Procedura : 2019/2832(RSP)
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Ciclo del documento : B9-0175/2019

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B9-0175/2019

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PV 27/11/2019 - 19
CRE 27/11/2019 - 19

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PV 28/11/2019 - 8.13
CRE 28/11/2019 - 8.13
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Testi approvati :

P9_TA(2019)0084

<Date>{18/11/2019}18.11.2019</Date>
<NoDocSe>B9-0175/2019</NoDocSe>
PDF 137kWORD 47k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito delle interrogazioni con richiesta di risposta orale B9-0000/2019 e B9-0000/2019</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 136, paragrafo 5, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sui negoziati in corso per un nuovo accordo di partenariato tra l'Unione europea e il gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico</Titre>

<DocRef>(2019/2832(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Tomas Tobé</Depute>

<Commission>{DEVE}a nome della commissione per lo sviluppo</Commission>

</RepeatBlock-By>

EMENDAMENTI

B9-0175/2019

Risoluzione del Parlamento europeo sui negoziati in corso per un nuovo accordo di partenariato tra l'Unione europea e il gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico

(2019/2832(RSP))

Il Parlamento europeo,

 visti l'accordo di partenariato tra i membri del Gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 ("accordo di Cotonou")[1] e le sue revisioni del 2005 e del 2010[2],

 vista la raccomandazione di decisione del Consiglio, presentata dalla Commissione il 12 dicembre 2017, che autorizza l'avvio di negoziati su un accordo di partenariato tra l'Unione europea e i paesi del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico[3],

 viste le sue risoluzioni del 4 ottobre 2016 sul futuro delle relazioni ACP-UE dopo il 2020[4] e del 14 giugno 2018 sui prossimi negoziati per un nuovo accordo di partenariato tra l'Unione europea e gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico[5],

 vista l'interrogazione al Consiglio e alla Commissione sui negoziati in corso per un nuovo accordo di partenariato tra l'Unione europea e il gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (O-000000/2019 – B9-0000/2019),

 visti l'articolo 136, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

 vista la proposta di risoluzione della commissione per lo sviluppo,

A. considerando che i negoziati per un nuovo accordo di partenariato tra l'Unione europea e il gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico sono ancora in corso e che probabilmente richiederanno più tempo di quanto inizialmente previsto;

B. considerando che la forza dell'accordo di Cotonou e il suo acquis si basano su una serie di caratteristiche uniche che devono essere mantenute e rafforzate;

C. considerando che le relazioni ACP-UE rivestono grande importanza, in particolare nella fase attuale in cui il sistema multilaterale subisce pressioni ed è messo in discussione; che l'accordo di Cotonou rappresenta uno strumento chiave del nostro sistema multilaterale in virtù del numero di Stati che riunisce nonché del contenuto e della struttura del partenariato, e che è opportuno potenziare la presenza e la visibilità del partenariato in seno alle Nazioni Unite e ad altri consessi globali; che nel 2015 la comunità internazionale ha assunto impegni globali fondamentali nel quadro dell'Agenda 2030 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), nonché dell'accordo di Parigi e dell'Agenda di Addis Abeba, e che la cooperazione ACP-UE sarà fondamentale per raggiungere tali obiettivi globali;

D. considerando che il rafforzamento della dimensione parlamentare tra l'UE e il gruppo di Stati ACP grazie a un miglioramento della sua efficacia e della sua rappresentatività dovrebbe costituire un elemento chiave del nuovo partenariato ACP-UE;

E. considerando che la frequenza e la varietà delle riunioni dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE (APP) hanno consentito nel corso degli anni un dialogo costante, contribuendo efficacemente al rafforzamento della diplomazia parlamentare; che il contesto internazionale attuale dovrebbe indurre gli Stati ACP e dell'UE a continuare detto dialogo parlamentare e a rafforzarne l'efficacia;

1. si compiace dei progressi finora compiuti nei negoziati sulle priorità strategiche dell'accordo di base e dei lavori sui protocolli regionali;

2. prende atto del fatto che occorre più tempo per negoziare le restanti parti dell'accordo e che i negoziati non si sono conclusi entro la fine di ottobre 2019 come inizialmente previsto;

3. si compiace, in vista della scadenza dell'accordo di Cotonou nel febbraio 2020, della decisione del Consiglio dei ministri ACP-UE di delegare al Comitato degli ambasciatori ACP-UE il potere di adottare misure transitorie fino all'entrata in vigore del nuovo partenariato ACP-UE;

4. ribadisce con fermezza la posizione espressa nelle sue due risoluzioni sul quadro post Cotonou, approvate rispettivamente nell'ottobre 2016 e nel giugno 2018, e ritiene che alcuni elementi essenziali dell'accordo di Cotonou debbano essere riconfermati con forza affinché se ne possa tenere pienamente conto nella fase finale dei negoziati;

