4. Regimi di sostegno diretto nel quadro della PAC
Presidente. - L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0184/2001), presentata dall'onorevole Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf a nome della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1259/1999 che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune (COM(2000) 841 - C5-0762/2000 - 2000/0335(CNS)).
Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE),relatore. - (DE) Signor Presidente, signor Commissario Fischler, la relazione in esame mira a semplificare almeno la fascia più bassa dei regimi di sostegno diretto introdotti nel 1992 e adeguati più tardi con Agenda 2000. La proposta della Commissione prevede il versamento forfettario di importi fino a 1.000 euro e lo sgravio delle piccole aziende dalla macchinosa procedura di presentazione delle domande.
La commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale condivide questa richiesta ma, ritenendo 1.000 euro un importo troppo modesto, ha proposto di innalzare il massimale a 1.500 euro. In tal modo, circa un terzo di tutte le aziende europee potrà beneficiare di pagamenti forfettari, anche se la quota risulterà ovviamente diversa da paese a paese. Credo che l'onorevole Cunha ritornerà su questo punto perché è scontato che in Portogallo tale quota risulti sensibilmente più elevata.
Ricordiamo inoltre che anche in questo campo intendiamo far applicare il disposto di cui agli articoli 3 e 4 del regolamento n. 1229/99, in cui si prevede il rispetto obbligatorio delle norme ambientali. Non concordiamo con l'intento di conseguire risparmi presso le piccole aziende tramite il regime forfettario. Pare infatti che le imprese che si avvalgono della procedura semplificata siano escluse dagli incrementi della compensazione previsti da Agenda 2000 perché questi ultimi si basano su una quantificazione retroattiva. Poiché ciò impedisce a tali aziende di beneficiare degli aumenti, suggeriamo che i pagamenti a loro destinati siano maggiorati del 20 per cento.
Ora si potrebbe sostenere il 20 per cento in più potrebbe risultare anche dall'adeguamento diretto e immediato dei pagamenti agli incrementi. Riteniamo un po' troppo complicato quest'ultimo calcolo, ma non vogliamo che il nuovo regime di liquidazione penalizzi le piccole aziende. Lei conosce le controversie sul versamento dei premi: i pagamenti pro dipendente versati alle grandi aziende razionalizzate sono molto cospicui, indipendentemente dalla loro ubicazione in Europa. Se si considerano gli importi tanto esigui corrisposti alle piccole imprese - le quali necessitano a loro volta di manodopera -, credo che la Commissione non dovrebbe lesinare sui posti di lavoro di queste aziende.
Signor Commissario Fischler, lei ha proposto, o per meglio dire prospettato, lo stanziamento nell'ambito del secondo pilastro di importi che raggiungeranno probabilmente i 5.000 euro per le imprese di quest'ordine di grandezza perché la loro attività, quando rispetta determinati standard ambientali, contribuisce a definire un ordinamento territoriale dello spazio rurale ecologicamente e socialmente compatibile. Stando così le cose, non si dovrebbe però cercare di risparmiare sul regime destinato a queste stesse piccole imprese, che non dovrebbero essere escluse dagli aumenti. In caso contrario, si dovrebbe infatti raccomandare alle aziende di rinunciare al regime forfettario per continuare ad avere diritto al pagamento totale. La legge non lo esclude. Per questa ragione il provvedimento, che consideriamo sensato, non sarà probabilmente accettato dalle piccole imprese che preferiranno il versamento integrale anche se gli importi si riveleranno modesti. Ma appunto perché si tratta solo di importi esigui, proprio perché si tratta di piccole imprese che generalmente svolgono un ottimo lavoro nell'ambiente rurale, lei dovrebbe accettare di ripensarci.
