Procedura : 2021/2576(RSP)
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Ciclo del documento : B9-0179/2021

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B9-0179/2021

Discussioni :

PV 09/03/2021 - 23
CRE 09/03/2021 - 23

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P9_TA(2021)0088

<Date>{08/03/2021}8.3.2021</Date>
<NoDocSe>B9-0179/2021</NoDocSe>
PDF 181kWORD 58k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sul conflitto siriano – 10 anni dopo la rivolta</Titre>

<DocRef>(2021/2576(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Nathalie Loiseau, Barry Andrews, Olivier Chastel, Engin Eroglu, Klemen Grošelj, Bernard Guetta, Moritz Körner, Javier Nart, Urmas Paet, Dragoș Pîslaru, Michal Šimečka, Nicolae Ştefănuță, Ramona Strugariu, Hilde Vautmans</Depute>

<Commission>{Renew}a nome del gruppo Renew Europe</Commission>

</RepeatBlock-By>

Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B9-0177/2021

B9-0179/2021

Risoluzione del Parlamento europeo sul conflitto siriano – 10 anni dopo la rivolta

(2021/2576(RSP))

Il Parlamento europeo,

 viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria, in particolare quelle del 15 marzo 2018 sulla situazione in Siria[1], del 18 maggio 2017 sulla strategia dell'UE relativa alla Siria[2], del 4 luglio 2017 sulla lotta alle violazioni dei diritti umani nel contesto di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, compreso il genocidio[3], del 24 ottobre 2019 sull'operazione militare turca nel nord-est della Siria e le sue conseguenze[4], del 10 luglio 2020 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 5/2020 dell'Unione europea per l'esercizio finanziario 2020 – Prosecuzione del sostegno ai rifugiati e alle comunità di accoglienza in risposta alla crisi siriana in Giordania, Libano e Turchia[5] e del 17 novembre 2011 sul sostegno dell'UE alla CPI: affrontare le sfide e superare le difficoltà[6],

 visti le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,

 viste le precedenti dichiarazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla Siria,

 viste le precedenti dichiarazioni del vicepresidente della Commissione / alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, tra cui quelle rilasciate nel febbraio 2020 sull'accesso umanitario a Idlib, il 26 settembre 2019 sulla Siria e il 9 ottobre 2019 sugli sviluppi nel nord-est della Siria;

 vista l'ultima dichiarazione dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Geir O. Pedersen, indirizzata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 22 gennaio 2021,

 viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2254 del 18 dicembre 2015, relativa alla Siria, e 2533 dell'11 luglio 2020, che estende l'uso del valico di frontiera di Bab Al Hawa fino al 10 luglio 2021,

 viste le dichiarazioni del presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che riaffermano il forte sostegno del Consiglio alla Convenzione sulle armi chimiche,

 viste le relazioni mensili trasmesse dall'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) al Segretario generale delle Nazioni Unite sui progressi compiuti nell'eliminazione del programma di armi chimiche siriano,

 vista la relazione bimestrale presentata al Segretario generale delle Nazioni Unite sull'attuazione delle risoluzioni umanitarie da parte di tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria,

 vista la risoluzione 71/248 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 21 dicembre 2016, che istituisce un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente per fornire assistenza nelle indagini e nel perseguimento dei responsabili dei reati più gravi ai sensi del diritto internazionale commessi in Siria dal marzo 2011,

 vista la relazione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, pubblicata dalla commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sulla Siria,

 viste la strategia dell'UE relativa alla Siria, adottata il 3 aprile 2017, e le conclusioni del Consiglio sulla strategia regionale dell'UE relativa alla Siria e all'Iraq e alla minaccia rappresentata dall'ISIS/Daesh, adottata il 16 marzo 2015,

 viste la decisione di esecuzione (PESC) 2021/30 del Consiglio, del 15 gennaio 2021, che attua la decisione 2013/255/PESC relativa a misure restrittive nei confronti della Siria[7], in virtù della quale il nuovo ministro degli Affari esteri siriano è stato aggiunto all'elenco delle sanzioni dell'UE, e le decisioni del Consiglio relative a misure restrittive nei confronti della Siria,

 viste le sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che congelano i fondi di persone ed entità associate all'ISIL/Daesh e ad Al-Qaeda, nonché le pertinenti decisioni di esecuzione del Consiglio dell'UE,

 vista l'istituzione, nel 2011, del segretariato della rete dell'UE per le indagini e il perseguimento del genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra, che è ospitato da Eurojust,

 visti la posizione comune 2003/444/PESC del Consiglio, del 16 giugno 2003, sulla Corte penale internazionale (CPI)[8], il relativo piano d'azione del 2004, inteso a conseguire la ratifica e l'attuazione universali della CPI, nonché il piano d'azione dell'UE riveduto del 2011,

 viste le conclusioni della IV Conferenza di Bruxelles sul tema "Sostenere il futuro della Siria e della regione", svoltasi il 30 giugno 2020,

