Proposta di risoluzione - B8-0579/2017Proposta di risoluzione
B8-0579/2017

PROPOSTA DI RISOLUZIONE sulla lotta alle molestie e agli abusi sessuali nell'UE

24.10.2017 - ((2017/2897(RSP))

presentata a seguito di una dichiarazione della Commissione
a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento

Malin Björk, Marina Albiol Guzmán, Patrick Le Hyaric, Josu Juaristi Abaunz, Marie-Christine Vergiat, Marie-Pierre Vieu, Ángela Vallina, Kateřina Konečná, Jiří Maštálka, Stelios Kouloglou, Paloma López Bermejo, Lola Sánchez Caldentey, Tania González Peñas, Estefanía Torres Martínez, Xabier Benito Ziluaga, Miguel Urbán Crespo, Eleonora Forenza, Sabine Lösing, Stefan Eck, Martina Anderson, Lynn Boylan, Matt Carthy, Liadh Ní Riada, Neoklis Sylikiotis a nome del gruppo GUE/NGL

Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0576/2017

Procedura : 2017/2897(RSP)
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B8-0579/2017
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B8-0579/2017

Risoluzione del Parlamento europeo sulla lotta alle molestie e agli abusi sessuali nell'UE

((2017/2897(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, aperta alla firma l'11 maggio 2011 a Istanbul (in appresso "la convenzione di Istanbul"),

–  visti gli articoli 2 e 3 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 8, 19, 157 e 216, e l'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a),

–  visti gli articoli 21, 23, 24, 25 e 26 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate il 15 settembre 1995 alla quarta Conferenza mondiale sulle donne, e i successivi documenti finali adottati alle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino +5 (2000), Pechino +10 (2005), Pechino +15 (2010) e Pechino +20 (2015), nonché la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) e il relativo protocollo facoltativo,

–  viste le sue risoluzioni del 20 settembre 2001 sul mobbing sul posto di lavoro[1], del 26 novembre 2009 sull'eliminazione della violenza contro le donne[2], del 5 aprile 2011 sulle priorità e sulla definizione di un nuovo quadro politico dell'UE in materia di lotta alla violenza contro le donne[3], del 15 dicembre 2011 sull'analisi interlocutoria della strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro[4], del 25 febbraio 2014 recante raccomandazioni alla Commissione sulla lotta alla violenza contro le donne[5] corredata della valutazione del valore aggiunto europeo del novembre 2013, del 24 novembre 2016 sull'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne[6] e del 12 settembre 2017 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione da parte dell'Unione europea della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica[7],

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 3 dicembre 2015 dal titolo "Strategic engagement for gender equality 2016-2019" (Impegno strategico per la parità di genere 2016-2019) (SWD(2015)0278),

–  vista la dichiarazione del trio di presidenza dell'UE – Estonia, Bulgaria e Austria – del 19 luglio 2017 sulla parità tra donne e uomini,

–  vista la direttiva 2012/29/UE del 25 ottobre 2012 che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI del Consiglio[8],

–  visti la direttiva 2011/99/UE del 13 dicembre 2011 sull'ordine di protezione europeo[9] e il regolamento (UE) n. 606/2013 del 12 giugno 2013 relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile[10],

–  viste la direttiva 2006/54/CE riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego[11] e la direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura[12], che definiscono e condannano le molestie e le molestie sessuali,

–  viste le sue risoluzioni del 14 marzo 2017 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea 2014-2015[13] e del 10 marzo 2015 sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013[14],

–  visto l'articolo 12 bis dello statuto dei funzionari dell'Unione europea,

–  vista la decisione della Commissione, del 26 aprile 2006, relativa alla politica in materia di tutela della dignità della persona e di lotta contro le molestie psicologiche e le molestie sessuali alla Commissione,

–  visti la guida per i deputati al Parlamento europeo dal titolo "Zero molestie sul luogo di lavoro" e il piano d'azione dell'amministrazione del Parlamento su tale questione fondamentale,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che la parità di genere costituisce un valore cardine dell'UE; che il diritto alla parità di trattamento e alla non discriminazione è un diritto fondamentale sancito dai trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali e dovrebbe essere pienamente rispettato, promosso e applicato tanto nella legislazione, nella pratica e nella giurisprudenza quanto nella vita quotidiana;

B.  considerando che, secondo l'indice 2017 sull'uguaglianza di genere, tutti gli Stati membri sono ben lungi dal conseguire la parità tra donne e uomini e i progressi sono realizzati con lentezza; che la violenza di genere è al tempo stesso causa e conseguenza delle disuguaglianze tra donne e uomini;

