Procedura : 2018/2870(RSP)
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Ciclo del documento : B8-0493/2018

Testi presentati :

B8-0493/2018

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Votazioni :

PV 25/10/2018 - 13.19

Testi approvati :

P8_TA(2018)0435

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0493/2018
22.10.2018
PE624.188v01-00
 
B8-0493/2018

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla situazione nel Mar d'Azov (2018/2870(RSP))


Michael Gahler, Tunne Kelam, Cristian Dan Preda, José Ignacio Salafranca Sánchez‑Neyra, David McAllister, Sandra Kalniete, Laima Liucija Andrikienė, Elmar Brok, Lorenzo Cesa, Eduard Kukan, Julia Pitera, Dariusz Rosati, Jaromír Štětina, Fernando Ruas, Anders Sellström a nome del gruppo PPE

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione nel Mar d'Azov (2018/2870(RSP))  
B8‑0493/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Russia e l'Ucraina,

–  visto l'accordo del 24 dicembre 2003 tra la Federazione russa e l'Ucraina sulla cooperazione per l'uso del mare d'Azov e dello Stretto di Kerch,

–  visto l'accordo di associazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l'Ucraina, dall'altra(1),

–  visto il documento di lavoro congiunto della Commissione e del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), del 14 novembre 2017, sulla relazione sull'attuazione dell'associazione in Ucraina (SWD (2017) 0376),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 15 maggio 2018 dal portavoce del SEAE sulla parziale apertura del ponte di Kerch,

–  vista la decisione (PESC) 2018/1085 del Consiglio(2), del 30 luglio 2018, che aggiunge sei entità coinvolte nella costruzione del ponte di Kerch all'elenco delle persone ed entità oggetto di misure restrittive per azioni che compromettono o minacciano l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina,

–  viste le conclusioni della missione della sottocommissione per la sicurezza e la difesa che si è svolta in Ucraina orientale dal 16 al 20 settembre 2018,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che la situazione del Mar d'Azov è il risultato di una decisione dell'accordo bilaterale del 2003 tra l'Ucraina e la Russia, che definisce tali territori come acque interne dei due Stati e che conferisce a entrambe le parti la facoltà di ispezionare navi in transito dirette e provenienti dal Mar d'Azov;

B.  considerando che la costruzione del ponte sullo stretto di Kerch, ultimato dalla Federazione russa nel maggio 2018, si è svolta senza il consenso dell'Ucraina;

C.  considerando che, a partire dalla seconda metà di aprile 2018, le guardie di frontiera russe hanno iniziato a fermare e ispezionare le navi straniere dirette e provenienti dai porti ucraini (Mariupol e Berlansk) situati nel Mar d'Azov; che tali ispezioni hanno coinciso con la conclusione della costruzione, sopra lo Stretto di Kerch, del ponte che collega la penisola di Crimea annessa illegalmente e la Russia continentale;

D.  considerando che la costruzione del ponte sullo Stretto di Kerch, unico passaggio tra il Mar d'Azov e il Mar Nero, limita il passaggio attraverso lo stretto delle navi dirette e provenienti dai porti ucraini situati nel Mar d'Azov e crea gravi problemi alla libera circolazione delle merci;

E.  considerando che il nuovo ponte limita le dimensioni delle navi che possono raggiungere i porti del Mar d'Azov in quanto il ponte ha un'altezza è di 35 metri e solo le navi aventi un pescaggio inferiore ai 33 metri e una lunghezza inferiore a 160 metri possono transitare in condizioni di sicurezza sotto di esso; che ciò esclude le navi di tipo Panamax che rappresentano oltre il 20 % di tutto il traffico marittimo in quei mari;

F.  considerando che le ispezioni molto lunghe e dettagliate delle navi in transito condotte dalla Federazione russa possono durare fino a 72 ore, causando gravi ritardi, una diminuzione dei flussi di merci e perdite finanziarie significative per l'economia locale ucraina e gli operatori delle navi soggette a tale regime;

