Proposta di risoluzione - B9-0433/2021Proposta di risoluzione
B9-0433/2021

PROPOSTA DI RISOLUZIONE sulla situazione in Afghanistan

13.9.2021 - (2021/2877(RSP))

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza
a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento

Mick Wallace, Clare Daly, Özlem Demirel, Manu Pineda, Idoia Villanueva Ruiz
a nome del gruppo The Left

Procedura : 2021/2877(RSP)
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B9-0433/2021
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B9-0433/2021

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Afghanistan

(2021/2877(RSP))

Il Parlamento europeo,

 vista la Carta delle Nazioni Unite,

 vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

 visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,

 visto il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali,

 vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

 vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

 vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani del 1998,

 vista la relazione del Segretario generale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 29 marzo 2021, sulla violenza sessuale connessa ai conflitti,

 vista la dichiarazione di Michelle Bachelet, Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, alla 31a sessione speciale del Consiglio dei diritti umani,

 vista la risoluzione n. 2593(2021) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

 vista la risoluzione 2131 (xx) dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite recante la dichiarazione sull'inammissibilità dell'intervento negli affari interni degli Stati e sulla protezione della loro indipendenza e sovranità,

 vista la risoluzione 1514 (xv) dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite recante la dichiarazione sulla concessione dell'indipendenza ai paesi e ai popoli coloniali,

 vista la relazione 2020 sull'oppio in Afghanistan, pubblicata congiuntamente nell'aprile 2021 dall'ente nazionale di statistica e informazione dell'Afghanistan e dall'Ufficio delle Nazioni Unite per la lotta contro la droga e la criminalità,

 vista la riunione informale dei ministri degli Affari esteri dell'UE (Gymnich) del 2-3 settembre 2021,

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che la strategia dichiarata degli Stati Uniti e dei loro alleati, consistente nel "combattere il terrorismo" e imporre il loro concetto di "costruzione della nazione" in Afghanistan, è fallita; che i decenni di conflitto e di guerra hanno causato ingenti perdite di vite umane, massicci spostamenti, enormi sofferenze umane e gravi danni allo sviluppo economico e sociale del paese; che 20 anni di occupazione USA/NATO hanno portato alla diffusione del traffico di droga, al rafforzamento dei signori della guerra e delle milizie armate e a una generale militarizzazione della società; che nel Global Peace Index 2020, l'Afghanistan è stato classificato come il paese meno sicuro al mondo; che nel 2019 l'Afghanistan è stato identificato come il paese che ha subito il maggior numero di bombardamenti con droni nel mondo; che l'interferenza e l'intervento militare stranieri hanno contribuito al ritorno dei talebani e al loro sostegno da parte di alcune fasce della popolazione;

B. considerando che 20 anni dopo l'intervento illegale USA/NATO e nonostante i presunti sforzi di costruzione dello Stato, l'Afghanistan rimane uno dei paesi più poveri del mondo e che gli aiuti allo sviluppo rappresentano circa il 40 % del suo prodotto interno lordo; che oltre la metà degli afghani vive in stato di povertà e che il 39 % della popolazione vive in condizioni di estrema povertà; che, durante i 20 anni di occupazione USA/NATO, la produzione e il commercio illecito di oppio sono riemersi e si sono moltiplicati;

C. considerando che la caduta del governo afghano sostenuto dalla NATO e il crollo dell'esercito afghano, finanziato con miliardi di dollari di assistenza internazionale, anche dell'UE, nel corso di quasi due decenni, solleva notevoli interrogativi sulla corruzione endemica nelle operazioni NATO, nonché sul passato, presente e futuro delle politiche dell'Unione europea e degli Stati membri in Afghanistan; che il fallimento della missione afghana ha evidenziato che gli interventi militari, l'idea di imporre la democrazia e la costruzione dello Stato sono profondamente errati e controproducenti;

D. considerando che innumerevoli crimini di guerra sono stati perpetrati dai talebani così come dall'esercito afghano sostenuto dalla NATO e dai suoi generali, tra cui il generale Sami Sadat che ha ordinato agli elicotteri Blackhawk sotto il suo comando di compiere massacri quotidiani di civili nella provincia di Helmand durante gli ultimi mesi del governo afghano sostenuto dalla NATO;

