Procedura : 2016/2891(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B8-1056/2016

Testi presentati :

B8-1056/2016

Discussioni :

Votazioni :

PV 05/10/2016 - 8.6
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P8_TA(2016)0377

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 307kWORD 96k
Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-1051/2016
28.9.2016
PE589.645v01-00
 
B8-1056/2016

presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla necessità di una politica europea di reindustrializzazione alla luce dei recenti casi di Caterpillar e Alstom (2016/2891(RSP))


Maria Arena, Edouard Martin, Maria João Rodrigues, Kathleen Van Brempt, Dan Nica, Jutta Steinruck, Martina Werner, Sergio Gaetano Cofferati, Christine Revault D’Allonnes Bonnefoy, Hugues Bayet, Eric Andrieu, Nikos Androulakis, Guillaume Balas, Pervenche Berès, José Blanco López, Vilija Blinkevičiūtė, Enrico Gasbarra, Elena Gentile, Sergio Gutiérrez Prieto, Pier Antonio Panzeri, Demetris Papadakis, Georgi Pirinski, Evelyn Regner, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Marc Tarabella, Isabelle Thomas, Flavio Zanonato, Nicola Caputo a nome del gruppo S&D

Proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla necessità di una politica europea di reindustrializzazione alla luce dei recenti casi di Caterpillar e Alstom (2016/2891(RSP))  
B8-1056/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 9, 147 e 151, l'articolo 153, paragrafo 2, e gli articoli 173, 174, 192, 225 e 345,

–  visti gli articoli 14, 27 e 30 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1),

–  visto il regolamento (CE) n. 597/2009 del Consiglio, dell'11 giugno 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della Comunità europea(2),

–  vista la valutazione del valore aggiunto europeo di una misura dell'Unione su "Informazione e consultazione dei lavoratori, anticipazione e gestione del processo di ristrutturazione", intrapresa dall'unità "Valore aggiunto europeo" del Parlamento e sottoposta alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali il 19 novembre 2012,

–  visto il documento "Gestire il cambiamento" – Relazione finale del gruppo di alto livello sulle implicazioni economiche e sociali dei mutamenti industriali", gruppo istituito in occasione del Vertice sull'occupazione svoltosi a Lussemburgo nel novembre 1997,

–  visto il regolamento (CE) n. 2157/2001 del Consiglio, dell'8 ottobre 2001, relativo allo statuto della Società europea (SE)(3),

–  vista la direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi(4),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(5),

–  vista la direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti(6),

–  vista la direttiva 2001/86/CE del Consiglio, dell'8 ottobre 2001, che completa lo statuto della società europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori(7),

–  vista la direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2002, che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori(8),

–  vista la direttiva 2003/72/CE del Consiglio, del 22 luglio 2003, che completa lo statuto della società cooperativa europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori(9),

–  vista la direttiva 2004/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, concernente le offerte pubbliche di acquisto(10),

–  vista la direttiva 2005/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alle fusioni transfrontaliere delle società di capitali(11),

–  vista la direttiva 2009/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie(12),

–  visti la comunicazione della Commissione del 31 marzo 2005 "Ristrutturazioni e occupazione – Anticipare e accompagnare le ristrutturazioni per ampliare l'occupazione: il ruolo dell'Unione europea" (COM(2005)0120) e il parere del Comitato economico e sociale europeo del 14 dicembre 2005,

–  vista la comunicazione della Commissione del 9 febbraio 2005 sull'Agenda sociale (COM(2005)0033),

–  vista la decisione 2010/707/UE del Consiglio, del 21 ottobre 2010, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(13),

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 ottobre 2010 "Una politica industriale integrata per l'era della globalizzazione – Riconoscere il ruolo centrale di concorrenzialità e sostenibilità" (COM(2010)0614),

–  vista la comunicazione della Commissione del 27 ottobre 2010 "Verso un atto per il mercato unico" (COM(2010)0608),

–  vista la comunicazione della Commissione del 23 novembre 2010 "Un'agenda per nuove competenze e l'occupazione": Un contributo europeo verso la piena occupazione" (COM(2010)0682),

–  visto il Libro verde della Commissione del 17 gennaio 2012 "Ristrutturare e anticipare i mutamenti: quali insegnamenti trarre dall'esperienza recente?" (COM(2012)0007),

