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Discussioni
Mercoledì 15 dicembre 1999 - Strasburgo Edizione GU

13. Bovini e carne bovina: identificazione, registrazione ed etichettatura
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  Presidente. - L’ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0101/1999) presentata dall’onorevole Papayannakis a nome della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 820/97 del Consiglio, che istituisce un sistema di identificazione e di registrazione dei bovini e relativo all'etichettatura delle carni bovine e dei prodotti a base di carni bovine [COM(1999) 487 - C5-0241/1999 - 1999/0205(COD)].

Ha facoltà di parola l’onorevole Goodwill per una mozione di procedura.

 
  
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  Goodwill (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, desidero presentare una mozione di procedura: benché il rappresentante del Consiglio stasera non sia presente, vorrei sapere se la Commissione o un rappresentante del Segretariato del Parlamento sono al corrente di comunicati stampa, di cui ho potuto prendere visione, in cui si afferma che già ieri il Consiglio ha deciso di prorogare di 12 mesi il regime volontario, aggirando la procedura di codecisione e rendendo ininfluenti la discussione odierna e la votazione di domani.

 
  
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  Presidente. - Ha facoltà di parola l’onorevole Graefe zu Baringdorf per una mozione di procedura.

 
  
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  Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE). - (DE) Signor Presidente, intervengo in merito alla stessa questione. Non ritengo che la discussione odierna e quindi la votazione di domani siano diventate superflue, al contrario. Gradirei tuttavia un chiarimento a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale su come si debbano intendere tali dichiarazioni e conclusioni del Consiglio, sulla cui assenza mi aspetto una spiegazione da parte del Commissario Byrne prima della discussione. E’ evidente infatti che il Consiglio ha deciso, qualora il Parlamento europeo dovesse presentare emendamenti alla proposta di regolamento della Commissione, che non potrebbe approvare tale procedura semplificata, ossia accogliere la procedura di rinvio soggetta a codecisione. Approverebbe quindi un’altra proposta della Commissione sulla base del vecchio regolamento (CE) n. 820/97 che, ai sensi dell’articolo 19, prevede una disposizione di attuazione secondo la quale è ammessa una proroga di un anno. Il Consiglio deve aver deciso di dare la sua approvazione se la Commissione presenterà tale proposta formale.

E’ palese che la Commissione si muove su due fronti e, ovviamente, non possiamo rimanere indifferenti, signor Commissario se, mentre ci troviamo nel corso di una procedura di codecisione, la Commissione aggira tale codecisione con un modo di procedere ambiguo, annunciando al Consiglio una procedura diversa.

Avrei gradito sapere se da parte sua approva la posizione del Consiglio, secondo cui nel quadro della codecisione può essere accettata una procedura semplificata soltanto se il Parlamento non esercita il proprio diritto di modificare la proposta della Commissione al Consiglio, per dover poi constatare che, se facciamo uso di tale diritto, siamo in pratica esclusi dalla procedura di codecisione! Chiediamo un chiarimento in merito da parte del Commissario prima della discussione e mi rincresce, signor Commissario, doverglielo chiedere adesso. Il Consiglio non è presente, ma vorremmo ricevere una risposta prima della discussione e della votazione di domani. Ribadisco che ritengo urgente tale discussione come anche la votazione di domani, ovverosia l’approvazione della proposta di risoluzione. Su questo punto mi dissocio dall’onorevole Goodwill, mentre concordo con lui sulla necessità di una spiegazione.

 
  
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  Byrne, Commissione. - (EN) Signor Presidente, non so esattamente cosa mi si chieda ora. Ammesso che lei e gli onorevoli deputati siate d’accordo, potrei riferirvi in merito alle questioni che intendevo trattare con voi, oppure in alternativa potrei rispondere, per quanto possibile, al quesito posto dai due oratori precedenti in merito ai temi sollevati ieri in sede di Consiglio. Come giustamente sottolinea l’onorevole Graefe zu Baringdorf, non sono qui per rispondere a nome del Consiglio, ma sarò lieto di assistere il Parlamento per quanto io possa essere in grado di farlo.

Ho qui una copia delle conclusioni proposte ieri dalla Presidenza: prima di leggerle è doveroso sottolineare che quanto mi accingo a leggere equivale ad un orientamento politico assunto ieri in sede di Consiglio. Quest’ultimo ha preso nota che tale questione sarebbe stata discussa oggi in Parlamento, rinviando dunque alla chiusura di questo dibattito ogni decisione in merito. Il punto sarà sottoposto nuovamente ad uno dei Consigli entro la fine dell’anno, tenendo conto della decisione odierna del Parlamento. Ad ogni modo, se può esservi utile, sarò ben lieto di leggere il documento, che equivale non certo ad una conclusione o una decisione, quanto piuttosto ad un orientamento politico adottato ieri in sede di Consiglio.

Il Consiglio, dopo aver esaminato la proposta della Commissione volta a prorogare di un anno (dal 1o gennaio 2000 al 31 dicembre 2000) l’introduzione di un sistema obbligatorio di etichettatura delle carni bovine ed a mantenere, durante questo periodo, il sistema volontario di etichettatura previsto dal regolamento (CE) n. 820/97, ha adottato le seguenti conclusioni:

(1) Il Consiglio concorda sul seguente orientamento comune: la proposta della Commissione è accettabile senza alcun altro emendamento, se non l’aggiunta dell’articolo 37 all’articolo 152, paragrafo 4(b), come base giuridica;

(2) Qualora il parere formulato dal Parlamento europeo in sede di prima lettura della procedura di codecisione corrisponda all’orientamento comune di cui sopra, il Consiglio accetta tale risultato e adotta quindi l’atto proposto così emendato;

(3) In caso contrario, l’atto legislativo non può essere adottato prima del 31 dicembre 1999;

(4) Il Consiglio prende nota del fatto che, in tal caso, la Commissione intende sottoporre una proposta che abbia lo stesso obiettivo, ma si basi sull’articolo 19, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 820/97;

(5) Il Consiglio ha esaminato un documento di lavoro preparato a tal fine dai servizi della Commissione, il 14015/99, e ha preso nota dell’esistenza di un’ampia maggioranza a favore della sostanza del testo;

(6) Qualora la Commissione dovesse presentare una proposta formale di regolamento del Consiglio corrispondente al testo del documento di lavoro che ha ottenuto l’appoggio del Consiglio, il Consiglio adotterà il regolamento così proposto entro il 31 dicembre 1999;

(7) Il Consiglio farà del suo meglio per giungere al più presto ad una decisione sulle disposizioni in materia di etichettatura in consultazione col Parlamento europeo.

