Procedura : 2021/2576(RSP)
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Ciclo del documento : B9-0180/2021

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B9-0180/2021

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PV 09/03/2021 - 23
CRE 09/03/2021 - 23

Votazioni :

PV 11/03/2021 - 18

Testi approvati :


<Date>{08/03/2021}8.3.2021</Date>
<NoDocSe>B9-0180/2021</NoDocSe>
PDF 143kWORD 49k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sul conflitto siriano - 10 anni dopo la rivolta</Titre>

<DocRef>(2121/2576(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Özlem Demirel, Manu Pineda</Depute>

<Commission>{The Left}a nome del gruppo The Left</Commission>

</RepeatBlock-By>


B9-0180/2021

Risoluzione del Parlamento europeo sul conflitto siriano - 10 anni dopo la rivolta

(2121/2576(RSP))

Il Parlamento europeo,

 vista la Carta delle Nazioni Unite,

 visti le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,

 viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Siria, in particolare la risoluzione n. 2254 (2015), e il comunicato di Ginevra del 2012, negoziato dalle parti siriane nel quadro del processo di Ginevra guidato dalle Nazioni Unite,

 vista la relazione della commissione d'inchiesta internazionale indipendente sulla Repubblica araba siriana, A/HRC/46/54,

 viste le convenzioni di Ginevra sui rifugiati,

 vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

 vista la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell'8 dicembre 2008 che definisce norme comuni che disciplinano il controllo delle esportazioni di attrezzatura e tecnologia militare[1],

 viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Siria e l'offensiva dell'ISIS, nonché la sua risoluzione del 24 ottobre 2019 sull'operazione militare turca nel nord-est della Siria e le sue conseguenze[2],

 viste le conclusioni del Consiglio del 14 ottobre 2019 sul nord-est della Siria,

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che, a dieci anni dal suo inizio, la guerra in Siria ha portato a una delle peggiori crisi umanitarie; che la guerra in Siria è una "guerra per procura" per il potere geopolitico con conseguenze devastanti per il popolo siriano, che mina anche la sovranità siriana e la pace in Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale;

B. considerando che le proteste popolari che invocano riforme del governo siriano sono iniziate nel febbraio 2011; che sono state seguite da un conflitto in cui attori internazionali, tra cui l'Arabia Saudita e il Qatar, sono stati coinvolti sin da una fase iniziale; che, tra il 2012 e il 2106, gruppi armati e, successivamente, gruppi designati come terroristi dalle Nazioni Unite, hanno assunto il controllo su una porzione sempre maggiore della popolazione siriana; che nel settembre 2014 gli Stati Uniti hanno annunciato la formazione di una coalizione internazionale per la lotta al Daesh, che ha condotto operazioni contro diversi obiettivi in Siria, operazioni che proseguono tuttora, e ha occupato parte del suo territorio; che la Turchia ha anche usato la lotta al terrorismo come pretesto per mantenere l'attuale presenza militare in Siria come forza di occupazione; che anche la Russia e l'Iran sono intervenuti nel paese su invito del governo siriano;

C. considerando che il continuo inasprimento del conflitto siriano è il risultato dello sfruttamento della situazione a proprio vantaggio da parte di potenze straniere regionali e internazionali;

D. considerando che, stando ai dati delle Nazioni Unite, al 7 gennaio 2021 oltre la metà della popolazione pre-bellica, le cui case sono state in gran parte distrutte o danneggiate, era sfollata, con 6,2 milioni di sfollati interni e 5,3 milioni registrati come rifugiati, principalmente nei paesi vicini ma anche sempre più nell'ambito di una diaspora a livello mondiale;

E. considerando che, secondo la dichiarazione resa il 17 febbraio 2021 dal Programma alimentare mondiale, "in poco più di un anno, altri 4,5 milioni di siriani sono diventati insicuri dal punto di vista alimentare", portando a 12,4 milioni, quasi il 60 % della popolazione del paese, il numero di siriani che versano in condizioni di insicurezza alimentare;

F. considerando che la coalizione militare guidata dagli Stati Uniti, che comprende alcuni Stati membri quali Francia, Italia, Germania, Belgio e Danimarca, continua ad avere una presenza sul territorio e a condurre attacchi aerei; che i suddetti attacchi hanno causato la morte di circa 4 000 civili;

G. considerando che dal 2013 anche Israele ha condotto centinaia di attacchi aerei sul territorio siriano, provocando vittime civili; che Israele continua a occupare il territorio siriano nelle alture del Golan e a espandere i suoi insediamenti attraverso una politica di annessione, che è in contrasto con il diritto internazionale;

