Proposta di risoluzione - B9-0462/2023Proposta di risoluzione
B9-0462/2023

PROPOSTA DI RISOLUZIONE Prima i bambini – Rafforzare la garanzia per l'infanzia due anni dopo la sua adozione

16.11.2023 - (2023/2811(RSP))

presentata a seguito di una dichiarazione della Commissione
a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento

Dragoş Pîslaru
a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
 


Procedura : 2023/2811(RSP)
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B9-0462/2023
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B9‑0462/2023

Risoluzione del Parlamento europeo su "Prima i bambini – Rafforzare la garanzia per l'infanzia due anni dopo la sua adozione"

(2023/2811(RSP))

Il Parlamento europeo,

 vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza adottata a New York il 20 novembre 1989,

 vista la raccomandazione 2013/112/UE della Commissione del 20 febbraio 2013 dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale"[1],

 vista la sua risoluzione del 24 novembre 2015 sulla riduzione delle disuguaglianze, con un'attenzione particolare alla povertà infantile[2], che invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre una garanzia per i minori prestando particolare attenzione ai bambini che vivono in condizioni di povertà e al loro accesso ai servizi,

 visto il pilastro europeo dei diritti sociali, in particolare i principi 1, 3, 11, 16 e 19,

 vista la raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2019 relativa ai sistemi di educazione e cura di alta qualità della prima infanzia[3],

 vista la comunicazione della Commissione del 24 marzo 2021 dal titolo "Strategia dell'UE sui diritti dei minori" (COM(2021)0142),

 vista la sua risoluzione del 29 aprile 2021 sulla garanzia europea per l'infanzia[4],

 vista la raccomandazione (UE) 2021/1004 del Consiglio del 14 giugno 2021 che istituisce una garanzia europea per l'infanzia[5],

 vista la sua risoluzione del XXX sulla riduzione delle disuguaglianze e la promozione dell'inclusione sociale in tempi di crisi per i bambini e le loro famiglie,

 visti il vertice sociale di Porto e l'obiettivo sociale di ridurre entro il 2030 il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale di almeno 15 milioni, inclusi almeno cinque milioni di minori,

 vista la dichiarazione della Commissione del 19 novembre 2021 sulla Giornata mondiale dell'infanzia, che commemora l'adozione della dichiarazione sui diritti del fanciullo da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1959,

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che la situazione socioeconomica dei bambini e delle loro famiglie in Europa è peggiorata a causa della pandemia di COVID-19, in termini di ripercussioni sulla salute e impatti sociali a lungo termine sul benessere dei bambini, determinando un aumento della disuguaglianza e dell'esclusione sociale e aggravando le sfide esistenti, soprattutto per i bambini e le famiglie in situazioni vulnerabili; che, a seguito delle misure di confinamento adottate per controllare l'emergenza, del perturbamento della routine quotidiana e dei contatti sociali, della chiusura delle scuole, della ridotta capacità dei sistemi di garantire tutele contro la violenza domestica, gli abusi e l'abbandono, dell'interruzione dei servizi sociali di base, dell'impossibilità di accedere all'istruzione online a causa della mancanza delle attrezzature necessarie, della copertura Internet o addirittura dell'elettricità, la pandemia di COVID-19 ha contribuito a problemi di salute mentale, divari nell'istruzione e maggiori tassi di abbandono scolastico, nonché a un aumento della violenza e degli abusi contro i minori; che la situazione socioeconomica dei bambini e delle loro famiglie si è ulteriormente deteriorata a causa della guerra provocata dall'invasione russa dell'Ucraina, che ha avuto effetti devastanti non solo sui milioni di bambini rifugiati e sulle loro famiglie in fuga dalla guerra, ma anche sulla popolazione complessiva dell'UE, in termini di aumento del costo della vita, prezzi dell'energia, inflazione, crescenti disuguaglianze, accesso ai servizi di base e accessibilità economica di alimenti sani e medicinali, con un numero maggiore di bambini e giovani spinti verso la povertà;

B. considerando che l'accesso effettivo a servizi essenziali e di qualità per i bambini bisognosi e le loro famiglie, tra cui un accesso effettivo e gratuito all'educazione e cura della prima infanzia (ECEC) e all'assistenza sanitaria di alta qualità, nonché attività educative e scolastiche, almeno un pasto sano al giorno a scuola e un accesso effettivo ad alloggi adeguati e a un'alimentazione sana svolgono un ruolo importante nello spezzare il circolo vizioso dello svantaggio intergenerazionale e nel far uscire i bambini e le loro famiglie dalla povertà e dall'esclusione sociale; che ciò è essenziale per affrontare la natura complessa e multidimensionale della povertà e della vulnerabilità;

C. considerando che investire nella prima infanzia dei bambini è fondamentale per contrastare la povertà infantile e l'esclusione sociale; che garantire cure che nutrono per promuovere la crescita sana, lo sviluppo e il benessere dei bambini fornisce basi solide nei primi anni di vita, a vantaggio degli individui e della società; che investire nelle generazioni più giovani contribuisce alla prosperità della società nel suo insieme, poiché può produrre un utile sul capitale investito almeno quattro volte superiore rispetto all'investimento originario[6]; che diversi Stati membri hanno stanziato più del 5 % delle proprie risorse a titolo del Fondo sociale europeo Plus (FSE+) e che, ad oggi, 23 Stati membri hanno destinato un totale di 8,9 miliardi di EUR di sostegno dell'FSE+ per affrontare la povertà infantile; che alcuni Stati membri non hanno stanziato risorse a titolo dell'FSE+ a favore dell'obiettivo di contrastare la povertà infantile e altri hanno destinato meno del 5 % dei loro programmi nel quadro dell'FSE+; che vi è stato un ritardo nell'attuazione dei piani dell'FSE+ che, a sua volta, ha posticipato le riforme dei piani d'azione nazionali della garanzia per l'infanzia finanziati tramite l'FSE+; che le risorse dell'FSE+ da sole non sono sufficienti in alcun modo per affrontare la sfida della povertà infantile nell'UE e che, pertanto, è estremamente importante operare un significativo aumento nei finanziamenti per la garanzia europea per l'infanzia; che la povertà infantile è un problema europeo che riguarda tutti gli Stati membri e dovrebbe essere affrontato come tale in tutti gli Stati membri con strumenti ambiziosi europei e nazionali; che NextGenerationEU, in particolare le politiche per il pilastro dedicato alla prossima generazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza adottati dagli Stati membri nel quadro del dispositivo per la ripresa e la resilienza, offre un'opportunità unica per riforme e investimenti significativi volti a migliorare l'educazione e cura della prima infanzia, la loro qualità e l'inclusività; che l'attuazione di tali misure da parte degli Stati membri dovrebbe essere monitorata attentamente e concepita e realizzata in sinergia con i programmi nazionali ed europei esistenti nel settore, in particolare la garanzia europea per l'infanzia, l'FSE+ e altri fondi strutturali e d'investimento europei;

