Proposta di risoluzione - B8-1397/2015Proposta di risoluzione
B8-1397/2015

    PROPOSTA DI RISOLUZIONE sul 20° anniversario dell'accordo di pace di Dayton

    14.12.2015 - (2015/2979(RSP))

    presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza
    a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento

    Igor Šoltes, Terry Reintke, Davor Škrlec, Ulrike Lunacek, Monika Vana, Ernest Urtasun, Bodil Valero, Reinhard Bütikofer a nome del gruppo Verts/ALE

    Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-1362/2015

    Procedura : 2015/2979(RSP)
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    B8-1397/2015
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    B8-1397/2015

    Risoluzione del Parlamento europeo sul 20° anniversario dell'accordo di pace di Dayton

    (2015/2979(RSP))

    Il Parlamento europeo,

    –  visti l'accordo di pace di Dayton, l'accordo quadro generale e i relativi dodici allegati,

    –  vista la risoluzione n. 2247 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite[1], che rinnova l'autorizzazione per la presenza di una forza di stabilizzazione guidata
    dall'Unione europea in Bosnia-Erzgovina,

    –  viste le sue risoluzioni del 7 luglio 2005[2], del 15 gennaio 2009[3] e del 9 luglio 2015[4] su Srebrenica,

    –  viste le sue numerose relazioni sui progressi compiuti dalla Bosnia-Erzegovina,

    –  visto l'accordo di stabilizzazione e associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Bosnia-Erzegovina, dall'altra, firmato a Lussemburgo il 16 giugno 2008 ed entrato in vigore il 1° giugno 2015,

    –  visto il parere della Commissione di Venezia[5] dell'11 marzo 2005 sulla situazione costituzionale in Bosnia-Erzegovina e le competenze dell'alto rappresentante,

    –  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

    A.  considerando che il testo dell'accordo di pace di Dayton è stato siglato a Dayton (Ohio) il 21 novembre 1995; che l'accordo di pace di Dayton è stato firmato a Parigi il 14 dicembre 1995 e ha posto fine alla guerra più sanguinosa che l'Europa abbia conosciuto dal termine della Seconda guerra mondiale;

    B.  considerando che, secondo le stime delle Nazioni Unite, circa centomila persone hanno perso la vita nella guerra in Bosnia-Erzegovina, diverse migliaia sono rimaste gravemente ferite e decine di migliaia sono state vittima di violenze sessuali; che la guerra in Bosnia-Erzegovina ha provocato oltre due milioni di sfollati;

    C.  considerando che l'accordo di pace di Dayton è stato necessario per fermare lo spargimento di sangue ma che, purtroppo, non ha reso la Bosnia-Erzegovina uno Stato autosufficiente e funzionale, contrariamente alle aspettative e alle speranze delle molteplici parti coinvolte nel processo di pace;

    D.  considerando che la commissione europea per la democrazia attraverso il diritto ("commissione di Venezia") ha formulato proposte dettagliate, moderate e pratiche sulle modalità di una riforma globale della Costituzione della Bosnia-Erzegovina;

    E.  considerando che nel 2009 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha statuito nella causa Sejdić e Finci che alcune parti dell'attuale Costituzione della Bosnia-Erzegovina violano la Convenzione europea dei diritti dell'uomo; che nel 2014 la Corte ha emesso una sentenza analoga nella causa Zornic;

    F.  considerando che il cosiddetto "pacchetto aprile" di emendamenti costituzionali del 2006, supportato dai rappresentanti della maggior parte dei principali partiti in Bosnia-Erzegovina e contenente una serie di proposte che avrebbero rafforzato i poteri statali e corretto alcune disfunzioni del potere legislativo ed esecutivo del paese, non ha raggiunto, per soli due voti, la soglia necessaria per essere adottato;

    G.  considerando che l'allegato VII dell'accordo di pace di Dayton non è ancora stato pienamente attuato; che è tuttora necessario trovare soluzioni eque, globali e durature per gli sfollati interni, i rifugiati e le altre persone interessate dal conflitto e che occorre altresì compiere progressi per migliorare l'integrazione socioeconomica delle persone che sono ritornate al proprio luogo di origine;

    H.  considerando che, secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, vi sono tuttora circa 11 000 persone scomparse di cui non si ha alcuna notizia[6];

    1.  commemora la sigla e la firma dell'accordo di pace di Dayton, avvenute rispettivamente il 21 novembre 1995 a Dayton e il 14 dicembre a Parigi, quale evento storico che ha permesso di porre fine a un terribile conflitto armato nel cuore dell'Europa, caratterizzato da campagne di pulizia etnica di massa, genocidio e numerosi crimini di guerra;

    2.  accoglie con favore il fatto che, da novembre 1995, non si sono verificati gravi incidenti militari o di sicurezza che avrebbero potuto mettere a repentaglio l'accordo di pace di Dayton, e si compiace che la sicurezza in Bosnia-Erzegovina sia migliorata costantemente negli ultimi 20 anni e abbia ora raggiunto un buon livello;

