Proposta di risoluzione - B8-0144/2018Proposta di risoluzione
B8-0144/2018

PROPOSTA DI RISOLUZIONE sulla situazione in Siria

12.3.2018 - (2018/2626(RSP))

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza
presentata a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento

Marietje Schaake, Beatriz Becerra Basterrechea, Izaskun Bilbao Barandica, Gérard Deprez, Marian Harkin, Ivan Jakovčić, Ilhan Kyuchyuk, Louis Michel, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Jozo Radoš, Frédérique Ries, Pavel Telička, Ivo Vajgl, Hilde Vautmans, Cecilia Wikström a nome del gruppo ALDE

Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0139/2018

Procedura : 2018/2626(RSP)
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B8-0144/2018
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B8-0144/2018

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Siria

(2018/2626(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria, in particolare quella del 18 maggio 2017 sulla strategia dell'UE relativa alla Siria[1],

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  vista la Convenzione di Ginevra del 1949,

–  viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), in particolare quella del 23 febbraio 2018 sul massacro nella Ghouta Est e quella resa al suo arrivo alla sessione del Consiglio "Affari esteri" del 26 febbraio 2018,

–  viste le dichiarazioni comuni rilasciate il 20 febbraio 2018 dal VP/AR Federica Mogherini e dal commissario Stylianides sulla situazione umanitaria nella Ghouta Est e a Idlib, in Siria, e il 6 marzo 2018 sulla situazione nella Ghouta Est e in altre parti della Siria,

–  viste la decisione 2011/273/PESC del Consiglio, del 9 maggio 2011, relativa a misure restrittive nei confronti della Siria[2], e le conclusioni del Consiglio del 26 febbraio 2018 relative all'aggiunta di due nuovi ministri all'elenco delle sanzioni,

–  viste la comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio del 14 marzo 2017, dal titolo "Elementi per una strategia dell'UE relativa alla Siria" (JOIN(2017)0011), e le conclusioni del Consiglio sulla Siria del 3 aprile 2017, che insieme costituiscono la nuova strategia dell'Unione relativa alla Siria,

–  vista la dichiarazione dei copresidenti della conferenza "Sostenere il futuro della Siria e della regione", del 5 aprile 2017,

–  visti le dichiarazioni dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, rese al Consiglio dei diritti umani a Ginevra in merito alla situazione in Siria, in particolare quelle del 26 febbraio 2018 e del 2 marzo 2018, e l'aggiornamento orale del 7 marzo 2018 sulle attività del suo ufficio e le recenti evoluzioni in materia di diritti umani,

–  viste le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la risoluzione 2401 (2018) sulla cessazione delle ostilità in Siria per un periodo di 30 giorni al fine di consentire la fornitura di aiuti umanitari,

–  vista la risoluzione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite del 5 marzo 2018 sul deterioramento della situazione dei diritti umani nella Ghouta Est,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A-71/248 del 21 dicembre 2016, che istituisce un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente per fornire assistenza nelle indagini e nel perseguimento dei responsabili dei reati più gravi ai sensi del diritto internazionale commessi nella Repubblica araba siriana a partire dal marzo 2011,

–  visti lo statuto di Roma e i documenti costitutivi della Corte internazionale di giustizia, e i tribunali ad hoc, compresi il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, il Tribunale penale internazionale per il Ruanda e il Tribunale speciale per il Libano,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

 

A.  considerando che la situazione in Siria è un'immane catastrofe umanitaria, in continuo peggioramento a causa del perdurare degli atti di violenza e degli attacchi; che si contano 13 milioni di persone che necessitano di una qualche forma di aiuto umanitario, di cui 6 milioni sono minori; che vi sono 6,1 milioni di sfollati interni e oltre 5 milioni di profughi siriani registrati che risiedono nelle regioni limitrofe; che 400 000 siriani hanno perso la vita durante il conflitto;

B.  considerando che 3 milioni di civili vivono in zone sotto assedio (tra cui Raqqa e Deir-ez-Zor, in cui fino al 2017 si è registrato il numero più elevato di vittime civili); che nella Siria nordorientale sono prese di mira le infrastrutture mediche e civili, il che ha costretto 300 000 civili a trovare rifugio a Idlib;

