Procedura : 2015/3035(RSP)
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B8-0063/2016

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P8_TA(2016)0020

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0050/2016
14.1.2016
PE575.965v01-00
 
B8-0063/2016

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulle priorità dell'UE per le sessioni 2016 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani  (2015/3035(RSP))


Barbara Lochbihler, Judith Sargentini, Molly Scott Cato a nome del gruppo Verts/ALE

sulle priorità dell'UE per le sessioni 2016 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani  (2015/3035(RSP))  
B8-0063/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nonché le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i relativi protocolli opzionali,

–  vista la risoluzione 60/251 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che istituisce il Consiglio per i diritti umani (CDU),

–  viste la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Carta sociale europea e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia (2015-2019),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla violazione dei diritti umani, incluse le sue risoluzioni d'urgenza,

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia(1),

–  visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 18, 21, 27 e 47 del trattato sull'Unione europea,

–  vista la relazione annuale 2015 del CDU all'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che nel 2015 e nel 2016 si sono celebrati o si celebreranno importanti anniversari in materia di godimento dei diritti umani, pace e sicurezza: il 70esimo anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, il 50esimo anniversario del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) e del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, il 30esimo anniversario della Dichiarazione sul diritto allo sviluppo (1986), il 20esimo anniversario della Dichiarazione e della Piattaforma d'azione di Pechino (1995), e il 15esimo anniversario delle storiche risoluzioni del Consiglio di sicurezza ONU sulle donne, la pace e la sicurezza (2000) e sugli obiettivi di sviluppo del Millennio (2000); che tali anniversari coincidono con la più grave crisi umanitaria dalla seconda guerra mondiale, provocata da un numero sempre crescente di persone costrette a lasciare le loro case a causa del cambiamento climatico, delle persecuzioni, di conflitti armati e della violenza generalizzata;

B.  considerando che tutti gli stati hanno l'obbligo di difendere il rispetto dei diritti umani, a prescindere dalla razza, dall'origine, dalla classe, dalla casta, dal sesso, dall'orientamento sessuale o dal colore della pelle, e ribadendo il proprio attaccamento all'indivisibilità dei diritti umani – siano essi politici, civili, economici, sociali o culturali –, che sono interconnessi e interdipendenti, e che la privazione di uno qualsiasi di essi si ripercuote negativamente e in modo diretto sugli altri;

C.  considerando che tutti gli Stati hanno l'obbligo di rispettare i diritti di base delle rispettive popolazioni nonché il dovere di intraprendere azioni concrete per agevolare il rispetto di tali diritti a livello nazionale e di collaborare a livello internazionale per eliminare gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione dei diritti umani in tutti i settori;

D.  considerando che il rispetto, la promozione e la salvaguardia dell'universalità dei diritti umani sono parte integrante dell'acquis etico e giuridico dell'Unione europea e costituiscono uno degli elementi fondanti dell'unità e dell'integrità europee; che la situazione dei diritti dell'uomo nei suoi Stati membri incide direttamente sulla credibilità della politica in materia di diritti umani dell'UE all'esterno;

E.  considerando che l'azione dell'Unione nelle sue relazioni con i paesi terzi si fonda sull'articolo 21 del trattato di Lisbona, il quale ribadisce l'universalità e l'indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e sancisce l'obbligo per l'UE di rispettare la dignità umana, i principi di uguaglianza e solidarietà nonché i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale nella sua azione sulla scena internazionale;

F.  considerando che il rispetto dei diritti umani dovrebbe essere integrato in tutte le politiche riguardanti la pace e la sicurezza, la cooperazione allo sviluppo, la migrazione, il commercio e gli investimenti, l'azione umanitaria, il cambiamento climatico e la lotta al terrorismo, in quanto esse non possono essere affrontate separatamente dal rispetto dei diritti umani;

G.  considerando che le sessioni ordinarie del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, la nomina di relatori speciali, il meccanismo di revisione periodica universale, la procedura speciale riguardante situazioni nazionali specifiche o questioni tematiche contribuiscono in toto allo sforzo internazionale a favore della promozione e del rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

H.  considerando che alcuni dei membri del Consiglio per i diritti umani sono considerati tra i maggiori responsabili di violazioni dei diritti umani e registrano risultati insoddisfacenti in termini di cooperazione nell'ambito delle procedure speciali delle Nazioni Unite e di osservanza dei propri obblighi di informazione nei confronti degli organismi delle Nazioni Unite incaricati di garantire il rispetto dei trattati in materia di diritti umani;

Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani

1.  ribadisce la propria posizione secondo cui i membri del CDU dovrebbero essere eletti tra gli Stati che rispettano i massimi standard in materia di promozione e protezione dei diritti umani, Stato di diritto e democrazia, ed esorta gli Stati membri UE a promuovere criteri di risultato nel settore dei diritti umani, che dovrebbero essere applicati a tutti gli stati suscettibili di essere eletti a membri del CDU; esprime preoccupazione per i diffusi e sistematici abusi dei diritti umani commessi in numerosi stati membri del CDU, tra cui Russia, Cina e Arabia Saudita; invita gli Stati membri UE a non votare a favore dell'adesione di Stati che commettono tali violazioni dei diritti umani su larga scala e a rendere pubblici i loro voti;

2.  esprime il suo pieno sostegno all'indipendenza e all'integrità dell'Ufficio dell'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (l'"Ufficio") e sottolinea l'importanza di difendere tale indipendenza, in modo da garantire che l'alto commissario possa continuare a esercitare le proprie funzioni in modo efficace e imparziale; ribadisce che l'Ufficio deve essere adeguatamente finanziato e ottenere pieno sostegno;

3.  ribadisce il proprio sostegno a favore delle procedure speciali e dello status indipendente dei titolari del mandato, onde consentire loro di svolgere le proprie funzioni in piena imparzialità; deplora profondamente la mancanza di collaborazione dimostrata da alcuni stati membri, come il Venezuela, l'Arabia Saudita e l'Etiopia, e da stati osservatori come il Vietnam, lo Zimbabwe, l'Uzbekistan e il Turkmenistan, nell'ambito delle procedure tematiche speciali, come pure la mancanza di cooperazione nell'ambito di procedure nazionali specifiche da parte dei paesi interessati, tra cui Israele; invita tutti gli Stati a cooperare pienamente nell'ambito di dette procedure;

4.  riafferma l'importanza dell'universalità del riesame periodico universale, al fine di pervenire alla piena conoscenza della situazione dei diritti umani in tutti gli stati membri delle Nazioni unite, e ribadisce il suo sostegno al secondo ciclo del riesame; rinnova l'invito a riprendere in considerazione, nel prosieguo del processo di riesame periodico universale, le raccomandazioni che non erano state accolte dagli stati durante il primo ciclo;

5.  sottolinea la necessità di garantire che una vasta gamma di soggetti interessati, in particolare la società civile, partecipino pienamente al processo di riesame periodico universale, ed è profondamente preoccupato del fatto che gravi limitazioni nonché restrizioni e intimidazioni sempre crescenti abbiano ostacolato la partecipazione della società civile al processo di riesame periodico universale;