–  vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2011 sull'analisi interlocutoria della strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro(14),

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 aprile 2012 "Verso una ripresa fonte di occupazione" (COM(2012)0173),

–  vista la sua risoluzione del 26 maggio 2005 sull'agenda sociale 2006-2010(15),

–  visto il parere d'iniziativa del Comitato economico e sociale europeo, del 25 aprile 2012, sul tema "Cooperative e ristrutturazione",

–  vista la sua risoluzione del 10 maggio 2007 sul rafforzamento della legislazione comunitaria nel settore dell'informazione e della consultazione dei lavoratori(16),

–  vista la sua risoluzione del 9 marzo 2011 su una politica industriale per l'era della globalizzazione(17),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 settembre 2011 "Tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse" (COM(2011)0571),

–  vista la comunicazione della Commissione dell'8 marzo 2011 "Una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050" (COM(2011)0112),

–  visti i risultati delle ricerche e delle indagini della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro,

–  visto il regolamento (UE) n. 1309/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (2014-2020) e che abroga il regolamento (CE) n. 1927/2006(18),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2013 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti l'informazione e la consultazione dei lavoratori, l'anticipazione e la gestione delle ristrutturazioni(19),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2014 su "Sfruttare il potenziale di occupazione offerto dall'economia verde",

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2014 sul settore siderurgico nell'UE: tutela dei lavoratori e dell'industria(20),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 18 aprile 2012 "Sfruttare il potenziale di occupazione offerto dall'economia verde" (SWD(2012)0092),

–  visti la comunicazione della Commissione del 10 ottobre 2012 "Un'industria europea più forte per la crescita e la ripresa economica" (COM(2012)0582) e l'obiettivo di realizzare un 20 % di reindustrializzazione,

–  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2016 sulla competitività dell'industria ferroviaria europea(21),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'industria europea ha svolto un ruolo essenziale nella storia dell'integrazione europea ed è fondamentale per la creazione di nuovi valori e canali in Europa;

B.  considerando che l'industria ferroviaria è la spina dorsale dell'industrializzazione europea, con oltre 175 anni di storia; che il tasso di crescita annuo dei mercati dell'industria ferroviaria accessibili dovrebbe attestarsi al 2,8 % fino al 2019;

C.  considerando che l'industria manifatturiera rappresenta il 65 % della spesa in R&S delle imprese e che il rafforzamento della nostra base industriale è pertanto essenziale per mantenere le competenze e il know-how nell'UE;

D.  considerando che l'industria ferroviaria europea impiega direttamente 400 000 persone in tutta l'UE, molte delle quali lavorano in PMI;

E.  considerando che un'industria ferroviaria europea forte e innovativa è essenziale per il passaggio al trasporto su rotaia, che è necessario per conseguire gli obiettivi climatici ed energetici dell'UE;

F.  considerando che il sito di produzione della Alstom a Belfort presenta un elevato valore aggiunto e competenze riconosciute nel settore della trazione;

G.  considerando che lo sviluppo digitale, una priorità del piano Juncker, necessita di una solida base industriale per essere realizzato;

H.  considerando che attualmente questo settore centrale e strategico dell'UE subisce una forte concorrenza da parte dei paesi terzi, che esportano prodotti a più basso costo sul mercato europeo attuando una politica aggressiva e in rapida espansione su tutti i continenti, spesso con il sostegno politico e finanziario dei loro governi;

I.  considerando che l'industria europea deve intraprendere una corsa contro il tempo per riconquistare la propria competitività e la propria capacità di investire in Europa, e si trova anche confrontata a sfide sociali e ambientali che deve raccogliere, pur rimanendo un punto di riferimento mondiale in materia di responsabilità sociale e ambientale;

J.  considerando che solo una politica dell'innovazione ambiziosa, che favorisca la fabbricazione di prodotti di alta qualità, innovativi ed efficienti sotto il profilo energetico, e che promuova nuovi processi produttivi consentirà all'UE di funzionare con le proprie forze in un contesto mondiale sempre più competitivo;

K.  considerando che la mancanza di un coordinamento europeo in materia fiscale e commerciale consente alle grandi imprese di creare strutture giuridiche che consentono loro di evadere le tasse, anche mediante il trasferimento di attività materiali e/o immateriali o di servizi tra imprese a prezzi inadeguati;