C.  considerando che per "molestia sessuale" si intende un comportamento a connotazione sessuale non desiderato dalla persona oggetto del medesimo e avente come scopo o come effetto di lederne la dignità o di creare un'atmosfera intimidatoria, ostile, offensiva o imbarazzante; che la molestia sessuale deve essere equiparata a una discriminazione fondata sul sesso; che la molestia sessuale può assumere la forma di un'azione singola o di un comportamento persistente;

D.  considerando che nell'Unione europea le donne non sono equamente protette dalla violenza maschile e dalle molestie e dagli abusi sessuali a causa delle differenze tra le politiche e le legislazioni degli Stati membri; che i sistemi giudiziari non offrono un sostegno adeguato alle donne;

E.  considerando che la violenza sessuale e le molestie sul luogo di lavoro sono una questione di salute e sicurezza e, in quanto tali, andrebbero affrontate e prevenute;

F.  considerando che nessun intervento singolo eliminerà la violenza sessuale e le molestie, ma che un insieme di azioni infrastrutturali, giuridiche, giudiziarie, esecutive, didattiche e sanitarie e interventi di altro genere nel settore dei servizi possono ridurre in modo significativo il numero di casi e le conseguenze che ne derivano;

G.  considerando che, secondo la relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali del marzo 2014 dal titolo "Violence against women: an EU-wide survey" (Violenza contro le donne: un'indagine a livello di UE), una donna su dieci è stata vittima di molestie sessuali o di atti persecutori (stalking) attraverso le nuove tecnologie, mentre il 75 % delle donne che occupano posti dirigenziali di alto livello ha dovuto subire molestie sessuali; che ciò mostra che nessuna donna o ragazza, indipendentemente dall'età e dalla posizione sociale, è al riparo dalla violenza sessuale;

H.  considerando che le molestie e gli abusi sessuali, in prevalenza quelli perpetrati dagli uomini contro le donne, costituiscono un problema strutturale diffuso ovunque in Europa e nel mondo, sono un fenomeno che riguarda vittime e autori di violenze di qualsiasi età, livello di istruzione, fascia di reddito e posizione sociale, e sono collegati all'iniqua distribuzione del potere tra donne e uomini nella nostra società,

I.  considerando che la violenza contro le donne, comprese le molestie e gli abusi sessuali, viene tollerata troppo facilmente; che essa costituisce di fatto una violazione sistemica dei diritti fondamentali nonché un reato grave che deve essere punito in quanto tale; che è necessario porre fine all'impunità garantendo che i responsabili siano perseguiti e che le donne e le ragazze sopravvissute alla violenza ricevano sostegno e riconoscimento adeguati dal sistema giudiziario, al fine di spezzare il circolo vizioso del silenzio e della solitudine per quante sono state vittime di violenza;

J.  considerando che gli autori di atti di violenza di genere sono spesso già noti alla vittima e che in molti casi quest'ultima si trova in una posizione di dipendenza, il che aumenta il timore di denunciare la violenza;

K.  considerando che gli stereotipi di genere e il sessismo, ivi compresi i discorsi d'odio sessisti, che si registrano in tutto il mondo, sia offline che online, tanto nella vita pubblica quanto in quella privata, costituiscono una delle cause alla base di tutte le forme di violenza nei confronti delle donne;

L.  considerando che tutti gli Stati membri hanno firmato la convenzione di Istanbul, ma soltanto quindici l'hanno ratificata; che l'adesione dell'UE alla convenzione non esonera gli Stati membri dalla ratifica a livello nazionale;

M.  considerando che, in base all'articolo 40 della convenzione di Istanbul, "le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che qualsiasi forma di comportamento indesiderato, verbale, non verbale o fisico, di natura sessuale, con lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una persona, segnatamente quando tale comportamento crea un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo, sia sottoposta a sanzioni penali o ad altre sanzioni legali";

N.  considerando che la violenza e le molestie sessuali nei luoghi pubblici sono diffuse in tutta l'Unione europea;

O.  considerando che la violenza e le molestie nell'ambiente politico sono dirette in modo sproporzionato alle donne in ragione del loro genere;

P.  considerando che tale violenza costituisce una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, incluso l'obbligo di garantire che le donne possano partecipare liberamente alla rappresentanza politica; che tali libertà sono sancite da accordi internazionali quali il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, la CEDAW, la piattaforma d'azione di Pechino e gli obiettivi di sviluppo sostenibile;

Q.  considerando che da un sondaggio realizzato dall'Unione interparlamentare è emerso che, tra le donne impegnate in politica a livello mondiale, incluse le donne di 15 paesi europei, l'81,8 % delle intervistate del totale dei paesi e delle regioni era stato vittima di violenza psicologica, e che il 65,5 % era stato ripetutamente o spesso oggetto di commenti sessisti umilianti nel corso del proprio mandato parlamentare;