C.  considerando che, dallo scoppio della guerra, l'UE e i suoi Stati membri hanno mobilitato oltre 10,4 miliardi di EUR in risposta alla crisi siriana, sia all'interno della regione che nelle regioni limitrofe, il che rende l'Unione il principale donatore; che l'UE ha anche sostenuto in modo sostanziale ed elogiato i paesi vicini che accolgono i rifugiati;

D.  considerando che in Siria continuano i combattimenti, così come l'offensiva militare e i bombardamenti sferrati dal regime siriano, sostenuto dalla Russia e dall'Iran, contro il suo stesso popolo nella Ghouta Est e a Idlib, mietendo numerose vittime tra i civili; che, a più riprese, è stata espressa profonda preoccupazione per la situazione umanitaria in Siria, in particolare nella Ghouta Est, in ragione del significativo deterioramento delle condizioni nel corso delle ultime settimane e del fatto che sono stati presi di mira i convogli umanitari, impedendo loro di raggiungere coloro che necessitano di assistenza; che la presenza di gruppi terroristici quali il Fronte al-Nusra (affiliato di al-Qaeda) e di altre organizzazioni terroristiche nella Ghouta Est è ben nota e comprovata; che tali attacchi e l'utilizzo di una tattica di guerra che prevede di lasciar morire di fame i civili attraverso l'assedio di aree popolate costituiscono chiare violazioni del diritto internazionale umanitario;

E.  considerando che numerose zone attualmente sotto assedio era state precedentemente indicate come zone sicure per le persone che erano state sfollate con la forza ed erano fuggite da altre zone della Siria;

F.  considerando che tra le violazioni commesse durante il conflitto siriano dal regime di Assad e dai suoi alleati vi sono attacchi con armi chimiche, mirati e indiscriminati, ai civili, esecuzioni extragiudiziali, torture e maltrattamenti, sparizioni forzate, arresti di massa e arbitrari, punizioni collettive, attacchi al personale medico e negazione di cibo, acqua e assistenza medica;

G.  considerando che da quando la Turchia, il 20 gennaio 2018, ha lanciato l'"Operazione Ramo d'olivo" contro le forze curde YPG e YPJ localizzate nel distretto curdo di Afrin, a nord-ovest della provincia di Aleppo, decine di migliaia di persone sono state sfollate e la situazione umanitaria è peggiorata rapidamente; che gruppi di difensori dei diritti umani hanno documentato i crimini di guerra commessi dall'esercito e dalle forze aeree turchi, nonché le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e delle convenzioni di Ginevra; che migliaia di civili sono vittime di bombardamenti indiscriminati, e che dalle relazioni si evince che le truppe turche e gruppi armati alleati islamisti siriani fanno uso di armi non convenzionali;

H.  considerando che l'ISIS/Daesh e altri movimenti jihadisti hanno compiuto atti atroci e gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui il ricorso a esecuzioni brutali e violenze sessuali, rapimenti, torture, conversioni forzate e riduzione in schiavitù di donne e ragazze; che bambini sono stati reclutati e impiegati in attività terroristiche; che vi è particolare apprensione per l'utilizzo dei civili come scudi umani nelle zone controllate dagli estremisti; che tali crimini costituiscono crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio;

I.  considerando che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) è riuscito ad adottare una risoluzione sulla situazione in Siria (risoluzione 2401), in cui chiede la cessazione immediata delle ostilità per un mese, al fine di consentire l'accesso umanitario urgente e le evacuazioni sanitarie; che negli ultimi anni la Russia ha posto il veto a undici risoluzioni dell'UNSC e ha svolto un ruolo attivo nel limitare il contenuto delle risoluzioni;

J.  considerando che il cessate il fuoco stabilito dalla risoluzione 2401 dell'UNSC per la Ghouta Est non è stato rispettato dal regime siriano e dalle forze russe e iraniane, nonostante i ripetuti inviti del Presidente e di altri membri del Consiglio di sicurezza, del Segretario generale dell'ONU e di altri attori internazionali, tra cui l'UE; che l'esercito avanza su diversi fronti assumendo il controllo di villaggi e tenute agricole e attaccando dal lato orientale dell'enclave; che l'esercito sta utilizzando la "liberazione" della regione come pretesto per attaccare i civili;