D. considerando che, nel 2021, i minori nell'UE affidati a strutture alternative erano 758 018; che i minori affidati a strutture alternative sono stati particolarmente colpiti dalla pandemia, poiché i governi di taluni paesi hanno risposto alla crisi COVID-19 riducendo o sospendendo i servizi di assistenza residenziale, il che ha comportato un ritorno affrettato e spesso impreparato alle loro famiglie biologiche, spesso senza che le condizioni sottostanti che avevano determinato il loro affidamento originario ai servizi di assistenza fossero state affrontate; che le famiglie che vivono in condizioni di povertà possono trovarsi in una situazione in cui i genitori non sono più in grado di fornire un'assistenza adeguata ai minori, il che può determinare una separazione del minore dalla famiglia e il suo affidamento a strutture alternative; che i confinamenti durante la pandemia di COVID-19 hanno aggravato numerosi fattori che comportano la separazione dei minori dalla famiglia, spesso provocando povertà, abuso, abbandono, malattia e morte; che il numero di minori privi di cure genitoriali o che rischiano di perdere l'assistenza parentale è destinato ad aumentare a seguito dell'impatto socioeconomico a lungo termine prodotto dalle crisi attuali sulla capacità delle famiglie di fornire assistenza; che la garanzia per l'infanzia potrebbe contribuire a realizzare la transizione dall'assistenza istituzionale alla cura basata sulla famiglia e la comunità per tutti i minori, poiché essa affronta fattori interconnessi che comportano l'istituzionalizzazione dei minori, e i minori affidati a strutture alternative sono classificati come gruppo destinatario in via prioritaria;

E. considerando che la povertà infantile e l'esclusione sociale continuano a essere una sfida cruciale in tutta l'UE, con almeno un bambino su quattro ancora a rischio di povertà o di esclusione sociale, oscillando tra più del 40 % in alcuni paesi e l'11 %[7] in altri o addirittura in regioni di uno stesso Stato membro[8], e che la tendenza è in peggioramento in molti paesi a causa delle molteplici crisi in tutta l'UE e a livello mondiale;

F. considerando che molti minori si trovano in una situazione di vulnerabilità e ciò riguarda non solo coloro che vivono in condizioni di povertà ed esclusione sociale ma anche i minori con disabilità, con problemi di salute mentale, appartenenti a contesti etnici o minoritari, provenienti da famiglie monoparentali, collocati in istituti, privati delle cure genitoriali, migranti o rifugiati, senza fissa dimora, in situazione di grave deprivazione abitativa e così via; che i problemi di salute mentale tra i minori stanno diventando sempre più una preoccupazione significativa, in un contesto in cui l'ansia e la depressione costituiscono i disturbi più comuni; che per migliorare la vita dei minori nel breve termine e creare per loro percorsi di vita di successo nel lungo termine sono necessari cambiamenti strutturali, soluzioni innovative sulla modalità di attuazione delle politiche e un approccio intersettoriale a livello locale, regionale, nazionale e dell'UE;

G. considerando che la garanzia europea per l'infanzia è uno strumento politico innovativo e di alta qualità che può apportare notevoli miglioramenti alla realtà quotidiana di milioni di minori nell'UE in maniera multidimensionale; che è necessario impegnarsi maggiormente per adottare un approccio più completo e intersettoriale allo scopo di affrontare il rischio di vulnerabilità dei minori e garantirne l'effettiva attuazione eliminando gli ostacoli normativi, politici, amministrativi e finanziari;

 

H. considerando che la garanzia europea per l'infanzia è uno strumento politico innovativo e di alta qualità che può apportare notevoli miglioramenti alla realtà quotidiana di milioni di minori nell'UE in maniera multidimensionale; che l'obiettivo è prevenire e combattere la povertà e l'esclusione sociale garantendo l'effettivo accesso dei minori bisognosi a una serie di servizi essenziali; che l'UE e gli Stati membri dovrebbero compiere ogni sforzo possibile al fine di realizzare la garanzia europea per l'infanzia, attuando pienamente la raccomandazioni del Consiglio, i piani d'azione nazionali e tutti gli altri programmi nazionali ed europei che contribuiscono alla fornitura dei servizi essenziali; che è necessario impegnarsi maggiormente per adottare un approccio più completo e intersettoriale allo scopo di affrontare il rischio di povertà ed esclusione sociale dei minori e per garantire un'effettiva ed efficiente attuazione della garanzia eliminando tutti gli ostacoli normativi, politici, amministrativi e finanziari e monitorando e valutando i piani d'azione nazionali;