Questo è l’orientamento adottato ieri dal Consiglio “agricoltura”, che si è astenuto dal prendere una decisione riguardo alla discussione odierna in seno al Parlamento e alla decisione che il Parlamento adotterà domani.

 
  
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  Papayannakis (GUE/NGL), relatore. - (EL) Signor Presidente, dopo aver ascoltato l’intervento del Commissario Byrne che ho davanti a me, la nostra discussione non ha molto senso. Commissario Byrne, non è vero che il Consiglio non ha preso alcuna decisione; al contrario, ha decretato un rinvio di un anno. Il Consiglio sapeva che la Commissione avrebbe trovato un’altra soluzione della quale però noi non siamo stati messi al corrente. In poche parole, voi sapevate, e loro erano certi, che avreste trovato una soluzione, che può anche essere soddisfacente e venire approvata entro il 31 dicembre senza bisogno della procedura di codecisione. Si tratta dunque di una decisione del Consiglio e vi state prendendo gioco di noi.

Malgrado tutto ciò, onorevoli colleghi, devo presentare la mia relazione. Nel 1997, all’epoca della crisi della mucca pazza, è stato approvato il regolamento 820, che prevedeva l’identificazione e la registrazione dei bovini come procedura obbligatoria dal 1° luglio 1997; era prevista anche l’etichettatura dell’origine della carne e dei suoi derivati in modo volontario sino al 31 dicembre 1999 e obbligatorio dal 1° gennaio 2000. Per essere più chiaro, sottolineo che il regime volontario di ciascun paese o di taluni Stati non diventa automaticamente il regime obbligatorio di tutta l’Unione; tale passaggio può avvenire in base all’approvazione di norme generali di attuazione che avrebbero dovuto essere formulate dalla Commissione e approvate prima del 1° gennaio 2000. Siccome non è ancora stato concordato nulla, a partire dal 1° gennaio avremo un vuoto legislativo e il caos regnerà sui mercati semplicemente perché gli Stati membri hanno tardato nell’inviare le opportune relazioni alla Commissione, la quale a sua volta non ha fatto il suo dovere. Inoltre, il 15 novembre scorso la stessa Commissione è venuta a chiederci un rinvio di un anno, precisando che ciò verrà attuato in base ad un nuovo quadro giuridico, ai sensi dell’articolo 152 del Trattato di Amsterdam.

Signor Presidente, questi sviluppi mettono in difficoltà il Parlamento, il quale deve decidere se accettare la richiesta della Commissione, ammettendo il rinvio di un anno e in seguito la procedura di codecisione sulle norme di attuazione, oppure se presentare degli emendamenti che, come ci è già stato detto, il Consiglio non intende accogliere. Se i nostri emendamenti non verranno accolti, saremo di nuovo in difficoltà. In sede di commissione per l’ambiente, abbiamo espresso critiche estremamente dure nei confronti di Commissione e Consiglio. Non accettiamo il rinvio di un anno, ma proponiamo di ridurlo a otto mesi. Facendo riferimento agli emendamenti approvati dalla commissione per l’ambiente, signor Presidente, in sostanza siamo d’accordo con la proposta di evitare la procedura di codecisione, in modo da non perdere tempo e procedere celermente con il sistema obbligatorio. Come abbiamo visto, il Consiglio dà per scontato che tutto ciò non sia possibile e preferirebbe il rinvio di un anno, restando in attesa delle famose proposte che la Commissione ha già in tasca e che risolveranno il problema dell’attuazione.

Signor Presidente, credo che la situazione sia alquanto ingarbugliata e che nessuna delle procedure proposte garantisca una rapida introduzione dell’etichettatura obbligatoria della carne. Suppongo che il Consiglio organizzerà una riunione straordinaria molto presto, probabilmente prima di Natale, in modo da evitare un vuoto legislativo e il conseguente caos. Nel frattempo, si lascia da parte la procedura di codecisione, forse anche per colpa nostra. Signor Presidente, credo che dopo tutto sia logico pensare di potersi rivolgere alla Corte poiché si tratta di un caso palese di violazione delle norme.

Personalmente ritengo che nulla possa garantire una procedura più rapida. In ogni caso, propongo la soluzione della commissione per l’ambiente e spero si possa procedere più celermente verso l’etichettatura obbligatoria, magari con una metodologia di dubbia efficacia. Oggi abbiamo avuto modo di constatare quanto ciò sia importante per riuscire a comporre le divergenze tra i vari Stati membri e, quel che più conta per noi, quanto sia cruciale per la tutela dei consumatori. Se ci accorgeremo che nemmeno queste soluzioni urgenti di dubbia efficacia bastano, allora non potremo non ricorrere alla Corte nel caso in cui la maggioranza del Parlamento dimostri di avere il coraggio politico e la risolutezza necessari.

 
  
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  Kindermann (PSE), relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. - (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, già nel febbraio 1997 abbiamo discusso in Parlamento la questione dell’etichettatura delle carni bovine e ci siamo pronunciati a favore dell’immediata introduzione del sistema di etichettatura obbligatorio. Il Consiglio ha tuttavia deliberato dapprima un’etichettatura facoltativa, prorogando l’introduzione del sistema obbligatorio fino al 1o gennaio 2000. Adesso ci viene chiesto di approvare un ulteriore rinvio di un anno a causa del ritardo nell’applicazione dell’attuale regolamento (CE) n. 820/97. Unici responsabili di tali ritardi sono gli Stati membri e la Commissione.

