Procedura : 2018/2527(RSP)
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B8-0091/2018

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PV 08/02/2018 - 12.10
CRE 08/02/2018 - 12.10
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P8_TA(2018)0040

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0082/2018
5.2.2018
PE614.400v01-00
 
B8-0091/2018

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

presentata a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sull'attuale situazione in materia di diritti umani in Turchia (2018/2527(RSP))


Kati Piri, Victor Boştinaru, Elena Valenciano, Knut Fleckenstein a nome del gruppo S&D

Risoluzione del Parlamento europeo sull'attuale situazione in materia di diritti umani in Turchia (2018/2527(RSP))  
B8‑0091/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Turchia, in particolare quella del 27 ottobre 2016 sulla situazione dei giornalisti in Turchia(1),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2017 sulla relazione 2016 della Commissione sulla Turchia(2),

–  vista la relazione 2016 della Commissione sulla Turchia,

–  visto il discorso sullo stato dell'Unione del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker del 13 settembre 2017,

–  viste la dichiarazione in data 2 febbraio 2018 del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione, Federica Mogherini, e del commissario per la politica europea di vicinato e i negoziati di allargamento, Johannes Hahn, sugli ultimi sviluppi in Turchia, la loro dichiarazione in data 14 luglio 2017, un anno dopo il tentativo di colpo di Stato in Turchia, nonché la loro dichiarazione in data 13 marzo 2017 sul parere della Commissione di Venezia sugli emendamenti alla Costituzione della Turchia e i recenti avvenimenti,

–  viste le dichiarazioni del portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), in data 8 giugno 2017, sulla notizia della detenzione del capo di Amnesty International in Turchia, Taner Kiliç, dell'8 luglio 2017 sulla detenzione di difensori dei diritti umani sull'isola di Büyükada in Turchia, e del 26 ottobre 2017 sui casi di violazione dei diritti umani in atto in Turchia,

–  viste le osservazioni scritte che il Commissario del Consiglio d'Europa per i diritti umani ha presentato alla Corte europea dei diritti dell'uomo il 2 novembre 2017 su un gruppo di dodici domande riguardanti la libertà di espressione e il diritto alla libertà e alla sicurezza dei parlamentari in Turchia e del 10 ottobre 2017 su un gruppo di dieci domande riguardanti la libertà di espressione e il diritto alla libertà dei giornalisti in Turchia,

–  visto che tra i valori fondanti dell'Unione figurano lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani e che il corretto funzionamento del sistema giudiziario e il rispetto dei diritti fondamentali rivestono fondamentale importanza e dovrebbero costituire una priorità per i paesi candidati come la Turchia,

–  visto il diritto alla libertà di espressione sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), di cui la Turchia è parte,

–  visto il "Corpus dei principi per la protezione di tutte le persone sottoposte a qualsiasi forma di detenzione o imprigionamento", adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 43/173 del 9 dicembre 1988,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il Parlamento ha fermamente condannato il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016; che lo stato di emergenza è attualmente utilizzato sfruttato per mettere a tacere il dissenso e va ben oltre ogni legittima misura volta a contrastare le minacce alla sicurezza nazionale; che, secondo il diritto internazionale, le misure di emergenza devono essere necessarie e proporzionate in termini di portata e durata e devono essere utilizzate solo per contrastare una reale minaccia per la sicurezza della nazione; che le autorità turche hanno abusato dei provvedimenti di emergenza per imporre divieti generalizzati, detenzioni arbitrarie e restrizioni alla libertà di espressione e di riunione; che tali misure hanno pregiudicato le tutele contro i maltrattamenti e il diritto a un equo processo, consentendo nel contempo al governo di eludere il controllo parlamentare e giurisdizionale; che, stando a Human Rights Watch, molte azioni legali sono state avviate in mancanza di qualsiasi prova di partecipazione degli imputati al fallito tentativo di colpo di stato;

