Procedura : 2016/2537(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B8-0181/2016

Testi presentati :

B8-0181/2016

Discussioni :

Votazioni :

PV 04/02/2016 - 8.6
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :


PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 178kWORD 76k
1.2.2016
PE576.542v01-00
 
B8-0181/2016

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla situazione in Libia (2016/2537(RSP))


Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao, Rolandas Paksas a nome del gruppo EFDD

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Libia (2016/2537(RSP))  
B8-0181/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Libia, in particolare quelle del 15 settembre 2011(1), del 22 novembre 2012(2), del 18 settembre 2014(3) e del 15 gennaio 2015(4),

–  viste le recenti dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, sulla Libia, tra cui quelle rilasciate il 7 e il 19 gennaio 2016,

–  vista la dichiarazione del VP/AR a nome dell'Unione europea sulla firma dell'accordo politico libico,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 15 dicembre 2014, del 9 febbraio, 16 marzo e 12 ottobre 2015 e del 18 gennaio 2016,

–  viste le risoluzioni 1970 (2011), 1973 (2011), 2174 (2014), 2238 (2015), 2240 (2015) e 2259 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

–  vista la decisione 2013/233/PESC del Consiglio, del 22 maggio 2013, che istituisce la missione dell'Unione europea di assistenza alla gestione integrata delle frontiere in Libia (EUBAM Libia)(5),

–  visti la decisione (PESC) 2015/778 del Consiglio, del 18 maggio 2015, relativa a un'operazione militare dell'Unione europea nel Mediterraneo centromeridionale (EUNAVFOR MED)(6) e l'avvio della seconda fase dell'operazione contro i trafficanti di esseri umani (Operazione Sophia) il 7 ottobre 2015,

–  visto il comunicato congiunto emesso il 13 dicembre 2015 a seguito della riunione ministeriale per la Libia svoltasi a Roma,

–  vista la nomina, il 4 novembre 2015, del nuovo rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la Libia,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il 17 dicembre 2015, nel quadro del dialogo politico moderato dalle Nazioni Unite, i delegati libici hanno firmato a Skhirate (Marocco) l'accordo politico libico;

B.  considerando che il 19 gennaio 2016 il Consiglio presidenziale libico ha annunciato la formazione di un nuovo governo di unità nazionale, inteso a riunire le fazioni in lotta del paese in conformità dell'accordo politico libico; che solo sette dei nove membri del Consiglio hanno firmato il documento che ha disposto la nomina di 32 ministri in totale, di cui uno donna;

C.  considerando che erano necessari i due terzi dei voti per approvare la nuova amministrazione entro 10 giorni, al fine di consentirle l'avvio dei lavori, ma che il 25 gennaio 2016 la Camera dei rappresentanti ha espresso riserve circa l'articolo 8 dell'accordo e ha respinto il gabinetto proposto dal Consiglio presidenziale, fissando un termine di dieci giorni per la presentazione di una nuova proposta;

D.  considerando che in occasione della riunione ministeriale per la Libia, svoltasi a Roma nel dicembre 2015, vari attori, tra cui la Lega araba, le Nazioni Unite, l'Unione africana e l'Unione europea, si sono impegnati a sostenere il governo di unità nazionale in quanto unico governo legittimo della Libia e hanno affermato che avrebbero interrotto qualsiasi contatto con singoli e istituzioni non convalidati dall'accordo politico libico e respinto qualsiasi interferenza straniera nel processo libico;

E.  considerando che i vari attacchi terroristici sferrati di recente dall'ISIS/Daesh, tra cui l'attentato contro un centro di addestramento a Zliten il 7 gennaio 2016 e altri attacchi contro infrastrutture petrolifere e strutture di stoccaggio, dimostrano l'aumento delle attività del gruppo terroristico nel paese; che, secondo quanto riportato, fino a 3 000 combattenti dell'ISIS/Daesh risiederebbero ora nella città di Sirte e che il gruppo terroristico starebbe espandendo la propria influenza lungo la costa del Mediterraneo; che è in aumento il numero di combattenti stranieri che si recano in Libia per unirsi alle organizzazioni terroristiche;