La Commissione indica come motivo del rinvio il fatto che gli Stati membri hanno presentato con troppo ritardo le relazioni concernenti l’applicazione dei sistemi di etichettatura che costituiscono la base per stabilire le regole generali del sistema obbligatorio. A nostro avviso, la Commissione e gli Stati membri non hanno lavorato con sufficiente determinazione per garantire l’entrata in vigore del sistema obbligatorio nei tempi previsti. Occorre chiedere alla Commissione per quale motivo non abbia imposto già prima tale obbligo agli Stati membri. Gli Stati membri erano tenuti a creare, entro il 31 dicembre di quest’anno, le condizioni per un’esaustiva certificazione dell’origine delle carni bovine, nonché a rendere pienamente operative le loro banche dati elettroniche.

Neanche la seconda argomentazione presentata dalla Commissione, ovvero che i ritardi verificatisi per quanto riguarda la presentazione della sua proposta deriverebbero dal fatto che il procedimento pendente dinanzi alla Corte di giustizia contro il Consiglio in merito alla base giuridica del regolamento (CE) n. 820/97 non ha ancora avuto esito, può essere accettata. Anche se la sentenza fosse già stata emessa, sarebbe stato comunque assai difficile portare a termine una procedura di codecisione al riguardo.

Non possiamo quindi approvare senza condizioni un’ulteriore proroga di un anno, altrimenti l’anno prossimo, nello stesso periodo, ci troveremo di nuovo a discutere di un eventuale rinvio, motivato dal fatto che alcuni Stati membri non avranno nuovamente rispettato i loro impegni. Concediamo agli Stati membri altri otto mesi di tempo per colmare le lacune, ma il 1o settembre 2000 il sistema obbligatorio dev’essere introdotto in via definitiva in tutti gli Stati membri e per tutti coloro che commerciano in carne bovina. Entro questa data la Commissione ha tempo di presentare le disposizioni di attuazione di tale sistema obbligatorio. Allo stesso tempo, Parlamento europeo e Consiglio si pronunceranno nel quadro di una procedura di codecisione in merito ad una modifica del regolamento (CE) n. 820/97. Tale procedura consentirà un’introduzione del sistema obbligatorio prima dei termini previsti dalla Commissione nella sua proposta, concedendo inoltre a tutti gli interessati tempo sufficiente per una soluzione duratura e soddisfacente.

In conclusione, desidero rinnovare il mio ringraziamento a tutti i colleghi della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori per aver tenuto conto degli emendamenti presentati dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e ritengo particolarmente importante che oggi il Parlamento europeo si sia pronunciato all’unisono in merito a tale questione tanto importante per i consumatori, inviando un segnale inequivocabile. Ringrazio inoltre tutti i collaboratori e il Segretariato per il loro lavoro tenace e solerte.

 
  
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  Goodwill (PPE-DE). - (EN) Gli ultimi decenni del XX secolo sono stati contraddistinti da una serie di scandali alimentari. Spesso preoccupazioni autentiche vengono gonfiate a dismisura in quanto i mass media indulgono nell'amplificare gli eventi e solo raramente danno un quadro obiettivo della situazione. Forse non abbiamo abbastanza giornalisti con una formazione scientifica che consenta loro di quantificare i rischi o, come temo, si ritiene più importante creare titoli sensazionalistici per vendere i giornali che fornire al consumatore informazioni su cui basare le proprie decisioni d’acquisto.

L’etichettatura dei prodotti è un modo importante di ovviare a questa disinformazione. Naturalmente, si corre il rischio di spingersi troppo oltre e fornire dati tecnici che confondono più di quanto informano. Quando si esaminano i dettagli di questa e altre direttive, spero si tenga sempre presente la mamma che si trascina appresso al supermercato due o tre bambini irrequieti. Questa donna non ha tempo di leggere una scheda di dati dettagliata, ma deve poter cogliere con un colpo d’occhio le informazioni sull'origine, il metodo di produzione e altri dettagli in modo semplice e univoco.

Attualmente l’etichettatura è, nella migliore delle ipotesi, vaga e, nella peggiore, deliberatamente fuorviante. Per esempio, è logico ritenere che la pancetta etichettata come “prodotto confezionato nel Regno Unito” sia stata prodotta in Gran Bretagna secondo i nostri più rigorosi requisiti sanitari, ma non è così. Lo shepherd’s pie etichettato come “prodotto del Regno Unito” potrebbe contenere carne proveniente da Botswana, Zimbabwe o qualunque altro paese. Il sistema non è soddisfacente: le norme sull’etichettatura sono volte a risolvere questi problemi.

Vengo ora all’intollerabile situazione in cui ci troviamo oggi quanto alla proroga del sistema volontario di etichettatura delle carni bovine. Quale sarebbe l’atteggiamento dell’Unione europea se dovesse essere una società, e non un paese, a decidere di ignorare la legislazione cui ottemperano altre imprese del settore? Naturalmente, si ricorrerebbe alla piena applicazione della legge. La situazione attuale è che 12 dei 15 Stati membri non hanno introdotto un sistema volontario di etichettatura delle carni bovine e non sono quindi in grado di passare ad un sistema obbligatorio in gennaio. La Commissione biasima gli Stati membri per non aver fornito informazioni in merito al fatto che non fossero state intraprese tempestivamente misure tali da dar luogo alle procedure democratiche appropriate. Eppure, essa avrebbe dovuto essere al corrente degli sviluppi: sono certo che un paio di telefonate le avrebbero fornito un quadro completo della situazione. Attualmente, benché si sia chiesto alle commissioni per l’agricoltura e per l’ambiente di prendere in considerazione tale proroga, il Consiglio ha deciso di ignorare la nostra Assemblea e di modificare la base giuridica della decisione, malgrado gli emendamenti proposti fossero pragmatici e ragionevoli e potessero essere adottati nell’ambito della codecisione. E' un insulto ai membri del Parlamento europeo.

Infine, è particolarmente importante che i consumatori conoscano la provenienza della carne bovina che consumano. Sulla scia della crisi della BSE, dobbiamo semplificare l’individuazione della migliore carne bovina disponibile che, ovviamente, è quella britannica.

