Procedura : 2015/2879(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B8-1008/2015

Testi presentati :

B8-1008/2015

Discussioni :

Votazioni :

PV 08/10/2015 - 9.7
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P8_TA(2015)0348

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 150kWORD 75k
Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0998/2015
5.10.2015
PE568.495v01-00
 
B8-1008/2015

presentata a seguito dell'interrogazione con richiesta di risposta orale B8‑0761/2015

a norma dell'articolo 128, paragrafo 5, del regolamento


sulla pena di morte (2015/2879(RSP))


Elena Valenciano, Pier Antonio Panzeri, Josef Weidenholzer, Richard Howitt, Liisa Jaakonsaari, Ana Gomes, Eric Andrieu, Nikos Androulakis, Zigmantas Balčytis, Hugues Bayet, Brando Benifei, Goffredo Maria Bettini, José Blanco López, Vilija Blinkevičiūtė, Simona Bonafè, Biljana Borzan, Paul Brannen, Nicola Caputo, Andrea Cozzolino, Andi Cristea, Miriam Dalli, Viorica Dăncilă, Nicola Danti, Isabella De Monte, Jonás Fernández, Monika Flašíková Beňová, Eugen Freund, Doru-Claudian Frunzulică, Eider Gardiazabal Rubial, Enrico Gasbarra, Elena Gentile, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Neena Gill, Michela Giuffrida, Maria Grapini, Theresa Griffin, Roberto Gualtieri, Sergio Gutiérrez Prieto, Anna Hedh, Cătălin Sorin Ivan, Jude Kirton‑Darling, Jeppe Kofod, Olle Ludvigsson, Andrejs Mamikins, Louis-Joseph Manscour, David Martin, Edouard Martin, Marlene Mizzi, Alessia Maria Mosca, Victor Negrescu, Momchil Nekov, Norbert Neuser, Demetris Papadakis, Vincent Peillon, Tonino Picula, Miroslav Poche, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Siôn Simon, Tibor Szanyi, Marc Tarabella, Daniele Viotti, Boris Zala a nome del gruppo S&D

Risoluzione del Parlamento europeo sulla pena di morte (2015/2879(RSP))  
B8‑1008/2015

Il Parlamento europeo,

–       viste le sue precedenti risoluzioni sull'abolizione della pena di morte, in particolare quella del 7 ottobre 2010 sulla Giornata mondiale contro la pena di morte(1),

–       vista la dichiarazione congiunta di Federica Mogherini, vicepresidente/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e di Thorbjørn Jagland, segretario generale del Consiglio d'Europa, rilasciata il 10 ottobre 2014 in occasione della Giornata europea e mondiale contro la pena di morte,

–       visti i protocolli nn. 6 e 13 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo,

–       visto l'articolo 2 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–       visti gli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte,

–       visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e il suo secondo protocollo facoltativo,

–       visto lo studio concernente l'impatto del problema mondiale della droga sul godimento dei diritti umani (Study on the impact of the world drug problem on the enjoyment of human rights), pubblicato dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nel settembre 2015,

–       viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in particolare quella del 18 dicembre 2014 relativa alla moratoria sull'uso della pena di morte (A/RES/69/186),

–       viste la Giornata mondiale e la Giornata europea contro la pena di morte, celebrate il 10 ottobre di ogni anno,

–       vista la dichiarazione finale adottata dal 5° Congresso mondiale contro la pena di morte, tenutosi a Madrid il 12-15 giugno 2013,

–       vista l'interrogazione al Consiglio sulla pena di morte (O-000103/2015 – B8‑0761/2015),

–       visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.     considerando che l'Unione europea ha una posizione ferma e di principio contro la pena di morte, che prevede una moratoria universale in vista dell'abolizione globale della pena capitale, obiettivo fondamentale della politica dell'Unione in materia di diritti umani;

B.     considerando che la Giornata mondiale contro la pena di morte, che avrà luogo il 10 ottobre 2015, intende sensibilizzare all'applicazione della pena di morte per reati connessi alla droga;

C.     considerando che, secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, oltre 160 Stati membri dell'ONU aventi una varietà di sistemi giuridici, tradizioni, culture e patrimoni religiosi, o hanno abolito la pena di morte o non la praticano;

D.     considerando che dai dati più recenti risulta che almeno 2 466 persone in 55 paesi sono state condannate a morte nel 2014, il che corrisponde a un aumento di quasi il 23% rispetto al 2013; che nel 2014 in tutto il mondo sono state compiute almeno 607 esecuzioni; che l'aumento del numero di condanne a morte è strettamente legato alle sentenze pronunciate dai tribunali nei processi di massa per reati connessi al terrorismo in paesi come l'Egitto; che nel 2015 le condanne a morte e le esecuzioni continuano a un ritmo allarmante;