F.  considerando che l'assenza dello Stato di diritto e l'elevato livello di violenza in Libia, uniti alla proliferazione delle armi e al vuoto di potere, hanno permesso a gruppi estremisti violenti, come lo Stato islamico, al-Qaeda e Ansar al-Shari'a in Libia (ASL), di prosperare; che le suddette organizzazioni terroristiche si servono della Libia quale porto sicuro da cui avviare operazioni contro i paesi vicini, e che la Libia è diventata una nuova meta dei combattenti jihadisti stranieri;

G.  considerando che la situazione in Libia continua a essere molto instabile non solo a causa della presenza di organizzazioni terroristiche, ma anche di quella di milizie che combattono per il controllo delle rotte dei traffici e delle fonti di risorse; che i confini libici restano estremamente porosi e permeabili per quanto riguarda il traffico di armi e di esseri umani;

H.  considerando che l'attuale situazione in Libia è il prodotto di una serie di errori significativi risalenti all'intervento militare del 2011; che vari attori internazionali hanno chiaramente dimostrato la loro intenzione di promuovere una nuova campagna militare con l'ISIS/Daesh in Libia, dopo l'insediamento del nuovo governo, e che Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Italia avrebbero iniziato a porre le basi per tale intervento; che, nel contempo, vari attori libici hanno chiarito la loro contrarietà a un intervento straniero, accettando eventuali aiuti unicamente sotto forma di sostegno logistico e tecnico;

I.  considerando che dal luglio 2014 la Libia ha assistito a continui disordini civili provocati dai combattimenti tra le milizie rivali, che hanno portato allo sfollamento di circa 440 000 persone; che le condizioni della sicurezza restano molto volatili e vi è un costante flusso di migranti che tentano di raggiungere i paesi vicini e l'altra sponda del Mediterraneo; che il 2015 si è rivelato finora l'anno più fatale per i migranti che attraversano il Mediterraneo, dal momento che la maggior parte delle morti è avvenuta lungo una pericolosa rotta del Mediterraneo centrale utilizzata dai trafficanti che operano al di fuori della Libia; che nel 2015 oltre 144 000 migranti hanno tentato di attraversare il mare e la stragrande maggioranza di essi partiva dalla Libia;

J.  considerando che l'Unione europea è pronta a fornire alla Libia un pacchetto di aiuti per 100 milioni di EUR una volta che il governo di unità avrà iniziato a operare nel paese; che i fondi saranno impiegati per i progetti che verranno discussi con il governo di unità nazionale;

K.  considerando che una serie di e-mail trapelate sembra rivelare che l'ex rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Bernardino León, stesse lavorando in coordinamento con gli Emirati Arabi Uniti, una delle parti interessate in Libia, per la maggior parte del suo mandato e, contemporaneamente, stesse negoziando i termini di una posizione remunerata presso l'Accademia diplomatica degli Emirati;

L.  considerando che le divisioni esistenti tra la parte orientale e quella occidentale della Libia sono state aggravate dalla situazione della sicurezza nel paese e che, in assenza di un processo positivo che porti a un governo di unità nazionale, l'integrità territoriale libica potrebbe essere messa a rischio;

M.  considerando che la Libia ha perso 60 miliardi di USD in produzione ed esportazioni a causa delle perturbazioni nei porti e nei giacimenti petroliferi negli ultimi tre anni, mentre gli attacchi da parte dei militanti dello Stato islamico hanno provocato un enorme danno all'industria petrolifera; che prima del 2011 la Libia produceva circa 1,6 milioni di barili di petrolio al giorno (bdp), mentre ora è il più piccolo produttore dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, con appena 362 000 bdp;

1.  accoglie con favore la firma, in data 17 dicembre 2015, dell'accordo politico sulla Libia e sostiene tale accordo, è però consapevole che tale evento rappresenta solo l'inizio di un processo lungo e difficile; incoraggia il lavoro di Martin Kobler, rappresentante speciale delle Nazioni Unite, e della missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) e sostiene i continui sforzi da essi compiuti per facilitare il dialogo tra le diverse parti;