K.  considerando che la Ghouta Est subisce l'assedio del regime siriano e dei suoi alleati da 5 anni e i civili sono colpiti da bombardamenti aerei, fuoco di artiglieria e armi chimiche, nonché vittime dell'uso di gas tossici che avrebbero causato centinaia di morti nella zona; che dal 14 febbraio 2018 un blocco priva la popolazione della Ghouta Est di qualsiasi forma di aiuto, visto che un solo convoglio umanitario è riuscito a raggiungere appena 7 200 delle 400 000 persone che abitano nella zona; che il sostegno all'aiuto umanitario ha assunto un carattere quanto mai prioritario, il che ha condotto a un piccolo risultato positivo il 5 marzo scorso, quando un convoglio di aiuti umanitari delle Nazioni Unite è finalmente riuscito a entrare a Douma raggiungendo 27 500 persone che necessitavano di cibo e medicinali;

L.  considerando che tale aiuto è ben lungi dal raggiungere tutti coloro che necessitano di assistenza nella Ghouta, in quanto la maggior parte della popolazione trova riparo in rifugi sotterranei da cui non ha accesso ai beni di prima necessità, acqua e servizi igienici; che il regime di Assad e i suoi alleati continuano a impedire attivamente la consegna e l'erogazione di forniture mediche, alimentari e umanitarie vitali da parte delle Nazioni Unite, dell'UE, delle ONG e degli attori locali in tutta la Siria;

M.  considerando che altre relazioni sulla situazione nella Ghouta Est riportano che nelle ultime settimane continui attacchi aerei hanno deliberatamente colpito ospedali, scuole e mercati, ossia luoghi principalmente frequentati da civili innocenti; che la squadra dell'inviato speciale ha segnalato che dal 18 al 22 febbraio 2018 sono stati attaccati 14 ospedali, 3 ambulatori e 2 ambulanze; che dopo solo qualche giorno, il 25 febbraio, è stato riportato che a Shifouniya numerosi civili, compresi bambini, avevano problemi respiratori causati dall'esposizione a sostanze velenose; che il 20 marzo è previsto, in sede di UNSC, un dialogo interattivo tra il direttore generale dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e il Sottosegretario generale delle Nazioni Unite Izumi Nakamitsu;

N.  considerando che il regime di Assad utilizza la tattica dello sfollamento forzato per modificare la composizione settaria delle città e delle regioni e realizzare un cambiamento demografico; che tale tattica è stata utilizzata in città come Darayya e Muadamiyat al-Sham, nei pressi di Damasco, nonché nel quartiere al-Waer della città di Homs;

O.  considerando che il 26 febbraio 2018 l'UE ha aggiunto due nuovi ministri, il ministro dell'Informazione e il ministro dell'Industria, all'elenco delle sanzioni, in ragione dei crescenti atti di violazione dei diritti umani perpetrati in Siria; che il Capo dell'Ufficio per la sicurezza nazionale siriana Ali Mamlouk, incluso nell'elenco delle sanzioni dell'UE, avrebbe incontrato a Roma il ministro degli Interni italiano e il direttore dell'Agenzia italiana informazioni e sicurezza esterna, in flagrante violazione della decisione 2011/273/PESC del Consiglio;

P.  che nell'aprile 2017 il Regno Unito ha proposto, nell'ambito del G7, di applicare sanzioni aggiuntive alla Russia a seguito del letale attacco chimico nella città di Khan Sheikhoun; che l'Italia ha posto il veto a tale proposta;

Q.  considerando che la comunità internazionale e i singoli Stati hanno l'obbligo di assicurare alla giustizia i responsabili delle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani perpetrate nel corso del conflitto siriano, anche mediante l'applicazione del principio della giurisdizione universale e del diritto nazionale; che ciò può avvenire in base ai mezzi di ricorso nazionali e internazionali esistenti, compresi i tribunali nazionali e internazionali o i tribunali penali internazionali ad hoc ancora da istituire; che oltre a tale responsabilità penale personale, in determinate condizioni è possibile procedere anche contro gli Stati per violazioni degli obblighi ai sensi dei trattati e delle convenzioni internazionali di competenza della Corte internazionale di giustizia, tra cui la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e la Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio;

R.  considerando che la comunità internazionale ha fornito un sostegno inadeguato all'opposizione democratica e laica; che nelle circostanze attuali l'opposizione democratica e laica si è indebolita e i civili sono nella morsa, da un lato, dei terroristi jihadisti e dei fondamentalisti islamici e, dall'altro, dei sostenitori del regime di Assad;