Cunha (PPE-DE).- (PT) Signor Presidente, innanzitutto saluto con favore, in quanto opportuna e sensata, la proposta della Commissione che mira a semplificare i processi per l’accesso dei piccoli agricoltori ai sostegni diretti della PAC. L’esperienza registrata con l’applicazione della PAC è che, in realtà, essa emargina i piccoli agricoltori - definiti nella proposta come coloro che, in media, negli ultimi tre anni hanno percepito meno di 1.000 euro all’anno -, e ciò, in primo luogo, perché gli aiuti per ettaro o per capo di bestiame hanno un’incidenza minima sul reddito di questi agricoltori, che spesso non possiedono più di 5 o 10 ettari di terra arabili o più di mezza dozzina di capi di bestiame e, in secondo luogo, perché ai piccoli agricoltori viene generalmente richiesto l’espletamento delle stesse pratiche burocratiche previste per importi di aiuti 10, 50 o addirittura 100 volte superiori, obbligandoli a volte a compilare ogni anno una dozzina di moduli per ricevere un aiuto talvolta irrisorio. In altri termini, la modesta entità dell’aiuto concesso a questi agricoltori, abbinata agli oneri burocratici collegati alla richiesta, fa sì che la maggior parte dei piccoli agricoltori non si senta affatto motivata a ricorrere agli aiuti ai quali avrebbe diritto.
Oltre a questa valutazione positiva di principio sulla proposta adesso in discussione, vorrei formulare tre osservazioni: la prima è che mi sembra ragionevole l’emendamento approvato dalla commissione per l’agricoltura di portare da 1.000 a 1.500 euro il limite, il che consente di raggiungere potenzialmente un terzo degli agricoltori dell’Unione europea e, in alcuni paesi, come il mio, più di due terzi. E’ un inizio prudente, ma realista che mi sembra ragionevole e importante. Inoltre, ritengo rilevante l’emendamento approvato volto ad aumentare del 20 per cento il livello dei pagamenti degli ultimi tre anni, anche perché detto livello non è ancora stabilizzato in seguito alla riforma di Agenda 2000 e rappresenta un ulteriore incentivo affinché i piccoli agricoltori ricorrano agli aiuti. Rimangono tuttavia esclusi alcuni aiuti, come quelli previsti per olio, banane, tabacco, fecola di patata, eccetera; mi auguro che in futuro essi siano inclusi.
In secondo luogo, vorrei sottolineare che il principio di slegare gli aiuti dalle opzioni produttive degli agricoltori presenta alcune potenzialità, ma non può far prescindere dall’esigenza che un produttore gestisca un’effettiva produzione perché, in caso contrario, fomenteremmo l’assenteismo.
Terza osservazione: in futuro occorrerà pensare ad un’altra scala di aiuti per i piccoli agricoltori, i quali dovranno ricevere un importo unitario di pagamenti relativamente superiore a quello delle imprese di grandi o medie dimensioni perché altrimenti tali sostegni rischieranno di essere inefficaci. Ciò è essenziale. Gli aiuti per le piccole imprese non possono essere calcolati sulla stessa base unitaria degli altri. Inoltre, bisognerà prevedere nuove basi di attribuzione degli aiuti, dato che fondarli sull’importo medio percepito negli ultimi tre anni esclude i piccoli agricoltori che coltivano produzioni che ora non danno diritto ad aiuti, ma che, nell’ottica della multifunzionalità, avranno diritto a riceverli, così come gli altri.
Rodríguez Ramos (PSE). - (ES) Signor Presidente, il gruppo socialista accoglie con soddisfazione questa proposta che costituisce un ulteriore passo in direzione della semplificazione della politica agricola e favorisce i piccoli agricoltori.
La proposta riconosce che in molte occasioni i costi amministrativi di gestione e di erogazione degli aiuti non corrispondono all’importo ricevuto da questi piccoli produttori. In base ai dati presentati dalla Commissione, il 23,2 per cento delle aziende riceve pagamenti diretti inferiori a 1.000 euro, importo questo che la Commissione fissa come massimale per aderire al regime semplificato. Tuttavia, il 48 per cento dei produttori riceve meno di 2.000 euro; inoltre, come già sottolineato, esiste una grande variazione all’interno degli Stati membri. Questo significa che, per rendere efficace il suddetto regime semplificato, occorrerà aumentare l’importo massimo portandolo a 1.500 euro, come già approvato dalla commissione per l’agricoltura.
Riteniamo inammissibile che qualsivoglia modifica del sistema di gestione e di pagamento possa penalizzare economicamente gli agricoltori che hanno meno capacità di reddito e che ricevono una minore percentuale di aiuti. Appoggiamo pertanto la proposta del relatore, affinché i pagamenti unici forfettari, calcolati sulla base dei pagamenti realmente effettuati negli anni precedenti, siano innalzati del 20 per cento per controbilanciare l’aumento dei pagamenti futuri che non rientrano nel regime semplificato. Si eviterebbe così una discriminazione, oltre ai possibili effetti economici negativi che questa proposta potrebbe avere per i piccoli produttori.