Vorrei inoltre sollecitare il Commissario Byrne ad introdurre un regime di compensazione per gli allevatori britannici colpiti dall’iniziativa illegale del governo francese. Il costo di tale regime potrà essere risarcito dai francesi allorché, come sicuramente avverrà, perderanno la causa. Tuttavia, gli allevatori britannici hanno bisogno di aiuto ora, e non di una promessa di risarcimento futuro, quando alcuni di loro saranno falliti e non potranno più essere aiutati.

 
  
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  Whitehead (PSE). - (EN) Signor Presidente, torniamo, per la seconda volta oggi, alla grave crisi riguardante la carne bovina, la sua sicurezza e la sua circolazione in seno all’Unione secondo le disposizioni di legge. Tutti noi riteniamo di aver bisogno dei provvedimenti promessi dalla Commissione nel 1997: ne abbiamo bisogno specialmente per via della crisi che stiamo attraversando. La questione dell’identificazione dei prodotti a base di carne bovina e della loro affidabilità è il fulcro della controversia fra Francia ed Unione europea, oltreché delle preoccupazioni in materia di sicurezza emerse in seno alla commissione per l’agricoltura e alla commissione per l’ambiente negli ultimi due anni.

Vorrei rallegrarmi con l’onorevole Papayannakis per la pazienza da lui dimostrata nell’arco delle ultime settimane. Siamo tutti preoccupati dell’apparente fatto compiuto insito nella dichiarazione del Consiglio. Se non abbiamo la possibilità di presentare emendamenti, questa discussione si tiene in un vuoto legislativo. Vediamo il regolamento n. 820/97 sfuggirci di mano per finire in una giungla di prassi facoltative osservate a metà, senza alcuna prospettiva immediata d'introduzione del sistema obbligatorio che ogni deputato sa essere necessario. Ciò è in parte dovuto all’inerzia degli Stati membri, ma non posso esimere la Commissione dalle sue responsabilità che precedono di gran lunga l’insediamento del Commissario Byrne. Tuttavia, ora che egli deve risolvere la questione, vorremmo sapere come intende farlo.

Gli emendamenti della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori sono volti a porre rimedio a questa situazione con un rinvio di otto mesi al massimo. Alcuni nostri emendamenti hanno chiarito e rafforzato l’articolo 152 quale base giuridica.

Oggi il Consiglio sollecita l’aggiunta dell’articolo 37 alla base giuridica: si tratta certamente di una questione che riguarda la salute e la tutela dei consumatori. Vorrei sentire dal Commissario Byrne che si farà paladino di quanto è implicito nell’articolo 152 da quando è stato aggiunto al Trattato. Esso ci attribuisce infatti il diritto di intervenire, di essere consultati e di partecipare alla procedura di codecisione. Tale diritto, conferito così di recente al Parlamento dopo Amsterdam, ci viene ora di nuovo sottratto: questo è stato il grido di dolore dell’onorevole Papayannakis durante l’intero dibattito in seno alla commissione per l’ambiente. E’ un fatto assolutamente scandaloso che ci troviamo a sedere in un’Aula per tre quarti vuota, una settimana prima di Natale, per discutere un regolamento che entrerà in vigore non si sa quando né come, con un Consiglio che ci tratta con disprezzo e sufficienza. Non penso che ciò sia accettabile, né credo che questo sia il pensiero del Commissario Byrne.

 
  
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  Busk (ELDR). - (DA) Signor Presidente, è moralmente riprovevole e assolutamente inaccettabile che la Commissione dell’Unione europea voglia dimenticare il giustificato diritto dei consumatori di conoscere l’origine dei prodotti alimentari che tutti noi mangiamo. Il Parlamento europeo dovrebbe essere davvero rigoroso e garantire che l’etichettatura della carne bovina e la registrazione del bestiame siano effettuate in tutti i paesi dell’Unione europea. I governi dei paesi dell’Unione europea, già nel 1997 in sede di Consiglio, hanno deciso di applicare l’etichettatura e la registrazione. Purtroppo è avvenuto solo in pochi paesi, mentre risulta estremamente difficile fare attuare la decisione in una serie di altri paesi, dove non si è nemmeno cominciato ad istituire un sistema di etichettatura.

Per il gruppo liberale è fondamentale non solo mantenere, ma accrescere la fiducia dei consumatori, tutelare la sanità pubblica e assicurare un’alta qualità dei prodotti alimentari. E' perciò assolutamente inaccettabile che la Commissione non abbia messo ordine in questo settore talmente importante. I consumatori devono poter essere certi che la qualità della carne bovina che comprano sia buona, e questo è possibile solo se si segue l’animale dalla nascita fino a quando la carne bovina arriva a tavola per essere consumata. Ciò significa che devono essere noti il paese d’origine, il paese di macellazione, il macello e l’azienda di sezionamento.

La proposta della Commissione volta a rinviare l’introduzione del sistema obbligatorio di etichettatura è assolutamente inaccettabile. Appoggiamo il parere dell’onorevole Heinz Kindermann e inoltre ci aspettiamo che vengano stanziati almeno 15 milioni a questo scopo poiché è urgente fare chiarezza in questo settore.

 
  
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  Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE). - (DE) Signor Presidente, Commissario Byrne, lei ci ha comunicato le conclusioni del Consiglio. Sono d’accordo con lei che in realtà sarebbe compito del Consiglio, ma desidero comunque soffermarmi sul settimo punto citato. Considero cinica l’affermazione in esso contenuta secondo cui il Consiglio intende approvare il più presto possibile un sistema di etichettatura insieme al Parlamento europeo dal momento che proprio nell’elaborazione di questo documento il Parlamento europeo non è stato coinvolto ed è stato di nuovo escluso dalla codecisione. Si tratta della stessa procedura seguita nel 1997. Allora era stata la Commissione a proporre la codecisione. Parlamento e Commissione avevano presentato una proposta, frutto di grande impegno e, da ultimo, il Consiglio ha respinto all’unanimità la proposta, decidendo senza tener conto della posizione del Parlamento.