I. considerando che, a 20 mesi dalla scadenza iniziale del marzo 2022, solo 25 Stati membri hanno adottato i loro piani d'azione nazionali nell'ambito della garanzia per l'infanzia ponendo l'accento sui principali ambiti identificati nella raccomandazione del Consiglio associata; che i piani presentati variano in modo significativo per quanto riguarda i metodi di governance, la strategia di sensibilizzazione nei confronti dei gruppi più svantaggiati, la strategia con cui indirizzare le misure a tali gruppi, il sistema di monitoraggio dei progressi, le tempistiche relative alle misure proposte e il bilancio previsto per implementare efficacemente tali misure; che diversi piani sembrano essere documenti generici e superficiali in cui i decisori politici hanno semplicemente elencato una serie di misure già attuate o previste; che, in generale, nei piani d'azione nazionali vi è una mancata attenzione e concentrazione su famiglie particolarmente vulnerabili quali le famiglie monoparentali, le famiglie a basso reddito e le famiglie numerose che si trovano confrontate con ulteriori difficoltà;

J. considerando che in alcuni paesi i piani d'azione nazionali sono stati accompagnati dalla revisione delle normative vigenti in diversi ambiti, come la deistituzionalizzazione o l'accesso ai servizi di educazione e cura della prima infanzia; che non tutti i piani d'azione nazionali includono nuove misure per affrontare la povertà infantile e l'esclusione sociale o dispongono di un bilancio, di un calendario o di un meccanismo di monitoraggio chiari;

K. considerando che i piani d'azione nazionali sono documenti in evoluzione e dovrebbero essere riveduti e aggiornati regolarmente, garantendo al tempo stesso che adottino un approccio integrato e multidimensionale e che siano strettamente interconnessi con il contesto locale, regionale e nazionale;

L. considerando che la povertà infantile ha una forte dimensione territoriale e che la cooperazione con gli enti locali e regionali e con le organizzazioni della società civile che prestano aiuto ai minori e alle famiglie contribuisce al raggiungimento di risultati più efficaci e sostenibili per i minori e le loro famiglie; che è opportuno prestare maggiore attenzione al divario tra centri urbani e zone rurali e alla raccolta di prove a livello subnazionale[9];

M. considerando che alcuni paesi dimostrano scarsa trasparenza e non hanno incluso i minori e le loro famiglie, il personale addetto all'educazione e cura della prima infanzia e i prestatori di servizi, nonché le rispettive organizzazioni, incluse le organizzazioni della società civile, nel processo di consultazione ai fini dell'elaborazione dei piani d'azione nazionali; che i paesi che hanno beneficiato dell'assistenza tecnica e della collaborazione delle parti interessate hanno elaborato piani d'azione nazionali di qualità migliore e misure mirate per un accesso effettivo dei gruppi più svantaggiati di minori ai servizi di base;

N. considerando che un impegno istituzionale coerente, risorse umane sufficienti e la partecipazione e il corretto coordinamento di vari ministeri, agenzie e autorità subnazionali rappresentano una sfida in diversi paesi; che i coordinatori nazionali sono responsabili del processo di attuazione e del coordinamento del lavoro dei diversi ministeri competenti;

O. considerando che la raccolta di dati completi e disaggregati sulla povertà infantile e sull'esclusione sociale è ancora insufficiente; che alcuni paesi hanno difficoltà a sviluppare e attuare un quadro di monitoraggio dei loro piani d'azione nazionali corredato di un insieme di indicatori finalizzati a rilevare i progressi e i risultati per i beneficiari, nonché a sviluppare e attuare un piano preventivato di azioni volte a migliorare costantemente la disponibilità, la qualità, la comparabilità e la governance dei dati richiesti per riferire in merito ai progressi dell'attuazione e all'accesso ai servizi di base a livello nazionale e subnazionale; che l'assenza di linee guida standardizzate per la raccolta dei dati ostacola il monitoraggio efficace dell'attuazione della garanzia europea per l'infanzia; che l'accesso alle informazioni per le organizzazioni a livello locale e regionale continua a costituire un ostacolo all'attuazione armoniosa della garanzia europea per l'infanzia;

Monitoraggio e valutazione dell'attuazione della garanzia europea per l'infanzia e dei piani d'azione nazionali

1. invita i restanti Stati membri (Austria e Lettonia) ad adottare urgentemente i loro piani d'azione nazionali nell'ambito della garanzia per l'infanzia;

2. chiede agli Stati membri di garantire la piena attuazione dei loro piani d'azione nazionali e, al momento della revisione di tali piani, di considerare gli sviluppi attuali e le situazioni specifiche a livello nazionale, regionale e locale; esorta gli Stati membri a fissare obiettivi ancora più ambiziosi per contrastare la povertà infantile, con misure mirate volte a garantire l'accesso ai servizi essenziali per tutti i bambini fin dalla prima infanzia, in particolare per i bambini più bisognosi, come quelli sfollati a causa delle guerre, anche dall'Ucraina, coloro che sono privi di un alloggio o vivono in condizioni di grave deprivazione abitativa, coloro che presentano disabilità o problemi di salute mentale, o provengono da un contesto migratorio o da una minoranza etnica, in particolare dalle comunità rom; sottolinea che i piani d'azione nazionali adottati variano notevolmente tra loro, mettendo a repentaglio l'obiettivo generale della garanzia per l'infanzia di sostenere la convergenza sociale verso l'alto nell'UE; deplora, in particolare, il fatto che diversi piani d'azione nazionali non comprendano obiettivi misurabili o traguardi concreti, il che solleva gravi preoccupazioni riguardo alla qualità delle misure effettivamente messe in atto;

3. chiede agli Stati membri di progettare un quadro nazionale per la raccolta dei dati, il monitoraggio e la valutazione dei loro piani d'azione nazionali che comprenda metodi di ricerca partecipativa e la raccolta di dati disaggregati a livello nazionale e subnazionale, al fine di elaborare una politica basata sull'evidenza, monitorare i progressi quantitativi e i progressi effettivi a livello qualitativo sul campo, individuare meglio le buone pratiche e le possibili debolezze dei piani d'azione nazionali, individuare meglio eventuali divari tra le politiche per la prima infanzia e quelle per la gioventù, nonché definire indicatori di qualità comuni per ciascun gruppo destinatario individuato nella garanzia europea per l'infanzia, compresi i bambini di età inferiore a tre anni;