L.  considerando che oggi la coerenza tra le diverse politiche che l'UE ha adottato per definire una politica industriale moderna è assolutamente essenziale; che questo rinnovamento può essere ampiamente spiegato dalle situazioni che si sono verificate principalmente sui siti di Caterpillar e Alstom;

M.  considerando che la decisione del consiglio di amministrazione della Alstom di annunciare il trasferimento della sua attività di produzione di treni (400 posti di lavoro) dal sito di Belfort a quello di Reichshoffen significherà, in realtà, la chiusura del primo sito (dal momento che l'unica attività ivi rimanente non ne giustificherebbe il mantenimento in funzione);

N.  considerando che la General Electric aveva già temuto nel gennaio scorso di dover sopprimere 6 500 posti di lavoro nelle divisioni europee dell'ex Alstom, e che erano stati addirittura programmati 236 licenziamenti (su circa 400 persone impiegate) nell'impianto italiano di Sesto San Giovanni, per effetto della cessazione della produzione e di una forte riduzione dei servizi; che l'impresa si è mostrata del tutto indifferente alle richieste del governo italiano nonché della regione e del comune interessati, confermando l'annuncio di 99 esuberi sul sito di Sesto San Giovanni e, inoltre, la disponibilità di incentivi per il pensionamento volontario e la possibilità di trasferimenti in altri impianti in Puglia e in Campania;

O.  considerando che il 2 settembre 2016 la Caterpillar Holding ha annunciato un vasto piano di ristrutturazione su scala mondiale comprendente il sito di Gosselies, che è costretto a chiudere i battenti con il conseguente licenziamento di 2 500 lavoratori diretti e la messa a rischio del posto di lavoro di circa 4 000 lavoratori dell'indotto;

P.  considerando che il 28 febbraio 2013 la Caterpillar Belgium SA è stata oggetto di un piano di ristrutturazione mirante a lasciare a casa circa 1 400 lavoratori, l'85 % dei quali ha potuto beneficiare del pensionamento anticipato; che, a quanto sembra, a distanza di tre anni, circa la metà del 15 % dei lavoratori che non hanno beneficiato del prepensionamento è riuscita a trovare un impiego stabile, ma con condizioni di lavoro meno favorevoli;

Q.  considerando che la struttura giuridica della Caterpillar in Europa rivela l'ingegneria fiscale che contribuisce all'evasione fiscale di cui essa beneficia: la Caterpillar Belgium SA, società per azioni di diritto belga, è una controllata della Caterpillar Overseas SARL con sede a Ginevra, cui fornisce, in virtù di un accordo di prestazione di servizi, un servizio di trasformazione delle materie prime in prodotti finiti; in tal modo è privata non solo del valore aggiunto apportato dalla manodopera belga, ma anche della gestione diretta del sito belga in Svizzera, dove i lavoratori belgi non sono rappresentati;

R.  considerando che tale meccanismo non riguarda soltanto la Caterpillar e non può, in ogni caso, giovare all'UE; che è quindi essenziale che l'UE metta in questione tali costruzioni giuridiche per il tramite di un'indagine che sia volta a studiare le strutture giuridiche create dalla Caterpillar Holding, ma che sia soprattutto intesa ad analizzare le operazioni di trasferimento tra la Caterpillar Overseas SARL e le sue diverse controllate con sede nel territorio dell'UE, al fine di valutare se il costo di questi trasferimenti sia adeguato e accertare che non rappresenti semplicemente una forma di evasione fiscale;

S.  considerando che il commercio delle macchine da costruzione nell'UE ha subito negli ultimi anni forti perturbazioni legate alla riduzione degli investimenti pubblici e privati, ma anche a causa dell'aumento dei costi di produzione determinato dall'aumento dei prezzi delle materie prime; che la produzione di macchine per cantieri edili in Europa è crollata del 45,1 % dal 2007 al 2014, causando una grave perdita di quote di mercato per i produttori europei, a cominciare dalla perdita di posti di lavoro nel settore;

T.  considerando che il commercio equo e solidale di prodotti industriali può funzionare solo se rispetta i diritti fondamentali dei lavoratori e le norme ambientali; che gli investimenti in energie rinnovabili e in efficienza energetica rappresentano un importante motore per gli investimenti in prodotti industriali in grado di creare circoli virtuosi;