B.  considerando che i difensori dei diritti umani, gli attivisti politici, gli avvocati, i giornalisti e altri intellettuali che sono detenuti sono spesso falsamente accusati di "essere membri di un'organizzazione terroristica armata" o di "sostegno ad un'organizzazione terroristica armata"; che, in base alle statistiche ufficiali del Ministero della giustizia turco per il 2016, 4 187 persone sono state accusate di aver "insultato il Presidente" ai sensi dell'articolo 299 del codice penale turco, 482 procedimenti sono stati avviati sulla base dell'accusa di "oltraggio alla nazione turca" ai sensi dell'articolo 301 del medesimo codice, e 17 322 persone sono state accusate di fare propaganda a favore di organizzazioni illegali; che 148 firmatari della petizione "Accademici per la pace" rischiano di essere rinviati a giudizio per "propaganda terroristica" e sono in attesa di udienza nel maggio 2018;

C.  considerando che le sproporzionate misure adottate a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza hanno preso di mira, mediante la detenzione, i licenziamenti, gli arresti e le confische di beni, non solo migliaia di persone che sarebbero presunti membri/sostenitori del movimento di Gülen, ritenuto alla base del tentativo di colpo di Stato, tra cui 50 000 che sono rimasti in stato di custodia cautelare, ma anche dissidenti, in generale, e membri dei partiti politici dell'opposizione, in particolare; che molte altre migliaia sono state trattenute in custodia sulla base di presunti legami con organizzazioni terroristiche come il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK); che i casi riesaminati da Amnesty International non hanno messo in luce prove credibili di un coinvolgimento personale in atti criminali, ma indicavano che molti o gran parte di coloro i quali sono stati posti in stato di custodia cautelare lo erano stati in modo arbitrario; che gli appelli al rilascio dalla custodia cautelare sono sistematicamente respinti e i tribunali non riescono sistematicamente a far rispettare il principio della presunzione di innocenza;

D.  considerando che, secondo la Federazione europea dei giornalisti, in seguito al tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016, almeno 148 giornalisti e scrittori rimangono in carcere, la maggior parte dei quali sono detenuti senza accuse a loro carico, mentre molte delle persone incarcerate non hanno accesso a un difensore; che nel 2017 Reporter senza frontiere ha classificato la Turchia come "la più grande prigione del mondo per gli operatori dei media"; che l'ambiente restrittivo e intimidatorio creato dalla crescente ondata di azioni penali a carico di giornalisti, scrittori, utenti dei media sociali e altri cittadini, anche minorenni, per aver "insultato il Presidente", comporta una maggiore autocensura; che alcuni dei giornalisti detenuti si sono visti negare il diritto di avvalersi di un difensore e sono sottoposti a condizioni disumane in cui subiscono minacce e maltrattamenti;

E.  considerando che, secondo Amnesty International, dopo il tentativo di colpo di stato, le autorità turche hanno chiuso gli uffici di più di 160 emittenti, quotidiani, riviste, editori e società di distribuzione; che, sempre secondo Amnesty International, centinaia di organizzazioni della società civile sono state chiuse in seguito al decreto sullo stato di emergenza, comprese le principali ONG di assistenza agli sfollati interni e ai rifugiati nonché le ONG per i diritti delle donne e dei minori; che la repressione ha avuto un profondo impatto sulla società civile;

F.  considerando che Amnesty International segnala inoltre che a partire dal luglio 2016 le autorità turche hanno rimosso 107 000 persone dalle loro professioni; che, dal luglio 2016, più di 100 000 denunce sono state presentate presso la Corte costituzionale turca, che si è dichiarata non competente a dirimere le questioni che rientrano nel campo di applicazione del decreto di emergenza; che la "commissione d'inchiesta sulle pratiche relative allo stato di emergenza", istituita su raccomandazione del Consiglio d'Europa, ha ricevuto 104 789 domande al 18 gennaio 2018 e ha finora emesso decisioni solo in 3 110 casi, che non sono stati resi pubblici; che, di conseguenza, la Turchia ha finora omesso inoltre di proporre qualsiasi altra rapida ed efficace procedura di ricorso; che gran parte dei licenziati non può continuare ad esercitare le rispettive professioni né può lasciare il paese, essendo stato loro revocato il passaporto, il che li ha collocati, insieme ai familiari, in una situazione disperata in attesa di un provvedimento correttivo;

G.  considerando che le confederazioni sindacali turche hanno segnalato gravi accuse riguardanti numerosi licenziamenti, intimidazioni, rappresaglie, arresti e aggressioni della polizia contro sindacalisti per attività sindacali legittime; che, a seguito del tentativo di colpo di Stato del 15 luglio, due confederazioni sindacali e 19 organizzazioni aderenti, per un totale di quasi 50 000 lavoratori affiliati, sono state chiuse sulla base di presunti legami con organizzazioni terroristiche; che è stato impedito un numero significativo di proteste e manifestazioni dei sindacati, limitando quindi in modo sproporzionato i diritti sindacali;