E.     considerando che 33 Stati applicano la pena di morte per reati connessi alla droga, e che ne conseguono circa 1 000 esecuzioni all'anno; che nel 2015 sono state registrate esecuzioni per tali reati in Cina, Iran, Indonesia e Arabia Saudita; che nel 2015 le condanne a morte per reati connessi alla droga continuano a essere inflitte in Cina, Indonesia, Iran, Kuwait, Malaysia, Arabia Saudita, Sri Lanka, Emirati arabi uniti e Vietnam; che tali reati possono sottendere varie accuse relative al traffico o al possesso di stupefacenti;

F.     considerando che la pena di morte non scoraggia il traffico di stupefacenti; che la grande maggioranza della persone condannate a morte per reati di droga si trova ai livelli più bassi della gerarchia del traffico di stupefacenti;

G.     considerando che negli ultimi 12 mesi si è verificata una ripresa globale del ricorso alla pena di morte per reati di droga e che vari paesi procedono a esecuzioni per tali reati a un tasso significativamente più elevato, tentano di reintrodurre la pena capitale per reati di droga o pongono fine a una moratoria di lunga data sulla pena di morte;

H.     considerando che, stando a quanto riportato, nei primi sei mesi del 2015 l'Iran ha giustiziato 394 colpevoli di reati di droga, a fronte di 367 esecuzioni nell'intero 2014; che la metà di tutte le esecuzioni effettuate quest'anno in Arabia Saudita è avvenuta per reati di droga, mentre nel 2010 solo il 4% del numero complessivo delle esecuzioni era imputabile a tali reati; che almeno 112 colpevoli di reati di droga stanno aspettando l'esecuzione nel braccio della morte in Pakistan;

I.      considerando che otto paesi (Mauritania, Sudan, Iran, Arabia Saudita, Yemen, Pakistan, Afghanistan e Qatar) prevedono la pena capitale per l'omosessualità e che alcune province della Nigeria e della Somalia ricorrono ufficialmente alla pena capitale per atti sessuali con persone dello stesso sesso;

J.      considerando che nei paesi terzi vi sono decine di cittadini europei che rischiano l'esecuzione, molti dei quali per reati connessi alla droga;

K.     considerando che molte persone, a prescindere dalla loro situazione giuridica, sono state condannate a morte e successivamente giustiziate in circostanze e secondo procedimenti giudiziari che potrebbero non rispettare appieno il diritto a un processo equo e il diritto a non subire torture e altre forme di maltrattamento, e che pertanto danno luogo a errori giudiziari; che le esecuzioni sono irreversibili e definitive;

L.     considerando che l'articolo 6, paragrafo 2, del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici stabilisce che la pena di morte può essere applicata soltanto per i "delitti più gravi"; che il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani e i relatori speciali delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie e sulla tortura hanno dichiarato che la pena capitale non dovrebbe essere applicata per reati connessi alla droga; che la prescrizione obbligatoria della pena di morte e il ricorso alla stessa per reati connessi alla droga sono in contraddizione con il diritto e le norme internazionali;

M.    considerando che l'Organo internazionale di controllo degli stupefacenti ha incoraggiato gli Stati che comminano la pena di morte ad abolirla per i reati connessi alla droga;

N.     considerando che la Commissione e gli Stati membri hanno versato almeno 60 milioni di euro a favore dei programmi di lotta contro gli stupefacenti dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), incentrati sulle operazioni antidroga nei paesi che applicano attivamente la pena capitale per i reati di droga;

O.     considerando che, tramite lo strumento dell'UE inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (IcSP) e il suo predecessore, lo strumento per la stabilità (IfS), la Commissione ha avviato due misure su vasta scala per la lotta contro gli stupefacenti a livello regionale, ovvero i programmi relativi alle rotte della cocaina e dell'eroina, il cui campo di applicazione comprende anche i paesi che applicano la pena di morte per i reati di droga; che, ai sensi dell'articolo 10 del regolamento IcSP, la Commissione è tenuta a seguire gli orientamenti operativi per il rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario nel quadro delle misure contro la criminalità organizzata;

1.      ribadisce la propria condanna nei confronti dell'uso della pena di morte e appoggia con forza l'introduzione di una moratoria al riguardo, quale passo verso l'abolizione; sottolinea nuovamente che l'abolizione della pena di morte contribuisce al rafforzamento della dignità umana e che la totale abolizione costituisce l'obiettivo finale dell'UE;

2.      condanna tutte le esecuzioni, ovunque avvengano; continua a esprimere viva preoccupazione per l'applicazione della pena di morte nei confronti di minori, come nel caso del giovane manifestante saudita Ali Mohammad al-Nimr, e di persone con disabilità mentale o intellettiva, e invita a porre fine a tali pratiche immediatamente e in via definitiva;

