno allo stesso deve essere rafforzato, non solamente per far valere una visione indivisibile dei diritti umani, ma anche per tenere in maggiore considerazione le raccomandazioni del CDU e per meglio attuare la politica dei diritti umani dell'Unione, tanto a livello interno quanto a livello esterno;

H. considerando l'ordine del giorno di questa 28a sessione, in particolare il suo punto 3 (promozione e protezione di tutti i diritti umani, civili, politici, economici, sociali e culturali, compreso il diritto allo sviluppo) e il suo punto 7 (la situazione dei diritti umani in Palestina e in altri territori arabi occupati);

Attività e organizzazione del CDU

1.  ribadisce il suo invito agli Stati membri dell'Unione europea ad opporsi attivamente a qualsiasi tentativo di minare i concetti di universalità, indivisibilità e interdipendenza dei diritti umani e li invita a incoraggiare attivamente il CDU a combattere allo stesso modo tutte le discriminazioni, qualunque sia il motivo su cui si basano;

2.  mette in guardia contro la strumentalizzazione del CDU; sottolinea l'importanza delle sue risoluzioni per paese per affrontare i casi gravi di violazione dei diritti umani; attira l'attenzione sull'importanza di valutare la situazione dei diritti umani in modo obiettivo, trasparente, non selettivo, costruttivo e non conflittuale, sulla base di informazioni attendibili derivanti da un dialogo interattivo, in condizioni di universalità e parità di trattamento per tutti gli Stati; invita gli Stati membri dell'UE a contribuire attivamente all'attuazione di questi principi concordati riguardanti il CDU;

3.  sottolinea l'importanza di affrontare le cause profonde dell'instabilità politica in taluni paesi attraverso politiche di sviluppo conformi agli Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo (OMS) e altre misure di carattere socioeconomico, politico e culturale suscettibili di creare un ambiente propizio per impedire la ripresa dei conflitti ed eliminare la povertà, incoraggiare lo sviluppo economico, sociale e culturale, creare capacità istituzionali e amministrative, migliorare la qualità della vita della popolazione e rafforzare lo Stato di diritto esclusivamente con mezzi pacifici;

4.  prende atto dell'elenco di candidati che sarà presentato dal gruppo consultivo per i mandati del CDU; deplora le dimissioni di un membro del gruppo di lavoro sulla questione dei diritti umani e delle società multinazionali e di altre imprese e sottolinea l'importanza di detto gruppo di lavoro ai fini dell'introduzione di norme vincolanti in materia di diritti umani all'interno delle imprese; si compiace delle priorità tematiche enunciate nella relazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite collegate ai diritti umani, segnatamente: consolidare i meccanismi riguardanti i diritti umani a livello internazionale; intensificare la parità e la lotta contro la discriminazione; combattere l'impunità e potenziare l'obbligo di rendiconto e lo Stato di diritto; integrare i diritti umani nello sviluppo e nella sfera economica; ampliare lo spazio economico e i meccanismi di allerta rapida e la protezione dei diritti umani in situazioni di conflitto, di violenza e di insicurezza; sottolinea l'importanza della priorità prevista per le migrazioni;

5.  plaude all'istituzione di un meccanismo sussidiario che prevede per gli esperti una competenza tematica in materia di diritti delle popolazioni autoctone composto di cinque esperti indipendenti; prende atto del fatto che il gruppo consultivo intende proporre al Presidente del Consiglio un elenco di candidati per sostituire uno dei cinque esperti indipendenti del meccanismo istituito dal gruppo di Stati dell'Africa, in cui mandato scade nel marzo 2015;

6.  constata che l'Arabia Saudita è membro del Consiglio per i diritti dell'uomo fino al 2016; condanna fermamente le violazioni generalizzate dei diritti umani perpetrate nel Regno dell'Arabia Saudita; rinnova il suo appello a favore dell'abolizione universale delle pena di morte e sollecita una moratoria immediata sull'esecuzione di pene di morte in detto paese; condanna il fatto che l'Arabia Saudita continui ad applicare la pena di morte per una vasta gamma di condotte considerate crimini nel paese, in particolare omosessualità, reati legati alla droga, apostasia, stregoneria; chiede con energia alle autorità saudite di porre fine alle pene corporali nel paese e a recepire nella legislazione nazionale le norme internazionali in materia di diritti umani; chiede altresì alle autorità saudite di rimettere immediatamente in libertà tutti i prigionieri di coscienza, in particolare il blogger Raif Badaoui;

7.  osserva inoltre che il Kazakistan è membro del CDU fino al 2015; esprime profonda preoccupazione per i resoconti secondo cui nel Kazakistan sono esercitate pressioni continue sulle organizzazioni della società civile e sulle organizzazioni sindacali indipendenti, come riportato nella dichiarazione di Maina Kiai, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione, dopo la sua recente visita in Kazakistan nel gennaio 2015; deplora l'incarcerazione protratta di detenuti politici, segnatamente Vladimir Kozlov, dirigente del partito di opposizione ALGA, Vadim Kuramshin, difensore dei diritti umani e militante per i diritti dei detenuti nonché il poeta e scrittore Aron Atabek; invita il CDU a sostenere attivamente la loro liberazione immediata e la liberazione di tutti i prigionieri arrestati e accusati per ragioni politiche; chiede al CDU di prendere una ferma posizione riguardo di diritti dei detenuti; invita le autorità kazache, specialmente perché il Kazakistan è membro dell'ufficio di presidenza del CDU per la sua 28a sessione, ad attuare pienamente le raccomandazioni del recente esame periodico universale delle Nazioni Unite (EPU) e del comitato contro la tortura (CAT) e a dimostrare il loro impegno a favore del miglioramento della situazione dei diritti umani nel paese;

Relazione annuale dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e relazioni dell'Alto commissariato e del Segretario generale

8.  accoglie con favore la relazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ((OHCHR); ritiene particolarmente rilevante il punto 5 di detta relazione, formulato come segue: "Le crescenti disparità e l'esclusione politica, economica e sociale dei gruppi emarginati hanno colpito la dignità e i diritti dei popoli in numerosi Stati e sono in gran parte all'origine dei disordini e dei conflitti citati in precedenza. I diritti economici, sociali e culturali, nonché il diritto allo sviluppo, sono stati compromessi dalle politiche di austerità che hanno pesato, in modo sproporzionato, sui poveri e sugli emarginati, assieme alla corruzione; c'è stato il rifiuto di accordare la priorità ai servizi pubblici e di riconoscere il diritto dei popoli a partecipare alle decisioni che condizionano la loro vita. I migranti hanno continuato a sopportare sofferenze profonde, i recenti eventi registrati in mare confermano il cinico disprezzo per la vita umana e per i diritti umani."; chiede all'Unione e agli Stati membri di mettere a disposizione sufficienti risorse umane, materiali e finanziarie destinate alle operazioni condotte all'unico scopo del salvataggio in mare; chiede all'Unione e agli Stati membri di predisporre vie legali per i richiedenti asilo, segnatamente tramite un aumento sostanziale dei posti per il reinsediamento dei rifugiati e la concessione di visti umanitari, nonché di definire canali di immigrazione legale economica;