H.  considerando che il sistema giudiziario manca di indipendenza e imparzialità; che negli ultimi anni si è assistito all'ampliamento del controllo dell'esecutivo su magistratura e procura, alla diffusione di arresti, licenziamenti e trasferimenti arbitrari di giudici e pubblici ministeri nonché a continui attacchi contro gli avvocati; che 47 avvocati sono stati arrestati nel 2017; che circa un quarto dei giudici e dei pubblici ministeri, per un totale di oltre 4 000, sono stati licenziati, molti dei quali sono stati arrestati subendo in alcuni casi la confisca dei beni; che questi sviluppi costituiscono una seria minaccia per l'indipendenza e l'integrità del sistema giudiziario della Turchia;

I.  considerando che, secondo i dati forniti dall'Associazione per i diritti umani (HRA), nei primi 11 mesi del 2017 un totale di 2 278 persone ha subito torture e maltrattamenti; che 428 di tali casi riguardavano persone sottoposte a percosse o ad altri metodi di detenzione, mentre 1 855 si sono verificati al di fuori dei centri di detenzione, nell'ambito di assemblee e manifestazioni in cui sono intervenute le forze di sicurezza;

J.  considerando che la situazione nel sud-est del paese rimane estremamente preoccupante; che circa 2 500 persone sarebbero state uccise nel quadro di operazioni di sicurezza e secondo le stime circa mezzo milione di persone sono sfollate dal luglio 2015; che, a causa di conflitti armati in tutto il paese, un totale di 695 persone, tra cui 183 militari, poliziotti, guardiani di villaggio, 460 militanti e 52 civili hanno perso la vita nei primi 11 mesi del 2017; che una serie di leggi, tra cui la legge n. 6722 sulla protezione giuridica delle forze di sicurezza che partecipano alla lotta contro le organizzazioni terroristiche, adottata nel 2016, ha creato un clima di "impunità sistematica" delle forze di sicurezza; che le procure locali hanno sistematicamente rifiutato di avviare indagini sulle uccisioni denunciate ed è stato negato l'accesso alla zona da parte degli osservatori indipendenti; che sono tuttora detenuti 68 sindaci curdi; che nella Gazzetta ufficiale del 24 dicembre 2017 sono stati pubblicati due decreti per lo stato di emergenza che hanno introdotto, tra l'altro, la "mancanza di responsabilità penale per i civili che intervengono per soffocare un tentativo di colpo di Stato e atti terroristici";

K.  considerando che tra i giornalisti e gli attivisti dei diritti umani detenuti figurano, ad esempio, il giornalista turco-tedesco Deniz Yücel, la reporter turco-finlandese Ayla Albayrak, condannata in contumacia, l'accademico ed editorialista Mehmet Altan e il giornalista Şahin Alpay nonché vari giornalisti e membri del personale del quotidiano "Cumhuriyet", fra cui Ahmet Şık;

L.  considerando che, a seguito di un emendamento costituzionale che revoca l'immunità parlamentare di numerosi deputati, vari deputati dell'opposizione sono stati sottoposti a procedimenti giudiziari e detenzione sulla base di accuse legate al terrorismo e di altro tipo, per aver legittimamente esercitato il diritto alla libertà di espressione; che 10 parlamentari sono ancora detenuti, compresi i copresidenti dell'HDP, Figen Yuksekdag e Selahattin Demirtas, e il deputato del CHP Enis Berberoglu e 6 parlamentari sono stati privati del loro mandato parlamentare, tra cui la vincitrice del premio Sakharov Leyla Zana;

M.  considerando che, nel luglio 2017, le autorità turche hanno arrestato 10 attivisti per i diritti umani (i "Dieci di Istanbul"), due dei quali risultano ancora in carcere e otto sono stati liberati su cauzione; che il tribunale di Istanbul ha annullato la propria decisione di scarcerare Taner Kılıç, presidente di Amnesty International Turchia, il 1º febbraio 2018, trattenendolo in prigione per la durata del processo;

