Procedura : 2019/2870(RSP)
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Ciclo del documento : B9-0069/2020

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B9-0069/2020

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PV 30/01/2020 - 5.10
CRE 30/01/2020 - 5.10
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<Date>{22/01/2020}22.1.2020</Date>
<NoDocSe>B9-0069/2020</NoDocSe>
PDF 134kWORD 45k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di una dichiarazione della Commissione</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sul divario retributivo di genere</Titre>

<DocRef>(2019/2870(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Jadwiga Wiśniewska, Elżbieta Rafalska</Depute>

<Commission>{ECR}a nome del gruppo ECR</Commission>

</RepeatBlock-By>


B9-0069/2020

Risoluzione del Parlamento europeo sul divario retributivo di genere

(2019/2870(RSP))

Il Parlamento europeo,

 visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 3, e l'articolo 5 del trattato sull'Unione europea (TUE),

 visti gli articoli 8, 151, 153 e 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), nonché il protocollo 2,

 visto il pilastro europeo dei diritti sociali,

 visti l'agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), in particolare gli obiettivi 1, 5, 8 e 10 e i rispettivi traguardi e indicatori,

 vista la relazione annuale della Commissione del 2019 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea,

 viste le conclusioni del Consiglio del 13 giugno 2019 sul tema "Colmare il divario retributivo di genere: politiche e misure fondamentali",

 viste le conclusioni del Consiglio del 22 novembre 2019 sul tema "Parità di genere nelle economie dell'UE: la via da seguire",

 visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016 tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea[1],

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che la lotta al divario retributivo di genere continua a costituire una priorità per tutti gli Stati membri;

B. considerando che spetta in primo luogo agli Stati membri assicurare progresso sociale e crescita economica attraverso, per esempio, riforme strutturali nazionali e sane politiche di bilancio; che le iniziative dell'Unione non possono e non devono cercare di sostituire le responsabilità nazionali in materia;

C. considerando che le politiche in materia di parità di genere sono un elemento motore della crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e costituiscono un prerequisito indispensabile per promuovere prosperità, competitività e occupazione nonché per favorire inclusività e coesione sociale;

D. considerando che in tutta l'Unione le retribuzioni delle donne sono sproporzionatamente inferiori a quelle degli uomini; che, secondo Eurostat, la retribuzione oraria lorda media delle donne è inferiore a quella degli uomini e il divario retributivo di genere nell'UE si attesta tuttora a circa il 16 %, una percentuale che è solo in lieve calo o addirittura in aumento in alcuni Stati membri; che, inoltre, l'indicatore relativo al divario retributivo globale tra donne e uomini registra un divario pari a circa il 40 % nell'UE-28.

E. considerando che il divario retributivo di genere è definito come la differenza tra la retribuzione oraria lorda media degli uomini e delle donne espressa sotto forma di percentuale della retribuzione oraria lorda media degli uomini; che il divario di genere in termini di retribuzioni lorde mensili tra i lavoratori di età compresa tra i 15 e i 24 anni (7 %) è oltre 5 volte inferiore al divario tra i lavoratori di età pari o superiore a 65 anni (divario di genere del 38 %); che la povertà riguarda maggiormente le famiglie in cui le donne sono la unica fonte di reddito e che nell'UE il 35 % delle madri sole era a rischio di povertà nel 2017 rispetto al 28% dei padri soli[2];

F. considerando che oltre la metà delle donne con disabilità in età lavorativa sono economicamente inattive; che in tutti gli Stati membri il tasso di deprivazione materiale grave delle donne con disabilità è più elevato rispetto a quello delle donne senza disabilità;

G. considerando che il divario retributivo di genere è il risultato di una vasta gamma di squilibri di genere presenti sul mercato del lavoro, tra cui la segregazione di genere nell'istruzione, nella formazione e nell'occupazione, la segregazione del mercato del lavoro, lo squilibrio di genere nelle posizioni dirigenziali e decisionali nonché la maggiore frequenza del lavoro a tempo parziale per le donne;

H. considerando che il 30,8 % delle donne lavoratrici di età compresa tra i 20 e i 64 anni nell'UE ha lavorato a tempo parziale nel 2018, rispetto all'8 % degli uomini;

I. considerando che il lavoro a tempo parziale per poter accudire bambini o adulti non autosufficienti è stato dichiarato più frequentemente dalle donne (29 %) che dagli uomini (6 %); che la cura dei bambini, degli anziani, dei familiari malati o con disabilità e degli adulti non autosufficienti richiede impegno, raramente viene retribuita e non è adeguatamente valorizzata dalla società, benché sia di enorme valenza sociale, contribuisca al benessere sociale e possa essere misurata mediante indicatori economici come il PIL;

J. considerando che, pur rappresentando quasi il 60 % dei laureati nell'UE, le donne continuano a essere sottorappresentate in modo sproporzionato in settori quali la scienza, la tecnologia, l'ingegneria e la matematica (discipline "STEM") e nelle carriere digitali; che, di conseguenza, la disuguaglianza negli impieghi sta assumendo nuove forme e, nonostante gli investimenti nell'istruzione, le giovani donne hanno ancora una probabilità doppia rispetto ai giovani uomini di essere inattive;

K. considerando che l'UE dispone dei mezzi per aiutare gli Stati membri a scambiare le migliori prassi al fine di assistere gli Stati membri che ne hanno bisogno, in particolare nel campo dell'uguaglianza e del divario retributivo di genere;

1. invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per ridurre il divario retributivo di genere, applicando il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore a livello nazionale, anche attraverso misure tese a migliorare la trasparenza salariale;

2. invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare politiche che promuovano l'occupazione delle donne e la loro indipendenza finanziaria, in particolare politiche che promuovano l'integrazione delle donne provenienti da gruppi emarginati nel mercato del lavoro;

3. invita gli Stati membri ad adottare misure efficaci per promuovere la parità nell'istruzione e nell'occupazione al fine di affrontare la segmentazione del mercato del lavoro investendo nell'istruzione formale, informale e non formale, nonché nell'apprendimento permanente e nella formazione professionale delle donne onde garantire loro l'accesso a posti di lavoro di qualità e opportunità che permettano loro di riqualificarsi e di migliorare le proprie competenze per adeguarsi alla futura domanda del mercato del lavoro; chiede in particolare una maggiore promozione dell'imprenditorialità, delle discipline STEM, dell'istruzione digitale e dell'alfabetizzazione finanziaria per le ragazze fin dalla più giovane età al fine di combattere gli stereotipi educativi esistenti e garantire l'accesso di un maggior numero di donne nei settori in via di sviluppo e ben remunerati;

4. invita gli Stati membri ad adottare misure e ad attuare in modo efficace le misure dell'Unione esistenti onde agevolare la conciliazione della vita professionale e familiare, ad esempio migliorando la fornitura di servizi di assistenza accessibili, di qualità e poco costosi;

5. invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare un approccio integrato in tutti gli sforzi tesi a colmare il divario retributivo di genere e a promuovere la parità tra donne e uomini, anche favorendo sinergie tra le strategie occupazionali e altre politiche economiche e sociali, come quelle riguardanti i giovani, l'istruzione, la fiscalità, le prestazioni familiari, la protezione sociale e l'assistenza sanitaria, conformemente alle loro competenze;

6. esorta la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare il dialogo con le parti interessate, compresi le parti sociali, le imprese, gli organismi nazionali per la parità e le organizzazioni attive in tale ambito;

7. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri.

 

 

[1] GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.

[2] Calcolo a cura dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), statistiche dell'UE sul reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC).

Ultimo aggiornamento: 27 gennaio 2020Note legali - Informativa sulla privacy