Procedura : 2019/2945(RSP)
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Ciclo del documento : B9-0248/2019

Testi presentati :

B9-0248/2019

Discussioni :

PV 18/12/2019 - 19
CRE 18/12/2019 - 19

Votazioni :

PV 19/12/2019 - 6.5
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P9_TA(2019)0110

<Date>{16/12/2019}16.12.2019</Date>
<NoDocSe>B9-0248/2019</NoDocSe>
PDF 161kWORD 51k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di una dichiarazione della Commissione</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sulla situazione degli uiguri in Cina ("China-cables")</Titre>

<DocRef>(2019/2945(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Reinhard Bütikofer, Saskia Bricmont</Depute>

<Commission>{Verts/ALE}a nome del gruppo Verts/ALE</Commission>

</RepeatBlock-By>

Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B9-0246/2019

B9-0248/2019

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione degli uiguri in Cina ("China-cables")

(2019/2945(RSP))

Il Parlamento europeo,

 viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Cina, segnatamente quelle del 18 aprile 2019 sulla Cina, in particolare la situazione delle minoranze religiose ed etniche[1], del 12 settembre 2018 sullo stato delle relazioni UE-Cina[2] e del 4 ottobre 2018 sulla detenzione di massa arbitraria di uiguri e kazaki nella regione autonoma uigura dello Xinjiang[3],

 vista la dichiarazione congiunta del 21o vertice UE-Cina del 9 aprile 2019,

 visto il 37° dialogo sui diritti umani UE-Cina tenutosi a Bruxelles il 1° e il 2 aprile 2019,

 vista la comunicazione congiunta della Commissione e del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), del 12 marzo 2019, dal titolo "UE-Cina – Una prospettiva strategica" (JOIN(2019)0005),

 visti l'articolo 36 della Costituzione della Repubblica popolare cinese, che garantisce a tutti i cittadini il diritto alla libertà di confessione religiosa, e l'articolo 4, che difende i diritti delle nazionalità minoritarie,

 viste le dichiarazioni orali a titolo del punto 4 rilasciate dall'UE nel corso della 39a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, il 18 settembre 2018, e le dichiarazioni a titolo del punto 4 rilasciate da Regno Unito, Germania, Francia, Finlandia e Canada, nelle quali sono state espresse preoccupazioni riguardo alla detenzione arbitraria degli uiguri nei campi di "rieducazione" nello Xinjiang,

 vista la lettera in data 8 luglio 2019, sottoscritta da 22 nazioni e indirizzata al presidente del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e all'Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, nella quale si esorta la Cina a porre fine al suo programma di detenzione di massa nello Xinjiang,

 visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 16 dicembre 1966,

 vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948,

 visti i principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani del 2011,

 viste le osservazioni conclusive contenute nella relazione sulla Cina a cura del Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale,

 vista l'inchiesta "China cables", pubblicata il 24 novembre 2019 dal Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (ICIJ), sulla sorveglianza e l'internamento di massa, senza capi d'accusa né processi, di uiguri e altre minoranze musulmane nella provincia cinese dello Xinjiang, che si basa su documenti classificati del governo cinese trapelati,

 visti l'annuncio dell'alto rappresentante, del 9 dicembre 2019, concernente l'avvio dei lavori preparatori su un possibile regime di sanzioni orizzontali per affrontare gravi violazioni dei diritti umani, e la pertinente risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2019 su un regime europeo di sanzioni per le violazioni dei diritti umani[4],

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che, dall'ascesa al potere del Presidente Xi Jinping nel marzo 2013, la situazione dei diritti umani in Cina ha continuato a peggiorare, con un'intensificazione dell'ostilità del governo nei confronti del dissenso pacifico, della libertà di espressione e di religione e dello Stato di diritto; che le autorità cinesi hanno arrestato e perseguito centinaia di difensori dei diritti umani, avvocati e giornalisti;

