Procedura : 2017/2932(RSP)
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B8-0682/2017

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PV 14/12/2017 - 8.5
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PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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11.12.2017
PE614.305v01-00
 
B8-0682/2017

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla situazione in Afghanistan (2017/2932(RSP))


Sabine Lösing, Takis Hadjigeorgiou, Neoklis Sylikiotis, Stelios Kouloglou, Kostadinka Kuneva, Dimitrios Papadimoulis, Eleonora Forenza, Sofia Sakorafa, Paloma López Bermejo, Merja Kyllönen, Lola Sánchez Caldentey, Estefanía Torres Martínez, Tania González Peñas, Xabier Benito Ziluaga, Miguel Urbán Crespo a nome del gruppo GUE/NGL

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Afghanistan (2017/2932(RSP))  
B8-0682/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti relazioni e risoluzioni sull'Afghanistan,

–  vista la nuova strategia dell'UE relativa all'Afghanistan adottata dal Consiglio dell'Unione europea il 16 ottobre 2017,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 18 luglio 2016,

–  viste la nomina del nuovo inviato speciale dell'UE in Afghanistan, Roland Kobia, del 1º settembre 2017, e la sua recente visita in Afghanistan del 25 e 26 ottobre 2017,

–  viste le riunioni del dialogo UE-Afghanistan sui diritti umani a livello locale del 1º giugno e del 30 novembre 2016,

–  vista la decisione dei ministri degli affari esteri dell'UE del 27 maggio 2013 di prorogare la missione di polizia dell'UE in Afghanistan (EUPOL) fino al 31 dicembre 2014 e vista la decisione del Consiglio, del 23 giugno 2014, di approvare in linea di principio una proroga di EUPOL fino alla fine del 2016,

–  vista la dichiarazione resa il 3 novembre 2017 dal procuratore della Corte penale internazionale (CPI), Fatou Bensouda, in merito alla sua decisione di chiedere l'autorizzazione giudiziaria per avviare un'indagine sulla situazione nella Repubblica islamica di Afghanistan,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull'Afghanistan, compresa la sua risoluzione 2189 del 12 dicembre 2014,

–  vista la relazione annuale 2016 sulla protezione dei civili nei conflitti armati elaborata dalla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA),

–  vista la missione di sostegno risoluto (Resolute Support Mission, RSM), una missione NATO di follow-up in Afghanistan divenuta operativa il 2 gennaio 2015,

–  visto l'accordo bilaterale USA-Afghanistan in materia di sicurezza (BSA) e lo Status of Forces and Personnel Agreement NATO-Afghanistan (NATO SOFA), entrambi firmati il ​​30 settembre 2014,

–  vista la nuova strategia statunitense relativa all'Afghanistan presentata dal Presidente Trump il 21 agosto 2017,

–  visti la conferenza dei donatori internazionali di aiuti organizzata dall'UE a Bruxelles il 5 ottobre 2016 (in prosieguo: la "conferenza di Bruxelles sull'Afghanistan") e il documento (rinnovato e aggiornato) adottato durante tale riunione dal titolo "Autosufficienza attraverso la responsabilità reciproca" ("Self-Reliance through Mutual Accountability Framework", SMAF),

–  visti la dichiarazione dell'azione congiunta UE-Afghanistan per il futuro in materia di questioni migratorie pubblicata il 5 ottobre 2016, e la prima riunione del gruppo di lavoro congiunto svoltasi nel novembre 2016,

–  vista la relazione di Amnesty International dal titolo "Afghanistan: Forced back to danger: Asylum seekers returned from Europe to Afghanistan", pubblicata il 5 ottobre 2017,

–  vista l'adesione dell'Afghanistan all'Organizzazione mondiale del commercio avvenuta nel luglio 2016,

–  vista la posizione mediocre occupata dall'Afghanistan nel rapporto sull'indice di sviluppo umano 2015 del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), in cui risulta al 171esimo posto su 187 paesi,

–  visto il piano d'azione nazionale per le donne dell'Afghanistan (NAPWA),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che la situazione globale della sicurezza in Afghanistan si è gravemente deteriorata; che l'Afghanistan è stato il secondo paese al mondo meno sicuro nel Global Peace Index mondiale 2017; che le nuove ondate di attacchi ad opera dei talebani perpetrati negli ultimi mesi e l'invasione dell'Afghanistan da parte dell'ISIL, provocando attacchi senza precedenti a Kabul e nelle province settentrionali e orientali, hanno interrotto l'erogazione dei servizi pubblici in quasi un terzo del territorio dell'Afghanistan e al 25 % della sua popolazione;

B.  considerando che la relazione annuale 2016 dell'UNAMA sulla protezione dei civili nei conflitti armati ha documentato il più alto numero di vittime dal 2009, con 11 418 vittime tra i civili; che in totale sono state segnalate oltre 25 000 vittime civili afghane, mentre il numero delle persone ferite è persino superiore;