5. conferma l'importanza di rafforzare la dimensione parlamentare del futuro accordo, che deve assicurare una responsabilità democratica a tutti i livelli; sottolinea che il quadro istituzionale dovrebbe comprendere un'APP ACP-UE; ritiene che tale richiesta sia non negoziabile in vista dell'approvazione del futuro accordo da parte del Parlamento europeo;

6. ricorda che l'APP ACP-UE è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano nel garantire il controllo democratico del futuro accordo e ribadisce i suoi inviti a rafforzarne il ruolo consultivo e di controllo; è convinto che siano necessarie riunioni periodiche a livello ACP-UE per garantire un partenariato forte;

7. ritiene che l'APP ACP-UE rivesta un ruolo chiave nella realizzazione degli SDG e nella valutazione della coerenza delle politiche per lo sviluppo; è convinto che l'APP promuova gli scambi relativi a sfide globali quali i diritti umani, la democrazia, la buona governance, la parità di genere, la pace e la sicurezza, così come il clima, l'ambiente e la biodiversità;

8. ribadisce il suo impegno a favore del multilateralismo e chiede un coordinamento, segnatamente nel quadro dell'APP, al fine di assumere una posizione condivisa ACP-UE in seno ai consessi internazionali; sottolinea la necessità di approfondire il dialogo con altri partner internazionali, così come con la società civile, in vista dei negoziati multilaterali;

9. ritiene che l'APP debba essere composta di un numero uguale di rappresentanti dell'UE e dei paesi ACP e debba riunirsi due volte l'anno in sessione plenaria, alternatamente nell'Unione europea e in uno Stato ACP;

10. sottolinea che le commissioni parlamentari del partenariato regionale devono riunirsi una volta l'anno in ciascuna regione e non in funzione della convocazione delle riunioni del Consiglio dei ministri del partenariato regionale; sottolinea inoltre che la regionalizzazione del partenariato UE-ACP nel quadro del nuovo accordo, intesa come un incentivo per incoraggiare una più profonda integrazione regionale tra i paesi ACP, non dovrebbe essere attuata a scapito degli obiettivi comuni generali dell'accordo;

11. ribadisce che alcune delle caratteristiche uniche dell'accordo di Cotonou, in particolare il rispetto dei diritti umani, della democrazia, delle libertà fondamentali, del buon governo e dello Stato di diritto, devono essere mantenute e rafforzate;

12. insiste affinché il nuovo accordo rafforzi ulteriormente lo spirito di partenariato su un piano di parità, tenendo conto delle caratteristiche specifiche di ciascun paese nonché della cooperazione tra i paesi ACP e l'UE in qualità di partner uniti e solidali all'interno del sistema multilaterale; ricorda che il nuovo accordo deve pertanto consentire di uscire dal semplice rapporto donatore-beneficiario;

13. ribadisce l'importanza del dialogo politico per la difesa dei valori comuni e quale parte integrante del partenariato e chiede che detto dialogo sia utilizzato sistematicamente e in modo più efficace e proattivo per prevenire le crisi politiche;

14. si rammarica della riduzione dello spazio concesso alla società civile in alcuni paesi e ribadisce che il futuro accordo dovrebbe riservare un ruolo maggiore a quest'ultima, comprese le ONG, i gruppi per i diritti umani e i comitati civici, le diaspore, le chiese, le associazioni e le comunità religiose, nonché i rappresentanti dei giovani e delle donne in particolare, al fine di salvaguardare gli interessi delle persone con disabilità, i movimenti sociali, i sindacati, alle fondazioni e ai popoli indigeni, così come la rappresentanza delle persone vulnerabili, discriminate ed emarginate, e che tale obiettivo dovrebbe essere realizzato nel dialogo politico e a tutti i livelli;

15. chiede che l'eliminazione della povertà e la promozione dello sviluppo sostenibile siano gli obiettivi generali della cooperazione ACP-UE, in linea con il principio secondo cui nessuno deve essere lasciato indietro; ribadisce che la lotta contro l'esclusione, la discriminazione e le disuguaglianze deve essere al centro dell'accordo;

16. rammenta che la componente del futuro accordo relativa ai diritti umani dovrebbe includere una disposizione esplicita sulla lotta a qualsiasi forma di discriminazione, compresa quella fondata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere, nonché la discriminazione contro i minori, le persone in transito, gli anziani e le persone con disabilità;