B. considerando che i "China cables", ottenuti e pubblicati di recente dal Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi, comprendono un elenco classificato di linee guida, approvate personalmente dal massimo responsabile della sicurezza della regione, che di fatto fungono da manuale per il funzionamento dei cosiddetti campi di "rieducazione" per gli uiguri musulmani e altre minoranze; che sono trapelati anche altri documenti di intelligence, mai divulgati prima, che rivelano come le politiche cinesi si basino su un sistema di raccolta e analisi di dati su vastissima scala, che utilizza l'intelligenza artificiale per selezionare intere categorie di residenti dello Xinjiang passibili di detenzione; che i "China cables" rivelano che il sistema è in grado di accumulare grandi quantità di dati personali di carattere intimo attraverso ricerche manuali condotte senza mandato, telecamere per il riconoscimento facciale e altri mezzi, al fine di individuare i candidati alla detenzione; che sono inoltre riportate direttive esplicite relative all'arresto di uiguri con cittadinanza straniera e alla ricerca di uiguri residenti all'estero grazie alla collaborazione delle rappresentanze diplomatiche cinesi nei paesi terzi;

C. considerando che una delle linee guida, denominata "servizi per l'impego" sembra indicare che i detenuti che completano la formazione professionale sono collocati in una struttura lavorativa; che ricercatori e giornalisti hanno messo in luce un vasto sistema di lavoro forzato in tutta la regione, incentrato sull'industria tessile e la produzione di beni di consumo;

D. considerando che i detenuti non sono ufficialmente accusati di alcun reato, sono privati dei diritti legali di base e sono trattenuti contro la loro volontà per periodi di tempo indefiniti, il che rende la loro detenzione arbitraria; che, secondo testimonianze dirette, sono detenuti in cattive condizioni e sottoposti a torture fisiche e psicologiche, lavoro forzato e indottrinamento politico volto a erodere la fede religiosa;

E. considerando che il governo cinese ha promulgato una serie di nuove leggi, in particolare la legge sulla sicurezza nazionale del 1° luglio 2015, la legge antiterrorismo, la legge sulla sicurezza informatica e la legge sulla gestione delle ONG straniere, le quali considerano l'attivismo pubblico e la critica pacifica nei confronti del governo minacce alla sicurezza dello Stato, rafforzano la censura, la sorveglianza e il controllo dei singoli individui e dei gruppi sociali e scoraggiano i cittadini dal promuovere i diritti umani; che le nuove disposizioni in materia di religione, entrate in vigore nel febbraio 2018, limitano le attività dei gruppi religiosi, costringendoli ad allinearsi maggiormente alla politica del partito; che le nuove disposizioni minacciano le persone associate a comunità religiose prive di status giuridico nel paese; che in Cina le comunità religiose sono oggetto di una crescente repressione;

F. considerando che la Cina ha creato un'architettura statale ramificata di sorveglianza digitale, che spazia dalle attività di polizia predittiva alla raccolta arbitraria di dati biometrici su scala nazionale, in un contesto dove non esiste alcun diritto alla vita privata;

G. considerando che la situazione nello Xinjiang, dove vivono 10 milioni di uiguri musulmani e persone di etnia kazaka, è peggiorata rapidamente, dal momento che le autorità cinesi hanno reso prioritaria l'attuazione di una politica estremamente repressiva nei confronti, in particolare, della popolazione uigura dello Xinjiang;

H. considerando che il Parlamento ha conferito il premio Sacharov 2019 a Ilham Tohti, noto difensore dei diritti umani uiguro, professore di economia e sostenitore dei diritti della minoranza uigura in Cina, che è stato condannato all'ergastolo per il suo attivismo;

I. considerando che nello Xinjiang è stato istituito un programma di detenzione extragiudiziale che riguarda centinaia di migliaia di persone, costrette a ricevere una "rieducazione" politica, accompagnato dallo sviluppo di una sofisticata rete di sorveglianza digitale invasiva, che comprende la tecnologia di riconoscimento facciale e la raccolta di dati, dal dispiegamento massiccio della polizia e da rigorose limitazioni riguardanti le pratiche religiose, la lingua uigura nonché gli usi e costumi uiguri;