U.  considerando che l'innovazione della produzione ha un effetto positivo sulla crescita dell'occupazione in tutte le fasi del ciclo economico-industriale; che la partecipazione dei lavoratori alle misure di innovazione e alla definizione di strategie è la migliore garanzia di successo economico;

V.  considerando che nei casi di Alstom e Caterpillar le competenze dei rappresentanti dei lavoratori non sono state prese debitamente in considerazione; che l'unità e la solidarietà espresse da tutti i sindacati in questa situazione sono state notevoli, in particolare da parte dei lavoratori di Reichshoffen nei confronti dei loro colleghi di Belfort, e da parte dei lavoratori della Caterpillar dell'impianto di Grenoble, che hanno bloccato l'ingresso del sito dopo che l'impresa aveva annunciato la chiusura e che sono stati presenti anche a una dimostrazione, il 16 settembre, per dare sostegno ai loro colleghi belgi;

W.  considerando che, nonostante tutto ciò, alcune imprese come la Caterpillar hanno messo in atto strategie basate su profitti economici a breve termine, anziché sull'innovazione, gli investimenti nella ricerca e sviluppo, l'occupazione e il rinnovo delle competenze; che nel 2015 il 70 % dei profitti operativi è stato distribuito sotto forma di dividendi che rafforzano la finanziarizzazione dell'economia anziché gli investimenti nella capacità produttiva e nella ricerca e sviluppo;

X.  considerando che, secondo la dirigenza, la decisione di chiudere il sito della Caterpillar era necessaria per assicurare la competitività dell'impianto; che i sindacati si sono opposti fermamente della chiusura; che il governo e i sindacati hanno contestato le argomentazioni riguardanti la competitività dell'impianto e hanno manifestato la loro preoccupazione quanto al fatto che tali esuberi possano essere il primo passo verso una completa chiusura dello stesso;

Y.  considerando che l'impianto della Caterpillar di Gosselies è stato redditizio; che la riduzione dei costi di produzione tra il 2013 e il 2015 ha consentito ai suoi prodotti di diventare più attraenti rispetto ai prodotti provenienti dall'esterno dell'UE; che, tuttavia, la holding ha deciso di chiudere l'impianto per trasferire la produzione in altri siti in Asia e America latina; che ciò dimostra che la decisione relativa alla messa in esubero è stata presa unicamente per aumentare la quota degli utili e non per reali ragioni economiche, e che l'UE dovrebbe lottare contro questa pratica illegale;

Z.  considerando che i rappresentanti dell'impresa hanno attribuito la prevista chiusura alle dimensioni eccessive della zona di produzione di Gosselies, associate a un aumento dei costi di produzione, come anche alla possibilità di produrre altrove a un costo inferiore; che i sindacati hanno criticato la dirigenza della Caterpillar per il fatto di aver favorito gli interessi degli azionisti e trascurato quelli dei dipendenti; che, a quanto sembra, quasi tutte le perdite di posti di lavoro avranno luogo tra aprile e luglio 2017;

Aa.  considerando che il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è uno strumento europeo che fornisce un sostegno diretto ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro in conseguenza di trasformazioni della struttura del commercio mondiale e della globalizzazione; che detto Fondo è stato più volte mobilitato per aiutare, in Europa, lavoratori collocati in esubero dalla Caterpillar o da sue filiali;

Ab.  considerando che, date l'importanza e la dimensione europea del caso, la Commissione ha deciso di istituire una task force che raggruppa i servizi competenti affinché funga da interlocutore nel processo di chiusura della Caterpillar;

Ac.  considerando che la chiusura del sito Caterpillar di Gosselies avviene a vantaggio di paesi terzi che non rispettano le norme in materia di protezione sociale e ambientale applicabili all'industria europea, il che crea una situazione di concorrenza sleale;

Ad.  considerando che, per i suoi impianti francesi, Alstom parla di una flessione degli ordini di circa il 30 % di qui al 2018, ma che per il sito di Belfort gli ordini cominceranno a diminuire solo a partire dal 2018 e che l'ultimo ordine sarà evaso nel 2021; che il sito Alstom di Belfort può avere un futuro e che è possibile ricercare nuove soluzioni, e che pertanto, nel valutare la sostenibilità della produzione dell'intero gruppo, occorre tener conto del know how industriale e della presenza di una forza lavoro qualificata;