9.  ritiene altrettanto fondamentale l'attenzione riservata nella relazione al rafforzamento della parità e alla lotta contro la discriminazione di tipo razziale, nei confronti delle minoranze, legata al sesso, all'orientamento o all'identità di genere o alla disabilità; sottolinea che in tale ambito anche l'Unione e i suoi Stati membri devono attuare le raccomandazioni dell'OHCHR;

10. prende atto della relazione di attività dell'OHCHR sulla situazione dei diritti umani in Colombia (A/HRC/28/3/Add.1, 2 e 3); plaude alla ripresa di negoziati di pace nel dicembre scorso e il ruolo assunto da Cuba per pervenire alla fine della guerra civile nel paese; constata tuttavia che la Colombia resta uno dei paesi più pericolosi al mondo per l'esercizio dell'attività sindacale e politica e che le violazioni dei diritti dell'uomo che colpiscono parimenti gli studenti, i militanti dei partiti dell'opposizione, i fittavoli, le donne e i minori godono di un'impunità pressoché totale; si oppone pertanto alla ratifica dell'accordo di libero scambio con tale paese; condanna fermamente il fatto che il Dipartimento amministrativo di sicurezza (DAS), che dipende direttamente dal Presidente della Repubblica, abbia proceduto ad intercettazioni sistematiche e abbia compiuto azioni illegali per discreditare alti magistrati, parlamentari di opposizione e difensori dei diritti umani; rammenta che anche la sottocommissione per i diritti umani del Parlamento europeo, alcune persone residenti in Europa e alcune ONG sono divenute bersaglio di tali trame; chiede che questi fatti gravi non restino impuniti; chiede all'Unione europea di applicare le raccomandazioni sulla Colombia contenute nel rapporto del Comitato contro la tortura;

11. si compiace del fatto che il Consiglio sia stato consultato sulla relazione dell'Alto commissario sulla questione dei diritti umani a Cipro; condanna di nuovo le violazioni ripetute dei diritti umani provocate del perdurare dell'occupazione del 37% del territorio della Repubblica di Cipro e la continua violazione del diritto internazionale umanitario per quaranta anni da parte della Turchia contro i ciprioti greci e i ciprioti turchi; esprime in particolare preoccupazione per la situazione dei rifugiati, delle persone nelle enclavi e dei parenti delle persone scomparse; condanna la privazione dell'accesso alla proprietà fondiaria e al relativo uso; condanna l'imposizione di misure di austerità contro i ciprioti turchi da parte della Turchia nelle zone sotto controllo militare, in violazione dei loro diritti economici e sociali fondamentali; chiede alle delegazioni dell'Unione e dei suoi Stati membri di denunciare tali continue violazioni, di condannare la presenza delle truppe turche e dei coloni, di sollecitare la fine immediata dell'occupazione del territorio cipriota da parte dell'esercito turco e anche della politica volta a modificare la composizione demografica della Repubblica di Cipro; sottolinea che tali violazioni costituiscono crimini di guerra; denuncia il trasferimento da parte della Turchia delle fosse comuni di persone sparite; chiede alla Turchia di autorizzare l'accesso a tutte le zone militari e agli archivi delle battaglie per procedere alla verifiche riguardo alle persone scomparse;

12. prende atto del punto "Favorire la riconciliazione e l'accertamento delle responsabilità e promuovere i diritti umani nello Sri Lanka"; ricorda che nel marzo 2014 il CDU ha impartito il mandato a una commissione d'inchiesta sulle violazioni dei diritti umani nello Sri Lanka, in particolare per quanto riguarda le ultime fasi della guerra civile, nel corso della quale sono stati brutalmente assassinati 40 000 civili (essenzialmente tamil); ritiene che una commissione d'inchiesta autentica e indipendente, impegnata a portare i responsabili dinanzi alla giustizia, anche nei gradi più elevati dell'esercito, sia una premessa ineludibile a un processo di riconciliazione degno di questo nome nello Sri Lanka; esprime la sua profonda insoddisfazione per il rinvio a fine 2015 della pubblicazione della relazione, prevista nel marzo 2015; sottolinea che a detta deplorazione si aggiunge il malcontento delle vittime e delle loro famiglie per la scarsa determinazione delle Nazioni Unite e dei governi degli Stati membri dell'Unione nelle inchieste di gravi accuse di genocidio e di impunità nello Sri Lanka; rimanda al riguardo alle grandi manifestazioni che si sono svolte nel nord dello Sri Lanka e altrove per sollecitare le pubblicazione immediata della relazione e invita il CDU e rivedere la sua decisione; prende nota dell'impegno del governo recentemente rieletto dello Sri Lanka a collaborare con il CDU; insiste tuttavia che detta collaborazione deve essere utile e concorrere al processo di riconciliazione; insiste sulla necessità che il governo dello Sri Lanka adotti urgenti misure per porre fine alla militarizzazione del nord e dell'est dell'isola, scarcerare tutti i prigionieri politici e annullare tutte le restrizioni, comprese le interdizioni a viaggiare e le pressioni sui militanti politici, e garantire il libero esercizio dei diritti democratici;

13. prende atto del punto sulla situazione dei diritti umani in Iraq vista le violazioni perpetrate dall'organizzazione denominata "Stato islamico dell'Iraq e del Levante" e dai gruppi a essa associati; condanna fermamente gli attacchi scagliati da detta organizzazione contro i popoli e gli Stati iracheno e siriano, la pratica delle esecuzioni sommarie, la distruzione e le violenze contro le popolazioni civili; esprime la propria sentita solidarietà e la sue condoglianze alle famiglie delle vittime; chiede la liberazione immediata e senza condizioni degli ostaggi catturati da questo gruppo terrorista;

14. ritiene particolarmente importante la relazione redatta dopo la riunione dibattito sul diritto alla vita privata nell'epoca digitale; deplora che le tecnologie e i servizi dell'informazione e della comunicazione, segnatamente europee, siano utilizzati in paesi terzi per violare i diritti umani, segnatamente a fini di censura e sorveglianza di massa; condanna nello stesso modo lo spionaggio di massa su milioni di persone attuato della National Security Agency degli Stati Uniti; esprime la sua preoccupazione per la diffusione di tecnologie di sorveglianza e di filtro, che costituiscono una minaccia crescente per i militanti dei diritti umani e spesso violano il diritto alla vita privata; chiede che tali preoccupazioni siano considerate nell'esame del punto da parte della sessione;