4. sottolinea la necessità di dati completi e disaggregati sulla povertà infantile e l'accesso ai servizi essenziali da parte degli Stati membri; evidenzia che gli indicatori di monitoraggio della povertà infantile scelti dal sottogruppo sugli indicatori del comitato per la protezione sociale della Commissione devono permettere di creare un legame più stretto tra la garanzia europea per l'infanzia e il quadro di valutazione della situazione sociale; invita la Commissione a elaborare orientamenti comuni, unitamente a Eurofound e alle organizzazioni della società civile pertinenti, per la raccolta e la comunicazione di dati sui minori di tutti gruppi destinatari negli Stati membri; invita gli Stati membri a scambiare le migliori pratiche sulle tecniche di raccolta dei dati e di monitoraggio delle politiche e a creare osservatori sulla povertà infantile per raccogliere dati di qualità, disaggregati per gruppi mirati e comparabili su scala internazionale a livello nazionale, al fine di individuare le lacune politiche e cogliere meglio le sfide multidimensionali della povertà infantile, dell'esclusione sociale e della discriminazione intersezionale; sottolinea la necessità di una migliore raccolta di dati sui minori che vivono negli istituti, accompagnata da obiettivi temporalmente definiti per far uscire i minori dagli istituti e inserirli in contesti familiari e basati sulla comunità;

5. evidenzia la richiesta presentata dal gruppo di lavoro del Parlamento europeo trasversale a livello politico sulla garanzia per l'infanzia, creato nell'aprile 2022, affinché la Commissione e le autorità nazionali monitorino l'attuazione dei piani d'azione nazionali ed elaborino un quadro di monitoraggio e valutazione solido e globale a livello dell'UE unitamente a una metodologia di valutazione, e garantiscano la partecipazione effettiva di tutte le parti interessate pertinenti, compresi gli enti locali e regionali, alla preparazione, all'attuazione, al monitoraggio e alla valutazione dei piani d'azione nazionali; chiede che le piattaforme esistenti, come i comitati di sorveglianza istituiti a livello nazionale a norma del regolamento (UE) 2021/1060[10] recante le disposizioni comuni, assicurino una partecipazione significativa di tutti i partner, comprese le organizzazioni della società civile che prestano aiuto ai minori vulnerabili, in tutto il processo di attuazione e valutazione dei programmi;

6. ribadisce il suo invito alla Commissione a creare uno strumento di monitoraggio trasparente e accessibile al pubblico a livello dell'UE; esorta la Commissione a collaborare con Eurofound e con le pertinenti organizzazioni della società civile per attingere al loro lavoro nella creazione di un tale strumento che faciliterebbe la chiara individuazione dei risultati auspicati al fine di accrescere la trasparenza, la visibilità e la rendicontabilità della garanzia, consentendo di prendere visione dello stato di avanzamento in ciascun paese e nell'UE nel complesso;

7. osserva che occorre monitorare altri aspetti economici e di bilancio di ciascun piano d'azione nazionale, in particolare in relazione al volume e all'impatto dei finanziamenti nazionali e dell'Unione, compresi i finanziamenti che raggiungono i beneficiari, nonché le eventuali difficoltà per le organizzazioni e i potenziali beneficiari in termini di accesso ai finanziamenti; sottolinea che dovrebbe essere attribuita la massima importanza alla questione del "valore aggiunto" della garanzia europea per l'infanzia, poiché le risorse dedicate a tali misure non dovrebbero semplicemente sostituire le misure europee o nazionali già esistenti, ma dovrebbero invece integrarle; pone in evidenza che i piani d'azione nazionali non dovrebbero costituire un nuovo "marchio" o un nuovo "confezionamento" di programmi o misure già esistenti, poiché ciò darebbe adito a preoccupazioni riguardo al principio generale di addizionalità della politica di coesione dell'UE; invita la Commissione a utilizzare la revisione intermedia, prevista entro dicembre 2023, per sostenere la revisione dei piani d'azione nazionali; invita gli Stati membri a razionalizzare i propri piani d'azione nazionali e a creare sinergie tra questi ultimi e le politiche e strategie nazionali, nello specifico i piani nazionali di ripresa e resilienza, che dovrebbero essere concepiti e realizzati in sinergia con le risorse della garanzia europea per l'infanzia dedicate al fine di garantire che le misure siano coerenti tra loro e si rafforzino reciprocamente;

8. sottolinea l'importanza del sostegno politico e invita gli Stati membri a innalzare il loro livello di ambizione nell'attuazione della garanzia europea per l'infanzia; incoraggia il Consiglio e gli Stati membri che esercitano la presidenza del Consiglio a mantenere le famiglie e i minori al centro dell'agenda sociale dell'UE, evidenziando nel contempo l'impatto positivo a lungo termine degli investimenti nelle generazioni più giovani;

Qualità dei piani d'azione nazionali

9. prende atto del limitato utilizzo dei servizi di educazione e cura della prima infanzia tra le famiglie a basso reddito e i minori che vivono in situazioni familiari precarie; invita gli Stati membri a concentrarsi maggiormente su strutture per la cura dell'infanzia di migliore qualità e a prezzi accessibili, al fine di accrescerne la qualità e renderle più adattabili alle esigenze dei genitori; invita gli Stati membri a sostenere la formazione professionale del personale addetto all'educazione e cura della prima infanzia, anche incrementandone il numero; chiede agli Stati membri di garantire che, per il personale addetto, siano attuate e realizzate le cinque componenti del quadro per la qualità dell'educazione e cura della prima infanzia della raccomandazione del Consiglio relativa ai sistemi di educazione e cura di alta qualità della prima infanzia, poiché esse hanno un impatto sulla qualità, l'accessibilità e l'inclusività dei servizi[11]; invita la Commissione e gli Stati membri a collaborare strettamente con le parti sociali al fine di assicurare che i lavoratori necessari per creare o aggiornare i servizi per raggiungere gli obiettivi della garanzia europea per l'infanzia abbiano condizioni lavorative dignitose; invita gli Stati membri a garantire un'istruzione inclusiva ed evitare la segregazione nelle aule scolastiche, al fine di dare ai minori pari opportunità all'inizio della loro vita e di spezzare il circolo vizioso della povertà dalla prima infanzia;