Ae.  considerando che la perdita del know-how e delle competenze dei lavoratori del sito Alstom di Belfort è motivo di preoccupazione, poiché comprometterebbe qualsiasi possibilità di rilanciare l'attività economica del sito qualora il volume degli ordini dovesse aumentare; che il parco ferroviario europeo (in particolare per quanto riguarda i treni ad alta velocità) sta invecchiando, che molti paesi dovranno presto rinnovalo, che l'Europa deve pertanto mantenere la sua capacità industriale al fine di rispondere alle suddette esigenze senza dipendere da produttori di paesi terzi, e che lo stabilimento Alstom potrebbe rispondere a tale necessità;

Af.  considerando che la grave crisi dell'industria europea accresce ulteriormente la dipendenza del settore manifatturiero dell'UE dalle importazioni da paesi terzi e determina la perdita di know-how industriale e di investimenti, il che avrà un impatto diretto su milioni di posti di lavoro; che la chiusura delle fabbriche comporta spesso perdite irreversibili in termini di tecnologie, know-how industriale e competenze degli addetti all'industria;

Ag.  considerando che l'industria svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'intera economia, sia sul piano delle tecnologie che ai fini del superamento delle difficoltà di approvvigionamento;

1.  è convinto che l'industria europea dovrebbe essere considerata un valore strategico per la competitività dell'UE; ribadisce che solo un'industria forte permetterà all'UE di far fronte alle varie sfide che l'attendono, in particolare il rispetto e l'adempimento degli impegni assunti in occasione della COP 21;

2.  ricorda che la crisi economica in Europa ha dimostrato che le industrie che investono di più sono quelle che resistono meglio e sottolinea, in tale contesto, l'impatto negativo delle politiche di austerità sugli investimenti pubblici e sul consumo interno, che dovrebbero stimolare la crescita;

3.  sottolinea che l'industria europea è esposta alla concorrenza mondiale; esorta dunque vivamente la Commissione a prendere urgentemente come riferimento il mercato mondiale all'atto di definire i mercati geografici nelle sue analisi e nei suoi confronti ai sensi del diritto di concorrenza, anziché limitare la sua analisi al solo mercato interno, consentendo in tal modo alle industrie europee di dar vita a partenariati R&S o ad alleanze strategiche;

4.  chiede una revisione della politica di concorrenza e delle norme in materia di aiuti di Stato al fine di agevolare gli interventi pubblici volti a salvaguardare la coesione sociale e regionale; chiede che, prima che la DG Concorrenza adotti qualsiasi decisione, si proceda a una valutazione dell'impatto che questa avrà sull'evoluzione delle capacità di produzione, segnatamente sugli impianti industriali e sull'occupazione;

5.  invita la Commissione a effettuare uno studio prospettivo a 15 anni (2030) sull'evoluzione del settore ferroviario in Europa, che comprenda diversi scenari relativamente agli obiettivi ambientali degli Stati membri dell'UE; invita la Commissione a realizzare uno studio complementare sull'impatto dei diversi scenari in termini di posti di lavoro, professioni e competenze; sottolinea che la Commissione deve dar seguito in tempi brevi alle raccomandazioni formulate nella risoluzione del Parlamento sull'industria ferroviaria dell'UE per garantire la crescita e l'occupazione; richiama l'attenzione sul fatto che tale processo deve essere agevolato da un dialogo costante con le parti interessate e deve comprendere tutti i capitoli della risoluzione;

6.  invita il Consiglio ad adottare rapidamente la modernizzazione dei meccanismi di difesa commerciale, in modo da essere infine in grado di rispondere adeguatamente alle pratiche sleali di paesi terzi e di proteggere l'industria europea da pratiche di dumping nel mercato europeo, garantendo in tal modo condizioni di concorrenza eque per tutti;

7.  esorta la Commissione a garantire una maggiore coerenza tra la politica commerciale dell'UE e la politica industriale, di modo che la politica commerciale tenga conto dell'esigenza di difendere l'occupazione industriale in Europa e non determini nuove delocalizzazioni e un'ulteriore deindustrializzazione; invita la Commissione a garantire che gli accordi commerciali contengano disposizioni specifiche volte a migliorare l'accesso al mercato per le industrie europee; sollecita la Commissione a garantire condizioni di parità per gli operatori di mercato europei e non europei;