E. considerando che, man mano che i talebani consolidano il loro dominio, talune fasce della popolazione afghana rimangono a rischio di ulteriori rappresaglie; che, secondo la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) e l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), tra il 1° maggio e il 15 agosto, oltre 3.750 civili sono rimasti uccisi o menomati in attacchi talebani e attacchi aerei del precedente governo afghano, che hanno entrambi preso di mira obiettivi civili, tra cui case, scuole e ambulatori medici; che, stando alle segnalazioni, i civili nelle zone controllate dai talebani hanno subito esecuzioni sommarie, saccheggi, incendi di case e sparizioni forzate; che gravi violazioni dei diritti umani contro donne e ragazze, compresi matrimoni forzati e rigide restrizioni alla libertà di movimento, sono all'ordine del giorno;

F. considerando i numerosi appelli fatti in precedenza per anticipare la minaccia rappresentata dalla presa di potere dei talebani per gli ausiliari afghani degli eserciti della NATO e gli afghani che lavorano con le organizzazioni internazionali e le loro famiglie;

G. considerando che gli afghani che hanno lavorato con le forze di occupazione della NATO sono stati lasciati in condizione di pericolo dagli Stati Uniti e dai loro alleati; che centinaia di migliaia di persone sono attualmente in fuga e temono per la loro vita, compresi gli afghani che lavoravano per le istituzioni internazionali, i dipendenti delle ONG, gli attivisti dei diritti umani, i giornalisti, e le donne e le ragazze che frequentano la scuola, l'università o hanno un lavoro;

H. considerando che anche prima della presa di potere da parte dei talebani, secondo le stime l'87 % delle donne afghane ha subito violenze di genere; che l'Afghanistan si colloca al 153° posto sui 189 paesi dell'Indice di disuguaglianza di genere 2019 delle Nazioni Unite; che, stando ai dati, il 62 % delle donne afgane ha subito forme multiple di violenza, il che è quasi tre volte la media globale, già considerata eccezionalmente alta; che persiste l'impunità per gli autori delle violenze di genere; che, secondo quanto riferito dalla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA), persino i casi di omicidio e stupro spesso non arrivano in tribunale;

I. considerando che, in un contesto di intensificazione del conflitto e di crescente insicurezza, sono i bambini, i meno responsabili della crisi in Afghanistan, ad aver pagato il prezzo più alto; che molti sono stati costretti ad abbandonare le loro case, allontanati dalle loro scuole e dai loro amici, privati dei servizi di base associati a un governo funzionante e ai requisiti minimi di qualità della vita;

J. considerando che, oltre alla crisi politica e di sicurezza, l'Afghanistan sta affrontando una grave siccità, il diffondersi della COVID-19, l'inflazione dei prezzi degli alimenti di base e che l'inverno non farà che aggravare molte di queste sfide;

K. considerando che, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel 2020 gli sfollati interni in Afghanistan erano 4 milioni, il che costituisce un aumento rispetto ai 1,2 milioni del 2016 e al mezzo milione nel 2013; che, secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, tra il 1° gennaio e il 31 luglio oltre 546.000 afghani sono stati nuovamente sfollati, l'80 % dei quali sono donne e bambini; che molte di queste persone vivono in situazioni di insicurezza alimentare, inadeguatezza degli alloggi, accesso insufficiente alle strutture igienico-sanitarie e assenza di protezione, e che molti sono bambini considerati particolarmente esposti al rischio di lavoro minorile, abusi sessuali o possibile reclutamento da parte di gruppi criminali e terroristici; che, dalla presa di Kabul, migliaia di civili afghani hanno tentato di fuggire dal paese per paura delle conseguenze di un ritorno al dominio talebano;

L. considerando che gli afghani contano la più ampia popolazione di rifugiati di lungo periodo in Asia e la seconda maggiore popolazione di rifugiati al mondo; che i paesi vicini, in particolare l'Iran e il Pakistan, ospitano la maggior parte dei rifugiati afghani e necessitano di assistenza per far fronte a questa sfida; che le sanzioni unilaterali nei confronti dell'Iran impediscono a questo paese di fornire un adeguato rifugio ai profughi afghani;