J. considerando che sulla base di numerose segnalazioni attendibili provenienti dal mondo accademico, dai media e da fonti autorevoli si stima che un milione di uiguri e persone di etnia kazaka siano detenuti arbitrariamente dal governo cinese in un sistema di campi di internamento, nel quadro di tale programma di detenzione extragiudiziale nella regione autonoma uigura dello Xinjiang, e che tali segnalazioni descrivono l'estensione e il funzionamento interno dei campi;

K. considerando che, dopo aver ripetutamente negato che uiguri e kazaki siano detenuti arbitrariamente in campi di internamento, il governo cinese ha ammesso di gestire "centri di formazione professionale", descrivendoli come programmi sociali nell'ambito dei quali le persone ricevono una "formazione professionale"; che in un libro bianco ufficiale pubblicato nel agosto 2019 il governo ha proclamato il grande successo dei "centri di formazione professionale", affermando che l'assenza di attacchi terroristici nella regione negli ultimi tre anni è un risultato di tale politica; che i "China Cables" contraddicono nettamente la descrizione ufficiale che il governo ha fornito dei campi quali programmi sociali di "formazione professionale", e rivelano che l'obiettivo centrale della campagna è l'indottrinamento generale;

L. considerando che il governo cinese ha respinto le numerose richieste avanzate dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie (WGEID), dall'Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani nonché da altri mandati delle procedure speciali delle Nazioni Unite con le quali si chiedeva l'invio di investigatori indipendenti nello Xinjiang con l'accesso, in particolare, ai campi in questione;

M. considerando che lo Xinjiang è una regione centrale dell'iniziativa "Nuova via della seta", con ambiziosi obiettivi per il futuro nell'ambito della produzione tessile e dell'abbigliamento nonché di altri prodotti manifatturieri ad alta intensità di manodopera; che il governo offre sovvenzioni consistenti per incoraggiare le grandi società ad aprire fabbriche nella regione; che il regime di assistenza in abbinamento incoraggia, inoltre, le società delle province orientali a creare succursali nello Xinjiang; che i lavoratori delle minoranze sono inviati nelle fabbriche di tali società nell'est e, in tal modo, si creano stretti collegamenti tra i prodotti ottenuti dal lavoro forzato o non volontario dei gruppi etnici provenienti dallo Xinjiang e l'intero mercato interno cinese;

N. considerando che molte grandi società europee intrattengono rapporti commerciali nello Xinjiang in svariati settori, ad esempio il settore manifatturiero, quello alimentare e quello delle tecnologie digitali; che vi sono scarse informazioni sulle modalità in cui sono utilizzati i prodotti delle imprese tecnologiche comuni, il che solleva dubbi circa il potenziale rischio di abusi da parte delle autorità cinesi ai fini della sorveglianza di massa;

O. considerando che le società europee che operano nella regione possono, direttamente o indirettamente, rendersi complici delle massicce violazioni dei diritti umani nello Xinjiang; che un rafforzamento della dovuta diligenza in materia di diritti umani nelle catene di approvvigionamento che interessano la regione dovrebbe contribuire a evitare tale rischio di complicità; che il Parlamento ha più volte chiesto l'introduzione di obblighi di dovuta diligenza in materia di diritti umani per le società europee; che l'UE ha già elaborato norme in materia di dovuta diligenza per quanto concerne i minerali provenienti da zone di conflitto e la nuova Commissione sta valutando la possibilità di adottare misure legislative analoghe al fine di eliminare la deforestazione dalle nostre catene del valore;

P. considerando che, nel suo quadro strategico sui diritti umani e la democrazia, l'UE si impegna a promuovere i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto in tutti i settori della sua azione esterna, senza eccezioni, ponendo i diritti umani al centro delle sue relazioni con tutti i paesi terzi, ivi compresi i suoi partner strategici;