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che, alla fine del febbraio 2011, il regime siriano ha arrestato, detenuto e torturato bambini siriani che avevano scritto sui muri della città di Deraa slogan contro il presidente Bashar Al Assad; che il 15 marzo 2011 migliaia di siriani sono scesi nelle piazze di Deraa e di Damasco, in quantità record, per chiedere riforme democratiche, il rilascio dei detenuti politici, la cessazione delle torture, il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto e lo svolgimento di elezioni libere ed eque, nonché la fine della corruzione; che nell'arco di diversi anni queste proteste popolari si sono diffuse in tutto il paese, dalle grandi città come Homs, Hama, Idlib e i quartieri popolari di Aleppo e di Damasco fino alle città più piccole, come Al-Hasakah nel nord-est e Kafr Nabl nel nord-ovest;

B. considerando che la rivolta siriana del 2011 è stata una manifestazione della diversità etnica e religiosa della Siria, che ha coinvolto i leader di tutti i gruppi etnici e religiosi e di tutte le province del paese;

C. considerando che il regime siriano ha risposto alle legittime aspirazioni democratiche del suo popolo con la più totale brutalità esercitata dalle forze di sicurezza siriane e delle milizie alleate poste sotto il loro comando; che dal marzo 2011, secondo la rete siriana per i diritti umani, sono stati uccisi più di 230 000 civili, di cui l'88 % dal regime siriano, il 3 % dalle forze russe, il 2 % dal Daesh e il 2 % da gruppi armati dell'opposizione; che più di 15 000 civili sono stati torturati a morte, il 99 % dei quali nelle prigioni del regime; che, da allora, oltre 150 000 civili sono stati vittima di sparizioni forzate e continuano a essere detenuti, di cui l'88 % dal regime siriano, il 6 % dal Daesh e il 3 % da gruppi armati dell'opposizione; che più di 29 500 bambini sono stati uccisi, di cui il 78 % dal regime siriano e dalle milizie iraniane, il 7 % dalle forze russe e il 3 % dal Daesh; che più di 28 500 donne sono state uccise, di cui il 77 % dal regime siriano, il 6 % dalle forze russe e il 3 % dal Daesh; che, da allora, più di 3 400 membri del personale sanitario sono stati vittima di sparizioni forzate o sono stati detenuti, di cui il 98 % da parte del regime siriano;

D. considerando che il regime siriano ha utilizzato armi chimiche, missili Scud, artiglieria convenzionale e bombe a caduta libera, nonché barili bomba, bombe a grappolo e bombe incendiarie in quartieri civili densamente popolati come Homs, Hama e la parte orientale di Aleppo; che ai manifestanti pacifici feriti da colpi di armi da fuoco dalle forze di sicurezza siriane sono state negate le cure e sono state inflitte torture mortali negli ospedali militari e nei centri di detenzione di tutto il paese, come sottolineato dalla relazione Caesar presentata dalla Francia al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel maggio 2014; che alle famiglie è stato sistematicamente impedito di dare sepoltura ai propri morti nei cimiteri; che i molteplici massacri di centinaia di uomini, donne e bambini in centri rurali, come quello avvenuto nel maggio 2012 a Houla, hanno fatto parte di una strategia di intimidazione del regime siriano nei confronti delle voci critiche; che la commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria ha riferito in merito all'uso sistematico dello stupro come arma di guerra da parte delle forze del regime siriano e delle loro milizie;

E. considerando che le Nazioni Unite, attraverso il mandato degli inviati speciali, hanno avviato una serie di iniziative volte a raggiungere un cessate il fuoco tra tutti i gruppi armati, rilasciare i detenuti, garantire l'accesso umanitario a tutte le zone del paese, proteggere i giornalisti e le ONG e instaurare un dialogo inclusivo in vista di una soluzione politica del conflitto che è divampato dopo il 2011;

F. considerando che la Russia, sostenuta dalla Cina, ha posto il veto a 16 risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dal 2011, tra cui una risoluzione sul deferimento della Siria alla Corte penale internazionale (CPI) e una risoluzione sul potenziamento dell'accesso umanitario; che l'Iran e Hezbollah hanno contribuito direttamente a sostenere la repressione dei civili da parte del regime siriano; che dal 2015 la Russia investe risorse logistiche, diplomatiche e finanziarie per organizzare un intervento militare su vasta scala delle forze aeree russe a sostegno del regime siriano; che la Turchia ha iniziato a intervenire direttamente in Siria nel 2016 con l'obiettivo di occupare le regioni settentrionali del paese, costituite prevalentemente da enclave curde in territorio siriano;

