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Resoconto integrale delle discussioni
Venerdì 20 settembre 1996 - Strasburgo Edizione GU

4. Protezione dei vitelli

  Presidente . – L'ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A4‐0261/96) dell'onorevole Rosado Fernades, a nome della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla proposta di direttiva del Consiglio (COM(96)0021‐C4‐0133/96‐96/0029(CNS)) recante modifica della direttiva 91/629/CEE, che stabilisce le norme minime per la protezione dei vitelli.

  Rosado Fernandes (UPE), relatore. – (PT) Signora Presidente, vorrei inserire questa mia relazione nella realtà che stiamo vivendo in termini di carne bovina. Si tratta di una relazione importante dal punto di vista filosofico, poiché ci sono correnti di pensiero e di comportamento che si confrontano nell'analisi del problema. Evidentemente ritengo che qualsiasi sforzo volto al miglioramento della condizione animale è lodevole e naturalmente altrettanto lodevole è qualsiasi sforzo atto a non provocare una crisi ancor più grave nel settore della carne bovina. Comunque è difficile rendere compatibili le due cose.

Penso tuttavia che le informazioni che ci provengono dai vari comitati d'inchiesta sulla BSE relativamente alla non osservanza delle ragionevole proposte di presentate da questo Parlamento mi spingono a essere cauto. Anticipare i tempi che la Commissione aveva stabilito nella sua prima direttiva del 1991, ignorare lo sforzo di investimento fatto dagli allevatori di vitelli negli ultimi anni impedendo l'ammortamento dell'investimento effettuato e accelerando così la crisi, significa distruggere rapidamente il settore della carne bianca di vitello. Potrebbe infatti diventare una crisi molto grave poiché sono in gioco 840.000 tonnellate di carne di vitello prodotte come carne bianca in Europa. Solo una bassa percentuale è carne rossa e anche in questo settore accadrebbe la stessa cosa se la crisi dovesse continuare poiché provocherebbe il fallimento e la disoccupazione delle 40.000 famiglie occupate in questa produzione. Non c'è alcun dubbio che il latte in polvere usato finora nella fase preruminante per alimentare gli animali non verrà più venduto e lo stesso vale per il siero del latte anzi rappresenterà un fattore inquinante.

Tutti sappiamo che l'applicazione di queste misure richiede tempo. Proponiamo che ci sia un lasso di tempo per consentire alle aziende di adattarsi alle nuove regole. La Commissione ha l'abitudine, per trovare la giustificazione a determinate misure più rapide, di convocare dei comitati veterinari. Io rispetto molto la scienza ma come dicevano i medioevali, sono amico di Platone ma anche amico della verità. La verità è che non sempre la scienza è imparziale, molte volte essa cede alle pressioni di chi la finanzia, soprattutto quando gli scienziati sono funzionari pubblici, anch'io lo sono stato, questo non significa che non lavorino in buona fede. La verità è che ci sono state delle relazioni contraddittorie per quanto riguarda il benessere dei vitelli, per quanto riguarda l'emoglobina e l'alimentazione dei vitelli.

Chiaramente se io parlassi soltanto del modo in cui gli animali vengono alloggiati vedrei il problema in modo frammentario e senza interesse alcuno. Quindi, estrapolando questo aspetto da una dialettica che ritengo unicamente pura chiacchiera, ho proposto ai colleghi, e mi pare di esserci riuscito, di presentare degli emendamenti che hanno notevolmente arricchito la proposta della Commissione. Sono loro grato perché la loro opinione è contraria alla mia. Dobbiamo allora affrontare una problema di natura sociale, poiché la situazione della carne bovina può aggravarsi ulteriormente in Europa. Sappiamo tutti che gli animali dovranno essere abbattuti in età inferiore rispetto a quanto avviene adesso e non ho alcun dubbio che un modo per risolvere il problema del benessere dei vitelli e di abbatterli in età più giovane e con peso inferiore affinché stiano più a loro agio e non debbano aspettare a lungo. Per quanto concerne la possibilità di socializzazione sono in parte d'accordo, e quindi con un atteggiamento che ritengo sensato ho accettato molti emendamenti e sono disposto a assumere le conseguenze di quello che ho scritto.