Il Consiglio si era assunto la responsabilità, ma non ha tenuto fede all’impegno preso con l’articolo 19, ossia di emanare entro il 1o gennaio 2000 le disposizioni di attuazione. Adesso il Parlamento europeo è stato richiamato ai suoi doveri. Ci siamo sottomessi di buon grado, non abbiamo brontolato né opposto resistenza, ci siamo messi al lavoro e, al riguardo, ringrazio l’onorevole Papayannakis in qualità di relatore, l’onorevole Kindermann, relatore per parere della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, nonché l’amministrazione e il servizio giuridico. Tutti si sono impegnati! Abbiamo raggiunto un buon livello di cooperazione tra commissione per l’agricoltura e commissione per l’ambiente. Abbiamo trattato con la Commissione. Abbiamo sempre giocato a carte scoperte, affermando la nostra volontà di inserirci in questo processo. La risposta è stata: o mangiate questa minestra o saltate dalla finestra. Se intendete inserirvi in questo processo, dovete astenervi dal toccarne i contenuti, altrimenti non accoglieremo le vostre istanze!

Commissario Byrne, lei poc’anzi ha affermato che ora la decisione spetta al Parlamento, il che significa, in altre parole, che se accettiamo le proposte avanzate si procederà in tal senso. Se però proponiamo emendamenti davvero giustificati, su cui ci siamo impegnati, allora si deciderà senza di noi. Questa è un’offesa da parte del Consiglio che il Parlamento non è disposto a tollerare.

Consideriamo ora il ruolo della Commissione. La Commissione ha affermato di non avere più tempo per elaborare le disposizioni di attuazione e ci ha chiesto spazio. Glielo abbiamo concesso e qual è stato il risultato? Siccome non ha gradito la forma dei nostri emendamenti, avanza la nuova proposta di introdurre il sistema obbligatorio ai sensi dell’articolo 19, ma stabilisce al tempo stesso di prorogare di un anno il sistema volontario, escludendo così il Parlamento dal processo. Anche questo rappresenta un’offesa intollerabile al Parlamento. Riteniamo che, secondo la lettera dell’articolo 19, non sia giuridicamente ammissibile alcuna proroga. Abbiamo avviato una procedura a partire dalla decisione del 1997 e con ogni probabilità ne avvieremo un’altra a seguito della decisione attuale. Al riguardo sarebbe stato urgente, nell’interesse dei consumatori, elaborare insieme al Parlamento un calendario al fine di introdurre il sistema di etichettatura obbligatorio in una forma ragionevole e nei tempi previsti.

 
  
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  Hyland (UEN). - (EN) Signor Presidente, mi rallegro di questa opportunità di contribuire brevemente alla discussione e desidero innanzitutto ribadire che una composizione tempestiva e soddisfacente della controversia sulla sicurezza alimentare è di cruciale importanza per i consumatori, i nostri agricoltori e la stessa industria alimentare.

Le ripercussioni della BSE sono già costate agli agricoltori milioni di sterline e hanno lasciato i consumatori confusi e disorientati. Senza nulla togliere alla gravità della situazione, l’impatto sulla fiducia del consumatore, a mio avviso, è stato molto maggiore dell’effettiva minaccia alla sanità pubblica. E’ per questo che dobbiamo tempestivamente garantire la sicurezza di tutti gli alimenti, ivi inclusa la carne bovina, grazie ad un programma di rintracciabilità credibile e totalmente trasparente. In questa fase, gli indugi sono inaccettabili e il Parlamento deve continuare ad esercitare pressioni sul Consiglio e sugli Stati membri affinché si conformino appieno alla nostra nuova normativa in materia alimentare.

Si è convenuto di accettare le raccomandazioni del Comitato scientifico quale base di tutte le decisioni relative all’aspetto della produzione alimentare in materia di sanità pubblica. Procedere altrimenti significherebbe, a mio giudizio, politicizzare inutilmente quella che attualmente è una priorità dell’agenda dell’Unione europea e non contribuirebbe affatto a riconquistare la fiducia del consumatore e dell’agricoltore. Oggi ho seguito un’altra discussione sull'argomento e ci si potrebbe chiedere se il Parlamento sia concorde nell’accettare il principio fondamentale delle raccomandazioni del Comitato scientifico.

Dal punto di vista del consumatore, l’etichettatura fa naturalmente parte della soluzione al problema. Dev’essere chiara e comprensibile: punto già ribadito in molte occasioni. Ma non è questa la risposta riguardante le considerazioni di sanità pubblica in materia di produzione alimentare.

Ritengo che i nostri agricoltori - e, se mi è consentito, quelli irlandesi in particolare - non abbiano difficoltà a fornire un prodotto della massima qualità e sicurezza. Per molti versi, sono divenuti i capri espiatori dell’attuale controversia e stanno senza dubbio pagando un caro prezzo per una crisi di cui non sono direttamente responsabili.

Mi rallegro vivamente delle indicazioni fornite dal nuovo Commissario Byrne e del suo impegno in vista della costituzione di un’agenzia per la sicurezza alimentare dell’Unione europea. Signor Commissario, so che lei sta facendo del suo meglio per concretizzare questa proposta al più presto ed è molto importante che lei agisca così.

Il modello agricolo europeo, basato sull’azienda a conduzione familiare, dispone a mio parere della struttura necessaria per dare ai consumatori qualità e scelta. Questo particolare concetto di modello agricolo è stato dibattuto e approvato dalla commissione per l’agricoltura, come anche dal Parlamento, e trova conferma nelle proposte di Agenda 2000.

Vorrei sottolineare che, nel nostro zelo di tutelare i consumatori, dobbiamo altresì prestare attenzione a non disciplinare eccessivamente un settore che può fornire una vasta gamma di prodotti alimentari di qualità. A mio parere, la qualità della carne bovina, ovina e suina prodotta dagli agricoltori europei è ineguagliabile: ciò va ribadito con fermezza in occasione dei negoziati commerciali che si terranno a Seattle, dove i nostri concorrenti a livello internazionale hanno l’interesse legittimo di vanificare i nostri sforzi volti a dare basi solide e competitive al settore agroalimentare.