6.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e la Commissione a seguire le raccomandazioni della revisione periodica universale nell'ambito di tutti i dialoghi programmatici dell'UE con i paesi interessati, onde trovare il modo e i mezzi per attuare le raccomandazioni tramite strategie nazionali e regionali;

7.  chiede, in occasione del 10 ° anniversario del CDU, una valutazione dell'impatto del Consiglio e della misura in cui esso assolve il suo mandato nonché della necessità di dedicare maggiore attenzione all'attuazione delle sue risoluzioni e di altre decisioni; esprime preoccupazione per la prassi degli stati responsabili di violazioni dei diritti umani di redigere le proprie risoluzioni, osservando che essi spesso lo fanno non con l'intenzione di affrontare effettivamente la situazione, ma con l'obiettivo di sottrarre le proprie azioni e omissioni al controllo internazionale; sottolinea la necessità di affrontare tutte le situazioni nazionali in base ai relativi meriti, senza selettività; sottolinea l'importanza di integrare la partecipazione della società civile in tutti gli aspetti del lavoro del Consiglio e di favorire un'azione concertata per prevenire e affrontare rappresaglie;

8.  accoglie con favore l'iniziativa a favore del cambiamento dell'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, volta a migliorare e rafforzare la presenza globale di uffici delle Nazioni Unite per i diritti umani con la creazione di otto centri regionali per tutelare e promuovere il rispetto dei diritti umani, lavorando direttamente con i partner al fine di trasformare le raccomandazioni dei meccanismi dei diritti umani in cambiamenti concreti sul campo;

Gli Stati membri UE e il Consiglio per i diritti umani

9.  deplora la divisione e la mancanza di unità tra gli Stati membri dell'UE in relazione a una serie di situazioni nazionali nel corso dell'ultimo anno, fra cui l'Azerbaigian, il Bahrain, l'Egitto e lo Yemen, nell'ambito delle quali vari Stati membri UE hanno rifiutato di co-firmare la dichiarazione congiunta UE o hanno addirittura minato attivamente le iniziative di altri Stati membri dell'UE;

10.  deplora l'inerzia di alcuni Stati membri dell'UE nel Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo; si rammarica del fatto che, dalla creazione del CDU, la Bielorussia sia l'unica nuova risoluzione relativa a un paese che l'UE ha deciso di presentare come gruppo; invita tutti gli Stati membri dell'UE nel CDU a mostrare una leadership più forte nelle situazioni dei vari paesi e a mobilitarsi in situazioni che non sono ancora state affrontate dal Consiglio;

11.  deplora il comportamento di voto degli Stati membri dell'UE su una serie di questioni di importanza cruciale per il Sud del mondo, per le quali gli Stati membri dell'UE si sono astenuti o per la maggior parte hanno bocciato le risoluzioni, che alla fine sono state adottate, come il rimpatrio dei fondi di provenienza illecita, le società private militari e di sicurezza, i droni armati, il debito estero, il diritto all'istruzione, i diritti umani e la solidarietà internazionale, le misure coercitive unilaterali, i mercenari, il diritto alla pace, i diritti umani dei contadini, il razzismo, le persone di origine africana, il diritto allo sviluppo e la promozione di un ordine mondiale democratico ed equo; deplora altresì la continua divisione degli Stati membri dell'Unione europea nel CDU su una serie di storiche risoluzioni tematiche riguardanti tra l'altro i droni armati, il diritto alla pace, la lotta contro il razzismo e il diritto allo sviluppo;

12.  ritiene che lo storico delle votazioni degli Stati membri dell'UE nel CDU sia in netto contrasto con l'impegno dichiarato dell'UE a favore dell'indivisibilità dei diritti, in particolare dei diritti economici, sociali e culturali, e rifletta il fallimento collettivo dell'UE a contribuire con successo allo sviluppo di standard globali in questi settori;
invita il SEAE a riferire al Parlamento in merito a tale situazione e a incoraggiare un riesame approfondito dell'approccio dell'Unione europea e degli Stati membri ai diritti economici, sociali e culturali e ai cosiddetti "diritti di nuova generazione" nel CDU; chiede un impegno più di principio e non selettivo degli Stati membri dell'UE nel CDU; invita l'UE e i suoi Stati membri a integrare i diritti umani in tutte le loro attività e posizioni all'interno del più ampio sistema delle Nazioni Unite;

Diritti civili e politici

13.  ribadisce che la libera elezione di leader politici nel quadro di vere elezioni che si tengano periodicamente in base al suffragio universale ed equo, è un diritto fondamentale di cui tutti i cittadini dovrebbero godere in conformità con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del Patto internazionale sui diritti civili e politici;

14.  ribadisce che l'esistenza della libertà di espressione e di un ambiente vivace e favorevole per una società civile indipendente e pluralista sono i presupposti per promuovere il rispetto dei diritti umani;

15.  è del parere che le attuali tecnologie digitali presentino vantaggi e sfide per la tutela del diritto alla privacy e per l'esercizio della libertà di espressione online in tutto il mondo; accoglie con favore, in questo contesto, la nomina di un relatore speciale dell'ONU sul diritto alla privacy nell'era digitale, il cui mandato comprende la sorveglianza e i problemi legati alla privacy che interessano le persone online o offline;

16.  ribadisce la sua opposizione di lunga data alla pena di morte, alla tortura, ai trattamenti crudeli, disumani e degradanti e alla pena in tutti i casi e in tutte le circostanze; sottolinea ancora una volta che l'abolizione della pena di morte contribuisce a rafforzare la dignità umana;

17.  elogia i notevoli progressi finora compiuti, per cui molti paesi hanno sospeso la pena capitale, mentre altri hanno adottato misure legislative verso l'abolizione della pena di morte; esprime, tuttavia, il suo rammarico per quanto riguarda il ripristino delle esecuzioni in alcuni paesi nel corso degli ultimi anni; invita gli stati che hanno abolito la pena di morte o in cui vige da tempo una moratoria al riguardo a non reintrodurre la pena capitale e quelli che applicano ancora la pena di morte ad adottare una moratoria come primo passo verso l'abolizione;

18.  invita tutti gli Stati membri ad attuare tutte le misure necessarie per garantire di non contribuire, direttamente o indirettamente, all'imposizione o all'esecuzione della pena di morte in paesi mantenitori, escludendo ogni mezzo, compresa la fornitura di sostegno o assistenza di contrasto alle autorità responsabili dell'azione penale che potrebbero contribuire a una sentenza capitale;

