Procedura : 2021/2576(RSP)
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Ciclo del documento : B9-0175/2021

Testi presentati :

B9-0175/2021

Discussioni :

PV 09/03/2021 - 23
CRE 09/03/2021 - 23

Votazioni :

PV 11/03/2021 - 18

Testi approvati :


<Date>{08/03/2021}8.3.2021</Date>
<NoDocSe>B9-0175/2021</NoDocSe>
PDF 137kWORD 44k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sul conflitto in Siria – 10 anni dopo la rivolta</Titre>

<DocRef>(2021/2576(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Lars Patrick Berg, Thierry Mariani, Jaak Madison, Jérôme Rivière, Harald Vilimsky, Bernhard Zimniok</Depute>

<Commission>{ID}a nome del gruppo ID</Commission>

</RepeatBlock-By>


B9-0175/2021

Risoluzione del Parlamento europeo sul conflitto in Siria – 10 anni dopo la rivolta

(2021/2576(RSP))

Il Parlamento europeo,

 viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Siria,

 viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria,

 vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR/VP) del 16 marzo 2021, dal titolo "Conflitto in Siria – 10 anni dopo la rivolta",

 vista la dichiarazione dell'AR/VP del 9 ottobre 2019 sui recenti sviluppi nel nord-est della Siria,

 visto il regime di sanzioni imposto dal Consiglio nei confronti della Siria, che è stato prorogato fino al 1° giugno 2021,

 vista la dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016,

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che il conflitto in Siria ha provocato diverse centinaia di migliaia di vittime e ha costretto diversi milioni di siriani all'esilio dal loro paese o da zone meno colpite dal conflitto; che il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite stima che attualmente, in Siria, 12,4 milioni di persone versano in condizioni di insicurezza alimentare;

B. considerando che il governo siriano ha l'obbligo internazionale erga omnes di proteggere i suoi cittadini;

C. considerando che, dall'inizio del conflitto siriano, sono stati erogati 1 135 milioni di EUR a favore di Giordania e Libano per aiutarli a far fronte al massiccio afflusso di rifugiati provenienti dalla Siria;

D. considerando che i processi di pace avviati dalle Nazioni Unite sono falliti; che, come in altri casi, i tentativi di mediazione del conflitto condotti dal Servizio europeo per l'azione esterna e dall'UE non hanno determinato un miglioramento della situazione del paese o della regione; che l'ingerenza di altri Stati ha ulteriormente inasprito il conflitto; che l'integrità territoriale e la sovranità della Siria devono essere rispettate;

E. considerando che il conflitto in Siria ha contribuito ad accelerare la diffusione dell'Islam radicale; che i gruppi jihadisti in Siria rappresentano la quasi totalità dei combattenti armati che si oppongono al governo siriano;

F. considerando che il conflitto in Siria è una delle principali cause della crisi dei migranti alla quale gli Stati membri dell'UE stanno attualmente facendo fronte; che l'Unione europea ha versato oltre 6 miliardi di EUR alla Turchia nel quadro della dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016; che il limite di 72 000 migranti ammessi a soggiornare nel territorio dell'Unione europea, fissato nell'ambito della dichiarazione UE-Turchia, è stato ampiamente superato e che tale accordo va principalmente a vantaggio della Turchia;

G. considerando che il Libano ospita attualmente 1,5 milioni di rifugiati siriani, i quali rappresentano un quarto della sua popolazione; che il conflitto in Siria e le sue conseguenze hanno notevolmente aggravato la crisi in atto in Libano;

H. considerando che la Danimarca, avendo stabilito che Damasco e le zone limitrofe sono ormai aree sicure in cui vivere, è il primo Stato membro ad aver comunicato ai rifugiati siriani che devono fare ritorno al proprio paese e ha deciso di ritirare i permessi di soggiorno di 94 rifugiati siriani e di organizzare il loro rimpatrio;

1. è profondamente preoccupato per il conflitto in corso in Siria, in particolare per la conseguente perdita di vite umane;

2. esprime altresì preoccupazione per la situazione senza precedenti di povertà e insicurezza alimentare in Siria, dove attualmente quasi il 60 % della popolazione non ha regolarmente accesso a un'alimentazione sicura e nutriente; è preoccupato per il rischio concreto che le sanzioni impoveriscano ulteriormente il popolo siriano, il che potrebbe determinare la radicalizzazione di gran parte delle fasce più vulnerabili della popolazione;

3. rammenta al governo siriano il suo obbligo di proteggere i propri cittadini; sottolinea che la volontà del popolo siriano deve essere rispettata; richiama in particolare l'attenzione sulla difficile situazione dei cristiani perseguitati e chiede che i responsabili dei crimini perpetrati nei confronti dei cristiani siano chiamati a rispondere delle proprie azioni;

4. ricorda che 3,6 milioni di rifugiati siriani vivono tuttora in Turchia e vi è pertanto una minaccia costante di flussi migratori irregolari verso l'UE; richiama l'attenzione degli Stati membri sul gran numero (oltre 5,5 milioni) di rifugiati siriani nei paesi vicini, la maggior parte dei quali vive in Libano, un paese già colpito da una crisi economica;

5. insiste sulla necessità di una politica di accoglienza regionale dei rifugiati che consenta loro di far ritorno al proprio paese e di avviare la ricostruzione una volta che il conflitto sarà stato risolto; condanna la creazione di qualsiasi fattore di attrazione suscettibile di innescare nuovi flussi migratori da tale regione verso l'UE;

6. è del parere che molti rifugiati siriani che vivono nell'UE possano ora rientrare nel proprio paese d'origine, dato che ampie zone della Siria possono essere considerate sicure;

7. deplora il fatto che la Siria sia diventata un campo di addestramento per il jihadismo internazionale; rammenta la testimonianza del medico francese Jacques Bérès, che nell'agosto 2012 ha segnalato la presenza ad Aleppo di combattenti jihadisti di tutte le nazionalità che sostenevano di essere membri di al-Qaeda; ricorda che i ribelli siriani dell'esercito libero siriano e dell'esercito nazionale siriano hanno stretti legami con i gruppi jihadisti Fronte al-Nusra, Ahrar al-Sham e Hayat Tahrir al-Sham; rileva che il Fronte al-Nusra, formatosi durante la guerra civile siriana e strettamente legato allo Stato islamico, è poi divenuto il ramo siriano di al-Qaeda;

8. denuncia il ruolo della Turchia in quanto sostenitrice obiettiva dei ribelli jihadisti, che sono stati usati come mercenari in Siria contro i curdi, in Libia e più di recente nel Nagorno-Karabakh;

9. denuncia con forza il fatto che i gruppi jihadisti hanno ricevuto aiuti internazionali;

10. è preoccupato che le cittadine degli Stati membri dell'UE che sono entrate nelle file dello Stato islamico e sono ora detenute all'interno di campi nel nord-est della Siria stiano cercando di rivendicare il diritto di essere rimpatriate insieme ai loro figli;

11. sottolinea che l'ingerenza di diversi Stati stranieri impegnati in guerre per procura in Siria ha ulteriormente inasprito l'attuale crisi; ritiene la Siria sia vittima di scontri geopolitici internazionali e di interferenze di Stati stranieri che non hanno nulla a che vedere con la situazione del 2011; considera ipocrita fingere di aiutare i cittadini siriani quando invece si nega loro il diritto di lasciarsi la guerra alle spalle;

12. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Servizio europeo per l'azione esterna, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché al governo della Siria.

 

 

Ultimo aggiornamento: 10 marzo 2021Note legali - Informativa sulla privacy