  Olsson (ELDR), relatore per parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori. – (SV) Signora Presidente, negli ultimi dieci anni il consumo di carne di vitello è andato regolarmente diminuendo, e una possibile causa può essere il fatto che si è cominciato a parlare delle condizioni di allevamento dei vitelli in Europa. Oggigiorno il consumatore consapevole non solo critica il sapore della carne, ma è anche naturalmente attento ai metodi di produzione e agli aspetti etici. Soltanto una normativa comunitaria efficiente e credibile potrà restituire la fiducia ai consumatori.

In qualità di relatore della commissione per l'ambiente, propongo una serie di misure con lo scopo di migliorare l'ambiente di vita dei vitelli. Il recinto dei vitelli deve essere strutturato in modo tale che vi sia uno spazio asciutto su cui l'animale può sdraiarsi. Le dimensioni dei recinti devono essere indicate nella normativa in maniera tale che si possa controllare l'adempimento alla legge. Inoltre, i vitelli devono essere trasferiti in recinti di grandi dimensioni dopo l'ottava settimana d'età onde assecondare il comportamento naturale di animale di gruppo.

La mia proposta di migliorare le condizioni di allevamento mira innanzitutto ad assicurare un miglior trattamento degli animali, ma anche a rafforzare la fiducia dei consumatori nella carne di vitello europea. Quale unico organo dell'Unione eletto direttamente, il Parlamento europeo riveste una responsabilità particolare. Le rivendicazioni dei consumatori di buoni prodotti alimentari ottenuti con grande cura degli animali e rispetto della natura devono essere prese con molta serietà, e l'inasprimento dei requisiti minimi comuni voluti dal Parlamento europeo per l'allevamento dei vitelli in Europa rappresenta un passo considerevole verso codesto obiettivo.

  Hardstaff (PSE).(EN) Signora Presidente, devo purtroppo essere in disaccordo con il nostro relatore quando sembra voler affermare che sia più importante produrre carne bianca che non allevare gli animali nel modo più umano possibile. In realtà è possibile ottenere carne bianca di vitello senza dover ricorrere a quei metodi assai crudeli che vengono adottati nell'Unione europea, o almeno in alcuni Stati membri.

Grazie al collega, onorevole Sonneveld, ho avuto l'opportunità di visitare all'inizio dell'anno con due parlamentari britannici un allevamento di vitelli nei Paesi Bassi. Qui i giovani animali vengono allevati in recinti collettivi invece che in box individuali. Vengono nutriti con mais e latte per evitare che diventino anemici. Ci è stato assicurato che la carne prodotta è bianca e di prima qualità e che viene commercializzata molto bene a livello europeo.

È chiaro che vi potrebbero essere dei problemi finanziari per alcuni produttori chiamati a sostituire i box esistenti con nuovi recinti. Abbiamo pertanto presentato un emendamento che prevede un'assistenza a tal fine e che vi invito a sostenere. Invito l'Aula a votare a favore di tutti quegli emendamenti che chiedono di anticipare le presenti proposte e contro tutti quelli che propongono di rinviare ulteriormente questo genere di miglioramenti per gli animali o che, anzi, consentono scappatoie per mantenere invariata la situazione attuale.

Nell'Unione europea non dovremmo mantenere prassi di allevamento crudeli e vergognose. Chiedo il vostro sostegno per gli emendamenti menzionati.

  Provan (PPE).(EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare il nostro relatore per il lavoro svolto. Se sulla presente questione non sono pienamente d'accordo con lui, posso dire che nel complesso condivido la proposta della Commissione, anche se, come la onorevole Hardstaff, vorrei che il tutto trovasse un'attuazione più veloce.