R.  considerando che le molestie sessuali sono definite all'articolo 12 bis dello statuto dei funzionari dell'Unione europea;

S.  considerando che la maggior parte dei parlamenti dell'Unione non dispone di misure attive per lottare contro le molestie e gli abusi sessuali sul luogo di lavoro; che il Parlamento ha istituito un comitato consultivo competente per le denunce di molestie morali (mobbing) riguardanti assistenti parlamentari accreditati, da un lato, e deputati al Parlamento europeo, dall'altro, mentre un comitato consultivo competente per le molestie morali (mobbing) nonché per la relativa prevenzione sul luogo di lavoro si occupa di altre procedure formali riguardanti membri del personale dell'amministrazione del Parlamento e dei gruppi politici;

Tolleranza zero per le molestie e gli abusi sessuali nell'UE

1.  condanna tutte le forme di violenza contro le donne e deplora il fatto che le donne e le ragazze siano spesso esposte a molestie e abusi sessuali, che costituiscono una grave violazione dei loro diritti umani e della loro dignità;

2.  sostiene con forza tutte le donne e le ragazze che hanno preso parte alla campagna #MeToo, specialmente quelle che hanno denunciato pubblicamente i responsabili;

3.  ribadisce l'invito alla Commissione affinché presenti una strategia globale dell'UE contro tutte le forme di violenza di genere, comprese le molestie e gli abusi sessuali contro le donne e le ragazze;

4.  chiede l'istituzione di uno strumento di diritto penale sotto forma di una direttiva contro la violenza di genere, comprese le molestie e gli abusi sessuali, e di misure volte ad affrontare il quadro delle sei "P" sulla violenza contro le donne (politica, prevenzione, protezione, procedimento giudiziario, provvedimenti e partenariato); insiste affinché gli Stati membri assicurino la punizione dei responsabili in funzione della gravità del reato, siano tenuti a dare prova di diligenza e a registrare e indagare tutte le forme di violenza di genere, compresi i reati legati alle molestie sessuali, per procedere alla pubblica accusa, e pianifichino lo sviluppo di procedure d'indagine specifiche per le forze di polizia e i professionisti del settore sanitario ai fini dell'acquisizione di prove delle molestie e degli abusi sessuali;

5.  ricorda che le molestie sessuali possono assumere diverse forme (fisica, verbale, scritta o di altro tipo) e coinvolgere persone di sesso diverso o dello stesso sesso; che possono essere considerati molestie sessuali diversi tipi di comportamento, per esempio: promesse di qualsiasi tipo di ricompensa (un avanzamento di carriera, ecc.) in cambio di favori sessuali, oppure minacce di ritorsioni in caso di rifiuto di tali richieste; commenti volgari o allusivi ripetuti oppure insinuazioni a sfondo sessuale ricorrenti; utilizzo di un linguaggio o gesti rozzi o osceni; apprezzamenti continui ed eccessivi sull'aspetto di un collega o di una collega; contatti fisici, strusciamenti, pizzicotti, baci deliberati e indesiderati; atti di voyeurismo o esibizionismo; uso di materiale pornografico;

6.  invita gli Stati membri a configurare come reato le molestie e gli abusi sessuali in tutte le loro forme e a impegnarsi pienamente a garantirne l'effettiva eliminazione; ritiene che per conseguire tale obiettivo sia necessario, tra l'altro: configurare come reato le molestie sessuali nei luoghi pubblici, nella vita politica e sul luogo di lavoro; condurre campagne di sensibilizzazione sui diritti delle vittime di molestie sessuali e di bullismo; formare le forze di polizia e gli esponenti del sistema di giustizia penale in materia di diritti delle vittime e applicare un rigido protocollo per il sostegno alle vittime e la conduzione di indagini sui casi di molestie sessuali e bullismo; offrire consulenza legale gratuita e sostegno alle vittime che decidono di adire la giustizia;

7.  invita la Commissione a promuovere attivamente un cambiamento di atteggiamento e di comportamento e a combattere il sessismo e i ruoli di genere stereotipati, anche promuovendo un linguaggio neutro sotto il profilo del genere, compiendo sforzi concertati per affrontare il ruolo fondamentale dei mezzi di comunicazione e della pubblicità in questo ambito, e incoraggiando tutti, compresi uomini e bambini, a svolgere un ruolo attivo nella prevenzione di tutte le forme di violenza;

8.  invita gli Stati membri a rendere obbligatorie nei loro sistemi di istruzione campagne di sensibilizzazione in materia di consenso sessuale e molestie sessuali;