H. considerando che dal 2016 la Turchia ha lanciato tre offensive militari nella vicina Siria, principalmente contro le forze curde; che il governo turco ha perseguito una serie di politiche e di misure di consolidamento istituzionale contrarie al diritto internazionale sull'occupazione; che l'operazione turca "Ramo d'olivo", svoltasi da gennaio a marzo 2018, ha comportato lo sfollamento di circa 150 000-300 000 persone; che da allora i gruppi armati siriani sostenuti dalla Turchia sono stati accusati di aver commesso crimini di guerra e violazioni dei diritti e che sono stati segnalati, tra l'altro, casi di persecuzioni religiose, rapimenti in perquisizioni extragiudiziali e imprigionamento in centri segreti di detenzione militare; che i distretti occupati sono amministrati direttamente da governatori turchi, si adoperano simboli turchi nelle aree pubbliche, le scuole pubbliche sono costrette a seguire un programma simile a quello del ministero turco dell'Istruzione e sono state aperte filiali del servizio postale turco; che le forze sostenute dalla Turchia sono state coinvolte anche nel saccheggio e nella distruzione di siti religiosi e archeologici di grande importanza protetti dall'UNESCO;

I. considerando che il 25 febbraio 2021 il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha diretto attacchi aerei militari statunitensi nella Siria orientale;

J. considerando che negli ultimi dieci anni le parti in conflitto hanno perpetrato le più efferate violazioni del diritto umanitario internazionale nonché violazioni e abusi del diritto internazionale dei diritti umani; che gli orrori del conflitto sono stati avvertiti da tutte le famiglie siriane; che tali violazioni e abusi includono atti che possono costituire crimini contro l'umanità, crimini di guerra e altri crimini internazionali;

a) considerando che il governo siriano ha a lungo addotto la lotta al terrorismo come giustificazione per la sua azione militare; che ha condotto attacchi aerei e bombardamenti, ricevendo il sostegno della Russia;

b) considerando che gruppi armati tra cui Daesh, Hay'at Tahrir al-Sham e l'esercito libero siriano hanno sferrato attacchi indiscriminati servendosi, tra l'altro, di razzi e mortai; che tali attacchi sembravano raramente mirare a obiettivi militari, o essere in grado di farlo, e che i gruppi armati hanno perpetrato numerosi crimini di guerra, lanciando attacchi indiscriminati e causando in tal modo morti e feriti tra la popolazione civile;

c) considerando che la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha condotto attacchi aerei che, secondo quanto documentato, hanno provocato vittime tra i civili, senza adottare tutte le precauzioni possibili per prevenire e ridurre al minimo la perdita involontaria di vite umane civili, le ferite ai civili e il danneggiamento di beni civili, in violazione del diritto umanitario internazionale; che la campagna aerea per riconquistare la città di Raqqah ha danneggiato o distrutto fino all'80 % degli edifici della città, uccidendo e ferendo, secondo quanto riportato, migliaia di civili e lasciando parti della città inabitabili, sfollando quasi tutta la popolazione e sollevando timori che la distruzione su vasta scala di Raqqah sia stata causata anche da attacchi indiscriminati;

d) considerando che la Turchia e le forze sostenute dalla Turchia sono responsabili di gravi e diffuse violazioni e abusi dei diritti umani, in particolare di crimini di guerra quali il saccheggio e la presa di ostaggi, l'appropriazione di immobili, l'uso di abitazioni civili a fini militari da parte delle forze turche e dell'esercito nazionale siriano, le detenzioni arbitrarie, il rifiuto di cibo o acqua ai prigionieri curdi e l'espulsione forzata di civili dalle zone di Afrin, Serê Kaniyê/Ras al-Ayn e Girê Spî/Tell Abyad, che sono sotto l'effettivo controllo turco; che la presenza della Turchia nel territorio siriano ha lo scopo di sfidare la sovranità della Siria stessa;

e) considerando che la commissione internazionale indipendente d'inchiesta sulla Repubblica araba siriana delle Nazioni Unite ha documentato 38 casi distinti di uso di armi chimiche, sui quali occorre indagare con urgenza;

K. considerando che i siriani in tutto il paese hanno subito violazioni del diritto alla salute, all'alimentazione e a un adeguato tenore di vita, a causa dell'imposizione di assedi, del rifiuto di accesso agli aiuti umanitari, della distruzione di strutture mediche e della conseguente mancanza di accesso alle cure mediche di base, del rifiuto di accesso all'alloggio e all'istruzione e della decimazione dell'economia siriana;