Dalla relazione del comitato scientifico veterinario emerge piuttosto chiaramente che l'allevamento di vitelli in box individuali produce gravi problemi per quanto riguarda il benessere degli animali, per cui ritengo che il periodo di graduale abbandono di tale metodo non debba superare i cinque anni. Forse non tutti sanno che vitelli di uno‐tre settimane raggiungono un'azienda dopo essere stati trasportati in apposite gabbie da varie parti della Comunità. Un periodo di tre settimane è sufficiente per consentire ai vitelli di ambientarsi e per riconoscere e trattare eventuali problemi sanitari. Dopodiché è preferibile raggruppare al più presto gli animali. I giovani vitelli sono animali gregari e sviluppano molto presto l'istinto del branco. Ritengo pertanto che negare ad un vitello tale possibilità rappresenti un rischio per il futuro.

Credo che la relazione e gli emendamenti oggi in esame possano essere accettati da tutti. Non si tratta di un problema così urgente come altri che abbiamo discusso questa mattina. Tuttavia, è da molto tempo che se ne parla e sarebbe opportuno prendere ora una decisione. Credo inoltre che si debba fare qualcosa per tentare di incoraggiare il futuro della produzione di carne di vitello e per aiutare il consumatore a capire che i vitelli vengono allevati in modo sano e corretto, senza trascurare gli aspetti collegati al benessere degli animali.

  Sjöstedt (GUE/NGL).(SV) Signora Presidente, qui si tratta di vedere fino a che punto si considera l'animale come essere vivente e cosciente oppure come cosa morta. Io penso che debba essere visto come un essere vivente, e quindi si deve tener conto del suo comportamento naturale, il suo bisogno di spazio e la sua natura di animale di gruppo. Non si deve inoltre nemmeno trascurare la sua alimentazione naturale.

Le obiezioni mosse sono, in pratica, grossolanamente economiche, mentre noi ragioniamo da un punto di vista etico. Vorrei però invitare un attimo a riflettere i sostenitori della teoria economica: qual'è il motivo oggigiorno per il quale la gente non vuole più mangiare questa carne? Sono, fra l'altro, i metodi brutali di allevamento, l'aggiunta di additivi non naturali ai mangimi e l'inutile trasporto degli animali per lunghe distanze. Sono queste le cause che minacciano un buon funzionamento del comparto della carne in Europa, non il fatto che non si possano mettere i vitelli in recinti più lunghi o altre forme brutali di allevamento. Perciò, noi voteremo a favore delle proposte d'emendamento intese ad inasprire le norme e contro quelle che peggiorerebbero ulteriormente la proposta della Commissione.

  Barthet‐Mayer (ARE).(FR) Ieri l"altro sera mi trovavo non lontano da qui, sui Vosgi, presso un allevatore della valle di Munster. I vitelli se ne stavano tranquillamente allineati nella stalla con le madri mentre altri erano installati su pagliericci in box di circa 6m2. Erano sani, belli e, indubbiamente, potenzialmente deliziosi.

Un animale giovane che soffre non produce buona carne. L"attuale sistema di allevamento dei vitelli stipati in recinti individuali va modificato, senza per questo cadere nell"assurdo. Bisognerà concedere agli allevatori un periodo di tempo sufficiente per adeguare le strutture e, per ottenere tali adeguamenti, bisognerà aiutarli finanziariamente e non penalizzarli ingiustamente.

Ho presentato, a nome del mio gruppo, diversi emendamenti in tal senso, il primo dei quali riguarda una definizione dei tipi di vitelli, per eliminare qualsiasi ambiguità, mentre un altro concerne un limite fisico di allevamento, fino ad un massimo di 110 kg per carcassa, limite più facile da controllare di quanto non siano l"età dell"animale o altri fattori. Mi auguro che, in un prossimo futuro, tutti i vitelli siano allevati come nell"esempio che ho citato, in nome di una nuova etica di produzione e di tutela del consumatore, incoraggiando l"allevamento tradizionale dei vitelli mediante l"allattamento materno.