Diritti sociali ed economici

19.  si rammarica che, a più di vent'anni dall'adozione della Dichiarazione di Vienna sul carattere universale e indivisibile nonché interdipendente e interconnesso di tutti i diritti umani, il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali non sia ancora equiparato dall'UE e dai suoi Stati membri al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, né gli venga attribuito lo stesso rilievo, come dimostrato dalla condotta di voto dell'UE in seno al CDU; riconosce gli sforzi compiuti dal CDU per porre su un piano di parità tutti i diritti umani e dare loro la stessa importanza, mediante l'istituzione di titolari di mandato per le procedure speciali in materia di diritti economici, sociali e culturali; insiste affinché siano profusi sforzi particolari, anche da parte degli Stati membri dell'UE, per garantire un'ampia ratifica del Protocollo opzionale al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, che istituisce meccanismi di denuncia e indagine;

20.  esprime profonda preoccupazione per la crescita della povertà estrema, che mette a repentaglio il pieno godimento di tutti i diritti umani; accoglie positivamente a tale proposito il rapporto del relatore speciale del CDU sulla povertà estrema e i diritti umani (A/HRC/29/31) e ne sostiene le proposte intese a eliminare la povertà estrema, fra le quali rientrano l'attribuzione ai diritti economici, sociali e culturali della stessa importanza e delle medesime priorità conferite ai diritti civili e politici, il riconoscimento del diritto alla protezione sociale, l'attuazione di politiche fiscali specificatamente volte a ridurre le disuguaglianze, il rilancio e la concretizzazione del diritto all'uguaglianza, nonché la collocazione delle problematiche di distribuzione delle risorse al centro delle discussioni sui diritti umani;

21.  è del parere che la corruzione, l'evasione fiscale, la cattiva gestione dei beni pubblici e l'assenza di obbligo di rendere conto contribuiscano alla violazione dei diritti umani dei cittadini, in quanto sottraggono ai bilanci statali fondi che dovrebbero essere destinati alla promozione dei diritti umani a livello di servizi pubblici estremamente necessari quali l'istruzione, i servizi sanitari di base e altre infrastrutture sociali; ritiene che gli interventi volti a garantire il rispetto dei diritti umani, in particolare il diritto all'informazione, alla libertà di espressione e di riunione, all'indipendenza della magistratura e alla partecipazione democratica alla cosa pubblica, siano di fondamentale importanza per contrastare la corruzione;

22.  sottolinea le esigenze specifiche delle minoranze nei paesi terzi e la necessità di promuoverne la piena uguaglianza in tutti i settori della vita economica, sociale, politica e culturale;

Popoli indigeni

23.  invita il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a sostenere attivamente la partecipazione piena ed effettiva dei popoli indigeni a tutte le sessioni del CDU; invita il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a considerare che i popoli indigeni sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici e a sostenere attivamente la loro partecipazione all'applicazione dell'accordo di Parigi; esorta gli Stati membri dell'UE a chiedere che tutti i titolari di mandato per le procedure speciali accordino particolare attenzione alle questioni che riguardano le donne, i giovani e le persone disabili dei popoli indigeni e riferiscano sistematicamente al CDU a tale riguardo; esorta il SEAE e gli Stati membri a sostenere attivamente lo sviluppo del piano d'azione globale sui popoli indigeni, come richiesto dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nella sua risoluzione del settembre 2014, in particolare per quanto riguarda l'organizzazione di consultazioni periodiche dei popoli indigeni nell'ambito di tale processo;

Difensori dei diritti umani

24.  condanna le continue vessazioni e la detenzione di difensori dei diritti umani e di figure dell'opposizione da parte di forze governative in una serie di paesi terzi; esprime preoccupazione per la legislazione ingiusta e restrittiva, comprese le limitazioni ai finanziamenti esteri, che si traduce in un assottigliamento dello spazio per le attività della società civile; invita tutti i governi a promuovere e a sostenere la libertà dei mezzi di comunicazione, le organizzazioni della società civile e le attività dei difensori dei diritti umani e a consentire loro di operare liberi da timori, repressioni o intimidazioni;

25.  invita tutti i governi a permettere alle organizzazioni della società civile e ai difensori dei diritti umani di cooperare con il CDU nell'ambito del meccanismo dell'UPR e a garantire che i paesi responsabili di rappresaglie contro gli attivisti dei diritti umani siano chiamati a rispondere delle loro azioni;

26.  ritiene che le continue vessazioni e la detenzione di difensori dei diritti umani e di figure dell'opposizione da parte di alcuni paesi membri del CDU minino la credibilità di quest'ultimo; esorta l'UE e i suoi Stati membri a promuovere un'iniziativa a livello dell'ONU intesa a delineare una risposta coerente e globale alle sfide principali che i difensori dei diritti umani operanti per i diritti delle donne, per la difesa dei diritti ambientali, fondiari e delle popolazioni autoctone e per la lotta alla corruzione e all'impunità, nonché i giornalisti e gli altri difensori dei diritti umani che utilizzano i media (ivi compresi i media online e i social media), si trovano ad affrontare a livello mondiale, e a denunciare sistematicamente gli assassinii di cui sono vittime;

Imprese e diritti umani

27.  sostiene fermamente la diffusione e l'attuazione efficaci e globali dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani all'interno e all'esterno dell'UE e sollecita gli Stati membri ad adottare e attuare piani d'azione nazionali; sottolinea la necessità di adottare tutte le misure necessarie per colmare le lacune nell'effettiva attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite, compreso l'accesso alla giustizia e alle misure correttive;

28.  invita le Nazioni Unite e l'Unione europea ad affrontare la questione dei difensori dei diritti fondiari, vittime di rappresaglie, anche sotto forma di minacce, vessazioni, arresti arbitrari, aggressioni e omicidi, per aver criticato le acquisizioni di terreni su larga scala a spese dei diritti fondiari e dei diritti all'alimentazione delle popolazioni rurali nei paesi terzi, in particolare in relazione a investimenti o attività delle imprese multinazionali ed europee; chiede che i meccanismi delle Nazioni Unite e dell'Unione europea affrontino coerentemente e in via prioritaria la questione dell'accaparramento dei terreni e quella dei difensori dei diritti fondiari;

29.  plaude all'iniziativa dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani di rafforzare il progetto relativo alla rendicontabilità e ai mezzi di ricorso, allo scopo di contribuire alla creazione di un sistema più giusto ed efficace di leggi nazionali in materia di mezzi di ricorso, in particolare nel caso di gravi violazioni dei diritti umani connesse al mondo delle imprese; invita tutti i governi ad adempiere al loro obbligo di garantire il rispetto dei diritti umani e l'accesso alla giustizia per le vittime che si trovano confrontate a difficoltà sia pratiche che giuridiche nell'accedere ai mezzi di ricorso sul piano nazionale e internazionale per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani connesse al mondo delle imprese;

30.  deplora il voto negativo e la condotta ostruzionista degli Stati membri dell'UE in relazione all'istituzione del gruppo di lavoro intergovernativo aperto sull'elaborazione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante sulle società transnazionali e altre imprese riguardo ai diritti umani, accoglie con favore il lavoro finora svolto da suddetto gruppo di lavoro e invita l'UE e i suoi Stati membri a impegnarsi in modo costruttivo nei negoziati;