8.  sollecita la Commissione ad assicurare il rispetto della normativa dell'Unione sugli appalti pubblici, segnatamente delle norme in materia di preferenza nazionale, offerte anormalmente basse e concorrenza sleale; ricorda inoltre che le norme UE consentono di respingere le offerte in cui il valore è realizzato per più del 50 % al di fuori dell'Unione europea;

9.  esorta la Commissione a collaborare con i vari comparti industriali per garantire il miglior uso possibile dei Fondi strutturali e d'investimento europei – in particolare del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) – a sostegno di progetti di R&S a livello regionale;

10.  si compiace dell'iniziativa presa da talune amministrazioni locali, in collaborazione con le parti sociali, di promuovere progetti sperimentali per le imprese e i lavoratori colpiti dalla crisi economica, al fine di garantire possibilità di evoluzione professionale mediante la formazione professionale e altre misure, al posto della disoccupazione parziale;

11.  è fermamente convinto che la tutela dei lavoratori nel quadro dell'attuazione della strategia industriale dell'Unione dovrebbe essere rafforzata tramite un pacchetto legislativo sull'informazione e la consultazione dei lavoratori, migliorando le procedure relative ai licenziamenti collettivi, ma anticipando anche gli effetti negativi della globalizzazione;

12.  pone l'accento sulla competenza riconosciuta dei rappresentanti dei lavoratori nelle scelte strategiche e decisionali all'interno delle imprese; è favorevole alla creazione di commissioni locali di informazione e di concertazione per la prevenzione dei rischi industriali, coinvolgendo tutte le parti che hanno una capacità di allerta o di controllo;

13.  chiede l'istituzione presso lo stabilimento Alstom di una commissione locale pilota di informazione e conciliazione per la prevenzione dei rischi industriali, composta da soggetti in grado di controllare e analizzare tali rischi e incaricata di studiare il futuro del sito di Alstom e formulare proposte di attività per la fase post 2018;

14.  sottolinea che, in caso di ristrutturazione, è l'impatto immediato e facilmente percepibile sull'occupazione che attira maggiormente l'attenzione, mentre gli effetti negativi sulle condizioni di lavoro e la salute dei lavoratori non sono adeguatamente riconosciuti né affrontati;

15.  chiede alla Commissione di presentare quanto prima, previa consultazione delle parti sociali, una proposta di atto giuridico sull'informazione e la consultazione dei lavoratori, l'anticipazione e la gestione delle ristrutturazioni, seguendo le raccomandazioni particolareggiate figuranti nella risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2013 sull'informazione e la consultazione dei lavoratori, l'anticipazione e la gestione delle ristrutturazioni;

16.  rileva che l'impatto delle decisioni di ristrutturazione delle grandi imprese europee va ben al di là dell'impresa stessa, poiché interessa l'intero tessuto economico, compresi i subappaltatori, e compromette il futuro di interi comparti industriali;

17.  è profondamente preoccupato per il fatto che si lascino morire determinati siti industriali, evitando qualsiasi riconversione economica, e insiste sulla necessità di stabilire modalità per riprendere possesso dei siti e aiutare le autorità pubbliche a farlo;

18.  chiede che i subappaltatori siano coinvolti nella fase di negoziazione che si apre all'annuncio di un piano di licenziamento collettivo in una grande impresa;

19.  invita la Commissione a presentare quanto prima, previa consultazione delle parti sociali, una proposta di revisione della direttiva concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi (direttiva 98/59/CE del Consiglio) che contempli i seguenti principi:

–  garanzia che tutti i lavoratori colpiti dagli effetti della ristrutturazione e alle dipendenze della stessa società, ma in diverse sedi di attività, potranno affrontare congiuntamente la procedura di licenziamento collettivo;

–  inclusione di tutti i subappaltatori dell'impresa nella procedura di licenziamento collettivo, per consentire loro di negoziare con l'impresa il risarcimento dei danni derivanti dalla chiusura delle attività, tra cui l'impatto sull'occupazione dei lavoratori dei subappaltatori;