9.  invita la Commissione ad avviare e portare avanti un dialogo con i mezzi di comunicazione sulla loro responsabilità di fornire informazioni obiettive sulla violenza e sulle molestie sessuali nei luoghi pubblici, sul luogo di lavoro e altrove, nonché a incoraggiarli a mettere in risalto le campagne di sensibilizzazione e il lavoro della società civile nella lotta alla violenza contro le donne;

10.  invita gli Stati membri ad applicare le vigenti direttive dell'UE in materia, in particolare la direttiva 2006/54/CE riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego e la direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura, che definiscono e condannano le molestie e le molestie sessuali, nonché a destinare risorse umane e finanziarie adeguate alla prevenzione e al contrasto della violenza, delle molestie sessuali e degli abusi sessuali, all'emancipazione di donne e ragazze, alla protezione delle vittime e alla loro possibilità di ottenere un risarcimento;

11.  invita gli Stati membri ad attuare pienamente la direttiva 2011/99/UE sull'ordine di protezione europeo, il regolamento (UE) n. 606/2013 relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile nonché la direttiva 2012/29/UE sulla protezione delle vittime; invita la Commissione a pubblicare la sua relazione sull'attuazione, attesa dal 1º gennaio 2016;

12.  invita la Commissione a rivedere la decisione quadro dell'UE attualmente in vigore sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale, al fine di includervi il sessismo, i reati generati da pregiudizi e l'incitamento all'odio sulla base dell'orientamento sessuale, dell'identità di genere e dei caratteri sessuali;

13.  invita la Commissione a migliorare la raccolta di dati disaggregati comparabili sulla violenza di genere a livello di UE;

Molestie sessuali nei parlamenti, compreso il Parlamento europeo

14.  invita gli Stati membri ad analizzare la situazione delle molestie e degli abusi sessuali, ad adottare misure attive per combattere tali fenomeni nei rispettivi parlamenti nazionali nonché ad attuare e applicare efficacemente una politica di rispetto e dignità sul luogo di lavoro destinata a parlamentari e membri del personale; chiede il monitoraggio dell'attuazione di tale politica;

15.  invita gli Stati membri a fornire sostegno e protezione ai parlamentari che sono a contatto con il pubblico, in particolare quelli che subiscono abusi sessuali e minacce di violenza di genere, anche online;

16.  chiede di convocare un comitato di esperti indipendenti incaricato di analizzare la situazione delle molestie e degli abusi sessuali nel Parlamento europeo;

17.  esorta il Parlamento a riconoscere come reati i casi di molestie e abusi sessuali avvenuti nell'istituzione in cui la vittima non era consenziente, al fine di garantire che tali reati siano perseguiti d'ufficio;

18.  invita il Parlamento a rivedere e rafforzare il funzionamento del comitato consultivo competente per le denunce di molestie morali (mobbing) riguardanti assistenti parlamentari accreditati, da un lato, e deputati al Parlamento europeo, dall'altro; chiede di rafforzare il comitato consultivo sulle molestie morali (mobbing) e relativa prevenzione al fine di consolidarne le misure positive ed evitare i conflitti di interessi riguardanti i membri di tali importanti organismi; chiede inoltre di istituire uno speciale comitato dedicato alla questione delle molestie sessuali, in cui figurino un consulente legale e rappresentanti del personale medico, affinché indaghi sui casi formali, mantenga nel tempo un registro riservato dei casi e adotti le misure più efficaci per garantire la tolleranza zero a tutti i livelli dell'istituzione;

19.  invita il Parlamento a sostenere pienamente le vittime che sporgono denuncia all'interno dell'istituzione e/o presso la polizia locale, ad attivare misure di emergenza per la protezione o la tutela, ove necessario, e ad attuare pienamente l'articolo 12 bis dello statuto dei funzionari dell'Unione europea, assicurando che si indaghi sui casi in modo approfondito e che si adottino misure disciplinari;

20.  invita il Parlamento ad assicurare l'attuazione di un piano d'azione forte ed efficace ai fini della prevenzione e del sostegno nonché una formazione obbligatoria per tutto il personale e i deputati sul rispetto e la dignità sul lavoro, allo scopo di assicurare che l'approccio basato sulla tolleranza zero divenga la norma; esprime la volontà di impegnarsi pienamente in campagne di sensibilizzazione con tutti i deputati e i servizi dell'amministrazione, prestando particolare attenzione ai gruppi che si trovano in una posizione di maggiore vulnerabilità, come i tirocinanti, gli assistenti parlamentari accreditati e gli agenti contrattuali, e si impegna a istituire una rete istituzionale di consulenti di fiducia che sostenga e assista le vittime, come già avviene alla Commissione;

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o    o

21.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Parlamento europeo, ai parlamenti nazionali e ai governi degli Stati membri, al Consiglio, alla Commissione, nonché all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.