Procedura : 2015/2700(RSP)
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Ciclo del documento : B8-0535/2015

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B8-0535/2015

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PV 10/06/2015 - 8.8
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P8_TA(2015)0227

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0532/2015
3.6.2015
PE558.906v01-00
 
B8-0535/2015

presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla situazione in Ungheria (2015/2700(RSP))


Ulrike Lunacek, Judith Sargentini, Monika Vana, Bodil Ceballos, Igor Šoltes, Benedek Jávor, Ernest Urtasun a nome del gruppo Verts/ALE

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Ungheria (2015/2700(RSP))  
B8-0535/2015

Il Parlamento europeo,

–       visto il preambolo del trattato sull'Unione europea, in particolare il secondo comma e i commi dal quarto al settimo,

–       visti, in particolare, gli articoli 2, paragrafo 3, comma 3, secondo trattino, 6 e 7 del TUE, e gli articoli del TUE e del TFUE relativi al rispetto, alla promozione e alla tutela dei diritti fondamentali nell'UE,

–       vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 7 dicembre 2000, proclamata il 12 dicembre 2007 ed entrata in vigore con il trattato di Lisbona il 1 dicembre 2009,

–       visti la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), i suoi protocolli n. 6 e n. 13 concernenti l'abolizione della pena di morte, la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo e le convenzioni, le raccomandazioni, le risoluzioni e le relazioni dell'Assemblea parlamentare, del comitato dei ministri, del Commissario per i diritti umani e della commissione di Venezia del Consiglio d'Europa,

–       visto il patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e il secondo protocollo facoltativo sull'abolizione della pena di morte,

–       vista la sua risoluzione del 3 luglio 2013 sulla situazione dei diritti fondamentali: norme e pratiche in Ungheria (in applicazione della risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2012)(1),

–       vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2012)(2),

–       vista la comunicazione della Commissione, del 19 marzo 2014, intitolata "Un nuovo quadro dell'UE per rafforzare lo Stato di diritto" (COM(2014)0158),

–       vista la relazione del 16 dicembre 2014 da parte del Commissario per i diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa a margine della sua visita in Ungheria dal 1 al 4 luglio 2014,

–       vista la discussione sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali in Ungheria tenutasi nella plenaria del Parlamento europeo il 21 ottobre 2014,

–       viste le conclusioni del Consiglio dell'Unione europea e degli Stati membri riuniti in seno al Consiglio del 16 dicembre 2014 sulla garanzia del rispetto dello Stato di diritto,

–       vista l'audizione sulla situazione dei diritti umani in Ungheria tenuta il 22 gennaio 2015 dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–       viste le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione, presentate in sede di plenaria del Parlamento europeo il giorno 11 febbraio 2015, su un quadro unionale per la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali,

–       visto lo scambio di opinioni successivo alla decisione della Conferenza dei presidenti del 30 aprile sui possibili effetti, anche in materia diritti e status di membro dell'Unione europea, della decisione di uno Stato membro di reintrodurre la pena di morte, tenuto il 7 maggio 2015 dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–       viste le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione presentate in sede di plenaria del Parlamento europeo il giorno il 19 maggio 2015 sulla situazione in Ungheria,

–       visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.     considerando che l'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze, e che questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini;

B.     considerando che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza a una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale;

C.     considerando che la pena di morte dovrebbe essere abolita e nessuno dovrebbe essere condannato a morte o giustiziato;

D.     considerando che il diritto di asilo è garantito, nel debito rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e del relativo protocollo del 31 gennaio 1967 sullo status dei rifugiati, e a norma del trattato sull’Unione europea e del trattato sul funzionamento dell’Unione europea;

E.     considerando che i recenti sviluppi in Ungheria, in particolare nel corso degli ultimi dodici mesi, hanno determinato un grave deterioramento della situazione per quanto riguarda l'indipendenza delle organizzazioni della società civile, la lotta contro l'intolleranza e la discriminazione, i diritti umani degli immigrati, dei richiedenti asilo e dei rifugiati, la libertà di riunione e di associazione, la libertà e il pluralismo dei media, i diritti delle persone appartenenti a minoranze e l'indipendenza del potere giudiziario;

F.     considerando che, in data 24 aprile 2015, il governo ungherese ha lanciato una consultazione nazionale sull'immigrazione, pubblicando un questionario composto da dodici domande da rivolgere ad ogni cittadino ungherese di almeno 18 anni; considerando che la maggior parte delle domande rimanda a suggestioni e si rivela di natura chiaramente retorica, stabilendo un collegamento forzato e diretto tra i fenomeni migratori e le minacce alla sicurezza; considerando che le risposte al questionario devono essere integrate da dati personali, rivelando così le opinioni politiche delle persone in violazione delle norme sulla protezione dei dati;