L. considerando che i campi per sfollati sono divenuti noti per la malnutrizione e una serie di carenze in materia di diritti umani; che lo sfollamento in tutto il paese è stato caratterizzato dal rifiuto dell'accesso ai diritti all'alimentazione, all'acqua, alla salute, all'istruzione e a un adeguato tenore di vita; che 11,1 milioni di persone in Siria necessitano ancora di aiuti umanitari;

M. considerando che le parti coinvolte nel conflitto sono responsabili di crimini di guerra quali stupri e altre forme di violenza sessuale, tra cui torture e attacchi alla dignità personale; che il Daesh ha attaccato sistematicamente donne, ragazze e persone LGBTI; che, sebbene le enormi sofferenze provocate dalla guerra abbiano interessato tutti i siriani, le donne e le ragazze sono state colpite in modo sproporzionato e sono oggetto di vittimizzazione multipla;

N. considerando che gli attacchi del Daesh, di Hay'at Tahrir al-Sham e di altri gruppi armati hanno causato la distruzione e il saccheggio del patrimonio culturale del paese, tra cui la cittadella della città vecchia di Aleppo, risalente al tredicesimo secolo, come pure l'abbattimento, il saccheggio e la distruzione di siti archeologici e templi yazidi;

O. considerando che diversi paesi, primi fra tutti gli Stati Uniti con il cosiddetto "Caesar Act", hanno imposto misure coercitive unilaterali nei confronti della Siria, aggravando la devastazione economica inflitta alla popolazione civile; che, sebbene molte di tali sanzioni fossero rivolte contro persone e istituzioni specifiche, esse hanno avuto un impatto su tutta l'economia siriana, in particolare sui più vulnerabili; che le ripercussioni delle sanzioni unilaterali hanno inoltre indebolito ulteriormente la capacità degli operatori umanitari di fornire assistenza a causa dell'aumento dei prezzi e della minore disponibilità dei prodotti fondamentali nei mercati locali;

P. considerando che l'UE e i suoi Stati membri, gli Stati Uniti e i soggetti interessati hanno ignorato l'urgente appello rivolto dal Segretario generale delle Nazioni Unite all'inizio della pandemia globale di COVID-19 a revocare le sanzioni settoriali imposte nei confronti di alcuni paesi al fine di garantire l'accesso ai prodotti alimentari, alle forniture sanitarie essenziali e al sostegno medico legato alla COVID-19;

Q. considerando che dall'adozione del comunicato di Ginevra del 2012 e della risoluzione 2254 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è in vigore un quadro internazionale relativo ai negoziati per la risoluzione del conflitto; che gli sforzi profusi finora non hanno prodotto i risultati auspicati; che sono state intraprese diverse iniziative di dialogo guidate dal governo;

R. considerando che diversi Stati membri stanno violando il diritto alla protezione internazionale garantito dal diritto dell'UE e internazionale; che l'accordo tra l'UE e la Turchia si basa sul falso principio secondo cui la Turchia sarebbe un "paese terzo sicuro" per i siriani;

S. considerando che il progetto democratico del Rojava rappresenta non solo un esempio di lotta contro il terrorismo, ma anche un modello di coesistenza pacifica tra diversi gruppi etnici, e mette quindi in discussione le strutture politiche imposte dalla guerra in altre zone;

1. esprime profonda preoccupazione per la guerra in corso in Siria; sottolinea che il conflitto deve essere risolto attraverso una soluzione politica e democratica guidata dalla Siria e un reale negoziato storico tra il governo e tutte le parti della società siriana, inclusi i curdi e le organizzazioni politiche guidate dai curdi; sostiene con forza l'integrità territoriale della Siria e il diritto del popolo siriano a determinare il proprio futuro; pone l'accento sulla necessità che tutte le potenze straniere che occupano illegalmente il territorio della Siria lascino il paese, in modo da agevolare il processo di pace guidato dalla Siria;

2. esprime profonda preoccupazione per la situazione della popolazione civile della Siria, in particolare per gli sfollati; invita tutti gli Stati membri, e non solo quelli in prima linea, a garantire che i richiedenti asilo siriani abbiano accesso alla protezione internazionale; ricorda che sia l'UE che tutti i suoi Stati membri hanno una responsabilità collettiva nei confronti dei rifugiati che fuggono dalla guerra; respinge qualsiasi tentativo di strumentalizzare i rifugiati a fini politici e per esercitare pressioni di natura politica;

3. invita le ambasciate e gli uffici consolari dell'UE a rilasciare visti umanitari ai richiedenti asilo siriani e sollecita gli Stati membri a rafforzare gli sforzi profusi per garantire modalità di asilo sicure e legali, anche attraverso programmi di reinsediamento e corridoi umanitari a livello nazionale e dell'UE; invita in particolare gli Stati membri ad assicurare un numero elevato di posti per il reinsediamento in modo da garantire un ambizioso contributo dell'UE alle esigenze globali di reinsediamento dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati;