M. considerando che l'Afghanistan ha un'economia debole e poco diversificata che dipende dalle importazioni anche per i beni di base, e dai fondi esteri; che la presa del potere da parte dei talebani il 15 agosto ha interrotto le relazioni dell'Afghanistan con alcuni dei suoi donatori internazionali, mettendo ulteriormente sotto pressione la sua fragile economia e compromettendo numerosi servizi pubblici finanziati attraverso gli aiuti allo sviluppo;

N. considerando che l'economia afghana è al collasso; che i prezzi dei generi alimentari e di altri beni di prima necessità sono aumentati, mentre la maggior parte delle banche rimane chiusa; che prima della presa di potere da parte dei talebani, più del 30 % del paese si trovava in una situazione di grave insicurezza alimentare e che questo dato supera ora il 40 %; che nel dicembre 2020, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF), ha dichiarato che, in Afghanistan, dei quasi 7 milioni di bambini sotto i 5 anni, si stima che 3,1 milioni siano gravemente malnutriti;

O. considerando che, poco prima e subito dopo la presa di potere da parte dei talebani, i donatori hanno interrotto la maggior parte degli aiuti internazionali alle agenzie e alle istituzioni governative afghane; che la Banca centrale dell'Afghanistan, ora sotto il controllo dei talebani, è stata tagliata fuori dal sistema bancario internazionale e non ha accesso alle riserve di valuta estera del paese; che il Fondo monetario internazionale, a quanto risulta su richiesta degli Stati Uniti, ha impedito all'Afghanistan di accedere a crediti e beni, tra cui circa 440 milioni di dollari statunitensi in diritti speciali di prelievo, che la banca ha assegnato in risposta alla pandemia di Covid-19; che precedenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che impongono sanzioni e altre restrizioni ai talebani per azioni legate al terrorismo, impediscono alla Banca centrale dell'Afghanistan di ricevere nuova valuta afghana cartacea, stampata in Europa;

P. considerando che le deboli infrastrutture sanitarie dell'Afghanistan sono state sopraffatte quando la COVID-19 si è propagata in tutto il paese; che nella maggior parte delle province afghane non vi era alcuna possibilità di sottoporsi a un test per la COVID-19 e che i campioni dovevano essere inviati nella capitale;

Q. considerando che sono stati segnalati numerosi casi di distruzione del patrimonio culturale;

R. considerando che, nonostante l'abuso sessuale dei bambini sia ben documentato e la pratica abusiva del "bacha bazi" (minori di sesso maschile vittime di abusi sessuali da parte di uomini più vecchi) sia configurata come reato dal 2018, le autorità hanno compiuto pochi sforzi per porre fine all'impunità e assicurare che i responsabili rispondano delle loro azioni;

S. considerando che i bambini continuano ad essere reclutati per combattere, in particolare dai gruppi armati e dalle forze di sicurezza afghane, dalle milizie filogovernative e dalla polizia locale, e sono oggetto di molteplici abusi, anche sessuali;

T. considerando che, secondo l'UNAMA, l'Afghanistan continua a essere "uno dei paesi più letali al mondo per i bambini", in cui le forze filogovernative e antigovernative sono responsabili ciascuna di oltre 700 vittime minori;

U. considerando che, secondo l'UNICEF, oltre 2 milioni di ragazze restano escluse dal sistema scolastico e, secondo i dati del governo, circa 7.000 scuole nel paese non hanno edifici; e che il lavoro minorile è molto diffuso;

V. considerando che le condizioni di lavoro di giornalisti, operatori dei media e attivisti sono più difficili a causa della crescente insicurezza e delle uccisioni mirate di attivisti e giornalisti; che il governo ha introdotto un progetto di legge sui mass media che imporrebbe ulteriori restrizioni al diritto alla libertà di espressione;

1. si rammarica che gli eventi abbiano portato a una presa di controllo totale del paese da parte dei talebani, con tutto ciò che ne consegue per la situazione dei diritti umani; sottolinea l'eredità disastrosa di questa occupazione ventennale illegale e condanna l'interferenza della NATO che ha ridotto l'Afghanistan alle circostanze attuali;

2. sottolinea che il gabinetto presentato dai talebani non è né democratico né rappresentativo, che non rispecchia la diversità politica, etica e sociale della società afgana né le prospettive di una pace duratura nel paese;