C.  considerando che il procuratore della CPI, Fatou Bensouda, ha chiesto l'autorizzazione giudiziaria per l'apertura di un'indagine sui crimini che sarebbero stati commessi nell'ambito del conflitto armato nel paese dal 2003; che nel corso degli anni ha raccolto prove dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità perpetrati dai talebani, dalle forze di polizia e di intelligence dell'Afghanistan, dall'esercito statunitense e dalla CIA, tra cui la presa di mira di soldati umanitari, il ricorso ai bambini soldato e la tortura di detenuti, anche nelle strutture di detenzione denominate "sito nero" situate in alcuni Stati membri dell'UE, ovvero in Polonia, Lituania e Romania;

D.  considerando che la nuova amministrazione statunitense ha incrementato le sue forze militari in Afghanistan per un totale di oltre 14 000 unità; che la strategia del Presidente Trump relativa all'Afghanistan è un impegno aperto in base al quale qualsiasi ritiro delle truppe sarà determinato dalle condizioni sul campo, senza alcun termine per la cessazione dell'intervento militare statunitense;

E.  considerando che l'Afghanistan è il paese che a livello mondiale ha subito il maggior numero di bombardamenti con droni e che le nuove norme relative ai droni statunitensi comportano maggiori rischi per i civili; che gli attacchi e gli attacchi di rappresaglia hanno causato gravi perdite di vite umane;

F.  considerando che la recente decisione degli Stati Uniti di intensificare gli attacchi aerei e le operazioni delle forze speciali rischia di incrementare ulteriormente il numero di vittime civili e di perdite di vite umane; che in seguito alla morte di 13 civili in un'operazione condotta dalla NATO nella regione settentrionale di Kunduz, le autorità militari afghane e statunitensi hanno promesso un'indagine senza fornire ulteriori dettagli; che in seguito a un attacco aereo delle forze statunitensi nell'ottobre 2015 contro un ospedale di Medici senza frontiere a Kunduz, in cui sono state uccise o ferite almeno 42 persone tra dipendenti e pazienti, non è stata promossa alcuna azione penale contro i responsabili;

G.  considerando che i recenti dati delle Nazioni Unite relativi alle vittime civili, pubblicati nel mese scorso, indicano un aumento degli attacchi aerei del 52 % nei primi nove mesi del 2017 rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente, provocando 205 morti e 261 feriti; che i talebani e altri gruppi di ribelli armati sono responsabili della maggior parte delle vittime civili, ovvero di circa il 60 % secondo l'UNAMA;

H.  considerando che nel 2016 600 000 persone sono state sfollate, portando il numero totale di sfollati interni a 1,5 milioni; che 9,3 milioni di afghani hanno assoluta necessità di assistenza umanitaria e 9 milioni hanno un accesso limitato o inesistente ai servizi sanitari essenziali; che 3 milioni di persone sono fuggite in Pakistan o in Iran, mentre 1 milione sono tornate a casa nel 2016;

I.  considerando che l'azione congiunta UE-Afghanistan è stata introdotta come strumento per subordinare gli aiuti alla riammissione dei cittadini afghani nell'UE, che è stata varata senza l'approvazione del Parlamento europeo data l'assenza di un accordo di riammissione ufficiale dell'UE; che, tra i richiedenti asilo nell'UE, gli afghani restano il secondo gruppo più numeroso; che gli Stati membri hanno messo a rischio l'incolumità di migliaia di afghani richiedenti asilo, anche dei minori non accompagnati, attraverso il rimpatrio coatto verso un paese in cui sono esposti al serio rischio di torture, rapimenti, morte e altri abusi dei diritti umani; che, secondo una relazione di Amnesty International dell'ottobre 2017, il rimpatrio dei migranti afgani è illegale;

J.  considerando che il totale degli aiuti destinati all'Afghanistan dal 1992 da parte degli Stati Uniti, dell'UE e dei suoi Stati membri e altri donatori internazionali, ammonta a 130 miliardi di dollari USA; che tale somma è paragonabile al piano Marshall per l'Europa; che nel 2017 gli aiuti umanitari dell'UE per l'Afghanistan hanno raggiunto la somma complessiva di 30,5 milioni di EUR, mentre nell'ultimo decennio è ammontata a 756 milioni di EUR; che l'economia rimane comunque gravemente danneggiate e dipendente dagli aiuti stranieri;

K.  considerando che le forze di sicurezza nazionali afghane (ANSF) si sono rivelate essere molto costose; che manca un impegno a lungo termine da parte dell'UE e di altri membri della comunità internazionale per quanto riguarda il finanziamento del bilancio ANSF; che anche con la prevista riduzione del personale sarà impossibile per il governo afghano provvedere ai finanziamenti necessari; che ciò può condurre a una situazione di pericolo in cui le forze di polizia e un esercito altamente militarizzati ed equipaggiati potrebbero cercare fonti alternative di reddito;