Spero che quest’iniziativa, dal carattere apparentemente sperimentale, sia coronata da successo all’atto della realizzazione pratica e auspico che la Commissione continui a presentarci proposte volte a semplificare il regime e la gestione della politica agricola, elemento essenziale per conseguire maggiore trasparenza, avvicinamento e comprensione della politica comunitaria da parte del cittadino europeo.
Jové Peres (GUE/NGL). - (ES) Signor Presidente, poche volte in passato ci siamo trovati davanti ad una proposta più breve e di più ampia portata potenziale. Una semplificazione dei regimi di aiuto della PAC era necessaria. Malgrado le semplificazioni, occorre evitare i rischi di svuotamento o perdita di efficacia. In tal senso, sorprendono nella proposta della Commissione la mancanza di precisione a proposito della sfera di applicazione della misura e il fatto che la Commissione si basi sulla rete contabile per la valutazione della medesima. Occorre pertanto riconoscere il merito della relazione dell’onorevole Graefe zu Baringdorf.
Vorrei ricordare che io stesso avevo preparato una relazione e successivamente la onorevole Redondo un’altra, in cui si proponeva il trattamento statistico dei pagamenti del FEAOG-Garanzia per avere una conoscenza esatta dell’applicazione della PAC. Inizialmente la Commissione si era dimostrata contraria, ma in seguito si è impegnata a procedere su questa strada. Se lo avessimo fatto, oggi avremmo un’idea molto più precisa in relazione ai temi di cui ci stiamo occupando.
Tornando all’argomento di fondo, vorrei fare alcune precisazioni, che occorre tener presenti, in riferimento alla proposta iniziale della Commissione: la concessione di aiuti svincolati dal mantenimento dell’attività comporta il rischio d’indebolire il tessuto economico, creando un sistema clientelare nel settore che negli ultimi dieci anni ha visto scomparire il 30 per cento delle aziende e oltre il 25 per cento dell’occupazione. Questo sistema potrebbe avere problemi anche in termini di discriminazione degli aiuti fra piccoli produttori e agricoltori a tempo parziale.
In quest’ottica, acquista particolare valore pertanto ciò che ha fatto l’onorevole Graefe zu Baringdorf, che il mio gruppo politico sostiene. Anzi, avremmo voluto sostenere ancora di più la proposta iniziale dell’onorevole Graefe zu Baringdorf in tutti i suoi aspetti e non nella versione finale, come emerge dalla votazione in seno alla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Appoggeremo comunque la sua relazione.
Hyland (UEN). - (EN) Signor Presidente, mi congratulo con il relatore e desidero sottolineare che sono favorevole alla proposta della Commissione di introdurre, per un periodo di prova, un sistema semplificato per il pagamento del sostegno diretto alle aziende agricole. Anche se il programma inizialmente verrà applicato solo alle aziende che versano piccole somme, esso dà nondimeno un'indicazione della volontà da parte della Commissione di far fronte alle richieste del Parlamento, e naturalmente dei governi nazionali, affinché venga messo in atto un sistema semplificato e meno burocratico per l'amministrazione dei fondi dell'Unione europea nel settore agricolo. Dato che i sistemi agricoli utilizzati dalla maggior parte delle aziende a conduzione familiare sono simili, il principio di fare una media tra i pagamenti erogati in un periodo di tre anni sembra ragionevole ed equo.
La Commissione, tuttavia, dovrebbe chiarire la procedura di applicazione delle penali all'interno di questo sistema. La proposta comporterà un alleggerimento delle pratiche burocratiche per le aziende e un sistema di amministrazione da parte dei governi nazionali con un miglior rapporto costi-benefici. Condivido l'opinione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale secondo cui il tetto massimo deve essere aumentato del 20 per cento e molte delle osservazioni fatte dall'onorevole Cunha. Spero che un numero più alto possibile di aziende decida di partecipare al programma e che la loro esperienza faccia sì che altre aziende decidano di parteciparvi in futuro. Dato che molte piccole aziende a conduzione familiare sono sotto pressione e che i giovani sono riluttanti a continuare l'attività dei padri, credo che il tetto massimo debba essere alzato in modo da incoraggiare a continuare ad operare le piccole aziende e coloro il cui sostentamento dipende dell'agricoltura.