G. considerando che l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha ripetutamente segnalato gravi violazioni dei diritti umani in Siria, in particolare dopo il 2011; che giornalisti, ONG e organizzazioni internazionali indipendenti, come ad esempio la commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sulla Siria, hanno documentato violazioni che costituiscono crimini contro l'umanità, crimini di guerra, reati di tortura e violenze sessuali;

H. considerando che l'UE e i suoi Stati membri hanno sospeso le relazioni diplomatiche con il regime siriano nel 2012; che l'UE ha chiuso la sua delegazione a Damasco nel dicembre 2012, a seguito della chiusura delle ambasciate degli Stati membri avvenuta all'inizio del 2012;

I. considerando che l'accordo di associazione UE-Siria, firmato nel 2009, è stato sospeso nel 2011; che l'adesione della Siria all'Unione per il Mediterraneo è stata sospesa;

J. considerando che l'UE era il maggiore partner commerciale della Siria prima del 2011; che nel 2011 il Consiglio ha adottato sanzioni nei confronti di persone ed entità coinvolte nella repressione contro i civili e in seguito le ha rafforzate, al fine di raggiungere una soluzione politica negoziata; che tali sanzioni prevedono deroghe umanitarie;

K. considerando che la risposta del regime siriano alla rivolta ha portato alla distruzione del tessuto economico e sociale della Siria; che il crollo della sterlina siriana è stato amplificato dal collasso dell'economia libanese a partire dal 2019 e dalle ripercussioni economiche globali connesse alla pandemia di COVID-19 a partire dal marzo 2020;

L. considerando che la Siria, sotto l'effetto di un'intensa pressione internazionale, ha firmato e ratificato la Convenzione sulle armi chimiche nell'ottobre 2013, dopo aver commesso quello che è, a tutt'oggi, il suo più grave attacco chimico su un quartiere civile nella parte orientale di Ghuta, un sobborgo a est di Damasco; che, da allora, la squadra di investigazione e identificazione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) ha ritenuto il regime siriano responsabile dell'uso di armi chimiche sui civili a più riprese; che nel luglio 2020 il Consiglio esecutivo dell'OPCW ha chiesto formalmente, ancora una volta, al regime siriano di dichiarare i propri impianti di armi chimiche;

M. considerando che, all'inizio del 2021, il conflitto ha prodotto quasi 7 milioni di rifugiati e oltre 13 milioni di persone dipendenti dagli aiuti umanitari in Siria, 6,8 milioni di sfollati interni e oltre 3 milioni di persone che vivono in zone assediate difficili da raggiungere; che l'accesso umanitario a tutte le popolazioni bisognose continua a essere fondamentale e che il 40 % della popolazione siriana risiede in zone non controllate dal governo; che, oltre all'assistenza sanitaria generale per la popolazione, la pandemia di COVID-19 ha dimostrato quanto l'accesso transfrontaliero alla Siria nord-occidentale e nord-orientale rimanga fondamentale;

N. considerando che i continui attacchi alle strutture sanitarie hanno decimato il sistema sanitario siriano, lasciando i siriani in difficoltà nel far fronte alle sfide causate dalla crisi della COVID-19;   che meno del 64 % degli ospedali e il 52 % dei centri di assistenza sanitaria di base in Siria sono operativi; che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il 70 % del personale sanitario è fuggito dal paese;

O. considerando che gli attacchi regolari alle strutture sanitarie hanno caratterizzato sin dall'inizio il conflitto siriano, in palese violazione del diritto internazionale umanitario;   che gli attacchi sono perdurati anche nel 2020, nonostante il diffondersi della pandemia di coronavirus; che nell'ultimo decennio è cresciuto il riconoscimento internazionale della natura sistematica degli attacchi all'assistenza sanitaria in Siria, ma non è stato facile definire chiaramente la responsabilità di tali attacchi; che la risoluzione 2139 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata nel 2014, chiede che tutte le parti in conflitto rispettino il principio della neutralità medica, insistendo sulla necessità che tutte le parti coinvolte smilitarizzino le strutture mediche e si astengano da attacchi rivolti contro obiettivi civili; che, mediante l'adozione della risoluzione 2286 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2016, sono state rafforzate le misure specifiche per la protezione dell'assistenza sanitaria nelle zone di conflitto in tutto il mondo; che il Segretario generale delle Nazioni Unite ha istituito un Consiglio d'inchiesta interno delle Nazioni Unite, il quale ha esaminato un numero limitato di incidenti avvenuti nel nord-est della Siria tra il settembre 2019 e l'aprile 2020;