Q. considerando che nella comunicazione congiunta dal titolo "UE-Cina – Una prospettiva strategica", il SEAE e la Commissione per la prima volta definiscono la Cina "un rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi";

R. considerando che i principi guida delle Nazioni Unite in materia di attività economiche e diritti umani chiedono alle imprese di evitare e attenuare le violazioni dei diritti umani, effettive e potenziali, associate alle loro pratiche commerciali;

1. condanna fermamente le violazioni dei diritti umani e le politiche estremamente repressive rivelate dai "China Cables"; condanna senza alcuna riserva l'invio di uiguri e persone di etnia kazaka in campi di "rieducazione" politica sulla base dell'analisi dei dati raccolti con un sistema di "polizia predittiva", anche per il fatto di essersi recati all'estero o di essere considerati troppo devoti; esorta le autorità cinesi a liberare le persone presumibilmente arrestate per le loro convinzioni o per le loro pratiche e identità culturali;

2. evidenzia che la detenzione o qualsiasi altra grave privazione della libertà fisica, la persecuzione nei confronti di gruppi identificabili sulla base di motivi etnici, culturali o religiosi nonché ogni altro atto inumano che causi sofferenze, ove siano commessi nel quadro di un attacco generalizzato contro la popolazione civile, costituiscono crimini contro l'umanità; esorta il governo cinese a chiudere immediatamente tali campi, a porre fine a tutti gli abusi contro la popolazione civile nello Xinjiang e accordare agli investigatori internazionali indipendenti un pieno accesso alla regione, come richiesto dall'Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani;

3. ribadisce il suo appello al governo cinese affinché liberi immediatamente e senza condizioni l'accademico uiguro Ilham Tohti, insignito del premio Sacharov 2019, nonché tutti coloro che si trovano in stato di detenzione per il solo motivo di aver esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione e affinché, in attesa della loro scarcerazione, ponga fine alla repressione in corso, perpetrata sotto forma di detenzione, vessazione giudiziaria e intimidazione, in modo che possano svolgere il proprio lavoro senza ostacoli; invita la Cina a garantire che essi abbiano un accesso regolare e illimitato alle loro famiglie e ad avvocati di loro scelta; chiede inoltre il rilascio di Eli Mamut, Hailaite Niyazi, Memetjan Abdulla, Abduhelil Zunun e Abdukerim Abduweli, conformemente a quanto richiesto dall'UE in occasione del 36° e del 37° ciclo del dialogo UE-Cina sui diritti umani; sollecita altresì la liberazione immediata dell'editore Gui Minhai, cittadino svedese, e di Michael Spavor e Michael Kovrig, cittadini canadesi;

4. chiede al governo cinese di rivelare i nomi, l'ubicazione e l'attuale situazione di tutti coloro che sono di fatto scomparsi nello Xinjiang;

5. esorta il governo cinese a riconoscere pubblicamente la portata e la natura effettiva della detenzione di uiguri, kazaki e altre minoranze etniche nei campi di internamento, a modificare la definizione eccessivamente ampia di ciò che costituisce un atto di terrorismo nelle attuali disposizioni legislative, ad esempio la legge antiterrorismo del 2015 e il regolamento sulla "de-estremizzazione", e a operare una netta distinzione tra dissenso pacifico ed estremismo violento;

6. sottolinea le responsabilità della Cina in quanto potenza mondiale e chiede alle autorità di Pechino di assicurare in tutte le circostanze il rispetto del diritto internazionale, della democrazia, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite e alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nonché ad altri strumenti internazionali firmati o ratificati dalla Cina; invita pertanto la Cina a tenere fede all'impegno di rispettare il diritto internazionale e le norme fondamentali che disciplinano le relazioni internazionali imperniate sulle Nazioni Unite, come convenuto in occasione del 21º vertice UE-Cina; ribadisce il suo appello alla Cina affinché ratifichi il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e ne garantisca la completa attuazione, in particolare ponendo fine a tutte le pratiche abusive e adeguando la sua legislazione, ove necessario;