Migrazione e rifugiati

31.  invita il CDU e i relativi meccanismi a prestare la massima attenzione alle implicazioni, in termini di diritti umani, dell'elevato numero di rifugiati e migranti nel mondo e a formulare raccomandazioni al riguardo; sottolinea con disappunto che la frontiera esterna europea è diventata la frontiera più letale al mondo; chiede che i diritti umani siano integrati in tutte le politiche e le attività di gestione delle frontiere condotte da FRONTEX, tra cui l'istituzione di un meccanismo di denuncia;

32.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a favorire il lavoro del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti e l'attuazione delle sue raccomandazioni, ivi compresa la richiesta di intensificare la ricerca di nuove vie legali di migrazione per quanti si trovano in difficili situazioni umanitarie, ad attuare rapidamente le riforme e a offrire più opportunità di reinsediamento;

33.  esprime preoccupazione per la persistente e diffusa discriminazione nei confronti dei migranti, compresi i richiedenti asilo e i rifugiati, e per le altrettanto persistenti e diffuse violazioni dei loro diritti; invita tutti i paesi ad adottare un approccio alla migrazione basato sui diritti umani, che ponga i diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati al centro delle politiche in materia di migrazione e della gestione di tale fenomeno, prestando particolare attenzione alla situazione dei gruppi emarginati e svantaggiati di migranti, quali donne e minori; invita tutti gli Stati ad affrontare il problema della violenza di genere nei confronti di donne e ragazze e sottolinea l'importanza di concepire la politica migratoria partendo da una prospettiva di genere, onde rispondere alle loro esigenze specifiche;

34.  ricorda che tutti gli Stati hanno l'obbligo di rispettare e tutelare i diritti umani di ciascun individuo sotto la loro giurisdizione, a prescindere dalla nazionalità o dall'origine e dalla condizione di migrante; ricorda che il rimpatrio dei migranti dovrebbe avvenire unicamente nel pieno rispetto dei loro diritti, sulla base di decisioni libere e informate, e solo quando nel loro paese sia garantita la tutela dei loro diritti; invita i governi a porre fine agli arresti e alla detenzione arbitrari di migranti e a rispettare rigorosamente il divieto di respingimento; ribadisce la sua richiesta all'UE di garantire che tutti gli accordi di cooperazione in tema di migrazione e di riammissione con gli Stati non UE siano conformi al diritto internazionale;

Cambiamento climatico e diritti umani

35.  accoglie con favore l'accordo di Parigi nell'ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il quale copre l'adattamento, la mitigazione, lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie nonché la creazione di capacità; insiste sulla necessità di integrare la questione del cambiamento climatico in tutti gli ambiti della politica economica; esorta tutti gli Stati parte firmatari dell'accordo ad adottare misure urgenti e ambiziose di mitigazione e di adattamento integrando il cambiamento climatico in tutti i settori di intervento; insiste sul fatto che tutte le politiche e le azioni su dell'UNFCCC dovrebbero essere basate sul rispetto dei diritti umani;

36.  ricorda che le ripercussioni negative del cambiamento climatico rappresentano una minaccia globale immediata e potenzialmente irreversibile per il pieno godimento dei diritti umani, e che l'impatto di detto cambiamento sui gruppi vulnerabili, la cui situazione in materia di diritti risulta già precaria, è considerevole; rileva con preoccupazione che gli incidenti correlati al clima, come l'innalzamento del livello dei mari e i cambiamenti meteorologici estremi che provocano siccità e inondazioni, porteranno secondo le previsioni a perdite di vita, spostamenti di popolazioni e carenze di cibo e acqua ancora maggiori;

37.  invita la comunità internazionale a colmare le lacune giuridiche che presenta il termine "rifugiato climatico", anche provvedendo alla sua definizione nel diritto internazionale o in qualsiasi accordo internazionale giuridicamente vincolante;

Diritti delle donne

38.  sottolinea l'importanza di non compromettere l'acquis della Piattaforma d'azione di Pechino sull'accesso all'istruzione e alla sanità quale diritto umano fondamentale, nonché la difesa dei diritti sessuali e riproduttivi; sottolinea che il rispetto universale della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi, cosi come l'accesso ai servizi pertinenti, contribuiscono a ridurre la mortalità infantile e delle madri; segnala che la pianificazione familiare, la salute materna, l'accesso agevole agli anticoncezionali e all'aborto in condizioni di sicurezza sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e aiutarle a riappropriarsi della loro vita qualora siano state vittime di stupro; sottolinea la necessità di porre tali politiche al centro della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi e dell'azione umanitaria negli stessi;

39.  accoglie favorevolmente la recente risoluzione n. 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su "Donne, pace e sicurezza", che fa delle donne l'elemento centrale di tutti gli sforzi volti ad affrontare le sfide globali, tra cui il diffondersi dell'estremismo violento, il cambiamento climatico, la migrazione, lo sviluppo sostenibile, la pace e la sicurezza; plaude alle conclusioni dello studio globale delle Nazioni Unite sull'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su "Donne, pace e sicurezza", che sottolineano l'importanza del ruolo guida e della partecipazione delle donne alla risoluzione dei conflitti e alla costruzione della pace, e il fatto che la presenza femminile ha migliorato l'assistenza umanitaria, potenziato l'operato delle forze di pace, favorito la conclusione di colloqui di pace e contribuito a contrastare l'estremismo violento;

40.  esprime la propria costernazione dinanzi al fatto che, con l'emergere di gruppi estremisti violenti quali Da'ish in Siria e in Iraq e Boko Haram nell'Africa occidentale, la violenza nei confronti delle donne, in particolare quella sessuale, è diventata parte integrante degli obiettivi, dell'ideologia e delle fonti di reddito di tali gruppi estremisti, e pone la comunità internazionale dinanzi a una nuova sfida cruciale; invita tutti i governi e le istituzioni delle Nazioni Unite a intensificare il loro impegno nella lotta contro questi crimini abominevoli e a ripristinare la dignità delle donne, in modo che possano ricevere giustizia, riparazione e adeguate misure di sostegno;

41.  ritiene che garantire l'autonomia delle donne, affrontando le sottese disparità di genere che rendono donne e ragazze vulnerabili nei periodi di conflitto, sia un modo per contrastare l'estremismo; invita l'ONU e tutti i suoi Stati membri ad adottare misure concrete per garantire l'autonomia delle donne e il loro significativo coinvolgimento nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nei negoziati di pace e nel processo di consolidamento della pace, potenziando la loro rappresentanza a tutti i livelli decisionali, ivi compreso in seno a istituzioni e meccanismi nazionali, regionali e internazionali;

Diritti dei minori

42.  ricorda che la Convenzione sui diritti del fanciullo, che è stata adottata nel 1989 e costituisce il trattato internazionale sui diritti umani più ampiamente ratificato, enuncia una serie di diritti dei minori, tra cui il diritto alla vita, alla salute, all'istruzione e al gioco, nonché il diritto alla vita familiare, a essere protetto dalla violenza e dalla discriminazione e a essere ascoltato; esorta tutti i firmatari del trattato ad adempiere i propri obblighi; invita gli Stati Uniti, unico paese al mondo a non aver ancora ratificato tale convenzione, ad aderirvi in via prioritaria;