 
  
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  Keppelhoff-Wiechert (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, signor Commissario, per quanto riguarda l’etichettatura delle carni bovine non stiamo discutendo di contenuti, ma del calendario da adottare, della procedura seguita dal Consiglio, nonché del comportamento e della posizione assunta dalla Commissione. In merito all’etichettatura delle carni bovine, la Commissione ha presentato due proposte. Secondo la prima si deve introdurre il sistema obbligatorio negli Stati membri a partire dal 1o gennaio 2001, mentre la seconda proposta prevede una regolamentazione transitoria, ossia l’etichettatura facoltativa, fino al 31 dicembre 2000.

Nell’interesse del consumatore il calendario delineato dalla Commissione va respinto. L’onorevole Kindermann ha avanzato, a mio avviso, una proposta valida: il Parlamento europeo dovrebbe approvare l’etichettatura volontaria fino al 31 agosto 2000, per poi procedere quanto prima all’introduzione del sistema obbligatorio. Soltanto in questo modo è possibile inviare un segnale chiaro ai consumatori confusi. Non si può accettare che l’elemento più lento della catena continui a determinare l’andamento dell’intero processo, né che la nuova Commissione continui a nascondersi, mi pare, dietro la vecchia tattica del temporeggiamento. Il ritardo nell’applicazione del regolamento non è imputabile soltanto alla Commissione e a singoli Stati membri. In altre parole, questa procedura non sarebbe stata necessaria se la Commissione avesse agito tempestivamente. Si aggiunga che in conformità dell’attuale regolamento (CE) n. 820/97 continua a valere l’obbligo di introdurre il sistema obbligatorio entro il 1o gennaio 2000. La Commissione indica come motivo di un’eventuale proroga il fatto che gli Stati membri hanno presentato troppo tardi le relazioni concernenti l’applicazione dei sistemi di etichettatura. Mi chiedo davvero se, tra gli Stati membri, si puniranno di nuovo gli scolari modello.

Non possiamo tollerare ancora a lungo questo gioco del gatto col topo da parte della Commissione. Dovrebbe sapere, Commissario Byrne, che allo stato attuale delle cose nessuno di noi può permettersi capricci di questo tipo. Dovrebbe tener conto della nostra intenzione di contare davvero nel quadro della procedura di codecisione. Al riguardo dovrebbero essere messi in primo piano gli interessi dei consumatori. A mio avviso, dovremmo pertanto sostenere, in occasione della votazione di domani, il calendario proposto dall’onorevole Kindermann. Esso consente di inviare un segnale chiaro a favore dei consumatori incerti. Non dobbiamo infatti dimenticare che rivestiamo questo incarico in qualità di rappresentanti dei cittadini e che quindi veniamo eletti anche dai consumatori, per cui è nostro compito nel quadro delle discussioni sostenere il loro interesse. Ho l’impressione che il Consiglio si sia allontanato parecchio da tale principio.

 
  
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  Izquierdo Rojo (PSE). - (ES) Signor Presidente, il Parlamento europeo non solo è favorevole alle misure in questione, ma ha altresì dimostrato di essere propenso ad operare con la dovuta flessibilità ai fini di un’attuazione efficace delle stesse. Il Parlamento, tuttavia, non accetta che le proroghe siano utilizzate come alibi per fare in modo che tali misure non vengano mai attuate.

Signor Presidente, l’atteggiamento assunto dal Consiglio e la sua latitanza nei confronti del Parlamento fanno nutrire sospetti in proposito e non possiamo fare a meno di sottolinearlo.

Non condivido l’euforia di quanti pensano che l’etichettatura porrà fine alle frodi alimentari né i timori di quanti ritengono che possa rappresentare una rinazionalizzazione. Si tratta solo di una misura che offrirà maggiori informazioni ai consumatori ed io, signor Presidente, credo sia già molto in un momento in cui, nell’Unione europea, sta venendo meno la fiducia nella sicurezza dei cibi.

Per questo motivo, riteniamo che il Consiglio abbia davvero sbagliato e che debba ritornare sui suoi passi quanto prima.

 
  
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  Staes (Verts/ALE).(NL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, la scorsa settimana si è tenuto presso l'università di Gand il convegno annuale della BAMST, la Belgian Association for Meat Science and Technology. Si è discusso della possibilità d'individuare la provenienza delle carni, vista come strumento per garantire la qualità della carne e dei prodotti a base di carne. Il professor Jan Van Hoof ha fornito una chiara panoramica della situazione in Belgio in tale settore e si può dire che finalmente dal Belgio giungono notizie confortanti. Assieme alla Francia e alla Finlandia, il Belgio è l'unico paese pronto per assicurare l'attuazione della presente direttiva. Ciò che oggi Consiglio e Commissione vogliono darci da intendere, supera qualsiasi immaginazione. Condivido le osservazioni fatte da coloro che sono intervenuti nella discussione. Il rifiuto opposto dalla commissione per l'agricoltura e da quella per l'ambiente evidenzia che vogliamo porre un freno alle proposte della Commissione. Tre anni di rinvio per una disposizione vincolante sono, a nostro giudizio, inaccettabili. Lo sarebbe del resto anche un rinvio di un anno. Sia ben chiaro: vogliamo che tale normativa entri in vigore il 1° settembre. Il Consiglio è avvertito. Ove necessario, ci rivolgeremo alla Corte di giustizia. Si tratta di una violazione del diritto comunitario, si tratta di una grave offesa. Invito tutti i colleghi ad approvare integralmente la relazione dell'onorevole Papayannakis. Dobbiamo assumere un atteggiamento intransigente. Vogliamo che l'etichettatura obbligatoria sia uno degli strumenti a disposizione di coloro che intendono far sì che i consumatori riacquistino fiducia nella carne. Ed è meglio farlo quanto prima.

 
  
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  Daul (PPE-DE). - (FR) Signor Presidente, poiché intervengo per ultimo, non ripeterò quanto è stato detto finora. Questa sera, dato che non siamo numerosi e che siamo per così dire fra di noi, vorrei innanzitutto rispondere al collega britannico, senza comunque polemizzare.

Ho già detto in questo Emiciclo che gli allevatori britannici e irlandesi si trovano in una situazione difficile e che dobbiamo aiutarli. Sarà necessario individuare chi deve pagare e poi tirare insieme le somme. Se dovrà pagare la Francia - saranno i giudici probabilmente a stabilirlo -, i politici dovranno assumersi le loro responsabilità, ma non bisogna dimenticare che dovranno pagare anche quelli che non hanno rispettato le regole per il trattamento delle farine e che ci hanno messo in questa situazione. Non dovremo assolutamente dimenticarci di loro.