10. invita gli Stati membri e la Commissione a stanziare risorse aggiuntive per sostenere i minori con disabilità, ritardi nello sviluppo e/o esigenze particolari; osserva che tali risorse dovrebbero integrare ulteriormente l'educazione e la cura per la prima infanzia, nonché la razionalizzazione delle esigenze dei minori in tutti i servizi essenziali, l'individuazione precoce dei rischi e l'accesso ai servizi di intervento per la prima infanzia; sottolinea che l'abbandono scolastico precoce è strettamente correlato ai bambini provenienti da contesti svantaggiati e segnati da privazioni; chiede un'identificazione chiara basata sull'individuazione precoce dei fattori di rischio che contribuirebbero a individuare tali soggetti e chiede l'elaborazione di piani su misura per l'istruzione dei minori, che comprendano anche l'istruzione non formale e le attività artistiche e sportive extrascolastiche; raccomanda che gli insegnanti, gli educatori e le altre persone responsabili collaborino con gli istituti legati ai contesti educativi, quali le organizzazioni di assistenza per lo sviluppo di servizi integrati, al fine di fornire un sostegno parallelo alle famiglie e ai minori colpiti da casi di abbandono scolastico; invita gli Stati membri ad adeguare le strutture e il materiale didattico dell'educazione, dell'assistenza e delle scuole della prima infanzia alle esigenze dei minori con disabilità, utilizzando metodi inclusivi;

11. invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per garantire che tutti i bambini bisognosi ricevano almeno un pasto gratuito, sano e caldo al giorno e li incoraggia a fornire un'alternativa adeguata quando i bambini non vanno a scuola, esaminando al contempo le buone pratiche esistenti; invita gli Stati membri ad assicurare l'accesso alle mense scolastiche e afferma, quale principio, che a nessun minore bisognoso nell'UE dovrebbe mai essere negato un pasto a scuola; osserva che la percentuale di minori a rischio di povertà o di esclusione sociale che non possono permettersi un pasto nutriente ogni due giorni è scesa dal 25,82 % nel 2008 al 16,04 % nel 2021 e rileva che molti paesi hanno registrato un deterioramento nella prestazione di servizi durante gli ultimi anni di crisi;

12. sottolinea che, nel 2022, il 5 % delle famiglie a basso reddito con figli nell'UE aveva esigenze mediche insoddisfatte e che i piani d'azione nazionali hanno identificato diverse esigenze insoddisfatte nel settore sanitario; invita gli Stati membri a istituire, rafforzare e adattare i loro sistemi sanitari al fine di eliminare qualsiasi forma di discriminazione e a garantire a tutti i minori bisognosi parità d'accesso all'intervento precoce e a servizi sanitari di qualità, compresi i servizi dentistici, oftalmologici e psicologici; invita gli Stati membri a includere nei loro piani d'azione nazionali l'accesso all'assistenza sanitaria materna, neonatale e infantile;

13. sottolinea che la povertà abitativa è tuttora una delle cause e delle conseguenze della povertà infantile, dal momento che è legata alla povertà energetica e a condizioni di vita precarie; evidenzia che il 21,6 % dei minori dell'UE risultava a rischio di povertà o di esclusione sociale nel 2022[12], anche a causa dell'onere sproporzionato dei costi degli alloggi; manifesta preoccupazione per il fatto che per troppi minori le risorse idriche e le strutture igienico‑sanitarie di base restino inaccessibili, in particolare per i minori più vulnerabili ed emarginati; invita gli Stati membri a garantire l'accesso a tali risorse e strutture sia a casa che a scuola; ribadisce la sua richiesta alla Commissione e agli Stati membri di fare in modo che la questione degli alloggi diventi uno dei cardini del piano d'azione del pilastro europeo dei diritti sociali; invita la Commissione a sviluppare urgentemente una strategia integrata a livello dell'UE che includa soluzioni pubbliche per alloggi sociali, non segregati e a prezzi accessibili, e a creare un quadro favorevole affinché le autorità nazionali, regionali e locali possano garantire alloggi di qualità sicuri, salubri, accessibili e a prezzi abbordabili per tutti; invita pertanto gli Stati membri a progettare, valutare e rivedere le loro politiche in materia di alloggi sociali e i sistemi di prestazioni abitative al fine di rispondere meglio alle esigenze delle famiglie e dei minori vulnerabili, compresi quelli con disabilità, attribuendo loro priorità nella fornitura di alloggi sociali e nella pianificazione della politica energetica;

14. incoraggia gli Stati membri a ridurre gli ostacoli pratici e amministrativi nell'accesso ai servizi essenziali, mantenendo le procedure semplici e accessibili, sia online che offline, e accettando autocertificazioni qualora i documenti necessari non possano essere reperiti;

15. invita gli Stati membri a promuovere attività di sensibilizzazione e ad accrescere la consapevolezza in modo proattivo in merito alla garanzia europea per l'infanzia e ai servizi essenziali di cui i minori e le famiglie possono beneficiare; chiede di sostenere gli enti locali e regionali affinché istituiscano sportelli unici all'interno delle strutture esistenti per fornire ai minori e alle famiglie un accesso mirato alle informazioni sull'individuazione precoce e sull'intervento nella prima infanzia, nonché sostegno mirato per accedere alla sicurezza e all'assistenza sociale, e orientamento sull'accesso a misure specifiche locali per l'inclusione sociale;