Promozione e protezione di tutti i diritti dell'uomo, civili, politici, economici, sociali e culturali, compreso il diritto allo sviluppo

Diritti economici, sociali e culturali

15. plaude all'importanza accordata in occasione della 28a sessione del CDU alla promozione e alla protezione dei diritti economici e sociali e alla questione dell'interdipendenza dei diritti umani; sottolinea nuovamente la necessità di trattare su un piede di parità i diritti economici, sociali, culturali, civici e politici; insiste sul fatto che gli elevati tassi di disoccupazione, l'aumento della povertà e dell'esclusione sociale, l'accesso sempre più difficile a servizi pubblici a prezzi accessibili nei settori dalla sanità, dell'istruzione, dell'alloggio, dei trasporti e della cultura nonché il degrado della qualità di tali servizi, rappresentano sfide di grande rilevanza; rileva che le privatizzazioni e la liberalizzazione hanno contribuito al peggioramento dell'accesso a taluni di questi diritti, che occorre invertire tale tendenza e che una migliore distribuzione della ricchezza, salari adeguati e un'occupazione di qualità sono mezzi importanti per risolvere tali problemi; constata allo stesso modo che i piani di austerità introdotti sia negli Stati membri dell'Unione sia in altri paesi, anche sotto la pressione dell'Unione, non fanno che accentuare le disparità e la povertà;

16. sottolinea inoltre che l'introduzione della democrazia (clausola sui diritti umani) negli accordi di libero scambio firmati dall'Unione con paesi terzi è stata un fallimento, non solo perché sono stati a malapena considerati, ma anche perché detti accordi di libero scambio hanno perfino portato a violazioni dei diritti economici e sociali, all'impoverimento delle comunità interessate e alla monopolizzazione delle risorse da parte delle multinazionali; ritiene che, oltre a dette clausole, sia necessario applicare nuove forme di cooperazione al fine di facilitare lo sviluppo economico e sociale dei paesi terzi sulla base delle esigenze dei loro popoli; ritiene che il CDU, oltre all'impatto dei piani di austerità sui diritti umani, debba esaminare e denunciare anche gli effetti degli attuali accordi di libero scambio;

17. rileva che il Forum economico mondiale che si riunisce tutti gli anni a Davos ha messo in evidenza nel 2015 il fatto che l'1% degli abitanti del pianeta possiede il 48% della ricchezza, rispetto al "solo" 44% nel 2009 e sottolinea che la soglia del 50% dovrebbe essere varcata nel 2016; sottolinea che la crisi ha confermato i pericoli dell'attuale sistema economico e politico e che essa ha aggravato le disuguaglianze sociali, già prima drammatiche, a vantaggio dei redditi più elevati, cresciuti vertiginosamente rispetto ai redditi medi; ritiene che la questione della ripartizione della ricchezza nel mondo dovrebbe profilarsi come la priorità assoluta della 28a sessione del CDU dato che rappresenta il principale ostacolo alla realizzazione dei diritti economici e sociali e che le delegazioni dell'Unione e dei suoi Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure necessarie al fine di pervenire a tale obiettivo;

18. plaude all'importanza data "all'alloggio quale elemento di diritto a livello di una vita sufficiente"; chiede alle delegazioni dell'Unione e degli Stati membri di promuovere l'accesso a un alloggio di qualità per tutti, senza discriminazioni, come un diritto fondamentale, e procedere a una valutazione dell'accesso all'alloggio nell'Unione (soprattutto dall'inizio della crisi e dall'instaurazione di misure di austerità) onde impegnarsi a risolvere tale problema endemico che si è ulteriormente aggravato negli ultimi anni; ribadisce inoltre che restano necessarie la reintegrazione degli alloggi vuoti e la moratoria degli sfratti al fine di far fronte all'attuale crisi in alcuni Stati membri;

19. plaude in modo analogo alla relazione sul "diritto all'alimentazione" e la proroga di tre anni del mandato del relatore speciale, cosicché possa continuare a lavorare sulle ripercussioni della crisi alimentare mondiale sull'attuazione di tale diritto; sottolinea che gli Stati membri delle Nazioni Unite dovrebbero promuovere maggiormente l'accesso alle risorse naturali e vitali, l'accesso alle terre nonché la sovranità e la sicurezza alimentari quali mezzi per ridurre la povertà e la disoccupazione; deplora che un numero considerevole di persone non hanno o non hanno più accesso a talune risorse, come pure a beni fondamentali quali l'acqua, a causa dell'accaparramento di tali risorse da parte di imprese o entità private che possono beneficiare del sostegno delle autorità politiche degli Stati interessati, la qual cosa provoca in particolare penurie alimentari e l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari; chiede quindi alle delegazioni dell'Unione europea e degli Stati membri di prendere le misure necessarie per porre termine all'accaparramento delle risorse, in particolare di terre, segnatamente a opera delle imprese europee, e di avanzare proposte nelle sedi e nelle conferenze internazionali e regionali (Banca mondiale, OMC, CNUCED, FMI, OCSE, ecc.) ai fini del riconoscimento dei beni pubblici fondamentali e del loro inserimento in una specifica convenzione dell'ONU; chiede inoltre all'UE e ai suoi Stati membri di sostenere la risoluzione n. 64/292 del 28 luglio 2010 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sul riconoscimento dell'acqua come diritto fondamentale e di fare tutto il possibile affinché tale risoluzione venga attuata e abbia forza vincolante;

20. sottolinea l'importanza del punto relativo agli "Effetti del debito estero e degli obblighi finanziari internazionali connessi degli Stati sul pieno esercizio di tutti i diritti umani" e esprime inquietudine perché il pagamento "degli interessi sul debito" degli Stati riguarda la maggioranza dei paesi e serve da pretesto per l'attuazione di piani di austerità denominati "piani di adeguamento strutturale"; ribadisce la sua posizione, specialmente nell'attuale contesto di crisi economica e sociale, a favore dell'annullamento del debito dei paesi del terzo mondo ma anche dei paesi (segnatamente degli Stati membri dell'Unione) in maggiori difficoltà onde evitare l'aggravamento della crisi e garantire il godimento effettivo dei diritti economici, sociali e culturali;