P. considerando che le alture del Golan sono territori siriani occupati dallo Stato di Israele dal 1967;

Q. considerando che tutti gli Stati membri hanno ratificato lo Statuto di Roma della CPI a partire dal 2009; che nel 2011 il Consiglio dell'UE ha istituito il segretariato della rete dell'UE per le indagini e il perseguimento del genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra, ospitato da Eurojust; che la strategia dell'UE relativa alla Siria invita l'UE a promuovere l'assunzione di responsabilità per i crimini di guerra commessi in Siria, al fine di agevolare un processo di riconciliazione nazionale e una giustizia di transizione;

R. considerando che nel 2018 è stata avviata per la prima volta una squadra investigativa comune, sotto la guida delle autorità giudiziarie e di contrasto della Francia e della Germania, per facilitare l'arresto e il perseguimento dei criminali di guerra siriani a seguito della pubblicazione della relazione Caesar, che ha rivelato le pratiche di affamamento e di tortura cui sono state sistematicamente sottoposte decine di migliaia di donne e uomini nei centri di detenzione siriani a partire dal 2011;

1. esprime il proprio sostegno alle aspirazioni democratiche del popolo siriano che dieci anni fa, il 15 marzo 2011, ha manifestato pacificamente a Deraa, a Damasco e nel resto del paese chiedendo riforme democratiche; rende omaggio alle 500 000 vittime della repressione e del conflitto in Siria dall'inizio della rivolta popolare; è convinto che il futuro della Siria debba rimanere nelle mani del popolo siriano;

2. esprime una profonda preoccupazione per lo stallo politico degli ultimi dieci anni e plaude agli sforzi compiuti dall'inviato speciale delle Nazioni Unite, Geir O. Pedersen, per trovare una soluzione politica al conflitto; condivide le preoccupazioni dell'inviato speciale per la mancanza di progressi; esprime altresì preoccupazione per il collasso economico e per la disastrosa crisi umanitaria che colpiscono la Siria;

3. invita la Russia, l'Iran e Hezbollah a ritirare dal territorio siriano le loro truppe, che hanno agito senza un mandato delle Nazioni Unite; deplora il ruolo della Russia e dell'Iran nel sostenere la totale repressione del regime siriano nei confronti della popolazione civile e nell'aver assunto il controllo del processo politico e delle risorse economiche in Siria;

4. invita la Turchia a ritirare le sue truppe dal nord della Siria, un territorio che occupa illegalmente e senza un mandato delle Nazioni Unite; condanna i trasferimenti illegali di curdi siriani dal territorio occupato nel nord della Siria verso la Turchia a fini di detenzione e perseguimento giudiziario, in violazione degli obblighi internazionali spettanti alla Turchia nel quadro delle Convenzioni di Ginevra; è preoccupato per il fatto che gli sfollamenti in atto in Turchia potrebbero equivalere a una pulizia etnica contro la popolazione curda siriana; sottolinea che l'intervento della Turchia ha indebolito gli sforzi internazionali contro il Daesh; condanna fermamente il ricorso da parte della Turchia a mercenari siriani nei conflitti in Libia e nel Nagorno-Karabakh, in violazione del diritto internazionale;

5. esprime il proprio sostegno alla risoluzione 2254 del 2015 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che istituisce un processo di riforma costituzionale condotto dalla Siria; esprime profondo rammarico per la mancanza di impegno da parte del regime siriano, nonostante il reiterato impegno e la disponibilità espressi dai movimenti dell'opposizione siriana a negoziare con il regime siriano in vista dell'elaborazione di una nuova Costituzione siriana;

6. si oppone a qualsiasi normalizzazione delle relazioni diplomatiche con il regime siriano fintantoché non siano raggiunti sul campo progressi fondamentali in Siria, con un impegno chiaro, costante e credibile per un processo politico inclusivo; ritiene che le prossime elezioni presidenziali siriane previste nel 2021 manchino di qualsiasi credibilità agli occhi della comunità internazionale nel contesto attuale;

7. crede fermamente nella diversità religiosa ed etnica della Siria; deplora le azioni discriminatorie di cui il regime siriano è da molto tempo responsabile nei confronti dei curdi siriani; condanna gli attacchi mirati del regime siriano contro dissidenti della comunità alauita, come ad esempio Ali Ferzat, vincitore del premio Sacharov del Parlamento europeo per la sua critica nei confronti del presidente Bashar Al Assad, come pure gli attacchi del regime siriano contro 124 chiese cristiane, documentati dalla rete siriana per i diritti umani; condanna fermamente l'uccisione di membri di minoranze religiose perpetrata dal Daesh e, in particolare, i crimini di genocidio contro yazidi, musulmani sciiti e cristiani avvenuti nel periodo 2014-2018; deplora profondamente la persecuzione delle minoranze da parte di gruppi armati dell'opposizione;