–  nomina, da parte dell'impresa, di un rappresentante con potere decisionale per lo svolgimento dei negoziati durante tutta la procedura di licenziamento collettivo;

–  istituzione di un meccanismo di sanzioni da applicare alle imprese che effettuano ristrutturazioni abusive e non basate su giuste cause ("licenziamenti di borsa"), negando ad esempio loro l'accesso al mercato unico e ai programmi europei di finanziamento e/o obbligandole a rimborsare tutti gli aiuti pubblici di cui hanno beneficiato negli anni precedenti il licenziamento collettivo;

20.  chiede alla Commissione di presentare quanto prima, previa consultazione delle parti sociali, una proposta di atto giuridico a livello europeo simile alla legge Florange, con l'obiettivo, in caso di chiusura di uno stabilimento, di invitare l'impresa ad avviare una specifica procedura d'informazione con il comitato aziendale, per organizzare la ricerca di un acquirente o la vendita del sito;

21.  ritiene che le imprese che intendono trarre vantaggio dalle opportunità offerte dal diritto societario europeo debbano al tempo stesso rispettare valori europei condivisi; invita pertanto la Commissione a presentare una proposta di direttiva volta a definire una nuova architettura integrata per la partecipazione dei lavoratori nelle varie forme di società europee, che dovrebbe prevedere parametri elevati in materia di informazione e consultazione e introdurre norme minime ambiziose sulla rappresentanza dei lavoratori a livello del consiglio d'impresa; osserva che il nuovo quadro dovrebbe diventare l'unico riferimento per l'informazione, la consultazione e la rappresentanza nei consigli di amministrazione, per tutte le forme di società europee (ad esempio, società europea (SE), società cooperativa europea (SCE) e prossimo statuto delle PMI), e che dovrebbe introdurre l'obbligo di porre in essere un sistema per la rappresentanza dei lavoratori nel consiglio di amministrazione (sistemi monistici) o nel consiglio di sorveglianza (sistemi dualistici);

22.  si rammarica del fatto che solo il giorno dopo l'annuncio del suo piano di ristrutturazione la Caterpillar abbia informato i membri del comitato ristretto del comitato aziendale europeo presso il sito di Gosselies in Belgio, mediante lettura del comunicato stampa ufficiale in una conferenza telefonica; sottolinea che il caso della Caterpillar dimostra ancora una volta come talune imprese non rispettino il diritto dell'UE, omettendo di informare e consultare il comitato aziendale europeo prima di annunciare ristrutturazioni quali i licenziamenti di massa in Belgio, Regno Unito e Irlanda del Nord; ritiene che la breve dichiarazione in parola sia in palese violazione della direttiva europea, la quale stabilisce che i comitati aziendali europei (CAE) devono essere informati e consultati prima che intervengano modifiche, e non a posteriori; chiede pertanto che la Commissione presenti una proposta di revisione della direttiva sui CAE, introducendo il diritto di sospendere i piani di ristrutturazione e la chiusura degli impianti fino al completamento della corretta procedura di consultazione, prevista dalla normativa dell'Unione, fornendo così ai dipendenti un'opportunità equa di influenzare il processo decisionale dell'impresa;

23.  osserva che, nonostante l'impegno pubblico della Caterpillar a favore della sostenibilità, compresa la responsabilità sociale, il modo in cui la società gestisce le sue decisioni di ristrutturazione, che interessano migliaia di lavoratori e violano i loro diritti, denota una mancanza di responsabilità sociale; sottolinea che la prima considerazione in materia di responsabilità sociale delle imprese (RSI) deve essere la qualità delle relazioni industriali all'interno dell'impresa, il che comprende la ricerca di soluzioni affinché le parti sociali collaborino – in particolare per migliorare il dialogo sociale, anticipare e gestire i cambiamenti e le ristrutturazioni –, il rispetto dei diritti umani dei lavoratori, tra cui il diritto di costituire sindacati o di aderirvi e il diritto di contrattazione e sciopero, la promozione della partecipazione dei lavoratori attraverso "vere" procedure di consultazione e informazione, anche all'interno dei comitati aziendali europei e dei consigli delle SE; invita la Commissione a presentare una proposta per l'armonizzazione dei requisiti relativi alla RSI, che comprenda un quadro vincolante in materia di bilancio sociale e di responsabilità dell'impresa e dei suoi dirigenti per le conseguenze di abusi o illeciti, oltre a definire un quadro per accordi europei sulla RSI;