Mi fa piacere che per essere ammessi si debba sottostare ad un requisito ambientale. Si è verificato un enorme miglioramento delle campagne sotto il profilo ambientale grazie alla partecipazione delle aziende agricole alla tutela ambientale e ai requisiti ambientali della PAC riformata. Questa è una proposta estremamente utile che certamente va sostenuta e ringrazio il Commissario per averla esposta all'Aula.
Pesälä (ELDR). - (FI) Signor Presidente, signor Commissario, a nome del gruppo liberale ringrazio la Commissione e il relatore per il valido lavoro da loro condotto che questa volta non mira solo alla semplificazione amministrativa, ma anche ad uno scopo positivo dal punto di vista degli agricoltori e che io approvo pienamente: la semplificazione della procedura di richiesta. In tal senso, questa apertura si configura come una grande apertura di principio. Dovunque si vada nel territorio dell’Unione a parlare con gli agricoltori, la prima ed unica cosa nella quale ci si imbatte è l’immagine molto negativa creata in loro dalla burocrazia, l’enorme numero di moduli da riempire e i problemi che essi comportano. Specialmente per i produttori più piccoli si tratta di un argomento particolarmente importante.
Nel tempo si dovrebbe ulteriormente sviluppare il sistema in modo tale da includervi misure a favore dello sviluppo rurale, così come, sin da ora, già in questa fase iniziale, occorrerebbe prevedere il pagamento unico forfettario. Mi lascia allibito il fatto che la Commissione parta da una linea in cui lo sviluppo dei pagamenti collegati al regime è costante senza una qualche forma di indicizzazione. Il relatore è opportunamente intervenuto osservando che, al di fuori del regime, vi è la possibilità di usufruire di aiuti in virtù delle soluzioni previste da Agenda 2000. A mio avviso, questo è un aspetto molto importante. Affinché il regime sia appetibile anche per le aziende agricole che desiderano sviluppare la propria attività, è fondata la proposta della nostra commissione sull'innalzamento del livello del sostegno. Sul livello possiamo discutere, ma il principio, soprattutto in quest'ambito, è estremamente importante. Bisogna dunque sostenere questo tentativo che è davvero di natura sperimentale, temporanea.
Patakis (GUE/NGL). - (EL) Signor Presidente, la proposta della Commissione è disorientante in quanto si limita ad una questione amministrativa di poco conto, mentre tralascia appositamente di parlare delle modalità di ripartizione degli aiuti comunitari diretti alle aziende agricole e della situazione delle piccole realtà in costante peggioramento.
Stando ai pochi dati forniti nella relazione e facendo riferimento alla rete di dati contabili delle aziende agricole, il 23,2 per cento delle aziende aderenti riceve aiuti diretti inferiori a 1.000 euro l’anno. Detta percentuale è in realtà superiore se si tiene conto anche delle aziende agricole non aderenti alla rete e di quelle che sono di fatto aziende di piccole dimensioni; di conseguenza, una percentuale decisamente superiore al 23,2 per cento di tutte le aziende agricole comunitarie riceve soltanto l’1,4 per cento dell’insieme degli aiuti diretti. Questo fatto, che la Commissione non menziona di proposito, dimostra quanto siano ipocrite certe dichiarazioni dei suoi massimi esponenti secondo cui lo scopo presunto del bilancio comunitario e dei regimi di sostegno diretto sarebbe quello di ridurre sia le disparità esistenti tra le regioni agricole ricche e quelle povere, sia le diversità tra piccole e grandi aziende. Ne consegue che il 20 per cento delle grandi aziende agricole dell’Unione europea riceve l’80 per cento delle sovvenzioni comunitarie, come aveva dichiarato stupito l’allora Commissario MacSharry, mentre le cose continuano a peggiorare.
Poiché le modalità di ripartizione degli aiuti diretti avvantaggiano - in modo provocatorio - le grandi aziende agricole a scapito di quelle piccole, ne consegue un accrescimento costante del divario di reddito sia tra le regioni ricche e quelle povere, sia tra le grandi aziende capitalistiche e quelle piccole a conduzione familiare. Giacché le modalità di ripartizione degli aiuti comunitari diretti hanno la funzione di annientare le piccole aziende agricole e visto che la proposta della Commissione non entra affatto nel merito del problema, gli europarlamentari iscritti al partito greco KKE intendono votare contro la proposta della Commissione e la relazione del Parlamento.