8. esprime preoccupazione per le crescenti tensioni nel Kurdistan iracheno, che negli ultimi anni ha goduto di una maggiore stabilità rispetto alla Siria e ha offerto una zona sicura ai rifugiati siriani;

9. ricorda alla comunità internazionale la gravità e la portata delle violazioni dei diritti umani in Siria perpetrate da tutte le parti coinvolte nel conflitto; mette in evidenza la responsabilità che grava sul regime siriano per la sua decisione di rispondere alle manifestazioni pacifiche con una repressione generalizzata attraverso mezzi indicibili; ricorda l'importanza del rapporto Caesar e la conferma, presentata dalla Francia al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2014, dell'attendibilità delle fotografie degli 11 000 detenuti identificati che sono stati lasciati morire di fame e torturati fino alla morte in centri di detenzione e in ospedali militari nei pressi di Damasco tra il 2011 e il 2013;

10. condanna fermamente l'uccisione di 550 giornalisti internazionali e siriani da parte del regime siriano e di decine di persone da parte del Daesh e di altri gruppi armati; invita il regime siriano a liberare immediatamente i 400 giornalisti detenuti in carcere secondo la Rete siriana per i diritti umani;

11. condanna con la massima fermezza la pratica dello stupro come arma di guerra contro le donne, da parte del regime siriano e delle sue milizie, come documentato dalla commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite, o da parte del Daesh contro le donne yezide e sciite; ricorda il ruolo svolto dalle donne nella rivolta del 2011 e la fondamentale importanza di includere le donne a tutti i livelli delle strutture di potere politico, economico e giudiziario della Siria, inclusa la giustizia di transizione;

12. condanna fermamente gli attacchi contro gli operatori umanitari perpetrati da tutte le parti, specialmente dal regime siriano e dal Daesh; mette in evidenza la specifica responsabilità del regime siriano per l'uccisione mirata di operatori umanitari dal 2011, come pure la responsabilità che grava sulla Russia, ad esempio per il bombardamento di 21 ospedali da campo di Médecins Sans Frontières (MSF) nell'ottobre 2015;

13. ribadisce con la massima fermezza la condanna degli attacchi aerei russi che hanno causato la morte in totale di oltre 6 900 civili, tra cui 2 000 bambini, utilizzando munizioni a grappolo, bombe termobariche e missili a lungo raggio, colpendo in modo mirato centri mediatici indipendenti, ospedali, infrastrutture umanitarie, incluse oltre 207 strutture mediche, secondo la Rete siriana per i diritti umani, e unità della difesa civile siriana come i membri dell'organizzazione umanitaria dei Caschi bianchi; denuncia i tentativi della Russia di danneggiare l'immagine dei Caschi bianchi nei media occidentali attraverso una campagna di disinformazione aggressiva e costante sui social media; condanna con la massima fermezza il coinvolgimento di aerei da combattimento russi negli attacchi chimici perpetrati dal regime siriano, come nel massacro chimico di Khan Sheikhoun dell'aprile 2017, in seguito al quale aerei da combattimento russi hanno immediatamente bombardato l'unico ospedale in cui venivano curate le vittime; deplora gli attacchi israeliani sul territorio siriano;

14. esorta il regime siriano a rilasciare immediatamente i 130 000 prigionieri politici ingiustamente detenuti, inclusi donne, uomini e bambini vittime di sparizione forzata da parte delle forze di sicurezza siriane; condanna fermamente l'uso sistematico della tortura, di trattamenti disumani e della violenza sessuale nelle terribili condizioni in cui essi sono detenuti, senza la possibilità di avere accesso a un tribunale civile, a un avvocato e alle cure mediche e di comunicare con i loro familiari; sottolinea che ai prigionieri sono negati i diritti fondamentali a un processo equo, segnatamente occultando le informazioni sul loro arresto e ricorrendo alla tortura per estorcere confessioni fittizie; esorta le autorità siriane a consentire, senza eccezioni, un accesso immediato e senza restrizioni alle strutture di detenzione per le ONG umanitarie internazionali riconosciute e le organizzazioni di monitoraggio, senza notifica preventiva;