S.  considerando che l'UE ha ripetutamente affermato che non può esistere una soluzione militare al conflitto siriano e che solo una transizione inclusiva a guida siriana e sotto l'egida dell'ONU può porre fine alle inaccettabili sofferenze del popolo siriano; che la guerra in Siria è stata di fatto definita dalle operazioni militari che hanno portato attori esterni, tra cui Russia, Iran e Turchia, a imporre le loro condizioni sul campo; considerando che i negoziati condotti a Ginevra non hanno finora portato a progressi concreti in vista di una soluzione pacifica della crisi siriana, a seguito del 9° ciclo a Vienna il 25 e 26 gennaio 2018; che il 4 maggio 2017 la Russia, l'Iran e la Turchia hanno raggiunto, in Kazakhstan, un accordo per l'istituzione di quattro zone di distensione, che non sono state rispettate né protette dai garanti; che il Congresso del dialogo nazionale siriano, svoltosi a Sochi il 30 gennaio 2018, ha annunciato l'istituzione di una commissione costituzionale, che non è stata accettata da tutte le parti;

T.  considerando che la seconda conferenza ministeriale dal titolo "Sostenere il futuro della Siria e della regione", prevista per il 24 e il 25 aprile 2018, sarà copresieduta dal VP/AR e dalle Nazioni Unite; che, come lo scorso anno, la conferenza mirerà a mantenere l'attenzione della comunità internazionale sulla Siria, affrontando tutte le questioni cruciali (di carattere umanitario, politico e relative ai finanziamenti) connesse alla crisi all'interno del paese e nella regione (Libano, Giordania e Turchia); che il sostegno e l'impegno della comunità internazionale continuano ad essere fondamentali per il conseguimento di un futuro di pace in Siria e nella regione;

U.  considerando che gli sforzi dell'UE intesi a fornire sostegno umanitario e piani per il futuro della Siria sono da elogiare; che l'UE non dovrebbe in nessun modo fornire un'assistenza incondizionata alla ricostruzione di una Siria guidata e controllata da Assad e dai suoi alleati, la Russia e l'Iran; che non può essere consentito ad Assad, alla Russia di Putin e all'Iran di ignorare le conseguenze economiche dei loro interventi militari; che tutti gli impegni per la ricostruzione devono concorrere alla pace e all'attribuzione delle responsabilità;

V.  considerando che la ricostruzione della Siria dovrebbe fondarsi su un approccio dal basso e sulla responsabilizzazione degli attori locali, escludendo i gruppi terroristici noti;

1.  si rammarica profondamente del drastico deterioramento della situazione in Siria, che è conseguenza diretta dell'offensiva in corso e delle azioni condotte dal regime siriano e dai suoi alleati, la Russia e l'Iran, e che ha già causato oltre 400 000 morti, 6,1 milioni di sfollati interni e 5 milioni di profughi; esprime viva preoccupazione riguardo alla spirale di violenza che si osserva in molte parti del paese, ad esempio nella Ghouta Est, ad Afrin e a Idlib;

2.  condanna con estrema fermezza le violenze che sono in atto nella Ghouta Est nonostante l'adozione unanime della risoluzione 2401 dell'UNSC, e invita urgentemente tutte le parti, in particolare il regime di Assad, la Russia e l'Iran, ad attuare pienamente e tempestivamente detta risoluzione e a rispettarla; rammenta ai regimi di Siria, Russia e Iran che sono responsabili ai sensi del diritto internazionale dei crimini atroci che continuano a perpetrare in Siria e che gli attori di detti crimini, che siano Stati o individui, saranno tenuti a rispondere; deplora i veto opposti dalla Russia a tutte le risoluzioni dell'UNSC che condannano gli attacchi e che chiedono lo svolgimento di indagini;

3.  si compiace del fatto che un convoglio di aiuti delle Nazioni Unite abbia potuto raggiungere Douma nella Ghouta Est il 5 marzo 2018, per la prima volta in quattro mesi, ma sottolinea che un accesso così sporadico e limitato non è sufficiente; invita il regime siriano e i suoi alleati a porre immediatamente fine alla violenza nella Ghouta Est e altrove in Siria, e a togliere gli assedi, cessare i bombardamenti deliberatamente eccessivi, sproporzionati e indiscriminati, e gli attacchi chimici contro la popolazione civile, compresi i bambini, i convogli di persone evacuate, il personale umanitario e sanitario, e infrastrutture civili quali scuole e ospedali;

