Procedura : 2020/2844(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B9-0355/2020

Testi presentati :

B9-0355/2020

Discussioni :

PV 24/11/2020 - 13
CRE 24/11/2020 - 13

Votazioni :

Testi approvati :

P9_TA(2020)0332

<Date>{18/11/2020}18.11.2020</Date>
<NoDocSe>B9-0355/2020</NoDocSe>
PDF 141kWORD 46k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sull'intensificarsi delle tensioni a Varosia in seguito alle azioni illegali della Turchia e la necessità di riprendere con urgenza i colloqui</Titre>

<DocRef>(2020/2844(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Giorgos Georgiou</Depute>

<Commission>{GUE/NGL}a nome del gruppo GUE/NGL</Commission>

</RepeatBlock-By>

Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B9-0355/2020

B9-0355/2020

Risoluzione del Parlamento europeo sull'intensificarsi delle tensioni a Varosia in seguito alle azioni illegali della Turchia e la necessità di riprendere con urgenza i colloqui

(2020/2844(RSP))

Il Parlamento europeo,

 ricordando l'accordo ad alto livello del 1979 tra i leader delle due comunità di Cipro,

 visti i principi fondamentali del diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, nonché le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare le risoluzioni 550 (1984) e 789 (1992),

 viste la dichiarazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 9 ottobre 2019, che ricorda l'importanza dello status della zona chiusa di Famagosta (Varosia) come indicato nelle sue precedenti risoluzioni, e ribadisce che non dovrebbero essere intraprese azioni non conformi a tali risoluzioni, nonché la sua dichiarazione del 9 ottobre 2020, che deplora l'azione unilaterale della Turchia di "aprire" parte di tale zona l'8 ottobre 2020,

 vista la sua precedente dichiarazione del 14 febbraio 2012 sulla restituzione della zona chiusa di Famagosta ai legittimi abitanti[1],

 viste la relazione della commissione per le petizioni del 17 luglio 2008 sulla missione conoscitiva a Cipro dal 25 al 28 novembre 2007, concernente la petizione n. 733/2004, e la sua relazione del 21 novembre 2018 sulla missione di follow-up del 7-8 maggio 2018 e le raccomandazioni ivi contenute,

 viste la sua risoluzione del 23 settembre 2008 sulle delibere della commissione per le petizioni nel 2007[2], la sua risoluzione del 22 aprile 2009 sulle deliberazioni della commissione per le petizioni durante l'anno 2008[3] e la sua risoluzione del 13 febbraio 2019 sui risultati delle deliberazioni della commissione per le petizioni nel corso del 2018[4],

 viste le sue precedenti risoluzioni concernenti le relazioni della Commissione sui progressi compiuti dalla Turchia, in particolare la sua risoluzione più recente, del 13 marzo 2019[5], che invita la Turchia "a trasferire l'enclave di Famagosta alle Nazioni Unite, conformemente alla risoluzione 550 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e ad astenersi dall'intraprendere azioni in grado di alterare l'equilibrio demografico presente sull'isola attraverso una politica d'insediamento illegale",

 vista la sua recente risoluzione del 17 settembre 2020 sulla preparazione del Consiglio europeo straordinario dedicato alla pericolosa escalation e al ruolo della Turchia nel Mediterraneo orientale[6], in cui si insiste sul fatto che "ulteriori sanzioni possono essere evitate solo attraverso il dialogo, una cooperazione leale e progressi concreti sul campo",

 viste le conclusioni del Consiglio europeo del 1º ottobre 2020, che ribadiscono l'impegno dell'UE a rispettare pienamente le risoluzioni 550 (1984) e 789 (1992) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

 viste le pertinenti dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in particolare la sua dichiarazione del 13 ottobre 2020 in cui esprime la preoccupazione dell'UE per la decisione di Ankara di procedere all'"apertura" del fronte costiero di Varosia a partire dall'8 ottobre 2020,

 vista la dichiarazione del Segretario generale delle Nazioni Unite a seguito del suo incontro con i due leader a Berlino nel novembre 2019 e la sua disponibilità, annunciata pubblicamente di recente, a rilanciare gli sforzi per riprendere i negoziati a condizione che ciò sia significativo, nonché la sua decisione di inviare nell'isola l'inviata speciale Jane Holl Lute per tenere riunioni esplorative entro la fine di questo mese,

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che la città di Famagosta, nella Repubblica di Cipro, è stata invasa dalle forze turche nell'agosto 1974 e da allora è occupata illegalmente;

B. considerando che, allora, una parte di Famagosta è stata chiusa ed è rimasta disabitata e sotto il controllo diretto dell'esercito turco;

C. considerando che le Nazioni Unite ritengono che la responsabilità dello status quo a Varosia ricada sulla Turchia e che ad essa incomba anche la responsabilità per ogni tentativo di modificarne lo status in violazione dell'accordo di alto livello del 1979 e delle risoluzioni 550 (1984) e 789 (1992) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

D. considerando che la risoluzione 550 (1984) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite considera inammissibili i tentativi di popolare qualsiasi parte di Varosia con persone diverse dai suoi abitanti e chiede il trasferimento di tale zona all'amministrazione delle Nazioni Unite e che la risoluzione 789 (1992) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite esorta a che, in vista dell'attuazione della risoluzione 550 (1984),  come misura di rafforzamento della fiducia Varosia sia trasferita sotto il controllo della forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite a Cipro;

E. considerando che la restituzione della zona chiusa di Famagosta ai suoi legittimi abitanti agevolerebbe gli sforzi in direzione di una soluzione globale del problema di Cipro;

F. considerando che la Turchia, con il sostegno dell'attuale leader turco-cipriota Ersin Tatar, ha proceduto all'"apertura" di una parte di Varosia, in violazione degli accordi precedenti e delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