43.  si compiace del preannunciato studio globale che verrà avviato dalle Nazioni Unite per determinare, attraverso il monitoraggio e l'analisi valutativa, come vengono attuate sul campo le vigenti leggi e norme internazionali e per valutare le opportunità concrete che si presentano agli Stati per migliorare le loro politiche e le loro risposte; esorta tutti gli Stati a sostenere e partecipare attivamente allo studio;

44.  osserva con preoccupazione che nel 2015 una serie di persone è stata condannata a morte e giustiziata per crimini commessi a un'età inferiore ai 18 anni in paesi di tutto il mondo benché la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo sancisca il divieto di applicare la pena di morte ai minori;

Diritti delle persone LGBTI

45.  esprime la propria preoccupazione in merito alla persistenza in vari paesi di leggi e pratiche discriminatorie e atti di violenza contro individui sulla base del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere, compreso il ricorso alla pena di morte in alcuni Stati; invita a un attento monitoraggio della situazione delle persone LGBTI in paesi in cui leggi anti-LGBTI recentemente introdotte costituiscono una minaccia per la vita delle minoranze sessuali; nutre profonda preoccupazione per le cosiddette leggi "anti-propaganda", le quali limitano la libertà di espressione e di riunione, adottate anche in alcuni paesi del continente europeo;

46.  sostiene il lavoro costante dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nella lotta contro tali leggi discriminatorie, in particolare mediante dichiarazioni, relazioni e la campagna "Liberi e uguali", nonché l'operato di diversi organismi dell'ONU; esprime preoccupazione per le limitazioni imposte sulle libertà fondamentali dei difensori dei diritti umani delle persone LGBTI e sollecita l'UE a rafforzare il proprio sostegno nei loro confronti; constata che i diritti delle persone LGBTI sarebbero maggiormente rispettati se queste avessero accesso a istituti giuridici quali unione registrata o matrimonio; esorta il CDU a istituire una procedura speciale o un altro meccanismo per garantire un'attenzione sistematica a tali questioni;

Antiterrorismo e diritti umani

47.  ricorda che il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali è alla base del successo delle politiche antiterrorismo, tra cui l'uso delle tecnologie di sorveglianza digitale, ed esorta a sostenere i diritti umani e lo Stato di diritto in tutte le iniziative di lotta al terrorismo, principio cardine anche della strategia mondiale antiterrorismo delle Nazioni Unite;

Sport e diritti umani

48.  denuncia la prassi, sempre più diffusa tra gli Stati autoritari, di ospitare enormi eventi sportivi o culturali per rafforzare la propria legittimità internazionale limitando ulteriormente il dissenso interno; invita l'UE e i suoi Stati membri a sollevare attivamente la questione, anche nel contesto del CDU, e a impegnarsi con le federazioni sportive nazionali, gli attori societari e le organizzazioni della società civile per definire gli aspetti pratici della loro partecipazione a tali eventi, tra cui la Coppa del mondo FIFA del 2018 in Russia e del 2022 nel Qatar nonché i Giochi olimpici del 2022 a Pechino; sollecita l'elaborazione di un quadro politico dell'UE e delle Nazioni Unite in materia di sport e diritti umani;

Lotta contro l'impunità/CPI

49.  riafferma il suo forte impegno volto a porre fine all'impunità per i più gravi crimini che preoccupano la comunità internazionale nonché a offrire giustizia alle vittime di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio, tra cui quelli legati all'uso della violenza sessuale, e ribadisce il suo saldo sostegno alla Corte penale internazionale (CPI); rimane vigile nei confronti di ogni tentativo di minare la legittimità o l'indipendenza della Corte; esprime forte preoccupazione per la mancata esecuzione di numerosi mandati d'arresto; esorta l'UE e i suoi Stati membri a cooperare con la Corte e a garantirle un forte sostegno diplomatico, politico e finanziario, anche in seno alle Nazioni Unite; invita ad aumentare gli sforzi per promuovere l'universalità dello Statuto di Roma mediante la sua ratifica, comprensiva degli emendamenti di Kampala, e la sua effettiva applicazione;

Droni e armi autonome

50.  ribadisce il suo appello al Consiglio dell'UE per l'elaborazione di una posizione comune dell'Unione sull'uso di droni armati, in cui sia assegnata la massima importanza al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario e siano trattate questioni quali il quadro giuridico, la proporzionalità, l'assunzione di responsabilità, la protezione dei civili e la trasparenza; esorta nuovamente l'UE a vietare la produzione, lo sviluppo e l'impiego di armi completamente autonome che consentono di sferrare attacchi senza intervento umano; insiste sulla necessità che i diritti umani siano presi in considerazione in tutti i dialoghi con i paesi terzi sulla lotta contro il terrorismo; deplora il voto negativo della Francia e del Regno Unito sull'ultima risoluzione del CDU sui droni armati nelle operazioni militari e di lotta al terrorismo in conformità con il diritto internazionale;

Diritti umani e politica antidroga

51.  si compiace della dichiarazione congiunta rilasciata il 7 ottobre 2015 dai relatori speciali delle Nazioni Unite sulla tortura e sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie, i quali hanno affermato che le esecuzioni per reati connessi alla droga costituiscono una violazione del diritto internazionale e rappresentano uccisioni illegali e che le agenzie internazionali e gli Stati membri che forniscono assistenza tecnica bilaterale per la lotta ai reati di droga devono garantire che i programmi cui contribuiscono non si traducano, in ultima analisi, in violazioni del diritto alla vita;

52.  invita l'UE e i suoi Stati membri a fare dell'abolizione della pena di morte per reati di droga una questione prioritaria nei negoziati dell'UNGASS e ribadisce che l'assistenza finanziaria, l'assistenza tecnica, il potenziamento delle capacità e altre forme di sostegno alla politica antidroga dovrebbero essere vincolate all'abolizione della pena capitale per reati connessi alla droga;

53.  esprime il suo sostegno a favore dell'istituzione di un relatore speciale sui diritti umani e la politica antidroga;

Priorità dell'UE sulle questioni specifiche per paese

Azerbaigian

54.  si compiace della dichiarazione congiunta sulla situazione dei diritti umani in Azerbaigian rilasciata in occasione della 29a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, ma si rammarica del fatto che alcuni Stati membri dell'UE non abbiano appoggiato tale dichiarazione; esorta gli Stati membri dell'UE e gli altri membri del Consiglio a osservare da vicino la situazione dei diritti umani in Azerbaigian e ad adoperarsi per l'adozione di una risoluzione che chieda il rilascio immediato e incondizionato dei difensori dei diritti umani, attivisti politici e civili, giornalisti e blogger arrestati o incarcerati a seguito di accuse di matrice politica, sollecitando inoltre indagini approfondite in merito alle denunce di tortura durante la detenzione nonché l'abrogazione delle normative che limitano indebitamente la libertà di espressione, di riunione e di associazione in Azerbaigian; esorta gli Stati membri dell'UE a sostenere l'istituzione di un mandato per un relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Azerbaigian;