Figueiredo (GUE/NGL).- (PT) Signor Presidente, la politica della PAC, oltre al proprio costo, rende alquanto difficile l’assegnazione degli aiuti ai piccoli agricoltori di paesi come il Portogallo, dove il 75 per cento delle imprese agricole è di piccole dimensioni. E’ indispensabile semplificare il regime dei pagamenti diretti; è importante registrare dei progressi in questo campo, sia pure a titolo sperimentale. La relazione del Parlamento migliora la proposta della Commissione, ampliando la portata del regime semplificato così da abbracciare anche gli agricoltori che riceveranno fino a 1.500 euro all'anno e aumentando del 20 per cento il sostegno. Ciononostante, tenuto conto delle caratteristiche del settore agricolo portoghese, avremmo preferito che il limite del regime venisse fissato a 2.500 euro, come proposto dall’onorevole Graefe zu Baringdorf, il che avrebbe garantito l’accesso al regime di un numero di gran lunga maggiore di agricoltori portoghesi. Deploro, quindi, la proposta dell’onorevole Cunha, tesa a ridurre tale limite a 1.500 euro. Nel frattempo, occorre far sì che la Commissione non si serva di questo regime semplificato per raggiungere altri obiettivi, in particolare nell’ambito di una riforma della PAC, visto che si devono definire in collaborazione con i governi nazionali chiare condizioni di accesso al regime semplificato al fine di garantire il mantenimento dell’attività agricola. Ad ogni modo, diamo il nostro appoggio alla relazione presentata dal Parlamento.
Fischler,Commissione. - (DE) Signor Presidente, onorevole relatore Graefe zu Baringdorf, desidero anzitutto ringraziarla cordialmente per aver esaminato a fondo la proposta. Onorevoli parlamentari, nel suo parere sulle riforme di Agenda 2000, la Corte dei conti ci ha ripreso perché le autorità degli Stati membri versano aiuti relativamente modesti a un numero relativamente elevato di agricoltori con un notevole dispendio amministrativo. Anche gli interventi di numerosi Stati membri alle riunioni dei gruppi di lavoro presiedute dalla Direzione generale per l'agricoltura sono stati dello stesso tenore.
La proposta in discussione, che rappresenta la risposta della Commissione a siffatte richieste, non mira a semplificare la vita esclusivamente alle autorità nazionali, ma anche e soprattutto agli agricoltori, che in futuro potranno avvalersi del regime semplificato. Il loro vantaggio per gli agricoltori consiste certamente nella riduzione del numero dei moduli da riempire in futuro e nella notevole semplificazione dei requisiti per la concessione degli aiuti. Per le autorità nazionali si riduce sia la mole di lavoro richiesta per evadere le domande, sia l'onere dei controlli.
Mi impegno fermamente affinché si riesca a semplificare insieme politica agricola comune. La proposta in esame costituisce una prima iniziativa nel quadro di questo impegno di snellimento. E' una vera novità perché sinora ci siamo concentrati sulla semplificazione di prescrizioni già emanate, la cui successiva applicazione si è rivelata difficile, complessa o troppo costosa. Questa proposta apre una nuova via, anche se dovremo certamente proseguire anche nell'opera di semplificazione delle normative già in vigore.
Considerando che molti aspetti della regolamentazione per i piccoli produttori non sono ancora stati sperimentati, dobbiamo tenere presente che siamo di fronte alla prima fase di un esperimento da condurre fino al 2005. Per questa ragione la Commissione ha appositamente circoscritto il campo di applicazione della normativa in questione a un numero selezionato di regimi di sostegno diretto, fissando un massimale relativamente basso per escludere ogni rischio e per non meritare i rimproveri della Corte dei conti.
Al termine della fase sperimentale, la regolamentazione andrà sottoposta a una valutazione e spero che questa possa creare i presupposti per una soluzione più ampia, più generosa e anche di maggiore respiro temporale.
Vengo ora ai singoli emendamenti. I requisiti ambientali ai sensi del regolamento n. 1259/99 continuano a trovare applicazione perché sono già ancorati nella nostra legislazione. In sé l'emendamento n. 1 non è pertanto necessario. La proposta di aumentare i pagamenti del 20 per cento, avanzata negli emendamenti nn. 2 e 3, mi sembra molto problematica, innanzitutto perché il regolamento non rimarrebbe privo di effetti sul bilancio, ma comporterebbe costi aggiuntivi dell'ordine di 100 milioni di euro all'anno.