2.  si rammarica che il primo gabinetto proposto dal Consiglio presidenziale sia stato respinto dalla Camera dei rappresentanti ma al tempo stesso accoglie con favore l'approvazione in linea di principio dell'accordo politico; condanna fermamente il rapimento del membro della Camera dei rappresentanti Mohamed al-Ra'id e invita tutti i soggetti influenti a compiere ogni sforzo per assicurare che sia rilasciato immediatamente e senza condizioni; si oppone a qualunque strategia messa in atto da qualsiasi attore con l'obiettivo di compromettere o rallentare il processo politico finalizzato alla creazione di un nuovo governo di intesa nazionale;

3.  invita tutte le parti coinvolte a dare prova di responsabilità e a difendere gli interessi del paese, innanzitutto sostenendo la creazione del nuovo governo che avrà come obiettivi prioritari quello di raggiungere un accordo con tutte le forze non jihadiste nel paese e cooperare con tutte le parti, tra cui le diverse tribù, i vari gruppi etnici, i comuni e gli attori locali, di assicurare la riconciliazione nazionale e di creare consenso al fine di far fronte alle sfide in atto in Libia, ad esempio la situazione umanitaria, le questioni relative alla sicurezza e il crollo dell'economia;

4.  sottolinea che la piena attuazione dell'accordo deve costituire un processo aperto e inclusivo la cui responsabilità spetti solo al popolo libico; evidenzia l'importanza della partecipazione continua della società civile, delle donne, degli attori locali, dei gruppi etnici e dei rappresentanti delle tribù, comprese le tribù spesso dimenticate del Fezzan, vale a dire i tubu e i tuareg; ritiene che l'istituzione di una Shura libica permanente per il dialogo politico, che dovrebbe includere il maggior numero di attori possibile, potrebbe contribuire alla creazione di consenso politico e consolidare la legittimità dell'accordo;

5.  invita i paesi confinanti con la Libia come pure gli attori regionali e internazionali a evitare ogni azione che possa mettere a repentaglio il processo libico e a rispettare appieno la risoluzione 2259 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, interrompendo in tal modo il sostegno ai soggetti non partecipanti all'accordo politico e i contatti con gli stessi; ritiene che i soggetti inadempienti e che continuano ad alimentare la guerra per procura in Libia, sostenendo in modo diretto o indiretto una fazione sul campo o un gruppo terroristico, dovrebbero essere individuati e chiamati a rispondere delle loro azioni;

6.  condanna con forza i più recenti attacchi terroristici ad opera di ISIS/Daesh e porge le più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime; ribadisce che ISIS/Daesh e altre organizzazioni terroristiche prosperano nel caos e nel disordine ed è convinto che faranno quanto in loro potere per ostacolare la formazione di un governo nazionale; ritiene che un governo inclusivo che difende lo Stato di diritto e risponde ai bisogni dei suoi cittadini rappresenti il modo migliore per arrestare la diffusione di sentimenti radicali e, in ultima analisi, contrastare il terrorismo;

7.  accoglie con favore il pacchetto di sostegno dell'Unione, dell'ammontare di 100 milioni di EUR, quale primo passo per sostenere il nuovo governo nell'attuazione dell'accordo; invita gli Stati membri a non agire su base individuale bensì ad appoggiare il VP/AR nella formulazione di una strategia globale, in coordinamento con l'UNSMIL e le autorità libiche, per accompagnare la transizione e sostenere il nuovo governo libico; ritiene che una riforma del settore della sicurezza e programmi di disarmo, smobilitazione e reinserimento rappresentino una priorità per il paese e invita la Commissione, il VP/AR e gli Stati membri a tenersi pronti a fornire l'assistenza necessaria in tali settori se richiesto dal nuovo governo;