21. ritiene che, viste le sue responsabilità e quelle di taluni Stati membri, nelle condizioni economiche, sociali e politiche che hanno portato ai sollevamenti popolari nei paesi detti della "primavera araba", l'Unione europea debba sostenere le istituzioni di questi paesi nelle realizzazione di audit sui loro debiti e specialmente di quelli europei al fine di individuare la quota illegittima dei debiti di cui la popolazione non ha tratto vantaggio; aggiunge che l'Unione e i suoi Stati membri devono fare ogni cosa per permettere l'annullamento rapido di tali debiti illegittimi; sollecita nuovamente l'UE e i suoi Stati membri a compiere ulteriori sforzi significativi per facilitare la restituzione in tempi ragionevoli dei beni sottratti dai precedenti regimi ai popoli dei paesi della Primavera araba; esprime preoccupazione per la continuità degli orientamenti dei partenariati rispetto alle discussioni condotte in precedenza;

22. sottolinea il fatto che le politiche in tema di migrazione dell'Unione, così come il sostegno a regimi non democratici col pretesto di una "buona governance" e ad accordi di partenariato puramente economico, sono lesivi dei diritti dell'uomo e della credibilità dell'Unione sul piano internazionale; condanna in tale contesto il "processo di Khartoum" avviato dalla Presidenza italiana dell'Unione e la realizzazione futura di un'iniziativa sulla rotta migratoria UE-Corno d'Africa, che comporta una cooperazione particolare con i regimi eritreo e sudanese; invita ancora una volta gli Stati membri dell'Unione europea ad attuare le clausole di "democrazia e diritti dell'uomo" in tutti gli accordi internazionali, a prescindere dalla loro natura, e a garantire il rispetto dei diritti umani nelle proprie politiche interne ed esterne, altrimenti la posizione dell'Unione in seno al CDU e in qualsiasi altra sede internazionale in cui ci si occupa dei diritti umani risulterebbe indebolita;

Diritti civili e politici

23. invita tutti gli Stati a lottare contro la tortura anche all'interno del territorio nazionale; chiede alle delegazioni dell'Unione e a degli Stati membri di includere nella discussione sulla tortura e le altre pene e trattamenti inumani e degradanti la questione del divieto del commercio di prodotti che possono servire a fini di tortura all'interno e all'esterno dell'Unione;

24. sottolinea l'importanza di continuare il lavoro sulle pratiche mondiali concernenti in particolare il ricorso alla detenzione segreta nel quadro della lotta contro il terrorismo; chiede agli Stati membri dell'Unione europea di garantire un seguito adeguato dei rapporti esistenti, conformemente alle posizioni adottate anteriormente dal Parlamento europeo in materia, soprattutto nelle sue risoluzioni sull'utilizzo da parte della CIA di paesi europei per il trasporto, la detenzione illegale e le torture di prigionieri; condanna nello stesso modo l'utilizzazione sistematica della tortura da parte degli Stati Uniti nella base militare di Guantánamo; sottolinea nuovamente il carattere illegale di tale base e ne esige la chiusura immediata, unitamente alla restituzione a Cuba di tutto il suo territorio;

25. invita le delegazioni dell'Unione e dei suoi Stati membri a riaffermare la loro posizione contro la pena di morte e a favore della sua abolizione universale e dell'attuazione di una moratoria immediata nei paesi in cui è ancora praticata; esprime preoccupazione perché diversi paesi che aveva sospeso la pena capitale hanno ripreso le esecuzioni capitali;

26. insiste sulla necessità di affrontare, nel corso della sessione del CDU, la questione della libertà di associazione e della lotta contro tutte le forme di repressione, compreso l'assassinio di sindacalisti, di militanti politici e associativi, di artisti e di difensori dei diritti umani;

27. prende atto della relazione sulla libertà di religione o di opinione e ricorda che essa presuppone sia il diritto di credere e di non credere, sia quello di promuovere le convinzioni religiose e di cambiarle; sottolinea di nuovo la sua adesione alla laicità in quanto caratteristica fondamentale degli Stati e di talune culture, che si definisce come rigorosa separazione tra autorità politiche e religiose, il che comporta che sia respinta ogni ingerenza religiosa nel funzionamento del governo e ogni interferenza politica negli affari religiosi, salvo per mantenere le regole di sicurezza e ordine pubblico (compreso il rispetto della libertà altrui) e per garantire a tutti (credenti, agnostici e atei) pari libertà di coscienza e l'espressione pubblica dei propri convincimenti;

Diritti dei popoli e di determinati gruppi e individui

28. sottolinea nuovamente il diritto inalienabile dei popoli a disporre di se stessi e a scegliere i propri orientamenti politici, economici e sociali senza ingerenza esterna; chiede all'Unione europea e ai suoi Stati membri, in occasione della 28a sessione del CDU, di promuovere risolutamente tale diritto invece delle attuali politiche; respinge inoltre l'imposizione di sanzioni da parte dell'Unione e degli Stati Uniti contro paesi terzi al fine di proteggere i propri interessi geopolitici ed economici a prescindere dalla situazione umanitaria;

29. esprime preoccupazione per il deterioramento della situazione dei difensori dei diritti umani, degli attivisti, delle organizzazioni e delle istituzioni che si occupano di tali diritti, nonché dei giornalisti, in vari modi e a vari livelli, in tutto il mondo, compresa l'Unione;

30. sottolinea l'importanza del rispetto dei diritti fondamentali dei popoli indigeni e tribali definiti nella convenzione 169 dell'OIL; è profondamente preoccupato per la situazione del popolo mapacho e dei popoli autoctoni in paesi come il Guatemala; condanna la repressione diretta contro i dirigenti autoctoni e l'assassinio di dirigenti sindacali e chiede che la Commissione internazionale delle Nazioni Unite contro l'impunità in Guatemala non decada nel settembre 2015;

31. plaude all'importanza accordata ai diritti del fanciullo in occasione di questa 28a sessione e alla volontà di prolungare, a seguito dell'adozione della risoluzione 25/6, di tre anni il mandato della Relatrice speciale sulla vendita di bambini, la prostituzione e la pornografia che mette in scena i minori; si compiace allo stesso modo del fatto che il Consiglio abbia previsto, nel corso di detta 28a sessione, una giornata di discussione che, ai sensi della risoluzione 25/6, sarà riservata al tema "Verso un miglior investimento nei diritti del fanciullo" e verterà sui mezzi per accelerare l'azione internazionale volta a por fine alle violenze sui minori;

32. invita l'Unione e i suoi Stati membri ad adoperarsi in via prioritaria a favore di azioni concrete del CDU destinate a porre fine alle violazioni dei diritti umani nei confronti dei civili e soprattutto delle donne e dei minori in situazioni di guerra e di conflitti violenti; chiede che siano attuate azioni prioritarie per porre fine al reclutamento di bambini soldato e assicurarne la protezione;