4.  appoggia pienamente l'appello rivolto dalla risoluzione 2401 dell'UNSC a tutte le parti coinvolte nel conflitto affinché cessino immediatamente le ostilità per almeno 30 giorni consecutivi; ribadisce l'invito rivolto a tutte le parti, in particolare le autorità siriane, a onorare la loro responsabilità di proteggere la popolazione siriana e a cessare immediatamente tutti gli attacchi contro i civili in Siria; invita i garanti del cessate il fuoco nelle zone di distensione a dare seguito alle loro responsabilità con lo scopo di porre fine alla violenza e ai crimini commessi, nonché di consentire e garantire un accesso senza restrizioni a tali zone;

5.  condanna ancora una volta e con la massima fermezza le atrocità e le diffuse violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse durante il conflitto, e segnatamente gli atti perpetrati dalle forze del regime di Assad anche con il sostegno dei suoi alleati, la Russia e l'Iran, come pure dalla Turchia e da gruppi armati non statali, in particolare l'ISIS/Daesh e Jabhat Fateh al-Sham; sottolinea la sua posizione secondo cui tutti i responsabili di violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto in materia di diritti umani devono rispondere dei loro atti; ribadisce che, in virtù del principio di giurisdizione universale, un tribunale nazionale può perseguire singoli individui per reati gravi in violazione del diritto internazionale; accoglie con favore le misure adottate da alcuni Stati membri in applicazione di questo principio e incoraggia tutti gli altri Stati membri a procedere nello stesso modo; accoglie con favore anche le iniziative degli Stati membri volte a far sì che i singoli soggetti rispondano nel quadro delle loro legislazioni nazionali; incoraggia tutti gli Stati membri a considerare le gravi violazioni del diritto internazionale come un reato nel quadro delle loro legislazioni nazionali; invita gli Stati membri dell'UE a portare lo Stato siriano dinanzi alla Corte internazionale di giustizia per violazioni della Convenzione contro la tortura, di cui esso è parte, al fine di stabilire la responsabilità dello Stato come mezzo indiretto per accertare giudizialmente la responsabilità penale individuale in una fase successiva; deplora il continuo blocco dei tentativi di portare la situazione in Siria dinanzi alla Corte penale internazionale; ribadisce il suo invito all'UE e agli Stati membri di valutare, in stretto coordinamento con i paesi che condividono la stessa linea, l'istituzione di un tribunale per i crimini di guerra in Siria;

6.  rimane convinto che non potranno esserci né un'efficace risoluzione del conflitto né una pace sostenibile in Siria se i responsabili dei reati commessi non saranno chiamati a rispondere dei loro atti; sostiene il lavoro della Commissione internazionale indipendente d'inchiesta istituita dalle Nazioni Unite nello svolgimento di indagini indipendenti globali sulle violazioni commesse in Siria, compreso l'uso di armi chimiche; accoglie con favore l'istituzione di un meccanismo internazionale imparziale e indipendente per fornire assistenza nelle indagini e nel perseguimento dei responsabili dei reati più gravi ai sensi del diritto internazionale commessi nella Repubblica araba siriana a partire dal marzo 2011; si rammarica che tale meccanismo non sia stato ancora pienamente finanziato; invita gli Stati membri a onorare i loro impegni al riguardo; ritiene che l'UE dovrebbe dare anch'essa un maggiore contributo diretto al meccanismo;

7.  sottolinea il ruolo fondamentale svolto dalle ONG e dalle organizzazioni locali e internazionali della società civile nel documentare, anche mediante strumenti digitali, le prove relative ai crimini di guerra, ai crimini contro l'umanità e ad altre violazioni, tra cui la distruzione del patrimonio culturale; invita l'UE a ricercare attivamente siffatte organizzazioni e a finanziarle in modo adeguato;

8.  plaude agli sforzi profusi dagli operatori umanitari nel loro tentativo di portare soccorso, cibo, acqua e medicinali alle persone intrappolate dal conflitto, che ne hanno urgentemente bisogno, ed esorta nuovamente tutte le parti coinvolte nel conflitto a garantire che le agenzie umanitarie possano raggiungere liberamente e in tutta sicurezza i civili colpiti dalla guerra; si rammarica dei numerosi casi di abusi sessuali e comportamenti illeciti che sono stati constatati in seno a organizzazioni umanitarie internazionali, compreso lo sfruttamento sessuale di rifugiati siriani da parte di coloro che consegnavano gli aiuti per conto delle Nazioni Unite e di organizzazioni internazionali molto note;