55.  si compiace del rilascio temporaneo di Leyla e Arif Yunus per motivi umanitari, ma sollecita la revoca immediata di tutte le accuse a loro carico; si rammarica profondamente del fatto che nessuno dei prigionieri di coscienza azeri sia stato rilasciato in occasione dell'ultima grazia presidenziale;

Bielorussia

56.  considera il rilascio degli ultimi sei prigionieri un'iniziativa apprezzabile; esprime profonda preoccupazione per il protrarsi delle limitazioni alle libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica; condanna i soprusi ai danni di giornalisti indipendenti e di opposizione nonché la vessazione e la detenzione, sulla base di accuse pretestuose, di attivisti per i diritti umani e di coloro che esprimono opinioni critiche; condanna il persistente ricorso alla pena di morte;

57.  chiede il rinnovo del mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Bielorussia in occasione della 32a sessione del Consiglio ed esorta il governo a cooperare pienamente con il relatore speciale nonché a impegnarsi ad apportare riforme da tempo attese per promuovere e tutelare i diritti umani, attuando, tra l'altro, le raccomandazioni del relatore speciale e altri meccanismi per i diritti umani;

Georgia

58.  prende atto delle significative riforme legislative che hanno portato ad alcuni progressi e miglioramenti nel settore della giustizia e dell'applicazione della legge, nell'operato della procura, nella lotta ai maltrattamenti, nella tutela dei diritti dei minori, della privacy e dei dati personali e nel trattamento degli sfollati interni;

59.  osserva, tuttavia, che sono necessari ulteriori sforzi in merito ai maltrattamenti, segnatamente per quanto concerne la custodia cautelare e la riabilitazione delle vittime, nonché in merito all'assunzione di responsabilità per abusi commessi nell'applicazione della legge, alle indagini circa gli abusi compiuti nel passato da ufficiali governativi e ai diritti delle minoranze e delle donne; continua a nutrire preoccupazione per la libertà di espressione e dei mezzi di comunicazione e la mancanza di accesso degli osservatori alle regioni occupate dell'Abkhazia e dell'area di Tskhinvali/Ossezia del Sud, nelle quali le violazioni dei ditti umani restano diffuse; esorta il governo della Georgia ad adottare opportune misure al fine di garantire un seguito alle raccomandazioni formulate durante il riesame periodico universale;

Russia

60.  condanna con forza la continua repressione del dissenso da parte del governo, mediante la minaccia rivolta alle ONG indipendenti con la cosiddetta "legge sugli agenti stranieri" e la legge sulle "organizzazioni straniere indesiderabili", che consente alle autorità di mettere al bando le ONG ritenute suscettibili di minacciare le capacità di difesa o le fondamenta costituzionali della Russia, nonché la persistente e multiforme repressione di attivisti, oppositori politici e critici del regime;

Ucraina

61.  esprime profonda preoccupazione per i continui attacchi indiscriminati in aree civili, gli attentati mirati contro le scuole e l'uso di queste ultime per scopi militari da parte di entrambe le fazioni; condanna il protrarsi delle violazioni dei diritti umani nel conflitto e appoggia pienamente la missione delle Nazioni Unite per il monitoraggio dei diritti umani nonché la missione speciale di monitoraggio in Ucraina dell'OSCE; esorta il governo dell'Ucraina ad adottare misure per consentire la fornitura di determinati tipi di medicinali, tra cui la terapia sostitutiva degli oppiacei, a migliorare le procedure di registrazione e gli strumenti di accesso ai sussidi occupazionali e statali per gli sfollati a causa del conflitto, ad abrogare le normative che potrebbero avere incidenze negative sulla libertà di espressione e di associazione, ad intraprendere iniziative concrete per scoraggiare l'uso delle scuole da parte di forze e gruppi armanti sia nelle aree controllate dal governo che nei territori nelle mani dei ribelli, nonché a ratificare lo Statuto di Roma e aderire alla Corte penale internazionale in qualità di membro a pieno titolo;

62.  esorta gli Stati membri dell'UE a sostenere tutti i possibili sforzi a livello delle Nazioni Unite per combattere l'impunità e svolgere indagini imparziali sugli eventi violenti e sulle violazioni dei diritti umani connessi con la repressione nei confronti delle manifestazioni di piazza Maidan nonché sull'uso di munizioni a grappolo da parte delle forze favorevoli al governo e dei ribelli sostenuti dalla Russia durante il conflitto armato nell'Ucraina orientale, occupandosi inoltre della situazione dei diritti umani in Crimea e delle altre violazioni correlate al conflitto armato nell'Ucraina orientale;

Uzbekistan

63.  esorta gli Stati membri dell'UE ad adoperarsi per presentare una risoluzione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani che istituisca un apposito meccanismo ONU per l'Uzbekistan volto a garantire il monitoraggio da parte delle Nazioni Unite, l'informazione al pubblico e il dibattito in seno al CDU circa la situazione dei diritti umani in Uzbekistan, nonché ad occuparsi dei casi di mancata cooperazione dell'Uzbekistan con i meccanismi ONU per i diritti umani, del protrarsi della detenzione di numerosi oppositori politici e difensori dei diritti umani, delle continue restrizioni alla libertà di associazione, di espressione e dei mezzi di comunicazione e del continuo ricorso al lavoro forzato e minorile;

Bahrein

64.  si rammarica del fatto che il governo del Bahrein non abbia compiuto progressi nell'affrontare le preoccupazioni in merito al protrarsi della detenzione di molti difensori dei diritti umani, attivisti politici e giornalisti a causa del loro esercizio dei diritti di libera riunione pacifica e associazione nonché in merito alla mancata assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani, tra cui la tortura, e alla mancanza di indipendenza e imparzialità dell'apparato giudiziario del Bahrein;

65.  esorta gli Stati membri dell'UE a occuparsi della situazione dei diritti umani in Bahrein in seno al CDU mediante dichiarazioni individuali, una dichiarazione congiunta di seguito o una risoluzione che chieda al Bahrein il rilascio immediato e incondizionato di tutti i difensori dei diritti umani, gli attivisti politici e gli altri individui detenuti o accusati di presunte violazioni correlate ai diritti di espressione, riunione pacifica e associazione, nonché lo svolgimento di indagini imparziali in merito a tutte le accuse di tortura e maltrattamento e la tempestiva agevolazione della visita del relatore speciale sulla tortura e dell'applicazione di altri meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani; reitera il proprio appello all'UE a elaborare una strategia globale sulle modalità con cui l'Unione e i suoi Stati membri possono attivamente esercitare pressioni a favore del rilascio degli attivisti e dei prigionieri di coscienza incarcerati;