7. si rammarica del fatto che il 37º ciclo del dialogo UE-Cina sui diritti umani non abbia dato risultati sostanziali; deplora, inoltre, che la delegazione cinese non abbia partecipato, il 2 aprile, al prosieguo del dialogo, che prevedeva uno scambio di opinioni con le organizzazioni della società civile; deplora il fatto che, in occasione del vertice UE-Cina del 9 aprile, le questioni urgenti in materia di diritti umani abbiano occupato, ancora una volta, una posizione marginale; si rammarica, inoltre, del fatto che l'incontro interparlamentare UE-Cina previsto a novembre non abbia avuto luogo;

8. deplora che l'approccio e gli strumenti utilizzati finora dall'UE non abbiano prodotto progressi tangibili nella situazione dei diritti umani in Cina, che sotto la presidenza di Xi Jinping è soltanto peggiorata; esorta la nuova Commissione a integrare le questioni relative ai diritti umani in tutte le sue componenti e a elaborare e attuare una strategia globale dell'UE finalizzata a garantire progressi concreti in materia di diritti umani in Cina, dando priorità assoluta alla chiusura dei campi nello Xinjiang, alla liberazione dei prigionieri politici e all'apertura di uno spazio per la società civile; chiede nuovamente che le preoccupazioni relative ai diritti umani siano affrontate in maniera significativa, sia a livello privato che pubblicamente, in occasione di tutte le riunioni ad alto livello con i funzionari cinesi, senza relegare tali discussioni unicamente al dialogo UE-Cina sui diritti umani;

9. invita il Consiglio, il SEAE e la Commissione a garantire che la cooperazione UE-Cina sia basata sull'universalità dei diritti umani, sugli impegni internazionali in materia di diritti umani assunti da entrambe le parti e sull'impegno a compiere progressi verso il raggiungimento dello standard più elevato nella protezione dei diritti umani;

10. invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e le istituzioni dell'Unione europea a sollevare pubblicamente la questione con il governo cinese nelle riunioni bilaterali e nei consessi internazionali, nonché a condannare pubblicamente le crescenti violazioni dei diritti umani in Cina;

11. accoglie con favore la dichiarazione resa dal Presidente del Consiglio europeo, in occasione dell'ultimo vertice UE-Cina, a proposito del fatto che i diritti umani, dal punto di vista dell'UE, sono importanti quanto gli interessi economici, e invita la Commissione, il SEAE e il Consiglio a intensificare, nella stessa ottica, le azioni volte ad affrontare le questioni inerenti ai diritti umani nel complesso delle relazioni bilaterali con la Cina; afferma nuovamente di ritenere che, laddove le formulazioni impiegate durante i vertici UE-Cina risultino deboli per quanto riguarda i diritti umani, il Consiglio, il SEAE e la Commissione dovrebbero rifiutarsi di includere tali dichiarazioni e rilasciare una comunicazione distinta sulla questione, con una valutazione significativa sia della situazione che del motivo per cui non sono state adottate formulazioni più incisive;

12. invita nuovamente l'UE e gli Stati membri a prendere l'iniziativa – in occasione della prossima sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite – di una risoluzione sull'invio di una missione di informazione nello Xinjiang, sostenendo, innanzitutto, le dichiarazioni congiunte con paesi terzi che condividono gli stessi principi e utilizzando in modo proattivo tutti i canali diplomatici per ottenere rapidamente il sostegno dei membri del Consiglio dei diritti umani;