3.      esorta il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e gli Stati membri a continuare a opporsi al ricorso alla pena di morte e a sollecitare con forza i paesi che la applicano ancora a rispettare le norme minime internazionali, a ridurre la portata e l'impiego della pena di morte e a pubblicare dati chiari e precisi in merito al numero di condanne ed esecuzioni; esorta il SEAE a continuare a vigilare sugli sviluppi in tutti i paesi, con particolare riferimento alla Bielorussia, unico paese europeo in cui la pena di morte è tuttora in vigore, nonché a utilizzare tutti i mezzi di influenza a sua disposizione;

4.      plaude all'abolizione della pena di morte in alcuni Stati degli USA e incoraggia l'Unione europea a portare avanti il dialogo con gli Stati Uniti in vista della totale abolizione; condanna la recente esecuzione di Alfredo Prieto nello Stato della Virginia;

5.      invita gli Stati che hanno abolito la pena di morte o in cui vige da tempo una moratoria al riguardo a non reintrodurre la pena capitale, e li esorta a condividere le loro esperienze in questo ambito;

6.      invita gli Stati che sanzionano penalmente l'omosessualità a non applicare la pena di morte; esorta il SEAE ad assicurare che la lotta contro la criminalizzazione dell'omosessualità continui a costituire una priorità fondamentale, in linea con gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI);

7.      ribadisce la ferma convinzione che le condanne a morte non scoraggiano il traffico di stupefacenti né impediscono alle persone di fare abuso di droghe; invita i paesi che mantengono la pena di capitale a prevedere alternative a tale pena per i reati connessi alla droga, concentrandosi in particolare su programmi di prevenzione e di riduzione dei danni;

8.      raccomanda nuovamente alla Commissione e agli Stati membri di adoperarsi affinché l'assistenza finanziaria, l'assistenza tecnica, il potenziamento delle capacità e altre forme di sostegno alla politica antidroga siano vincolate all'abolizione della pena capitale per i reati connessi alla droga;

9.      invita la Commissione e gli Stati membri a ribadire il principio categorico secondo cui gli aiuti e l'assistenza dell'Unione europea non possono facilitare le operazioni di contrasto che comportino la condanna a morte e l'esecuzione delle persone arrestate;

10.    esprime preoccupazione per la mancanza di trasparenza degli aiuti destinati alla lotta contro gli stupefacenti e dell'assistenza fornita dalla Commissione e dagli Stati membri per le operazioni antidroga nei paesi che applicano la pena di morte per i reati connessi alla droga; chiede che la Commissione pubblichi un resoconto annuale dei suoi finanziamenti destinati ai programmi di lotta contro gli stupefacenti nei paesi che mantengono la pena di morte per i reati connessi alla droga;

11.    esorta la Commissione ad attuare senza ulteriore indugio gli orientamenti operativi di cui all'articolo 10 del regolamento IcSP e ad applicarli rigorosamente ai programmi relativi alle rotte della cocaina e dell'eroina;

12.    sollecita la Commissione a rispettare la raccomandazione contenuta nel piano d'azione dell'UE contro la droga (2013-2016) secondo cui "uno strumento di orientamento e di valutazione dell'impatto in materia di diritti umani" dovrebbe essere elaborato e attuato per assicurare che i diritti umani siano "effettivamente integrati nell'azione esterna dell'UE in materia di droga";

13.    esorta il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a definire orientamenti per una politica europea globale ed efficace sulla pena di morte in relazione alle decine di cittadini europei che rischiano di essere giustiziati in paesi terzi, inclusi meccanismi solidi e rafforzati in termini di identificazione, prestazione di assistenza giuridica e rappresentanza diplomatica;

14.    invita l'UE e i suoi Stati membri a far sì che la sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sul problema mondiale della droga, che si terrà nell'aprile 2016, affronti e condanni il ricorso alla pena di morte per i reati connessi alla droga;

15.    sostiene tutte le agenzie delle Nazioni Unite, gli organismi intergovernativi regionali e le ONG nei loro costanti sforzi volti a incoraggiare gli Stati ad abolire la pena di morte; pone l'accento sul lavoro fondamentale svolto dalla società civile a tale riguardo; invita la Commissione a continuare a finanziare progetti in tale ambito nel quadro dello Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani;

16.    plaude alle recenti ratifiche del secondo protocollo facoltativo dell'ICCPR, mirante all'abolizione della pena di morte, grazie alle quali il numero degli Stati parti è salito a 81, e chiede a tutti gli Stati che non sono parti del protocollo di ratificarlo immediatamente;

17.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e ai governi degli Stati membri delle Nazioni Unite.

 

(1)

GU C 371 E del 20.12.2011, pag. 5.

Avvertenza legale - Informativa sulla privacy