N.  considerando che il 18 ottobre 2017 è stato arrestato uno dei principali leader della società civile della Turchia, Salih Osman Kavala, da allora detenuto in carcere con l'accusa di aver "tentato di rovesciare il governo" sostenendo le proteste di Gezi Park nel dicembre 2013;

O.  considerando che prosegue la repressione del dissenso politico attraverso i media sociali; che sono state arrestate 573 persone, tra cui l'attivista Nurcan Baysal e membri del comitato esecutivo dell'Ordine dei medici turco, per aver postato commenti sui social media critici nei confronti dell'incursione militare nell'enclave siriana di Afrin da parte del governo turco;

P.  considerando che dal luglio 2016 almeno 55 organizzazioni per i diritti delle donne sono state chiuse; che il 19 novembre 2017 l'ufficio del governatore di Ankara ha deciso di imporre un divieto indefinito su qualunque evento organizzato dalle organizzazioni LGBTI;

1.  ribadisce la sua ferma condanna del tentativo di colpo di Stato del 16 luglio 2016 ed esprime la sua solidarietà ai cittadini turchi; riconosce il diritto e la responsabilità del governo turco di intervenire per assicurare i colpevoli alla giustizia, garantendo comunque il rispetto dello Stato di diritto e il diritto a un equo processo; sottolinea, tuttavia, che il colpo militare fallito è attualmente sfruttato dal governo turco come pretesto per soffocare ulteriormente l'opposizione legittima e pacifica e per impedire ai media e alla società civile di esercitare pacificamente la libertà di espressione attraverso azioni e misure sproporzionate e illegali;

2.  esprime profonda preoccupazione per il costante deterioramento dei diritti e delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto in Turchia nonché per la mancanza di indipendenza della magistratura; condanna il ricorso alla detenzione arbitraria e le vessazioni giudiziarie e amministrative al fine di perseguitare decine di migliaia di persone, tra cui difensori dei diritti umani, membri delle organizzazioni indipendenti della società civile, avvocati, magistrati, attivisti politici, media, lavoratori, sindacalisti ed esponenti del mondo accademico; esorta le autorità turche a rilasciare immediatamente e senza condizioni tutti coloro che sono stati arrestati solo per aver svolto il loro lavoro legittimo ed esercitato i propri diritti alla libertà di espressione e di associazione e che sono detenuti senza una prova inconfutabile di attività criminale; chiede la revoca dello stato di emergenza nel paese e l'abrogazione dei decreti di emergenza;

3.  sottolinea che i giornalisti non dovrebbero essere detenuti in base al contenuto dei loro articoli o alle presunte affiliazioni; sottolinea la necessità di garantire che la custodia cautelare rimanga un'eccezione; deplora che si sia fatto ricorso a provvedimenti di emergenza anche per sottoporre a vessazioni i familiari dei giornalisti e i difensori dei diritti dell'uomo che sono fuggiti all'estero o si trovano in situazione di clandestinità, anche ritirando loro il passaporto o trattenendoli temporaneamente;

4.  invita il governo turco a offrire a tutte le persone soggette a misure restrittive mezzi di ricorso adeguati ed efficaci e il sindacato giurisdizionale in linea con lo Stato di diritto; sottolinea che la presunzione di innocenza costituisce un principio fondamentale di ogni Stato costituzionale; deplora le gravi restrizioni imposte ai detenuti per quanto riguarda l'accesso agli avvocati; invita la Turchia a rivedere urgentemente la natura della "commissione d'inchiesta sulle pratiche relative allo stato di emergenza" in modo che essa diventi una commissione solida ed indipendente in grado di riservare un trattamento individuale a tutti i casi e di trattare efficacemente l'enorme mole di domande che riceve nonché di garantire che il sindacato giurisdizionale non subisca indebiti ritardi; esorta la commissione d'inchiesta a rendere pubbliche le sue decisioni; in mancanza di ciò, invita le autorità turche a reintegrare coloro i quali sono stati licenziati e a ripristinarne i diritti sociali nonché a consentire ai sindacati di esercitare la legittima attività sindacale; sottolinea la sua solidarietà nei confronti di chiunque sia stato licenziato dal lavoro senza aver avuto la possibilità di difendersi, come Nuriye Gulmen e Semih Ozakca, che hanno iniziato lo sciopero della fame dopo essere stati rimossi dagli incarichi accademici e i cui appelli al riesame sono stati respinti dalla commissione d'inchiesta il 26 gennaio 2018;