17. mette in evidenza l'importanza della parità di genere e dell'emancipazione femminile come motore dello sviluppo e invita l'UE e i paesi ACP a includere la parità di genere come questione trasversale nell'accordo; sottolinea che è importante che le parti si impegnino a favore della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti, nonché della piena attuazione del programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo;

18. si attende che l'UE presti la dovuta attenzione alle politiche e alle sfide dei paesi partner nell'assegnazione dell'assistenza finanziaria, tenendo conto in particolare del fatto che la maggior parte dei movimenti migratori avviene tra i paesi ACP stessi; ribadisce che il futuro accordo deve offrire assistenza alle comunità di accoglienza, interessate da un elevato numero di persone sfollate, e affrontare le cause profonde dello sfollamento forzato in modo globale e basandosi sui diritti;

19. si compiace del fatto che il conseguimento degli SDG sia considerato un punto chiave del futuro accordo e ribadisce la sua richiesta di creare solidi meccanismi di monitoraggio per garantire che l'attuazione dell'accordo contribuisca efficacemente agli SDG e alla loro promozione; evidenzia la necessità di integrare le questioni trasversali, come la sostenibilità ambientale, gli obiettivi in materia di cambiamenti climatici, le questioni di genere e la giustizia sociale, in tutti i piani, le politiche e gli interventi nell'ambito del futuro accordo;

20. ribadisce che l'obiettivo fondamentale degli accordi di partenariato economico (APE) è promuovere lo sviluppo e l'integrazione regionale a lungo termine; sottolinea che gli accordi commerciali dovrebbero promuovere lo sviluppo sostenibile e i diritti umani e insiste affinché costituiscano parte integrante del futuro accordo;

21. chiede l'inclusione sistematica di disposizioni applicabili in materia di sviluppo sostenibile e diritti umani in tutti gli APE in fase di negoziazione e in quelli futuri, nonché un'analisi approfondita dell'impatto degli APE sulle economie locali e sugli scambi intraregionali al fine di affrontare le preoccupazioni relative alla loro attuazione in termini di integrazione regionale e di industrializzazione;

22. ritiene che l'attuazione dell'Agenda 2030 e degli SDG richieda una forte partecipazione delle autorità locali e degli attori non statali al fine di rafforzare la titolarità democratica; ritiene che per conseguire tale scopo sia utile un meccanismo ACP-UE di monitoraggio, affidabilità e revisione tra pari, che includa rappresentanti provenienti dalle autorità nazionali, regionali e locali, dalla società civile e dalle comunità scientifiche, con il compito di elaborare annualmente conclusioni e raccomandazioni di follow-up;

23. rammenta la necessità di includere nel futuro accordo disposizioni chiare che disciplinino il ruolo e le responsabilità del settore privato; sottolinea in particolare la necessità che le imprese coinvolte nei partenariati di sviluppo rispettino i principi di responsabilità sociale delle imprese nell'intero ciclo di vita dei progetti, anche in conformità del patto globale delle Nazioni Unite, dei principi guida delle Nazioni Unite sulle imprese e sui diritti umani, delle norme essenziali in materia di lavoro dell'Organizzazione internazionale del lavoro, delle norme ambientali e della convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione;

24. ricorda alle parti negoziali di includere nel nuovo accordo disposizioni ambiziose intese a contrastare i flussi finanziari illeciti e l'evasione fiscale, nonché a fornire assistenza finanziaria e tecnica a favore dei paesi in via di sviluppo, per aiutarli a far fronte alle nuove norme globali emergenti in materia di lotta all'evasione fiscale, tra cui lo scambio automatico di informazioni, le informazioni sulla titolarità effettiva delle società e sulla rendicontazione pubblica per paese per le imprese multinazionali, allo scopo di porre fine all'erosione della base imponibile e al trasferimento degli utili, sulla base dei modelli del G20 e dell'OCSE;

25. ribadisce che subordinare l'assegnazione degli aiuti alla cooperazione con l'UE su questioni legate alla migrazione non è compatibile con i principi di efficacia dello sviluppo concordati;

26. ricorda che il Parlamento europeo deve essere immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura negoziale, in linea con l'articolo 218, paragrafo 10, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e ribadisce la necessità di concordare disposizioni pratiche migliorate per la cooperazione e la condivisione delle informazioni lungo tutto il ciclo di vita degli accordi internazionali;

27. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Consiglio dei ministri ACP, alla vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione dell'Unione africana, al Parlamento panafricano e all'Ufficio di presidenza dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

 

 

[1] GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.

[2] GU L 287 del 4.11.2010, pag. 3.

[4] GU C 215 del 19.6.2018, pag. 2.

[5] Testi approvati, P8_TA(2018)0267.

Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2019Note legali - Informativa sulla privacy