16. invita gli Stati membri a mettere in atto misure complementari per garantire che il trasporto pubblico sia accessibile a tutti i bambini bisognosi, compresi i minori con disabilità, i minori che vivono nelle zone rurali e i minori provenienti da un contesto migratorio;

17. sottolinea l'importanza fondamentale di integrare servizi di qualità per i minori bisognosi (cura dell'infanzia gratuita, assistenza sanitaria, istruzione e alloggi adeguati) in un approccio coordinato volto a ridurre la povertà infantile; osserva che servizi integrati e completi dovrebbero essere inclusivi e accessibili a tutti i bambini fin dalla prima infanzia, con un approccio focalizzato sulla gestione di ciascun caso per interventi su misura; sottolinea che questi servizi sono essenziali per soddisfare le esigenze individuali di tutti i bambini e delle loro famiglie affinché possano uscire dalla povertà e per favorire la loro inclusione nella società, anche tenendo conto dell'equilibrio tra vita professionale e vita privata dei genitori, della loro partecipazione al mercato del lavoro e del sostegno alla genitorialità;

18. sottolinea la necessità che gli Stati membri investano in sistemi e politiche di protezione sociale, quali regimi di reddito minimo adeguato e salari minimi, come strumenti per sostenere le famiglie più vulnerabili nell'UE; invita tutti gli Stati membri ad adottare e attuare rapidamente la raccomandazione del Consiglio del 30 gennaio 2023 relativa a un adeguato reddito minimo che garantisca l'inclusione attiva[13] e la direttiva (UE) 2022/2041 relativa a salari minimi adeguati nell'Unione europea[14]; ribadisce che è fondamentale che il sostegno al reddito e il reddito minimo non contribuiscano alla dipendenza sociale e ritiene che debbano piuttosto essere combinati con incentivi e strumenti di sostegno, che consentano l'adozione di misure attive per il mercato del lavoro, finalizzate al (re)inserimento di chi è in grado di lavorare, per spezzare il circolo vizioso della povertà e della dipendenza dal sostegno pubblico per le singole persone e le loro famiglie; esprime preoccupazione in merito alla recente decisione del governo italiano di decurtare il programma di reddito minimo che forniva supporto a circa 3,6 milioni di persone, in particolare per l'impatto provocato sui minori, il che risulta in contraddizione con la tendenza generale nell'UE di contrastare la povertà e l'esclusione sociale;

19. ribadisce il suo invito a elaborare una strategia globale e integrata contro la povertà con l'obiettivo della riduzione della povertà anche per la povertà infantile; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire l'esercizio del diritto dei bambini a un alloggio adeguato, anche fornendo il relativo sostegno ai genitori che hanno difficoltà a mantenere o ad accedere a un alloggio, affinché rimangano con i loro figli, con particolare attenzione ai giovani adulti che escono dagli istituti di assistenza all'infanzia; invita gli Stati membri ad adottare una politica mirata in materia di alloggi per i minori, basata su dati specifici relativi ai minori riguardanti la deprivazione e l'esclusione abitative tra i minori; sottolinea la necessità di facilitare l'accesso all'edilizia sociale, razionalizzando e semplificando le procedure a livello locale e nazionale, aumentando in modo significativo la spesa pubblica in materia di alloggi, che rimane altamente frammentata nell'UE, e rafforzando i contributi finanziari e i sussidi destinati alle famiglie bisognose, per rendere gli affitti più abbordabili; invita gli Stati membri ad adottare misure volte a proteggere dallo sfratto le famiglie vulnerabili con figli e a rafforzare la presenza dei servizi sociali nelle aree ad alto rischio di esclusione sociale e tra le comunità emarginate;

20. sottolinea che la garanzia europea per l'infanzia, così come la garanzia per i giovani, presenta il potenziale di innescare un cambiamento strutturale positivo in termini di capacità degli Stati membri di pianificare e realizzare i servizi essenziali; invita gli Stati membri a garantire coerenza e sinergie tra la garanzia europea per l'infanzia, quale strategia contro la povertà, e la garanzia per i giovani rafforzata, quale politica attiva del mercato del lavoro, al fine di coprire l'intero arco di vita dalla nascita all'età adulta, in particolare riguardo al ruolo delle misure di integrazione nel mercato del lavoro e individuando i gruppi destinatari, i servizi disponibili e il fabbisogno di competenze; sottolinea che, negli anni a venire, i dati dovrebbero essere raccolti e analizzati per valutare come la garanzia per l'infanzia e la garanzia per i giovani rafforzata hanno operato in sinergia o se è necessario apportare miglioramenti a entrambi i programmi; invita gli Stati membri a mobilitare partenariati tra gli attori istituzionali ai diversi livelli e con le organizzazioni della società civile e le parti sociali;

21. invita gli Stati membri a sfruttare il potenziale della garanzia per l'infanzia, al fine di garantire a tutti i bambini nell'UE ambienti basati sulla comunità e la famiglia, attuando la riforma dei sistemi di assistenza e protezione dei minori e rafforzando i sistemi di protezione sociale nazionali;