33. respinge il ricorso alla nozione di "responsabilità di proteggere", in quanto viola il diritto internazionale e non offre una base giuridica sufficiente per giustificare l'uso unilaterale della forza, in numerosi casi con l'obiettivo di un cambiamento di regime; condanna l'ipotesi unilaterale di poliziotto mondiale che Stati potenti come gli Stati Uniti o organismi come la NATO si attribuiscono; condanna altresì gli attacchi aerei cosiddetti "selettivi" e l'introduzione di truppe straniere di terra; denuncia il tentativo della NATO di sostituirsi nei compiti di pacificazione e di stabilizzazione allorché non possono essere attuati attraverso un ampio consenso nell'ambito dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite; esprime la sua profonda preoccupazione per il numero crescente di casi di reclutamento di minori e di giovani; ribadisce la necessità di proteggere in particolare i bambini e le donne coinvolti nei conflitti armati;

Interdipendenza dei diritti dell'uomo e delle questioni tematiche relative ai diritti dell'uomo

34. ritiene estremamente importante il punto relativo alla "Protezione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nella lotta contro il terrorismo"; è fortemente preoccupato per il deterioramento dei diritti umani e delle libertà pubbliche con il pretesto della lotta contro il terrorismo e, sempre più, di forme gravi di criminalità, senza che tali concetti vengano chiaramente definiti, sia all'interno dell'Unione sia attraverso accordi specifici con taluni Stati in cui non vengono applicate le norme in materia di diritti umani; è particolarmente preoccupato per la violazione delle norme relative alla protezione dei dati e al rispetto della vita privata;

35. deplora il fatto che la comunità internazionale non abbia ancora avviato negoziati per la conclusione di un accordo internazionale sulla protezione dei dati di carattere personale che potrebbe ispirarsi alla Convenzione 108 del Consiglio d'Europa e invita la delegazione dell'Unione e quelle degli Stati membri a operare per l'elaborazione di un siffatto quadro in cooperazione con i loro omologhi internazionali;

36. condanna il vasto ricorso, in materia di politiche cosiddette di sicurezza, a imprese militari o di sicurezza privata trattandosi di competenze sovrane di pertinenza esclusiva degli Stati; chiede all'Unione europea e ai suoi Stati membri di intensificare gli sforzi per porre fine a tali pratiche; ritiene che le imprese militari e di sicurezza privata debbano applicare in questo settore e sotto la responsabilità degli Stati le norme in materia di diritti dell'uomo, in particolare per quanto riguarda la protezione dei dati e il rispetto della vita privata; ritiene che, dal momento che si tratta del trasferimento di missioni di servizio pubblico, gli Stati così come le imprese devono essere ritenuti responsabili delle violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario commesse dal personale di tali imprese;

37. insiste inoltre sul fatto che la scarsa regolamentazione, l'opacità e l'assenza di controlli in materia di commercio di armi hanno provocato sofferenze umane, alimentato i conflitti armati, l'instabilità e la corruzione, fatto abortire i processi di pace e condotto al rovesciamento di governi democraticamente eletti e alla violazione dello stato di diritto, dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale umanitario; insiste pertanto affinché tale questione sia trattata nel corso della sessione;

38. ritiene parimenti estremamente importante il punto relativo ai diritti dell'uomo e all'ambiente e reputa che esso sia intrinsecamente connesso con i diritti dei popoli a disporre delle proprie risorse naturali, delle terre e di un sistema ambientale sostenibile; ritiene pertanto fondamentale la ratifica e l'attuazione da parte di tutti dell'accordo di Kyoto, come pure di altre convenzioni internazionali che consentano di godere effettivamente di tali diritti;

Situazioni relative ai diritti umani che necessitano dell'attenzione del Consiglio

39. prende nota delle decisioni del Consiglio di prolungare il mandato della commissione internazionale indipendente di indagine 25/23 incaricata di indagare su tutte le violazioni del diritto internazionale e dei diritti dell'uomo commesse a partire da marzo 2011; denuncia con fermezza l'uso di armi chimiche contro il popolo siriano; deplora il fallimento di Ginevra II e sottolinea che il futuro destino della Siria deve risolutamente appartenere al popolo siriano; è favorevole ad una soluzione politica al conflitto, accettata dai siriani, senza alcun tipo di intervento straniero, che consentirebbe un dialogo nazionale inclusivo inteso ad affrontare in modo efficace le legittime aspirazioni e le preoccupazioni del popolo siriano in materia di cambiamenti politici e democratici;

40. constata che la situazione dei diritti umani in Iran continua a deteriorarsi; nota che la repressione nei confronti dei manifestanti e dissidenti pacifici (compresi studenti, universitari, difensori dei diritti dell'uomo), dei o delle militanti dei diritti della donna, dei giuristi, dei giornalisti, dei blogger e dei religiosi è moneta corrente in tale paese; sottolinea il ruolo primordiale che la comunità internazionale deve svolgere per garantire la pace; si dichiara profondamente preoccupato per il persistente degradarsi dei diritti umani in Iran, il numero crescente di prigionieri politici e di detenuti per reati di opinione, il numero sempre elevato di esecuzioni, comprese quelle di minori, la tortura, i processi iniqui e le somme esorbitanti richieste come cauzione, nonché le severe restrizioni alla libertà d'informazione, di espressione, di riunione, di religione, di istruzione e di movimento; plaude alla decisione del Consiglio di prorogare per un anno il mandato del Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell'Iran;

41. riconosce il persistere delle riforme politiche e civili dei diritti in atto in Birmania, ma esorta le autorità a intensificare i propri sforzi, soprattutto attraverso la liberazione dei prigionieri politici, e a lottare con urgenza contro la violenza intercomunitaria; esprime profonda preoccupazione per la violenza nello Stato di Rakhine, che è una conseguenza di lunga data delle politiche discriminatorie nei confronti dei Rohingyas; plaude alla proroga di un altro anno del mandato del Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania;

42. deplora il fatto che la situazione in America latina, in particolare in Honduras e in Paraguay, non rientri in tale discussione; chiede che la situazione dei diritti dell'uomo in Honduras e in Paraguay formi oggetto, a seguito dei colpi di Stato, di un monitoraggio reale e che sia fatto di tutto per ristabilire la democrazia e lo Stato di diritto in tali paesi; invita la delegazione dell'Unione e quelle dei suoi Stati membri a operare a favore di una condanna dei colpi di Stato, a non riconoscere i governi "de facto" e ad esigere che i colpevoli vengano giudicati; chiede altresì che venga avviata un'inchiesta sui tentativi di colpo di Stato in altri paesi dell'America latina (come in Ecuador o in Venezuela) e che sia fatta luce sulle responsabilità di tutti, compresi i paesi terzi;