3. evidenzia che gli afghani vogliono la pace; e che un nuovo ordine costituzionale che includa la democrazia, le libertà personali, la libertà dei media e i diritti delle donne può essere soltanto il risultato di un dibattito nazionale, inclusivo e senza interferenze straniere;

4. chiede la fine delle interferenze e delle aggressioni compiute dagli Stati Uniti, con il sostegno e la complicità dei loro alleati, segnatamente la NATO, nonché della politica di scontro nelle relazioni internazionali, compresa la fine della politica criminale e illegale delle sanzioni economiche e dei blocchi nei confronti dei paesi e dei loro popoli;

5. sottolinea che la fine sostenibile dei conflitti in Afghanistan può essere realizzata solo tramite un processo di pace e di riconciliazione inclusivo, equo e duraturo, a guida e titolarità afghane, con la piena e significativa partecipazione di tutti gli afghani, in particolare le donne, le persone appartenenti a comunità etniche e religiose, la società civile nel suo insieme e tutte le parti coinvolte nel conflitto; riconosce il ruolo e gli sforzi compiuti dalle Nazioni Unite e dai partner regionali per facilitare un processo di pace e di riconciliazione inclusivo in Afghanistan; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere tale processo;

6. denuncia la lunga storia di interventi militari falliti e illegali della NATO e degli Stati Uniti che hanno provocato tanta distruzione, destabilizzazioni, sfollamenti e morti in Asia occidentale e in Africa settentrionale in particolare, dando spesso potere alle forze estremiste nel processo; chiede lo scioglimento della NATO, lo smantellamento del complesso industriale militare e la promozione delle relazioni diplomatiche con i paesi terzi sulla base del rispetto reciproco, dei fatti e del diritto internazionale;

7. deplora il fatto che 21 paesi dell'UE siano membri della NATO; sottolinea la necessità di sciogliere la NATO e di perseguire invece politiche non militari che rispettino il principio della sovranità degli Stati sancito dalla Carta delle Nazioni Unite e promuovano uno sviluppo economico e sociale sostenibile, il rispetto dei diritti umani, il dialogo e la cooperazione;

8. esprime preoccupazione per la situazione dei giornalisti e per le segnalazioni in merito alla detenzione di giornalisti in Afghanistan e al ricorso alla violenza nei loro confronti; ricorda le promesse dei talebani di consentire ai media indipendenti dell'Afghanistan di continuare a operare liberamente e in sicurezza; esorta i talebani a tenere fede a tali promesse, a smettere di aggredire e arrestare i giornalisti che svolgono il loro lavoro e a consentire ai media di lavorare liberamente senza timore di rappresaglie;

9. accoglie con favore la decisione della CPI di autorizzare l'ufficio del procuratore della CPI, Fatou Bensouda, ad avviare un'indagine su presunti crimini commessi sul territorio dell'Afghanistan dal 1º maggio 2003; condanna le minacce degli Stati Uniti nei confronti di coloro che collaborano con le indagini della CPI; condanna, a tale riguardo, la decisione dei giudici della CPI di respingere la richiesta del procuratore di avviare un'indagine sui crimini di guerra e sulle violazioni dei diritti umani commessi in Afghanistan, asserendo la mancanza di piena cooperazione statale e vincoli di bilancio; si rammarica del fatto che tale decisione possa indebolire ulteriormente la sua credibilità;

10. esorta i talebani ad astenersi dalla distruzione di luoghi facenti parte del patrimonio culturale che hanno un profondo impatto sulla cultura afghana e sulla sua società multietnica;

11. ritiene che dovrebbe esserci un'indagine indipendente sotto l'egida delle Nazioni Unite, in particolare in merito alle uccisioni extragiudiziali compiute con i droni, allo scopo di porre fine alla cultura dell'impunità quale elemento fondamentale del processo di stabilizzazione in Afghanistan e al fine di creare fiducia tra i cittadini;

