Procedura : 2015/2979(RSP)
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Ciclo del documento : B8-1401/2015

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B8-1401/2015

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PV 17/12/2015 - 9.10
CRE 17/12/2015 - 9.10
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P8_TA(2015)0471

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-1362/2015
14.12.2015
PE574.471v01-00
 
B8-1401/2015

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sul 20° anniversario dell'accordo di pace di Dayton (2015/2979(RSP))


Knut Fleckenstein, Tanja Fajon, Afzal Khan, Tonino Picula, Victor Boştinaru, Richard Howitt, Eric Andrieu, Nikos Androulakis, Francisco Assis, Zigmantas Balčytis, Hugues Bayet, Brando Benifei, Goffredo Maria Bettini, José Blanco López, Vilija Blinkevičiūtė, Simona Bonafè, Nicola Caputo, Nessa Childers, Andrea Cozzolino, Andi Cristea, Miriam Dalli, Viorica Dăncilă, Nicola Danti, Isabella De Monte, Monika Flašíková Beňová, Eugen Freund, Doru-Claudian Frunzulică, Eider Gardiazabal Rubial, Enrico Gasbarra, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Neena Gill, Ana Gomes, Theresa Griffin, Sylvie Guillaume, Sergio Gutiérrez Prieto, Cătălin Sorin Ivan, Liisa Jaakonsaari, Juan Fernando López Aguilar, Javi López, Andrejs Mamikins, Louis-Joseph Manscour, Costas Mavrides, Marlene Mizzi, Sorin Moisă, Csaba Molnár, Alessia Maria Mosca, Victor Negrescu, Momchil Nekov, Demetris Papadakis, Emilian Pavel, Vincent Peillon, Miroslav Poche, Liliana Rodrigues, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Daciana Octavia Sârbu, Christel Schaldemose, Siôn Simon, Renato Soru, Tibor Szanyi, Elena Valenciano, Julie Ward, Boris Zala, Flavio Zanonato a nome del gruppo S&D

Risoluzione del Parlamento europeo sul 20° anniversario dell'accordo di pace di Dayton (2015/2979(RSP))  
B8-1401/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti l'accordo quadro generale per la pace in Bosnia-Erzegovina e i relativi allegati, conclusi il 21 novembre 1995 a Dayton e firmati ufficialmente il 14 dicembre 1995 a Parigi,

–  viste le sue risoluzioni sulla Bosnia-Erzegovina e su Srebrenica,

–  vista la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Sejdić e Finci/Bosnia-Erzegovina (ricorsi nn. 27996/06 e 34836/06),

–  visto l'accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA) tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Bosnia-Erzegovina, dall'altra, firmato a Lussemburgo il 16 giugno 2008 ed entrato in vigore il 1° giugno 2015,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'accordo quadro generale, più comunemente noto come accordo di pace di Dayton, ha messo fine alle atrocità della guerra in Bosnia, portando la pace in Bosnia-Erzegovina;

B.  considerando che le parti contraenti dell'accordo di Dayton si sono impegnate, tra l'altro, ad astenersi da qualsiasi azione contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica della Bosnia-Erzegovina; che altre disposizioni dell'accordo rimangono valide ancora oggi;

C.  considerando che l'accordo di Dayton, in particolare l'allegato 4, prevede una costituzione per la Bosnia-Erzegovina, attualmente ancora in vigore; che tuttavia tali disposizioni costituzionali rendono difficili e inefficienti la capacità decisionale e il funzionamento delle istituzioni, poiché mantengono la divisione etnica della società bosniaca; che la discriminazione, il cui fondamento risiede nella costituzione, secondo cui i cittadini che non dichiarano la propria appartenenza a uno dei "popoli costituenti" non possono candidarsi alle elezioni, viola la Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

D.  considerando che l'accordo di stabilizzazione e di associazione tra la Bosnia-Erzegovina e l'UE è entrato in vigore il 1° giugno 2015 e che le autorità della Bosnia-Erzegovina hanno adottato un programma di riforme, avviandone l'attuazione, in linea con l'approccio rinnovato dell'UE nei confronti del paese, finalizzato a risolvere la difficile situazione socioeconomica e a conseguire ulteriori progressi verso una maggiore integrazione con l'UE; che il paese intende presentare domanda di adesione all'UE in un futuro prossimo;

1.  commemora la conclusione dell'accordo di Dayton, che ha segnato un'importante vittoria della diplomazia nei confronti della guerra e ha messo fine a un conflitto che ha alimentato atrocità e ha sconvolto il mondo intero, mietendo oltre 100 000 vittime e provocando lo sfollamento di milioni di persone;