8.  crede nella necessità di mantenere la neutralità delle istituzioni libiche, con particolare riferimento alla Banca centrale e alla National Oil Corporation (la compagnia petrolifera nazionale libica), garantendo al contempo la loro trasparenza e responsabilità onde assicurare che i proventi del settore petrolifero vadano a vantaggio delle popolazione della Libia e non continuino ad alimentare il conflitto;

9.  è seriamente preoccupato per la possibilità che alcuni Stati membri considerino un eventuale intervento militare in Libia senza un mandato conferito mediante una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e/o senza una chiara richiesta da parte del governo della Libia; respinge tale possibilità, che rischierebbe di compromettere gravemente l'autorità del nuovo governo e potrebbe avere conseguenze disastrose; ricorda che l'attuale situazione critica è principalmente il risultato dell'irresponsabile intervento in Libia del 2011 e che sugli Stati membri coinvolti grava una responsabilità specifica; chiede che sia rispettata la volontà della Libia per quanto riguarda possibili interventi sul suo territorio; invita gli Stati membri e l'Unione a elaborare piuttosto una strategia chiara e coordinata a sostegno della transizione politica, ricordando che il fallimento del processo del 2011 è stato dovuto innanzitutto alla mancanza di un approccio condiviso;

10.  invita il governo di intesa nazionale ad assicurare alla giustizia i responsabili di violazioni del diritto umanitario internazionale e di violazioni e abusi dei diritti umani, compresi i soggetti coinvolti negli attacchi contro i civili o i responsabili di violenze sessuali, nonché a cooperare pienamente con la Corte penale internazionale e il procuratore, fornendo loro altresì l'assistenza necessaria, come richiesto nella risoluzione 1970 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e ribadito nella risoluzione 2238 (2015) del Consiglio stesso;

11.  è profondamente preoccupato per gli effetti di ricaduta che l'instabilità in Libia potrebbe avere sui paesi limitrofi, soprattutto quelli che si trovano in una fase di transizione, come la Tunisia, e sull'intera regione; invita gli Stati membri e la Commissione a prestare particolare attenzione alla situazione regionale e a esaminare, in coordinamento con i paesi interessati, le possibili contromisure;

12.  chiede che la missione di assistenza alle frontiere (EUBAM) dell'Unione in Libia svolga un ruolo più incisivo; è convinto della necessità di definire, in collaborazione con l'UNSMIL, il nuovo governo di intesa nazionale e i paesi confinanti con la Libia, una strategia comune per il controllo delle frontiere al fine di contrastare il traffico di armi ed esseri umani nonché l'afflusso di combattenti stranieri;

13.  denuncia l'evidente conflitto di interessi dell'ex rappresentante speciale delle Nazioni Unite, Bernardino León, e la sua mancanza di integrità nello svolgimento delle sue funzioni; ricorda che, prima di essere nominato rappresentante speciale delle Nazioni Unite, Bernardino León aveva altresì ricoperto il ruolo di rappresentante speciale dell'Unione europea per la regione del Mediterraneo meridionale; ritiene che il suo operato abbia compromesso la credibilità delle Nazioni Unite, dell'Unione europea e dell'intera comunità internazionale; invita la Commissione e il VP/AR a individuare gli strumenti atti ad evitare il verificarsi di una simile situazione in futuro, anche introducendo rigorosi periodi di incompatibilità; decide di procedere a un'indagine su tale caso;

14.  rammenta il forte impegno dell'UE a favore della sovranità, dell'indipendenza, dell'unità e dell'integrità territoriale della Libia; ritiene che il futuro governo debba valutare la possibilità di adottare assetti istituzionali che assicurino una certa autonomia alle identità regionali e locali, come ad esempio un governo di tipo federale;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al governo libico di intesa nazionale, al Segretario generale delle Nazioni Unite, alla Lega araba e all'Unione africana.

 

(1)

GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 114.

(2)

GU C 419 del 16.12.2015, pag. 192.

(3)

Testi approvati, P8_TA(2014)0028.

(4)

Testi approvati, P8_TA(2015)0010.

(5)

GU L 138 del 24.5.2013, pag. 15.

(6)

GU L 122 del 19.5.2015, pag. 31.

Note legali - Informativa sulla privacy