  Fischler , Membro della Commissione. – (DE) Onorevole signora Presidente, onorevole deputati, la protezione animale è, come sappiamo, una causa che va acquisendo una sempre maggiore rilevanza politica. Il Parlamento, nonché numerose associazioni per la protezione degli animali, hanno ribadito l'auspicio che la Comunità adotti provvedimenti efficaci in questo settore. La Commissione condivide il parere che siano necessarie decisioni comunitarie efficaci a tal riguardo.

L'opinione pubblica nell'Unione, ed in particolare i consumatori, seguono con notevole attenzione questa spinosa tematica. La Commissione comprende appieno tali preoccupazioni e, ve lo posso assicurare, attribuirà un'elevata priorità alla protezione animale. L'attuale proposta sulla protezione dei vitelli, elaborata sulla scorta della migliore perizia scientifica e tecnica disponibile, migliorerà considerevolmente i requisiti in materia di allevamento dei vitelli. Vorrei quindi ringraziare sentitamente i deputati, segnatamente il relatore, onorevole Rosado Fernandes, della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, e l'onorevole Olsson, della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, per il modo approfondito e positivo in cui hanno trattato la proposta.

A mio avviso, l'emendamento 2, la seconda parte dell'emendamento 7 e l'emendamento 25 comportano un effettivo miglioramento e potenziamento del testo, per cui li accolgo volentieri. Purtroppo, però, non posso accettare gli altri emendamenti per i seguenti motivi: gli emendamenti 1, 4, 9, 10, 11, 23, 24 e 26 non possono essere accolti in quanto attenuerebbero il divieto di detenzione in stalli individuali da noi previsto. A parere della Commissione, infatti, tale detenzione è deleteria per il benessere degli animali e non è neppure necessaria sotto il profilo sanitario, a meno che si tratti di vitelli giovanissimi o che il veterinario abbia deciso che l'animale deve essere isolato per motivi sanitari o di comportamento, per essere trattato in modo adeguato.

L'emendamento 4 limiterebbe il campo d'applicazione della direttiva agli allevamenti con oltre 10 vitelli, ma a nostro avviso la direttiva è importante per tutti vitelli, e non solo per quelli provenienti da allevamenti con più di dieci animali. Gli emendamenti 3, 21, 28 e 33 non sono accettabili per la Commissione in quanto il Consiglio decide quali parti della direttiva possano essere modificate dalla Commissione stessa. Gli emendamenti 5, 7 (prima parte), 22 e 31 non posso accettarli, in quanto valgono a tal proposito le disposizioni dell'allegato alla direttiva, che possono essere modificate dalla Commissione solo dopo una procedura di Comitato veterinario permanente.

Quanto all'emendamento 6, le disposizioni inerenti agli impianti costruiti o rinnovati fra il 1994 ed il 1998 sono già previste nell'attuale direttiva, che stabilisce che l'ulteriore utilizzo di tali stabilimenti non vada oltre il 31 dicembre 2010. A mio avviso, non vi è alcun motivo per discostarsi nuovamente da questo periodo transitorio decennale e prolungarlo oltre.

L'emendamento 8, a mio parere, è già contemplato dall'attuale direttiva e non fa altro che ribadire le disposizioni dell'articolo 7. L'emendamento 13 non può essere accolto, in quanto secondo noi le ripercussioni della proposta della Commissione sui costi dell'allevamento di vitelli sono del tutto sopportabili.

L'emendamento 27 non può essere accolto in quanto la proposta concernente lo spazio non si basa sulla relazione del Comitato scientifico veterinario. Neppure gli emendamenti 12, 14, 15, 16, 17, 19, 20, 32 e 34, volti a modificare la trasposizione temporale, possono essere accettati. La Commissione ha deciso un periodo decennale per due motivi: in primo luogo, la nuova proposta, recante data 2008, corrisponde alla direttiva attuale, che prevede lo stesso arco temporale; in secondo luogo, questo periodo è stato prescelto affinché non ne conseguano per gli agricoltori costi aggiuntivi, imputabili ad investimenti supplementari, che dovrebbero essere anticipati.