Finanziamento della garanzia europea per l'infanzia

22. ribadisce la sua richiesta di un aumento urgente dei finanziamenti per la garanzia europea per l'infanzia con un bilancio specifico di 20 miliardi di EUR per il periodo 2021-2027, che deve essere integrato nel quadro finanziario pluriennale riveduto e nell'FSE+ rafforzato; deplora profondamente il fatto che la proposta della Commissione sulla revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale non rifletta la richiesta formulata da tempo dal Parlamento europeo di un aumento urgente del finanziamento destinato alla garanzia europea per l'infanzia; sottolinea che la povertà infantile è un problema europeo che colpisce tutti i paesi dell'UE; invita tutti gli Stati membri, non solo quelli con un tasso di rischio di povertà o di esclusione sociale superiore alla media dell'UE, a intensificare i propri sforzi finanziari al di sopra della concentrazione tematica del 5 % indicata nell'FSE+ e ad accrescere la propria ambizione nell'investire maggiormente nell'infanzia, poiché si tratta di un investimento sociale prezioso, valutando la possibilità di rivedere i propri programmi operativi nazionali nell'ambito dell'FSE+ e dedicando loro risorse adeguate; pone in evidenza la necessità di introdurre una concentrazione tematica vincolante per tutti gli Stati membri contestualmente alla prossima revisione dell'FSE+; invita la Commissione a integrare nell'esercizio del semestre europeo una valutazione degli impegni e delle riforme strutturali degli Stati membri nei settori fondamentali interessati dalla garanzia per l'infanzia e a includere un chiaro legame alle risorse stanziate per tali obiettivi nel quadro dell'FSE+ e di altri strumenti finanziari;

23. invita la Commissione a valutare la qualità della spesa per i minori e, in particolare, a valutare l'uso efficace e coerente dell'importo di 8,9 miliardi di EUR stanziato per la garanzia europea per l'infanzia nel quadro dell'FSE+; chiede alla Commissione, nell'ambito della revisione intermedia della garanzia per l'infanzia, di proporre opzioni per creare sinergie e combinare diverse fonti di finanziamento, come il Fondo europeo di sviluppo regionale, InvestEU, NextGenerationEU e il dispositivo per la ripresa e la resilienza, il Fondo Asilo, migrazione e integrazione e ReactEU, ed EU4Health ed Erasmus+; esorta la Commissione e gli Stati membri a tenere conto dell'impatto dell'aumento del costo della vita sull'attuazione della garanzia per l'infanzia, in modo tale che l'inflazione non riduca la capacità del programma di realizzare l'obiettivo di eliminare la povertà infantile; sottolinea la necessità di monitorare attentamente l'attuazione degli investimenti e delle riforme nel quadro delle politiche per il pilastro dedicato alla prossima generazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza adottati dagli Stati membri, allo scopo di valutare accuratamente il conseguimento dei traguardi e degli obiettivi delle misure volte a migliorare l'accessibilità economica, la qualità e l'inclusività dei servizi di educazione e cura della prima infanzia; pone in evidenza che, in termini generali, gli obblighi di comunicazione relativi al dispositivo per la ripresa e la resilienza hanno determinato la disponibilità di obiettivi e dati più dettagliati e misurabili sulla spesa in tale settore di intervento; deplora, tuttavia, il fatto che in taluni casi le autorità degli Stati membri abbiano omesso di produrre cifre sufficientemente chiare riguardo agli obiettivi previsti e alle misure effettivamente realizzate, ad esempio per quanto riguarda il numero dei nuovi posti negli asili e l'aumento della copertura dei servizi di educazione della prima infanzia; richiama la necessità di garantire a livello finanziario e strutturale il mantenimento della capacità e della copertura estese dei servizi di educazione e cura della prima infanzia, una volta esauriti gli investimenti straordinari nel quadro dei piani nazionali di ripresa e resilienza; sottolinea la necessità di coordinare i piani nazionali di ripresa e resilienza in tale settore con gli obiettivi della garanzia per l'infanzia e con le risorse già stanziate a titolo dell'FSE+ e degli altri fondi strutturali europei, al fine di promuovere le sinergie, evitare sovrapposizioni nei finanziamenti e garantire la sostenibilità a lungo termine delle misure proposte;

24. chiede agli Stati membri di garantire che si faccia il miglior uso possibile dei fondi nazionali e dell'UE disponibili e li invita a esplorare meccanismi di finanziamento innovativi, compresi i partenariati pubblico-privato; incoraggia gli Stati membri a collaborare con la Banca europea per gli investimenti e a investire in infrastrutture sociali per l'infanzia e le famiglie; invita gli Stati membri a fornire fondi nazionali supplementari a integrazione delle misure definite nei piani d'azione nazionali relativi alla garanzia per l'infanzia;

25. invita la Commissione a collaborare ulteriormente con gli Stati membri fornendo competenze tecniche su misura attraverso lo strumento di sostegno tecnico al fine di incentivare la capacità tecnica per attuare la garanzia europea per l'infanzia, attuando riforme concernenti le politiche relative all'infanzia e sviluppando riforme atte a migliorare l'inclusione e la qualità dei servizi destinati ai minori in situazioni vulnerabili; osserva che il sostegno dovrebbe essere incentrato sullo sviluppo di programmi nazionali e di regimi di sovvenzioni derivate per raggiungere i gruppi destinatari di minori individuati, creare quadri nazionali di monitoraggio in linea con le norme europee e formulare orientamenti per contribuire a migliorare la qualità degli indicatori, del monitoraggio e della valutazione nazionali;

26. invita la Commissione a eliminare gli oneri amministrativi per garantire finanziamenti diretti, adeguati e facilmente accessibili a livello regionale e locale al fine di stimolare gli investimenti nelle infrastrutture sociali e aumentare la capacità dei servizi locali e regionali di sperimentare nuovi modelli e soluzioni innovative per ridurre la povertà infantile; sottolinea la necessità di fornire agli enti locali e regionali e ai comuni un sostegno adeguato per attuare le misure contemplate nei piani, in particolare nelle zone più rurali; invita la Commissione a garantire che gli inviti a presentare proposte e le opportunità di finanziamento raggiungano tutte le parti interessate, comprese le organizzazioni della società civile che lottano contro la povertà infantile; accoglie con favore il modello di assistenza flessibile ai territori (FAST-CARE) che fornisce un finanziamento agli enti locali e regionali e alle organizzazioni della società civile;

27. invita la Commissione e gli Stati membri a continuare a investire nella cura basata sulla famiglia e la comunità per garantire una transizione efficace dall'assistenza istituzionale;