43.deplora allo stesso modo che la questione dei diritti dell'uomo in Messico non venga esaminata nel corso di tale sessione, mentre le scomparse e le esecuzioni extragiudiziarie, compreso un gran numero di femminicidi, si moltiplicano e la responsabilità delle autorità è stata acclarata; è estremamente preoccupato per l'impunità che regna in Messico, paese in cui sono scomparse più di 22 000 persone, più della metà delle quali nel corso degli ultimi anni, mentre il 98 % dei reati resta impunito; condanna la criminalizzazione e la repressione degli studenti, dei giornalisti, degli attivisti sociali, dei leader contadini e sindacali nel paese, comprese le scomparse e gli assassinî; chiede che la delegazione dell'Unione e quelle degli Stati membri alla 28a sessione sostengano le richieste delle ONG volte a far sì che il procuratore della CPI e il Tribunale dell'Aja annettano particolare attenzione ai crimini commessi in Messico e aprano, se del caso, un'indagine internazionale;

44. deplora allo stesso modo il fatto che la questione dei diritti umani in Turchia non figuri iscritta all'ordine del giorno; è particolarmente preoccupato per il degradarsi della situazione democratica in tale paese e l'escalation della repressione nei confronti dei democratici, degli eletti e dei militanti dei partiti politici, dei sindacalisti, dei giornalisti, dei difensori dei diritti dell'uomo e degli artisti; constata che tale repressione colpisce in particolare i curdi; chiede alla delegazione dell'Unione di vigilare affinché se ne discuta nel corso della 22a sessione del CDU e venga fornito un sostegno esplicito alla ripresa delle discussioni sul processo di pace;

45. chiede allo stesso modo che nelle situazioni che necessitano dell'attenzione del Consiglio venga trattata la questione dell'Egitto; è vivamente preoccupato per l'attacco generalizzato ai diritti dell'uomo in tale paese; è inquieto per la legge che limita le manifestazioni e chiede all'Egitto di rispettare i propri obblighi internazionali in materia di diritti dell'uomo; ricorda che partecipare a proteste pacifiche o esprimere critiche nei confronti del governo non dovrebbero costituire motivo di detenzione o di azione penale; chiede alle autorità egiziane di porre fine a tutte le forme di vessazione e repressione, anche a livello giudiziario, nei confronti di attivisti, giornalisti, membri dell'opposizione politica, difensori dei diritti umani e sindacalisti; esprime profonda preoccupazione per l'uso deliberato delle sentenze capitali collettive come strumento di persecuzione arbitraria e a sfondo politico da parte dello Stato, finalizzato a reprimere il dissenso politico;

46. è altresì particolarmente inquieto per le condizioni in cui rischiano di svolgersi le future elezioni, in particolare in Sudan e nel Burundi; ricorda la stringente necessità che il voto e le relative modalità di organizzazione formino sistematicamente oggetto di ampio consenso tra governi, opposizioni e società civili; chiede che il sostegno internazionale alle elezioni sia tassativamente subordinato al rispetto dei diritti dell'uomo, alla cessazione immediata di eventuali conflitti e allo svolgimento di un processo trasparente, libero e equo;

Situazione dei diritti umani in Palestina e negli altri territori arabi occupati

47. plaude alla particolare attenzione rivolta in occasione della 28a sessione alla situazione dei diritti umani in Palestina e negli altri territori arabi occupati, in particolare per quanto riguarda il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione e la costituzione di uno Stato indipendente e vitale sulla base delle frontiere del 1967; incoraggia vivamente la delegazione dell'Unione a condannare ogni forma di colonialismo, in particolare in Palestina, sia in Cisgiordania sia a Gerusalemme est;

48. denuncia la politica di continua espansione delle colonie e di occupazione portata avanti da Israele in Cisgiordania e a Gerusalemme est, in violazione del diritto internazionale; condanna fermamente le espulsioni delle comunità beduine dalle loro terre ancestrali nel Neghev e nei dintorni di Gerusalemme est, così come la politica di trasferimento forzoso perseguita da Israele nei confronti dei beduini; denuncia le sistematiche demolizioni delle case palestinesi come strumento di punizione di massa e di colonizzazione; sottolinea che questa politica costituisce un'appropriazione delle terre palestinesi, una privazione dell'uso dei terreni agricoli e la distruzione delle comunità; denuncia la politica volta a distruggere la possibilità di uno Stato palestinese con Gerusalemme est come capitale, conformemente alle risoluzioni dell'ONU; chiede alle delegazioni degli Stati membri e dell'Unione di denunciare senza indugio la politica israeliana, di pretendere che venga immediatamente interrotta e di adottare tutte le misure necessarie a tal fine;

49. ricorda l'importanza della relazione delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi, che denuncia il fatto che "la politica di Israele in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza sembra portare all'apartheid, a causa della sistematica oppressione del popolo palestinese e dell'espropriazione de facto delle sue terre", la violazione da parte delle forze israeliane dei diritti fondamentali dei palestinesi nonché la pulizia etnica attuata a Gerusalemme est, con il tentativo delle autorità israeliane di giudaizzare la città di Gerusalemme per appropriarsene; sottolinea che dopo sei anni di indagini sul campo, il responsabile Richard Falk ha formulato osservazioni allarmanti sulla situazione dei palestinesi, denunciando con forza l'occupazione israeliana; sottolinea che il responsabile propone una soluzione al fine di punire lo Stato per i suoi comportamenti: il boicottaggio dei suoi prodotti;

50.  plaude alla pubblicazione della relazione di Amnesty International che condanna gli atti di violenza perpetrati dai soldati israeliani in Cisgiordania e che ricorda la brutale occupazione israeliana dei territori palestinesi; sottolinea che, secondo diverse relazioni, il trattamento dei palestinesi da parte dell'esercito israeliano è assimilabile a un crimine di guerra; denuncia la complicità dei rappresentanti della professione medica con l'esercito israeliano nei maltrattamenti dei detenuti palestinesi;

51.  condanna la situazione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane; chiede allo Stato d'Israele di porre immediatamente fine alla pratica della detenzione di massa, alle detenzioni amministrative, ai trasferimenti dei prigionieri politici al di fuori dei territori occupati, privandoli delle visite dei familiari, ai maltrattamenti e alle torture nonché al rifiuto di cure mediche adeguate e opportune, che costituiscono palesi violazioni del diritto internazionale; ribadisce la sua condanna di ogni forma di tortura e maltrattamento; chiede a Israele di garantire immediatamente il rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, a cui tale Stato aderisce; denuncia la detenzione e i maltrattamenti dei minori e chiede il rilascio immediato delle donne e dei minori detenuti; denuncia il trattamento dei minori da parte dei tribunali israeliani;