13. ribadisce il suo appello all'UE, ai suoi Stati membri e alla comunità internazionale affinché sospendano immediatamente qualsiasi esportazione e trasferimento tecnologico di beni e servizi utilizzati dalla Cina per ampliare e migliorare l'apparato per la sorveglianza informatica e la definizione di profili predittivi; manifesta inoltre il profondo timore che la Cina stia esportando tecnologie avanzate di sorveglianza in Stati autoritari di tutto il mondo e stia regolarmente fornendo formazione e assistenza tecnica per l'uso di tali tecnologie; invita il Consiglio, a tale proposito, a concludere una posizione comune sulla riforma del regolamento sui prodotti a duplice uso sulla base di considerazioni urgenti in materia di sicurezza nazionale e diritti umani; sottolinea che il Parlamento ha ulteriormente sviluppato e rafforzato la proposta della Commissione sull'inclusione di rigorosi controlli delle esportazioni di tecnologie di sorveglianza informatica, comprese o no nei pertinenti elenchi;

14. invita tutte le istituzioni accademiche e di ricerca che cooperano con la Cina a sostenere pienamente la libertà della scienza e della ricerca;

15. esprime profonda preoccupazione riguardo ai sistemi di lavoro forzato e non volontario, articolati su più livelli, che sono stati instaurati nello Xinjiang nonché alle loro implicazioni per le catene di approvvigionamento globali;

16. invita le società europee che operano nello Xinjiang o svolgono attività che hanno ripercussioni dirette nella provincia a condannare pubblicamente la situazione in loco; invita tutte le società europee che operano nello Xinjiang a sospendere temporaneamente le loro attività in loco se vi sono fondati motivi di ritenere che, mediante tali attività, si rendono complici di violazioni dei diritti umani commesse dalla Cina nello Xinjiang; le esorta a istituire un solido sistema di dovuta diligenza in materia di diritti umani mediante processi volti a individuare, prevenire e attenuare il loro impatto sui diritti umani nell'insieme delle loro catene di approvvigionamento e operazioni, nonché a rendere conto di tale impatto, come richiesto dai principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani; invita inoltre l'UE a predisporre una normativa sugli obblighi di dovuta diligenza in materia di diritti umani per tutte le società dell'UE; chiede al Presidente del Parlamento europeo di valutare la possibilità di revocare i titoli di accesso al Parlamento europeo alle società europee che, nel corso dei prossimi tre mesi, non intraprendano alcuna azione in tal senso;

17. esprime profonda preoccupazione per le segnalazioni riguardanti la sorveglianza di cittadini e residenti dell'UE di etnia uigura nonché le minacce, anche di morte, nei loro confronti; invita la Commissione e tutti gli Stati membri dell'UE a indagare con urgenza su tali segnalazioni, a garantire la protezione dei membri della diaspora dello Xinjiang e ad accelerare il trattamento delle richieste di asilo presentate da uiguri e da altri musulmani di origine turca, nonché a invocare il diritto nazionale, ove opportuno; accoglie positivamente, a tal proposito, la decisione della Germania e della Svezia di sospendere i rimpatri in Cina di tutte le persone di etnia uigura e kazaka o di altri musulmani di origine turca in considerazione dei rischi di detenzione arbitraria, tortura o altri maltrattamenti cui andrebbero incontro nel paese;

18. accoglie con favore il recente annuncio dell'alto rappresentante riguardo all'avvio dei lavori su un regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani e invita l'UE ad accelerare il processo, a iniziare rapidamente i lavori su tale strumento, come proposto dal Parlamento nella sua risoluzione del 14 marzo 2019, e a coinvolgere ulteriormente il Parlamento europeo;

19. invita nuovamente il Consiglio ad adottare sanzioni mirate nei confronti di Chen Quanguo, segretario del Partito comunista della regione autonoma uigura dello Xinjiang, e di altri funzionari responsabili della repressione;

20. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al governo e al parlamento della Repubblica popolare cinese.

 

[1] Testi approvati, P8_TA(2019)0422.

[2] Testi approvati, P8_TA(2018)0343.

[3] Testi approvati, P8_TA(2018)0377.

[4] Testi approvati, P8_TA(2019)0215.

Ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2019Note legali - Informativa sulla privacy