15. ribadisce che le persone responsabili di tali crimini devono essere debitamente perseguite, anche da parte degli Stati membri dell'UE in assenza di altri processi di giustizia di transizione internazionali o nazionali; sottolinea l'importanza fondamentale di risolvere la questione delle persone detenute e fatte scomparire da tutte le parti coinvolte nel conflitto, come elemento fondamentale di ogni processo di transizione per conseguire la pace;

16. accoglie con favore la prima condanna in assoluto di un agente delle forze di sicurezza del regime siriano per complicità in crimini contro l'umanità, il 24 febbraio 2021, da parte del Tribunale di Coblenza, in Germania;

17. condanna fermamente i sedici veti posti dalla Russia in sede di Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, con il sostegno della Cina, al deferimento della Siria alla Corte penale internazionale (CPI); ricorda che la CPI dovrebbe continuare ad essere il principale organo giudiziario a livello internazionale competente per i crimini di genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e i crimini di aggressione;

18. sottolinea che il Daesh è ancora attivo nella regione e non è stato sconfitto; esprime preoccupazione per le difficoltà incontrate nel preservare le prove dei crimini perpetrati dal Daesh e nell'ottenere l'accesso ad esse; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere gli sforzi sul campo per documentare e preservare le prove di tali crimini; accoglie con favore il perseguimento dei cittadini dell'UE e di paesi terzi che hanno aderito al Daesh;

19. plaude agli sforzi compiuti dagli Stati membri dell'UE dal 2019 per assicurare un ampio sostegno internazionale al fine di garantire un finanziamento a lungo termine nel bilancio generale delle Nazioni Unite per il meccanismo internazionale imparziale e indipendente istituito dalle Nazioni Unite per fornire assistenza nelle indagini e nel perseguimento dei responsabili dei reati più gravi ai sensi del diritto internazionale commessi in Siria dal marzo 2011 (MIII);

20. accoglie con favore la squadra investigativa comune franco-tedesca per sostenere il perseguimento dei crimini contro l'umanità documentati dal rapporto Caesar; si compiace dei mandati di arresto internazionale emessi da entrambi i paesi nel 2018 per arrestare tre agenti di grado elevato delle forze di scurezza; elogia il ruolo svolto dalle ONG locali siriane nella verifica, documentazione, raccolta e protezione delle prove dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra, come pure il ruolo complementare svolto da ONG come la commissione per l'accertamento delle responsabilità e la giustizia internazionale nell'assistere le autorità di contrasto e giudiziarie europee, al fine di perseguire in modo efficace i criminali di guerra presenti sul territorio degli Stati membri dell'UE; invita l'UE a fornire una maggiore formazione giuridica ai siriani per consentire loro di svolgere un ruolo nella lotta contro l'impunità;

21. invita la Commissione europea a presentare un piano d'azione dell'UE sull'impunità contenente un capitolo specifico relativo alla Siria; sottolinea che questo piano d'azione dovrebbe essere inteso a coordinare e ad armonizzare meglio gli sforzi e le risorse degli Stati membri per perseguire i criminali di guerra nell'UE; è del parere che la giustizia di transizione svolga un ruolo fondamentale per consolidare la pace a lungo termine;

22. invita l'UE a creare un fondo europeo specifico per le vittime dei crimini contro l'umanità in Siria;

23. esorta gli Stati membri a migliorare il coordinamento delle risorse nel settore giudiziario, di polizia e dell'immigrazione, attraverso lo sviluppo di giurisdizioni comuni, al fine di ripartire le competenze giurisdizionali tra gli Stati membri e facilitare il perseguimento; sottolinea che gli Stati membri che dispongono di maggiori risorse dovrebbero condividere i loro esperti e interpreti, al fine di facilitare indagini efficienti ed efficaci, e che ciascuno Stato membro dovrebbe adoperarsi per nominare un pubblico ministero competente per tali crimini al fine di accelerare gli sforzi di coordinamento giudiziario;

24. invita gli Stati membri a condividere automaticamente, a livello di UE, le informazioni sui sospetti criminali di guerra a norma dell'articolo 1F della Convenzione di Ginevra; è del parere che sia altresì necessaria una più stretta cooperazione tra le autorità competenti per l'immigrazione e i pubblici ministeri per quanto riguarda i sospetti criminali di guerra a livello nazionale;

25. esorta tutti gli Stati membri dell'UE senza eccezione a cooperare pienamente alla lotta contro l'impunità; esprime profonda preoccupazione per la mancanza di cooperazione da parte di alcuni Stati membri al fine di perseguire i criminali di guerra siriani;

26. appoggia pienamente gli sforzi europei, guidati dai Paesi Bassi dal settembre 2020, intesi ad avviare procedimenti giudiziari contro la Siria dinanzi alla Corte internazionale di giustizia (CIG) per la violazione da parte del paese della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura;