In secondo luogo, la proposta mira esclusivamente a semplificare l'erogazione agli agricoltori degli aiuti esistenti. Desidero inoltre ricordare che questi ultimi manterranno comunque la facoltà di scegliere come base la media degli ultimi tre anni o l'importo dell'anno immediatamente precedente. Non nego che viviamo in un certo qual modo una fase di transizione, ma essa si è già conclusa per l'intero settore degli aiuti per superficie. L'anno prossimo assisteremo a un ulteriore aumento dei premi per la carne bovina. E' vero. Ma se un agricoltore avesse effettivamente la sensazione di andare incontro a una perdita di denaro, per quest'anno potrà ancora presentare una normale richiesta e passare al regime semplificato solo l'anno prossimo. La Commissione non intende affatto penalizzare gli agricoltori, ma non è neppure giustificato introdurre per vie traverse un aumento dei premi.
La Commissione può accettare la proposta dell'emendamento n. 4 di aumentare il massimale a più di 1.000 euro. L'Esecutivo deve però respingere l'emendamento n. 5. Nello stadio sperimentale la decisione di applicare il regime deve essere adottata a livello nazionale anche se si accorda direttamente agli Stati membri la possibilità di gestire il regime per i piccoli agricoltori a livello regionale.
Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE),relatore. - (DE) Signor Presidente, mi sia consentito concludere con una domanda al signor Commissario. Lei afferma che ne risulterebbero cento milioni. Secondo i calcoli da lei effettuati nella proposta, i pagamenti in questione - se non erro - rappresentano l'1,6 per cento dei pagamenti totali, un importo estremamente esiguo, dunque. Come affermava l'onorevole Pesälä, per noi non si tratta tanto di aumentare i premi. Volevamo soltanto evitare complicazioni eccessive. Se la Commissione assicurasse che all'importo forfettario andranno ad aggiungersi gli aumenti dei premi, potremmo dichiararci soddisfatti. Non vogliamo affatto incrementare i premi per vie traverse, anche se sarebbe davvero necessario per le piccole aziende - ma questa è un'altra questione. Non riteniamo però accettabile mirare addirittura ad un risparmio. Dato che è riuscito con tanta facilità a calcolare cento milioni, o a farli calcolare da altri, saremmo molto interessati a scoprire quanto risparmieremmo se l'aumento dei premi non avvenisse. In questo caso, conseguiremmo un risparmio e una riduzione dei premi a spese delle piccole imprese, ma credo che lo si dovrebbe escludere.
Fischler,Commissione. - (DE) Signor Presidente, anche la Commissione sostiene che non devono esserci né risparmi né aumenti dei premi. Se l'abbiamo interpretata correttamente, la vostra proposta comporterebbe un aumento forfettario del 20 per cento con conseguenti costi aggiuntivi davvero ingenti. Ho già affermato di aver considerato tutti gli aumenti dei premi previsti da Agenda 2000, eccezion fatta per l'ultimo, che entrerà in vigore per il settore bovino il 1° luglio del prossimo anno. Tutti gli altri sono già contemplati. Ad ogni modo, neppure l'aumento per i bovini del prossimo anno raggiungerà il 20 per cento, ma si aggirerà sul 10 per cento. Gli agricoltori che abbiano la sensazione che sia preferibile aspettare ancora un anno prima di passare alla forfettarizzazione, potranno avvalersi di questa possibilità, e hanno piena libertà di scelta. Gli agricoltori specializzati nella produzione bovina potrebbero così optare per un accesso al regime semplificato solo a partire dal prossimo anno senza dover temere alcuna penalizzazione.
Il nostro obiettivo non è quello di economizzare - non lo si dovrebbe neanche insinuare. Vogliamo invece semplificare la vita alla gente pur mantenendo la neutralità del provvedimento per il bilancio. Del resto, come già ricordavo, questo primo passo è un esperimento e, a tre anni dall'entrata in vigore, o meglio ancor prima, a distanza di un anno, poiché intendiamo compiere una sorta di midterm review, potremo verificare se il regime funziona o meno.
Presidente. - La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani alle 18.30.
(La seduta, sospesa alle 13.05, riprende alle 15.00)