G.  considerando che, secondo le fonti del governo ucraino, più di 200 imbarcazioni hanno dovuto sottoporsi a tale fastidioso regime di controllo fino alla fine di settembre e che tale numero cambia di giorno in giorno; che, secondo le stime dell'UE, nello stesso periodo sono state fermate oltre 120 navi battenti bandiera di vari Stati membri dell'UE;

H.  considerando che, prima dell'apertura del ponte sullo Stretto di Kerch nella primavera di quest'anno, le ispezioni sono state casuali e non intrusive, un dato stimato a una su 50 imbarcazioni, senza causare perturbazioni al libero flusso delle navi e delle merci;

I.  considerando che, dall'annessione illegale della penisola di Crimea, l'importanza dei porti ucraini di Mariupol e di Berlansk nel Mar d'Azov è notevolmente aumentata, poiché il 80 % del volume delle esportazioni marittime(3) dell'Ucraina passa per tali porti e tali acque;

J.  considerando che la Federazione russa continua a estrarre illegalmente risorse naturali (petrolio e gas) dal territorio ucraino, in particolare nella penisola della Crimea occupata illegalmente e nella piattaforma continentale del Mar Nero;

K.  considerando che il 16 settembre, in risposta all'acuirsi delle tensioni e all'aumento della presenza navale russa nel mare di Azov, asseritamente volta a proteggere il ponte sullo Stretto di Kerch, l'Ucraina ha annunciato la sua intenzione di creare una base navale in queste acque entro la fine dell'anno e ha deciso di trasferire forze supplementari della Marina e dell'artiglieria costiera lungo la costa; che la Russia dispone di un chiaro vantaggio in termini di quantità e capacità militari delle navi che può dispiegare nella zona e, a tale proposito, sta approfittando del suo controllo della penisola di Crimea e del porto di Sebastopoli;

L.  considerando che il 17 settembre l'Ucraina ha deciso di abrogare il trattato di amicizia, cooperazione e partenariato tra l'Ucraina e la Federazione russa, firmato nel 1997 risposta all'aumento della presenza militare russa nel Mar d'Azov;

1.  condanna le attività della Russia nel Mar d'Azov che costituiscono una violazione del diritto marittimo internazionale e degli impegni internazionali assunti dalla Russia; ritiene che le attuali attività ostili costituiscano un tentativo strisciante di annettere queste acque trasformandole in un "lago interno" russo;

2.  esprime seria preoccupazione per il fatto che le azioni della Russia nel Mar d'Azov impediscono il traffico marittimo internazionale e violano la libertà dei mari e di navigazione, allo scopo di destabilizzare ulteriormente lo Stato ucraino e arrecare pregiudizio ai fondamenti economici delle regioni sud-orientali dell'Ucraina, in cui l'importanza dei porti marittimi è sempre più cruciale dall'annessione illegale della penisola di Crimea; ritiene che tali azioni della Russia siano un blocco parziale dei porti dell'Ucraina situati nel Mar d'Azov;

3.  esprime la sua grande preoccupazione per la situazione molto instabile nel settore della sicurezza nel Mar d'Azov che potrebbe facilmente sfociare in un conflitto aperto;

4.  protesta risolutamente contro la prassi discriminatoria del regime di ispezione eccessivamente lungo al quale sono assoggettate le navi che attraversano il canale di Kerch e sono dirette o provenienti dai porti dell'Ucraina, dal momento che tali ispezioni vengono effettuate sulla scorta di minacce fittizie per la sicurezza connesse alla protezione del nuovo ponte sullo Stretto; esige una spiegazione sul motivo per cui le navi russe e tutte le altre navi di paesi terzi dirette verso i porti russi nel Mar d'Azov non sono soggette a un regime analogo; ritiene che la Russia discrimini intenzionalmente i porti ucraini ed abusi dei suoi diritti d'ispezione;