24.   rileva che il FEG costituisce uno strumento fondamentale dell'UE, nell'era della globalizzazione, per sostenere gli Stati membri nelle loro politiche di riqualificazione professionale dei lavoratori e ricostituire il tessuto economico di una regione per quanto riguarda i lavoratori che subiscono gli effetti negativi della globalizzazione o della crisi economica; si rammarica che il FEG è talvolta utilizzato come strumento collegato ai negoziati su licenziamenti collettivi, il che consente all'impresa di ridurre il suo livello di intervento in relazione al finanziamento delle misure di riconversione professionale dei dipendenti e/o alle indennità spettanti ai lavoratori; insiste sul fatto che il contributo finanziario del FEG non deve essere preso in considerazione nei negoziati in materia di licenziamenti collettivi; invita la Commissione a presentare una proposta di revisione del regolamento (UE) n. 1309/2013 sul FEG, per consentire a tutti i subappaltatori interessati dalla ristrutturazione, così come a tutti i NEET (giovani non occupati e non in istruzione e formazione), di poter beneficiare delle azioni del FEG, ma anche per garantire che, quando la domanda viene introdotta da uno Stato membro in una determinata regione NUTS 2, il tasso di partecipazione dello Stato membro al finanziamento delle misure è ridotto al 20 %;

25.  invita la Commissione e gli Stati membri dell'Unione a realizzare studi sull'impatto dei negoziati commerciali sui paesi e/o le regioni extra UE;

26.  sottolinea che tali studi dovrebbero essere condotti utilizzando un approccio regionale e settoriale, ma dovrebbero anche aiutare a comprendere le ripercussioni positive e negative sull'occupazione e sulle industrie europee che beneficiano di detti accordi;

27.  ritiene che l'UE debba prevedere l'impatto negativo degli accordi di libero scambio sull'occupazione e sull'industria dell'Unione e attutirlo mediante fondi europei volti a erogare risorse alle regioni e/o ai settori di attività colpiti negativamente dagli accordi; ritiene che tale competenza potrebbe essere attribuita al FEG, a fronte di un aumento dei fondi attualmente assegnatigli, nonché al FESR e al FSE;

28.  invita la Commissione a informarlo in merito alla sua strategia per i principali comparti industriali europei, in particolare il settore delle forniture ferroviarie e il settore dei macchinari, al fine di creare un contesto di mercato più favorevole, e ad indicare cosa intende fare per salvaguardare l'occupazione, il know-how e gli investimenti in Europa;

29.  invita la Commissione a formulare una strategia coerente in materia di politica industriale e reindustrializzazione, che non deve restare lettera morta se l'Unione vuole rimanere fedele ai suoi obiettivi;

30.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e le raccomandazioni particolareggiate che la accompagnano alla Commissione e al Consiglio.

 

 

(1)

GU L 343 del 22.12.2009, pag. 51.

(2)

GU L 188 del 18.7.2009, pag. 93.

(3)

GU L 294 del 10.11.2001, pag. 1.

(4)

GU L 225 del 12.8.1998, pag. 16.

(5)

GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.

(6)

GU L 82 del 22.3.2001, pag. 16.

(7)

GU L 294 del 10.11.2001, pag. 22.

(8)

GU L 80 del 23.3.2002, pag. 29.

(9)

GU L 207 del 18.8.2003, pag. 25.

(10)

GU L 142 del 30.4.2004, pag. 12.

(11)

GU L 310 del 25.11.2005, pag. 1.

(12)

GU L 122 del 16.5.2009, pag. 28.

(13)

GU L 308 del 24.11.2010, pag. 46.

(14)

GU C 168E del 14.6.2013, pag. 102.

(15)

GU C 117E del 18.5.2006, pag. 256.

(16)

GU C 76E del 27.3.2008, pag. 138.

(17)

GU C 199E del 7.7.2012, pag. 131.

(18)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 855.

(19)

GU C 440 del 30.12.2015, pag. 23.

(20)

Testi approvati, P8_TA(2014)0104.

(21)

Testi approvati, P8_TA(2016)0280.

Note legali - Informativa sulla privacy