27. invita gli Stati membri dell'UE, in occasione della prossima conferenza dell'OPCW che si terrà nella primavera del 2021, a chiedere la sospensione della partecipazione della Siria all'OPCW per aver falsificato le prove dell'utilizzo di armi chimiche; ribadisce la propria costernazione e la condanna dei 336 attacchi chimici documentati del regime siriano, durante i quali sono stati usati gas di cloro, gas di sarin e l'iprite contro i civili;

28. condanna fermamente le nuove leggi del regime siriano che privano i cittadini siriani che vivono all'estero della loro proprietà privata; ritiene che tale politica sia contraria all'interesse a lungo termine della Siria a conseguire la pace e l'unità nazionale;

29. esprime profonda preoccupazione per le continue sofferenze del popolo siriano dieci anni dopo l'inizio del conflitto; è particolarmente preoccupato per il fatto che le esigenze umanitarie in Siria sono aumentate di un quinto solamente nell'ultimo anno e che altri 4,5 milioni di siriani vivono attualmente in condizioni di insicurezza alimentare, mentre il 90 % vivono al di sotto della soglia di povertà; ritiene che l'accesso umanitario debba continuare ad essere una priorità fondamentale per l'UE in Siria e che l'aumento delle esigenze richieda una maggiore risposta finanziaria e politica da parte dell'UE; prende atto che la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2533 sul valico di frontiera di Bab al-Hawa dovrà essere rinnovata nel luglio 2021; ritiene che non si possa fare affidamento sulla prestazione di assistenza umanitaria attraverso le linee di combattimento per le persone che attualmente dipendono dall'invio transfrontaliero di aiuti; ricorda che 2,4 milioni[1] di siriani dipendono per la loro sopravvivenza da questo valico di frontiera e che un mancato rinnovo dell'autorizzazione per tale valico per almeno 12 mesi avrebbe conseguenze gravi che metterebbero in pericolo la loro vita; condanna le azioni dei membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che hanno cercato di limitare l'accesso umanitario per scopi politici; esorta tutti i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a sostenere il rinnovo della risoluzione sul valico di frontiera, al fine di evitare l'aggravamento della crisi umanitaria, e a garantire l'espansione e il sostegno degli interventi attraverso le linee di combattimento in conformità dei principi umanitari; sottolinea l'importanza di garantire l'immediato rinnovo dell'autorizzazione per i valichi di frontiera di Bab al-Salam e Yarubiyah, in linea con la risoluzione 74/169 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, per garantire che gli aiuti giungano alla popolazione in stato di bisogno nel Nord-Ovest e nel Nord-Est attraverso le vie più dirette;

30. invita la comunità internazionale ad affrontare urgentemente i livelli senza precedenti delle esigenze umanitarie del popolo siriano all'interno e all'esterno del paese; incoraggia l'UE, in qualità di organizzatrice della quinta Conferenza dei donatori di Bruxelles sulla Siria, a mobilitare altri donatori internazionali per aumentare il sostegno del Piano di risposta per l'assistenza umanitaria in Siria a favore del settore sanitario, attraverso finanziamenti più consistenti, flessibili e pluriennali che coprano le esigenze della popolazione a lungo termine; invita i donatori internazionali a investire in modo specifico in programmi destinati a riparare, ripristinare e potenziare le strutture sanitarie danneggiate o distrutte, oltre alle altre infrastrutture civili che sono state colpite;

31. esorta il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a includere inviti espliciti a proteggere gli operatori sanitari nelle prossime risoluzioni delle Nazioni Unite e nelle discussioni ufficiali; invita gli Stati membri, a tale riguardo, a offrire un appoggio politico e un sostegno operativo alle iniziative e alle indagini per l'accertamento delle responsabilità condotte dalle Nazioni Unite per garantire il rispetto del diritto internazionale;

32. sottolinea, in vista della quinta Conferenza dei donatori di Bruxelles che si terrà i 29 e 30 marzo, l'importanza non solo di rispettare gli impegni in materia di assistenza umanitaria, ma anche di aumentare tale assistenza a favore dei siriani, degli sfollati interni e dei rifugiati, come pure delle comunità colpite dalla crisi nella regione; sottolinea che l'UE e i suoi Stati membri sono stati i maggiori donatori umanitari a rispondere alla crisi umanitaria in Siria, fornendo aiuti dal 2011 che hanno raggiunto i 20 miliardi di EUR; è profondamente preoccupato per i presunti programmi del governo del Regno Unito di ridurre notevolmente i propri contributi agli aiuti, incluse riduzioni del 67 % per la Siria e dell'88 % per il Libano;