12. chiede un'indagine sulla corruzione, il riciclaggio di denaro, i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità in relazione ai membri della NATO e all'Australia e alle istituzioni che hanno condotto e perpetuato l'invasione e l'occupazione illegali dell'Afghanistan; insiste sul fatto che essi debbano essere sottoposti a un'indagine adeguata ed efficace da parte di un organismo indipendente e, se del caso, essere perseguiti; chiede che tutti i responsabili siano chiamati a rispondere, compresi tutti coloro che fanno parte della catena di comando diretta e indiretta, come gli alti ufficiali e i ministri responsabili delle forze armate;

13. chiede un'indagine globale sui crimini di guerra perpetrati dai talebani e dall'esercito afghano, addestrato e sostenuto dalla NATO;

14. invita l'UE e gli Stati membri dell'UE a porre fine alle politiche di intervento militare, interferenza estera e cambiamento di regime e a dialogare invece con i paesi terzi in uno spirito di rispetto reciproco e di rispetto del diritto internazionale;

15. ricorda il ruolo degli Stati Uniti e dei loro alleati nella creazione, promozione e sostegno di gruppi noti per la loro azione terroristica, anche in Afghanistan, e l'invocazione cinica della cosiddetta "guerra contro il terrorismo" per giustificare ed attuare la loro strategia di dominazione;

16. richiama l'attenzione sul fatto che spetta al popolo afghano - come a qualsiasi popolo - risolvere i propri problemi senza interferenze esterne e scegliere il proprio percorso di sviluppo, e che l'Afghanistan non dovrebbe essere utilizzato per promuovere l'instabilità nella regione dell'Asia centrale;

17. respinge fermamente l'idea, presentata inizialmente dall'Alto rappresentante Josep Borrell, di sviluppare capacità militari supplementari dell'UE per gli interventi militari; sottolinea che l'ulteriore militarizzazione della politica estera dell'Unione europea è proprio l'insegnamento sbagliato da trarre dal fallimento della politica afghana;

18. esprime profonda preoccupazione per le numerose segnalazioni di violazioni e abusi dei diritti umani e di violazioni del diritto internazionale nel paese;

19. condanna il grave smantellamento dei diritti delle donne in Afghanistan; esprime ammirazione per il coraggio mostrato e solidarietà a tutte le donne che chiedono pubblicamente accesso all'istruzione, il diritto al ritorno al lavoro e un ruolo nel governo nel paese;

20. sottolinea che gli organismi competenti possono svolgere un ruolo importante e utile mettendo in evidenza le violazioni del diritto internazionale umanitario e le violazioni e gli abusi dei diritti umani in Afghanistan, contribuendo in tal modo alla difesa del popolo afghano; chiede un meccanismo internazionale di monitoraggio e responsabilità per affrontare gli abusi in corso;

21. esorta l'Unione europea a fornire assistenza umanitaria al popolo afghano in considerazione delle difficoltà umanitarie ed economiche, della crisi della COVID-19, dell'inverno ormai alle porte, che si aggiungono alla già grave povertà, all'insicurezza alimentare e alla vulnerabilità climatica in un sistema economico e sociale già fragile;

22. sottolinea che l'UE deve rispettare i propri impegni in materia di azione per il clima, con particolare attenzione ai principi della giustizia climatica e del debito climatico;

23. accoglie con favore il fatto che le Nazioni Unite si stiano posizionando per coordinare e realizzare sforzi umanitari e di sviluppo di concerto con le ONG; invita i talebani e tutti gli altri attori interessati a consentire un accesso pieno, sicuro e senza restrizioni alle Nazioni Unite, alle sue agenzie specializzate e ai partner esecutivi, nonché a tutti gli attori umanitari impegnati in attività di soccorso umanitario e a garantire che l'assistenza umanitaria raggiunga tutte le persone che ne hanno bisogno;

24. chiede di porre fine all'uso sempre più frequente di misure coercitive unilaterali nei confronti dei paesi, in quanto tali misure colpiscono in modo più oneroso i più vulnerabili della società e pregiudicano i diritti umani della popolazione in generale;

25. invita l'UE a fornire assistenza umanitaria ai principali paesi che accolgono rifugiati afghani e sottolinea che tutte le parti devono rispettare i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario in tutte le circostanze, compresi quelli relativi alla protezione dei civili;