  Presidente . – Molte grazie, signor Commissario!

La discussione è chiusa.

Passiamo ora alla votazione.

Dichiarazioni di voto

 

  Martinez (NI).(FR) Signora Presidente, in questa questione dei vitelli in gabbia, come in gran parte delle questioni agricole, tutti sono vittime: sono vittime i vitelli, sono vittime gli allevatori costretti ad una folle iperproduttività che si spinge fino ai livelli rivelati dal problema della mucca pazza, e non sono certo che il consumatore ci guadagni.

Sono sensibile alle argomentazioni dell"on. Rosado Fernandes a proposito delle 100.000 tonnellate di siero di latte che avveleneranno il pianeta, delle 800.000 tonnellate di carne che destabilizzeranno ulteriormente il mercato, delle 42.000 famiglie che si ritroveranno a spasso, dell"emoglobina, del ferro, ecc.

Ma in realtà non si tratta di scegliere tra produttivismo e sentimentalismo, bensì tra un ordine naturale delle cose e un ordine che naturale non è. Prioritario è l"ordine naturale delle cose, che non è certo mettere i vitelli in campi di concentramento.

Le cose sono chiare: esiste un problema di costi legati all"adeguamento dei box: bisogna risolverlo e finirla, cominciando dai vitelli, con questa agricoltura assurda che ci ha portati fino alla crisi della vacca pazza. Così, stanno le cose, signora Presidente.

  van der Waal (EDN), per iscritto. – (NL) I problemi della qualità della vita degli animali sono in larga parte una conseguenza della tendenza generale dell'agricoltura all'intensificazione e all'aumento scalare. Uno sviluppo che è stato fortemente stimolato dalla linea di politica pubblica degli scorsi decenni. Sarebbe quindi ingiusto scaricare unilateralmente il problema della qualità della vita negli allevamenti di vitelli su questo settore. Le conseguenze socio‐economiche del nuovo regolamento devono essere seriamente valutate.

La stabulazione individuale dei vitelli deve essere limitata. Con questo metodo di produzione non si viene sufficientemente incontro alle esigenze elementari degli animali, per esempio della libertà di movimento e della possibilità di cibarsi. A grandi linee sono favorevole quindi alle proposte della Commissione. Facendo entrare in vigore le nuove direttive in teoria dal 2008 si sceglie un approccio realista, che dà alle aziende il tempo di adeguarsi.

Dubito invece del fatto che le aziende siano in grado finanziariamente di fare gli investimenti necessari. Malgrado l'opposizione sociale alla posta singola, rimane da chiedersi se il consumatore sia disposto a pagare di più per una carne prodotta in modo più rispettoso per gli animali. Per questo faccio un appello alla Commissione affinchè valuti maggiormente le conseguenze finanziarie e, se necessario, avanzi proposte per un sussidio temporaneo che stimoli il passaggio all'allevamento di gruppo.

Mi preoccupo inoltre delle aziende che volontariamente passano a questo tipo di allevamento. Siccome queste aziende hanno fatto grossi investimenti, per esempio nella costruzione di stalle, si trovano momentaneamente in una situazione finanziaria vulnerabile. Molti di questi allevamenti non rispondono alle norme stabilite. Se anche questi precursori dovranno adeguarsi alle nuove esigenze fissate per il 2008, saranno costretti a rinunciare alle misure già applicate in precedenza. Risulteranno quindi puniti per il loro buon comportamento. La proposta del relatore di concedere una proroga fino al 2013 alle aziende che già praticano l'allevamento di gruppo, merita quindi il nostro sostegno.