    3.  ricorda che l'accordo di pace di Dayton contiene dodici allegati che contemplano diverse questioni, come gli aspetti militari (allegato 1A), la stabilizzazione regionale (allegato 1B), la Costituzione (allegato 4), i diritti umani (allegato 6) nonché i rifugiati e gli sfollati (allegato 7); sottolinea la necessità di considerare il 20° anniversario come un'opportunità per valutare il livello di attuazione di tutti i singoli allegati;

    4.  è profondamente convinto che l'attuale Costituzione della Bosnia-Erzegovina, quale stabilita all'allegato 4, necessiti di una riforma urgente in modo da consentire allo Stato di funzionare a favore di tutti i suoi cittadini e permettere l'adesione all'UE; sottolinea inoltre che la prosperità economica è possibile solo se basata su una società e uno Stato democratici e inclusivi;

    5.  ribadisce l'impegno dell'UE a favore della prospettiva europea e della prosecuzione del processo di adesione per la Bosnia-Erzegovina e tutti i paesi dei Balcani occidentali; ritiene che la cooperazione regionale e il processo di integrazione europea siano gli approcci più idonei a promuovere la riconciliazione e a far superare odi e divisioni;

    6.  ricorda le sue precedenti dichiarazioni sulle modalità di riforma della Costituzione di Dayton e la sua insistenza sui seguenti punti:

    •  lo Stato dovrebbe disporre di sufficienti poteri legislativi, esecutivi, giudiziari e di bilancio per funzionare in qualità di membro dell'Unione europea, per creare e mantenere un mercato unico funzionale e per promuovere la coesione economica e sociale;

    •  il numero di livelli amministrativi coinvolti nella gestione del paese dovrebbe essere proporzionale alle risorse finanziarie della Bosnia-Erzegovina e basato su un'attribuzione delle responsabilità efficiente, coerente ed efficace;

    •  la tutela degli interessi nazionali fondamentali all'interno della Bosnia-Erzegovina deve essere compatibile con la capacità di agire del paese; è necessario garantire un'interpretazione chiara, esaustiva e nel contempo restrittiva della nozione di "interessi nazionali fondamentali" onde prevenire qualsiasi ricorso indebito, per ragioni etniche e a scopo puramente ostruzionistico, al relativo meccanismo di veto;

    •  occorre provvedere a una revisione approfondita del meccanismo di veto delle entità, il cui campo d'applicazione dovrebbe limitarsi alle questioni che rientrano nella competenza congiunta dello Stato e delle entità;

    •  tutte le comunità minoritarie devono godere degli stessi diritti dei popoli costituenti, il che comporta tra l'altro l'eliminazione delle restrizioni fondate sull'etnia al diritto ad essere eletto, nel rispetto delle disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dei pertinenti pareri della Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto ("Commissione di Venezia") del Consiglio d'Europa;

    7.  invita tutti i partiti politici a prendere parte a questo processo in modo costruttivo e aperto e ad avvalersi della consulenza e della guida che la Commissione di Venezia può fornire nel corso di questo processo; valuta positivamente e sostiene gli sforzi delle organizzazioni della società civile per influenzare il processo di riforma costituzionale; accoglie con favore le decisioni adottate nel settembre 2015 dal Consiglio dei ministri in relazione a un piano d'azione per l'attuazione delle sentenze della CEDU nelle cause Sejdić-Finci e Zornic e all'istituzione di una commissione incaricata di redigere le modifiche costituzionali;

    8.  ribadisce l'obbligo di attuare l'allegato VII dell'accordo di pace di Dayton al fine di garantire un rientro sostenibile così come soluzioni eque, globali e durevoli per gli sfollati interni, i profughi e le altre persone colpite dal conflitto; rileva con preoccupazione che in Bosnia-Erzegovina vi sono ancora 84 500 sfollati interni; chiede un'efficace attuazione della strategia rivista per quanto riguarda l'allegato VII dell'accordo di pace di Dayton;

    9.  chiede di porre fine alla retorica nazionalistica e secessionista che produce divisioni e contrapposizioni nella società e pregiudica le basi dell'accordo di pace di Dayton; esprime profonda preoccupazione per la dichiarazione adottata il 25 aprile 2015 dal congresso dell'Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (SNSD) a Sarajevo Est, in cui si chiede, fra l'altro, un referendum sull'indipendenza della Republika Srpska nel 2018; esprime altresì preoccupazione riguardo ai preparativi per l'organizzazione di un referendum a livello di entità sul sistema giudiziario a livello statale nella Republika Srpska; sottolinea che l'accordo di Dayton non riconosce alla Republika Srpska un diritto di secessione; ricorda che, con l'adozione dell'impegno scritto, tutte le forze politiche, inclusa l'SNSD, si sono impegnate a rispettare la "sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza politica della Bosnia-Erzegovina";

    10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai governi degli Stati membri, ai governi e ai parlamenti della Bosnia-Erzegovina e delle sue entità, nonché ai governi e ai parlamenti dei paesi dei Balcani occidentali.