26. sottolinea che l'Unione europea e i suoi Stati membri hanno il dovere di sostenere e proteggere i cittadini afghani in fuga dai talebani; sottolinea che l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero accogliere, in qualità di rifugiati, tutti gli afghani che hanno lavorato per le ONG, gli Stati membri e le organizzazioni internazionali, nonché coloro i cui diritti e la cui vita sono a rischio sotto il regime dei talebani, e fornire loro uno status prevedibile e sicuro all'arrivo;

27. invita gli Stati membri dell'UE a fornire visti umanitari alle persone a rischio, in cooperazione con l'UNHCR, per rendere possibili viaggi in sicurezza, e altre rotte sicure, per i rifugiati afghani nonché per consentire un rapido ricongiungimento familiare; sottolinea la necessità che gli Stati membri dell'UE procedano a preparativi immediati e accurati per accogliere i rifugiati che dovrebbero arrivare sia nell'immediato futuro che in un futuro più lontano, conformemente al diritto internazionale;

28. invita gli Stati membri dell'UE a concordare un meccanismo europeo di distribuzione equa, proporzionale e obbligatoria, che ponga fine al principio di responsabilità del primo Stato membro di ingresso;

29. chiede di accelerare il reinsediamento dei rifugiati afghani vulnerabili che si trovano in paesi limitrofi; insiste affinché gli Stati membri dell'UE si impegnino a favore di ulteriori posti di reinsediamento per gli afghani provenienti da paesi terzi di primo arrivo e di transito, in numero commisurato alla portata della crisi e in linea con i precedenti programmi di reinsediamento di emergenza; osserva che tale impegno di reinsediamento non dovrebbe sostituire il sostegno ad altre situazioni di crisi e di sfollamento in corso, bensì aggiungervisi, in linea con le situazioni prioritarie individuate dall'UNHCR; invita gli Stati membri dell'UE a porre fine ai rimpatri forzati di afghani nei paesi terzi, anche invitando la Grecia a rivedere la propria legislazione che considera la Turchia un paese terzo sicuro per i richiedenti asilo afghani e, parallelamente, a garantire la ricollocazione degli afghani dalla Grecia verso altri Stati membri dell'UE;

30. invita gli Stati membri dell'UE a interrompere le espulsioni verso l'Afghanistan e a rivedere tutti i rifiuti di asilo che colpiscono gli afghani e a fornire loro uno status giuridico permanente o temporaneo, in linea con il diritto nazionale e dell'UE; chiede di agevolare e accelerare il ricongiungimento familiare per gli afghani con parenti già presenti nei paesi europei;

31. sottolinea la necessità di garantire che tutti gli afghani che arrivano in modo irregolare negli Stati membri dell'UE abbiano accesso alla domanda di asilo, come previsto dal diritto dell'UE, e di chiedere il ricongiungimento familiare se hanno parenti in un altro Stato membro dell'UE; invita gli Stati membri dell'UE a mostrare sostegno in seno al Consiglio per l'attuazione della direttiva 2001/55/CE sulla protezione temporanea;

32. invita la Commissione europea a presentare al Consiglio una proposta urgente per invocare e attuare la direttiva 2001/55/CE sulla protezione temporanea, che fornirebbe una protezione immediata e temporanea agli afghani in fuga che arrivano in uno Stato membro dell'UE;

33. sottolinea la necessità di una cooperazione regionale inclusiva con l'obiettivo di promuovere la pace, la stabilità e la sicurezza a lungo termine nella regione nel suo complesso; è favorevole all'adozione di un nuovo approccio alla situazione in Afghanistan e nei paesi confinanti, sotto forma di un forum multilaterale per il dialogo e di negoziati tra i paesi e le regioni interessati, nell'ambito del quale vengano trattati gli impegni in ambito politico, sociale, economico, ambientale nonché in materia di sicurezza e di diritti umani; sottolinea che tale forum potrebbe segnare un approccio nuovo e costruttivo basato sulla titolarità, l'autodeterminazione e le responsabilità degli Stati nei confronti dei loro cittadini e tra di essi; evidenzia che tale forum dovrebbe essere avviato in collaborazione con l'Organizzazione per la Cooperazione islamica e le Nazioni Unite;

34. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento dell'Afghanistan, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, alle Nazioni Unite e alla NATO.

 

Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2021
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