Partecipazione delle parti interessate a tutti i livelli

28. invita gli Stati membri a coinvolgere le parti interessate a tutti i livelli nella revisione e nell'attuazione dei loro piani d'azione nazionali, al fine di costruire partenariati solidi in grado di rafforzare ed estendere la titolarità e l'impegno; sottolinea l'importanza di coinvolgere la società civile, il personale addetto all'educazione e cura della prima infanzia, i prestatori di servizi e i gruppi vulnerabili, nonché di facilitare la partecipazione significativa, inclusiva e sicura dei minori, delle loro famiglie e delle organizzazioni della società civile che rappresentano i minori e i loro prestatori di assistenza, nello sviluppo e nell'attuazione del quadro di monitoraggio e valutazione; evidenzia, a tal riguardo, l'importante ruolo svolto dalla piattaforma europea per la lotta contro la deprivazione abitativa nella condivisione di esperienze e raccomandazioni politiche nel contrastare la deprivazione abitativa;

29. invita gli Stati membri a sostenere partenariati locali per i minori tra servizi guidati dai comuni e altri prestatori di servizi, comunità locali, genitori e bambini, scuole, organismi di beneficenza, parti sociali, organizzazioni della società civile e attori del settore privato, al fine di massimizzare le risorse e il loro utilizzo efficiente nell'attuazione della garanzia europea per l'infanzia; osserva che i partenariati locali dovrebbero garantire un approccio partecipativo allo sviluppo, all'attuazione e al monitoraggio della garanzia per l'infanzia a livello locale, assicurando che la responsabilità al riguardo sia condivisa; suggerisce la creazione di uno strumento di assistenza tecnica per gli enti locali e regionali e i comuni al fine di accrescere la loro capacità per pianificare e fornire i servizi correlati alla garanzia per l'infanzia e di massimizzare il potenziale dei fondi dell'UE in tale settore;

Governance della garanzia europea per l'infanzia

30. invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare un solido quadro di governance a livello nazionale e dell'UE, con una chiara responsabilità politica e leadership, garantendo un'interazione integrata e riuscita tra la garanzia per l'infanzia, i quadri e le strategie nazionali e l'agenda sociale e per l'equità dell'UE, compreso il semestre europeo; sottolinea la necessità di una governance multilivello, con responsabilità congiunte e strategie coordinate tra i livelli locale, regionale, nazionale e dell'UE, che preveda la revisione delle pertinenti strategie esistenti per prevenire e mitigare la povertà infantile;

31. sottolinea che i coordinatori nazionali devono avere un'influenza sufficiente e risorse finanziarie e umane adeguate e necessitano di un forte mandato per coordinare in maniera efficace ed efficiente l'attuazione dei piani d'azione nazionali; pone in evidenza che gli Stati membri hanno nominato come coordinatori nazionali soggetti dai profili molto diversi; evidenzia che tale eterogeneità non dovrebbe tradursi in risultati disomogenei nella realizzazione della garanzia europea per l'infanzia; sottolinea il ruolo fondamentale dei coordinatori nazionali nel contesto della governance della garanzia europea per l'infanzia, segnatamente nella loro funzione e responsabilità di coordinare le strategie a livello locale, regionale, nazionale e dell'UE; invita i coordinatori a riferire debitamente ogni due anni sui progressi compiuti in merito a tutti gli aspetti della garanzia per l'infanzia e a procedere periodicamente allo scambio delle migliori pratiche con i loro omologhi nazionali; invita la Commissione a garantire un coordinamento istituzionale rafforzato;

 32. ribadisce l'invito formulato nella sua risoluzione del 29 aprile 2021 sulla garanzia europea per l'infanzia a valutare la possibilità di istituire un'Autorità europea per i minori; esorta la Commissione a effettuare una valutazione d'impatto sull'istituzione dell'Autorità europea per i minori, con un mandato in relazione a un sistema permanente di monitoraggio, sostegno e cooperazione tra la Commissione, gli Stati membri, i coordinatori nazionali e le parti interessate pertinenti, compresi i garanti per l'infanzia o altre autorità nazionali che si occupano dei diritti dei minori, agenzie dell'UE, istituzioni e organizzazioni della società civile; osserva che, tra le altre cose, la valutazione d'impatto dovrebbe esaminare in che modo tale organismo dovrebbe:

 

– monitorare lo sviluppo dei piani d'azione nazionali relativi alla garanzia per l'infanzia e le pertinenti tendenze a livello dell'UE;

– adoperarsi, insieme a Eurostat e al sistema statistico europeo, compresi gli uffici statistici nazionali, per lo sviluppo e la raccolta armonizzati di dati quantitativi e qualitativi in tutti gli ambiti pertinenti ai fini dell'attuazione degli obiettivi della garanzia europea per l'infanzia e di altre politiche relative all'infanzia;

– promuovere lo scambio di pratiche tra gli Stati membri e altre parti interessate pertinenti, anche partecipando a iniziative congiunte che promuovano partenariati tra gli Stati membri e altre parti interessate pertinenti;

– sostenere gli Stati membri nel seguito dato alle pertinenti raccomandazioni specifiche per paese formulate nell'ambito del semestre europeo;

– riflettere sugli aggiornamenti agli orientamenti stabiliti nella raccomandazione del Consiglio sulla garanzia europea per l'infanzia al fine di garantirne la piena ed effettiva attuazione;

– lavorare in stretta collaborazione con le parti interessate, gli esperti scientifici e i professionisti pertinenti e consultare regolarmente i forum per l'infanzia;

– promuovere campagne di sensibilizzazione e iniziative simili;

– sostenere l'estensione della garanzia europea per l'infanzia ai paesi in via di adesione e incoraggiarli ad attuarla;

– sensibilizzare in merito allo strumento di sostegno tecnico e all'uso combinato dell'FSE+ e di altri fondi dell'UE per realizzare la garanzia per l'infanzia;

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33. incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

Ultimo aggiornamento: 20 novembre 2023
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