G.     considerando che il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha dichiarato, in un discorso tenuto a Pécs il 28 aprile 2015, che la questione della pena di morte sarà iscritta nuovamente all'ordine del giorno dell'Ungheria e ha rilasciato dichiarazioni simili il 1 maggio 2015 in un'intervista alla radio pubblica nazionale, aggiungendo che la decisione di reintrodurre la pena di morte dovrebbe essere di esclusiva competenza degli Stati membri;

H.     considerando che, a parte le dichiarazioni orali e quelle rilasciate alla stampa e inserite sui social media, la Commissione non ha adottato alcuna misura o azioni formale nei confronti dei più recenti sviluppi in Ungheria o pubblicato alcuna comunicazione ufficiale in risposta alla fuorviante consultazione lanciata dal governo ungherese o alle dichiarazioni sulla pena di morte rilasciate dal primo ministro ungherese Viktor Orbán;

I.      considerando che, nella sua dichiarazione presentata in occasione della discussione nella plenaria del Parlamento europeo del 19 maggio 2015 sulla situazione in Ungheria, la Presidenza del Consiglio ha dichiarato che il Consiglio non aveva discusso la situazione ungherese e, pertanto, non aveva adottato alcuna posizione formale in materia;

J.      considerando che gli sforzi per affrontare l'attuale situazione in Ungheria non devono essere mirati ad un determinato Stato membro o governo, ma soddisfare un obbligo collettivo di tutte le istituzioni dell'Unione europea, e in particolare della Commissione in quanto custode dei trattati, di garantire l'applicazione e il rispetto dei trattati e della Carta in tutta l'Unione e in ogni Stato membro;

1.      insiste sul fatto che la pena di morte è incompatibile con i valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani sui quali si fonda l'Unione e che un eventuale ripristino della pena di morte da parte di uno Stato membro costituirebbe quindi una violazione dei trattati e della Carta dei diritti fondamentali dell'UE; ricorda che una violazione grave dei valori di cui all'articolo 2 del TUE da parte di uno Stato membro farebbe scattare la procedura di cui all'articolo 7 del TUE;

2.      condanna fermamente le dichiarazioni, più volte ribadite dal primo ministro ungherese Viktor Orbán, con le quali si intende proporre un dibattito sulla potenziale reintroduzione della pena di morte in Ungheria, istituzionalizzando così e alimentando un concetto che è in palese violazione dei valori su cui si fonda l'Unione; deplora il fatto che un capo di governo di uno Stato membro metta deliberatamente in discussione il rispetto della dignità e dei diritti umani aprendo una simile discussione, motivata principalmente da obiettivi politici interni;

3.      denuncia con estrema forza la consultazione pubblica sulla migrazione avviata dal governo ungherese, consultazione che poggia su pregiudizi xenofobi e sull'equiparazione dei migranti che chiedono asilo con minacce alla sicurezza; condanna i pregiudizi e l'uso improprio di questa consultazione pubblica, sostenuta da risorse del governo, che ha lo scopo di diffondere una retorica di odio, incompatibile con i valori sui quali si fonda l'Unione; invita il governo ungherese a porre immediatamente termine al processo di consultazione in corso e a non tener conto dei risultati;

4.      deplora la mancata reazione da parte del Consiglio ai più recenti sviluppi in Ungheria e denuncia l'assenza di impegno da parte degli Stati membri in merito alla garanzia del rispetto dello Stato di diritto, come indicato nelle conclusioni del Consiglio del 16 dicembre 2014; chiede al Consiglio dell'Unione europea e al Consiglio europeo di tenere una discussione e di adottare conclusioni sulla situazione in Ungheria nella loro prossima riunione;

5.      esorta la Commissione ad attivare la prima fase del quadro unionale per rafforzare lo Stato di diritto, e quindi ad avviare immediatamente un processo di monitoraggio approfondito sulla situazione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali in Ungheria, valutando potenziali violazioni sistematiche o gravi dei valori su cui si fonda l'Unione, ai sensi dell'articolo 2 del TUE; chiede alla Commissione di presentare al Parlamento e al Consiglio una relazione in materia entro il settembre 2015;

6.      invita la Commissione a presentare una proposta legislativa per l'istituzione di un quadro di valutazione dell'Unione europea sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, che si basi su indicatori comuni ed oggettivi e valuti su base annua la situazione dei diritti fondamentali e il rispetto dei valori dell'Unione, come previsto dall'articolo 2 del TUE, in ciascuno Stato membro, e che preveda opportuni meccanismi graduali vincolanti e correttivi; invita la Commissione, a tal fine, a proporre la modifica del mandato dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali in modo tale che esso comprenda il monitoraggio della situazione dei diritti fondamentali in ciascuno Stato membro, sia nell'ambito che al di là dell'applicazione del diritto dell'UE, tenendo conto delle conclusioni delle organizzazioni e dei tribunali internazionali;

7.      incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, al governo e al parlamento ungheresi, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, all'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali, al Consiglio d'Europa nonché all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

(1)

Testi approvati, P7_TA(2013)0315.

(2)

Testi approvati, P7_TA(2014)0173.

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