L.  considerando che l'80 % dei bambini afghani frequenta la scuola; che l'Afghanistan continua a occupare gli ultimi posti per quanto concerne l'istruzione delle ragazze; che il tasso di completamento degli studi e il tasso nazionale previsto di alfabetizzazione degli adulti per i cittadini di almeno 15 anni sono ancora molto bassi;

M.  considerando che la coltivazione di papaveri e il commercio di oppio hanno registrato un aumento significativo tra il 2015 e il 2016, pari al 43 %;

N.  considerando che, a seguito delle raccomandazioni del Fondo monetario internazionale e di altri attori, il governo afghano ha introdotto una serie di rigorose riforme neoliberali, inclusa un'imposta forfettaria, e ha diminuito i dazi doganali sulle importazioni dal 43 % al 5,3 %; che tali riforme non hanno prodotto alcun incremento significativo delle entrate dello Stato, generando disavanzi di bilancio e commerciali;

O.  considerando che l'"approccio globale" della NATO è fallito, dando luogo alla subordinazione degli aiuti allo sviluppo agli obiettivi politici e militari; che tale approccio potrebbe indurre i ribelli a ritenere che alcuni attori civili siano parte del conflitto;

P.  considerando che, a seguito di negoziati, l'accordo di pace tra il governo afghano e Hezb-e Islami è in fase di attuazione;

Q.  considerando che, in vista delle prossime elezioni parlamentari e presidenziali, il governo afghano ha portato avanti la riforma elettorale adottando una nuova legge elettorale e nominando nuovi membri degli organi di gestione elettorale alla fine del 2016; che la frode e la corruzione continuano a essere fenomeni endemici; che l'UE ha sostenuto il piano di attuazione del progetto dell'UNDP volto a fornire assistenza consultiva; che, ciononostante, un processo elettorale inclusivo, trasparente e credibile sarà essenziale per valutare il livello di democratizzazione del paese;

1.  sottolinea che, dopo sedici anni di intervento a guida statunitense e della NATO, con numerose vittime, l'autosufficienza e la sovranità dello Stato afghano non sono ancora garantite e la situazione della sicurezza è ulteriormente deteriorata; evidenzia che tale presenza militare, segnatamente le operazioni offensive, hanno contribuito ad alimentare una parte del conflitto; chiede pertanto il ritiro di tutte le truppe dell'UE, della NATO e degli Stati Uniti, in quanto non esiste alcuna soluzione militare al conflitto;

2.  prende atto che il procuratore della CPI, Fatou Bensouda, ha proposto un'indagine della CPI sui crimini di guerra e sulle violazioni dei diritti umani e ritiene che a ciò dovrebbe aggiungersi un'ulteriore indagine indipendente sotto l'egida delle Nazioni Unite, in particolare in merito alle uccisioni extragiudiziali compiute con i droni, allo scopo di porre fine alla cultura dell'impunità – elemento fondamentale del processo di stabilizzazione in Afghanistan – e di creare fiducia tra i cittadini;

3.  esprime profonda preoccupazione per l'atteggiamento dell'amministrazione statunitense e il rifiuto di quest'ultima di coordinarsi con le Nazioni Unite in vista di un ritiro tempestivo di tutte le truppe; si oppone a qualsiasi nuovo dispiegamento di truppe;

4.  invita l'Unione europea a sostenere il governo afghano nella sua ricerca di un processo di pace e di riconciliazione globale e inclusivo, a guida afghana e di proprietà afghana, che coinvolga attivamente l'intera società civile e tutte le parti in conflitto, inclusi – dopo un cessate il fuoco – i combattenti, i ribelli e i gruppi di milizie, essendo questo l'unico modo di trovare una soluzione duratura al conflitto;

5.  chiede che EUPOL Afghanistan sia trasformata in una missione di sostegno per un processo di disarmo, smobilitazione e reinserimento nella società a guida afghana, che persegua altresì l'obiettivo di smobilitare le diverse milizie e di ridurre l'organico delle ANSF quanto più e quanto prima possibile; invita l'UE a sostenere attivamente un processo a guida afghana di disarmo, smobilitazione e reinserimento nella società degli ex insorti; invita l'UE e la NATO a sostenere e a finanziare adeguatamente gli sforzi per lo sminamento in Afghanistan;