Israele/Palestina

66.  invita l'Unione europea a ribadire la posizione espressa in merito alla responsabilità nelle conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del luglio 2015, affermando che il rispetto del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale in materia di diritti umani da parte di attori statali e non statali, inclusa la responsabilità, rappresenta un elemento fondamentale per la pace e la sicurezza nella regione;

67.  esorta l'Unione, alla luce del suddetto impegno assunto in occasione del Consiglio "Affari esteri" del luglio 2015 e dell'appello a promuovere il rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale nei territori palestinesi occupati rivolto a paesi terzi nella risoluzione del CDU del luglio 2015, sostenuta dall'UE, a invitare tutte le parti a condurre indagini credibili in merito alle presunte violazioni del diritto internazionale, a monitorare attivamente le indagini in corso e a valutarne la conformità alle norme internazionali relative all'obbligo di indagine, in particolare chiedendo regolarmente chiarimenti sull'archiviazione dei casi, a sollecitare la creazione di un adeguato meccanismo di follow-up al fine di assicurare l'attuazione delle raccomandazioni espresse nella relazione del 2015 della commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite e in relazioni precedenti delle Nazioni Unite, nonché a invitare Israele a cooperare con l'esame preliminare della Corte penale internazionale, in particolare consentendo l'accesso alle informazioni e cooperando con le richieste in tal senso;

68.  si rammarica per il rifiuto delle autorità israeliane di cooperare con il relatore speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, il quale si è dimesso in seguito alla mancata concessione, da parte di Israele, dell'accesso ai territori palestinesi occupati;

Siria

69.  esprime profonda preoccupazione per il costante deterioramento della situazione umanitaria e della sicurezza in Siria; condanna fermamente gli abusi, i massacri, le torture, le uccisioni e le violenze sessuali commessi ai danni della popolazione siriana dal regime di Assad, dal cosiddetto Stato islamico e da altri gruppi estremisti e terroristi; ribadisce il suo appello a favore di una soluzione sostenibile per il conflitto siriano attraverso un processo politico guidato dalla Siria che porti a un'autentica transizione politica tale da corrispondere alle legittime aspirazioni del popolo siriano e da consentire a quest'ultimo di determinare il proprio futuro in maniera indipendente e democratica; esprime il proprio pieno sostegno agli sforzi attualmente condotti dalle Nazioni Unite al fine di pervenire a una soluzione politica del conflitto;

70.  esorta il Consiglio per i diritti umani a invitare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a intraprendere le azioni opportune per assicurare che i responsabili delle violazioni dei diritti umani, tra cui le violazioni che possono costituire crimini contro l'umanità e crimini di guerra, rispondano dei loro atti, anche tramite il deferimento della situazione in Siria alla Corte penale internazionale;

Arabia Saudita

71.  ribadisce che i membri del CDU dovrebbero essere eletti tra gli Stati che rispettano i diritti umani, lo Stato di diritto e la democrazia; esprime profondo disaccordo rispetto alla decisione adottata dalle Nazioni Unite, con il sostegno degli Stati membri dell'UE, di assegnare un ruolo fondamentale nell'ambito dei diritti umani all'ambasciatore saudita presso le Nazioni Unite a Ginevra, il quale è stato eletto presidente di un gruppo di esperti indipendenti in seno al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani;

72.  rimane seriamente preoccupato per le violazioni sistematiche e diffuse dei diritti umani in Arabia Saudita; invita le autorità saudite a liberare tutti i prigionieri di coscienza, incluso il vincitore del premio Sakharov 2015, Raif Badawi;

73.  manifesta profonda preoccupazione per l'esecuzione in massa di 47 prigionieri in Arabia Saudita il 2 gennaio 2016, che ha fatto seguito a un allarmante aumento del tasso di esecuzioni nel 2015;

74.  prende atto con preoccupazione delle informazioni secondo cui tra le persone giustiziate ci sarebbero stati anche giovani, persone affette da infermità mentale e prigionieri condannati a morte per reati diversi dall'omicidio, in particolare i reati legati all'esercizio del diritto alla libertà di riunione, alla libertà di associazione e alla libertà di espressione;

75.  invita le autorità saudite a cooperare pienamente con le procedure speciali del CDU e con l'Ufficio dell'alto commissario per i diritti umani; chiede all'Arabia Saudita di imporre una moratoria sulla pena di morte;

Sahara occidentale

76.  chiede che siano rispettati i diritti fondamentali della popolazione del Sahara occidentale, compresa la libertà di associazione, la libertà di espressione e il diritto di riunione; chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici sahraui; chiede che parlamentari, osservatori indipendenti, ONG e giornalisti abbiano accesso ai territori del Sahara occidentale; esorta le Nazioni Unite a dotare la missione MINURSO di un mandato per i diritti umani, in linea con tutte le altre missioni dell'ONU per il mantenimento della pace nel mondo; appoggia una soluzione equa e duratura del conflitto nel Sahara occidentale basata sul diritto del popolo sahraui all'autodeterminazione, conformemente alle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite;

Yemen

77.  esprime profonda preoccupazione per il violento e drammatico conflitto e per la crisi umanitaria senza precedenti che si stanno registrando nel paese; denuncia le gravi violazioni delle leggi di guerra e dei diritti umani commesse dalle parti belligeranti, in particolare gli attacchi aerei indiscriminati e sproporzionati, condotti dalla coalizione a guida saudita, che hanno causato molti morti e feriti tra i civili e distrutto numerosi beni civili; condanna l'espulsione del rappresentante dell'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani da parte delle autorità yemenite; invita l'UE ad appoggiare l'istituzione di un'inchiesta internazionale del Consiglio per i diritti umani allo scopo di documentare le violazioni commesse da tutte le parti a partire da settembre 2014;

Burundi

78.  esprime profonda preoccupazione per gli attacchi mirati contro gli attivisti dei diritti umani, i giornalisti e i rispettivi familiari; condanna fermamente la violenza politica, le esecuzioni sommarie, le violazioni e gli abusi dei diritti umani, l'istigazione alla violenza per motivi politici, etnici o di altro tipo in Burundi, come pure la continua impunità di cui godono i responsabili di tali atti, comprese le forze di polizia e di sicurezza, i gruppi giovanili affiliati a partiti politici e i pubblici ufficiali;

79.  esorta le autorità del Burundi a porre fine a tali abusi e violazioni riconoscendo l'urgenza e l'importanza di tale questione, anche tramite l'immediata cessazione delle uccisioni e degli attacchi contro gli attivisti dei diritti umani, i giornalisti e gli oppositori e i critici reali o presunti e la conduzione di indagini complete, imparziali e indipendenti con l'obiettivo di assicurare i responsabili alla giustizia e di garantire un risarcimento alle vittime;

80.  si compiace della sessione speciale del Consiglio per i diritti umani volta a prevenire un ulteriore peggioramento della situazione dei diritti umani in Burundi tenutasi il 17 dicembre 2015, ma lamenta il ritardo nella sua organizzazione; sollecita la rapida attuazione della missione di esperti indipendenti ed esorta le autorità del Burundi a garantire una completa cooperazione nel quadro della missione;