Signor Commissario, vorrei solo che l’impegno politico del 1997 non fosse rimesso in discussione. Perché il Consiglio fa marcia indietro? Da chi sono costituiti i gruppi di pressione? Sappiamo che cosa è successo nel settore della carne in tutt'Europa e che cosa accade ancora oggi in altri paesi. Mi chiedo dunque: vi sono forse gruppi di pressione che vogliono fare marcia indietro e rimangiarsi ciò che è stato fatto al fine di chiarire la situazione a livello di settore, di etichettatura ed anche di consumatore?

Visto che di solito, se non erro, in occasione di discussioni come quella di ieri la Commissione presenta proposte al Consiglio, può ragguagliarci, signor Commissario, in merito alle proposte da voi presentate?

Come pretendete che il cittadino consumatore comprenda questa marcia indietro? Perché il Consiglio rifiuta la proposta del Parlamento? Non sono certo misure di bilancio. Quanto alla necessità di menzionare il luogo di macellazione e il codice di riferimento, ritengo che il Consiglio stia andando nella direzione sbagliata e se ne assumerà da solo le responsabilità. Concordo comunque con i colleghi nell'affermare che oggi il Parlamento deve renderlo noto. Conto quindi almeno su di lei, signor Commissario e mi auguro, senza troppo dilungarmi, come regalo per la fine dell’anno, per la fine di questo 1999, che non deludiate il Parlamento proprio quando sta per cominciare il 2000. Lei può ancora intervenire e far cambiare atteggiamento al Consiglio.

Concludo con il secondo punto sul quale vorrei richiamare la vostra attenzione prima che abbia inizio il 2000: non aspettiamo, come quest’anno, di giungere a novembre o dicembre per presentare il regolamento definitivo che deve invece entrare in vigore quanto prima, come sostiene del resto l’eccellente relazione dell’onorevole Papayannakis.

 
  
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  Byrne, Commissione. - (EN) Vi prego innanzitutto di scusarmi per essere arrivato in ritardo, solo questo pomeriggio. Purtroppo, le condizioni meteorologiche a Bruxelles hanno causato la cancellazione del volo di stamani, per cui non ho potuto presenziare in prima persona per aggiornare il Parlamento sulla controversia della BSE. A quanto so, ciò ha portato ad una modifica nel programma dei lavori, rinviando a stasera quest’importante dibattito. Sono stato informato di tutto il lavoro svolto dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, nonché dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, in merito a questa proposta. Vorrei congratularmi con gli onorevoli Papayannakis, relatore, e Kindermann, relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Quel che ci attende è la proposta della Commissione, volta a prorogare ancora di un anno l’attuale sistema volontario di etichettatura di cui al regolamento (CE) n. 820/97. Sono perfettamente consapevole del fatto che il Parlamento deplora la mancata entrata in vigore di un sistema obbligatorio di etichettatura a decorrere dal 1° gennaio 2000, secondo quanto era stato previsto. Rilevo che vi è una proposta di emendamento che critica la Commissione ed alcuni Stati membri per questo ritardo, tuttavia motivato e pienamente giustificabile. In primo luogo, gli Stati membri non hanno presentato a tempo debito le relazioni richieste sulle disposizioni esistenti; in secondo luogo, non tutti gli Stati membri sono in grado di approntare sistemi di registrazione ed identificazione affidabili per tutti gli animali; infine, la precedente Commissione, in seguito alle sue dimissioni, ha deciso di non presentare nuove iniziative politiche di rilievo e mi risulta che il Parlamento abbia concordato con tale proposta.

L'attuale Commissione si è trovata quindi dinanzi ad un dilemma. Vi era una scadenza assai ravvicinata, il 1° gennaio 2000, entro cui concordare una proposta che stabilisse le norme generali per l’applicazione, a partire da quella data, di un sistema obbligatorio. Il fatto è che, pur con la migliore volontà possibile, non è possibile rispettare questa scadenza. La proposta è stata avanzata ai sensi della procedura di codecisione, ma passeranno mesi prima di ottenere un accordo pieno in seno alle Istituzioni comunitarie. Questo è il termine minimo necessario per concordare su questioni così importanti.

In siffatte circostanze, la Commissione ha anche avanzato una seconda proposta volta a protrarre le attuali disposizioni volontarie di cui al regolamento (CE) n. 820/97. Anche questo è conforme alla procedura di codecisione e ci pone dinanzi all’imminente scadenza del 1° gennaio 2000. La sfida sta nel raggiungere una piena intesa all'incirca entro la prossima settimana.

Ieri il Consiglio ha discusso questa seconda proposta della Commissione volta a protrarre il regime esistente. Il Consiglio si è dichiarato d'accordo su tale orientamento con un solo emendamento alla base giuridica, l’aggiunta dell’articolo 37 all’articolo 152. Questo è naturalmente un emendamento determinante, che secondo me non favorisce la rapida conclusione della procedura di codecisione. Ogni emendamento del Parlamento alla proposta della Commissione che sia contrario all’orientamento approvato ieri dal Consiglio è parimenti destinato a bloccare qualsivoglia progresso verso un accordo entro la fine dell’anno.

Ciò pone sia il Parlamento che la Commissione in una posizione estremamente critica. Sarete consci delle ripercussioni di tutto ciò: in queste circostanze la Commissione ha la responsabilità dell’azione. Come è già stato detto, per evitare un vuoto giuridico essa dovrebbe presentare una terza proposta. Tale proposta si baserebbe sull’articolo 19 dell’esistente regolamento (CE) n. 820/97 e prorogherebbe le attuali disposizioni sull’etichettatura volontaria.

Sarebbe mia intenzione esaminare attentamente i vostri emendamenti per vedere in quale misura possano essere presi in considerazione. A questo riguardo, desidero sottolineare che alcuni emendamenti, volti ad abbreviare i ritardi, mirano a potenziare la tutela del consumatore, il che naturalmente è un tema che mi sta a cuore. Posso quindi accettare emendamenti volti ad abbreviare il periodo di otto mesi durante il quale possono rimanere in vigore le disposizioni esistenti.