6.  sottolinea la necessità di una cooperazione regionale inclusiva con l'obiettivo di promuovere la pace, la stabilità e la sicurezza a lungo termine nella regione; è favorevole all'adozione di un nuovo approccio alla situazione della sicurezza in Afghanistan e nei paesi confinanti, sotto forma di un forum multilaterale per il dialogo e i negoziati tra i paesi e le regioni interessati, nell'ambito del quale vengano trattati gli impegni in ambito politico, sociale, economico, ambientale nonché in materia di sicurezza e di diritti umani; sottolinea che tale forum potrebbe segnare un approccio nuovo e costruttivo basato sulla titolarità, l'autodeterminazione e le responsabilità degli Stati nei confronti dei loro cittadini e tra di essi; pone in evidenza che detto forum dovrebbe essere avviato in collaborazione con l'Organizzazione per la cooperazione islamica e le Nazioni Unite;

7.  è dell'opinione che i diritti delle donne siano parte della soluzione di sicurezza e accoglie con favore le iniziative volte a garantire che le donne abbiano un ruolo prominente in tutte le fasi del processo di pace e riconciliazione, dal momento che è impossibile assicurare la stabilità in Afghanistan senza che le donne godano di pieni diritti nella vita politica, sociale ed economica;

8.  prende atto della mancanza di progressi sostanziali in materia di diritti umani e diritti fondamentali, in particolare per quanto riguarda le donne e le ragazze in Afghanistan; esprime profonda preoccupazione per il fatto che le donne afghane continuino a essere vittime di discriminazioni, violenze, abusi sessuali e stupri nel quadro della Sharia; invita il governo ad attuare ulteriormente il NAPWA con gli adeguati strumenti finanziari, come pure la legge sull'eliminazione della violenza nei confronti delle donne e la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna;

9.  incoraggia il governo afghano a impegnarsi nella creazione di una magistratura indipendente e a garantire la libertà di stampa;

10.  invita le autorità afghane a commutare tutte le sentenze capitali e a reintrodurre una moratoria delle esecuzioni, nell'ottica di pervenire all'abolizione definitiva della pena di morte; esorta inoltre il governo afghano a porre fine a tutte le forme di tortura e abuso, segnatamente nelle carceri;

11.  esprime preoccupazione per l'elevato tasso di disoccupazione, in particolare tra i giovani afghani, il mancato accesso alle cure mediche, il pessimo stato del sistema sanitario e il fatto che oltre la metà della popolazione viva in condizioni di povertà; sottolinea la necessità di provvedere affinché la strategia dell'UE per l'Afghanistan ponga innanzitutto l'accento sulla politica di sviluppo, in particolare nelle zone rurali, dove vive la maggior parte della popolazione, e sulla riduzione della povertà, e affinché subordini gli aiuti allo sviluppo al potenziamento delle infrastrutture pubbliche in Afghanistan, in modo da creare i posti di lavoro di cui vi è urgente bisogno e ridurre la dipendenza del paese dai donatori stranieri;

12.  ritiene che il contratto di potenziamento istituzionale per l'Afghanistan e la Carta del cittadino, che rientrano tra i cinque programmi di priorità nazionale, stiano contribuendo a consolidare gli sforzi compiuti per predisporre infrastrutture e servizi pubblici per tutti, ma reputa altresì che essi continuino a essere insufficienti in termini di autosufficienza, dal momento che, d'altra parte, elementi importanti che dovrebbero rientrare nella politica del governo vengono affidati al settore privato, o che perlomeno questo è ciò che si raccomanda nella tabella di marcia per la gestione finanziaria pubblica (PFMR II) e nel relativo piano quinquennale di miglioramento dei risultati di bilancio (FPIP); raccomanda l'introduzione di tariffe doganali più elevate al fine di proteggere l'economia del paese, favorendo in tal modo le prospettive di incrementare le esportazioni;

13.  accoglie con favore la legge sul divieto di reclutare minori nelle ANSF nonché il progetto di legge sui minori, ed esorta ad attuare celermente tali normative;

14.  continua a nutrire preoccupazione per lo scarso successo finora ottenuto dalle misure intese a eliminare gradualmente la coltivazione di oppio in Afghanistan; chiede la creazione di mezzi di sussistenza alternativi sostenibili e di misure per contribuire a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni che vivono nelle zone rurali in generale; plaude a tale riguardo al sostegno fornito dall'UE al programma regionale dell'UNODC per l'Afghanistan e i paesi confinanti; esorta le autorità afghane e tutte le altre parti interessate a combattere la criminalità organizzata e il traffico di droga transnazionali;

15.  invita gli Stati membri a porre immediatamente fine alle deportazioni in Afghanistan e a regolarizzare i richiedenti asilo afghani, in quanto la situazione dimostra chiaramente che l'Afghanistan non è un paese sicuro; invita l'UE e gli Stati membri a cessare di vincolare gli aiuti ai rimpatri e all'esternalizzazione dei controlli alle frontiere dell'Unione;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento dell'Afghanistan, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, alle Nazioni Unite e alla NATO.

 

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