5.  deplora che la Federazione russa metta a repentaglio la situazione economica della regione e che i ritardi e le restrizioni del flusso di merci abbiano influenzato il carico di lavoro dei porti marittimi dell'Ucraina ostacolandone l'economia regionale; sottolinea che le perdite finanziarie ammontano già a decine di milioni di EUR e riguardano anche le società commerciali dell'UE le cui navi operano in queste acque;

6.  condanna la persistente militarizzazione del Mar Nero e ora della regione del Mar d'Avoz, in particolare con il rafforzamento della flotta marittima della Federazione russa del Mar Nero e della guardia costiera nel Mar di Azov; deplora che il Mar di Azov sia diventato un nuovo teatro di azioni ostili russe nei confronti dell'Ucraina;

7.  condanna la costruzione del ponte sullo Stretto di Kerch, tra la Russia continentale la penisola di Crimea annessa illegalmente, che mira a integrare ulteriormente con la forza la penisola nella Russia continentale e aumentarne l'isolamento dall'Ucraina di cui essa continua a far parte; ritiene che si tratti di un ulteriore esempio della violazione della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina da parte della Federazione russa;

8.  ritiene che tale ponte ostacoli gravemente la navigazione nello Stretto di Kerch tra il Mar d'Azov e il Mar Nero;

9.  deplora l'estrazione illegale delle risorse di petrolio e di gas sul territorio ucraino da parte della Federazione russa; evidenzia il potenziale rischio che la Russia s'impossessi dei giacimenti di petrolio e di gas nel Mar d'Azov dopo che avrà raggiunto il suo obiettivo di trasformarlo in un mare interno della Federazione russa;

10.  ritiene che le proteste occidentali, comprese quelle dell'UE, contro le azioni russe a questo riguardo siano state finora deboli e inefficaci, nonostante la grave natura e l'intento strategico dell'operazione russa nel Mar d'Azov e il numero crescente di navi battenti bandiera di uno Stato membro dell'UE che ne sono interessate;

11.  invita il VP/AR a seguire più da vicino l'evolversi della situazione della sicurezza nel Mar d'Azov, alla luce delle crescenti possibilità di un conflitto alle porte dell'Europa che potrebbe avere direttamente implicazioni più ampie sul piano della sicurezza per l'UE e i suoi Stati membri;

12.  chiede al VP/AR di assistere la parte ucraina nell'avvalersi di tutte le iniziative diplomatiche e dalle procedure legali previste dal diritto internazionale e dalle convenzioni pertinenti, compreso il processo di arbitrato in corso ai sensi della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, per contrastare le pratiche ostili adottate dalla Russia nel Mar d'Azov;

13.  ribadisce il suo fermo e risoluto sostegno a favore dell'unità, della sovranità, dell'indipendenza e dell'integrità territoriale dell'Ucraina;

14.  esprime le sue condoglianze e la sua solidarietà alle famiglie delle vittime della strage del collegio di Kerch del 17 ottobre 2018, in cui 20 persone sono rimaste uccise e decine ferite, nonché al popolo ucraino; chiede che questa tragedia non sia utilizzata come pretesto dalle autorità russe che per inasprire le situazione dei diritti umani e la repressione nei confronti degli oppositori al nuovo regime e di militarizzare ulteriormente la regione e rafforzare il suo controllo di sicurezza su di essa;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché al Presidente, al Primo ministro e al Parlamento dell'Ucraina, al Presidente, al Primo ministro e al Parlamento della Federazione russa, agli Stati membri, ai Segretari generali delle Nazioni Unite, della NATO e dell'OSCE.

 

(1)

GU L 161 dell'29.5.2014, pag. 3.

(2)

GU L 194 del 31.7.2018, pag. 147.

(3)

https://worldview.stratfor.com/article/ukraine-and-russia-take-their-conflict-sea

Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2018Avvertenza legale - Informativa sulla privacy