9.  ribadisce il primato del processo di Ginevra a guida ONU e sostiene gli sforzi compiuti dall'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, per realizzare una transizione politica autentica e inclusiva, in linea con la risoluzione 2254 dell'UNSC, negoziata da tutte le parti siriane e con il sostegno dei principali attori internazionali e regionali; sottolinea l'importanza di trovare una soluzione politica al conflitto;

10.  invita il VP/AR a intraprendere ogni sforzo possibile per rilanciare i colloqui di pace mediati dalle Nazioni Unite e a chiedere un ruolo più attivo in tali negoziati, facendo ricorso alla capacità finanziaria dell'UE e alla sua disponibilità a impegnare considerevoli risorse a favore della ricostruzione della Siria; esorta il VP/AR a coinvolgere maggiormente e a sostenere attivamente la società civile siriana e coloro che auspicano una Siria democratica, pluralista e inclusiva nei suoi impegni per il futuro del popolo siriano, a partire dalla seconda conferenza di Bruxelles del 24 e 25 aprile 2018; incoraggia il VP/AR a collaborare con il popolo siriano per sviluppare strategie di ricostruzione localizzate per le varie regioni della Siria; sottolinea che l'UE dovrebbe valutare tutte le opzioni disponibili nella collaborazione con i suoi partner internazionali, compresi il lancio degli aiuti e l'istituzione di zone di interdizione aerea;

11.  accoglie con favore la Seconda conferenza di Bruxelles, organizzata dall'UE al fine di esprimere e mettere in pratica il pieno sostegno politico ed economico della comunità internazionale al processo di Ginevra a favore dei cittadini siriani bisognosi e dei paesi che ospitano i rifugiati siriani; sconsiglia di intraprendere sforzi di ricostruzione prima che sia stato concluso un accordo politico negoziato dalle Nazioni Unite che coinvolga tutte le parti; invita il VP/AR a coinvolgere maggiormente le organizzazioni della società civile in tale conferenza;

12.  sottolinea che è di fondamentale importanza proteggere i bambini e considerare prioritario il loro accesso all'istruzione, anche nel caso dei bambini rifugiati nei paesi vicini, e sostenere la riabilitazione psicologica di questi minori traumatizzati; invita la comunità internazionale a onorare gli impegni non ancora assolti in materia di sostegno umanitario in Siria e nei paesi vicini;

13.  invita gli Stati membri a impegnarsi maggiormente in vista della condivisione delle responsabilità, consentendo ai profughi in fuga dalle zone di guerra siriane di trovare protezione al di là dei paesi limitrofi, anche attraverso il reinsediamento e programmi di ammissione umanitaria, e a dare a tale impegno forma concreta; è preoccupato dinanzi al sentimento sempre più ostile nei confronti dei rifugiati nutrito nei paesi confinanti con la Siria; ribadisce che nessun rifugiato dovrebbe essere rimandato in Siria contro la sua volontà o in virtù di accordi di convenienza con le fazioni in lotta;

14.  plaude all'ultimo riesame delle misure restrittive dell'UE nei confronti della Siria, con cui si aggiungono all'elenco delle persone oggetto di dette misure due individui che condividono la responsabilità della repressione della popolazione civile nel paese; esprime preoccupazione dinanzi alla notizia della recente visita effettuata a Roma dal Capo dell'Ufficio per la sicurezza nazionale siriana, al fine di tenere i cosiddetti colloqui in materia di sicurezza con il ministro degli Interni italiano e il direttore dell'Agenzia italiana informazioni e sicurezza esterna, in flagrante violazione dell'elenco delle sanzioni dell'UE; invita le autorità italiane e il VP/AR a condannare tale visita con la massima fermezza; invita il VP/AR ad avviare immediatamente un'indagine sulle circostanze in cui tale situazione si è potuta verificare; invita gli Stati membri a rispettare la decisione 2011/273/PESC del Consiglio; chiede che si impongano sanzioni addizionali alla Russia e all'Iran a seguito delle loro azioni mirate e deliberate contro la popolazione civile nella Ghouta Est nonché nel resto della Siria;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alle Nazioni Unite, ai membri del gruppo internazionale di sostegno alla Siria nonché a tutte le parti coinvolte nel conflitto, garantendo altresì la traduzione in arabo del presente testo.

 

Ultimo aggiornamento: 14 marzo 2018
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