33. elogia il ruolo svolto dagli Stati confinanti nel dimostrare solidarietà e prestare assistenza ai profughi siriani in Libano, Giordania, Turchia e Iraq; esorta gli Stati membri dell'UE a continuare a finanziare programmi di assistenza umanitaria nei paesi che accolgono i rifugiati, come pure per gli sfollati interni in Siria; esorta gli Stati membri dell'UE a fornire tutti i finanziamenti e il sostegno necessari per garantire che tutti i minori rifugiati siriani nei paesi di accoglienza abbiano accesso non solo all'istruzione primaria ma anche all'istruzione secondaria; esorta tutti i paesi di accoglienza ad adottare tutte le misure necessarie a tal fine e a eliminare tutti gli ostacoli amministrativi o legislativi; incoraggia i paesi di accoglienza a concentrare gli sforzi sull'accesso all'occupazione, ai servizi sanitari e all'istruzione, nonché alla documentazione civica, promuovendo in tal modo la capacità dei rifugiati di lavorare per raggiungere l'autonomia;

34. invita tutti gli Stati membri a sostenere l'assistenza umanitaria basata su principi senza normalizzare le relazioni con il regime siriano; mette in guardia contro l'investimento di attività finanziarie dell'UE, direttamente o indirettamente, nella ricostruzione generale della Siria se il regime siriano non attua un processo politico credibile; deplora i piani aziendali russi, iraniani, cinesi e turchi intesi a trarre profitto dalla distruzione della Siria; si oppone con forza a una normalizzazione delle relazioni da parte di qualsiasi Stato membro dell'UE; condanna fermamente le viste di deputati al Parlamento europeo al regime siriano e sottolinea che i deputati in questione non rappresentano il Parlamento europeo;

35. invita gli Stati membri a mantenere le sanzioni contro le persone e le entità coinvolte nella repressione in Siria; sottolinea l'importanza di evitare le conseguenze negative non intenzionali delle sanzioni attraverso deroghe di carattere umanitario per l'azione umanitaria basata su principi e l'importanza di affrontare i problemi di eccessiva conformità alle sanzioni da parte delle banche assieme agli Stati Uniti;

36. ricorda a tutti gli Stati membri dell'UE che la Siria non è un paese sicuro per i rimpatri; ritiene che ogni rimpatrio debba avvenire in modo sicuro, volontario, dignitoso e informato, in linea con la posizione dichiarata dall'UE; invita tutti gli Stati membri ad astenersi dall'orientare le politiche nazionali verso la privazione di determinate categorie di siriani del loro status di protezione e a invertire tale tendenza qualora abbiano già applicato tali politiche; esorta il Libano, la Turchia e tutti i paesi della regione a sospendere le deportazioni di siriani in Siria contro la loro volontà;

37. esprime profonda preoccupazione per il deterioramento delle condizioni umanitarie, sanitarie e di sicurezza nei campi come il campo di Al Hol nel Rojava, nell'Amministrazione autonoma del Nord e dell'Est della Siria; considera necessario che tutti i cittadini dell'UE detenuti in tali campi siano processati dinanzi a un tribunale; esprime la propria costernazione per l'uccisione di un dipendente di MSF che lavorava nel campo di Al Hol, il 24 febbraio 2021, che costituisce un'ulteriore prova del costo in termini di vite umane della violenza e delle condizioni di vita insicure nel campo;

38. invita gli Stati membri a proteggere i minori che potrebbero essere detenuti per reati connessi alla sicurezza o per associazione a gruppi armati;

39. invita gli Stati membri a facilitare il rimpatrio dei minori nel loro paese d'origine per la riabilitazione, il reinserimento e/o il perseguimento, se del caso, nel pieno rispetto del diritto internazionale;

40. esprime preoccupazione per la rinascita del Daesh nel Nord Est; elogia gli sforzi compiuti dalla coalizione internazionale contro il Daesh; sottolinea l'importanza di un costante impegno a lungo termine degli Stati Uniti nella coalizione;

41. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché ai governi degli Stati membri.

 

[1] GU C 162 del 10.5.2019, pag. 119.

[2] GU C 307 del 30.8.2018, pag. 117.

[3] GU C 334, del 19.9.2018, pag. 69.

[4] Testi approvati, P9_TA(2019)0049.

[5] Testi approvati, P9_TA(2020)0195.

[6] GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 115.

[7] GU L 12 I del 15.1.2021, pag. 3.

[8] GU L 150 del 18.6.2003, pag. 67.

Ultimo aggiornamento: 10 marzo 2021Note legali - Informativa sulla privacy