Non posso invece approvare gli emendamenti concernenti l’anticipazione dell’etichettatura indicante il luogo di macellazione al 1° gennaio 2000. Ho molta simpatia per questo emendamento e raccomanderò al Consiglio di tenerne conto nella posizione comune. Ieri infatti, in sede di Consiglio, ho attirato l’attenzione di quest’ultimo sull'emendamento avanzato lunedì dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, ma non vi è stato praticamente alcun appoggio. Si tratta del resto di una misura che è forse meglio esaminare nell’ambito della proposta normativa generale attualmente all’esame di Consiglio e Parlamento.

La Commissione non può accogliere l’emendamento volto ad eliminare il requisito di un effettivo dibattito fra Parlamento, Consiglio e Commissione sulla proposta principale basata sull’articolo 152 del Trattato. La conseguenza dell’adozione di tale emendamento sarebbe la rinuncia, da parte del Parlamento, al suo obbligo fondamentale di partecipare alla discussione.

Vorrei aggiungere che è tuttora aperto il dibattito sulla proposta della Commissione riguardante le norme generali di applicazione di un regime obbligatorio. E’ in questo contesto che dovrebbe tenersi la discussione principale: è deplorevole che discussioni su temi così complessi ed importanti abbiano dovuto tenersi nell'ambito di una decisione di emergenza con una scadenza pressoché impossibile da rispettare.

La Commissione ritiene che l’articolo 152 costituisca la base giuridica appropriata: si tratta di un punto estremamente importante e controverso di cui è attualmente investita la Corte di giustizia. A questo riguardo, la Commissione non può accettare l’aggiunta dell’articolo 37.

Gli Stati membri sono poco propensi all’introduzione di un sistema pienamente obbligatorio dal 1° gennaio 2000. Non possiamo ignorare questa realtà né possiamo sostenere di avere una visione degli obblighi in questione migliore di quello degli Stati membri. Questi ultimi possono scegliere di imporre l’etichettatura obbligatoria per i bovini nati, allevati e macellati sul proprio territorio, ma solo tre hanno deciso di farlo.

La Commissione è favorevole ad un’etichettatura completa ed obbligatoria. Questa dovrebbe avvenire dal 1° gennaio 2001 per il luogo di macellazione e poi dal 1° gennaio 2003 per il luogo di nascita ed ingrasso. Posso garantirvi il mio impegno per questa specifica proposta e per la questione dell’etichettatura obbligatoria. E’ mia intenzione perseguire tali obiettivi durante il mio mandato, e farlo rapidamente.

Passando a taluni problemi sollevati, cercherò di dare qualche risposta.

A proposito della questione sollevata dall’onorevole Papayannakis con le parole “vi state prendendo gioco di noi”, non so se sia stato un errore degli interpreti. Vorrei propendere per un’interpretazione positiva anziché negativa di queste parole, in quanto potrebbero lasciare intendere che io stia cercando di raggirare il Parlamento. Come lei sa, onorevole Papayannakis, questa è una delle accuse più gravi che si possano muovere a qualcuno: se era sua intenzione pronunciarla, non posso che respingerla e risentirmene. Sono sempre stato franco col Parlamento: il primo giorno che mi sono presentato all’Assemblea per il mio intervento alle audizioni di settembre, ho chiarito nel modo più assoluto che era mia intenzione essere aperto e trasparente nei suoi confronti. Ho partecipato alle plenarie del Parlamento in numerose occasioni, considerato che sono Commissario da breve tempo. In svariate occasioni, ho altresì presenziato a riunioni di commissioni parlamentari e in tutto questo periodo non mi è mai stata mossa una simile accusa che ritengo inaccettabile.

 
  
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  Papayannakis (GUE/NGL), relatore. - (EL) Signor Commissario, non avrei alcuna difficoltà a chiederle immediatamente perdono, ma credo che lei non abbia compreso le mie parole. Non è mia abitudine essere oltraggioso discutendo di politica; non so che cosa le abbiano tradotto, ma non ho mai avuto intenzione di offenderla in alcun modo.

Tuttavia, signor Commissario, resta aperta la questione dell’essenza della mia interrogazione politica. Le chiedo cortesemente di ripetere se è vero che il Consiglio ha decretato ieri un rinvio di un anno, senza attendere l’esito della nostra discussione. E’ vero che ieri il Consiglio ha deciso di eludere il parere del Parlamento? Queste non sono ingiurie, signor Commissario, ma semplici osservazioni sull’operato del Consiglio. E’ comunque evidente che lei non ha alcun motivo per essere l’avvocato difensore del Consiglio.

Ribadisco che non ho mai avuto intenzione di ledere il suo onore o la sua reputazione e chiedo perdono se mai le ho dato quest’impressione. Insisto nell’affermare che resta da capire che cosa abbia fatto ieri il Consiglio e che lei non ha motivo di difenderlo.

 
  
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  Byrne, Commissione. - (EN) Sono lieto di poter dire che accolgo la spiegazione e le scuse presentatemi dall’onorevole Papayannakis nel modo elegante in cui l’ha fatto. Diciamo pure che si è trattato di difficoltà d’interpretazione.

Per rispondere al suo quesito, ha perfettamente ragione: non sono qui per rispondere a nome del Consiglio e posso solo dire di aver letto le conclusioni del Consiglio di ieri. Devo precisare che il Consiglio non ha adottato il testo come decisione, ma ha detto che si trattava del suo parere, del suo orientamento, pur chiarendo che, su questo punto specifico, avrebbe dovuto attendere l’esito della decisione del Parlamento prevista per domani prima di votare ed adottare infine una posizione. Ecco perché, a quanto ho capito, la questione sarà nuovamente sottoposta ad uno dei Consigli entro la fine dell’anno per essere definita, tenendo conto di quanto il Parlamento ha detto oggi, nonché della votazione e della decisione di domani.

 
  
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  Presidente. - La ringrazio, signor Commissario.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, alle 10.00.

 
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