Infine ho ancora qualche dubbio sulla possibilità di controllare le nuove regole. La Commissione propone di definire la grandezza minima dei box in base alla grandezza del vitello. Le norme quindi crescono con la crescita dell'animale, il che rende difficile il controllo sul rispetto delle stesse. Le norme che indicano la grandezza del box in centimetri faciliterebbero il controllo. Respingendo l'emendamento relativo della commissione per l'ambiente abbiamo perso una possibilità.

(Il Parlamento approva la risoluzione legislativa)

***

  Breyer (V).(DE) Dato che, a mio avviso, abbiamo un interesse urgente a che la tematica bioetica sia trattata ancora oggi, e che in precedenza, al momento della votazione, non era forse chiaro a molti che il servizio d'interpretazione smette alle 13.00, e lei pensava che gli interpreti avrebbero lavorato più a lungo, sicché si correrebbe il pericolo di non poter adottare alcuna risoluzione per la seconda volta, vorrei pregarvi caldamente di votare solo sulla relazione Lulling senza discussione – in quanto punto urgente – e di aggiornare od esaminare senza discussione le altre relazioni. La pregherei di chiarirci ancora la procedura, altrimenti corriamo il rischio di dover stralciare il punto inerente alla bioetica dall'ordine del giorno.

Per questo motivo mi appello ancora una volta a lei – so che si potrebbe aprire ora un dibattito sul regolamento – affinché si consideri questo punto come questione urgente e si cerchi di anticipare la relazione senza discussione ed esaminare poi il punto bioetica.

  Lulling (PPE).(DE) Signora Presidente, sono pienamente d'accordo, in quanto devo dire una sola frase in merito alla mia relazione: devo cioè apportare una rettifica orale al nostro emendamento. Si tratta solo di questo, ma devo farlo, in quanto altrimenti l'Assemblea non saprebbe di cosa si tratta. Sarei d'accordo con la proposta.

  Presidente . – È molto difficile: abbiamo un ordine del giorno densissimo. Mi spiace, è quanto ha deciso l'Assemblea, anche con l'accordo dei presidenti di gruppo. Ho ancora otto punti all'ordine del giorno, e non posso semplicemente anticiparne uno. Non possiamo lavorare così. Se si giungerà a questo punto all'ordine del giorno e vi sarà ancora tempo, tutti dovranno limitarsi e lavorare celermente. Praticamente, possiamo rinunciare ad una discussione se gli oratori lo accettano, ma non posso procedere ora ad una modifica dell'ordine del giorno, in quanto abbiamo già votato in precedenza a tal riguardo. Non possiamo perdere tempo: se lavoreremo rapidamente, potremo anche votare in merito. Non vedo per ora altre possibilità.

  Liese (PPE).(DE) Rapidamente, penso che si debba ora chiarire in modo univoco se l'Assemblea è d'accordo di trattare le altre relazioni senza discussione. A questo punto potremmo farlo molto rapidamente. Chi non desideri farlo deve però sapere che reca la responsabilità del fatto che il Parlamento non si potrà pronunciare su questa scottante tenmatica, »Dignità umana e biomedicina».

  Presidente . – Onorevole Liese, è senz'altro un'ottima proposta, ma devo dire che la relazione è stata approntata dalle commissioni, e che qui si ha la possibilità di esprimersi in merito. Posso fare quanto segue: chiedere di volta in volta, quando si esaminano le singole relazioni, se gli oratori rinunciano ad intervenire. È l'unica cosa che posso fare.

  Martinez (NI).(FR) Signora Presidente, poco fa il mio collega, l"on. Jean‐Pierre Cot, doppiamente in collera, ha fatto un intervento pieno di buon senso. Se un tema come quello della bioetica è tanto importante quanto si dice – e importante lo è – non si può certo infilarlo frettolosamente in un emiciclo vuoto, tra due treni e due aerei. Onorevole Liese, concordo talmente sull"importanza del tema da essere contrario al fatto di trattarlo in questo modo. Per questo sarebbe stupido privarci del nostro tempo di parola per eludere un dibattito di fondamentale importanza.

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