52. condanna la condizione dei prigionieri palestinesi e ne chiede la liberazione; ribadisce la risoluzione del 14 marzo 2013 che invitava il governo israeliano a rispettare i diritti dei prigionieri palestinesi e a proteggerne la salute e la vita; esprime preoccupazione per la sorte dei prigionieri palestinesi detenuti senza accusa; sottolinea che tali detenuti dovrebbero formare oggetto di un atto di accusa e di un processo e beneficiare in questo ambito di garanzie giudiziarie, conformemente alle norme internazionali, ovvero di essere rapidamente liberati; esprime la sua viva inquietudine per la condizione e la salute dei detenuti palestinesi che attuano un lungo sciopero della fame e invita Israele a fornire agli scioperanti un accesso senza restrizione a cure mediche appropriate;

53.  chiede l'imposizione di un embargo sulle armi contro lo Stato di Israele, alla luce delle violazioni dei diritti umani praticate dal paese; invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a cessare qualsiasi forma di cooperazione con Israele nel quadro dell'EDA e di Orizzonte 2020; condanna l'aggressione condotta in Israele in luglio e agosto 2014 e i numerosi crimini di guerra perpetrati contro la popolazione della Striscia di Gaza; chiede l'immediata fine del blocco della Striscia di Gaza;

54. deplora che la questione del Sahara Occidentale non sia all'ordine del giorno della 28a sessione del CDU; sottolinea nuovamente che il conflitto del Sahara occidentale è una questione coloniale e che secondo il diritto internazionale il Regno del Marocco non ha alcuna sovranità sul Sahara Occidentale ed è quindi considerato come potenza occupante; condanna le persistenti violazioni dei diritti umani del popolo sahrawi e invita a proteggere i diritti fondamentali del popolo del Sahara Occidentale, ivi compresa la libertà di associazione, di espressione e il diritto a manifestare; esige il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici sahrawi; sottolinea la necessità di un monitoraggio internazionale della situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale; esorta il Marocco e il Fronte Polisario a continuare i negoziati per una soluzione pacifica e duratura del conflitto in questa regione e ribadisce i diritti all'autodeterminazione del popolo sahrawi, che deve essere decisa ricorrendo a un referendum democratico, nel rispetto delle pertinenti risoluzioni 34/37 e 35/19 delle Nazioni Unite;

Razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza associata – seguito e attuazione della dichiarazione e del programma d'azione di Durban

55. si compiace dell'importanza annessa a tali questioni in occasione della 28a sessione del CDU; condanna le violenze razziste, antisemite, omofobe, xenofobe e contro i migranti, che hanno raggiunto livelli allarmanti in taluni Stati membri, in assenza di azioni decise da parte delle autorità; è allarmato per la crescente diffusione di discorsi di incitamento all'odio e di stigmatizzazione nei confronti delle minoranze e dei gruppi e per la loro sempre maggiore influenza nell'ambito dei media e di molti movimenti e partiti politici, rilevati anche fra i vertici dei responsabili politici di taluni Stati membri e che hanno anche portato a legislazioni restrittive;

56. deplora che le discriminazioni nei confronti della donna non siano trattate come punto specifico dell'ordine del giorno della conferenza; sottolinea che l'accesso universale alla salute e alle cure riproduttive deve rimanere una priorità politica, compreso l'accesso gratuito all'educazione sessuale, ai metodi di contraccezione e al diritto all'aborto; sottolinea che l'eliminazione della violenza contro le donne e le giovani, nonché la lotta contro lo sfruttamento sessuale e la tratta di esseri umani, devono costituire delle priorità ed avere come obiettivo la parità fra uomini e donne; chiede pertanto al CDU e alla comunità internazionale di attuare i processi CIPS+20, Pechino +20 e Rio +20; sottolinea parimenti l'importanza del fatto che gli Stati membri dell'UE attuino la raccomandazione del CDU del 2002 sulla protezione internazionale per quanto riguarda la persecuzione specificamente legata al sesso, in particolare nel contesto della politica di immigrazione;

57. si rammarica allo stesso modo del fatto che le questioni relative ai diritti delle persone LGBTI non siano affrontate in questa conferenza; condanna le violenze e le discriminazioni a cui sono soggette le persone LGBTI nel mondo; condanna in particolare la sterilizzazione forzata dei transessuali che persiste in vari Stati, compresa l'Unione europea; chiede la fine immediata di questa violazione dei diritti umani; invita la comunità internazionale a riflettere su come adeguare il diritto di famiglia all'evoluzione delle mode e delle forme della famiglia di oggi, compresa la possibilità di unione e di adozione per persone dello stesso sesso; sottolinea che le lesbiche subiscono spesso discriminazioni su una base multipla (come donne e come lesbiche) e che le azioni a favore della parità per le persone LGBTI devono andare di pari passo con le azioni per la parità delle donne e delle giovani, per pervenire a detta parità e alla non discriminazione;

58. si dichiara preoccupato per il recente aumento di leggi, pratiche e atti di violenza nei confronti delle persone sulla base del loro orientamento sessuale e del loro sesso; incoraggia una più stretta sorveglianza della situazione in Nigeria e in Gambia, dove le leggi anti LGBTI di recente introdotte minacciano la vita delle minoranze sessuali; esprime viva preoccupazione per le leggi cosiddette "antipropaganda" limitative della libertà di espressione e di riunione, esistenti in Russia e in Lituania o che sono attualmente allo studio al parlamento kirghiso; si compiace della risoluzione del CDU sulla lotta contro la violenza e la discriminazione basata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, approvata il 26 settembre 2014; deplora l'adozione da parte del CDU della risoluzione sulla protezione della famiglia del 26 giugno 2014, che rischia di compromettere il principio dei diritti umani universali e indivisibili; ribadisce il suo sostegno al proseguimento dei lavori dell'Alto Commissario per i diritti dell'uomo onde promuovere e proteggere il godimento di tutti i diritti dell'uomo da parte delle persone LGBTI, soprattutto attraverso dichiarazioni, relazioni e la campagna "Libertà e Parità"; incoraggia l'Alto Commissario delle Nazioni Unite a continuare a lottare contro le leggi e le pratiche discriminatorie;