2.  si compiace dei risultati conseguiti in merito al ritorno dei profughi e degli sfollati interni, alla ricostruzione e alla restituzione delle proprietà, in linea con le disposizioni di cui all'allegato 7 dell'accordo di Dayton; insiste sulla necessità di attuare pienamente gli allegati e la relativa strategia; invita a coordinare meglio gli sforzi a tutti i livelli e a prestare maggiore attenzione ai gruppi di sfollati più vulnerabili, tra cui i rom e le donne vittime di violenza; sottolinea l'esigenza di un'integrazione locale di chi non è riuscito a tornare nella propria zona di origine; si rammarica del fatto che, secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, vi siano tuttora circa 7 000 persone scomparse il cui destino rimane ignoto;

3.  osserva che, nonostante i limiti, l'accordo di Dayton rimane il fondamento dell'integrità territoriale, della sovranità, della personalità internazionale e dell'indipendenza politica della Bosnia-Erzegovina; sottolinea che negli ultimi due decenni si sono registrati progressi nel paese e nella regione, ma che sono necessari ulteriori sforzi per quanto riguarda la riconciliazione nonché lo sviluppo e il consolidamento della democrazia;

4.  si rammarica che la società della Bosnia-Erzegovina sia ancora divisa su linee etniche e che la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Sejdić-Finci non sia ancora stata attuata; invita l'UE a intensificare gli sforzi di mediazione volti al raggiungimento di un accordo tra i "popoli costituenti" in merito all'attuazione della sentenza, garantendo parità di diritti a tutti i cittadini della Bosnia-Erzegovina e potenziando ulteriormente gli impegni in materia di diritti umani;

5.  sottolinea il ruolo importante che la società civile di base svolge nel processo di costruzione della pace e di riconciliazione, e in particolare il ruolo della partecipazione dei giovani nel dialogo e negli scambi interculturali, così come nella sfera politica; prende atto del contributo significativo che gli attivisti culturali, gli artisti, gli scrittori e gli accademici apportano alla promozione del dialogo e alla comprensione tra gruppi sociali diversi; incoraggia la promozione dell'istruzione per la democrazia, i diritti fondamentali e la cittadinanza in Bosnia;

6.  esprime profonda preoccupazione in merito ai preparativi in corso nella Republika Srpska per tenere un referendum sul Tribunale e sulla Procura della Bosnia-Erzegovina, che può essere anche interpretato come una sfida all'integrità territoriale e alla sovranità della Bosnia-Erzegovina; condanna inoltre la recente decisione del governo della Republika Srpska di interrompere la cooperazione con talune autorità giudiziarie e agenzie di contrasto nel paese; sottolinea che qualsiasi carenza del sistema giudiziario della Bosnia-Erzegovina e altre eventuali questioni relative allo Stato di diritto dovrebbero essere trattate nel quadro di un dialogo strutturato sulla giustizia; ribadisce il suo impegno a mantenere affinché la riforma del potere giudiziario e le questioni connesse ai processi dei crimini di guerra restino la priorità del dialogo strutturato;

7.  sottolinea che l'accordo di pace di Dayton non riconosce alle entità il diritto di secessione; ricorda inoltre che, con l'adozione dell'impegno scritto, tutte le forze politiche si sono impegnate a rispettare la "sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza politica della Bosnia-Erzegovina";

8.  ricorda che l'accordo di Dayton prevede che il paese possa essere rappresentato in seno alle organizzazioni internazionali soltanto dalle autorità centrali ma sottolinea che la struttura burocratica lenta e il processo decisionale complesso, dispendioso in termini di tempo e inefficiente della Bosnia-Erzegovina possono avere un impatto dannoso sulle prospettive di integrazione europea e pregiudicare le capacità del paese di operare come un futuro membro dell'UE; deplora che, in seguito all'entrata in vigore del trattato di stabilizzazione, non sia stata istituita la commissione parlamentare di stabilizzazione e associazione, come invece previsto dalle norme e dagli obblighi del menzionato trattato, a causa della richiesta da parte della Bosnia-Erzegovina di introdurre una dimensione etica nel regolamento congiunto; esorta le autorità della Bosnia-Erzegovina ad affrontare la questione della funzionalità in stretta collaborazione con la commissione di Venezia; incarica le istituzioni dell'UE di valutare l'opportunità di partecipare attivamente agli sforzi volti a trovare una soluzione sostenibile per le disposizioni costituzionali della Bosnia-Erzegovina;

9.  ribadisce, a venti anni dalla firma dell'accordo di Dayton, l'impegno dell'Europa a favore della pace e della prosperità della Bosnia-Erzegovina; sostiene la sua prospettiva europea e incoraggia le riforme politiche che promuovono lo sviluppo socio-economico e migliorano il funzionamento dello Stato, garantendo una vita migliore a tutti i cittadini del paese; mette risolutamente in guardia contro la retorica nazionalista, che vanificherebbe i progressi sinora conseguiti;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, alla presidenza della Bosnia-Erzegovina, al Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina, all'assemblea parlamentare della Bosnia-Erzegovina e ai parlamenti della Federazione di Bosnia-Erzegovina e della Republika Srpska, ai governi delle 10 contee/cantoni e alle parti firmatarie degli accordi di pace di Dayton.

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