5.  sottolinea che il terrorismo continua a rappresentare una minaccia diretta per i cittadini della Turchia ed evidenzia l'importanza della necessità di rafforzare l'attuale cooperazione tra l'UE e la Turchia al fine di contrastare la minaccia del terrorismo in maniera efficace; ribadisce tuttavia che la legislazione antiterrorismo della Turchia, definita in termini generali, non dovrebbe essere utilizzata per punire i cittadini e i media per aver esercitato il diritto alla libertà di espressione; condanna, a tale riguardo, la detenzione di almeno 146 docenti di università pubbliche e private a Istanbul che hanno firmato la petizione "Accademici per la pace" e condanna altresì i più recenti arresti di giornalisti, attivisti, medici e cittadini comuni per aver espresso la propria opposizione all'operazione militare turca ad Afrin;

6.  è profondamente preoccupato per le condizioni detentive e chiede alle autorità turche di svolgere un'indagine approfondita sulle accuse di gravi maltrattamenti dei prigionieri, come riferito da numerose organizzazioni per i diritti umani; ribadisce il suo appello alla pubblicazione della relazione del comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura (CPT) e chiede che siano ritenuti pienamente responsabili e punite le persone colpevoli di violazioni dei diritti umani; esorta le autorità turche a consentire agli osservatori nazionali e internazionali di monitorare le strutture detentive;

7.  è seriamente preoccupato per la chiusura di oltre 160 organi d'informazione tramite un decreto del governo a titolo dello stato di emergenza; condanna le pressioni politiche sui giornalisti e i tentativi delle autorità turche di arrestare, intimidire ed espellere i corrispondenti stranieri; sollecita il rilascio immediato e incondizionato di tutti coloro che sono detenuti senza prova, compresi cittadini UE come il giornalista tedesco Deniz Yücel, che è in carcere da un anno, di cui nove mesi in isolamento totale, mentre non sono ancora state formulate accuse formali nei suoi confronti, e la giornalista finlandese del Wall Street Journal Ayla Albayrak, che nell'ottobre 2017 è stata condannata in contumacia a 25 mesi di carcere con accuse di terrorismo per un articolo sulla situazione nel sud-est della Turchia; si compiace del fatto che alcuni giornalisti e membri del personale del quotidiano dell'opposizione Cumhuriyet siano stati rilasciati dopo mesi di reclusione e chiede inoltre l'immediata liberazione dei quattro giornalisti del Cumhuriyet ancora in carcere — il direttore esecutivo Akin Atalay, il redattore capo Murat Sabuncu, il giornalista investigativo Ahmet Şık e il contabile Emre Iper - nonché di tutti gli altri giornalisti detenuti in Turchia per motivi politici;

8.  è assai preoccupato per la massiccia repressione nei confronti delle organizzazioni della società civile della Turchia, a causa della quale 1 125 associazioni e 41 fondazioni sono state chiuse mediante decreti di emergenza, in particolare l'arresto di uno dei principali leader di ONG, Salih Osman Kavala; condanna le dichiarazioni del Presidente Erdogan che ha definito Kavala un "agente" e il "Soros rosso della Turchia", pur non essendo stata ancora formulata alcuna accusa nei suoi confronti; esorta il governo turco a rilasciare Kavala trattandosi di un arresto politicizzato e arbitrario; è profondamente preoccupato per il fatto che esponenti politici hanno continuato a condannare pubblicamente e a intimidire giornalisti, editori, esponenti del mondo accademico e difensori dei diritti dell'uomo per le loro posizioni critiche; è estremamente preoccupato per il crescente ricorso all'incitamento all'odio da parte di funzionari di alto livello, tra cui eminenti rappresentanti dello Stato;

9.  condanna la dichiarazione dell'ufficio del governatore di Ankara del 19 novembre 2017 relativa alla decisione di imporre un divieto indefinito su qualsiasi manifestazione organizzata dalle organizzazioni LGBTI, dopo tre divieti consecutivi del Gay Pride di Istanbul e di altre marce del Pride nel paese; deplora che, a seguito di tale dichiarazione, altre regioni in Turchia abbiano vietato manifestazioni LGBTI; sottolinea che ciò è in palese violazione del diritto alla libertà di espressione e alla libertà di riunione, garantiti dagli articoli 26, 33 e 34 della Costituzione turca, nonché dagli articoli 19 e 21 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR); invita le autorità turche a revocare immediatamente il divieto e a rilasciare l'esponente LGBTI Ali Erol arrestato di recente;