Assistenza tecnica e rafforzamento delle capacità

59. prende nota del punto sulla cooperazione tecnica nel campo dei diritti umani in Afghanistan; invita la delegazione dell'Unione e quelle dei suoi Stati membri a denunciare il fatto che l'occupazione dell'Afghanistan da parte della NATO non ha migliorato la situazione dei diritti umani in tale paese; chiede al CDU di attivarsi ai fini dell'avvio di una commissione d'inchiesta sotto l'egida dell'ONU e di un processo per i crimini di guerra, le atrocità e gli assassinî di civili perpetrati in Iraq e in Afghanistan nell'ambito delle competenze della CPI;

60. prende altresì nota del punto relativo all'assistenza tecnica alla Libia nel settore dei diritti dell'uomo; condanna allo stesso modo l'intervento armato in Libia sotto l'ombrello NATO e sottolinea che la situazione, lungi dallo stabilizzarsi, sembra viceversa degradarsi a seguito della "fine ufficiale" della guerra che ha determinato una divisione del paese, l'incapacità dello Stato di impedire la violenza, l'escalation dei crimini razzisti, un'assenza di giustizia e di democrazia; auspica che il CDU possa condurre un'inchiesta indipendente e imparziale sulla situazione dei diritti umani nel paese per far luce sulla responsabilità di tutte quante le forze che hanno partecipato al conflitto; chiede l'immediata cessazione della cooperazione fra le autorità libiche e la missione Eurobam di attività di assistenza in materia di controllo delle frontiere, che istruisce le forze militari e di polizia e fornisce loro attrezzature ad alta tecnologia per contrastare la partenza di migranti e profughi in un paese che si trova in una situazione di diffusa guerriglia e dove la tutela dei diritti dei migranti e dei profughi non è garantita; chiede che siano intraprese d'urgenza azioni di sostegno coordinate nei confronti della società civile e delle autorità e che esse favoriscano la creazione di un sistema di asilo nazionale e di accoglienza dei migranti rispettoso dei diritti dei richiedenti asilo, dei profughi e dei migranti;

61. prende nota del punto relativo "all'assistenza tecnica e al rafforzamento delle capacità nel settore dei diritti dell'uomo nel Sud Sudan"; esprime profonda inquietudine quanto all'attuale conflitto, che miete vittime tra i civili e arruola con la forza i bambini; invita a un immediato cessate il fuoco tra le due parti in lotta e è favorevole a una mediazione neutra che permetta di giungere a un accordo in tempi brevi; appoggia la richiesta della società civile per una soluzione politica e pacifica; sollecita una risoluzione politica non violenta delle divergenze interne, nonché il disarmo e lo smantellamento delle milizie; invita a prestare maggiori aiuti umanitari alla popolazione civile intrappolata nel conflitto e a quanti fuggono dalla regione; esorta entrambe le parti a concedere un accesso privo di ostacoli alle agenzie delle Nazioni Unite che forniscono tali aiuti; chiede all'Unione europea e ai suoi Stati membri di aumentare i fondi destinati ai paesi vicini onde aiutarli a far fronte all'arrivo di profughi sul loro territorio; invita l'UE e i suoi Stati membri ad aprire le loro frontiere ai profughi in fuga dalla crisi che imperversa in Sud Sudan;

62. prende nota del punto relativo al rafforzamento delle capacità e alla cooperazione tecnica con la Costa d'Avorio nel settore dei diritti dell'uomo; ritiene che anche in questo caso sia necessario effettuare una valutazione oggettiva imparziale dell'evoluzione dei diritti umani nel paese, soprattutto dopo che l'esercito francese ha occupato il paese;

63. accoglie con favore l'attenzione particolare accordata ad Haiti nel corso della 28a sessione del CDU; deplora la situazione umanitaria del paese, sempre drammatica, e il fatto che non sia stato ancora posto rimedio ai danni causati dagli uragani nel 2010; sottolinea che la situazione di estrema povertà in cui versa il paese ha amplificato gli effetti devastatori delle catastrofi naturali, causando la peggiore crisi umanitaria degli ultimi decenni; denuncia nuovamente il debito e il servizio del debito colossale imposto al paese dalla Francia e dalle istituzioni internazionali (prima fra tutte il Fondo monetario internazionale), responsabili del suo sottosviluppo; plaude alla solidarietà internazionale dispiegata per aiutare Haiti, innanzitutto alla solidarietà regionale e in particolare all'invio, da parte di Cuba, di medici e di personale specializzato che hanno curato decine di migliaia di persone contro il colera, al sostegno finanziario attraverso il Fondo umanitario dell'ALBA per Haiti, alla continuazione del sostegno energetico attraverso Petrocaribe e alla creazione di un piano speciale per rifornire direttamente di carburante i veicoli di assistenza umanitaria, le iniziative agricole per la fornitura di alimenti e i piani di produzione, nonché alla campagna di rimboschimento; chiede che sia aperta un'indagine sul fatto che parte degli aiuti, in particolare quelli provenienti dall'Unione europea, potrebbe non essere mai arrivata a Haiti e un'altra sull'efficacia della rete di distribuzione degli aiuti; chiede inoltre che sia stilato un bilancio degli aiuti effettivamente erogati;

64. prende nota della decisione del Consiglio di prolungare di un anno il mandato dell'esperto indipendente sulla situazione dei diritti dell'uomo nel Mali per aiutare il governo maliano nelle sue azioni di promozione e di protezione dei diritti dell'uomo, e di incaricarlo di riferirgli nel corso della 28a sessione; chiede una valutazione completa delle atrocità e dei crimini commessi in Mali da tutte le forze sul campo; chiede alla delegazione dell'Unione europea e a quelle dei suoi Stati membri di impegnarsi a promuovere soluzioni pacifiche dei conflitti invece di interventi armati unilaterali come avvenuto in Mali;

65. plaude al rinnovamento di un anno del mandato dell'esperto indipendente sulla situazione dei diritti dell'uomo nella Repubblica centroafricana; deplora il peggioramento della situazione umanitaria e dei diritti umani nella Repubblica centroafricana, dopo l'intervento francese nel dicembre 2013; condanna gli innumerevoli abusi che colpiscono l'intera popolazione, in particolare le donne e i bambini; si rammarica a causa degli sfollamenti di civili e delle condizioni sanitarie; invita la comunità internazionale e i donatori a sostenere ulteriormente gli aiuti umanitari;

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66. incarica la sua delegazione presso la 28a sessione del CDU di dar voce alle posizioni espresse nella presente risoluzione; invita la delegazione a riferire alla sottocommissione per i diritti dell'uomo al termine della sua visita e considera opportuno continuare a inviare una delegazione del Parlamento europeo alle pertinenti sessioni del CDU;

67. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Alto rappresentante/Vicepresidente della Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al presidente della 69a Assemblea generale, al presidente del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, all'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite e al gruppo di lavoro UE-ONU istituito dalla commissione per gli affari esteri.

 

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