4. invita l'UE, gli Stati Uniti e gli altri paesi che hanno imposto sanzioni nei confronti della Siria a revocarle immediatamente alla luce del loro impatto sulla società nel suo complesso, in particolare nel contesto dell'attuale pandemia; ricorda agli Stati membri l'appello del Segretario generale delle Nazioni Unite a revocare le sanzioni;

5. esorta l'UE e gli Stati membri che non hanno ancora provveduto in tal senso a ristabilire le relazioni con la Repubblica araba siriana al fine di garantire il dialogo politico e di consentire il coordinamento sulle questioni umanitarie;

6. invita tutte le parti coinvolte nel conflitto a rimuovere immediatamente qualsiasi ostacolo agli aiuti umanitari alla luce della crisi economica, della situazione di insicurezza alimentare e della pandemia di COVID-19; sollecita l'UE e i suoi Stati membri a erogare il livello necessario di finanziamenti di emergenza flessibili e ad assistere gli operatori umanitari nei loro sforzi volti a rispondere efficacemente alla crisi umanitaria;

7. esorta tutte le parti coinvolte nel conflitto ad attuare i cessate il fuoco onde consentire ai convogli umanitari di procedere e agevolare un'assistenza umanitaria sicura, tempestiva, senza restrizioni e duratura;

8. deplora che alcuni Stati membri non abbiano seguito le raccomandazioni dell'Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani e dell'UNICEF e li invita a rimpatriare con urgenza i minori in possesso della nazionalità di tali Stati membri detenuti nei campi di al-Hol e Roj; esprime preoccupazione per il peggioramento della situazione nei campi di al-Hol e Roj nel nord-est della Siria, dove vivono fino a 64 000 persone, per la maggior parte donne e bambini;

9. deplora profondamente che gli Stati membri non abbiano concordato a livello dell'UE un embargo sulle armi immediato ed efficace nei confronti della Turchia e di altre parti coinvolte nel conflitto ed esorta l'UE e gli Stati membri ad adoperarsi per la riconversione dell'industria degli armamenti; invita urgentemente gli Stati membri ad attuare rigorosamente i loro obblighi derivanti dalla posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio sul controllo delle esportazioni di armi, in particolare il criterio quattro relativo alla stabilità regionale, nella loro politica di esportazione di armi verso la Turchia; ribadisce la propria posizione secondo cui la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio deve essere riveduta e aggiornata al fine di applicare e attuare in modo rigoroso i criteri in essa contenuti e di istituire un meccanismo che ne garantisca l'applicazione; invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Josep Borrell a considerare tale procedura una priorità;

10. esprime preoccupazione riguardo a una nuova escalation militare in Siria in considerazione delle recenti attività militari condotte dagli Stati Uniti, tra cui gli attacchi aerei; invita la coalizione guidata dagli Stati Uniti, compresi gli Stati membri dell'UE che ne fanno parte, a mettere immediatamente fine a tali attività e a ritirarsi dal territorio siriano, in coordinamento con le parti riconosciute, nell'ottica di favorire una soluzione del conflitto guidata dalla Siria;

11. condanna il fatto che attori regionali quali il Qatar e l'Arabia Saudita abbiano alimentato il conflitto sin dal suo inizio attraverso il loro coinvolgimento militare, fornendo denaro, combattenti e armi alle parti coinvolte;

12. condanna l'invasione militare e l'occupazione del nord-est della Siria da parte della Turchia; invita la Turchia a ritirare le sue forze militari, comprese le forze sussidiarie siriane, dal territorio della Siria; condanna la complicità dell'UE e della NATO con l'aggressione turca;

13. condanna le politiche della Turchia volte a modificare la demografia delle regioni occupate come pure le violazioni del diritto internazionale in materia di occupazione da essa commesse; esorta la Turchia a rispettare il diritto internazionale umanitario, incluso il divieto in materia di detenzione arbitraria e trasferimento di persone;

14. condanna le offensive militari israeliane nel territorio siriano e ne chiede l'immediata cessazione; deplora la politica di annessione delle alture del Golan occupate da Israele e chiede che sia posta fine all'occupazione militare di tale territorio;

15. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio europeo, alla Presidente della Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai presidenti dei parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento della Siria, alla Turchia, agli Stati Uniti, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale dell'Unione per il Mediterraneo e alla Lega degli Stati arabi.

[1] GU L 335 del 13.12.2008, pag. 99.

[2] Testi approvati, P9_TA(2019)0049.

Ultimo aggiornamento: 10 marzo 2021Note legali - Informativa sulla privacy