10.  è profondamente preoccupato per il fatto che avvocati, giudici e pubblici ministeri continuano a essere sottoposti a forti pressioni politiche, fra cui licenziamenti e arresti; invita la Turchia a ripristinare e attuare tutte le garanzie giuridiche al fine di garantire il pieno rispetto dell'indipendenza della magistratura e ad attuare con urgenza le raccomandazioni della Commissione di Venezia;

11.  condanna fermamente la decisione del parlamento turco di revocare incostituzionalmente l'immunità di un gran numero di deputati, preparando il terreno per il recente arresto di 10 deputati dell'opposizione, tra cui i co-presidenti del Partito democratico popolare (HDP), Figen Yuksekdag e Selahattin Demirtas, e di revocare il mandato di 6 deputati dell'opposizione, tra cui da ultimo quello della vincitrice del premio Sakharov Leyla Zana; ribadisce la propria solidarietà ai parlamentari legittimamente eletti che sono oggetto di detenzione e intimidazioni e chiede di rispettarne il mandato e i diritti della difesa in giudizio e di rilasciarli; condanna la detenzione di 68 sindaci curdi; condanna l'arbitraria sostituzione degli eletti locali, che sta ulteriormente compromettendo la struttura democratica del paese;

12.  esprime la sua profonda preoccupazione di fronte alla situazione nel sud-est della Turchia, in particolare nelle zone in cui è imposto il coprifuoco, si ricorre ad un uso eccessivo della forza e si applicano punizioni collettive; sollecita la Turchia a elaborare un piano per l'effettivo reinserimento del mezzo milione di sfollati interni; ribadisce la sua condanna del ritorno alla violenza da parte del PKK, che figura dal 2002 nell'elenco dei terroristi stabilito dall'UE, e lo esorta a deporre le armi e a ricorrere a mezzi pacifici e democratici per dar voce alle sue aspettative; ricorda che al governo turco incombe la responsabilità di proteggere tutti i suoi cittadini; deplora la diffusa pratica dell'esproprio, anche di beni appartenenti ai comuni; è convinto che solo una soluzione politica equa della questione curda potrà portare una stabilità e una prosperità sostenibili sia nella regione che nella Turchia nel suo complesso e invita quindi entrambe le parti a tornare al tavolo dei negoziati;

13.  esprime grave preoccupazione per il funzionamento del sistema giudiziario in Turchia dopo la decisione del tribunale penale di Istanbul di continuare a tenere in carcere due giornalisti, Mehmet Altan e Sahin Alpay, a seguito della richiesta di rilasciarli avanzata dalla Corte costituzionale a motivo del fatto che i loro diritti erano stati violati durante la detenzione; sostiene la richiesta formulata dal VP/AR Federica Mogherini e dal commissario Hahn in cui dichiarano che l'UE si attende che le autorità turche garantiscano l'attuazione della decisione della Corte costituzionale dell'11 gennaio 2018 e che i giornalisti siano rilasciati senza indugio; deplora vivamente che il recente nuovo arresto del presidente di Amnesty International Turchia, Taner Kılıçwhich, sia generalmente considerato una farsa della giustizia e chiede che le accuse nei suoi confronti e nei confronti dei suoi coimputati (i "Dieci di Istanbul") siano fatte decadere in quanto non sono ancora stati presentati concreti elementi di prova a loro carico;

14.  sollecita l'alto rappresentante, il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a continuare a sollevare presso i loro interlocutori turchi la situazione dei difensori dei diritti umani, degli attivisti politici, degli avvocati, dei giornalisti e degli esponenti del mondo accademico in stato di detenzione e a fornire sostegno politico e diplomatico, fra cui l'osservazione dei processi e il monitoraggio delle cause;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché al Presidente, al governo e al Parlamento della Turchia.

(1)

Testi approvati, P8_TA(2016)0423.

(2)

Testi approvati, P8_TA(2017)0306.

Ultimo aggiornamento: 29 maggio 2018Avvertenza legale - Informativa sulla privacy