Mauritania

81.  sottolinea che, anche se il governo mauritano ha compiuto progressi per quanto riguarda gli interventi legislativi intesi a contrastare ogni forma di schiavitù o pratiche semischiavistiche, la mancanza di azioni per l'attuazione effettiva concorre alla persistenza del fenomeno; invita le autorità a promulgare una legge contro la schiavitù, ad avviare su scala nazionale, in modo sistematico e regolare, la raccolta di dati disaggregati su tutte le forme di schiavitù e ad eseguire a uno studio approfondito e basato su dati empirici in merito alla storia e alla natura della schiavitù al fine di porre fine a tale pratica;

82.  esorta le autorità mauritane a consentire la libertà di parola e di riunione, conformemente alle convenzioni internazionali e al diritto nazionale della Mauritania; sollecita altresì la scarcerazione di Biram Dah Abeid, Bilal Ramdane e Djiby Sow, affinché essi possano proseguire la loro campagna non violenta contro il persistere della schiavitù senza timori di vessazioni o intimidazioni;

Sud Sudan

83.  accoglie con favore l'accordo di pace sottoscritto dalle parti in conflitto il 28 agosto 2015 per porre fine alla guerra civile, il quale comprende una condivisione transitoria del potere, misure di sicurezza e l'istituzione di un tribunale ibrido per giudicare tutti i crimini commessi dall'inizio del conflitto; ricorda che il conflitto ha causato migliaia di vittime e provocato lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone e di rifugiati;

84.  invita tutte le parti ad astenersi dal commettere violazioni dei diritti umani e violazioni del diritto umanitario internazionale, comprese le violazioni che equivalgono a crimini internazionali, come le esecuzioni extragiudiziali, la violenza mirata di stampo etnico, la violenza sessuale utilizzata nei conflitti, compreso lo stupro, nonché la violenza di genere, il reclutamento e l'impiego di bambini, le sparizioni forzate e gli arresti e la detenzione arbitrari;   

85.  invita il Consiglio per i diritti umani a sostenere la nomina di un relatore speciale sul Sud Sudan, con il mandato di monitorare le violazioni, tra cui il reclutamento e l'impiego di bambini soldato nonché l'uso militare delle scuole, e di riferirne pubblicamente, come pure di formulare raccomandazioni per conseguire un'effettiva assunzione di responsabilità;

Venezuela

86.  accoglie con favore lo svolgimento in Venezuela di elezioni libere e regolari il 6 dicembre 2015; accoglie con favore il fatto che sia il governo che le forze dell'opposizione ne abbiano accettato i risultati; ricorda l'importanza di sostenere la costituzione e il rispetto dei diritti umani e di compiere la volontà del popolo venezuelano;

87.  ricorda che il nuovo governo dovrà affrontare una vasta gamma di questioni riguardanti i diritti umani, tra cui l'impunità e la responsabilità per le uccisioni extragiudiziali, anche da parte delle forze di sicurezza, gli arresti e le detenzioni arbitrari, il diritto dei prigionieri politici a un processo regolare e l'indipendenza della magistratura, la libertà di riunione e di associazione e la libertà dei media;

Repubblica popolare democratica di Corea

88.  accoglie con favore la risoluzione approvata dall'Assemblea generale che condanna le persistenti e continuate violazioni sistematiche, generalizzate e palesi dei diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea e incoraggia il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ad adottare azioni appropriate per assicurare l'assunzione di responsabilità, anche considerando il deferimento della Repubblica popolare democratica di Corea alla Corte penale internazionale e invita il Consiglio per i diritti umani a rinnovare il suo richiamo alla responsabilità, anche per i colpevoli di crimini contro l'umanità tramite le politiche istituite ai massimi livelli dello Stato decenni fa;

Cina

89.  esprime profonda preoccupazione per la dura e continua repressione ai danni di attivisti e avvocati specialisti dei diritti umani; osserva che da luglio 2015 più di 200 avvocati e giuristi sono stati convocati o prelevati con la forza per essere sottoposti a interrogatori nel quadro del più agguerrito tentativo degli ultimi decenni di ridurre al silenzio gli oppositori del regime; è allarmato per la notizia che le autorità cinesi, negli ultimi giorni, hanno formalmente arrestato almeno sette avvocati specialisti dei diritti umani e colleghi detenuti segretamente da sei mesi;

Myanmar/Birmania

90.  accoglie con favore lo svolgimento di elezioni competitive l'8 novembre 2015, un'importante pietra miliare nella transizione democratica del paese; resta, tuttavia, preoccupato per il quadro costituzionale di tali elezioni, in base al quale il 25% dei seggi in parlamento è destinato ai militari; riconosce i progressi sinora compiuti nel campo dei diritti umani, individuando al contempo il persistere di problematiche di grande rilevanza, compresi i diritti delle minoranze e la libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica;

91.  condanna i gravi e diffusi episodi di discriminazione e repressione nei confronti dei Rohingya, aggravati dal fatto che tale comunità non dispone di status giuridico e dall'aumento dei discorsi di incitamento all'odio contro i non buddisti; chiede che siano svolte indagini complete, trasparenti e indipendenti in relazione a tutte le segnalazioni di violazioni dei diritti umani nei confronti dei Rohingya e ritiene che le quattro leggi adottate dal parlamento nel 2015 intese a "proteggere la razza e la religione" contemplino aspetti discriminatori per quanto riguarda il genere; deplora il fatto che all'Ufficio dell'alto commissario per i diritti umani (OHCHR) non sia stato ancora consentito di istituire un ufficio nel paese; sottolinea la necessità di effettuare una valutazione completa dell'impatto in termini di sostenibilità e diritti umani prima della finalizzazione dei negoziati sull'accordo in materia di investimenti UE-Myanmar/Birmania;

Nepal

92.  accoglie con favore l'entrata in vigore, il 20 settembre 2015, della nuova costituzione del Nepal, che dovrebbe gettare le basi per la stabilità politica e lo sviluppo economico futuri del paese; auspica che, nel prossimo futuro, si affrontino le questioni che ancora destano preoccupazione in relazione alla rappresentanza politica delle minoranze, compresi i Dalit, e le leggi sulla cittadinanza;

93.  deplora la diffusa mancanza di responsabilità per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani commesse da entrambe le parti durante la guerra civile, nonostante l'adozione, nel maggio 2014, della legge sulla verità, la riconciliazione e le sparizioni; sollecita il governo del Nepal ad aderire alla convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate; condanna i limiti posti alle libertà fondamentali dei rifugiati tibetani; sollecita l'India a revocare il blocco non ufficiale sull'economia del Nepal che, congiuntamente al devastante terremoto dell'aprile 2015, sta causando una crisi umanitaria e spingendo quasi un altro milione di nepalesi verso una spirale di povertà;

°

°  °

94.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente della 69ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, al Presidente del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, all'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e al Segretario generale dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

 

 

(1)

Testi approvati, P8_TA(2015)0470.

 

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