G. considerando che la Turchia ha dichiarato che procederà unilateralmente a realizzare vari progetti a Varosia, minacciando di preparare la zona a insediamenti illegali;

H. considerando che la visita del presidente turco Erdoğan nell'area occupata di Cipro, dove il 15 novembre ha partecipato a un "picnic" a Varosia insieme al leader del Partito del movimento nazionalista (MHP) di estrema destra Devlet Bahçeli, costituisce una chiara provocazione e ha suscitato forti reazioni anche tra i turco-ciprioti;

I. considerando che un gran numero di turco-ciprioti ha reagito contro le macchinazioni di Ankara e di Tatar, lanciando una campagna con lo slogan "#no picnic over pain" (no ai picnic dove si soffre);

J. considerando che in tutti i precedenti negoziati, inclusa l'ultima conferenza su Cipro tenutasi a Crans-Montana nel 2017, la zona chiusa di Famagosta è inclusa tra le aree che dovranno essere restituite all'amministrazione greco-cipriota in seguito alla soluzione globale della questione cipriota sulla base concordata di una federazione bicomunitaria e bizonale;

1. condanna quale illegale l'azione unilaterale della Turchia di "aprire" l'area chiusa di Famagosta e mette in guardia contro qualsiasi modifica dello status quo a Varosia in violazione delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

2. deplora le dichiarazioni infiammatorie rilasciate dal presidente della Turchia durante la sua visita a Varosia, che hanno rivelato in modo flagrante la "tabella di marcia" di Ankara per l'insediamento illegale della città chiusa e il suo palese sostegno alla divisione permanente di Cipro;

3. esorta il governo turco a revocare tale decisione e ad evitare qualsiasi azione unilaterale che possa inasprire le tensioni sull'isola, in linea con il recente appello del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

4. invita la Turchia ad agire conformemente alle summenzionate risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, alle decisioni dell'UE e alle risoluzioni del Parlamento europeo e alle raccomandazioni contenute nelle sue relazioni;

5. esprime profonda preoccupazione per il fatto che l'"apertura", provocatoria e illegale, di Varosia faccia parte di un piano turco a lungo termine volto a modificare lo status della proprietà immobiliare nella zona, riducendo in tal modo le prospettive di restituzione di Varosia come prescritta dalle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite o attraverso la soluzione globale del problema di Cipro;

6. esorta la Turchia ad astenersi dal concretizzare le minacce di insediamento illegale a Varosia di persone diverse dai suoi legittimi abitanti e sottolinea che invitare gli abitanti legali a ritornare alle loro proprietà in condizioni di occupazione militare equivarrebbe anch'esso a una provocazione estrema, sarebbe inaccettabile e violerebbe le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

7. sottolinea che la creazione di un nuovo fatto compiuto compromette la fiducia reciproca e le prospettive di una soluzione globale del problema di Cipro, in quanto modifica negativamente la situazione sul campo, esacerba la divisione e consolida la divisione permanente di Cipro;

8. deplora il fatto che la crescente escalation delle tensioni comprometta le prospettive di ripresa di negoziati sostanziali sulla soluzione globale del problema di Cipro; sottolinea che i colloqui diretti sotto l'egida delle Nazioni Unite rimangono l'unica opzione per raggiungere una soluzione che riunisca l'isola e il suo popolo, che determini, tra l'altro, la normalizzazione delle relazioni tra Cipro e la Turchia, migliori prospettive per la delimitazione della zona economica esclusiva (ZEE) tra Cipro e la Turchia e il rafforzamento delle relazioni UE-Turchia;

9. ribadisce il suo sostegno alla ripresa dei negoziati per una soluzione globale del problema di Cipro al più presto possibile, sulla base concordata di una federazione composta da due comunità e due zone con un'unica personalità giuridica internazionale, un'unica sovranità e un'unica cittadinanza, che garantisca l'uguaglianza politica tra le due comunità, come definito nelle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, conformemente al diritto internazionale e all'acquis dell'UE e nel rispetto dei principi su cui si fonda l'Unione;

10. ricorda l'invito del Segretario generale delle Nazioni Unite a riprendere i negoziati da dove sono rimasti a Crans-Montana nel 2017, quindi sulla base della dichiarazione comune dei due leader del 2014, del suo quadro a sei punti del 30 giugno 2017 e delle convergenze raggiunte alla fine della conferenza, ed esorta la Turchia a impegnarsi concretamente a tal fine;

11. esorta le istituzioni e i funzionari dell'UE a coordinarsi con il Parlamento nel tentativo di convincere la Turchia a fare marcia indietro riguardo alle sue azioni illegali a Varosia, ad astenersi da qualsiasi attività unilaterale che violi ulteriormente la sovranità e i diritti sovrani della Repubblica di Cipro o che cerchi di creare un nuovo fatto compiuto in violazione del diritto del mare e a compromettere la riunificazione di Cipro sulla base convenuta; li esorta a promuovere le prospettive positive della sua cooperazione;

12. sottolinea che l'UE è disposta a svolgere un ruolo attivo nel sostenere i negoziati, anche nominando un rappresentante presso la Missione di buoni uffici delle Nazioni Unite quando essi riprendano;

13. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alle Nazioni Unite e alla Turchia, garantendo la traduzione in turco del presente testo.

[1] GU C 249E del 30.8.2013, pag. 22.

[2] GU C 8E del 14.1.2010, pag. 41.

[3] GU C 184E del 8.7.2010, pag. 12.

[4] Testi approvati, P8_TA(2019)0114.

[5] Testi approvati, P8_TA(2019)0200.

[6] Testi approvati, P9_TA(2020)0230.

Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2020Note legali - Informativa sulla privacy